C’è chi dice no!


In queste giornate abbiamo letto di diversi parlamentari che starebbero passando  da uno schieramento all’altro in cambio di un compenso economico.
La magistratura ha aperto una inchiesta. Vedremo come andrà a finire. Si tratta di una delle pagine più buie del nostro Paese che alimenterà ulteriormente la sfiducia dei cittadini nei confronti della politica.
Enrico Berlinguer, inascoltato anche nel suo partito, aveva coraggiosamente denunciato, all’inizio degli anni ’80, una gigantesca questione morale; un perverso e corrotto intreccio tra politica e istituzioni. Negli anni successivi, prima con tangentopoli e oggi con quanto sta accadendo, si è dimostrato quanto avesse ragione.
Con questo post, non voglio parlarvi di questo. O meglio, non voglio fare un discorso generale sulla questione morale.
Voglio parlarvi di un caso specifico, per dimostrare che c’è anche chi non piega la testa e che non è vero “…che tanto sono tutti uguali…”.
Sabato sera, a Pray, un piccolo paese a cavallo tra Biella, Vercelli e Novara è stata organizzata dalle compagne e dai compagni del posto, una Festa per l’Unità della sinistra di alternativa.
Nei locali della pro-loco si sono radunate numerose persone. Cena popolare, canzoni di lotta e dibattito politico. Con me a discutere c’era un giovane compagno di Torino. Si chiama Rapahel Rossi.

In quella occasione ha raccontato la sua storia. Io la racconto a voi.
Raphael entra a soli 28 anni nel consiglio di amministrazione dell’Amiat (azienda municipalizzata per la raccolta di rifiuti a Torino), è militante dei giovani comunisti di Rifondazione.
Nell’ottobre del 2006  si trova di fronte una delibera per acquistare un macchinario del valore di 2 milioni e 400mila euro senza gara, come invece sarebbe necessario per importi di questa entità.
I vertici aziendali sostengono che per ragioni di urgenza e per la particolarità del macchinario si può soprassedere alle normali procedure di gara.
Raphael intende approfondire la questione sia dal punto di vista formale che da quello sostanziale e blocca la delibera.
Passa un mese, la delibera viene riproposta e il costo sale a 4 milioni e 200mila euro. Raphael verbalizza in modo circostanziato tutti gli aspetti che non lo convincono.
La delibera viene ritirata e non più riproposta in quel mandato del Cda. Nel successivo Cda Rapahel Rossi è promosso Vice-presidente, e di quell’acquisto non si parla più.
Ma l’ex-presidente, Giorgio Giordano, invita personalmente Raphael proponendogli direttamente 50mila euro qualora quell’acquisto fosse andato in porto.
Raphael denuncia il tentativo di corruzione alle forze dell’ordine, che lo convincono a collaborare come esca, simulando di accettare l’offerta.
Grazie alle intercettazioni otto persone vengono arrestate e rinviate a giudizio per i reati di istigazione alla corruzione e turbativa d’asta.
La vicenda viene resa pubblica da Report e da il Fatto Quotidiano.
Una petizione lanciata a sostegno di Raphael Rossi raccoglie in poco tempo 50.000 firme.
Oggi, 13 dicembre, ci sarà l’udienza preliminare con Raphael testimone d’accusa, che nel frattempo ha dovuto anticipare di persona le spese legali ed è stato l’unico membro del Cda dell’Amiat a non essere riconfermato nella sua carica.
Voglio testimoniare con questo post la mia vicinanza  a Raphael. Spero che tutti voi gli facciate sentire la vostra solidarietà, proprio oggi in occasione dell’avvio del processo.

Qui di seguito il video della trasmissione Report che vi consiglio di vedere. All’inizio del video stesso ci sono anche i riferimenti per contattare Rapahel.

fonte :  http://www.claudiograssi.org/wordpress/2010/12/ce-chi-dice-no/

2 risposte a “C’è chi dice no!”

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