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da quanti punti parte un leghista?


In due anni dovranno imparare come funzionano il Parlamento e il Governo, cosa dice la Costituzione, come si usa un congiuntivo, quali sono le regole civiche del nostro Paese.
Dopodiché gli stranieri regolari che hanno chiesto il permesso di soggiorno faranno la conta dei ‘crediti acquisiti’.
Una sorta di “pagella dell’immigrato”.
Con almeno trenta punti, saranno promossi e otterranno di fatto la carta di soggiorno.
Con meno di trenta crediti, ma più di sedici, saranno “rimandati” e avranno un anno di tempo per recuperare.
Con zero punti o meno, risultato a cui si arriva, ad esempio, con una condanna penale, scatta la bocciatura, il che significa espulsione immediata.
Questo e quanto si legge su repubblica.it.
Ahimè tutte cose che in primis si dovrebbero applicare ai leghisti e agli italiani in genere perché non si può chiedere ad uno straniero ciò che non appartiene nemmeno all’italiano medio.
Inoltre non mi convince il ministro Maroni anche perché prima di arrivare a questo dovrebbe riuscire a rilasciare i permessi di soggiorno entro i limiti di legge e  non ci dovrebbe far aspettare per la cittadinanza Italiana per ben 13 anni ( 10 anni di residenza in Italia per richiederla e 3 anni di attesa senza garanzie dopo la richiesta). Nè dovrebbe chiamare ‘contributo’ i 200€ che chiede ai 50.000 stranieri che ogni anno richiedono la cittadinanza italiana e che sono l’ennesimo furto nei confronti nei nuovi Italiani.
Mi sembra un altra messa in scena per far vedere che lavorano e per continuare a rubare i soldi ai più deboli in quanto in questo paese anche un certificato storico di residenza ci costa 15 euro ma visto che questo non basta continuano a inventare carte da vendere, corsi, punti, pagelle ecc…
Io sono convinto che un extracomunitario che sta in Italia da 10 anni parla e scrive meglio del figlio del leader leghista e predica meglio del pupazzetto Borghezio e sono convinto che ha già dato il suo contributo economico, in termini di forza lavoro e pagamento delle tasse, che gli conferisce il diritto sacrosanto al gratuito riconoscimento della sua dignità di cittadino che partecipa alla costruzione e allo sviluppo delle Stato italiano.
Cari lettori, la mia domanda è questa: se un immigrato che fa i lavori più umili e rischiosi di questo paese spesso sottopagato deve accumulare punti e pagarsi il diritto di esistere sul suolo italiano, un leghista che continua a sprecare i soldi pubblici e predica quello che tutti sappiamo mentre vive anche con i soldi che pagano gli immigrati, con quanti punti dovrebbe partire???

fonte : http://bajrak.wordpress.com/2011/07/29/da-quanti-punti-parte-un-leghista/#wpl-likebox

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Il Partito delle occasioni perdute


 

di Gianluca Bellentani

Chi ama farsi del male in natura viene chiamato autolesionista….in politica invece prende il nome di PD : non ci credete ? Proviamo ad analizzare i fatti accaduti negli ultimi periodi….. Dopo mesi e mesi passati ad urlare slogan ad effetto che pero’ di effetto non hanno alcunche’ del tipo ‘’ Berlusconi svergogna il Paese’’ ( e chi e’ che non ha fatto una legge sul conflitto d’ interessi ? ) alle elezioni amministrative i candidati di centro destra prendono una solenne batosta e perdono citta’ importanti come Milano e Cagliari ; dopo anni disastrosi di amministrazione di centro sinistra Napoli boccia nuovamente il candidato filo berlusconiano ed elegge De Magistris….I candidati non sono quelli indicati dal PD ma non si puo’ negare che le elezioni dei candidati dopo i ballottaggi sono da attribuire sicuramente ai voti degli elettori dei democratici . ‘’ Il vento e’ cambiato’’ , ecco il nuovo slogan…. E il PD che fa’ ? Come simbolo per la Festa Nazionale di Roma stampa un manifesto in cui compare una bonazza con la gonna che si alza fin quasi sopra le cosce : ma santo cielo ( per non entrare nel turpiloquio ) , chi e’ l’ addetto alla comunicazione ? Dopo mesi e mesi a parlare e a condannare i bunga – bunga berlusconiani con avvenenti giovani ragazze mi fai un simbolo di questo tipo ? Non potevi che so’, fargli i capelli al vento, una vela bella gonfia, un aquilone che volava nel cielo…..Ma ci vuole un genio per capirlo ??? Qui non si tratta di essere dei moralisti ma solo di avere un po’ di buonsenso !!!

Poi in giugno la grande vittoria nei referendum dopo 15 anni di non-quorum….Certo i referendum non sono stati indetti dal Pd che anzi per certe cose prima non era neppure d’accordo ma sotto le pressioni della base si e’ lanciato in questa sfida che faceva tremare i polsi ma che alla fine e’ risultata la scelta giusta : il vento e’ cambiato davvero……E il PD che fa’ ? Quando l’ IDV mette ai voti la proposta per abolire le province, abolizione che e’nei programmi del partito, il PD si astiene !!! Certo le motivazioni sono buone ( Di Pietro non ha nemmeno preso in considerazione la proposta del Pd, abolire le province e i loro costi eccessivi certamente ma poi coloro che vi lavorano li metterai tutti sulla strada …. ) ma e’ mai possibile che nemmeno sull’ Unita’ compaiano chiaramente le motivazioni dell’ astensione ? La colpa e’ sempre del celobroleso autore della pubblicita’ del Festival ?

A sedare tutti i malumori pero’ questa volta accade qualcosa che nessuno si aspettava, tantomeno i dirigenti del partito : tutti gli istituti indipendenti di rilevazione statistica danno il PD come il maggior partito dopo 3 anni !!! Certo si tratta di una percentuale minima, dovuta piu’ ad un abbandono dei berlusconiani che ad una adesione in massa di elettori di sinistra al Pd ma sempre di una grande cosa si tratta… Capita addirittura che vi sia davvero l’occasione propizia per far davvero vedere a tutti che il PD e’ un partito diverso, un partito di gente onesta che niente ha a che vedere con questo quadro politico di destra…. Sara’ una data da ricordare il 20 luglio 2011 …..ed infatti lo e’ ma non come si prevedeva!!!

Ricapitoliamo quello che e’ realmente accaduto in quella data perche’ credo che nemmeno la mente perversa di Alfred Hitchcock sarebbe arrivata a tanto !!!

In Parlamento viene votato il via libera all’ arresto del deputato del PDL Alfonso Papa per essere al centro di un’ associazione eversiva denominata P4 !! IL PD questa volta sara’ supercoeso nel dare il via libera all’ arresto di Papa poi accada quel che accada…..Se sara’ arrestato avrai dimostrato di essere per la legalita’ e se sara’ salvato dai voti della maggioranza potrai urlare ai quattro venti tutto il tuo sdegno : ma ci pensate che botta di culo ? Qualsiasi cosa accada, farai sempre un figurone ……A me certe fortune non sono mai capitate in piu’ di 50 anni !!

L’ unica cosa che viene chiesta ai deputati e’ una uniformita’ di voto. IL PDL prova a mettere subito i bastoni tra le ruote e chiede e ottiene che nella stessa seduta sia giudicato anche il deputato PD Tedesco, per un reato di corruzione che e’ si assai grave ma mai quanto il reato di Papa…..Ma il PD e’ compatto e come partito degli onesti votera’ l’autorizzazione a procedere anche contro Tedesco che anzi giura solennemente davanti a tutti che votera’ anche egli contro se’ stesso !!!! Questi si che sono veri uomini ….. poi essendo un uomo di  D’ Alema la cosa e’ ancor piu’ ammirevole ….. ( Un pensierino: siccome Baffino non vuole essere secondo a nessuno, vuoi mai vedere che invidioso di Veltroni con Calearo ha voluto anch’ egli il suo ‘’ venduto ‘’ ) ? Ma torniamo al fatidico 20 Luglio 2011 ….. Franceschini, memore forse di quando giocava a pari o dispari per vedere chi doveva pagare da bere nelle calde estati ferraresi, indica che ogni deputato del PD che votera’ dovra’ mettere le dita in un certo modo per dimostrare il proprio voto…. Finalmente partono le votazioni e…….. succede l’ impossibile !!!  La Lega che si era sempre dimostrata tentennante vota compatta per l’ arresto di Papa e il PD…si spacca!! Alcuni deputati votano contro, dicendo che non vogliono essere accusati di giacobinismo ( ma che vuol dire giacobinismo ? Far rispettare la Costituzione che all’ articolo 3 dice espressamente che ogni cittadino e’ uguale dinnanzi alla legge ? Allora sono anch’ io un giacobino )!!! Addirittura 2 deputati dalemiani doc , La Torre e la Maugiello sbagliano a votare, come 2 scolaretti il primo giorno di scuola. Comunque l’autorizzazione a procedere per Papa passa…… e si arriva alla questione Tedesco che prima della votazione dichiara apertamente che votera’ contro di se’ ( e come realmente fara’ )….. Si svolgono le votazioni e a Tedesco viene negato il non luogo a procedere !!! Da chi arrivano questi voti ? Dalla Lega che prima ha votato si compatta ? Dal PDL che ha sempre votato no ? Da quelli del PD ? Misteri della politica !!!!! Tedesco se fosse una persona perbene darebbe per prima cosa le dimissioni dal suo incarico ed invece dichiara tranquillamente che non ne vede il motivo per farlo , quasi che la non autorizzazione per il suo arresto fosse una dichiarazione di non colevolezza……Che giornata ragazzi, mancherebbe solo la ciliegina sulla torta……che arriva nel pomeriggio con la notizia che Filippo Penati, il braccio destro di Bersani , e’ indagato per corruzione e tangenti ( almeno Penati si autosospende ).

 Onorevoli (???) colleghi che ci rappresentate in Parlamento, mi permetto di dirvi alcune cose, visto che sono un iscritto e voi siete le nostre maestranze , anche se i vostri stipendi mensili sono quasi uguali a quelli che noi percepiamo annualmente…..Innanzitutto, parlando sotto metafora, CI AVETE DAVVERO ROTTO LE PALLE !!!! E’ mai possibile che non prendiate mai una decisione su alcunche’ ? Che all’interno del partito vi siano piu’correnti che in un oceano in tempesta ? Ci siamo stancati di pararvi il c……… contro chi vi accusa di essere degli incapaci e collusi , contro chi sostiene che tra il PD e il PDL l’unica differenza sia la elle finale . Per noi la lettera D del simbolo non vuol dire solo democratico ma anche diverso, come programma e come gente che lo compone. Parole come onesta’, sociale, coerenza non sono per noi parole vuote ma impegni di vita …… Il PDL ha come forza la televisione e i soldi, l’ UDC la chiesa ma la nostra forza e’ la base, quella base che vuole continuare a votare questo partito perche’ crede nel progetto di rinnovamento della societa’ ….. Una base che pero’ non e’ piu’ disposta a farsi rappresentare da degli incapaci……Questo per un motivo assai importante : NON CE LO MERITIAMO !

“UEI RAGASSI……..MA QUANDO CI DICONO CHE ABBIAMO ROTTO I MARONI , MICA CI VOGLIONO DIRE CHE ABBIAMO FATTO A PEZZI IL MINISTRO DELL’ INTERNO…. ”
 
 
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Ma quando finiscono i titoli di coda di questo brutto film?


E ‘ un po’ di tempo che non so più che dire. Non ce la faccio a ripetere sempre le stesse analisi. Dopo il voto per i sindaci e per il referendum che ha portato un po’ di aria pura, si è tornati come se niente fosse nel tanfo del regime ormai crollato. Ma quanto dura questo crollo? Quante macerie devono ancora cascare? I più cinici dicono che i titoli di coda di questo film dureranno tantissimo , diciamo il tempo che serve  – non solo al nano con la testa asfaltata ma anche a qualche decina dei suoi  complici  – per acquisire qualche garanzia futura, qualche salvacondotto, qualche ennesima schifezza con cui contrattare l’uscita di scena senza troppi guai.

Nè puo’ dirsi che dall’altra parte abbiano capito bene la strada da prendere :  nonostante abbiano beneficiato temporaneamente della rabbia elettorale , non sembra abbiano capito l’atmosfera politica presente, basti pensare alle stupidaggini similberlusconiche che ha detto Bersani l’altro ieri  sulla macchina del fango.

In un Italia commissariata da organismi internazionali ed europei e da un ristretto gruppo di operatori di emergenza capitanati da Napolitano, con Tremonti alle prese con uno scandalo che ne limiterà il raggio di azione e le velleità future, a che serve ancora perdere tempo con analisi sempre uguali?

In un paese cristallizzato da un anno e mezzo nella medesima forma ed espressione, con gli squali della finanza che ormai l’hanno messo nel mirino per mangiarselo in un boccone quanto prima e con un premier ormai completamente ed esclusivamente dedito al  ruolo di zavorra inutile e pericolosa, che altro rimane da dire?

Per il resto non val la pena aggiungere niente, queste poche righe sono già troppe, basta leggere la cronaca di un qualsiasi quotidiano di oggi.

Ah dimenticavo: mi sovviene un esempio che non posso non proporre , una sola  piccola chicca tanto per gradire e salutare chi va in ferie.

Con la norma passata oggi al senato, se si commette un omicidio in un bar sparando due colpi di pistola, la difesa potrà portare come testi non solo coloro che erano presenti nel bar, ma tutti coloro che, abitando nel quartiere dove è sito il bar  –  uno per uno rintracciandoli con l’elenco telefonico –  potrebbero in teoria aver udito il rumore dei due colpi sparati. Ed il giudice non potrebbe  valutarne nè la congruenza nè la rilevanza. Dovrebbe ammetterli e basta…

ps. mi immagino la faccia dei vari mediolungo e panattoni  ( blogger di destra N.D.R. ): chissà dove sono finiti?

Chissà se hanno ancora il fegato di difendere questo regime di corrotti ed incapaci come mai nella storia si era visto?

De resto ognuno di noi conosce sotto casa qualche mediolungo o panattoni e sa bene come reagiscano attualmente: interrogati oggi fan finta di non aver mai conosciuto un tizio di nome Berlusconi, del resto cosa aspettarsi da italiani veri come loro?

La cronaca politica di oggi dal Messaggero.

ROMA – Il governo ha incassato al Senato la fiducia sul processo lungo. Si tratta della fiducia numero 48 posta in tre anni dal governo Berlusconi. Il provvedimento, che torna all’esame della Camera, ha ottenuto 160 voti a favore di Pdl, Lega e Coesione nazionale (gli ex Responsabili), mentre i voti contrari sono stati 139, da parte di Pd, Idv, Udc e Terzo polo. Nell’occasione ha debuttato Il nuovo ministro della Giustizia, Francesco Nitto Palma.

Finocchiaro: Berlusconi strozzato da un dentifricio? «All’assenza dall’approvazione della manovra qui al Senato si rispose dicendo che il presidente Berlusconi era scivolato su una saponetta. Mi chiedo se stamattina, vista la sua assenza, si sia strozzato con il dentifricio – attacca Anna Finocchiaro, nella dichiarazione di voto del Pd contro la fiducia – Abbiamo un premier che non parla al suo popolo. La verita è che questo paese non ha un premier e non ha un governo mentre l’Italia attraversa la crisi piu grave dal dopoguerra. Negli ultimi 15 giorni si ricorda una sola affermazione del Capo del governo, non certo per rassicurare il Paese e i mercati: “se dicessi quello che penso davvero non coinciderebbe con gli interessi del paese”».

«Credo che quando sfilerete sotto quel banco per dire il vostro sì, sentirete sul collo il piede del padrone, dentro di voi qualcosa ribollirà – urla Anna Finocchiaro al termine della sua dichiarazione di voto – Sarebbe il tempo dei liberi e forti e non dubito che molti di voi sarebbero in grado di esserlo e di esprimere la loro natura di liberi e forti e di dare oggi all’Italia la prova che questo governo è capace di badare ad altro che a un premier braccato che si chiude nelle sue stanze».

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originale   qui Ma quando finiscono i titoli di coda di questo brutto film?

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FANNO SCHIFO (Valter Binaghi)


Frocio. Finocchio. Busone. Culattone. Checca.
In questo paese di navigatori e poeti i termini con cui si indica l’omosessuale sono numerosi e pittoreschi, con un numero infinito di varianti vernacolari, ma il valore che vi si attribuisce è generalmente denigratorio, quando non di aperto disprezzo, e passa presto ai fatti: l’insulto, il pestaggio. Il machismo dietro a cui la piccola borghesia italiana già in epoca fascista nascondeva la propria inferiorità culturale e l’impotenza di fronte ai grandi movimenti economici e finanziari che ne minacciano perpetuamente i provvisori privilegi, ritorna ogni volta che le situazioni si fanno critiche, o governi risultano improvvidi. La ricerca del capro espiatorio si fissa intorno a chi, segnato da diversità, presenta i caratteri della vittima ideale: l’emigrato, l’omosessuale, il piccolo delinquente, il nomade. Soprattutto quando una classe politica tecnicamente incapace e ignobilmente indifferente alla propria missione di civiltà, vede in queste propensioni “popolari” una valvola di sfogo che è inutile e forse pericoloso cercare di reprimere (in quel caso la classe politica medesima sarebbe costretta a dare ben altre risposte). Così negli ultimi anni si sono moltiplicati gli episodi di xenofobia e di violenza contro gli omosessuali. Lo sanno tutti: le cronache dei giornali ne parlano, i politici esprimono riprovazione, qualcuno aveva pure deciso di dare un segnale forte aggravando le pene per i reati contro la persona che riguardano omosessuali. Sarebbe stato un gesto importante, un segnale forte con cui, per una volta in modo traversale, un’intera classe politica poteva unirsi per una battaglia di civiltà, isolando e stigmatizzando quelle sacche di ignoranza brutale in cui germinano le pulsioni peggiori del corpo sociale. E invece no.
L’attuale maggioranza, blindata in parlamento con i voti prezzolati di transfughi dell’opposizione e gestita da una coppia di leaders in evidente declino biologico e politico, ha preferito arroccarsi intorno al valore che ne ha costituito l’asse propagandistico portante, la demagogia.
Il Berlusconi del “pane e figa per tutti” e il Bossi che “ce l’ha duro” solo perchè è nato nella regione più ricca d’Italia, hanno dato ancora una volta la loro strizzatina d’occhi al ventre molle e alla parte peggiore del paese, scegliendo di ignorare il vero pericolo sociale e di avallare insieme alle altre (evasioni fiscali premiate da condoni, spregio della dignità femminile con l’allestimento di bordelli istituzionali, reiterata delegittimazione della magistratura) anche queste cattive abitudini dell’Italia più ottusa, trincerandosi dietro una formale giustizia distributiva: un aggressione è un’aggressione, dicono, che sia nei confronti di un omo o di un etero, fingendo di ignorare che, quando l’aggredito è tale proprio PERCHE’ omosessuale, andrebbe specificamente protetto in quanto evidentemente oggetto di persecuzione.
Un’altra occasione per pensare e per dire che fanno schifo: anche chi come me aveva disertato le ultime elezioni politiche per la pochezza delle alternative non può che augurarsi la fine di questa ignobile legislatura e di questi puzzolenti capipopolo, avvolti dal fetore della decomposizione. E i primi ad augurarselo dovrebbero essere proprio i “moderati” che finora hanno scelto di esserne rappresentati, a meno che la deriva genetica cui sembriamo condannati ci prepari una successione a base di Piersilvio e Trota più Emanuele Filiberto.

FONTE : http://valterbinaghi.wordpress.com/2011/07/27/fanno-schifo-di-valter-binaghi/

Pubblicato in: CRONACA

I martiri di Oslo


Erano perlopiù ragazzi al di sotto dei vent’anni. Settantasei le vittime, tra l’attentato di Oslo e la carneficina dell’isola di Utoya. Solo pochi hanno un’identità e un volto. Man mano che si riconoscono i cadaveri il mosaico umano, pubblicato da Dagbladet, si va completando con i tasselli mancanti, volti e nomi ancora sconosciuti.

[foto da Il Corriere]

fonte : http://marisamoles.wordpress.com/2011/07/26/i-martiri-di-oslo/

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Omofobia, chissenefrega se…


  • Una ragazza di 26 anni, a Napoli e in pieno centro storico (piazza Bellini) è stata presa a calci e a pugni, rischiando di perdere un occhio, nel tentativo di difendere un ragazzo omosessuale dall’assalto di un gruppo di skinheads (23 Giugno 2009);
  • Un uomo, a Roma, fuori dal Gay Village, ha accoltellato due ragazzi gay, “colpevoli” di semplici baci, nell’indifferenza generale e costringendo uno dei due aggrediti ad un’operazione d’urgenza (22 Agosto 2009);
  • Due fidanzati, a Rimini, sono stati presi a pugni e a schiaffi dal loro vicino di casa (24 Agosto 2009);
  • Il cantautore Emilio Rez, a Roma, è stato brutalmente malmenato da un uomo che, dopo avergli urlato “brutto frocio”, gli ha causato un trauma cranio-facciale, alla schiena, alla spalla sinistra e alla gamba sinistra, provocandogli, inoltre, un ipoacusia (28 Agosto 2009);
  • Due turisti gay (un armeno di 25 anni e uno svizzero di 47 anni), a Napoli, in pieno centro storico, sono stati aggrediti ed insultati (28 Agosto 2009);
  • Un ragazzo omosessuale di 26 anni, a Firenze, è stato preso a calci e pugni nella giornata contro l’omofobia, subendo la frattura di entrambi gli zigomi e del naso (11 Settembre 2009);
  • Un turista australiano, a Torre del Lago, è stato riempito di colpi, con conseguente frattura del naso e problemi alle vertebre (29 Settembre 2009);
  • Una coppia omosessuale, a Roma, viene circondata e assalita da sei persone al grido di “camerata, camerata, camerata”: uno dei due ragazzi riceverà un colpo di casco in testa e una ginocchiata nei genitali (12 Ottobre 2009);
  • Un professore gay, a Roma, viene minacciato con un coltello e insultato (“sei un essere putrido, ci fai schifo”, “sei un ricchione di m…”) da tre skinheads (15 Ottobre 2009);
  • Quattro omosessuali, a Roma, sono stati assaliti con una mazza da baseball da un uomo di 40 anni (17 Ottobre 2009);
  • Due studenti omosessuali, ad Agrigento, vengono minacciati di morte dopo aver denunciato l’aggressione da parte di alcuni ragazzi (19 Ottobre 2009);
  • Un ragazzo gay, a Milano, viene pestato con pietre e bastoni. Subirà la rottura dei legamenti di un ginocchio (21 Ottobre 2010);
  • Due omosessuali, a Milano, vengono aggrediti dopo una serata in discoteca: ecchimosi e ematomi su varie parti del corpo ad entrambi e danni ad un occhio ad uno dei due (23 Ottobre 2009);
  • Un trentenne, a Ostia, è stato massacrato di botte da tre persone. I medici gli hanno diagnosticato la frattura del setto nasale, una costola rotta e traumi allo zigomo (26 Ottobre 2009);
  • Un uomo gay di 47 anni, a Milano, è stati riempito, nell’indifferenza generale, di calci e pugni dentro un McDonald’s (30 Novembre 2009);
  • Un quarantenne, a Como, subisce un’aggressione omofobica che gli causerà la frattura del braccio (24 Gennaio 2010);
  • Un ragazzo omosessuale, a Rimini, bacia il proprio ragazzo all’interno di una discoteca e viene cacciato e picchiato dal buttafuori della discoteca stessa (22 Marzo 2010);
  • Un ragazzo, a Bolzano, viene malmenato da un gruppo di sette persone poiché stava scambiando delle effusioni con il suo ragazzo. Diagnosi: frattura del braccio (10 Maggio 2010);
  • Un giovane di 22 anni, a Roma, viene massacrato da quatto italiani, fino allo svenimento, dietro ad un parcheggio. Verrà salvato da un amico a cui aveva chiesto aiuto durante l’aggressione (29 Maggio 2010);
  • Una coppia gay, a Milano, viene insultata e malmenata da un gruppo di tre persone. Una ragazza, nel tentativo di difendere i due ragazzi omosessuali, riceverà uno schiaffo in faccia. (31 Maggio 2010);
  • Due fidanzati vengono aggrediti perché “colpevoli” di camminare abbracciati. Uno dei due subirà una lesione all’occhio per un pugno, l’altro verrà preso a calci e pugni (12 Giugno 2010);
  • Due turisti gay, a Pesaro, vengono denigrati e presi a calci e pugni da due uomini e una donna (28 Luglio 2010);
  • Un ragazzo gay, a Rimini, viene insultato, picchiato e stuprato, come punizione, da un uomo (25 Agosto 2010);
  • Un trentenne, a Termini Imerese, è stato freddato a colpi di pistola (3 Settembre 2010);
  • Una coppia omosessuale inglese, a Frosinone, viene aggredita in seguito a dei baci scambiati su una panchina. Ciò causerà loro la rottura del setto nasale e diverse ferite (21 Settembre 2010);
  • Ad un omosessuale, a Ragusa, viene lanciato un secchio di urina (23 Settembre 2010);
  • Un giovane di 17 anni, a Casamassima (Bari), viene bloccato e preso a pugni sul viso perché ritenuto omosessuale. Il giovane, per paura, non denuncerà in suoi aggressori (29 Settembre 2010);
  • Un ventiduenne, a Roma, viene insultato e aggredito con un coccio di bicchiere da tre coetanei (28 Dicembre 2010);
  • Due uomini,a Milano, vengono assaliti perché ritenuti omosessuali. I due, a bordo di un’auto, vengono affiancati da un altro veicolo, da cui uno degli aggressori si affaccia e colpisce con una spranga l’auto. I due uomini considerati omosessuali, costretti a fermarsi, verranno aggrediti: uno riuscirà a fuggire, l’altro verrà brutalmente pestato al grido di “froci, ricchioni, dovete andare via da qua” (2 Gennaio 2011);
  • Un omosessuale inglese, a Trento, viene ridotto in fin di vita e stuprato con dei bastoni da tre ventenni che avevano ricevuto delle avances (27 Gennaio 2011);
  • Due dirigenti dell’Arcigay, a Napoli, vengono aggrediti con calci e pugni da un uomo. I residenti, inoltre, tireranno loro uova e acqua, al grido di “lavatevi, sporcaccioni”. Al pestaggio si uniranno un uomo e una donna con una mazza (11 Aprile 2011);
  • Un volontario del circolo Mario Mieli, a Roma, viene inseguito da un gruppo di dieci persone, armate di bastone, una volta uscito dal Gay Village (29 Giugno 2011);
  • Un diciottenne, a Roma, viene punito da un gruppo di cinque giovani con calci e pugni per aver baciato, la sera precedente, il suo ragazzo (6 Luglio 2011);
  • Un ragazzo gay, a Roma, viene aggredito con un lancio di pietre all’Eur, al grido di “frocio” (8 Luglio 2011);
  • Un ragazzo gay di 22 anni, a Roma, viene affiancato da un’auto da cui gli vengono tirate contro uova e vetri. Il giovane, ferito al braccio, non denuncerà l’accaduto, poiché i suoi genitori non sanno della sua omosessualità (17 Luglio 2011)
Questi sono “solo” alcuni esempi (si potrebbe continuare in eterno) di ciò che il popolo LGBTQ ha subito negli ultimi due anni, ricevendo puntualmente false promesse di maggiore sicurezza e di maggiore tutela.

Le motivazioni del “no” date da PDL, Lega e UDC fanno ridere. Questi sostengono che sarebbe ingiusto introdurre nel codice penale un’aggravante specifica, perchè sarebbe un privilegio, una discriminazione verso la maggioranza della popolazione eterosessuale.

Ma questa è una contraddizione: le aggravanti esistono già e sono contenute nel Decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, ossia nella cosiddetta “Legge Mancino”. Questa prevede che, se gli atti violenti sono motivati da ragioni razziali, etniche e religiose, fanno scattare un’aggravante dal punto di vista penale.
Se un marocchino viene aggredito in quanto “colpevole” (secondo gli aggressori) di essere marocchino, scatta l’aggravante.
Lo stesso avviene se si aggredisce un prete perché cattolico. E allora vorrei porre una domanda a Giovanardi, alla Binetti, a Casini e ai loro partiti: se gli omosessuali rappresentano una minoranza della popolazione e quindi la legge sarebbe discriminatoria verso la maggioranza della popolazione, perché non opporsi anche all’aggravante per i reati commessi contro gli ecclesiastici, che a loro volta rappresentano una minoranza della popolazione (art. 61 codice penale: “Aggravano il reato quando non ne sono elementi costitutivi o circostanze aggravanti speciali le circostanze seguenti: […] ”l’avere commesso il fatto contro un pubblico ufficiale o una persona incaricata di un pubblico servizio, o rivestita della qualità di ministro del culto cattolico o di un culto ammesso nello Stato…”)?
Cicchitto (PDL) riesce poi a superare ulteriormente il livello di contraddizione del suo partito: “La nostra posizione è quella di considerare i gay come dei cittadini uguali agli altri e proprio per questo contestiamo ogni trattamento giuridico specifico e differenziato che come taleammetterebbe e accentuerebbe una diversità“.
Premesso che è curioso che proprio il PDL parli di “uguaglianza giuridica”, dopo l’infinità di leggi ad personam progettate ed attuate per rendere il proprio leader, Silvio Berlusconi, diverso da tutti gli altri dinanzi alla legge, faccio mia l’ottima osservazione che il compagno Luca Sappino ha fatto sul suo blogCon grande entusiasmo, possiamo star certi, avremo presto anche in Italia matrimoni per tutti, gay etero giovani e vecchi in ordine sparso. E, sempre a tutti, daremo la possibilità di adottare figli, di farsi una famiglia, di vivere liberamente. Insomma, finalmente, faremo ciò che normalmente fa uno Stato che rifiuta «ogni trattamento giuridico differenziato». O sbaglio?”
Pubblicato in: antifascismo, lega, politica, razzismo

Borghezio e le… sane idee


Borghezio non si smentisce. Fascista, amico dei fascisti difende le idee che definisce “sane” che hanno animato il massacratore di Utoya in Norvegia. In un’intervista pubblicata dall’agenzia di stampa agenparl, il politico leghista afferma “Il “no” alla società multirazziale, la critica dura alla viltà di un’Europa che pare rassegnata all’invasione islamica e financo la necessità di una risposta identitaria e cristiana di tipo templare al dilagare delle ideologie mondialiste, sono ormai patrimonio comune degli europei, fra cui il sottoscritto”. Poi aggiunge ”A nessuno, però, è oggettivamente lecito pensare che queste idee, profondamente sane, presenti anche – al netto dei propositi di violenza – negli stessi scritti di Anders Behring Breivik possano aver a che fare con il terrorismo assassino stile Al Qaeda. Al contrario, le numerose stranezze esecutive di questa azione terroristica, realizzata da un individuo lasciato agire impunemente da solo, noto su internet per le sue elucubrazioni ultraestremiste, fa molto pensare. Anche alle finalità oscure di quelle forze mondialiste a cui interessa criminalizzare certe idee che in Europa stanno riconquistando i cuori dei veri patrioti e che non sono certo in sintonia con l’ideologia mondialista. E allora, è più che lecito domandarsi: a chi giova la ‘mattanza’ di Oslo?”.

Insomma da una parte Feltri scarica la responsabilità della strage sulla presunta codardia dei giovani presenti all’eccidio, che chiaramente laburisti  e quindi di sinistra, hanno confermato ancora una volta l’egoismo tipico dei comunisti.
Dall’altra Borghezio si affretta a giustificare la strage frutto della società mutliculturale voluta dalla sinistra.
Proprio mentre Breivik accusa i laburisti di “aver importato musulmani in massa”.
Il mostro nazifascista norvegese nel suo “manifesto” delirante aveva messo all’indice tutti partiti politici ad eccezione di uno… indovinate quale, oppure chiedetelo a Borghezio.

fonte :   http://movimentoantilega.wordpress.com/2011/07/25/borghezio-e-le-sane-idee/#wpl-likebox

Pubblicato in: CRONACA, cultura, politica, razzismo

Utoya: Il bersaglio eravamo noi.


di Davide Sardo

Sul massacro che si è consumato lo scorso venerdì 22 luglio in Norvegia mancano ancora di numerosi dettagli. Il quadro che abbiamo a disposizione permette già, tuttavia, alcune considerazioni. Al momento sappiamo di 93 vittime, 97 feriti (di cui 10 in condizioni gravi) e 5 dispersi, e di un solo attentatore, Anders Behring Breivik, un giovane norvegese che avrebbe concepito quest’atto di terrorismo “come mezzo per risvegliare le masse europee” e favorire una “rivoluzione sociale” contro “multiculturalismo, marxismo e islam”. Soprattutto sappiamo che 86 delle 93 vittime sono dei ragazzi, la maggior parte sotto i vent’anni, che partecipavano al raduno estivo dell’Auf, l’organizzazione giovanile del partito laburista norvegese, sull’isolotto di Utoya, a pochi chilometri da Oslo.

Jens Stoltenberg, Primo Ministro norvegese, nonché leader del partito laburista, ha dichiarato: “Hanno attaccato quanto di meglio esiste in una democrazia: i giovani impegnati in politica”. In particolare, nel delirante memoriale ritrovato nel computer dell’assassino, erano i partiti i nemici da eliminare. I partiti della sinistra riformista, innanzitutto, con il loro progetto di una civiltà aperta e plurale, ma non solo. I partiti in generale erano dipinti come un ostacolo alla “dichiarazione di indipendenza dell’Europa” propugnata dall’attentatore. Nella follia del gesto, insomma, il carnefice aveva scelto con cura il bersaglio. I giovani che si erano riuniti a Utoya sotto le insegne dell’organizzazione giovanile dell’Arbeiderpartiet, infatti, sono per davvero la prima linea del fronte che si oppone alla “rivoluzione” auspicata nel memoriale di Breivik. Giovani che non si accontentano del mondo così com’è, che ne analizzano e ne criticano le disfunzioni e le ingiustizie, ma che non si limitano ad esprimere la loro frustrazione e la loro paura per il proprio futuro, e invece si organizzano e partecipano ad una struttura larga e democratica, con l’ambizione di governare il loro Paese e di contribuire al governo dell’Europa. Una struttura che non si limita a dar voce ad una protesta o ad un interesse particolare, ma si propone di rappresentare un vasto blocco sociale e di mediare gli interessi rappresentati in vista di una soluzione condivisa che persegua il bene comune. Un partito, insomma, e in particolare l’Arbederpartiet, da sempre in prima linea proprio nella battaglia per una pace costruita su una società aperta in cui le diverse culture siano messe in condizione di convivere. Non un gruppo di giovani indignati, insomma, ma un’associazione di compagni. Che non è una differenza da poco.

Il sentimento antipolitico che si nutre della paura per un futuro che non sembra più destinato a mantenere la promessa di una crescita infinita pervade ormai larghe fette di società, rendendole permeabili rispetto ad idee pericolose per il mantenimento di un ordine democratico. Ma, seppure ormai colpevolmente sdoganato anche nell’area politica e culturale della sinistra, questo sentimento resta l’alimento principale dei movimenti populisti che stanno moltiplicando le loro forze in tutta Europa. È una corrente che ha ormai riportato in superficie idee e slogan inquietanti, che mascherano razzismo e prevaricazione sociale dietro a contraddittorie affermazioni di tipo identitario. La crociata contro il multiculturalismo non è un’invenzione di Anders Breivik, ma un’idea veicolata da sedicenti intellettuali e picchiatori ripuliti per giustificare il desiderio di quella parte di classe media cha ha paura di impoverirsi, di continuare a fondare i propri privilegi sull’ingiustizia sociale. In nome della difesa di un’astratta identità che nessuno è, poi, in grado di definire con precisione, ma solo di suggerire genericamente e in funzione escludente, si giunge a sacrificare la vera cifra dell’identità comune dei popoli europei, cioè la faticosa affermazione della pari dignità di tutti gli esseri umani. Non sappiamo se Breivik ha agito da solo, ma ha ragione Eskil Pedersen, segretario dell’Auf, quando dice che “questo massacro immane non può essere liquidato come all’atto di un folle isolato”. Molti, tra coloro che condannano la cieca violenza dell’assassino, non possono in realtà ritenersi immuni da una quota di responsabilità.

Sempre a proposito di identità, i giornali di questi giorni si riferiscono generalmente a Breivik definendolo un “fondamentalista cattolico”. Credo che si tratti di un’espressione piuttosto ambigua, che merita una riflessione. Il punto è che il termine “fondamentalista” sembra richiamare l’idea di un’interpretazione intransigente e radicale di alcuni principi della religione e della cultura cattolica, mentre in questo caso mi sembra piuttosto che l’attentatore si serva liberamente di passi selezionati à la carte dal breviario dell’ateo devoto per suffragare le sue tesi disumane. Il fatto, insomma, che l’attentatore riempia le pagine del suo memoriale con riferimenti a quella che lui vorrebbe far passare come un distillato di una supposta “tradizione cattolica”, che sarebbe secondo lui tradita, tra l’altro, dallo stesso Pontefice Benedetto XVI, fa di lui un usurpatore più che un fondamentalista. Questa riflessione, tuttavia, che oggi deriva dal sentimento di chi si sente violato per l’uso improprio dell’aggettivo di “cristiano”, va, però, tenuta scolpita in mente per la prossima occasione in cui ci si troverà davanti agli occhi la definizione di “fondamentalista islamico”.

Nelle ore immediatamente successive al massacro, Eskil Pedersen, segretario dell’Auf e presente ad Utoya, ha dichiarato: “È chiaro che eravamo noi il bersaglio. Non ci faremo zittire, in onore di chi ha perso la vita. Continueremo a tenere alti i nostri ideali di tolleranza e antirazzismo”. Tanti giovani sono caduti ad Utoya, ma molti di più restano in piedi. È la rete europea dei giovani, non solo socialisti, che combattono la stessa battaglia per una società aperta ma non vuota di valori, e incamminata sul binario dell’uguaglianza e della solidarietà.

fonte : http://lettera21.wordpress.com/2011/07/25/utoya-il-bersaglio-eravamo-noi/

Pubblicato in: CRONACA, cultura, politica, razzismo, religione

Breivik è tra noi


C’è un silenzio che urla più dell’orrore di Oslo. E’ quel cupo silenzio della Chiesa che non sa esprimere  la normale, solerte, a volte rituale  pietas per le vittime della strage e soprattutto non sa prendere la parola per dirci che il fondamentalismo cristiano di Breivik, è un errore, una deviazione, un’allucinazione. Un silenzio di bomba lo si direbbe, un tacere imbarazzato che si nasconde dietro la parola follia, quella che dovrebbe spiegare tutto e invece non spiega nulla. Ancor più colpevole perché dal profondo dell’insensatezza prendono la parola i fascio integralisti che inneggiano alla strage, come un tal Bruno Berardi,presidente dell’Associazione Domus Civitas, di professione cretino.

E c’è qualcosa di più assordante delle raffiche di mitra che hanno ucciso l’innocenza di un Paese: sono quelle 1500 pagine di Breivik, un compendio di mitologie infantili, un giocare con le figurine, un maelstrom che coinvolge la lettura di wikipedia, di brani di libri, di saggistica  deteriore o superficiale. Uno zibaldone penoso dal quale emerge prepotente lo sgomento su come possa essere crudele l’ingenuità.

Poi si capisce che invece è paura, è chiusura, è una reclusione dalla realtà storica e umana. Si capisce bene anche a una prima lettura che Breivik non si è confrontato con nessun problema, tema, argomento caduto sotto la sua paranoica attenzione: l’unica cosa che gli interessa è capire se idee e uomini sono amici del suo panteon da adolescente o sono nemici. Non gli interessa capire, ma solo incasellare nel suo autismo culturale. Si tutto questo è assordante perché sono le stigmate che ritroviamo sempre più spesso attorno a noi: non più il pensiero sociale, ma la dinamica amico nemico.

E’ illuminante questa definizione che l’integralista di Oslo dà di quello che lui chiama il marxismo culturale:  un sistema politico / morale, basato sulla “correttezza politica” – un misto di marxismo, estremo
egualitarismo,’umanesimo suicida, anti-nazionalismo, anti-europeismo e capitalismo globale. Idee confuse e contraddittorie dove l’eguaglianza e l’umanesimo assumono un carattere negativo. E assieme ad esse vengono trascinate nel minestrone reazionario e al tempo stesso inconsapevole “i movimenti  politicamente corretti come: femminismo, pro-droga e pro-rivoluzione sessuale, anti-razzismo, anti-fascismo, anti-cristianesimo, anti-capitalismo, i diritti dei gay e disabilità, ambientalismo ecc. Tutto insieme come in un ‘antologia di Giovanardi o più spaventosamente come in un’antologia  delle cose che abbiamo sentito in questi anni, dette e ripetute all’infinito con stolida sicumera. E allora riconosciamo lo stesso brodo di coltura nel quale è cresciuta la follia autistica di Breivik così come la desolante banalità del berlusconismo.

Non manca in tutto questo la teoria del complotto che è una delle caratteristiche specifiche di certi integralismi ideologici che devono rappezzare in qualche modo il vuoto di spiegazione: così questi marxisti, maoisti, politicamente corretti devono  puntare “sulla decostruzione progressiva delle culture europee, le identità e la tradizionale struttura (famiglia nucleare,  morale tradizionale e la strutture patriarcale) che ha dominato l’umanità per gli ultimi 300 000 anni”. Peccato, conclude che i musulmani si siano rivelati un osso troppo duro per essere “assimilati / pacificati / femminilizzati”

Verrebbe da ridere se questo pozzo nero di stupidaggini storico antropologiche, non avesse provocato una strage, con la sua bava di veleni. E tuttavia vista la definizione che Breivik fa di se stesso, cioè di un cristiano integralista che ama la struttura patriarcale, la famiglia nucleare e disprezza ogni segno di modernità, eguaglianza, diritti, accoglienza, sarebbe interessante sapere quale differenza esiste con il leghismo. E soprattutto sarebbe interessante sapere dalle alte sfere della chiesa cattolica in che cosa differiscono le idee del vaticano dalle considerazioni del folle di Oslo. O se sono solo i mezzi utilizzati per quest’opera di evangelizzazione contro la socialdemocrazia, ad essere inopportuni.

E’ vero che Breivik se la prende anche col Papa per non essere un efficace difensore delle sue ossessioni e del suo principio di diseguaglianza, con il suo protagonismo onirico. Ma probabilmente perché non ha avuto la fortuna di vivere in Italia. Qui non c’è bisogno di fare strage di uomini: ce n’è già una di verità.

Si vorremmo sentire dalla chiesa, dai partiti conservatori e di destra, dalla società italiana una qualche parola che vada oltre la riprovazione della strage, qualcosa che ci rassicuri sulla civiltà del nostro vivere. Ma forse è già chiedere troppo.

Alberto   Capece

fonte :  http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2011/07/25/breivik-e-tra-noi/#wpl-likebox

Pubblicato in: CRONACA, cultura, eventi, politica, razzismo, società

Dieci, cento, mille nazioni come la Norvegia.


Molti di noi a leggere il profilo del cristiano fondamentalista hanno riconosciuto la matrice patologica che si annida in luoghi strutturati e “ben” frequentati come Militia Christi, Forza Nuova, il sito Pontifex e alcune frange della Lega Nord passando persino per l’UDC.

Chi fa parte della comunita’ omosessuale italiana legge ogni giorno dichiarazioni naziste e istigatorie degne delle parole dell’attentatore norvegese.

Ma la questione, oggi, e’ più profonda. Vittorio Feltri dalle pagine de IL Giornale, quotidiano di riferimento del nostro Paese insulta i morti, i feriti e i sopravvissuti dell’isola di Utoya, sostenendo che i morti sono stati cosi’ tanti perche’ quei giovani sono egoisti ed incapaci.

Ebbene dietro questa frase che appare folle c’e’ un disegno ideologico molto profondo che va politicamente e culturalmente contrastato e niente affatto trascurato.

Feltri identifca nei giovani laburisti un fattore di debolezza dovuto al modello sociale. Ci sta dicendo che in un Paese dove i gay si sposano e dove l’Islam viene “accolto” con un modello di integrazione tollerante, questo non puo’ che portare ad un indebolimento della societa’. Bisogna andare indietro di 70 anni per risentire frasi del genere e, a onor del vero, prima di Hitler le pronuncio’ persino Churchill.

Cio’ che Feltri si dimentica di analizzare sono il numero di morti per mafia, negli anni di piombo, nelle stragi di stato, nelle belle famigliole italiane che il nostro Paese conteggia dal dopoguerra ad oggi. E’ come se nel nostro Paese ci fosse stato un altro conflitto.

Oggi, mi sentirei di scambiare la nostra povera sudditanza familistica dentro una democrazia immatura e gattopardesca con quella norvegese.

Scelgo senza alcun dubbio un Paese dove centinaia di giovani non sanno difendersi da un pazzo che spara perche’ l’atto rappresenta qualcosa di geneticamente avverso al proprio popolo, piuttosto che il disordine mafioso e immaturo del nostro Paese.

Non mi vergognero’ di essere italiana quando i nostri valori saranno esportabili e non rappresenteranno solo la nostra eredita’ o la nostra capacita’ di adattamento e di reazione. Voglio essere orgogliosa di una gestione.

Oggi Feltri mi fa vergognare del mio Paese e rievoca tempi e frasi spaventose. Oggi Feltri mi ricorda che la nostra democrazia e’ ancora vittima di un clerical-fascismo serpeggiante che cambierei ora e subito per un Paese che dal dopo guerra ad oggi ricordera’ “soltanto” la strage di un pazzo fondamentalista cattolico.

E a chi dice che 21 anni sono pochi e che le carceri in Norvegia sono comode e pulite, segnalo la distanza siderale, appunto, tra la civilta’ e la caverna.

Fosse, almeno, la nostra caverna dotata di ombre platoniche e non di mostri oppiacei e di prepotenze volgari.

Cristiana Alicata

fonte : http://wordwrite.wordpress.com/2011/07/26/dieci-cento-mille-nazioni-come-la-norvegia/#wpl-likebox

Pubblicato in: CRONACA, cultura, politica, razzismo

Il delirio di Andres Behring Breivik


Chi, come Andres Behring Breivik, pensa che il mondo sia da ripulire da islamici, gay, comunisti o quant’altro, non sa riconoscere che il mondo in cui vive non è quello delle proprie fantasie. Per sua natura, il mondo è diversità e nelle diversità risiede la propria energia e la ricchezza della razza umana. Non c’è niente da ripulire, nessun giustiziere nazionalista può fare qualcosa di utile al mondo, dando sfogo agli esaltati deliri della propria perversione.

Andres Breivik ha detto di aver compiuto un atto “atroce ma necessario”, dando voce a quel suo sentimento d’onnipotenza, che altro non riflette se non la propria inettitudine al vivere nel mondo reale.

L’unico atto necessario che può compiere un uomo è la capacità di scegliere, ogni giorno, ogni ora ed ogni momento, tra il giusto e lo sbagliato, il bene ed il male. Molte persone come Andres Breivik si riempiono la bocca di parole come fratellanza ed onore, aspirando a diventare giustizieri o genocidi, per quella che considerano una buona causa, in difesa della propria cultura e della propria patria. Purtroppo per loro, però, non è un onore essere scandinavi, ariani od europei, è solo un dato di fatto nascere bianchi, neri o caffelatte, cinesi, australiani, africani o americani.

Solo chi agisce nel nome dell’amore e del rispetto degli altri uomini, chi sa vivere in società, condividendo le proprie conoscenze, la propria cultura e lottando per trovare le migliori soluzioni per tutti, è degno di parlare d’onore o fratellanza. Questo è la prima nota che dovrebbero appuntarsi Andres Behring Breivik ed i suoi seguaci.

Sono tempi difficili. Stiamo vivendo gli anni più intensi di un periodo di transizione, che sta portando l’umanità a ritrovare la coscienza e la consapevolezza del proprio essere e le risposte ai propri perché.

Oggigiorno, la maggior parte della popolazione mondiale è terrorizzata, ha paura di perdersi, non si fida del prossimo e cerca sempre un capro espiatorio. Se da una parte si sono accentuati i sentimenti nazionalisti, dall’altra i popoli del mondo stanno viaggiando sempre di più, s’incontrano, si confrontano e si mescolano, su tutti i piani ed in tutti i modi possibili. Si sta definendo quello che sarà, un giorno, un unico popolo: il grande popolo della Terra.

Ad alcuni questo suonerà forse a fantascienza, è normale in un mondo dove dall’età della pietra si è andati indietro, invece che avanti: l’odio e le guerre di razza, religione, denaro o potere ci hanno dimostrato, e continuano a farlo ogni giorno, che l’uomo ha agito sempre per salvaguardare sé stesso, il proprio ego, svincolandosi da responsabilità e dall’etica del vivere sociale, nella salvaguardia del prossimo. Si sono costruiti regni e castelli, senza mai avere piena coscienza di quello che sarebbe stato il futuro di un intero pianeta e della sua popolazione.

Così, ancora oggi, la lotta tra nazionalisti e comunisti, cristiani e musulmani continua… ed è tristemente normale che menti labili, vittime dell’esaltazione egocentrica, come quelle di Andres Behring Breivik partoriscano idee perverse, come la premeditazione del massacro dell’isola norvegese di Utøya.

Andres Breivik è un aspirante genocida, che ha voluto compiere una strage per dire al mondo che non gli piace il multiculturalismo. Purtroppo per lui, il suo massacro non verrà lodato bensì condannato, perché la guerra, l’odio e la violenza non sono, non sono mai state e non saranno mai la soluzione ad alcunché. In altre parole, i cattivi fanno male ma sono sempre destinati a perdere. La vita vince sulla morte, la materia sull’antimateria, l’essere sul non essere, da sempre e per sempre.

Comunque, senza troppe astrazioni filosofiche e tornando al piano politico: i nazionalisti devono riconoscere che la multiculturalità è parte del cammino dell’evoluzione umana. Questa è la seconda lezione per Andres Behring Breivik.

Un nazionalista dovrebbe essere una persona che ama le proprie terre, la propria cultura, tradizioni, le proprie genti, senza andare oltre e cominciare ad odiare se altre persone di altre culture si sommano e si mescolano alla propria. Ogni nazione è solo un parte del mondo che le accoglie, solo una piccola parte di terre con confini economici, politici e religiosi delimitati su un territorio che è di tutti. L’era delle manie imperialistiche è, fortunatamente, passata.

Nessuno è meglio dell’altro ed ognuno ha qualcosa da insegnare e da apprendere dall’altro: terza lezione che dovrebbero appuntarsi tutti i nazionalisti veraci come Breivik.

L’identità culturale è innanzitutto identità umana, chi pensa di perderla perché le culture ed i popoli si stanno mescolando, ha solo paura di perdere sé stesso e, di conseguenza, risponde a tale angoscia vomitando odio e violenza verso l’altro.

In fin dei conti, è il comportamento di un bambino o di un adolescente capriccioso, che non è disposto ad accettare le leggi universali d’evoluzione del mondo.Ce ne sono moltissimi di bambini come Andres Breivik, persone che si credono giustizieri massonici, quando, invece, oltre a non aver capito nulla e non avere una visione sobria del mondo reale, si rifugiano nelle guerre contro l’Islam o contro i comunisti, nel tentativo di risolvere quello che è solo e nient’altro che un problema personale legato alla frustrazione esistenziale di non-accettazione della realtà.

L’essenza della vita è la differenza e la strada è vivere secondo i principi dell’amore, del rispetto, della condivisione e della fratellanza. È un fondamento così semplice che la maggior parte delle persone non riesce ancora a riconoscerne la bellezza e la ricchezza, preferendo credere d’avere ragioni per uccidere.

Purtroppo, questi bambini capricciosi hanno spesso 32 o più anni, si credono portavoce di valori culturali storici, hanno (forse, ndr) letto decine di libri senza capire niente del mondo ed amano sparare con fucili d’assalto a giovani innocenti.

In questi tempi bui, dove tutti danno la colpa a tutti, musulmani a cattolici e viceversa, nazionalisti a socialisti e viceversa, la chiave è sapere alzare lo sguardo e cominciare a dare il buon esempio.

Condoglianze alle famiglie ed agli amici delle vittime dell’isola di Utøya e di Oslo.

Matteo Vitiello

Alcuni link interessanti (sono in norvegese ma con il traduttore automatico potete trarre, quantomeno, una traduzione approsimativa, ndr)

Di seguito trovate il video che Breivik ha pubblicato su Internet poche ore prima di compiere la strage.

Matteo Vitellio

fonte : http://buenobuonogood.wordpress.com/2011/07/25/il-delirio-di-andres-behring-breivik/

Pubblicato in: abusi di potere, cultura, politica

GENOVA 2001/2011 la Storia ha dato ragione ai NoGlobal


“Voi otto, noi sei miliardi”: era un po’ spavaldo lo slogan che in poco tempo diventò il leitmotiv delle proteste contro il G8 a Genova nel 2001. Ma grazie alla mobilitazione di migliaia di persone riusciva a racchiudere l’assoluta novità di quel movimento che contestava i potenti della terra e il loro diritto di decidere i destini dell’umanità. “È il primo movimento di massa della storia che non chiede niente per sé, vuole solo giustizia per il mondo intero”, sottolineava Susan George in quei giorni di luglio. Seattle, Göteborg, Praga, Genova: sono le tappe che hanno visto nascere un nuovo soggetto, subito definito il “movimento dei movimenti”. Suore cattoliche, sindacalisti, antagonisti dei centri sociali, attivisti del commercio equo e solidale, ambientalisti e altermondialisti di Attac: si era formata una coalizione senza precedenti nella storia, tenuta insieme dal collante della critica alla globalizzazione liberista. Questa coalizione, anch’essa globale, trovava nei vertici del G8, della Wto, della Banca mondiale o del Fondo monetario internazionale le occasioni per esprimere il suo dissenso radicale, scegliendo fin da Seattle “l’assedio” dei potenti e delle loro “zone rosse” come principale forma di protesta. Quasi tutte le forze politiche e i mezzi d’informazione nei paesi occidentali risposero con un misto di derisione e demonizzazione. La critica agli effetti nefasti della finanziarizzazione del capitalismo? La Tobin tax? Ridicole! La pretesa di intralciare i vertici mondiali? Un pericolo pubblico! Già prima del G8 di Genova si scatenò una forsennata campagna di “notizie” secondo cui i manifestanti sarebbero arrivati muniti di sacchi di sangue infetto, fionde e addirittura parapendii per dare l’assalto alla zona rossa. Non servì a nulla: nonostante il terrorismo psicologico arrivarono in centinaia di migliaia. Mai un vertice internazionale aveva visto una protesta così ampia. Era questa probabilmente la ragione per cui il governo italiano – e forse non solo quello – decise di fare i conti una volta per tutte con i “noglobal”, soffocando la protesta nel sangue a piazza Alimonda, dove morì Carlo Giuliani, nelle strade di Genova, nella scuola Diaz e a Bolzaneto. Ma in un primo momento sembrò che il movimento fosse uscito indenne anche da questa durissima prova. Il Social forum di Firenze nel 2002, poi la manifestazione di Roma contro la guerra in Iraq nel febbraio del 2003, a cui parteciparono tre milioni di persone, sembrarono testimoniare la sua salute. Poi però cominciò il declino. Un declino che oggi, di fronte alla crisi globale, appare quasi incomprensibile: oggi che la storia ha dato ampiamente ragione alle idee del movimento. I rischi del capitalismo globalizzato denunciati dai no global sono sotto gli occhi di tutti e la Tobin tax non viene più derisa: nella campagna elettorale del 2009 in Germania sia i socialdemocratici sia i cristianodemocratici l’hanno proposta. Vittorio Agnoletto, il portavoce del Genoa social forum, nel suo libro sul G8 di Genova scrive che il movimento “si è come inabissato” e accompagna questo giudizio con un generale pessimismo sulle prospettive della protesta sociale, almeno in Europa. Ma è davvero così? Certo, il “movimento dei movimenti” non esiste più. Ma proprio nell’ultimo anno in diversi paesi europei sono nati movimenti che per molti aspetti ricordano lo spirito delle proteste di Genova. È diffusissimo per esempio “l’assedio” ai luoghi del potere, un assedio messo in atto da migliaia di studenti inglesi che scendono in piazza per contestare gli aumenti delle tasse universitarie, ma anche da migliaia di cittadini greci che in più di un’occasione hanno cercato di bloccare le vie di accesso al parlamento. Una forma di assedio pacifico è anche l’occupazione delle piazze da parte degli indignados spagnoli o la protesta di migliaia di cittadini della ricca città di Stoccarda che cercano di bloccare i lavori per una nuova stazione ferroviaria. Wutbürger, cittadini infuriati, li ha chiamati la stampa tedesca, stupita dall’esplosione di una protesta che vede in prima fila tranquilli impiegati o pensionati. A Genova dieci anni fa si sarebbe parlato della “moltitudine” che univa nella protesta persone dai percorsi spesso molto diversi. Moltitudine: questo concetto vale sicuramente anche per gli indignados spagnoli o per gli abitanti della Val di Susa mobilitati contro la Tav. Vale per i manifestanti – studenti, precari, operai della Fiom e dei sindacati di base – che a Roma il 14 dicembre hanno protestato contro la riforma universitaria e contro il governo Berlusconi. Ma vale anche per milioni di persone che in Italia si sono mobilitate per il referendum sull’acqua e sul nucleare. Moltitudine: non a caso le proteste di oggi – come quelle del 2001 a Genova – non sono organizzate da sindacati, partiti o potenti organizzazioni di massa. Al loro posto c’è una democrazia diffusa che usa i nuovi strumenti di comunicazione: blog, Facebook, Twitter. Forse il movimento di Genova “si è come inabissato”. Ma a quanto pare ha lasciato un’eredità tutt’altro che trascurabile.

Michael Braun (corrispondente del quotidiano berlinese Die Tageszeitung e della radio pubblica tedesca. Era a Genova durante il G8 del luglio 2001)

Fonte: Internazionale

dal blog http://buco1996.wordpress.com/2011/07/21/genova-20012011-braun-la-storia-ha-dato-ragione-alle-idee-del-movimento/

Pubblicato in: antifascismo, berlusconeide, cose da PDL, pd, politica

Dopo 17 anni, una definizione del berlusconismo: “nuova strategia della tensione”


Il berlusconismo come “via italiana” alla poliarchia mediatica, “nuova strategia della tensione” e “fascismo bipolare”

 

di Emanuele Maggio

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Berlusconismo. Cos’è? In sintesi: è la principale connotazione politico-culturale che la Repubblica Italiana ha assunto negli ultimi 17 anni, ovvero è la specifica conformazione politica di quella che è stata chiamata “Seconda Repubblica”.

Vorrei però tentare di offrire un’analisi più dettagliata. Innanzitutto, oserei affermare che il berlusconismo è una forma di “fascismo”. Ora, qui dobbiamo essere molto cauti. L’intellighenzia liberale e di sinistra da tempo dibatte il problema. Le posizioni sono soprattutto due: c’è chi crede che il berlusconismo sia un vero e proprio “regime” fascista, basato sulla costruzione propagandistica del consenso, sul rapporto diretto capo-massa e su alleanze parlamentari razziste e nostalgiche del duce, un regime fortunatamente limitato dalle garanzie costituzionali ma costantemente minaccioso verso di esse (questa è l’opinione dominante); c’è poi invece chi ridimensiona drasticamente il fenomeno, distinguendo chiaramente il presunto “regime” berlusconiano dal regime fascista che l’Italia ha conosciuto nel ventennio, escludendo categoricamente qualsiasi pericolo di “svolta autoritaria” e negando l’esistenza stessa del berlusconismo, relegandolo magari a semplice fenomeno di degrado culturale, demagogico e populistico.

Io vorrei qui assumere una posizione intermedia. Credo fermamente che il berlusconismo sia una forma di fascismo, ma non nel senso dell’opinione pseudosinistroide dominante. Anzi, credo che quell’opinione vada ribaltata, o quantomeno bilanciata, e il sinistroide che leggerà quanto scrivo probabilmente storcerà il naso.

Prima di tutto, chiariamo un poco il termine “fascismo”. Esso, come si sa, non gode di una definizione esaustiva e precisa. Esistono i fascismi, storicamente determinati, ma non “il fascismo”. Il regime mussoliniano fu diverso da quello hitleriano, ed entrambi, comunque molto simili, furono diversi da quello franchista o da quello peronista. In ogni caso, alcuni elementi ricorrono con costanza: il culto del capo, la costruzione del consenso, la repressione del dissenso, la militarizzazione della società. Il fascismo italiano si è caratterizzato per l’aggiunta di altri elementi specifici: il “rivoluzionarismo verbale” unito al “conservatorismo sostanziale” (è l’interpretazione classica), una certa vocazione totalitaria (ovvero l’ideale di un’uniformazione ideologico-culturale della società), la funzione anticomunista, una politica economica di stampo “sociale”. Il regime hitleriano ha aggiunto a tutti questi elementi soprattutto il razzismo, il nazionalismo e un certo ritualismo di massa. Dal quadro sopra descritto capiamo bene che il berlusconismo, qualora lo considerassimo una forma di fascismo, andrebbe necessariamente declinato come fascismo “moderno”, precisamente differenziato.

Innanzitutto, esso si innesta su un’altra forma di “fascismo” (così definito da Pasolini), quest’ultima di vecchia data. Ovvero l’omologazione consumistica presente nelle società industriali avanzate, che impone come modelli dominanti il successo e la ricchezza. Sono i francofortesi a farci notare che, senza bisogno di golpe militari, il capitalismo ha imposto un “totalitarismo perfetto” che si distingue dal “totalitarismo imperfetto” dei regimi autoritari, che mai sono riusciti a raggiungere quel grado di omologazione culturale che le liberaldemocrazie capitalistiche hanno raggiunto senza problemi. Questa forma di “fascismo”, naturalmente, prescinde da Silvio Berlusconi e cronologicamente lo precede. Ci stiamo avvicinando alla definizione di “berlusconismo”, ma ancora non l’abbiamo delimitata nel suo significato precipuo.

Il berlusconismo si innesta anche su di un altro sistema politico oggi dominante: la poliarchia mediatica bipolare. Il termine “poliarchia” è stato introdotto da Robert Dahl per dare il giusto nome a quella che gli occidentali si ostinano a chiamare “democrazia”. La poliarchia, come già si auspicava nel 1975 l’americano Samuel Huntington, è il governo di molti, non di tutti. Il popolo deve autodeterminarsi, senza dubbio, ma esso può solo decidere tra una gamma di opzioni selezionate dall’alto. Non è che può decidere liberamente su qualsiasi cosa! (sul sistema economico, per esempio). Attualmente, in tutto l’Occidente, la poliarchia viene garantita dalla partitocrazia mediatica, ovvero dal privilegio mediatico di determinate forze politiche (di solito riunite in due grandi “poli”, centrodestra e centrosinistra, “non uguali ma simili”, come ebbe a dire una volta, in un raro sprazzo di sincerità, Fausto Bertinotti), che egemonizzano il dibattito pubblico e dettano l’agenda delle priorità politiche (vedere il fenomeno dell’agenda setting). In Italia disponiamo addirittura di una prova documentale di questo progetto: il Piano di Rinascita Democratica della Loggia P2 che, semplicemente in conformità con i dettami atlantici, auspicava la formazione di due forze centripete tese ad escludere le “frange estreme”. Quali sono le caratteristiche della poliarchia mediatica bipolare? Queste le principali: spettacolarizzazione della politica, leaderismo plebiscitario, costruzione competitiva del consenso (cioè i competitori elettorali – i partiti – pubblicizzano i propri prodotti simbolici – programmi “politici” – che verranno poi “liberamente” scelti dai consumatori – elettori -), comunicazione emotiva nell’arena politica (che si sostituisce all’argomentazione razionale). Curiosamente, la stragrande maggioranza dell’intellighenzia di sinistra, amplificata da una consistente propaganda, ritiene soprattutto imputabili a Berlusconi tutti questi fattori. In realtà, a Berlusconi non siamo ancora arrivati. Il berlusconismo, per quanto ci stiamo avvicinando sempre di più, non lo abbiamo ancora definito. Il sistema sopra descritto vige attualmente in tutto il mondo occidentale e occidentalizzato, con o senza Silvio Berlusconi.

Arriviamo adesso al caso dell’Italia. Agli albori della Seconda Repubblica, un insistente bombardamento mediatico ha convinto gli italiani che essi avevano bisogno di un sistema elettorale che comportasse il bipolarismo. Un referendum popolare ha ufficialmente legittimato questa tesi. Pian piano, nel corso di questi anni, il bipolarismo è diventato una specie di istituzione ufficiosa, una realtà da cui ormai non si può più prescindere (non lo consentono i sistemi elettorali). L’ago della bilancia di questo meccanismo è l’uomo nuovo della politica italiana: l’imprenditore Silvio Berlusconi. Ecco che comincia a delinearsi una prima definizione di “berlusconismo”: il berlusconismo è la “via italiana” alla poliarchia mediatica bipolare. In che senso?

E’ molto semplice. Il centrosinistra ha sbandierato e continua a sbandierare programmaticamente, tramite i suoi canali mediatici privilegiati, il “pericolo Berlusconi” e la retorica del “voto utile”; in questo modo attrae da ben 17 anni verso un polo antiberlusconiano l’elettorato socialdemocratico e perfino parte dell’elettorato anticapitalista, potendo anche permettersi di operare una graduale svolta centrista e padronale in cui intrappolare tale elettorato, ormai costantemente “deluso” dai suoi dirigenti, ma rassegnato pur di non veder concretizzarsi il fantomatico “pericolo Berlusconi”. In questo modo, semplice ma geniale, la sinistra è stata finalmente esclusa dal Parlamento. Dobbiamo postulare necessariamente un disegno consapevole orientato a tale obiettivo, un disegno che coinvolge in ugual modo il centrodestra e il centrosinistra. Crediamo davvero che gli esponenti di punta del centrosinistra siano stati “ingenui” (nelle alleanze elettorali, nelle pallide competizioni propagandistiche, nella mancata legge sul conflitto di interessi ecc..) e non abbiano invece volutamente favorito in numerosi casi l’alternanza di governo con il centrodestra, in modo da perpetuare il più a lungo possibile il “pericolo Berlusconi”?

E poi che cos’è questo “pericolo Berlusconi”? Essenzialmente, è una sorta di eventualità senza nome, indefinibile, che riguarda presumibilmente l’equilibrio delle istituzioni democratiche, la salvaguardia della costituzione e il bilanciamento dei poteri dello Stato, tutte cose che Berlusconi metterebbe seriamente a rischio. Come è stato possibile inculcare in gran parte della popolazione un simile allarmismo, peraltro privo di fondamenti? Ciò avviene ininterrottamente da 17 anni, in due atti: vi è una fonte primaria consapevole (l’agenda dei media dominanti) e una moltiplicazione secondaria inconsapevole (media secondari – stampa, radio, web.. – blogger, comici, opinionisti, intellettuali di grido ecc..). La mobilitazione degli ultimi tempi, coadiuvata da presenze illustri (Umberto Eco, Paolo Flores d’Arcais e affini) fa davvero pensare. Nessuno sembra accorgersi del fatto che il “pericolo Berlusconi” è rimasto allo stato di “pericolo” per 17 anni. Mussolini era un pericolo nel 1922, ma 17 anni dopo stava già per completare la sua parabola. Invece Berlusconi no. Egli si trova nello stato di pericolo permanente. Ha più di 70 anni, tra poco muore, ma è sempre un pericolo per le istituzioni repubblicane. Il pericolo, ovviamente, non si concretizza mai. Ma è sempre dietro l’angolo, a livello di possibilità e prospettiva. E’ un po’ come il terrorismo islamico: non lo vedi perchè è dappertutto. Non lo vedi ma c’è, fidati che c’è, e da un momento all’altro può farsi sentire.

Occorre a questo punto tranquillizzare il lettore più sprovveduto. Le svolte autoritarie, i fascismi vecchia maniera, non sono possibili nell’attuale congiuntura internazionale, almeno in Occidente. I fascismi sono stati storicamente utili alle élites transnazionali solo quando si sono presentate minacce comuniste organizzate, minacce che oggi non si vedono, nemmeno all’orizzonte. L’Occidente ha bisogno della poliarchia (“la democrazia”, scrive Canfora, “è rimandata ad altre epoche”…), ovvero di una democratica competizione tra élites imprenditoriali, che si contendono l’egemonia del “mercato elettorale”. I dittatori sono pericolosi, possono essere scheggie impazzite, ad esempio possono operare svolte protezionistiche non autorizzate, danneggiando i mercati comuni, o possono nazionalizzare importanti risorse, eccetera eccetera. E’ in questo senso che vanno lette l’esportazione occidentale della “democrazia” (cioè della poliarchia) e le varie “rivoluzioni colorate” aizzate dagli Stati Uniti contro dittatori poco “collaborativi” (di cui l’italiano “popolo viola” non è che un’inconsapevole, grottesca appendice).

Questo inquietante, sotteso progetto allarmistico possiamo riassumerlo in un sol modo: il berlusconismo (in cui è compreso l’antiberlusconismo) è una “nuova strategia della tensione” finalizzata a marginalizzare la sinistra italiana. La si marginalizza inglobandone la forza elettorale nel moderatismo, in (ir)realtà politiche fluttuanti e amorfe, fortemente colluse con ambienti confindustriali, bancari e filoamericani, e tutto ciò sempre in nome dell’antiberlusconismo. Per fare solo un piccolo esempio, basti ricordare un sondaggio del 2009 del Ministero degli Interni: il 50% della popolazione italiana è contraria alle missioni militari in Afghanistan e in Iraq. Dunque, dov’è rappresentato questo 50% in Parlamento? Non parliamo di un 5%, che può anche succedere non venga rappresentato (dipende dal sistema elettorale). Parliamo del 50%! Ebbene, in Parlamento il voto per i finanziamenti alla guerra è unanime. Quel 50% di italiani è magicamente scomparso, nonostante essi abbiano eletto circa il 50% del Parlamento (il centrosinistra che qui incriminiamo, appunto). La poliarchia è infatti questo: ci sono questioni, dicono lorsignori (ratifica del Trattato di Lisbona, introduzione del precariato, guerre ecc…), che dobbiamo decidere tra di noi, e su cui nemmeno il 50% di voi ha diritto di parola. Voi potete esprimere le vostre preferenze su faccende più superficiali, non certo su questioni “sistemiche”. E per garantire questo Silvio Berlusconi è stato fondamentale, come “ago della bilancia”, perno centrale su cui ha ruotato tutto il meccanismo, “specchietto per le allodole”.

Ora che il quadro generale è completo, non resta che spiegare in che senso il berlusconismo (“la via italiana alla poliarchia”, “la nuova strategia della tensione”) è una forma di fascismo. Esso è una forma tutta nuova di fascismo, che definirei fascismo bipolare (da leggersi sempre all’interno dell’omologazione consumistica e della poliarchia mediatica bipolare). Ovvero: il polo berlusconiano ha davvero tentato di riproporre forme di ducismo all’antica, e Berlusconi stesso, tramite la costruzione del consenso, ha probabilmente davvero coltivato velleità autoritarie; i suoi seguaci lo hanno subito ipostatizzato come “colui che risolve i problemi”, il salvatore della patria. Viceversa, il polo antiberlusconiano ha costruito il proprio potere dipingendo Berlusconi come “pericolo pubblico n.1”. Si è assistito cioè, da parte antiberlusconiana, ad una vera e propria costruzione del dissenso, un fascismo al contrario, una sorta di culto negativo del capo. Riassumendo: un’intera classe dirigente ha giustificato per un ventennio il proprio potere e i propri privilegi intorno alla figura di Silvio Berlusconi, chi idolatrandolo, chi demonizzandolo. Questo è un fenomeno, che io sappia, senza precedenti, e la storia lo ricorderà come “berlusconismo”, variante comica del fascismo. Sembra riecheggiare quella vecchia battuta del buon Karl Marx: “i grandi avvenimenti si ripetono due volte nella storia, la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa”. Prima il ventennio fascista, poi il ventennio berlusconista, l’alternanza di governi berlusconiani e antiberlusconiani, entrambi berlusconisti.

Ora, quale dei due poli, dei due fascismi, è il più pericoloso? Il 30% “che ama”, i seguaci di Silvio Berlusconi, o il 70% di “persone per bene” (come le ha chiamate Bersani), che ci tengono a precisare che sono antropologicamente diverse e moralmente superiori rispetto a Silvio Berlusconi?

L’istinto mi suggerisce di diffidare soprattutto del conformismo più diffuso…
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fonte:  http://www.agoravox.it/Dopo-17-anni-una-definizione-del.html

dal blog http://solleviamoci.wordpress.com/2011/07/21/capire-litalia-lanalisi-dopo-17-anni-una-definizione-del-berlusconismo-nuova-strategia-della-tensione-pdf-da-scaricare-1972-ricordi-della-strategia-della-tensione/

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G8 Genova, spariti 200 fascicoli sui pestaggi.Promossi o prescritti i poliziotti violenti


Quel che resta della giustizia: pratiche mai aperte o finite nel nulla. E sui processi il colpo di spugna definitivo è già arrivato: i dirigenti e gli agenti condannati hanno fatto tutti carriera.

Duecento fascicoli a carico delle forze dell’ordine finiti nel nulla. Forse mai aperti. Sono i procedimenti per gli abusi commessi durante il G8 di Genova in occasione degli arresti per strada. I magistrati scarcerarono i manifestanti all’udienza di convalida perché i verbali di arresto erano incompleti, pasticciati. Spesso falsi. E ogni volta che un gip rilevava palesi incongruenze trasmetteva gli atti alla Procura. Ma tutti gli indagati sono stati di fatto graziati da una giustizia che ha lasciato morire i fascicoli. C’è anche questo nella storia del G8, oltre all’impegno di pm coraggiosi che hanno rischiato per portare avanti le indagini. Nel Tribunale di Genova qualcuno li chiama “fascicoli fantasma”. Come quello che riguarda due funzionari di polizia e due ufficiali dei carabinieri. Nella sentenza del 14 dicembre del 2007, che condanna i 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio, il dispositivo firmato dal presidente del Tribunale Marco Devoto e dal giudice estensore Emilio Gatti ordinava la “trasmissione degli atti al pubblico ministero per falsa testimonianza”. I quattro erano testi dell’accusa sostenuta dai pm Anna Canepa (oggi alla direzione nazionale antimafia) e Andrea Canciani. Si trattava di Angelo Gaggiano, vicequestore comandante del servizio di ordine pubblico, che guidava i reparti di guardia alla zona rossa in via Tolemaide; Mario Mondelli, attualmente questore di Biella all’epoca uno dei capi della Celere (sostituì Vincenzo Canterini alla guida del Reparto Mobile di Roma); il capitano Antonio Bruno e il tenente Paolo Faedda il primo comandante, il secondo suo collaboratore, del Battaglione Lombardia che fu il primo contingente dell’Arma a partire all’assalto delle Tute Bianche. Secondo i giudici, nel corso delle udienze, nel 2004, i quattro testi avevano mentito. A dirlo sono i giudici del Tribunale che avevano avuto mano pesante con i presunti black bloc. La procura avrebbe dovuto verificare se le ipotesi del tribunale fossero corrette. Ma il tempo passò e il fascicolo è finito in prescrizione senza neppure una convocazione, un atto che potesse interromperla. Un suicidio giudiziario ripetuto forse quasi duecento volte.

Genova in questi giorni di prepara a ricordare il G8. Il capo della polizia, Antonio Manganelli, mesi fa sul Secolo XIX ha invitato a chiudere la ferita. Ma è difficile, visti i presupposti. I membri delle forze dell’ordine responsabili delle violenze del G8 non pagheranno. La commissione d’inchiesta parlamentare da tanti invocata non è stata istituita e la quasi totalità dei reati – calunnia, lesioni non gravi, abusi vari – contestati ai poliziotti della Diaz così come agli imputati di Bolzaneto sono stati spazzati dalla prescrizione. Restano in piedi le lesioni gravi, che però vanno in prescrizione dopo dieci anni e sei mesi (gennaio 2012) e i falsi che di anni ne prevedono dodici e mezzo (gennaio 2014). Se si considera che a maggio la sentenza Diaz non era ancora partita per la Cassazione, si ha la certezza che anche le lesioni gravi saranno prescritte mentre per i falsi eventuali intoppi o ritardi tecnici potrebbero dare il colpo di spugna. Ancora minori le possibilità di evitare la prescrizione per Bolzaneto – i reati contestati dai pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati erano abuso d’ufficio, violenza privata, falso ideologico, abuso di autorità nei confronti di detenuti o arrestati, violazione dell’ordinamento penitenziario e della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali – visto che quasi tutti sono già estinti e che le motivazioni della sentenza d’appello sono state depositate ad aprile di quest’anno.

Intanto i protagonisti di quei giorni fanno carriera. Ricordate la famosa fotografia del diciassettenne romano con il volto tumefatto e l’occhio ridotto a una fessura? Il “calciatore” era l’ex dirigente della Digos Alessandro Perugini. La vicenda è stata cancellata perché Perugini ha risarcito 30mila euro e la denuncia è rientrata. Poi c’è stata un’altra condanna a un anno per falso. Oggi Perugini è un alto funzionario della Questura di Alessandria. Francesco Gratteri, all’epoca direttore dello Sco è diventato prima questore di Bari ed ora è responsabile della Direzione anticrimine centrale, il Dac: la Corte d’Appello di Genova lo ha condannato a quattro anni per falso. Giovanni Luperi all’epoca vice capo dell’Ucigos da cui dipendeva il controllo delle squadre Digos presenti al vertice del G8, è oggi capo del Dipartimento analisi dell’Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna), l’ex Sisde: quattro anni per falso. Gilberto Caldarozzi, era il vice di Gratteri, poi ne ha preso il posto di direttore allo Sco, quindi è stato promosso questore per merito straordinario nel 2006 quando partecipò alla cattura di Bernardo Provenzano: tre anni e otto mesi per falso. Spartaco Mortola, era il capo della Digos di Genova, è stato quindi promosso a questore vicario di Torino e proprio poche settimane fa è diventato questore: 3 anni e 8 mesi per falso. Vincenzo Canterini, che nel 2001 guidava i reparti della celere è diventato ufficiale di collegamento con l’Interpol a Bucarest: cinque anni per falso in continuazione con le lesioni gravi.

E non ci sono soltanto i membri delle forze dell’ordine: Giacomo Toccafondi, uno dei dottori chiamati a rispondere civilmente per gli orrori della caserma di Bolzaneto, non ha avuto nessuna sanzione disciplinare. Anzi la sua Asl ha deciso di premiarlo. Difficile chiudere così la ferita ancora infetta del G8.

fonte : http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/20/pestaggi-in-stradaspariti-200-fascicolipromossi-o-prescritti-i-poliziotti-violenti/146557/

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G8 di Genova, mistero italiano Quattro domande senza risposta


Di quello che accadde il 19 e 20 luglio ormai sappiamo molto, ma non tutto. Resta il buco nero delle responsabilità politiche. Dieci anni dopo, mancano le risposte su alcuni momenti cruciali: la strategia delle tensione orchestrata dai servizi, la carica di via Tolemaide, il cambio in corsa delle strategie di ordine pubblico, i depistaggi e le protezioni sul caso Diaz.

Dieci anni dopo sappiamo molto, ma non tutto. Sappiamo abbastanza di quello che è successo a Genova, quasi niente di quello che è successo a Roma. E il tragico G8 del 20 e 21 luglio 2001, con la morte di Carlo Giuliani, le battaglie campali nelle vie della città, i gravissimi abusi polizieschi alla scuola Diaz e alla caserma di Bolzaneto, entra a buon diritto nel novero dei misteri italiani. Se ne discute in questo giorni nel capoluogo ligure, in un fitto programma di incontri e manifestazioni.

Diversi episodi irrisolti richiamano la strategia della tensione, sia pure in versione moderna, da terzo millennio. I silenzi e i depistaggi di Stato hanno ostacolato la ricerca della verità. Nessun esponente del governo e delle forze di polizia dell’epoca, in questi dieci anni, si è assunto la minima responsabilità per quello che è accaduto. Nessuno ha mai chiesto scusa alle vittime innocenti. I processi principali sono ancora aperti, in attesa dei verdetti definitivi di Cassazione.
Dieci anni dopo, insomma, il G8 di Genova è un caso ancora aperto.

Grazie alle inchieste della magistratura, alle centinaia di testimonianze raccolte, alle migliaia di immagini scattate allora da videocamere e fotocamere “indipendenti”, emergono però con precisione diversi momenti in cui questa moderna strategia della tensione si è dispiegata. Sono gli snodi che hanno determinato gli eventi più drammatici. Sono altrettante domande per chi all’epoca fece e disfece i piani dell’ordine pubblico, e poi si attivò per cancellare ogni traccia.

1. La costruzione della paura

Tra febbraio e luglio del 2001, sono diffusi attraverso i media gli scenari più allarmanti sull’ordine pubblico, che vanno ben oltre quello che accadrà davvero a Genova. E’ evidente l’attività di “pr” dei servizi segreti e degli apparati di sicurezza italiani (e non solo). Rapporti “riservati” contenenti le più truci previsioni finiscono regolarmente sulle scrivanie dei giornalisti, che naturalmente pubblicano tutto, dato il contenuto spettacolare di molte informative e la spasmodica attesa che si crea intorno alla contestazione organizzata dal movimento contro la globalizzazione neoliberista.

Tra le operazioni mediatiche di maggior successo va ricordata la storia dei palloncini pieni di sangue infetto che i manifestanti avrebbero lanciato contro poliziotti e carabinieri. E’ il Sisde il primo a diffondere questa voce, ripresa da La Stampa il 13 aprile: tra le frange più violente dei cosidetti no global, “i tedeschi, che promettono di portare sacchetti pieni di sangue. Non si sa se sarà sangue umano o animale. Nel dubbio ci potrà pure essere la paura che si tratti di sangue infetto”. Il 20 maggio, il Corriere della Sera cita “un rapporto dei nostri servizi» diffuso dall’Ansa, che prefigura “l’impiego di palloncini contenenti sangue infetto con il virus dell’Aids”.

Le veline vengono propalate senza alcun senso critico. Per esempio, il virus dell’Aids non sopravvive a lungo fuori dal corpo umano, il sangue tende a coaugulare, e soprattutto la logistica di una simile raccolta sarebbe complicata, pericolosa, folle. Chi le fa arrivare ai giornali sa di andare perfettamente incontro al gusto del sensazionale. E così passano nel circuito politico-mediatico visioni apocalittiche di copertoni incendiati da far rotolare verso i plotoni di polizia, piani per rapire agenti rimasti isolati, arance farcite di lamette, catapulte colme di sanpietrini, feroci cani pitbull, assalti alla zona rossa con deltaplani, aerei telecomandati, kayak…

Gli 11 mila uomini delle forze dell’ordine previsti dai piani di sicurezza (4.100 nella zona rossa, 6.800 fuori) arrivarono quindi a Genova molto carichi, decisi a vendere cara la pelle. E forti della “solidarietà preventiva” garantita da un gruppo di parlamentari del centrodestra, Alleanza nazionale in testa.

Dopo il G8 di Genova, il prefetto Arnaldo La Barbera dirà chiaramente al Comitato parlamentare d’indagine che questo superattivismo dei servizi non portò alcun contributo serio alle prevenzione degli incidenti, e anzi mandò in tilt la macchina investigativa, con una miriade di segnalazioni vaghe e dispendiose da verificare. Lo confermerà anni dopo Claudio Scajola, il ministro dell’interno del G8, intervistato nel documentario “Governare con la paura”.

Ecco allora il primo snodo del G8 di Genova: perché i servizi di sicurezza, o una parte di loro, hanno scientemente contribuito a far crescere la tensione nell’opinione pubblica e specialmente tra gli uomini che avrebbero gestito l’ordine pubblico in piazza?

2. La carica di via Tolemaide e la morte di Carlo Giuliani.

Ci sono anche rapporti investigativi buoni, secondo i quali il vero rischio disordini è rappresentato dal “blocco nero”, cioè autonomi e anarchici in arrivo da mezza Europa e ben accolti dai compagni italiani dei centri sociali più duri. Due informative del Sisde, agli atti del Comitato d’indagine, informavano la Digos di Genova con un giorno d’anticipo “che circa 300-500 militanti si sarebbero concentrati, alle ore 12 in piazza Paolo Da Novi”. Tutto giusto, a parte l’orario: i neri si fecero vedere già alle dieci, cominciando ad armarsi nella piazza tematica dei Cobas.

Mentre i black bloc agiscono indisturbati, attaccando banche, finanziarie e persino il carcere di Marassi, l’attenzione politico-mediatico-poliziesca è concentrata sul corteo delle Tute bianche di Luca Casarini, intenzionate a praticare la disobbedienza civile contro il divieto di accesso alla zona rossa, ma non a commettere violenze.

Come confermerà al Comitato d’indagine il questore di Genova Francesco Colucci, i vertici romani della polizia di Stato e i Disobbedienti si erano accordati per una “sceneggiata” in favore di telecamera, nella quale ci sarebbe stato un fronteggia mento simbolico ma nessuno si sarebbe fatto male.

Il piano salta perché un contingente di carabinieri del Battaglione Lombardia, diretto a Marassi per contrastare i balck bloc, non obbedisce agli ordini e, giunto in via Tolemaide, attacca a freddo il corteo composto da circa 15 mila persone, in un punto praticamente privo di vie di fuga. Il contingente è comandato dal capitano Antonio Bruno, che ordina la carica senza neppure consultarsi con il dirigente di polizia Mario Mondelli, nonostante la legge prescriva che nelle decisioni di ordine pubblico siano sempre i funzionari della questura a prendere le decisioni.

Dalla centrale operativa arrivano ordini concitati di far passare il corteo e di farlo arrivare al limite della zona rossa, ma viene disatteso. E’ in quel momento preciso, alle 14,53, che il G8 di Genova prende una piega drammatica. La carica scatena una guerriglia urbana che culmina, alle 17,27, con la morte di Carlo Giuliani nella vicina piazza Alimonda, ucciso da un colpo di pistola sparato da un Defender dei carabinieri rimasto isolato e attaccato da alcuni manifestanti. Il colpo sarebbe partito dal carabiniere ausiliario Mario Placanica, poi prosciolto in istruttoria per legittima difesa, che però nel corso degli anni dichiarerà a più riprese di non essere certo di aver soarato il colpo mortale.

Clamorose le conclusioni dei giudici al processo per i disordini di piazza, che pure si concluderà con numerose condanne ai danni di manifestanti. “Si è trattato di un’aggressione ingiusta portata da un numero considerevole di pubblici ufficiali ai danni di una collettività organizzata”, si legge nelle motivazioni di primo grado. “Costruendo e portando avanti le barricate su Via D’Invrea e Via Casaregis, resistendo agli attacchi dei militari a piedi e poi dei blindati, inseguendo questi fino allo slargo di Corso Torino, i manifestanti hanno inteso non solo raggiungere i compagni del corteo, ma anche e soprattutto ‘riconquistare’ il diritto a manifestare liberamente, diritto del quale erano stati privati arbitrariamente”. In altre parole, i Disobbedienti di Casarini stavano dalla parte della legge, i carabinieri l’hanno violata.

E’ il secondo snodo, sul quale aleggia un interrogativo messo nero su bianco anche dai giudici: l’attacco al corteo dei Disobbedienti è stato soltanto il frutto di una serie di errori degli uomini in divisa o qualcuno ha creato di proposito un incidente destinato a far precipitare la situazione dell’ordine pubblico? E, nel caso, perché?

3. Sabato 21 luglio, la “nuova gestione” degli uomini di De Gennaro

Il bilancio del 20 luglio è pesantissimo. Un ragazzo morto, ore di scontri sanguinosi, vasti danneggiamenti provocati dal blocco nero. E sabato 21 è in programma il grande corteo internazionale che mette insieme tutte le componenti del Genoa Social Forum, il cartello di associazioni che ha organizzato le proteste contro gli otto “grandi” riuniti a Palazzo Ducale, protetti dalle grate di ferro che cingono la zona rossa. Nessuno quella sera lo sa, ma nella caserma di Bolzaneto, una sorta di carcere provvisorio istituito per tenere i fermati lontani dai penitenziari cittadini, sono già cominciati gli abusi e le violenze contro i manifestanti finiti in manette durante gli scontri. Le loro storie emergeranno soltanto qualche giorno dopo.

Cambiano allora le strategie: “Sono stato esautorato” dirà al processo Diaz Ansoino Andreassi, già vicecapo della polizia, responsabile dell’ordine pubblico al G8 fino a quel momento. Andreassi, fama di democratico (“estremista di sinistra”, lo definisce un documento in stile servizi ritrovato a Roma un mese prima del G8, che tra l’altro prefigura con raggelante esattezza la scena della morte di Carlo Giuliani), capisce di essere stato messo da parte nel pomeriggio di sabato 21 luglio quando, verso le 16, arriva a Genova il prefetto Arnaldo La Barbera, leggendario “sbirro” antimafia, in quel momento capo dell’Ucigos, l’ufficio di coordinamento delle Digos di tutta Italia.

Un paio d’ore prima, gli uomini del Servizio centrale operativo della polizia, guidati da Franco Gratteri, escono dalla zona rossa, dover erano stati assegnati a tutela della sicurezza del vertice. In sostanza, i dirigenti di fiducia del capo della polizia, Gianni De Gennaro, prendono in mano la situazione del’ordine pubblico. Con quale filosofia? Sarà ancora Andreassi a spiegarlo: “Procedere ad arresti per cancellare l’immagine di una polizia rimasta inerte di fronte alla devastazione e al saccheggio della città”.

E’ un’altra svolta cruciale, perché la nuova strategia, poche ore più tardi, porterà a un altro momento tragico del G8: la sanguinosa irruzione alla scuola Diaz. Chi decide di metter fuori gioco Andreassi? Le scelte di ordine pubblico sono fatte dai “tecnici”, come De Gennaro, o dai politici? E, in questo caso, da chi? Dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi? Dal minsitro dell’Interno Claudio Scajola? O dal vicepresidente del consiglio Gianfranco Fini, capo del partito che più di tutti aveva sposato il pugno duro contro i manifestanti e la solidarietà preventiva a polizia e carabinieri?

4. Il blitz alla Diaz (e successive amnesie)

La manifestazione di sabato 21 luglio finisce con altri scontri sanguinosi. I black bloc innescano la scintilla con qualche lancio di sassi contro la polizia schierata alla Fiera del Mare, che risponde con cariche violentissime e prolungate, spezzando in due il corteo. Il pestaggio di persone inermi, signore, ragazzini, anziani, è testimoniato da decine di filmati.

Almeno però è finita. La sera di sabato il G8 smobilita. Il vertice è chiuso, non ci sono altre manifestazioni in programma. Gli attivisti della protesta antiliberista si apprestano a passare l’ultima notte a Genova per ripartire l’indomani mattina.

Invece no. Verso mezzanotte si sparge la voce di un’irruzione alla scuola Diaz, di fronte al media center del Gsf. La scuola è un dormitorio che ospita decine di manifestanti. E’ proprio uno dei “pattuglioni” di polizia disposti dopo la fine della manifestazioni per “fare arresti” che origina il caso. Il pattuglione è contestato e attaccato con il lancio di un paio di bottiglie quando passa davanti alla scuola in via Battisti. Niente di grave, ma segue una riunione in questura in cui i massimi vertici di polizia presenti a Genova, La Barbera in testa.

L’operazione si conclude in un massacro: dei 93 arrestati, una sessantina risultano feriti, venti dei quali necessitano di ricovero in ospedale. Sono paradossalmente i più fortunati, perché gli altri vengono trasferiti a Bolzaneto, dove subiscono nuove violenze e umiliazioni.  Ci sono due codici rossi, che rischiano sul serio di lasciarci la pelle. Tutti gli occupanti della scuola sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio, un reato che può costare fino a 15 anni di carcere. Sono tutti accusati, in sostanza, di essere dei black bloc, compreso un signore vicentino di sessant’anni, Arnaldo Cestaro.

Che cosa è successo esattamente alla Diaz? Il quadro che esce dal processo è abbastanza chiaro. La perquisizione viene disposta per l’esigenza di fare arresti e riscattare la brutta figura delle forze dell’ordine, specialmente con il mancato contrasto del blocco nero. Nell’imminenza del blitz, infatti, vengono avvertiti i giornalisti delle principali testate. I vertici della polizia non lo avrebbero fatto, se avessero avuto fin dal principio intenzione di abbandonarsi a una sanguinosa spedizione punitiva. Nel percorso tra la questura e la Diaz, il contingente cresce a dismisura, con agenti e funzionari che si aggregano di loro spontanea volontà, senza un ordine di servizio, tanto che ancora oggi non sappiamo quani poliziotti arrivarono effettivamente davanti alla scuola: le stime variano da 292 a 495. Un esercito.

Quando scatta l’irruzione, la truppa va fuori controllo. Il motivo si può solo immaginare: frustrazione e voglia di vendetta dopo due giorni di scontri, convinzione di trovarsi davvero di fronte i neri devastatori, se non addirittura dei “terroristi”, l’odio politico verso le “zecche comuniste”, molto diffuso tra gli uomini in divisa, come dimostrano anche i fatti di Bolzaneto. Arnaldo La Barbera,sul posto al momento dell’irruzione, lo dirà chiaramente il 19 giugno 2002 in un interrogatorio davanti al pm Enrico Zucca, poco prima di morire. Un attimo prima del via, La Barbera suggerisce di mollare il colpo: “Partendo da questo nervosismo che io avevo notato, certamente le cose non sarebbero andate bene, perché ognuno conosce gli animali suoi, dottore”.

La prova provata dello spirito di quella perquisizione è il massacro di Mark Covell, mediattivista inglese che ha la sventura di trovarsi da solo in strada all’arrivo dell’esercito in divisa blu. Come documentano i filmati, viene pestato a sangue da diverse ondate di poliziotti, anche se l’irruzione non è neppure cominciata e lui è solo, inerme, magrolino per giunta. E’ uno dei codici rossi di quella sera. Tra le decine e decine e decine di poiziotti verosimilmente testimoni oculari della scena, nessuno troverà la voglia o il coraggio di aiutare la giustizia a individuare i responsabili di quello che la procura di Genova classifica come un tentato omicidio. Lo stesso accadrà per tutte le violenze perpetrate all’interno della scuola.

Oltre a La Barbera, nel cortile della scuola sono presenti i vertici della polizia investigativa italiana. Franco Gratteri e Gilberto Caldarozzi, capo e vice dello Sco. Gianni Luperi, numero due di La Barbera all’Ucigos. Vincenzo Canterini è invece il comandante del Reparto mobile di Roma, da cui il Settimo nucleo sperimentale, una sorta di élite dell’ordine pubblico creata apposta per il G8. Sarebbe lui il destinatario del consiglio di La Barbera (ma Canterini ha sempre smentito). La promessa riscossa dello stato contro i violenti del G8 si trasforma in un disastro di immagine, con le telecamere che riprendono una sconvolgente sfilata di ragazzi feriti e pozzanghere di sangue sui pavimenti della scuola.

Bisogna metterci una pezza. Così parte il grande depistaggio, che sarà smascherato dall’inchiesta penale. Le due bottiglie molotov attribuite ai manifestanti sono state portate dentro dai poliziotti. L’aggressione denunciata da un agente non regge alla prova dei fatti. I verbali di arresto sono generici e pieni di circostanze false. Durante il processo, la reticenza degli alti dirigenti sui fatti della Diaz è totale. Nessuno comandava l’operazione, nessuno ha notato violenze, nessuno ha rilevato stranezze, nessuno ha fornito il minimo elemento per individuare i responsabili della “macelleria messicana” descritta anche dal comandante del VII nucleo, Michelangelo Fournier. La sua è l’unica testimonianza di un funzionario di polizia dall’interno dell’edificio scolastico. Parla di “colluttazioni unilaterali”, dove i manifestanti si limitano a subire botte e manganellate, e persino di un collega che “mima il coito” sopra una ragazza ferita a terra.

Dieci anni dopo, nel libro L’eclissi della democrazia di Vittorio Agnoletto e Lorenzo Guadagnucci (Feltrinelli 2011), il pm Zucca racconta addirittura la proposta indecente arrivata per vie traverse ai magistrati genovesi: se non fate il processo Diaz, facciamo saltare anche quello contro i manifestanti. Come dire, zero a zero e non ci pensiamo più. E proprio dal processo Diaz ne è nato un altro, per falsa testimonianza, che coinvolge l’allora capo della polizia De Gennaro.

Ecco allora l’ultima grande domanda del G8 di Genova, a cui qualcuno dovrebbe finalmente rispondere. Perché i protagonisti di quella sciagurata operazione sono stati sempre protetti e hanno proseguito le loro brillantissime carriere?

 
Pubblicato in: abusi di potere, cultura, INGIUSTIZIE, magistratura, MARCELLO LONZI, politica, sociale, società

La lettera di un detenuto


(Autore Alfredo Cosco dal blog Urla dal Silenzio)

Lunga e bella lettera di Marino Ciccone, attualmente detenuto a Sulmona, e di cui potrete trovare anche altro nel Blog.

La lettera parte dalla rievocazione dei giorni del G8 di Genova. Voi potreste pensare che si tratti di una delle classiche lettere dove ci si scaglia contro i pestaggi della popolizia (lettere comunque interessanti). Ma non fermatevi là.. la lettera avanza e avanzando tratta di molto altro, con sfumature differenti, e una sensibilità particolare, chi incide soprattutto dinanzi ai momenti più intensi.

Voglio riportare alcuni brani..

In questo passaggio Marino ricorda il “personale” del carcere di Spoleto, dove prima Marino era “residente”:

“ Ritornando a Spoleto, per essere obiettivo devo dire che ci sono persone attente e scrupolose. Il Dottor Padovani, direttore dell’istituto, persona dall’intellligenza fine. La Dottoressa Paola Giannelli, psicologa dell’isitituto, che ha grande acutezza  nello svolgere il proprio compito e spesso.. anche quello degli altri. Per il resto.. solo tra gli insegnanti  c’era qualche figura che dava benessere. . LA RIMANENZA SONO MERCENARI. Mi riferisco a chi dovrebbe essere utile al cammino dei reclusi. Posso elecanre, tra le persone inutili… gli educatori, di cui uno ex guardia carceraria.. una parte dei medici.. persone accorpate col il personale penitenziario, dediti al facile pettegolezzo e con battute da osteria. Il dirigente sanitario, il pregiatissimo Dottor Fioroni , è attualmente agli arresti domiciliari, per avere intascato delle belle buste da un serie di detenuti, tutti coimputati di quest’uomo che chiedeva orologi d’oro indiando anche dove acquistarli… Ci sono commissari con la c minuscola, che prima ti querelano e poi ti trasferiscono. Telefonano al commissario del carcere dove sei destinato.. e quando arrivi trovi qualcuno ad accoglierti per darti il benvenuto. Trovi cinque o sei picchiatori.. ti piegano le braccia dietro le spalle, e per il resto te le suonano di santa ragione. Se non era per un aguzzino meno cinico mi avrebbero rotto le braccia….”

Conosciamo questa “pratica”. Si tratta del “comitato di accoglienza”… del “preavviso” su come funzionano le cose qui.. atti posti in essere da camorristi vestiti da guardi.

Estremamente toccanti sono i punti in cui parla dei due detenuti suicidati che si trovò di fronti.. Il primo..

“ In questa masseria senza padrone, nel lontano 1996, ho visto morire un giovane ragazzo di Biella. Si chiamava Giovanni Fornaro. Vederlo appeso ad un lenzuolo, con gli occhi spalancati.. è una cosa che ricorderò per sempre. E’ come se fosse accaduto questa mattina.”

E il secondo…

“  Ricordo poi un periodo in cui partii per dei lunghi processi, alla fine mi trovo alla destinazione, Fossombrone, dove la fortuna mi fa un altro regalo. Tornando in cella, mi fermai a salutare un ragazzo di Pullano (non sono sicuro che sia esattamente questo il nome della località) che trovai appeso al cancello, con al collo una cintura di cuoio. E’ inutile dirvi che le mie urla arrivarono fuori dal carcere. I soccorsi furono celerissimi. Avevo le lacrime agli occhi. In quegli attimi ho apprezzato tantissimo un agente della polizia penitenziaria che iniziò una respirazione bocca a bocca, con massaggio cardiaco. Non voleva lasciare quel corpo esanime, forse perchè quando gli slacciammo la cinta dal collo, e adagiammo a terra il corpo, ci furono dei movimenti tipo spasmi. Ho visto il cuore di questo agente, anche lui con le lacrime agli occhi, che mi sussurrò se avevo bisogno di un tranquillante. “

Ecco qui una vera guardia.. come dovrebbero essere le guardie. Non un vigliacco squadrista.. ma un Uomo, a cui sarei onorato di stringere la mano.

Ma voglio concludere con le bellissime parole che Marino usa per il suo avvocato, la Dottoressa Fabiano Gustoso. Emerge il ritratto di una Grande Donna, di una Vera Donna, non di quelle che scimmiottano gli uomini nell’opportunismo,  e nella smania di carriera, una donna che agisce per autentico Servizio. E anche questo post va inteso idealmente dedidcato a lei. Ecco le sue parole:

“Al momento ho tanta simpatia per una professionista seria, unita all’immensa stima e all’affetto più caro. E’ l’avvocato Fabiana Gubitoso, opera a L’Aquila. Questa donna meravigliosa riscatta tutti quei pseudo-olleghi che non meritano stima. E’ generosa, prende iniziative senza interpellarti, poi, se arriva qualche delusione, è la prima a risentirne. E’ vicina ai detenuti con mille apprensioni. Ma dove dimostra tutto il suo carisma è nelle aule di tribunale. E’ un’ottima oratrice, bava e professionale, altruista per natura. In parole franche.. è un ottimo avvocato, ma soprattutto.. una bellissima persona. Anche avendo obblighi familiari, non ci pensa due volte se deve salire in auto e andare ad oltre 600 km perchè un cliente è nei guai con un ricovero forzato. Ci tenevo a parlare di Fabiana Gubitoso, donna di pregio e grande professionista. Sono le persone così che ci fanno credere e sperare in un mondo migliore. Donna meravigliosa che ti dona sicurezza, con mille premure e raccomandazioni. Ho tanta stima di questa meravigliosa donna, a cui va il mio bene più sincero”.

Ce ne fossero tante di persone così..

Vi lascio alla lettera di Marino Ciccone.

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Alfredo, una cosa che mi colpì fu il G8, con morti innocenti, una guerra civile in piena regola. Pilotata con l’infiltrazione dei black-block, con uno spiegamento di forze da guerra mondiale.

Il 14 novembre 2008, all’indomani della sentenza di primo grado sui “mis-fatti” del G8, ho scambiato opinioni con i compagni di detenzione. Tutti, compreso me, non credevamo ai nostri occhi. Giovani ragazzi con il visto tumefatto e ragazze con la testa rotta, con il sangue che colava copioso dal cranio. Donne e uomini per bene, sotto shock, ed agenti di polizia esaltati ed incitati dai loro superiori. Spietati e cinici, come i boia quando impiccavano il reo. Vedere delle anime in tenuta antisommossa inverire contro giovani universitari, che erano in summit con altri coetanei che nemmeno conoscevano, venuti da altri centri sociali. Sembrava di essere tornati ai tempi del nazismo. Da profano chiedo ai tanti sapientoni che governano, dov’è la democrazia? Dov’è la civilta di un agente di polizia, che dovrrebbe garantire l’incolumità di tanti giovani che protestano per motivi ideologici. In quei giovani  ho visto un figlio. E’ stata una violena inaudita. 

La nausea viene perchè questo è lo stato. E non riconosco in questo un’Italia civile e altruista. Mi ricorda di più la Spagna ai tempi di Franco, dove i dimostranti erano visti come nemici dello Stato, i più buoni venivano presi a manganellate, i meno buoni venivano mirati ad altezza d’uomo. Altri diventavano dispersi, come i tanti desaparecidos dell’Argentina.

Pensiamo al povero Giuliani, studente universitario non noto alla polizia politica. Restano le immagini dove si assiste ad un omicidio di Stato.

Non è l’unico. E proprio in questi giorni si vede come agisce un certo tipo di polizia. Un uomo di Milano viene preso a manganellate da più agenti della pubblica sicurezza. E un buon cristiano, inorridito, ha ripreso tutto il pestaggio del signor Ferrulli, che ha avuto una fine tragica. Rimangono il filmato e le lacrime strazianti della figlia. Non è l’unico. La casalinga milanese che ascolta il tg, e sente storie del genere, non dovrà mai pensare che cose così non possano succedere. La casalinga italiana non deve rimanere inerte, quando ascolta la notizia di un suicidio in carcee. Si può pensare di tuttto.. ma sono pochissimi i casi dove non ci sia abuso e istigazione. Un carcerato si suicida perchè non viene curato, assistito, ed ascoltato. Il grande filosofo Rousseau diceva che la civiltà di un paese si vedeva dalle sue prigioni…. Ci sono istituti sovraffollati dove i detenuti dormono a terra. Parlo, ad esempio, di Torino del suo carcere delle Vallette. Carcere conosciuto anche per l’alto tasso di suicidi, talmente alto da fare rabbrividire anche me, che sono detenuto da più di 24 anni ininterrottamente. Figuratevi che ero  in un istituto che veniva considerato uno tra i migliori d’Italia, parlo di Spoleto, dove ne moriva uno al mese. Qualcuno per malattia.. altri meno fortunati si suicidavano. Molti  erano stai colpiti da malattie gravissime.. e sono stati lasciati morire per apatia. Il nostro governo ha deciso che  certi detenuti posso anche morire, tanto non ci sarà nessuna mamma o moglie che mostrerà il proprio dolore alle telecamere per chiedere giustizia.

Parlo della orrenda sezione del 41 bis. Il nostro Guardasigilli ha inveito contro chi alberga al 41 bis, idem il Ministro dell’Interno. In una sintonia che non ha offeso nemmeno la Chiesa, hanno detto in blasfemo che chi era detenuto nel regime del 41 bis “poteva anche morire”. Il ministro Maroni ha detto con il suo accento storiato “che dal 41 bis si poteva uscire solo in una cassa da morto”. Signori miei, che leggete questa mia, non stupitevi seil Vaticano non ha obiettato. Scusate tanto se qualcuno di noi si affida al Papa. Parlo di Carmelo Musumeci che scrisse la “lettera di un ergastolano ostativo”. Non stupitevi se i mass media non hanno gidato che era scandaloso. Non meravigliatevi se i detenuti non sono saliti sui tetti, e non hanno bruciato i materassi. Le carceri italiane sono piene di microspie, ci sono le  cimici, ci sono telecamere che leggono il labiale, e poi, per non farci mancare niente, ci sono quelle umane. Così il detenuto (è vero, come dice Alfredo, che non è un numero, è un mondo). Ma nelle carceri non c’è nazione. La grande popolazione si è annichilita, praticamente spenta, assorbita  del tutto da un conformismo pilotato e guidato anche nelle gesta più cruente. Le careri sono piene come uova. Ci vuole il grande Marco Pannella, con i suoi 82 anni, a dovere attirare l’attenzione, a rischio della vita. Il detenuto teme il trasferimento. Molti di noi diventano pecore.

Persone con un cervello funzionante vengono sbattute al 41 bis. La nostra Italia non è poi così democratica se vige una tortura psicologica.. non solo per noi reclusi.. ma anche per i familiari che devono vedere i propri cari attraverso un vetro, senza contatto umano. Pensate ai figli, cosa si porteranno dietro, a come iniderà sulla loro crescita. Una mia concittadina, Nadia Desdemona Lioce, è al 41 bis, solo perchè ha scelto, per idee politiche, una certa strategia per combattere quelli che lei riteneva essere i suoi nemici. Gli hanno dato  più di un ergastolo, per ingabbiare una mente che non rientra nei canoni del conformismo di stato. E’ laureata ed è di buona famiglia. Perchè non farle scontare una pena ordinaria? Il 41 bis è la tortura in Italia. Oltretutto una coimputata della Lioce si è suicidata in galera. Mi permetto di parlare di questa donna perchè veniamo dalla stessa città, Foggia. Molto probabilmente abbiamo frequentato gli stessi luoghi. Perchè martoriarla con una tosta negazione simile alla Grecia dei tempi di Alessandro Panagulis, rivoluzionario greco, simbolo della gioventù e della sinistra della Grecia. La grande giornalista Oriana Fallaci racconta la vita di questo grande uomo, con un libro che ritengo uno dei più belli che io abbia mai letto. Il titolo è “Un uomo”. Da cui la grande Fallaci si è fatta travolgere in una grande storia d’amore. Ritornando a Nadia Lioce.. come per tutti coloro che sono nel regime del 41 bis.. le viene censurata la posta, non può acquistare e ricevere quotidiani, libri ed altro. Logicamente chi non naviga in questi mari non comprende perchè scriva queste cose. Ti senti privato di qualosa, ti riduci a sentirti handicappato, violato e violentato psicologicamente.

Dovrebbero insegnarti la non violenza, dovrebbero prenderti per mano e accompagnarti in un percorso di crescita. Invee, da quando la sanità penitenziaria è passata in mano alla sanità nazionale, hanno azzerato il lavoro degli piscologi, gli ex. art.80, cioè dei veri profesionisti della scienza della mente. Il progresso è stato che gli psicologi hanno dato tutto, alcuni hanno sacrificato le famiglie, con danni irreversibili. Ebbene.. le S.S.N. hanno ridotto le ore di lavoro a meno della metà. Togliere un giorno non vi sembra un granché. I giorni erano due settimanali. Tutti questi professionisti, che certamente credono nella loro professione, che merita un grande rispetto, sono stati trattati così. Gli ex art.80 non prescrivono farmaci, non annientano i pazienti con dose massicce di psicofarmaci. Hanno studiato e continuano. Molti hanno famiglie a carico, fanno dei Master universitari, con la stessa fiamma di quando davano gli esami. Personalmente sono contro la psichiatria, perchè è antica, superata e per niente innovativa. La psichiatria è statistica, e segue sempre il metodo “lombrosiano”, uno studioso del genere umano deviato dai preconcetti. Noto criminologo, con un museo a Torino, città natale di Lombroso. La psicologia è avanti, progressista, merita sicuramente più riconoscimenti e che vi sia qualcuno che ascolti seriamente questi seri professionisti. Dall’istituzione carceraria viene vista come una figura nemica. Poi, in casi di suicidio o altro, vengono presi come il capro espiatorio. Ai tempi nostri, con l’emancipazione e l’evolversi della nuova generazione, questi meritevoli professionisti, secondo le tabellle ministeriali, potrebbero prestare la loro attenzione per solo otto secondi a detenuto. Così, chi veniva seguito in psicoterapia, oggi non può più contare su questa dea bendata, che cura e riprende le anime che si erano perse. Anche per questo ci sono più suicidi. Vengono prestate attenzioni ai pochi giunti, e chi viene seguito sono raccomandati dalla polizia penitenziaria. Così, chi ha bisogno veramente  non riceve le cure dell’anima, e si spegne nei modi peggiori. Ritornando a Spoleto, per essere obiettivo devo dire che ci sono persone attente e scrupolose. Il Dottor Padovani, direttore dell’istituto, persona dall’intellligenza fine. La Dottoressa Paola Giannelli, psicologa dell’isitituto, che ha grande acutezza  nello svolgere il proprio compito e spesso.. anche quello degli altri. Per il resto.. solo tra gli insegnanti  c’era qualche figura che dava benessere. .

LA RIMANENZA SONO MERCENARI. Mi riferisco a chi dovrebbe essere utile al cammino dei reclusi. Posso elecanre, tra le persone inutili… gli educatori, di cui uno ex guardia carceraria.. una parte dei medici.. persone accorpate col il personale penitenziario, dediti al facile pettegolezzo e con battute da osteria. Il dirigente sanitario, il pregiatissimo Dottor Fioroni , è attualmente agli arresti domiciliari, per avere intascato delle belle buste da un serie di detenuti, tutti coimputati di quest’uomo che chiedeva orologi d’oro indiando anche dove acquistarli… Ci sono commissari con la c minuscola, che prima ti querelano e poi ti trasferiscono. Telefonano al commissario del carcere dove sei destinato.. e quando arrivi trovi qualcuno ad accoglierti per darti il benvenuto. Trovi cinque o sei picchiatori.. ti piegano le braccia dietro le spalle, e per il resto te le suonano di santa ragione. Se non era per un aguzzino meno cinico mi avrebbero rotto le braccia.

Quello che scrivo non è per sentito dire, l’ho provato personalmente.

Volete sapere quale è il carcere dove sono stato destinato (quello dove sono attualmente)? Sulmona. Per questo se un domani mi troveranno impiccato, traetene le conclusioni ed immaginate chi sarà stato.

Per questo non sono drastico quando parlo di stato di polizia e di dittatura ai livelli dirigenziali. In questa masseria senza padrone, nel lontano 1996, ho visto morire un giovane ragazzo di Biella. Si chiamava Giovanni Fornaro. Vederlo appeso ad un lenzuolo, con gli occhi spalancati.. è una cosa che ricorderò per sempre. E’ come se fosse accaduto questa mattina.

Ricordo poi un periodo in cui partii per dei lunghi processi, alla fine mi trovo alla destinazione, Fossombrone, dove la fortuna mi fa un altro regalo. Tornando in cella, mi fermai a salutare un ragazzo di Pullano (non sono sicuro che sia esattamente questo il nome della località) che trovai appeso al cancello, con al collo una cintura di cuoio. E’ inutile dirvi che le mie urla arrivarono fuori dal carcere. I soccorsi furono celerissimi. Avevo le lacrime agli occhi. In quegli attimi ho apprezzato tantissimo un agente della polizia penitenziaria che iniziò una respirazione bocca a bocca, con massaggio cardiaco. Non voleva lasciare quel corpo esanime, forse perchè quando gli slacciammo la cinta dal collo, e adagiammo a terra il corpo, ci furono dei movimenti tipo spasmi. Ho visto il cuore di questo agente, anche lui con le lacrime agli occhi, che mi sussurrò se avevo bisogno di un tranquillante.

Questi due episodi della mia vita mi hanno insegnato tanto, unitamente al dolore per i miei fratelli deceduti. Uno se ne è andato l’anno scorso per una operazione di routine, lasciando un figlio di 23 anni. L’industria delle carceri è in assoluto la più grande d’Italia. Non immaginate quante ci ruotano attorno.. il giro di denaro che c’è. Voglio fare un esempio. Un detenuto può spendere 500 euro mensili. Siamo 61000,  e una metà non dispone di 500 euro. Questo per le cose basilari.. tipo il caffè, sigarette, cibo e altro. Il detenuto è la persona che consuma più francobolli, invia telegrammi e fax. Le poste italiane si mantengono anche grazie all’uso che il detenuto fa delle poste. Sapete chi ci rifornisce? Sono imprese private, che nel breve termine diventano davvero ricche. Sapete che i detenuti non possono acquistare prodotti scontati e in offerta speciale? Spesso ci vendono prodotti scontati al prezzo imposto. Vi sembra mafia?… carcerati schiaffeggiati, defraudati e rigirati.

Ma parliamo di altro… voglio farvi partecipi di una figura che brilla. Gli avvocati… molti dei quali prendono il posto del cliente, metaforicamente parlando. Questa categoria viene riscattata dalle donne.. che sono appropriate per la professione. Hanno una figura trasparente, si disperano quando no si ottiene una lcita e doverosa riconoscenza anche per il cliente. Al momento ho tanta simpatia per una professionista seria, unita all’immensa stima e all’affetto più caro. E’ l’avvocato Fabiana Gubitoso, opera a L’Aquila. Questa donna meravigliosa riscatta tutti quei pseudo-olleghi che non meritano stima. E’ generosa, prende iniziative senza interpellarti, poi, se arriva qualche delusione, è la prima a risentirne. E’ vicina ai detenuti con mille apprensioni. Ma dove dimostra tutto il suo carisma è nelle aule di tribunale. E’ un’ottima oratrice, bava e professionale, altruista per natura. In parole franche.. è un ottimo avvocato, ma soprattutto.. una bellissima persona. Anche avendo obblighi familiari, non ci pensa due volte se deve salire in auto e andare ad oltre 600 km perchè un cliente è nei guai con un ricovero forzato. Ci tenevo a parlare di Fabiana Gubitoso, donna di pregio e grande professionista. Sono le persone così che ci fanno credere e sperare in un mondo migliore. Donna meravigliosa che ti dona sicurezza, con mille premure e raccomandazioni. Ho tanta stima di questa meravigliosa donna, a cui va il mio bene più sincero. Non ha niente a che vedere con i tanti avvocati  che ci hanno deluso e preso in giro. Questo anche per tornare ai mafiosi che dovremmo essere.

Siamo in sezioni di Alta Sicurezza, oppure al 41 bis, per un circolo vizioso, dove vige lo strapotere di una certa magistratura malato, dove inquirenti disonesti si inzuppano le mani. C’è uno scandalo recente a Napoli. Voi non sapete che molti collaboratori di in-giustizia delinquono con gli uomini che li proteggono. Ma non voglio essere banale e sembrare che parlo per rabbia. Assolutamente no. Sono del tutto inofensivo, se è vero che durante le mie detenzioni mi sono stati suturati 15 punti sulla ciglia sinistra. Se è vero che all’occhio sinisro mi mancono sei strati di pelle…ecc..ecc. Oppure dovreste leggere il libro che ha scritto un mio amico e coimputato, Giosuè Rizzi, su quanto accadeva nei manicomi criminali, oggi chiamati, con un velo pietoso, semplicemente, O.P.G.

Non mi dilungo, sperando di essere stato chiaro e leggibile, anche se sono partito dal G8 per passare al pestaggio  di un operaio corpulento, pestanto da agenti indecenti, per arrivare alla morte.

Ho parlato dello storico giurista e filosofo Rousseau e della civiltà delle carceri.

Parlo del carcere di Torino, e delle sue storie che non aiutano a vivere.

Così, anche con Spoleto, una volta era un’isola felice, adesso è molto infelice.

Ho parlato del ruolo degli psicologi penitenziari, gli ex art.80.. ridimensiati negli stipendi, con ore tagliate e giornate lavorative ridotte.

Parlo del Guardasigilli e di Maroni, con i loro slogan acchiappavotii.. il Vaticano che è sordo e i mass media che sono al servizio di chi fa dittatura… di Marco Pannella con i suoi scioperi, con i quali mette a rischio la propria vita.. con affetto parlo di Nadia Lioce de della lunga detenzione al 41 bis, di Alessandro Panagulis e della grande Oriana Fallaci. Cito due persone, anche se non sono più in buoni rapporti.. il Direttore del carcere di Spoleto Ernesto Padovani e la Dottoressa Paola Giannelli, psicologa penitenziaria.

Parlo in modo molto breve dei pestaggi ricevuti e delle machinazioni di certi commissari.

Parlo di due suicidi, citando il povero Giovanni Fornaro.

Parlo di un angelo, che sarebbe la mia avvocatessa de L’Aquila, la Dottoressa Fabiana Gubitoso, persona eccezionale e al di fuori delle persone comuni. Lei è l’eccezione.

Sulmona   8 luglio 2011   Masseria senza padrone

Marino Ciccone

fonte :  http://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/07/21/lettera-di-marino-ciccone/

Pubblicato in: cultura, politica

Le urla e il silenzio: la regia del potere


Monika ha un figlio ed è disoccupata. Ma attorno a lei come all’Alice  della canzone il mondo gira senza fretta . Dalla sua casa popolare di 70 metri quadri a poche centinaia di metri dalla Sudschnellweg, una delle tangenziali di Hannover, vede il Maschsee, la zona più in della città.   Fino a sette mesi fa lavorava come commessa in una pasticceria e guadagnava al netto 1628 euro con cui poteva cavarsela visto che come madre sola lo Stato le passava 350 euro più il pagamento integrale delle bollette e un contributo per l’affitto. Poi i vecchi proprietari del negozio si sono ritirati e lei si è ritrovata senza lavoro.

Una situazione che sarebbe angosciante da noi. Ma non lì: oggi Monika prende un sussidio di disoccupazione di circa 1400 euro fino a quando non troverà un altro lavoro e ritornerà a percepirlo se dovesse di nuovo perderlo. Questo fino alla pensione. E naturalmente senza perdere gli altri benefici.

Tuttavia ciò che è normale in Germania, in Olanda, in Belgio, in Francia, Inghilterra, nei Paesi scandinavi con sistemi e modalità diversi, che tuttavia configurano un welfare robusto, da noi non soltanto è impossibile, è anche del tutto sconosciuto. Nessuno si prende la briga di informarci del fatto che le nostre tutele sociali sono risibili rispetto al resto d’Europa. Probabilmente se i giornali invece di informarci tutti i giorni della spesa con l’auto blu della moglie, amante, cugina dell’onorevole, ci dicessero queste cose, la rabbia futile e miope si trasformerebbe in ira che invece ci vede benissimo.

Ma certo l’establishment di potere questo non lo vuole, non vuole far scoprire agli italiani che in realtà vivono in nordafrica, meglio deviare il malcontento verso obiettivi più facili, più immediati, meno pericolosi e privi di una sostanza politica.  Il 12 luglio scorso Alex Hammerli, ha intervistato l’inviato della Suddeutsche Zeitung in Italia, Dietmar Polaczek e vale la pena riprendere domanda e risposta:

Italien wird also kein zweites Griechenland?
Nein. Die Italiener sind zu sehr gewohnt zu leiden.

L’Italia sarà una seconda Grecia?
No. Gli italiani sono troppo abituati alla sofferenza.

Certo ci siamo abituati, anche perché non sappiamo nulla di quanto avviene altrove. Non ce lo hanno detto e lo abbiamo trascurato perché in fondo abbiamo sempre preferito arrangiarci con i meccanismi del familismo, delle caste, dei santi in paradiso. E ancora adesso, con la prospettiva di anni di drammatica macelleria sociale, l’establishment  ha trovato modo di oscurare diritti e aspirazioni reali, dandoci come surrogato l’idea che non si può e non si deve chiedere altro se non che altri siano privati dei loro privilegi, in particolare la casta politica. Sacrosanto, certo, ma alla fine inutile. Non chiediamo di migliorare la nostra vita, ma che altri non ne facciano una migliore.

Forse anni e anni di persuasione occulta e di negazione della verità fattuale che esiste a dispetto di Vattimo, ci hanno convinto che non ce lo possiamo permettere. E dire che con 420 miliardi di evasione ed elusione annua, riversati in poche tasche, potremmo avere tranquillamente le tutele tedesche o inglesi o francesi, fare dell’edilizia popolare decente e una sanità corretta nella quale non bisogna conoscere nessuno per avere subito l’esame. Potremmo averlo anche solo recuperando un terzo di quello che viene sottratto allo Stato e che si traduce poi in tassazioni onerose per chi non può svicolare. E chi ha dubbi può leggersi questa intervista dello Spiegel a un esperto di finanza,  Hans-Peter Burghof (qui)

Nel fondo di ognuno forse si nasconde l’aspirazione a far parte di una qualche casta, piuttosto che quella di essere cittadini e di combattere per i propri diritti. Ed è forse per questo che siamo sensibili ai privilegi di altri, ai quali probabilmente aspiriamo.  Purtroppo il privilegio della democrazia non ci piace abbastanza.

FONTE : http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2011/07/20/le-urla-e-il-silenzio-la-regia-del-potere/

Pubblicato in: CRONACA, cultura, donna, LAVORO, sociale, società

Manichini viventi…quando il marketing calpesta la dignità umana!


Qualche giorno fa, facendo zapping  televisivo,  mi sono imbattuta in un servizio fatto da “Estate in Diretta” (versione estiva de “La Vita in Diretta”); il tema di questo servizio era “modelli- e in vetrina” , vi posto di seguito qualche immagine.

L’azienda che ha creato questo sistema vergognoso e a mio avviso svilente e umiliante per incrementare in modo (secondo loro) simpatico le vendite è la Coin situata in una centralissima via milanese.

Ovviamente tutto ciò non è passato inosservato, e anzi segnali di vita e di indignamento le abbiamo fortunatamente ricevute dalla Cgil di Milano, appunto, che hanno dichiarato : “Non siamo contro i saldi, nè contro l’economia di mercato, ma vorremmo difendere il decoro dei lavoratori e l’intelligenza dei clienti».

E come non si può essere d’accordo con loro?

Ma a quanto pare nonostante le proteste, qualche polemica e qualche indignazione, l’azienda ha continuato in questi giorni a far popolare le proprie vetrine dai “manichini viventi”, anzi, questa volta le danze marionettesche e le pose plastiche sono state accompagnate da cartelli di protesta, guardate qui sotto:

 

Senz’altro fare il modello o la modella è un lavoro, ma perché farsi  calpestare totalmente la dignità?

Siamo a 40 gradi, e questi ragazzi devono sorridere e saltellare in vetrina, sarò esagerata (forse?) ma a me  sembrano dei topi da laboratorio o animali da circo che inscenano il loro numero davanti ad un pubblico totalmente lobotomizzato.

Come è possibile che un’azienda così importante in periodo di saldi – già normalmente le attività commerciali dovrebbero essere popolate da gente in cerca di sconti e occasioni- abbia bisogno, per incrementare le proprie vendite, di usare corpi umani da sbattere in vetrina sotto gli occhi di tutti come pezzi di carne?

La cosa più grave non è il metodo anti-umano e anti-dignitoso che questa Coin ha adottato per aumentare le vendite (purtroppo abbiamo imparato ad abituarci a tutto), la cosa che più mi spaventa è la non reazione della gente!

Vedete ad esempio queste immagini:

La gente saluta e fotografa allegramente i due modelli come se fossero dei pupazzetti del Disneyland, forse pensano che  sia una cosa carina posare e scimmiottare in una vetrina rovente , inoltre ho avuto modo di ascoltare qualche intervista fatta al di fuori del negozio, ai passanti, per quanto riguarda appunto quest’iniziativa, e purtroppo i commenti sono spaventosi, 9 persone su 10 non erano minimamente colpite da tutto ciò anzi, ridacchiavano allegramente dicendo follie del tipo “beh se non c’è lavoro uno deve pur arrangiarsi”

Iniziamo col dire che non è un lavoro normale, e quindi se una ragazza o un ragazzo che vestono qualche taglia in più e sono senza lavoro, non di certo avrebbero mai “l’opportunità” di fare i manichini viventi per la Coin, viste le misure ricercate.

Altra cosa: esiste solo questo lavoro?Io personalmente  cerco qualsiasi cosa per sbarcare il lunario, conosco ragazze e ragazzi che fanno i baristi, le pulizie, lavorano nei call-center, fanno i-le baby-sitter, volantinaggio,lezioni private e chi più ne ha più ne metta.

Il mio non è moralismo infatti non critico i due ragazzi ma il sistema, ma altra cosa che, non solo critico ma mi terrorizza e la faciloneria, la non indignazione e la rassegnazione che caratterizza  gli italiani.

Insomma cosa potrà svegliare le addormentate menti e coscienze italiane?

Perché per gli italiani nulla è importante? Non è importante la condizione femminile, non è importante la politica, non è importante la dignità umana e lavorativa.

Questo paese prende sempre più le sembianze della saga tragicomica fantozziana, il problema è che un film dura all’incirca novanta minuti, la nostra rassegnazione purtroppo ce la portiamo dietro da secoli.

(Immagini prese da: corriere della sera.it)

Mandarinameccanica

fonte :  http://comunicazionedigenere.wordpress.com/2011/07/20/manichini-viventi-quando-il-marketing-calpesta-la-dignita-umana/

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Per sempre ragazzo


Se devo pensare a un momento in cui ho smesso di essere giovane, in cui cioè ho smesso di credere che ci fossero, distinti, il Bene e il Male, che ci fosse, nascosta da qualche parte, la Giustizia, è stato un giorno preciso: il 20 luglio 2001. Dieci anni fa.

Me lo ricordo come se fosse ieri.
Io a Genova ci volevo andare. Per me era normale dopo tante marce per la pace, andare lì a dire come la pensavo, che mondo volevo. L’husband sapeva che qualcosa di brutto sarebbe successo. È andata a finire che ci siamo fermati un giorno di più in Svizzera e da lì abbiamo saputo subito quello che in Italia ancora non si sapeva.
Le immagini di quel ragazzo morto, lo schifo per quello che in Italia si diceva, la percezione che qualcosa si era rotto per sempre. Il senso di ingiustizia e di impotenza. Rabbia e dolore.

Quel ragazzo, Carlo Giuliani, per me è stato fin da subito il simbolo della giovinezza perduta. La sua soprattutto: 21 anni sono davvero troppo pochi per morire. Ma anche la mia, e quella di chi finora aveva pensato che si potesse cambiare il mondo.
Gli hanno dedicato libri e film in questi dieci anni. Ma soprattutto avrebbero dovuto dedicargli quella piazza. Piazza Alimonda doveva diventare “Piazza Carlo Giuliani, ragazzo”. Saremmo ancora in tempo, ma ho la sensazione che il Potere non lo permetterà.

È da poco uscito il libro Per sempre ragazzo (Marco Tropea Editore), con poesie e racconti a lui dedicati.
Per sempre ragazzo, già. Lui sì. Noi no.
Era solo un ragazzo di ventuno anni. Oggi è un simbolo, ma io avrei preferito che fosse diventato uomo. E anche sua madre Haidi, piccola grande donna.

Scrive Erri de Luca:

Lui non voleva un nome, quel mattino di luglio voleva andare al mare.

E così conclude:

Pensò al respiro di sua madre, il mare.
Poi scivolò sul fondo, senza peso di vita.
Dice il proverbio persiano: «Se vuoi farti un nome,viaggia o muori».
Dieci anni più tardi il suo nome viaggia
insieme alle onde che sono la maggioranza del mondo.

Un “ritratto” poetico. Ma la verità è, anche, un’altra. Molto meno poetica.

 Lo scrive  Massimo Carlotto, nello stesso libro

Non ti possono cancellare dalla memoria di questo Paese ma sono convinti di modificarla, di addomesticarla. Si sbagliano, ma che fatica! Dieci anni a rintuzzare parola per parola.
Chi ti ha assassinato è una figura tragica. Una delle tante usa e getta di questa società che divora tutto e tutti. Ma quello che oggi faccio fatica a raccontarti è che i pretoriani e i loro capi hanno fatto carriera. Che le foto che li ritraggono vittoriosi, nelle loro buffe divise da guerrieri dei fumetti, resteranno appese alle pareti dei luoghi infami dove la memoria è solo vergogna.
Il fatto è che i politici che tramarono, ordinarono e depistarono sono sempre gli stessi e che l’uomo forte del governo, che agiva da generale dalla caserma dei carabinieri, oggi è diventato un indispensabile difensore della democrazia. Uno statista. No, Carlo caro, non sto scherzando. Siamo stati traditi da tutti coloro che hanno finto sdegno ma si sono ben guardati dall’imporre la commissione d’inchiesta su quanto accadde a Genova in quei giorni di luglio.

FONTE : http://theblackdalia.wordpress.com/2011/07/20/per-sempre-ragazzo/comment-page-1/#comment-2589


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Secondo voi quanto dovrebbe percepire di stipendio un parlamentare ?


Indennità parlamentare :

L’indennità, prevista dalla Costituzione all’art. 69, è determinata in base alla legge n. 1261 del 31 ottobre 1965. È fissata in misura non superiore al trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di Cassazione ed equiparate. Tale misura è stata rideterminata in riduzione dall’art. 1, comma 52, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria per il 2006).

L’indennità è corrisposta per 12 mensilità. L’importo mensile – che, a seguito della delibera dell’Ufficio di Presidenza del 17 gennaio 2006, è stato ridotto del 10% – è pari a 5.486,58 euro, al netto delle ritenute previdenziali (€ 784,14) e assistenziali (€ 526,66) della quota contributiva per l’assegno vitalizio (€ 1.006,51) e della ritenuta fiscale (€ 3.899,75). Sull’importo netto sono inoltre trattenute le imposte addizionali regionali e comunali, la cui misura varia in relazione al domicilio fiscale del deputato.

Diaria:

Viene riconosciuta, a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma, sulla base della stessa legge n.1261 del 1965.

La diaria ammonta a 4.003,11 euro mensili. Tale somma viene ridotta di 206,58 euro per ogni giorno di assenza del deputato da quelle sedute dell’Assemblea in cui si svolgono votazioni, che avvengono con il procedimento elettronico.

È considerato presente il deputato che partecipa almeno al 30 per cento delle votazioni effettuate nell’arco della giornata.

L’Ufficio di Presidenza, nella riunione del 27 luglio 2010, ha deliberato che a decorrere dal 1° gennaio 2011, per il triennio 2011-2013, la misura mensile della diaria è ridotta di € 500,00. L’importo sara’ quindi pari a € 3.503,11.

Rimborso per spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori:

A titolo di rimborso forfetario per le spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori, al deputato è attribuita una somma mensile di 4.190 euro, che viene erogata tramite il gruppo parlamentare di appartenenza.

L’Ufficio di Presidenza, nella riunione del 27 luglio 2010, ha deliberato che a decorrere dal 1° gennaio 2011, per il triennio 2011-2013, la misura mensile del rimborso eletto-elettore è ridotta di euro 500,00. L’importo sara’ quindi pari a euro 3.690,00.

Ai deputati non è riconosciuto alcun rimborso per le spese postali a decorrere dal 1990.

Spese di trasporto e spese di viaggio:

I deputati usufruiscono di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale.

Per i trasferimenti dal luogo di residenza all’aeroporto più vicino e tra l’aeroporto di Roma-Fiumicino e Montecitorio, è previsto un rimborso spese trimestrale pari a 3.323,70 euro, per il deputato che deve percorrere fino a 100 km per raggiungere l’aeroporto più vicino al luogo di residenza, ed a 3.995,10 euro se la distanza da percorrere è superiore a 100 km.

Spese telefoniche:

I deputati dispongono di una somma annua di 3.098,74 euro per le spese telefoniche. La Camera non fornisce ai deputati telefoni cellulari.

Assistenza sanitaria:

Il deputato versa mensilmente, in un apposito fondo, una quota del 4,5 per cento della propria indennità lorda, pari a 526,66 euro, destinata al sistema di assistenza sanitaria integrativa che eroga rimborsi secondo quanto previsto da un tariffario.

Assegno di fine mandato:

Il deputato versa mensilmente, in un apposito fondo, una quota del 6,7 per cento della propria indennità lorda, pari a 784,14 euro. Al termine del mandato parlamentare, il deputato riceve l’assegno di fine mandato, che è pari all’80 per cento dell’importo mensile lordo dell’indennità, per ogni anno di mandato effettivo (o frazione non inferiore ai sei mesi).

Assegno vitalizio:

Il deputato versa mensilmente una quota – l’8,6 per cento, pari a 1.006,51 euro – della propria indennità lorda, che viene accantonata per il pagamento degli assegni vitalizi, come previsto da un apposito Regolamento approvato dall’Ufficio di Presidenza il 30 luglio 1997 e successive modificazioni.

In base alle norme contenute in tale Regolamento, il deputato, dopo 5 anni di mandato effettivo, riceve il vitalizio a partire dal 65° anno di età. Il limite di età diminuisce fino al 60° anno di età in relazione agli anni di mandato parlamentare svolti.

L’importo dell’assegno varia da un minimo del 20 per cento a un massimo dell’60 per cento dell’indennità parlamentare, a seconda degli anni di mandato parlamentare.

Il Regolamento prevede infine la sospensione del pagamento del vitalizio qualora il deputato sia rieletto al Parlamento nazionale ovvero sia eletto al Parlamento europeo o ad un Consiglio regionale. La sospensione del pagamento dell’assegno vitalizio è inoltre prevista nel caso in cui il titolare del vitalizio assuma cariche pubbliche che prevedano una indennita’ il cui importo sia pari o superiore al 40 per cento dell’indennita’ parlamentare; alla sospensione non si procede qualora l’interessato opti per l’assegno vitalizio in luogo dell’indennita’. (www.camera.it)

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I privilegi della politica? Sono lo specchio di una repubblica fondata sulle disuguaglianze


Questo articolo è stato pubblicato oggi in prima pagina sul Sardegna Quotidiano con il titolo “La repubblica (af)fondata sulle grandi disuguaglianze”.

***

Il momento è grave e bisogna fare dei sacrifici. Tutti gli italiani lo hanno capito, tranne quelli che i sacrifici se li possono permettere veramente. E’ questo il paradosso in cui viviamo: la crisi la pagano i più deboli perché i più forti, semplicemente, se ne fottono. Davanti a norme ritenute ostili, e i notai e gli avvocati eletti in parlamento hanno minacciato di bloccare la Finanziaria. E alla fine, l’hanno spuntata. Perché l’Italia è ormai una repubblica fondata sulle disuguaglianze.

Destra e sinistra non c’entrano più nulla. Da tempo in Sardegna un vasto movimento chiede il taglio delle indennità e del numero dei consiglieri regionali: da dieci anni in viale Trento le maggioranze si alternano e la situazione è sempre la stessa. Perché il problema non è la politica in sé, ma la politica in quanto specchio di una classe dirigente inadeguata, egoista e irresponsabile, e che ha fatto della disuguaglianza, nelle sue varie forme, l’unico vero principio che governa il nostro paese.

Disuguaglianza economica: secondo la Banca d’Italia, una famiglia su dieci detiene la metà del reddito prodotto dal paese. E la situazione tende a peggiorare: per l’Ocse, siamo al quinto posto al mondo tra i paesi che, tra il 1985 e il 2008, hanno ampliato il differenziale tra ricchi e poveri, e “le fasce che stanno ai vertici della ricchezza hanno redditi sei volte superiori a quelle che stanno alla base della piramide”.

Disuguaglianza fiscale: ogni anni si evadono tasse per circa 200 miliardi di euro. Secondo un recente studio della Guardia di Finanza, un professionista su tre che ha percepito una consulenza da oltre 100 mila euro, l’ha nascosta al fisco. E tra le professioni più infedeli si distinguono medici, ingegneri e avvocati. In Italia solo lo 0,5 per cento dei contribuenti dichiara un imponibile superiore ai centomila euro: una vergogna. Il paese è, di fatto, sulle spalle dei lavoratori dipendenti e dei pensionati.

Disuguaglianza generazionale: l’Italia è il paese dei diritti acquisiti che diventano privilegi assoluti, dove il precariato è stato utilizzato anche per tenere sotto scacco i giovani. Il sistema è bloccato e a pagare sono i più deboli.
E poi c’è la disuguaglianza più vergognosa: quella giudiziaria. Da quasi vent’anni la classe dirigente nazionale accetta di essere guidata da un politico che cambia le leggi pur di non finire sotto processo. Semplicemente, in Italia la legge non è più uguale per tutti.

Le classi dirigenti tollerano tutto questo e non hanno la dignità e l’orgoglio di chi dovrebbe guidare tutti noi fuori dalla crisi. E i privilegi a cui la politica non vuole rinunciare sono solo la punta di un iceberg contro il quale il nostro paese sta andando a sbattere.

FONTE : http://vitobiolchini.wordpress.com/2011/07/20/i-privilegi-della-politica-sono-lo-specchio-di-una-repubblica-fondata-sulle-disuguaglianze/

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Il fresco profumo di libertà che si contrappone al puzzo del compromesso


“La lotta alla mafia (primo problema da risolvere nella nostra terra, bellissima e disgraziata) non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, anche religioso, che coinvolgesse tutti, che tutti abituasse a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si contrappone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.”

 Le parole di Paolo Borsellino pronunciate il 23 giugno 1992, alla commemorazione di Giovanni Falcone organizzata dall’Agesci di Palermo, nella parrocchia di S. Ernesto, nel trigesimo della strage di Capaci.

“Capisci che la vicenda è molto più complessa e intricata, ma hai bisogno di trovare quelle risposte per superare quelle sensazioni di amarezza e delusione. Allora ti chiedi perché è scomparsa l’agenda rossa che Borsellino portava sempre con sé, rinvenuta sul luogo della strage e consegnata ad un carabiniere. Ti chiedi se ci sia stato un depistaggio e quando anche i processi confermano il dubbio ti chiedi chi e perché lo abbia fatto. Ti rendi conto che se la strategia stragista è riconducibile alla mente criminale di Totò Riina e dell’organizzazione mafiosa alcune stragi e molti omicidi non sono solo opera di Cosa nostra: viceversa perché uomini dei servizi e degli apparati deviati dello Stato incontravano boss mafiosi?

Se non si trovano risposte a questi interrogativi io e quanti come me hanno vissuto, direttamente o indirettamente, la tragedia di allora ci porteremo sempre appresso quella sensazione di amarezza e delusione. Ecco perché è importante scoprire la verità, tutta la verità sulle stragi, per respirare finalmente, come diceva Paolo Borsellino, quel “fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.Sarà questo il segno evidente che il sacrificio del giudice Paolo Borsellino e di quanti sono morti nella lotta alla mafia, per una società dei diritti e della legalità, non è stato vano.”

Matteo Scire – http://www.agoravox.it/Via-D-Amelio-il-19-luglio-del-1992.html

“Oggi si respira un clima molto simile a quello del ’92 quando magistrati come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino vennero attaccati, proprio come accade oggi. Mio fratello venne persino deferito al Csm solo per avere denunciato il disfacimento del pool antimafia di Palermo che lavorava per arrivare alla verita’”.

Lo ha detto Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo Borsellino, intervenendo alla manifestazione che e’ in corso davanti al palazzo di Giustizia di Palermo a sostegno dei magistrati di Palermo. Un centinaio le persone, appartenenti al popolo delle ‘agende rosse’ e provenienti da tutta Italia, che stanno partecipando con striscioni e agende rosse.

“Dobbiamo difendere l’indipendenza della magistratura -ha detto ancora Borsellino- noi non vogliamo ricordare Paolo Borsellino solo per fare memoria ma a noi interessa la lotta per la giustizia. Ecco perche’ dobbiamo difendere i magistrati, ma per farlo abbiamo solo il nostro cuore, ecco perche’ staremo sempre vicino a loro, accanto ad un lavoro impervio”. E ha sottolineato che “non tutto lo Stato italiano vuole arrivare alla verita’”. E’ sempre Salvatore Borsellino a ribadire che “i magistrati vengono attaccati da molti, soprattutto da chi non vuole che le loro indagini vadano avanti, mentre noi siamo considerati dei sovversivi delle agende rosse”.

Un intervento a lungo applaudito dal popolo delle ‘agende rosse’ che ha continuato a gridare: ‘Italia e’ nostra e non di cosa nostra’ e ‘Resistenza’.

http://19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=4513:mafia-salvatore-borsellino-oggi-clima-molto-simile-al-92-con-attacchi-a-pm&catid=20:altri-documenti&Itemid=43

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Bossi e il caso Papa. Se questo è uno statista


Sulla vicenda dell’arresto di Papa, il Senatùr si è pronunciato coprendo l’intero spettro di scelte disponibili: sì, no, forse.

Una garanzia per un Paese che richiede di prendere la decisione giusta, in modo chiaro e in breve tempo.

Appare evidente che per un caso sicuramente rilevante da un punto di vista etico, ma certamente meno importante della crisi economica e finanziaria che il nostro Paese sta attraversando, il principale alleato del Premier nonché capo di una delle coalizioni di Governo ha le idee a dir poco confuse.

In soli tre giorni Bossi è riuscito a cambiare idea tre volte, passando dal giustizialismo più netto (“in galera!”) ad un improvviso garantismo (“mai le manette prima del processo”), per poi tornare alla linea dura mitigata però dal dubbio e da una buona dose di “ponziopilatismo” (“ai deputati libertà di scelta secondo coscienza”).

Mi ricollego a quanto il Corriere ha pubblicato sull’argomento: date, titolo e link all’articolo.

15 luglio: Sì all’arresto di Papa, la Lega si astiene. La Giunta della Camera dà il via libera. I deputati Pdl abbandonano i lavori. Bossi: «In galera»

16 luglio: Bossi ha cambiato idea e si è detto «convinto che le manette non vanno messe mai se prima non facciamo il processo».
17 luglio: Bossi: «La Lega è per l’arresto di Papa» Il senatùr in un comizio torna sul caso P4. Ma aggiunge: «Qualche dubbio ce l’ho, prima va fatto il processo»

Se questo è il criterio con cui la Lega e il resto della maggioranza prendono le decisioni riguardanti il nostro Paese, l’economia e le riforme, e che hanno un sicuro impatto mediatico, non c’è da stare allegri.

FONTE :  http://www.agoravox.it/Bossi-e-il-caso-Papa-Se-questo-e.html

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Genova 2001: i morti della mia generazione sono i vivi di oggi


Il pomeriggio del 19 luglio 2001 ero seduto davanti alla Tv a guardare la diretta fiume da Genova. La settimana prima avevo partecipato a una serata in un famoso centro sociale di Roma. C’era stato un concerto, ma non ricordo il nome del gruppo che aveva suonato. Ricordo che prima del concerto sul maxischermo installato al lato del palco era stato proiettato un filmato. Era un video di un’ora circa in cui venivano dati consigli pratici su come resistere agli attacchi della polizia. C’era una voce fuori campo che spiegava nel dettaglio come proteggersi la testa, il collo e la schiena in caso di aggressione, su come fabbricarsi in casa una maschera antigas. C’era dovizia di particolari, riferimenti ai materiali, alle tecniche di resistenza passiva. Molti tra i presenti, compreso qualcuno dei miei amici, sarebbero saliti sul treno per Genova. Nessuno era animato da cattive intenzioni, tutti però erano allertati, tutti sapevano che non sarebbe stata una semplice passeggiata sotto il sole. Fra i ragazzi che si aggiravano nel vasto cortile del centro sociale quella sera non c’era cognizione che Genova sarebbe stata l’ultima battaglia, che il fascismo di stato avrebbe vinto una volta per tutte, che una stagione di lotte, l’ultima disperata propaggine di una storia iniziata trent’anni prima, in un’altra Italia, in un altro tempo, si sarebbe conclusa per sempre. La morte di Carlo Giuliani avvenuta il giorno 20 alle 17.27 avrebbe suggellato quella fine. Il 20 luglio del 2001, a ventisette anni e dieci mesi, è finita anche la mia giovinezza. Quella sera è stata l’ultima volta che ho messo piede in un centro sociale. Le date servono a questo. Dieci anni dopo, ripensando al decennio appena trascorso, vedo una strada in abbandono, vedo una nazione piena di sconforto, rovina e squallore. La generazione che è succeduta alla mia ha messo da parte l’istinto naturale alla ribellione, si è nutrita di piccole rivolte private, non è stata più capace di immaginare, come è dovere di ogni giovane in ogni luogo della terra, una rivoluzione. Dieci anni dopo ripenso ai versi di una poetessa cilena, Carmen Yáñez: “Erano giovani i morti della mia generazione. / Ridevano, colmavano gli spazi, / bruciavano le loro candele, / nemmeno ci pensavano alla morte”. I morti della mia generazione sono i vivi di oggi, quelli che non vogliono più sentir parlare di quella storia.

FONTE: http://andreapomella.wordpress.com/2011/07/19/genova-2001-i-morti-della-mia-generazione-sono-i-vivi-di-oggi/

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Tutta la verità su Spider Truman (Show)


I segreti della casta di Montecitorio su Facebook (blog e Twitter sono stati aperti qualora venisse chiusa la sua pagina) sono, per ora, quelli di Pulcinella. Vaghe e generiche accuse senza nomi e cognomi che dicono ciò che è già stato detto, ad esempio sul libro inchiesta La Casta, di Stella e Rizzo,  o che è merso con costanza da alcuni approfondimenti sulla stampa.

Certo, Spider Truman, nick dietro l’operazione, si presenta così: “Licenziato dopo 15 anni di precariato in quel palazzo, ho deciso di svelare pian piano tutti i segreti della casta”. E pian piano, per ora, sta andando.

Come riassume con lucidità Galatea, nel bel post Lo strano caso del precario anticasta, il sapore di bufala e la corsa della stampa alla ricerca del nuovo Assange sono gli elementi per ora più forti.

Il Corriere della Sera individua in Leonida Maria Tucci, quarantenne che ha fatto causa ad AN per mobbing, una persona “vicina” all’ideatore dei post. Intanto Spider Truman, in puro spirito “V come Vendetta” (quello di Alan Moore, non il film) o, meglio, Luther Blisset, scrive un post dal titolo Io sono Spider Truman: oggi ho deciso di svelare la mia vera identità in cui sostiene di essere un’idea, un’indignazione, la moltitudine che prende corpo: un’identità molteplice e sparsa, frutto di quel malessere diffuso che sentiamo vicino a noi o a qualcuno che conosciamo (giovani, precari, anziani…).

La voglia di indignarsi supporta la logica virale e ad ogni post scattano migliaia di like. Per capirci, quello di oggi, “spider Truman torna a casa dal lavoro alle 16:00. ci si sente per quell’ora”, ha più di 1800 “mi piace”.

L’attenzione dei watchdog della Rete è però alta. Al di là di ogni ideale romantico e rivoluzionario l’operazione ha cominciato ad essere osservata millimetricamente. Così, ad esempio, Luca Longo scrive “il tizio ha ottenuto una pubblicità virale incredibile e in un giorno ha fatto più di 100k fan, aperto blog e pagina twitter. Sul sito però, se guardate il sorgente pagina, si vede che ha già attivato adsense per farci bei soldini sopra… questo è il suo codice cliente su adsense: google_ad_client=”pub-3620​082159807393”.

Arianna Ciccone, oltre a mostrare alcune strategie di viralità sottese all’operazione, puntualizza: “In 15 anni se volevi “sputtanare” la casta avresti anche potuto farlo sempre nascondendoti dietro anonimato. Quindi diciamolo ancora una volta: non è una questione morale che ti spinge a rivelare questi segreti. E questo insieme all’anonimato ti rende ai miei occhi poco attendibile e poco credibile”.

Che sia una possibile operazione di marketing di movimento lo testimonia Gianfranco Mascia in un’intervista in cui spiega “che è la prima operazione online del Popolo Viola in vista di un autunno di mobilitazione politica”. V per Vendetta sarebbe un San Precario clonato. L’indignazione sociale è guidata da un fake. L’assenza di trasparenza viene venduta come valore ma è solo becero marketing politico.

Oppure no: nel suo post delle 16.30 Spider Truman  scrive: “Ma quale popolo viola. piuttosto Thomas Jefferson!”. E il gioco continua, con una tattica di apparente guerriglia che si sta trasformando in un guazzabuglio online e mediale.

Quello che resta è un uso della Rete per far leva su corde emotive che contemporaneamente alzano la tensione e la scaricano in un like, sfruttando commercialmente l’indignazione. Finché non toglierà l’adsense dal suo blog non potrò pensarla diversamente. In questo momento la pubblicità che compare è: “Vuoi candidarti? Acquista a 29,90€ il miglior corso d’Italia di comunicazione politica!”

Meglio chiudere con le parole che Moore fa dire al suo personaggio…

V: “Il finale è più vicino di quanto sembri. Ed è già scritto. A noi resta solo da scegliere il momento buono per cominciare

FONTE : http://mediamondo.wordpress.com/2011/07/19/tutta-la-verita-su-spider-truman-show/

Pubblicato in: berlusconeide, cose da PDL, MALAFFARE, pd, politica

I segreti (ancora più segreti) della casta


La casta si prende i resti delle macchinette del caffè.
La casta parcheggia nei posti riservati agli handicappati.
La casta aveva una paghetta settimanale più alta della vostra.
La casta ha il doppio dei Punti Fragola su tutti i prodotti.
La casta vi fa pagare lo scatto alla risposta.
La casta non c’ha la tariffa notturna sul taxi.
La casta trova sempre 5 euro nelle tasche dei jeans.
La casta ha il 30% ovunque.
La casta ha l’affitto bloccato dal ’97.
La casta sa dove sono piazzati tutti gli autovelox.
La casta ha sempre il secondo drink gratis.
La casta se vuole alza il tetto e si fa la mansarda.
La casta vi ha rubato lo scudetto.
La casta non timbra il biglietto sul tram.
La casta trovava sempre “una sorpresa su cinque” negli ovetti Kinder.
La casta vede in 3D anche i film normali.
La casta non fa la raccolta differenziata.
La casta vuole fare alla romana quando voi avete preso solo una margherita e una birra.
La casta non ha mai problemi col digitale terrestre.
La casta supera sempre la prova del palloncino.
La casta metteva la Smemo vicino al foglio per non farvi copiare il compito di matematica.
La casta non si deve fare la ceretta.
La casta non paga le spese di spedizione di Amazon.
La casta becca sempre i pezzi che vuole ascoltare nelle shuffle songs dell’iPod.
La casta ha l’aria condizionata dappertutto.
La casta è già in vacanza al mare – e soprattutto ha superato la prova costume.

(per il resto, ci sono i blog – aspetta che cerco di non ridere – seri.)

FONTE : http://mattiacarzaniga.wordpress.com/2011/07/19/i-segreti-ancora-piu-segreti-della-casta/#comments

Pubblicato in: MALAFFARE, politica, sociale

Occhio alla demagogia, i privilegi della casta sono una cosa, il finanziamento pubblico dei partiti un’altra


Non facciamoci prendere dalla demagogia qualunquista della destra che prima elargisce privilegi e poi ci fa la morale.
Come il giornale e Formigoni.
Lasciamo perdere pure il moralismo falso della lega che nasce con la lotta agli sprechi di Roma ladrona e poi ruba ed arraffa poltrone più di tutta la prima repubblica messa insieme.
Vitalizi, privilegi, scorte per ex presidenti di camera e senato vanno aboliti, gli stipendi devono essere ridimensionati e parificati, ma i finanziamenti ai partiti non vanno, non possono essere aboliti, altrimenti avremmo una democrazia dimezzata, la democrazia borghese che ci governerà all’infinito, la politica la potranno fare solo i milionari e per i loro interessi.
Piano quindi con l’entusiasmo per certe iniziative che all’inizio sembrano rivoluzionarie poi diventano conservative, se si arrivasse ad un odio per la politica che togliesse i finanziamenti pubblici per i partiti sarebbe la nostra rovina, la fine della democrazia rappresentativa. Il regime dei ricchi che già il capitalismo globale tenta di imporre a tutto il mondo.
Una politica del mercato e del profitto.
L’unica rivoluzione che trovo giusta è quella che si sta compiendo a Parma, dove da due mesi la cittadinanza manifesta e protesta contro il sindaco del pdl che non si vuole dimettere, è l’unica democrazia diretta che dobbiamo mettere in campo.
Partendo dal proprio comune, controllando i propri assessori e sindaci, possiamo cambiare la politica puntando al concreto.
Prendiamo ad esempio la lega, questa mattina ho visto il governatore, abusivo, del Piemonte fare la morale sulla manovra finanziaria rivendicando il ruolo primario della lega nella devastazione delle classi meno abbienti.
Cominciamo da lì chiedendo le dimissioni del governatore abusivo manifestando tutti i giorni o tutti i fine settimana, togliamogli l’aria, lo spazio, la terra sotto ai piedi.
Poi passiamo a Brescia e mettiamo in risalto le assunzioni clientelari della lega, le consulenze elargite a parenti ed amici, a come siano diventati peggio dei democristiani e dei socialisti.
Lasciamo perdere i deliri dell’ Umberto ladrone nepotista, sbugiardiamoli con i fatti, con i numeri.
Se passa l’odio generalizzato per la politica e si tolgono i finanziamenti ai partiti saremmo governati all’infinito dalla borghesia parassita l’unica che si potrà permettere di fare politica per difendere i suoi interessi.
Restiamo freddi e puntiamo ai fatti, non facciamoci prendere dai successi, demagogici, del web ma guardiamo in casa nostra e nelle finestre di fronte.
Non si può vivere per decenni nel marcio e poi denunciare nel momento che si è esclusi, o ci si crede in una società diversa e si agisce di conseguenza o si è complici del sistema, denunciare per rappresaglia crea solo confusione, quella che serve alla borghesia corrotta per dire che siamo tutti uguali.
Non lo siamo.
180.000 su facebook per il precario che denuncia, anch’io ho messo il mio: mi piace, ma subito dopo ci ho ragionato.
Denunciare dopo 15 anni significa mettersi al livello della D’Addario che prima ha registrato e ripreso quando si prostituiva e pensava al ricatto, altrimenti non avrebbe registrato, adesso si dichiara vittima del suo avvocato.
Non facciamo i primi della classe e non cadiamo nei tranelli populisti ed interessati, se fosse stato in buona fede avrebbe denunciato privilegi e ruberie appena nato l’web, appena avuto un pc tra le mani.
Se poi è un finto precario licenziato o un dipendente della casta attivo ed in incognito è da vedere, in ogni caso ricordiamoci sempre che il populismo ha sempre fatto gli interessi del potere borghese e massacrato il popolino.
Teniamoci i partiti perchè sono l’unico strumento, alternativo alla rivoluzione, che ci permette di essere rappresentati e protagonisti. Prendiamo ad esempio i cittadini di Parma, valutiamo le informazioni del precario di stato ma ricordiamoci che i cittadini di Parma non ci hanno messo 15 anni per ribellarsi, appena hanno saputo hanno dato battaglia.
Senza aspettare di essere licenziati, sono loro che vogliono licenziare il sindaco.
Questo è il mio commento su facebook:

 

Ti ringrazio per le informazioni, tra l’altro conosciute da tutti ma non nei particolari.Subito dopo mi sorge spontanea una domanda: perchè aspettare 15 anni?Se credi che una cosa sia ingiusta, e lo è, la combatti da subito, dall’interno, anche cautelandoti per difenderti.Un operaio della Fiat rischia del suo, non aspetta di essere licenziato per denunciare le ingiustizie, non vorrei che ti riassumessero e tutto questo venisse dimenticato.Spero di no, mi auguro che la tua coscienza ti abbia unito a noi che combattiamo l’ingiustizia di qualsiasi tipo da decenni e sulla nostra pelle.Personalmente ho fatto scioperi con moglie e figlio a carico, rischiando il mio e la mia famiglia.Ad ogni modo, la scelta, il coraggio è sempre meglio farla tardi piuttosto che mai.Ciao e grazie.

FONTE : http://slasch16.wordpress.com/2011/07/18/occhio-alla-demagogia-i-privilegi-della-casta-sono-una-cosa-il-finanziamento-pubblico-dei-partiti-unaltra/

Pubblicato in: berlusconeide, cose da PDL, cultura, lega, MAFIA E ANTIMAFIA, politica

Mafia, Maroni a Palermo per ricordare Borsellino? Vade retro!


di Stefano Corradino per Il Fatto Quotidiano

Oggi Roberto Maroni sarà a Palermo nel 19° anniversario della morte di Paolo Borsellino e della sua scorta e deporrà una corona di alloro presso la lapide del Reparto scorte. Il ministro dell’Interno e lo stesso presidente del Consiglio ripetono da tempo instancabilmente lo stesso ritornello: “Siamo il governo che più ha fatto nella lotta contro la mafia, trascurando spesso il fatto che a compiere le inchieste e gli arresti sono i magistrati, quei giudici “antropologicamente diversi dal resto della razza umana” come li ha vergognosamente dipinti il capo del governo, e le forze di polizia alle quali questo governo nega anche il materiale di cancelleria. Magistratura e Polizia che, insieme agli organi di informazione, sono stati da sempre i bersagli della loggia P2 (che oggi viene chiamata P4 solo per confondere le idee) e che ha affiliato esponenti politici di spicco tra cui lo stesso Silvio Berlusconi e Fabrizio Cicchitto, solo per citarne alcuni.

Oggi, un raro sussulto di dignità dovrebbe tenere gli esponenti di governo lontano dalle commemorazioni. E se proprio volessero onorare il giudice Paolo Borsellino, il giudice Giovanni Falcone e i tanti eroi civili morti per servire lo Stato e dallo Stato abbandonati dovrebbero pretendere le immediate dimissioni del ministro Romano accusato di concorso in associazione mafiosa e dare il via libera all’arresto di Alfonso Papa, indagato per concussione nell’inchiesta sulla P4, un sistema criminale illegale, come hanno affermato i pm, “preordinato all’acquisizione e alla gestione, con modalità operative tipiche delle più sofisticate associazioni di stampo terroristico e mafioso”.

http://vergognarsi.it/2011/07/19/mafia-maroni-a-palermo-per-ricordare-borsellino-vade-retro/

Pubblicato in: ambiente, berlusconeide, cose da PDL, politica

Bocciato il ponte di Messina. L’Europa si accinge a cancellare i finanziamenti


Dopo aver annunciato tagli agli esigui finanziamenti della Tav Torino-Lione, l’Unione Europea si accinge a cancellare qualsiasi contributo alla costruzione di un’altra grande opera inutile, il ponte di Messina.

A settembre la decisione definitiva: all’attenzione della Commissione Europea c’è una proposta che ridefinisce i grandi corridoi per lo spostamento di uomini e merci.

La priorità non va più all’asse Berlino-Palermo (e dunque al ponte sullo Stretto), bensì a quello Helsinki-Valletta: dalla Finlandia si scende via terra fino a Bari, e poi si prosegue fino a Malta lungo un’”autostrada del mare”.

Non ci verso neanche una lacrima. Solo che, con la scusa del ponte, i politici hanno trovato il modo per cavare fior fior di quattrini dalle nostre tasche anche se il ponte non si fa.

La Corte dei Conti ha già demolito il ponte sullo Stretto, invitando ad approfondirne la fattibilità e sottolineando come si conta di far fronte al 60% dell’investimento necessario attraverso i pedaggi pagati dai veicoli: ma non è affatto certo, ha sottolineato la Corte, che il volume di traffico sia sufficiente per rientrare delle spese.

In teoria il costo del ponte sarebbe di 6,3 miliardi. In pratica si può calcolare il doppio o il triplo: di solito va a finire così per tutte le grandi opere.

Dettaglio non trascurabile, del ponte non c’è nemmeno un progetto definitivo approvato. Il consiglio d’amministrazione della Società Stretto di Messina (la cordata guidata da Impregilo assegnataria dell’opera) ha iniziato ad esaminarlo a fine giugno.

Non esiste nemmeno un progetto esecutivo per qualsivoglia opera ferroviaria collegata alla costruzione del ponte: o perlomeno, non esiste sul lato di Messina, come si sono sentiti dire pochi giorni fa i ferrovieri che protestavano per la chiusura della sezione messinese di Italfer, la divisione del gruppo Fs che si occupa delle opere e infrastrutture ferroviarie.

Eppure attorno al ponte che non esiste e probabilmente non esisterà mai sono già stati spesi 250 milioni circa, secondo i calcoli del Corriere della Sera. Inoltre la mancata costruzione comporterà il pagamento di centinaia di milioni di penale agli assegnatari dell’opera.

Soldi estratti dalle tasche di noi contribuenti. Ancora il male minore, secondo me, rispetto alla costruzione e al pagamento dell’opera.

Però si tratta di quattrini nostri che i nostri politici elargiscono alle grandi imprese in cambio di nulla. Ricordiamocene per favore: non solo al momento di andare a votare, ma anche quando qualcuno, nel nome del presunto “sviluppo”, tirerà fuori la prossima idea faraonica, assurda e soprattutto costosa.

Sul Sole 24 Ore ponte di Messina, Bruxelles chiude i rubinetti (contiene un riferimento ad un articolo più completo che però non è on line)

Su Blog Sicilia la priorità europea è ora Helsinki-Valletta

Il comunicato stampa su Italpress avviato l’esame del progetto definitivo del ponte di Messina

Su Infomessina il bluff del ponte sullo Stretto

Sul Corriere della Sera quei 250 milioni già spesi per il ponte di Messina, un articolo che precede la notizia dei mancati finanziamenti europei ma che fa il punto della situazione

Foto Antonello Mangano

fonte : http://blogeko.iljournal.it/2011/bocciato-il-ponte-di-messina-leuropa-si-accinge-a-cancellare-i-finanziamenti/62303

http://vergognarsi.it/2011/07/18/bocciato-il-ponte-di-messina-l%e2%80%99europa-si-accinge-a-cancellare-i-finanziamenti/#comment-3811

 

Pubblicato in: berlusconeide, cose da PDL, satira

Dall’Uomo Medio all’Uomo Mediaset


“La Ricotta” (Pier Paolo Pasolini)

L’unico rimedio è alzare l’italiano medio

 

(Matteo Moder)

 

Sotto la media l’uomo medio campa, sopra la media l’uomo medio crepa

 

(Hubcomandante Neupaul)

fonte : http://inpastoalsilvio.wordpress.com/2011/07/17/dalluomo-medio-alluomo-mediaset/

Pubblicato in: MEDIA, politica

Lo strano caso del precario della casta


Premessa: sto seguendo questa storia perché quella pagina fan che in due giorni arriva a oltre 100mila iscritti non mi convince per niente, anzi. E se avrete la pazienza di seguirmi vi spiegherò perchè.

1) Quella pagina creata da un sedicente precario della Casta (leggi ex portaborse di un onorevole) promette di rivelare i segreti dell’odiata classe politica, ormai semplicemente detta appunto casta. Non paragonatelo ad Assange perché questa sarebbe una vera e propria eresia. 
2) Perché lo fa? Perché ne sente l’urgenza morale? Il disgusto è arrivato a un punto che proprio non ne può più? No, perché è stato licenziato dopo 15 anni di precariato. Lo dice lui stesso nelle info della pagina. Quindi non è per informare e rendere participi i cittadini, ma per una sorta di spirito di vendetta. E lo fa proteggendosi con l’anonimato. Il dubbio viene. Hai cercato di essere assorbito dal sistema marcio che ora denunci, non sei stato assunto e quindi hai deciso di rivelare sprechi e vergogne della casta. Ma se allora ti avessero assunto, questa pagina non sarebbe mai stata creata? 
3) In 15 anni se volevi “sputtanare” la casta avresti anche potuto farlo sempre nascondendoti dietro anonimato. Quindi diciamolo ancora una volta: non è una questione morale che ti spinge a rivelare questi segreti. E questo insieme all’anonimato ti rende ai miei occhi poco attendibile e poco credibile.
4) Quali sono questi segreti? Non si sa. Promette a circa 100mila iscritti di rivelare documenti. Ma i documenti per ora non ci sono. Una foto di un accordo con la Tim. E allora? La Tim può tranquillamente decidere il suo tariffario in base alla clientela. Dov’è lo scandalo?
5) Intorno a questa pagina si convoglia (come era purtroppo prevedibile) l’indignazione e la rabbia dei cittadini, che presi dal furore però non si rendono conto che le note che posta il precario furioso (sì lui che si dichiara inesperto della Rete usa le note, tecnica arcinota per far crescere contatti e fan) dicono, svelano “non segreti”, ma roba che possiamo leggere nel libro di Stella e Rizzo o in questi articoli (del 2006!!!) di Repubblica. Documenti, prove originali, di prima mano? Niente. E in 15 anni di precariato non hai messo da parte nemmeno un documento? Possibile? Intanto invece di postare documenti segreti il precario vendicativo continua a chiedere agli iscritti di far girare il suo account twitter… 
6) A proposito del precario inesperto di Rete. I primi passi di SpiderTruman (così si chiama il suo account su twitter) seguono quasi il copione della spy story. La tecnica dei thriller, delle trame cospirative, ma anche del sequel televisivo. Il linguaggio è quello (anche se condito da notevoli errori di ortografia). Quasi subito avverte i suoi fan: è arrivato un messaggio da facebook, forse vogliono farmi chiudere (aè, scatena lo spirito di gruppo, strategia fantastica: la tribù è chiamata a proteggere il suo eroe). Allora per proteggersi da una eventuale chiusura da parte di Facebook, il nostro inesperto che fa? Tira fuori un blog in meno di 15 minuti. E subito dopo apre un account twitter che terrà come lui stesso dice “dormiente” (uh, che linguaggio specifico per un inesperto. Intanto si registrano oltre 2000 followers in pochissime ore per zero, dico zero, tweet).
7) A un certo punto su facebook inizia a girare l’evento: SpiderTruman, dove il fatidico “popolo del web” si scatena come può tra forconi e bruciamoli tutti. Chi lo ha creato? Pino Paolotti (che stranamente poco dopo la pubblicazione di questo articolo ha rimosso il suo account su facebook). Un account chiuso con due soli amici su facebook. E un libro segnalato “I misteri…” linkato, credo in automatico, su anobii. Clicco e anobii mi fa presente che a possedere quel libro è un solo account. Goglio52001. Ma che bella libreria, che bei titoli. Dategli un’occhiata.
8) Non so sinceramente chi ci sia dietro quella pagina. In molti commentano: e allora? L’importante è che denuncia, che ci faccia sapere… Ed è proprio qui il punto più critico della questione. Cosa stiamo sapendo che già non sapevamo? Davvero non ci rendiamo conto del pericolo che corriamo dando forza a pagine costruite in questo modo? Liberiamo gli anticorpi, perché la deriva dell’antipolitica sarà una sconfitta per tutti noi. Non si esce da quello che stiamo vivendo in questo Paese con la bava alla bocca. Dobbiamo avere fiducia nella democrazia. Non dovremmo permettere a nessuno di strumentalizzare (anche non volendo) la nostra rabbia, la nostra sacrosanta indignazione. Stiamo attenti e respingiamo tentativi come questi. Io di questa pagina e di chi l’ha creata proprio non mi fido. 
p.s. Il primo in assoluto a dare la notizia della pagina quando era solo a 15 fan è stato Ciro Pellegrino per Linkiesta. Ovviamente tutta la stampa tutta, tutta, tutta ha dato la notizia della pagina e dei suoi fan. Ma come? Qui una riflessione interessante, a mio parere, di Fabio Chiusi. 
Aggiornamento: e intanto sul blog è arrivata la pubblicità adsense di google. questo l’id della campagna google_ad_client=”pub-3620?082159807393″;. Chi ci sta guadagnando?
Arianna Ciccone
@valigia blu – riproduzione consigliata

FONTE :  http://www.valigiablu.it/doc/442/lo-strano-caso-del-precario-della-casta.htm

Pubblicato in: cultura, politica

BUONGIORNO PRESIDENTE PERTINI, COME VA ?


Quattro chiacchere con l’aldilà ( dialogo semiserio con un presidente che ci manca tanto….)
– BUONGIORNO PRESIDENTE PERTINI , COME VA ?
– CAZZ……..MERD…FANC..PORC..DI.. MA SCUSI , NON LE HANNO INSEGNATO CHE UN GIOCATORE DI BOCCE NON SI DEVE MAI DISTURBARE DURANTE UNA BOCCIATA AL VOLO ?
– MI SCUSI PRESIDENTE MA LA VEDO SOLO CON GLI OCCHI DELLA MENTE E DEL CUORE..
– VA BENE VA BENE …..HA BISOGNO DI QUALCOSA ?
– NO, NIENTE DI PARTICOLARE SOLO VOLEVO SAPERE….INTANTO DOVE SI TROVA IN QUESTO MOMENTO ?
– E CHE CAZZO NE SO ? QUI E’ PIENO SOLO DI POLITICI , DI OGNI RAZZA E TEMPO …TUTTA BRAVA GENTE SA ? PERO’ DI ITALIANI CE NE SONO POCHI….PROPRIO 4 GATTI….
– MA ALLORA E’ IL PARADISO DEI POLITICI ONESTI…..
– PARADISO PARADISO…..LASCIAMO AI PRETI CERTE CAZZATE.. DICIAMO UN LUOGO IN CUI VI SONO DEI CITTADINI CHE HANNO ANTEPOSTO L’INTERESSE PUBBLICO AL PROPRIO…..
– COME PASSA IL TEMPO PRESIDENTE ?
– DISCUTENDO, GIOCANDO A BOCCE CON PIETRO….
– CON S.PIETRO ?
– MA COSA HA CAPITO ? CON PIETRO NENNI….
– AHH HO CAPITO…GIOCA ANCHE A 3 SETTE ?
– CERTO…. IO E GIOVANNI…
– S.GIOVANNI ?
– MA SCUSI, LEI CI E’ O CI FA ? LE HO DETTO CHE QUI NON CI SONO SANTI MA SOLO POLITICI ONESTIIIIIIIII…..PARLAVO DI GIOVANNI SPADOLINI……….
– E CONTRO CHI GIOCATE ?
– CONTRO 2 ROTTI IN CULO…
– POLITICI ONESTI E GAY ?
– NOOO….E’ UN MODO DI DIRE…PARLAVO DI ALCIDE DE GASPERI E GIORGIO LA PIRA….HANNO UNA FORTUNA INCREDIBILE E POI…
– E POI ?
– E POI QUANDO VINCONO TIRANO FUORI I SANTINI E COMINCIANO A BACIARLI….CREDO MI PRENDANO PER IL CULO—
– BENE PRESIDENTE , ALLORA QUESTE SONO LE SUE PASSIONI…
– BEH, A DIRE IL VERO NE HO ANCHE UN’ ALTRA….SONO INNAMORATO COTTO DI UNA DONNA BELLISSIMA..
– CHE SCOOP PRESIDENTE …..E CHI SAREBBE ?
– NILDE JOTTI….CHE BELLA DONNA, CHE GRAN PERSONA….MA E’ SEMPRE TRISTE PERCHE’ QUI NON C’E’ IL SUO PALMIRO…IO HO CERCATO DI CONVINCERLA CHE QUELLO ERA PIU’ INNAMORATO DELL’ UNIONE SOVIETICA CHE DI LEI….MA NON VUOLE SENTIR RAGIONI E SI RATTRISTA…UN VERO PECCATO…..SCUSI MA LEI DA DOVE MI PARLA ?
-DA MODENA , EMILIA …..
– AHH..GRAN BELLA CITTA’ E DI SX …..
– CERTO PRESIDENTE E SPERIAMO LO RIMANGA….MA FORSE A LEI INTERESSERA’ PIU’ SAPERE CHE LE PARLO DAL……..2011….

– DAL 2011 ? MA NON POTEVA DIRLO SUBITO ALLORA

  – PERCHE’ PRESIDENTE ?
– L’ AVREI RIEMPITA SUBITO DI DOMANDE….SA, IO COME STORIA SONO FERMO AL MILLENNIO PRECEDENTE AL SUO..
– AL 1990 VERO ?
– NON PRECISAMENTE…..DIREI ALLA FINE DEL 1999….
– MA SCUSI PRESIDENTE, LEI CI HA LASCIATI NEL 199O, LO RICORDO BENISSIMO, COME FA A DIRE 1999 ? SI STA SBAGLIANDO
– LE DICO CHE COME NOTIZIE SONO FERMO AL 1999 ….ME LO HA RIFERITO ANDREATTA, L’ULTIMO POLITICO ONESTO SALITO SIN QUI ….
– QUINDI LE MANCANO TUTTI GLI ANNI 2000 …..
– ESATTO…..MI DICA PIUTTOSTO….ABBIAMO RIVINTO UN MONDIALE ?
– SI PRESIDENTE, NEL 2006…..
– EVVVVVVVVVAAAAAAAAAAAIIIIIIIII !!!!!!! E’ NATO UN NUOVO ROSSI ?
– NO PRESIDENTE….PER UNA VOLTA E’ STATO MERITO DI TUTTA LA SQUADRA
– BENE BENE… E CHI ERA L’ALLENATORE ?
– MARCELLO LIPPI….
– AHH , QUEL TOSCANACCIO CHE FUMA IL SIGARO…CAPITO ….. E AL MIO POSTO ….CHI C’E’ ADESSO ? INTENDO COME PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA …..
– GIORGIO NAPOLITANO…..
– BELIN…..IL PRETE ROSSO….AHAHHAAHH …NE HA FATTA DI STRADA QUEL VECCHIO RINSECCHITO…ALLORA ADESSO COMANDANO I COMUNISTI……NO ANZI SCUSI, L’ULIVO..
– BEH PRESIDENTE, LA COSA E’ DIVERSA….
– CIOE’ ?
– VEDE….INNANZITUTTO…..NAPOLITANO A MIO PARERE NON STA’ FACENDO UNA GRAN BELLA FIGURA….METTIAMO CHE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO LE AVESSE PORTATO DA FIRMARE UNA LEGGE ANTICOSTITUZIONALE…. TIPO PROCESSO BREVE….
– E DOVE STA’ L’ANTICOSTITUZIONALITA’ ? IL PROCESSO DEVE SEMPRE SVOLGERSI IL PIU’ CELERMENTE POSSIBILE…..
– SI MA……LA LEGGE PREVEDEVA CHE PASSATO UN BREVE TERMINE, LA PENA DECADESSE E L’INDAGATO FOSSE ASSOLTO…
– ????????????
– NON HA CAPITO PRESIDENTE ?
– SI SPIEGHI MEGLIO….CIOE’ SE IO DOPO CHE SO’, 3 ANNI NON HO AVUTO IL PROCESSO….IL PROCESSO NON E’ PIU’ VALIDO ?
– ESATTO….
– FIGLIOLO VEDE, A VOLTE ANCHE ESSERE PRESIDENTI DELLA REPUBBLICA NON CI RENDE ESENTI DA CERTI COMPORTAMENTI VIOLENTI….. SE HA GETTATO IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DA UNA FINESTRA DEL QUIRINALE, MAGARI CON L’AIUTO DI 2 ROBUSTI CORAZZIERI….SINCERAMENTE SI E’ COMPORTATO COME MI SAREI COMPORTATO IO, NE’ PIU’ NE’ MENO…
– VERAMENTE PRESIDENTE…..NAPOLITANO L’HA FIRMATA ……
– COSAAAAAA???????????? MA SI E’ RINCRETINITO CON L’ETA’ ? FIRMARE UNA PORCATA, UNA LEGGE MALAVITOSA DEL GENERE ?
– GIA’…..PER FORTUNA E’ STATA BOCCIATA DALLA CONSULTA..
– SAREBBE STATO IL MASSIMO CHE LA CONSULTA AVESSE APPROVATO UNA SIMILE PORCHERIA…E MI DICA GIOVANOTTO, CHI E’ CHE SIEDE SULLO SCRANNO CHE HA LE IMPRONTE DEI MIEI SECCHI GLUTEI E DI QUELLI BELLISSIMI DELLA NILDE ? MI DICA… MI DICA….
– GIANFRANCO FINI………….
– AHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH………….

    – CHE E’ SUCCESSO PRESIDENTE ? LE E’ CADUTA UNA PALLA SUL PIEDE ?
– VERAMENTE ME NE SONO CADUTE 2 E A TERRA, MA NON IL TIPO DI PALLA CHE INTENDE LEI…..MA COME, UN FASCISTA ALLA TERZA CARICA DELLO STATO ? AHHHHHHHH…….
– MA PRESIDENTE,SI CONTROLLI……E POI FINI E’ CONTRO IL CAPO DEL GOVERNO….
– E CHI LO HA MESSO PRESIDENTE DELLA CAMERA ? LO SPIRITO SANTO ?
– NO PRESIDENTE…LO HA MESSO BERLUSCONI…..
– BERLUSCONI ? SENTA GIOVANOTTO, MI STO’ UN PO’ PERDENDO..COME LE DICEVO IO SONO RIMASTO FERMO AL 1999 , PIU’ O MENO ALLA CADUTA DI PRODI….BRAVA PERSONA, ME LO AVEVA FATTO CONOSCERE BENIAMINO….E TUTTO PER COLPA DI QUEI POCHI DEFICIENTI DI RIFONDAZIONE…..POI CHE E’ SUCCESSO ?
– HA VINTO IL PARTITO DI BERLUSCONI…
– DA SOLO ?
– NO…..ALLEANDOSI CON AN, I DEMOCRISTIANI E LA LEGA …..
– PER I DEMOCRISTIANI NIENTE DI STRANO….QUELLI SI VENDEREBBERO PER UN PIATTO DI LENTICCHIE , COSI’ COME I FASCISTI CHE IN NOME DELL’ORDINE VANNO SEMPRE COL PIU’ FORTE….MA LA LEGA… MA NON SI ERANO DETTI PESTE E CORNA BOSSI E BERLUSCONI ? E’ PER CASO MORTO QUEL BUZZURRO IN CAMICIA VERDE ?
– NO PRESIDENTE , C’ E’ ANCORA ..UN PO’ MESSO MALE MA ANCORA C’E’….
– E QUANTI MESI HA GOVERNATO BERLUSCONI ?
– MESI ? DICIAMO…..60 !!!
– COSA ???????? HA FATTO L’INTERA LEGISLATURA ? SCOMMETTO CHE HA PROMESSO MARI E MONTI E POI NON HA FATTO UNA SEGA…
– ESATTO…..
– NON LO AVRETE RIELETTO SPERO ………….
– NO NO..ABBIAMO RIELETTO PRODI……
– MENO MALE…..CHISSA’ CON CHE MAGGIORANZA BULGARA…..
– VERAMENTE PRESIDENTE….ABBIAMO VINTO X UNA MANCIATA DI VOTI E CI SIAMO DOVUTI ALLEARE CON L’ UDEUR…..
– CHE CAZZO E’ ?
– UNA PARTE DELLA DC CON A CAPO CLEMENTE MASTELLA…
– IL CICCIONE BENEVENTANO ? QUELLO CHE HA SEMPRE DETTO DI AVER SCOPATO SOLO E SEMPRE SUA MOGLIE ? AHHAHAHAHAHH…. E SCOMMETTO CHE HA FATTO SALTARE PROPRIO LUI IL GOVERNO..
– CHI GLIELO HA DETTO PRESIDENTE ?
– MA SECONDO LEI CI VOLEVA UN PARAGNOSTA PER CAPIRE COME SAREBBERO ANDATE LE COSE ? MA IL BUONSENSO NON LO ADOPERATE MAI A SINISTRA ?
– HA RAGIONE PRESIDENTE…
– OK..MA ADESSO CHI E’ AL GOVERNO ?
– BERLUSCONI……
– UN’ ALTRA VOLTA ? MA VOI ITALIANI SIETE PROPRIO DEI MASOCHISTI……. E HA UNA MAGGIORANZA RISICATA ?
– MACCHE’ …….MAGGIORANZA BULGARA …ALMENO APPENA ELETTO….GRAZIE AL PORCELLUM…
– PERCHE’ MI PARLA IN LATINO GIOVANOTTO ?
– NO PRESIDENTE…SI CHIAMA COSI’ UNA LEGGE FATTA DAL MINISTRO LEGHISTA CALDEROLI , CHE DA’ UN PREMIO DI MAGGIORANZA MOLTO CONGRUO ALLA COALIZIONE VINCENTE E CHE NON FA’ ELEGGERE I CANDIDATI SCELTI DAGLI ELETTORI….
– HO CAPITO PERCHE’ SI CHIAMA PORCELLUM…..PERCHE’ E’ UNA PORCATA E PERCHE’ E’ MOLTO SOMIGLIANTE AL SUO IDEATORE…
– ESATTO……..
– MA MI CHIARISCA IL DISCORSO FINI …..HA FATTO UN PARTITO DA SOLO ?
– SI…SI CHIAMA FLI E STA NEL 3° POLO…..
– CIOE’ ?
– UNA SPECIE DI CENTRO FORMATO DA LUI , CASINI E RUTELLI …
– RUTELLI ? MA NON STAVA COL PD ?
– SI…..MA ADESSO STA’ AL CENTRO…
– E COME FA’ BERLUSCONI AD AVERE ANCORA LA MAGGIORANZA ?
– BEH….GRAZIE AI RESPONSABILI……
– RESPONSABILI ? CIOE’ ?
– RAPPRESENTANTI DI ALTRI PARTITI , UDC DIPIETRISTI E PD CHE SONOPASSATI IN QUESTO GRUPPO MISTO…
– SPERO LI AVRETE PESTATI A SANGUE…O PERLOMENO GIRERANNO SCORTATI GIORNO E NOTTE….
– NO PRESIDENTE..ANZI SE NE VANTANO E VOGLIONO AVERE SEMPRE MINISTERI…..
– MA CHE CAZZO….LA POLITICA E’ UNA COSA SERIA , MICA IL MERCATO DELLE VACCHE….MA CHE ROBA…E VOI ITALIANI CHE FATE ?
– GUARDI PRESIDENTE , A NOI ITALIANI MANCANO…..
– SENTA GIOVANOTTO, LEI MI E’ SIMPATICO…SE PROPRIO SIETE SENZA ARMI, LE POSSO MOSTRARE UNA MAPPA CON TUTTI I LUOGHI DOVE IO E ALTRI PARTIGIANI ABBIAMO NASCOSTO LE ARMI IN CASO DI UN RITORNO DEL FASCISMO…
– NO PRESIDENTE….NON CI MANCANO LE ARMI MA QUELLA COSCIENZA CIVILE CHE BASTEREBBE A ROVESCIARE QUESTO GOVERNO DI INCAPACI E DELINQUENTI…..
-ALLORA…COSA POSSO FARE PER VOI ITALIANI ?
– NULLA PRESIDENTE CHE LEI NON ABBIA GIA’ FATTO…CI PERMETTA SOLO DI RICORDARLA COME UNA PERSONA SERIA E ONESTA…..
– GUARDI CHE COME ME SONO LA MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI…MANCA SOLO QUALCUNO IN GRADO DI TENERE LE REDINI, SENZA SE E SENZA MA…..ALLORA SI CHE COSE COME IL SOCIALE, LA DEMOCRAZIA, IL WELFARE NON SARANNO PAROLE VUOTE…SONO PIU’ VECCHIO DI LEI E GLIELO POSSO GARANTIRE….MANCA SOLO UN CAPO, UNO VERO CHE SAPPIA ESSERE DA ESEMPIO….
– LA RINGRAZIO PRESIDENTE…. E SCUSI IL DISTURBO….CI MANCA TANTO PRESIDENTE PERTINI…
– ANCHE A ME MANCA TANTO L’ITALIA E GLI ITALIANI….NON CERTO QUESTA POLITICA CHE MI HA SPIEGATO….LA SALUTO ANCHE IO E DIA A TUTTI GLI ITALIANI QUESTO MESSAGGIO ……

    L’Italia, a mio avviso, deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra. Questa è la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire.

Gianluca Bellentani (autore del dialogo) e Sandro Pertini

Pubblicato in: cose da PDL, INGIUSTIZIE, pd, politica, REFERENDUM, religione, società

Nessuno è libero se non è padrone di se stesso. No alla legge sul Biotestamento.


Via libera dalla Camera al ddl sul biotestamento Il testo, con le modifiche apportate dagli emendamenti approvati nell’aula di Montecitorio, tornerà ora al Senato per il disco verde definitivo.

A far discutere è soprattutto l’articolo 3 del provvedimento che descrive ‘Contenuti e limiti della dichiarazione anticipata di trattamento (Dat)’. In particolare si prevede che sulla sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiale (per mesi al centro del dibattito nazionale per il caso di Eluana Englaro) non conta la volontà del paziente, espressa nella Dat, tranne in alcuni casi eccezionali.

E’ una “legge-schifezza”, è il duro commento di Maria Antonietta Farina Coscioni, deputata radicale e co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni. ”E’ l’unica definizione che si puo’ dare a una legge sul fine vita imposta da una maggioranza clericale e oscurantista, che non trova riscontro in alcun paese europeo e occidentale; una legge che ci condanna a stati vegetativi anche quando preventivamente, in piena coscienza, abbiamo comunicato la nostra volonta’ in senso contrario. Con l’approvazione in particolare dell’articolo 3, con questa legge, se verra’ confermata anche dal Senato, si negherà ogni valore alla volontà del singolo”.

Di ”una legge che sottrae agli italiani la libertà di decidere sulla propria vita” e ”che chiede ai medici non di curare, ma di costringere alle cure”, una legge ”violenta” parla in modo netto il presidente di Sel, Nichi Vendola. “L’obbligo di soffrire per legge non è umano, non è dignitoso”. ”Ancora una volta – conclude – questo Parlamento dimostra, come la settimana scorsa sulle province, di essere lontano dalla realtà e dalla vita degli italiani. Una distanza ed un arroccamento che mettono tristezza”.

Per il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, invece, “la legge sulla vita approvata dalla Camera dei Deputati rappresenta la riaffermazione del primato del Parlamento rispetto ai provvedimenti creativi dell’ordine giudiziario”.

(Adnkronos/Ign)

Beppino Englaro: “Quella legge è incostituzionale”

Dopo molti mesi di dibattito, la Maggioranza si avvicina al traguardo dell’approvazione del disegno di legge sul testamento biologico. E lo fa tra le “necessità di legiferare” evidenziate dal centrodestra, e tra le polemiche espresse da tutta l’opposizione. Salvo improbabili incidenti, la Camera darà in giornata il via libera, con alcune modifiche, al provvedimento licenziato dal Senato nel marzo del 2009. Sarà necessario a quel punto un ultimo passaggio a palazzo Madama, prevedibilmente in autunno. L’iter del ddl non dovrebbe comunque incontrare difficoltà. Ma dal Pd ai radicali, l’opinione sul ddl è univoca e negativa. Il commento di Beppino Englaro, papà di Eluana, è emblematico: “Si tratta di una legge incostituzionale”, dice Englaro, “che va nella direzione opposta rispetto ai principi costituzionali. L’autodeterminazione terapeutica non può incontrare un limite anche se ne consegue la morte, che non ha niente a che vedere con l’eutanasia. Nessuno, nè lo Stato nè un medico può disporre della salute di un cittadino”.

Maggioranza convinta.
“Sono fiducioso riguardo l’approvazione”, dichiara il relatore Domenico Di Virgilio (Pdl). Che aggiunge: “I numeri delle precedenti votazioni sono andati al di là delle aspettative. Hanno sostenuto il provvedimento l’Udc e anche 20-25 deputati del pd”. Il Sottosegretario alla salute Eugenia Roccella critica un’opposizione definita “ideologica: “Si

è voluta dare l’idea di un disegno di legge imposto al Parlamento e di un testo immodificabile, senza attenzione ai contenuti reali della legge. E invece è stato un provvedimento di iniziativa parlamentare, molto aperto al dibattito, modificato più volte e approvato da una maggioranza trasversale”.
Ma anche nella Maggioranza, qualche voce dissidente si fa sentire. Come quella di Daniele Capezzone, che dice: “Se fossi in Parlamento, non la voterei”.

Turco (Pd): “Un ddl autoritario”. “La legge della destra sul fine vita è arcigna, autoritaria e proibizionista. Nel dibattito oggi alla camera la Maggioranza ha gettato la maschera ed è chiaro a tutti che siamo davanti a un imbroglio per i cittadini e i medici”. Così Livia Turco, componente Pd in commissione affari sociali. Turco sottolinea che il ddl “Colpisce l’alleanza terapeutica medico-paziente e vieta, di fatto, il testamento biologico; nelle Dt si potrà infatti scrivere solo nome, cognome e che non si vuole essere sottoposti ad accanimento terapeutico, cosa che nessun medico farebbe”.
Tra i vari emendamenti, con quello all’articolo 7, le volontà del paziente espresse nella Dichiarazioni anticipate di trattamento vengono derubricate a “orientamenti”. E Ignazio Marino del Pd, guarda già oltre il secondo passaggio al Senato: “Se il ddl sul biotestamento che sarà approvato oggi alla camera sarà licenziato in via definitiva, partirà una raccolta firme per arrivare a un referendum che abroghi una legge inaccettabile”, dice.

Idv: “Una legge contro le Dat”. Antonio Palagiano, responsabile sanità dell’Italia dei Valori e relatore di minoranza del provvedimento, non usa mezzi termini: “Il governo ha gettato definitivamente la maschera e con l’emendamento al comma 6 dell’articolo 3 restringe il campo di applicazione delle Dichiarazioni anticipate di trattamento. E’ evidente, quindi, che questa legge va contro le Dat”. Spiega Palagiano: “Con gli emendamenti approvati sarà infatti difficile se non impossibile stabilire quando avranno rilievo le Dat, poichè sarà necessaria una risonanza magnetico-nucleare per accertare lo stato vegetativo del paziente. Nei piccoli ospedali, ad esempio, sarà difficilissimo effettuarla e sarà impossibile, quindi, applicare la legge. Legge che perde definitivamente di senso e dimostra, ancora una volta, la sua inutilità”, conclude Palagiano.

Staderini: “Ci rubano la morte”. Mario Staderini, segretario di Radicali Italiani è convinto che “se il Senato confermerà il provvedimento della Camera, non sarà più possibile decidere della propria vita. Per tutti noi hanno deciso Udc, Lega e Pdl, meschine comparse di un film scritto in Vaticano”. Dichiara il segretario: “Con la legge 40 hanno rubato la vita e la libertà di ricerca scientifica, con la legge Calabrò ci rubano anche la morte. Questi moderni aguzzini vogliono, attraverso il sondino di Stato imposto per legge, disinnescare le conquiste di libertà che Piergiorgio Welby e la famiglia Englaro hanno assicurato agli italiani con la loro lotta”. Staderini conclude:
“Chi ha votato questa legge infame lo ha fatto nella consapevolezza che sarà smantellata dalla Corte Costituzionale, solo che ci vorranno anni, durante i quali si ripeteranno drammi umani che colpiranno soprattutto i più poveri. L’hanno votata nonostante la maggioranza degli italiani e degli stessi cattolici fosse a favore del vero testamento biologico, solo perchè non ne pagheranno il costo, come accadrebbe in una democrazia”.

A chi si applica. L’unica modifica sostanziale che l’aula di Montecitorio deve approvare è un emendamento proposto solo la settimana scorsa per circoscrivere la “platea” dei pazienti toccati dalla legge. Se nel passaggio da palazzo Madama a Montecitorio questa era stata allargata, ora il biotestamento si applicherebbe ai soli malati in stato vegetativo per i quali è stata “accertata assenza di attività cerebrale integrativa cortico-sottocorticale”. Una previsione che richiama, sin nel lessico, la vicenda di Eluana Englaro, e l’originale intento del premier Silvio Berlusconi di prevenire con la legislazione altri interventi della magistratura in questo campo.

Nessuno è libero se non è padrone di se stesso.

Le questioni di libertà ed autodeterminazione dell’uomo non sono cose del nostro secolo, appartengono al pensiero umano da sempre: “Nessuno è libero se non è padrone di se stesso”, diceva lo stoico Epitteto. Troppo spesso ce ne dimentichiamo, e quel che è peggio se ne dimenticano i nostri governanti.

È atteso per oggi il voto finale della Camera sul ddl che norma il testamento biologico.
Questa mattina, dopo un paio di giorni di sospensione, i deputati riprenderanno la disamina dei testo Calabrò, licenziato il 26 marzo 2009 dal Senato e emendato dalla maggioranza in questi due anni in commissione Affari sociali e in Aula negli ultimi giorni.
L’Aula ricomincerà dall’articolo 3, il cuore della legge denominata “Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat)”, quello che definisce i contenuti e i limiti delle Dat. Dopo aver stabilito che nel biotestamento si può esprimere, in caso di “permanente incapacità di intendere e volere”, I’”orientamento” riguardo “l’attivazione di trattamenti terapeutici” e la rinuncia “a trattamenti sanitari di carattere sproporzionato o sperimentale”, oggi i deputati voteranno l’emendamento dei relatore Di Virgilio che stabilisce che il medico, prima di prendere da solo la decisione, consulti le Dat solo in “assenza di attività cerebrale integrativa cortico-sottocorticale” dei paziente.

Il testamento biologico è il documento, scritto, con il quale un cittadino può esprimere il proprio orientamento su terapie e trattamenti di fine vita in previsione di un’eventuale futura perdita della propria capacità di intendere e volere. In Italia è stato il caso di Eluana, la ragazza a cui nel febbraio del 2009 è stato staccato il sondino che la alimentava dopo la sentenza della corte di appello di Milano, a costringere il Parlamento a “correre ai ripari”. E da allora sono sempre due i nodi che continuano a dividere: il divieto di sospendere, se non in casi eccezionali, l’alimentazione e l’idratazione artificiali del paziente e il ruolo del medico, che nel testo attuale non è vincolato a seguire le volontà scritte nel biotestamento.

Ma cosa accade invece all’estero?

FRANCIA
La legge «relativa ai diritti del malato e alla fine della vita» approvata nel 2005 prevede la possibilità di formulare direttive anticipate su limitazioni o cessazioni di trattamenti medici e sono revocabili in ogni momento. Il medico ne deve tener conto.

GERMANIA
La legge sul biotestamento è stata approvata nel giugno del 2009 e prevede che il biotestamento sia vincolante per i medici anche se le volontà dovessero significare la morte del paziente.

OLANDA
Il biotestamento è disciplinato da una legge del 2001 che ha introdotto l’esclusione della punibilità del medico per aver provocato la morte del malato consenziente, qualora però si seguono criteri di accuratezza nella procedura da seguire.

REGNO UNITO
Il «Mental capacity act» è entrato in vigore nel 2007 e prevede che le volontà del paziente siano rispettate dai sanitari come se questo sia nel pieno delle sue facoltà. La dichiarazione anticipata può negare il consenso alla nutrizione forzata.

SPAGNA
La «legge sui diritti dei pazienti» approvata nel 2002 definisce una normativa quadro per le comunità autonome spagnole: da allora 17 hanno legiferato in materia.

USA
A livello federale esiste dal 1991 il «Patient self determination act» che disciplina il cosiddetto “living will”. Alcuni Stati federati propongono uno schema semplice e generico in base al quale ognuno di proprio pugno può indicare le sue scelte. In altri Stati si segue invece uno schema molto dettagliato alla stregua di un questionario.

Ma i nostri governanti continuano a ripetere la loro litania tipica dei talk show: “Noi lezioni di etica non ne prendiamo da nessuno”. Nemmeno dai maggiori paesi democratici del mondo a quanto pare.
Perché in Italia persiste il timore di dispiacere alle gerarchie vaticane, non al ricco e aperto mondo dei cattolici? Perché, soprattutto, a nulla è servita la lezione delle elezioni amministrative e dei referendum che mostrano una società viva, reattiva, alla quale bisogna fare appello tutte le volte che sono in questione i diritti fondamentali delle persone?

La legge in questione è ideologica e violenta, simbolo di intolleranza verso chi ha convinzioni, fedi, stili di vita diversi. Afferma la «indisponibilità» della vita: concetto in palese contrasto con l´ormai consolidato diritto al rifiuto e alla sospensione delle cure, che in moltissimi casi è già stato esercitato con la consapevolezza che si trattava di una decisione che avrebbe portato alla morte. Nega il diritto di rifiutare trattamenti come l’alimentazione e l’idratazione forzata, escludendone il carattere terapeutico in contrasto con l’opinione delle società scientifiche e con l´evidenza della pratica medica. Riflette un fondamentalismo cattolico incomprensibile perfino all’interno dello stesso mondo clericale: il muro alzato dalle gerarchie vaticane contrasta clamorosamente, ad esempio, con l’apertura mostrata dalla Conferenza episcopale tedesca.

Cosa più grave è che questo scempio si sta consumando nel più assoluto silenzio. L´opposizione, tranne che impegnarsi in una purtroppo vana battaglia di emendamenti, non ha praticato la minima campagna  informativa che avrebbe almeno avuto la funzione di coinvolgere in maniera consapevole l´opinione pubblica.

fonte : http://vergognarsi.it/

 

 

Pubblicato in: cultura

Mario Rigoni Stern «Perché dovete chiamarmi compagno” (Lettera inedita 2007)


MIRA (Venezia) 20 gennaio 2007

Cari Compagni, sì, Compagni, perché è un nome bello e antico che non dobbiamo lasciare in disuso; deriva dal latino “cum panis” che accomuna coloro che mangiano lo stesso pane. Coloro che lo fanno condividono anche l’esistenza con tutto quello che comporta: gioia, lavoro, lotta e anche sofferenze.

È molto più bello Compagni che “Camerata” come si nominano coloro che frequentano lo stesso luogo per dormire, e anche di “Commilitone” che sono i compagnid’arme.

Ecco, noi della Resistenza siamo Compagni perché abbiamo sì diviso il pane quando si aveva fame ma anche, insieme, vissuto il pane della libertà che è il più difficile da conquistare e mantenere.

Oggi che, come diceva Primo Levi, abbiamo una casa calda e il ventre sazio, ci sembra di aver risolto il problema dell’esistere e ci sediamo a sonnecchiare davanti alla televisione.

All’erta Compagni! Non è il tempo di riprendere in mano un’arma ma di non disarmare il cervello sì, e l’arma della ragione è più difficile da usare che non la violenza.

Meditiamo su quello che è stato e non lasciamoci lusingare da una civiltà che propone per tutti autoveicoli sempre più belli e ragazze sempre più svestite.

Altri sono i problemi della nostra società: la pace, certo, ma anche un lavoro per tutti, la libertà di accedere allo studio, una vecchiaia serena; non solo egoisticamente per noi, ma anche per tutti i cittadini. Così nei diritti fondamentali della nostra Costituzione nata dalla Resistenza.

Vi giunga il mio saluto, Compagni dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia e Resistenza sempre.

 

Vostro

Mario Rigoni Stern

« Il momento culminante della mia vita non è stato quando ho vinto premi letterari, o ho scritto libri, ma quando la notte dal 15 al 16 sono partito da qui sul Don con 70 alpini e ho camminato verso occidente per arrivare a casa, e sono riuscito a sganciarmi dal mio caposaldo senza perdere un uomo, e riuscire a partire dalla prima linea organizzando lo sganciamento, quello è stato il capolavoro della mia vita… »

http://solleviamoci.wordpress.com/2008/08/11/mario-rigoni-stern-%C2%ABperche-dovete-chiamarmi-compagno%C2%BB/

http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Rigoni_Stern

 

Pubblicato in: CRONACA, INGIUSTIZIE, magistratura, società

La bimba che viveva in una cuccia


Una orribile storia dove solo l’animale, un cane, ha mostrato empatia e consolazione per un piccolo essere umano.
La società prima l’ha ignorata, questa bambina, ora vuole dimenticarla, seppellirla per sempre nella sua inalienabilità, senza pagare per le sue colpe di indifferenza.Atroce, oscenamente crudele. No, non può e non deve finire così!

CORRIERE DELLA SERA

http://www.corriere.it/cro​nache/11_luglio_11/bimba-v​iveva-cuccia-caccia_5fce9c​98-ab7d-11e0-a665-5070e23b​7a33.shtml

BARI A 7 ANNI MANGIAVA ASSIEME AL SUO CAGNOLINO IN UNA CIOTOLA

La bimba che viveva in una cuccia

Non sapeva parlare, solo abbaiare. Per la Procura nessun reato

ROMA – Il procuratore capo di Bari, Antonio Laudati, vuol consultare oggi stesso il fascicolo dell’inchiesta e convocherà nel suo ufficio la collega Angela Morea: «Non un atto di disconoscimento del lavoro del pm – si affrettano a specificare in tribunale -. Solo la volontà di avere dei chiarimenti su un caso tanto delicato». Il caso è quella della piccola Lucrezia, che finalmente ha smesso di abbaiare.

Lucrezia è un nome inventato, ma il resto è tutto vero. Rione Carrassi, Bari, la storia risale al 21 ottobre 2009, ma è di qualche giorno fa la notizia che il pm Morea ha chiesto al Gip di archiviare l’inchiesta sulla drammatica vicenda. Motivo: Lucrezia da allora non parla più, ammutolita davanti all’orrore e il magistrato perciò non può farsi raccontare da lei come andarono le cose. Risultato: né prove né indagati né capi d’imputazione. La cronaca di quel giorno però parla chiarissimo: i suoi genitori, papà invalido civile e disoccupato, la mamma con gravi disturbi psichici, denunciano la scomparsa della figlia. polizia e carabinieri cercano ovunque, finché trovano la piccola chiusa in un armadio raggomitolata vicino al suo cagnolino. Intorno escrementi e avanzi di rifiuti in una ciotola. Si scopre presto la verità: Lucrezia e il suo cagnolino mangiano in quel piatto e lei non dice nemmeno una parola. Ma mugola e abbaia. Come un cane. Ma ora c’è un altro sospetto tremendo. La bimba davanti agli assistenti sociali (oggi ha 9 anni, è stata tolta ai genitori e vive in una casa-famiglia) ha cominciato a mimare degli atti sessuali. Come se avesse subìto violenze. Le analisi effettuate hanno escluso lesioni di quel tipo, ma lo psichiatra Paolo Crepet a questo punto è furibondo con la decisione presa dal pm: «Una decisione pilatesca – sbotta -. Purtroppo è una vecchia storia, noi siamo sempre dalla parte degli aguzzini e mai da quella delle vittime e facciamo fatica anche dal punto di vista giuridico a pensare che un bambino abbia più ragione di un adulto».

http://lortodirosanna.word​press.com/2011/07/11/la-bi​mba-che-viveva-in-una-cucc​ia/

Pubblicato in: abusi di potere, CRONACA, INGIUSTIZIE, società

Il manganello facile


Sabato 9 luglio c’era una festa nei pressi della centralissima piazza dei Cavalieri a Pisa; ogni estate la Scuola Normale ne organizza una, aperta ai suoi studenti e a un certo numero di persone, limitato per le dimensioni degli ambienti in cui si svolge l’evento (il cortile interno del Palazzo della Carovana, la sede storica della Scuola).

Poco dopo il secondo tocco, quindi a festa già parecchio inoltrata, si accalca davanti all’ingresso, controllato da vigilantes, un piccolo gruppo di persone senza biglietto che pretende di entrare comunque. I vigilantes rispondono che ciò non è possibile perchè la festa è a invito ed esiste una lista di invitati, quindi a chi non ha il biglietto, naturalmente, non è permesso l’accesso. Al gruppo la cosa non piace e ne nasce così una discussione piuttosto animata, che attira l’attenzione di altri giovani, i quali si avvicinano dalla piazza, incuriositi. A questo punto la calca davanti al portone di ingresso alla festa è tale che, a giudizio dei vigilantes, va oltre la loro capacità di controllo e questo li spinge ad invocare l’intervento delle forze dell’ordine, chiamando i carabinieri. Intanto, dentro il cortile, a nessuno è ben chiaro che cosa stia succedendo: il portone è chiuso per evitare che qualcuno si intrufoli dentro eludendo la sorveglianza.

Una volta allontanata la calca davanti al portone, questo viene riaperto ed esce fuori Dario, un dottorando della Normale, con l’intento di capire bene perchè il portone era chiuso e perchè ci sono dei carabinieri all’ingresso di una festa. Alla sua richiesta di chiarimenti, uno dei carabinieri risponde con la richiesta dei documenti, che viene negata in mancanza di una motivazione valida. La reazione è inaspettata ed improvvisa: Dario si trova ammanettato, riceve un colpo in testa e viene strattonato dentro l’auto. Qualche ora dopo, risulterà avere riportato un trauma cranico, lesioni ai polsi e una ferita sotto il mento. Quando questo si viene a sapere Dario è in stato di arresto, e resterà in caserma tutta la notte, nonostante la solidarietà manifestata da tanti suoi amici, compagni e semplici cittadini che hanno tenuto un presidio quasi permanente davanti all’edificio di detenzione. Dario sarà processato per direttissima lunedì mattina. Informazioni più dettagliate le trovate qui e qui.

Vorrei cogliere l’occasione per fare qualche riflessione.

Gli stronzi sono ovunque, in tutte le categorie, ma abbondano ed emergono nelle categorie a cui è garantita l’impunità. Non si tratta di generalizzazioni, ma della constatazione di una verità, e anche di ragionevolezza: è ovvio che se sei stronzo e puoi vantare un potere che altri non hanno, non mancherai di far notare di averlo ogni volta che le circostanze lo rendano possibile, per esempio quando hai un manganello in mano e l’autorizzazione per usarlo. In poche parole, più potere ha uno stronzo, maggiore è la probabilità di abuso di potere.

Agli illusi che si dicono contrari alla violenza (che c’è stata e che in generale deve esserci, per costituzione stessa) da parte delle forze dell’ordine e che confidano nella magistratura o nei gradi più alti di polizia affinché l’una o gli altri provvedano alla punizione di una evidente violazione di diritti in primo luogo, delle leggi democratiche in secondo luogo, in terzo luogo delle regole che le forze dell’ordine sono tenuti a osservare, non si può che domandare se a loro risulta che siano stati preso provvedimenti contro i finanzieri che il 3 luglio lanciavano sassi sui manifestanti e sparavano lacrimogeni vietati dalle norme internazionali ad altezza uomo in Val di Susa. O se i macellai torturatori della caserma di Bolzaneto e i responsabili dei pestaggi nella Diaz nel 2001 siano stati puniti giustamente per ciò che hanno commesso, ovvero «la più grave sospensione dei diritti umani in un paese occidentale dalla fine della seconda guerra mondiale» (e lo dice Amnesty International, non un covo di terroristi). No, sapete, perchè a me risulta che l’ambiente in certe frange delle forze dell’ordine non sia proprio quello tutto dedito alla difesa della legalità, ma piuttosto alcuni agiscano con la certezza che resteranno impuniti, e per questo possono permettersi di violare ogni diritto e ogni regola della convivenza civile. Mi risulta anche che, invece di essere puniti, molti abbiano invece ricevuto apprezzamenti, riconoscimenti e promozioni.

Allora, perchè io non posso andare in giro con un manganello e picchiare per futili motivi il primo che passa, mentre un poliziotto può permettersi questo e altro, come è successo sabato sera a Pisa? Perchè c’è questa necessità, che i politici e i giornali non fanno altro che ripete allo spasimo, di isolare «i violenti»? E le forze dell’ordine i loro violenti non devono isolarli? Facciamoci qualche domanda.

http://culturaliberta.wordpress.com/2011/07/11/manganello-facile/

Pubblicato in: cultura, economia, MEDIA, sociale

IL POTERE DELLA PUBBLICITÀ, UNA MINACCIA DEL NOSTRO MODO DI VIVERE


La pubblicità è onnipresente. I mediache una volta non ne avevano – dai film a Internet – ora sono strapieni di messaggi commerciali. Fino a poco tempo fa, quasi tutti i musicisti erano riluttanti di vedere il loro lavoro abbinato a shampoo e scarpe da ginnastica. Oggi la musica e la pubblicità sono strette in un abbraccio economicamente fecondo.

Ci sono spot nelle nostre scuole e sui nostri vestiti. Stanno intasando sempre più velocemente quasi ogni forma di comunicazione immaginabile. Il genere che domina la televisione – in termini di valori assoluti – non è la commedia, la fiction o lo sport, ma la pubblicità. L’utente medio britannico è sottoposto a 48 annunci pubblicitari al giorno. Alcuni studi recenti hanno evidenziato che circa un terzo del tempo delle TV australiane è occupato dagli spot. Negli Stati Uniti il dato è vicino al 40%.

La pubblicità è diventata l’industria creativa più importante, quello che Stuart Ewen chiama “il vernacolo prevalente dell’opinione pubblica”. Succhia i talenti per le arti, il design, la creatività e la narrazione. È diventata una parte routinaria della vita di tutti i giorni e raramente ci fermiamo a pensare al suo significato.

I governi, i legislatori e le aziende dei media valutano la pubblicità solo come una fonte d’entrate. E, sotto la pressione di un’industria che vuole massimizzare i suoi profitti – gli hanno permesso di proliferare. Ci sono solo alcune eccezioni: i governi fissano delle limitazioni per la promozione di sostanze dannose come il tabacco, e presidiano i confini del gusto e della decenza. Alcuni governi, come quello svedese, si sono mossi per proteggere i bambini più piccoli dalla perniciosa influenza della pubblicità in TV.

Ma la condotta prevalente è quella di valutare ogni messaggio pubblicitario in base alle caratteristiche individuali. La questione più allargata, ossia l’impatto cumulativo di questo diluvio di spot, viene raramente analizzata. I corpi legislativi ritengono che la pubblicità sia completamente apolitica, riservando un esame più approfondito ai gruppi di attivisti. In un’epoca in cui gli economisti, gli scienziati sociali, i climatologi e gli ambientalisti stanno mettendo seriamente in discussione il valore del consumismo, questo approccio non è più difendibile.

Malgrado le varie diversità l’advertisement suffraga un sistema valoriale unico. Le pubblicità individualmente possono sembrare innocenti, ma collettivamente sono il braccio della propaganda di un’ideologia consumista. La morale che sottende le migliaia di storie differenti che ci vengono narrate è quella dell’unico sistema che possa assicurare il piacere, la popolarità, la sicurezza, la felicità e l’appagamento personale: il comprare sempre di più, consumare di più senza considerare quanto già si ha a nostra disposizione.
Ci sono tre questioni da porre e sono tutti e tre importanti. Intanto, la promessa della pubblicità è assolutamente vuota. C’è già una notevole mole di ricerche che evidenzia come, oltre un certo limite, non ci sia alcuna connessione tra il volume dei prodotti che una società accumula e il benessere della popolazione.
La ricerca mostra che una camminata nel parco, l’interazione con gli altri e il volontariato – che non costano niente – fanno molto di più per la soddisfazione personale di una qualsiasi dose di “terapia dello shopping”. La pubblicità, in questo senso, ci spinge per massimizzare le nostre entrate più che il nostro tempo libero. Ci allontana dalle occupazioni che danno piacere o significato alle nostre vite e ci conduce verso un’arena spoglia, quella che Sut Jhally chiama “il mondo morto delle cose”.

Assemblando i dati sul consumismo e sulla qualità della vita, Richard Layard ritiene che una legislazione che vieti l’advertising possa essere una politica molto più adatta per migliorare la qualità della vita rispetto all’ampliamento delle possibilità di scelta per i consumatori. Una cosa del genere è inimmaginabile nel contesto politico odierno, ma dovremmo cominciare a chiederci perché ci muoviamo sempre nella direzione opposta, quella di incremento costante dello spazio dedicato agli spazi pubblicitari, invece di una sua diminuzione.

Il seconda problema del sistema valoriale della pubblicità è ambientale. In un mondo finito, dove le dimensioni dell’attività umana coincidono con l’intera grandezza del pianeta, la crescita continua dei consumi è insostenibile. L’economia globale si è moltiplicata per cinque negli ultimi cinquanta anni. Alla fine del secolo, se continueremo a consumare ai ritmi attuali, sarà otto volte più grande.

Gli studiosi del clima insistono che, se si devono raggiungere gli obbiettivi richiesti per evitare i rischi dovuti dal cambiamento climatico, non potremmo affidarci solamente alla tecnologia. Il mezzo triliardo di dollari che spendiamo ogni anno in pubblicità ci dice, in modo accattivante, di fare esattamente l’opposto. La scienza del clima non solo deve controbattere una campagna di PR ben finanziata da chi ha interessi nel settore energetico, deve anche sfidare un ambiente culturalmente ostile che ci spinge quotidianamente a non preoccuparci e a continuare a consumare. L’advertising, e la cultura che esso promuove, per queste ragioni minaccia la sostenibilità della vita sul pianeta.

Il terzo problema è una conseguenza di quest’ultimo aspetto. Se vogliamo svilupparci come specie, dovremmo iniziare a immaginare un modello economico che apprezzi la finitezza e che non si affidi sulla crescita senza limiti. Dovremmo perseguire un modo di produrre che valorizzi la durabilità invece dell’obsolescenza programmata, le riparazioni e il riuso invece del buttar via e del ricomprare. Se vogliamo evitare un alto tasso di disoccupazione, dovremmo trasferire i guadagni di produttività dando più tempo libero alle persone invece che più soldi.

Il mondo pubblicitario rema contro tutte queste idee e quindi cerca di soffocare la nostra immaginazione. Ci tiene ancorati a un ciclo di prestiti e di spese, con politiche fiscali che dipendono da una montagna di debiti. E sostiene l’idea che il progresso dell’uomo sia misurato dalla nostra capacità di acquisire il maggior numero di beni deperibili.

Talvolta, l’advertising ci può anche dare alcune informazioni utili, anche se molto parziali. Ma nel mondo dei marchi di fabbrica, dare informazioni utili è diventato sempre più fuori moda. Assistiamo ormai al proliferare di un’industria globale che vuole elevare la propria attività al di sopra di tutte le altre per promuovere un suo peculiare insieme di valori culturali ed economici.

In un’epoca in cui questi valori vengono messi in discussione, la pubblicità, nel suo insieme, diventa un fattore politico. È venuto il tempo di guardarla da questa prospettiva.

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Fonte: http://www.opendemocracy.net/ourkingdom/justin-lewis/power-of-advertising-%E2%80%93-threat-to-our-way-of-life

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

http://www.comedonchisciotte.org/site//modules.php?name=News&file=article&sid=8501

 

http://informarexresistere.fr/2011/06/24/il-potere-della-pubblicita-una-minaccia-del-nostro-modo-di-vivere/

 

Pubblicato in: berlusconeide, cose da PDL, economia, politica

Berlusconi ti fotte col sorriso


Per avere un quadro chiaro della situazione, spesso bisogna prendere le distanze da quello che si sta facendo, allontanarsi. È una questione di prospettiva.

Leggo i giornali, spulcio notizie da internet, ascolto i telegiornali italiani e, purtroppo, ogni giorno, sempre le stesse notizie, gli stessi argomenti, la stessa minestra, servita sulle pagine e trasmessa dagli schermi, a giorni alterni con qualche nuova spezia o colorante, per dissimulare… ma la sostanza resta sempre la stessa.

Ora, dal momento che né la stampa, la radio o la televisione italiana, né i giornalisti di destra, di sinistra o quelli senza partito (una razza più unica che rara ormai, ndr) sono in grado di presentare una portata nuova o quantomeno di scrivere un unico articolo che riassuma le tante storielle politiche scarabocchiate per compiacere quel politico o quell’altro direttore di testata e, considerato che i mezzi di comunicazione del regime italiano non sono molto affidabili, mi è saltata all’occhio la prima pagina del britannico The Economist dedicata ad un sorridete Berlusconi.

Un paio di settimane fa il settimanale londinese pubblicava un bell’articolo degno di nota, finalmente, dal titolo “The man who screwed an entire conutry” (“L’uomo che ha fottuto un intero Paese”). Uno speciale di ben quattordici pagine dedicato all’attuale situazione dell’Italia, un bel ritratto socio-politico-economico del nostro Paese. Lo leggo e… altro che minestra, l’articolo è come un piatto di spaghetti alle cozze, buonissimo!

Ho tradotto i passi che, secondo me, sono i più importanti ed in grado di far intendere la situazione italiana ad un italiano, semplicemente dandogli quella prospettiva che, da dentro lo stivale, la maggioranza sembra aver perso.

L’articolo in questione rimarca alcuni problemi già riconosciuti dalla maggior parte degli italiani come propri del Paese in cui vivono. Il fatto drammatico è che ormai ne parlano tutti: siamo arrivati al punto in cui, oggigiorno, tutto il mondo conosce l’Italia quasi solo attraverso questi vergognosi problemi di corruzione ed abusi di potere. È il sintomo di un male debilitante per il Belpaese,un cancro in uno stato così avanzato da far paura. Come scrive l’Economist, è proprio tempo per l’Italia di smettere di biasimarsi per le proprie difficoltà e di alzarsi in piedi.

Senza dimenticare che in Italia esistono ancora validi portavoce del miglior giornalismo d’investigazione nazionale ed internazionale, dopo tanta minestra a base di notizie-merda, credo di fare un piacere a molti lettori, proponendo la traduzione di questo articolo, un reportage che è stato preparato, doveroso sottolinearlo, anche in collaborazione con alcuni buoni chef del quarto potere italiano. Buon appetito!

“Tra il 2000 ed il 2010 la crescita media dell’Italia è stata solo dello 0,25% all’anno. Di tutti i Paesi del mondo, solo Haiti e Zimbabwe hanno fatto peggio. Molti fattori hanno contribuito a questa triste situazione. L’Italia è diventata un Paese che si sente a disagio con il resto del mondo, impaurita dalla globalizzazione e dall’immigrazione. Combinando un’avversione alla meritocrazia, con un insieme di politiche che discriminano i giovani a favore degli anziani, le scelte politiche italiane hanno portato all’emigrazione di un gran numero di giovani talenti all’estero.

L’Italia ha fallito nel rinnovamento delle proprie istituzioni e soffre a causa di un debilitante conflitto d’interessi, che contraddistingue l’ambito giudiziario, politico, mediatico ed imprenditoriale. Questi sono problemi che riguardano l’intera nazione, non solo una regione od un’altra.

Gli italiani non sono stati aiutati dalla permanenza di Mr. Berlusconi a Palazzo Chigi, la residenza ufficiale del primo ministro (la quale, in una caratteristica confusione tra dovere pubblico e piacere privato, quest’ultimo tende a scansare in favore della sua vicina residenza, una delle tante).

È tempo per l’Italia di smettere di biasimarsi per le proprie difficoltà, alzarsi in piedi e prendersi una tazza di quel suo caffè così delizioso.

[…]

Una visione rosea dell’economia italiana si fonda su due assunti che sono veri solo a metà. Il primo è che l’Italia è un’economia guidata dall’esportazione, come la Germania. Ci sono, certo, molte esportatori italiani di successo. Alcuni hanno nomi famosi come Benetton, Prada e Ferrari. Altri sono meno conosciuti, anche se, come Luxottica, producono beni che siedono sul naso di molte persone, come gli occhiali Ray-Ban e Oakley. Nonostante tutto, ciò non fa dell’Italia un campione dell’esportazione. A differenza della Germania, l’Italia ha accumulato ogni anno, a partire dal 1999, un deficit bancario e, dal 2005, un deficit di mercato. L’Italia può ancora possedere la sesta base industriale più grande del mondo ma l’Inghilterra, spesso considerata debole dal punto di vista industriale, fa ed esporta più automobili dell’Italia.

Il secondo assunto è la credenza che l’alto livello di depositi bancari, che tendono ad essere conservativamente investiti nel debito del Governo o semplicemente parcheggiati in conti bancari, isolino l’economia dai problemi.

[…]

La mancata crescita dell’Italia durante gli ultimi vent’anni è stato il suo peggiore fallimento economico. In poche parole, le aziende italiane hanno un problema con la produttività e la competitività. Per capirlo meglio, pensate all’economia italiana come ad un caffè. Molti italiani pensano che la loro economia sia manifatturiera ed industriale. Ma da quando il 70% della forza lavoro è attualmente impiegata nel settore dei servizi, questo caffè è più rappresentativo dell’economia italiana, che aziende come Fiat o Zanussi.

[…]

Come molte aziende ancora di proprietà del loro fondatore, questo caffè non si è mai espanso: circa metà degli italiani lavora in aziende con meno di venti impiegati.

[…]

Due caratteristiche dell’economia italiana rendono l’evasione fiscale più facile: la netta maggioranza di piccole aziende e la prevalenza di operazioni effettuate in contanti.

[…]

Troppe aziende italiane sono state lente ad adattarsi ai cambiamenti del mondo attorno a loro.

[…]

Evasione fiscale, bassa produttività, conduzione familiare, capitali di mercato ridotti, mancanza di competitività: questi problemi sono ben documentai per chiunque importi dare un’occhiata in profondità. Ma il Governo italiano è stato rapido a trovare altri colpevoli: la Cina rea di falsificare i prodotti italiani, l’Unione Europea che ammassa intriganti regolamentazioni sulle imprese italiane od il sud Italia che trascina il resto del Paese verso il basso.

[…]

L’Italia è una foresta selvaggia di piccoli privilegi. Ognuno ha la sua propria lobby e tutti assieme cospirano per fare riforme quasi impossibili. Il principio è quello di garantire privilegi a poche persone a spese di tutte le altre. Chi perde in questo sistema chiuso viene a galla dalle statistiche sulla disoccupazione, dove i giovani sono, sproporzionatamente, i più rappresentati. Inoltre, quei giovani che hanno un impiego, devono accettare condizioni svantaggiose, come stabilito dalla riforma del 2003.

[…]

In questo periodo il mondo sta andando in Italia, indirettamente attraverso la globalizzazione e direttamente attraverso l’immigrazione. Persone da tutto il mondo vogliono farsi una vita in un Paese più abituato ad esportare persone, piuttosto che a riceverle. Questi attuali cambiamenti hanno provocato più allarme che piacere.

[…]

Di fronte al compromesso di dover aspettar fino a che raggiungono l’età dei propri nonni per diventare “senior”, molti dei migliori e più brillanti italiani lasciano il Paese. Le Università americane e britanniche sono piene di italiani troppo ambiziosi per rimanere seduti per decenni in attesa d’ottenere un’occupazione in Italia. L’indicatore che più condanna la salute economica italiana è l’indice d’esportazione di laureati tra i ricchi Stati Europei, un comportamento che è più comunemente associato ad un Paese in via di sviluppo, piuttosto che ad uno sviluppato.

Molti laureati italiani abbandonano il Paese per sfuggire al sistema delle raccomandazioni o connessioni (spesso attraverso famiglie), che condannano il mercato del lavoro. Esempi di questo tipo di pratiche possono ritrovarsi in ogni Paese ma in Italia è differente per due ragioni: le raccomandazioni sono dappertutto e raramente vengono questionate.

[…]

Chi compete per ottenere un lavoro pubblico si presenta a concorsi, che non sono né pubblici, né competitivi ma disegnati solo per dare credibilità a decisioni che sono già state prese. Su 40 concorsi pubblici analizzati, si è scoperto che il 70% dei lavori sono andati a persone relazionate con i

 professori delle Università che indicevano i concorsi stessi. Quando un “esterno” ottiene il lavoro, si tratta spesso di un accordo fatto con un’altra Università, un favore che sarà ritornato in futuro.

[…]

I problemi dell’economia italiana sono gli stessi di 15 anni fa. L’Italia non ha sviluppato un sistema politico a due partiti: la sinistra è costituita da una coalizione sempre in lotta per gli interessi, che a volte si unisce, in seguito al potere di una vittoria e subito dopo tende a disintegrarsi. Il Popolo delle Libertà, il principale partito della destra, governa in coalizione con altri partiti, con i quali è in disaccordo su questioni fondamentali. Inoltre, parte del PdL non è tanto un partito, quanto un gruppo di fan di Mr. Berlusconi e suoi ex impiegati. Giorgio Tremonti, ministro delle finanze, era il legale fiscale di Berlusconi; Mara Carfagna, ministro delle pari opportunità, soleva dondolarsi in bikini in uno dei suoi canali televisivi. Tutto ciò ha aumentato il controllo da parte dei capi del partito ed ha rotto il collegamento diretto tra politici e votanti.

[…]

Secondo uno studio del Consiglio Europeo, un processo in Italia dura in media 1210 giorni, contro i 229 della Gran Bretagna e i 331 della Francia.

[…]

La situazione in Italia sarebbe relativamente normale se non fosse per tutti i piccoli Berlusconis – ha detto James Watson, scienziato politico dell’American University di Roma – i conflitti d’interesse ed i confini non ben definiti tra le istituzioni sembrano essere la norma ed i poteri sono amalgamati, più che separati. Ma tutti questi imbrogli sembrano pochi, se comparati con quelli del primo ministro. Una delle ragioni del suo incontestato successo può essere la simpatia nei confronti di Berlusconi da parte di quelle persone che vedono qualcosa di loro stessi in lui.

[…]

Mr. Berlusconi è un miliardario che ha utilizzato i suoi soldi per creare il proprio partito politico, raggiungendo la carica più alta, per poi

 utilizzarla per preservare i propri interessi. Se l’Italia è un paziente con alcune peculiari lamentele, Mr. Berlusconi è più il sintomo che la causa. Ha dato forma al Paese a sua immagine.

[…]

La povertà economica del Paese è la prova del fallimento del programma politico di Berlusconi.

[…]

Circa il 30% degli elettori ancora lo sostiene. Sono per lo più anziani, di sesso femminile e vivono in piccole città, secondo Nando Pagnoncelli dell’istituto di statistica Ipsos Mori. Guardano molta tv ma non leggono giornali. Molti di loro non credono che le accuse contro il primo ministro siano fondate.

[…]

Il fondamentale difetto dello stile di governo di Mr. Berlusconi è che spesso confonde gli interessi privati con quelli pubblici. Questo è ancora più ovvio quando usa il potere della sua posizione per proteggersi dalla concorrenza o dai persecutori.

[…]

L’Italia ha offerto per un lungo periodo di tempo completo supporto a Gheddafi in Libia. Recentemente ha cambiato strada ma Mr. Berlusconi ha detto in privato che è in lutto per il Colonnello Gheddafi.

[…]

Nella sua breve vita come nazione, l’Italia ha già saputo ricostruirsi diverse volte. Negli ultimi decenni ha vissuto sulle spalle di un miracolo economico, terminato negli anni Settanta. Potrebbe continuare così più o meno all’infinito, crescendo immobile, più povera e più vecchia ma ancora in grado di maneggiare abbastanza bene tale situazione. Per il momento questo comportamento sembra essere il più vicino a ciò che potrà accadere. Ma la nazione sta attendendo un nuovo risveglio, come quello che la portò all’unificazione 150 anni fa”. 

 [“A man who screwed an entire country” , The Economist, Giugno 2011]

 Matteo Vitiello

http://buenobuonogood.wordpress.com/2011/07/05/berlusconi-ti-fotte-col-sorriso/

Pubblicato in: abusi di potere, CRONACA, INGIUSTIZIE, politica, sociale, società

Francesco Mastrogiovanni: morte oscura di un maestro Anarchico


Chi era Francesco Mastrogiovanni? Un insegnante elementare. Un marito forse. Un padre. Forse. Di più. Un condannato poi assolto. Un maniaco depresso. Un paziente psichiatrico violento tre volte ricoverato in TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio). Un anarchico. Un morto. Da aggiungere ad una lista di altri morti. Spesso senza una logica. Un chiarimento. Una certezza.

La storia di Mastrogiovanni va raccontata in epoche diverse. Quella del passato: Francesco anarchico convinto, agli inizi degli 70 rimase coinvolto nel caso Marini per la morte del fascista Falvella. Discordanti le dichiarazioni dei testimoni oculari dell’accaduto di quel 7 Luglio 1972. Alcuni dissero che Marini ed altre persone – estremisti di sinistra – aggredirono a colpi di coltello Falvella mentre passeggiava con un amico, procurandone la morte. Altri dissero che Mastrogiovanni mentre passeggiava con Marini ed altri esponenti anarchici e di estrema sinistra, fu aggredito da Falvella ed il suo amico Alfiniti e che Marini per reagire all’aggressione, sferrò la coltellata mortale a Falvella.
Marini fu condannato nel 1974 a 12 anni di carcere per omicidio preterintenzionale e concorso in rissa. Mastrogiovanni prima condannato per concorso in rissa e incarcerato. Poi assolto in appello. Sembra non si sia mai più ripreso psicologicamente dall’esperienza della carcerazione, che lo aveva profondamente segnato, fino a farne una persona che, periodicamente, cadeva nel tunnel della depressione.
Nel 1999 fu condannato in primo grado a tre anni di reclusione per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. All’epoca nella sua requisitoria, il Pubblico Ministero ricordò più volte che Francesco era un anarchico. In secondo grado fu assolto per non aver commesso il fatto.
Da allora, la vita di Francesco andò avanti fra una ritrovata normalità a qualche episodio maniacale che lo vide ricoverato in alcuni reparti psichiatrici.
Oggi, Mastrogiovanni conduceva una vita mediamente tranquilla. Divenuto maestro elementare, amato dai bambini ed anche dalle famiglie. Uscito da tempo dalle cronache. Viveva. O sopravviveva. Non lo sapremo più
Si dice che in Luglio Mastrogiovanni abbia preso una strada contromano. Che abbia tamponato quattro vetture. Si dice poi che Mastrogiovanni, in vacanza in un campeggio del Cilento, il 31 Luglio 2009 si sia visto letteralmente circondare da Vigili Urbani e Carabinieri quasi in assetto di guerra o pronti ad arrestare un famoso e pericoloso latitante. Si dice che, a quella vista, qualcosa nella mente di Mastrogiovani si sia risvegliato: un ricordo, un’oppressione, una tragedia mai risolta. Le vessazioni subite in carcere ai tempi. Poi gli arresti domiciliari. Per qualcuno, è da follia. Si dice che abbia tentato la fuga. Prima scavalcando una finestra. Poi correndo all’impazzata per il campeggio. Poi gettandosi in mare. Tre ore in acqua prima che i Carabinieri riescano a convincerlo ad uscire. Inutile tentativo di sfuggire ad un assurdo. Peraltro, era stata mobilitata persino la Guardia Costiera, che aveva allarmato la spiaggia comunicando ai bagnanti che era in atto un’operazione.
Si dice ancora che dopo che Mastrogiovanni ha deciso di uscire dalle onde, vi sia stata una colluttazione. Ma altri hanno testimoniato che la situazione era sotto controllo e tranquilla. Qualcuno ha anche dichiarato che Mastrogiovanni ha fumato una sigaretta con alcuni vigili e Carabinieri prima di essere portato via. L’accusa? Il tamponamento. Il tentativo – vano – di fuga. Portato dove? Non al commissariato. Al manicomio. L’accusa? Personalità paranoide. Il sindaco richiede il Trattamento Sanitario Obbligatorio. Per disturbo della quiete pubblica. Qualcosa che non sta in cielo né in terra. Si interna in manicomio qualcuno che ha tamponato quattro auto e che vedendosi circondato dalle Istituzioni armate – sembra – eccessivamente tenti di primo acchitto di fuggire?
E scopriamo persino che esiste ancora “la quiete pubblica” da preservare, nella Società sempre più spesso pesantemente disturbata da suoni e vocerecci di ogni genere a tutte le ore del giorno e della notte, senza tregua e possibilità di soluzione?
Ma la decisione è presa. Francesco Mastrogiovanni viene portato nel reparto psichiatrico dell’Ospedale di Vallo della Lucania. Da quel momento tutto diviene oscuro e appiccicoso. Mastrogiovanni forse viene pesantemente sedato. Viene legato al letto di contenzione – questo appare certo dalle analisi del medico legale – sembra con del filo di ferro o di plastica. Viene lasciato legato a quel letto per quattro giorni. Ai parenti giunti in visita viene negata la possibilità di vederlo. Le ragioni fate dai sanitari, sono che il paziente è fortemente sedato e non si accorgerebbe nemmeno della visita. Meglio lasciarlo tranquillo.
Dal 31 Luglio 2009 al 4 Agosto, si perde qualsiasi informazione su Francesco Mastrogiovanni. Maestro elementare anarchico, amato dai suoi bambini. La notizia arriva e non viene diffusa sui media: Mastrogiovanni muore – sembra – per edema polmonare, a soli quattro giorni da un ricovero in psichiatria di cui nessuno sa nulla ne si comprendono le reali ragioni.
La Procura di Vallo della Lucania ha aperto un’inchiesta e messo nel registro degli indagati i sette medici del reparto psichiatrico che hanno avuto in “cura” Mastrogiovanni nell’ospedale campano.
Non attendiamoci alcuna soluzione. Alcun chiarimento. Alcuna sentenza.
La storia, tutta la storia è folle. Nessun elemento – fra quelli conosciuti – rassicurano il lettore che si possa giungere al bandolo della matassa.
Un morto in più. Che non fa notizia. Ci siamo abituati.
Un morto senza giustizia. Ci siamo abituati.
Un anarchico in meno. Non pensavamo nemmeno che esistessero ancora.
Un maestro in meno. Nessuno se ne accorgerà. Forse solo i bambini. Cui sarà molto difficile spiegare cosa diavolo sia successo al loro insegnante.
Pubblicato in: abusi di potere, ambiente, berlusconeide, cose da PDL, CRONACA, MALAFFARE, pd, politica

I costi della Tav


Con il titolo I costi della Tav, voglio pubblicare un post che faccia eco alle ragioni di chi a questa “grande opera” si oppone. Riprendo quindi -così come è stato fatto dal blog Il primo amore– un articolo di Fabrizio Tassi su MicroMega intitolato Il totem-Tav: istruzioni per vetero-progressisti.

Catalogo di formule pronte all’uso per chi è a favore e non ha tempo da perdere in noiose discussioni su numeri, dettagli tecnici e questioni politiche connesse.

– È un progetto strategico

– Non possiamo rimanere fuori dall’Europa

– Le grandi opere sono indispensabili allo sviluppo del Paese

– Non possiamo perdere i finanziamenti europei

– Porterà posti di lavoro e farà crescere il Pil

– È ecologica perché sposta le merci dalla strada ai binari

– È il futuro

– Chi si oppone lo fa per motivi puramente ideologici

– Gli ambientalisti vogliono riportarci all’età della pietra

– I valligiani di Susa (egoisti) difendono il proprio giardino senza pensare all’interesse nazionale

– I valligiani di Susa (ignoranti) non sanno che il sistema di trasporti piemontese sarà presto saturo

– I valligiani di Susa (ingenui) sono manovrati dai centri sociali e dagli anarchici, che vogliono sovvertire l’ordinamento democratico e menar le mani

Catalogo di argomenti da evitare e questioni che i vetero-progressisti del Pd non devono conoscere, altrimenti potrebbero cambiare idea e assomigliare pericolosamente ad attivisti antagonisti.

– Il traffico merci lungo l’arco alpino è in costante diminuzione e non si prevedono aumenti per il futuro (è saturo il mercato, non il sistema dei trasporti; le previsioni iperboliche della prima ora sono state riviste al ribasso, ma rimangono fantascientifiche).

– In val di Susa c’è già la linea ferroviaria del Frejus, costantemente ampliata e ammodernata, che viene utilizzata per meno di un quarto della sua capacità (il Piemonte non è una landa desolata, le aziende emigrano causa costo del lavoro in Paesi privi di infrastrutture; sarebbero ben accetti investimenti in ricerca, innovazione, competitività delle imprese italiane)

– Si prevede un migliaio di posti di lavoro su una media di 7 anni: a conti fatti si tratta di un investimento di 9 milioni di euro per ogni addetto (…!)

– La Torino-Lione costerà almeno 17 miliardi di euro, senza dimenticare che per i tratti di Tav già terminati le spese sono triplicate rispetto a quanto preventivato (it’s Italy, baby)

– Due perizie sulla Torino-Lione, commissionate dal Ministero dei Trasporti (1998) e dal Governo francese (2003) al Conseil Général des Ponts et Chaussées, hanno bocciato il progetto, sottolineando che “conviene intervenire sulla linea esistente” (comunisti…)

– L’Università di Siena (anarchici…) ha calcolato che il trasporto ferroviario via Tav è peggiore di quello stradale in termini di emissione di CO2 e particolato, senza tener conto dell’energia consumata e delle emissioni rilasciate nell’atmosfera per realizzare l’opera (lo studio riguardava il tratto Bologna-Firenze, ma non è difficile immaginare che per la Torino-Lione sarebbe un po’ peggio)

– I sindaci del Mugello hanno un repertorio infinito di aneddoti su 15 anni di scontri con chi gestiva i cantieri della Tav, sui soldi che continuano a mancare per riparare i primi danni ambientali (poi bisognerà riparare gli ultimi), sul fatto che nel 2010 c’erano ancora sul territorio le aree di cantiere con baracche, materiali edili e discariche (alla prossima puntata il tema della movimentazione terra e degli affari (mafiosi) connessi)

– I valligiani resistono da 20 anni, non da ieri l’altro. Nei tempi più recenti si contano almeno dieci manifestazioni con 30 mila persone ciascuna come minimo. La sera precedente gli scontri alla Maddalena, una fiaccolata partita da Chiomonte (1000 abitanti) ha coinvolto 8 mila persone. Il giorno dopo lo smantellamento del presidio, a Susa erano in 20 mila (così, a prima vista, non sembravano pericolosi sovversivi, ma le loro facce non le vedrete nel tg di Minzolini, dovrete accontentarvi di cercarle in rete).

Letture utili

1.   150 ragioni (tecniche e dettagliatissime) per dire no alla Tav

2.  “Le ragioni liberali dei No alla Torino-Lione”, spiegate da Marco Ponti, che insegna Economia dei Trasporti al Politecnico di Milano, Marco Boltani, docente di Economia Politica alla Statale, e Francesco Ramella, ingegnere dei trasporti

3.  Documenti, interviste e analisi nel sito www.notavtorino.org

 

http://libonblog.wordpress.com/2011/07/03/i-costi-della-tav/

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“La Notte della Rete”


Non sarà una vigilia tranquilla per l’Agcom: sarà, piuttosto, “La Notte della Rete”.

Il 5 luglio, a 24 ore dall’approvazione della Delibera definita “ammazza-Internet” dai blogger italiani, artisti, esponenti della rete, leader politici, cittadini e utenti del web si troveranno a Roma per una no-stop contro il provvedimento.

Per maggiori informazioni sul provvedimento dell’Agcom vai alla pagina: www.agoradigitale.org/nocensura

L’evento si svolgerà martedì 5 luglio dalle 17.30 alle 21 presso la Domus Talenti a Roma ( via delle Quattro Fontane, 113 ) partecipa anche tu alla nostra mobilitazione. Fai sentire la tua voce!

Fra i presenti già confermati:
Olivero Beha, Rita Bernardini, Emma Bonino, Pippo Civati, Nicola D’Angelo, Juan Carlos de Martin, Tana de Zulueta, Antonio Di Pietro, Dario Fo, Giovanbattista Frontera, Alessandro Gilioli, Peter Gomez, Beppe Giulietti, Fabio Granata, Margherita Hack, Carlo Infante, Giulia Innocenzi, Ignazio Marino, Gianfranco Mascia, Gennario Migliore, Roberto Natale, Luca Nicotra, Leoluca Orlando, Flavia Perina, Marco Perduca, Marco Pierani, il Piotta, Donatella Poretti, Enzo Raisi, Franca Rame, Fulvio Sarzana, Marco Scialdone, Guido Scorza, Mauro Vergari, Carlo Verna, Vincenzo Vita, Vittorio Zambardino.

Come fare per dare il tuo sostegno all’iniziativa:

Mancano poco piu’ di 48 ore all’approvazione del regolamento. Non c’e’ piu’ tempo da perdere!

Giovanbattista Frontera, Luca Nicotra, Fulvio Sarzana, Mauro Vergari, Marco Pierani, Marco Scialdone
Promotori dell’iniziativa www.sitononraggiungibile.it

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Corruzione ad Alta Velocità


Ferdinando Imposimato conclude il suo libro “Corruzione ad Alta Velocità” con alcune
riflessioni che rispecchiano la sua visione della situazione politica italiana.
L’ex giudice scrive che “lo scandalo della Tav è l’emblema della degenerazione globale
del sistema politico. Esso ha coinvolto maggioranza ed opposizione in egual misura”.
Dopo Tangentopoli, “non è scaturita una Repubblica rinnovata ma una riedizione
peggiore del vecchio sistema di potere.
L’ALLEANZA TRA CETO POLITICO E GRANDI IMPRESE
Si è organicamente strutturata l’alleanza tra ceto politico e forze dominanti del potere
economico delle grandi imprese sia private che pubbliche… ancora oggi entrambe sono
sempre più dipendenti dallo Stato.
Più che nel passato esse manovrano l’informazione e la formazione del consenso con
metodi spregiudicati e contrari alla verità: coprono i misfatti e le violazioni delle regole del
mercato ed esaltano i personaggi politici che agiscono all’insegna di un becera
antipartitocrazia e del più demagogico populismo, anticamera di scelte illiberali”.
Un’analisi perfetta dell’attuale situazione politica italiana che, a quasi dieci anni dalla
nascita di quella che molti “nuovisti” hanno definito seconda repubblica, ha fatto
dimenticare gli scandali e le nefandezze della prima talmente sono gravi quelle di adesso.
Spesso in giro si sente dire: “Rispetto ai politici attuali sento nostalgia di Craxi e Forlani”;
a tal proposito, lmposimato ha scritto: “La ventata di moralismo e di ipocrisia che ci ha
inondato in questi anni è stata il preludio di disegni trasformistici che non hanno cambiato
in meglio l’immagine del paese”.
Oggi “la politica ha un ruolo subalterno agli interessi forti, alle corporazioni più
aggressive… il proscenio è tornato a coloro che sono stati corresponsabili del sistema di
corruzione”.
L’autore, nel riprendere il leit motiv del suo libro, sottolinea come “prove macroscopiche e
inoppugnabili… hanno subito una sistematica demolizione grazie a percorsi logicogiuridici
che appaiono ingiustificati, soprattutto nel raffronto con altre indagini nelle quali
sono stati svolti ragionamenti in senso esattamente contrario”.
E, a tal proposito cita una deposizione del manager Enzo Papi fatta nel 1993 all’allora pm
Antonio Di Pietro, finita nel nulla: “il boccone più ghiotto è quello dell’Alta Velocità, un
affare inizialmente da 29.000 miliardi – lievitato a 140.000 miliardi – con la Cogefar che
assume la guida di due consorzi, che si riservano una larga fetta delle risorse pubbliche.

Quando, nel 1991, arriva il primo anticipo di 100 miliardi da dividere tra consorziati, il
costruttore Vincenzo Lodigiani mi fece presente che i partiti chiedevano una tangente del
3%”.
LE OLIGARCHIE FINANZIARIE SONO DIVENTATE ARBITRE DEL SISTEMA
“Oggi”, conclude lmposimato, “le oligarchie finanziarie e tecnocratiche, sopravvissute
all’ondata di Tangentopoli, sono riuscite a ridimensionare la presenza dei partiti,
divenendo esse arbitre esclusive del sistema di spartizione delle commesse pubbliche…
con una sistematica violazione delle norme interne ed internazionali sulle gare d’appalto.
Altri gruppi finanziari antagonisti hanno rinunciato alla strada della commessa pubblica ed
optato per accordi diretti con Cosa Nostra… Il grande capitale continua ad essere
assistito dallo Stato, svincolato dalle regole del mercato”.
Lo scandalo dell’Alta Velocità, ormai decennale, è praticamente passato in silenzio in tutti
questi anni.
Come ha detto lo stesso Imposimato, essendo i potentati economici proprietari dei mass
media (vedi Fiat e “La Stampa”), l’informazione in proposito è stata assolutamente
assente.
Noi, pubblicando in queste nove puntate l’opera dell’ex giudice, abbiamo voluto dare un
nostro piccolo contributo alla creazione di una coscienza critica nei nostri lettori. Per il
resto, invitiamo chi ci segue ad acquistare il libro edito dalla Koinè – nuove edizioni a circa
15 euro. Ne potrete certamente sapere di più.
Giampiero Carbone

http://digilander.libero.it/altavoracita/ditutto/text/imposimt.pdf

Cronaca di un grande scandalo: le manovre attorno all’Alta Velocità. Un investimento valutato 140 mila miliardi di lire per rendere più moderno ed efficiente il sistema ferroviario diviene oggetto di un assalto predatorio.
Gli intrecci tra economia pubblica e privata; la penetrazione della criminalità organizzata; il ruolo della magistratura e della politica; i silenzi dei mass media. Una nuova, più ampia e più occulta trama affaristica che il pool di magistrati milanesi non è riuscita a disvelare, Tutte le società e i nomi degli imprenditori, pubblici e privati, implicati nella più grande inchiesta giudiziaria dopo Tangentopoli.

http://www.misteriditalia.it/chi-siamo/corruzione.htm

Pubblicato in: cose da PDL, INGIUSTIZIE, pd, politica, sociale, società

No Tav, blindato dei carabinieri investe e uccide una donna nel silenzio generale dei media


Ieri pomeriggio 29 giugno un mezzo blindato antisommossa dei Carabinieri diretto a Chiomonte ha investito e ucciso una pensionata a Venaria. Ci sentiamo di sottolineare da queste pagine quanto accaduto.
E’ un’operazione militare a tutti gli effetti per la quantità di numeri e mazzi impiegata e nelle operazioni militari si sa ci stanno anche i morti. Dalle prime notizie l’autista dichiara di essersi fermato a fare rifornimento e poi essere ripartito per fermarsi dopo decine di metri al semaforo. Solo lì dice di essersi accorto di un corpo accasciato a terra dagli specchi retrovisori. Questi mezzi corazzati usati a Chiomonte sono mezzi da guerra dati in mano a dei criminali. Come a Genova ancora una volta l’arroganza e la guerra uccidono sotto gli pneumatici dei mezzi dei carabinieri. Fino a quando ancora? Questa morte è responsabilità della lobby si tav. Il media mainstream dirà che questa è una forzatura strumentale dei notav. Non è così! In questi giorni decine e decine di mezzi incolonnati fanno su e giù per la valle. La realizzazione dell’opera prevede centinaia di tir – oltre ai mezzi delle forze dell’ordine – che fanno su e giù per decenni… Perché i giornali non scrivono che il mezzo che ha investito l’anziana signora era diretto al cantiere
della Maddalena? Quando diciamo che il Tav è un’opera dannosa, nociva, necrogena intendiamo proprio questo: un costo sociale, umano e ambientale senza misura con i presunti “vantaggi”.
Alla famiglia il nostro pensiero…

(tratto da www.baruda.net)

Pubblicato in: berlusconeide, cose da PDL, politica, razzismo

Oscar Giannino propone l’eruzione del Vesuvio


i problemi di Napoli non vanno risolti, va risolta Napoli

Continuano gli attacchi alla comunità Napoletana e in questi giorni si moltiplicano da più fronti. Ora è la volta di Oscar Giannino, giornalista economista che ha saputo lanciare all’utenza della solita Radio 24 un messaggio deplorevole, seppur smentendosi immediatamente dopo averlo pronunciato. Come ai tempi di Bertolaso, si torna a invocare il Vesuvio.
Mentre i rifiuti tossici illegali continuano ad essere sversati in Campania, la solidarietà verso i Napoletani è negata ad ogni livello. E nel frattempo politici e giornalisti si comportano all’italiana, non proponendo soluzioni serie ma puntando il dito e colpevolizzando Napoli, offendono un’intera comunità che soffre e subisce da 150 anni.
Se l’illegalità è diffusa nel sud, come lo è, è perchè lo Stato lascia campo libero alla malavita. Dobbiamo per forza tornare a raccontare quando e perchè le mafie hanno preso il sopravvento al sud? Risparmiamocelo, almeno stavolta.

per proteste, indirizzare a:
lettere@radio24.it  24mattino@radio24.it noveinpunto@radio24.it

 

La disarmante risposta di Oscar Giannino alla protesta
sulla falsa riga dell’invocazione al Vesuvio

Riceviamo e pubblichiamo la risposta di Oscar Giannino, che ci lascia senza parole.

«vergognatevi voi, non avete ascolktato e ragliate alo specchio cadendo nella trappola di chi fa sempre credere agli italiani che ci si debvba dar ddosso insultandosi» (Oscar Fulvio Giannino)

La trascrizione è testuale in copia e incolla, e lascia ancor più interdetti alla luce degli errori di digitazione del personaggio che raglia accusando di ragliare e col quale non intendiamo proseguire oltre la discussione perchè è sconcertante come rinneghi ciò che ha chiaramente dichiarato, prima timoroso e poi convinto di quella che ha chiaramente presentato come l’unica SOLUZIONE ai problemi di Napoli, con l’imbarazzo del suo interlocutore che gli diceva subito “adesso ci saranno sicuramente polemiche”.
«Io penso che per rifondare lo spirito e la legalità di quella città – ha detto Giannino – ci vuole questo». È evidente che per alcuni personaggi sia normale pensare, scrivere e dichiarare simili cose su Napoli e il sud, finendo poi con lo sbigottimento di fronte alle reazioni. “Ma come, si ribellano pure questi Napoletani? Si vergognino!”, ci dicono invece di porci le scuse.
No, i Napoletani perbene non si vergognino affatto ma anzi riflettano per una autentica presa di coscienza. Qui non si tratta di fare le vittime legittimando i nostri problemi e nascondendoli sotto il tappeto, ci mancherebbe. Qui si tratta di smetterla di subire la prevaricazione di certi nostri “concittadini” così come di taluni “fratelli” d’Italia che invece di costruire pur avendone l’obbligo non solo morale, distruggono.

La nostra contro-risposta:
Dopo una simile risposta, credo che Lei sia senza speranza.
La abbandono cordialmente.

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La nostra lettera di protesta iniziale era la seguente:

Caro Giannino,
si vergogni per il messaggio da intellettuale leghista che ha saputo lanciare alla nazione, seppur smentendosi nel momento in cui lo pronunciava.
Questa è l’Italia in cui politici e giornalisti (categoria quest’ultima di cui anche il sottoscritto fa parte) non propongono soluzioni ma colpevolizzano e offendono un’intera comunità Napoletana che soffre e subisce da 150 anni.
Sappia che se l’illegalità è diffusa nel sud, come lo è, è perchè lo Stato lascia campo libero alla malavita e se ne serve. E questo è un andazzo iniziato guarda caso con il nostro caro amico Garibaldi. La conoscerà la storia dell’ordine pubblico a Napoli garantito da Giuseppe “camiciarossa”, no? O lei è uno di quelli che ancora raccontano le favolette dei padri della patria?
Abbia la decenza di chiedere scusa ad un popolo che soffre e che è costretto a sentire anche le Sue e non solo Sue idiozie. Almeno si dimostri umile.

 

http://angeloxg1.wordpress.com/2011/07/01/giannino/

Pubblicato in: cultura

Storie di Re e di Anarchia: La Suscettibilità di Casa Savoia..


La Real casa Savoia con un comunicato ha mostrato il suo disappunto per l’uscita del film su Passanante, l’anarchico lucano che ferì Umberto 1 nel 1878 e per questo venne seppellito in carcere in condizioni disumane fino alla sua morte avvenuta nel 1910(1); eccone uno stralcio:

“Com’è possibile presentare in quel modo chi desidera uccidere un essere umano? Quale messaggio si vuole far passare? E’ stato giusto, per carità cristiana, agire affinché ai resti del criminale venisse data adeguata sepoltura. E le condizioni di reclusione del Passanante non furono certamente umane, anche se in linea con gli standard europei del tempo per un reato così grave. Ma è aberrante definire “idealista” o “eroe” un aspirante assassino. Nessun ideale giustifica un tentativo d’omicidio ed ogni idea che ammette l’omicidio è criminale.”

Forse a “casa Savoia” si sono dimenticati che il babbino di Umberto era il responsabile della repressione contro il popolo dell’Italia del Sud che nel decennio seguente l’unità produsse un milione di morti. E il signor Umberto ereditando il titolo ne ha ereditato anche la responsabilità storica e politica non sconfessando al suo insediamento il criminale operato del padre. Se l’avesse fatto sicuramente il Passanante se ne sarebbe rimasto a Salvia di Lucania e non si sarebbe sacrificato per dare l’Esempio agli uomini.

Il vero criminale in pectore era proprio il signor Umberto che qualche anno dopo ridurrà l’Italia alla fame e sarà il responsabile delle cannonate del suo generale – altro bel criminale, Bava Beccaris – contro il popolo che manifestava per il pane (oltre trecento morti e cinquecento feriti), che lui premiò (di seguito il real testo)

“Ho preso in esame la proposta delle ricompense presentatemi dal Ministro della Guerra a favore delle truppe da lei dipendenti e col darvi la mia approvazione fui lieto e orgoglioso di onorare la virtù di disciplina, abnegazione e valore di cui esse offersero mirabile esempio. A Lei poi personalmente volli conferire di motu proprio la croce di Grand’Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia, per rimeritare il grande servizio che Ella rese alle istituzioni ed alla civiltà e perché Le attesti col mio affetto la riconoscenza mia e della Patria.Umberto”

Ma di criminali è piena casa Savoia – perché si agitano tanto?, è Storia -, Sciaboletta sdogana Mussolini, firma le leggi razziali e poi scappa, non è un criminale? E il figliolo assassino del signor Umberto 2 (Savoia Vittorio Emanuele, tessera della P2 n. 1621) che uccide a fucilate Dirk Hamer, non è un criminale?

Farebbero bene ad avere il pudore di tacere e a farsi seppellire dall’ignominia della Storia; come avrebbe fatto bene a non esagerare Ulderico Pesce. Va bene uno spettacolo per mettere in luce il dramma del Passanante, va bene restituire a Salvia di Lucania il suo nome, va bene togliere i Savoia dal Pantheon, ma non sono assolutamente d’accordo col suo buonismo che ha preteso la sepoltura del teschio. Che invece doveva restare dov’era, al Museo Criminale, a eterna dimostrazione di cosa è capace il Potere.

Dal nostro lettore Archibald

http://www.mentecritica.net/storie-di-re-e-di-anarchia-la-suscettibilita-della-real-casa/informazione/cronache-italiane/storie-italiane/20447/

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Il vecchio che avanza


A Roma, non solo la città è eterna. Per dire, il teatro Parioli – quello del Mauriziocostanzosciò – rischiava di chiudere i battenti. Costanzo, 72 anni sul groppone, aveva deciso di lasciarlo al suo destino. E già si diceva che ci avrebbero fatto un garage, e che peccato, e terremoto e tragedia, e come faremo senza. Poi è arrivato il solito miracolo de’ noantri e dal nulla si è materializzato un salvatore. Alla guida del Parioli – come ha scritto questa settimana il quotidiano romano “Il Mesaggero” – arriverà un volto nuovo: l’attore Luigi De Filippo. Che è il figlio del più celebre Peppino. E che di anni ne ha 80 (a scanso di equivoci: è Luigi che ha compiuto ottant’anni, ché babbo Peppino, indimenticabile spalla di Totò, è morto da un pezzo).

L’ottantenne neo-direttore artistico del Parioli è pieno di progetti: “Ho in mente di portare in scena tante commedie – ha detto De Filippo – di Peppino, mio padre, e le mie che parlano di una Napoli di oggi. E poi, l’operetta, il balletto, la musica live”.

Le commedie sue e di Peppino. L’operetta. La musica dal vivo, addirittura. Idee innovative. Un lettore, sul sito on line de “Il Messaggero, ha commentato dicendo: speriamo che dia spazio ai giovani. Si vedrà. Per certo: questo passaggio di consegne alla guida del teatro va esattamente in direzione opposta. Dal vecchio si è passati al più vecchio.

Si dirà: un’eccezione. Certamente. Ma non l’unica. Anche nel Nord dello stivale, è tempo di passaggio di consegne importanti. A Parma, la multinazionale del latte Lactalis ha definitivamente preso il controllo della Parmalat. Che c’entra? Ebbene, c’entra c’entra. L’azienda che fu del re dei bond Calisto Tanzi cambia non solo padroni. Ma anche manager. Se andrà l’amministratore delegato, il 76enne Enrico Bondi che passerà alla storia per aver salvato l’azienda dal crac. Arriverà, come presidente, il 79enne Franco Tatò, già passato alla storia per aver creato – alla fine del secolo scorso – Wind.

Non è difficile capire perché pure i francesi si siano affidati a un manager con, come dire?, così tanta esperienza alle spalle. Recita un vecchio detto inglese: in Rome do as Romans do. E in effetti, a Roma e dintorni, vanno di moda leader con un lungo chilometraggio. Soprattutto nei palazzi della politica. Per la cronaca, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano –  giusto ieri – ha spento 86 candeline. Il nostro primo ministro Silvio Berlusconi – nonostante la vigoria dimostrata alle sue “cene eleganti” (altrimenti conosciute come Bunga Bunga party) – di anni ne ha 74 e a settembre arriverà a 75. A loro tocca prendere ogni giorno decisioni difficili, che determineranno il futuro del Belpaese. Cosa che dovrebbe dare da pensare. Visto che loro quel futuro non lo vedranno mai.

E non consola neppure pensare che la loro stagione, quella dei 70-80enni, sia – a meno che qualcuno scopra il segreto della vita eterna – ormai alla fine. Perché sullo sfondo della nostra scena politica si scaldano da almeno vent’anni altri giovani aspiranti leader: l’ex funzionario del Partito Comunista, Pierluigi Bersani (anni 59); l’ex missino Gianfranco Fini (sempre 59); l’ex democristiano Pierferdinando Casini (55); l’ex magistrato Antonio Di Pietro (60). E da ultimo – via internet – è arrivato il nuovo che avanza: quel movimento a 5 stelle che ha come volto, Beppe Grillo, comico che faceva furore negli anni Ottanta in tivù e ora di anni ne ha 63. Prima o poi verrà il turno di questa ardita pattuglia di sessantenni. Saranno loro a guidare quegli italiani che – alla loro età – già pensano alla pensione.

Tutto questo per ricordarci – in questo caldo giorno d’estate – che l’autunno italiano è cominciato, ormai anni fa, anche e soprattutto per mancanza di idee. Per capirci: l’economia italiana è ferma: da dieci anni almeno il nostro Pil è anemico. E da dieci anni si discute – dentro e fuori i palazzi della politica – di come rilanciarla senza cavarne un ragno dal buco. Perché? Perché non servono formule magiche, servono idee innovative per creare prodotti innovativi da esportare per il mondo. E il Belpaese – infatti – da tempo non è più capace di innovare  e di esportare innovazione – nella cultura, negli affari e in politica. Ma le idee – ecco il punto – viaggiano sulle gambe delle persone. Gambe che – a una certa età – diventano malferme. Forse, insomma, un nesso tra le statue di cera che compongono la nostra classe dirigente e le difficoltà che l’Italia ha nell’incamminarsi lungo la strada impervia di questo XXI^ secolo; dicevo: un nesso tra queste due cose, c’è.

Ma tutto questo anche per ricordarmi che ho aperto questo blog perché speravo in un cambiamento e nella fine di questa bizzarra Repubblica dei dinosauri in cui si è trasformato il Belpaese. Da quando questo blog ha debuttato, son passati più di 3 anni. Il tempo è passto. Nulla è cambiato. E  – a pensarci, a pensarci bene – la battaglia mi sembra ora più disperata che mai.

http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=6311

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Dalla Grecia alla Val di Susa, carne da manganello


Avete notato come negli ultimi giorni i telegiornali siano sistematicamente invasi dalle drammatiche scene di guerriglia popolare che si svolgono nelle piazze della Grecia ? Orde di disperati che mettono a ferro e fuoco ogni cosa, protestando contro i tagli economici radicali cui il governo di Papandreou è costretto (per il loro bene) mentre i cittadini stremati dalla crisi si scagliano contro le autorità. (qui la diretta stream dalla Grecia)
Nel mentre, si sta svolgendo anche in Italia un simile clima di “scontro” fra cittadini e forze dell’ordine, ma per ragioni diametralmente opposte: proteste in tutta la Val di Susa contro gli “investimenti” promessi per la tav, con gente manganellata a sangue perchè “non vuole godere i frutti” di questa opera assolutamente strategica che per l’Europa porterà tanto lavoro e sviluppo economico…
Sono balle da ambo le parti. E la copertura mediatica che la TV sta dando alle violenze in Grecia sono solo, a mio modesto parere, maldestre opere di distrazione di massa.
La popolazione greca non è contraria ai sacrifici per evitare il default, ma al fatto che siano sempre i soliti cittadini a pagare, quando per decenni sono stati governati da corrotti che si sono arricchiti alle spalle del debito pubblico.
Analogamente, in Val di Susa, la gente è esasperata dalle balle bipartisan (sia del PD che del PDL) che considera sviluppo improrogabile la realizzazione delle grandi opere, indipendentemente dal fatto se siano realmente utili o meno. Di certo si sa che arricchiscono i soliti “prenditori” di soldi pubblici, e che a fronte di un salasso di svariate decine di miliardi di soldi pubblici dei contribuenti non riuscirà probabilmente a dare nemmeno un po di lavoro decente e duraturo (tranne quello nei cantieri che sventreranno una intera valle per oltre 20 anni, ovviamente).
Insomma, i greci che protestano in piazza sono brutti e cattivi, quindi per associazione spontanea ci vogliono far assimilare il concetto che anche chi difende la propria terra dai sopprusi della tav (e che sui media non vediamo) siano gente gretta, affetta dalla sindrome nimby, incapace di capire cosa viene deciso per il loro bene.
I valsusini sono purtroppo, esattamente come i greci, carne da manganello!
Ma il popolo no-tav invece osa resistere, decine di migliaia di persone colte, determinate e ben organizzate hanno stra-ragione a protestare. Domenica prossima ci sarà una grande manifestazione nazionale e sono convinto che arriveranno migliaia di persone da tutta Italia a Chiomonte per dare man forte alle legittime rimostranze della popolazione in Val di Susa. Si tratta di difendere il bene comune, che era tema anche del passato referendum appena stravinto solo poche settimane fa.

E’ evidente che la lezione dei referendum non è affatto servita ne al PD ne al PDL, per capire che oggi alberga un nuovo desiderio dei cittadini di riappropriarsi in prima persona dei destini dei loro beni comuni. Quel “padroni in casa nostra”, pur suonando terribilmente leghista, neppure i leghisti vogliono vederlo applicato in val di susa, dove in effetti Maroni ha mandato oltre 2000 poliziotti per sgomberare il territorio, e garantire così la prima trance di finanziamenti europei per l’inizio dei cantieri.

Io ho sempre ingenuamente sostenuto come i motivi per cui la tav non andasse fatta fossero in realtà pochi (ma determinanti): la sua totale inutilità, il costo spropositato sulle spalle dei contribuenti e il suo devastante impatto ambientale.
Invece, scopro che i motivi per cui la TAV è solo una bella favola per allocchi sono addirittura centocinquanta, (tanti quanti gli anni dell’unità d’Italia), come segnalato nell’ottimo post di Michele Dotti.
A me sembravano più che sufficienti i miei primi tre motivi, ma se proprio volete toglervi ogni dubbio e divenire solidali con la battaglia che i valsusini stanno portando avanti nell’indifferenza dei media (nonchè del PD/PDL), allora leggete le seguenti: