LUMBARD FORA DA I BALL Quel muro che trasforma i padani in terroni


Nel canton Ticino trionfa la Lega di Bignasca. La loro politica è quella di respingere i lavoratori italiani in Svizzera. Ma senza i frontalieri la loro economia sarebbe un disastro.
«Alziamo una barriera tra l’Italia e la Svizzera». L’ultima provocazione della Lega ticinese per fermare i magrebini, ma anche i lombardi.

Il Canton Ticino è per molti aspetti un territorio che da sempre, da decenni, vive sull’Italia. E’ legato da rapporti economici e finanziari strettissimi con i territori della vicina Lombardia. Pensiamo soltanto alle quantità enormi di depositi bancari nelle casse delle banche di Lugano che vengono da imprenditori, professionisti e quant’altro italiani, e sono questi che hanno determinato negli anni una parte importante della ricchezza delle banche Svizzere. Spesso si tratta di soldi sottratti al fisco italiano.
Sono molte negli ultimi anni le aziende italiane che si sono spostate nel Canton Ticino, attratte da favorevoli esenzioni fiscali. Ma soprattutto, il legame più forte è quello dei cosiddetti frontalieri che ogni giorno vanno a lavorare nelle aziende, nelle fabbriche del Canton Ticino o svolgono lavori spesso tra i più umili nelle città e nei paesi del Canton Ticino. Sono migliaia e migliaia di persone che riescono a portare a casa salari mediamente più alti di quelli che porterebbero a casa in Italia con gli stessi lavori e che spesso in Italia vengono visti anche con una certa invidia da parte degli altri lavoratori italiani, ma che costituiscono per il Caton Ticino una risorsa indispensabile per l’economia locale, in quanto svolgono servizi che altrimenti difficilmente sarebbero svolti dai locali, dagli svizzeri.

Quindi come mai questo risultato elettorale?

Per spiegare questo risultato elettorale come sempre bisogna considerare diversi fattori: prima di tutto il contesto generale che è quello delle paure per una crisi economica che ha colpito il Caton Ticino più che altri cantoni della Svizzera. Il Canton Ticino è quello meno ricco, quindi è stato colpito più duramente dalla crisi economica e quindi c’è un sentimento di diffusa preoccupazione da parte dell’elettorato per il futuro. E come spesso accade, lo possiamo constatare anche da noi, quando c’è paura per il futuro, si tende a prendersela con quelli che si considerano i responsabili o comunque gli obiettivi più vicini, più a portata di mano. E quale migliore bersaglio degli immigrati italiani che non solo, a sentire la lega dei ticinesi, portano via lavoro agli svizzeri, ma addirittura vengono premiati con salari e anche con tutta una serie di previdenze, di sostegni grazie a accordi che, secondo la lega ticinese andrebbero rivisti perché favoriscono troppo la controparte italiana. Quindi in questo clima la propaganda dei ticinesi ha facile presa sulla popolazione. Un’altra ragione tutta interna è la crisi del partito storicamente più forte del Canton Ticino, che è il partito liberal radicale che è stato scavalcato a destra dalla Lega dei ticinesi che è diventato il primo partito. Una crisi interna che ha portato a fratture, litigi tra gli esponenti principali del partito. Tutti fattori dei quali hanno saputo approfittare invece i leghisti che si sono presentati come una forza più compatta, dagli slogan molto semplici, molto chiari di immediata comprensione per l’elettorato.

Come mai gli svizzeri vengono in Italia a fare scouting , magari con le aziende lombardo, chiedendo di aprire le loro attività in Svizzera e poi respingono i frontalieri?
Il motivo è quello di sempre: pecunia non olet. Quindi, quando gli italiani portano denaro che siano aziende, o che siano depositi bancari, loro sono ben accetti, quando invece si pensa che portino via il lavoro agli svizzeri o che addirittura grazie ai loro stipendi (che spesso sono inferiori a quelli presi dai cittadini svizzeri per le stesse mansioni) abbassano il livello medio degli stipendi, ecco allora che scatta immediatamente la reazione difensiva da parte della gente.
 

 

Cosa sarebbe la Svizzera senza il business portato lì dall’Europa?
Certo la Svizzera per via delle sue ridotte dimensioni è una nazione che vive di particolari servizi che offre alle nazioni circostanti. Storicamente il servizio principale che è stato offerto è quello bancario, che spesso si è tradotto in attività non sempre lecite per le leggi dei paesi confinanti. Pensiamo all’evasione fiscale, pensiamo in altri casi al riciclaggio di denaro sporco. La Svizzera che trae gran parte della sua ricchezza proprio dal denaro che affluisce dall’estero, sarebbe ben poco o dovrebbe rinunciare a gran parte della sua ricchezza se da parte dei paesi confinanti o anche non confinanti non arrivassero più capitali. Negli ultimi anni ci sono stati una serie di episodi per cui la Svizzera si è sentita minacciata da parte dei paesi stranieri, soprattutto dal punto di vista fiscale. E’ stata forzata a fare degli accordi di trasparenza con gli Stati Uniti per l’accesso da parte del governo Statunitense a liste di presunti evasori che avevano i soldi in Svizzera. E’ stata messa sotto pressione dai governi francese, tedesco e anche dal Ministro Tremonti in Italia per le stesse ragioni. Quindi si è vista minacciata in quello che era il business principale e io non escluderei che almeno per una parte la reazione espressa dalla Lega dei ticinesi nei confronti dei paesi stranieri, sia proprio dovuta a questo, al fatto che la Svizzera si sia sentita minacciata da provvedimenti che in certa parte hanno diminuito l’afflusso di capitali da parte di paesi circostanti verso la Svizzera. Pensiamo per quanto riguarda l’Italia allo scudo fiscale. Lo scudo fiscale varato dal governo ha portato miliardi e miliardi di Euro che erano in Svizzera a ritornare verso l’Italia. Un altro conto è il fatto che una parte di questi capitali poi sono già ritornati in Svizzera, ma comunque c’è stato un deflusso netto di capitali dalla Svizzera verso l’Italia. Sicuramente questa è stata vissuta come un’aggressione da parte del governo svizzero e probabilmente una parte della reazione così forte da parte della Lega dei ticinesi è legata anche a questa vicenda.
 

 

Nel Canton Ticino la a disoccupazione a volte va al 3%, a volte al 5. Rispetto a quella italiana è quasi inesistente. I frontalieri sono migliaia, cosa succederebbe lì se non potessero più lavorare? Andrebbero in sott’occupazione?
Sicuramente questa è un’ipotesi. D’altra parte bisogna separare poi quelli che sono gli slogan elettorali, da quella che è poi la concreta applicazione di una politica, una volta che si è alle prese realmente con la realtà. Sicuramente non sarà possibile che caccino indietro i frontalieri perché questo provocherebbe una catastrofe all’economia ticinese. Probabilmente a livello di immagine si cercherà di portare avanti delle riforme che in qualche modo diminuiscano la collaborazione tra Svizzera e Italia per una serie di previdenze e provvidenze che ci sono da parte della Svizzera verso i lavoratori italiani e si cercherà di rendere più difficile il nuovo afflusso di italiani verso la Svizzera. E’ chiaro che gli slogan poi è difficile coniugarli nella politica normale di tutti i giorni, tanto più che bisognerà vedere quale sarà alla fine il governo che andrà al potere in Ticino, perché è vero che la Lega dei ticinesi ha oltre il 30%. Ma è anche vero che non è escluso che gli altri partiti in qualche modo si coalizzino per diminuire la forza della Lega dei ticinesi.
 

 

Si erano tanto amati fino a qualche tempo fa. Ma da qualche giorno tra i leghisti svizzeri e quelli italiani c’è un po’ di maretta. “Costruiamo un muro lungo il confine con l’Italia”. È questa l’ultima provocazione di Giuliano Bignasca, il Senatur elvetico. Ufficialmente non contro gli italiani, ma contro tutti quei magrebini che potrebbero sbarcare a Lampedusa e raggiungere la Svizzera attraverso la Penisola. Ma la bizzarra proposta sta provocando non pochi mal di pancia nel Carroccio: gli svizzeri non si fidano del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, incapace di gestire l’emergenza. In fondo per gli svizzeri anche i padani sono terroni.“Per frenare il flusso dei profughi dalla vicina penisola alla Svizzera bisognerà costruire un muro di cemento alto quattro metri lungo tutta la frontiera con l’Italia”, spiega Bignasca. Si tratta sicuramente di una provocazione elettorale visto che il 10 aprile si vota a Lugano e dintorni. Ma è anche vero che gli svizzeri sono preoccupati per la situazione libica e temono realmente un grande esodo. Per questo, l’amministrazione ticinese ha dato ordine di innalzare il livello di guardia ai valichi di frontiera.

Dall’altra parte del confine qualcuno è un po’ indispettito. “Quella di Bignasca è sicuramente una provocazione”, commenta il sindaco leghista di Varese Attilio Fontana. Non credo ci sarà bisogno di rovinare le nostre belle valli costruendo un muro per fermare gli immigrati. Se lasceranno lavorare Maroni come si deve potremo stare tutti tranquilli anche su questo fronte”. Ma a non credere al ministro degli Interni italiano sono proprio gli svizzeri, soprattutto i leghisti d’oltreconfine. Secondo la Lega ticinese, il governo Berlusconi non fa abbastanza per fermare l’immigrazione clandestina. Uno strano contrappasso per l’Italia e la Lega Nord. “Gheddafi deve fermare i clandestini”, tuonava Maroni un paio di anni fa quando a Lampedusa si riaccendeva il problema degli sbarchi. Un trattato di amicizia e tanti soldi. Così il dittatore libico ha fermato (finché ha potuto, violando ripetutamente i diritti umani) l’emorragia di migranti che, dopo aver attraversato il deserto giungevano sulle coste del Mediterraneo, in attesa di fare il “grande passo” verso l’Europa. Ora la storia si ripete, ma stavolta è l’Italia a giocare il ruolo dell’ “inaffidabile” paese da cui proverrebbero “orde” di migranti.

Tuttavia, il problema non riguarda solo gli extracomunitari. La provocazione di Bignasca è solo l’ultimo di una serie atteggiamenti anti-italiani nel Canton Ticino. Sul finire del 2010, i lavoratori comaschi e varesotti, che ogni mattina attraversano il confine per motivi di lavoro, sono stati raffigurati come topi sul manifesto elettorale di un partito di estrema destra. Inaffidabili e sporchi, i padani rubano il lavoro agli svizzeri. È questo il messaggio che serpeggia tra i ticinesi. Sembrano tornati quei tempi quando sulle porte dei bar e dei ristoranti si poteva leggere: “Vietato l’ingresso ai cani e agli italiani”. E l’atteggiamento xenofobo non appartiene esclusivamente alla “narrazione” della Lega ticinese. Anche i partiti di centro-sinistra esprimono la loro preoccupazione per la corsa al ribasso dei salari dovuta proprio al continuo approdo nel Canton Ticino di manodopera italiana. Si tratta di 45mila lavoratori che si accontentano di stipendi inferiori ai 3mila franchi mensili (poco più di 2.300 euro), un livello considerato appena sufficiente per vivere nel Paese dei cantoni.

Ma c’è di più. Con l’entrata della Svizzera nell’area Shengen, i partiti di destra denunciano l’aumento di reati (furti e rapine, in primo luogo) nelle zone frontaliere. Sembrerebbe che molti delinquenti riescano a farla franca attraversando rapidamente il confine con l’Italia, dove i controlli sarebbero più blandi.

Padani, tusini, algerini, egiziani e libici: tutti terroni. Così anche il nord padano diventa sud. Un contrappasso dantesco che non farà certo piacere a Bossi e Maroni. Una lezione di umiltà per tutti.

fonte :  http://www.dirittodicritica.com/2011/03/01/svizzera-lega-maroni-bignasca/

Pubblicato da GiulioL

napoletano verace :)

3 pensieri riguardo “LUMBARD FORA DA I BALL Quel muro che trasforma i padani in terroni

  1. a parte che si scrive apprendere (e non aprendere) cosa vorrebbe dire questa cosa? i migliori chi sarebbero? veramente l’articolo dimostrerebbe altre cose ma evidentemente con chi non vuole capire e’ inutile insistere. Tieniti la tua lega del cavolo…contento te che ti fai fare fesso da Bossi e Borghezio..

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