Pubblicato in: cultura

PROVIAMO A FARE I COLIBRI’…


Ogni qualvolta volete rilassarvi per ricaricare le batterie , che fate ? Andate in un qualche posto che vi piace , assieme magari a persone con cui state bene assieme a svolgere attivita’ che di solito non fate ogni giorno ; allo stesso modo se siete dei giovnaissimi vi buttate in discoteca, sui videogiochi o ancor peggio sull’alcool o sulle droghe…..Tutti questi comportamenti hanno un punto in comune : LA VOGLIA DI EVASIONE , cioe’ la voglia di estraniarsi dal mondo reale per entrare in un mondo che sappiamo benissimo prima di entrarvi che reale non lo e’ ……..Mi vengono in mente le parole di Primo Levi quando, nella descrizione della vita nel lager nazista in cui era rinchiuso parlava della notte come della piu’ grande amica deo prigionieri , in quanto oscuratrice di tutto cio’ che ti circonda e induttrice di riposo e di sogni di liberta’… Noi pero’ non siamo dei prigionieri ma cittadini liberi che assistono ogni giorno allo sfacelo delle conquiste fatte dai nostri antenati . Ogni giorno ci incazziamo, sbraitiamo contro questa cricca che ci governa, lottiamo per cambiare le cose, diamo il nostro voto a questa o quella forza politica per poi rimanere delusi da certi comportamenti o da certe decisioni. Siamo quindi presi prima dallo sconforto, poi da un senso di impotenza e quindi da un’ inedia di pensiero che ci porta a dire la frase ormai sulla bocca di tanti : ” INUTILE AVVELENARSI IL SANGUE, TANTO SONO TUTTI UGUALI E NULLA CAMBIERA’….MI TENGO I MIEI AFFETTI , IL MIO ORTICELLO E LOTTERO’ SOLO QUANDO QUALCUNO VORRA’ TOGLIERMI QUEL POCO CHE E’ MIO ”…….. NON FATE MAI QUESTO ERRORE!!!! Ricordatevi che siete esseri umani, con un cervello pensante ed un cuore che non e’ solo un organo per pompare sangue all’ organismo ; non siete delle piante che giacciono alle intemperie e che saranno potate o tagliate a seconda di chi appartenete….Lo Stato non e’ degli altri che vi governano ma VOSTRO e come tale lo dovete difendere ad ogni costo. Non fate MAI l’errore di sentirvi impotenti….ogni vostro grido di sdegno, ogni vostra protesta sara’ il segno che la democrazia e’ violentata, stuprata ma non e’ morta. Fate nel vostro piccolo,nella vita di tutti i giorni , quelle piccole – grandi cose che sono un segno di civilta’…..Educate i vostri figli all’ onesta’ e allo studio, date una mano a chi sta’ peggio di voi, prendete a male parole chi imbratta un muro o abbandona un cane, togliete una lattina abbandonata sull’ erba di un parco …..Piccoli gesti che a voi paiono inutili ma che in realta’ sono il sale del vivere civile . Una antica favola africana recitava : ” Un giorno nella foresta scoppio’ un enorme incendio..tutti gli animali scappavano….solo un colibri’ , il piu’ piccolo degli uccelli, andava incontro al fuoco con una goccia d’ acqua nel becco. ” Che fai gli disse il leone , non vorrai spegnere l’incendio con una goccia d’ acqua ?? ”…..” No rispose il colibri’……faccio solo la mia parte ” …… Se facessimo tutti i colibri’, qualcosa sicuramente cambierebbe !!!!

 
Gianluca Bellentani
 
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Il governo, fottendosene del volere popolare e della Legge, inserisce il processo breve nella finanziaria


La finalita’ di ogni manovra finanziaria: meglio togliere ai tanti che hanno poco che ai pochi che hanno tanto e la bozza dell’ ultima manovra finanziaria segue fedelmente questa finalità.

 Ma la truffa non finisce qui, visto che la maggioranza ha inserito nella manovra anche il processo breve. Nella bozza sono previste gran parte delle norme contenute nel famoso “processo breve”. Con una novità: “Per ciascun giorno di ritardo è liquidato un indennizzo di euro 2,50, che può essere equitativamente ridotto fino a euro 2,00 o elevato fino a euro 3,00; l’indennizzo può essere ridotto fino a euro 0,50 quando il procedimento cui l’istanza di equa riparazione si riferisce è stato definito con il rigetto delle richieste del ricorrente, ovvero quando ne è evidente l’infondatezza”.

 Una gran furbata, con la quale vengono cancellati molti processi a carico di Berlusconi (questa è la vera finalità) e altri 100 mila processi (questi sono i danni collaterali).

 Una furbata che è doppiamente illegale, perché il governo non rispetta il risultato del referendum  sul legittimo impedimento (il Popolo italiano non vuole piu’ leggi ad personam) e perché il processo breve  non potrebbe essere inserito in un provvedimento finanziario. Napolitano, se ci sei… 

 

Gio’ Chianta

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TUTTI IN AUTO BLU AL MATRIMONIO DI MARA CARFAGNA


Per una volta nella vita.. Berlusconi non fa l’imputato o il capo di accusa, ma il Testimone!! Infatti il nostro Berlusconi ricopriva il ruolo di Testimone al Matrimonio del Ministro Carfagna e Mezzaroma!! Chissà come si sarà sentito nei panni di Testimone.. Vi svelo però un piccolo segreto, anche tu hai contribuito alla festa della Mara con le tue tasse: Invitati al matrimonio vi erono:
il sottosegretario Gianni Letta,
Cesare Geronzi, i ministri Raffaele Fitto,
Maurizio Sacconi, Renato Brunetta,
Giorgia Meloni, la deputata Michela Biancofiore,
Paola Pelino, il deputato di Fli Alessandro Ruben,
Senza scordarsi il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini
il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro;
l’ex ministro degli Esteri Antonio Martino,
il sottosegretario alla Difesa Guido Corsetto,
e le deputate Melania Rizzoli e Micaela Biancofiore..
..Tutti accompagnati dall’inseparabile Auto Blu… Pagate da noi umili cittadini!
Almeno un pezzettino di torta potevi darcela!
Possiamo quindi definirlo un vero scandalo nei confronti di noi cittadini onesti che ogni santo giorno lavoriamo per portare il pane a casa. Una vera Vergogna!
 
P.S. Il governo, fottendosene del volere popolare e della Legge, inserisce il processo breve nella manovra finanziaria. Leggi tutto l’articolo qui:https://ilmalpaese.wordpress.com/2011/06/30/il-governo-fottendosene-del-volere-popolare-e-della-legge-inserisce-il-processo-breve-nella-finanziaria/
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Tav, una torta da 15 miliardi


L’opera non serve e la storia di “Milano-Parigi in 4 ore” è una fiaba, poiché già oggi la tratta Milano-Torino non è idonea al Tgv francese. Il finanziamento europeo è solo il 5%. Si vuole duplicare il transito in una tratta che già oggi funziona al 25% delle potenzialità.

di Luca Mercalli, da cadoinpiedi.it

E’ sorprendete che in 20 anni di questo dibattito si continui a parlare per pochi slogan e a ritenere un’opera così faraonica necessaria e sottolineo questa parola, necessaria, indispensabile a fronte però di una sorta di pensiero immaginario. Si racconta una fiaba e sulla base di questa fiaba si cercano di portare con sé le persone della maggioranza del Paese che stanno in un altro luogo. La fiaba è “arriverete a Parigi in 4 ore invece che in 6, il progetto avanza, il lavoro arriverà da sé appena abbiamo bucato la montagna, ci aspettano secoli di prosperità che grazie a un buco sotto le Alpi improvvisamente scenderanno su di noi come una pioggia dorata”.

Invece quando si parla di progetti di questo genere bisognerebbe analizzare dei numeri, dei dati tecnici, tutte cose che invece qui in Valle di Susa si fanno da anni con l’ausilio di professionisti, di esperti di ogni settore. Ci sono tonnellate di elaborazioni tecniche che fanno riflettere prima di tutto sull’opportunità di questo progetto basandosi su quanto traffico merci c’è, quanto costa, quanti sarebbero i benefici ambientali (se ci sono etc.). Allora proviamo a fare un’analisi molto sintetica perché ci sono veramente tanti numeri e forse è questo il problema con il quale non si riesce a partire con la comunicazione sulla domanda di base, lascerei perdere tutte le tesi ideologiche, il concetto di progresso, lascerei perdere gli egoismi locali, le paure, l’ambiente. Lasciamole tutte perdere perché queste sono cose che vengono dopo, una cosa che viene prima è: la Tav a cosa serve? E perché dobbiamo farla?

La Valle di Susa non è un baluardo alpino impenetrabile che procura danni al paese perché invalicabile, questo avveniva nel 1800 tant’è che Cavour decise di fare il primo tunnel ferroviario che è un’opera estremamente valida che funziona (a 140 anni di distanza) tutt’ora, è un traforo di circa una dozzina di chilometri già percorso dal doppio binario nella linea internazionale Torino-Modane. Questa linea funziona perfettamente e porta già oggi il treno Tgv dalla stazione di Parigi a quella di Milano centrale. E tra l’altro possiamo anche già farci delle risate sull’efficienza dei nostri proclami italiani, perché abbiamo già una linea ad alta velocità Torino – Milano che funziona dal 2006, sulla quale il Tgv francese non può passare, quindi tutte queste fiabe ci dicono che oggi un treno parte a alta velocità da Parigi, arriva fino a Chambery, attraversa le Alpi sulla linea normale, insomma andrà un po’ più piano invece di fare i 300 all’ora passando attraverso le Alpi farà i 100 all’ora non è che succede nulla, ci si legge il giornale, tanto più che poi a Modane ci si ferma a fare il controllo passaporti e si perde spesso mezz’ora per ragioni burocratiche e poi quando arriva a Torino invece di guadagnare sui 130 chilometri tra Torino e Milano tempo sulla nuova linea a alta velocità italiana costata 7 miliardi di Euro, si instrada sulla linea storica facendo le fermate Novara e Vercelli perché non è compatibile.

Perché la politica vuole la Tav, indistintamente dal Pd alla Lega? Perché Fassino, sindaco di Torino, vuole la Tav?

Io non sono certo un politologo. Però in Val di Susa il pensiero comune è che una bella torta di una quindicina di miliardi di Euro fa mangiare nella mangiatoia, nel trogolo dei maiali per una dozzina di anni tutti da una parte e dall’altra e ci sono tanti bei soldi pubblici che vengono per minima parte ottenuti dall’Unione Europea perché si continua a dire: perderemo il finanziamento europeo. Sì ,ma la domanda è: ma quanto è questo finanziamento? È tutto o è il 5%, perché se è il 5% chi se ne frega di perdere 500 milioni di Euro se poi dobbiamo mettere altri 15 miliardi a babbo morto presi dal debito pubblico italiano, che poi vanno ovviamente in tasca a chi realizza e agli amici di loro…

Cosa ne pensa del proiettile al deputato Pd Esposito? E delle infiltrazioni delle organizzazioni criminali negli appalti per la Tav?

Secondo me questi sono argomenti che vengono dopo. Sono fenomeni spiacevoli che tutti noi ignoriamo se poi addirittura sono pilotati o meno, ritengo che sia molto più dichiarato e molto più basato su fatti il malaffare tutt’ora esistente quando si parla di grandi opere in Italia, che qualche boutade di questo genere. Quindi torno a dire: prima di occuparci di tutto questo, prendiamo i progetti, i numeri, i promotori e li mettiamo davanti ai personaggi che invece hanno fatto i calcoli contrari e vediamo se questi numeri sono veri o no, perché si continua a fare chiacchiere e io voglio sapere: ma è vero che la linea attuale porta il 25% di quello che potrebbe portare? Domanda, sì o no? Se sì, allora perché si deve immaginare un progetto che decuplica il transito merci da qui a 40 anni seguendo un modello economico basato sulla fiaba. Oppure: ma è vero che inquina di meno la merce portata sull’alta velocità, che è poi alta capacità, visto che non possono passare o i passeggeri o le merci? Anche questo è un altro equivoco, è una linea a alta velocità per passeggeri o a alta capacità per le merci? Se è una non è l’altra e qui si parla ormai di merci, non di passeggeri. Quindi vedete che viene a crollare anche la fiaba del Parigi – Milano in 4 ore, se sono veri questi dati… Io mi faccio solo portavoce di un cumulo di relazioni tecniche dove tutte queste cose sono scritte ai tecnici di pertinenza, non le dice Mercalli, Mercalli le legge e si fa una domanda, dice: come mai il dibattito non verte su questi numeri e si continua a fare chiacchiere inutili? Se parliamo dei numeri e questi sono sbagliati qualcuno li correggerà è dirà: non sono veri, andiamo avanti, l’opera è utile. Ma se questi numeri sono veri, allora viene fuori che l’opera è inutile e che è soltanto un sacrificio sia locale per i problemi ambientali e cantieristici e nazionale per le casse dell’erario.

Dopo gli scontri di ieri, cosa succede adesso in Val di Susa?

Questo non lo so, è una previsione veramente difficile, ciò che io temo è che si sta alzando la pressione non tanto su quei fenomeni così teatrali, proiettili, buste di cui parlava prima, ma invece del concetto di democrazia di decine di migliaia di persone perché qui viene sempre dipinto un popolino di poche centinaia di elementi, invece qui stiamo parlando di 30/40 mila persone, in un territorio che è una periferia di Torino, quindi non di vecchi, di montanari retrogradi, ma di persone che sono esponenti della vita quotidiana a alto livello, della cultura, società, dell’insegnamento, è un popolo colto, preparato, variegato che si sente sempre più frustrato e la frustrazione è una brutta cosa in democrazia perché ci si sente al muro, senza la possibilità di aprire il dibattito sul vero tema centrale che è: l’opera serve o no? Parliamo di questo, allora è ovvio che le persone si incazzano, si incazzano ogni giorno di più e questo genera una serie di problemi, di malcontenti sul territorio che sono secondo me un grande esperimento sociale che vedremo come andrà a finire.

http://temi.repubblica.it/micromega-online/tav-una-torta-da-15-miliardi/

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La libera Repubblica della Maddalena (Cinzia)


In questi tanti giorni trascorsi nella libera Repubblica della Maddalena, la scelta è stata di non fare foto. Per vari motivi, uno fra questi anche quello che, nella normalità, non ci sono eventi straordinari da immortalare. E, per me, l’aver vissuto in questo contesto, è stata la MIA normalità di queste settimane. Normale, dopo il lavoro, salire con qualche provvista da lasciare in cucina, con il mocio nuovo per il bagno gentilmente concessoci dall’azienda vinicola, con un nuovo disegno di Alice da aggiungere agli innumerevoli contributi poetici ed artistici sulle varie pareti degli spazi comuni. E trascorrere ore in ozio, oppure ore a lavare piatti e bicchieri. O a dare una mano per le piccole faccende quotidiane, o a presidiare la barricata Stalingrado o quella, più solitaria, del Sol levante. Normale, scambiarsi sorrisi e chiacchiere, normale sentir parlare in francese, in spagnolo, in inglese. O nelle varie cadenze dialettali italiane, da nord a sud. E bellissimo, conoscere chi dalla Sicilia, o dalla Sardegna, o dalla Puglia, e da altre regioni più vicine, viene a portare la propria solidarietà, e si ferma con noi per settimane. Per me è stata un’esperienza di vera comune. E come non difendere con le unghie e con i denti quella che, giorno dopo giorno, è diventata casa tua? Non mi soffermo sui dettagli tecnici, ché molti altri, prima di me ed in modo migliore, hanno ben descritto. Ma a quelli che sono stati i miei pensieri, le mie sensazioni, i miei sentimenti. Al groppo in gola non quando ho visto avanzare la “ruspa tenaglia” o i blindati, ma a quando ho visto distruggere in un secondo il nostro lavoro di giorni, quando ho visto le barricate che cadevano come cartapesta sotto i caterpillar … a quando ho pensato, in un solo secondo, a tutte le cose belle che abbiamo costruito. Alla rabbia, quando soffocando nei conati di vomito dei lacrimogeni, andavo alla ricerca di un posto dove poter almeno boccheggiare. Ma senza un attimo di tregua, che subito, anche lì, arrivavano fischiandoti ad un millimetro, i bossoli fumanti, così ben studiati da non poter essere spenti nemmeno se messi nei secchi d’acqua. Alla commozione nel vedere quei facinorosi anarco insurrezionalisti girare armati di bacinelle d’acqua e malox per portare sollievo alla sensazione di fuoco agli occhi ed alla pelle, fino a quando riuscivano. Perché non ci hanno manganellati, no, se non qualche colpo isolato: perché i manganelli sono violenti, e non sono dimostrazione di democrazia. Invece i lacrimogeni, vietati anche in guerra per la loro tossicità ma consentiti per queste ragioni di ordine pubblico, sono la dimostrazione che siamo, nonostante quello che pensano quei pochi rivoltosi, in un paese civile. Non riesci nemmeno a pensare di poterti fermare a soccorrere chi si accascia per terra impossibilitato a respirare, perché non ne hai la forza, ed il tuo respiro ti serve a scappare, che se ti ritrovi malauguratamente in mezzo alle esalazioni anche del prossimo, non sai se ce la farai a rialzarti. Grazie, Maroni. E grazie a tutti quelli che si sono complimentati con le forze dell’ordine per la determinazione e la disciplina, per essere stati così “signori”. Con un piccolo appunto: che se fossimo stati davvero ad armi pari, non sarebbero riusciti a muovere un solo passo all’interno della Libera Repubblica della Maddalena.

Quindi, questa solo una foto che mostra un momento della mattinata di ieri. E, se ancora mi piange il cuore, i miei scarponi sono sempre lì, pronti. Forse un po’ più consunti, sicuramente più abituati.

Cinzia ( popolo dei NOTAV).

Pubblicato in: cose da PDL

ROTONDI: “LA GENTE CI DETESTA”. “DOBBIAMO TUTELARE I PRIVILEGI”. E la logica è la puttana di tutti !


“Dobbiamo coccolare i parlamentari; se un giorno gli si dice che vanno dimezzati, il giorno dopo che gli si taglia lo stipendio, quello successivo l’auto blu, significa voler proprio far cadere il governo”. Il ministro Gianfranco Rotondi è contrario ai tagli dei privilegi a deputati e senatori. Anzi. I privilegi, dice, vanno tutelati. “Tanto, più impopolari di così”.

Il ministro per l’Attuazione del programma si arruola nell’esercito nemico di Giulio Tremonti. “Le misure contro i privilegi della politica le considero un insulto alla sua intelligenza”, dice. E suggerisce una ricetta tutta sua. “Forte del fatto  che nessuno, neanche all’opposizione, vuole andare al voto, Berlusconi deve avere un’unica preoccupazione: coltivare i rapporti con Camera e Senato”. Come? “Teniamoci buoni i mille parlamentari”, dice Rotondi in un’intervista a Libero. “Non possiamo dargli l’aumento, ma almeno coccoliamoli, rassicuriamoli, non rompiamogli le palle se vogliamo arrivare al termine della legislatura. E nel frattempo cerchiamo di farci dimenticare. Perché, inutile negarlo, la gente ormai ci detesta”.

Secondo Rotondi, dunque, cosi il governo può arrivare alla sua scadenza naturale del 2013. Altrimenti rischia. “Se uno un giorno dice a deputati e senatori che vanno dimezzati, il giorno dopo che taglia loro gli stipendi, quello successivo che gli toglie l’auto blu, allora è un kamikaze, significa che vuole proprio farlo cadere questo governo”.

Una difesa della Casta. “Più impopolari di così. Il deputato oggi è uno sputtanato che va per la pagnotta, questo è il giudizio che ci siamo cuciti addosso, per merito dei comici, delle trasmissioni tv”, secondo Rotondi. Non per merito dei parlamentari. “Un tempo si accusava i politici di rubare, oggi gli si rimprovera solo di avere dei privilegi previsti dalla legge. Ma attenzione. Questa furia antipolitica finisce per essere antiparlamentare. e il Parlamento è come la salute: ti rendi conto che è importante solo quando non ce l’hai più”, dice Rotondi.

Insomma una sorta di requiem al governo. E al premier Rotondi suggerisce di tornare allo spirito di una volta tanto “deve rassegnarsi al fatto che in diciotto mesi non può fare le riforme istituzionali, né la riforma della giustizia e neppure quella fiscale. Al massimo si può far approdare qualche legge in Parlamento”.
 (da:http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/28/rotondi-dice-no-ai-tagli-dei-privilegi-la-gente-ci-detesta-difendiamo-la-casta/128776/#Scene_1)

Pubblicato in: lega

Rifiuti tossici provenienti dal nord interrati in Campania. E la Lega se ne fotte !


Sono quasi pronti, rappresentano il secondo importante passo nell´inchiesta sul disastro ambientale tra Napoli e Caserta, provocato dal patto d´acciaio tra clan dei Casalesi, imprenditori del Nord che sversavano abusivamente evadendo il fisco e titolari di ditte per lo smaltimento della Campania. Rifiuti normali e speciali, spesso tossici. Stanno per partire oltre cinquanta avvisi di garanzia con la stessa accusa verso il Centro e il Nord Italia. Verso quelle regioni dove hanno sede vari tipi di ditte chiamate in causa dall´imprenditore pentito Gaetano Vassallo. Anche se il suo elenco non è completo. Le indagini coordinate dall´Antimafia stanno ricostruendo una ragnatela di interessi e rapporti d´affari illeciti ben più fitta.
Racconta il collaboratore di giustizia Dario De Simone agli inquirenti: «Furono convogliati grossi quantitativi di rifiuti provenienti dal Nord Italia. Per esempio ricordo la grande consistenza di rifiuti provenienti dall´area bresciana, da Firenze, da Prato, da Santa Croce sull´Arno, da Lucca e da Viareggio. Poi accadde che vennero fatte delle grosse buche per l´estrazione di inerti da asservire ai lavori stradali in zona. Si trattava di buche di alcuni milioni di metri cubi che l´organizzazione ritenne opportuno utilizzare come discarica, proprio per proseguire nell´affare rifiuti che si era rivelato molto lucroso. Arrivavano oltre cento camion di rifiuti al giorno… ».
Quei cento camion al giorno arrivavano dal Nord Italia. E l´elenco delle ditte che Gaetano Vassallo fornisce agli inquirenti è parziale. Ma preciso. Parla di una ditta di Lucca (che scarica “pulper” di cartiera, un rifiuto speciale) e di una di Candidino di Capannoni (Lucca) che dava duemila euro mensili alla camorra soltanto per avere la disponibilità della discarica anche senza utilizzarla. Da una ditta di Montecatini Terme arrivano i rifiuti: il trasporto è gestito da un impiegato del Comune toscano di Lamporecchio. Comincia a scaricare nelle discariche abusive dal 1988 una ditta di Capannoli (Lucca), seguita a ruota da una di Pisa e da una di La Spezia. Ma i rifiuti arrivano anche da Velletri (Roma) e Cisterna di Latina (Latina), da Nettuno e da Torre del Lago (Lucca), Viareggio. Vetro e plastica da Milano.
Città da cui partiva solo una percentuale dei rifiuti dal Nord. Cui vanno aggiunti quelli individuati da squadra mobile di Caserta (vice questore Silvana Giusti) e Guardia di Finanza (capitano Alessio Bifarini) durante le indagini. E cui vanno sommati gran parte dei Comuni della zona tra Giugliano e la provincia di Caserta. Amministrazioni locali che sversavano in accordo e complicità con il clan dei Casalesi. Infine l´elenco delle ditte della Campania, province di Napoli, Caserta e Salerno. Fino all´emergenza anche per le discariche abusive sature.

GaetanoVassallo: «Una volta colmate le discariche i rifiuti venivano interrati ovunque. In questi casi gli imprenditori venivano sostanzialmente by-passati, ma talora ci veniva richiesto di concedere l´uso dei nostri timbri in modo da coprire e giustificare lo smaltimento dei produttori di rifiuti del Nord Italia». Ci sono anche i rifiuti speciali di una azienda di coloranti e affini della provincia di Savona. «Furono smaltiti nella mia discarica – racconta il pentito Vassallo – per circa seimila quintali. I rifiuti sono stati interrati. Trattai questo carico in modo separato rispetto agli accordi con i clan».

(da La Repubblica del luglio 2008 )

Come sempre, i secessionisti che vivono nella terra che non c’è (Padania), parlano di cio’ che gli interessa e tacciono su cio’ che non gli interessa. Se ne fottono altamente se i loro amici imprenditori nordici fanno affari con le mafie per sversare quintali e quintali di rifiuti tossici (e non solo) al sud.

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Strage di Ustica: trentun anni dopo ancora senza giustizia e verità


Il sottosegretario con delega alla famiglia, droga, servizio civile Carlo Giovanardi è davvero qualcosa di impagabile. Non perde occasione per procombere sulla vicenda di Ustica, e figuriamoci se poteva tirarsi indietro in occasione del trentunesimo anniversario della strage. “E’ intollerabile”, tuona, che si continuino a raccontare bugie su Ustica, ignorando quanto scritto dalla Cassazione che ha smontato l’ipotesi del missile e di una battaglia aerea”. E chiunque osa sostenere il contrario viene bollato come autore di “intollerabili fantasie”.
Facciamo un passo indietro, “Espresso” del 10 marzo scorso. Nella rubrica “riservato” compare un trafiletto: “I familiari delle vittime sono avvertiti: rischierà una sonora querela chiunque sosterrà che il DC-9 dell’Italia fu abbattuto sui cieli di Ustica il 27 giugno del 1980 durante un combattimento aereo tra velivoli militari o da un missile, tirando in ballo depistaggi della nostra Aeronautica. Per il governo, che mette in campo i risultati di tutti i processi e di tutte le commissioni di esperti che hanno lavorato intorno alla tragedia, c’è una sola veritò: a far esplodere l’aereo fu una bomba. E 31 anni dopo ha incaricato il sottosegretario Carlo Giovanardi di vigilare sul rispetto di questa versione, anche tramite l’Avvocatura dello Stato, onde tutelare l’onore dell’Aeronautica e dei suoi generali se qualche scettico dovesse tornare a ipotizzare loro responsabilità”.
E’ stata presentata un’interrogazione parlamentare dai deputati radicali, per sapere quanto pubblicato da “L’Espresso” corrisponde al vero; al momento non risulta che nessuno si sia degnato di rispondere. Daria Bonfietti, che presiede l’associazione parenti delle vittime della strage di Ustica non è stupita per queste continue intimidazioni, e sottolinea che Giovanardi fa un’operazione “di falsificazione per non accettare la sentenza ordinanza del giudice Rosario Priore: ‘L’incidente al DC9 è occorso a seguito di azione di intercettamento’”.
Lo stesso Priore queste cose le ha messe, nero su bianco nel libro “Intrigo internazionale”, scritto assieme a Giovanni Fasanella (Chiarelettere edizioni). A pagina 135 Priore dice: “La strage di Ustica è un caso coperto dall’omertà internazionale, che è ancora più impenetrabile di quella di una semplice cosca mafiosa siciliana o di una ‘ndrina calabrese…L’ipotesi di un cedimento strutturale dell’aereo fu esclusa quasi subito dai periti. Quella di una bomba esplosa all’interno dell’aeromobile, nel vano della toilette, è stata sostenuta a lungo, e ancora oggi c’è chi ne è convinto. Ma è poco credibile, perché le parti principali di questo vano sono state ripescate e su di esse non c’era alcuna traccia di esplosione. No, questa ipotesi non è sostenibile, anche se i periti non hanno mai raggiunto l’unanimità dei pareri”; a pagina 136, alla domanda: “Allo stato attuale, dunque, quella dell’aereo colpito da un missile è l’ipotesi più probabile?”, Priore risponde: “Sì, direi proprio di sì. Anche se ce n’è una quarta che ha un certo grado di attendibilità, quella della near collision, una quasi collisione con un altro aereo”. E ancora: “I periti dell’aeronautica militare hanno sostenuto che l’aereo Itavia, quella sera, a quell’ora, in quello spazio, volasse ‘solo’, cioè non fosse stato avvicinato da altri velivoli, né civili né militari. E non è vero”. A pagina 144 poi aggiunge: “E’ evidente che il DC-9 fu abbattuto da uno o più aerei militari sicuramente indirizzati verso l’obiettivo da un’efficiente ‘guida caccia’, un potente sistema radar in grado di ‘vedere’ anche a centinaia di chilometri di distanza”.
Sempre Priore indica abbastanza chiaramente nella Francia il paese su cui probabilmente grava la responsabilità per la strage. Chissà se di fronte a tanto “scetticismo” rispetto alla “verità” giovanardea, l’Avvocatura dello Stato procederà nei confronti di Bonfietti e del giudice Priore.
E’ comunque utile – non foss’altro per non smarrirne la memoria – ripercorrere le fasi di questa tragedia impunita. La strage si consuma il 27 giugno 1980, alle 20.59 e 45 secondi. E’ l’ora in cui il DC-9 sigla India-Tago-India-Golf-India, scompare dagli schermi radar. Fino a quel momento nessun problema. Il decollo è avvenuto con due ore di ritardo, ma il volo procede tranquillo. Dai centri di controllo sentono l’equipaggio ridere e scherzare, raccontano barzellette. Poi un pilota, con un moto di sorpresa, esclama: “Gua…”. Non finisce la frase. Silenzio.
Perso ogni contatto. Silenzio. Come se l’aereo non ci sia più. Come se non ci sia mai stato. Ma quell’aereo c’era. Dov’è finito, con i suoi 77 passeggeri e i 4 dell’equipaggio? Cos’è successo, quella sera, alle 20.59 e 45 secondi? Sono in tanti a chiederselo. Sono in tanti a cercare una risposta. Una risposta che chi deve, non vuole, non può dare.
L’autopsia sui corpi restituiti dal mare, una quarantina appena, rivela che sono morti in seguito alle gravissime lesioni polmonari dovute a decompressione; alcuni corpi presentano lesioni traumatiche. Significa, dicono gli esperti, che sono morti quando la cabina pressurizzata dell’aereo si è spaccata, in aria; e l’aereo poi è caduto. Ma cos’è successo? Si parla di incidente strutturale. Di esplosione a bordo. Di un possibile attentato. Si nominano commissioni d’inchiesta, perizie e contro-perizie a non finire, ipotesi e – anche – depistaggi. C’è chi perfino sostiene che il DC-9 abbia galleggiato per ore in superficie; poi sbuca da chissà dove un sommergibile inglese, e squadre di guastatori minano il relitto e lo fanno inabissare; si ipotizza un coinvolgimento di Israele: un’operazione “sporca” contro un aereo francese con materiale nucleare diretto all’Irak di Saddam, e il DC-9 viene colpito per errore. Si parla di responsabilità degli americani, dei francesi, dei sovietici; si parla di un fallito attentato contro Gheddafi…si parla di una bomba a bordo: un attentato collegato alla strage del 2 agosto alla stazione di Bologna, per punire la politica estera italiana di sostegno a Malta, contrastata dalla Libia. Per quel che riguarda la teoria della bomba si arriva a ricostruzioni macabre: l’ordigno nascosto nella toilette, che però viene recuperata intatta, e si ipotizza che in quel momento la toilette fosse occupata, il corpo di qualcuno avrebbe fatto da schermo.

La commissione parlamentare presieduta da senatore Libero Gualtieri usa parole di fuoco; descrive uno scenario fatto di “menzogne, reticenze, deviazioni”. Il reperto principale, i resti del DC-9 sono in fondo al Tirreno, a una profondità di 3700 metri… I nastri con le registrazioni dei centri radar sono negati, distrutti, nascosti. I testimoni sono reticenti, negano a volte l’evidenza; e nessun centro radar quella notte sembra aver funzionato come doveva… Ci vuole tutta la pazienza certosina dei magistrati per recuperare dati e informazioni, decodificare i tracciati, dare un senso alle mezze frasi…

Un po’ alla volta il mosaico si compone. Quella sera, intanto, c’erano una quantità di aerei in volo, assieme al DC-9: aerei italiani che improvvisamente decollano, e che altrettanto improvvisamente sono fatti rientrare; ma ci sono anche altri aerei: forse americani; forse, più probabilmente, francesi. Che ci fanno? Esercitazioni? O devono intercettare qualcuno? Chi insegue e chi è inseguito? La Francia non ha mai risposto alle rogatorie italiane. Da oltralpe si arriva all’impudenza di sostenere che la base militare di Solenzara, in Corsica, alle cinque del pomeriggio è chiusa. Come un ministero.

I periti si dividono: missile; no, bomba; no, collisione in volo; anzi, quasi collisione: un aereo che sfiora il DC-9, e lo fa cadere. Le commissioni nominate dall’aeronautica militare propendono per la bomba. Dopo aver perorato per anni la causa della bomba, il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga muta opinione: ad abbattere il DC-9, sostiene, sono stati i francesi.

C’è poi un altro mistero. Sui monti della Sila, in Calabria, viene trovata la carcassa di un MIG libico. Ufficialmente lo trovano il 18 luglio, un mese dopo la strage di Ustica. Che ci fa un MIG libico sulla Sila? Chissà. Da dove viene? Chissà. I carabinieri sequestrano la zona. Da Tripoli dicono che era un volo di addestramento: il pilota ha avuto un malore ed è precipitato. Ma come c’è arrivato lì? Chissà. E se invece che da Bengasi fosse partito dalla Sardegna? Chissà. E siamo sicuri che sia precipitato il 18 luglio e non prima, magari il 27 giugno? Chissà. Uno dei medici legali fa mettere a verbale: corpo in avanzatissimo stato di decomposizione. Quanto avanzatissimo? Quindici giorni almeno. Poi però cambia idea. Chissà. I resti del pilota e del MIG sono restituiti alla Libia, in fretta e furia. Però…Quando anni dopo andiamo nell’hangar di Pratica di Mare dove è stato ricostruito il DC-9 un carabiniere, ci avverte che alcuni rottami non li dobbiamo filmare; e perché no? Sono del MIG libico. Naturalmente è la prima cosa che filmiamo. Ma non erano stati restituiti alla Libia?

Da un mistero a un altro mistero. Anzi, una decina di altri misteri. Ufficialmente, le vittime di Ustica sono 81. Ma su quell’aereo, sembra gravare una maledizione. Ci sono un’altra decina di persone decedute, e tutte legate in un modo o nell’altro alla strage di Ustica. Persone che improvvisamente muoiono, si tolgono la vita senza motivo, o sono vittime di strani incidenti…

Il generale Roberto Boemio. Il 13 gennaio 1993 due sconosciuti lo accoltellano a morte a Bruxelles. Una rapina, si dice. Il generale, in pensione, era stato capo di stato maggiore della terza divisione aerea, con base a Martina Franca; anche per le sue rivelazioni gli alti ufficiali dell’aeronautica sono stati incriminati. Però, forse, davvero è stato vittima di una rapina finita male. Chissà.

Ma che dire di altri due ufficiali, quella sera in servizio al centro radar di Poggio Ballone, il capitano Maurizio Gari e il maresciallo Alberto Dettori? Gari muore d’infarto, un colpo secco, improvviso. La famiglia assicura che scoppiava di salute. Chissà. L’altro si impicca; aveva confidato che quella sera del 27 giugno, per poco non era scoppiata la guerra. Depressione? Chissà.

Muore anche il generale Giorgio Teoldi, comandante dell’aeroporto militare di Grosseto, da cui, quella sera decollarono tre aerei da guerra. Il generale si schianta a bordo della sua automobile; è da solo, e non ci sono testimoni, quando si schianta; un colpo di sonno, un malore? Chissà.

Su uno di quegli aerei decollati da Grosseto c’erano i capitani Ivo Nutarelli e Mario Nardini, muoiono il 28 agosto 1988 a Ramstein in Germania, durante le esibizioni acrobatiche, una settimana prima di essere interrogati. Erano due assi, ma anche gli assi commettono errori. Chissà.

Il sindaco di Grosseto Giovanni Finetti, raccoglie le confidenze di alcuni ufficiali sulla strage; e muore anche lui, in un incidente stradale, da solo, senza testimoni…Chissà.
Un altro generale, Saverio Rana, capo del Registro Aeronautico, il primo che parla di missile, anche lui muore; per infarto…Chissà.

Muore un maresciallo dell’aeronautica, si chiamava Ugo Zammarelli, travolto da una motocicletta: indagava sul MIG libico trovato sulla Sila. Non viene disposta l’autopsia, i suoi bagagli spariti. Chissà…

Un altro maresciallo, Antonio Muzio è ucciso con tre colpi di pistola da sconosciuti. Lavorava all’aeroporto di Lametia Terme, dove avevano conservato i resti del MIG e i nastri con le registrazioni di volo. Chissà…

Un ex colonnello, Sandro Marcucci, si schianta mentre è a bordo del suo Piper anti-incendio, incidente improvviso, e senza spiegazione. Qualche giorno prima a proposito di Ustica aveva rilasciato dichiarazioni di fuoco contro l’aeronautica. Chissà…

Il maresciallo Franco Parisi si impicca anche lui. Prestava servizio al centro radar di Otranto, doveva essere interrogato dai magistrati. Depressione? Chissà…

Il 31 agosto 1999 il giudice Rosario Priore chiede il rinvio a giudizio per i generali Lamberto Bartolucci, capo di stato maggiore dell’Aeronautica; Franco Ferri, sottocapo di Stato maggiore; Corrado Mellillo generale di brigata aerea; e Zeno Tascio, capo del servizio informazioni dell’aeronautica. L’accusa è attentato contro gli Organi costituzionali con l’aggravante dell’alto tradimento. Per l’accusa, sanno, ma hanno taciuto, negato la verità, o hanno addirittura depistato; a loro si aggiungono una quarantina tra ufficiali e militari dell’aeronautica, accusati di falsa testimonianza. Tutti ovviamente respingono le accuse, protestano la loro innocenza. Al termine di un lungo e tormentato processo, un milione e ottocentomila pagine di atti giudiziari, cinquemila pagine solo di sintesi, un centinaio di perizie, la III sezione della Corte di Assise di Roma assolve gli imputati per non aver commesso il fatto, e nei confronti dei generali Bartolucci e Ferri, in ordine all’accusa di altro tradimento, dichiara il reato estinto per intervenuta prescrizione.

Sono passati 31 anni da quella strage. E come per tante altre che hanno insanguinato il paese, si attende giustizia e verità.

http://notizie.radicali.it/articolo/2011-06-27/editoriale-direttore/strage-di-ustica-trentun-anni-dopo-ancora-senza-giustizia-e

Pubblicato in: abusi di potere, ambiente, cose da PDL, MAFIA E ANTIMAFIA, magistratura, MALAFFARE, politica

La lobby Tav tra inquisizione e affari con la ‘Ndrangheta


Dal blog il corrosivo.

Dopo avere preso atto del fatto che in Val di Susa la strategia dei manganelli non ha invero sortito alcun effetto tangibile, che prescindesse dal rafforzamento della protesta, la “banda del buco” sembra ora avere deciso di chiamare a raccolta legulei e magistrati compiacenti, per tentare di smantellare la lotta NO TAV attraverso l’uso dell’inquisizione.
Sono infatti 65 gli avvisi di garanzia, a vario titolo recapitati in questi giorni ad attivisti del movimento NO TAV, ed è di questa mattina perfino la perquisizione nella casa di Alberto Perino, bancario in pensione, da sempre in prima fila nella lotta contro l’alta velocità.
I reati ipotizzati sono in linea di massima istigazione a commettere reati, resistenza aggravata, interruzione di pubblico servizio e violenza privata e riguardano una serie di fatti accaduti nell’inverno 2010 e la sassaiola (quella delle 711 pietre contate dalla questura) dello scorso 24 maggio alla Maddalena di Chiomonte.
Curiosamente le proteste dello scorso anno, oggetto delle accuse, furono provocate (ad arte?) da una serie di sondaggi, assolutamente inutili dal punto di vista tecnico, poiché effettuati sotto i piloni dell’autostrada e dentro le discariche, messi in essere in tutta evidenza al solo scopo di generare una reazione da parte di chi contesta l’opera. Mentre la sortita notturna del 24 maggio fu condotta dalle forze dell’ordine in maniera talmente maldestra da lasciare supporre che fosse unicamente finalizzata ad istigare i manifestanti…..

Laddove ha falllito il bastone, potrebbe invece sortire l’effetto voluto la scure giudiziaria, deve essere stato il pensiero della consorteria politica del “Minotauro” che riguardo a giudici e processi vanta grande dimestichezza. Pensiero che in tutta evidenza ha dato il la all’operazione “inquisizione” con la quale tentare di smantellare il movimento NO TAV, attraverso la paura della galera, che si muove sfruttando ingranaggi imperscrutabili degni del Processo di Kafka.
La prima sensazione è quella che la consorteria del tondino e del cemento abbia fatto male i conti, dal momento che “gonfiare il petto”, producendo accuse scarsamente credibili e minacciare le persone a titolo personale, arrivando ad entrare nelle loro case, è un atteggiamento che in Val di Susa non spaventa proprio nessuno. Tanto più chi, da anni è abituato a stare sulle barricate per difendere la terra in cui vive, dal partito del malaffare e conosce i luoghi esatti dove il malaffare alligna.
La seconda è quella che la congrega di politici e prenditori interessati alla costruzione dell’opera, in questo momento in grande difficoltà, stia cercando una scorciatoia giudiziaria che le permetta di arrivare alla meta, senza passare dalle forche caudine della contestazione popolare.
Anche in questo caso si tratta di un errore di calcolo o di una “pia” illusione, fate voi. Chi vorrà costruire il TAV in Val di Susa dovrà giocoforza confrontarsi con la rabbia popolare, salire a Chiomonte, bastonare i cittadini, militarizzare la Valle per anni e affrontare le conseguenze politiche del proprio gesto. Proprio quelle conseguenze che in questo momento tutti stanno rimpallandosi l’un l’altro, evidentemente terrorizzati dal fatto di ritrovarsi nella stessa palude del 2005.

‘Ndrangheta a Torino

Marco Cedolin

In Piemonte, mercoledì mattina, l’operazione Minotauro, condotta dai carabinieri e dalla guardia di finanza, ha portato all’arresto di 151 persone, mettendo a nudo un inquietante intreccio fra mafia e politica che ha coinvolto consiglieri regionali, capi clan, funzionari pubblici, tutti sodali in quella consorteria del malaffare dove magicamente elementi delle istituzioni ed appartenenti alle varie cosche si fondono senza soluzione di continuità per gestire gli interessi comuni.
Come nella migliore tradizione, la partecipazione della politica al baccanale del “guadagno facile” sembra rivelarsi rigorosamente bipartisan, coinvolgendo elementi di spicco del PD, del PDL e dell’IDV, impegnati in faccende di vario genere, che spaziano dalla gestione della cementificazione del territorio, al sostegno della candidatura di Piero Fassino alle primarie per la scelta del nuovo sindaco di Torino, all’elezione di altri sindaci nei comuni della provincia……

Fra gli arrestati spicca il nome di Nevio Coral, già sindaco di centrodestra di Leinì (Torino) per 30 anni e suocero dell’assessore regionale alla Sanità (che ha rimesso le deleghe in seguito allo scandalo tangenti scoppiato di recente) Caterina Ferrero, del Pdl.
Fra le persone non sottoposte a provvedimenti, ma oggetto dell’indagine per incontri e conversazioni intrattenute con elementi di spicco delle varie ‘ndrine, si possono annoverare l’assessore regionale al lavoro Claudia Porchietto (Pdl) da sempre in prima linea nel sostenere la causa dell’alta velocità in Val di Susa, l’onorevole Gaetano Porcino dell’Idv, l’onorevole Domenico Lucà del Pd, il consigliere regionale del Pd Antonino Boeti, l’assessore all’Istruzione di Alpignanno Carmelo Tromby, sempre dell’Idv.
Chiunque abbia il piacere di attraversare la Val di Susa, non può evitare di “apprezzare” le parole TAV = Mafia, collocate a caratteri cubitali sulle pendici della montagna proprio all’ingresso della valle. Una scritta che al momento della sua estensione fece infuriare i salotti buoni della politica piemontese. Una furia diventata oggi ancora più comprensibile di quanto non lo fosse allora.
Pubblicato in: ambiente, DOSSIER, politica, sociale

Tav e NoTav


Il progetto Tav, un flop ad Alta velocità

Oltre settanta chilometri di gallerie, dieci anni di cantiere, materiali di scavo da smaltire e decine di migliaia di camion in viaggio. Tutto questo sta dietro all’opera che viene lanciata dal governo come uno strumento contro l’inquinamento. Senza contare che un tunnel ferroviario c’è già ed è quello del Frejus e che soprattutto da qui ai prossimi anni il traffico è annunciato in calo

Le grandi opere non le vuole più nessuno, salvo chi le costruisce e la politica bipartisan che le sponsorizza con pubblico denaro. Dell’inutilità del Ponte sullo Stretto non vale più la pena di parlare, e dell’affaruccio miliardario delle centrali nucleari ci siamo forse sbarazzati con il referendum. Prendiamo invece il caso Tav Val di Susa.

Per i promotori si tratterebbe di un progetto “strategico”, del quale l’Italia non può fare a meno, sembra che senza quel supertunnel ferroviario di oltre 50 km di lunghezza sotto le Alpi, l’Italia sia destinata a un declino epocale, tagliata fuori dall’Europa. Chiacchiere senza un solo numero a supporto, è da vent’anni che le ripetono e mai abbiamo visto supermercati vuoti perché mancava quel buco. I numeri invece li hanno ben chiari i cittadini della Valsusa che costituiscono un modello di democrazia partecipata operante da decenni, decine di migliaia di persone, lavoratori, pubblici amministratori, imprenditori, docenti, studenti e pensionati, in una parola il movimento “No Tav”, spesso dipinto come minoranza facinorosa, retrograda e nemica del progresso. Numeri che l’Osservatorio tecnico sul Tav presieduto dall’architetto Mario Virano si rifiuta tenacemente di discutere. Proviamo qui a metterne in luce qualcuno.

Il primo assunto secondo il quale le merci dovrebbero spostarsi dalla gomma alla rotaia è di natura ambientale: il trasporto ferroviario, pur meno versatile di quello stradale, inquina meno. Il che è vero solo allorché si utilizza e si migliora una rete esistente. Se invece si progetta un’opera colossale, con oltre 70 chilometri di gallerie, dieci anni di cantiere, decine di migliaia di viaggi di camion, materiali di scavo da smaltire, talpe perforatrici, migliaia di tonnellate di ferro e calcestruzzo, oltre all’energia necessaria per farla poi funzionare, si scopre che il consumo di materie prime ed energia, nonché relative emissioni, è così elevato da vanificare l’ipotetico guadagno del parziale trasferimento merci da gomma a rotaia. I calcoli sono stati fatti dall’Università di Siena e dall’Università della California. In sostanza la cura è peggio del male.

Veniamo ora all’essere tagliati fuori dall’Europa: detto così sembra che la Val di Susa sia un’insuperabile barriera orografica, invece è già percorsa dalla linea ferroviaria internazionale a doppio binario che utilizza il tunnel del Frejus, ancora perfettamente operativo dopo 140 anni, affiancato peraltro al tunnel autostradale. Questa ferrovia è attualmente molto sottoutilizzata rispetto alle sue capacità di trasporto merci e passeggeri, sarebbe dunque logico prima di progettare opere faraoniche, utilizzare al meglio l’infrastruttura esistente. Lyon-Turin Ferroviarie a sostegno della proposta di nuova linea ipotizza che il volume dell’interscambio di merci e persone attraverso la frontiera cresca senza limiti nei prossimi decenni. Angelo Tartaglia del Politecnico di Torino dimostra che “assunzioni e conclusioni di questo tipo sono del tutto infondate”. I dati degli ultimi anni lungo l’asse Francia-Italia smentiscono infatti questo scenario: il transito merci è in calo e non ha ragione di esplodere in futuro.

Un rapporto della Direction des Ponts et Chaussées francese predisposto per un audit all’Assemblea Nazionale nel 2003 afferma che riguardo al trasferimento modale tra gomma e rotaia, la Lione-Torino sarà ininfluente. E ora i costi di realizzazione a carico del governo italiano: 12-13 miliardi di euro, che considerando gli interessi sul decennio di cantiere portano il costo totale prima dell’entrata in servizio dell’opera a 16-17 miliardi di euro. Ma il bello è che anche quando funzionerà, la linea non sarà assolutamente in grado di ripagarsi e diventerà fonte di continua passività, trasformandosi per i cittadini in un cappio fiscale.

Ecco, allora, sintetizzata solo una minima parte dei dati che riempiono decine di studi rigorosi, incluse le recenti 140 pagine di osservazioni della Comunità Montana Valle Susa e Val Sangone, dati sui quali si rifiuta sempre il confronto, adducendo banalità da comizio tipo “i cantieri porteranno lavoro”. Eppure il lavoro potrebbe arrivare anche da quelle piccole opere capillari di manutenzione delle infrastrutture italiane esistenti, ferrovie, acquedotti, ospedali, protezione idrogeologica, riqualificazione energetica degli edifici, energie rinnovabili.

Seguendo lo stesso criterio, anche l’Expo 2015 di Milano sarebbe semplicemente da non fare, chiuso il discorso. Sono eventi che andavano bene cent’anni fa. Se oggi in Italia tanti comitati si stanno organizzando per dire “no” alle grandi opere e per difendere i beni comuni e gli interessi del Paese, non è per sindrome Nimby (non nel mio cortile), bensì perché, come ho scritto nel mio “Prepariamoci” (Chiarelettere), per troppo tempo si sono detti dei “sì” che hanno devastato il paesaggio e minato la nostra salute fisica e mentale.

da Il Fatto Quotidiano del 18 giugno 2011

di Luca Mercalli

Da Pavese a Guccini e Zappa
I tanti mondi del movimento No Tav

Al presidio di Chiomonte in Val di Susa sale la tensione. Il 30 giugno scadono i termini Ue, dopodiché svaniranno i finanziamenti. A breve, dunque, inizieranno i lavori. Il movimento è lì per impedirli. E il rischio scontri si fa sempre più serio

“Quando un movimento così riesce a padroneggiare un territorio gli altri non passeranno mai”. È giovedì notte e alla “Libera repubblica della Maddalena”, a Chiomonte, in Val di Susa, si parla di “resistenza all’autorità ed esperienze di autogestione nell’arco alpino”, un excursus storico dai celti ai partigiani. Il dibattito cresce. In attesa di infiammarsi. Perché questi sono giorni di attesa. Attendono i manifestanti No Tav raccolti attorno al museo di archeologia, a ridosso della galleria “Ramat” dell’autostrada Torino-Bardonecchia. Entro il 30 giugno (ultimo giorno concesso dall’Unione europea per erogare i finanziamenti) qui partiranno i lavori. O meglio: lo scavo del tunnel geognostico per studiare la conformazione della montagna in cui far passare il treno. I lavori, dunque, devono iniziare. Così vuole il governo. Ma il governo è disposto allo scontro? Il dubbio resta. la paura anche. Qui la voce è seria. E sostiene che già all’alba di lunedì qualcosa potrebbe succedere.

L’inaugurazione del cantiere, visto l’aut aut europeo, è diventato ormai una priorità del governo che ogni giorno ribadisce il concetto. Negli ultimi giorni ci hanno pensato il capo degli industriali e Emma Marcegaglia e il ministro delle Infrastrutture Aletro Matteoli. E tutti lo fanno criticando il blocco attuato da circa cinquecento persone, abitanti della valle a cui si sono uniti alcuni ragazzi dei centri sociali torinesi. Dall’altra parte, per scongiurare il sempre più probabile uso della repressione, i sindaci e gli amministratori delle liste civiche No Tav hanno scritto al ministro dell’Interno Roberto Maroni dicendo un secco “No all’uso della forza per sgomberare gli uomini e le donne”, mentre Nilo Durbiano, sindaco Pd di Venaus, teatro delle violenze nel dicembre 2005, propone al governo “una soluzione in extremis: convocare le istituzioni della valle di Susa che, per la loro posizione di dissenso sull’opera, negli ultimi due anni sono state escluse da tutti i tavoli”. E ora  “le persone contrarie in Valle pronte a scendere in piazza sono 20-30 mila”. In vista di eventuali scontri il segretario generale Nicola Tanzi del Sindacato autonomo di polizia fa sapere ai propri iscritti che “potranno contare su tutta l’assistenza possibile, anche legale se sarà necessario” negli interventi contro “alcuni gruppi minoritari che si oppongono, spesso con forme violente e commettendo reati, alla realizzazione dell’opera”. Eppure le istituzioni sembravano aver trovato a Chiomonte un clima tranquillo per avviare il sondaggio del terreno, che inizialmente doveva essere effettuato a Susa. Il sindaco Renzo Pinard (Pdl), che si è sempre dichiarato neutrale, ha detto di voler fare una marcia della “maggioranza silenziosa” contro i No Tav.

Intanto, in questo giovedì sera di prima estate il dibattito è terminato e mentre il leader storico del movimento Alberto Perino e il sindaco di San Didero Loredana Bellone discutono dell’ordine del giorno approvato in consiglio, qualcuno inizia a suonare musica manouche. Nei giorni scorsi ci sono stati i concerti degli Statuto e dei Lou Dalfin, band folk-rock occitana. Sono modi per passare la notte, come mangiare la pizza cotta nel forno a legna costruito dai giovani dei centri sociali, o bere il “vinotav” e altri vini prodotti nei campi circostanti. “La produzione del vino di Chiomonte è stata compromessa dai lavori per la autostrada Torino-Bardonecchia negli anni Novanta – ci spiega il fotografo Carlo Ravetto – . Le vigne si riempirono di polvere e le concentrazioni di piombo e altre sostanze nell’uva aumentarono rendendo il vino imbevibile. Alcune famiglie ci hanno rimesso”.

Nella tenda-cucina si continua a servire cibi preparati da loro, panini e bevande calde. Osservando l’interno si nota l’umanità varia del movimento: dall’icona dell’arcangelo Michele che “ci difende, ci ispira e ci rassicura”, alla dissacrante immagine di Raoul, “il re del sacro Hokuto” che “è no Tav e combatterà con noi”, dalle citazioni di Cesare Pavese e Francesco Guccini a quella di Frank Zappa. Dentro il tendone c’è Swen, argentino della Valle di Susa. Dovrà controllare il presidio fino alle sei del mattino. Dotato di radiotrasmittente e del cellulare del presidio si tiene in contatto con le sentinelle disposte negli altri presidi. Alle sei del mattino, finito il turno, farà aprire i cancelli e andrà a lavorare come fanno anche altri uomini che stanno al campeggio del presidio. Fa l’artigiano edile ed è convinto che l’occupazione non aumenterà: “Le grosse aziende hanno i loro lavoratori e passando di grado a noi resterà poco”.

Molti credono che i lavori e gli interventi di polizia saranno a ridosso della scadenza o già lunedì, ma c’è sempre qualcuno che teme una sorpresa: “Sono 33 giorni che andiamo avanti così – dice Simonetta, rappresentante di Resistenza Viola -. Arrivano o non arrivano?”. Altri credono che “sarà düra” per le forze dell’ordine arrivare al presidio. Lo spiega Alessandro, di Sant’Ambrogio, mentre mostra le due vie di accesso: “Una è la strada da Chianocco su cui ci sono i posti di blocco fatti con le pietre all’interno di gabbie in rete metallica. L’altro è il sentiero per Giaglione”. Indossa una lampada frontale da trekking e si incammina nel sentiero che – fa capire – è difficile da percorrere di notte o all’alba. Si spera di rallentare gli agenti, lasciando il tempo ai No Tav di riunirsi. In questo week end giungeranno alla Maddalena altri sostenitori della causa, come piega Giorgio, 25enne arrivato da Palermo: “Ho sentito amici da Pisa e Bologna che arriveranno sabato e domenica. Dopo 20 anni questa è diventata una lotta storica”. Eppure alcuni “resistenti” iniziano a essere segnati dai giorni d’attesa: chissà che il presidio non finisca per la stanchezza? “Tutto può succedere – dice Perino -. Però sono 22 anni che resistiamo. Giorno più o giorno meno cambia poco”.

Pubblicato in: berlusconeide, cose da PDL, MEDIA, politica

Saremo l’esperimento più avanzato di censura del nuovo millennio


Il dramma è dover fronteggiare una mentalità oscurantista che usa gli strumenti della democrazia per schiacciare la democrazia stessa. Con la legge porcellum hanno tolto a noi cittadini il diritto di scegliere i nostri rappresentanti in Parlamento, con la legge bavaglio sono anni che tentano di togliere, con il pretesto della tutela della privacy, il diritto dei cittadini di sapere. Oggi cercano di “aggredire” la libertà di espressione in rete, e così “col pretesto del diritto d’autore e della sua protezione vengono rese vigenti norme liberticide sulla base di pratiche e metodi antigiuridici”.

La delibera dell’AGCOM (l’Autorità delle Garanzie nelle Comunicazioni) sarà approvata in tutta fretta entro il 6 luglio. Siamo davanti alla “più forte minaccia alla libertà di espressione in Rete che sia mai stata fatta in Italia”.
Cosa prevede la delibera. Secondo la delibera AGCOM, se il titolare dei diritti di un contenuto audiovisivo dovesse riscontrare una violazione di copyright su un qualunque sito (senza distinzione tra portali, banche dati, siti privati, blog, a scopo di lucro o meno) può chiederne la rimozione al gestore. Che, «se la richiesta apparisse fondata», avrebbe 48 ore di tempo dalla ricezione per adempiere. CINQUE GIORNI PER IL CONTRADDITTORIO. Se ciò non dovesse avvenire, il richiedente potrebbe, secondo la delibera ancora in bozza, rivolgersi all’Authority che «effettuerebbe una breve verifica in contraddittorio con le parti da concludere entro cinque giorni», comunicandone l’avvio al gestore del sito o del servizio di hosting. E in caso di esito negativo, l’Agcom potrebbe disporre la rimozione dei contenuti. Per i siti esteri, «in casi estremi e previo contraddittorio», è prevista «l’inibizione del nome del sito web», prosegue l’allegato B della delibera, «ovvero dell’indirizzo Ip, analogamente a quanto già avviene per i casi di offerta, attraverso la rete telematica, di giochi, lotterie, scommesse o concorsi in assenza di autorizzazione, o ancora per i casi di pedopornografia».

Eppure la politica tace, non pervenuti sono anche i cosiddetti garantisti che in nome della privacy in questi giorni si stanno sbattendo molto a favor di legge bavaglio anche fosse solo un bavaglino.
Luca Nicotra di Agorà digitale e co-autore del Libro Bianco sui diritti d’autore e i diritti fondamentali nella rete Internet, ha lanciato l’allarme: “Saremo l’esperimento più avanzato di censura del nuovo millennio. È questo il baratro in cui stanno lanciando il sistema dell’informazione italiana”. Il suo racconto-denuncia dell’incontro con il Presidente dell’AGCOM, Corrado Calabrò (nella foto), è agghiacciante e fa capire molto bene che sistema di potere abbiamo di fronte:

Calabrò non si era preparato un discorso o una parte da recitare. Non ha provato a contrapporre argomentazioni alle nostre, che ignari, siamo subito partiti, ordinati come scolaretti, a spiegare pacatamente le nostre posizioni e le nostre critiche. Calabrò ha deciso di mettere in scena il potere che non deve giustificarsi, che può dire beffardamente, quasi ingenuamente “Speriamo di no” mentre gli spieghiamo l’inferno di decine di migliaia di richieste di rimozione di contenuti da cui saranno sommersi. 

Sarà il far west, con un approssimazione totale nella decisione di rimuovere o chiudere siti web, e decine, centinaia forse migliaia di contentuti innocenti e abusi del sistema. È questa l’ovvio risultato della censura. È questo il motivo per cui non è MAI accettabile in democrazia. 

“Speriamo di no” non è dialogo. È la frase che può dire un pezzo di potere perchè sa che non c’e’ scelta, non c’e’ dibattito, la decisione di far passare il regolamento è già avvenuta altrove e il massimo che può fare è sperare di non essere travolto. 

“L’Italia sarà un esperimento, noi saremo un esperimento. Possiamo fermarci?” ha chiuso Calabrò, e senza motivazione, e anzi contraddicendo quanto aveva appena detto circa la complessità della materia si è risposto “No, dobbiamo chiudere subito, dobbiamo chiudere entro l’estate”.  

Intanto Per fermare la delibera firma la petizione su sitononraggiungibile.e-policy.it. Ma non basta. Serve come per la legge porcellum e la legge bavaglio la mobilitazione di tutti, media, rete, politica. Di tutti quelli che hanno a cuore la libertà, la partecipazione, la democrazia. Diffondete il più possibile questo post perché intanto ancora oggi la rete non sa cosa sta succedendo.
@valigia blu – riproduzione assolutamente consigliata
DOVE FIRMARE
Pubblicato in: GUERRA IN LIBIA, guerre, PACIFISMO, politica

LIBIA: LA “BUFALA” DEGLI STUPRI DI MASSA


Dopo tre mesi d’inchiesta Donatella Rovera, l’inviata di Amnesty International, non è riuscita a trovare alcuna prova di queste violenze. Stesso risultato per Liesel Gerntholts, responsabile dei diritti femminili di Human Rights Watch.

DI MAURIZIO MATTEUZZI*

Roma, 25 giugno 2011,  – Che Gheddafi se ne debba andare è giusto. Che se ne vada, o con le sue gambe (improbabile) o da morto, è scritto o prevedibile (anche se non saranno gli insorti di Bengasi a cacciarlo). Ma quello che è – o dovrebbe essere – insopportabile è il doppio standard, l’ipocrisia, il livello sfacciato di menzogne (sembra di essere tornati ai tempi del conflitto Serbia-Kosovo), o come minimo di unilateralità, con cui la «comunità internazionale», la «coalizione dei volenterosi» (con Sarkozy e Cameron in testa), l’Onu del pallido Ban Ki-moon, la Corte penale internazionale dello strabico procuratore Moreno Ocampo, la Nato, l’Italia (l’Italia dei penosissimi Berlusconi, Frattini, La Russa ma anche del presidente Napolitano e del Pd) ha intrapreso tre mesi fa «la guerra umanitaria» e continua a giustificarla oggi. Vediamo. Gli stupri di massa commessi dalle forze del Colonnello, utilizzati per giustificare l’attacco Nato e l’incriminazione di Gheddafi davanti alla Cpi, potrebbero (potrebbero) non essere mai avvenuti. Questa è la conclusione di un’inchiesta di tre mesi sul campo (Tripoli e Bengasi) condotta da Amnesty international. Donatella Rovera, l’inviata da Ai, non è riuscita a trovare alcuna prova di queste violenze e abusi dei diritti umani, rilevando che «in alcuni casi» i ribelli di Bengasi avevano dichiarato il falso o manipolato prove. In tre mesi non è stato possibile «trovare alcuna prova o una singola vittima di violenze sessuali, o un medico che ne fosse al corrente» (chiaro: questo non dimostra che gli stupri non siano avvenuti).

Anche Liesel Gerntholts, responsabile dei diritti femminili di Human Rights Watch, dopo un’inchiesta sulle accuse di violenze sessuali, ha detto di «non essere stata in grado di trovare alcuna prova». E la famosa storia del Viagra distribuito da Gheddafi ai suoi (come le «fosse comuni», i «10 mila morti a Tripoli»…)? Rovera scrive che la fonte erano i ribelli di Bengasi, che avevano mostrato ai giornalisti stranieri alcuni pacchetti di Viagra trovati su carri armati andati a fuoco, ma che i pacchetti stessi non mostravano bruciature. Un paio di settimane fa il procuratore Moreno Ocampo ha basato le sue accuse contro Gheddafi sulla precisa strategia di «violentare chi è contro il governo» e la settimana scorsa il segretario di statoUsa Hillary Clinton ha parlato di «violenze sessuali» in Libia. Il rapporto di Amnesty combacia con quello di Sherif Bassiouni, il capo della commissione d’inchiesta Onu sulle violazioni dei diritti umani nel conflitto libico, che nel suo rapporto finale, il 9 giugno, aveva espresso gli stessi dubbi su una politica – gheddafiana, ovvio – di strupri di massa («tre casi» verificati), che aveva definito «una gigantesca isteria». Vediamo ancora. I famosi «mercenari» africani impiegati da Gheddafi contro gli insorti. Il rapporto di Amnesty critica il silenzio, e peggio, del Cnt di Bengasi al proposito. In realtà, secondo quanto ha potuto verificare sul campo, i «mercenari» africani (e quindi neri) «al servizio di Gheddafi» erano figure «mitiche», «lavoratori o gente che cercava lavoro», divenuti capri espiatori per indirizzare la rabbia della popolazione contro i migranti «in un contesto di forti sentimenti razzisti e xenofobi». E il rapporto firmato Bassiouni del 9 giugno, pur consacrato alle nefandezze delle forze gheddafiane verso la popolazione civile (migranti inclusi), ammoniva sulle «possibili violazioni dei diritti umani commesse dalle forze dell’opposizione, specialmente verso la popolazione immigrata residente in Libia ». E raccontava del caso di un «mercenario» buttato da una finestra del tribunale di Bengasi (19 febbraio) e finito a colpi di machete e del caso della «esecuzione extra-giudiziale di 5 ciadiani» irrorati di kerosene e poi bruciati vivi (21 febbraio). Per concludere che i «presunti mercenari» erano indicati e perseguiti come tali «sulla base delle loro nazionalità o del colore della pelle».

Sarà che l’inglese The Independent e il francese Le monde che scrivono questo cose sono gheddafiani? Vediamo ancora. In un articolo sul Sole di ieri a commento dello sblocco delle riserve strategiche di petrolio da parte dell’occidente, AlbertoNegri scrive che «il rapporto dei servizi francesi in visita a Bengasi e a Tripoli, redatto tra gli altri dall’ex capo del controspionaggio Yves Bonnet, è chiaro. La rivolta libica, si legge, anche con una certa sorpresa, “non è né democratica né spontanea”. Tra le motivazioni dell’intervento francese si riconoscono due punti: le ricchezze energetiche e la frustrazione della Francia di non aver saputo prevedere le rivolte arabe». Vediamo ancora. Medici senza frontiere, ieri per bocca di uno dei suoi direttori, Loris De Filippi, lamentando «l’incoerenza» dell’accordo del 17 giugno fra il governo italiano e il Cnt di Bengasi e «il doppio standard applicato dai paesi europei implicati in questa guerra», conclude che «è intollerabile che un paese impegnato nei bombardamenti in nome della protezione dei civili, contemporaneamente respinga le vittime della stessa guerra».

Però tutto questo non importa. La guerra «per proteggere i civili» va e continuerà «fino alla caduta di Gheddafi», come ha giurato Sarkozy e hanno concordato all’unanimità ieri i leader del Consiglio europeo a Bruxelles. Che poi si ritiri o no «in un’oasi libica sotto controllo internazionale», come ha proposto un membro del Cnt, si vedrà. Nena News

*questo articolo è stato pubblicato il 25 giugno 2011 dal quotidiano Il Manifesto

http://www.nena-news.com/?p=10954

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Se Di Pietro svolta al centro. Rivolta dei fan sul web


ROMA – Nessuno lo aveva mai visto, così, in versione soft. Sorridente, accomodante, tollerante. Antonio di Pietro ha subito una vera e propria metamorfosi. Nell’ultimo dibattito parlamentare, per la fiducia sul decreto sviluppo, ha esordito ringraziando il Presidente del Consiglio per l’ascolto benigno che vuole concedere alle opposizioni. Lui, il magnate di Arcore, ascolta e poi va addirittura a sedersi vicino all’ex rullo compressore di Mani pulite. Soltanto qualche mese fa esordiva: “Lei, Presidente, è uno stupratore della democrazia”, producendo l’irato sdegno del premier e quello delle sue truppe cammellate.

NUOVA TATTICA. Che è successo a Di Pietro? Nessuno lo sa bene. Lui spiega in questo modo il rivolgimento del suo modo di fare politica: «Ora è necessario costruire l’alternativa, dobbiamo diventare un’opposizione che punta a diventare maggioranza e ad assumere impegni di governo». Insomma, come dire: basta con il movimentismo, basta con le impennate retoriche e senza costrutto. Poi, subito dopo, l’annuncio che parteciperà alle primarie del centro-sinistra per la candidatura a premier. Ed ecco, forse, spiegato l’arcano. Il leader molisano ha iniziato la scalata a Palazzo Chigi, insieme a Nichi Vendola. E l’antica saggezza contadina gli ha suggerito la prudenza: se non vuoi perdere il raccolto coglilo prima che marcisca o che se lo prendano la grandine o i parassiti.

IL WEB NON GRADISCE. Una vecchia tattica democristiana. Giulio Andreotti fu famoso per la sua longevità politica, perché il suo corpo sapeva adattarsi agli spazi che gli si offrivano, facendo governi di destra, di centro e di sinistra. Certo, non è giusto accostare l’eroe di Mani pulite all’amico di Salvo Lima ma è un fatto che la svolta non piace a tutti, soprattutto non piace ai tanti militanti o semplici elettori che scrivono e criticano il nuovo Tonino sul web. “ti prego, non diventare un dalemiano alla rincorsa del centro perduto. non strizzare l’occhio al sistema di recupero voti dispersi dei disgustati della destra” scrive accorata Veronica Malini sul sito di Di Pietro, mentre un altro elettore scontento sottolinea lapidario: “dopo una decina di anni nei quali ho sempre votato ( insieme ai miei familiari) idv nonostante i vari De Gregorio, Razzi, Missili e Scilipoti ,vi saluto vado per altre strade………bye antony”.

RISCHIO DI EMORRAGIA. Già, perché il rischio è proprio quello di provocare un’emorragia di voti. In questi giorni sono migliaia gli elettori dipietristi che sono disorientati. Non è stato bello vedere il loro leader puro e nudo parlare amabilmente con il Caimano per almeno una decina di minuti e lui poi asserire che si sono scambiati soltanto qualche battuta. Di Pietro è un “unicum” nella politica italiana, perché ha incarnato un’immagine che nessun altro leader politico aveva mai voluto o potuto interpretare: quello del giudice-poliziotto integerrimo, che non si piega davanti a niente e che mette al primo posto delle emergenze il principio di legalità. Per questo non è mai piaciuto né alla destra, né alla sinistra. Di Pietro e il suo partito hanno mostrato che c’è una larga fetta dell’elettorato che rifiuta il principio per cui la politica è il contenitore anche della giustizia e che quest’ultima può soltanto agire sulla strada indicata dalla politica. Di fronte all’imperversare della grande guazza berlusconiana, Di Pietro era l’argine dietro cui ripararsi in attesa di tempi migliori.

L’ITALIA MODERATA. Insomma, il leader molisano sarebbe caduto nell’eterno equivoco italiano, che, per assumere impegni di governo, devi mostrarti moderato. La trappola sta proprio in questo aggettivo-sostantivo: moderato. I “moderati” in Italia hanno spesso fatto affari con la mafia e con la criminalità organizzata, Salvo Lima era un moderato, così come Andreotti, Totò Cuffaro, Nicola Cosentino. L’Italia è piena di moderati, in politica sono preponderanti. Di un altro moderato nessuno ha bisogno, dicono gli elettori (o ex) dell’Idv, mentre ce n’è di persone che non accettino compromessi e che non si pieghino come giunchi per far passare la piena.

Fulvio Lo Cicero

http://www.dazebaonews.it/primo-piano/item/4200-se-di-pietro-svolta-al-centro-rivolta-dei-fan-sul-web

 

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P2-P4, 40 anni di trame alle spalle della Repubblica


Ritenevo che tutta questa confusione in seno alla maggioranza di governo, portava solo guai.” Così ha parlato Luigi Bisignani al gip di Napoli Luigi Giordano nell’ambito dell’inchiesta sulla P4. Ma le preoccupazioni per la maggioranza di cui parla Bisignani non possono essere additate solo a quella del premier Silvio Berlusconi, bensì come l’insieme delle maggioranze che si sono succedute nell’arco di 40 anni a questa parte. Già, perchè le trame e le fila della P2 che hanno manovrato le sorti d’Italia per decenni, non si sono concluse con l’inchiesta “Mani Pulite” dei primi anni ’90 che ha smantellato la Prima Repubblica scoperchiando connivenze tra politica, massoneria, servizi segreti deviati e quant’altre entità istituzionali. Il fulcro del sistema che oggi è stato scoperchiato, è che la stragrande maggioranza di coloro che furono coinvolti, o comunque iscritti nei registri del pool di Milano che non hanno poi subito l’eliminazione dalla vita politica ed imprenditoriale, oggi ricoprono (o comunque fino a poco tempo addietro ricoprivano) ruoli importanti ai vertici della Repubblica, o comunque all’interno di apparati decisionali. Quello che prima veniva deciso dagli organi della P2, comandata dal Maestro Venerabile Licio Gelli, veniva riportato su documenti cartacei, mentre oggi basta fare delle telefonate, cene private e stilare una lista di nomi tramite file criptati su computer come dimostrano le indagini della Procura di Napoli. Dopo Tangentopoli i potentati d’Italia tornarono a tessere le loro trame e i loro affari istituendo una specie di “Santa Alleanza” che comprendeva (come sempre) tra i “soci di maggioranza” il Vaticano e lo IOR. Basti ricordare come Angelo Balducci, coinvolto nell’inchiesta “Grandi Appalti” era uomo di fiducia dal 1995 di Sua Santità e se proprio vogliamo fare qualche passo indietro potremmo citare anche Umberto Ortolani (ovvero “il Signor Nessuno” per via della sua discrezione, Gentiluomo dal 1963 al 1983), iscritto alla Loggia di Gelli dal 1974, legatissimo al Cardinal Lercaro che fu per anni arcivescovo di Bologna. Ortolani inoltre è colui il quale favorì gli interessi di Gelli in Sud America con il Vaticano, tramite lo IOR allora controllato da Marcinkus. La regia occulta che 30-40 anni fa si celava alle spalle della Repubblica partecipando ad omicidi, vedasi l’omicidio Moro, ergo la strage di Via Fani, e i soggetti della P2 e non solo che vi parteciparono, si è, per dirla nel gergo odierno, modernizzata. Un vero e proprio Governo Ombrache tira le fila dei vari premier e politici burattini, succubi (e complici) di un sistema di potere ben più grande di quello che si possa pensare. Il vaso di Pandora è stato scoperchiato o sta per esserlo completamente. Attendiamo cos’altro uscirà per, magari, inserire ulteriori tasselli ad un mosaico che da troppi anni aspetta di essere completato per ricostruire quantomeno, una verità storica sulle regie occulte che si sono celate dietro il nostro paese.

 

Valerio Spositi

fonte: https://www.facebook.com/notes/lavoce2009/p2-p4-40-anni-di-trame-alle-spalle-della-repubblica/10150217920621820

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Sondaggio: sei favorevole o contrario alla legalizzazione dell’eutanasia ?


COSA INTENDIAMO PER “EUTANASIA”?

Eutanasìa, in greco antico, significa letteralmente buona morte. Oggi con questo termine si definisce correntemente l’intervento medico volto ad abbreviare l’agonia di un malato terminale.

Si parla di eutanasia passiva quando il medico si astiene dal praticare cure volte a tenere ancora in vita il malato; di eutanasia attiva quando il medico causa, direttamente, la morte del malato; di eutanasia attiva volontaria quando il medico agisce su richiesta esplicita del malato.

Nella casistica si tende a far rientrare anche il cosiddetto suicidio assistito, ovvero l’atto autonomo di porre termine alla propria vita compiuto da un malato terminale in presenza di – e con mezzi forniti da – un medico.

UN PO’ DI STORIA

Nella Grecia antica il suicidio riscuoteva un’alta considerazione: si supponeva che ognuno fosse libero di disporre come meglio credesse della propria vita. L’assistenza al suicidio nel mondo classico non fu proibita fino all’avvento al potere del cristianesimo.

Agli inizi del Novecento alcuni pionieri riproposero il tema all’opinione pubblica: la durata della vita andava allungandosi, ma non sempre a una maggior durata si accompagnava la possibilità di godere, per più tempo, di una qualità di vita dignitosa.

Negli anni ’30 nacquero nel mondo anglosassone le prime associazioni, che nel dopoguerra si svilupparono fortemente. Oggi le associazioni di tutto il mondo sono riunite nella World Federation of Right to Die Societies (Federazione Mondiale delle Società per il Diritto di Morire). Nel 1974 alcuni umanisti, tra cui scienziati, filosofi e premi Nobel, lanciarono il manifesto A Plea for Beneficent Euthanasia, che riscosse molti consensi.

La principale attività di queste associazioni consiste nel sensibilizzare l’opinione pubblica e, soprattutto, governi e parlamenti, sulla necessità di raggiungere stadi più progrediti nel riconoscimento dei diritti del malato terminale.

Il consenso informato è oramai entrato a far parte del vocabolario medico: con esso è stata riconosciuto il diritto del paziente di dire la sua sulle cure che dovrà ricevere.

Ora la battaglia si è sostanzialmente spostata, oltre che sulla richiesta della legalizzazione, sulla liceità e sul valore legale della sottoscrizione, da parte di chiunque, di un “testamento biologico”.

LA LEGISLAZIONE ITALIANA SULLA MATERIA

L’eutanasia attiva non è assolutamente normata dai codici del nostro Paese: ragion per cui essa è assimilabile all’omicidio volontario (articolo 575 del codice penale). Nel caso si riesca a dimostrare il consenso del malato, le pene sono previste dall’articolo 579 (omicidio del consenziente) e vanno comunque dai sei ai quindici anni.

Anche il suicidio assistito è considerato un reato, ai sensi dell’articolo 580.

Nel caso di eutanasia passiva, pur essendo anch’essa proibita, la difficoltà nel dimostrare la colpevolezza la rende più sfuggente a eventuali denunce.

LA POSIZIONE CATTOLICA

Secondo la Chiesa cattolica la vita è stata donata da Dio e solo lui può disporne: ragion per cui l’eutanasia è un omicidio. È al massimo ammessa la fine delle terapie qualora venissero ritenute sproporzionate.

È chiaro che una posizione del genere si pone esclusivamente dal punto di vista del medico, e mai dal punto di vista del paziente sofferente. In passato, anzi, talvolta questa sofferenza era ritenuta un modo di “partecipare” alla passione di Gesù e, ancora oggi, l’Italia è clamorosamente indietro nella somministrazione di morfina ai malati terminali.

Non tutte le chiese cristiane la pensano così: diverse chiese protestanti hanno assunto posizioni più liberali e alcune chiese minori riconoscono apertamente il diritto dell’individuo di disporre della propria vita. Per i valdesi l’eutanasia «è un diritto che va riconosciuto».

ALCUNI CASI-LIMITE ITALIANI

Così come succede anche all’estero, il tema dell’eutanasia attira l’attenzione dell’opinione pubblica quando i media portano, con fin troppa dovizia di particolari, alcuni casi in primo piano.

Nella primavera del 2000 tre sono stati i casi particolarmente dibattuti sulle pagine dei giornali italiani.

Il 23 maggio un giovane di Viareggio ha aiutato il suo amico a farla finita, con una dose di insulina: ora rischia fino a 15 anni, nonostante i genitori stessi del defunto definiscano il suo gesto «un atto di amore».

Negli stessi giorni un uomo di Monza veniva condannato a sei anni e mezzo per avere, due anni prima, staccato i fili che pompavano aria ai polmoni della moglie. Il 24 aprile 2002 il marito è stato però assolto in appello dall’accusa di omicidio volontario premeditato. I giudici hanno infatti stabilito che l’ingegnere Forzatti, staccando la spina del respiratore al quale era attaccato il corpo della moglie, non la uccise in quanto, a loro avviso, la donna era già morta.

Nel maggio 2001, gli ultimi giorni di Emilio Vesce, storico militante radicale, infiammarono la campagna elettorale per via delle dichiarazioni del figlio contro il nutrimento artificiale, «non più attuato come terapia ma come accanimento terapeutico».

Nel settembre 2006 è scoppiato il caso di Piergiorgio Welby, affetto da distrofia muscolare e oramai incapace di muoversi, che ha chiesto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di poter ottenere l’eutanasia. Il Presidente ha subito invitato le Camere a discutere del problema, ma è rimasto inascoltato. Il successivo 21 dicembre Pietro Welby è morto, scatenando una forte ondata di commozione in tutto il Paese.

Nel luglio 2007 è morto Giovanni Nuvoli, che aveva a sua volta chiesto che gli fosse staccato il respiratore: per impedire che un medico rispettasse le sue volontà erano stati inviati i carabinieri. Nuvoli è stato così costretto, per porre fine alle sofferenze, a non assumere più né cibo né bevande, “lasciandosi morire” di fame e di sete.

Il caso di Eluana Englaro, completamente immobile e priva di coscienza dal 1992, ha tenuto banco per molti anni. Il padre, stanco di vederla tenuta in vita da un cannello nasogastrico (e contro la stessa volontà della figlia), ha intrapreso diverse iniziative legali per sospendere le cure, senza alcun successo per molti anni. Finalmente, nell’ottobre 2007, la Corte di Cassazione, nel rinviare la questione alla Corte d’Appello di Milano, ha stabilito che l’interruzione delle cure può essere ammessa, quando il paziente si trova in uno stato vegetativo irreversibile e se, in vita, aveva manifestato la propria contrarietà a tali cure. La Corte d’Appello, nel luglio 2008, ha autorizzato il padre di Eluana a interrompere i trattamenti di idratazione e alimentazione forzata: contro il provvedimento è stato presentato un ricorso da parte del procuratore generale di Milano, ricorso poi bocciato dalla Corte di Cassazione. Eluana si è spenta nel febbraio 2009 in una clinica di Udine, dopo che il governo Berlusconi aveva tentato di emanare un decreto legge ad hoc per impedire il compimento dela volontà di Eluana.

Questi casi, se sono strazianti dal punto di vista di chi ne è coinvolto direttamente, finiscono quanto meno per dimostrare come la legislazione sia assolutamente inadeguata ai tempi.

CHI SI BATTE PER LEGALIZZARE L’EUTANASIA

Il concetto di legalizzazione (rendere legale un atto) si scontra spesso con quello di depenalizzazione (rendere non punibile un atto).

Il Comitato Nazionale di Bioetica, costituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, dovrebbe produrre dei pareri volti ad aggiornare la legislazione italiana: alla prova dei fatti si è rivelato un organismo soggetto alle pesanti ingerenze vaticane, estensore di sterili documenti in cui viene riproposta la strada delle cure palliative (importante, ma ovviamente non sufficiente).

Nel 1989 nacque la Consulta di Bioetica, che si propone di discutere sui temi della vita e della morte.

Del 1996 è invece la costituzione di Exit-Italia, battagliera associazione che promuove, all’interno dell’opinione pubblica, diverse campagne per la legalizzazione dell’eutanasia. Del 2001 è Liberauscita, associazione per la depenalizzazione dell’eutanasia, che ha promosso un disegno di legge volto a normare la materia. Molto impegnata su questi temi è, inoltre, l’associazione radicale Luca Coscioni.

La nostra rivista L’Ateo si è occupata più volte del tema: in particolare, il numero 2/2003 è stato dedicato a questo argomento, proponendo diversi interessanti articoli.

L’UAAR interviene inoltre ai dibattiti promossi per sensibilizzare la popolazione su questo argomento. Il 23 luglio 2002 il Segretario nazionale Giorgio Villella ha partecipato al convegno Diritto a Vivere, Diritto a Morire organizzato da Cittadinanzattiva (il testo del suo intervento).

Tutti i sondaggi condotti negli ultimi anni attestano che la maggioranza degli italiani è favorevole alla legalizzazione dell’eutanasia.

PROPOSTE DI LEGGE

Il primo parlamentare a presentare una legge per disciplinare l’interruzione delle terapie ai malati terminali è stato nel 1984 Loris Fortuna, già estensore della legge sul divorzio.

Il 13 luglio 2000 lo stesso Ministro per la Sanità Veronesi ha affermato che «l’eutanasia non è un tabù», e che una soluzione al problema deve essere trovata in tempi brevi. Nel frattempo anche il Consiglio Comunale di Torino aveva votato una risoluzione pro-eutanasia.

Nell’agosto 2001 i Radicali hanno presentato una proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo Legalizzazione dell’eutanasia.

Nella XIV legislatura sono stati presentati diversi progetti di legge. Segnaliamo le due proposte, una sul testamento biologico e una sulla depenalizzazione dell’eutanasia, promosse dall’associazione LiberaUscita, nonché il disegno di legge promosso dalla Rosa nel Pugno. Anche durante la XV legislatura sono stati presentati diversi progetti. Nella XVI, purtroppo, si riscontra un solo progetto, d’iniziativa radicale: molte invece le proposte di segno opposto, sostenute da parlamentari clericali.

COSA SUCCEDE ALL’ESTERO

AUSTRALIA: in alcuni Stati le direttive anticipate hanno valore legale. I Territori del Nord avevano nel 1996 legalizzato l’eutanasia attiva volontaria, provvedimento annullato due anni dopo dal parlamento federale.

BELGIO: il 25 ottobre 2001 il Senato ha approvato, con 44 voti favorevoli contro 23, un progetto di legge volto a disciplinare l’eutanasia. Il 16 maggio 2002 anche la Camera ha dato il suo consenso, con 86 voti favorevoli, 51 contrari e 10 astensioni.

CANADA: negli Stati di Manitoba e Ontario le direttive anticipate hanno valore legale.

CINA: una legge del 1998 autorizza gli ospedali a praticare l’eutanasia ai malati terminali.

COLOMBIA: la pratica è consentita in seguito a un pronunciamento della Corte Costituzionale, ma una legge non è stata mai varata.

DANIMARCA: le direttive anticipate hanno valore legale. I parenti del malato possono autorizzare l’interruzione delle cure.

GERMANIA: il suicidio assistito non è reato, purché il malato sia cosciente delle proprie azioni.

LUSSEMBURGO: l’eutanasia è stata legalizzata nel marzo 2009.

PAESI BASSI: forse il caso più famoso. Dal 1994 l’eutanasia è stata depenalizzata: rimaneva un reato, tuttavia era possibile non procedere penalmente nei confronti del medico che dimostrava di aver agito su richiesta del paziente. Il 28 novembre 2000 il Parlamento ha approvato (primo Stato al mondo) la legalizzazione vera e propria dell’eutanasia. A partire dal 1° aprile 2002 la legge è entrata effettivamente in vigore.

SVIZZERA: ammesso il suicidio assistito. Il medico deve limitarsi a fornire i farmaci al malato.

STATI UNITI: la normativa varia da Stato a Stato. Le direttive anticipate hanno generalmente valore legale. Nello Stato dell’Oregon il malato può richiedere dei farmaci letali, ma la relativa legge è bloccata per l’opposizione di un tribunale federale.

SVEZIA: l’eutanasia è depenalizzata.

PERCORSI DI APPROFONDIMENTO

  • «A favore o anche contro, ma senza ideologismi», di Giancarlo Fornari, in Raffaele Carcano (a cura di), Le voci della laicità (Edup, 2006).
  • Eutanasia. Valori, scelte morali, dignità delle persone, di Demetrio Neri (Laterza, 1995).
    Un agile libro che illustra, in modo semplice ma esauriente, le questioni morali in gioco e i dibattiti aperti sul problema.
  • Osservatorio parlamentare UAAR: monitoraggio dell’attività parlamentare in favore delle istanze laiche.
  • Sia fatta la tua volontà, animazione flash realizzata da Francesco De Collibus e Virginia Capoluongo.
  • Vivere & Morire. Notiziario online su eutanasia, cure palliative, libertà terapeutica.

fonte: http://www.uaar.it/laicita/eutanasia

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DELLA MONNEZZA LICATESE NESSUNO NE PARLA ?


Nella città di Licata (AG) giacciono quintali di spazzatura nei cassonetti, vicino ai cassonetti, sotto, sopra e perfino a qualche centinaio di metri. La cittadina (40 mila abitanti) sembra un’ enorme pattumiera e l’aria è ormai irrespirabile. Il problema- ovviamente- non riguarda solamente Licata ma moltissime città della Sicilia e del sud in generale, il problema- ovviamente- non riguarda solamente Napoli e sarebbe ora che media e soprattutto Istituzioni cominciassero a parlarne. Le discariche sono piene ma il problema vero è che i comuni hanno debiti (spesso enormi) con i gestori delle discariche: no soldi no monnezza!

 Poi ci sono altri problemi, quelli piu’ importanti, quelli che non risolvi con una nuova discarica: l’ ignoranza e l’ incapacità degli amministratori e l’ignoranza e il menefreghismo dei cittadini.

 Sono ignoranti e soprattutto molto incapaci gli amministratori che sperano di risolvere il problema dei rifiuti  aprendo nuove discariche, un po’ come se noi, a casa nostra, pensassimo di evitarci la scocciatura di andare a buttare la spazzatura nascondendola sotto qualche zerbino. Sono gli stessi amministratori che non fanno nulla per mettere in condizione i cittadini di fare una vera raccolta differenziata, perché ci vuole molto piu’  che qualche cassonetto per la differenziata sparso a casaccio per la città. Ci vuole, per esempio, una raccolta differenziata porta a porta: l’operatore ecologico passa, porta a porta, a ritirare i sacchi della differenziata, quelli che si ostinano a non farla se la tengono la monnezza, a casa loro pero’; pare qualcosa di “fatascientifico” ma al nord è normale prassi.

Ancora piu’ grave è l’ ignoranza e il menefreghismo dei cittadini, quelli che non farebbero la raccolta differenziata nemmeno sotto tortura perche tanto “che me ne frega”. Ora, conoscendo la sicula lentezza nel risolvere i problemi, conoscendo l’ignoranza e l’ incapacità degli amministratori, conoscendo il menefreghismo dei cittadini e conoscendo gli enormi interessi che la mafia ha nello smaltimento dei rifiuti (piu’ monnezza piu’ soldi), mi sa tanto che al sud moriremo tutti di malattie legate all’inquinamento prima di risolvere il problema dei rifiuti. Quindi, queste mie parole, sono (piu’ che altro)  un appello alle Istituzioni affinchè facciano qualcosa per risolvere (davvero) i problema dei rifiuti. In fondo, basterebbe semplicemente che lo Stato facesse lo Stato (in questi tempi mafiosi, hai detto niente !)  e i cittadini facessero i cittadini.

LE ULTIMISSIME DA LICATA

50 CASSONETTI DATI IN FIAMME: E’ EMERGENZA IGIENICO SANITARIA

Cinquanta cassonetti pieni di spazzatura sono stati incendiati, nella notte tra sabato e domenica, a Licata. Ingente è il danno derivante dall’inquinamento ambientale subito dalla cittadinanza per lo sprigionarsi nell’aria della diossina emanata dagli incendi dei tanti cumuli di rifiuti.

POSSIBILE SOLUZIONE

Sulla situazione della raccolta dei rifiuti nell’Ambito territoriale Ag3, s’è svolta ieri una riunione tecnica a Ravanusa, alla presenza del Commissario liquidatore della Dedalo Ambiente Rosario Miceli e di tutti i Sindaci dei Comuni facenti parti dell’Ato Ag3. Dopo una lunga trattativa, grazie anche all’intervento dell’Ing. Domenico Michelon, Commissario delegato per l’Emergenza rifiuti, si è raggiunto un accordo con la Catanzaro Costruzioni per la riapertura della discarica di Siciliana. La Catanzaro Costruzioni ha assicurato il massimo impegno, infatti, al fine di favorire il ritorno alla “normalità” nella raccolta, per i primi due giorni sarà possibile conferire anche un semirimorchio al giorno, in aggiunta ai 6 compattatori giornalieri. “Nel giro di pochi giorni, grazie all’impegno di tutti gli operatori, si spera di poter bonificare tutte le zone della Città – è il commento dell’Assessore all’Ambiente Calogero Scrimali del Comune di Licata –. Voglio ringraziare quanti si sono impegnati per il superamento dell’emergenza che ha visto le nostre strade piene di rifiuti, mentre, devo, ancora una volta, sottolineare l’assenza ed il disinteresse sia del Presidente, degli Assessori e dei Consiglieri della Provincia Regionale di Agrigento, che del Presidente della Regione Siciliana Lombardo, alle problematiche della nostra Città. A tal proposito, voglio ricordare che da più di sessanta giorni questa Amministrazione chiede, senza positivo riscontro, l’intervento della competente Provincia di Agrigento, per risolvere il problema della pulizia delle nostra Spiagge” .
(La fonte delle “ultimissime” è: http://www.canicattiweb.com/)

Una soluzione discutibile, perchè non è e non potra’ mai essere una soluzione spostare la monnezza da una discarica all’altra. La raccolta differenziata (cioè la vera soluzione) pare proprio non piacere a nessuno.

Articolo datato 22 giugno 2011, a distanza di un anno e tre mesi ripropongo questo post (senza cambiarlo di una virgola) semplicemente perchè nulla è cambiato e questo è il risultato: Licata è una mega pattumiera a cielo aperto, l’emergenza rifiuti sta compromettendo le condizioni igienico sanitarie della citta’ tanto che il sindaco ha firmato un’ ordinanza per chiudere tutte le scuole. 

Gio’ Chianta

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La lobby della “munnezza” contro De Magistris


Il neo-sindaco denuncia un sabotaggio nei propri confronti per far fallire il piano anti-spazzatura previsto dalla sua prima delibera di giunta. Nel mirino dell’accusa quel sistema politico-affaristico che per anni ha lucrato sul ciclo dei rifiuti. I cinque giorni promessi per ripulire Napoli stanno scadendo e la città è sommersa da oltre 2mila tonnellate di spazzatura

Sabotaggio. Luigi De Magistris non usa mezzi termini per spiegare il perché Napoli sia sommersa dai rifiuti a quattro giorni dal suo proclama: “Ripuliremo la città in cinque giorni”, aveva annunciato illustrando il new-deal della città. Qualcuno ha remato contro: la “macchina della munnezza”, quella di chi in questi anni ha lucrato sull’emergenza perpetua e teme l’annunciato “voltar pagina”, ora gioca il tutto per tutto. E gioca sporco.

A cominciare dai dipendenti delle società che, in subappalto, gestiscono la raccolta in un lembo di città. Ex disoccupati, di quelli organizzati a fomentare la piazza e far crescere la protesta all’estremo. “Gente abituata a guadagnare fino a tremila euro al mese per non fare nulla” racconta chi li conosce bene: anche se cambiano le aziende, loro restano sempre al proprio posto. A fare e disfare. Come è successo l’altra notte, dove i soliti noti hanno impedito fisicamente la raccolta. Con le buone e con le cattive: indaga la Digos.

I nomi sono sempre gli stessi, i referenti politici pure: la filiera delle responsabilità è un monocolore azzurro, come il partito del Premier. Dal consigliere provinciale ex Forza Italia recentemente arrestato e sponsor di una delle cooperative attenzionate, al Presidente della Giunta Provinciale, Luigi Cesaro, che avrebbe dovuto da mesi individuare un buco dove stipare la munnezza di Napoli e non l’ha fatto. Da Nicola Cosentino fino al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che l’aveva giurata ai napoletani all’indomani della debacle elettorale.

Tutti sanno bene quanto il sistema sia fragile e come basti uno stuzzicadente per bloccare l’ingranaggio, tutti conoscono alla perfezione la parte assegnata in quel fetido copione. Ecco: per capire perché a ventiquattrore dalla scadenza dell’impegno preso dal Sindaco di Napoli la spazzatura in città cresce anziché diminuire, bisogna mettere insieme tutte le tessere di un puzzle già smontato e rimontato centinaia di volte. La città non è autonoma: una volta raccolti i rifiuti per strada, spetta alla Regione (a guida centrodestra, ndr) decidere dove sversarli e alla Provincia di Napoli gestire il resto. Il risultato è che gli oltre 200 mezzi di ASIA, la società del Comune che gestisce il servizio, sono colmi da giorni e non sanno dove andare a svuotare le loro pance. E la munnezza cresce per strada, dai bordi di periferia fino al centro. Il caldo fa il resto: in alcuni punti della città l’aria è irrespirabile, il cielo ammorbato da insetti di ogni specie che si moltiplicano insieme ai sacchetti.

L’ultimo bollettino parla di oltre 2.600 tonnellate sparse per le strade della città. Cifre drammatiche, destinate a crescere fino a quando il Governo non varerà il decreto che sbocca il trasferimento fuori regione dei rifiuti campani, unica soluzione con le discariche ormai intasate. La Lega, manco a dirlo, si oppone: dei rifiuti di Napoli accetta solo i lucrosi utili della gestione dell’inceneritore di Acerra. Lega di cassa e di Governo, che prende i soldi e scappa: dal caos, dalla puzza, dalle responsabilità di tre anni di immobilismo totale sul fronte rifiuti del Governo che sostiene anche in questa lenta e inesorabile agonia. Il risultato si vede e si annusa per le strade di Napoli, che oggi sono nelle stesse condizioni di tre anni fa. Pure peggiori, grazie soprattutto all’inerzia di tutti gli uomini del Presidente, che sapientemente avevano costruito a tavolino una nuova emergenza indotta da risolvere con il più classico dei miracoli salvifici berlusconiani. Qualcosa non è andato per il verso giusto, il sacchetto è esploso nelle mani di chi l’aveva preparato.

Da mesi il Presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro – l’uomo che porta mozzarelle ad Arcore dopo aver portato pizzini per conto di donna Rosetta Cutolo a metà degli anni ’80 – avrebbe dovuto individuare l’area per una nuova discarica da un milione di tonnellate. Un polmone fetido, per permettere davvero alla città di diventare autonoma dopo i vuoti proclami della B2, Berlusconi e Bertolaso. Un impegno preso, nero su bianco, a inizio anno a Palazzo Chigi ma mai mantenuto. Non solo: una delle tre linee di produzione dell’inceneritore di Acerra, gestito dai Lombardi di A2A, è fermo per manutenzione programmata. Proprio ora, quando era chiaro a tutti che in assenza di spazi in discarica a Napoli sarebbe scoppiato l’inferno. Una situazione buona per tutte le stagioni: se a Napoli avesse vinto Lettieri, Berlusconi avrebbe rivendicato un altro miracolo. Ora, lascia che la città sprofondi nei mali da lui stesso congegnati.

fonte : http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/21/la-macchina-della-munnezza-de-magistris-non-ci-sta-e-urla-al-sabotaggio/121405/

 

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LA LISTA: QUANTO PRENDONO DI PENSIONE I POLITICI.


Irene Pivetti, nel 2013, a 50 anni, dopo 9 anni a Montecitorio inizierà a percepire una pensione di 6.203 euro mensili. Giuseppe Gambale, entrato ragazzino nel 92′, è andato in pensione nel 2006 a 42 anni con 8.455 euro lordi al mese. Giovanni Valcavi, banchiere varesino, è rimasto al Senato 68 giorni (dovette poi dimettersi per incom…patibilità) ma ogni mese, dal 23 aprile del 1992 , porta a casa una pensione attualmente di 3.108 euro. Dall’autunno del 2000 incassa ogni mese il vitalizio senatoriale (sia pure ridotto per reversibilità) la vedova di un uomo che non mise mai piede al Senato: Arturo Guatelli, che subentrò a camere già sciolte al senatore Morlino (morto per infarto). Vi sono 4 ex parlamentari radicali ( Angelo Pezzana, Piero Graveri, Luca Boneschi e René Andreani), che percepiscono una pensione di 1.733 euro netti al mese per essere stati al Parlamento un solo giorno. Si sono infatti dimessi lo stesso giorno in cui sono stati proclamati eletti. Toni Negri, leader di Potere operaio, nel 1983 era detenuto per associazione sovversiva e insurrezione armata contro i poteri dello Stato. Pannella lo inserì nelle liste radicali facendolo eleggere in Parlamento, dove i mise piede alla Camera solo per sbrigare le pratiche connesse al suo insediamento. Dopo 64 giorni e 9 sedute, temendo di finire di nuovo in gattabuia, si diede alla latitanza in Francia senza mai più farsi vedere a Montecitorio. Ciononostante, dal 1993 (compiuti 60 anni) riscuote ogni mese la pensione parlamentare, oggi di 3.108 euro. Altri parlamentari con meno di 60 anni si sono aggiunti con l’interruzione dell’ultima legislatura: Antonio Martusciello, Fi, , 46 anni, dal 1° maggio 2008, intasca 7.959 euro lordi al mese di vitalizio. Lo stesso avviene per Rino Piscitello, Pd, 47 anni e mezzo e pure lui ha 4 mandati. Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi), 49 anni, deputato dal 1992, 16 anni di mandato effettivo, vitalizio di 8.836 euro lordi al mese. Enrico Boselli (Sdi), 51 anni, 4 mandati e 7.958 al mese. Come Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, 52 anni. Ricevono 6.203 euro al mese: Mauro Fabris (Udeur) e Franco Giordano (Prc) entrambi 50 anni, Stefano Boco (Verdi), 52 anni, Carlo Leoni (SD), 53 anni, Gloria Buffo (SD) 54 anni, Marco Fumagalli (SD), Maurizio Ronconi (Udc), 55 anni, Dario Rivolta (FI) 55 anni, Salvatore Buglio (RnP), 57 anni, Tana de Zulueta (Verdi), 57 anni, Mauro del Bue (Psi), 57 anni, Francesco Monaco (Pd), 57 anni. Hanno un mensile di 3.636 euro: Dario Galli (Lega), 57 anni, Giannicola Sinisi (Pd), 51 anni, Natale D’Amico (Dini), 52 anni, Roberto Barbieri (Psi), 55 anni, Roberto Manzione (Consumatori), Gianni Nieddu (Pd), 56 anni . Percepiscono 7.959 euro al mese Ettore Peretti (Udc), 50 anni, Ramon Mantovani (Prc), 53 anni, Enrico Nan (FI), 55 anni, Fulvia Bandoli (SD), 56 anni. Pietro Folena (Prc), 50 anni, 8.836 euro. Incassano 8.164 euro al mese Franco Danieli (PD), 52 anni, Stefano Morselli (La Destra), 54 anni, Euprepio Curto (An), 56 anni, Aniello Palumbo (Pd), 56 anni, Tiziana Valpiana (Prc), 57 anni. Ancora, tra i “giovani” pensionati del Parlamento, ritroviamo Marco Taradash, 57 anni, ex deputato di Forza Italia, un tempo radicale, e Alfonso Gianni, 58 anni, 15 di anzianità parlamentare, di Rifondazione , Valerio Calzolaio (Pd), e Vittorio Sgarbi, 55 anni, con 8.455 euro al mese. Ci sono anche sotto i sessant’anni, l’ex magistrato di «Mani pulite» Tiziana Parenti, Maura Cossutta, figlia del fondatore dei Comunisti italiani Armando; e Annamaria Donati, Verde della prima ora, Peppino Calderisi, storico combattente contro il finanziamento dei partiti quando era seguace di Marco Pannella, ora in Forza Italia e Nando Dalla Chiesa, 58, Pd. Ci sono gli ex senatori Edo Ronchi (Pd), 58 anni,e Willer Bordon, 59 anni: entrambi avranno (riscatti permettendo) il massimo del vitalizio senatoriale: 9.604 euro. Non vanno poi dimenticati gli ex parlamentari condannati per gravi reati e che ciononostante percepiscono laute pensioni: Paolo Cirino Pomicino (Udeur): 1 anno e 8 mesi definitivi per finanziamento illecito tangente Enimont, 2 mesi patteggiati per corruzione per fondi neri Eni, Antonio Del Pennino (FI):2 mesi e 20 giorni patteggiati per finanziamento illecito Enimont; 1 anno 8 mesi e 20 giorni, patteggiati per i finanziamenti illeciti della metropolitana milanese, e di protagonisti di Tangentopoli, come Altissimo, Di Donato, Pillitteri, La Ganga, De Lorenzo, Martelli, Tognoli. Senza dimenticare i falsi testimoni come Formica, e i condannati ante Tangentopoli: Pietro Longo, Franco Nicolazzi e Mario Tanassi. Pensiamo che negli Stati Uniti, Senato e Camera , all’unanimità, hanno deciso di negare la pensione ai parlamentari condannati per corruzione, spergiuro e altri reati contro la pubblica amministrazione. «I politici corrotti ha spiegato il promotore della legge, Nancy Boyda – meritano condanne alla prigione, non pensioni pagate dal contribuente». Ogni anno tra Camera e Senato si spendono più di 200 milioni di euro per pensioni degli ex parlamentari e la cifra è destinata solo a salire. Intervenire è un dovere!Dal Blog di Antonio Borghesi (http://www.antonioborghesi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=139&Itemid=1)

P.S. Antonio Borghesi (IDV) il 21 settembre 2010 aveva proposto di abolire il vitalizio per i deputati in carica e per quelli cessati. La proposta è stata rigettata con il seguente risultato. Presenti 525. Votanti 520. Astenuti 5. Hanno votato si all’abolizione del vitalizio in 22.
Hanno votato no all’abolizione del vitalizio in 498.

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E’ iniziato il presidio dei precari a Montecitorio


 


COMUNICATO STAMPA

Nel pomeriggio di sabato 18 giugno i PRECARI UNITI CONTRO I TAGLI hanno dato inizio al presidio permanente.

Un gruppo di lavoratori precari della scuola presidierà giorno e notte piazza Montecitorio;

una docente precaria, Monja Marconi,  inizia lo sciopero della fame.

Chiediamo il ritiro dei tagli iniziati con la legge 133 del 2008 che hanno peggiorato la qualità dell’insegnamento ed estromesso dalla scuola 150.000 lavoratori, tra docenti e ATA.

Chiediamo l’immissione in ruolo di tutti i precari nel rispetto della normativa europea che impone l’assunzione dopo tre anni di contratto a tempo determinato.

Alle 17.00 di domani convochiamo quindi  un’assemblea pubblica rivolta a tutto il mondo del precariato, anche  in occasione della giornata dell’indignazione precaria.

Uniamo tutte le nostre forze contro il Decreto Sviluppo che sarà discusso alla camera mercoledì e che discriminando i precari della Scuola Pubblica Statale rischia di creare un pericoloso precedente da estendere a qualsiasi altro settore del precariato sia pubblico che privato.

Manifestiamo la parte migliore di questo Paese.

Precari uniti contro i tagli

Per contatti: Monja 3471000555; Francesco 3398240024; Massimo 3285312437; Federica 3288694299

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Italiani Antileghisti


ennesimo raduno dell’estrema destra leghista ! Ancora cani SS ad abbaiare proclami di odio simili a quelli dei raduni a Norimberga negli anni ’30 ! L’Italia si è svegliata e non vuole più vedere famiglie intere applaudire e ridere a battute e proclami razzisti intolleranti vomitevoli da terzo reich ! Dire che sono al governo.. Che ci rappresentano all’estero… BASTA !!!

Appello della pagina Facebook  Italia Libera Civile E Laica = Italia Antifascista

————> Attentati leghisti 24 ore su 24 contro la Costituzione, i Diritti Umani, la Repubblica italiana ! Valori della Sinistra, dell’Estrema Sinistra e che DOVREBBE essere pure del Centro Destra !!!

Da condividere per piacere grazie :

Borghezio tiene lezione ai neo fascisti francesi: infiltrazione politica.
http://www.youtube.com/watch?v=lk8vpuajKGc

la pulizia etnica dei leghisti
http://www.youtube.com/watch?v=8Pl3-VgrAiw

Festa dei Popoli – Gentilini
http://www.youtube.com/watch?v=_WCZNQJkV3E&feature=related

L’Italia Della Lega Vietata Ai Diversi
http://www.youtube.com/watch?v=B-c1nk-lc1s

L’ITALIA RAZZISTA DI COLORE VERDE….PADANO…
http://www.youtube.com/watch?v=3D66wM4v9_o

Lega Nord (Padania libera dai coglioni della lega !!!)
http://www.youtube.com/watch?v=zRipSbdaxBA

LEGA NORD – Uccidi il diverso per qualche voto in più
http://www.youtube.com/watch?v=XiH5bdEvC4o&feature=PlayList&p=58957601C27532BA&playnext_from=PL&index=2

LEGA NORD …
http://www.youtube.com/watch?v=9O8U4-dNPb8

LEGA NORD … Un “Best” Of…
http://www.youtube.com/watch?v=9O8U4-dNPb8&feature=PlayList&p=58957601C27532BA&playnext_from=PL&index=0

BORGHEZIO… (Lega Nord)
http://www.youtube.com/watch?v=1LkQZELnJCg

ECC ECC ECC

http://www.facebook.com/pages/Italia-Libera-Civile-E-Laica-Italia-Antifascista/268616425007

 

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Morte di una giovane precaria. Ricordo di Silvia


di Stefania Bufano
Una volta, in un commento da qualche parte, ho letto che “I lavoratori telematici non hanno i calli alle mani”.
È vero. I lavoratori telematici sottopagati, o a cottimo, o co.co.co, o co.co.pro, o altro, in compenso, li hanno dentro la testa. Non sono calli da poco: sono calli che non si vedono e che perciò non esistono per nessuno, se non per il lavoratore che se li porta dentro per portarsi a casa cinque euro all’ora, qualche mese qui, qualche mese là. Fino a quando – magari all’ennesimo lavoro telematico che non lascia segni sulle mani – non gli viene l’esaurimento nervoso, o si suicida, o si ammala, allora diventano “calli” anche per qualcun altro. Di famiglia.
Ci sono lavori usuranti che ti usurano dentro. Ci sono cose che in un certo senso, anche se tu sei pur vivo, ti ammazzano. Ci cose che non si possono dimenticare.

Ricordo Silvia, una mia collega di lavoro (di lavoro… Insomma: uno dei tanti lavori) che veniva a lavorare anche se malata. Molto malata. Lavorava “a cottimo” (cottimo “legalizzato”, naturalmente) insieme a me: altrimenti forse non ci sarebbe venuta, in quel periodo, a lavorare. Almeno gli ultimi due mesi. Almeno io così penso ora… Avrebbe potuto… Avrebbe potuto… Non so. So solo che ha lavorato fino a quindici giorni prima di morire. Quindici giorni: tanto quanto è durato il suo ricovero in ospedale per l’intervento chirurgico e… Quindici giorni: pari ai quindici giorni di vita che le erano rimasti. Silvia è passata dal lavoro all’ospedale. Dall’operazione a un brevissimo risveglio, un brevissimo saluto ai suoi cari. Poi il coma e la fine.

Era maggio, o forse già giugno. Il lavoro era nuovo per lei. Aveva iniziato da poco tempo. Era così contenta quando era arrivata! Non lo voleva perdere – già poco dopo essere arrivata – il lavoro. Non voleva perdere la “produzione”. Mentre intanto perdeva la vita e non lo sapeva. Eravamo ormai sul finire dell’estate. Silvia, che prima lamentava solo qualche disturbo, iniziava a stare abbastanza male e a fare esami medici che, passavano i giorni, e sembravano diventare sempre più “urgenti”. Anche se cercava, sul lavoro, di tenere un atteggiamento composto ed equilibrato, informando noi colleghi del succedersi degli eventi, di esami medici che aveva fatto, di quelli che doveva ancora fare… Qualcuno fra noi iniziava – sotto sotto – a preoccuparsi, pur cercando di non lasciarlo trapelare. Principiava l’autunno. Anche Silvia forse aveva iniziato a temere davvero qualcosa. Una mattina, presa tra il vortice del lavoro e la serie di esami medici urgenti che sembravano non avere mai fine, trovandosi a dover parlare al telefono in ufficio davanti a noialtri, forse a seguito dell’aver appena appreso di un ulteriore e particolare accertamento, che non faceva ben sperare, sbottò: “Ma insomma! Ma cosa pensano! Che io abbia un tumore!”. Forse noi colleghi ci fermammo un attimo, in uno strano silenzio. Chi schiacciò il tasto “pausa”, chi “stop”. Poco dopo, la battitura sui tasti dei nostri computer riprese, e così anche l’audio che usciva dalle nostre cuffie. “Play”.

*

Silvia veniva la mattina in ufficio che non aveva dormito: non poteva più dormire distesa. Ormai dormiva – il poco che dormiva – seduta su una poltrona, ci diceva. Non poteva mangiare quasi più niente: come mangiava vomitava. Il suo stomaco non voleva più niente dentro, lo rifiutava. Con qualche pezzetto di banana poteva ancora farcela, diceva ancora Silvia. E continuava a lavorare. Perdio! Silvia stava male e lavorava. Silvia stava molto male, e lavorava. Silvia stava morendo e lavorava! Doveva pagare l’affitto. Il mese finisce per tutti e non tutti, tutti i mesi, possono portare i soldi a casa.

A momenti, aveva iniziato a scappare in bagno. Una volta la trovai che, con una salvietta da bagno, vedendomi arrivare, in fretta stava asciugandosi o coprendosi la bocca. Credo che le risalisse su, dallo stomaco, una schiuma.

I succhi gastrici, nei continui rigurgiti, le avevano come bruciato tutto, dallo stomaco in su, fino all’esofago. Già di costituzione così minuta, così magra, era sempre più magra, Silvia!

*

Da qualche parte una volta ho letto, riguardo ai caduti italiani in guerra, o anche caduti in “missioni di pace”, qualcosa come: “È triste. È una sporca guerra, ma qualcuno la deve fare”, lavandosene le mani. È tutto un lavarsene le mani: coi figli degli altri. Sulla pelle degli altri.

Silvia non era andata in guerra: faceva – come molti fanno – due (o anche tre) lavori diversi per mantenersi. Non stava così male all’inizio: la vedevo solo sempre molto stanca, e ciò in fondo è “normale”, se uno fa più o meno sempre due o tre lavori per volta. Per anni. Aveva calcolato di poter lasciare l’altro “lavoro” e invece di correre di qua e di là, farne solo uno. Semplice e giusto ragionamento. Correva da una parte all’altra per fare un lavoro “normale”. Lavoro “normale” in cui non è previsto ammalarsi. Voleva fare ancora tante cose. Voleva finire di laurearsi. Le mancava solo la tesi. Io non ho fatto in tempo a conoscerla un po’ meglio, ma penso che non si fosse ancora laureata non certo perché impreparata, ma a causa sempre del lavoro. Era esperta di cinema e fumetti. Sapeva tutto di cinema e fumetti. Quando parlava di queste cose sembrava un’enciclopedia vivente. Potevi chiederle qualsiasi cosa. Era il novembre dell’anno 2001 e Silvia aveva trentaquattro anni. Oggi ne avrebbe avuti quarantatré.

Tutta la vita davanti

Lungo e doveroso PS.

Qualche giorno fa, in un programma televisivo, ho visto due signorotti in giacca e cravatta come ospiti (ospiti seduti sulle loro comode sedie, naturalmente) che parlavano di “lavoro” che – con tutta evidenza – non conoscevano, non conoscono e non conosceranno mai (a meno che, come in un bel film comico, ci siano mandati a calci in culo, al “lavoro”, una buona volta). Di uno ho rimosso quello che ha detto (poco dopo ho dovuto interrompere l’ascolto, altrimenti mi restavano solo due possibilità: o vomitavo o spaccavo qualcosa), dell’altro (d’ora in poi: Signore Giacca & Cravatta) ricordo una serie, nel giro di pochi minuti, di sciocchezze di una gravità inaudita e con la solita logica “rovesciata”: insomma, perversa. Cose come: “Il lavoro sottopagato è sempre meglio che non lavorare” (ma certo: fallo tu, e per una ventina d’anni, magari, e poi ne riparliamo… Eh?). Poi il Signore Giacca & Cravatta continuava, naturalmente, con le sue Somme Serie Banalità e Idiozie in Stile ho Sentito Dire Che e/o Le Statistiche Dicono Che. Tipo: Tutti Oggi Vogliono Studiare Ma non si Può (Eccetto Mio Figlio, naturalmente); Mancano i Lavoratori Nell’Artigianato e Gli Italiani Che non Vogliono Più Fare Certi Mestieri (Eccetto Mio Figlio Che Si Può Permettere Ben Altro, modestamente). Il Signore Giacca & Cravatta, infatti, non sa che il Lavoratore Sottopagato Meglio Che Niente va: dal lavoratore africano, o romeno, o polacco, o d’altra nazionalità – che qui quasi crepa di fame o crepa sotto le bastonate di qualcuno andando a raccogliere i pomodori, o su qualche cantiere edile o altro – al lavoratore/lavoratrice italiano/italiana come Silvia che va a lavorare anche Gravemente Malata, Fino a Poco Prima di Morire. Perché bisogna essere chiari e tondi: Sono questi i Lavori Sottopagati impliciti ai discorsucci del Signor Giacca & Cravatta Meglio Sottopagati Piuttosto Che Niente.

Infine, una doverosa preghiera ad alcuni giornalisti: non invitate più di questi Inutili Signori Giacca & Cravatta nei vostri programmi. I lavoratori sottopagati “regolarmente” non vanno a lavorare sottopagati “regolarmente” per sentire, a sera, sciocchezze da Ignoranti (oppure Perversi, a scelta) Eleganti. Grazie.

Fonte: http://www.gliitaliani.it/2010/05/morte-di-una-giovane-precaria-ricordo-di-silvia/

 

Pubblicato in: abusi di potere

In Italia ci sono 574. 215 auto blu. Vi pare normale ?


Record mondiale per l’Italia, risultato il Paese con il più elevato numero di auto blu al mondo: 574.215 automobili.
Al secondo posto ci sono gli Stati Uniti d’America: 73.000 (!), Francia 65.000, Gran Bretagna 58.000, Germania 54.000, Turchia 51.000, Spagna 44.000, Giappone 35.000, Grecia 34. 000 e Portogallo 23.000.

Il problema non sembra avere soluzione: dal 2001 al 2006, alla voce «noleggio di automezzi» nel bilancio delle spese che gravano sulle casse dello Stato si è verificata una vera impennata; i costi sono cresciuti da 28 a 140 milioni di euro, pari a un aumento reale del 357%

(dati da: www.autoblog.it)

 

P.S. Vorrei ricordare  che in periodo di tagli e di vacche magre (per noi, mica per loro), questo criminoso governo (per non fare raggiungere il quorum al referendum) non ha accorpato il referendum alle amministrative, giochetto che ci è costato la “modica” cifra di 300 e passa milioni di euro. E noi paghiamo, mica loro !


Pubblicato in: cose da PDL

Bisogna punire i dipendenti pubblici che usano internet per motivi privati durante l’orario di lavoro.


Bisogna punire i dipendenti pubblici che usano internet per motivi privati durante l’orario di lavoro.

(Giorgio Clelio Stracquadanio, 15 giugno 2011.
Nella foto Sabatino Aracu, deputato PdL, in aula) Giorgetto, ci pensi tu a punire Sabatino ? 

dal blog: http://metilparaben.blogspot.com/

Pubblicato in: MARCELLO LONZI

VERITA’ E GIUSTIZIA PER MARCELLO LONZI


Vi racconto  la storia di un ragazzo, vi racconto questa storia perché nei panni di Marcello ci sarebbe potuto essere un mio conoscente, un mio amico, mio fratello.

Nel 2003 Marcello Lonzi  finisce in carcere perché condannato per tentato furto a nove mesi di reclusione, affidato alla Giustizia si direbbe. L’11 luglio del 2003 Marcello muore nel carcere le Sughere a Livorno. Nessuno avverte Maria Ciuffi, madre di Marcello, che il figlio è morto, la donna viene a sapere della morte del figlio solo il giorno successivo alla morte, quando ormai  il corpo senza vita di Marcello si trova tra le mani del medico legale per l’autopsia.

Ufficialmente Marcello muore d’infarto, ma Maria non puo’ credere che suo figlio sia morto d’infarto con otto costole rotte e due buchi in testa, cosi’ comincia a cercare la verità.

 Il magistrato che si occupa del caso continua a ripetere a Maria che il figlio è morto per un infarto oppure per stress, come da perizia. Nel 2004 il caso viene archiviato, ufficialmente Marcello è morto per cause naturali. Ma nessuno puo’ fermare una madre piena di dolore, una madre che chiede verità e giustizia per un figlio morto in circostanze a dir poco misteriose; Maria decise di denunciare il magistrato che si era occupato della vicenda, ma la denuncia a carico del magistrato viene archiviata pero’ le indagini per la morte di Marcello vengono riaperte, perché c’è piu’ di qualcosa che non torna.

Nel 2006 viene riesumata la salma di Marcello e si viene a scoprire che il corpo del ragazzo era piu’ devastato di quanto fosse scritto nella perizia. Le foto del corpo di Marcello parlano chiaro, il ragazzo è stato picchiato violentemente. Nemmeno questo basta per arrivare ad una verità e nel 2010 il caso viene nuovamente archiviato.

Su questa vicenda c’è stato una strano silenzio, in pochi se ne sono occupati. Personalmente ho cominciato a leggere qualcosa su questa storia in qualche sito internet. Qualche tempo fa ho letto (sul blog di Grillo) un’intervista alla madre di Marcello, intervista che mi ha commosso, intervista che abbiamo pubblicato anche su questo blog (https://ilmalpaese.wordpress.com/2011/01/07/marcello-lonzi-morto-in-carcere-con-8-costole-rotte-e-2-buchi-in-testa-per-un-infarto/). Il post che riportava la storia di Marcello è stato ed è molto cliccato, evidentemente la storia di Marcello è allo stesso tempo tanto drammatica quanto poco conosciuta.  Sul caso Lonzi non si è fatta giustizia, percio’ dobbiamo “fare casino” affinchè la storia di Marcello venga conosciuta da gran parte dell’opinione pubblica.

Per prima cosa vi invito ad iscrivervi nella fan page Facebook ( https://www.facebook.com/group.php?gid=107031239328772) dedicata a Marcello Lonzi (gestita personalmente anche dalla madre).

 Vi ricordo che sabato 25 giugno (ore 16, piazza Guerazzi) a Pisa ci sarà un presidio per non dimenticare Marcello Lonzi (  https://www.facebook.com/event.php?eid=223712137648797)

Per il resto vi invito a diffondere il piu’ possibile questa storia e a partecipare a tutte le manifestazioni che ci saranno in onore di un ragazzo morto “per cause naturali” con otto costole rotte, due buchi in testa e un corpo completamente devastato. Mi raccomando !

Gio’ Chianta

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Brunetta, un ministro non all’altezza (in tutti i sensi)


Brunetta: “Precari, l’Italia peggiore”. Cosa posso dire sull’ultima esternazione di Brunetta ? Istintivamente mi verrebbe voglia di insultarlo, ma non voglio scendere al suo livello e percio’ mi limito a dire la mia, pacatamente. Mi limito a dire che non ho ancora capito cosa abbia fatto Brunetta (di positivo) in tanti anni di politica; mi limito a dire che uno che percepisce uno stipendio faraonico, (come tutti i politici) per fare non si sa bene cosa, non dovrebbe andare in giro ad offendere la gente che lavora davvero, dovrebbe ringraziare la Madonna per averlo miracolato.

Ma Brunetta è noto per le sue dichiarazioni inverosimili, imbarazzanti, senza senso e offensive:

Sono meglio di Padre Pio. (citato in la Repubblica, 3 ottobre 2008, p. 33)

Il Paese è con me, ma un pezzo del Paese no, e me ne sono fatto una ragione: il Paese delle rendite e dei poteri forti, e quello dei fannulloni, che spesso stanno a sinistra. (citato in Corriere della sera, 16 novembre 2008)

Il lavoro pubblico è stato usato per tanto tempo come un ammortizzatore sociale, soprattutto da parte delle donne che uscivano a fare la spesa in orario di lavoro. (citato in Agi News, 2 aprile 2009)

Bisogna mandare i poliziotti per le strade. Ma non è facile farlo: non si può mandare in strada il poliziotto “panzone” che non ha fatto altro che il passacarte, perché in strada se lo mangiano.

Chi è fuori dalle istituzioni e fa opposizione extraistituzionale, questo va additato alla gente, perché lorsignori stanno preparando un vero e proprio colpo di stato. […] Rifate la vostra battaglia politica, la vostra battaglia valoriale, se ne siete capaci. Abbandonate al destino subdolo questa élite di merda. Lo dico alla sinistra politica, a quella perbene. A quella per male, vadano pure a morire ammazzati. (da Repubblica.it, 19 settembre 2009)

Io, povero, non bel­lo e non ricco, ho fatto il culo al mon­do e sono la Lorella Cuccarini del go­verno Berlusconi. (citato in L’ultimo show del ministro…, Corriere della sera, 20 settembre 2009)

Vorrei fare il fannullone, ma non ci riesco. (citato in Renato Brunetta: Vorrei fare il fannullone, ma non ci riesco, Panorama del 04/07/2008)

Fino a quando non sono andato a vivere da solo era mia madre che la mattina mi rifaceva il letto. Di questo mi sono vergognato. (citato in «Bamboccioni? Ci vuole una legge che obblighi i figli ad uscire di casa a 18 anni», Corriere della sera, 17 gennaio 2010)

Ho trovato anche due dichiarazioni su Brunetta perfettamente calzanti:

Il deputato Brunetta è il fannullone più fannullone d’Italia, è davvero il prototipo del fannullone di stato, perché continua a prendere lo stipendio da deputato pur non svolgendo più il lavoro da deputato, è davvero una vergogna perché, tra l’altro, vuole fare anche il moralizzatore della pubblica amministrazione, vuole fare anche il fustigatore dei dipendenti pubblici fannulloni; può un fannullone come Brunetta fare il fustigatore della pubblica amministrazione? Non penso proprio, però, purtroppo, la casta continua a mantenere i suoi privilegi. (Francesco Barbato)

Brunetta è il classico fanatico: uno che quando parla gli saltano uno dopo l’altro i freni inibitori, e gli esce fumo dalle orecchie. […] In questo Brunetta (come parecchi ex socialisti, ahimè) è il berlusconiano perfetto: pur di non dubitare di se stesso, attribuisce ogni problema alla malvagità del Nemico. (Michele Serra)

Pubblicato in: REFERENDUM

IL QUORUM C’E’: IL POPOLO ITALIANO NON VUOLE BERLUSCONI !


Il Popolo italiano si è espresso chiaramente:

Il Popolo italiano non vuole la privatizzazione dell’acqua !

Il Popolo italiano non vuole il nucleare !

Il Popolo italiano non vuole Silvio Berlusconi !

Il Popolo italiano non vuole piu’ vedere Berlusconi in Parlamento ma in Tribunale !

Berlusconi vattene !

Pubblicato in: ambiente, berlusconeide, cose da PDL, NUCLEARE, REFERENDUM

Berluscoidi: istruzioni per l’uso


(di sonounitagliano)

Il giorno del verdetto: oggi si saprà se i referendum raggiungeranno o no il quorum. Io, però, oggi voglio parlare degli astenuti. Togliamoci subito il pensiero e dividiamoli in tre categorie. Ci sono quelli che si astengono perché disinformati, indecisi o semplicemente perché non gliene frega una ceppa: si può non condividere, ma sono astenuti a pieno titolo ed esercitano un diritto in maniera pulita. Subito dopo vengono quelli che sono per il NO ma si astengono per far mancare il quorum: etica democratica pari a zero, ma almeno ammettono di giocare col trucco. Infine ci sono i berluscoidi, cloni sbagliati del cavaGliere d’ItaGlia: ci tengono a far sapere al mondo che ragionano con la loro testa e, nel caso dei referendum, cercano di giustificare la loro astensione in modo logico. Ovviamente sono anche i più comici.

Ieri, ad esempio, mi imbatto in una pagina Facebook chiamata “Dico quello che penso”. Cattolici di destra, già il nome è una excusatio non petita: avete presente quando dite una cazzata, tutti vi guardano e voi rispondete “Oh, io questo penso”? Ecco, una cosa così. La versione completa del nome sarebbe “Credetemi, dico quello che penso, non quello che pensa Berlusconi per me!”.

La pagina, per inciso, è ben scritta: ordinata, post in italiano, buon uso dell’ironia. Insomma, ottime potenzialità usate alla cazzo di cane, come una moto in mano a un bambino: potrebbe falciare chiunque (meglio se gay, musulmano o comunista). Al momento di venire al succo, puntualmente, cadono. Trovo questo post:

Ora… per rispondere dovrei nell’ordine: chiarire cosa cambia tra lo svuotamento di una legge e la sua abrogazione con annessi significati politici (Legittimo impedimento); parlare della differenza tra promesse dei governanti e limiti imposti da un’abrogazione referendaria (Nucleare); analizzare punto per punto la “Direttiva Bolkenstein” (Privatizzazione dell’acqua); mettere in risalto la contraddizione tra il concetto di remunerazione garantita e lo pseudo- liberismo economico del Pdl (Profitti sull’acqua).

Starei anche per farlo, ma rifletto. Perché perdere tempo con gente che magari crede che la Direttiva Bolkenstein sia una canzone di Battiato (“Un giorno sulla Direttiva Bolkenstein, per caso vi incontrai Alfred Einstein…”)? Meglio tentare cose più realistiche: oggi allenerò la nonna nel decathlon per farla qualificare alle Olimpiadi, domani andrò a Pisa vestito da Padre Maronno e urlerò alla torre “RADDRIZZATI, IN NOME DEL LIBBRO!”.

Permettetemi, quindi, di suggerirviun altro approccio. Senza entrare nel merito dei loro argomenti, basta invocare lo spirito di Aristotele e ricorrere alla logica pura. “Scusa, hai detto che questi referendum sono inutili, giusto?” – “Sì” –  “Quindi qualunque sia l’esito non cambierà nulla, giusto?” – “Sì” – “Allora se non cambia nulla perché te la prendi tanto a cuore?”. Eventualmente chiarire il concetto tramite l’illustrazione grafica qui sopra.

Mediamente il Berluscoide dovrebbe assumere l’espressione del pesce palla qui a sinistra. A quel punto, però, abbiate buon cuore, non infierite. Cambiategli l’acqua, dategli il mangime, comprategli una simpatica alghetta con la quale giocare. In fondo sono di compagnia.

FONTE :  http://sonounitagliano.wordpress.com/2011/06/13/berluscoidi-istruzioni-per-luso/

Pubblicato in: REFERENDUM

IL PDL MANDA MAIL AI TESSERATI PER ANDARE A VOTARE (paura eh !)


Con il quorum sempre piu’ a portata di mano, il PDL sta spingendo i suoi elettori ad andare a votare per sostenere le tesi del Premier: NO, NO, NO, NO. In queste ore, sta circolando in rete questa mail (che parrebbe proprio non essere una bufala, anche se il condizionale è d’obbligo e stiamo cercando di risalire alla fonte originaria. Se qualcuno ha notizie in merito…)
Caro amico, cara amica
Alla luce delle percentuali ufficiali estrapolate alle ore 12 giorno corrente dal Viminale, ci preme rettificare le indicazioni di voto diffuse a mezzo stampa nei giorni precedenti da parte di tutti i nostri rappresentanti. Vista l’alta affluenza alle urne riguardante il referendum per l’abrogazione delle norme in calce temiamo una elevatissima percentuale di “SI” (che si attesterebbe ad oltre l’80% secondo sondaggi), mettendo l’attuale direttivo nazionale e il governo tutto in un’imbarazzante posizione con poche giustificazioni in tal senso. Vi pregherei, a titolo personale e a titolo di tutti gli esponenti di partito e di quelli alleati, di recarvi immediatamente alle urne a votare “NO” quanto meno per abbassare la percentuale dei voti a favore. Sicuro in un Vs piccolo sacrificio per dare un segno di solidarietà alla Ns coalizione Vi auguro una buona domenica.
In fede.Direttivo Popolo delle Libertà
Roma

Pubblicato in: REFERENDUM

Io ho votato


Questo blog e la fan page Resistenza antiberlusconiana lanciano l’iniziativa “Io ho votato”: subito dopo aver votato ognuno di voi scriva su questo blog (a commento del post, un modo per contarci) sulla bacheca della fan page (che sarà aperta a tutti) e sulle bacheche personali : “Io ho votato”. Un modo per contarci, per darci forza e per urlare pubblicamente e con orgoglio “Io ho votato”.

Gio’ Chianta,  direttore del blog e fondatore di “Resistenza antiberlusconiana”.

Pubblicato in: CRONACA

Adesso Cesare Battisti puo’ spassarsela alla faccia delle famiglie delle sue vittime. Vergogna !


Dopo anni di latitanza e carcere, Cesare Battisti è stato scarcerato ed è attualmente un uomo libero. Libero di spassarsela come meglio crede alla faccia delle vittime e delle famiglie delle vittime. E’ vero, io sono uno di quelli che, dopo che un qualsiasi imputato viene condannato con sentenza definitiva passata in giudicato per omicidio (e sottolineo per omicidio, sui reati meno gravi si puo’ discutere), butterebbe le chiavi della cella fino a fine pena: niente riduzione della pena, niente indulto, nessun beneficio per gli assassini.

A maggior ragione lo farei con chi è stato condannato in contumacia all’ergastolo, con sentenze passate in giudicato, per aver commesso quattro omicidi in concorso durante gli anni di piombo. Se ogni cittadino si prendesse la briga di andarsi a leggere la “carriera” delinquenziale di Battisti sicuramente rimarrebbe sconvolto.

E dire che personaggi di indubbio spessore, in questi anni, hanno solidarizzato con Battiti e hanno perfino raccolto delle firme in suo favore per chiederne lo status di rifugiato politico. Tutta questa solidarietà nei confronti di Battisti nasce dal fatto che si discute molto su come sia stato condotto il processo contumaciale a carico di Battisti e sul fatto che le prove a carico di Battisti si baserebbero unicamente sulle dichiarazioni del pentito Mutti.

Potremmo trascorrere degli anni discutendo su come si sia svolto il processo, nonostante cio’ ci sarebbe comunque chi continuerebbe a pensare che il processo Battisti sia stato una farsa e chi continuerebbe a pensare che tutto si è svolto regolarmente; queste sono opinioni, per fortuna esistono i fatti e i fatti sono altri.

I fatti ci dicono che un tribunale italiano ha condannato Battisti all’ergastolo, i fatti ci dicono che molti processi di mafia e terrorismo si sono basati sulle accuse dei pentiti, le prove, in quei processi, erano solo le dichiarazioni dei pentiti e se i magistrati hanno ritenuto attendibili quei pentiti e quelle accuse non si puo’ discutere, si deve rispettare una sentenza sia quando ci piace sia quando non ci piace.

Ci vuole rispetto per la Giustizia, ci vuole rispetto per le vittime e soprattutto ci vuole rispetto per le famiglie delle vittime che ancora piangono i loro morti ammazzati mentre Battisti se la spassa in Brasile.

Gio’ Chianta

Pubblicato in: satira

ALFANO E’ “IL SEGRETARIO FATTORINO”.


IL SEGRETARIO ABUSIVO: Alfano è l’unico segretario di partito al mondo che svolge “abusivamente” il suo ruolo: lo Statuto di partito del PDL non prevede che ci sia un segretario nel partito. Ma un monarca assoluto: venerabile, infallibile e indiscutibile

IL SEGRETARIO SCELTO DAL CAPO: Alfano è l’unico segretario di partito al mondo non eletto da un organo collegiale o dagli iscritti al partito ma nominato direttamente dal Capo. Lo statuto del PDL prevede che chiunque voglia svolgere un ruolo nel partito debba tassativamente essere “battezzato” dal Capo, con funzione religiosa propria del berlusconesimo.

PRIMARIE AD PERSONAM: Alfano è l’unico segretario di partito al mondo che, pur mostrandosi favorevole alle primarie, sta al suo posto non per il volere  degli iscritti al partito che l’hanno votato democraticamente attraverso le primarie  ma uno dei tanti nominati dall’Unto del Signore-o dal Viscido delle Madonna se preferite, questioni di punti di vista) Per la serie: le primarie sono bellissime ma non fanno per me. 

Gio’ Chianta

 

Pubblicato in: MALAFFARE, NUCLEARE, politica

il nucleare in Italia deciso da mazzette e interessi privati (da Wikileaks)


 

In un cablo segreto spedito a Washington, l’ambasciatore americano rivela che ‘alti ufficiali’ dell’esecutivo di Berlusconi avrebbero preso tangenti per comprare tecnologie e centrali francesi.

All’inizio è solo un timore, poi si trasforma in più di un sospetto: la rinascita del nucleare in Italia è condizionata dalle tangenti. Un’ipotesi circostanziata, messa nero su bianco in un rapporto del 2009 per il ministro dell’Energia di Obama, Steven Chu. Negli oltre quattro mila cablo dell’ambasciata americana di Roma la parola corruzione compare pochissime volte e in termini generici. Quando invece si parla delle nuove centrali da costruire, allora i documenti trasmessi a Washington diventano espliciti, tratteggiando uno scenario in cui sono le mazzette a decidere il destino energetico del Paese.

Nel momento in cui il devastante terremoto giapponese obbliga il mondo a fare i conti con i rischi degli impianti e lo spettro di una colossale contaminazione, i documenti ottenuti da WikiLeaks che “l’Espresso” pubblica in esclusiva permettono di ricostruire la guerra nucleare segreta che da sei anni viene combattuta in Italia. Uno scontro di Stati prima ancora che di aziende, per mettere le mani su opere che valgono almeno 24 miliardi di euro e segneranno il futuro di generazioni. Francesi, russi e americani si danno battaglia su una scacchiera dove si confondono interessi industriali, politici e diplomatici: cercano contatti nel governo, nei ministeri, nei partiti e nelle aziende. Per riuscire a conquistare quello che appare il mercato più ricco d’Europa. E lo fanno – secondo i dossier statunitensi – senza esclusione di colpi.

LA FENICE ATOMICA
Gli americani cominciano a muoversi nel 2005, quando con una certa sorpresa scoprono che l’energia nucleare sta risorgendo dalle ceneri del referendum del 1987. Per gli Usa si tratta di un’occasione unica: lo strumento per allontanare l’Italia dalla dipendenza nei confronti del gas russo, l’arma più potente nelle mani di Vladimir Putin. La questione diventa quindi “prioritaria” per l’ambasciata di Roma, che si muove verso due obiettivi: convincere i politici a concretizzare il programma atomico e far entrare nella partita i colossi americani del settore. Complici il prezzo sempre più alto degli idrocarburi, i rincari delle bollette e le promesse di sicurezza dei reattori più avanzati, gli italiani sembrano sempre meno ostili al nucleare. E il governo di Silvio Berlusconi non mostra dubbi su questa scelta. Più difficile – scrivono nel 2005 – convincere il centrosinistra che “si oppone largamente all’idea. Comunque, i nostri contatti sostengono che, anche se dovesse tornare al governo, il rinnovato impegno dell’Italia nei programmi nucleari non si fermerà”. La componente verde della maggioranza di Romano Prodi si oppone a ogni programma. Il ministro Pier Luigi Bersani invece apre alle sollecitazioni statunitensi e nel 2007 spiega all’ambasciatore che “l’Italia non è fuori dalla produzione di energia nucleare, l’ha solo sospesa”, per poi riconoscere che “carbone pulito e nucleare probabilmente giocheranno un ruolo importante nell’assicurare i bisogni del futuro”. Lo stesso Bersani che in questi giorni, dopo la crisi nipponica, è stato pronto a condannare “il piano nucleare del governo”.

Lo scontro più feroce però è quello che avviene per costruire i futuri impianti: almeno sei centrali, ciascuna del costo di circa 4 miliardi. Si schierano aziende-Stato, che sono diretta emanazione dei governi e godono dell’appoggio di diplomazie e servizi segreti. In pole position i francesi di Areva, quasi monopolisti nel Vecchio continente dove hanno aperto gli unici cantieri per reattori di ultima generazione: hanno 58 mila dipendenti e 10 miliardi di fatturato l’anno. E anche i russi, che nonostante Chernobyl continuano a esportare reattori in Asia, cercano di partecipare alla spartizione della torta. Negli Usa ci sono Westinghouse e General Electric che “sono interessate a vendere tecnologia nucleare all’Italia, ma si trovano a dover affrontare una dura competizione da parte di rivali stranieri i cui governi stanno facendo una pesante azione di lobbying sul governo italiano”.

MAZZETTE ALLA FRANCESE

L’allerta diventa massima nel 2008, quando Berlusconi assicura agli Usa che stavolta il suo esecutivo “rilancia sul serio il settore. Se andranno davvero avanti, ci saranno contratti per decine di miliardi”. Con una minaccia: “Vediamo già un’azione di lobbying ad alto livello da parte dei leader del governo inglese, francese e russo”. I colloqui con il consigliere diplomatico del ministro Claudio Scajola, Daniele Mancini, “suggeriscono che i francesi e i russi stanno già manovrando e facendo lobbying per i contratti”. Ed ecco la previsione: “La corruzione è pervasiva in Italia e temiamo che potrebbe essere uno dei fattori che dovremo affrontare andando avanti”. L’avversario è Parigi, che può sfruttare gli intrecci economici tra Enel ed Edf per stendere la sua trama. “Temiamo che i francesi abbiano una corsia preferenziale a causa della loro azione di lobbying ai più alti livelli e a causa del fatto che le compagnie che probabilmente costruiranno gli impianti in Italia hanno tutte un qualche tipo di French connection. Continueremo i nostri energici sforzi per garantire che le aziende americane abbiano una giusta chance”.

Pochi mesi dopo i francesi danno scacco: Sarkozy e il Cavaliere firmano l‘accordo che assegna ad Areva la costruzione di quattro reattori modello Epr in Italia. Siamo a febbraio 2009, la diplomazia statunitense vuole impedire che il successo di Parigi si trasformi in scacco matto. E intensifica gli sforzi per occupare gli spazi rimasti, ossia la fornitura di almeno altre due centrali. A maggio arriva a Roma il Mister Energia di Obama, Steven Chu.

L’ambasciata lo mette in guardia: “L’intensa pressione dei francesi, che forse comprende tangenti (“corruption payment”) a funzionari del governo italiano, ha aperto la strada all’accordo di febbraio tra le aziende parastatali italiana e francese, Enel e Edf, in modo da formare un consorzio al 50 per cento per costruire centrali in Italia e altrove. L’intesa prevede la costruzione di quattro reattori dell’Areva entro il 2020 e, cosa ancora più preoccupante, può imporre quella francese come tecnologia standard per il ritorno dell’Italia al nucleare“.

Gli americani ipotizzano che dietro la scelta degli standard a cui affideremo il nostro futuro e la sicurezza del Paese ci possano essere state bustarelle. E chiedono al ministro per l’Energia: “Dovrebbe far presente che abbiamo preoccupanti indicazioni del fatto che alle aziende americane sarà ingiustamente negata l’opportunità di partecipare a questo programma multimiliardario”. L’ambasciata è molto decisa nel delineare un contesto di scorrettezza. Il promemoria scritto da Elizabeth Dibble, all’epoca reggente della sede di Roma oggi diventata consigliera di Hillary Clinton, insiste: “è anche molto importante che ricordi al governo italiano che ci aspettiamo pari opportunità per le nostre aziende, visto quello che abbiamo notato fino a oggi nel processo di selezione”.

RUSSIA? NO GRAZIE.
Alla fine del 2008 gli Usa ritengono che Berlusconi stia per annunciare un accordo per il nucleare anche con Mosca. Ma uno degli uomini chiave del ministero dello Sviluppo Economico, Sergio Garribba, rassicura gli americani e “ridendo” spiega la reale natura della collaborazione atomica con i russi: “è una barzelletta, solo pubbliche relazioni”. L’ambasciata scrive che l’alto funzionario “probabilmente ha ragione: gli italiani nel 1987 hanno chiuso il loro programma in risposta a Chernobyl…”. Ma non si fidano completamente “visti gli stretti rapporti tra Berlusconi e Putin“. E temono che comunque la coalizione tra Eni e Gazprom per il gas, che alimenta anche le centrali elettriche, si trasformerà in un muro per ostacolare il nucleare. “Si dice che l’Eni stia facendo una dura azione di lobbying contro la riapertura della partita da parte di Enel“, registra nel 2005 l’ambasciatore Sembler, “perché ridurrebbe sia il mercato di Eni che la sua influenza politica”. Anche se le resistenze più forti verranno dal nimby, l’opposizione delle comunità locali ai nuovi reattori. “L’Italia è una penisola lunga e stretta, con una spina dorsale di catene montuose e con coste densamente popolate. Il numero dei siti dove costruire impianti è limitato… Se continua a decentralizzare i poteri alle regioni attraverso le riforme costituzionali – sostengono i nostri contatti – un revival nucleare sarà veramente improbabile“. Forse per questo, in tempi più recenti, l’ambasciata “programma” di contattare anche il leghista Andrea Gibelli, che presiede la commissione Attività produttive della Camera.

LA QUINTA COLONNA.
Nei ministeri di Roma la battaglia nucleare si combatte stanza per stanza. Gli americani cercano di avere referenti fidati negli uffici chiave e ogni nomina viene analizzata. Nel 2009 guardano con diffidenza ai tre tecnici italiani designati per il G8 dell’energia: “Uno attualmente lavora per la potente Eni”. Fino ad allora, si erano spesso rivolti a Garribba, “uno dei grandi esperti di energia, consulente tecnico del ministro Scajola”: è definito “uno stretto contatto dell’ambasciata”. Ma nel 2009 temono di venire tagliati fuori. Nella gara per la direzione del dipartimento Energia del ministero, Garribba viene battuto da Guido Bortoni, “un tecnocrate poco noto che attualmente sta all’Autorità per l’Energia. Avendo lavorato 10 anni all’Enel, Bortoni potrebbe ancora avere legami stretti con l’azienda e gli investimenti comuni tra Enel e l’industria nucleare francese ci fanno preoccupare che Bortoni possa portare questa preferenza per la tecnologia francese nella sua nuova posizione”. Ad aumentare i loro timori c’è “la dottoressa Rosaria Romano, che guiderà la divisione nucleare del nuovo dipartimento energia”: un fatto “potenzialmente preoccupante” visto che “nel corso degli anni, la Romano ha ripetutamente rifiutato in modo deciso i tentativi dell’ambasciata di incontrarla”. Ma i diplomatici americani “stanno già lavorando per assicurare che le nomine di Bortoni e Romano non danneggino gli interessi delle aziende Usa (General Electric e Westinghouse)”.

Nel luglio 2009, il ritorno all’atomo diventa legge. A quel punto, Francesco Mazzuca, presidente dell’Ansaldo Nucleare, azienda genovese del gruppo Finmeccanica e unico polo italiano del settore, consiglia “un impegno ai più alti livelli del governo italiano, in modo da contrastare i continui sforzi di lobbying da parte di Parigi. Mazzuca ha detto che il governo francese sta addirittura aumentando la sua pressione, inviando a Roma un secondo funzionario con portfolio nucleare”. Il top manager di Ansaldo ipotizza che il governo Berlusconi potrebbe costruire i nuovi impianti nei siti delle vecchie centrali in corso di smantellamento: Trino Vercellese, Caorso, Latina e Garigliano. E per l’Agenzia di sicurezza nucleare che dovrà vigilare su reattori e scorie, Mazzuca dichiara che la vorrebbe guidata dal professor Maurizio Cumo. Ex presidente della Sogin, in ottimi rapporti con Gianni Letta, nel novembre scorso Cumo è stato nominato dal Consiglio dei ministri come uno dei cinque membri dell’Agenzia guidata da Umberto Veronesi. Cumo è il nome che piace anche a Washington perché “è a favore della tecnologia nucleare Usa”.

Ogni mossa in questa sfida ha ricadute anche sul futuro di tutti gli italiani. Nei cablo non si entra mai nel merito delle tecnologie contrapposte, se siano più sicuri i reattori francesi o americani. Ma l’attivismo dell’ambasciata mette a segno un risultato importante: “Siamo stati capaci di convincere il governo italiano a cambiare una bozza della legislazione sul nucleare che avrebbe lasciato l’approvazione dei certificati per le nuove centrali agli altri governi europei. La nuova versione estende la certificazione a qualsiasi paese Ocse. Questo apre la porta alle aziende americane”. In pratica, si passa dagli standard di sicurezza dell’Unione europea a quelli di qualunque membro dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo, che comprende 34 nazioni inclusi Giappone, Australia e Usa.

VIVA SCAJOLA.
Dal 2009 le attenzioni degli americani si concentrano su Claudio Scajola, “un collaboratore di lunga data di Berlusconi, che guida un superministero”. Affidano a Chu il compito di “conquistarlo”, sin dal summit romano del maggio 2009. Ma il momento chiave è il viaggio negli States del settembre successivo: “Vediamo questa visita come un’opportunità decisiva per gli Stati Uniti per contrastare la preferenza italiana nei confronti della tecnologia nucleare francese e per aprire le porte a lucrativi contratti per le aziende statunitensi”. Scajola accetta anche “l’invito di Westinghouse a fare un tour nei suoi impianti”. Lo strumento per fare leva sul ministro è l’Ansaldo Nucleare, la società di Finmeccanica “che ha stretti rapporti con Westinghouse”. L’ambasciatore Thorne scrive: “Noi abbiamo saputo che Scajola ha un’altra ragione per appoggiare il coinvolgimento delle aziende statunitensi. L’accordo con la Francia ha tagliato fuori dai contratti le società italiane che vogliono contribuire a costruire le centrali. Una di queste, Ansaldo Nucleare, ha sede nella regione di Scajola: la Liguria. E così se Westinghouse ottiene la sua parte, Ansaldo – azienda della terra di Scajola – ne beneficia. Noi abbiamo bisogno di tutto l’aiuto possibile nel nostro sostegno alle aziende Usa. Se Scajola ha anche un interesse locale nel cercare di fare in modo che le ditte americane ottengano commesse, questo è un vantaggio da cogliere e da massimizzare a beneficio degli Stati Uniti”. L’interesse statunitense si è tradotto la scorsa settimana nella cessione del 45 per cento di Ansaldo Energia – che controlla Ansaldo Nucleare – al fondo First Reserve Corporation, con un’operazione da 1.200 milioni di euro.

E anche il tour di Scajola negli States del 2009 si è rivelato un successo, con la firma di due accordi di cooperazione con Chu: gli interessi del ministro e di Washington sembrano sposarsi. Il cablo ha toni sollevati: i francesi non sono più “l’unico protagonista (“the only game in town”). Il reattore AP1000 della Westinghouse è diventato un forte concorrente per le centrali nucleari che saranno costruite oltre a quelle proposte dal consorzio Enel-Edf”. E una schiera di aziende americane si prepara a sfruttare la breccia nel dicastero di via Veneto: “General Eletric, Exelon, Battelle, Burns and Roe, Lightbridge ed Energy Solutions”, elenca Thorne.

Il database di WikiLeaks si ferma prima del maggio 2010, data delle dimissioni di Scajola per la casa con vista al Colosseo “pagata a sua insaputa”. Nelle primissime dichiarazioni, il ministro ligure grida al complotto e comincia la sua lista di sospetti con un riferimento esplicito: “Le mie dimissioni indeboliscono il governo, ma chi può avere interesse a farlo? La Francia, in prospettiva, ha tutto da perdere dal nostro programma nucleare…”. Ma se le scelte sul nostro futuro energetico nascono da questi oscuri giochi di potere, a perderci rischiano di essere tutti gli italiani. (Stefania Maurizi, L’Espresso)

FONTE : http://www.9online.it/blog_emergenzarifiuti/2011/03/21/wikileaks-il-nucleare-in-italia-deciso-da-mazzette-e-interessi-privati/


Pubblicato in: elezioni amministrative

BEPPE GRILLO HA SCASSATO !


Premetto che il programma politico del M5S mi piace molto, premetto che i partiti dovrebbero prendere esempio dal modo di far politica del M5S e premetto pure che Grillo mi sta pure simpatico.

Però, in questo ultimo periodo, Grillo si sta mostrando sempre piu’ qualunquista e sempre piu’ bastian contrario a prescindere da tutto e tutti. A mio avviso dire che “destra e sinistra sono la stessa cosa” è fare del qualunquismo spicciolo. Perché, se è pur vero che è difficile trovare le differenze tra i rappresentanti di una certa sinistra e i rappresentanti di una certa destra, è anche vero che è sbagliato fare di tutta l’erba un fascio, dare dei giudizi sbrigativi e sommari e non distinguere “i buoni dai cattivi”.

Ci vuole solamente un pochino di senso critico e onestà intellettuale per capire, per esempio, che i dalemiani non sono i vendoliani, i dipietristi non sono i veltroniani e Pisapia non è come la Moratti; insomma, c’è sinistra e sinistra. Secondo me, è vero che “destra e sinistra sono la stessa cosa” nel caso in cui prendessimo in considerazione la sinistra rappresentata dai D’alema, La Torre e Violante mentre è falso dire che “destra e sinistra sono la stessa cosa nel caso in cui prendessimo in considerazione la sinistra rappresentata da Vendola e Di Pietro. E non è un caso che gli elettori, alle ultime amministrative, abbiano premiato due candidati che rappresentavano la parte piu’ energica e vitale della sinistra: Pisapia (SEL) e De magistris (IDV).

Ma Grillo sembra non notare le differenze e soprattutto non ha mai voluto vedere le centinaia di migliaia di persone che sono scese in piazza a favore di Pisapia e De magistris. Infatti, in piena campagna elettorale, non ha fatto altro che celebrare il funerale politico di Pisapia ancor prima che lo stesso morisse: “La Sinistra qui a Milano ha messo Pisapia, che è una brava persona, ma non ce la fa, è un vecchio di 60 anni.” Ma, sfortunatamente per Grillo, Pisapia non è politicamente morto, ha vinto e bene. Ma a Grillo poco importa, Pisapia non è altro che “Pisapippa” ; cosi’ tanto per prenderlo un po’ per il culo, senza prendersi la briga di aspettare cosa fa prima di giudicarlo ( e in che modo !)

E non certo meglio è andata a De magistris, che agli occhi di Grillo appare come un traditore. Secondo Grillo, De magistris non doveva candidarsi a sindaco di Napoli perche’ era stato votato come europarlamentare soprattutto grazie ai voti che provenivano dai lettori del suo blog. Sinceramente a me importa poco, a me importa soprattutto che De Magistris abbia strappato Napoli alla destra rappresentata da Cosentino, a me importa soprattutto che De magistris dia (finalmente) a Napoli il cambimento che i napoletani aspettano da decenni, forse da sempre.

Sarebbe ora di distinguere nettamente Grillo dai rappresentanti del M5S ( che giustamente non vogliono essere chiamati grillini). Bisogna distinguere chi sembra, sotto sotto, fare il tifo per la destra affinchè tutto resti tale e quale (perchè finche’ la sinistra va male Grillo avrà successo) da chi rappresenta il modo nuovo di far politica.

Giovanni Chianta