Un onorevole: “Faccio parte dei poveri”. Indovinate chi è…


Il trattamento economico di un deputato:

Indennità parlamentare

L’indennità parlamentare è prevista dall’articolo 69 della Costituzione, a garanzia del libero svolgimento del mandato elettivo.
La legge 31 ottobre 1965, n. 1261, ne fissa l’importo in misura non superiore al trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di Cassazione ed equiparate.
Peraltro, in considerazione dell’esigenza di contenimento delle spese, l’Ufficio di Presidenza della Camera è intervenuto in più occasioni con misure volte a ridurre il trattamento economico dei deputati, che risulta oggi notevolmente inferiore rispetto al limite previsto dalla legge (*).

A decorrere dal 1° gennaio 2012, l’importo netto dell’indennità parlamentare, corrisposto per 12 mensilità, è pari a 5.246,54 euro, a cui devono poi essere sottratte le addizionali regionali e comunali, la cui misura varia in relazione al domicilio fiscale del deputato. Tenuto conto del valore medio di tali imposte addizionali, l’importo netto mensile dell’indennità parlamentare risulta pari a circa 5.000 euro.
Tale misura netta è determinata sulla base dell’importo lordo di 10.435,00 euro, sul quale sono effettuate le dovute ritenute previdenziali (pensione e assegno di fine mandato), assistenziali (assistenza sanitaria integrativa) e fiscali (IRPEF e addizionali regionali e comunali). Per i deputati che svolgono un’altra attività lavorativa, l’importo netto dell’indennità ammonta a circa 4.750 euro.

*) In particolare, nel 2006, l’importo dell’indennità parlamentare è stato ridotto del 10%.
Dal 2007 è stata disposta, per 5 anni, la sospensione degli adeguamenti retributivi. Tale misura è stata successivamente prorogata fino a tutto il 2013.
Per il triennio 2011-2013, l’indennità è stata di nuovo e ulteriormente ridotta nella misura del 10% per la parte eccedente i 90.000 euro, e del 20% per la parte eccedente i 150.000 euro lordi annui. Tale riduzione è raddoppiata per i parlamentari che svolgono un’attività lavorativa per la quale percepiscono un reddito uguale o superiore al 15% dell’indennità parlamentare.
Una ulteriore riduzione dell’indennità è stata deliberata dall’Ufficio di Presidenza in data 30 gennaio 2012.
Da ultimo, il 20 settembre 2012, l’Ufficio di Presidenza ha deliberato la stabilizzazione, fino a tutto il 2015, delle misure di riduzione dell’indennità parlamentare e di sospensione del suo adeguamento.

Diaria
Viene riconosciuta, a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma, sulla base della stessa legge n.1261 del 1965.
L’attuale misura mensile della diaria, a seguito della riduzione disposta dall’Ufficio di Presidenza nella riunione del 27 luglio 2010, è pari a 3.503,11 euro.
Tale somma viene decurtata di 206,58 euro per ogni giorno di assenza del deputato dalle sedute dell’Assemblea in cui si svolgono votazioni con il procedimento elettronico.
È considerato presente il deputato che partecipa almeno al 30 per cento delle votazioni effettuate nell’arco della giornata.
L’Ufficio di Presidenza, nelle riunioni del 25 ottobre 2011 e del 30 gennaio 2012, ha inoltre deliberato l’applicazione di una ulteriore decurtazione fino a 500 euro mensili in relazione alla percentuale di assenze dalle sedute delle Giunte, delle Commissioni permanenti e speciali, del Comitato per la legislazione, delle Commissioni bicamerali e d’inchiesta, nonché delle delegazioni parlamentari presso le Assemblee internazionali.

Rimborso delle spese per l’esercizio del mandato
Nella riunione del 30 gennaio 2012, l’Ufficio di Presidenza ha istituito un “rimborso delle spese per l’esercizio del mandato” che sostituisce il contributo per le spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori.
Tale rimborso, di importo complessivo invariato rispetto al precedente contributo, è pari a 3.690 euro (dopo la riduzione di 500 euro del luglio 2010) ed è corrisposto direttamente a ciascun deputato con le seguenti modalità:
- per un importo fino a un massimo del 50% a titolo di rimborso per specifiche categorie di spese che devono essere attestate: collaboratori (sulla base di una dichiarazione di assolvimento degli obblighi previsti dalla legge, corredata da copia del contratto, con attestazione di conformità sottoscritta da un professionista); consulenze, ricerche; gestione dell’ufficio; utilizzo di reti pubbliche di consultazione di dati; convegni e sostegno delle attività politiche;
- per un importo pari al 50% forfetariamente.

Spese di trasporto e spese di viaggio
I deputati usufruiscono di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale.
Per i trasferimenti dal luogo di residenza all’aeroporto più vicino e tra l’aeroporto di Roma-Fiumicino e Montecitorio, è previsto un rimborso spese trimestrale pari a 3.323,70 euro, per il deputato che deve percorrere fino a 100 km per raggiungere l’aeroporto più vicino al luogo di residenza, e a 3.995,10 euro se la distanza da percorrere è superiore a 100 km.

Spese telefoniche
I deputati dispongono di una somma annua di 3.098,74 euro per le spese telefoniche. La Camera non fornisce ai deputati telefoni cellulari.

Assistenza sanitaria
Il deputato versa mensilmente, in un apposito fondo, una quota della propria indennità lorda, pari a 526,66 euro, destinata al sistema di assistenza sanitaria integrativa che eroga rimborsi secondo quanto previsto da un tariffario.

Assegno di fine mandato
Il deputato versa mensilmente, in un apposito fondo, una quota della propria indennità lorda, pari a 784,14 euro. Al termine del mandato parlamentare, il deputato riceve l’assegno di fine mandato, che è pari all’80 per cento dell’importo mensile lordo dell’indennità, per ogni anno di mandato effettivo (o frazione non inferiore ai sei mesi).

Pensione
Con deliberazioni del 14 dicembre 2011 e 30 gennaio 2012 l’Ufficio di Presidenza della Camera ha operato una profonda trasformazione del regime previdenziale dei deputati con il superamento dell’istituto dell’assegno vitalizio – vigente fin dalla prima legislatura del Parlamento repubblicano – e l’introduzione, con decorrenza dal 1° gennaio 2012, di un trattamento pensionistico basato sul sistema di calcolo contributivo, sostanzialmente analogo a quello vigente per i pubblici dipendenti.
Il nuovo sistema di calcolo contributivo si applica integralmente ai deputati eletti dopo il 1° gennaio 2012, mentre per i deputati in carica, nonché per i parlamentari già cessati dal mandato e successivamente rieletti, si applica un sistema pro rata, determinato dalla somma della quota di assegno vitalizio definitivamente maturato alla data del 31 dicembre 2011, e di una quota corrispondente all’incremento contributivo riferito agli ulteriori anni di mandato parlamentare esercitato.
I deputati cessati dal mandato, indipendentemente dall’inizio del mandato medesimo, conseguono il diritto alla pensione al compimento dei 65 anni di età e a seguito dell’esercizio del mandato parlamentare per almeno 5 anni effettivi. Per ogni anno di mandato ulteriore, l’età richiesta per il conseguimento del diritto è diminuita di un anno, con il limite all’età di 60 anni.
A tal fine, i deputati sono assoggettati d’ufficio al versamento di un contributo pari all’8,80 per cento dell’indennità parlamentare lorda.
Lo stesso Regolamento prevede infine la sospensione del pagamento della pensione qualora il deputato sia rieletto al Parlamento nazionale, sia eletto al Parlamento europeo o ad un Consiglio regionale, ovvero sia nominato componente del Governo nazionale, assessore regionale o titolare di incarico istituzionale per il quale la Costituzione o altra legge costituzionale prevede l’incompatibilità con il mandato parlamentare. La sospensione è inoltre prevista in caso di nomina ad incarico per il quale la legge ordinaria prevede l’incompatibilità con il mandato parlamentare, ove l’importo della relativa indennità sia superiore al 50 per cento dell’indennità parlamentare. Tale regime di sospensioni costituisce una deroga rispetto alla normativa generale, nell’ambito della quale le ipotesi di divieto di cumulo della pensione con altri redditi sono state ormai abolite.

Fonte: Camera.it

 

IMU: proviamo un semplice ragionamento


Ragionare non è lo sport nazionale. Evidentemente.
Non siamo tedeschi, noi. Non siamo tedeschi da usare “konsequent” come motto (“consistent” in inglese, “coerente” in italiano. Ma di una coerenza “consequenziale). Noi siamo piuttosto gente da sentimenti, da emozioni. Specie nel portafoglio.

Ma proviamo comunque: un semplice ragionamento.
Parliamo di IMU.
Tema abusato e per questo, nella marea di chiacchiere, baggianate e slogan, abbastanza detestabile. Ma anche tema-chiave per comprendere alcuni elementi di politica e di economia politica, prospettiva per inquadrare l’intero discorso della struttura statale e delle sue riforme.

Abolire l’IMU“, si dice.
Lasciamo momentaneamente da parte i mille modi in cui l’IMU potrebbe essere riformata (dall’abolizione, alla proposta PD); lasciamo anche da parte le giustissime considerazioni di chi dice che l’IMU non è il tema giusto e piuttosto la riforma fiscale dovrebbe focalizzarsi sulle imposte sul lavoro.
Pensiamo per un attimo che abolire o modificare l’IMU sia davvero il tema centrale, davvero la soluzione.
Ma cos’è l’IMU? Se come diceva il buon Nanni Moretti “le parole sono importanti“,  se come diceva Confucio bisogna “fare ordine con i nomi delle cose“, allora dobbiamo intenderci sull’oggetto del discorso.
I.M.U. Imposta Municipale Propria, ovvero l’imposta che -in sostituzione della vecchia ICI (Imposta Comunale sugli Immobili)- dovrebbe costituire la primaria fonte di gettito dei comuni.
Gli enti locali per eccellenza.
Non solo locali, ma anche i più prossimi ai cittadini, quelle amministrazioni pubbliche che in base al principio di sussidiarietà dovrebbero fornire in primo luogo i servizi ai cittadini stessi.

Prendo a prestito le semplici ma efficaci parole del Sen. emerito Marco Stradiotto (PD) -usate anche in una puntata di Report- per esprimere un concetto essenziale: “pago, vedo, voto“.
Cito direttamente lo status facebook del Senatore Stradiotto: “L’autonomia finanziaria degli enti locali ed in particolare dei comuni è una cosa seria ed importante. Togliete pure l’IMU, togliete la TARES, fate pure quello che volete ma il tema resta aperto. Qualcuno dovrà rispondere a questa domanda: Chi pagherà i servizi comunali? Io credo che per equità e giustizia non debbano essere pagati dall’addizionale IRPEF (che per l’85% è pagata da pensionati e lavoratori dipendenti).
Delle due l’una: o si crede ad un decentramento fiscale ed amministrativo serio, ad un trasferimento di servizi agli enti locali più prossimi ai cittadini con autonomia di entrata e di spesa (quello che viene volgarmente ed erroneamente chiamato “federalismo” - sic) ; o si fa propaganda sull’IMU.
Che servizi possono fornire gli enti locali se non hanno soldi? Se non hanno autonomia d’entrata e di spesa?

La questione è assai semplice: quale “federalismo” (sic) senza fondi?
Con che soldi pagheremo i servizi locali se aboliamo proprio le imposte a riscossione locale?
Chi predica le due cose in contemporanea, risponda prima a questa domanda. Dopo discuteremo dei contenuti, semmai.
Vogliamo abolire le imposte a riscossione locale, le prime e più dirette nell’alimentare i bilanci (quindi i servizi) che i cittadini vedono e vivono ogni giorno, quelli di cui usufruiscono quotidianamente? Come pensiamo di finanziarli allora? Pensiamo ancora ai trasferimenti da Roma? Oppure domani di metteremo ad urlare slogan sul “75% di tasse” trattenute?imu-150x150

Il “pago, vedo, voto” di Stradiotto è un concetto semplicissimo, ma fondamentale:
- i comuni hanno il controllo migliore sugli immobili presenti nel loro territorio: il controllo più diretto ed immediato, quindi sono gli enti meglio posizionati per riscutere simili imposte; pago
- essendo una riscossione diretta, i cittadini hanno modo di capire immediatamente e quotidianamente per cosa vengono utilizzati i loro soldi; vedo
- grazie a questo controllo diretto, i cittadini possono anche valutare l’operato delle amministrazioni e dei politici, possono chiamarli a rispondere delle proprie scelte ed imporgli un’assunzione di responsabilità. voto
Il federalismo è esattamente questo. Responsabilità localizzate, controlli localizzati.
Se pensiamo invece ai trasferimenti da Roma abbiamo esattamente l’effetto inverso:  i soldi di tutti buttati in un unico calderone e ridistribuiti. Con allungamento dei tempi, ma soprattutto con allentamento dei controlli da parte dei cittadini stessi.
Ed un perverso effetto di “clientelismo” fra amministrazioni locali e centrali: io do i soldi a te, solo perché eei della mia parte politica.

Insomma, abolire l’IMU significa:
- abolire i controlli dei cittadini sulle entrate e spese pubbliche;
- abolire i controlli locali sull’abusivismo (edilizio …toh, una nuova casa: ora ci paghi);
- aumentare le lungaggini burocratiche tramite lunghi trasferimenti, ovvero: ridurre l’autonomia di spesa (quindi, ritardi nei pagamenti dei fornitori) e abolire i servizi locali (quelli che i cittadini più usano …hai pagato, ecco i tuoi autobus);
- favorire rapporti clientelari fra amministrazioni (utile strumento da campagna elettorale: votate noi, perché con loro i soldi non arriveranno);
- non avere la possibilità di ridurre le imposizioni fiscali su altri settori, quali il reddito da lavoro.

Secondo me, l’IMU dovrebbe essere iscritta in Costituzione: Imposta Municipale Propria, primaria e principale fonte di finanziamento dei comuni e, di conseguenza, primario e principale strumento di controllo delle amministrazioni locali sul proprio territorio e primario e principale strumento di controllo dei cittadini sulle attività delle proprie amministrazioni.
Questo sarebbe un vero passo verso il “federalismo”.

http://redpoz.wordpress.com/2013/05/17/imu-proviamo-un-semplice-ragionamento/

Il PD sta diventando un partito senza elettori ?


Dopo i nostri articoli sul PD, in particolare quelli in cui sostenevamo che i suoi elettori non facessero nulla per ribellarsi al maxi-inciucio, ci sono arrivati dei messaggi da parte di tanti elettori, ormai ex.  Infatti, per quello che stiamo capendo noi, pare che sia in corso un vero e proprio ”abbandono di massa”. In questo caso la classe dirigente del PD non rappresenterebbe piu’ nessuno e sarebbe costretta a dimettersi. Chi ha fatto questa scelta commenti questo post e ci spieghi le sue motivazioni. 

berluletta

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo è stato l’articolo che ha scatenato gli (ex) elettori del PD:

-Caro elettore PD, è tutta colpa tua http://ilmalpaese.wordpress.com/2013/04/28/caro-elettore-del-pd-e-tutta-colpa-tua/

 

Il PD è morto, adesso la Sinistra italiana puo’ rinascere.


225px-Nichi_VendolaIn verità, e’ morto un partito mai nato realmente ed è questo uno dei tanti records, negativi, annoverabili al PD. D’altra parte, è palese che non possano coesistere forze laiche e progressiste con forze cattoliche e conservatrici. E nel partito democratico hanno convissuto chi considerava gli omosessuali malati e chi era favorevole ai matrimoni tra persone delle stesso sesso, chi era favorevole all’eutanasia e chi era contrario, chi era si Tav e chi era No Tav, chi era pro articolo 18 e chi era contrario e questa lista  di contraddizioni potrebbe richiedere troppe parole già scritte mille volte, percio’ è meglio fermarsi qui e dire che è morto il partito della contraddizione.

La prima grande opportunità di rinascita sarà il cantiere della Sinistra e questa volta sarà vitale non commettere i soliti errori che la Sinistra a sinistra del PD ha sempre commesso.

Proprio questi errori, in generale l’incapacità di sapersi organizzare e mettere in piedi un progetto politico di Sinistra per il Popolo della Sinistra è stato il salvavita del PD in questi anni.  Quello che uscirà fuori da questo cantiere non dovrà commettere l’errore di cercare alleanze con il PD ma dovrà mettersi in testa che il governo Letta ha portato con sé  la fusione ufficiale di PD e PDL che,  alle prossime elezioni, potranno tranquillamente presentarsi con il nuovo nome Popolo Democratico Della Libertà.  Ogni alleanza con il fu PD sarebbe deleteria per la Sinistra italiana; non bisogna commettere l’errore di resuscitare il morto.

La sfida sarà convincere, con idee, proposte e programmi,  una parte dell’elettorato del fu PD a lasciar perdere i fac-simile abbracciando così l’originale. Tutti coloro che lavoreranno a questo progetto, a partire da Nichi vendola, avranno una grande responsabilità sulle loro spalle perché o rinasce la Sinistra o l’Italia sarà governata per altri venti anni dal PDDL.

Gio’ Chianta

Italiani LettAralmente fottuti.


letta-napolitano_jpg_1535498604_jpg_415368877Diciamocelo, Enrico Letta è l’uomo giusto al posto giusto, il Premier ideale per il “governo dell’Inciucio”. Laureatosi a pieni voti all’Accademia dell’Inciucismo, relatore Massimo D’Alema, puo’ vantare conoscenze molto altolocate, parentele bipartisan e ottimi rapporti con il Vaticano.  Buttata via 67 anni di prassi costituzionale, secondo la quale il mandato del Capo dello Stato dura sette anni e poi viene eletto un Presidente diverso da quello precedente ne sono nate delle nuove. Infatti, da prassi ormai, per fare il Premier in Italia devi far parte delle piu’ importanti organizzazioni di potere europee e mondiali e Letta è:  membro della Commissione Trilaterale, di Aspen Institute e frequentatore della ormai famosissime riunioni organizzate dal Gruppo Bilderberg.  

Nella scelta dei Ministri del suo (e di Berlusconi) governo è stato astutissimo, ha inserito qualche nome azzeccato, gente competente e meritevole, con il chiaro obiettivo di nascondere tutta quella caterva di gente incompetente che ha inserito nel suo governo per accontentare democristianamente tutti.

Tra le scelte non azzeccate ma  pur sempre fenomenali nel loro genere (horror) troviamo Beatrice Lorenzin, la liceale che comandera’ i dottori. Questo perché, in Italia, per fare gli infermieri serve una Laurea, per fare i dottori serve una laurea in Medicina e Chirurgia piu’ la specializzazione, per fare il direttore sanitario di un ospedale pubblico o privato serve, per Legge, una laurea in Medicina e Chirurgia, mentre per fare il Ministro della Salute basta una semplice maturità classica.

Nel Paese alla rovescia, quello, per capirci, nel quale devi essere incensurato per fare il bidello ma puoi tranquillamente fare il parlamentare con a carico diverse condanne, questa è tutta gente giusta al posto giusto.

 berlulettaPer diciannove anni abbiamo avuto al potere, alternativamente, Berlusconi e la pseudo Sinistra: il primo ha governato con il chiaro obiettivo di salvarsi dalla galera e i “Sinistri” hanno governato con il chiaro obiettivo di salvare Berlusconi dalla galera perché senza Berlusconi non sapevano che fare e soprattutto non sarebbero esistiti nemmeno loro. I piu’ informati hanno sempre saputo che Destra e Sinistra facevano finta di litigare ma andavano a letto insieme  ogni notte, Berlusconi e i “Sinistri”  pero’, hanno sempre puntato sui meno informati (che nel nostro Paese rappresentano la maggioranza) e infatti, proprio i meno informati, hanno davvero creduto che Berlusconi e i “Sinistri” si facessero la guerra.

Adesso che non hanno nemmeno piu’ bisogno di far finta di farsi la guerra e possono amarsi alla luce del sole chi li ferma piu’ ? Potranno compiere ogni nefandezza possibile ed immaginabile. Tutti coloro che si ribellano, perché non possono accettare che la Costituzione venga violentata da chi è pagato per difenderla, verranno considerati degli eversori, siamo pur sempre il Paese alla rovescia.

Ma i cittadini che possono fare? L’unica arma che hanno a disposizione è il diritto al voto, nello stesso momento in cui l’esito elettorale viene completamente ignorato, il voto si riduce ad una farsa e la Democrazia subisce una ferita probabilmente mortale.

 E’ proprio vero allora che ”se il voto servisse a qualcosa sarebbe illegale”.

Gio’ Chianta

Liberazione. Qualcuno ancora non ha capito nulla


Siamo arrivati al 25 aprile e, come ogni anno, arriva anche il consueto bestiario di ignoranza che accompagna questo straordinario anniversario. Questa volta è stata la volta del commissario prefettizio di Alassio che è riuscito a sostenere che la festa della Liberazione sarebbe “apolitica”. L’ennesimo schiaffo a una storia che per alcuni settori del Paese è ancora “scomoda”.

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Esiste un’Italia che non solo non conosce la storia, ma la calpesta. Solo una grande ignoranza infatti può portare qualcuno a dire quello che ha detto il commissario prefettizio di Alassio, capace di vietare l’esecuzione di “Fischia il vento e infuria la bufera” durante le celebrazioni del 25 aprile, in quanto, udite udite, la Liberazione sarebbe una festa “apolitica”. Intelligentemente anche Gramellini su “La Stampa” ha riportato la notizia, esecrando a sua volta l’idiozia di quanto sostenuto dal commissario ligure. Come è possibile definire apolitica la Liberazione, ovvero il movimento di popolo italiano che ha combattuto per liberarsi dal giogo dell’oppressione nazifascista? Non esiste guerra, lotta più politica di questa, e anche i valori dell’antifascismo sono fortemente “politici”, anche se forse alcuni non guardano certo con favore alla Resistenza, anche oggi, nel 2013, quando uno dovrebbe pensare che sia ormai entrata nella memoria condivisa degli italiani. E invece…e invece esiste ancora qualcuno che non solo non sente l’impulso di ricordare, ma che anzi guarda alla Liberazione con fastidio, quasi subendo dei festeggiamenti che non sente propri. E di questo la colpa è soprattutto delle istituzioni, superficiali in modo quasi criminale nell’aver sottovalutato l’importanza del ricordo e del glorificare la Resistenza e il sacrificio di migliaia di giovani commesso per donarci la libertà di cui oggi, ancora, godiamo. Ora si preferisce, come ha ricordato Gramellini, rimuovere la Resistenza, come se fosse un episodio che sarebbe meglio non ricordare. Una vergogna assoluta dal momento che i partigiani hanno scritto la Costituzione con il loro sangue e hanno costruito le basi democratiche che ancora ci permettono di vivere in pace, chissà per quanto ancora. Settori sempre più consistenti della società hanno pervicacemente e vergognosamente attaccato la Resistenza, e lo hanno fatto di fronte all’inedia e all’indifferenza delle istituzioni, che hanno permesso che il passato venisse strumentalizzato e svuotato di significato. Così i torturatori fascisti che trasportavano ebrei e dissidenti sui treni piombati vengono messi alla stessa stregua dei partigiani che combattevano per la libertà, e soprattutto senza paga. Come ha scritto Gramellini invece le differenze tra i due schieramenti esistevano eccome, ed erano di natura prettamente politica, dei fini che ci si preponeva, degli ideali che si voleva servire: “Se avessero vinto i reduci di Salò saremmo diventati una colonia di Hitler. Avendo vinto i partigiani, siamo una democrazia. Nonostante tutto, a 68 anni di distanza, il secondo scenario mi sembra ancora preferibile. Grazie, partigiani.

Gracchus Babeuf

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http://tribunodelpopolo.com/2013/04/24/liberazione-qualcuno-ancora-non-ha-capito-nulla/

Al comando una oligarchia politico economica per far rispettare il fiscal compact.


Fonte: micromega | Autore: giorgio cremaschifiscalc

Quando un Presidente della Repubblica che dura sette anni viene rieletto per altri sette, siamo in un sistema più simile all’antica monarchia elettiva polacca che a quello delineato dalla nostra Costituzione.Quando questo stesso Presidente ha di fatto governato per quasi un anno e mezzo attraverso un Presidente del Consiglio da lui nominato senatore a vita, che ha ricevuto la fiducia delle Camere sotto la pressione incostituzionale dello spread; siamo in un sistema più simile alle repubbliche presidenziali che a quella parlamentare costituzionale.

Quando questo Presidente nomina una commissione di saggi che prepara un programma che probabilmente sarà adottato dal nuovo governo di emanazione presidenziale, al cui sostegno nessuna delle forze che lo hanno rieletto potrà ovviamente sottrarsi, questo somiglia ad una repubblica presidenziale senza neanche il voto del popolo.

Quando tutto questo avviene nel quadro di un accordo, frutto della disperazione ma non per questo meno sostanziale, tra i partiti che si sono alternati a governare in questi venti anni, usare la parola regime non è certo un errore. Inciucio è solo la sua definizione gergale.

Quando questo regime a sua volta è espressione di una sovranità totalmente limitata dal pareggio di bilancio costituzionale, dal fiscal compact, dalla Troika e da tutti i trattati liberisti europei, per cui gran parte delle decisioni economiche vanno in automatico, come ha affermato Draghi, tutto questo con una vera democrazia ha ben pochi rapporti. La forma della nostra democrazia è forse salva, ma la sostanza no.

E che la democrazia costituzionale sia oramai un simulacro lo dimostrerà ancora di più il futuro. Infatti quando il prossimo governo di emanazione presidenziale continuerà le politiche di austerità, l’opposizione ad esso sarà inevitabilmente e oggettivamente opposizione al Presidente della Repubblica.

D’altra parte questo è ciò che hanno voluto, non solo subìto, PD e PDL. Che al momento buono hanno deciso ancora una volta di stare assieme. Come hanno fatto quando hanno portato la pensione a settanta anni, cancellato l’articolo 18, imposto l’Imu.

PD e PDL sono oramai parte integrante della oligarchia politico economica del paese, oligarchia che al momento buono decide e basta.

Poche storie, sono usciti dalla Costituzione Repubblicana e bisogna prenderne atto. Le prossime lotte contro le politiche di austerità e contro il massacro sociale saranno anche contro il Presidente Giorgio Napolitano. Non facciano gli ipocriti, è questo ciò che hanno voluto e fatto.

http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2013/4/20/32908-al-comando-una-oligarchia-politico-economica-per-far/

Non è un golpe, è una resa


napolitano21-112844_159x159di Marco Revelli -

Da oggi l’Italia non è più una democrazia parlamentare. Non c’è altro modo di leggere il voto di ieri se non come una resa. Una clamorosa, esplicita e trasversale abdicazione del parlamento. Per la seconda volta in poco più di un anno una composizione parlamentare maggioritaria si è messa attivamente in disparte. Ha dichiarato la propria impotenza, incompetenza e irrilevanza, offrendo il capo e il collo a un potere altro, chiamato a svolgere un ruolo di supplenza e, in prospettiva, di comando. E se la prima volta poteva apparire ancora “umana”, la seconda volta – con un nuovo parlamento, dopo un voto popolare dal significato inconfutabile nella sua domanda di discontinuità – è senz’altro diabolica, per lo meno nei suoi effetti. C’è, in quella triste processione di capi partito col cappello in mano, in fila al Quirinale per implorare un capo dello stato ormai scaduto di rimediare alla loro congiunta e collegiale incapacità di decisione, il segno di una malattia mortale della nostra democrazia. La conferma che la crisi di sistema è giunta a erodere lo stesso assetto costituzionale fino a renderlo irriconoscibile. Forse non è, in senso tecnico, un colpo di stato. Possiamo chiamarlo come vogliamo: un mutamento della costituzione materiale. Una cronicizzazione dello stato d’eccezione. Una sospensione della forma di governo… Certo è che questo presidenzialismo di fatto, affidato a un presidente fuori corso per un mandato tendenzialmente fulmineo, stravolge tutti gli equilibri di potere. Produce una lesione gravissima al principio di rappresentanza. Soprattutto fa scomparire la tradizionale forma di mediazione tra istituzioni e società che era incarnata dal parlamento, tanto più se questo venisse occupato e bloccato da una maggioranza ibrida e bipartisan, contro-natura e contrapposta al volere della stragrande maggioranza degli elettori. D’ora in poi – e in un momento socialmente drammatico – Governo e Piazza verranno a confrontarsi direttamente e frontalmente, senza diaframmi in mezzo, senza corpi intermedi per la banale ragione che il principale strumento di mediazione, il partito politico, si è estinto in diretta, travolto dalla propria incapacità di mediare non più, ormai, gli interessi e le domande di una società abbandonata da tempo ma le proprie stesse tensioni interne, le contraddizioni tra le sue disarticolate componenti. Di questo è morto il partito democratico: della sua incapacità a contenere la spinta centrifuga dei propri interiori furori, degli odii covati per anni, delle idiosincrasie personali (rispetto a cui, diciamolo sinceramente, un voto per Rodotà avrebbe costituito uno straordinario antidoto e il segno di una possibilità di cura). Né si può dire che il Pdl sia mai esistito come partito, incentrato com’è sulla esclusiva figura del suo leader e sulla difesa dai suoi guai giudiziari. Dopo questa ostentazione pubblica di dissennatezza e incapacità non basterà nessun accanimento terapeutico, nessun appuntamento tardivo o attesa di una figura salvifica per rimediare al rogo simbolico della residua capacità operativa del Pd e in generale del centro-sinistra. Così come non sarà sufficiente un’estemporanea cooptazione nei giochi di potere del Pdl con relativi cespugli per assicurargli una qualche capacità di «controllo sociale». Anzi, lo vedremo sempre più spesso soffiare sul fuoco. Il rischio che la crisi italiana, contenuta finora entro le sponde imprevedibilmente solide della dialettica elettorale, entri in una fase esplosiva è terribilmente alto. E non si riduce proclamando coprifuoco tardivi. Né maldestri tentativi di abbassare la pressione con betabloccanti predicatori, ma con un surplus di partecipazione. Favorendo, con tutti i mezzi legali disponibili, una collettiva presa di parola capace di surrogare in basso il vuoto di senso generatosi in alto.
 
il manifesto 21 aprile 2013

Vuoi anche tu Silvio al Quirinale ? Opzione 1: si. Opzione 2: sottoscrivo.


Michaela Biancofiore ha lanciato il sito-iniziativa ”Berlusconi al Quirinale”.

A prescindere dall’iniziativa, ognuno è libero di credere a  qualsiasi idiozia e il testo dell’appello della Biancofiore, a mio avviso, non è altro che un cumulo di idiozie, mistificazioni e dissimulazioni, è davvero tragicomico il sondaggio presente in home page, cioè questo:

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Potete trovare questo ”democraticissimo” sondaggio qui: http://berlusconialquirinale.org/

Promemoria sul caso Aldrovandi ad uso e consumo del cittadino on. Giovanardi


giovanardi-300x147 (1)di Filippo Vendemmiati

Onorevole, di Lei non posso nemmeno dire che ha la fronte inutilmente spaziosa, come in un memorabile fondo sull’Unità Fortebraccio descrisse il socialdemocratico Antonio Cariglia, perché la laurea in giurisprudenza le ha consumato pure quella. Siede in parlamento da 21 anni,  ha reso servizio alla patria nell’Arma dei carabinieri, ex democratico cristiano, oggi fedele nei secoli a Berlusconi che l’ha fatta ministro e sottosegretario alla presidenza del consiglio, tanto per citare solo alcune delle tante cariche governative. Ma non per questo sarà ricordato. Lei, onorevole Giovanardi, cattolico praticante, così dice, passerà alla storia come il più implacabile fustigatore di vittime prive diritto di replica, essendo scomparse per morte violenta. La madre di Federico Aldrovandi ha deciso di querelarla e spero faccia altrettanto Ilaria Cucci per le accuse false e infamanti indirizzate ai loro famigliari, il figlio Federico e il fratello Stefano. Non so quale diabolico tormento la porti ad insultare così gratuitamente, senza nemmeno il ritegno della umana pietas che la sua fede, sempre invocata, dovrebbe suggerirle. Lo confesso, la sua persona mi provoca fastidio, perché la sua volgarità questa volta ha superato ogni limite.  Non per questo mi sottraggo al mio compito,  sempre più difficile e vituperato, anche a ragione di questi tempi. Il compito di informare, di rendere noti senza pedanteria anche a Lei alcuni fatti. Le lascio questo piccolo promemoria. Se crede, lo rilegga due o tre volte come una  preghiera prima di addormentarsi. Forse sognerà un ragazzo di 18 anni, massacrato di botte senza “un motivo apparente” da quattro agenti di polizia che le verrà incontro e sorridendo le dirà:

- 1 Mi chiamo Federico Aldrovandi, e non Aldovrandi.
- 2 Mia madre è dipendente comunale, mio padre ispettore di polizia comunale, mio nonno carabiniere.
- 3 Non sono un eroinomane come Lei disse di me in parlamento da ministro nel febbraio del 2006
- 4 Quella sera non ero ubriaco, né drogato. Lo confesso, mi ero fatto due canne.
- 5 Quando arrivai nel giardinetto di via Ippodromo a Ferrara, c’era già parcheggiata una volante con due agenti a bordo
- 6 E’ scoppiata una lite violenta, ma non posso dirle perché, la verità la devono scoprire gli uomini in terra.
- 7 Mi hanno picchiato in quattro per almeno mezz’ora, manganelli (due si sono rotti), calci e pugni. L’autopsia ha riscontrato 57 ferite compatibili con azioni violente. Un vostro giudice ha scritto: “Per ognuna di queste ferite sarebbe stato possibile aprire un procedimento per lesioni colpose”.
- 8 Ho chiesto aiuto invano, non credevano che mi chiamassi Federico, uno li loro mi ha scambiato per un extracomunitario, mi sono saliti sulla schiena con le ginocchia, mi è mancato il respiro e sono morto
- 9 Poi sono stato ucciso anche altre volte: quando mi hanno lasciato per ore sull’asfalto, senza rispondere al mio cellulare quando chiamavano i miei genitori. E’ stato allora che mi hanno fotografato. Che brutta foto! L’ho vista per la prima volta nelle manifestazioni portata in giro dai miei amici. Ah è vero, lei non lo può ricordare perchè non c’era. Poi quella foto è entrata anche nelle aule dei tribunali. Io ricordo solo una sensazione di caldo attorno alla mia testa,  l’odore di sangue e la durezza dell’asfalto. Magari, onorevole, mi avessero messo un cuscino sotto la testa, pensi non mi hanno nemmeno coperto con un lenzuolo.

Tutto qui, non voglio tediarla. Le chiedo solo un piccolo favore personale:  non è necessario credermi, magari un giorno ci incontreremo e avremo più tempo per conoscerci e spiegarci. Nel frattempo il favore è un altro: per cortesia, onorevole Carlo Giovanardi, lasci in pace i miei genitori, Patrizia e  Lino,e mio fratello Stefano. Dio quanto mi mancano, lei non può immaginate quanto!

Buona Pasqua. Federico

31 marzo 2013

http://www.articolo21.org/2013/03/promemoria-sul-caso-aldrovandi-ad-uso-e-consumo-del-cittadino-onorevole-carlo-giovanardi-parlamentare-del-popolo-della-liberta/