TSUNAMI DEMOCRATICO

IL “BOOM!” DI GRILLO… E IL “PLIN PLIN” DI BERSANI!

 

Le elezioni amministrative (le prime dell’era post berlusconiana -a proposito: chi ha più notizie del Cavaliere?-) hanno avuto un effetto “deflagrante” sul sistema politico italiano.

Il voto (e il non voto) degli Italiani si è abbattuto sui partiti come uno “tsunami democratico”, rischiando -ancor più col probabile ritorno dell’onda lunga grillina alle politiche- di spazzare via dalla scena molte “prime donne” di questa giovane morta Seconda Repubblica.

Ciò che più preoccupa la Casta, nondimeno, è la sopravvenuta consapevolezza di come questa scossa possa essere solo la prima di una lunga serie di “terremoti politici” dalle conseguenze imprevedibili!

 

 

PRIMO “BOOM!”

 

Disfatta per la Lega, schiacciata dal peso dell’oro del tesoriere Belsito e dalla beffa di dover giustificare stravaganti investimenti in Tanzania e miracolose lauree albanesi!

Unica affermazione di rilievo quella del “barbaro sognante” Tosi a Verona (in realtà anch’essa uno schiaffo per il Senatur, trattandosi del successo personale del primo degli oppositori interni al Capo!).

Per il resto, crollo dei consensi e macerie politiche:

-                      sconfitta al primo turno in città come Legnano (storica sede del Carroccio) e Sarego (sede del Parlamento Padano, dove si è insediato il primo sindaco grillino d’Italia!);

-                      e disfatta anche al secondo, dove la Lega ha perso in tutti e 7 i capoluoghi in cui aveva conquistato il ballottaggio, tra cui Monza (ovvero sede distaccata dei fantomatici Ministeri di Roma tanto reclamati da Bossi) e Cassano Magnago (città natale del Senatur).

Oggi i consensi del Carroccio si attestano attorno al 5%, anche meno stando ai sondaggi (contro l’8% delle ultime elezioni politiche e il 10% delle europee).

Riuscirà l’incoronato Maroni nell’impresa titanica di rianimare un movimento indipendentista e legalitario scopertosi d’improvviso centralista e ladrone?

 

 

SECONDO “BOOM!”

 

Tracollo per il Pdl, accomunato al suo leader da uno stesso destino decadente.

Sia l’“imbarazzante scomparsa” del Cavaliere (sparito dalla scena pubblica pur di togliersi dall’incombenza di dover commentare l’annunciata sconfitta) che la sua “ingombrante eredità” politica (un Paese “rimasto al palo” dopo un ventennio berlusconiano) hanno inevitabilmente pesato sui destini del Partito.

Non sorprende, allora, come quello che si vantava d’essere il primo partito d’Italia si sia ridotto in  molte città a non raggiunge nemmeno percentuali di voto in doppia cifra o ad essere scavalcato dal neonato Movimento Cinque Stelle!

Per citare qualche dato:

-                      sui 15 capoluoghi chiamati al voto in precedenza amministrati dal centrodestra, il Pdl ne ha mantenuti appena 6;

-                      e sui 98 comuni non capoluogo superiori a 15 mila abitanti dove si è votato, il Popolo della Libertà si è confermato alla guida della città solo in 33.

Sorprendente, in particolare, i responsi di Parma e Palermo: nei due capoluoghi amministrati dal centrodestra, il Pdl non è riuscito nemmeno a conseguire i ballottaggi!

La prima preoccupazione di Alfano è stata “minimizzare” la debacle elettorale, annunciando la più grande novità nella politica italiana degli ultimi anni.

Quale altra sorpresa attenderci dal Cavaliere (dopo la nascita del “partito di plastica” e la sua trasformazione nel “partito del predellino”)?

 

 

TERZO “BOOM!”

 

Grande fiasco anche per il Terzo Polo, passato dal ruolo di “ago della bilancia” tra i due poli ad anonimo protagonista di un’esclusiva puntata di “Chi l’ha visto?”.

Il grande Centro sognato da Casini si è ristretto ad un “centrino”: una coalizione di partiti ad personam (l’Udc, il Fli e l’Api) incapace di tener testa persino al novellino Movimento Cinque Stelle!

I moderati, finiti “sotto un cumulo di macerie” -parole di Casini-, pensano adesso a come riscattarsi…

Che si punti a riesumare dalle urne (cinerarie) della Prima Repubblica una nuova Democrazia Cristiana?

 

 

QUARTO “BOOM!”

 

Il vero exploit di queste elezioni è quello del Movimento Cinque Stelle, presentatosi nelle vesti di una “Lista civica nazionale” al di fuori delle logiche di partito.

Quattro, alla fine, i sindaci eletti, e ballottaggio sfiorato per un soffio a Genova.

Il Movimento ha raggiunto una media di voti che si attesta attorno all’8-10% (con numerosi sondaggi che, in vista delle prossime politiche, lo collocano tra il 12 e il 18%, proiettandolo come possibile secondo partito nazionale!).

Sorprendente, in particolare, la conquista del Comune di Parma, dove una sciagurata amministrazione di centrodestra (che ha lasciato in eredità 600 milioni di euro di debiti!) non è bastata all’opposizione di centrosinistra per conquistare la fiducia dei cittadini.

Un “boom!” tanto eclatante quanto non più trascurabile…

Qualche eco sarà finalmente giunto anche alle “orecchie presidenziali”???

 

 

…E IL “PLIN PLIN” DEMOCRATICO!

 

E il Pd?

Più che “boom, boom!” il Partito Democratico sembra aver fatto “plin plin”!

 

Si sono sprecati i giudizi entusiasti o quantomeno rassicuranti dei dirigenti del Partito: da quello del presidente Rosy Bindi (pronta a minimizzare i risultati di Parma e Palermo, elencando prosaicamente tutti i paesini più sperduti d’Italia dove il Pd potrà vantare di aver piantato una bandierina!) a quello del segretario Bersani (dettosi certo di poter affermare che il Pd ha vinto le elezioni “senza se e senza ma!”).

I freddi numeri, in effetti, certificano un’indiscutibile vittoria elettorale del centrosinistra:

-                      dei 26 capoluoghi in cui si è votato, 15 sono stati aggiudicati dal centrosinistra (rispetto agli 8 precedenti);

-                      e dei 157 comuni non capoluogo superiori ai 15 mila abitanti chiamati al voto, 96 sono stati vinti sempre dal centrosinistra (contro i 58 precedenti).

 

Ma questa vittoria “elettorale” certifica anche una vittoria “politica” del centrosinistra?

Il centrosinistra si conferma unica, vera, valida, forte alternativa al centrodestra agli occhi degli elettorati?

 

Guardiamo alla sostanza.

Quattro erano i “test elettorali” di un qualche rilievo nazionale: le elezioni a Palermo, Parma, Genova e Verona.

Com’è uscito da queste prove il Pd?

A ben vedere, nessuna è stata superata a pieni voti!

 

Il Partito Democratico:

1- non è stato in grado d’indicare un candidato vincente a Genova (il sindaco Doria, premiato dalle primarie, non è certo espressione del Pd!);

2- non è stato capace di “segnare un gol a porta vuota” a Parma (il candidato democratico, già presidente della Provincia, è stato clamorosamente battuto al ballottaggio da uno sconosciuto bancario grillino, Pizzarotti!);

3- non ha avuto la forza quantomeno d’impensierire l’annunciata vittoria del sindaco Tosi a Verona;

4- e non è riuscito a strappare Palermo né a un centrodestra ormai allo sfascio né all’ex alleato Leoluca Orlando (pur avendo il facile pretesto di poterlo accusare di aver tradito lo spirito delle primarie e di non essere certo la risposta alla richiesta di rinnovamento della classe politica!).

 

La vera “sconfitta politica” del Pd, inoltre, è evidenziata da altri impietosi dati, per i quali:

1- da un lato, il primo partito d’Italia si è confermato quello degli astenuti (al secondo turno, quasi 1 elettore su 2 ha preferito restare a casa; l’astensionismo, forse per la prima volta, si è presentato più al nord che al sud; a Genova, in particolare, al ballottaggio solo il 39% degli elettori hanno scelto il proprio Sindaco!);

2- dall’altro lato, il Pd non è stato minimamente capace di riempire il “vuoto politico” lasciato dal centrodestra, di attrarre consensi al di là del proprio bacino elettorale di riferimento (a fronte dell’“emorragia di voti” della Lega e del Pdl, il Pd non ha accresciuto i propri);

3- e, per di più, anche il Partito Democratico ha visto erosi i propri consensi dall’espansione del Movimento Cinque Stelle.

 

L’esercizio yoga in gran voga tra i dirigenti del Pd (elencare come un “mantra” le vittorie in tutte le decine di comuni medio-piccoli conquistati dal Partito) può aver l’effetto consolatorio di una zolletta di zucchero utile a togliere l’amaro in bocca ma non può, al contempo, cancellare la realtà di un Paese che ha voltato le spalle al centrodestra senza per questo consegnarsi al centrosinistra!

 

C’è ben poco di cui stare sereni, dunque, in vista delle prossime elezioni politiche.

E se i partiti non saranno in grado di riformarsi e rinnovarsi in gran fretta, la “bomba elettorale” innescata a Parma rischia di non essere affatto l’ultima, bensì solo la prima di una lunga serie di deflagrazioni destinate a cambiare “contenitori e contenuti” nel marasma politico italiano…

Capaci di tutto, capaci di niente

Io mi ricordo, di Capaci.
Mi ricordo quella sensazione di titanic, di fine del mondo. Anche perché ero in redazione, e le notizie nelle redazioni arrivano così presto e così oscure, crescendo da una sola piccola frase, germinando in se stesse, allargandosi a dismisura come le crepe di un terremoto.
Mi ricordo che non capivamo, che era solo un altro modo per non crederci. Mi ricordo del primo che arrivò, senza fiato, ripetendo “è saltato tutto, tutto”, allargando le braccia senza poter contenere quell’enormità. Quel cratere preistorico apertosi di colpo sull’autostrada, come per certi meteoriti ultraterreni. Quel buco irrimediabile apertosi nelle nostre coscienze.
Perché, a volte, quelli che la mafia e la ‘ndrangheta non riescono a vederla sono proprio quelli che ci vivono in mezzo e accanto e sopra e sotto (come il diritto di proprietà dei romani, che arrivava fino alle stelle e fino agli inferi, qui le Cose Nostre arrivano esattamente fino a lì, alle stelle e agli inferi, che poi certe volte sono pure la stessa cosa).
Non crediate che alcuni di noi abbiano una nozione più precisa della mafia di uno che sta a Bressanone o a Forlì. Potrebbe essere come Gomorra, un paese immaginario che per le misteriose proprietà delle altre dimensioni sta qui ma è invisibile, è inconoscibile.
La mafia è talmente brava a essere ovunque, che è come se non ci fosse. E tu magari non sai riconoscerla, nell’assessore che fa bitumare inutilmente le strade, nell’acqua che sparisce dalla condotta a una certa ora, nel bar sotto casa che cambia continuamente gestione, nelle gru che allungano il collo in tutti gli angoli del cielo, e i palazzi inutili ed enormi che, piano su piano, occupano tutto lo spazio libero e anche quello già occupato, nelle merce del supermercato che ha tutta la stessa marca. Nel locale notturno che s’allarga sul marciapiede e lo ingoia tutto, nei camion del movimento terra che entrano sempre negli stessi cantieri.
Non sai riconoscerla nel tizio del baracchino della frutta, nel compagno di scuola che veniva sempre vestito di nero perché gli avevano ammazzato un sacco di fratelli e cugini, e un giorno è sparito pure lui, partito per chissà quale vendetta o comando.
Non sai riconoscerla nei fori dei proiettili sui cartelli stradali o sul costato del Cristo Sparato di Zervò.
Non sai riconoscerla nell’economia oscura, volatile eppure ferrea che governa certi cortili, certe piazzette, certi angoli di strada.
Tu dici: io non so, ed è follemente vero.
Tu dici: io so, ma non so i nomi. Ed è ancora più vero.
Tu dici: io so, so i nomi, ma non posso provarlo. E’ verissimo.
Non basta che loro siano Capaci di tutto. E’ che noi, noi così a volte non siamo capaci di niente.

Perdonatemi, ma in un giorno solo troppa retorica non la sopporto: vent’anni dopo la Dia che voleva Falcone non è stata organizzata, e non c’è chiarezza sulla morte di Borsellino. Tanti che avevano odiato e isolato Falcone si sono riciclati in pii falconisti.
Tutti a dire “la legalità si impara a scuola”, e a tagliare ogni energia della scuola.
Tutti a “destinare risorse”, tagliando su uomini e mezzi. 

E noi abbiamo due eroi morti in più.

FONTE : http://manginobrioches.wordpress.com/2012/05/23/capaci-di-tutto-capaci-di-niente-2/

Ho vinto io

Suonarono come pietre quelle parole che dal pulpito della cattedrale di Palermo diceva quell’esile signora, fino a quel momento sconosciuta, davanti a tutta quella gente, riunita per i funerali di Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e dei tre agenti della scorta Rocco Dicillo, Antonio Mortinaro e Vito Schifani, assassinati due giorni prima dalla mafia, facendo esplodere 500 kilogrammi di tritolo sull’autostrada che porta dall’aeroporto di Punta Raisi a Palermo. Lei era Rosaria, la vedova di Vito Schifani. I funerali erano trasmessi in diretta televisiva e la chiesa traboccava di rabbia, tanta rabbia, che travolgeva, anche fisicamente i politici presenti, fra cui il neo eletto Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Già, i politici che per molti dei presenti erano i veri responsabili della morte di Giovanni Falcone, lasciato praticamente solo in prima linea nella lotta alla mafia.

Sono passati vent’anni da quella data e quella frase così semplice ma allo stesso tempo così complessa: “Vi perdono però dovete mettervi in ginocchio” seguita da un’altra frase che lasciava poche speranze “se avete il coraggio di cambiare, ma loro non cambiano” è stampata lì nella memoria di chi seguiva in diretta quelle immagini o era lì presente in quella cattedrale o nella piazza antistante. Questa sera sulla terza rete del servizio pubblico radiotelevisivo Rosaria Schifani si racconta e ci racconta questi venti anni nel documentario “Ho vinto io” la sua storia di dolore e di coraggio. La storia di una donna che ha lasciato Palermo, con un figlio che non ha mai conosciuto il padre, ora ventenne arruolato nella guardia di finanza, alla ricerca di una vita, che 500 kilogrammi di tritolo gli aveva strappato.

Oggi come ieri dice che non crede al pentimento dei mafiosi, ma stasera racconterà come, con grande fatica, ha saputo ricostruirsi una vita, mentre gli esecutori materiali e non di quella strage, restano avvolti in una spirale di morte, senza speranza.

Tornerebbe Rosaria a vivere qui? «Manco morta. A Palermo sento odore di mafia, l’arroganza del quartiere, della politica ridotta ad affare, del parcheggiatore abusivo, dei commercianti meravigliati quando chiedo lo scontrino. Da sola ci starei. Per sfidare quei maledetti che condizionano pure il respiro dei nostri parenti. Qui prevale il doppio. La costa sembra bella ed è brutta per le costruzioni che la assediano. Le case sembrano brutte, ma dentro sono belle. Per nascondere, per confondere, per scansare invidie. Prevale il contrasto. Guardo e mi rattristo. Qui non cambia niente».

Rosaria se ne andò da Palermo, adesso vive in Toscana, si è rifatta una vita con un militare della Guardia di Finanza “un uomo dello Stato, come lo era il mio Vito. Pensi che in una delle rare volte che sono tornata a Palermo, uno che mi ha riconosciuta mi ha bisbigliato: te lo sei portato appresso lo sbirro”.

Altri fingono di non riconoscerla, non si avvicinano, con una così è meglio non averci a che fare, mentre Manù le domanda “Mamma, perchè Palermo è così bella e così brutta?”.

Dal terrazzino della sua casa-vacanza il panorama è mozzafiato, ma si tratta di sepolcri imbiancati, poco è cambiato in vent’anni. Motorini truccati che sfrecciano con a bordo ragazzini senza casco, il mare cristallino che bagna polvere e rifiuti.

Rosaria pensa che si sia persa un’occasione irripetibile “Poteva cambiare tutto, invece lo Stato si è fermato. I giudici hanno incominciato a litigare fra di loro, caselli ani contro grassiani, pur con tutti i meriti che vanno dati loro”.

I suoi ricordi vanno a quando era ragazzina, sempre ottimista, anche se erano anni terribili per Palermo, erano gli anni del maxiprocesso “quando uscivo da scuola e sentivo le sirene delle macchine delle scorte, venivo pervasa da un senso di inquietudine, di tristezza. Cercavo risposte in una città cosparsa di lapidi di gente morta ammazzata. Amavo Palermo, ma mi terrorizzava”.

Poi, Vito, un uomo perbene, per lei un uomo speciale “Avevamo tanti sogni, il suo era quello di pilotare gli elicotteri della polizia”, sogni spazzati via da una furia bestiale, che ha distrutto le vite di chi le è sopravvissuto. “La settimana prima della strage avevo sognato delle croci bianche, ero turbata, percepivo il nervosismo di Vito. Vito aveva lavorato fino al venerdì sera all’ufficio scorte, ma il turno festivo era saltato perché il dottore Falcone sarebbe arrivato il sabato”.

Un ultimo saluto e Vito, insieme agli altri ragazzi, corre incontro alla morte “Per l’inizio di un calvario, mi ritrovo sola con mio figlio, a farmi e rifarmi mille domande, perché morire così? Perché era morto Giovanni Falcone?”.

Rosaria voleva delle risposte “Alla camera mortuaria c’erano tutte le istituzioni, la loro presenza era irritante. Il Capo della polizia  mi disse: vedrà, l’aiuteremo, lei lavora? Sul tavolo c’erano delle buste con dei soldi per i familiari delle vittime. Io rifiutai, mi sentii offesa, cme se con quelle buste volessero tapparci la bocca e pulirsi la coscienza. La busta venne presa dai parenti di Vito”.

Rosaria non ci sta, non si è mai arresa, quelle risposte non le ha avute, nessuna certezza di giustizia, di verità “Ecco da dove nasce la mia ribellione. I risarcimenti non possono comprare il mio urlare al mondo il senso di legalità.Tanti hanno continuato a ripetermi che è stata una disgrazia, ma ad uccidere Vito è stata una fatalità chiamata mafia”.

 

FONTI : http://www.tvblog.it/post/35975/ho-vinto-io-strage-capaci-rosaria-schifani-rai3

http://www.articolotre.com/2012/05/capaci-1992-2012-rosaria-schifani-racconta-la-sua-palermo/87350

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/05_Maggio/22/schifani_palermo_mafia_falcone_Cavallaro.shtml

La società del cordoglio

Troppo cordoglio nell’aria. Abbiamo un presidente della Repubblica che esce dal coma praticamente solo per esprimere cordoglio e invocare coesione nazionale. Presto avremo un ministro per il cordoglio, uno che viene fuori da un corso per cordogliatori o cordoglianti, che piange il giusto, che usa parole come “oltremodo” “infausto” e “strazio”, che ha una posa popular/friendly perché bisogna pur far capire che i governanti sono empatici con le disgrazie di noi poveri umani di quaggiù.

Poi c’è il giornalista del cordoglio, quello che si straccia le vesti e batte il pugno al petto e soffre, senti come soffre?, c’ha la sofferenza che gli cordoglia inside e come cordoglia lui proprio nessuno, e va cercando elementi cordoglianti in ogni dove per mantenere desta l’attenzione e per provocare orgasmi collettivi a quella gente così commossa, così partecipe, così curiosa e affamata di dettagli morbosi. Sono zombies che si eccitano alla vista di tanta pornografia emotiva e non sanno esistere senza un pelo di pube dell’adolescente stuprata, una pagina del diario con i cuoricini della ragazzina ammazzata, un “Filomena, piccolo angelo” tatuato sulla fronte.

Vogliono carne, carne a brandelli, brandelli umani, e diteci se in rete se ne reperiscono dei morti terremotati (ché però pare non interessino a nessuno) e delle adolescenti frantumate, di quella uccisa che al pari di una qualunque altra adolescente dalla faccia bella e pulita diventa oggetto di mercificazione. A proposito: qualcun@ è andat@ a casa sua a sottrarre lo spazzolino da denti per rivenderlo su e-bay?

E non ho il coraggio di fermarmi ad assistere alle elucubrazioni di psichiatri e presentatori da quattro soldi che hanno fatto diventare ogni delitto una festa paesana, un momento di incontro in cui porti babbaluci e fuochi d’artificio e i palloncini per i picciriddi, ché tanto è come se fossimo tornati alle grandi feste per le impiccagioni, per i roghi alle streghe, e così siamo eccitati/e aspettando di nutrirci di particolari della defunta, con la tv che pensa agli ascolti per la cronaca in diretta dai funerali di Stato, ché quello per Melissa o il matrimonio di Lady Diana pari sono.

E’ tutto un gossippare cordogliando o un cordogliare gossippando. Ed è talmente americana questa cosa, americana della peggior specie, di quella cultura che ci ha colonizzato fino a farci diventare degli automi, che quasi ci si chiede se tutto ciò non alimenti il desiderio di mitomani di apparire in televisione, di far discutere di se’, per comunicare idee completamente folli, per vedere le fazioni, pro e contro, i simpatizzanti, perfino, quelli che si preparano a provare empatia con gli assassini.

I giornalisti, quelli di una volta, Pippo Fava, Peppino Impastato, per tirare fuori due nomi a caso, non esistono più. Oggi come oggi l’inchiesta consiste nel trovare le mutande sporche della ragazza assassinata, scavare nella vita privata di ciascuno per trovare tracce torbide, buttare fango su tutto e tutti, svendere sentimenti ed emozioni, quelle che fanno presa perché il resto si censura, e si codifica un nuovo tipo di essere umano, l’homo televisivus che parla come maria de filippi e si eccita per il plastico di bruno vespa.

Non so. Abbiamo provato a fare dei ragionamenti e ogni volta che ci proviamo, dal terremoto de L’Aquila alla faccenda di Brindisi ci dicono che il cordoglio e zitte e tacete, perdio, su, sospendete la critica e i pensieri perché si parla con il “cuore” e qui invece abbiamo l’impressione che si parli con il culo, senza offesa per nessuno, ma sembrano tante imperiture scorregge dell’umanità cordogliante che cordoglia e cordoglia e cordoglia e che esige che si cordogli a reti unificate perché anche per il dolore c’è un tempo e un luogo.

“Applausi” e tutti applaudono. “Cordoglio” e tutti cordogliano. Ci faranno anche la danza del cordoglio. Paparaparaparaparapà, e applausi, yeah, e cordoglio… e cordoglia bene, capito?

Scusate il tono dissacrante, ché qui si rispetta il dolore, quello vero e non quello da tastiera, il dolore delle persone ferite a morte, ma non si può che avere il desiderio di restituire due pensieri con quei due neuroni che ci sono rimasti. Cordogliando, of course!

FONTE :http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2012/05/21/la-societa-del-cordoglio/

Il terremoto dimostra di essere scemi

Di  Samanta Di Persio  

Voglio cominciare da una testimonianza del libro “Ju tarramutu” dell’architetto Perrotti, raccolta dopo il terremoto del 6 aprile 2009 che ha colpito L’Aquila, da esperto sottolineava: “L’allarme e la preoccupazione scoppiano dove e quando avviene il terremoto, che dimostra che sei stato uno scemo perchè non hai pensato alla statica dell’edificio e alla migliore esecuzione. Spesso sono stati fatti restauri e ristrutturazioni in base all’estetica formale e non alla tenuta statica.”  Purtroppo a distanza di soli tre anni in Emilia Romagnavediamo la stessa identica scena, con la fortuna che i comuni colpiti sono minori, non ci sono oltre centomila sfollati e soprattuttole vittime non sono 309.

Lascia attoniti la morte degli operai, lascia perplessi il capannone sbriciolato al suolo con accanto un capannone sano. Gli aquilani se lo sono chiesto e se lo continuano a chiedere perché case perfettamente uguali, separate soltanto da una strada, una è crollata provocando morti e l’altra è rimasta intatta.

Disturba quel giornalismo molesto con domande che hanno fatto già discutere tre anni fa, quel bussare al finestrino e chiedere banalità quando ci si aspetterebbero inchieste del tipo chi ha costruito? come ha costruito? chi ha restaurato? e come ha restaurato? Chiedere a chi amministra se il patrimonio edilizio esistente è stato adeguato come previsto dalla normativa nazionale in materia sismica che dal 2000 pone il problema della revisione del vincolo sismico e della sua classificazione.

Fa rabbia sentire le dichiarazioni di esperti come Enzo Boschi ex presidente dell’Istituto Nazionale di Geologia e Vulcanologia: “Secondo le nostre conoscenze nella pianura padana quella registrata è la scossa di intensità più forte pensabile per quelle zone” Conoscenze che si sono già dimostrate non affidabili perché Boschi era presente quel 31 marzo come tecnico della Commissione Grandi Rischi che si riunì a L’Aquila dopo uno sciame sismico che si protraeva da mesi, con scosse che crescevano di numero ed intensità. Tutti firmarono il verbale dove si legge che il presidente della Commissione Franco Barberi dichiarò: “Non c’è nessuno strumento che possa avvisarci che ci sarà un terremoto. Non vale la pena che la Commissione grandi rischi discuta di questo […]” mentre De Bernardinis (vice di Bertolaso) dichiarava: “La comunità scientifica conferma che non c’è pericolo, perché c’è uno scarico continuo di energia, la situazione è favorevole. Questa situazione deve insegnare due cose: convivere con i territori fatti in questo modo, cioè a rischio sismico, mantenere uno stato di attenzione senza avere ansia

L’ingegnere Rui Pinho sostiene che Stati Uniti, Giappone, Nuova Zelanda sono Paesi a elevata pericolosità sismica, come Italia, Grecia e Turchia, nel senso che ci sono frequentemente terremoti di intensità elevata. Però questi primi tre Paesi non hanno un rischio elevato, proprio perché le loro strutture sono ben progettate e costruite, contrariamente a quanto succede negli ultimi tre.

Il 17 ottobre 1989 a San Francisco un tragico e devastante terremoto distrugge la città. Dopo quell’evento gli Stati Uniti si sono guardati attorno e hanno pensato che il Giappone poteva insegnare loro qualcosa. Lo Stato nipponico ha redatto a livello governativo sei punti focali per la prevenzione/organizzazione contro i terremoti:

  • Informativa di prevenzione su larga scala (volantini, manuali, documentazione)
  • Strutture preorganizzative e visibili di cartellonistica di percorsi di emergenza
  • Pianificazione dettagliatissima delle evacuazioni post sisma
  • Strutture globali (abitazioni, tubature cavi elettrici) antisismici
  • Kit di sopravvivenza in uffici e case
  • Esercitazioni cicliche antisisma

Questo manuale eccelle nella semplicità e completezza ed è stato copiato in Canada, Usa e Paesi Scandinavi come esempio di eccellenza organizzativa. Dopo L’Aquila, in Italia di questo manuale non si è mai discusso! La Protezione Civile continua ad intervenire a catastrofe avvenuta ed il Governo dei tecnici decide che lo Stato non si accolla più le spese dei disastri delle calamità naturali, potrebbe essere anche giusto, ma in un Paese dove esiste la responsabilità civile della politica, in un Paese dove i reati non prescrivono.

FONTE :  http://sdp80.wordpress.com/2012/05/21/il-terremoto-dimostra-di-essere-scemi/

Fai qualcosa per il tuo paese e poi potrai urlare “Vergogna”

About Raretracce

Raretracce … come cantava Rino Gaetano è un misto di incertezze, di fatti, cose e persone che ci sono state, che hanno fatto qualcosa. Persone che, nel loro piccolo, con le loro azioni, hanno cambiato il mondo.

Dopo la rabbia e lo sconcerto per i fatti di Brindisi, un mio personale sfogo contro il disinteresse, il populismo e l’antipolitica.

Io mi sono rotto le palle degli eroi da tastiera, dei beniamini di alcuni giornali online che  chiamano questo fantomatico coro di persone qualunque “il popolo  della rete”. Io mi sono stancato di quegli eterni scontenti che non fanno altro che lamentarsi sui social network scrivendo che “è tutto uno schifo”, che “i politici devono andare a casa”, non pensando al fatto che se sono là da trent’anni qualcuno li avrà pure votati.

Io mi sono rotto dei complottisti, degli investigatori da pc che, due ore dopo l’attentato della scuola di Brindisi erano già pronti a spiegarci come dietro a quelle bombe ci fosse la massoneria, i servizi deviati, la polizia corrotta. Se un giornale noto e diffuso poi,com’è il Fatto Quotidiano, a poche ore dalla tragedia pubblica un articolo delirante, allora la mia incazzatura sale ancora di più.
Io mi sono rotto dei contestatori del nulla. Fischiare tutti, fischiare chiunque sia “un politico” anche un sindaco neo eletto che nella sua vita non aveva mai fatto politica ma che nella situazione tragica di questi giorni se l’è cavata alla grande dimostrando fermezza e coraggio e che, appena eletto, come primo gesto aveva fatto salire sul palco il presidente antiracket di Mesagne, vittima di un attentato della SCU.
E poi, i fischi a un ministro, quello dell’istruzione, che non ha nessuna colpa o comunque nessun collegamento con l’accaduto di ieri. Profumo per più sta operando molto bene e recentemente, proprio a Brindisi, aveva premiato una scuola per il grande sviluppo tecnologico nei metodi di insegnamento.
Io sono incazzato, sono incazzato con la gente che critica ( giusto ), contesta ( giustissimo ) ma poi non fa altro. Ci si lamenta dei politici, di quelli locali e nazionali. Perfetto , allora non votare il partito X (ma vota).
E soprattutto, non cedere poi al voto d’amicizia o, ancor peggio, a quello clientelare. Perché se, come ho visto per le ultime amministrative nella mia città, passi quattro anni a dire che “Quelli fanno tutti schifo” e poi voti Tizio perché è tuo cugino, o magari perché quel consigliere ti raccomanda per un impiego, bé allora non ti lamentare, tieniti la tua malapolitica, perché è proprio di questo che tira a campare.
Ieri, da Brindisino, la mia rabbia era indescrivibile. Oggi, a freddo, nella consapevolezza di una tragedia grandissima, la mia rabbia è anche per noi. Per la c.d. società civile che sa solo contestare, che non si informa, non si aggiorna, non segue le dinamiche di un territorio e, da un giorno all’altro, si risveglia e scarica la colpa su tutto e tutti senza distinzioni. Sui “politici papponi”, sui “partiti inutili”, sui “ministri che si devono vergonare”.  Sfogando la propria pigrizia sociale, ed intellettuale, su chiunque gli capiti di fronte ma non capendo che, se davvero si vuole pressare la politica, rendersi utili e cambiare questo paese, allora è da se stessi che bisogna partire.
Iniziando dalle piccole/grandi cose,  pagando le tasse (allora saranno più basse), manifestando la propria indignazione nelle piazze( e non restando su Fb a dire “che vergogna”), attivandosi in prima persona nel sociale, nel volontariato, nell’ambientalismo, nella militanza politica o nell’associazionismo.
Ecco forse dopo aver fatto tutto ciò, se non ascoltati , potremmo gridare la nostra rabbia verso chiunque, altrimenti , pensiamo prima a quanto facciamo noi per cambiare  questa società.P.s. Ovviamente il dolore di chi ha vissuto la tragedia e sfogato la propria rabbia verso tutto e tutti non è in discussione. Lo è quello di chi approfitta di tutto ciò per un solo giorno all’anno per poi tornare a vivere nella propria quotidianità.

fonte : http://raretracce.wordpress.com/2012/05/20/fai-qualcosa-per-il-tuo-paese-e-poi-potrai-urlare-vergogna/

Questa è la vera “foto di Vasto”.

Queste elezioni amministrative hanno ulteriormente chiarito che alcuni partiti sono morti, altri sono in coma profondo e altri ancora non son messi molto bene.

Il vero vincitore di queste elezioni è l’astensionismo, poi ci sono M5S,  SEL e IDV. Mentre i partiti che fino a ieri dettavano legge sono moribondi altri partiti, che fino a poco tempo fa non rappresentavano che una minoranza dell’elettorato, sono in forte ascesa. Non voglio sparare cifre a caso e credo che le intenzioni di voto lascino il tempo che trovano ma sembra evidente che M5S, SEL e IDV siano i partiti piu’ in salute, per restare nella metafora.

Ora, leggendo il programma politico di questi tre partiti ci si accorge subito che sembra fotocopiato su moltissimi punti. La domanda è: perché tre partiti che hanno un programma politico quasi identico e tre Capi che sembrano avere la stessa visione della politica e del modo in cui il Paese puo’ cercare di superare un periodo molto negativo non si coalizzano in vista delle elezioni politiche del 2013 ?

Non è molto difficile dare una risposta. Come sempre, la ricerca della vanagloria e le antipatie personali non sono utili per fare l’interesse comune. Grillo vuole andare da solo e fa finta di non capire che da soli non si sta bene nemmeno in paradiso, figuriamoci in Parlamento. Quindi, anche se Grillo dovesse ottenere un risultato sopra le due cifre, presentandosi fuori da una coalizione non rappresenterebbe che una piccola minoranza senza nessun potere decisionale. E poi, come ormai sanno bene anche i sassi, a Grillo sta antipatico Vendola, a Vendola sta antipatico Grillo e Di Pietro e Grillo si guardano come due che sanno che prendono voti dallo stesso bacino elettorale, quindi amici ma soprattutto nemici. Queste loro antipatie personali, sfortunatamente, si diffondono sempre di piu’ anche nei loro elettori; cosi’ siti, blog e social network sono diventati una sorta di campo di battaglia per grillini, vendoliani e dipietristi che tentano di dimostrare che l’altro è piu’ brutto e piu’ cattivo  non accorgendosi che in realtà stanno combattendo una guerra fratricida.

Con tutta probabilità e per i motivi sopra elencati, alle politiche 2013, il M5S si presenterà da solo, l’IDV si presenterà con il PD e SEL si presenterà con il PD o con quello che resta alla sua “Sinistra”.

Se questa previsione fosse confermata dai fatti io non votero’ nessuno di questi tre partiti pur apprezzando il loro programma e andro’ a finire nella lunga lista degli astensionisti. Perchè credo sia inutile il voto al  M5S solo soletto in Parlamento, perchè credo sia inutile un Di Pietro alleato nuovamente con il PD (perchè il PD ha programmi molto diversi) e perchè credo sia inutile un Vendola alleato con il PD o con quel surrogato di Sinistra che sembra volerlo sostenere. Credo di essere in buona compagnia in questa scelta.

Questi tre partiti hanno una grossa responsabilità, antepongano l’interesse personale all’ interesse collettivo e si presentino nella stessa coalizione alle politiche 2013.

Gio’ Chianta

LA “SPINA” DI PALERMO

E’ ormai il “caos” a Palermo.

Caos “democratico” (per il Partito Democratico, s’intende…).

Chiusasi fragorosamente la stagione del berlusconismo (anche nelle sue diramazioni -“metastasi”, per alcuni- locali: dalla Moratti a Milano, a Cammarata a Palermo…), tutti i segnali convergevano in un’unica direzione: l’irripetibile opportunità per il Pd, principale forza d’opposizione in questi anni, di capitalizzare elettoralmente da un lato la “frustrazione pidiellina” (per quel promesso “miracolo economico” trasformatosi in incubo!), dall’altro la “rabbia leghista” (di chi è passato dall’orgoglio di gridare “padroni a casa nostra!” alla vergogna di scovare “ladroni in casa propria”!).

 

Test politico di primordine era rappresentato dalle amministrative di Palermo (quinta città d’Italia), dove dieci anni di mala amministrazione Cammarata (macchiata da svariati scandali e da una “gestione privata” della Cosa pubblica) avevano fatto lievitare le ambizioni del centrosinistra di governo cittadino.

Per il Pd, dopo essere entrati a Palazzo dei Normanni “furtivamente” dalla finestra, la prospettiva di entrare a Palazzo delle Aquile dall’ingresso principale appariva alquanto “allettante”… (in molti già pregustavano di dare il “benservito” al Pdl).

 

Nello stesso Popolo della Libertà tutti davano per persa la “fortezza palermitana” (previsione quanto mai azzeccata).

Avendo “perso la faccia”, del resto, il Pdl non si era fatto scrupoli a “chiederla in prestito” al giovane Massimo Costa, il candidato col volto da tronista prescelto come agnello sacrificale dai “berluscones” (tanto corteggiato prima del voto… quanto scaricato immediatamente dopo!).

Tutto sembrava già scritto…

Nessuno, però, aveva fatto i conti con una legge che non ammette sconti, quella di Murphy, secondo la quale “se ci sono due o più modi di fare una cosa, e uno di questi può condurre alla catastrofe, allora qualcuno la farà in quel modo”.

Ebbene, questo “qualcuno” si è concretizzato nel Partito Democratico!

L’autolesionismo proverbiale del Pd si è spinto al punto di seminare “tanta polvere” da raccogliere “solo vento” da quello che si preannunciava come il più grande raccolto dopo il “bunga bunga”!

Ecco spiegato come, in vista delle elezioni cittadine, i Democratici si sono cimentati in un “triplo salto mortale” mai riuscito prima:

- in primis, PERDERE LE PRIMARIE (Bersani in persona si era speso a sostegno della candidatura di Rita Borsellino -altro errore strategico, trattandosi di una personalità degnissima ma praticamente scomparsa dalla scena politica locale, dopo l’elezione di ripiego all’Europarlamento-);

- in secundis, PERDERE LE “SECONDARIE” (ossia le elezioni, quelle “vere”), pur avendo a malincuore appoggiato il candidato premiato da discusse primarie, Fabrizio Ferrandelli;

- in tertiis, CADERE SOTTO I COLPI DEL “FUOCO AMICO”, ovvero perdere contro un ex alleato, Leoluca Orlando (di fatto una “costola” della sinistra palermitana e “candidato in pectore” di quella parte del Pd più “malpancista”).

Mentre molti già pregustavano il “dolce sapore” della vittoria… alla fine ci si è dovuti accontentare del “gusto amaro” della sconfitta!

Nemmeno appellarsi a Santa Rosalia è servito a molto di fronte al “masochismo democratico”.

Nessuna “corona d’allori” per i dirigenti del Pd (già pronti a sfilare sul carro del vincitore): in compenso, tante “corone di spine”!

Uno spot pubblicitario recentemente andato in onda recitava: “ti piace vincere facile?”.

Prendendo spunto da questa réclame, proporrei al Partito di Bersani di adottare il seguente slogan alle prossime elezioni: “ti piace perdere facile???”

Il Partito Democratico siciliano (“diviso” per costituzione, “perdente” per vocazione!) esce dalla prova delle urne “bocciato senza appello”.

Ridottosi ad una “banda post-democristiana” alla ricerca di una qualche sistemazione personale, il Pd (meno “L”) è apparso:

- in primo luogo, del tutto carente di un’idea alternativa di politica e di società (come si può, ad esempio, far da stampella ad un Presidente di Regione fino a poco tempo fa definito “degno erede del cuffarismo”?);

- in secondo luogo, scevro di un minimo di spessore politico e culturale (l’unica idea dominante nella sua classe dirigente non sembra “cambiamo il Sistema”, bensì “facciamoci strada nel Sistema”!).

I Democratici dell’Isola hanno mostrato così poco riguardo nei confronti dei propri elettori da impedire con ogni pretesto lo svolgimento del referendum consultivo chiesto a gran voce dalla base per avallare o meno la scelta verticistica dell’“appoggio esterno” ad un Governatore indagato per “concorso esterno” in associazione mafiosa.

Ma come dargli torto, in effetti?

Che necessità vi è di svolgere un referendum per certificare ciò che è “alla luce del sole” (ovvero l’insofferenza del suo elettorato)???

Tornando al clamoroso responso delle amministrative, Fabrizio Ferrandelli, presentatosi in un primo momento col volto da bravo ragazzo impegnato in politica e nel sociale, probabilmente vittima delle sue ambizioni, si è abbandonato all’“abbraccio mortale” dei Cracolici & Company non valutandone le conseguenze.

Quella che doveva essere la candidatura civica di una giovane promessa della politica è divenuta ben presto diretta emanazione della fronda più “inciucista e lombardista” del Partito.

Ferrandelli, così, ha finito col perdere -dico bene, ritenendo ormai segnato l’esito del ballottaggio- non solo in virtù della grande popolarità di Orlando ma anche perché apparso una “pedina” nelle mani di “vecchi marpioni” della politica, pronti a sponsorizzare la sua candidatura ad uso e consumo proprio!

“Sguaiate”, baldanzose, supponenti, poi, sono apparse le sue prime reazioni post voto:

1- Che senso ha accusare Orlando di aver sottratto voti al centrodestra, macinando consensi al di fuori del proprio bacino elettorale di riferimento?

Ciò, più che un’“infamia” di cui render conto, appare il principale merito dell’ex Sindaco!

Quale altro sarebbe l’obiettivo di un candidato se non conquistare la fiducia anche di coloro che, fino a ieri, non lo avrebbero votato?

2- Come può, inoltre, l’aspirante sindaco di una Città così problematica definire “cialtrone” un uomo che, nel bene e nel male, ha già amministrato il Capoluogo siculo per ben tre consiliature?

Se persino la senatrice Finocchiaro (candidata del Pd alle ultime regionali) è arrivata ad ipotizzare un suo appoggio ad Orlando, c’è da credere che Ferrandelli, più che muovere all’attacco, dovrebbe lavorare molto sulla “difensiva”…

3- Come si può, infine, illudere gli elettori prospettando il ballottaggio come il secondo tempo di una partita che riprenderà da uno “0 a 0” e palla al centro?

Onestà intellettuale suggerirebbe, piuttosto, l’immagine calcistica dello “0 a 3” e palla al centro (considerando lo striminzito 17% di consensi di Ferrandelli al primo turno -a fronte del 47% di Orlando- e gli “oltre 60 mila” voti di scarto registrati tra i due candidati!).

Sgombrando il campo da equivoci, lungi da me vendere “fumo per arrosto”!

Leoluca Orlando:

- in primo luogo, non rappresenta la “panacea di tutti i mali” (meglio diffidare, piuttosto, da chi vanta “poteri salvifici” o si presenta come l’“unto del Signore”!);

- in secondo luogo, se ha scelto di scendere in campo lo ha fatto più con un occhio a Roma che a Palermo (in buona sostanza, per non farsi troppo oscurare all’interno dell’Idv -partito eminentemente “leaderistico”- da personaggi quali l’evergreen Di Pietro e l’emergente De Magistris).

 

L’ex Sindaco non è certo “il nuovo che avanza”… semmai “l’usato sicuro” (per citare l’infelice battuta di Bersani).

Ma, se in così tanti palermitani lo hanno preferito al primo turno -e, son sicuro, faranno altrettanto al secondo-, evidentemente i volti nuovi che la politica palermitana ha espresso (o, meglio, gli “apparati” reggenti le loro spalle) sono apparsi un’alternativa ben poco credibile…

 

Auguriamoci solo che il probabile nuovo, vecchio Sindaco si confermi all’altezza delle aspettative di una Città “assetata di futuro” e “affamata di legalità”…

 

 

Gaspare Serra

(Blog “Panta Rei”)

A chi marcia per la Vita..

In Italia si interessano della tua vita se sei un embrione, un feto o sei in coma irreversibile e vegeti.

Quando invece sei vivo, perdi il lavoro, non riesci a sfamare la tua famiglia, e non riesci a pagare le tasse, allora ti puoi impiccare, di te non gliene frega più un accidente a nessuno.
Cetti De Paoli

(dalla pagina facebook  Italia libera e democratica)

AUGURI MAMME!!

Auguri a tutte le mamme e speriamo che la nostra società ricordi sempre che siamo, prima di tutto, donne e persone! (Viviana)

fonte : https://www.facebook.com/#!/photo.php?fbid=396212767084806&set=a.139083052797780.14707.138835256155893&type=1&theater

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 191 other followers