CAMBIARE SI PUO’. CONTINUARE E MIGLIORARE SI DEVE.

In una realtà in continuo divenire in cui oggi è già ieri, e in cui domani diventa oggi, non si capisce come possano ancora esserci oggi, nel mondo in cui viviamo, venditori di fumo. Chi promette cose che non potremmo mai avere, chi seduce gli animi corruttibili dei deboli. I deboli siamo noi. Un popolo vittima delle atroci scelte di chi governa o vorrebbe governare senza un minimo di morale. Ed oggi ci troviamo spiazzati difronte agli errori di una generazione che passa. Prima erano i figli della modernità. Poi sono diventate le vittime delle guerre e delle dittature. Poi i seguaci di un sogno ricostruttore che come ogni cosa potenzialmente degenerante, è degenerato. Nell’abusivismo. Si è abusato di tutto. Della dignità umana, della persona, della famiglia, del lavoro, dei sogni e ancor di più della “res publica”. Il disgregamento dell’unità della cosa pubblica, dello Stato, per seguire vigliacchi interessi personali. L’anteposizione della parte al tutto, del bene proprio al benessere generale ha riportato in luce quella profonda crisi di valori che caratterizzò il primo Novecento. Un periodo in cui tutto fu messo in discussione. In primis la condizione dell’uomo nelmondo. Un mondo ormai privo di certezze. Travolto dal caos dell’incertezza della metafisica, della religione, della morale stessa. L’uomo che cerca continuamente se stesso. Che perde la sua identità prima come individuo poi come “animale sociale”. In preda ad una profonda crisi esistenziale che lo pone al centro del mondo. Un mondo che danza sui piedi del caso. Un mondo privo di certezze assolute. Il nichilismo. L’inesistenza di valori e dogmi assoluti. Perché “Dio è morto”, disse Nietzsche. È caduto il mondo idealistico delle speranze promesse, del fare oggi in questo mondo per esserne ricompensati in un altro. Il momento è adesso.Tutta l’antica filosofia greca ruotava intorno ad unico fine. Quello di ricercare l’ αλήθεια (alèteia = la verità). Il bello delle parole è che nascondono un significato intrinseco. E l’ αλήθεια non è solo la verità, ma più precisamente è “ciò che non può essere nascosto”. In un mondo oramai in preda ad una profonda crisi ideologica ed esistenziale come quello in cui tutti noi oggi viviamo, è facile trovare conforto in buone promesse e parole vuote. Ma diffidiamo della distorsione della realtà, della mistificazione del mondo. Diamo concretezza alle parole senza abboccare come pesci all’amo.In un famoso mito, il mito della caverna, Platone racconta di uomini fatti prigionieri (prigionieri delle credenze dell’umanità) che vivono al buio in una caverna costretti a vedere proiettate su un muro davanti a loro soltanto ombre di uomini. Questi credono che quelli siano i veri uomini (ma non sono altro che le ombre di piccole statuette tenute dai portatori di simulacri, che non sono altro che “venditori di sogni”). Il problema sta nel fatto che gli uomini-prigionieri scambiano le ombre con la realtà. Ma se solo uno di loro riuscisse a liberarsi dalle catene (cioè a staccarsi dall’ignoranza e dalle credenze) si accorgerebbe delle statuette e capirebbe che la realtà sono le statue e non le ombre. Ma se in seguito il prigioniero liberato, riuscisse ad uscire dalla caverna scoprirebbe che la vera realtà non sono nemmeno quelle statuette. In un primo momento, avendo vissuto per anni nell’oscurità, abbagliato dalla luce non riuscirà a distinguere le cose reali e guarderà solo le costellazioni e il firmamento. Poi potrà guardare il sole e distinguere le cose reali godendo della loro bellezza. Quale uomo, dopo tutto questo, vorrebbe tornare alla vita precedente? Eppure, per salvare i propri compagni di schiavitù, se l’uomo tornasse nella caverna per “svegliare” i suoi compagni, i suoi occhi offuscati dall’oscurità non riuscirebbero a distinguere più le ombre e quindi verrebbe deriso dai suoi compagni, che lo prenderebbero per pazzo, finché infastiditi dal tentativo dell’uomo di portarli fuori dalla caverna, lo ucciderebbero (la stessa fine che fece Socrate per aver detto quella verità di cui si parlava prima).Ucciso per essere “tornato alla caverna”. E ritornare nella caverna significa per l’uomo mettere quello che ha visto, le proprie conoscenze a disposizione della comunità. “Così lo Stato potrà essere costituito e governato da gente sveglia e non già, come accade ora, da gente che sogna e che si combatte per delle ombre e si contende il potere come se fosse un gran bene” (Nicola Abbagnano).Una crisi culturale profonda contagia la politica, perché la politica siamo noi. La πόλεις (poleis) è la città. E parte da noi la riforma della nostra società. Soltanto superando la fase transitoria di una grave crisi morale di valori si può dare un nuovo senso alla nostra comunità e alla politica. Altrimenti una crisi politica, generata dalla perdita di valori e dal disinteresse collettivo genera una distorta analisi della realtà che inevitabilmente creerà politiche economiche altrettanto degenerative. A discapito della società stessa. E del mondo intero. Siamo cittadini del mondo ed è impensabile che pochi uomini al mondo possano arbitrare come un burattinaio, le vite di milioni di uomini. Esiste la politica buona. E tutti noi ci crediamo perché tutti noi contribuiamo in un modo o nell’altro a renderla migliore. Esiste una economia buona, uno strumento che può rendere migliore la vita di moltissimi uomini, nella sua essenziale funzione di scienza sociale. Ma tutto questo sarà possibile solo quando tutte le nostre teste saranno pronte ad accettare il nuovo, il diverso. Perché cambiare è possibile se solo tutti ci credessero. Keynes sosteneva che la difficoltà non sta nell’introdurre nuove idee, ma nello sradicare le vecchie, che si ramificano in tutti gli angoli del nostro cervello. Siamo noi la nuova generazione del cambiamento. E allora cambiamo. Nel rispetto dei nostri limiti perchè l’uomo, come pensava Rousseau, nel passaggio dal suo stato di natura allo stato di essere sociale, diviene inevitabilmente limitato, per rispetto delle regole sociali che una comunità impone, in vista del bene collettivo. Ma il bene generale, l’interesse generale, la “volontè generale” di cui Rousseau parlava, non è la volontà di tutti, del fare tutto per tutti anche se qualcosa fra queste è ingiusta o sbagliata, ma il fare tutto in vista del bene di tutti, del benessere della comunità intera. Soltanto quando l’interesse di tutti verrà anteposto al fine particolare verrà meno quell’abusivismo morale dell’approfittarsi dell’ altro, dello sfruttamento di chi non può, moralmente o materialmente, migliorare la propria condizione. Perché l’io ha bisogno dell’altro. Perché il due è il contrario di uno.Perché insieme si può cambiare.

by Gianmarco Mattoccia

Fonte: http://www.ilgrido.eu/index.php?set=102&blog_tool_id=&local_page=blog&left_local_page=&month=&year=&users_table=&dom_sld=ilgrido&dom_tld=eu&sito_gratis=&sito=&leggi_risposte=1420132

Stupidario politico popolare

Giusto per ridere, ho raccolto le discussioni più divertenti a cui ho avuto modo di partecipare.

Buon divertimento!

PRIME ESPERIENZE POLITICHE
A: a queste elezioni politiche chi voterai?;
B: voterò il centrodestra;
A: perchè?;
B:ho chiesto consiglio a mio padre;
A: voti centrodestra solo perchè te lo ha detto tuo padre?;
B: si, quando si va a votare la prima volta bisogna fare così.

UNA TRANQUILLA DISCUSSIONE POLITICA 

A: Prodi è un comunista!;
B: Stai dicendo una boiata clamorosa;
A: Sto dicendo la verità. Prodi è un comunista, ha fatto il governo con Bertinotti;
B: Bertinotti era l’alleato comunista di Prodi, ma Prodi non era comunista;
A: se non era comunista, Prodi non si sarebbe mai alleato con Bertinotti.

REFERENDUM 
A: sei andato a votare al referendum?;
B: ovvio!;
A: ti posso chiedere cosa hai votato?;
B: certo! Ho votato NO!;
A: sei a favore della privatizzazione dell’acqua, del nucleare e del legittimo impedimento quindi?;
B: ma cosa stai dicendo? Se fosse come dici te avrei votato SI!

Fonte: http://www.ilgrido.eu/index.php?set=102&blog_tool_id=&local_page=blog&left_local_page=&month=&year=&users_table=&dom_sld=ilgrido&dom_tld=eu&sito_gratis=&sito=&leggi_risposte=1416323

MANI PULITE E L’ECONOMIA

 

“MANI PULITE”:
Storia di una rivoluzione <<italiana>>

E’ una <<rivoluzione italiana>>, che inciderà negli anni futuri della storia politica nazionale. “Mani Pulite” è un po’ come la rivoluzione francese: fino al 1789 le cose vanno in un modo, poi, drammaticamente, tutto cambia fino a quando non arriva la Restaurazione a rimettere le cose a posto. Come tante rivoluzioni, anche <<questa>> è piena di eroi, tradimenti, contraddizioni, morti, misteri…
9° PARTE: I SUICIDI

10° PARTE: <<ECONOMIA>>

Ad essere travolta dalla Rivoluzione di “Mani Pulite” è soprattutto la politica, a tutti i livelli e di tutti i partiti. E’ là che vanno a finire tutti i soldi delle tangenti. In quegli anni la politica costa moltissimo.
Giuseppe Turani: << 1) bisognava tenere molta gente sul territorio a tempo pieno. Più gente hai sul territorio a tempo pieno più controlli i tuoi soldi, la tua presenza, la tua forza. Poi, bisogna anche dire che i gruppi dirigenti si erano abituati bene, a contatto con il mondo imprenditoriale, che viveva bene: jet privati, elicotteri ecc.. Ogni tanto si telefonava all’amico imprenditore che gli prestava l’aereo per un week-end o due per andare in giro a far comizi. Quando poi non c’era si affittava. Avevano poi i loro giornali di partito che non vendevano mezza copia. E poi per la campagna elettorale i soldi volavano>>.
Costa la politica: bisogna mantenere la presenza sul territorio dei partiti di massa come la DC e il PCI, ci sono i congressi faraonici del PSI, ci sono i giornali di partito, le sedi locali, quelle nazionali, il personale, le relazioni da coltivare, le clientele. Costa la politica, costa tantissimo. Soltanto l’apparato nazionale della Democrazia Cristiana costa dai 60 ai 70 miliardi di lire all’anno. Miliardi di allora. Siamo negli anni ’90. Soltanto l’apparato della DC a Milano costa 4 miliardi all’anno. Il PSI, per l’apparato nazionale, ha bisogno di 50 miliardi all’anno. Il finanziamento pubblico dei partiti, quello legale, non riesce a trovarli tutti.
Roberto Mongini: << Chi faceva il segretario del partito sapeva che bisognava pagare gli stipendi. E i stipendi chi li pagava? Li pagava il finanziamento illecito, perchè il finanziamento bianco serviva si e no per pagarne uno>>.
Sono tanti, tantissimi soldi, un fiume di denaro che riempie le valigette 24ore e gonfia piccole buste bianche e grandi buste gialle formato A4, che riempie sacchetti per fare la spesa, che si arrotola in tasca e a volte anche dentro le mutande, e che di nascosto, ma spesso alla luce del sole finisce nelle tasche dei politici, nei cassetti delle segreterie amministrative, nei conti cifrati in Svizzera.
Una prima quantificazione di questo fiume di soldi lo stima attorno a 10mila miliardi di lire all’anno, miliardi di allora. Sono tantissimi soldi, e non sempre finiscono proprio nelle casse dei partiti.

Tutto questo non è gratis, lo pagano gli imprenditori naturalmente. Però non finisce lì, perchè i soldi escono fisicamente dalle tasche delle imprese. Ma poi, alla fine, i costi veri ricadono sui cittadini sotto forma di maggiori tasse, di maggiori costi dei servizi, di debito pubblico. Opere pubbliche che servono solo per motivi politici, vere e proprie cattedrali nel deserto che non vengono mai finite ma costano. E non solo gli appalti per le costruzioni, ma anche i servizi, come la sanità, che fra tangenti e mazzette finisce per costare molto di più allo Stato e quindi ai cittadini. E anche quei lavori che effettivamente servono, alla fine costano molto di più di quello che dovrebbero. La metropolitana di Milano nel 1992 costa 120 miliardi di lire al km, quella di Amburgo 45; i lavori per il passante ferroviario della metropolitana prevedono 100 miliardi al km per 12 anni, quello di Zurigo ne costa 50 in 7 anni . E comunque, dopo la tempesta di MANI PULITE, anche i costi del passante ferroviario di Milano si abbassano della metà. Così il debito pubblico aumenta: nel 1980 il rapporto tra il PIL e il debito pubblico è del 60%, nel 1992 è salito al 118%. Sono 250mila miliardi di lire con un interesse annuo di 25mila miliardi. Sono un sacco di soldi per cose che si fanno male e in più tempo, e che a volte non servono a niente.

 

fonte: http://www.ilgrido.eu/index.php?set=102&blog_tool_id=&local_page=blog&left_local_page=&month=&year=&users_table=&dom_sld=ilgrido&dom_tld=eu&sito_gratis=&sito=&leggi_risposte=1409069


“IL GRIDO FAN’S PAGE”


ADESSOITALIA

MANI PULITE E I SUICIDI

“MANI PULITE”:
Storia di una rivoluzione <<italiana>>

E’ una <<rivoluzione italiana>>, che inciderà negli anni futuri della storia politica nazionale. “Mani Pulite” è un po’ come la rivoluzione francese: fino al 1789 le cose vanno in un modo, poi, drammaticamente, tutto cambia fino a quando non arriva la Restaurazione a rimettere le cose a posto. Come tante rivoluzioni, anche <<questa>> è piena di eroi, tradimenti, contraddizioni, morti, misteri…

8° PARTE: LA GENTE

9° PARTE: I SUICIDI

Questa è la storia di una rivoluzione, come abbiamo detto, e tutte le rivoluzioni hanno le loro vittime. Anche questa ne ha, e sono tante: 11 nel 1992, 10 nel 1993, e altre 10 nel 1994. Sono tutti suicidi.

  • Nando Dalla Chiesa, fondatore di SOCIETA’ CIVILE: << Ci furono decine di suicidi durante il biennio di Tangentopoli. Io feci anche uno studio in Parlamento. Credo che sia l’unico studio scientifico disponibile su quella vicenda. Il risultato è che i suicidi furono prodotti non tanto dalla detenzione in carcere, perché quasi tutti si uccisero fuori dal carcere, e molti anche dopo essere stati prosciolti. Era il clima dell’opinione pubblica che era insopportabile per chi avesse avuto comunque il marchio dell’indagine giudiziaria. Quindi, questo più che rinviare all’azione di magistrati, rinvia secondo me all’incapacità che in quel momento ebbero i giornali e l’opinione pubblica di mantenere un senso delle proporzioni.>>

Il primo si chiama Franco Franchi ed è il coordinatore di una USL di Milano. Non è ancora entrato nelle indagini, ma teme che questo accada e così, il 23 maggio si uccide con il monossido di carbonio della sua auto. Il secondo si chiama Renato Morese, è segretario del Partito Socialista di Lodi. Si uccide un mese dopo, sparandosi con un fucile alla testa. Poi si uccide Giuseppe Rosato, della Provincia di Novara, Mario Luciano Vignola, della Provincia di Savona,e l’imprenditore di Como Mario Comaschi.
Poi, il 2 settembre del 1992 si uccide Sergio Moroni.

  • On. Chiara Moroni: << Io credo che la sua decisione sia stata proprio legata al senso che dava al suo fare politica, che coincideva con la vita stessa. Quindi al senso civico e la grande passione, e il grande impegno che ci ha messo negli anni . E quindi, vedere tutta la sua vita politica, tutto il suo impegno degradato in titoli di giornali che lo accomunavano nella definizione di ladro è stato il crollo del suo equilibrio psicologico>>.

L’onorevole Sergio Moroni è un deputato del PSI alla Camera ed è tesoriere del partito in Lombardia. Il pool di Mani Pulite gli notifica tre avvisi di garanzia per una serie di tangenti sulla gestione ambientale e si appresta a richiedere alla Camera l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti. Prima che questo accada, l’onorevole Moroni scrive una lettera all’allora Presidente della Camera Giorgio Napolitano. Nella sua lettera parla di processo sommario e violento, di decimazioni. Parla dell’ipocrisia e dello sciacallaggio di chi si erge a censore e che invece prima faceva parte del sistema. Parla dei diritti delle famiglie e dei singoli e rifiuta la qualifica di ladro impostagli dalla stampa e aver mai personalmente approfittato di una lira.

  • Chiara Moroni: <<ricordo metodi da Inquisizione spagnola, ricordo le carcerazioni preventive, utilizzate come strumento coercitivo per le confessioni, confessioni delazioni chiaramente ottenute sotto pressione della carcerazione preventiva. Insomma, ricordo tutta una serie di modi operanti di quelle indagini che hanno leso profondamente il principio della cultura garantista di questo Paese, al di là degli obiettivi che erano evidentemente giusti. C’è stata una colpevolizzazione e una accusa, una preventiva sentenza di condanna di tutta la classe politica nel suo complesso, senza nessuna distinzione>>.

La lettera dell’onorevole Moroni al Presidente Napolitano si chiude con una frase inquietante: <<ma quando la parola è flebile non resta che il gesto>>. Il 2 settembre 1992 Sergio Moroni scende nella cantina di casa sua a Brescia, e si uccide sparandosi un colpo di fucile alla testa.

  • Piercamillo Davigo: << la morte di un uomo è sempre un avvenimento drammatico. Però credo che vada tenuto fermo il principio che le conseguenze dei delitti ricadono su coloro che li commettono non su coloro che li scoprono. Non è neanche pensabile che uno possa sentirsi responsabile delle conseguenze di delitti che altri hanno commesso. Il mestiere del magistrato è scoprirli e reprimerli>>.
  • Chiara Moroni: << Non ho nessun tipo di rancore o di rivendicazione, o un senso di rivincita nei confronti dei magistrati che hanno fatto quell’inchiesta, niente di questa cosa mi restituirà mio padre. Niente di queste cose restituirà al Paese anche una lesione grave dei diritti di libertà che ha vissuto in quel momento>>.

Tra i tanti che si uccidono c’è anche Gabriele Cagliari. Gabriele Cagliari è il Presidente dell’ENI ed è uno dei più importanti manager di Stato. Nel 1993 viene indagato dai magistrati del pool di Mani Pulite per una tangente di 4 miliardi che sarebbe stata versata da una società dell’ENI e per i fondi neri costituiti dall’ENI e gestiti dal finanziere PierFrancesco Bacini Battaglia, che verrà condannato per questo a 6 anni. L’8 marzo Gabriele Cagliari viene arrestato e finisce a San Vittore. Mentre è in carcere Gabriele Cagliari riceve un altro provvedimento di custodia emesso da un altro magistrato: il sostituto procuratore di Milano Fabio De Pasquale, che sta indagando su una tangente di 17 miliardi versata dalla società di assicurazioni SAI di Salvatore Ligresti, che per questo verrà condannato a 2 anni e 4 mesi, per ottenere l’esclusiva dei contratti di assicurazione dei tanti dipendenti dell’ENI. Gabriele Cagliari, in carcere, si dichiara estraneo alle tangenti. I provvedimenti di arresto emessi dal pool di magistrati di Mani Pulite vengono ritirati. Resta solo il provvedimento di custodia emesso dal sostituto procuratore De Pasquale, che interroga Gabriele Cagliari, che ammette di sapere della faccenda della SAI ma dice di essere completamente all’oscuro della storia della tangente. <<Basta per essere mandato a casa?>>, chiede l’avvocato di Gabriele Cagliari. Sembrerebbe di si, ma poi il sostituto procuratore De Pasquale da parere negativo, perché non è ancora convinto. La decisione passa al giudice per le indagini preliminari Maurizio Grico, che ha 5 giorni di tempo per decidere. E’ il 17 luglio, e la decisione dovrebbe arrivare entro il 22 luglio. Ma, il 20 luglio Gabriele Cagliari è già morto.
Gabriele Cagliari viene trovato nelle docce di San Vittore, con un sacchetto di plastica infilato sulla testa, e sigillato intorno al collo con una corda. Era in carcere da 4 mesi, e già dal 3 luglio aveva scritto lettere agli avvocati e familiari che esprimevano la sua esasperazione. Nell’ultima scrive: <<sto per darvi un nuovo grandissimo dolore, ho riflettuto intensamente e ho deciso che non posso sopportare più a lungo questa vergogna>>.
Nella lettera Gabriele Cagliari parla di gogna e rancore dell’opinione pubblica e di mano pesante, squilibrata e ingiusta dei giudici. La lettera è molto dura nei confronti dei magistrati, che userebbero il carcere come uno strumento di lavoro e si conclude con: <<Non ho alternative>>.
Il suicidio di Gabriele Cagliari, la sua lettera e le circostanze in cui è avvenuto scatenano enormi polemiche contro i magistrati e il modo di condurre le indagini, soprattutto sulla carcerazione preventiva. Parte della stampa e parte della politica attaccano i magistrati. Il Ministro della Giustizia Giovanni Conso invia un’ispezione alla Procura di Milano. Le polemiche continuano, anche perché soltanto tre giorni dopo il suicidio di Gabriele Cagliari, si uccide un altro indagato eccellente di MANI PULITE: Raul Gardini. Lo chiamano il contadino, perché è di origine romagnola ed è a capo dell’impero agro-alimentare dei Ferruzzi di Ravenna. Lo chiamano anche il corsaro, perché gli piacciono le barche a vela ed è bravo a navigare anche in borsa, dove rischia e vince.

  • Giuseppe Turani, giornalista e scrittore: << Raul Gardini era un personaggio molto bizzarro. Era molto simpatico umanamente, aveva una tempra di giocatore fortissimo. Personaggio assolutamente straordinario, di grande coraggio, grande giocatore. Qualcuno ha detto che è stato probabilmente l’ultimo personaggio rinascimentale d’Italia. Lui era il tipo che aveva queste grandi visioni, questi grandi disegni, magari poi irraggiungibili, che non si potevano fare. Però, era uno che pensava in grande>>.

Raul Gardini viene indagato per una tangente di 150 miliardi pagata ai partiti per uscire da un affare che non funziona, l’affare ENIMONT. Uno dei dirigenti della MONTEDISON di Raul Gardini, Giuseppe Garofano, è stato arrestato in Svizzera e adesso è nelle mani dei magistrati del pool di MANI PULITE, e forse sta parlando di tutti quei soldi versati ai partiti. Così, probabilmente Gardini pensa che le prossime manette saranno per lui.
Il 23 luglio avrebbe dovuto essere interrogato dai magistrati del pool di Mani Pulite. Gli aveva scritto anche una lettera una settimana prima, il 16 luglio. 39 righe in cui si dichiarava disposto a portare a loro conoscenza <<la mia più ampia e illimitata disponibilità a ragguagliare le signorie vostre illustrissime su tutti i fatti che saranno per loro ritenuti d’interesse>>.
Quella mattina stessa, il 23 luglio, sono le 08:30: l’avvocato di Gardini lo chiama al telefono. La sera prima l’ha sentito preoccupato di essere arrestato, e poi sono uscite le anticipazioni dell’interrogatorio di Garofalo che accusa Raul Gardini. Il telefono suona a vuoto nella camera e così il maggiordomo va a vedere, e trova Raul Gardini riverso sul letto, in un lago di sangue, ucciso con un colpo di pistola Walter TPK alla testa.
L’inchiesta ha stabilito che si tratta di suicidio, anche se alcuni hanno rilevato qualche elemento di dubbio. La pistola, per esempio, che viene ritrovata sul ripiano di un mobile, lontano dal corpo di Gardini. Poi nessuno che abbia sentito il colpo di pistola nel palazzo a quell’ora, e non ci sono tracce di polvere da sparo sul cuscino, vicino al corpo di Raul Gardini. Tutto questo però potrebbe essere spiegato con una complessa ma plausibile dinamica suicidaria, come hanno ritenuto gli inquirenti, che hanno archiviato la morte di Raul Gardini come un suicidio.

    ]*]Giuseppe Turani: << Io penso che lui alla fine si sia effettivamente suicidato. Era personaggio da farlo, perché aveva capito che non c’erano più partite per lui al mondo. I giochi erano finiti, non c’era più niente da fare. Ma, non gli andava di essere coinvolto in beghe di processi, tangenti, interrogatori, deposizioni, forse prigione. Non era un uomo da fare queste cose qui>>.

E’ per questo che si è ucciso Raul Gardini? Perché aveva paura di essere arrestato e di finire nella gogna mediatica e giudiziaria di MANI PULITE? O perché gli ultimi affari, soprattutto le tangenti stavano mandando in rovina il suo gruppo? Oppure, perché la mafia, attraverso intermediari, era entrata in società con un’azienda del suo gruppo, e aveva portato l’ombra di Cosa Nostra nella grande economia?
C’è un altro strano suicidio nella storia di MANI PULITE, è quello di Sergio Castellari. Sergio Castellari è l’ex direttore generale del Ministero delle Partecipazioni Statali, un Ministero molto importante, che allora gestiva i rapporti tra lo Stato e le imprese pubbliche. Anche lui viene coinvolto da una delle indagini che riguardano la maxi-tangente pagata per l’affare Enimont, e anche lui ha paura di essere arrestato. La mattina del 25 febbraio 1993 il corpo di Sergio Castellari viene trovato su una collina di Sacrofaro, vicino a Roma, con accanto una bottiglia di whisky mezza vuota e un revolver Calibro 38 quasi infilato nella cintura dei pantaloni. Un proiettile di quella pistola lo ha ucciso colpendolo alla testa.

FONTE: http://www.ilgrido.eu/index.php?set=102&blog_tool_id=&local_page=blog&left_local_page=&month=&year=&users_table=&dom_sld=ilgrido&dom_tld=eu&sito_gratis=&sito=&leggi_risposte=1407260
10° PARTE disponibile dal 20 marzo


“IL GRIDO FAN’S PAGE”


ADESSOITALIA

MANI PULITE: 8°PARTE

 

“MANI PULITE”:
Storia di una rivoluzione <<italiana>>

E’ una <<rivoluzione italiana>>, che inciderà negli anni futuri della storia politica nazionale. “Mani Pulite” è un po’ come la rivoluzione francese: fino al 1789 le cose vanno in un modo, poi, drammaticamente, tutto cambia fino a quando non arriva la Restaurazione a rimettere le cose a posto. Come tante rivoluzioni, anche <<questa>> è piena di eroi, tradimenti, contraddizioni, morti, misteri…

7° PARTE: SAN VITTORE

8° PARTE: LA GENTE

Il trauma è forte, la maggior parte degli arrestati, pur di uscire in fretta parla, e fa i nomi delle altre persone, che a loro volta, per paura di finire dentro parlano e così via. A volte però succede anche qualcos’altro, qualcosa di molto più grave e di complesso. Sono 31 i suicidi avvenuti tra le persone coinvolte nell’inchiesta su TANGENTOPOLI, ma di questo ne parleremo tra poco. In ogni caso l’effetto delle indagini, manette comprese, è sempre lo stesso: le carte saltano fuori, le contraddizioni emergono, la gente parla, l’effetto domino continua.

  • Antonio Di Pietro: <<io ero molto mattutino, ma li trovavo fuori ad aspettarmi dalle sei. Perché dici, in questo modo non vengono a casa, vado già io. Io ho trovato casi in cui lo ricordo, il provvedimento lo feci insieme a PierCamillo Davigo. Andammo a eseguire un provvedimento presso un imprenditore nell’hinterland milanese . Ha cominciato a confessare al citofono: “Si si è vero! Sono io…”. Era semplicemente una convocazione, non è che era chissà che cosa. Neanche era sceso giù dalle scale. La ragione è molto semplice: avevano capito che il sistema era stato scoperto>>.

A seguire con interesse gli sviluppi dell’indagine, non ci sono però soltanto i magistrati del pool di “Mani Pulite”, la Procura della Repubblica di Milano e l’Ufficio del Giudice per le indagini preliminari. C’è anche qualcun altro, uno che diventerà presto uno dei protagonisti di tutta questa storia. E’ uno dei più importanti, anche se spesso dimenticato: la gente.
Non si fa una rivoluzione senza la gente, senza il popolo. L’opinione pubblica nel migliore dei casi, la folla nel peggiore. Ma comunque è sempre la gente. I militanti di base dei partiti colpiti dagli arresti per esempio, o anche la gente comune che vive la vita di tutti i giorni, che certe cose le sa e le vede. Quelli che pensano che la politica, sia a livello nazionale sia a livello locale, sia una cosa sporca.
La gente segue quello che succede attraverso i giornali e la televisione. Un’intera generazione di giovani cronisti di giudiziaria assedia i corridoi del palazzo di Giustizia di Milano, segue e pressa i magistrati del pool e gli indagati, staziona per i collegamenti in diretta davanti al tribunale, in mezzo ai tram che passano. Sono dappertutto: ad ogni arresto, ad ogni scarcerazione… scrivono, fotografano, riprendono, documentano tutto.
Hanno un metodo i giornalisti di Mani Pulite, che è quello di lavorare praticamente anche loro come se fossero un pool, scambiandosi le informazioni, che così più o meno, escono sempre e su tutti i giornali.
E poi, commentatori politici ( così visti), intellettuali, praticamente tutti si mobilitano per sostenere il pool di Mani Pulite, con accenti che arrivano anche fino al limite dell’entusiasmo.

  • Gherardo Colombo: << quasi subito, nel giro di pochi mesi, io credo già all’inizio di maggio 1992, quando si cominciava a intravedere che la corruzione era così estesa, quasi subito i media, tutte le televisioni pubbliche e private, tutti i giornali (qualunque fosse la proprietà) hanno cominciato ad interessarsi di questa indagine, diciamo supportandola. Non so se sia la parola giusta però, quel che risultava era che erano tutti entusiasti del fatto che si investigasse la corruzione delle alte sfere, che si investigasse sui reati delle alte sfere. Tutti tutti tutti… credo che all’inizio non esistessero delle voci in contrario. >>

La gente, informata di quello che succede, esplode in un vero e proprio tifo da stadio, come se il pool di Mani Pulite fosse una squadra di calcio, e il sostituto procuratore Di Pietro il capitano, il bomber, osannato come un campione. Compaiono scritte sui muri e dietro i cartelli stradali, con scritto “Grazie Di Pietro” e “Di Pietro facci sognare”, si fanno gadget, saponi “Mani Pulite”, orologi “Ora Legale”, si organizzano marce e fiaccolate, feste a tema in discoteca e magliette di Mani Pulite con su scritto “ Milano ladrona, Di Pietro non perdona”.
Addirittura, uno degli arrestati eccellenti di Mani Pulite, Mario Mongini, membro della Direzione Nazionale della Democrazia Cristiana, una volta scarcerato dopo le ammissioni, si presenta in tribunale con una polo rosa con sopra scritto “MANI PULITE TEAM”, affermando che loro, gli imprenditori politici corrotti, sono stati battuti perché i magistrati sono più bravi, come due squadre di calcio.
Una rivoluzione, che oltre al tifo da stadio più o meno discutibile trova tra i suoi sostenitori autorità morali come l’arcivescovo di Milano, il cardinale Carlo Maria Martini, che afferma che non bisogna fare di ogni erba un fascio, ma che le indagini vanno comunque allargate e difese, e che trova sostegno anche dai partiti che si ritengono fuori dal sistema incriminato, come la LEGA NORD e il Movimento Sociale Italiano, con manifestazioni di entusiasmo che arrivano fino all’eccesso, come quando, l’anno dopo, il deputato della Lega, Luca Leoni Ossenigo, si sporgerà dai banchi della Camera sventolando un cappio da impiccagione durante un dibattito parlamentare proprio sulla questione morale.

9° PARTE disponibile dall’11 marzo

 

fonte: http://www.ilgrido.eu/index.php?set=102&blog_tool_id=&local_page=blog&left_local_page=&month=&year=&users_table=&dom_sld=ilgrido&dom_tld=eu&sito_gratis=&sito=&leggi_risposte=1404113


“IL GRIDO FAN’S PAGE”


ADESSOITALIA

MANI PULITE: SAN VITTORE (7° PARTE)

“MANI PULITE”:
Storia di una rivoluzione <<italiana>>

6° PARTE: IL COMPUTER

E’ una <<rivoluzione italiana>>, che inciderà negli anni futuri della storia politica nazionale. “Mani Pulite” è un po’ come la rivoluzione francese: fino al 1789 le cose vanno in un modo, poi, drammaticamente, tutto cambia fino a quando non arriva la Restaurazione a rimettere le cose a posto. Come tante rivoluzioni, anche <<questa>> è piena di eroi, tradimenti, contraddizioni, morti, misteri…

7° PARTE: SAN VITTORE

E poi ci sono gli arresti: il giudice per le indagini preliminari Italo Ghetti approva molte delle richieste avanzate dai magistrati del pool di “Mani Pulite”, con le motivazioni richieste dalla legge. Gli indagati potrebbero scappare all’estero, potrebbero far sparire le prove che li incriminano, potrebbero continuare ad essere corrotti e a corrompere. E’ il sistema stesso del lavoro che lo richiede. Il risultato è sempre lo stesso: le manette e il carcere.
E questo naturalmente, su persone che criminali non sono, almeno da un punto di vista classico della malavita, abituata al carcere, e che ha messo in conto un certo tipo di vita avventurosa, ha il suo effetto:

  • Renato Pollini, ex tesoriere del PCI: <<l’impatto con San Vittore è un impatto che non auguro a nessuno, soprattutto quando si entra nell’ufficio matricola. Li fanno denudare, gli fanno la cosidetta “ispezione corporale”, gli prendono le impronte digitali a tutte e dieci le dita più volte, gli fanno le fotografie segnaletiche. E’ un impatto abbastanza duro>>.
  • Roberto Mongini, ex vicepresidente SEA: << l’ingresso è traumatico simbolicamente perché, diciamo che per una persona che è abituata fino a quel momento a determinati privilegi del potere e ha ruoli nel potere, l’entrata li dentro vuole dire la fine>>.

Essere prelevati dai carabinieri in manette e finire a San Vittore, in cella, è una cosa che spaventa, che terrorizza addirittura chi è abituato a ben altra vita. Ci sono imprenditori e politici che si allenano a dormire in bagno. Ma il bagno di casa, non è paragonabile ad una cella. Come dirà Roberto Mongini, il vicepresidente della SEA, uno degli arrestati eccellenti dell’inchiesta: <<Eravamo tutta gente abituata a Santa Margherita>>, che è una località di villeggiatura << e non a San Vittore>> .

  • Sergio Cusani, ex consulente del gruppo Ferruzzi: << Cosa che non era avvenuta mai, perchè di solito quando c’erano stati gli scandali, grandi scandali, c’erano avvisi di garanzia ma non c’era stata mai una intera fetta del potere dirigenziale, manageriale, editoriale… del Paese che era finita in galera. La galera era un orizzonte sconosciuto, non era messo neanche nei calcoli, perché comunque il gioco si ricomponeva a livello delle elites che governavano il Paese, sia sul piano economico e finanziario sia sul piano politico e con i poteri costituenti. Questo fu uno shock, fu un elemento di grande novità.

Carcere di San Vittore, ufficio matricola, fotografie di fronte e di profilo, spogliarsi nudi per la perquisizione corporale, e poi il sesto braccio e le celle, in isolamento o assieme ad altri detenuti, anche quattro o cinque per cella. Il carcere insomma, il carcere in Italia.

8° PARTE disponibile dal 5 marzo


“IL GRIDO FAN’S PAGE”


ADESSOITALIA

 

FONTE: http://www.ilgrido.eu/index.php?set=102&blog_tool_id=&local_page=blog&left_local_page=&month=&year=&users_table=&dom_sld=ilgrido&dom_tld=eu&sito_gratis=&sito=&leggi_risposte=1401761

MANI PULITE: IL COMPUTER (7° PARTE)

“MANI PULITE”:
Storia di una rivoluzione <<italiana>>

5° PARTE: IL POOL

E’ una <<rivoluzione italiana>>, che inciderà negli anni futuri della storia politica nazionale. “Mani Pulite” è un po’ come la rivoluzione francese: fino al 1789 le cose vanno in un modo, poi, drammaticamente, tutto cambia fino a quando non arriva la Restaurazione a rimettere le cose a posto. Come tante rivoluzioni, anche <<questa>> è piena di eroi, tradimenti, contraddizioni, morti, misteri…

6° PARTE: IL COMPUTER
Sono passati pochi mesi da quando l’ingegner Chiesa ha cominciato a parlare. E la vastità di tangentopoli a Milano, in Lombardia e poi come vedremo in tutta Italia sembra non avere confini.
Dalle ammissioni scattano gli arresti, che si susseguono al ritmo di uno al giorno: amministratori, imprenditori, politici di quasi tutti i partiti: socialisti, democristiani, pdessini… e poi anche altri: repubblicani, socialdemocratici e così via, a seconda del peso politico.
I reati contestati dai magistrati del Pool di “Mani pulite” sono soprattutto di corruzione da parte degli imprenditori, di concussione, da parte degli amministratori e dei politici e di finanziamento illecito ai partiti.
Non è facile condurre un’inchiesta di quel tipo, e non è facile confrontare e coordinare la massa enorme di informazioni che sta arrivando. Per farlo, i magistrati del pool di “Mani Pulite” fanno un uso massiccio dell’informatica ed è forse la prima volta che il computer entra per la prima volta in modo così organico in un’inchiesta giudiziaria. Poi si dividono i compiti: il sostituto procuratore Colombo si occupa dell’esame delle carte che vengono sequestrate, il sostituto procuratore Davigo delle richieste di autorizzazione a procedere nei confronti dei politici, che allora non si potevano toccare senza l’autorizzazione del Parlamento. E il sostituto procuratore Di Pietro dell’archivio delle carte ma, soprattutto, degli interrogatori.
I magistrati del pool di “Mani Pulite” conducono più interrogatori contemporaneamente, seguono in tempo reale le dichiarazioni sul computer, e così possono contestare le contraddizioni. Fanno credere di sapere molte più cose di quelle che sanno, e usano i metodi classici di ogni interrogatorio: il bluff e la provocazione.

  • Piercamillo Davigo: << io ricordo che una volta interrogai un imputato e, avevo con me dei giornali. Mi chiese se i giornali parlavano del suo arresto. Io gli dissi di si e lui mi chiese se poteva guardarli. Io glieli diedi perché tanto non c’era nulla che già non si sapesse perché contenuto nell’ordinanza di custodia cautelare che gli era stata notificata. Questo lesse ad alta voce: la dichiarazione di un suo compagno di partito che lo aveva definito una isolata “mela marcia”. Ripiegò il giornale e lui mi disse “adesso le descrivo il resto del cestino>>.

FONTE: http://www.ilgrido.eu/index.php?set=102&blog_tool_id=&local_page=blog&left_local_page=&month=&year=&users_table=&dom_sld=ilgrido&dom_tld=eu&sito_gratis=&sito=&leggi_risposte=1400803

7° PARTE disponibile dal 4 marzo…

MANI PULITE: TANGENTOPOLI (5° PARTE)

 

“MANI PULITE”:
Storia di una rivoluzione <<italiana>>

4° parte: IL POOL
E’ una <<rivoluzione italiana>>, che inciderà negli anni futuri della storia politica nazionale. “Mani Pulite” è un po’ come la rivoluzione francese: fino al 1789 le cose vanno in un modo, poi, drammaticamente, tutto cambia fino a quando non arriva la Restaurazione a rimettere le cose a posto. Come tante rivoluzioni, anche <<questa>> è piena di eroi, tradimenti, contraddizioni, morti, misteri…

5° parte: <<TANGENTOPOLI>>
In questo sistema, se sei un imprenditore e vuoi lavorare, sei già pronto a pagare. E cerchi un politico prima ancora che qualcuno ti chieda niente. E, se sei un politico, ti aspetti che qualcuno ti paghi per fare qualcosa, e ti stupiresti del contrario.

  • Antonio Di Pietro: << interrogai un ragazzo di 29 anni, appena laureato. Lui da 3 mesi faceva il mestiere del padre perché lui non c’era più. Quindi, aveva sostituito il padre. Non 8 ore, 8 secondi e aveva già confessato. Io, proprio per non chiudere il verbale troppo presto cercai di capire. Vabbè,hai pagato: hai fatto solo queste tre gare, quale hai pagato? A tutte e tre. Ma perché hai pagato? Questo che mi guardava così… Allora io ho cercato di invogliarlo a parlare e gli ho detto: ma, te li ha chiesti? No. Gliel’hai offerti? No. E perché l’hai pagato allora? Perché così faceva papà Ecco, è il meccanismo dell’ “azione ambientale”>>.

Quello che emerge dalle prime indagini e poi dall’effetto domino delle confessioni a catena è proprio questo: il sistema.

  • Roberto Mongini, ex vice-presidente SEA, DC: << Chi era alla SEA doveva far questo, chi era alla metropolitana doveva far questo… Era un meccanismo>>.

Nasce una definizione, una parola nuova per chiamare quel sistema. La inventa un giornalista di Repubblica che si chiama Piero Colaprico, che l’ha usata un anno prima per un altro scandalo di tangenti: TANGENTOPOLI, come PAPEROPOLI, la città dei paperi. Ecco, tangentopoli, la città delle tangenti.

  • Gherardo Colombo: << chi riceveva i soldi distribuiva questo denaro dando la stessa cifra, mi pare che fosse una percentuale intorno al 30% più o meno, adesso non ricordo esattamente, al Partito Socialista e alla Democrazia Cristiana. Il Partito Comunista prendeva, se mi ricordo bene, la metà di quel che prendevano gli altri. E il resto andava a partiti minori, esclusi i partiti che stavano agli estremi: il Movimento Sociale e un altro partito che ora non ricordo. Non so se non contassero niente o perché invece fossero diversi dagli altri>>.

Non c’è concorrenza tra i partiti, che si spartiscono i soldi tra le tangenti secondo il loro peso politico e secondo percentuali che sembrano corrispondere ad un tacito contratto. Nella zona di Milano, per esempio: 1/5 al PSI, 1/5 alla DC, 1/5 al Partito Comunista e il resto ai partiti minori.

E non c’è concorrenza neanche tra gli imprenditori, che sanno già quanto dovranno pagare, dal 3 al 4% per gli appalti sulle costruzioni, il 13,5% per quelli che riguardano gli impianti. E sanno anche a chi toccherò il prossimo lavoro, secondo una rotazione stabilita sulla capacità di pagare e quindi di avere peso politico. A volte gli imprenditori si consorziano in CARTELLI e mandano un rappresentante a pagare la tangente per portarsi a casa l’affare e poi dividerlo in parti prestabilite.

  • Piercamillo Davigo: << ma io non credo che gli imprenditori siano stati vittime di un sistema. Certo, ci sono stati casi di concussione, ma è una storia a se. Però complessivamente ci guadagnavano, si tenevano al riparo dalla concorrenza. O meglio, ci guadagnavano in modo miope perché tenendosi al riparo dalla concorrenza le loro imprese erano diventate inefficienti. Praticavano prezzi più alti, avevano un trattamento privilegiato. Oltretutto, il fatto che avessero fondi neri per pagare le tangenti dimostra che i loro bilanci erano falsi, con quel che ne segue anche in tema di evasione fiscale. Certo, io ho sempre pensato che fossero meno colpevoli perché, benchè il codice penale preveda la stessa pena per corrotto e corruttore, la Costituzione della Repubblica stabilisce che tutti i cittadini devono essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. Però poi dice che i cittadini a cui sono affidate pubbliche funzioni devono adempiere ad essa con disciplina ed onore, prestando il giuramento nei casi prestabiliti dalla legge. Nessun imprenditore aveva giurato fedeltà alla Repubblica, quelli che prendevano le mazzette invece si. Erano persone che avevano pubbliche funzioni e quindi avevano doveri maggiori, e quindi secondo me responsabilità maggiori>>.

5° PARTE disponibile dal 1° marzo

20 ANNI FA… “MANI PULITE”

 

“MANI PULITE”:
Storia di una rivoluzione <<italiana>>

3°parte: la <<Repubblica delle Banane>>

4°parte: IL POOL

E’ una <<rivoluzione italiana>>, che inciderà negli anni futuri della storia politica nazionale. “Mani Pulite” è un po’ come la rivoluzione francese: fino al 1789 le cose vanno in un modo, poi, drammaticamente, tutto cambia fino a quando non arriva la Restaurazione a rimettere le cose a posto. Come tante rivoluzioni, anche <<questa>> è piena di eroi, tradimenti, contraddizioni, morti, misteri…

  • Vittorio d’Aiello, avvocato difensore di Clemente Rovati: << volevano sapere: con quale ditta aveva lavorato la sua impresa, quanti lavori aveva fatto, con quali amministrazioni li aveva fatti. Ho capito da quel modo di interrogare, che l’inchiesta si sarebbe sviluppata a cascata>>.

Il primo a presentarsi spontaneamente alla Procura della Repubblica di Milano è Alfredo Mosini, assessore socialista ai Lavori Pubblici di Milano, ex segretario del sindaco Tonioli ed ex presidente dell’ospedale “Fate Bene Fratelli”. Racconta di alcune tangenti per gli appalti di alcuni ospedali milanesi. Dopo di lui, la lista di quelli che parlano si allunga praticamente all’infinito. Le inchieste si moltiplicano, gli affari a Milano e Lombardia sono tanti, come i lavori pubblici. Da molti salta fuori un problema di tangenti, qualcosa di illegale, qualcosa di criminale. Gli appalti del Pio Albergo Trivulzio e di altri ospedali milanesi, per la metropolitana di Milano, per il terzo anello dello stadio di San Siro, la SEA, la società che gestisce gli aeroporti milanesi. L’inchiesta ha un nome vocativo: <<Mani Pulite>>, dalle iniziali dei nomi in codice con cui comunicano via radio il capitano dei carabinieri Zuliani e il sostituto procuratore Antonio Di Pietro: Mike (il capitano dei carabinieri), Papa (il magistrato). Il magistrato da solo non basta, e così il 27 aprile, il procuratore capo di Milano Francesco Saverio Borrelli e il procuratore aggiunto Gerrardo d’Ambrosio creano un pool, un gruppo di magistrati che accentrano un certo tipo di indagini su un certo territorio e condividere informazioni.
Lo stesso sistema che aveva inventato il giudice istruttore Giancarlo Caselli per le indagini sul terrorismo a Torino e che poi aveva applicato il consigliere – capo dell’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo Antonino Caponnetto, per l’indagine su Cosa Nostra. A far parte del pool di Mani Pulite arrivano due sostituti procuratori: uno si chiama PierCamillo Davigo.

  • Pier Camillo Davigo: <<io all’epoca ero già un sostituto anziano, consideravo quasi conclusa la mia esperienza alla Procura della Repubblica. Intendevo chiedere il trasferimento, ed ero molto perplesso anche perché leggendo gli atti mi resi conto subito che le conseguenze immediate del processo sarebbero state esplosive e, di conseguenza, i magistrati che lo trattavano avrebbero passato un sacco di guai. Era una facile profezia. Accadde però che in concomitanza con la mia risposta ci fosse la strage di Capaci, allora io mi vergognai anche solo di aver pensato che potevo passare dei guai. Quindi diedi la mia disponibilità e poi ho passato i guai conseguenti>>.

Il sostituto procuratore Davigo si aggiunge ad un altro magistrato affiancato dal dottor Di Pietro nell’inchiesta di “Mani Pulite”: il sostituto procuratore Gherardo Colombo, che di indagini sulla politica se ne intende. Si è già occupato infatti della P2 di Licio Gelli, una loggia massonica segreta che comprendeva ministri, politici e giornalisti e vertici delle Forze Armate e dei servizi segreti, e dello scandalo dei fondi neri dell’IRI, un’importante azienda di Stato che secondo l’inchiesta sarebbero finiti nelle casse dei partiti di governo. Tutte e due le inchieste erano state trasferite dalla procura di Milano a quella di Roma. Ma questa è un’altra storia.

  • Gherardo Colombo: << Io credo di essere stato in una posizione abbastanza privilegiata per riuscire ad intuire quali sarebbero potuti essere gli sviluppi dell’indagine. Però devo dire che mai e poi mai mi sarei immaginato, alla fine di aprile quando sono entrato, che avremmo scoperto così tanto, che avremmo scoperto un vero e proprio sistema della corruzione>>.

Il sostituto procuratore Di Pietro ne aveva già parlato nel 1991, in una serie di articoli pubblicati da un mensile milanese, <<Società civile>>. Lo aveva chiamato in un modo particolare, il sistema della corruzione che già cominciava ad emergere da allora, prima dell’inchiesta <<Mani pulite>> : l’<<azione ambientale>>. Come se il fatto di pagare, di corrompere e di essere corrotto non fosse più fatto eccezionale in seguito ad una richiesta, ma un fatto normale, come quasi fosse nell’aria,nelle usanze, nei costumi di un certo ambiente.

QUINTA PARTE disponibile dal 23 febbraio

FONTE: http://www.ilgrido.eu/index.php?set=102&blog_tool_id=&local_page=blog&left_local_page=&month=&year=&users_table=&dom_sld=ilgrido&dom_tld=eu&sito_gratis=&sito=&leggi_risposte=1397433


“IL GRIDO FAN’S PAGE”


ADESSOITALIA

20 ANNI FA… MANI PULITE: LA “REPUBBLICA DELLE BANANE>>

 

“MANI PULITE”:
Storia di una rivoluzione <<italiana>>

2° PARTE:l’acqua minerale e la pallina ghiacciata

E’ una <<rivoluzione italiana>>, che inciderà negli anni futuri della storia politica nazionale. “Mani Pulite” è un po’ come la rivoluzione francese: fino al 1789 le cose vanno in un modo, poi, drammaticamente, tutto cambia fino a quando non arriva la Restaurazione a rimettere le cose a posto. Come tante rivoluzioni, anche <<questa>> è piena di eroi, tradimenti, contraddizioni, morti, misteri…

3°parte: la <<Repubblica delle Banane>>

27 marzo 1992: ancora però non è successo niente. La rivoluzione deve ancora arrivare. La procura di Milano si muove con lentezza e senza chiasso  perché proprio in quei giorni ci sono le elezioni.

  • Antonio Di Pietro: << l’indagine il primo mese e mezzo viaggiò in sordina perché c’erano le elezioni, e quindi cercammo tutti di buttare acqua sul fuoco e di non scoprirci prima delle elezioni per essere accusati di fare una scena politica. Questo a proposito di chi dice che quell’indagine è a fini politici. Noi fino al giorno dopo le elezioni non procedemmo in alcun modo. E’ il giorno dopo le elezioni che procedemmo, non il giorno prima>>.

E’ un’Italia particolare quella in cui sta per scoppiare la rivoluzione. Intanto è il mondo stesso che è cambiato. Nel 1989 è crollato il Muro di Berlino, simbolo della divisione del mondo in due blocchi: quello occidentale e quello sovietico. Quella contrapposizione adesso non c’è più, l’Unione Sovietica non c’è più. Il mondo deve riorganizzarsi: vanno ripensati gli assetti politici ed economici che fino a quel momento avevano garantito l’equilibrio di quel mondo. Cosa Nostra per esempio, che era stata anche un’artefice di quell’equilibrio, si trova ad attraversare un momento di grandi cambiamenti e di crisi. La conclusione del maxiprocesso di Palermo che nel 1992 manda all’ergastolo con sentenza definitiva la Cupola fa capire la Mafia che deve cambiare il suo rapporto con la politica, riorganizzarsi, inventarsi qualcosa. La prima reazione di Cosa Nostra è perfettamente in linea con lo stile dei Corleonesi di Totò Rina che comandano l’organizzazione: la violenza. Il 12 marzo 1992, in piena campagna elettorale, viene ucciso a Mondello, vicino Palermo, uno dei principali esponenti della corrente andreottiana in Sicilia: Salvo Lima. Salvo Lima, definito  in atti giudiziari come un referente politico di Cosa Nostra, viene ucciso da un gruppo di fuoco di Cosa Nostra dei Corleonesi.

  • Claudio Martelli, ex ministro della giustizia: <<perché la svolta è l’assassinio di Salvo Lima? Perché Salvo Lima in qualche modo rappresentava un punto di compromesso, di mediazione, una sorta di ruolo di cerniera che si può aprire ma anche chiudere nei rapporti tra politica, istituzioni siciliane e Cosa Nostra. L’assassinio di Salvo Lima, Falcone lo commentò con me dicendo “adesso può succedere di tutto. Se la Mafia, se Cosa Nostra rompe questo clima omertoso con lo Stato può succedere di tutto.” E difatti è successo di tutto >> .

Uno stato di guerra, di guerra allo Stato, che fa scrivere al settimanale inglese <<The Observer>> che l’Italia sta rapidamente diventando la Repubblica delle Banane in Europa.Le Repubbliche delle banane sono quei Stati sudamericani dove regnano la violenza e il caos. Ma non c’è soltanto Cosa Nostra in quel periodo ad entrare in crisi e a sentire la necessità di ripensare il tutto. C’è l’economia, l’Italia in quegli anni sta attraversando una crisi economica senza precedenti: ad un passo dalla bancarotta, rischia l’esclusione dall’Europa e, per un certo periodo, in settembre, la lira esce dal sistema monetario europeo.
E poi entra in crisi anche la politica, il sistema dei partiti che aveva governato l’Italia fin dal dopoguerra. La DC, il Partito Socialista, il Partito Comunista, il pentapartito, il CAF (l’asse Andreotti – Craxi – Forlani), i governi <<balneari>> che durano una sola estate, il fattore K (escluderebbe i comunisti dal governo perché troppo vicini al blocco sovietico). Insomma, quella che verrà chiamata la 1° Repubblica.
Il 5 aprile del 1992 si tengono le elezioni politiche. Il <<Corriere della Sera>> le chiama le “elezioni terremoto”. L’astensione, che testimonia la disaffezione dei cittadini nei confronti della politica dei partiti, raggiunge il 17,4%. Perdono voti i principali protagonisti della vita politica italiana: la Democrazia Cristiana, tutti i partiti di governo e il PDS ( che ha preso il posto del PCI). Ma, si affermano due partiti nuovi  totalmente estranei al vecchio sistema politico: <<La Rete>>, un movimento politico che ha al centro i temi della legalità e la questione morale, e la Lega Nord, che dallo 0,5% balza all’8,7% su scala nazionale e in Lombardia, con il 25,1% dei voti diventa il primo partito. Le elezioni si tengono il 5 aprile. Il 6 aprile, dalla Procura della Repubblica di Milano, ricominciano a partire gli avvisi di garanzia per gli amministratori ed imprenditori. E’ a questo punto che succede qualcosa, qualcosa di particolare. Perché l’inchiesta potrebbe ancora fermarsi. E’già successo con altre inchieste sulla pubblica amministrazione. Ma questa volta è diverso. L’hanno chiamato l’ <<effetto domino>>: gli imprenditori sanno che i politici stanno parlando oppure  temono che possano farlo, e allora si presentano spontaneamente dal magistrato. E i politici, che vedono gli imprenditori parlare, fanno lo stesso.

QUARTA PARTE disponibile dal 21 febbraio


“IL GRIDO FAN’S PAGE”


ADESSOITALIA

 

FONTE: http://www.ilgrido.eu/index.php?set=102&blog_tool_id=&local_page=blog&left_local_page=&month=&year=&users_table=&dom_sld=ilgrido&dom_tld=eu&sito_gratis=&sito=&leggi_risposte=1396583

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 191 other followers