Quanti sciacalli sul terremoto.


Le varie forma di sciacallaggio sui terremotati non si contano piu’.

C’è quello classico: i delinquenti che girano per le citta’ distrutte e rubano tutto quello che c’è da rubare.

 C’è quello imprenditoriale: gli affaristi che alla notizia di un terremoto ridono di gusto perché sentono già l’odore dei soldi, soldi “ a palate” dagli appalti per la ricostruzione.

  C’è quello bancario: le banche che applicano le commissioni bancarie anche sui bonifici dei cittadini che hanno scelto di donare dei soldi a favore dei terremotati.

C’è quello politico: un partito che tra una scossa e l’altra, tra un morto e l’altro, nella confusione generale, ripresenta in Parlamento  la “salva-Ruby”, ennesima legge ad personam per non far finire quel “soggettone” nella patrie galere.

E vedrete che di giorno in giorno gli sciacalli aumenteranno. Lo sciacallo, quello vero, se confrontato all’uomo sciacallo non è altro che un tenero animale…

Ci sara’ un terremoto catastrofico nel sud Italia. Ne vogliamo parlare o facciamo finta di niente ?


Sarà che al sud ci vivo, sarà che in questi giorni tutti siamo terrorizzati dalla possibilità che anche dalle nostre parti possa scatenarsi un possibile terremoto e ogni tanto guardiamo se quell’oggetto posto su quel mobile si muove, sarà per tutti questi motivi che le parole di Alessandro Martelli, presidente del centro ricerche Enea di Bologna, non solo non ci lasciano indifferenti ma aumentano ulteriormente l’ angoscia di molti italiani.

Ma cosa ha detto Martelli ? In un’intervista ha dichiarato:  “Più del Nord adesso però mi preoccupa il Sud. Per il Nord c’erano stati due studi. Uno allarmava per un eventuale terremoto e l’altro no. Ed è arrivato il terremoto in Emilia. Per il Meridione, invece, esiste un allarme più grave in arrivo perché lì sono stati applicati tre modelli di studio. Tutti e tre danno l’allarme rosso. Quindi questo preoccupa oltretutto perché prefigura un eventuale terremoto molto violento. “

Subito è arrivata la replica di Stefano Gresta, capo dell’ INGV: Non c’è modo migliore di quello di approfittare delle sensibilità delle persone per accaparrarsi qualche centinaio di milioni di euro sulla prevenzione sismica, quando non ce ne sarebbe assolutamente bisogno. Le previsioni attualmente hanno un margine di errore e di incertezza troppo ampio per poter essere utilizzate nella pratica. E chi ha fatto quelle previsioni non ha detto quanti falsi allarmi ha generato negli anni quello strumento, quante volte è stato previsto un evento che poi non si è mai verificato. E che facciamo, spostiamo milioni di persone per due anni e blocchiamo mezza Italia per un evento che magari poi non si verificherà?”

Partiamo dal presupposto che chi scrive non è un esperto del settore e come tutti coloro che non capiscono nulla di terremoti è parecchio confuso e non sa bene a chi credere. Peraltro, è stupefacente notare come due esperti del settore dicano cosa molto differenti e si contraddicano tra loro.  Se anche l’attività scientifica diventa materia sulla quale filosofeggiare non siamo messi molto bene.

Ho letto le varie interviste di Martelli e su alcuni punti devo contestare le dichiarazioni di Gresta. Martelli non ha mai parlano di un terremoto che avrà luogo un una data x, in un luogo x.  Ha parlato di tre modelli di studi che hanno portato tutti alla stessa conclusione: ci sarà un terremoto di forte intensità nel sud Italia nel breve o nel lungo periodo (2 anni).

Martelli ha anche dichiarato che il terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna era stato previsto e già a marzo era stato diramato un allarme e ha sottolineato che in questi casi non è possibile spostare migliaia di persone da una zona all’altra in attesa del sisma ma è possibile verificare le zone strategiche, organizzare la protezione civile e informare la popolazione su come deve comportarsi in questi casi.

Un sindaco di una delle cittadine maggiormente colpite dal sisma ha dichiarato come fino al 2003 quelle zone non erano nemmeno catalogate delle mappe sismiche e qui ci sarebbe molto da discutere visto che ben dieci anni prima, in un convegno di geologi, si parlo’ delle strutture del sottosuolo del ferrarese e venne sottolineato come quelle aree fossero molto vulnerabili.

Tornando al sud Italia, naturalmente nel fantastico mondo del web sono girate la notizie piu’ assurde: profezie di vario tipo e varie teorie astronomiche secondo le quali dal 3 al 6 giugno potrebbe verificarsi un evento catastrofico.

Siccome si parla piu’ della famosa profezia Maya che dello studio scientifico del professore Martelli sarebbe il caso che cominciassimo a parlarne seriamente senza metterci in mezzo profezia o teorie create appositamente da noti ballisti del settore. Anche perché non oso nemmeno immaginare cosa potrebbe accadere se gli studi di Martelli fossero corretti.

Gio’ Chianta

 

 

Fermare il calcio ? Agli italiani togliete anche il pane ma non il calcio: scatenerebbero la prima rivoluzione italiana.


Viviamo giorni parecchio complicati ma piu’ delle notizie sul terremoto, sull’attentato di Brindisi, sui suicidi legati alla crisi  quello che, probabilmente,  ha colpito di piu’ l’immaginario collettivo è stata una dichiarazione del Premier Monti in riferimento allo scandalo sul calcio scommesse: “E’ triste e fa rabbrividire quando il mondo dello sport si rivela un concentrato di fattori deprecabili. Credo, e non e’ una proposta del Governo ma un mio desiderio, che il calcio andrebbe fermato per almeno 2-3 anni”.

Non pensavo Monti fosse, inconsapevolmente, un rivoluzionario. Perchè gli italiani  non farebbero mai una rivoluzione nemmeno se stessero morendo di fame ma per il calcio sarebbero disposti a scatenare la prima rivoluzione italiana. Si vede che storicamente siamo un Popolo nel pallone.

NON SONO ESSERI UMANI, SONO SOLO SCIACALLI. Mentre l’italia crolla e la gente muore il Pdl ha un solo pensiero: salvare Berlusconi dal processo-Ruby


Di Giacomo Salerno

L’Italia si ferma per l’Emilia. Il Pdl ripresenta la salva-Ruby.

Vi ricordate come ridevano al telefono mentre la gente moriva a L’Aquila?
La norma limiterebbe il nuovo reato di concussione per induzione alla sola attribuzione di una «utilità» o di un «vantaggio» patrimonali.

Sono poco più di trenta gli emendamenti presentati dai deputati-avvocati del Pdl maggiormente impegnati nell’esame del ddl anticorruzione: Manlio Contento, Francesco Paolo Sisto e il capogruppo in commissione Giustizia Enrico Costa. Tra le norme, è ricomparsa per l’esame dell’aula quella che è stata ribattezzata ‘salva- Ruby’, che cioè limita il nuovo reato di concussione per induzione alla sola attribuzione di una «utilità» o di un «vantaggio» patrimonali.

Silvio Berlusconi, nel processo che lo vede imputato per concussione, non è accusato di aver ricevuto un vantaggio patrimoniale dal suo intervento sulla Questura di Milano, ma solo l’utilità del rilascio di Ruby, la minorenne marocchina coinvolta nelle «serate eleganti» di Arcore.

«L’emendamento – ha spiegato il suo presentatore Sisto – non nasce assolutamente dal processo Ruby ma da un caso in cui era accusato un sindaco di aver avuto una ‘utilità politica facendo dimettere un consigliere».

Quale sia questo processo, però, Sisto non lo ha precisato. Tra gli altri emendamenti presentati dai deputati del Pdl rispetto alle norme proposte dal ministro della Giustizia Paola Severino e approvate in commissione ce ne sono molti che propongono riduzione delle pene, sia minime che massime, per corrotti e corruttori: «Siamo per una pena costituzionale, umana e tendente alla rieducazione».

Incidere sulle pene massime può abbreviare i tempi di prescrizione, mentre abbassare le pene minime può voler dire consentire in prospettiva un diverso tipo di esecuzione delle pene per gli eventuali: maggiore accesso alla condizionale o all’affidamento ai servizi sociali.

Anche il Pd ha presentato alcuni emendamenti qualificanti: «Abbiamo chiesto un aumento per il reato dei concussione per induzione – ha precisato Donatella Ferranti – eventualmente anche solo della pena massima, per riportarlo a congruità rispetto all’altro profilo di concussione. Chiediamo maggiore effettività delle pene accessorie: interdizione dai pubblici uffici, interdizione dalla contrattazione (cioè dalla possibilità di partecipare a gare d’appalto, ndr), risoluzione del rapporto d’impiego».

Il Pd ha presentato anche delle richieste sul tema della prescrizione: «O il raddoppio dei termini o un allungamento dei tempi in presenza di atti interruttivi della prescrizione come ad esempio una sentenza di condanna». Le votazioni nell’aula della Camera inizieranno domani pomeriggio.

FONTE : http://giacomosalerno.wordpress.com/2012/05/29/non-sono-esseri-umani-sono-solo-sciacalli-mentre-litalia-crolla-e-la-gente-muore-il-pdl-ha-un-solo-pensiero-salvare-berlusconi-dal-processo-ruby/

LA REPUBBLICA SIAMO NOI


Roma, sabato 2 Giugno 2012
Ore 15.00 P.zza della Repubblica

Manifestazione nazionale


Per l’attuazione del risultato referendario, per la riappropriazione sociale e la tutela dell’acqua e dei beni comuni, per la pace, i diritti e la democrazia, per un’alternativa alle politiche d’austerità del Governo e dell’Europa


Ad un anno 
dalla straordinaria vittoria referendaria, costruita da una partecipazione sociale senza precedenti, il Governo Monti e i poteri forti si ostinano a non riconoscerne i risultati e preparano nuove normative per consegnare definitivamente la gestione dell’acqua agli interessi dei privati, in particolare costruendo un nuovo sistema tariffario che continua a garantire i profitti ai gestori.

Non solo. Da una parte BCE, poteri forti finanziari e Governo utilizzano la crisi economico-finanziaria per rendere definitive le politiche liberiste di privatizzazione dei beni comuni e dei servizi pubblici, di smantellamento dei diritti del lavoro, del welfare e dell’istruzione, di precarizzazione dell’intera vita delle persone. Dall’altra le politiche d’austerità ridimensionano il ruolo dell’intervento pubblico per poi alimentare l’idea che la crescita sia possibile solo attraverso investimenti privati, che in realtà si appropriano dei servizi e devastano il territorio.

E’ in atto il tentativo di imporre definitivamente il dominio delle “esigenze dei mercati” sulla democrazia, ovvero il diritto di tutte e di tutti a decidere collettivamente sul proprio presente e futuro.

Il 2 giugno è da sempre la festa della Repubblica, ovvero della res publica, di ciò che a tutte e tutti appartiene. Una festa ormai da anni espropriata alle donne e agli uomini di questo Paese e trasformata in parata militare, come se quella fosse l’unica funzione rimasta ad un “pubblico”, che si vuole progressivamente consegnare agli interessi dei grandi gruppi bancari e dei mercati finanziari.

 

Ma la Repubblica siamo noi.

 

Le donne e gli uomini che nella propria quotidianità ed in ogni territorio lottano per la riappropriazione sociale e la tutela dell’acqua e dei beni comuni, per un welfare universale e servizi pubblici di qualità, per la dignità del lavoro e la fine della precarietà, per il diritto alla salute e all’abitare, per l’istruzione, la formazione e la conoscenza, per la trasformazione ecologica della produzione, a partire dal Forum Alternativo dei Popoli di Rio+20, per politiche di pace e cooperazione.

Le donne e gli uomini che, come nel resto d’Europa, pensano che i beni comuni siano fondamento di un nuovo modello produttivo e sociale.

Le donne e gli uomini che dentro la propria esperienza individuale e collettiva rivendicano una nuova democrazia partecipativa, dentro la quale tutte e tutti possano contribuire direttamente a costruire un diverso futuro per la presente e le future generazioni.

Crediamo sia giunto il momento in cui siano queste donne e questi uomini a riempire la piazza del 2 giugno.

Con l’allegria e la determinazione di chi vuole invertire la rotta.

Con la consapevolezza di chi sa che il futuro è solo nelle nostre mani.

 

Promuovono: Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua (Comitati Territoriali per l’Acqua del Friuli Venezia Giulia, Veneto, Trentino Alto Adige, Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Lazio, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna; Abruzzo Social Forum, Acea Onlus, Acli – Associazione Cristiana Lavoratori Italiani, Acu – Associazione Consumatori Utenti, Alternativamente.Info, Alternative Europa, Altrimondi, Arci, Associazione Acli Terra, Associazione Botteghe Del Mondo, Associazione Culturale Punto Rosso-Fma, Associazione Di Cooperazione Rurale In Africa E America Latina, Associazione Fratelli Dell’uomo, Associazione Malattie Da Intossicazione Cronica E/O Ambientale, Associazione Federativa Femminista Internazionale, Associazione Italia – Nicaragua, Associazione Italiana Amici Di Raoul Follereau, Associazione Link Onlus, Associazione Medica N.A.Di.R., Associazione Michele Mancino, Associazione Naturista Europea, Associazione Nazionale Dei Comuni Virtuosi, Associazione Ong Italiane, Associazione Per La Decrescita, Associazione Rossoverde, Associazione Sinistra Critica, A Sud Ecologia e Cooperazione Onlus, Attac Italia, Associazione Universitaria Per La Cooperazione Internazionale, Beati i Costruttori Di Pace, Carta, Campagna Per La Riforma Della Banca Mondiale – CRBM, CIPAX – Centro Interconfessionale Per La Pace, Centro Nuovo Modello Di Sviluppo, CEVI- Centro Di Volontariato Internazionale Per La Cooperazione Allo Sviluppo, Chiama L’africa, CIPSI – Coordinamento Di Iniziative Popolari Di Solidarieta’ Internazionale, CNS – Ecologia Politica, COCIS – Coordinamento Delle Organizzazioni Non Governative Per La Cooperazione Internazionale Allo Sviluppo, Comitato Acquasuav (Campagna Italiana Per La Salvaguardia Hasankeyf), Comitato Italiano Per Il Contratto Mondiale Sull’acqua, Comitato Tobin Tax, Commissione Globalizzazione e Ambiente Della Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Confederazione Cobas, Confederazione Nazionale Lavoratori, Coordinamento Nazionale Comunita’ Di Accoglienza – CNCA, CRIC – Centro Regionale Di Intervento Per La Cooperazione, Cvm – Comunità Volontari Per Il Mondo, Diocesi Di Termoli – Larino, Engim, Fairwatch, Fa’ La Cosa Giusta!, Federazione Lavoratori Della Conoscenza Cgil, Fiba Cisl – Federazione Italiana Bancari E Assicurativi Della Cisl, Fiom Cgil, Forum Ambientalista, Forum Difesa Salute, Forum Per La Democrazia Costituzionale Europea, Funzione Pubblica Cgil, Geologi Nel Mondo, Geologia Senza Frontiere, Gioventù Francescana d’Italia, Il Manifesto, Ipsia Istituto Pace Sviluppo Innovazioni Acli, Istituto Schole’ Futuro (TO), Federazione Delle Attività Dei Gesuiti Nel Sociale (Jsn), Lavoro E Societa’ Cgil, Legambiente, Libera, Liberazione, Lila Cedius, Lvia – Associazione Solidarieta’ E Cooperazione Internazionale, Lunaria, Mani Tese, Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani, Medicina Democratica, Mountain Wilderness, Movimento Consumatori, Movimento D’agape, Movimento Libero Perseo, Movimento Per La Decrescita Felice, Movimento Resistenza Continua, Network Riprendiamoci Il Pianeta, Ordine Francescano Secolare Minori D’italia, Pane E Rose Onlus, Pax Christi, Quale Stato, Rete Lilliput, Rete Nazionale Rifiuti Zero, Rete NO INC, Rete Nuovo Municipio, Rete Per Una Cultura Sostenibile E Indipendente, Rete Degli Studenti Medi, Rete 28 Aprile Nella Cgil, Senza Confine Onlus – Associazione Per Lo Sviluppo Dei Popoli, Servizio Civile Internazionale, Sbilanciamoci, Sindacato Dei Lavoratori (Sincobas E Sult), Sdl Intercategoriale, Slow Food Italia, Terres Des Hommes, Umanisti Per L’ambiente, UISP – Unione Italiana Sport Per Tutti, Unione Degli Studenti, Unione Degli Universitari, Un Ponte Per…, U.S.B., Verdi Ambiente e Societa’ – Vas Onlus, WWF Italia, Associazione Yaku), Altramente, Associazione Culturale TerradelFuoco, Associazione socio-culturale InFormazione InMovimento Legnano Arese, Associazione Medici contro la tortura ONLUS, Autorecupero San Tommaso – Roma, Comitato No Debito, Comitato “SI alle energie rinnovabili NO al nucleare”, Coordinamento Lavoratrici e Lavoratori Autoconvocati, FLARE – Freedom Legality And Rights in Europe, Forum Sinistra Europea, Gas Veg(etari)ano di Roma LasVeGas, Gas Testaccio Meticcio di Roma, Istituto Secolare Servi della Chiesa, Movimento “2 Giugno”, Movimento Pensiero Meticcio, Nuovo Cinema Palazzo – Roma, Presidio No Dal Molin – Vicenza, Roma non si vende, Rete della Conoscenza, RSU FIOM di SELEX-SI Roma, Scintilla Onlus, Unione Inquilini di Roma e del Lazio

Sostengono: Comunisti Uniti, Ecologisti e Reti Civiche Verdi Lazio, Federazione della Sinistra di Roma, Federazione della Sinistra, Federazione dei Verdi, Giovani Comunisti, Partito dei Comunisti Italiani, Partito Rifondazione Comunista, Piattaforma Comunista, Sinistra Ecologia e Libertà

Per adesioni scrivere a segreteria@acquabenecomune.org

FONTE  http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php

Cosa succede in Vaticano


Già, cosa succede in Vaticano. Senza interrogativo. Perchè qualcosa di storico sta succedendo. Prima lo scandalo San Raffaele. Poi il caso Emanuela Orlandi con l’apertura della tomba di De Pedis, le indagini su don Vergari ma soprattutto le rivelazioni di padre Amorth su presunti festini hard. La novità più clamorosa è arrivata quasi in contemporanea con il licenziamento di Gotti Tedeschi, presidente dello Ior, la banca vaticana, cassaforte dei soldi oltretevere ma anche di tutti i segreti. Neanche il tempo di ragionarci su che arriva un episodio solo in apparenza minore: l’arresto del maggiordomo del Papa con l’accusa di aver diffuso documenti riservati. C’è già chi dice che Paolo Gabriele sia solo un piccolo agnello sacrificale e che la mente del veleno sia molto più raffinata e più in alto. Quello che appare certo è che dalle parti di via della Conciliazione è in atto una guerra terrena senza esclusione di colpi. Non sono addentro ai sacri segreti, ma chi ne sa più di me fa sempre due nomi: Bertone e Bagnasco. Con rispetto parlando, naturalmente.

fonte : http://pinoscaccia.wordpress.com/2012/05/25/cosa-succede-in-vaticano/

Terremoti, quella parola prevenzione che fa tremare la politica


Terremoto Emilia, parlano i geologi: “Basta morti con terremoti di 6 gradi”
Il presidente del Consiglio nazionale geologi, Gian Vito Graziano, commenta così il sisma in Emilia“Da noi un terremoto di 6 gradi provoca danni e morti. Non è più possibile. Serve prevenzione. Questa è la strada”.
“Ora però – ha proseguito - è il momento del fare. Sul posto a sostegno, fin dal primo sisma, ci sono nostre squadre. Ma sono due le cose da mettere in atto: la prima è intervenire sugli edifici contro il rischio sismico, la seconda è monitorare i terreni e vedere come questi reagiscono all’onda sismica”. “Ribadiamo che non è possibile geologicamente prevenire i terremoti, e in tal senso bisogna disinnescare una volta per per sempre questa polemica. Sui terremoti la strada maestra è la prevenzione sulle strutture”, ha detto Graziano.“

All’indomani del terremoto in Emilia Romagna, torniamo a recitare la favola di Pinocchio. Il saggio Grillo Parlante, il Consiglio Nazionale dei Geologi, viene nuovamente ospitato da giornali e tv e riconquista l’attenzione dei politici, ma verrà schiacciato, come al solito, dall’ultima scossa di assestamento. Quel colpetto che raddrizza tutto, territorio e coscienze, e che in Italia mette a tacere rischi e pericoli il tempo che basta a rimandare investimenti di vitale importanza.

Il refrain lo conosciamo tutti e lo ricordiamo anche oggi che è doveroso farlo: tre milioni di persone abitano in zone ad alto rischio sismico in Italia. I terremoti che scuotono la penisola sono circa duemila ogni anno ma non bastano a dare una scossa al costruito…male. Sei milioni gli edifici che si trovano in aree a rischio e le mappe sismiche sono troppo vecchie, andrebbero aggiornate. Il presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, Gian Vito Graziano, spiega che per mettere in sicurezza un patrimonio simile occorrono anni e… tanta pazienza. Ma anche rassegnazione: rassegnarsi ad un’opera giusta che non porta voti.

Cosa che evidentemente la politica non ha intenzione di fare, nemmeno ora che, tecnicamente parlando, dei voti non gliene può fregare di meno. Alla sola parola prevenzione tremano, quasi fosse impensabile stanziare fondi per la messa in sicurezza dei cittadini. Perché se si sta ancora a discutere sulla previsione, più o meno possibile, dei terremoti, di sicuro c’è già l’utilità degli interventi di prevenzione sugli edifici esistenti.

Il Consiglio Nazionale dei Geologi chiede al Premier Monti l’istituzione di un Fascicolo del Fabbricato, un libretto sanitario che accompagni gli edifici, valutandone le condizioni statiche e sismiche. Ma, per sua stessa amara constatazione, sa che sono parole al vento. Lo dimostrano gli appelli, ancora inascoltati, alla prevenzione che hanno seguito le alluvioni in Liguria. A distanza di sei mesi nulla è cambiato, malgrado le promesse compassionevoli della nostra fatina nel post disastro.

Come spiega Giuliano Antonielli, geologo ligure e Consigliere nazionale dei geologi:

Il territorio è fragile e non è più in grado di sostenere eventi atmosferici di una certa portata. Il problema è che bisogna cambiare completamente l’approccio con il territorio. Una corretta gestione del territorio è una questione principalmente culturale. Non è possibile che una Regione come la Liguria non possegga un vero Servizio Geologico.

Per Antonelli gli interventi di recupero del territorio e difesa del suolo rappresenterebbero un volano per l’economia, lo ricordavamo anche qui. Concetto ribadito anche all’epoca dell’alluvione di Genova. D’altra parte, lo Stato non solo non si fa carico della prevenzione, ma rinuncia anche a quegli interventi deux ex machina post calamità. Lo ricorda lo stesso Graziano, spiegando che il decreto legge che riforma la Protezione Civile prevede invece l’intervento delle Regioni che possono aumentare il prezzo della benzina di 5 centesimi per compensare le spese straordinarie sostenute o stipulare delle assicurazioni, come avviene negli Stati Uniti.

La Federconsumatori esprime a riguardo tutta la sua indignazione:

Siamo allibiti di fronte alla vergognosa ipotesi di mancato risarcimento dello Stato in caso di calamità naturali. La norma contenuta nella riforma della Protezione civile, insieme alla famigerata tassa sulla disgrazia, non è ancora operativa in quanto manca il regolamento che dovrebbe essere emanato dal governo di concerto con il ministero dell’Economia e dello Sviluppo economico, la conferenza Stato-Regioni e l’Isvap.

Intanto il Consiglio Nazionale dei Geologi ha spiegato che la terra potrebbe tremare per settimane, a causa dell’attività dell’Appennino sotto la Pianura Padana. Non si escludono nuove scosse, anche di magnitudo elevata. L’unico modo per difendersi da danni ancora maggiori è studiare la risposta sismica dei terreni, impedendo di costruire nelle aree in cui l’intensità sismica risulta amplificata e mettendo in sicurezza gli edifici esistenti.

La scossa di ieri ha distrutto decine di edifici storici. Ci sono danni per milioni di euro e reperire risorse per la ricostruzione del patrimonio storico-culturale è impresa ardua oggi. D’altra parte, come insegna il nuovo Umanesimo di Tremonti, la storia e la cultura non si mangiano, facciamo pure a brandelli la nostra identità e ripartiamo dagli ecomostri, dimenticando le terzine infernali che non fanno crescere il Pil.

Ad ogni modo, ieri ci sono stati danni per milioni di euro (250, secondo le stime) anche nelle campagne, negli allevamenti, sono andate perse 200 mila forme di Parmiggiano Reggiano (anche con quelle non si mangia?) e sono crollati, provocando dei morti, persino capannoni industriali costruiti appena dieci anni fa. In alcuni fabbricati mancavano persino le travi centrali. E questo la dice lunga su un Paese che rinuncia a ricostruire il passato e non stanzia risorse per mettere in sicurezza il futuro. Il presente è una calamità statica ed insostenibile. E manca la fatina dei denti a restituirci il sorriso.

FONTE : http://www.ecoblog.it/post/15795/terremoto-emilia-romagna-prevenzione-rischio-sismico-italia-geoologi

http://www.modenatoday.it/cronaca/terremoto-emilia-29-maggio-2012-geologi.html
http://www.facebook.com/pages/ModenaToday/125552344190121

TERREMOTO EMILIA ROMAGNA:UN DOCUMENTO DEL 1993 ANTICIPA I FATTI DI OGGI.


Ecco il documento: http://speciali.espresso.repubblica.it/pdf/Ferrara_e_i_terremoti.pdf

L’associazione dei geologi della provincia di Ferrara in un convegno datato 12 febbraio 1993 parlarono, tra le altre cose, dei terremoti che nel ’500 colpirono il ferrarese, le cui cronache sembrano terribilmente simili a quelle di oggi. Potrete leggere anche una minuziosa analisi delle strutture del sottosuolo ferrarese e le considerazioni-indicazioni degli esperti.

Insomma, nulla di nuovo sotto il sole, gli studi ci sono, le cose si sanno ma anche oggi si continua a costruire anche laddove le strutture del sottosuolo lo sconsiglierebbero. E non è certo un caso che il precedente governo voleva costruire una centrale nucleare ad Ostiglia, ovvero a 30 km dall’epicentro del terremoto, un referendum ci ha salvato…

 

No alla parata, l’altro 2 giugno


Al posto di militari e mezzi vorrebbero veder sfilare lavoratori e famiglie. Numerose associazioni, molte delle quali di ispirazione cristiana, contestano la parata. Ecco cosa chiedono.

Il prossimo 2 giugno, invece di carri armati e missili, vorrebbero veder sfilare lavoratori e famiglie. Numerose associazioni, molte delle quali di ispirazione cristiana, contestano la parata militare organizzata a Roma lungo i Fori Imperiali in occasione della Festa della Repubblica.

Tanti faticano a riconoscersi in quella che considerano un’inutile esibizione di macchine da guerra. Inutile e dispendiosa, visto che la parata dovrebbe costare circa 4 milioni di euro: spesa assurda secondo le associazioni, che sostituirebbero volentieri il carosello delle Forze armate con una riflessione sull’Italia “reale” e sui valori di pace e nonviolenza inscritti nel Dna della nostra Repubblica. Tanto più in un momento difficile, con la crisi che non risparmia nessuno e milioni di persone costrette a lottare per non andare a fondo. Per chi ha conosciuto da vicino il potere distruttivo delle armi, l’idea di una parata militare è quanto mai  inaccettabile.

 Don Renato Sacco (Pax Christi) è stato molte volte in Irak, anche durante la guerra. «Possibile che il solo modo per celebrare la nostra Repubblica sia l’esibizione muscolare della violenza? – si domanda – Possibile che le eccellenze del nostro Paese si riducano a una carrellata di strumenti di morte? Me lo chiedeva nel 2003 una catechista di Mosul, ricordandomi anche le tante armi vendute dall’Italia al regime di Saddam Hussein: “Ma voi sapete ragionare solo con le armi?”». Don Renato, sacerdote della diocesi di Novara, abita non lontano dalla base militare di Cameri, dove verranno assemblati gli ormai noti (perché discussi) cacciabombardieri F-35. «Parliamo di velivoli di attacco e non di difesa, concepiti per trasportare anche testate nucleari. Come possiamo ritenerci ‘soddisfatti’ se il Governo ne acquisterà ‘solo’ 90 anziché 131?».

E’ in scelte politiche come questa che secondo don Renato Sacco si scorgono i segnali di «una pericolosa e persistente cultura della guerra, spesso nascosta dietro la retorica della difesa dei valori della nostra civiltà.Ma proprio perché nei momenti di crisi la retorica si fa strada più facilmente e rischia di degenerare, ora più che mai non bisogna abbassare la guardia». «Una festa – spiega ancora il sacerdote – dovrebbe essere un momento di convivialità e di incontro. Quando invece prevale la violenza si parla di “festa degenerata”. Sappiamo bene che le armi sono di per sé distruttive. Infatti, come ci ricorda il magistero della Chiesa, in particolare nel documento “La Santa Sede e il Disarmo” del 1976 “gli armamenti, anche se non messi in opera, con il loro alto costo uccidono i poveri, facendoli morire di fame” . Se ragioniamo con questa logica, dunque, una sfilata di armi non è altro che una festa degenerata».

Ben diversa la variegata e coloratissima “parata” che don Renato avrebbe in mente: «Mi piacerebbe veder sfilare i credenti accanto ai non credenti, i lavoratori ma anche i tanti disoccupati, i precari, gli studenti, gli artisti, gli sportivi, le persone disabili, i missionari, le casalinghe, i pensionati. Insomma, tutti quelli che rappresentano il vero motore del Paese. E soprattutto vorrei veder sfilare tanti giovani».

E’ questa una riflessione che si incontra anche nelle parole didon Tonio Dell’Olio, responsabile Settore Internazione di Libera, rete di associazioni impegnate contro le mafie: «Prima ancora che per questioni economiche critichiamo la parata per tutto quello che rappresenta. Oltretutto le forze armate, non dimentichiamolo, hanno già una loro festa, che si celebra ogni anno il 4 novembre». Secondo don Tonio, per festeggiare davvero il 2 giugno bisognerebbe cambiare rotta: «aprire gli occhi sulle reali priorità del Paese, soprattutto sulle fasce deboli, che in questo momento stanno pagando il prezzo più alto della crisi, come dimostrano le file interminabili di chi si affolla davanti a mense per i poveri, sportelli d’ascolto e servizi sociali».

Ma a don Tonio, sacerdote impegnato nella lotta contro le mafie, c’è un aspetto che sta particolarmente a cuore: «Purtroppo vediamo aumentare il numero dei giovani che si inseriscono nei vari clan malavitosi. E troppe volte ci illudiamo che la criminalità organizzata si combatta solo con gli strumenti repressivi, dimenticando che la prevenzione si fa innanzi tutto con politiche sociali adeguate e con l’azione culturale». Anche per questo, conclude il sacerdote, «mi piacerebbe che nella sfilata del 2 giugno ci fosse uno spazio per i parenti delle vittime di mafia». Le associazioni coinvolte nella protesta esortano i cittadini a segnalare sul sito del Governo la parata del 2 giugno come spreco. Invitano anche gli interessati a scrivere una lettera di dissenso indirizzata al presidente Napolitano. In particolare il movimento Pax Christi ha preparato una sorta di “lettera aperta comune”, che ciascuno può “personalizzare” in base alle proprie sensibilità.

Un appello al Capo dello Stato arriva anche dal Cipsi (Coordinamento Iniziative Popolari di Solidarietà Internazionale). «Stiamo soffrendo le convulsioni di una crisi senza precedenti –sottolinea Guido Barbera, presidente Cipsi - con una disoccupazione crescente che colpisce soprattutto i giovani e le donne. Aumentano i numeri della cassa integrazione che spesso diventa la via per arrivare alla mobilità e, quindi, al licenziamento. Assistiamo quasi quotidianamente ad una inquietante catena di suicidi da parte di piccoli imprenditori che non riescono più ad andare avanti. Il potere d’acquisto dei salari continua a diminuire e non si riesce a trovare risposta al dramma di almeno 350.000 esodati senza lavoro e senza diritto alla pensione. Non si può pensare di festeggiare la nostra Repubblica ignorando queste situazioni».

«La politica è latitante, rappresentata da partiti che arrancano, incapaci di dare qualsiasi segnale di riforma e di cambiamento  – fa eco Eugenio Melandri, storica voce impegnata per il disarmo, direttore della rivista “Solidarietà Internazionale” -  Le cosiddette riforme continuano a essere solo annunciate, mentre le poche che si fanno vengono sistematicamente corrette per rispondere alle lobby più potenti e più forti. E i cittadini più anonimi restano inascoltati». Ecco perché, secondo il Cipsi, la parata militare del 2 giugno rappresenta «un vero e proprio vulnus al buon senso di qualsiasi persona o famiglia che trovandosi in difficoltà comincia a tagliare le spese meno necessarie».

Il 2 giugno si festeggia la Repubblica sorta sulle ceneri del fascismo e del secondo conflitto mondiale e, con essa, la Costituzione che «ripudia la guerra». La parata militare di via dei Fori Imperiali rappresenta invece il «ripudio della Costituzione». Per questo chiediamo al presidente della Repubblica di abolirla. È la proposta lanciata al termine del convegno “La pace, realismo di un’utopia. Ernesto Balducci e David Maria Turoldo vent’anni dopo (1992-2012)”, organizzato a Bolzano e Pietralba dal Centro pace del Comune altoatesino, dal 20 al 22 aprile scorsi (v. il prossimo numero di Adista Segni Nuovi, n. 19/12).

La lettera è già stata inviata a Giorgio Napolitano. Ma ora i promotori (fra gli altri Pax Christi, Movimento nonviolento, Tavola della pace, Cipax, Fondazione Ernesto Balducci e le riviste Mosaico di paceServitium e Testimonianze) invitano i cittadini, singoli o associati, a fare altrettanto.

«Essere costruttori di pace oggi significa obiettare al sistema di guerra e alle spese militari che la guerra rendono possibile», hanno scritto al presidente della Repubblica. «Vogliamo essere cittadini obbedienti alla Costituzione italiana, scritta subito dopo il flagello del secondo conflitto mondiale, e proprio per questo tesa al ripudio della guerra stessa», come dice l’articolo 11 della Carta che, all’articolo 1, «ci indica come la nostra Repubblica sia fondata sulla forza del lavoro». E fra questi due articoli ce ne sono altri, fondamentali, sui valori fondanti della Repubblica: la giustizia, la libertà, la salute, l’educazione. «Questo significa che i lavoratori devono costruire le condizioni per la dignità della vita di tutti coloro che vivono nel nostro Paese, e che la guerra (e la sua preparazione con la fabbricazione di armi terribili) è l’unico vero disvalore da espellere per sempre dal contesto sociale e civile. Per tutto questo – prosegue la lettera – non comprendiamo perché la Festa della Repubblica venga celebrata con le parate militari, la sfilata delle armi, la mostra degli ordigni bellici. È una contraddizione divenuta ormai insopportabile. Questo è il ripudio della Costituzione, non della guerra. È il rovesciamento della verità».

Il 2 giugno, a sfilare, dovrebbero essere «le forze del lavoro, i sindacati, le categorie delle arti e dei mestieri, gli studenti, gli educatori, gli immigrati, i bambini con le madri e i padri, le ragazze e i ragazzi del Servizio civile», ovvero «le forze vive della Repubblica», anche perché «i militari hanno già la loro festa, il 4 novembre, che ricorda “l’inutile strage” della prima guerra mondiale», come disse papa Benedetto XV. Quindi chiediamo a Napolitano «di abolire la parata militare, anche per rispettare la necessità di risparmio economico (l’anno scorso costò quasi 10 milioni di euro): inviti i giovani disoccupati e i pensionati come rappresentanti del popolo italiano in sofferenza».

Un analogo appello viene rivolto al capo dello Stato anche dalla Campagna Sbilanciamoci: «Insistere nel voler festeggiare la Festa della Repubblica con una costosa ed anacronistica parata militare nel pieno di una delle crisi economiche più gravi che sta attraversando il nostro Paese è una scelta profondamente sbagliata: uno schiaffo a chi perde il posto di lavoro e non arriva alla terza settimana del mese», dicono Giulio Marcon e Massimo Paolicelli, fra i principali animatori di “Sbilanciamoci!”. «Invitiamo il capo dello Stato, come capo supremo delle Forze armate, ad un ripensamento e ad annullare la parata destinando i soldi risparmiati al Servizio civile nazionale che proprio per mancanza di fondi rischia di morire». «Si parla tanto di risparmi, ma non per una parata inutile, costosa e retorica» aggiungono. La Repubblica «si può festeggiare in un modo più sobrio e senza esibizioni di carri armati e mezzi d’assalto».

In tempi di crisi, la parata militare del 2 giugno ai Fori imperiali costa decisamente troppo. Per questo motivo dal movimento pacifista si levano voci, trovando una sponda inattesa anche nel Pdm (Partito Diritti dei Militari), che chiedono di abolire la manifestazione per destinare ad altri scopi le risorse investite.

“Nel 2010, secondo i dati forniti dall’ex ministro della Difesa La Russa – fa notare Luca Marco Comellini del Pdm – hanno sfilato 5.600 militari, 442 civili, 260 mezzi, per una spesa di circa 3,4 milioni di euro. Di Paola ha annunciato l’intenzione di tagliare dal bilancio della Difesa 32.000 militari e 10.000 civili – prosegue Comellini – cominci a eliminare sprechi di risorse come la parata del 2 giugno e usi quei soldi per le forze armate. La parata – ricorda il segretario del Pdm – fu reintrodotta da Ciampi dopo che era stata cancellata nel 19 92, in un periodo di crisi economica grave come quella attuale. Non c’e’ niente da festeggiare: altro che mostrare carri armati in sfilata”, conclude.

Senza contare che la cifra dichiarata da La Russa “e’ senza dubbio al ribasso”, rincara Massimo Paolicelli della Rete italiana per il disarmo: “I costi complessivi sono difficili da individuare. Basti pensare alle spese accessorie – osserva Paolicelli – come quelle che dovra’ sostenere il Comune di Roma per pagare, ad esempio, gli straordinari dei vigili urbani per gestire il centro paralizzato. Solo le impalcature in via dei Fori Imperiali, l’anno scorso sarebbero costate circa 700.000 euro’

“Sarebbe meglio abolire del tutto la dimensione militare dalla festa del 2 giugno”, osserva Flavio Lotti, della Tavola per la pace. “E’ la festa della Repubblica e deve essere celebrata attraverso i cittadini, anche perche’ le forze armate hanno una loro festa il 4 novembre”, ricorda Lotti. “Per questo, con lo slogan ‘lavoro non bombe’ parteciperemo alla manifestazione del pomeriggio del 2 insieme a Cgil, Cisl e Uil. In un momento di scarsita’ di risorse – avverte Lotti – o scegliamo di investire sulla sicurezza armata o sul lavoro”.

Tutti chiedono piu’ trasparenza sui costi della manifestazione.
“Non siamo noi associazioni a dover fare i conti. E invece, l’anno scorso non e’ stato pubblicato il conto spese per l’accoglienza delle rappresentanze diplomatiche invitate alla parata del 150° anniversario della Repubblica: come se si trattasse di un segreto di Stato”, conclude Paolicelli.

FONTI : http://www.famigliacristiana.it/volontariato/organizzazioni/dossier/no-alla-parata-l-altro-2-giugno-.aspx

http://lucakocci.wordpress.com/2012/05/11/cattolici-e-pacifisti-la-parata-militare-del-2-giugno-ripudia-la-costituzione/

http://www.disarmo.org/rete/a/36299.html

L’importanza della parata del 2 giugno


 

Leggo in questi giorni articoli dove le persone esprimono tutto il proprio sdegno per la parata militare del 2 giugno.
Insomma, la festa della Repubblica non deve più godere della tradizionale sfilata di carri armati e forze dell’ordine perchè (per qualcuno) è uno spreco di almeno 10 milioni di euro e va contro il principio secondo cui l’Italia ripudia la guerra.
Allora, facciamo innanzitutto un po’ di ordine: l’Italia ripudia si la guerra ma come <<strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali >> (art.11 cost.). Quindi: l’Italia riconosce lo strumento della guerra solo in caso di difesa o, come continua l’art.11: <<consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo>>.
Chiarito questo equivoco (in cui molto spesso il popolo italiano cade), sciogliamo un altro dubbio. Dire che la parata militare del 2 giugno serve a mostrare al mondo la qualità dell’apparato bellico italiano è vero fino ad un certo punto. Anche se, non penso che si possa definire un delitto vantarsi di essere tra le prime 10 potenze militari a livello globale; ricordiamoci che siamo un periodo dove il rischio terrorismo (soprattutto internazionale) è costante, e in qualche modo bisognerà pure difenderci ( ci siamo poi per caso dimenticati che il nostro è il Paese delle stragi: Piazza della Loggia, Piazza Fontana…?).
Altro particolare: oltre a carabinieri, polizia, cacciabombardieri… alla parata del 2 giugno partecipano anche organizzazioni come la Protezione Civile, la Croce Rossa… Queste ultime uccidono le persone? Mettono bombe? Ovviamente no: la Protezione Civile ha l’arduo compito di intervenire immediatamente in caso di gravi calamità, la Croce Rossa è una organizzazione che rischia la vita al solo scopo di tutelare i civili a livello sanitario.
La parata militare dunque non ha un significato bellico, ma di unità nazionale: raccoglie tutte le forze che contribuiscono (nei settori competenti) a rendere grande questo Paese: i militari delle missioni di pace ( Nassirya vi ricorda qualcosa?), gli agenti delle scorte istituzionali (non erano per caso militari quelli che morirono a Capaci e Via d’ Amelio? Non era un militare il generale Dalla Chiesa?…), e poi la Protezione Civile, la Croce Rossa…
Insomma, è il 2 giugno, è la festa della Repubblica. E’ la festa di tutti gli italiani, di tutti quelli che credono e contribuiscono a rendere questo Paese migliore ogni giorno.
Cerchiamo di evitare facili (ed inutili) populismi.

 

Fonte: http://www.ilgrido.eu/index.php?set=102&blog_tool_id=&local_page=blog&left_local_page=&month=&year=&users_table=&dom_sld=ilgrido&dom_tld=eu&sito_gratis=&sito=&leggi_risposte=1433627