Il primo maggio non è piu’ la festa dei lavoratori ma la commemorazione dei caduti.(Gio’ Chianta)


Il primo maggio non è piu’ la festa dei lavoratori ma la commemorazione dei caduti.
 
Gio’ Chianta
 

In Italia 71 mila persone vivono in roulotte e baracche: il triplo rispetto a 10 anni fa.


Uno dei dati piu’ degni di nota rilasciato dall’Istat sui rilevamenti dell’ultimo Censimento sono quelle 71. 101 persone che nel modulo del censimento hanno dichiarato di vivere in tende, roulotte, baracche e accampamenti di fortuna vari. Questo dato risulta ancora piu’ sconvolgente se si pensa che nel 2001 le persone che dichiaravano la medesima cosa erano 23 mila.

Il dato si presta a molteplici letture e considerazioni. Molto maliziosamente si potrebbe dire che un conto è dichiarare di vivere in una baracca e un conto e’ viverci realmente. Paradossalmente, tra questi 71.101 ci potrebbero essere dei furbacchioni che dichiarano di vivere in baracche mentre in realtà vivono in lussuose ville intestate a società offshore di qualche paradiso fiscale e allo stesso tempo non ci potrebbero essere tante persone che realmente vivono in baracche perché non hanno compilato nessun censimento: fantasmi per lo Stato.

Detto questo, togliendo i furbacchioni e mettendo dentro quelli non censiti il risultato credo non cambierebbe di molto: in Italia circa 70 mila persone vivono in roulotte e baracche.

E dire che l’Italia è piena di abitazioni: 28. 863. 604 mentre gli edifici sono 14. 176. 371. Visti i numeri, non sembrerebbe un’ impresa titanica trovare una migliore sistemazione ai 70 mila.   

Credo che nei prossimi dieci anni si passerà da 70 a 200 mila. Questo perché il governi non solo non si occupano di trovare una sistemazione a chi non possiede una casa ma perseverano nel tassare sempre di piu’ chi ancora la possiede. Il risultato ? Molti, impossibilitati a pagare l’IMU,  saranno costretti  a vendere la seconda casa e altri anche la prima. E cosi’ come piace ai governi, la ricchezza ”immobiliare” sarà detenuta da un numero sempre piu’ ristretto di persone.

Gio’ Chianta

La disoccupazione adulta


di Luchino Galli – Mai Più Disoccupati
 

Attualmente in Italia si tende a identificare la disoccupazione con la disoccupazione giovanile.

Ma c’è anche un’altra disoccupazione: quella adulta, un drammatico fenomeno sociale in continua crescita, che coinvolge già milioni di persone!

Se la disoccupazione giovanile “tarpa le ali” ai nostri ragazzi, impedendo loro di progettare e costruire il proprio futuro, la disoccupazione adulta si abbatte sulle persone sradicando vite, devastando famiglie, dissolvendo percorsi esistenziali …

E se non si è supportati da una rete di salvataggio, da parenti e amici, se non si dispone di adeguate risorse proprie, è la morte civile, il nulla, l’annichilimento dello stesso diritto di vivere, in quanto la disoccupazione adulta precipita persone e famiglie in una spirale di povertà, anticamera di un’emarginazione ed esclusione sociale dalle quali può non esserci ritorno.

Troppo spesso ai disoccupati adulti il mercato del lavoro preclude qualsiasi opportunità di reinserimento lavorativo, discriminandoli per motivi anagrafici. Over 50, over 40, over 35… ormai è una deriva inarrestabile!

Nel momento in cui scrivo di disoccupazione adulta, non intendo contrapporla a quella giovanile, ma rimarcarne l’esistenza!

La disoccupazione giovanile e la disoccupazione adulta sono due facce della stessa bruttissima moneta, una moneta indesiderata che milioni di persone nel nostro Paese, loro malgrado, portano in tasca.

Vite sospese e interrotte, umiliate da una precarietà assoluta, totalizzante, che giorno dopo giorno annichilisce e avvelena l’esistenza, negando il presente e il futuro a intere generazioni: genitori e figli.

La disoccupazione adulta è la meno conosciuta, quella di cui più si tace!

Il primo passo per affrontare il drammatico fenomeno sociale della disoccupazione adulta è riconoscerne invece l’esistenza, analizzandone le dinamiche e le peculiarità, per contrastarla con interventi mirati e qualificati.

Ricordiamoci che essere disoccupati – da adulti – spesso vuol dire non riuscire a far fronte alle scadenze economiche più impellenti: rate del mutuo, canoni di locazione, bollette di acqua, luce, gas, spese per la salute della famiglia, per l’istruzione dei figli, le stesse spese alimentari…

Sono molti i disoccupati che per la mancanza di adeguati ammortizzatori sociali rischiano di finire letteralmente per strada. Mario Furlan, fondatore dei City Angels, lamenta una situazione sempre più angosciosa:Aumentano i clochard, ma l’aspetto più inquietante è l’incremento degli insospettabili, persone che si presentano bene e che non diresti affatto si trovino in situazioni drammatiche, che ci chiedono cibo, vestiti e addirittura coperte e sacchi a pelo per scaldarsi nel letto”.

I senzatetto sono in maggioranza uomini, soprattutto 40enni, che hanno perso il lavoro…