VIOLANTE…..SE CI SEI BATTI UN COLPO !!!


L’ ufficio del Senato approva quasi all’unanimita’ la riduzione dei benefit per i Presidenti della Camera : d’ora in poi non saranno piu’ ad vitam ma saranno validi per due legislature. Non ne usufruiranno piu’ per trascorso termine il quasi centenario Pietro Ingrao e la cat-woman Irene Pivetti , che parla ( a sproposito ) di societa’ forcaiola e di ” suoi bravi dipendenti e collaboratori ” che perderanno il posto di lavoro. Fausto Bertinotti si inchina al volere del Parlamento ( a chi lo sento chiamare Compagno con la C maiuscola sputo in un occhio ) . Gianfranco Fini e Luciano Violante tacciono mentre Casini ci fa’ un figurone, dichiarando che si togliera’ volentieri tutti i vari benefit e rinuncera’ allo stipendio da Presidente della Camera pur potendosene ancora avvalere ,  per rispetto a tutti quegli italiani che stanno facendo sacrifici ogni giorno ( figurone eh ragazzi prendere lezioni di comportamento da un democristiano DOC ) ?? Onore a Casini e sinceramente non mi importa molto del comportamento degli altri ma personalmente , essendo un iscritto e attivista del PD ESIGO dal Senatore Luciano Violante un comportamento diverso. Non e’ solo per un’ innata antipatia verso la persona che nutro da tempo che mi fa’ dire questo…. Pur essendo italiano ho buona memoria e rammento perfettamente quando egli paragono’ i giovani che aderirono all’ RSI ai giovani che andarono in montagna partigiani o quando confesso’  apertamente durante una seduta parlamentare lo ” scambio ” di favori con Berlusconi. Questa persona deve avere un comportamento consono, che e’ quello di rinunciare a questi benefit ( e stipendio ) perche’ NOI del PD dobbiamo essere diversi…Altrimenti, se siamo dei lestofanti che usano la politica per mero tornaconto personale, tanto vale votare gli originali !!!

GIANLUCA BELLENTANI

I VERI EROI: Simonetta Severi ha donato il midollo e un rene per salvare il figlio malato di leucemia.


“ALTRO CHE LA FARFALLA DI BELEN!
Guardate bene la donna della foto: nel 2003 ha donato il midollo osseo al proprio figlio, ammalato di leucemia, ieri gli ha donato un rene.
E a Simonetta Severi quante prime pagine dovrebbero essere dedicate?”
 

Caro Stato, andresti denunciato per istigazione al suicidio.


L’istigazione o aiuto al suicidio è un reato previsto dal Codice Penale italiano tramite l’articolo 580, che recita:

  « Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima. Le pene sono aumentate se la persona istigata o eccitata o aiutata si trova in una delle condizioni indicate nei numeri 1) e 2) dell’articolo precedente. Nondimeno, se la persona suddetta è minore degli anni quattordici o comunque è priva della capacità di intendere e di volere, si applicano le disposizioni relative all’omicidio »

Oggi a Bologna un uomo di 58 anni si è dato fuoco davanti l’Agenzia delle Entrate.

Un vigile è riuscito a spegnere le fiamme che gli stavano devastando il corpo, portato in ospedale, ha ustioni su tutto il corpo. La moglie, avvertita del drammatico gesto, è stata colta da malore.

Si pensa che le motivazioni che hanno condotto l’uomo a questo gesto estremo siano di natura economica.

Caro Stato, pagare le tasse è bellissimo perchè si aiuta la collettività, è bellissimo quando le pagano tutti, quando, dopo aver pagato le tasse ti restano i soldi per vivere dignitosamente, quando le tasse sono giuste ed eque, quando si ha un lavoro. Quando invece tu, caro Stato, non solo non mi metti nella condizione di avere un reddito per poterle pagare e in piu’, come se tu fossi sordo, muto e cieco e senza cuore, continui ad aumentarmi le tasse vuol dire semplicemente che  mi vuoi delinquente, perchè io senza un lavoro devo andare a rubare per pagarti le tasse oppure vuol dire che mi vuoi morto, perchè per te sono utile solo se ti pago il pizzo di Stato. Tu, caro Stato, andresti denunciato per istigazione al suicidio.

Non avrei mai voluto aggiornare questo post  per parlarvi dell’ennesima persona che non riesce piu’ a campare e percio’ decide di ricorrere ad un gesto estremo per gridare il suo disagio.

 Un cittadino marocchino di 27 anni si è dato fuoco a Verona, salvato dai Carabinieri, attualmente si trova in ospedale con gravi ustioni alla testa e alle gambe. L’uomo non percepiva lo stipendio da 4 mesi.

Davanti a questi gesti estremi non si puo’ non dire che rappresentano un pugno allo stomaco le parole del Presidente della Repubblica, che alla domanda “Ma gli italiani non sono sull`orlo della disperazione?” ha risposto  “Non vedo esasperazioni cieche”.

Caro Presidente, è necessario che le persone arrivino a darsi fuoco per farle vedere il clima di esasperazione che c’è da tempo in Italia ?

Capitan Padania contro l’asse del male


di Blicero (sito)

Cosa viene fuori quando una corazza/calzamaglia verde celtica e dei disegni a metà strada tra i fumetti erotici degli anni ’70/’80 e Mr. No incontrano dei terroristi turchi infiltratisi ad una manifestazione della Lega Nord per far fuori Kim Jong-Bossi con un Rpg? Semplice. Succede che nasce un nuovo supereroe: Capitan Padania, ovvero il Santo Protettore di tutti i leghisti.

Il .pdf scannerizzato del numero 1 (vergato da un certo Roberto Volpi) delle avventure di questo Übermensch Onetiano mi arriva tramite una mail speditami dall’amico e sodale Marco Tonus. Nel volume non c’è nessuna data e sull’internet non si trova alcuna informazione. Potrebbe essere dei primi anni 2000 come degli ultimi anni del XX secolo. In realtà non ho la più pallida idea di quando questo fumetto grondante una spudorata propaganda leghista sia stato realizzato – e soprattutto distribuito. Presumo che venisse dato durante le manifestazioni, tra copricapi vichinghi, litri di birra dozzinale e incesti di gruppo.

Ad ogni modo, è lo stesso Capitan Padania – con un italiano traballante, ma perfettamente in linea con le capacità dei lettori – a presentarsi a p. 3 nell’apposito “Angolo di Capitan Padania”:

Capitan Padania è il mio nome di battaglia. Infatti tutto ebbe inizio con la battaglia combattuta a Legnano il 29 maggio 1176 tra i Comuni Padani e l’esercito romano-germanico di Federico Barbarossa. In quel giorno i padani sconfissero il nemico e divennero i legittimi padroni delle proprie terre e di sé [sic, nda] stessi. Alberto da Giussano fu il condottiero che portò i padani a conquistarsi con il loro sangue, la libertà ed un giorno non lontano il popolo padano si leverà in piedi per chiedere l’Autogoverno e si riprenderà ancora la libertà. Combatto il male in nome della giustizia, della verità, della pace e dell’amore, affinché si raggiunga un’autonomia della Padania salvaguardando le nostre tradizioni e la storia, con la riaffermazione della cultura e della lingua padana. Il mio costume si ispira al grande condottiero, ma di questo parleremo nella prossima storia. Buona lettura.

E iniziamola, questa lettura.

È una splendida giornata a Legaland. Il popolo padano, stanco di tasse e soprusi, scende dai camion e si dirige verso la piazza, pronto ad accogliere il Verbo.

E cos’ha in mente il piccolo Alex (ah, che nome squisitamente celtico!)? Vuole l’action figure di Capitan Padania, in vendita su una bancarella.

Da notare le parole lascive della moglie (“ci meritiamo un regalino anche noi”) e lo sguardo pregno di perversione del vecchio a sinistra. Alex, alla fine, riesce ad ottenere l’agognato pupazzo di plastica.

Qui sopra possiamo vedere il bambino armeggiare con Capitan Padania mentre un’ondata di xenofobia/islamofobia sta marciando verso di lui. Il Lidèr Maximo, intanto, ha già cominciato a parlare dal palco. Siamo chiaramente nel periodo pre-ictus. “Difendiamo il Vecchio Continente dall’invasione islamica facilitata dall’assurda decisione di aprire la strada allo stato turco. Difendiamo la Padania!” Ma ecco che la minaccia islamica si materializza sotto forma di Idea Che Un Rappresentante Di Infissi Della Provincia Di Bergamo Ha Di Un Terrorista Islamico.

L’intento dei terroristi è piuttosto chiaro.

Kim Il Bossi non ci sta e cerca di disinnescare la violenza terrorista con parole ponderate e una faccia à la Harvey Dent/Two Face.

I militanti di Hamas lo ignorano. In più, nonostante ci siano 121.931.598 milioni di manifestanti, nessuno reagisce. Lo spazio di manovra per i talebani è totale.

Per la Padania e il sogno di libertà dei leghisti è arrivata la fine. O no?

Ciumbia, il federalismo è salvo e uno sconosciuto sta per franare sul segretario del Partito!

Espletati i convenevoli di rito, è arrivato il momento di disinnescare gli Hezbollah-marrani. Il simil Calderoni incita Capitan Padania (“Dàgh na petenàda!“), e i militanti leghisti sono galvanizzati.

Il terrorismo ormai ha i minuti contati. La furia di Capitan Padania è incontenibile.

Nota per i lettori: il “bel sinistro piantato nel muso” viene dato con il braccio destro. Ma, come si sa, in Padania la sinistra equivale alla destra – e viceversa. I terroristi non si danno ancora per vinti e sfoderano gli Ak47. Nessuna paura: Capitan Padania sguaina la sua spada laser (che assomiglia in maniera inquietante ad un trincia-kebab) e ha la meglio.

Nota del traduttore: “scarliga merlùss che l’è minga el tò uss” può significare “vai altrove che qui non è aria” oppure “mi sto lasciando prendere la mano dalla propaganda goebbelsiana”. Insomma, grazie alla spada laser-taglia-kebab i jihaidisti sono sconfitti. Ma non è finita qui. Un altro nemico – ben più pericoloso – attende loscamente all’ombra di un vicolo.

Capitan Padania sembra avere la peggio. Anche perché nessuno lo aiuta a rimettersi in piedi, sebbene abbia appena salvato il fondatore della Lega Nord. La riconoscenza è sinonimo di mollezza.

Dopo qualche vignetta di combattimento, anche il temibile RIMBABUL è costretto a capitolare malamente.

Gioite, camicie verdi delle rivoluzioni e delle legioni: la cassoeula trionferà! Per festeggiare, Jack “Joker” Calderoli-Nicholson si sfila la cravatta e la agita nell’aria.

I pargoli e le bambine padane mostrano un entusiasmo nei confronti di Capitan Padania che è pari a quello delle scene dell’assalto al ghetto di Schindler’s List. Ed in effetti, come dimostra la tavola qui sotto, la prospettiva di crescere in ambiente xenofobo e politicamente infervorato èdavvero esaltante.

A differenza dei terroristi islamici e dei terroni, Capitan Padania è uno che non sta tutto il tempo a girarsi i pollici. Altre sfide e battaglie aspettano lui e il popolo padano. Ma, ne sono sicuro, con l’aiuto di C.P. la Lega riuscirà una volta per tutte a sconfiggere Roma Ladrona, i boiardi di Stato, Equitalia e i negri.

Salüt, Padania.

(Per scaricare il pdf del volume completo di “Capitan Padania” – 39mb – clicca QUI.)

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Da quella società che celebra gli ergastolani: Onore a Giuseppe Iacovone


di Michele Rinelli –  In Giacca Blu

Non lo fai per una questione di soldi ma lo fai e basta, perché è quello che senti ed è ciò che è giusto fare ed è per questo forse che è morto Giuseppe Iacovone, Agente Scelto della Polizia di Stato caduto ad Isernia a seguito di un incidente stradale mentre inseguiva un SUV che si era dato alla fuga.

Non lo fai perché vuoi le medaglie o qualche soldo in più, a fine mese sempre 1300 euro sono, ne ammanetti 5 o 10,  o nessuno non cambia nulla ma questa vita ha un senso e non può non averlo.

Per quanto assurdo sembri quando ti lanci dietro a un folle che scappa con una macchina a tutta velocità non ci pensi minimamente al tuo stipendio, alla tua vita, alla tua famiglia a quello che lasceresti: ti lanci, lo insegui e capita che muori perché quella è la tua vita e quello era ed è il tuo dovere.

Ci possiamo pure arrabbiare ma lo sappiamo dal primo giorno, le statistiche poi parlano chiaro, gli esponenti delle forze dell’ordine numericamente non muoiono nel fragore o con l’onore delle armi ma muoiono banalmente  per colpa dei potenti cavalli a motore quali sono le moderne autovetture.

Quello che però mi fa arrabbiare è il silenzio, la capacità di questo sistema di informazione immerso nel disinteresse della pubblica opinione che non si preoccupa di chi siano davvero i poliziotti tranne se li arrestano per qualche nefandezza, sono violenti o quando fanno scalpore e generano chiacchierare scandalizzate nei bar… ma quando muoiono nell’interesse della collettività durante l’espletamento del servizio ecco che i media si fanno di nebbia e a parte solo qualche lancio di agenzia striminzito limitandosi a darne il triste annuncio in sordina e senza poi così tanto rispetto.

Ed è quindi nel silenzio dei canali di informazione che ci lascia Giuseppe a soli 28 anni, troppo pochi per una vita, ma abbastanza per i suoi cari, i suoi amici e i suoi colleghi per non onorarlo come sarebbe giusto.

Restituiteci o meglio dateci il beneficio della morte bianca, i nostri non sono considerati morti bianche,  perché in Italia lo sbirro deve mettere in conto anche di morire ma non importa come, se muore fa parte del mestiere ma nella più assoluta indifferenza la sua dipartita quasi non esiste nelle cronache al contrario di ben più blasonati ergastolani come Bernardo Provenzano di cui il dolore del figlio ha “inspiegabilmente” trovato molta più enfasi rispetto a come muore un servitore dello stato.

Chissà perchè poi ?

Ma dove andrà  a finire una società che celebra i delinquenti e seppellisce gli eroi quotidiani ?

Giuseppe ci lascia quindi  con questo dubbio oltre che con il dolore, la rabbia e lo scoraggiamento di valere sempre meno in mezzo alla strada e davanti ai media come uomini, persone e operatori della forza pubblica.

Onore all’Agente Scelto Giuseppe Iacovone.


 FONTE : http://paroleingiaccablu.wordpress.com/2012/03/25/da-quella-societa-che-celebra-gli-ergastolani-onore-a-giuseppe-iacovone/

ATTENZIONE: chi possiede un libretto al portatore con somme pari o superiori a 1000 euro deve recarsi in banca entro il 31-03-2012.


Pensavo che la cosa fosse di dominio pubblico ed invece molta gente non conosce questa importantissima scadenza. Percio’ ho deciso di scrivere un post sull’argomento per fare un pochino di chiarezza.

Premesso che le banche stanno già chiamando i loro clienti per avvertirli, va anche detto che un mio familiare è stato avvertito solo oggi perché la banca gli mandava gli avvisi nella precedente residenza. Cose che possono accadere ma dato che ignorantia legis non excusat  è meglio conoscerla questa norma.

Il decreto “Salva Italia” prevede che per il libretti di risparmio al portatore, sia bancari che postali, che al 31/12/2011 abbiano un saldo pari o superiore a 1000 euro, venga applicata una sanzione dal 10 al 20% del saldo stesso.

Il termine pero’ è stato prorogato fino al 31-03-2012. Dal 01-04-2012 la banca è obbligata a comunicare al Ministero dell’Economia e delle Finanze il nominativo di chiunque avesse un libretto al portatore con somme pari o superiori a 1000 euro. Cosa si rischia ? Sanzioni pecuniarie.

Ricapitolando: chiunque possedesse un libretto al portatore con somme pari o superiori a 1000 euro deve immediatamente recarsi nella propria banca (anche se non ha ricevuto nessuna comunicazione) entro e non oltre il 31-03-2012.

 

Una guida critica alla riforma del mercato del lavoro


E’ arrivata.

La riforma del lavoro ha raggiunto una forma, pare, definitiva, approvata dal Consiglio dei Ministri. Curioso che questa forma si presenti come relazione del Ministro del Welfare e non come vero e proprio documento licenziato dall’Esecutivo.

È assai discutibile che, a tavolo con le parti sociali concluso e approvazione da parte del CdM avvenuta, ancora non sia stato reso noto un testo ufficiale  e definitivo. Si tratta di una opacità di non poco conto: sia per questioni estremamente concrete (nei tecnicismi delle formulazioni risiedono ricadute molto incisive sulla vita materiale di tutte e tutti coloro cui la riforma si rivolge), sia per ragioni di trasparenza e democrazia nel dibattito pubblico. Impossibile non notare, infatti, che l’assenza di testi definitivi si accompagni a dichiarazioni da parte del ministro Fornero sostanzialmente contraddittorie con i documenti circolati. Tanto da indurre nei più smaliziati il sospetto di una deliberata strategia di mistificazione. Queste mistificazioni si avviluppano in via preferenziale intorno al tema della precarietà (Non solo sulla precarietà tuttavia. Di questi giorni è la vulgata su una presunta estensione dell’art.18 per licenziamenti discriminatori smascherata qui efficacemente da Umberto Romagnoli), terreno prediletto della retorica governativa, sul quale sono state sbandierate rivoluzioni che non è dato oggi rilevare e dove, invece, emergono contraddizioni non da poco. Vediamo perché.

Riduzione contratti precari: falso! E’ stata la prima delle tante promesse non mantenute del Governo. Appena cominciato l’iter della trattativa il Ministro Fornero aveva assicurato una riduzione drastica delle oltre 40 tipologie contrattuali oggi presenti. A parte la limitazione del contratto di associazione in partecipazione, rimane in piedi la pletora di tipologie contrattuali precarie: perché per esempio non abolire il lavoro a chiamata o lo staff leasing, obrobri filosofici e giuridici?

Lotta agli abusi contrattuali:  discutibile. Il Governo aveva garantito un contrasto “secco e severo agli abusi”. Restano dubbi, tuttavia, sull’efficacia della strategia scelta: la ridefinizione normativa delle tipologie contrattuali. Una ridefinizione apprezzabile, in quanto le riconduce ad una funzione genuina: si sancisce l’illegittimità, per esempio, di un  contratto a progetto per mansioni strettamente esecutive o uguali a quelle svolte da lavoratori dipendenti, oppure di una prestazione con partita iva se prolungata per oltre sei mesi o produttrice di oltre il 75% del reddito del prestatore d’opera. Tuttavia si tratta di una stretta normativa che può essere fatta valere solo ex post, cioè nel caso in cui un lavoratore faccia causa al suo datore di lavoro oppure in base a una denuncia fatta dagli ispettori del lavoro. Non è un problema da poco se teniamo presente la strutturale fragilità e ricattabilità dei parasubordinati (o di larga parte di essi). Privi di un contratto collettivo nazionale di riferimento, di rappresentanza sindacale e con il rischio costante di non vedersi rinnovato il contratto, per un collaboratore fare causa è una specie di atto eroico. Soprattutto in  un mercato del lavoro in cui la disoccupazione giovanile al 30% funziona come un ricatto strisciante che costringe ad accettare anche condizioni di lavoro chiaramente illecite. Del resto è difficile pensare che i servizi siano in grado di sorvegliare sull’attivazione di tutti i contratti di lavoro a termine.

Alcuni interventi pensati come contrasto agli abusi, poi, oltre a non essere efficaci rischiano di produrre un effetto peggiorativo rispetto alla condizione di partenza.

E’ il caso dell’aumento delle aliquote per i collaboratori (e p.iva?): dannoso! Per i co.co.pro, infatti, è previsto un aumento dei contributi da versare alla gestione separata dell’Inps che porti dall’attuale 27,72% al 33% nel 2018. Contemporaneamente però niente è stato fatto sui compensi minimi, con il rischio che l’aumento delle aliquote si scarichi sui compensi netti dei collaboratori, provocandone un ulteriore abbassamento. Più che di un rischio, in realtà, si tratta di una certezza come mostrano le clausole inserite da solerti datori di lavoro nei nuovi contratti dei loro collaboratori, nelle quali, nero su bianco, si avvisa che in caso di un aumento del costo del lavoro previsto dalla riforma i compensi pattuiti saranno rivisti al ribasso (ne parla Saldutti qui). Non si capisce se l’aumento riguarderà solo i collaboratori a progetto o tutti coloro che versano alla gestione separata. In questo secondo caso il problema assumerebbe proporzioni insostenibili per le partite iva, che, ricordiamolo, pagano interamente i propri contributi previdenziali perché non soggetti alla ripartizione del carico contributivo come avviene per i collaboratori.

Non essere intervenuti sui compensi rappresenta contemporaneamente un danno ai parasubordinati che vedranno ulteriormente comprimersi i loro compensi (per dare un’idea il compenso medio annuo di un collaboratore monocommittente nel 2009 era di 8.023 Euro, Indagine Di Nicola); e un’enorme occasione persa dato che un intervento congiunto di aumento del costo del lavoro parasubordinato e dei compensi di chi lavora con tali contratti avrebbe rappresentato un disincentivo ex ante all’utilizzo improprio di tali forme e un risarcimento per i lavoratori del rischio connesso alla scadenza del contratto.

Ma la beffa più amara per l’esercito dei precari è rappresentata dall’ASpI (assicurazione sociale per l’impiego) il nuovo ammortizzatore firmato Elsa Fornero, che unifica l’ indennità di disoccupazione e la mobilità, di cui già abbiamo parlato qui.

L’ASpI è stata spacciato come universale, cioè finalmente rivolta a tutti, ma è una falsità clamorosa: per i precari non cambia niente. I parasubordinati che erano esclusi prima dall’indennità di disoccupazione, lo sono oggi dall’ASpI. Per avere un’idea si tratta di circa 1 milione di lavoratori atipici (dati Isfol 2010): cococo, cocopro, assegni di ricerca, docenze a contratto, partite iva, collaborazioni occasionali ecc. I dipendenti a tempo determinato, formalmente inclusi dall’Aspi come lo erano dall’indennità di disoccupazione, continuano a sottostare a requisiti d’accesso altissimi che penalizzano i più giovani e i più precari (2 anni di anzianità contributiva e 52 contributi settimanali versati, che rimangono identici nel passaggio da indennità di disoccupazione a Aspi), tanto da determinare un’esclusione sostanziale di gran parte della platea di riferimento. Prevede requisiti più bassi la Mini-Aspi: nome nuovo per la vecchia indennità di disoccupazione a requisiti ridotti, sempre rivolta ai soli dipendenti e così poco generosa da essere quasi ininfluente per chi è senza lavoro e ha bisogno di un sostegno al reddito.

La novità del testo uscito dal Consiglio dei Ministri (venerdì 23 Marzo) riguarderebbe invece il rafforzamento e la resa strutturale dell’una tantum per i cocopro. Il testo non spende più di due righe per affrontare un problema che doveva essere il principale del riordino degli ammortizzatori: come fornire un sostegno al reddito a chi è storicamente dimenticato dal sistema di protezione, ma anche il più esposto al rischio disoccupazione e alla fragilità economica. E, in più, l’affronta male.

L’una tantum, misura istituita dalla Finanziaria Tremonti 2009 e ratificata dalle finanziarie degli anni successivi, è escludente e avara: oltre a lasciare fuori i cococo del pubblico impiego, le partite iva e tutti gli altri parasubordinati, pone requisiti di accesso ai cocopro così stringenti che di tutti i cocopro rimasti senza lavoro, tra il 2009 e il 2011 hanno usufruito dell’ una tantum solo 13.000; l’importo della misura, poi, corrisponde al 30% del reddito percepito nell’anno precedente (comunque mai superiore ai 4000 Euro) a prescindere dal tempo effettivamente lavorato. Che significa? Che il meccanismo di calcolo è particolarmente penalizzante proprio per i soggetti più fragili, quelli che hanno lavorato solo pochi mesi nell’anno passato. In vista di un imminente (?) intervento in merito, quelle appena ricordate sono osservazioni a memoria dei limiti che non si devono replicare.

Ma il problema non è solo di ripensamento tecnico, bensì di senso complessivo di tale strumento: non rientrante nel sistema degli ammortizzatori sociali tradizionali, ma diverso da un reddito di base o d’inserimento a carattere universale. L’una tantum, per la sua stessa ontologia, somiglia a qualcosa di molto meno sofisticato di un ammortizzatore sociale, o di un reddito di base: somiglia a un’elemosina. E di elemosina non è più tempo.

Per chi aspettava una riforma del lavoro capace finalmente di ridurre le tipologie contrattuali precarie, scoraggiare gli abusi con l’aumento dei contributi e dei compensi (magari con l’aggancio ai contratti collettivi nazionali di riferimento), costruire un welfare più equo e universale, con ammortizzatori sociali per tutti e l’istituzione di un reddito di base questa riforma è un niente di fatto. Per il Governo una grande occasione persa. O forse no.

Inevitabile domandarsi a cosa è servita la retorica sui giovani e sulla precarietà e il perché di tante promesse non mantenute. L’attacco violento all’articolo 18 (che con il modello tedesco ha ben poco a che fare, come spiega qui Ambrosino) suggerisce la risposta. Un atto molto più ideologico che tecnico aveva bisogno di una giustificazione convincente, che tuttavia non ha convinto i più, dato che il governo Monti cala drasticamente nella fiducia degli italiani proprio a causa della riforma del lavoro. Probabilmente inizia a sgretolarsi l’illusione della neutralità della tecnica e il “Ce lo chiede l’Europa” non convince più.

(Claudia Pratelli)

FONTE  http://italia2013.org/2012/03/26/una-guida-critica-alla-riforma-del-mercato-del-lavoro/

Il Governo a tempo


Cosa succederà dopo il governo tecnico?

Ormai sembra certo  che il  Governo Monti durerà fino alla fine naturale della legislatura nella prossima primavera. Cosa succederà dopo?  Le elezioni garantiranno la governabilità?  Il nuovo Parlamento sarà capace di autodeterminarsi?  I mercati daranno fiducia al nuovo governo?  Nessuno lo sa e le previsioni si sprecano.  Di certo  la situazione ha determinato che la politica si sia bloccata intorno a questo governo tecnico d’emergenza che ha esautorato le normali istituzioni e che appare senza alternative immediate.  A sentire le cose che dicono lo stesso Monti e i suoi ministri, che si sentono i salvatori della patria, i tempi saranno duri senza di loro.  Non sarà semplice uscirne, vivi intendo.

Fonte: http://fugadigas.blogspot.it/

NAPOLITANO SALVA IL PD : PERICOLO SCAMPATO O PROBLEMA ACCANTONATO ?


Tutti i giornali ad inizio settimana avevano il medesimo titolo in prima pagina ” SULL’ ARTICOLO 18 IL GOVERNO CHIEDERA’ LA FIDUCIA . IL PD SI SPACCA ” !!! Il pericolo di scissioni interne era davvero reale ,tra chi era favorevole alla cancellazione dell’ articolo e chi no. Neppure le parole del Segretario Bersani ” IL PD STA’ CON I LAVORATORI ” erano bastate a gettare acqua sul fuoco. Fortunatamente e’ intervenuto il Presidente della Repubblica che, preoccupato di avere un partito che sostiene il Governo fortemente indebolito , ha indicato al Governo la strada da seguire : non piu’ un Decreto Legge ma un Disegno di Legge, differenza non da poco.    conto.  Su Napolitano, tante e troppe volte attaccato, credo che solo la storia sapra’ tributargli i suoi grandi meriti. Il PD e’ quindi ” salvo ” e la ” patata bollente ” passa nelle mani di Confindustria e PDL , che gia’ brindavano davanti alle ceneri di quello che era stato il maggior partito antagonista. Pericolo scampato quindi…o forse solo un problema con soluzione rimandata ?? Perche’ questo e’ il vero problema del PD : quello di avere troppe voci !!! Guardate, qui non si tratta di essere sempre ” d’ accordo col leader del partito ” e di non avere alcuna voce di critica. Ricordiamoci che il PD e’ l’unico vero partito che non si identifica in una sola persona, come avviene nell’ IDV con Di Pietro, nell’ UDC con Casini, in FLI con Fini etc.. Qui il problema vero e’ che su ogni questione, su ogni tema , dalla politica alla vita civile, esiste sempre un qualche ” falco ” ( io li preferisco chiamare rematori – contro ) che , esternando le proprie convinzioni all’ esterno, crea smarrimento non solo nella gente ma addirittura nel proprio elettorato. Questo non vuol che le varie divergenze di opinione, legittime debbano essere taciute ma che la discussione va’ fatta internamente, senza creare malumori all’ esterno , in nome di quel Centralismo Democratico tanto caro al vecchio PCI. Bravo Bersani( anche a lui la storia riconoscera’ i giusti meriti ) a sottolinare l’importanza di avere una voce sola. Quando il PD sapra’ davvero dare una chiara visione delle proprie scelte , allora forse trovera’ in quella sx tanto frammentata un valido appoggio, senza dover rincorrere un elettorato centrista che sicuramente ti mollera’ alla prima occasione. le idee di sinistra non devono mai morire.

Gianluca Bellentani

Aiello, condannato per mafia, è stato scarcerato perchè intollerante al menu’ del carcere.


Aiello , condannato a 15 anni e 6 mesi per associazione mafiosa, è stato scarcerato dal carcere di Sulmona perché soffre di favismo e il menu’ del carcere era pieno zeppo di piatti a base di fave.

Secondo i giudici: ”Il vitto carcerario non ha consentito un’alimentazione adeguata del detenuto, risultando dal diario nutrizionale la presenza costante di alimenti potenzialmente scatenanti una crisi emolitica e assolutamente proibiti”. Aiello, ”non puo’ rimanere in prigione, perche’ esposto a serio e concreto rischio di vita o a irreversibile peggioramento delle gia’ scadute condizioni fisiche”.

TRADUZIONE: I cuochi del carcere non sono capaci di variare il menu’ per quei soggetti che soffrono di gravi intolleranze alimentali. Infatti, al posto di sostituire nel menu’ di Aiello tutti gli alimenti per i quali è intollerante continuano a sottoporglieli in ogni piatto. Trovandoci di fronte a cotanta incompetenza siamo costretti a concedere i domicialiari al detenuto perchè in caso contrario potrebbe pure morire per un piatto di fave.

Ad Aiello sono stati concessi i domiciliari per un anno. Sempre che riescano a trovare un penitenziario dove sappiano cucinare dei patti anche per coloro che soffrono di favismo e  di altre forme di intolleranza alimentare.

 Vicenda  tragicomica.