MANI PULITE: IL COMPUTER (7° PARTE)


“MANI PULITE”:
Storia di una rivoluzione <<italiana>>

5° PARTE: IL POOL

E’ una <<rivoluzione italiana>>, che inciderà negli anni futuri della storia politica nazionale. “Mani Pulite” è un po’ come la rivoluzione francese: fino al 1789 le cose vanno in un modo, poi, drammaticamente, tutto cambia fino a quando non arriva la Restaurazione a rimettere le cose a posto. Come tante rivoluzioni, anche <<questa>> è piena di eroi, tradimenti, contraddizioni, morti, misteri…

6° PARTE: IL COMPUTER
Sono passati pochi mesi da quando l’ingegner Chiesa ha cominciato a parlare. E la vastità di tangentopoli a Milano, in Lombardia e poi come vedremo in tutta Italia sembra non avere confini.
Dalle ammissioni scattano gli arresti, che si susseguono al ritmo di uno al giorno: amministratori, imprenditori, politici di quasi tutti i partiti: socialisti, democristiani, pdessini… e poi anche altri: repubblicani, socialdemocratici e così via, a seconda del peso politico.
I reati contestati dai magistrati del Pool di “Mani pulite” sono soprattutto di corruzione da parte degli imprenditori, di concussione, da parte degli amministratori e dei politici e di finanziamento illecito ai partiti.
Non è facile condurre un’inchiesta di quel tipo, e non è facile confrontare e coordinare la massa enorme di informazioni che sta arrivando. Per farlo, i magistrati del pool di “Mani Pulite” fanno un uso massiccio dell’informatica ed è forse la prima volta che il computer entra per la prima volta in modo così organico in un’inchiesta giudiziaria. Poi si dividono i compiti: il sostituto procuratore Colombo si occupa dell’esame delle carte che vengono sequestrate, il sostituto procuratore Davigo delle richieste di autorizzazione a procedere nei confronti dei politici, che allora non si potevano toccare senza l’autorizzazione del Parlamento. E il sostituto procuratore Di Pietro dell’archivio delle carte ma, soprattutto, degli interrogatori.
I magistrati del pool di “Mani Pulite” conducono più interrogatori contemporaneamente, seguono in tempo reale le dichiarazioni sul computer, e così possono contestare le contraddizioni. Fanno credere di sapere molte più cose di quelle che sanno, e usano i metodi classici di ogni interrogatorio: il bluff e la provocazione.

  • Piercamillo Davigo: << io ricordo che una volta interrogai un imputato e, avevo con me dei giornali. Mi chiese se i giornali parlavano del suo arresto. Io gli dissi di si e lui mi chiese se poteva guardarli. Io glieli diedi perché tanto non c’era nulla che già non si sapesse perché contenuto nell’ordinanza di custodia cautelare che gli era stata notificata. Questo lesse ad alta voce: la dichiarazione di un suo compagno di partito che lo aveva definito una isolata “mela marcia”. Ripiegò il giornale e lui mi disse “adesso le descrivo il resto del cestino>>.

FONTE: http://www.ilgrido.eu/index.php?set=102&blog_tool_id=&local_page=blog&left_local_page=&month=&year=&users_table=&dom_sld=ilgrido&dom_tld=eu&sito_gratis=&sito=&leggi_risposte=1400803

7° PARTE disponibile dal 4 marzo…

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