Tra realtà e finzione: Una telenovela che dura da 17 anni


Surreal: A Soap Opera Starring Berlusconi

New York Times pubblica una corrispondenza dell’inviata dall’Italia, Rachel Donadio, per spiegare agli americani l’ultimo scandalo in cui è coinvolto il primo ministro italiano.

Per illustrare la situazione italiana, altrimenti incomprensibile all’americano medio, la giornalista utilizza l’espressione vita parallela, parallel life, usata da Ruby nell’intervista di Alfonso Signorini a Kalispera.
La vita parallela, sottolineata dal conduttore, è quella che si sarebbe costruita la povera extrscomunitaria, per uscire dall’esperienza drammatica di un’infanzia difficile.
Nell’Italia costruita dalla politica e dalle TV berlusconizzate c’è stato il tentativo, finora riuscito, di far coincidere la realtà con l’immagine che di essa viene data dalla TV.
I problemi, i conflitti sociali, le contraddizioni profonde di una società in crisi permanente e in progressivo invecchiamento vengono banalizzati o espulsi dal piccolo schermo, per dar vita a momenti ingannevoli e situazioni fittizie d’intrattenimento popolare con i quali si cerca di distrarre i teleutenti dalla dura realtà quotidiana e produrre l’identificazione degli stessi con il mondo sereno e dorato dei falsi miti messi in onda. Sono gli stessi strumenti della vita parallela che, in sostanza, usa la pubblicità commerciale.

In questa cornice, per anni, il premier ha potuto raccontare magnifacamente la sua favola straordinaria e irripetibile di uomo impareggiabile che si è fatto da sè e che ha voluto mettere a disposizione del Paese che ama, tutte le sue doti di uomo positivo, baciato dalla fortuna e dal genio, al fine di sollevarne le sorti e svecchiarne le strutture e le istituzioni politico-sociali.

Di quella favola, però, rimane ormai solo il racconto se è vero che – come dicono i dati ISTAT e Bankitalia coincidenti – un giovane su cinque non studia e non lavora, il 46% della popolazione si è fermato alla licenza media, più della metà delle donne italiane sono disoccupate, al Sud uno su cinque lavora in nero, il tasso di disoccupazione giovanile è al 25,4, il debito pubblico sale e sale anche l’inflazione.

Se, dunque, per il New York Times Berlusconi è prigioniero del mondo che ha creato, gli Italiani, sotto la cappa dell’imbonimento mediatico, appaiono confusi e incapaci di reagire positivamente ad una situazione politica e sociale bloccata e senza via d’uscita.
La commedia, però, sembra giunta alla sua conclusione e vogliamo augurarci che nella sua fase finale non si trasformi in farsa nè in melodramma, e tantomeno in tragedia.

fonte : http://mie-idee.blogspot.com/2011/01/tra-realta-e-apparenza-una-telenovela.html

2 risposte a “Tra realtà e finzione: Una telenovela che dura da 17 anni”

  1. Motivazioni valide ce ne sono per attaccare Berlusconi: conflitto d’interesse e leggi ad personam. Eppure non hanno mai scosso le coscienze dei suoi sostenitori. Perché? E’ possibile che più della metà degli italiani siano idioti? Per capirlo bisognerebbe tornare ai lontani anni ottanta, all’inizio del conflitto tra Berlusconi, magistrati e Corte Costituzionale. In quegli anni, sfruttando un vuoto legislativo, per la prima volta Canale 5, subito imitata da altri network privati, trasmette in ambito nazionale programmi di puro intrattenimento senza alcuna velleità politica, attraendo molti ascoltatori, contenti di avere un’alternativa alle trasmissioni scontate della RAI. La Corte Costituzionale attivata dal sistema di potere partitico, geloso del monopolio statale, non nega la liceità di reti private nazionali, tuttavia ne limita temporaneamente l’operatività all’ambito locale fino a quando il legislatore non provveda a una regolamentazione del sistema. Berlusconi che è un semplice imprenditore privato alla ricerca di nuove opportunità di profitto attende questa regolamentazione che non arriva. Nel frattempo grazie ad una politica di concorrenza molto forte ingloba Rete 4 della Mondadori e Italia 1 di Rusconi e, disobbedendo alla C.C., rimane coraggiosamente l’unico operatore privato televisivo nazionale che cerchi di opporsi al monopolio RAI. Il parlamento non legifera, ma alcuni pretori d’assalto, politicamente schierati, ingiungono l’oscuramento delle reti Fininvest. Il governo Craxi per decreto prolunga temporaneamente l’operatività delle reti Fininvest, nel frattempo cresciute nell’audience e nelle dimensioni, salvaguardando capitali e posti di lavoro, decreto riconosciuto lecito dalla Corte Costituzionale. Quando finalmente il parlamento legifera, con la “Legge Mammì” istituisce l’Antitrust e cerca di sanare la situazione esistente compatibilmente al principio del pluralismo, ma la Corte Costituzionale la ritiene inadeguata. In base a complicate e bizantine valutazioni sulla percentuale che una concentrazione di reti dovrebbe avere rispetto al totale di quelle esistenti per garantire il pluralismo, limita a due le reti di Berlusconi, escludendo dall’analogico terrestre Rete 4. Ma quale è il criterio per stabilire il limite di reti? Per i giudici costituzionali il raffronto con la regolamentazione vigente per i quotidiani dove il limite è il 20% delle testate esistenti. Tuttavia in quest’ambito non esistono limiti tecnici alla creazione di nuove testate, per questo motivo il sistema è molto flessibile, mentre nel sistema delle reti televisive la situazione è ormai in parte cristallizzata. Berlusconi ritiene che la sanatoria, solo parziale nei suoi confronti, sia ingiusta e persecutoria e che la Corte Costituzionale agisca come un Console della Repubblica Romana che impone a un colono di cedere a un Patrizio Romano un terzo dei territori di nessuno che ha strappato faticosamente alla selva rendendoli produttivi. Inizia così un conflitto infinito che si protrae fino ai giorni nostri. Berlusconi è costretto a scendere in politica per salvaguardare i suoi interessi. Salva provvisoriamente Rete 4 grazie a un referendum popolare con cui gli italiani lo appoggiano. Purtroppo il referendum è solo abrogativo (la costituzione italiana non prevede quello propositivo) perciò, cominciando a dubitare dell’adeguatezza della stessa, va avanti dritto per la sua strada. Vince le elezioni formando il suo primo governo e dando così inizio al conflitto di interessi. I magistrati schierati a sinistra iniziano ad accanirsi su di lui, indagandolo a 360 gradi e costringendolo a promulgare leggi ad personam per difendere Rete 4 dall’oscuramento e se stesso dalla galera, ma i consensi invece che diminuire aumentano. Piccoli imprenditori e gente comune che tutti i giorni deve confrontarsi con regolamenti ritenuti ingiusti, applicati alla lettera da inflessibili e arroganti burocrati dell’amministrazione pubblica, che riservano i margini di discrezionalità a parenti e amici, s’identificano in lui. Vedono in lui un paladino della libertà, un ribelle che con tutti i mezzi si oppone ai parrucconi stantii preposti alla difesa cocciuta di una costituzione da riformare, il volto del progresso in opposizione all’ottusità e all’oscurantismo (non solo metaforico) delle caste privilegiate e dei poteri consolidati, un uomo schietto, generoso e amante della vita che sbeffeggia apertamente ipocriti e invidiosi rancorosi. In definitiva un disobbediente civile (ed è perfino strano che tanti che si ritengano tali non l’abbiano capito), disposto a rischiare e pagare comunque per le sue presunte colpe, se alla fine andrà male, e per tutto ciò lo votano, pur sapendo che non è proprio uno stinco di santo. E pensare che la sua unica richiesta iniziale era di poter realizzare la sua idea imprenditoriale espandendo la sua azienda nel settore fino ad allora inesplorato delle TV private di intrattenimento. Se queste avessero poi creato una “vita parallela” nella mente degli italiani, questa sarebbe rimasta confinata nel gossip e nelle riviste mondane senza invadere e drogare la vita politica italiana. Nei paesi liberali è andata così: le Tv pubbliche, spesso minoritarie, trasmettono solo notiziari e programmi culturali, senza preoccuparsi di indottrinare gli ascoltatori, non ritenendoli per niente una massa di sprovveduti facilmente imbonibili e privi di alcun senso critico. Personalmente preferivo e continuo a preferire la Rai come offerta politico-culturale e di intrattenimento, ma non si può negare che fin dall’inizio si sia cercato in tutti i modi d’impedire in maniera illiberale l’espansione delle reti Mediaset, dubitando della capacità critica di molti italiani e facendo di Berlusconi ai loro occhi la vittima di un sistema di potere reazionario e consolidato nel tempo.

    "Mi piace"

    • mah….mi sembra la favoletta del berlusconismo trita e ritrita. Un ribelle e un progressista Silvio? ma va là…(alla ghedini). Che poi questa sia la visione che ha una parte dell’elettorato mi sà che si sono presi una cantonata senza eguali (infatti l’articolo parlava di 17 anni di favole e telenovele). Comunque parlando per me io non voto manco il pd perche ritengo anche il centrosinistra responsabile del berlusconismo. Diciamo che mi fanno schifo tutti..ok?
      ..per la cronaca era sceso in campo per salvare l’italia dal comunismo…cioe occhetto. Il suo antico protettore Bettino era sputtanato ed a Hammamet per cui doveva salvare le sue aziende. Se no come faceva? e comunque a me non piace il berlusconismo. Si puo ?

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un’icona per effettuare l’accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s…

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: