20 anni di gestione Impregilo, 20 anni di emergenza rifiuti in Campania


Campania, che affare. 20 anni di lobby hanno devastato una regione: «La motivazione reale per la quale non vengono attuate misure di risoluzione come la raccolta differenziata risiede nel fatto che grosse lobby, del calibro di Impregilo, hanno interessi nella costruzione degli inceneritori, derivati dai famosi Cip6, i quali garantiscono ingenti finanziamenti per le fonti rinnovabili. Questo tecnicismo legislativo, tutto italiano, fa passare per fonti rinnovabili anche le “ecoballe” con i derivati inceneritori, che non lo sono per niente». ( ami)

Le intercettazioni.

Catenacci: «Fanno un affare da 1.325 miliardi» Bertolaso esclamò al telefono: «Mortacci» – Il calcolo delle ecoballe accatastate in giro per la Campania lo fa Corrado Catenacci. È il 7 marzo 2005, e alle 18.59 l’ex commissario telefona al capo della protezione civile Guido Bertolaso. Catenacci: «Ci sono almeno due milioni e mezzo di balle in tutta la Campania. Per quanto riguarda gli importi, secondo me sono circa 400 miliardi di lire».Bertolaso: «Perché loro bruciandoli ricavano energia elettrica, no?». Catenacci: «Gliela pagano a tariffa agevolata, tutto uno strano movimento che hanno fatto loro». Diciotto minuti dopo, alle 19.17, il prefetto richiama.Catenacci: «Ho fatto i conti con Turiello, viene una cifra mostruosa, 1.325 miliardi». Bertolaso: «Mortacci ragazzi.». La prima conversazione è relativa al numero di ecoballe (o rifiuti, stando all’accusa) accatastate a quella data, numero che di lì in poi crescerà fino a tre milioni. La seconda, invece, fa riferimento ai previsti introiti derivanti dalla vendita di energia elettrica prodotta bruciando milioni di balle che la Procura ritiene per nulla eco. Il ministero dell’Ambiente «segnala l’opportunità di accertamenti». Gli rispondono che va tutto bene, grazie anche alla «prassi di addomesticare i risultati» che «deve ritenersi provata».Così come «provata» è anche la circostanza che sin dall’inizio appariva chiara la difficoltà di smaltire le ecoballe. Sergio Pomodoro, dirigente della Impregilo, ai pm la spiega così: «Verificai che, ove si fossero utilizzati tutti i cementifici italiani e si fosse ricorsi anche a forme di combustione nei gruppi alimentati a carbone, la produzione di cdr avrebbe saturato tutti quegli impianti». Il 2 aprile 2005, lo stesso Armando Cattaneo parla con un avvocato della conversione del decreto legge sull’additivazione dei rifiuti: «Siniscalchi dice che al Senato la Lega è stata tranquilla perché aveva la devolution e s’è guardata bene dal rompere le scatole, ma alla Camera si aspettano maggiore battaglia. Si teme frange di An e Lega contro. Vabbuò ci siete voi Ds». Il 7 marzo 2005, le microspie registrano la conversazione di un funzionario del commissariato per i rifiuti. Sono le 13.16. E la telefonata per il gip non ha bisogno di commenti: «Non è più il combustibile che deve essere stoccato. Questa è monnezza vera e propria». Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti in Campania: ” Peraltro i profili vantaggiosi e positivi, dal punto di vista dei finanziatori, dell’iniziativa di finanziamento del progetto del sistema integrato del ciclo dei rifiuti proposto dalla Fibe in Campania erano stati riposti -a quanto emerso- nella produzione del cdr, con i connessi benefici del Cip 6: “bruciare energia e venderla era parte fondamentale del business di Fibe” e per le banche “rappresentava il 60 per cento dei ricavi del progetto.”(Atti della Commissione
parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse, XIV legislatura, Relazione territoriale sulla Campania del 26/1/2006). Torniamo ai giorni nostri, tenete presente che nessuna misura giudiziaria è stata presa nei confronti degli intercettati. Parla il numero uno di ASIA

“La situazione è preoccupante, stiamo riuscendo a raccogliere più rifiuti di quanti ne vengono prodotti in un giorno a Napoli, gli uomini e i mezzi sono stati spesi al limite, ma non potremo farlo per molto tempo”. Daniele Fortini, amministratore delegato dell’Asia, la società di raccolta dei rifiuti controllata dal comune di Napoli “Altro che tre giorni, il problema è un altro. Se continueremo ad insistere sul modello di raccolta e gestione dei rifiuti, imposto dalla Impregilo, e accolto da Regione e Governo, avremo una crisi devastante ogni due anni”.

Un contratto mai stipulato, tra il Comune di Napoli e e l’Asia, la ditta addetta al servizio dei rifiuto. Raffaele di Monda, avvocato autore del ricorso al Tar presentato per conoscere il costo del servizio di raccolta dei rifiuti. ” Ho avuto una sorpresa. Il rapporta dell’Asia con l’amministrazione comunale è regolato unicamente da delibere, l’ultima delle quali risale al 2009. La prima? E’ datata 1999″. «Se teniamo al 40 per cento la soglia da raggiungere per la differenziata, la termovalorizzazione non la faremo mai… Quindi se è vostra intenzione, maggioranza e opposizione, dovete abbassare la quota della differenziata». Così, secondo Repubblica del 23 settembre, 2010 in una telefonata tra i ras dei rifiuti dell’Abruzzo Rodolfo Di Zio e l’Assessore regionale all’ambiente, nonché con la società lombarda Ecodeco

Nell’inchiesta è citata anche la Ecodeco di Milano, alla quale sia Venturoni sia Di Zio avrebbero offerto, in cambio della cessione gratuita della tecnologia per l’impianto teramano, di essere «ammessa a partecipare della realizzazione di un impianto di incenerimento di rifiuti in Abruzzo», con l’affidamento diretto dell’appalto «ad una società a cui avrebbero partecipato tanto i Di Zio quanto la Ecodeco». Interdizione di un anno a contrattare con la pubblica amministrazione e sequestro di 750 milioni di euro. È questo l’esito giudiziario di un’inchiesta della Procura di Napoli nei confronti di alcune società del gruppo Impregilo, tra cui Fibe, Fisia e Fibe Campania, che gestiscono lo smaltimento dei rifiuti dei sette impianti di combustibile da rifiuti della Campania e la costruzione del termovalorizzatore di Acerra. Il gip Rosanna Saraceno accoglieva le richieste avanzate dai pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, coordinati dal procuratore aggiunto Camillo Trapuzzano. Alle società sono contestati illeciti amministrativi derivanti da un’ipotesi di truffa aggravata. Era il 2007.

Scrivevo nel 2008:

La Campania non ha ne mezzi, né strumenti giuridici in grado di governare o amministrare o debellare una rivoluzione prossima. Emergono verità inquietanti sul progetto che doveva riportare la Campania alla normalità. Verità e non supposizioni poiché dai documenti emergono emendamenti allucinanti. I magistrati decidono di intraprendere l’azione istituzionale inviando al CSM le loro perplessità sul decreto da poco varato: Legge 90 articolo 9 del 23 maggio 2008.

I pm non potranno più disporre sequestri preventivi di discariche o zone di stoccaggio ritenute in mano alla camorra; in questo modo il governo potrà ripulire le strade usando queste discariche inquinate e malavitose. Ecco perchè alcuni magistrati all’unisono bocciano il decreto urlandone la pericolosità potenziale e devastante. Cosi scrivevano: “Solo nella regione Campania, posto che per le altre regioni italiane vige un divieto assoluto, sarà possibile smaltire in discarica un rifiuto normativamente considerato pericoloso in qualunque paese europeo“.

“Negli ultimi anni diverse indagini preliminari hanno accertato la consumazione di gravi violazioni della legge penale, tutte afferenti all’attuale sistema di raccolta, trasporto, stoccaggio, recupero e smaltimento dei rsu e di altra tipologia”, ricordano i 72 sostituti e 3 della Procura di Napoli.”

Per non parlare delle 650 pagine di intercettazioni che hanno portato all’arresto ai domiciliari di 25 persone. Personaggi che avrebbero dovuto risolvere l’annosa questione rifiuti.

Due dirigenti della Fibe (l’impresa che vinse l’appalto per lo smaltimento dei rifiuti) – scrive “Repubblica” – parlano della discarica di Villaricca, diventata una “piscina di percolato”. Le possibili soluzioni: coprire il tutto con la sabbia, così che all’apparenza sembri tutto regolare. Uno dei due ricorda all’interlocutore che se la discarica riceverà altre tonnellate di spazzatura potrebbe diventare un nuovo Vajont.

In una intercettazione a parlare è Marta Di Gennaro, all’epoca vice di Guido Bertolaso e il dirigente Michele Greco. Di Gennaro descrive i rischi di tracimazione del percolato, immagini definite “impressionanti“. A questo si aggiunge la repressione militare a cui è stata costretta la popolazione partenopea. Repressione che ha identificato e offeso tutti i manifestanti etichettandoli terroristi camorristi. I partenopei non sono camorristi, la camorra demenziale e totalitaria regna nelle istituzioni. Questo ingiustificato abuso di potere da parte di un governo incapace di agire sotto i dettami della convenzione europea è la vera mano armata della criminalità organizzata e non può restare impunita. Torniamo al 5 novembre 2010. 40 discariche e 200 pozzi da chiudere in 15 chilometri quadri: Giugliano, tra Napoli e Caserta. Una zona che gli abitanti hanno soprannominato “Terra dei fuochi”, perché le notti sono illuminate dai falò di rifiuti. L’immondizia portata dallo Stato, i rifiuti tossici. Cesaro cosa fa? Dispone si apra una nuova discarica ad Afragola. Ecco perchè si vieta a tutti i comuni di autodeterminarsi nella gestione dei rifiuti. Per meglio gestire i loro sporchi affari. Nessun comune può automamente gestirsi la differenziata e lo stoccaggio, questo l’ordine dato dalla Lobby.

Roberta Lemma

Fonte: http://www.robertalemma.storiepoesie.it/articoli/20-anni-di-gestione-impregilo-20-anni-di-emergenza-rifiuti-in-campania

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