Pubblicato in: antifascismo, lega, politica, razzismo

Borghezio e le… sane idee


Borghezio non si smentisce. Fascista, amico dei fascisti difende le idee che definisce “sane” che hanno animato il massacratore di Utoya in Norvegia. In un’intervista pubblicata dall’agenzia di stampa agenparl, il politico leghista afferma “Il “no” alla società multirazziale, la critica dura alla viltà di un’Europa che pare rassegnata all’invasione islamica e financo la necessità di una risposta identitaria e cristiana di tipo templare al dilagare delle ideologie mondialiste, sono ormai patrimonio comune degli europei, fra cui il sottoscritto”. Poi aggiunge ”A nessuno, però, è oggettivamente lecito pensare che queste idee, profondamente sane, presenti anche – al netto dei propositi di violenza – negli stessi scritti di Anders Behring Breivik possano aver a che fare con il terrorismo assassino stile Al Qaeda. Al contrario, le numerose stranezze esecutive di questa azione terroristica, realizzata da un individuo lasciato agire impunemente da solo, noto su internet per le sue elucubrazioni ultraestremiste, fa molto pensare. Anche alle finalità oscure di quelle forze mondialiste a cui interessa criminalizzare certe idee che in Europa stanno riconquistando i cuori dei veri patrioti e che non sono certo in sintonia con l’ideologia mondialista. E allora, è più che lecito domandarsi: a chi giova la ‘mattanza’ di Oslo?”.

Insomma da una parte Feltri scarica la responsabilità della strage sulla presunta codardia dei giovani presenti all’eccidio, che chiaramente laburisti  e quindi di sinistra, hanno confermato ancora una volta l’egoismo tipico dei comunisti.
Dall’altra Borghezio si affretta a giustificare la strage frutto della società mutliculturale voluta dalla sinistra.
Proprio mentre Breivik accusa i laburisti di “aver importato musulmani in massa”.
Il mostro nazifascista norvegese nel suo “manifesto” delirante aveva messo all’indice tutti partiti politici ad eccezione di uno… indovinate quale, oppure chiedetelo a Borghezio.

fonte :   http://movimentoantilega.wordpress.com/2011/07/25/borghezio-e-le-sane-idee/#wpl-likebox

Pubblicato in: CRONACA, cultura, politica, razzismo

Utoya: Il bersaglio eravamo noi.


di Davide Sardo

Sul massacro che si è consumato lo scorso venerdì 22 luglio in Norvegia mancano ancora di numerosi dettagli. Il quadro che abbiamo a disposizione permette già, tuttavia, alcune considerazioni. Al momento sappiamo di 93 vittime, 97 feriti (di cui 10 in condizioni gravi) e 5 dispersi, e di un solo attentatore, Anders Behring Breivik, un giovane norvegese che avrebbe concepito quest’atto di terrorismo “come mezzo per risvegliare le masse europee” e favorire una “rivoluzione sociale” contro “multiculturalismo, marxismo e islam”. Soprattutto sappiamo che 86 delle 93 vittime sono dei ragazzi, la maggior parte sotto i vent’anni, che partecipavano al raduno estivo dell’Auf, l’organizzazione giovanile del partito laburista norvegese, sull’isolotto di Utoya, a pochi chilometri da Oslo.

Jens Stoltenberg, Primo Ministro norvegese, nonché leader del partito laburista, ha dichiarato: “Hanno attaccato quanto di meglio esiste in una democrazia: i giovani impegnati in politica”. In particolare, nel delirante memoriale ritrovato nel computer dell’assassino, erano i partiti i nemici da eliminare. I partiti della sinistra riformista, innanzitutto, con il loro progetto di una civiltà aperta e plurale, ma non solo. I partiti in generale erano dipinti come un ostacolo alla “dichiarazione di indipendenza dell’Europa” propugnata dall’attentatore. Nella follia del gesto, insomma, il carnefice aveva scelto con cura il bersaglio. I giovani che si erano riuniti a Utoya sotto le insegne dell’organizzazione giovanile dell’Arbeiderpartiet, infatti, sono per davvero la prima linea del fronte che si oppone alla “rivoluzione” auspicata nel memoriale di Breivik. Giovani che non si accontentano del mondo così com’è, che ne analizzano e ne criticano le disfunzioni e le ingiustizie, ma che non si limitano ad esprimere la loro frustrazione e la loro paura per il proprio futuro, e invece si organizzano e partecipano ad una struttura larga e democratica, con l’ambizione di governare il loro Paese e di contribuire al governo dell’Europa. Una struttura che non si limita a dar voce ad una protesta o ad un interesse particolare, ma si propone di rappresentare un vasto blocco sociale e di mediare gli interessi rappresentati in vista di una soluzione condivisa che persegua il bene comune. Un partito, insomma, e in particolare l’Arbederpartiet, da sempre in prima linea proprio nella battaglia per una pace costruita su una società aperta in cui le diverse culture siano messe in condizione di convivere. Non un gruppo di giovani indignati, insomma, ma un’associazione di compagni. Che non è una differenza da poco.

Il sentimento antipolitico che si nutre della paura per un futuro che non sembra più destinato a mantenere la promessa di una crescita infinita pervade ormai larghe fette di società, rendendole permeabili rispetto ad idee pericolose per il mantenimento di un ordine democratico. Ma, seppure ormai colpevolmente sdoganato anche nell’area politica e culturale della sinistra, questo sentimento resta l’alimento principale dei movimenti populisti che stanno moltiplicando le loro forze in tutta Europa. È una corrente che ha ormai riportato in superficie idee e slogan inquietanti, che mascherano razzismo e prevaricazione sociale dietro a contraddittorie affermazioni di tipo identitario. La crociata contro il multiculturalismo non è un’invenzione di Anders Breivik, ma un’idea veicolata da sedicenti intellettuali e picchiatori ripuliti per giustificare il desiderio di quella parte di classe media cha ha paura di impoverirsi, di continuare a fondare i propri privilegi sull’ingiustizia sociale. In nome della difesa di un’astratta identità che nessuno è, poi, in grado di definire con precisione, ma solo di suggerire genericamente e in funzione escludente, si giunge a sacrificare la vera cifra dell’identità comune dei popoli europei, cioè la faticosa affermazione della pari dignità di tutti gli esseri umani. Non sappiamo se Breivik ha agito da solo, ma ha ragione Eskil Pedersen, segretario dell’Auf, quando dice che “questo massacro immane non può essere liquidato come all’atto di un folle isolato”. Molti, tra coloro che condannano la cieca violenza dell’assassino, non possono in realtà ritenersi immuni da una quota di responsabilità.

Sempre a proposito di identità, i giornali di questi giorni si riferiscono generalmente a Breivik definendolo un “fondamentalista cattolico”. Credo che si tratti di un’espressione piuttosto ambigua, che merita una riflessione. Il punto è che il termine “fondamentalista” sembra richiamare l’idea di un’interpretazione intransigente e radicale di alcuni principi della religione e della cultura cattolica, mentre in questo caso mi sembra piuttosto che l’attentatore si serva liberamente di passi selezionati à la carte dal breviario dell’ateo devoto per suffragare le sue tesi disumane. Il fatto, insomma, che l’attentatore riempia le pagine del suo memoriale con riferimenti a quella che lui vorrebbe far passare come un distillato di una supposta “tradizione cattolica”, che sarebbe secondo lui tradita, tra l’altro, dallo stesso Pontefice Benedetto XVI, fa di lui un usurpatore più che un fondamentalista. Questa riflessione, tuttavia, che oggi deriva dal sentimento di chi si sente violato per l’uso improprio dell’aggettivo di “cristiano”, va, però, tenuta scolpita in mente per la prossima occasione in cui ci si troverà davanti agli occhi la definizione di “fondamentalista islamico”.

Nelle ore immediatamente successive al massacro, Eskil Pedersen, segretario dell’Auf e presente ad Utoya, ha dichiarato: “È chiaro che eravamo noi il bersaglio. Non ci faremo zittire, in onore di chi ha perso la vita. Continueremo a tenere alti i nostri ideali di tolleranza e antirazzismo”. Tanti giovani sono caduti ad Utoya, ma molti di più restano in piedi. È la rete europea dei giovani, non solo socialisti, che combattono la stessa battaglia per una società aperta ma non vuota di valori, e incamminata sul binario dell’uguaglianza e della solidarietà.

fonte : http://lettera21.wordpress.com/2011/07/25/utoya-il-bersaglio-eravamo-noi/

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Breivik è tra noi


C’è un silenzio che urla più dell’orrore di Oslo. E’ quel cupo silenzio della Chiesa che non sa esprimere  la normale, solerte, a volte rituale  pietas per le vittime della strage e soprattutto non sa prendere la parola per dirci che il fondamentalismo cristiano di Breivik, è un errore, una deviazione, un’allucinazione. Un silenzio di bomba lo si direbbe, un tacere imbarazzato che si nasconde dietro la parola follia, quella che dovrebbe spiegare tutto e invece non spiega nulla. Ancor più colpevole perché dal profondo dell’insensatezza prendono la parola i fascio integralisti che inneggiano alla strage, come un tal Bruno Berardi,presidente dell’Associazione Domus Civitas, di professione cretino.

E c’è qualcosa di più assordante delle raffiche di mitra che hanno ucciso l’innocenza di un Paese: sono quelle 1500 pagine di Breivik, un compendio di mitologie infantili, un giocare con le figurine, un maelstrom che coinvolge la lettura di wikipedia, di brani di libri, di saggistica  deteriore o superficiale. Uno zibaldone penoso dal quale emerge prepotente lo sgomento su come possa essere crudele l’ingenuità.

Poi si capisce che invece è paura, è chiusura, è una reclusione dalla realtà storica e umana. Si capisce bene anche a una prima lettura che Breivik non si è confrontato con nessun problema, tema, argomento caduto sotto la sua paranoica attenzione: l’unica cosa che gli interessa è capire se idee e uomini sono amici del suo panteon da adolescente o sono nemici. Non gli interessa capire, ma solo incasellare nel suo autismo culturale. Si tutto questo è assordante perché sono le stigmate che ritroviamo sempre più spesso attorno a noi: non più il pensiero sociale, ma la dinamica amico nemico.

E’ illuminante questa definizione che l’integralista di Oslo dà di quello che lui chiama il marxismo culturale:  un sistema politico / morale, basato sulla “correttezza politica” – un misto di marxismo, estremo
egualitarismo,’umanesimo suicida, anti-nazionalismo, anti-europeismo e capitalismo globale. Idee confuse e contraddittorie dove l’eguaglianza e l’umanesimo assumono un carattere negativo. E assieme ad esse vengono trascinate nel minestrone reazionario e al tempo stesso inconsapevole “i movimenti  politicamente corretti come: femminismo, pro-droga e pro-rivoluzione sessuale, anti-razzismo, anti-fascismo, anti-cristianesimo, anti-capitalismo, i diritti dei gay e disabilità, ambientalismo ecc. Tutto insieme come in un ‘antologia di Giovanardi o più spaventosamente come in un’antologia  delle cose che abbiamo sentito in questi anni, dette e ripetute all’infinito con stolida sicumera. E allora riconosciamo lo stesso brodo di coltura nel quale è cresciuta la follia autistica di Breivik così come la desolante banalità del berlusconismo.

Non manca in tutto questo la teoria del complotto che è una delle caratteristiche specifiche di certi integralismi ideologici che devono rappezzare in qualche modo il vuoto di spiegazione: così questi marxisti, maoisti, politicamente corretti devono  puntare “sulla decostruzione progressiva delle culture europee, le identità e la tradizionale struttura (famiglia nucleare,  morale tradizionale e la strutture patriarcale) che ha dominato l’umanità per gli ultimi 300 000 anni”. Peccato, conclude che i musulmani si siano rivelati un osso troppo duro per essere “assimilati / pacificati / femminilizzati”

Verrebbe da ridere se questo pozzo nero di stupidaggini storico antropologiche, non avesse provocato una strage, con la sua bava di veleni. E tuttavia vista la definizione che Breivik fa di se stesso, cioè di un cristiano integralista che ama la struttura patriarcale, la famiglia nucleare e disprezza ogni segno di modernità, eguaglianza, diritti, accoglienza, sarebbe interessante sapere quale differenza esiste con il leghismo. E soprattutto sarebbe interessante sapere dalle alte sfere della chiesa cattolica in che cosa differiscono le idee del vaticano dalle considerazioni del folle di Oslo. O se sono solo i mezzi utilizzati per quest’opera di evangelizzazione contro la socialdemocrazia, ad essere inopportuni.

E’ vero che Breivik se la prende anche col Papa per non essere un efficace difensore delle sue ossessioni e del suo principio di diseguaglianza, con il suo protagonismo onirico. Ma probabilmente perché non ha avuto la fortuna di vivere in Italia. Qui non c’è bisogno di fare strage di uomini: ce n’è già una di verità.

Si vorremmo sentire dalla chiesa, dai partiti conservatori e di destra, dalla società italiana una qualche parola che vada oltre la riprovazione della strage, qualcosa che ci rassicuri sulla civiltà del nostro vivere. Ma forse è già chiedere troppo.

Alberto   Capece

fonte :  http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2011/07/25/breivik-e-tra-noi/#wpl-likebox

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Dieci, cento, mille nazioni come la Norvegia.


Molti di noi a leggere il profilo del cristiano fondamentalista hanno riconosciuto la matrice patologica che si annida in luoghi strutturati e “ben” frequentati come Militia Christi, Forza Nuova, il sito Pontifex e alcune frange della Lega Nord passando persino per l’UDC.

Chi fa parte della comunita’ omosessuale italiana legge ogni giorno dichiarazioni naziste e istigatorie degne delle parole dell’attentatore norvegese.

Ma la questione, oggi, e’ più profonda. Vittorio Feltri dalle pagine de IL Giornale, quotidiano di riferimento del nostro Paese insulta i morti, i feriti e i sopravvissuti dell’isola di Utoya, sostenendo che i morti sono stati cosi’ tanti perche’ quei giovani sono egoisti ed incapaci.

Ebbene dietro questa frase che appare folle c’e’ un disegno ideologico molto profondo che va politicamente e culturalmente contrastato e niente affatto trascurato.

Feltri identifca nei giovani laburisti un fattore di debolezza dovuto al modello sociale. Ci sta dicendo che in un Paese dove i gay si sposano e dove l’Islam viene “accolto” con un modello di integrazione tollerante, questo non puo’ che portare ad un indebolimento della societa’. Bisogna andare indietro di 70 anni per risentire frasi del genere e, a onor del vero, prima di Hitler le pronuncio’ persino Churchill.

Cio’ che Feltri si dimentica di analizzare sono il numero di morti per mafia, negli anni di piombo, nelle stragi di stato, nelle belle famigliole italiane che il nostro Paese conteggia dal dopoguerra ad oggi. E’ come se nel nostro Paese ci fosse stato un altro conflitto.

Oggi, mi sentirei di scambiare la nostra povera sudditanza familistica dentro una democrazia immatura e gattopardesca con quella norvegese.

Scelgo senza alcun dubbio un Paese dove centinaia di giovani non sanno difendersi da un pazzo che spara perche’ l’atto rappresenta qualcosa di geneticamente avverso al proprio popolo, piuttosto che il disordine mafioso e immaturo del nostro Paese.

Non mi vergognero’ di essere italiana quando i nostri valori saranno esportabili e non rappresenteranno solo la nostra eredita’ o la nostra capacita’ di adattamento e di reazione. Voglio essere orgogliosa di una gestione.

Oggi Feltri mi fa vergognare del mio Paese e rievoca tempi e frasi spaventose. Oggi Feltri mi ricorda che la nostra democrazia e’ ancora vittima di un clerical-fascismo serpeggiante che cambierei ora e subito per un Paese che dal dopo guerra ad oggi ricordera’ “soltanto” la strage di un pazzo fondamentalista cattolico.

E a chi dice che 21 anni sono pochi e che le carceri in Norvegia sono comode e pulite, segnalo la distanza siderale, appunto, tra la civilta’ e la caverna.

Fosse, almeno, la nostra caverna dotata di ombre platoniche e non di mostri oppiacei e di prepotenze volgari.

Cristiana Alicata

fonte : http://wordwrite.wordpress.com/2011/07/26/dieci-cento-mille-nazioni-come-la-norvegia/#wpl-likebox

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Il delirio di Andres Behring Breivik


Chi, come Andres Behring Breivik, pensa che il mondo sia da ripulire da islamici, gay, comunisti o quant’altro, non sa riconoscere che il mondo in cui vive non è quello delle proprie fantasie. Per sua natura, il mondo è diversità e nelle diversità risiede la propria energia e la ricchezza della razza umana. Non c’è niente da ripulire, nessun giustiziere nazionalista può fare qualcosa di utile al mondo, dando sfogo agli esaltati deliri della propria perversione.

Andres Breivik ha detto di aver compiuto un atto “atroce ma necessario”, dando voce a quel suo sentimento d’onnipotenza, che altro non riflette se non la propria inettitudine al vivere nel mondo reale.

L’unico atto necessario che può compiere un uomo è la capacità di scegliere, ogni giorno, ogni ora ed ogni momento, tra il giusto e lo sbagliato, il bene ed il male. Molte persone come Andres Breivik si riempiono la bocca di parole come fratellanza ed onore, aspirando a diventare giustizieri o genocidi, per quella che considerano una buona causa, in difesa della propria cultura e della propria patria. Purtroppo per loro, però, non è un onore essere scandinavi, ariani od europei, è solo un dato di fatto nascere bianchi, neri o caffelatte, cinesi, australiani, africani o americani.

Solo chi agisce nel nome dell’amore e del rispetto degli altri uomini, chi sa vivere in società, condividendo le proprie conoscenze, la propria cultura e lottando per trovare le migliori soluzioni per tutti, è degno di parlare d’onore o fratellanza. Questo è la prima nota che dovrebbero appuntarsi Andres Behring Breivik ed i suoi seguaci.

Sono tempi difficili. Stiamo vivendo gli anni più intensi di un periodo di transizione, che sta portando l’umanità a ritrovare la coscienza e la consapevolezza del proprio essere e le risposte ai propri perché.

Oggigiorno, la maggior parte della popolazione mondiale è terrorizzata, ha paura di perdersi, non si fida del prossimo e cerca sempre un capro espiatorio. Se da una parte si sono accentuati i sentimenti nazionalisti, dall’altra i popoli del mondo stanno viaggiando sempre di più, s’incontrano, si confrontano e si mescolano, su tutti i piani ed in tutti i modi possibili. Si sta definendo quello che sarà, un giorno, un unico popolo: il grande popolo della Terra.

Ad alcuni questo suonerà forse a fantascienza, è normale in un mondo dove dall’età della pietra si è andati indietro, invece che avanti: l’odio e le guerre di razza, religione, denaro o potere ci hanno dimostrato, e continuano a farlo ogni giorno, che l’uomo ha agito sempre per salvaguardare sé stesso, il proprio ego, svincolandosi da responsabilità e dall’etica del vivere sociale, nella salvaguardia del prossimo. Si sono costruiti regni e castelli, senza mai avere piena coscienza di quello che sarebbe stato il futuro di un intero pianeta e della sua popolazione.

Così, ancora oggi, la lotta tra nazionalisti e comunisti, cristiani e musulmani continua… ed è tristemente normale che menti labili, vittime dell’esaltazione egocentrica, come quelle di Andres Behring Breivik partoriscano idee perverse, come la premeditazione del massacro dell’isola norvegese di Utøya.

Andres Breivik è un aspirante genocida, che ha voluto compiere una strage per dire al mondo che non gli piace il multiculturalismo. Purtroppo per lui, il suo massacro non verrà lodato bensì condannato, perché la guerra, l’odio e la violenza non sono, non sono mai state e non saranno mai la soluzione ad alcunché. In altre parole, i cattivi fanno male ma sono sempre destinati a perdere. La vita vince sulla morte, la materia sull’antimateria, l’essere sul non essere, da sempre e per sempre.

Comunque, senza troppe astrazioni filosofiche e tornando al piano politico: i nazionalisti devono riconoscere che la multiculturalità è parte del cammino dell’evoluzione umana. Questa è la seconda lezione per Andres Behring Breivik.

Un nazionalista dovrebbe essere una persona che ama le proprie terre, la propria cultura, tradizioni, le proprie genti, senza andare oltre e cominciare ad odiare se altre persone di altre culture si sommano e si mescolano alla propria. Ogni nazione è solo un parte del mondo che le accoglie, solo una piccola parte di terre con confini economici, politici e religiosi delimitati su un territorio che è di tutti. L’era delle manie imperialistiche è, fortunatamente, passata.

Nessuno è meglio dell’altro ed ognuno ha qualcosa da insegnare e da apprendere dall’altro: terza lezione che dovrebbero appuntarsi tutti i nazionalisti veraci come Breivik.

L’identità culturale è innanzitutto identità umana, chi pensa di perderla perché le culture ed i popoli si stanno mescolando, ha solo paura di perdere sé stesso e, di conseguenza, risponde a tale angoscia vomitando odio e violenza verso l’altro.

In fin dei conti, è il comportamento di un bambino o di un adolescente capriccioso, che non è disposto ad accettare le leggi universali d’evoluzione del mondo.Ce ne sono moltissimi di bambini come Andres Breivik, persone che si credono giustizieri massonici, quando, invece, oltre a non aver capito nulla e non avere una visione sobria del mondo reale, si rifugiano nelle guerre contro l’Islam o contro i comunisti, nel tentativo di risolvere quello che è solo e nient’altro che un problema personale legato alla frustrazione esistenziale di non-accettazione della realtà.

L’essenza della vita è la differenza e la strada è vivere secondo i principi dell’amore, del rispetto, della condivisione e della fratellanza. È un fondamento così semplice che la maggior parte delle persone non riesce ancora a riconoscerne la bellezza e la ricchezza, preferendo credere d’avere ragioni per uccidere.

Purtroppo, questi bambini capricciosi hanno spesso 32 o più anni, si credono portavoce di valori culturali storici, hanno (forse, ndr) letto decine di libri senza capire niente del mondo ed amano sparare con fucili d’assalto a giovani innocenti.

In questi tempi bui, dove tutti danno la colpa a tutti, musulmani a cattolici e viceversa, nazionalisti a socialisti e viceversa, la chiave è sapere alzare lo sguardo e cominciare a dare il buon esempio.

Condoglianze alle famiglie ed agli amici delle vittime dell’isola di Utøya e di Oslo.

Matteo Vitiello

Alcuni link interessanti (sono in norvegese ma con il traduttore automatico potete trarre, quantomeno, una traduzione approsimativa, ndr)

Di seguito trovate il video che Breivik ha pubblicato su Internet poche ore prima di compiere la strage.

Matteo Vitellio

fonte : http://buenobuonogood.wordpress.com/2011/07/25/il-delirio-di-andres-behring-breivik/