La società del cordoglio

Troppo cordoglio nell’aria. Abbiamo un presidente della Repubblica che esce dal coma praticamente solo per esprimere cordoglio e invocare coesione nazionale. Presto avremo un ministro per il cordoglio, uno che viene fuori da un corso per cordogliatori o cordoglianti, che piange il giusto, che usa parole come “oltremodo” “infausto” e “strazio”, che ha una posa popular/friendly perché bisogna pur far capire che i governanti sono empatici con le disgrazie di noi poveri umani di quaggiù.

Poi c’è il giornalista del cordoglio, quello che si straccia le vesti e batte il pugno al petto e soffre, senti come soffre?, c’ha la sofferenza che gli cordoglia inside e come cordoglia lui proprio nessuno, e va cercando elementi cordoglianti in ogni dove per mantenere desta l’attenzione e per provocare orgasmi collettivi a quella gente così commossa, così partecipe, così curiosa e affamata di dettagli morbosi. Sono zombies che si eccitano alla vista di tanta pornografia emotiva e non sanno esistere senza un pelo di pube dell’adolescente stuprata, una pagina del diario con i cuoricini della ragazzina ammazzata, un “Filomena, piccolo angelo” tatuato sulla fronte.

Vogliono carne, carne a brandelli, brandelli umani, e diteci se in rete se ne reperiscono dei morti terremotati (ché però pare non interessino a nessuno) e delle adolescenti frantumate, di quella uccisa che al pari di una qualunque altra adolescente dalla faccia bella e pulita diventa oggetto di mercificazione. A proposito: qualcun@ è andat@ a casa sua a sottrarre lo spazzolino da denti per rivenderlo su e-bay?

E non ho il coraggio di fermarmi ad assistere alle elucubrazioni di psichiatri e presentatori da quattro soldi che hanno fatto diventare ogni delitto una festa paesana, un momento di incontro in cui porti babbaluci e fuochi d’artificio e i palloncini per i picciriddi, ché tanto è come se fossimo tornati alle grandi feste per le impiccagioni, per i roghi alle streghe, e così siamo eccitati/e aspettando di nutrirci di particolari della defunta, con la tv che pensa agli ascolti per la cronaca in diretta dai funerali di Stato, ché quello per Melissa o il matrimonio di Lady Diana pari sono.

E’ tutto un gossippare cordogliando o un cordogliare gossippando. Ed è talmente americana questa cosa, americana della peggior specie, di quella cultura che ci ha colonizzato fino a farci diventare degli automi, che quasi ci si chiede se tutto ciò non alimenti il desiderio di mitomani di apparire in televisione, di far discutere di se’, per comunicare idee completamente folli, per vedere le fazioni, pro e contro, i simpatizzanti, perfino, quelli che si preparano a provare empatia con gli assassini.

I giornalisti, quelli di una volta, Pippo Fava, Peppino Impastato, per tirare fuori due nomi a caso, non esistono più. Oggi come oggi l’inchiesta consiste nel trovare le mutande sporche della ragazza assassinata, scavare nella vita privata di ciascuno per trovare tracce torbide, buttare fango su tutto e tutti, svendere sentimenti ed emozioni, quelle che fanno presa perché il resto si censura, e si codifica un nuovo tipo di essere umano, l’homo televisivus che parla come maria de filippi e si eccita per il plastico di bruno vespa.

Non so. Abbiamo provato a fare dei ragionamenti e ogni volta che ci proviamo, dal terremoto de L’Aquila alla faccenda di Brindisi ci dicono che il cordoglio e zitte e tacete, perdio, su, sospendete la critica e i pensieri perché si parla con il “cuore” e qui invece abbiamo l’impressione che si parli con il culo, senza offesa per nessuno, ma sembrano tante imperiture scorregge dell’umanità cordogliante che cordoglia e cordoglia e cordoglia e che esige che si cordogli a reti unificate perché anche per il dolore c’è un tempo e un luogo.

“Applausi” e tutti applaudono. “Cordoglio” e tutti cordogliano. Ci faranno anche la danza del cordoglio. Paparaparaparaparapà, e applausi, yeah, e cordoglio… e cordoglia bene, capito?

Scusate il tono dissacrante, ché qui si rispetta il dolore, quello vero e non quello da tastiera, il dolore delle persone ferite a morte, ma non si può che avere il desiderio di restituire due pensieri con quei due neuroni che ci sono rimasti. Cordogliando, of course!

FONTE :http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2012/05/21/la-societa-del-cordoglio/

Quel pasticciaccio brutto di Sant’Apollinare

Di Pino Scaccia

Finalmente sta uscendo fuori una storia che circola da molti anni, ma che mai nessuno ha avuto la forza di diffondere e che un giudice, Adele Rando,  ha inseguito per anni. Il coraggio della verità arriva da padre Gabriele Amorth, capo degli esorcisti e stimatissimo dal Papa, che ha rivelato un movente a sfondo sessuale dietro la scomparsa di Emanuela Orlandi (e Mirella Gregori). Una storia supportata anche dall’archivista vaticano monsignor Simeone. Si parla dell’organizzazione di festini e di un gendarme della Santa Sede come reclutatore di ragazze. La trappola sarebbe scattata nella sacrestia di Sant’Apollinare grazie ai rapporti stretti fra il rettore e la malavita romana, tanto che – si dice – suor Dolores della scuola di flauto sconsigliava alle ragazze di recarsi in quel posto. Ci sono evidentemente riscontri se don Pietro Vergari, l’allora rettore che poi favorì la sepoltura del boss De Pedis, è stato adesso indagato per sequestro di persona. L’ipotesi è stata comunicata al fratello di Emanuela che l’ha considerata credibilissima poichè non ha mai creduto a un rapimento. Tutto coincide. Molti anni fa raccontai un particolare importante che s’inquadra perfettamente con la versione attuale. “Quaranta giorni prima di Emanuela, il 7 maggio, era scomparsa un’altra ragazza, una sua amica e coetanea, Mirella Gregori. E i magistrati che indagano sul grande giallo sono convinti naturalmente che le due scomparse siano legate. Ci sono le prove, del resto, di una correlazione. Il Papa nell’Angelus del 3 luglio fa appello ai rapitori per la liberazione delle due ragazze. Ma c’è di più. La madre di Mirella, durante una visita del Papa in una parrocchia del Nomentano, il 15 dicembre del 1985, riconobbe in un uomo della scorta pontificia la persona che andava a prendere regolarmente la figlia a casa (pensava che fosse il fidanzato). Forse lo stesso, sulla quarantina, visto al bar con Emanuela poco prima della scomparsa”. Probabilmente proprio il reclutatore (che sarebbe gà stato identificato). Il servizio andò in onda al Tg1. Successe il finimondo e non se ne parlò più. Quello che non dissi allora è che c’erano ottimi elementi per pensare che le ragazze fossero rimaste vittime – durante i festini (sembra con alti prelati) – magari di eccesso di droghe. Quindi morte subito e subito seppellite, proprio come sostiene padre Amorth. Adesso che le indagini sono entrate (era ora) dentro Sant’Apollinare si cercano i resti sia di Emanuela che di Mirella. Confermando la confidenza di un vecchio vaticanista. 

FONTE : http://pinoscaccia.wordpress.com/2012/05/22/quel-pasticciaccio-brutto-di-santapollinare/

Puzza di morte, anzi di strategia della tensione

di Rosario Dello Iacovo

Prima il ritorno della violenza politica. “Gli anarchici”, “Le nuove BR”, “Il pericolo di un’escalation”. Un calderone nel quale finiscono tutte le forme di opposizione sociale alla durissima crisi che stiamo vivendo. Poi stamattina a Brindisi un ordigno esplode davanti a una scuola, la Morvillo-Falcone, uccidendo Melissa Bassi. Un’altra ragazza, Veronica Capodieci, è in condizioni gravi ma stabili. Entrambe di sedici anni. Proprio oggi, nel capoluogo pugliese si sarebbe dovuta svolgere la “Marcia della legalità”. Che si terrà comunque, alle ore 18, come ha confermato poco fa il coordinatore nazionale della Carovana antimafia, Alessandro Cobianchi. Sei i feriti, alcuni dei quali in gravissime condizioni. Una ragazza subirà l’amputazione degli arti. Altre sono completamente ustionate. Vite distrutte per sempre.

“Sacra Corona Unita”, ipotizza Roberto Saviano. Gi inquirenti sembrano confermare e le indagini partono proprio in quella direzione. Io ho molti dubbi. Non ne vedo il motivo, non vedo alcuna utilità pratica, dietro un gesto efferato che produrrà spietata repressione. Certo, il 9 maggio scorso gli investigatori avevano portato a segno un brutto colpo contro la criminalità organizzata arrestando, a Mesagne, uno dei centri chiave della mafia pugliese, 16 persone accusate di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, porto illegale di armi da fuoco, danneggiamento aggravato e incendio aggravato.

Tuttavia, non mi convince che il mandante sia un’organizzazione, certamente temibile, ma il cui profilo criminale appare storicamente inadeguato di fronte alla gravità dell’attentato, alla sfida che lancia. A confermare il mio scetticismo le parole del prefetto di Brindisi, per il quale: “La particolare tipologia fa di questo attentato un attentato anomalo. C’è solo un precedente a Genova, contro obiettivi istitituzionali. Mai colpita una scuola nella nostra storia”. Intanto arrivano in Puglia proprio i Ros di Genova, gli stessi che hanno effettuato rilievi dell’attentato all’Ansaldo.

Non so quello che sta accadendo, ma la memoria va, come il cane di Pavlov, alla storia nera e irrisolta delle stragi di Stato. Piazza Fontana, Brescia, Italicus, Ustica, Bologna, Georgofili, un filo che si spezza e riannoda nell’arco di oltre quarant’anni. Per il quale non ha mai pagato nessuno. Estendere la vigilanza democratica è oggi dovere di tutti. Così come tenere gli occhi ben aperti, nel comune cordoglio per Melissa, Veronica e gli altri giovanissimi segnati per sempre, perché non si faccia di un’erba un fascio. Perché lottare contro la crisi, la precarietà e le scelte inique non diventi automaticamente un atto di terrorismo.

Oggi è successa una cosa gravissima: è tornata la strategia della tensione.

FONTE : http://rosariodelloiacovo.wordpress.com/2012/05/19/puzza-di-morte-anzi-di-strategia-della-tensione/

Lettera di un papà

Caro Federico, mai e poi mai avrei pensato nella mia vita di chiedere, nel mio paese, l’introduzione del reato di tortura… http://www.firmiamo.it/introduzionereatoditortura 10000 cuori, poi chissà… Per ora aspetto solo una piccola giustizia (21 giugno 2012 – cassazione),  per poi scomparire in punta di piedi, come è nel mio e nel tuo carattere…, di quando il tuo fiore… in ogni giorno della tua …vita era per me una meraviglia continua, immagine di gioia ed energia inesauribile, come penso lo sia per ogni genitore di questa terra ogni fiore che risponde al nome di figlio. Un giorno, forse ritorneremo a camminare per dimenticare il male che ti hanno fatto, che ci hanno fatto, ma quella promessa… la devo mantenere… e ascolto questa canzone, mi sembra del 1993, con l’immagine di una foto di un bambino che insieme al suo papà camminava spensierato nei campi d’oro, per sempre. Lino Aldrovandi, papà di Federico

Il sorriso spento di una rapinatrice


Questa ragazza si chiamava Rosa Donzelli, aveva trentasei anni. Scusate se la chiamo ancora ragazza, ma a una certa età cambiano i termini di paragone. E’ morta per quattro colpi di pistola, l’ultimo decisivo al cuore. Il cuore in effetti è sempre stato il suo problema. Napoletana, da un pò di anni si era trasferita nel sud delle Marche trascinata da un amore sbagliato, un balordo che l’aveva portata alla droga. Anche l’ultima storia era con uno spacciatore. Era una ragazza dolce, dicono tutti, che lavorava come aiuto-cuoca in una pizzeria. Infilata di brutto dentro il tunnel una mattina va a fare una rapina. Gli altri con la scacciacani, lei addirittura disarmata. Per carità, non era una vittima, in ogni caso incarnava la parte del carnefice, nessuno la assolve. Il gioielliere ha reagito con una pistola vera: quattro colpi e il sorriso di Rosa è sparito per sempre insieme alla sua vita sballata, finalmente in pace. Le indagini dimostreranno se è stata legittima difesa o se la rapinatrice bionda è stata colpita alle spalle. Comunque c’è da capire la reazione. Quello che non riuscirò mai a capire sono gli applausi della gente. Non si festeggia mai una morte.   PINO SCACCIA

FONTE :  http://pinoscaccia.wordpress.com/2012/04/06/il-sorriso-spento-di-una-rapinatrice/

ROMANZO DI UNA STRAGE

Il trailer di “Romanzo di una strage”, il film di Marco Tullio Giordana in uscita venerdì 30 marzo sulla strage di piazza Fontana

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RECENSIONI IN RETE

Mymovies

Romanzo di una strage

Un film di Marco Tullio Giordana. Con Valerio MastandreaPierfrancesco FavinoMichela CesconLaura ChiattiFabrizio Gifuni.

 Drammatico, durata 129 min. – Italia 2012.

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Ondacinema

Matteo De Simei Romanzo di una strage

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Film Scoop

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Cinema del Silenzio

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RASSEGNA STAMPA

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Corriere della Sera 25 marzo 2012

Romanzo di una strage visto da Mario Calabresi

Aldo Cazzullo

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L’Unità 27 marzo 2012

Un film fatto per la meglio Italia

Alberto Crespi

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L’Unità 27 marzo 2012

Il romanzo di una strage infinita

Gabriella Gallozzi

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Corriere della Sera 27 marzo 2012

L’anarchico e il commissario. I due protagonisti tra i poteri oscuri

Paolo Mereghetti

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La Repubblica 27 marzo 2012

Il romanzo di Piazza Fontana ma il finale bipartisan non regge

Curzio Maltese

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La Stampa 27 marzo 2012

Rivivono i fantasmi di un Paese che non ha memoria

Michele Brambilla

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Il Riformista 27 marzo 2012

Piazza Fontana, bugie e depistaggi. I giovani andranno?

Romanzo di una strage

di Michele Anselmi

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Secolo d’Italia  27 marzo 2012

Piazza Fontana, finalmente un film contro le vulgate

Maurizio Cabona

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Libero 27 marzo 2012

L’hanno ucciso un’altra volta

Giampaolo Pansa

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Il Messaggero 27 marzo 2012

Quella lotta tra Stato e antistato

Mario Ajello

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Corriere della Sera 28 marzo 2012

Dalle due bombe a Lotta Continua. Su Piazza Fontana buchi e forzature

 Nel film di Giordana episodi non verificabili. E manca la passione di quegli anni
Corrado Stajano
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Gli Altri  29 marzo 2012

Andrea Colombo

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L’Espresso 30 marzo 2012

Calabresi vittima non carnefice

intervista a Dario Fo

Roberto Di Caro

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Il Fatto Quotidiano 30 marzo 2012

La seconda bomba di piazza Fontana

Cucchiarelli con il suo libro ha ispirato il film di Giordana: «Lo dicono le perizie»

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Malcom Pagani

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Il Messaggero 31 marzo 2012

«A piazza Fontana una sola bomba» L’altra verità di Adriano Sofri

L’ex leader di Lotta Continua contesta la tesi del libro da cui è tratto il film di Giordana

Stefano Cappellini

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Il Fatto Quotidiano 1 aprile 2012
Gianni Barbacetto
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.L’Unità 1 aprile 2012
Lo scrittore Carlo Lucarelli smentisce la tesi sostenuta nel film di Giordana sulla strage di Piazza Fontana: «Nessuna prova. Si rischia di oscurare la verità»
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Il Sole 24 ore 1 aprile 2012
Goffredo Fofi
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La Repubblica 1 aprile 2012
Miguel Gotor
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LIBRI

Il Post  31 marzo 2012

43 anni. Piazza Fontana. Un libro, un film

Adriano Sofri
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 si può scaricare qui.

Scrivo alla fine di marzo del 2012. Sono passati, dal 12 dicembre 1969, 43 anni, poco meno. 43 anni, poco più, è nel 2012 l’età media degli italiani.  (Però l’età media del governo in carica supera i 63 anni. Todo cambia, ma piano). Dunque si può ragionevolmente pensare che il 12 dicembre di piazza Fontana – la strage per antonomasia di una storia repubblicana che dovette coniare il tristo nome di stragismo – sia ormai affare di storici e perciò meno lacerante. Il suo ricordo vivo è riservato a una minoranza di cittadini. I più non erano ancora nati, o lo erano da troppo poco per averne memoria. Interrogati su che cosa sia successo quel 12 dicembre, e per opera di chi, danno risposte raccapriccianti. E però quella materia resta incandescente. Forse non occuperà, fra qualche anno, che un paragrafo modesto, di un tempo strano di guerra fredda, di spie infiltrati e provocatori, di golpisti e rivoluzionari, maschere da soffitta. Ma non ancora. “

Indice
43 anni 3
Gunhild 8
Perché comincio da qui 10
L’anonimo e il passeggero 16
Il raddoppio universale 18
Promemoria sugli errori più vistosi 28
I fratelli Erda 31
La toppa peggiore del buco 36
La cantonata del compagno misterioso 38
L’Italia di Maramaldo 42
L’alibi superfluo 43
La tredicesima in tasca 45
Ce l’hanno con Valpreda 52
Sottosanti 56
Sottosanti e la cassetta 58
Dovevamo interrogarlo su Sottosanti 69
Le due bombe “ritirate” 76
La cantonata del numero 7 78
L’altro ferroviere 83
Il treno impossibile 88
Altre illazioni131
Il confronto immaginario 90
Potenza del nazimaoismo 93
Il timer, la miccia e la logica 95
Le mani in tasca a Pinelli 100
Spoon River 103
Le fonti anonime 106
43 anni 108
Appendice
L’alibi di Pinelli 112
Cronologia 122
Persone 125

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Adriano Sofri “La notte che Pinelli” Sellerio 2009 .

la recensione di Valerio Evangelisti a “La notte che Pinelli”  roma.indymedia.it

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Camilla Cederna “Pinelli. Una finestra sulla strage

Nutopia [sergio falcone & co.]

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VIDEO  E TRASMISSIONI TV

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Carlo Lucarelli Piazza Fontana

Blu Notte

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Sergio Zavoli Piazza Fontana

La notte della Repubblica

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Piazza Fontana: una strage di Stato?

La morte di Giuseppe Pinelli

La prima vittima: storia di Luigi Calabresi

La Storia siamo noi

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Ipotesi su Pinelli

Documentario su Giuseppe Pinelli, Strage Piazza Fontana
Elio Petri, Nelo Risi

fonte http://foglianuova.wordpress.com/2012/03/31/romanzo-di-una-strage/

Quaresimale

Fakra Younas, giovane pachistana, ex ballerina, alle spalle un’infanzia cancellata dalla madre prostituta e tossicodipendente e da un marito vecchio, aveva creduto di trovare un riscatto in un secondo matrimonio, ricco, felice, appassionato. Cancellato anche quello, ben presto, da una sequela di violenze, umiliazioni, stupri. Fakra si oppone, resiste: non ha che sé stessa, e si raccoglie ai quattro stracci della sua anima violata ma viva, solida, l’unica presenza reale, quasi fisica, in quel suo mondo cancellato. Il marito acculturato e facoltoso non tollera quella che considera lesa maestà: la “sua” donna ha osato ribellarsi, si è sciolta dalle sue catene. Le rovescia addosso un odio ancestrale, possente, che sembra provenire dai secoli, come direbbe Primo Levi. La cancella, ancora. Il volto con l’acido. Non la sopporta come persona, come entità slegata da quel guinzaglio muto al quale lui la pretende “naturalmente” confinata. La brucia col liquido. Abrasivo ossimoro. Fakra sopravvive, fugge, il suo volto azzerato diventa simbolo della bestialità del potere. Scrive anche un libro: Il volto cancellato è il logico titolo. Ma non basta. E’ rimasto qualcosa d’incancellabile nella vita cancellata di Fakra, ed è quell’anima stuprata, che adesso è diventata fantasma, e grida, in un vorticoso salto all’indietro, reclama i suoi diritti di bambina mai sbocciata, e vuole tutto e tutti con sé per non finire inghiottita nel gorgo fatale dell’ossessione.

Poi, viene il giorno dell’abbandono. In un palazzone di Roma, dove si sente sola, insopportabilmente sola. Quel suo corpo cancellato è diventato catena. Peso. Lo getta letteralmente via, dalla finestra, come un rifiuto. E’ un volo cencioso, un’anima singola non può che appartenere all’aria e lì ritorna.La marocchina Amina Filali è ancor più giovane di Fakra: solo sedicenne. E’ stata abusata, picchiata e costretta a sposare il suo carnefice. Soffoca. Nel suo chiuso universo comprende che non può né deve tacere ma che, ancora, l’unica possibilità a lei concessa per urlare è tacere per sempre [l'articolo 475 del codice penale marocchino dà la possibilità allo stupratore di evitare il processo e il carcere sposando la sua vittima se questa è minorenne. ]. Lo fa. Tanto, quella non è vita. Non si tratta di suicidi, ma di omicidi per procura.

Daniel Zamudio è un ragazzo cileno di 24 anni, ma dalle foto ne dimostra quattro di meno. Ha uno sguardo tenerissimo e notturno, d’una inerme consapevolezza. Di quel che gli riserverà il destino. Sguardo di croci, di desideri e sospiri. Sguardo indagatore di segrete e vellutate gioie. Sguardo adolescente. Non so se i suoi coetanei aggressori abbiano occhi. Fatico a immaginarli, nei neonazisti. Sono occhi, i loro, che non guardano, ma vedono: la curiosità chirurgica e gelida dei criminali torturatori di Salò. Torturatori di ragazzi anch’essi, sadici sezionatori di occhi. Senza gioia, peraltro, senza nemmeno godimento sensuale. Seviziano Daniel, colpevole di essere omosessuale, per sei ore. Come accadde sette anni fa a un altro ragazzo gay, Matthew Shepard. Gli staccano un orecchio, gli massacrano il cranio, gli incidono svastiche sul corpo agonizzante. Forse non si divertono abbastanza, forse sono annoiati. Alla fine lo massacrano di botte e lo lasciano lì esanime sul selciato. Come quel Nazareno in croce col quale si era deciso di farla finita, e allora tanto valeva una lancia nel costato. Daniel defunge dopo breve agonia e senza aver ripreso conoscenza. Del resto, era impossibile. E i crocifissi moderni non hanno resurrezione.

Altrove. Nuova Delhi, India. Un giovane attivista tibetano, Ciampa Yeshj, 26 anni, muore dopo essersi dato fuoco per protesta contro la visita del leader cinese Hu Jintao, a capo di uno dei governi più tirannici del mondo, soprattutto verso la minoranza tibetana. Una dittatura con la quale il democratico Occidente, sensibile ai diritti umani, non ha scrupoli a intessere affari. A Bologna Giacomo, artigiano 58enne oberato dai debiti, compie lo stesso gesto davanti alla sede dell’Agenzia delle Entrate. Vittima d’un fascismo non meno spietato, quello del Mercato. Un ragazzo romeno cerca di soccorrerlo, ma senza successo. Lui glielo ripete, con ostinazione da martire perduto, prima di sprofondare nel buio: voglio morire. Nemmeno tanto per i soldi: per la vergogna. Chiede persino scusa del gesto di cui pure è convinto. Come annota acutamente Michele Serra (“Repubblica” di ieri), solo i galantuomini avvertono il peso del loro debito, solo gli onesti se ne lasciano travolgere, al contrario dell’evasore, che esibisce la propria filibusteria come un trofeo. E la lista non è conclusa. Contemporaneamente, a Verona, un operaio edile marocchino di 27 anni si brucia davanti al municipio di Verona. Non riceveva lo stipendio da quattro mesi.

Morti, tutte, che ardono. Quasi tutte accomunate dal fuoco: barbare, primitive, mattanze dell’ingiustizia, della discriminazione e del potere, politico ed economico. Solo all’apparenza maturate in contesti diversi, hanno in realtà un unico comun denominatore: la disumanizzazione. Ordalie, provocazioni, smembramenti, questi addii al calor bianco, quest’incenerimento grondante sangue, ci riporta al presente impassibile, ci rilascia alla pietra, all’urlo primordiale, spaventoso, immane. E colpevole. La lunga Quaresima sembra non aver fine.

FONTE : http://www.mentecritica.net/quaresimale/leggere/daniela-tuscano/24946/

La nuova Costituzione

By ilsimplicissimus

La Costituzione
della Repubblica Italiana

Principi fondamentali
Art. 1

L’Italia è una Repubblica  fondata sul lavoro precario.

La sovranità appartiene alle Banche e alle Fondazioni, che la esercitan0 informalmente e senza i limiti della Costituzione.

Art. 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili di chi ha il potere, sia come singoli sia nelle formazioni sociali ove si svolge la loro personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di egoismo politico, economico e sociale.

Art. 3

Tutti i cittadini hanno diversa dignità sociale e non sono eguali davanti alla legge, con distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la diseguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo dello sfruttamento e l’effettiva esclusione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto alla disoccupazione e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra all’arricchimento materiale della classe dirigente.

Art. 5

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le cricche locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio trasferimento di fondi pubblici; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia di potenti, aziende e mafie.

Art. 6

La Repubblica tutela con apposite norme la minoranza linguistica italiana.

Art.7

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, dipendenti e correlati.

I loro rapporti sono regolati dal governo e dalla Cei. Le modificazioni dei patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

Art. 8

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con la chiesa cattolica.

I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con il Vaticano.

Art. 9

La Repubblica promuove lo repressione della cultura e della ricerca scientifica e tecnica.

Tutela l’abuso edilizio e svende il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art. 10

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle lettere della Bce.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e del trattato internazionale sulla tratta degli schiavi del 1768.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche non ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.

E’ ammessa l’estradizione dello straniero e del cittadino per reati politici.

Art. 11

L’Italia ripudia la pace come strumento di offesa alla libertà dell’industria bellica e come antieconomico mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri l’ingiustizia  fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 12

La bandiera della Repubblica è il monocolore italiano:  bianco a bande verticali di ogni tipo.

fonte : http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/03/22/la-nuova-costituzione/

Senza verità e giustizia (Ilaria e Miran uccisi 2 volte)

20 marzo 2012: a 18 anni dalla morte di Ilaria e Miran. Mariangela Gritta Grainer ripercorre il Caso ancora senza verità e giustizia.

Ilaria Alpi: tutti la conoscono come vittima di quell’agguato in cui, insieme a Miran Hrovatin, fu assassinata a Mogadiscio, quasi 18 anni fa, il 20 marzo 1994. Ma chi era Ilaria? Chi era lei, la donna, la giornalista. I racconti che di lei sono stati fatti, con diversi linguaggi – la musica, il cinema, la poesia, le inchieste, il teatro fino a questo testo – ci hanno avvicinato a lei, ci hanno fatto conoscere Ilaria, ci hanno detto che è stata uccisa perché era brava, era un talento. E’ stato il suo modo di fare giornalismo di cercare sempre la verità e di comunicarla che ha fatto paura e che fa ancora paura. Per questo la verità sulla sua uccisione ancora non si conosce per intero.

Si sa che si è trattato di un’ esecuzione. Un’esecuzione su commissione: questo è quanto è emerso da tutte le inchieste giornalistiche, della magistratura e delle commissioni d’inchiesta che ne hanno evidenziato anche il movente. “Impedire che le notizie raccolte dalla Alpi e dal Hrovatin in ordine ai traffici di armi e di rifiuti tossici…venissero portati a conoscenza dell’opinione pubblica…”

Si sa che si tratta di traffici illeciti che solamente organizzazioni criminali, la mafia, l’ndrangheta e la camorra possono gestire, come indagini di procure, dichiarazioni di pentiti e collaboratori di giustizia hanno fatto emergere.

Si sa che recenti inchieste della magistratura riferite al nord Italia dimostrano che tali organizzazioni criminali  possono crescere ed estendere le loro ramificazioni in tutti i territori e in tutti i mercati  perché godono di coperture, silenzi e complicità nelle strutture di potere pubbliche e private.

Si sa che in tutti questi anni sono emerse notizie, dettagli che potrebbero collegare l’attività di inchiesta di Ilaria ad altri fatti tragici come ad esempio  il delitto Rostagno, la tragedia del traghetto Moby Prince (1991),  l’omicidio dell’ufficiale del Sismi Vincenzo Li Causi avvenuto proprio a Mogadiscio pochi mesi prima dell’assassinio di Ilaria e Miran: è il filo “rosso” di cui parlava sempre Giorgio Alpi il papà di Ilaria che ci ha lasciato senza aver avuto giustizia.

Si sa che a Mogadiscio in quei giorni c’erano ancora migliaia di soldati dell’ONU,

che il generale Carmine Fiore comandava il contingente italiano,

che il colonnello Luca Rayola Pescarini era responsabile del SISMI,

che il colonnello Fulvio Vezzalini era a capo dell’intelligence dell’UNOSOM,

che Mario Scialoja era ambasciatore italiano in Somalia,

che anche un nucleo di carabinieri del Tuscania con compiti di indagine era lì.

Si sa che nessuno di loro si recò sul luogo del duplice delitto e che quando Giancarlo Marocchino, un “chiacchierato” italiano in Somalia dal 1984, arriva sul posto e recupera i corpi, come documentato da un filmato dell’ABC, Ilaria è ancora viva. Ci fu un’omissione di soccorso.

Si sa che non vennero sequestrate le armi dell’autista di Ilaria né della scorta, non vennero interrogati i testimoni.

Si sa che nessuna inchiesta è stata finora conclusa da parte delle istituzioni che avevano il dovere di indagare e di assicurare alla giustizia esecutori e mandanti.

Si sa che senza l’impegno e la determinazione di Luciana e Giorgio Alpi questo “caso” sarebbe chiuso da anni.

Si sa che non fu disposta l’autopsia ma solo un esame esterno del corpo il cui risultato è però chiarissimo:

Il 22 marzo 1994 al cimitero Flaminio, il dottor Giulio Sacchetti, perito medico scrive:

“….trattasi di ferita penetrante al capo da colpo d’arma da fuoco a proiettile unico; mezzo adoperato pistola, arma corta…….

Quanto ai mezzi che produssero il decesso si identificano in un colpo d’arma da fuoco a proiettile unico esploso a contatto con il capo.”

Si sa che Miran Hrovatin è stato colpito da un proiettile analogo al capo.

Si sa che il corpo di Ilaria è stato dolorosamente riesumato due volte (1996, 2004).

Si sa che sono spariti il certificato di morte redatto sulla nave Garibaldi (riemerso dopo molti anni), e il body anatomy report redatto dalla compagnia Brown Root di Huston, insieme ai bloch notes di Ilaria e alle videocassette registrate.

Si sa che la sentenza di condanna all’ergastolo di Hashi Omar Assan (secondo processo), nelle sue motivazioni, indica un solo movente di quella che definisce una esecuzione premeditata e organizzata.

“…. E che questi scopi siano da individuarsi nella eliminazione e definitiva tacitazione della Alpi e di chi collaborava professionalmente con la giornalista perché divenuta costei estremamente “scomoda” per qualcuno è ipotesi non seriamente contestabile alla luce non solo di quanto sopra argomentato ma anche degli elementi e delle considerazioni che seguono.

Gli argomenti trattati dalla giornalista durante il colloquio avuto poco prima della sua partenza per Bosaso con Faduma Mohamed Mamud (teste sentita nel primo processo) nonché quelli oggetto dell’intervista con il sultano di Bosaso difficoltosamente ottenuta, l’interesse dimostrato in relazione al sequestro della nave della società Shifco, la visita dei pozzi oggetto di uno scandalo connesso con la cooperazione, il tenore della telefonata intercorsa tra la Alpi e il suo caporedattore Massimo Loche nel corso della quale la giornalista aveva anticipato al collega di avere in mano “cose molto grosse”…… sono tutte circostanze che inducono a fondatamente ritenere che Ilaria Alpi avesse nella sua attività di giornalista scoperto fatti ed attività connesse con traffici illeciti di vasto ambito……”

Si sa che Ilaria Alpi era stata minacciata di morte a Bosaso nei giorni precedenti il suo assassinio e probabilmente sequestrata se pur per breve tempo da esponenti di clan locali.

Si sa che è in corso il processo per il reato di calunnia nei confronti di Ali Rage Hamed detto Jelle, testimone d’accusa chiave nei confronti di Hashi Omar Hassan in carcere da oltre dieci anni dopo la condanna definitiva a 26 anni.

Si sa che c’è una conversazione telefonica registrata in cui Jelle dichiara di essere stato indotto e pagato da un’autorità italiana perchè accusasse Hashi ma di voler ritrattare e raccontare la verità.

Si sa che se verrà confermato che Jelle ha mentito e che è stato pagato per mentire si dovrà riaprire tutta l’inchiesta sul duplice assassinio di Ilaria e Miran.

Si sa che la sentenza di assoluzione (primo processo)  di Hashi Omar Assan definiva tutto il procedimento come “la costruzione di un capro espiatorio” stante che “il caso Alpi pesava come un macigno nei rapporti tra Italia e Somalia” e stante che “alcune piste potrebbero portare a ritenere che la Alpi sia stata uccisa, a causa di quello che aveva scoperto, per ordine di Ali Mahdi e di Mugne (presidente della Shifco, società a cui appartenevano i pescherecci, compresa la Fara Omar sequestrata a Bosaso e su cui Ilaria stava indagando ndr)”.

Si sa che quando Ilaria effettuò la prima (di sette in poco più di un anno) missione in Somalia (20 dicembre 1992-10 gennaio 1993) erano giunti da pochi giorni i primi elementi di ricognizione del nostro contingente militare per la missione internazionale al comando USA.

Si sa che il 9 dicembre erano sbarcati per primi in Somalia i marines americani in modo spettacolare e con le Tv di tutto il mondo appostate sulle spiagge: una risposta allo shoc delle immagini dell’immane tragedia somala che erano entrate in tutte le case nei mesi precedenti. Dal gennaio del 1991, alla caduta (e alla fuga) di Siad Barre, sanguinario dittatore, corrotto, sostenuto e foraggiato anche dall’Italia fino all’ultimo, la Somalia era precipitata in una guerra civile disastrosa: cinque milioni di somali divisi in sei etnie, cinquanta clan e oltre 200 sottoclan. I clan, le faide tribali, i signori della guerra sono i nuovi padroni. Le conseguenze per la popolazione già stremata e poverissima sono esodi, carestie, epidemie, criminalità, contrabbando: un terreno fecondo per faccendieri e trafficanti di ogni tipo.

Si sa che esiste un documento (ancora segretato ma già all’attenzione del Copasir, l’organismo di controllo sull’attività dei servizi segreti)  che rivelerebbe come il SISMI (attuale Aise) sarebbe “coinvolto” nella gestione del traffico e dello smaltimento dei rifiuti tossici con un esplicito riferimento anche al traffico di armi.

Il documento porta la data dell’11 dicembre 1995 e rivela “che il governo di allora, guidato da Lamberto Dini, avrebbe destinato una somma ingente di denaro al nostro servizio segreto per «lo stoccaggio di rifiuti radioattivi e armi»”.

Si sa che il 13 dicembre 1995, in circostanze misteriose (secondo gli stessi magistrati impegnati nelle indagini) muore il capitano Natale De Grazia, figura chiave del pool investigativo coordinato dal procuratore di Reggio Calabria Francesco Neri che indaga sulle “navi dei veleni”.

Francesco Neri  nell’audizione del 18.1.2005 davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi ha raccontato della sua indagine  sui rifiuti tossici e sulle navi, iniziata nel 1994. Ha spiegato dettagliatamente della perquisizione a casa di Giorgio Comerio, noto trafficante di armi, e coinvolto secondo gli investigatori nel piano per smaltire illecitamente rifiuti tossico nocivi che prevedeva la messa in custodia di rifiuti radioattivi delle centrali nucleari in appositi contenitori e il loro ammaramento.

Francesco Neri dirà tra molte altre cose:

“Nella perquisizione ……la cosa che ci incuriosì più di ogni altra fu il ritrovamento del certificato di morte di Ilaria Alpi proprio nella carpetta della Somalia……

insieme a corrispondenze sulle autorizzazioni richieste al governo somalo e con Ali Mahdi, ad altre informazioni su siti e modalità di smaltimento illegale di rifiuti radioattivi”. Che ci faceva il certificato di morte di Ilaria tra le carte di Comerio?

Si sa che l’avvocato Carlo Taormina, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin invece che ricercare i responsabili del duplice assassinio ha perseguito con tenacia e senza risparmio di mezzi l’obiettivo di scagionare alcune persone quali:

Giancarlo Marocchino ha raccontato diverse versioni di quanto accadde il 20 marzo 1994; ha assistito forse anche all’agguato stesso, di certo non ha detto tutto quello che sa e forse ha anche mentito.

Omar Mugne, ingegnere della Shifco, società a cui apparteneva la Farah Omar, il peschereccio sequestrato a Bosaso di cui si occupò Ilaria Alpi nel suo ultimo viaggio in Somalia. E’ possibile che Mugne abbia anche  incontrato Ilaria forse proprio sulla Farah Omar sospettata di trasportare armi e rifiuti; dell’incontro esisterebbe una cassetta registrata, come sostenuto dal alcuni testimoni.

Si sa che le conclusioni di Taormina sono vergognosamente false, offensive della professionalità e della memoria di Ilaria e Miran: “Si trattò di un tentativo di sequestro finito male; nessun mistero, dunque, Ilaria e Miran non stavano conducendo alcuna indagine scottante. A Bosaso erano andati in vacanza, al mare. Eroi del giornalismo perché sono morti. Ma nulla stavano cercando o avevano trovato circa ipotetici traffici di armi di rifiuti o altro”.

Si sa che sono state fatte carte false ignorando tutte le testimonianze che provavano la tesi dell’esecuzione e “pilotandone” altre.

Il sultano di Bosaso, ad esempio, ha confermato la sparizione di alcune cassette video registrate (ha detto che l’intervista che gli fece Ilaria, pochi giorni prima di essere uccisa, durò due o tre ore, solo una di una ventina di minuti è giunta in Italia!) e ha dichiarato davanti alla commissione d’inchiesta (10 febbraio 2006): “…a Ilaria ho detto che quelle navi portavano via dalla Somalia il pesce e poi venivano con le armi………tutti parlavano del trasporto delle armi e dei rifiuti….chi diceva di aver visto…non si vedeva vivo o spariva, in un modo o nell’altro, moriva…

Ci sono documenti, testimonianze, informative, inchieste: un materiale enorme, accumulato in 17 anni dalle inchieste giornalistiche, della magistratura, delle commissioni d’inchiesta parlamentari e governative, che “custodisce” le prove.

Si conosce ormai quasi tutto su quel che accadde in quei giorni a Mogadiscio, sul perché del duplice delitto, perfino su chi poteva far parte del commando. Ma gli esecutori sono ancora impuniti e non si è ancora arrivati ai mandanti a chi ha armato il gruppo di fuoco.

Perché alla verità giudiziaria non si è ancora arrivati? Chi non vuole questa verità e quindi giustizia e perché?

In fondo basterebbe indagare a fondo su quanto aveva scritto Ilaria su alcuni bloch notes ritrovati.

A partire da questa piccola nota: ” 1400 miliardi di lire dove è finita questa impressionante mole di denaro? “ (1.400.000.000.000 “Sono tanti undici zero. Proprio tanti. Troppi. …. non è che il viaggio è finito. E infatti ce ne vuole, ancora, per arrivare in fondo al viaggio, in fondo a tutti e undici gli zero.” da Lo schifo – omicidio non casuale di Ilaria Alpi nella nostra ventunesima regione” )

Ilaria nel film “il più crudele dei giorni” ad un certo punto con sullo sfondo la strada Garoe Bosaso, costruita con i fondi della cooperazione italiana dice:

“Per darvi un’idea di quanto sia utile spendere centinaia di miliardi della cooperazione in Somalia ecco…questa è la strada Garoe Bosaso una strada…che almeno è servita per coprire ogni sorta di porcherie tossiche e radioattive che l’occidente ha la buona abitudine di affidare a questi poveri disgraziati del terzo mondo, tutto con la complicità di politici, militari, servizi segreti, faccendieri italiani e somali….

“Io so.

Io so e so anche i nomi e adesso ho anche le prove”.

Mariangela Gritta Grainer

Portavoce dell’Associazione Ilaria Alpi

(postfazione tratta dal libro LO SCHIFO  di Stefano Massini, Promo Music, Corvino Meda Editore)

fonti :  http://www.ilariaalpi.it/?p=4552

“C’è stato un rapporto amoroso consenziente che ha provocato ferite…” Oltre lo stupro c’è la beffa

“C’è stato un rapporto amoroso consenziente che ha provocato ferite” queste le dichiarazioni di Alberico Villani, avvocato di Francesco Tuccia 21enne militare della Provincia di Avellino, attualmente in carcere con l’accusa di violenza sessuale e di tentato omicidio nei confronti di una studentessa.

La ragazza è stata ritrovata nella notte tra il 11 ed il 12 febbraio a Pizzoli (AQ), priva di sensi, a rischio di ipotermia, in una pozza di sangue dovuta ad un’emorragia. I medici hanno riscontrato nella ragazza, gravi lesioni, anche interne, probabilmente permanenti.

Nei video riportiamo questa ed altre assurde dichiarazioni dell’avvocato del militare, che arriva a pronunciare nome e cognome della vittima, durante due trasmissioni della rete Mediasetdomenica cinque”, e “pomeriggio cinque”.

Riteniamo gravissime e inammissibili le dichiarazioni dell’avvocato del militare Francesco Tuccia, ne citiamo qualcuna:

“la ragazza non è stata costretta”;
“non c’è stato nessun dissenso da parte della ragazza”;
“non aveva segni di difesa… non c’è nessun elemento, che faccia capire che in quel momento, c’è stata una violenza per sopraffarla”;
“la ragazza dovrà spiegare perché ha accettato di seguire fuori il Tuccia”;
“c’è stato un rapporto amoroso consenziente che ha provocato ferite”;
è un rapporto amoroso, avviato all’interno della discoteca e culminato fuori”; 
se uno si tocca all’interno di una discoteca, è amoroso… le lesioni sono avvenute alla fine”;
“anche un parto fisiologico comporta delle ferite”;
 

in quanto cercano di minimizzare l’accaduto per riportarlo a canoni accettabili per l’opinione pubblica,  portano alla giustificazione della violenza, facendo allusione al tasso alcolico della ragazza, o addirittura al fatto che non si sia difesa.

Riteniamo altrettanto grave l’aver rivelato pubblicamente le generalità della vittima e chiediamo quindi all’ordine degli avvocati, a quello dei giornalisti e a tutti coloro che ne fanno parte, di prendere pubblicamente le distanze dalle dichiarazioni dell’avvocato, in solidarietà con la famiglia della vittima.

Chiediamo, inoltre, un loro impegno ufficiale a prodigarsi affinché episodi del genere non si ripetano.

L’avvocato della difesa, violando totalmente la privacy della ragazza, ha commesso una palese infrazione del codice penale ed ha inflitto alla stessa un danno morale pari alle sofferenze fisiche, contribuendo ulteriormente a svuotare di significato il concetto di vittima. Una società che riconosce ad un suo membro lo status di vittima automaticamente lo protegge. Quando una vittima non viene protetta, allora si apre il dibattito sulla sua corresponsabilità nell’accaduto e questo è intollerabile.

Lo dice anche l’Onu, in Italia si pratica il femminicidio. E il femminicidio affonda le radici in una cultura patriarcale, maschilista e retrograda che considera la donna una proprietà privata e che le attribuisce la piena responsabilità della violenza che gli uomini esercitano su di lei.

Nonostante lo sdegno e le condanne ufficiali gli episodi di femminicidio continuano ad essere definiti come “delitti passionali”, confondendo così un atto di barbarie che ha cadenza quasi quotidiana, con un raptus occasionale dovuto all’estremizzazione di un sentimento positivo come l’amore e fornendo un’attenuante, quando non una vera e propria giustificazione, all’assassinio.

Allo stesso modo lo stupro viene sempre, con la sola esclusione dei casi in cui lo stupratore non sia italiano, associato alla parola “consenziente”. Si analizzano i tempi, i luoghi e le circostanze con una minuziosità morbosa per capire il grado di consenso della vittima e stabilire, quanto, effettivamente, si possa definirla vittima.

Come se essere stuprata in discoteca da uno che hai baciato un minuto prima, dopo aver bevuto due, tre, quattro, cinque birre fosse meno grave che essere stuprata in un garage da qualcuno che ti salta addosso uscendo dal nulla…

About @bulmosa

http://bulmosa.wordpress.com/

L’avvocato Alberico Villani fa il nome della giovane vittima in diretta tv: un “caso orrido” oltre che da codice penale

BUFERA SULL’AVVOCATO – I genitori della vittima hanno annunciato che adiranno alle vie legali per il comportamento dell’avvocato avellinese, Alberico Villani, reo di aver divulgato a milioni di persone il nome della vittima dello stupro del 17 gennaio a Pizzoli. Il legale del militare Francesco Tuccia – principale indagato per la vicenda e che deve rispondere, oltre che di violenza sessuale, anche del reato di tentato omicidio –  in due diverse trasmissioni, entrambe su Canale 5, ha pronunciato nome e cognome della vittima. Un “gesto orrido” che ha sollevato una marea di polemiche, oltre che una probabile sanzione da codice penale.

TUTELA DELLA PRIVACY – Con un provvedimento del 2 aprile 2009 il garante della Privacy spiega chiaramente il caso di donna vittima di un’aggressione e di una violenza sessuale: ”….cautele che devono essere adottate a maggior ragione in caso di notizie riguardanti vicende di violenza sessuale, in considerazione della particolare delicatezza del tema e della necessità di tutelare la riservatezza delle persone che sono colpite da così gravi azioni criminose”. Evidentemente Alberico Villani non conosceva la disposizione oppure era in mala fede oppure ancora si è trattato di una colossale disattenzione.

IL COMPORTAMENTO DEI MEDIA – Non è la prima volta che scriviamo che non ci piacciono le trasmissioni sensazionalistiche sui fatti di cronaca nera. Spesso non è per la natura dei programmi quanto per colpa di giornalisti, a caccia di scoop improbabili, che si verificano situazioni a dir poco imbarazzanti. Ormai ogni vicenda viene trattata come se fosse qualcosa di normale di cui parlare, anche le storie più torbide diventano un sorta di quotidiana e ordinaria follia. Il pericolo emulazione – lo scrivono e dichiarano in molti da anni – è molto forte come pure quello di creare altri guai. Mediamo e riflettiamo sulla vicenda di questa vittima, oltre che di uno stupro, della violazione della privacy, in diretta tv, davanti milioni di spettatori.

Marco Beef

Redazione Independent

FONTI : http://fuorigenere.wordpress.com/2012/03/13/ce-stato-un-rapporto-amoroso-consenziente-che-ha-provocato-ferite/

http://www.abruzzoindependent.it/news/Oltre-lo-stupro-c-e-la-beffa/818.htm

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