IL MANGANELLO MEDIATICO


Una delle armi più importanti utilizzate per scatenare tutta la forza dirompente della macchina del fango è il manganello mediatico. La tecnica è semplice quanto crudele: chiunque mostri un comportamento non conforme alle rigide regole del berlusconesimo, una sorta di pseudo-credo laico ma profondamente integralista, viene manganellato mediaticamente dai media del ricchissimo Sultano.

Più l’eversivo non rispetta le rigide regole, più forti saranno le manganellate. I professionisti del manganello mediatico sono davvero tanti, ma probabilmente, i picchiatori più duri sono Belpietro e Feltri. Se Roberto Saviano si permette di dire che la mafia esiste pure al nord, scatta subito il manganello: si mette in atto una campagna mediatica contro Saviano con annessa raccolta di firme  per dire no ad uno che, per schierarsi contro le mafie, rischia la pelle ogni giorno. Se Fini, dopo quindici lunghissimi anni di letargo, scopre un giorno che Berlusconi è più simile a Gheddafi che a De Gasperi, scatta subito il manganello: si scava nel passato di Fini per scoprire qualche scheletro nell’armadio, lo scheletro si trova e si chiama casa di Montecarlo, una vicenda di malcostume ma infinitamente insignificante rispetto ai guai giudiziari del Sultano, utilissima però per avere una scusa per manganellare l’eversivo Fini. Se Boffo si permette di dire che il Sultano non è propriamente un cattolico modello ( ma vi siete mai chiesti di cosa  parleranno mai il Sultano e i vari uomini del Vaticano ?) scatta il manganello: si scredita completamente la figura di Boffo fino a farlo credere un pericoloso gangster.

Tanti i professionisti del manganello e tante le manganellate, alcune davvero tragicomiche. Quella più tragicomica vede come manganellatore (improvvisato e decisamente scarso) Brachino e come manganellato il giudice Mesiano, il giudice milanese che aveva condannato in processo civile il gruppo Fininvest ad un risarcimento di 750 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti. Brachino aveva commentato alcuni atteggiamenti stravaganti di Mesiano ( pensate che il giudice, in un video, si faceva radere la barba dal barbiere e indossava dei calzini turchesi, meno male che non erano rossi !) che stavaganti non erano per niente. Per questa vicenda l’ordine dei giornalisti della Lombardia ha sospeso Brachino per due mesi, contestandogli il fatto di “essersi reso responsabile di fatti non conformi al decoro e alla dignità professionali e di aver rotto la doverosa fiducia tra giornalisti e telespettatori, amplificando una notizia che non era tale.

Il problema è proprio il fatto che i manganellatori professionisti molto spesso rimangono impuniti. Qualche mese di sospensione dall’ordine non potrà mai ripagare le offese portate a qualcuno. Questi manganellatori se ne fregano non solo del docile ordine dei giornalisti ma pure delle Legge, tanto le multe e i risarcimenti per le tante condanne per diffamazione, le paga sempre il ricchissimo sultano. Questi picchiatori mediatici, sostanzialmente impuniti, continueranno a distruggere chiunque voglia ostacolare il Sultano, perché nessuno può mostrarsi ostile alle rigide regole del berlusconesimo.

Giovanni Chianta

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