Il Sindaco che lotta contro GOMORRA: mi hanno lasciato solo!


vitale_sindaco_pareteIl primo cittadino di Parete: ecco perché ho impedito che la processione facesse omaggio al boss

Parete(Ce)- In terra di Gomorra spesso stare da una parte è un giuramento da ripetere ogni giorno. Lo sa bene il sindaco di Parete, Raffaele Vitale, 31 anni, del PartitoDemocratico. Per lui non sono stati giorni facili dopo il gesto forte di sfilarsi la fascia tricolore, quando la processione in onore della protettrice di Parete, Maria Santissima della Rotonda, stava svoltando in una stradina, fermandosi davanti all’abitazione di un ammalato, parente del boss Bidgonetti.
E ora il primo cittadino accusa: «I vertici provinciali del mio partito mi hanno lasciato solo, mentre sui social network, attraverso profili falsi, c’è chi mi invita a vergognarmi e dimettermi per salvare la faccia o addirittura qualche consigliere comunale di opposizione mi definisce un finto perbenista».
Lo Stato invece gli ha già testimoniato solidarietà: il prefetto di Caserta, Carmela Pagano, l’ha invitato mercoledì scorso a partecipare al comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, complimentandosi per un atto, «che vale più di cento convegni sulla legalità». E il prefetto andrà a Parete, molto probabilmente a maggio, per far sentire la vicinanza ai cittadini, in occasione dell’inaugurazione di una mostra sulle vittime di camorra, che sarà ospitata nella villetta confiscata proprio al clan Bidognetti.
«Il mio gesto – racconta – era doveroso per dare un messaggio chiaro alla comunità. Ho voluto dire che qui ci sono istituzioni che lottano per smantellare questo substrato culturale che vede ancora un fascino nella camorra. Nulla contro la carità cristiana, ma «no» a messaggi che possono essere letti come sudditanza». Ma la camorra in città è ancora forte?
«Forze dell’ordine e polizia hanno fatto tanto qui, ma esiste ancora il fenomeno estorsivo – sottolinea – Cantieri edili e negozi sono stati presi di mira anche la scorsa Pasqua. E poi la droga è l’altro business. Ora tocca alle istituzioni fare la propria parte e togliere terreno a un modo di pensare alla criminalità con assuefazione, rassegnazione o peggio come alternativa».(Articolo di lorenzo Iuliano. Tratto da Il Mattino)

http://altocasertano.wordpress.com/2013/04/22/69212a/

Mai dire “troia”


arton46598-d1f65Infatti è risaputo che non sono le “troie” (nel senso descritto prima) a dare una cattiva immagine del parlamento del Paese, bensì chi non si sente più di coprire gli escrementi con le zampette e invece denuncia il malcostume italiano.
In un Paese che non gode più di nessuna credibilitàsia al proprio interno che in Europa e nel mondo, per via del suo Parlamento, con più onorevoli e senatori al mondo, pieno di personaggi ambigui e di malaffare che campano di laute prebende, di contributi non voluti dai cittadini con un referendum, di compravendita di voti per sistemare i propri debiti o i propri figli, di “amichette” di parlamentari o ex premier mantenute, di mogli separate, amanti, cognati, da mantenere coi soldi nostri, di magistrati che si fanno le guerre a bande, di giornalisti venduti, etc… (per ulteriori e più complete informazioni leggere “La Casta” di Stella e Rizzo) dire in pubblico da parte di un grande artista entrato finalmente nelle istituzioni che il Parlamento italiano è stato pieno di “troie” (vedi tipologia descritta prima, “troie” nel senso di gente che si prostituisce in qualche maniera) è scandaloso e compromette l’immagine dell’Italia.

Ministri, politici, giornalisti tutti contro chi si è permesso di dire la verità invece di far finta di niente e continuare a coprire i propri bisogni con le zampette come fanno i gatti.
Questo è quello che è capitato al grande cantautore italiano Franco Battiato, studioso di costumi e della mistica dei Paesi islamici (Sufismo), il cui solo nome è un faro di luce nel mondo.

Infatti è risaputo che non sono le “troie” (nel senso descritto prima) a dare una cattiva immagine del parlamento del Paese, bensì chi non si sente più di coprire gli escrementi con le zampette e invece denuncia il malcostume italiano.

http://lebarricate.altervista.org/2013/03/27/mai-dire-troia/

Le spese folli della Lega in Friuli… tutto rigorosamente verde!


01822504-04Polenta, calzature, vestiti, casalinghi, cravatte verdi. C’era un po’ di tutto nella lista della spesa del gruppo della Lega Nord alla Regione Friuli Venezia Giulia finita sotto la lente di ingrandimento della procura di Trieste. Insieme ai rappresentanti di altri partiti seduti in consiglio anche il vertice del Carroccio deve rispondere dell’accusa di peculato per essersi servita di fondi pubblici per uno scopo ben diverso da quello per il quale era stato elargito il contributo. I legali del capogruppo leghista Daniele Narduzzi hanno presentato una memoria difensiva per spiegare gli strani acquisti e respingere le accuse chiamando spese di rappresentanza orecchini, i portachiavi, le felpe, le t-shirt, collanine e braccialetti che venivano distribuiti in occasione delle feste padane. Ma se le giustificazioni per queste spese lasciano perplessi,   le spiegazioni per gli altri prodotti ci portano in un mondo surreale. Gli articoli sportivi definiti «acquisti legati alle premiazioni in cui i consiglieri partecipano per divulgare notizie sulle attività svolte e raccogliere informazioni e proposte su possibili modifiche di normative regionali in materia». Superata anche l’impasse dei casalinghi: «Sono in realtà acquisti in negozi bazar e riguardano oggetti utilizzati per supporto dell’attività politica. «Trattasi – si legge – di vasellame, piatti e bicchieri e anche di stoviglie indispensabili nelle cucine delle feste politiche». E ancora: «L’acquisto indicato come Nelly 33cm non è un elettrodomestico ma un pupazzetto verde arancio usato come mascotte. Idem per il pupazzetto Maxi Nina».

Poi ci sono il cibo per gli animali e un biglietto per la lotteria… anche questa attività di propaganda? I loro elettori sono cani?

http://tuttacronaca.wordpress.com/2013/03/28/le-spese-folli-della-lega-in-friuli-tutto-rigorosamente-verde/

 

“Berlusconiani Anonimi”, il video che tutti dovrebbero vedere…credono a tutto.


Il sonno della ragione genera mostri…

Arcore_Hardcore

La corruzione tiene in pugno l’Italia: chiedi 5 impegni ai candidati politici


La corruzione è uno dei motivi principali per cui il futuro dell’Italia è bloccato nell’incertezza. Pochi in Europa vivono il problema in maniera così acuta (ci seguono solo Grecia e Bulgaria). Si tratta di un male profondo, fra le cause della disoccupazione, della crisi economica, dei disservizi del settore pubblico, degli sprechi e delle ineguaglianze sociali.

Il prossimo 24 e 25 febbraio verremo chiamati a eleggere i nostri rappresentanti in Parlamento. È il momento di chiedere che la trasparenza diventi una condizione e non una concessione, esercitando il nostro diritto di conoscere.

Per questo domandiamo adesso, a tutti i candidati, indipendentemente dal colore politico, di sottoscrivere 5 impegni stringenti contro la corruzione. Serviranno per potenziare la legge anticorruzione nei primi cento giorni di legislatura e per rendere trasparenti le candidature.

Con questa petizione chiediamo a tutti candidati di:

1) Inserire nella propria campagna elettorale la promessa di continuare il rafforzamento della legge anticorruzione iniziato con la riforma del novembre 2012. Concretamente, chiediamo sia modificata la norma sullo scambio elettorale politico-mafioso (416 ter) entro i primi cento giorni di attività parlamentare, con l’aggiunta della voce “altra utilità”

2) Pubblicare il proprio Curriculum Vitae con indicati tutti gli incarichi professionali ricoperti

3) Dichiarare la propria situazione giudiziaria e quindi eventuali procedimenti penali e civili in corso e/o passati in giudicato

4) Pubblicare la propria condizione patrimoniale e reddituale

5) Dichiarare potenziali conflitti di interesse personali e mediati, ovvero riguardanti congiunti e familiari

Grazie alla sottoscrizione di questi impegni si potrà sapere davvero quali candidati saranno disposti a lottare in Parlamento contro la corruzione. Su Riparteilfuturo.it pubblicheremo la lista di tutti i candidati che hanno aderito.

Più siamo a firmare questa petizione, più i candidati dovranno ascoltare le nostre richieste. Firma adesso per un futuro senza corruzione.

A:
Candidati alle Elezioni Politiche 2013
La corruzione è uno dei motivi principali per cui il futuro dell’Italia è bloccato nell’incertezza. Pochi in Europa vivono il problema in maniera così acuta (ci seguono solo Grecia e Bulgaria). Si tratta di un male profondo, fra le cause della disoccupazione, della crisi economica, dei disservizi del settore pubblico, degli sprechi e delle ineguaglianze sociali.

Il prossimo 24 e 25 febbraio verremo chiamati a eleggere i nostri rappresentanti in Parlamento. È il momento di chiedere che la trasparenza diventi una condizione e non una concessione, esercitando il nostro diritto di conoscere.

Per questo domandiamo adesso, a tutti i candidati, indipendentemente dal colore politico, di sottoscrivere 5 impegni stringenti contro la corruzione. Serviranno per potenziare la legge anticorruzione nei primi cento giorni di legislatura e per rendere trasparenti le candidature.

Con questa petizione chiediamo a tutti candidati di:

1) Inserire nella propria campagna elettorale la promessa di continuare il rafforzamento della legge anticorruzione iniziato con la riforma del novembre 2012. Concretamente, chiediamo sia modificata la norma sullo scambio elettorale politico-mafioso (416 ter) entro i primi cento giorni di attività parlamentare, con l’aggiunta della voce “altra utilità”

2) Pubblicare il proprio Curriculum Vitae con indicati tutti gli incarichi professionali ricoperti

3) Dichiarare la propria situazione giudiziaria e quindi eventuali procedimenti penali e civili in corso e/o passati in giudicato

4) Pubblicare la propria condizione patrimoniale e reddituale

5) Dichiarare potenziali conflitti di interesse personali e mediati, ovvero riguardanti congiunti e familiari

Grazie alla sottoscrizione di questi impegni si potrà sapere davvero quali candidati saranno disposti a lottare in Parlamento contro la corruzione. Su Riparteilfuturo.it pubblicheremo la lista di tutti i candidati che hanno aderito.

Più siamo a firmare questa petizione, più i candidati dovranno ascoltare le nostre richieste. Firma adesso per un futuro senza corruzione.

Cordiali saluti,
[Il tuo nome]

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Cosentino, Cosentino, Cosentino


Berlusconi alle prese con CosentinoStamattina, mentre leggevo il pezzo di Marino sulle elezioni regionali tedesche, ho sentito, riga dopo riga, salire l’inquietudine.
Non che abbia un particolare trasporto per la Germania. Quel che rimane dei miei palpiti notturni è giàoverbooked. E’ che leggendolo mi è ritornato in mente un concetto a cui sono disabituato: la politica è si questione di individualità, rappresentanze, alleanze e personalità, ma è anche aggregazione intorno a progetti reali, condivisione di obiettivi a medio e lungo termine, strategia di sviluppo, politica economica, salvaguardia dell’ambiente, innovazione. E’ intorno a concetti come questi che un aggregato casuale di persone, ognuna presa dai casi suoi, si trasforma in nazione.
Ed è proprio sul concetto di nazione che il paragone tra Germania e Italia non regge. Può essere vero che i tedeschi stiano cercando di fare quattrini alle spalle dell’Europa debole, è sicuramente vero che la Germania è un paese che tutela in primo luogo i suoi interessi, può darsi che su certe produzioni siamo in competizione, ma non c’è paragone tra la “nazione Italia” e la “nazione Germania”. E’ un po’ come confrontare un aquilone e un elicottero. Volano entrambi, è vero, ma le somiglianze finiscono qui.

Così, mentre in quel paese ci si divide sullo sviluppo di qui a un secolo della politica energetica, a Roma, nelle stanze delle consorterie del potere, si brigherà fino alle 20.00 di stasera per redigere le liste di quelli che diventeranno senatore o deputato per via del “posto sicuro” che riusciranno a guadagnarsi con la blandizie o la minaccia.

Fra tutti voglio ricordare il signor Cosentino. Non che lui sia più speciale degli altri, in fondo certi casi sono diventati una regola più che l’eccezione, ma per la meccanica attraverso la quale si è esplicitata la sua presenza o meno nelle liste del PDL. Da prima estromesso come “impresentabile” dallo stesso Berlusconi, poi esortato a “fare un passo indietro”, infine nuovamente “in pista” come lo definisce il Corriere della Sera.
Sembra che il signor Cosentino, potentemente radicato elettoralmente su un territorio sotto il controllo assoluto e totale della criminalità organizzata, abbia ripetutamente minacciato di far cadere diverse giunte sulle quali, evidentemente, esercita un potere trasversale e non trasparente che poco ha a che fare con la politica, la rappresentanza o la democrazia e somiglia maggiormente al controllo territoriale esercitato dalla camorra.

Le giunte, il potere, gli appalti, il controllo del territorio. Se si va oltre il parolone, se si riesce a non farsi stordire dalla retorica, si capisce immediatamente che è questo a fare il potere, il governo, l’equilibrio. Ma questo, come dicevo prima, non è nazione, è banditismo.
Forse, se tra 50 anni ci sarà ancora una Germania e non un’Italia, non si sarà consumata un’ingiustizia, ma una semplice ed asettica selezione naturale.

http://www.mentecritica.net/cosentino-cosentino-cosentino/

Lista Ingroia, la legalità non basta


ingroia_legalita_NDi Giorgio Cremaschi

Siccome non son mai stato una vittima del nuovo in politica, di quel nuovismo attraverso il quale si sono perpetuate da trenta anni le stesse politiche e le stesse classi dirigenti, non mi scandalizza che la lista del cosiddetto quarto polo sia diventata l’ennesima lista personale, ove il leader è la sostanza della proposta. Né mi sconvolge che i partiti siano alla fine l’architrave della lista. I partiti esistono sempre e chi li rifiuta semplicemente ne sta fondando un altro.

Ciò che non mi convince della coalizione Ingroia è l’ordine delle priorità e il messaggio di fondo del programma annunciato dal suo leader.

L’Italia è un paese devastato dalla corruzione e dalle mafie, una parte della classe politica è soggetto contraente di questo sistema, i berlusconiani, una parte è debole o subalterna, Monti e anche il PD. Una lotta vera alle mafie e alla corruzione finora non si è fatta per colpa di questa classe politica e il paese ne paga i costi con la crisi economica. Mettere al governo una classe dirigente che distrugga davvero le mafie è condizione di giustizia e base per una ripresa economica non pagata dai più poveri.

Questa a me pare la sintesi del pensiero di Ingroia e non c’e dubbio che essa individui uno dei nodi della crisi italiana. Il peso della corruzione, della evasione fiscale, della criminalità nella nostra economia è da tempo documentato.

Tuttavia non mi pare che questo possa essere sufficiente a motivare una lista alternativa ai principali schieramenti ed in particolare a Monti. Il quale ha nella sua agenda temi e proposte molto vicine a quelle di Ingroia proprio su questo terreno.

L’attuale presidente del consiglio mette al centro del suo programma liberista l’idea che in Italia una buona economia emergerà dalla distruzione dell’economia corporativa e criminale. E non a caso individua in Marchionne l’esempio imprenditoriale da esaltare sulla via delle ”riforme’. Il liberismo è spesso criminale per i suoi risultati sociali, ma chi lo propugna può proporsi di combattere l’economia criminale.

Naturalmente Monti mette al primo posto della sua agenda la politica di austerità, così come viene definita dai vincoli del fiscal compact, del pareggio costituzionale di bilancio, dei trattati europei. La lotta alla criminalità economica e mafiosa sarebbe ancora più stimolata da questi vincoli, perché essi ci imporrebbero di trovare lì i soldi che servono per lo sviluppo. Ingroia afferma di combattere il montismo, ma perché allora non contesta questo punto che è il punto cardine di esso? Perché nel suo discorso d’investitura è assente la critica ai vincoli europei e del capitalismo internazionale, quello formalmente onesto?

A mio parere questo non avviene perché Ingroia pensa che la questione sociale ed economica siano una derivata della questione criminale e che basti essere rigorosi davvero e non a parole, per creare le condizioni economiche per la giustizia e lo sviluppo. No non è così.

Per affrontare questa crisi economica da una punto di vista alternativo a quello di Monti si deve programmare un gigantesco intervento pubblico nell’economia e la rottura di tutti i vincoli europei. O si segue questa strada oppure ci si deve affidare al mercato magari regolato.

Non è un caso che il PD sia spiazzato dalla candidatura di Monti. Perché ha sinora sostenuto una politica di mercato e non ha alcun programma realmente alternativo ad essa.

Una politica del pubblico e dell’eguaglianza sociale richiede un forte controllo democratico sull’economia. E qui diventa decisiva la lotta a mafie e corruzione. Perché il liberismo si è sempre alimentato con il corrompimento della classe politica.

Tutto il sistema delle partecipazioni statali è stato privatizzato sventolando le tangenti e le mazzette dei manager pubblici e dei politici che li controllavano. È lì che è nata la egemonia anche a sinistra della ideologia del mercato come antidoto alla corruzione. Ma come ci ha insegnato Bertold Brecht è più profittevole fondare una banca che rapinarla.

Nella crisi attuale la priorità è la lotta alla disoccupazione ed al super sfruttamento del lavoro e dell’ambiente. Questa la può fare davvero solo il pubblico, e per questo il potere pubblico dev’essere liberato dalla criminalità e dalla corruzione. Perché dobbiamo affidargli una nuova politica economica e sociale.

Per me l’alternativa a Monti nasce dalla rottura con le politiche liberiste Europee e con quella economia criminale amministrata dalla Troika internazionale che ha distrutto la Grecia. Dove oggi trionfa l’economia illegale. La questione sociale comanda sulla lotta alla criminalità e non viceversa. Questa è la differenza di fondo tra la lotta alle mafie dei liberali onesti e quella del movimento operaio socialista e comunista. Una differenza ancora più vera oggi, se davvero ci si vuol collocare su un fronte alternativo a tutto il quadro politico liberista dominante.

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/12/31/giorgio-cremaschi-lista-ingroia-la-legalita-non-basta/

ILVA, UN DRAMMA SENZA FINE


ilva_taranto_bambino.jpg_415368877di Samanta Di Persio

Ci sono responsabilità politiche e sindacali precise nella vicenda Ilva: malgrado le denunce, negli anni si è preferito chiudere gli occhi per non arrivare allo scontro tra diritto alla vita e diritto al lavoro. Chi pagherà?

Nel 2008 visitai Taranto per la prima volta, giunsi in macchina e non notai quello che mi colpì l’anno dopo arrivando in treno. Dal finestrino del vagone vidi una nube sopra la città e contemporaneamente sentii un odore strano, non so perché lo associai alla diossina. Una volta arrivata chiesi informazioni ai due sindacalisti dello Slai Cobas che mi vennero a prendere: mi confermeranno che si trattava dell’odore dell’Ilva. Rimasi perplessa e mi chiesi, come sia possibile respirare, sopravvivere in quelle condizioni? Averlo scritto, aver raccolto le testimonianze dei lavoratori, aver conosciuto Alessandro Marescotti di Peacelink non era stato sufficiente, dovevo vedere l’Ilva per capire. Visitai il rione Tamburi, adiacente all’acciaieria, mi spiegarono che ogni famiglia è stata segnata dalla morte di qualcuno per tumore. Una polvere rosa si posa ovunque, ciò vuol dire che si posa sui campi, sulla pelle, nei polmoni, il vento la porta chissà dove. Nel libro “Morti bianche” fra le noto riporto uno studio epidemiologico del dottor Sante Minerba, l’indagine è stata condotta nel 2007 e, già allora, a Taranto si registrava un eccesso di mortalità negli uomini pari al 28% per il cancro al polmone e del 460% per il cancro alla pleura rispetto allo standard regionale. Inoltre su 15 diversi tipi di tumore maligno che presentavano eccessi di mortalità nell’intera provincia ionica, 11 di questi erano contratti nel capoluogo. Nel 2008 Taranto aveva oltre 1200 decessi l’anno per neoplasie, nettamente al di sopra della media nazionale. La situazione diventò insostenibile quando nel 2011 vennero abbattute migliaia di pecore, le carni erano contaminate dalla diossina ma lo erano anche: latte, formaggio, ricotta. Scattò la rivolta degli allevatori, anche la mitilicoltura era a rischio: nelle cozze vennero trovate tracce di diossina.

Ci sono oltre 10mila persone che lavorano per l’Ilva e 8mila per l’indotto. Questa acciaieria ha rappresentato per i pugliesi l’ancora di salvezza, ha permesso di non lasciare la loro regione. Ma a quale prezzo? Un ex operaio, in un’intervista all’Unità, nel 2001 raccontava: “Non riuscivo più a respirare. Ho fatto le analisi e mi hanno riscontrato una ostruzione alle vie aeree superiori. Così ho deciso di lasciare il posto. Prima di entrare all’Ilva, era quello il mio ideale di lavoro. A Taranto c’è solo quella speranza, ti aggrappi. Quando ho finito la scuola superiore e il militare, lavoro non ce n’era. Ho fatto il volantinaggio e poi ho lavorato come geometra per 100mila a settimana. Allora ho fatto la domanda per essere assunto all’Ilva. Se non vai là, il lavoro qui lo trovi solo in nero, capisci? Mi hanno preso, che fortuna! Pensavo, un milione e otto al mese”.

Dal 2001 sono trascorsi un po’ di anni. Rispetto al periodo 2002-2005, nel 2009 i tumori nelle donne sono aumentati del 100% e l’Ilva è il potenziale responsabile per emissione di benzopirene. La mortalità infantile nel primo anno di vita è aumentata del 35% e sono aumentate del 71% le morti nel periodo perinatale. Questi dati sono stati diffusi dal Ministero della Sanità. La magistratura interviene con il sequestro. Bonificare l’Ilva per Riva costerebbe miliardi di euro, se non l’ha fatto prima, perchè dovrebbe farlo ora? Ci sonoresponsabilità politiche (voti) e sindacali (consenso) precise, perché le denunce, gli studi in questi anni ci sono stati, ma non provenivano da persone che facevano parte di un establishment, quindi si è preferito chiudere entrambi gli occhi per arrivare allo scontro tra diritto alla vita e diritto al lavoro. Gli operai hanno occupato la fabbrica per difendere ciò che hanno, la natura si è scatenata: un fulmine ha colpito uno dei camini, ci sono stati feriti e ancora morte. Chi pagherà?

Dal blog di Samanta Di Persio

http://www.cadoinpiedi.it/2012/12/01/ilva_un_dramma_senza_fine.html

Ilva. Il cinismo di Fabio Riva: “Due casi tumore, cosa vuoi che sia? una minchiata” e per il gip era Vendola il regista dell’operazione


 5000 operai dell‘Ilva di Taranto sono stati messi in libertà o in ferie forzate: l’azienda ha annunciato la chiusura dell stabilimento.

Gli arresti nella notte, gli avvisi di garanzia nei confronti del presidente del cda dell’acciaieria,Bruno Ferrante e del direttore dello stabilimento di Taranto, Adolfo Buffo, il sequestro dei prodotti finiti e dei semilavorati hanno fatto scattare il campanello d’allarme. L’azienda ha reagito nella maniera temuta: l’Ilva ha annunciato che “il sequestro dei prodotti finiti e dei semilavorati comporterà la cessazione di ogni attività, nonchè la chiusura dello stabilimento di Taranto e di tutti gli stabilimenti del gruppo che dipendono, per la propria atività, dalle forniture dello stabilimento di Taranto”.

La fabbrica è presidiata dai lavoratori, in assemblea permanente, non vogliono allontanarsi, temono di non rientrarci mai più, mentre l’azienda disattiva i badge e ferma i cronometri contatempo.

E’ vero che la nuova bufera giudiziaria rischia di travolgere la più grande acciaieria del Paese e la seconda d’Europa, che l’ordinanza del Gip Patrizia Todisco rischia di trasformarsi in un certificato di morte per lo stabilimento, ma potevano i magistrati voltarsi dall’altra parte e non prendere in considerazione quanto emerso dalle intercettazioni?

Fabio Riva, il rampollo della dinasty, è irreperibile, c’è chi lo da in America, chi in Algeria, lo insegue un’ordinanza di custodia cautelate in carcere per associazione per delinquere, corruzione e reati ambientali.

Il 9 giugno 2010 Fabio Riva è al telefono con il suo legale, l’avvocato Perli, in ballo la nuova Autorizzazione integrata ambientale ”Va un  pò pilotata questa roba della commissione” dice Perli. Riva risponde “Mette molto tranquilli anche la lettera della Porta rispetto a quel matto dell’Assennato (il presidente dell’Arpa). …due casi di tumore in più, una minchiata”.

Era successo che l’Arpa regionale aveva prodotto una relazione nella quale si affermava che le emissioni di benzoapirene erano di gran lunga superiori ai limiti di legge, rimarcando la natura altamente cancerogena della sostanza “lle concentrazioni -si legge nella relazione- è associata la stima di circa due casi di tumore al polmone nella popolazione del quartiere Tamburi”.

Assennato è un incubo per i vertici dell’Ilva. Dalle telefonate di Girolamo Archinà, ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’Ilva, emerge la precisa volontà di neutralizzare Giorgio Assennato e il gip Todisco arriva alla conclusione che fosse Nichi Vendola in prima persona a rassicurare  e fornire garanzie. Anzi il giudice sostiene che il regista dell’operazione fosse proprio il governatore della Puglia, peraltro mai indagato “Alla luce della suddetta intercettazione è assolutamente attendibile che tutto si sia svolto sotto l’attenta regia del Presidente Vendola e del suo Capo di Gabinetto Avvocato Manna”.

Il 6 luglio 2010 Vendola è al telefono con con Archinà “Siccome ho capito com’è la situazione, mettiamo in agenda un incontro con l’ingegnere, State tranquilli che non mi sono scordato…ho paura che metto la faccia mia e si possono accendere ancora di più i fuochi”.

Patrizia Todisco è colpita dalla capacità persuasiva, per usare un eufemismo, dell’Ilva, che riesce a sottomettere parlamentari, sindaci, presidenti, assessori provinciali, financo cardinali.

C’è un referendum di un comitato che raccoglie firme contro l’azienda? L’ineffabile  e infaticabile Archinà chiama il sindaco Ippazio Stefano e gli chiede che la data della consultazione sia “il più lontano possibile… per farci lavorare un pò tranquilli”. Il sindaco “Tranquilli…va benissimo”.

Intanto rabbia e tensione, se possibile, crescono, anche negli altri stabilimenti Ilva. A Cornigliano c’è lavoro la massimo fino a lunedì, a Racconigi le maestranze non hanno ricevuto comunicazioni dalla direzione, ma c’è incertezza sull’arrivo dei rifornimenti.

A Novi Ligure è ancora peggio, anche qui silenzio dai piani alti “Da Taranto i compagni ci hanno detto che i rotoli destinati ai clienti sono stati bloccati. I sindacato li hanno consigliati di non uscire dalla fabbrica, non non sappiamo se riusciremo a entrare.”

http://www.articolotre.com/2012/11/ilva-il-cinismo-di-fabio-riva-due-casi-tumore-cosa-vuoi-che-sia-una-minchiata-e-per-il-gip-era-vendola-il-regista-deeloperazione/120817

Bersani, i soldi dell’Ilva e le lettere di Riva


Un risvolto dell’inchiesta sulle acciaierie di Taranto che non piacerà al segretario Pd

Pierluigi Bersani, quei 98mila euro per finanziare la campagna elettorale e le email dall’Ilva. Le carte che escono dalla procura di Taranto non aiutano il segretario del Partito Democratico nella corsa per la leadership contro Matteo Renzi. Il Fatto Quotidiano (che verrà per questo di certo tacciato a sproposito di renzismo militante) pubblica la lettera di Emilio Riva:

a il quotidiano:

“MI SCUSI LO SFOGO”, scrive Emilio Riva, patron dell’Ilva, a Pier Luigi Bersani in una lettera del 30 settembre 2010 agli atti dell’inchiesta. Riva fa leva sulla “reciproca conoscenza” per segnalare al segretario del Pd quanto poco abbia gradito gli interventi del parlamentare democratico Roberto della Seta che lo hanno “sconcertato”. Della Seta annunciava di voler cambiare un provvedimento del governo Berlusconi (cosiddetto “decreto salva Ilva”) che rinviava di due anni il termine entro cui lo stabilimento di Taranto doveva rispettare i requisiti ambientali sul benzo( a)pirene. Riva è scandalizzato dalla “pressione mediatica violentissima”

Tra gli anni di reciproca conoscenza  spicca il 2006, ricorda il Fatto, quando il gruppo Riva finanziò la campagna elettorale di Bersani con 98mila euro:

Sentito dal Fatto Quotidiano, Della Seta spiega: “Nel testo su cui il Parlamento aveva espresso parere non c’era la norma che prorogava i limiti per la concentrazione di benzoapirente nell’aria. Venne inserita dopo con un blitz del ministro Prestigiacomo, una norma ritagliata esclusivamente su misura dell’Ilva. Ma nessuno del Pd, men che meno Bersani, mi ha mai chiesto di cambiare il mio atteggiamento. Feci interrogazioni e dichiarazioni, ma non ho ricevuto alcuna pressione”.

http://www.giornalettismo.com/archives/625221/bersani-i-soldi-dellilva-e-le-lettere-di-riva/