«Isola dei famosi», l’insopportabile scarto tra reality show e realtà


È terminato il 27 aprile su Rai 2, il reality show “L’Isola dei Famosi”, la conduttrice, Simona Ventura, per far salire l’audience , si è anche recata personalmente sul set naturale, a Cayos Cochinos, in Honduras.
Già, perché dal 28 giugno del 2009 lo “spettacolo” era stato spostato in Nicaragua causa “colpo di Stato nell’isola” (come recitava testualmente una nota sul sito del Rai).
Inutile sottolineare l’ignoranza di un servizio di informazione ai cittadini che riduce uno Stato ad isola destinata ai teleutenti italiani.
Ma per capire “a che punto siamo”, vale la pena ricordare che nel corso della prima puntata (il 14 febbraio scorso), l’ormai ex direttore della Rai in persona si è premurato di telefonare in diretta alla Ventura definendo la trasmissione “uno dei programmi di punta della televisione pubblica”, molto attenta (la Rai) alle operazioni di televoto, “tema che sta molto a cuore agli italiani”.
Al di là del fatto che ci sono ben altri “temi” su cui la televisione pubblica dovrebbe porre l’attenzione, la cosa più vergognosa in questo caso è che la RAI – e quindi lo Stato italiano – si rende complice di un regime.
Perché questo è il governo presieduto illegittimamente da Porfirio Lobo Sosa: rappresenta solo la continuità del colpo di Stato, dal momento che la maggior parte dei suoi componenti ne è stato artefice di prima mano o direttamente coinvolto.
Il “paradiso” in cui si trovavano i “naufraghi”, per molti si è trasformato in un inferno.
E le telecamere che quotidianamente riprendevano i “poveri” concorrenti – pagate dal servizio pubblico – se solo avessero spostato il loro obiettivo su quello che accade ogni giorno in Honduras, avrebbero potuto mostrare ben altro spettacolo, reale e non reality: violazioni dei diritti umani, omicidi selettivi di leader sociali e giornalisti, prevaricazioni fasciste, repressione quotidiana di membri del Frente Nacional de Resistencia Popular (FNRP) o di chiunque dissenta, limitazione della libertà di espressione.
Come se non bastassero le entusiasmanti avventure dei finti naufraghi, ci è anche toccato ascoltare le opinioni e i giudizi della Parietti e di Luxuria presenti spesso in studio.
La prima si dice di sinistra; la seconda ci viene spontaneo pensare abbia usato l’esperienza in parlamento solo come trampolino di lancio per lo show business.
Certo di qualcosa bisogna pur campare, ed occuparsi seriamente, denunciare pubblicamente quello che accade in Honduras non aiuta né la carriera né l’immagine.
Meglio fingere di non sapere, oppure mostrarsi super partes, dichiarando, come ha fatto Luxuria, che per difendere i diritti è pronta a lavorare persino con la Carfagna.
Forse Luxuria non sa (e allora la informiamo) o non ricorda (e allora glielo ricordiamo), che i regimi fascisti non sono particolarmente sensibili ai diritti e che, tra gli altri, negli ultimi 18 mesi in Honduras sono stati assassinati 34 tra omosessuali e transessuali.
Gli omicidi legati all’omofobia sono più che raddoppiati negli ultimi cinque anni e questo dato ha indotto la Commissione Interamericana dei Diritti Umani, l’associazione Human Rights Watch e persino il presidente degli Usa Obama, a chiedere a Lobo di fare chiarezza su questa escalation di violenza.
Il blog di Luxuria si apre con una citazione di Confucio: “è meglio accendere una piccola candela che maledire l’oscurità”.
In Honduras migliaia di uomini e, soprattutto di donne, vive quotidianamente nell’oscurità e quotidianamente cerca di reagire alle pesantissime violazioni dei diritti umani.
Ma “L’Isola dei Famosi” non parla di loro, della lotta dignitosa e pacifica che ogni giorno combattono.
Luxuria vuole continuare a tacere, ad essere complice delle ingiustizie, della violenza, e dell’impunità di cui in Honduras godono persino gli assassini, oppure vuole provare a spostare i riflettori, almeno per un momento, sul dramma di un popolo e sulla barbarie di in regime fascista?
E noi cittadine e cittadini italiani vogliano chiedere un utilizzo diverso della televisione di stato?
Da settimane circola un appello lanciato da Altraeconomia (reperibile sul sito http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=2627) già sottoscritto da numerose associazioni e singoli cittadini, oltre che da Rifondazione Comunista.
L’Honduras è stato espulso dall’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) e nonostante le pressioni degli Usa non è ancora stato riammesso; molti governi progressisti dell’America Latina non hanno riconosciuto il governo di Lobo; le denunce sulle violazioni che avvengono nel paese sono sempre più numerose, spesso suffragate dalle testimonianze delle delegazioni internazionali che si recano in Honduras e da membri del FNRP invitati in Europa dalle organizzazioni che da subito hanno appoggiato la resistenza al colpo di Stato e il processo di rifondazione del paese a cui il FNRP aspira.
Da metà aprile è in Italia padre Andres Tamayo: nato in El Salvador, leader ecologista del Movimento ambientalista del Olancho e membro del FNRP, costretto ad abbandonare l’Honduras dopo il colpo di Stato ed insignito nel 2010 del riconoscimento internazionale “Honor et Dignitas” dedicato alla memoria di padre Ernesto Balducci “per il suo impegno infaticabile e rischioso per la giustizia, i diritti umani, la pace e la salvaguardia dell’ambiente vitale”.
Sarebbe bello che la RAI gli concedesse un po’ di spazio per raccontare la sua “isola”.

Anna Camposampiero (liberazione.it)
 
 

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