La lettera di un detenuto


(Autore Alfredo Cosco dal blog Urla dal Silenzio)

Lunga e bella lettera di Marino Ciccone, attualmente detenuto a Sulmona, e di cui potrete trovare anche altro nel Blog.

La lettera parte dalla rievocazione dei giorni del G8 di Genova. Voi potreste pensare che si tratti di una delle classiche lettere dove ci si scaglia contro i pestaggi della popolizia (lettere comunque interessanti). Ma non fermatevi là.. la lettera avanza e avanzando tratta di molto altro, con sfumature differenti, e una sensibilità particolare, chi incide soprattutto dinanzi ai momenti più intensi.

Voglio riportare alcuni brani..

In questo passaggio Marino ricorda il “personale” del carcere di Spoleto, dove prima Marino era “residente”:

“ Ritornando a Spoleto, per essere obiettivo devo dire che ci sono persone attente e scrupolose. Il Dottor Padovani, direttore dell’istituto, persona dall’intellligenza fine. La Dottoressa Paola Giannelli, psicologa dell’isitituto, che ha grande acutezza  nello svolgere il proprio compito e spesso.. anche quello degli altri. Per il resto.. solo tra gli insegnanti  c’era qualche figura che dava benessere. . LA RIMANENZA SONO MERCENARI. Mi riferisco a chi dovrebbe essere utile al cammino dei reclusi. Posso elecanre, tra le persone inutili… gli educatori, di cui uno ex guardia carceraria.. una parte dei medici.. persone accorpate col il personale penitenziario, dediti al facile pettegolezzo e con battute da osteria. Il dirigente sanitario, il pregiatissimo Dottor Fioroni , è attualmente agli arresti domiciliari, per avere intascato delle belle buste da un serie di detenuti, tutti coimputati di quest’uomo che chiedeva orologi d’oro indiando anche dove acquistarli… Ci sono commissari con la c minuscola, che prima ti querelano e poi ti trasferiscono. Telefonano al commissario del carcere dove sei destinato.. e quando arrivi trovi qualcuno ad accoglierti per darti il benvenuto. Trovi cinque o sei picchiatori.. ti piegano le braccia dietro le spalle, e per il resto te le suonano di santa ragione. Se non era per un aguzzino meno cinico mi avrebbero rotto le braccia….”

Conosciamo questa “pratica”. Si tratta del “comitato di accoglienza”… del “preavviso” su come funzionano le cose qui.. atti posti in essere da camorristi vestiti da guardi.

Estremamente toccanti sono i punti in cui parla dei due detenuti suicidati che si trovò di fronti.. Il primo..

“ In questa masseria senza padrone, nel lontano 1996, ho visto morire un giovane ragazzo di Biella. Si chiamava Giovanni Fornaro. Vederlo appeso ad un lenzuolo, con gli occhi spalancati.. è una cosa che ricorderò per sempre. E’ come se fosse accaduto questa mattina.”

E il secondo…

“  Ricordo poi un periodo in cui partii per dei lunghi processi, alla fine mi trovo alla destinazione, Fossombrone, dove la fortuna mi fa un altro regalo. Tornando in cella, mi fermai a salutare un ragazzo di Pullano (non sono sicuro che sia esattamente questo il nome della località) che trovai appeso al cancello, con al collo una cintura di cuoio. E’ inutile dirvi che le mie urla arrivarono fuori dal carcere. I soccorsi furono celerissimi. Avevo le lacrime agli occhi. In quegli attimi ho apprezzato tantissimo un agente della polizia penitenziaria che iniziò una respirazione bocca a bocca, con massaggio cardiaco. Non voleva lasciare quel corpo esanime, forse perchè quando gli slacciammo la cinta dal collo, e adagiammo a terra il corpo, ci furono dei movimenti tipo spasmi. Ho visto il cuore di questo agente, anche lui con le lacrime agli occhi, che mi sussurrò se avevo bisogno di un tranquillante. “

Ecco qui una vera guardia.. come dovrebbero essere le guardie. Non un vigliacco squadrista.. ma un Uomo, a cui sarei onorato di stringere la mano.

Ma voglio concludere con le bellissime parole che Marino usa per il suo avvocato, la Dottoressa Fabiano Gustoso. Emerge il ritratto di una Grande Donna, di una Vera Donna, non di quelle che scimmiottano gli uomini nell’opportunismo,  e nella smania di carriera, una donna che agisce per autentico Servizio. E anche questo post va inteso idealmente dedidcato a lei. Ecco le sue parole:

“Al momento ho tanta simpatia per una professionista seria, unita all’immensa stima e all’affetto più caro. E’ l’avvocato Fabiana Gubitoso, opera a L’Aquila. Questa donna meravigliosa riscatta tutti quei pseudo-olleghi che non meritano stima. E’ generosa, prende iniziative senza interpellarti, poi, se arriva qualche delusione, è la prima a risentirne. E’ vicina ai detenuti con mille apprensioni. Ma dove dimostra tutto il suo carisma è nelle aule di tribunale. E’ un’ottima oratrice, bava e professionale, altruista per natura. In parole franche.. è un ottimo avvocato, ma soprattutto.. una bellissima persona. Anche avendo obblighi familiari, non ci pensa due volte se deve salire in auto e andare ad oltre 600 km perchè un cliente è nei guai con un ricovero forzato. Ci tenevo a parlare di Fabiana Gubitoso, donna di pregio e grande professionista. Sono le persone così che ci fanno credere e sperare in un mondo migliore. Donna meravigliosa che ti dona sicurezza, con mille premure e raccomandazioni. Ho tanta stima di questa meravigliosa donna, a cui va il mio bene più sincero”.

Ce ne fossero tante di persone così..

Vi lascio alla lettera di Marino Ciccone.

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Alfredo, una cosa che mi colpì fu il G8, con morti innocenti, una guerra civile in piena regola. Pilotata con l’infiltrazione dei black-block, con uno spiegamento di forze da guerra mondiale.

Il 14 novembre 2008, all’indomani della sentenza di primo grado sui “mis-fatti” del G8, ho scambiato opinioni con i compagni di detenzione. Tutti, compreso me, non credevamo ai nostri occhi. Giovani ragazzi con il visto tumefatto e ragazze con la testa rotta, con il sangue che colava copioso dal cranio. Donne e uomini per bene, sotto shock, ed agenti di polizia esaltati ed incitati dai loro superiori. Spietati e cinici, come i boia quando impiccavano il reo. Vedere delle anime in tenuta antisommossa inverire contro giovani universitari, che erano in summit con altri coetanei che nemmeno conoscevano, venuti da altri centri sociali. Sembrava di essere tornati ai tempi del nazismo. Da profano chiedo ai tanti sapientoni che governano, dov’è la democrazia? Dov’è la civilta di un agente di polizia, che dovrrebbe garantire l’incolumità di tanti giovani che protestano per motivi ideologici. In quei giovani  ho visto un figlio. E’ stata una violena inaudita. 

La nausea viene perchè questo è lo stato. E non riconosco in questo un’Italia civile e altruista. Mi ricorda di più la Spagna ai tempi di Franco, dove i dimostranti erano visti come nemici dello Stato, i più buoni venivano presi a manganellate, i meno buoni venivano mirati ad altezza d’uomo. Altri diventavano dispersi, come i tanti desaparecidos dell’Argentina.

Pensiamo al povero Giuliani, studente universitario non noto alla polizia politica. Restano le immagini dove si assiste ad un omicidio di Stato.

Non è l’unico. E proprio in questi giorni si vede come agisce un certo tipo di polizia. Un uomo di Milano viene preso a manganellate da più agenti della pubblica sicurezza. E un buon cristiano, inorridito, ha ripreso tutto il pestaggio del signor Ferrulli, che ha avuto una fine tragica. Rimangono il filmato e le lacrime strazianti della figlia. Non è l’unico. La casalinga milanese che ascolta il tg, e sente storie del genere, non dovrà mai pensare che cose così non possano succedere. La casalinga italiana non deve rimanere inerte, quando ascolta la notizia di un suicidio in carcee. Si può pensare di tuttto.. ma sono pochissimi i casi dove non ci sia abuso e istigazione. Un carcerato si suicida perchè non viene curato, assistito, ed ascoltato. Il grande filosofo Rousseau diceva che la civiltà di un paese si vedeva dalle sue prigioni…. Ci sono istituti sovraffollati dove i detenuti dormono a terra. Parlo, ad esempio, di Torino del suo carcere delle Vallette. Carcere conosciuto anche per l’alto tasso di suicidi, talmente alto da fare rabbrividire anche me, che sono detenuto da più di 24 anni ininterrottamente. Figuratevi che ero  in un istituto che veniva considerato uno tra i migliori d’Italia, parlo di Spoleto, dove ne moriva uno al mese. Qualcuno per malattia.. altri meno fortunati si suicidavano. Molti  erano stai colpiti da malattie gravissime.. e sono stati lasciati morire per apatia. Il nostro governo ha deciso che  certi detenuti posso anche morire, tanto non ci sarà nessuna mamma o moglie che mostrerà il proprio dolore alle telecamere per chiedere giustizia.

Parlo della orrenda sezione del 41 bis. Il nostro Guardasigilli ha inveito contro chi alberga al 41 bis, idem il Ministro dell’Interno. In una sintonia che non ha offeso nemmeno la Chiesa, hanno detto in blasfemo che chi era detenuto nel regime del 41 bis “poteva anche morire”. Il ministro Maroni ha detto con il suo accento storiato “che dal 41 bis si poteva uscire solo in una cassa da morto”. Signori miei, che leggete questa mia, non stupitevi seil Vaticano non ha obiettato. Scusate tanto se qualcuno di noi si affida al Papa. Parlo di Carmelo Musumeci che scrisse la “lettera di un ergastolano ostativo”. Non stupitevi se i mass media non hanno gidato che era scandaloso. Non meravigliatevi se i detenuti non sono saliti sui tetti, e non hanno bruciato i materassi. Le carceri italiane sono piene di microspie, ci sono le  cimici, ci sono telecamere che leggono il labiale, e poi, per non farci mancare niente, ci sono quelle umane. Così il detenuto (è vero, come dice Alfredo, che non è un numero, è un mondo). Ma nelle carceri non c’è nazione. La grande popolazione si è annichilita, praticamente spenta, assorbita  del tutto da un conformismo pilotato e guidato anche nelle gesta più cruente. Le careri sono piene come uova. Ci vuole il grande Marco Pannella, con i suoi 82 anni, a dovere attirare l’attenzione, a rischio della vita. Il detenuto teme il trasferimento. Molti di noi diventano pecore.

Persone con un cervello funzionante vengono sbattute al 41 bis. La nostra Italia non è poi così democratica se vige una tortura psicologica.. non solo per noi reclusi.. ma anche per i familiari che devono vedere i propri cari attraverso un vetro, senza contatto umano. Pensate ai figli, cosa si porteranno dietro, a come iniderà sulla loro crescita. Una mia concittadina, Nadia Desdemona Lioce, è al 41 bis, solo perchè ha scelto, per idee politiche, una certa strategia per combattere quelli che lei riteneva essere i suoi nemici. Gli hanno dato  più di un ergastolo, per ingabbiare una mente che non rientra nei canoni del conformismo di stato. E’ laureata ed è di buona famiglia. Perchè non farle scontare una pena ordinaria? Il 41 bis è la tortura in Italia. Oltretutto una coimputata della Lioce si è suicidata in galera. Mi permetto di parlare di questa donna perchè veniamo dalla stessa città, Foggia. Molto probabilmente abbiamo frequentato gli stessi luoghi. Perchè martoriarla con una tosta negazione simile alla Grecia dei tempi di Alessandro Panagulis, rivoluzionario greco, simbolo della gioventù e della sinistra della Grecia. La grande giornalista Oriana Fallaci racconta la vita di questo grande uomo, con un libro che ritengo uno dei più belli che io abbia mai letto. Il titolo è “Un uomo”. Da cui la grande Fallaci si è fatta travolgere in una grande storia d’amore. Ritornando a Nadia Lioce.. come per tutti coloro che sono nel regime del 41 bis.. le viene censurata la posta, non può acquistare e ricevere quotidiani, libri ed altro. Logicamente chi non naviga in questi mari non comprende perchè scriva queste cose. Ti senti privato di qualosa, ti riduci a sentirti handicappato, violato e violentato psicologicamente.

Dovrebbero insegnarti la non violenza, dovrebbero prenderti per mano e accompagnarti in un percorso di crescita. Invee, da quando la sanità penitenziaria è passata in mano alla sanità nazionale, hanno azzerato il lavoro degli piscologi, gli ex. art.80, cioè dei veri profesionisti della scienza della mente. Il progresso è stato che gli psicologi hanno dato tutto, alcuni hanno sacrificato le famiglie, con danni irreversibili. Ebbene.. le S.S.N. hanno ridotto le ore di lavoro a meno della metà. Togliere un giorno non vi sembra un granché. I giorni erano due settimanali. Tutti questi professionisti, che certamente credono nella loro professione, che merita un grande rispetto, sono stati trattati così. Gli ex art.80 non prescrivono farmaci, non annientano i pazienti con dose massicce di psicofarmaci. Hanno studiato e continuano. Molti hanno famiglie a carico, fanno dei Master universitari, con la stessa fiamma di quando davano gli esami. Personalmente sono contro la psichiatria, perchè è antica, superata e per niente innovativa. La psichiatria è statistica, e segue sempre il metodo “lombrosiano”, uno studioso del genere umano deviato dai preconcetti. Noto criminologo, con un museo a Torino, città natale di Lombroso. La psicologia è avanti, progressista, merita sicuramente più riconoscimenti e che vi sia qualcuno che ascolti seriamente questi seri professionisti. Dall’istituzione carceraria viene vista come una figura nemica. Poi, in casi di suicidio o altro, vengono presi come il capro espiatorio. Ai tempi nostri, con l’emancipazione e l’evolversi della nuova generazione, questi meritevoli professionisti, secondo le tabellle ministeriali, potrebbero prestare la loro attenzione per solo otto secondi a detenuto. Così, chi veniva seguito in psicoterapia, oggi non può più contare su questa dea bendata, che cura e riprende le anime che si erano perse. Anche per questo ci sono più suicidi. Vengono prestate attenzioni ai pochi giunti, e chi viene seguito sono raccomandati dalla polizia penitenziaria. Così, chi ha bisogno veramente  non riceve le cure dell’anima, e si spegne nei modi peggiori. Ritornando a Spoleto, per essere obiettivo devo dire che ci sono persone attente e scrupolose. Il Dottor Padovani, direttore dell’istituto, persona dall’intellligenza fine. La Dottoressa Paola Giannelli, psicologa dell’isitituto, che ha grande acutezza  nello svolgere il proprio compito e spesso.. anche quello degli altri. Per il resto.. solo tra gli insegnanti  c’era qualche figura che dava benessere. .

LA RIMANENZA SONO MERCENARI. Mi riferisco a chi dovrebbe essere utile al cammino dei reclusi. Posso elecanre, tra le persone inutili… gli educatori, di cui uno ex guardia carceraria.. una parte dei medici.. persone accorpate col il personale penitenziario, dediti al facile pettegolezzo e con battute da osteria. Il dirigente sanitario, il pregiatissimo Dottor Fioroni , è attualmente agli arresti domiciliari, per avere intascato delle belle buste da un serie di detenuti, tutti coimputati di quest’uomo che chiedeva orologi d’oro indiando anche dove acquistarli… Ci sono commissari con la c minuscola, che prima ti querelano e poi ti trasferiscono. Telefonano al commissario del carcere dove sei destinato.. e quando arrivi trovi qualcuno ad accoglierti per darti il benvenuto. Trovi cinque o sei picchiatori.. ti piegano le braccia dietro le spalle, e per il resto te le suonano di santa ragione. Se non era per un aguzzino meno cinico mi avrebbero rotto le braccia.

Quello che scrivo non è per sentito dire, l’ho provato personalmente.

Volete sapere quale è il carcere dove sono stato destinato (quello dove sono attualmente)? Sulmona. Per questo se un domani mi troveranno impiccato, traetene le conclusioni ed immaginate chi sarà stato.

Per questo non sono drastico quando parlo di stato di polizia e di dittatura ai livelli dirigenziali. In questa masseria senza padrone, nel lontano 1996, ho visto morire un giovane ragazzo di Biella. Si chiamava Giovanni Fornaro. Vederlo appeso ad un lenzuolo, con gli occhi spalancati.. è una cosa che ricorderò per sempre. E’ come se fosse accaduto questa mattina.

Ricordo poi un periodo in cui partii per dei lunghi processi, alla fine mi trovo alla destinazione, Fossombrone, dove la fortuna mi fa un altro regalo. Tornando in cella, mi fermai a salutare un ragazzo di Pullano (non sono sicuro che sia esattamente questo il nome della località) che trovai appeso al cancello, con al collo una cintura di cuoio. E’ inutile dirvi che le mie urla arrivarono fuori dal carcere. I soccorsi furono celerissimi. Avevo le lacrime agli occhi. In quegli attimi ho apprezzato tantissimo un agente della polizia penitenziaria che iniziò una respirazione bocca a bocca, con massaggio cardiaco. Non voleva lasciare quel corpo esanime, forse perchè quando gli slacciammo la cinta dal collo, e adagiammo a terra il corpo, ci furono dei movimenti tipo spasmi. Ho visto il cuore di questo agente, anche lui con le lacrime agli occhi, che mi sussurrò se avevo bisogno di un tranquillante.

Questi due episodi della mia vita mi hanno insegnato tanto, unitamente al dolore per i miei fratelli deceduti. Uno se ne è andato l’anno scorso per una operazione di routine, lasciando un figlio di 23 anni. L’industria delle carceri è in assoluto la più grande d’Italia. Non immaginate quante ci ruotano attorno.. il giro di denaro che c’è. Voglio fare un esempio. Un detenuto può spendere 500 euro mensili. Siamo 61000,  e una metà non dispone di 500 euro. Questo per le cose basilari.. tipo il caffè, sigarette, cibo e altro. Il detenuto è la persona che consuma più francobolli, invia telegrammi e fax. Le poste italiane si mantengono anche grazie all’uso che il detenuto fa delle poste. Sapete chi ci rifornisce? Sono imprese private, che nel breve termine diventano davvero ricche. Sapete che i detenuti non possono acquistare prodotti scontati e in offerta speciale? Spesso ci vendono prodotti scontati al prezzo imposto. Vi sembra mafia?… carcerati schiaffeggiati, defraudati e rigirati.

Ma parliamo di altro… voglio farvi partecipi di una figura che brilla. Gli avvocati… molti dei quali prendono il posto del cliente, metaforicamente parlando. Questa categoria viene riscattata dalle donne.. che sono appropriate per la professione. Hanno una figura trasparente, si disperano quando no si ottiene una lcita e doverosa riconoscenza anche per il cliente. Al momento ho tanta simpatia per una professionista seria, unita all’immensa stima e all’affetto più caro. E’ l’avvocato Fabiana Gubitoso, opera a L’Aquila. Questa donna meravigliosa riscatta tutti quei pseudo-olleghi che non meritano stima. E’ generosa, prende iniziative senza interpellarti, poi, se arriva qualche delusione, è la prima a risentirne. E’ vicina ai detenuti con mille apprensioni. Ma dove dimostra tutto il suo carisma è nelle aule di tribunale. E’ un’ottima oratrice, bava e professionale, altruista per natura. In parole franche.. è un ottimo avvocato, ma soprattutto.. una bellissima persona. Anche avendo obblighi familiari, non ci pensa due volte se deve salire in auto e andare ad oltre 600 km perchè un cliente è nei guai con un ricovero forzato. Ci tenevo a parlare di Fabiana Gubitoso, donna di pregio e grande professionista. Sono le persone così che ci fanno credere e sperare in un mondo migliore. Donna meravigliosa che ti dona sicurezza, con mille premure e raccomandazioni. Ho tanta stima di questa meravigliosa donna, a cui va il mio bene più sincero. Non ha niente a che vedere con i tanti avvocati  che ci hanno deluso e preso in giro. Questo anche per tornare ai mafiosi che dovremmo essere.

Siamo in sezioni di Alta Sicurezza, oppure al 41 bis, per un circolo vizioso, dove vige lo strapotere di una certa magistratura malato, dove inquirenti disonesti si inzuppano le mani. C’è uno scandalo recente a Napoli. Voi non sapete che molti collaboratori di in-giustizia delinquono con gli uomini che li proteggono. Ma non voglio essere banale e sembrare che parlo per rabbia. Assolutamente no. Sono del tutto inofensivo, se è vero che durante le mie detenzioni mi sono stati suturati 15 punti sulla ciglia sinistra. Se è vero che all’occhio sinisro mi mancono sei strati di pelle…ecc..ecc. Oppure dovreste leggere il libro che ha scritto un mio amico e coimputato, Giosuè Rizzi, su quanto accadeva nei manicomi criminali, oggi chiamati, con un velo pietoso, semplicemente, O.P.G.

Non mi dilungo, sperando di essere stato chiaro e leggibile, anche se sono partito dal G8 per passare al pestaggio  di un operaio corpulento, pestanto da agenti indecenti, per arrivare alla morte.

Ho parlato dello storico giurista e filosofo Rousseau e della civiltà delle carceri.

Parlo del carcere di Torino, e delle sue storie che non aiutano a vivere.

Così, anche con Spoleto, una volta era un’isola felice, adesso è molto infelice.

Ho parlato del ruolo degli psicologi penitenziari, gli ex art.80.. ridimensiati negli stipendi, con ore tagliate e giornate lavorative ridotte.

Parlo del Guardasigilli e di Maroni, con i loro slogan acchiappavotii.. il Vaticano che è sordo e i mass media che sono al servizio di chi fa dittatura… di Marco Pannella con i suoi scioperi, con i quali mette a rischio la propria vita.. con affetto parlo di Nadia Lioce de della lunga detenzione al 41 bis, di Alessandro Panagulis e della grande Oriana Fallaci. Cito due persone, anche se non sono più in buoni rapporti.. il Direttore del carcere di Spoleto Ernesto Padovani e la Dottoressa Paola Giannelli, psicologa penitenziaria.

Parlo in modo molto breve dei pestaggi ricevuti e delle machinazioni di certi commissari.

Parlo di due suicidi, citando il povero Giovanni Fornaro.

Parlo di un angelo, che sarebbe la mia avvocatessa de L’Aquila, la Dottoressa Fabiana Gubitoso, persona eccezionale e al di fuori delle persone comuni. Lei è l’eccezione.

Sulmona   8 luglio 2011   Masseria senza padrone

Marino Ciccone

fonte :  http://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/07/21/lettera-di-marino-ciccone/

Info GiulioL
napoletano verace :)

3 Responses to La lettera di un detenuto

  1. Sacerno scrive:

    Per me i detenuti che hanno compiuto più volte fatti gravi come omicidi dovrebbero fare i lavori forzati.

  2. Sacerno scrive:

    Per me i carcerati pluriomicidi dovrebbero fare i lavori forzati a vita!

  3. maria scrive:

    Nella vita sbagliamo tutti…Adulti Adolescenti…ma quando ricevo la lettera di una persona a me molto cara piango perkè mi a aiutata sempre adesso ke ho bisogno di lui e lontano da me mi manka qnt vorrei ke vedrebbe nascere la mia piccola giovy tvttttttbn a presto

    A TUTTI I FAMILIARI DEI CARCERATI

    NESSUNO E NATO PER ESSERE PERFETTO,NELLA VITA COMMETTIAMO TUTTI DEGLI SBAGLI E DIO CI PERDONA,UN UOMO NON PUò GIUDICARE UN ALTRO UOMO

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