ROMANZO DI UNA STRAGE


Il trailer di “Romanzo di una strage”, il film di Marco Tullio Giordana in uscita venerdì 30 marzo sulla strage di piazza Fontana

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RECENSIONI IN RETE

Mymovies

Romanzo di una strage

Un film di Marco Tullio Giordana. Con Valerio MastandreaPierfrancesco FavinoMichela CesconLaura ChiattiFabrizio Gifuni.

 Drammatico, durata 129 min. – Italia 2012.

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Ondacinema

Matteo De Simei Romanzo di una strage

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Film Scoop

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Cinema del Silenzio

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RASSEGNA STAMPA

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Corriere della Sera 25 marzo 2012

Romanzo di una strage visto da Mario Calabresi

Aldo Cazzullo

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L’Unità 27 marzo 2012

Un film fatto per la meglio Italia

Alberto Crespi

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L’Unità 27 marzo 2012

Il romanzo di una strage infinita

Gabriella Gallozzi

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Corriere della Sera 27 marzo 2012

L’anarchico e il commissario. I due protagonisti tra i poteri oscuri

Paolo Mereghetti

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La Repubblica 27 marzo 2012

Il romanzo di Piazza Fontana ma il finale bipartisan non regge

Curzio Maltese

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La Stampa 27 marzo 2012

Rivivono i fantasmi di un Paese che non ha memoria

Michele Brambilla

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Il Riformista 27 marzo 2012

Piazza Fontana, bugie e depistaggi. I giovani andranno?

Romanzo di una strage

di Michele Anselmi

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Secolo d’Italia  27 marzo 2012

Piazza Fontana, finalmente un film contro le vulgate

Maurizio Cabona

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Libero 27 marzo 2012

L’hanno ucciso un’altra volta

Giampaolo Pansa

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Il Messaggero 27 marzo 2012

Quella lotta tra Stato e antistato

Mario Ajello

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Corriere della Sera 28 marzo 2012

Dalle due bombe a Lotta Continua. Su Piazza Fontana buchi e forzature

 Nel film di Giordana episodi non verificabili. E manca la passione di quegli anni
Corrado Stajano
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Gli Altri  29 marzo 2012

Andrea Colombo

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L’Espresso 30 marzo 2012

Calabresi vittima non carnefice

intervista a Dario Fo

Roberto Di Caro

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Il Fatto Quotidiano 30 marzo 2012

La seconda bomba di piazza Fontana

Cucchiarelli con il suo libro ha ispirato il film di Giordana: «Lo dicono le perizie»

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Malcom Pagani

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Il Messaggero 31 marzo 2012

«A piazza Fontana una sola bomba» L’altra verità di Adriano Sofri

L’ex leader di Lotta Continua contesta la tesi del libro da cui è tratto il film di Giordana

Stefano Cappellini

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Il Fatto Quotidiano 1 aprile 2012
Gianni Barbacetto
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.L’Unità 1 aprile 2012
Lo scrittore Carlo Lucarelli smentisce la tesi sostenuta nel film di Giordana sulla strage di Piazza Fontana: «Nessuna prova. Si rischia di oscurare la verità»
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Il Sole 24 ore 1 aprile 2012
Goffredo Fofi
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La Repubblica 1 aprile 2012
Miguel Gotor
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LIBRI

Il Post  31 marzo 2012

43 anni. Piazza Fontana. Un libro, un film

Adriano Sofri
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 si può scaricare qui.

Scrivo alla fine di marzo del 2012. Sono passati, dal 12 dicembre 1969, 43 anni, poco meno. 43 anni, poco più, è nel 2012 l’età media degli italiani.  (Però l’età media del governo in carica supera i 63 anni. Todo cambia, ma piano). Dunque si può ragionevolmente pensare che il 12 dicembre di piazza Fontana – la strage per antonomasia di una storia repubblicana che dovette coniare il tristo nome di stragismo – sia ormai affare di storici e perciò meno lacerante. Il suo ricordo vivo è riservato a una minoranza di cittadini. I più non erano ancora nati, o lo erano da troppo poco per averne memoria. Interrogati su che cosa sia successo quel 12 dicembre, e per opera di chi, danno risposte raccapriccianti. E però quella materia resta incandescente. Forse non occuperà, fra qualche anno, che un paragrafo modesto, di un tempo strano di guerra fredda, di spie infiltrati e provocatori, di golpisti e rivoluzionari, maschere da soffitta. Ma non ancora. “

Indice
43 anni 3
Gunhild 8
Perché comincio da qui 10
L’anonimo e il passeggero 16
Il raddoppio universale 18
Promemoria sugli errori più vistosi 28
I fratelli Erda 31
La toppa peggiore del buco 36
La cantonata del compagno misterioso 38
L’Italia di Maramaldo 42
L’alibi superfluo 43
La tredicesima in tasca 45
Ce l’hanno con Valpreda 52
Sottosanti 56
Sottosanti e la cassetta 58
Dovevamo interrogarlo su Sottosanti 69
Le due bombe “ritirate” 76
La cantonata del numero 7 78
L’altro ferroviere 83
Il treno impossibile 88
Altre illazioni131
Il confronto immaginario 90
Potenza del nazimaoismo 93
Il timer, la miccia e la logica 95
Le mani in tasca a Pinelli 100
Spoon River 103
Le fonti anonime 106
43 anni 108
Appendice
L’alibi di Pinelli 112
Cronologia 122
Persone 125

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Adriano Sofri “La notte che Pinelli” Sellerio 2009 .

la recensione di Valerio Evangelisti a “La notte che Pinelli”  roma.indymedia.it

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Camilla Cederna “Pinelli. Una finestra sulla strage

Nutopia [sergio falcone & co.]

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VIDEO  E TRASMISSIONI TV

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Carlo Lucarelli Piazza Fontana

Blu Notte

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Sergio Zavoli Piazza Fontana

La notte della Repubblica

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Piazza Fontana: una strage di Stato?

La morte di Giuseppe Pinelli

La prima vittima: storia di Luigi Calabresi

La Storia siamo noi

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Ipotesi su Pinelli

Documentario su Giuseppe Pinelli, Strage Piazza Fontana
Elio Petri, Nelo Risi

fonte http://foglianuova.wordpress.com/2012/03/31/romanzo-di-una-strage/

Quaresimale


Fakra Younas, giovane pachistana, ex ballerina, alle spalle un’infanzia cancellata dalla madre prostituta e tossicodipendente e da un marito vecchio, aveva creduto di trovare un riscatto in un secondo matrimonio, ricco, felice, appassionato. Cancellato anche quello, ben presto, da una sequela di violenze, umiliazioni, stupri. Fakra si oppone, resiste: non ha che sé stessa, e si raccoglie ai quattro stracci della sua anima violata ma viva, solida, l’unica presenza reale, quasi fisica, in quel suo mondo cancellato. Il marito acculturato e facoltoso non tollera quella che considera lesa maestà: la “sua” donna ha osato ribellarsi, si è sciolta dalle sue catene. Le rovescia addosso un odio ancestrale, possente, che sembra provenire dai secoli, come direbbe Primo Levi. La cancella, ancora. Il volto con l’acido. Non la sopporta come persona, come entità slegata da quel guinzaglio muto al quale lui la pretende “naturalmente” confinata. La brucia col liquido. Abrasivo ossimoro. Fakra sopravvive, fugge, il suo volto azzerato diventa simbolo della bestialità del potere. Scrive anche un libro: Il volto cancellato è il logico titolo. Ma non basta. E’ rimasto qualcosa d’incancellabile nella vita cancellata di Fakra, ed è quell’anima stuprata, che adesso è diventata fantasma, e grida, in un vorticoso salto all’indietro, reclama i suoi diritti di bambina mai sbocciata, e vuole tutto e tutti con sé per non finire inghiottita nel gorgo fatale dell’ossessione.

Poi, viene il giorno dell’abbandono. In un palazzone di Roma, dove si sente sola, insopportabilmente sola. Quel suo corpo cancellato è diventato catena. Peso. Lo getta letteralmente via, dalla finestra, come un rifiuto. E’ un volo cencioso, un’anima singola non può che appartenere all’aria e lì ritorna.La marocchina Amina Filali è ancor più giovane di Fakra: solo sedicenne. E’ stata abusata, picchiata e costretta a sposare il suo carnefice. Soffoca. Nel suo chiuso universo comprende che non può né deve tacere ma che, ancora, l’unica possibilità a lei concessa per urlare è tacere per sempre [l'articolo 475 del codice penale marocchino dà la possibilità allo stupratore di evitare il processo e il carcere sposando la sua vittima se questa è minorenne. ]. Lo fa. Tanto, quella non è vita. Non si tratta di suicidi, ma di omicidi per procura.

Daniel Zamudio è un ragazzo cileno di 24 anni, ma dalle foto ne dimostra quattro di meno. Ha uno sguardo tenerissimo e notturno, d’una inerme consapevolezza. Di quel che gli riserverà il destino. Sguardo di croci, di desideri e sospiri. Sguardo indagatore di segrete e vellutate gioie. Sguardo adolescente. Non so se i suoi coetanei aggressori abbiano occhi. Fatico a immaginarli, nei neonazisti. Sono occhi, i loro, che non guardano, ma vedono: la curiosità chirurgica e gelida dei criminali torturatori di Salò. Torturatori di ragazzi anch’essi, sadici sezionatori di occhi. Senza gioia, peraltro, senza nemmeno godimento sensuale. Seviziano Daniel, colpevole di essere omosessuale, per sei ore. Come accadde sette anni fa a un altro ragazzo gay, Matthew Shepard. Gli staccano un orecchio, gli massacrano il cranio, gli incidono svastiche sul corpo agonizzante. Forse non si divertono abbastanza, forse sono annoiati. Alla fine lo massacrano di botte e lo lasciano lì esanime sul selciato. Come quel Nazareno in croce col quale si era deciso di farla finita, e allora tanto valeva una lancia nel costato. Daniel defunge dopo breve agonia e senza aver ripreso conoscenza. Del resto, era impossibile. E i crocifissi moderni non hanno resurrezione.

Altrove. Nuova Delhi, India. Un giovane attivista tibetano, Ciampa Yeshj, 26 anni, muore dopo essersi dato fuoco per protesta contro la visita del leader cinese Hu Jintao, a capo di uno dei governi più tirannici del mondo, soprattutto verso la minoranza tibetana. Una dittatura con la quale il democratico Occidente, sensibile ai diritti umani, non ha scrupoli a intessere affari. A Bologna Giacomo, artigiano 58enne oberato dai debiti, compie lo stesso gesto davanti alla sede dell’Agenzia delle Entrate. Vittima d’un fascismo non meno spietato, quello del Mercato. Un ragazzo romeno cerca di soccorrerlo, ma senza successo. Lui glielo ripete, con ostinazione da martire perduto, prima di sprofondare nel buio: voglio morire. Nemmeno tanto per i soldi: per la vergogna. Chiede persino scusa del gesto di cui pure è convinto. Come annota acutamente Michele Serra (“Repubblica” di ieri), solo i galantuomini avvertono il peso del loro debito, solo gli onesti se ne lasciano travolgere, al contrario dell’evasore, che esibisce la propria filibusteria come un trofeo. E la lista non è conclusa. Contemporaneamente, a Verona, un operaio edile marocchino di 27 anni si brucia davanti al municipio di Verona. Non riceveva lo stipendio da quattro mesi.

Morti, tutte, che ardono. Quasi tutte accomunate dal fuoco: barbare, primitive, mattanze dell’ingiustizia, della discriminazione e del potere, politico ed economico. Solo all’apparenza maturate in contesti diversi, hanno in realtà un unico comun denominatore: la disumanizzazione. Ordalie, provocazioni, smembramenti, questi addii al calor bianco, quest’incenerimento grondante sangue, ci riporta al presente impassibile, ci rilascia alla pietra, all’urlo primordiale, spaventoso, immane. E colpevole. La lunga Quaresima sembra non aver fine.

FONTE : http://www.mentecritica.net/quaresimale/leggere/daniela-tuscano/24946/