Berluscoidi: istruzioni per l’uso


(di sonounitagliano)

Il giorno del verdetto: oggi si saprà se i referendum raggiungeranno o no il quorum. Io, però, oggi voglio parlare degli astenuti. Togliamoci subito il pensiero e dividiamoli in tre categorie. Ci sono quelli che si astengono perché disinformati, indecisi o semplicemente perché non gliene frega una ceppa: si può non condividere, ma sono astenuti a pieno titolo ed esercitano un diritto in maniera pulita. Subito dopo vengono quelli che sono per il NO ma si astengono per far mancare il quorum: etica democratica pari a zero, ma almeno ammettono di giocare col trucco. Infine ci sono i berluscoidi, cloni sbagliati del cavaGliere d’ItaGlia: ci tengono a far sapere al mondo che ragionano con la loro testa e, nel caso dei referendum, cercano di giustificare la loro astensione in modo logico. Ovviamente sono anche i più comici.

Ieri, ad esempio, mi imbatto in una pagina Facebook chiamata “Dico quello che penso”. Cattolici di destra, già il nome è una excusatio non petita: avete presente quando dite una cazzata, tutti vi guardano e voi rispondete “Oh, io questo penso”? Ecco, una cosa così. La versione completa del nome sarebbe “Credetemi, dico quello che penso, non quello che pensa Berlusconi per me!”.

La pagina, per inciso, è ben scritta: ordinata, post in italiano, buon uso dell’ironia. Insomma, ottime potenzialità usate alla cazzo di cane, come una moto in mano a un bambino: potrebbe falciare chiunque (meglio se gay, musulmano o comunista). Al momento di venire al succo, puntualmente, cadono. Trovo questo post:

Ora… per rispondere dovrei nell’ordine: chiarire cosa cambia tra lo svuotamento di una legge e la sua abrogazione con annessi significati politici (Legittimo impedimento); parlare della differenza tra promesse dei governanti e limiti imposti da un’abrogazione referendaria (Nucleare); analizzare punto per punto la “Direttiva Bolkenstein” (Privatizzazione dell’acqua); mettere in risalto la contraddizione tra il concetto di remunerazione garantita e lo pseudo- liberismo economico del Pdl (Profitti sull’acqua).

Starei anche per farlo, ma rifletto. Perché perdere tempo con gente che magari crede che la Direttiva Bolkenstein sia una canzone di Battiato (“Un giorno sulla Direttiva Bolkenstein, per caso vi incontrai Alfred Einstein…”)? Meglio tentare cose più realistiche: oggi allenerò la nonna nel decathlon per farla qualificare alle Olimpiadi, domani andrò a Pisa vestito da Padre Maronno e urlerò alla torre “RADDRIZZATI, IN NOME DEL LIBBRO!”.

Permettetemi, quindi, di suggerirviun altro approccio. Senza entrare nel merito dei loro argomenti, basta invocare lo spirito di Aristotele e ricorrere alla logica pura. “Scusa, hai detto che questi referendum sono inutili, giusto?” – “Sì” –  “Quindi qualunque sia l’esito non cambierà nulla, giusto?” – “Sì” – “Allora se non cambia nulla perché te la prendi tanto a cuore?”. Eventualmente chiarire il concetto tramite l’illustrazione grafica qui sopra.

Mediamente il Berluscoide dovrebbe assumere l’espressione del pesce palla qui a sinistra. A quel punto, però, abbiate buon cuore, non infierite. Cambiategli l’acqua, dategli il mangime, comprategli una simpatica alghetta con la quale giocare. In fondo sono di compagnia.

FONTE :  http://sonounitagliano.wordpress.com/2011/06/13/berluscoidi-istruzioni-per-luso/

2 risposte a “Berluscoidi: istruzioni per l’uso”

  1. Esistono molte piu culture umane che razze umane considerando che le prime possono essere contate in migliaia e le seconde in singole unita…. Ultimo ma piu importante la natura della diversita deve essere investigata anche a rischio di permettere al pregiudizio razziale le cui basi biologiche sono state distrutte solo cosi tardi per svilupparle su nuove basi…Non si puo quindi asserire di aver formulato una smentita convincente della disuguaglianza delle razze umane se non riusciamo a considerare il problema della disuguaglianza – o diversita – delle culture umane che sono in realta – per quanto ingiustificatamente – strettamente associato nella mente del pubblico ….. Race history and culture March 1996 by Claude Levi-Strauss ……..

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