SALLUSTI: “E’ STATA LA CULONA”

di Gio’ Chianta

Se un giornale tedesco, vicino alla Merkel, scrivesse in prima pagina “E’ stata colpa del puttaniere” in riferimento alla crisi dell’Italia,  la cosa scatenerebbe, come è già accaduto quando qualche giornale tedesco ha attaccato Berlusconi, delle infinite polemiche. Ma in Germania alla guida dei giornali mettono gente seria.

In Italia no, molto tranquillamente, un giornale di proprietà dell’ex Premier, cioe’ di colui che in passato offese ripetutamente la Cancelliera tedesca, puo’ dare della “culona “ nientemeno che alla Cancelliera tedesca, senza che la cosa generi particolare indignazione.

La cosa ancor piu’ grave, a mio avviso, è l’assoluta faziosità dell’articolo: viene citata la fonte che sostiene la tesi complottistica ai danni di Berlusconi ma non le fonti che smentiscono la già debole tesi.

L’articolo è stato postato il 31 dicembre 2011, ore 08.55, cioè dopo che Quirinale, Cancelleria tedesca e lo stesso Berlusconi hanno smentito le presunte pressioni tedesche a Napolitano per far dimettere l’ex Premier. Nell’articolo, ovviamente, in pieno stile berlusconiano, viene solo riportata la fonte (WSJ) che riporta la presunta chiamata della Merkel a Napolitano per suggerirgli le dimissioni di B. ma non si fa nessun cenno alle numerose ed autorevolissime smentite.

 Riuscirà B anche a farci dichiarare guerra dalla Germania ?

L’ARTICOLO 18 : un falso totem, due veri ipocriti…

In una intervista al Corriere della Sera, il Ministro del Lavoro Elsa Fornero. parlando della famosa Fase 2, quelle che dovrebbe portare occupazione e rilanciare quindi l’ economia, ha detto che si sarebbero dovuti fare dei cambiamenti relativamente allo Statuto dei lavoratori. E’ vero che l’ articolo 18 non e’ mai stato menzionato ma era palese che i cambiamenti avrebbero riguardato in particolar modo quel determinato articolo. Da tutto il mondo sindacale si sono levate proteste ( giustificate e doverose ) e si e’ ritrovata quell’ unita’  che pareva smarrita per sempre. Al grido ” L’ ARTICOLO 18 NON SI TOCCA ” sia Bonanni che Angeletti hanno concordato uno sciopero assiema alla CGIL . Su questo articolo 18, che viene presentato come un qualcosa di insindacabile, alcune precisazioni. Innanzitutto non tutela i lavoratori….ne tutela una gran parte, circa il 65% ma il rimanente 35% , quello che lavora in aziende con meno di 15 dipendenti, ne viene escluso. Non e’ quindi un diritto per tutti gli occupati stabilmente e non lo e’ nemmeno per tutti quei precari che non ne usufruiranno mai. Sotto la protezione di questo articolo, sono stati e sono salvati tanti fannulloni, nelle grandi aziende e in particolar modo negli apparati statali. Grazie a questo articolo, quei lavoratori dell ‘ Alitalia che rubavano dentro ai bagagli dei passeggeri, sono stati reintegrati, come lo e’ stato quel custode a Pompei che ha violentato una turista americana e come lo sono stati quei bidelli che molestavano le alunne di una scuola media. Poi, diciamolo francamente… Quando un’ azienda si vuole liberare di un lavoratore mal visto, gli strumenti sono molteplici . Quante volte abbiamo visto gente messa nei posti peggiori ? Quante volte abbiamo visto capi – reparto accanirsi sempre contro quella determinata persona ? Qualcuno potra’ sempre dire che si tratta di mobbing, reato penalmente perseguibile….ma e’ poi cosi’ facile dimostrarlo ? L’art. 18 e’ quindi un falso totem di democrazia  per i lavoratori. Cose molto piu’ importanti invece non sono state salvaguardate…..Mi riferisco all’ innalzamento dell’ eta’ pensionabile per le donne, che devono adattarsi alla media europea ma che non hanno mai avuto ( e non hanno ) tutte quelle coperture di welfare quali asili nido, scuole a tempo pieno, assistenza ai parenti anziani etc… Mi riferisco all’ accordo Fiat, che prevede una riduzione delle pause alla catena di montaggio, importantissime per gli operatori e la possibilta’ per l’azienda di bandire dal proprio interno certe sigle sindacali. Queste sono le vere ” porcate ”, che guarda caso i rappresentanti di CISL e UIL hanno firmato senza batter ciglio in nome di una fantomatica necessita’ di dialogo con la controparte. Che questi due signori si erigano come dei paladini dei lavoratori e’ davvero un qualcosa di incredibile ed e’ il massimo dell’ ipocrisia.

Gianluca Bellentani

 

 

 

Il problema sono gli italiani, quelli che credono che le puttane/i possano ritornare vergini.

 

E’ del tutto evidente che i partiti presenti in Parlamento vogliano lasciar fare il lavoro sporco a Monti.

di Gio’ Chianta

Per Berlusconi è impresa ardua far dimenticare agli italiani che è stato proprio lui l’artefice di tanta devastazione. Perché le crisi economiche sono cicliche e costruite a tavolino, i tavolini tempestati di diamanti dei poteri forti, ma se durante una di queste crisi ti trovi pure come Premier un barzellettiere di giorno, puttaniere di notte e Premier a tempo perso sono guai. Perché Berlusconi e fedeli adepti sono riusciti a fare dell’Italia lo zimbello del Mondo, con le loro leggi ad personam, con i comportamenti criminali, immorali, ridicoli. Hanno devastato questo Paese il lungo e in largo per 17 anni e oggi vogliono far passare il messaggio che le colpe di tanta devastazioni siano di Monti e del nuovo Governo. Ci riusciranno ?

Dal momento in cui Monti è stato nominato Premier, la Lega Nord ha cambiato volto. Si è trasformata completamente. E’ diventata il partito anti-casta, anti-corruzione, anti-tasse, anti-Berlusconi, un partito di opposizione durissima al governo dei banchieri.

Sfortunatamente per i leghisti, la Lega Nord non è stata fondata pochi mesi fa ma il 4 dicembre 1989 e dal 2001 al 2011 è stata al governo per ben otto anni. In questi otto anni hanno votato tutte le leggi ad personam, condoni edilizi, fiscali e leggi porcate varie. Si vantano di essere l’anticasta ma fanno parte della casta da due decenni. Si vantano di aver fatto arrestare mafiosi e delinquenti ma hanno votato contro l’arresto di chi è ritenuto dalla Magistratura il referente politico dei Casalesi e di chi è ritenuto colluso con la mafia. Probabilmente per i leghisti il Parlamento è una sede lussuosa di Regina Coeli.

I leghisti dicono tutto l’inverso di cio’ che hanno detto e fatto per almeno otto anni: anche loro vogliono ricostruirsi una verginità politica.

Per Casini, Rutelli, Fini e casinisti vari la ricostruzione della verginità politica pare già in fase di completamento. Gli italiani pare si siano dimenticati che Casini e Fini hanno votato molte leggi porcate proposte da Berlusconi. Questa gente ha imbarcato nei loro partiti  una serie di personaggi che aveva piu’ di un problema con la Giustizia (Cuffaro docet) sostenuto le politiche insensate, demenziali e molto spesso anticostituzionali del governo Berlusconi e oggi fanno i bravi ragazzi, “bravi” come quelli del Manzoni oppure come quelli di Scorsese. Se la novità politica per le nuove elezioni politiche del 2013 è rappresentata dal Terzo polo è la fine.

Poi c’è chi,  grazie al fatto di non fare nulla, era riuscito nel difficile compito di far dimenticare 17 anni di mancata opposizione a Berlusconi, quella legge sul conflitto di interesse buttata nel dimenticatoio e una serie di piccoli e grandi inciuci. I democratici, o presunti tali, quelli del Pd per capirci, erano riusciti davvero a ricostruirsi la verginità politica, erano pure riusciti a far credere che erano stati proprio loro a far cadere Berlusconi. E non lo spread, non la paura di B per il crollo delle sue aziende sul mercato, non la mobilitazione popolare, non le uniche forze parlamentari che hanno promosso referendum e sbugiardato il “Sultano di Hardcore”in ogni dove.  Mentre ancora stavano cercando di convincere gli scettici elettori di esser stati loro gli artefici di tanta ostilità verso il Premier a tempo perso e non altri, realizzavano l’inciucio degli inciuci:  andare in maggioranza con Berlusconi, per alcuni, non è stata una novità.

Infine, ci sono i nani e le ballerine, parliamo degli irresponsabili che si fanno chiamare Responsabili, quelli che sono i responsabili della mancata caduta del governo un anno fa. Gente che si è venduta per molto piu’ di trenta denari.

Ma il problema non sono solo loro, il problema piu’ grande è rappresentato dai tantissimi italiani poco o per nulla informati, quella massa di creduloni che crede perfino che le puttane/i  possano ritornare vergini.

 

 

 

Il nostro blog è diventato Youporn per colpa di Berlusconi.

Possiamo ammettere di aver commesso almeno due grossi errori su questo blog,

Aver pubblicato questo articolo: “Dopo Youporn arriva Yousilvio, guarda le categorie.” http://ilmalpaese.wordpress.com/2011/01/27/dopo-youporn-arriva-yousilvio-guarda-le-categorie/

Aver pubblicato diversi articoli sulle porno avventure dell’ex Premier.

Nel primo caso, lo scopo di tale pubblicazione era puramente satirico, un nostro lettore ci ha segnalato una foto satirica (gia’ pubblicata in vari siti) nella quale Youporn veniva berlusconalizzato.

Nel secondo caso, abbiamo semplicemente seguito le vicende dell’ex Premier, nel caso di specie, equivale a fare porno cronaca.

Dato che i motori di ricerca non sono intelligenti, il nostro blog è stato molto visitato da gente che, per dirla molto terra terra, cercava  ”cose zozzette”. 

Colpa di B ma anche colpa nostra, se non ci fossimo accupati di lui…

Questo post certamente non ci aiuterà, anzi, almeno pero’, i porno internauti sapranno che questo blog non è realmente ”Youporn 2 la vendetta in salsa berlusconiana” ma semplicemente un blog che, occupandosi alle volte “seriamente” e alle volte “satiricamente” dell’ex porno Premier, è diventato uno pseudo Youporn.

Evitandovi i termini troppo spinti, facciamo una porno classifica dei termini hot (piu’ cliccati sui motori di ricerca) con i quali gli  internauti sono arrivati sul nostro blog:

1-      Youporn

2-      Opss

3-      Puttane

4-      Vacche

5-      Yousilvio

6-      Puttane Silvio

7-      Figa

8-      Troie Berlusconi

9-      Fellatio

10-    Bunga bunga

 

E questi erano i termini meno hot….

CHI PAGA LE GUERRE ?

Giafatto per Il Malpaese

Quando il prossimo ciarlatano di turno pubblicherà l’immancabile resoconto di fine anno sugli eventi che hanno caratterizzato il 2011, verrà annoverato altrettanto immancabilmente quell’imbroglio mediatico che ci è stato venduto come la “crisi economica” o la “crisi del credito sovrano”. Non che io voglia far credere che la crisi non esiste, intendiamoci. Il mio reddito da pensionato, purtroppo, me lo fa presente quotidianamente. È solo che ci sono state propinate troppe storie e ipotesi più o meno strampalate per spiegarcene l’esistenza.

 

Nei paesi anglosassoni, vista la natura xenofobica di queste culture, ha prevalso sin dagli albori della crisi l’ipotesi che la causa sia da trovare nei soliti, pigri paesi mediterranei dove invece di lavorare e di produrre ricchezza si è vissuto al di sopra dei propri mezzi indebitandosi fino al collo. Dopo anni e anni di tale comportamento da cicale, così va la storia mediatica, si è giunti al punto di non essere più in grado di restituire quel che si è preso a prestito. Insomma, si tratta dell’ipotesi che convenientemente diede origine all’acronimo xenofobico dei “paesi PIGS”. E non facciamoci illusioni, nella mente di questi cialtroni la “I” significava Italia. L’Irlanda con la modifica in PIIGS avvenne solo in un secondo tempo. L’Irlanda, infatti, fu solamente un incidente di percorso ed un imbarazzo minore. In ogni caso, questa storiella viene propagata non solo dai media diretti al pubblico intellettualmente meno dotato, ma specialmente da quelli che gli imbonitori mediatici nostrani continuano a chiamare “autorevoli”. Alcuni di questi media infatti, fanno o facevano parte più o meno direttamente della scuderia di Rupert Murdoch. Cosa forse anche più grave è che tra questi buffoni c’erano anche ufficiali di banche importanti come, ad esempio, il “chief economist” (Cees Bruggeman) della First National Bank, per dimensioni la seconda o terza banca in Sudafrica. Grave perché tale disinformazione rappresenta un disservizio nei confronti dei propri clienti, cosa che nei paesi anglosassoni viene presa seriamente.

 

Naturalmente, a nulla servirono le proteste della “troupe” Berlusca, specialmente nella persona del “ministrello” dell’economia, secondo le quali l’Italia è un paese solido, è solamente lo stato ad indebitarsi e questo viene tradizionalmente sorretto dai cittadini gran risparmiatori, che sottoscrivono il debito pubblico acquistando buoni del tesoro. Tuttavia, quando debito pubblico e debito privato vengono sommati, risulta che l’Italia è molto più solida economicamente della maggioranza dei paesi stranieri perché questi ultimi hanno un tasso elevatissimo di debito privato. Oltrettuto, cosi va il ragionamento, le banche italiane sono solide, non hanno sottoscritto debiti tossici e, in ogni caso, l’Italia possiede la quarta (subito dopo quella del FMI) riserva aurea mondiale. Forse, dicendo questo, il “circo” non si rendeva conto che queste erano proprio alcune delle cose che facevano gola alla Bundesbank e le multinazionali che pilotano la crisi. Pochi fecero notare che, oltre ad un debito tedesco che supera i 2500 miliardi di euro (il terzo dopo USA e giappone e maggiore di quello dell’Italia) e che si avvicina al 90% del PIL, gli USA si trovano ad affrontare un debito vicino a 15000 (quindicimila) miliardi di dollari. Anche se questo fosse stato sbandierato ai quattro venti in ogni caso, nessuno ci avrebbe fatto caso.

 

Altre ipotesi suggerivano invece che la crisi rappresentasse una guerra all’euro da parte di “centri economici” a cui l’esistenza di un euro forte dava fastidio. Tale guerra si sarebbe manifestata in attacchi agli stati finanziariamente più deboli dell’eurozona (Grecia, Italia, Spagna …). Altri ancora, facevano notare giustamente come la crisi non fosse per nulla causata dal debito sovrano di certi paesi europei, ma che fosse partita dallo stratosferico indebitamento privato degli USA e Gran Bretagna. Debito che, come sappiamo, scatenò la bolla dei mutui sub-prime americani con conseguente creazione di strumenti d’investimento per assicurare tali mutui. I cosiddetti fondi tossici.

 

Pochi commentatori però, hanno finora fatto rientrare nell’equazione i costi delle guerre. Ora, nell’ultimo mezzo secolo abbiamo avuto modo di riscontrare in un numero di casi, come i costi di guerra abbiano avuto effetti rovinosi sull’economia, sia dei paesi belligeranti che l’economia mondiale.

 

Il primo esempio che viene a mente, naturalmente, è la guerra nel Vietnam. Dopo un decennio di cosiddetta “escalation” militare nelle paludi di quella penisola, gli USA furono costretti ad abbandonare una guerra persa e scoprirono di non avere riserve d’oro sufficienti per pagarne i costi. Richard Nixon, il presidente che dovette ordinare la “ritirata” non trovò altra soluzione che quella di stampare grandi quantità di dollari ed abbandonare l’oro come riferimento monetario. La cosa, naturalmente, costrinse l’intero sistema economico “occidentale” ad abbandonare l’oro come standard internazionale su cui basare il valore delle monete nazionali. Il dollaro, in quel momento, divenne moneta di riferimento nel sistema economico e finanziario. Mezzo secolo più in giù ci ritroviamo, con questa crisi, ad osservare alcuni degli effetti di questo sistema monetario bacato.

 

Un altro esempio, forse meno visibile, fu quello del Sudafrica nazionalista che, negli anni ’70 e ’80, decise di intraprendere una politica di destabilizzazione regionale per contrastare il pericolo del “comunismo” nei paesi vicini (Zimbabwe e Mozambico). Oltre al finanziare vari movimenti terroristici in questi due paesi, il regime di Pretoria intraprese una guerra aperta  a fianco del movimento di Jonas Savimbi, contro il governo legittimo dell’Angola e gli alleati cubani. Dopo dieci anni di guerra infruttuosa nelle savane dell’Africa sudoccidentale, I nazionalisti sudafricani scoprirono che i costi della guerra erano insostenibili e dovettero ritirarsi. La cosa, in tutta probabilità e per dirla in modo semplice, condusse il regime alla bancarotta o quasi ed il governo nazionalista fu dunque costretto a negoziare un cambio di potere con elezioni democratiche.

 

Durante lo stesso decennio, l’Unione Sovietica decise di invadere l’Afganistan per proteggere i propri interessi strategici nella zona. Gli USA, apparentemente guidati dall’allora presidente Ronald Reagan, intervenirono furtivamente sovvenzionando i Talebani nella loro guerra contro l’Unione Sovietica. Anche in questo caso, dopo un decennio di guerra infruttuosa e costosa, l’Unione Sovietica dovette suonare la ritirata. I conseguenti costi della guerra probabilmente suonarono le campane a morto per il regime sovietico. Non scordiamoci che la politica del “glasnot” di Gorbachev che condusse alla “caduta del muro” nel 1989, venne sviluppata in concomitanza con questa ritirata dell’armata rossa.

 

Essendo naturalmente incapaci di imparare le lezioni della storia, gli americani per ordine del loro condottiero George W. Bush e dei suoi compari, usarono la scusa del terrorismo islamico per invadere a loro volta l’Afganistan e, due anni dopo l’Iraq. Quindi, ci chiediamo se sia davvero un caso che, dieci anni dopo l’invasione dell’Afganistan gli USA si ritrovino con 15000 miliardi di dollari di debito pubblico (senza contare quello privato) ed una crisi finanziara-economica che non ha ancora smesso di scuotere il mondo.

 

Qualcuno (http://costofwar.com/en/) ha fatto un po’ di conti (http://costofwar.com/en/tradeoffs/) (http://news.brown.edu/pressreleases/2011/06/warcosts). Altri sull’Huffington Post (http://www.huffingtonpost.com/2011/06/29/cost-of-war-iraq-afghanistan_n_887084.html) hanno amplificato. Stiamo dicendo insomma, che le invasioni di Afganistan ed Iraq sono costate  tra i tre e i quattro mila miliardi di dollari; cifra sospettosamente simile alle stime sul debito tossico fatte a suo tempo. Naturalmente questi 3-4000 miliardi sono stati tutti presi a prestito dai governi Bush (e anche Obama). Quindi, costo che continuerà a salire per i prossimi 50 anni a causa degli interessi sui prestiti e i sussidi ai veterani e famiglie.

 

Ci si potrebbe chiedere che cosa abbia a che fare questa storia con quella del debito sovrano in Europa. A questo proposito, la cosa che ci rende sospettosi è che il 2011 è iniziato con moti popolari sospettosamente sincronizzati in nord Africa e Medio Oriente poi seguiti in fretta e furia dall’invasione della Libia, ordinata dal nano di Parigi ed il suo amichetto d’oltre manica per rovinare gli affari che l’ENI si stava facendo con il Ras. Mica poi tanto stupidi quei due: i costi dell’invasione sono stati coperti dalla NATO. Insomma, il sistema economico si trova a pagare i costi di tre guerre in contemporanea. E poi ci domandiamo come mai banche e governi si ritrovano in pancia debiti astronomici e ci viene raccontata la storiella dei PIGS?

 Giafatto

L’Italia spenderà 16 miliardi di euro solo per l’acquisto di cacciabombardieri.

Il Re è nudo

Azzardo alcune riflessioni preliminari di ordine filosofico ed esistenziale, quindi politico.

Il re è nudo, si potrebbe osare. La realtà, che supera puntualmente ogni immaginazione, ispira e suggerisce un’elaborazione critica di straordinaria attualità storica.

Per decenni il sistema di potere creato dalla borghesia capitalista ha predicato nel mondo, a partire dal secondo dopoguerra, quella che si potrebbe qualificare come la religione più diffusa e vincente di ogni tempo e luogo, la fede cieca e incondizionata nel dio mercato e nel totem della finanza, il culto idiota e mondano del denaro e del successo, il feticismo della merce e del profitto, la morale utilitaristica dell’avere e dell’apparire ad ogni costo in luogo dell’essere, sacrificando e calpestando tutto e tutti.

Il corollario finale è stato l’avvento di una sottocultura di massa improntata al consumismo più esasperato, acritico ed alienante, all’edonismo ebete, individualista e conformista, quella che nell’età contemporanea è l’ideologia più ottusa e onnipotente, una mentalità autoritaria e pervasiva, più feroce e persuasiva rispetto a qualsiasi tipo di assolutismo e totalitarismo che si sia mai conosciuto nella storia millenaria dell’umanità.

Negli ultimi cinquant’anni, alle popolazioni del mondo occidentale è stato imposto uno stile di vita ultraconsumista: ci hanno bombardato il cervello per convincerci che bisognava lavorare e produrre al massimo per guadagnare e consumare il più possibile con il risultato che gli individui sono in gran parte stressati, assai insoddisfatti e infelici.

Pertanto, si potrebbe dedurre che la scelta più saggia sia quella di moderarsi in modo da lavorare il meno possibile e, di conseguenza, avvelenarsi il meno possibile, sentirsi meno stressati e puntare ad arricchirsi, non tanto sul versante strettamente materiale, quanto a livello umano, ossia affettivo e spirituale. In altri termini si può scegliere di condurre uno stile di vita più sobrio sul piano dei consumi in modo da permettersi un’esistenza più emancipata dal bisogno, ovvero più libera dallo stress e dalle tossine della vita moderna.

Certo, se un individuo non si accontenta di un cellulare, ma ne vuole due di ultima generazione, se invece di un’auto per ogni famiglia si avverte il “bisogno” di un’auto a persona, se si desidera la villa in campagna e l’appartamento al mare, insomma si inseguono ossessivamente le mode consumistiche, si moltiplicano i falsi bisogni indotti dal mercato, è inevitabile che non basta uno stipendio, è inevitabile essere assoggettati ad un “benessere” fittizio, essere succubi del bisogno e del lavoro, infelici e stressati.

Sia chiaro che tale ragionamento non inneggia alla filosofia, oggi in voga, della cosiddetta “decrescita”, né corrisponde ad una visione “pauperistica” o “francescana” del mondo, ma si limita a suggerire un’ipotesi che è tanto necessaria quanto realistica e praticabile, un’attitudine pragmatica che potrebbe rivelarsi utile per affrontare le gravi difficoltà legate all’attuale fase di austerità e di recessione dell’economia capitalista.

Bisogna rendersi conto che la decrescita è già presente oggettivamente nella realtà dei fatti, sia in Italia che altrove, nel senso che il tasso di crescita economica del nostro Paese è in costante diminuzione da quasi mezzo secolo, a partire esattamente dal “boom economico” degli anni ‘60. Occorre prendere onestamente atto che la decrescita o, meglio ancora, il sottosviluppo e la miseria, sono le conseguenze di un sistema di distribuzione iniqua, irrazionale e distorta delle ricchezze sociali, sono il risultato delle contraddizioni strutturali insite nel funzionamento del modo di produzione capitalistico.

Tornando al tema precedente, è ovvio che il discorso non vale in termini assoluti bensì relativi, per cui sono esclusi, ad esempio, coloro che versano in condizioni di estrema (o relativa) povertà o chi vive in realtà metropolitane in cui il costo della vita è altissimo e si è costretti a spendere oltre la metà dello stipendio per pagare l’affitto mensile. In questi casi temo che la filosofia “stoica” o la morale “francescana” servano a ben poco.

E’ chiaro che la condizione proletaria non va idealizzata, bisogna battersi per l’abolizione del proletariato in quanto classe, e la sobrietà intesa come stile di vita, saggezza o moderazione, non va vissuta “stoicamente” ma come necessità contingente.

Stiamo attraversando una fase in cui dobbiamo misurarci con le condizioni storicamente determinate, senza cedere alle mode consumistiche, né ad uno stile di vita francescano.

E’ altresì evidente che lo sfruttamento e la violenza di classe non possono durare a lungo senza essere accettati dagli sfruttati. A questo compito era deputata in passato la religione. Ma oggi questo strumento di convincimento è vecchio e superato, inadatto allo scopo nell’epoca dell’economia di mercato. Una nuova forma di condizionamento e debilitazione morale è intervenuta: dall’idolatria trascendente all’idolatria delle merci.

Le osservazioni esposte finora servono ad introdurre un ragionamento sul concetto di “proletariato” e sul significato (non solo simbolico) che assume oggi un vocabolo che per molti ha un sapore anacronistico e veterocomunista, di stampo addirittura ottocentesco.

E’ noto che i proletari sono coloro che possiedono esclusivamente la prole, ossia i figli. Il termine indicava in origine una classe di lavoratori il cui ruolo, nel modo di produzione capitalistico, è di prestare la forza lavoro in cambio di un salario, ma nel corso del tempo il significato si è modificato, adeguandosi alle nuove circostanze storico-sociali.

Se in passato il termine designava specificamente una classe di operai che hanno come sola ricchezza la prole, in seguito il senso letterale si è aggiornato ed è stato sostituito da un’accezione più ampia che comprende la totalità dei salariati, inclusi i lavoratori intellettuali ridotti in uno stato di precarietà e che percepiscono un salario miserabile.

E’ altresì indubbio che negli ultimi cinquant’anni il proletariato che vive nei Paesi sviluppati del mondo occidentale, si è imborghesito, in particolare sotto il profilo mentale e culturale. Nel contempo conviene ragionare sul fatto che l’attuale crisi recessiva sta producendo effetti di proletarizzazione dei ceti intermedi, un tempo agiati e benestanti, ed immiserisce in modo doloroso le classi operaie degli Stati occidentali.

Non serve rammentare che un numero crescente di famiglie italiane (ma il discorso vale a maggior ragione per Greci, Irlandesi, Portoghesi e via discorrendo) non riesce ad arrivare alla fine del mese, se non proprio alla terza settimana, quando tutto va bene.

Aggiungo una chiosa finale per chiarire che l’esperienza storica pregressa dovrebbe insegnarci che un rovesciamento radicale dell’ordine economico e sociale senza una corrispondente rivoluzione intellettuale in un senso antiautoritario, senza un processo di affrancamento culturale delle singole persone, non ha molto senso e rischia di rivelarsi fallimentare in quanto non produce un’effettiva emancipazione degli individui, come è accaduto nel caso delle rivoluzioni politiche e sociali compiute finora dal genere umano.

In sostanza, la trasformazione dell’esistenza si compie attraverso processi rivoluzionari paralleli che investono l’assetto della sociètà nel suo insieme e la formazione etica, civile, psicologica e spirituale delle persone, che altrimenti rischiano di sottostare ad una nuova forma di oppressione che non è solo politica e materiale, ma altresì culturale.

( Lucio Garofalo )

Noi vogliamo decidere!

Referendum sulle misure economiche della BCE.

Alla vigilia dell’assemblea nazionale del 17 dicembre del Comitato No Debito , rendiamo noto l’appello per il referendum contro i diktat dell’Unione Europea.

 

Con tre lettere scambiate tra Governo italiano, Commissione europea ed Euro Vertice, si sono decise misure di risanamento del debito pubblico con piani di austerità che mirano a tagliare salari, stipendi e pensioni, a manomettere il diritto del lavoro, a privatizzare i beni comuni, e che prevedono addirittura la modifica della Carta costituzionale.

I governi, qualunque siano i loro colori politici, devono attuare le decisioni della Commissione europea e della BCE.

I leaders dei partiti così come il presidente del Consiglio Monti, così come quelli della finanza e dell’industria, parlano di provvedimenti impopolari, quasi fossero il segno di lungimiranza delle classi dirigenti che pretendono di interpretare l’interesse generale dei e delle cittadini/e.

Noi invece, ispirandoci alla saggia massima della giurisprudenza romana ‘ciò che tocca tutti, da tutti deve essere deciso’, chiediamo di far esprimere i/le cittadini/e con un referendum di indirizzo – come quello tenutosi in Italia nel 1989 – sui ‘piani di austerità’ indicati nelle lettere scambiate tra il governo italiano e gli organismi dell’UE.

La democrazia non può essere commissariata per salvare i mercati finanziari e le banche. A decidere le linee di intervento, i modi e i tempi per superare la crisi devono essere i e le cittadini/e: la democrazia è la sola via per compiere responsabilmente le scelte che toccano la vita di ogni persona.

 

Prime adesioni:

Alessandra Algostino; Alfonso Di Giovine; Giorgio Cremaschi; Franco Russo; Giulietto Chiesa; Paola Giaculli; Sergio Bellavita; Fabrizio Tomaselli; Jacopo Venier; Giovanni Russo Spena; Mauro Casadio; Ciro Pesacane; Sergio Cararo; Roberto Musacchio; Alfonso Gianni; Piero Bevilacqua; Paola Cacciari; Gianluigi Pegolo; Antonia Sani; Piero Di Siena; Imma Barbarossa; Pasquale Voza; Annamaria Rivera; Mario Agostinelli; Ersilia Salvato; Francesco Piobbichi; Alfio Nicotra; Franco Ragusa; Mario Cocco;Andrea Fioretti; Carlo Guglielmi; Danilo Corradi; Eleonora Forenza; Emidia Papi; Fabrizio Burattini; Franco Grisolia; Giorgio Sestili; Monica Usai; Moreno Pasquinelli; Nando Simeone; Paolo Di Vetta; Paolo Grassi, Luciano Vasapollo, Joaquim Arriola, Rita Martufi

FONTE  http://www.contropiano.org/

 

Caro elettore della Lega, se tu fossi coerente non voteresti il partito dell’incoerenza.

Dal momento in cui Monti è stato nominato Premier, la Lega Nord ha cambiato volto. Si è trasformata completamente. E’ diventata il partito anti-casta, anti-corruzione, anti-tasse, anti-Berlusconi, un partito di opposizione durissima al governo dei banchieri.

Se questo partito fosse nato proprio in concomitanza con la nascita del governo Monti credo che l’elettore leghista potrebbe essere contento del suo partito, perché, oggettivamente, le politiche del nuovo governo vanno a colpire i soliti noti. Sfortunatamente per i leghisti, la Lega Nord non è stata fondata pochi mesi fa ma il 4 dicembre 1989 e dal 2001 al 2011 è stata al governo per ben otto anni.

Caro elettore leghista, tu mi dirai: noi siamo stati al governo con B perché con lui potevamo attuale le nostre riforme.

“Il vero potere Gelli diceva che lo deteneva chi ha i mezzi di informazione e Berlusconi era la tessera 1816 della P2 di cui Gelli era a capo. E prima di Gelli, se ricordo bene, era un principio espresso dal nazista Goebbels.” (dall’intervento alla Camera dei Deputati del 24 gennaio 1995; citato in Gianna Fregonara, “Bossi traditore”. Berlusconi Goebbels”, Corriere della sera, 25 gennaio 1995, p. 2)

Caro lettore leghista, perché hai votato per chi, nonostante certe posizioni, è stato al governo con la tessera 1816 della P2 ?

“Se non passa il federalismo il nord torna alla secessione ma quella dura, senza mezze misure, senza alcuna mediazione con lo Stato italiano.” ( Umberto Bossi, citato ne la Repubblica del 4 dicembre 2003)

Caro elettore leghista, mi sembra che non hai avuto ne’ il federalismo ne’ la secessione.

“Penso che vinceremo le elezioni e cambieremo la Costituzione in senso federalista. Ma, se sarà come l’ultima volta, con i partiti che racconteranno un sacco di bugie sulla devolution, per non cambiare nulla, sarà l’ultima volta che il Parlamento del Nord e la Lega tenteranno la via democratica. (dal discorso alla seduta del “Parlamento del Nord” del 2 marzo 2008 a Vicenza; citato in Bossi: vogliamo la Padania libera. Vinceremo e cambieremo la Costituzione RaiNews24, 2 marzo 2008)

Caro elettore leghista, mi sembra che anche questo promessa non è stata mantenuta.

Ricapitoliamo: siete stati al potere con uno del quale pensavate le peggiori cose perché questo piduista mafioso (parole vostre) vi prometteva la realizzazione del federalismo. Pero’, il federalismo non è arrivato, nemmeno la secessione e tante altre cose.

Il tuo partito è un partito anti-casta? Non è lo stesso partito che fa parte della casta da decenni ?

Il tuo partito è un partito anti-corruzione ? Non è lo stesso partito che ha votato a favore di condoni fiscali ed edilizi, norme ad personam, depenalizzazione del falso in bilancio e via dicendo ?

Il tuo partito è un partito antimafia ? Va bene l’arresto (che è opera di magistrati e poliziotti e non di Maroni) dei superlatitanti, per il resto non è lo stesso partito che ha votato contro l’arresto di chi è ritenuto dalla Magistratura il referente politico dei Casalesi e di chi è ritenuto colluso con Cosa nostra ? Vi vantate (senza alcun merito) di aver fatto arrestare dei latitanti ma poi permettete a certa gente di fare i latintanti in Parlamento.

Il tuo è un partito anti- debito pubblico ? Perché allora mentre voi eravate al governo il debito pubblico italiano lievitava sempre di piu’ ?

Il tuo è un partito anti- tasse ? Perché la pressione fiscale ha raggiunto livelli record mentre voi eravate al governo?

E poi non avete fatto nulla per disoccupati, operai, piccole e medie imprese, artigiani…

Caro elettore leghista, a me sembra che i vostri rappresentanti in Parlamento non abbiano fatto proprio nulla per voi. Non potete nemmeno nascondervi dietro la storiella del Sultano che pensa solo a se stesso e non vi lascia governare: potevate lasciarlo solo.

Caro elettore leghista, per coerenza, non dovresti piu’ votare il partito dell’incoerenza.

Gio’ Chianta

Perché la Lega si è rimessa a sbraitare.

Ma se non usasse i fischietti in Aula, se non esponesse striscioni con scritto «governo ladro», se non avesse rispolverato il parlamento padano e giurato di battere moneta padana, se non urlasse al colpo di Stato, se non minacciasse lo sciopero fiscale, se non dicesse a Monti di dimettersi perché altrimenti i tartassati lo vanno a prendere a casa, se un suo deputato non avesse parlato a Montecitorio con gli abiti da operaio di fabbrica – se non avesse sparato insomma tutte queste cartucce dell’armamentario secessionista-populista-folkloristico, chi avrebbe notato la Lega, ora che è una forza di opposizione isolata che si aggira intorno all’8%?

Nessuno. Per questo alza la voce: per farsi notare. Non è una strategia politica, ma mediatica. E di sopravvivenza, non di rilancio. Se fosse vero il contrario, si impegnerebbe per completare il federalismo, non per ottenere una fantomatica indipendenza di cui non si capisce nemmeno il significato. E per garantirsi i voti necessari a farlo, invece di inimicarsi l’unico partito (il Pdl) che potrebbe davvero darglieli.

E’ il triste destino di chi, dopo essere stato sotto la luce dei riflettori, si accorge di essere uscito dal cono di luce. E, resosi conto di non avere una seconda chance né il talento che serve per riguadagnare la scena, si mette a urlare e strepitare come morso da una tarantola. Così ci costringe a guardare, ancora per un attimo. Prima di lasciarlo nel buio, ai suoi fantasmi.

FONTE :  http://ilnichilista.wordpress.com/2011/12/22/perche-la-lega-si-e-rimessa-a-sbraitare/

DAMASCO 2 (il caso Fondi)

Circa 1 anno fa, una città della Provincia di Latina era salita agli onori della cronaca nazionale per una delle tante vicende di collusione tra criminalità organizzata e istituzioni che, purtroppo, sono ormai una parte integrante della nostra Italia. Non passa anno che nel nostro Paese non si sciolgano Comuni per infiltrazioni criminali.
Ci si viene da chiedere perchè, tra tante amministrazioni sciolte nel silenzio di televisioni e stampa, Fondi ha invece avuto un ruolo <>. Cosa aveva questo Comune del sud-pontino di così speciale da far chiacchierare per mesi l’Italia? Inoltre, non stiamo parlando di una città la cui amministrazione è stata sciolta.
Meglio fare un piccolo riassunto: nel luglio 2009 Riccardo Izzi, ex assessore del Comune di Fondi, viene arrestato. Dalla sua bocca escono le prime parole riguardo una collusione tra amministrazione comunale e criminalità organizzata avente il suo centro nel mercato ortofrutticolo comunale, il più grande in Italia e tra i primi in Europa. La Procura di Latina avvia così l’inchiesta che prenderà il nome di “DAMASCO 2”. Ciò che ne esce è sconcertante: Fondi per anni è stata governata da un’ <> centrodestrà – ‘ndrine (la famiglia Tripodo negli ultimi anni si è radicata nella Provincia pontina).
Già a fine 2008, Bruno Frattasi aveva inviato una relazione di 500 pagine all’allora Ministro dell’Interno Roberto Maroni per chiedere lo scioglimento del Consiglio Comunale di Fondi. Maroni dichiarò: <>. Da qui si avvia la fase <> della vicenda. Il C.d.M. rinvia più volte la decisione. Si cade nel tragicomico: il Governo si rende protagonista di una vicenda ove doveva solo esprimere il proprio parere. Dagli atteggiamenti di alcuni esponenti politici si capisce che Fondi rappresenta qualcosa di più grosso: Silvio Berlusconi, allora premier, motivò un ennesimo rinvio perchè non c’erano prove sufficienti, l’allora Ministro della Pubblica Istruzione Gelmini negò la risposta al senatore dell’ I.D.V. Pedica (eletto nel sud-pontino) riguardo il perchè il Consiglio dei Ministri non si pronunciava. Anzi, addirittura Maroni chiese a Frattasi una nuova relazione. Il procuratore si rimise dunque all’opera. Dopo il secondo invio finalmente il Consiglio dei Ministri decide di pronunciarsi. E’ la fine del 2009, 1 anno dopo. Ma c’è un colpo di scena. La mattina del giorno in cui è prevista la seduta del C.d.M. i consiglieri di maggioranza e Sindaco si dimettono: è il tentativo estremo per evitare il commissariamento per infiltrazioni criminali. Il C.d.M. ci ripensa: Fondi NON è da sciogliere.
E’ una sconfitta, un punto a favore del sistema politica – criminalità organizzata.
Come è potuto accadere tutto ciò? C’è una sola spiegazione: qualcuno è riuscito a tessere un filo tra l’amministrazione comunale sotto inchiesta e il Consiglio dei Ministri, qualcuno che per fare ciò, nonpoteva che essere un parlamentare. Quel qualcuno è Claudio Fazzone (allora senatore in quota PDL, coordinatore del partito in Provincia di Latina; durante la puntata di <> ha minacciato più volte di querela il direttore del quotidiano <> per le notizie pubblicate riguardo l’inchiesta). Non ci ha impiegato molto – in quanto senatore di maggioranza – a stabilire un contatto diretto con il Governo e a guadagnare tempo con la speranza che si calmassero le acque. Alla fine, a giochi quasi fatti, ha lanciato l’ultima freccia: quella di far dimettere l’amministrazione di Fondi.
Lo scioglimento è stato così evitato. Il Comune è stato commissariato perchè i consiglieri hanno rimesso le deleghe. Il commissariamento per infiltrazioni criminali avrebbe invece permesso una maggior pulizia a livello legale.
Il prefetto Bruno Frattasi è stato spostato di competenza (mio pensiero: aveva lavorato <>).
Il 19 dicembre 2011, il Tribunale di Latina ha inflitto oltre 100 anni di condanne così ripartiti:
15 anni per Venanzio e Carmelo Tripodo; 13 anni per Aldo Trani; 7 anni per Alessio Ferri; 7 anni e 5mila euro di multa per Vincenzo Bianchi; 5 anni per Antonio Schiappa, Giuseppe de Silva, Antonio d’Errigo, Franco Peppe, Igor Catalano; 6 anni per Riccardo Izzi; tante altre condanne minori.
La macchina giudiziaria ne dovrà fare ancora di strada. Questa infatti è solo la sentenza di I° grado. Ma Fondi una sentenza definitiva l’ha data. Anzi, più di una:

  • la Provincia di Latina è ormai un terreno fertile per la criminalità organizzata. Purtroppo, non potrebbe essere altrimenti in una zona del centro – Italia dove sono previsti da anni grandi investimenti (Ospedale del Golfo, Bretella Cisterna – Valmontone…);
  • la politica locale e nazionale ha dimostrato una volta di più che, per tutelare il proprio interesse (Claudio Fazzone ha un grande bacino di voti nel sud – pontino, Latina e provincia per il centrodestra sono roccaforti indispensabili a livello soprattutto regionale), sull’illegalità ogni tanto ci si può passare sopra.

A Fondi lo Stato ha perso 2 volte: contro il sistema e contro la giustizia.

fonte: http://www.ilgrido.eu

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