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Saya? Più che uno choc è un “nazionalismo miserabile”


Donne, gay e stampa. È arrivata anche in Italia quell’onda squallida e insopportabile che imperversa su mezza Europa. E ha fatto capolino con quel grande classico presentato in apertura. Le parole di Gaetano Saya ricordano quelle che si ascoltano a Budapest, nelle sedi del Front national o delle altre formazioni anti modernità e nemiche dell’uguaglianza di genere, di etnia o preferenza sessuale. Quello del così definito Partito nazionalista più che un programma choc è una proposta miserabile, oltre qualsiasi minimo sindacale di civiltà morale e politica.

Finora abbiamo parecchio criticato la deriva populista e xenofoba di Viktor Orbán che ha fatto della destra ungherese un circolo di paranoici seduttori dei ceti inquieti. Con Saya, però, l’Italia supera anche il partito della famiglia Le Pen. Per statuto nessun incarico alle donne del sedicente difensore dell’italianità, a fronte di leadership femminili nell’estrema destra francese e ungherese. Persino i Tea party hanno esponenti di punta senza baffi né barba. 

Sempre attuale è la lotta agli omosessuali, vera minaccia alla sanità di un popolo. Discorso valido soprattutto in un paese che ha sempre fatto vanto della sua potenza sessuale, da Rodolfo Valentino alle tedesche private dell’onore sulla sabbia di Rimini. Depurare le istituzioni dalla presenza dei gay, come propone Saya, è quindi doveroso per ripristinare quella virilità romana di mussoliniana propaganda. 

Altro squallore è quello che si aggiunge col trattamento da riservare alla stampa e l’idea di un controllo governativo su cittadinanza dei giornalisti e lingua delle testate. Se è esilarante immaginare Scilipoti che autorizza la diffusione in Italia del New York Times è doveroso lanciare un appello all’Ordine dei giornalisti per verificare se il baffetto dei noantri risulta iscritto all’albo. E, in tal caso, aprire un procedimento disciplinare che porti alla sua radiazione per aver manifestato un orientamento non compatibile ai valori di una categoria che deve nutrirsi di libertà, oltre che di serietà e decenza. Il resto lo valuti la magistratura continuando a ingrossare il fascicolo col nome di Saya in copertina.

Non esente da riflessione è l’opinione pubblica. Sulla deriva della politica italiana e sulle ragioni che le permettono di partorire roba del genere. Un’Italia che viaggia spedita verso il post berlusconismo, e quindi verso la normalità della politica del sano confronto, è incompatibile con negazioni della civiltà come quella di Saya. Eppure succede, come accade che il deputato più discusso d’Italia abbia dichiarato di sentirsi onorato del fatto che il suo nome sia stato proposto per la segreteria nazionale del partito nazista di casa nostra. Del resto anche Domenico Scilipoti è uno dei pezzi migliori del pantano politico e sociale dell’Italia di Berlusconi. Eppure non ci si può arrendere al mutare della normalità. Chiedersi se un soggetto del genere non possa essere dichiarato decaduto dal suo incarico. È vero che la Costituzione assicura l’insindacabilità delle opinioni espresse dai membri delle Camere, ma prima ancora pretende la democraticità delle istituzioni. E la mera vicinanza di Scilipoti alla formazione di Saya è pura violenza carnale della Carta fondamentale.  (di Eugenio Balsamo – ilfuturista.it)

fonte : http://infosannio.wordpress.com/2011/08/22/saya-piu-che-uno-choc-e-un-nazionalismo-miserabile/