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DEFICIENTI O BUGIARDI


3 Febbraio 2011

 La Camera avvalla l’ ipotesi che S. Berlusconi abbia agito fuori dalle proprie competenze nei confronti della minorenne Ruby credendo che la stessa fosse la nipote del premier egiziano Mubarak , per non creare un incidente diplomatico. Michele Serra , nella sua rubrica ‘’ L’ Amaca ‘’ , il giorno dopo , scrive apertamente cio’ che ogni persona sana di mente pensa : o i deputati del PDL sono dei deficienti oppure sono dei bugiardi collusi, che mentono sapendo di mentire.

25 settembre 2011 , ore 20,55

 Il sottoscritto e’ seduto sul divano e sta’ facendo un po’ di zapping in attesa del programma ‘’ Presa Diretta ‘’ ….Ad un certo momento appare sul canale La 7 la Santanche’, impegnata nel solito refrein da berlusconiana ‘’ de fero ‘’. Sono in procinto di cambiare canale, in quanto la sola visione della signora ( ??? ) mi provoca crampi allo stomaco e all’intestino quando all’ improvviso, mentre la Santanche’ sta’ dicendo che la Magistratura viola la liberta’ individuale e che anche nel PD esiste il caso Marrazzo, il giornalista Telese risponde : ‘’ Certo , ma non lo eleggono in posti pubblici, come e’ capitato a diverse ragazze del PDL che hanno come unico merito la frequentazione sessuale con B. A questo punto accade l’incredibile : la Santanche’ rimane sbigottita in quanto pare davvero non saperne nulla a proposito e in piu’ si sente sminuita, in quanto il suo ‘’ capo ‘’ l’ha messa li’ senza chiederle alcuna prestazione sessuale…..Poi alla fine del programma, ricordandosi che si e’ auto cucita addosso l’immagine del Giovanardi in gonnella, dichiara apertamente che chi usa il proprio corpo per fare carriera e’ una persona esecrabile. A questo punto alcune considerazioni in merito alla persona e alle sue dichiarazioni …. -In ogni razza animale il quoziente intellettivo e’ piu’ o meno sviluppato….se la Santanche’ fosse stata un canide, non sarebbe certo stata una volpe – La mancanza di una soddisfacente attivita’ sessuale puo’ provocare scompensi celebrali…..Se per avere un po’ di c…. ti tocca andare con Nosferatur – Sallusti vuol dire che sei proprio alla frutta – In una sua esternazione ormai datata, l’ Onorevole ( ?? ) Santanche’ ha testualmente affermato : ‘’ Berlusconi ??? Vorrebbe venire a letto con me ma io non gliela do’….. ‘’ Quindi, se Michele Serra scrivesse qualcosa sulle parole della deputata del PDL , le sue parole non sarebbero

DEFICIENTE O BUGIARDA ma DEFICIENTE E BUGIARDA !!!

Gianluca Bellentani

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IL VANGELO SECONDO SILVIO DI HARDCORE


Non vorrete  mica che il Cardinal Bagnasco si riferisse a Berlusconi quando ha pronunciato le seguenti parole: ” I comportamenti licenziosi e relazioni improprie sono in se stessi negativi e producono un danno sociale”. Si riferiva a tutti, proprio a tutti, meno che a lui che, essendo un “santo puttaniere” (parola e parole di Rotondi) fa riferimento ad un Vangelo tutto suo: il Vangelo secondo Silvio di Hardcore. Silvio di Hardcore, il santo che grazie ai suoi “miracoli” libero’ l’Italia  dalla Giustizia,  dalla Liberta’ e distrusse lo Stato sociale.

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ATTENZIONE CHE CI SCAPPA IL MORTO…


L’ onorevole Antonio di Pietro, dopo la scandalosa votazione della Camera riguardo all’arresto del deputato Milanese del PDL , ha rilasciato questo scioccante commento. Da tutti gli schieramenti si sono levate voci di indignazione verso queste parole pericolose, che potrebbero innestare una deriva di violenza che nessuno vuole. Premetto che non sono un iscritto IDV e che considero Di Pietro un personaggio popolare e pittoresco, lontano anni luce dalla politica intesa come scienza del governare, che riscuote successo grazie soprattutto alle manchevolezze di maggioranza e opposizione e che si fa’ portavoce del malcontento popolare. Certe affermazioni possono essere fatte per strada o al bar e non davanti ai giornalisti , tantomeno da un politico che deve avere sempre come punto di riferimento il rispetto della legalita’ . Mi domando pero’ una cosa: ma il morto, anzi i morti non ci sono gia’ stati ? Sono coloro che per colpa della crisi e della incapacita’ del Governo sono stati ridotti da persone benestanti a indigenti, persone che hanno perso ( e non per colpa loro ) i sacrifici di una vita e che si trovano ad elemosinare come dei poveri mendicanti. Questi morti che nessuno conta, che interessano solo ai familiari e che aumentano ogni giorno in un assordante silenzio. L’altro giorno in Brianza un artigiano si e’ sparato in bocca col fucile da caccia….e se per caso avesse sbagliato mira ? Se invece di suicidarsi  avesse prima deciso che qualche colpo lo poteva tenere anche per coloro che non lo hanno difeso? Perche’ e’ questo l’umore che serpeggia ormai tra la gente : quello che l’ attuale classe politica debba essere spazzata via in toto, con mezzi democratici ma anche in altro modo, visto che ormai il popolo si sente scippato ( giustamente ) della sua sovranita’…….Quindi cari politici, meditate: ma non dormiteci su !!!
 
Gianluca Bellentani
 
 
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FORA DI BALL


E’ di questi giorni la notizia che nella magnifica isola di Lampedusa sia scoppiata una sorta di guerriglia urbana tra gli isolani e gli immigrati africani che , ormai da diversi anni , approdano sull’isola in quanto punto piu’ facilmente raggiungibile. Molti videodipendenti credevano che gli sbarchi fossero terminati  ma si sapeva che cosi’ non era. La domanda che ogni persona normale si faceva non era quando gli sbarchi sarebbero cessati  ma quando la situazione sarebbe degenerata. Di chi e’ la colpa ? Dei Lampedusani che vivono quasi esclusivamente di turismo e che si sono visti arrivare sulle loro coste  una marea di disperati che ha fatto si che le prenotazioni turistiche crollassero portandosi dietro la loro piccola economia interna  ? Dei migranti , che dopo aver pagato per un rischioso viaggio in cerca di un futuro migliore si vedono trattai come delinquenti comuni e rinchiusi in una specie di carcere ? No signori, la colpa e’ solo ed esclusivamente di questa societa’ che si definisce civile e  non riesce e non vuole comprendere che i tempi sono cambiati e che la gente non e’ piu’ disinformata e ignorante . Non e’ piu’ possibile trattare gli altri popoli come esseri umani di serie B  in nome di una supremazia storica e culturale che non esiste . Perche’ una persona lascia la propria terra, le proprie radici per avventurarsi verso un futuro ignoto ? Semplice : perche’ nella sua terra non ha speranze di miglioramento o spesso anche di sopravvivenza. Ci vogliamo rendere conto che il benessere, inteso come istruzione, cura delle malattie e nutrizione deve essere alla portata di tutti  ? Che non possiamo avere nel 3° millennio nuovi schiavi ? Che le terre e le risorse non possono essere depredate per false necessita’ in nome del Dio danaro ? I popoli tutti che versano in condizioni di inferiorita’ saranno sempre migranti e non serviranno ne’ muri  ne’ controlli alle frontiere per arginare questi esodi biblici.…..Facciamo sentire le nostre voci ai nostri governi affinche’ provvedano per davvero a cambiare le cose : non e’ certo con le affermazioni di un troglodita celebroleso che possiamo risolvere davvero il problema !!!!!
 
Gianluca Bellentani
 
 

 

 
 
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“L’Innominabile” che si fa portare la figa a noi porta sfiga.


 Quello che si fa portare la figa  a noi porta sfiga. Numerosi eventi catastrofici che si sono verificati dopo una sua dichiarazione confermano come per anni “l’Innominabile” abbia celato la sua vera identita’ di iettatore spacciandosi prima come imprenditore (è riuscito nell’impresa di farsi fallire da solo), poi come Premier a tempo perso (nonostante facesse il Premier “a tempo perso” è riuscito ugualmente nell’impresa di far fallire l’Italia) e infine come puttaniere a tempo pieno (ha portato sfiga a coloro che gli avevano portato la figa, incredibile !) Basta andare su Google (o “Gogol” secondo l’Innominabile) scrivere “B********* iettatore” per trovarsi davanti decine e decine di filmati che testimoniano le sue imprese da iettatore.

 Guardate questo video…

Ieri, come se non bastasse, ha dichiarato: “Non mi dimetto”, nel momento in cui le agenzie avevano riportato la dichiarazione è affondata la Borsa ed è volato lo spread. Di questo passo basteranno altri due al massimo tre “Non mi dimetto” per far fallire l’Europa, forse il Mondo.

Rimedi per contrastare le sue iatture:

1-Non votatelo

2-Non pronunciare mai il suo nome.

3- Toccare sempre un bel corno quando sentite pronunciare il suo nome.

Gio’

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RACCOLTA FIRME PER SOLLEVARE UMBERTO BOSSI DALLA CARICA DI MINISTRO


L’ITALIA CHIEDE AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA IL SOLLEVAMENTO DI UMBERTO BOSSI DALLA CARICA DI MINISTRO

“Ill.Mo
Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
con la presente petizione i firmatari intendono esprimere il proprio sdegno per le parole che,per la medesima volta,l’attuale Ministro delle Riforme per il Federalismo, On.Umberto Bossi,ha espresso riguardo l’unità italiana.
Chiediamo,pertanto,una sua mossa forte:il sollevamento dall’incarico di ministro del Senatore Umberto Bossi.Tale richiesta è motivata dal fatto che,in un momento economico difficile per il nostro Paese,con le numerose inchieste pendenti sulla classe dirigente politica nazionale… non è possibile,nel 2011,anno del 150° dell’Unità Nazionale che si parli ancora di dividere il nostro Paese,che tanto ha sofferto per raggiungere l’agognato status unitario che ora ha.

Certi della sua attenzione a tale petizione,i firmatari la ringraziano anticipatamente e le porgono i più distinti saluti.”

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Bossi costruisca la sua “padania 2” e la smetta di rompere le palle al popolo del nord.


 

Evidentemente Bossi non sa fare due piu’ due, perché se lo sapesse fare non parlerebbe di secessione. La secessione della fantomatica padania dovrebbe avvenire per volere del popolo padano. Bossi e i suoi identificano questo popolo con il popolo del nord, mentendo sapendo di mentire.

Per capire che si tratta di una gigantesca balla basta semplicemente fare due conti. Il popolo del nord è costituito da quasi 28 milioni di abitanti, coloro che vorrebbero la secessione (cioè gli elettori della Lega) sono poco piu’ di 3 milioni. Appare chiaro che non è il popolo del nord a volere la secessione della padania ma gli elettori leghisti. Mi vengono in mente due domande:

1-  Come è possibile chiedere la secessione di un qualcosa che non esiste (la padania)

2- Come e dove mettere insieme 3 milioni di persone distribuite in maniera eterogenea su tutto il territorio del nord ?

Idea:  Bossi, facendosi finanziare dal ricco amico Berlusconi, puo’ comprare dei vasti terreni e costruire la sua padania 2 mettendoci dentro tre milioni di persone, in questo modo diventa ancora piu’ ricco e soprattutto la smette una volta per tutte di rompere le palle al popolo del nord. 

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L’orrore. L’orrore


(di Lameduck dal sito MenteCritica.net)

Io, a questo punto, se fossi  il capitano Willard della situazione, chiamerei i bombardieri e farei loro lanciare il napalm.
Napalm sui raduni dei padani, con i resti mortali di Bossi a biascicare di secessione, che invece è tradimento bello e buono. Ci vuole la NATO, una bella  importazione di democrazia che faccia passare tutte le velleità eversive a quei cialtroni. Terra bruciata e del prato di Pontida un enorme parcheggio.
Napalm sui servi che difendono disperatamente i loro bottini di argenteria rubata al padrone e sperano di raccattare ancora qualche forchetta nella fuga da palazzo. Sui lecchini e sui loro prolungati lavori di lingua telefonici per ingraziarsi un vecchio rincoglionito drogato di menzogne che favoleggia di rapporti plurimi ad un età in cui non riescono più spontaneamente neppure le seghe.
Napalm sulle pupe del gangster fasciste che odiano e disprezzano chi è affetto dall’orribile malattia dell’onestà e anche – perché mi sono proprio rotta le palle – su chi le difende solo perché donne e quindi “sorelle” e quindi “la prostituzione è colpa della società, del maschilismo, eccetera”. Sorelle un cazzo. Se dovessero spingerci dentro una camera a gas lo farebbero per una borsa di Vuitton. Mandatele a pulire i cessi delle stazioni, a sollazzare qualche decina di extracomunitari al giorno in un centro d’accoglienza, a tirar su cinquecento euro per sera a venti euro di bocca sulla statale Adriatica, da consegnare per intero a due bei papponi albanesi amanti del coltello e del bastone. Napalm sulla loro bellezza temporanea, sulla loro sfacciata impudenza di cicale stercorarie.
Napalm ovviamente sui palazzi d’inverno e d’estate, sulle seconde, terze e quarte residenze, sui mausolei troppo tristi e vuoti, sui falsi vulcani e le ville rubate alle bambine. E che lui cessi di soffrire raggiungendo una pace eterna dei sensi.
Napalm però anche sui giornali da culo che osano paragonare Pertini a Lavitola. Sulla televisione italiana, che ne rimanga solo il monoscopio e poi la neve. Sull’opposizione che cincischiae il terzo polo che vorrebbe ma non vuole – come quelle che danno il didietro per sposarsi vergini – e che se dovessero governare andrebbero avanti solo tre mesi prima di scannarsi a vicenda. Fuoco a volontà. Si accettano ulteriori suggerimenti. Abbiamo scorte sufficienti.

FONTE : http://www.mentecritica.net/lorrore-lorrore/informazione/cronache-italiane/lameduck/21508/

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Gridare alla secessione coi soldi di Roma.


(dal blog il Nichilista)

L’Italia è un Paese meraviglioso per molti motivi. Non ultimo quello di elargire quasi 4 milioni di euro (per l’esattezza, 3.896.339,15 nel corso del 2010 per l’anno 2009; dati aggiornati al 6 giugno 2011) a un quotidiano che non solo lo schifa sistematicamente ma che domani, in prima pagina, chiede attraverso le parole di un ministro della Repubblica italiana, Umberto Bossi, un improbabile «referendum per la libertà» della Padania.

Insomma, noi italiani paghiamo per dare voce alla loro secessione, per quanto ammuffita, propagandistica e di cartapesta. E nonostante questo dobbiamo pure sentire Bossi dirci che la democrazia è finita e «il fascismo è ritornato con altri nomi e facce».

Vallo a trovare un ‘regime’ che ti paga per urlare alla secessione a tutta pagina, Umberto.

Io invece mi chiedo se non siamo in presenza di un caso di eccesso di democrazia. In altre parole: evviva la libertà di espressione, ma non possono almeno pagarselo di tasca loro, il quotidiano indipendentista? L’articolo 5 della Costituzione non dice forse che l’Italia è «una e indivisibile»? E noi riempiamo di soldi chi vuole smembrarla, magari lasciando nel frattempo morire tanti progetti che meriterebbero l’aiuto dello Stato?

Solo un Paese meraviglioso potrebbe farlo. E infatti.

fonte : http://ilnichilista.wordpress.com/2011/09/18/gridare-alla-secessione-coi-soldi-di-roma/

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Terry De Nicolò e il suo discorso tipico da schiava


Di Faby (dal blog Comunicazione di Genere)

Venerdì sera su rai due al programma “L’ultima parola” è stata trasmessa una piccola (per fortuna) intervista fatta a Terry De Nicolò una delle escort dello scandalo Berlusconi.

Vi posto di seguito il video in modo che voi stessi possiate raggelare dinanzi alle sue deliranti parole.

 


 

Iniziamo con questa frase “La bellezza e’ un valore- lo dice anche Sgarbi- bisogna saperla vendere. Se sei racchia e fai schifo ti devi stare a casa” ,è  una di quelle frasi tipiche del fascio-maschilista che leggiamo un giorno si e l’altro pure  che se non appartieni a certi canoni estetici vali meno di zero, per non parlare poi il confermare questa sua disgustosa frase citando il pensiero di Sgarbi, pensando di aver nominato la teoria di un grande saggio, quando sappiamo benissimo che è solo un urlante fenomeno da baraccone.

Tutto quello che questa donna dice, non è altro che il frutto dell’animalesca società in cui viviamo.

Non si tratta di bacchettonismo o moralità, le prostitute sono sempre esistite e sicuramente di noi donne che si occupiamo della parità di genere non si devono guardare le spalle, siamo le uniche che abbiamo cercato di far capire alla gente che le ha sempre e unicamente etichettate “troie”  che ognuna è libera di fare quello che vuole e se vogliono prostituirsi sono fatti loro, siamo le uniche che abbiamo sempre detto che la colpa non è la loro ma del signorotto al governo – o di chi come lui – che paga le prestazioni sessuali con poltrone in politica, parti in fiction o ruoli sculettanti nei vari “grande fratello” “colorado cafè” o “pupa e secchione” o qualsiasi roba che quell’ammasso di melma di mediaset ci propina.

Non voglio scagliarmi contro questa donna, sarebbe troppo facile e scontato farlo, ma vorrei semplicemente comunicare a questa persona che unicamente sul corpo non bisogna puntare mai, che chi ti “compra” non è una persona gentile e generosa ma è una persona squallida, sola e priva di dignità, per  quella gente che compra le donne lei non vale più di uno di quei ciondoletti che tanto orgogliosa sfoggia sotto la tua collanina – non di Dodo ovviamente perchè detto da lei solo le pezzenti  lo possono portare- dal momento che il cervello tornerà nuovamente a fare la sua funzione principale ovvero ragionare, e quindi inizierà ad essere scomoda, il carissimo anziano generoso e la sua manica di giornali lacchè avranno solo e unicamente quete parole per lei o chi come lei : “è una pazza, è molto malata dovrebbe curarsi” (lo hanno fatto già con Sara Tommasi e Nadia Macrì) è tipico dei despoti o degli uomini maschilisti intitolare le donne che parlano e/o si ribellano “pazze o esaurite” .

 Altra frase che ci fa subito notare quanto questa donna sia priva di ragionamenti suoi e di informazioni reali è questa :“in questo Paese c’è un’idea troppo moralista, è questo quello che mi fa incazzare , l’idea moralista della sinistra” , allora sicuramente ora  farò cadere un mito alla signora De Nicolò, ma coloro che fanno i moralisti e i bacchettoni sono proprio i suoi frequentatori abituali, si proprio coloro che poi vanno a braccetto col Vaticano (che peraltro proprio lei ha criticato) dove una come lei viene considerata solo una squallida prostituta, quelli che vanno con lei di nascosto ma poi la domenica vanno in Chiesa con la mano sopra la testa del nipotino, quelli che fanno le guest star nelle “feste della famiglia” e poi la sera si riempiono le case di prostitute-geishe, quegli uomini orribili che quelle come lei le sfruttano, umiliano e nascondono a chiunque di andare con quelle come lei,  il finto moralismo se lo aspetti solo da loro.

Ultima cosa importante e da non tralasciare di questa intervista molto educativa e poco farneticante (ovviamente sono ironica) è la parola “Invidia” si perché lei dice che in realtà sia tutta invidia di chi parla, quindi invidia degli uomini che vorrebbero essere un Berlusconi (ovvero un anziano signore sofferente e malato che non accetta la sua età e paga per avere sesso) e invidia delle donne a non poter ambire al suo posto da escort (?)…lasciamo che i fatti si commentino da soli.

E’ molto triste vedere una donna che si riduce in questa maniera e che crede fermamente che lei sia furba e le altre che non “sfruttano la loro bellezza” siano delle sfigate poco furbe o semplicemente racchie, è così triste vedere quanto sia schiava questa persona da non avere più nemmeno un minimo di lucidità per analizzare le situazioni e vedere da che parte sta il marcio, perché infondo lei del marcio se ne frega, lei è contentissima di sguazzare nel marcio, anzi dalle sue parole quasi invita e incita le donne piacenti a vendersi , infondo il suo sultano sono vent’anni che diffonde questa teoria con le sue reti televisive : le piacenti a prostituirsi, sculettare e spogliarsi le racchie a ramazzare e sfrittellare in casa.

Non venitemi a dire “Beh da una prostituta che parole ti aspettavi!?” perché non è assolutamente così,  fare la prostituta non implica il giocarsi totalmente l’integrità intellettuale  che una persona dovrebbe disporre, un tempo c’erano le bocca di rosa (ricordiamo anche l’omonimo e significativo pezzo di De Andrè che descrive proprio perfettamente la moralità e il bacchettonismo della gente), donne ai margini della società, additate e insultate da chiunque ma con un grande coraggio e carattere, ora ci sono le escort questa società maschilista ci ha rovinato anche le sex-worker, le ha fatte diventare delle schiave, senza scrupoli e soprattutto senza carattere e pensieri personali.

Vorrei terminare questo pezzo con una frase tratta dal “tipico discorso dello schiavo” di Silvano Agosti che con l’atteggiamento di questa donna si addice molto :

“…Il vero schiavo difende il padrone, mica lo combatte. Perché lo schiavo non è tanto quello che ha la catena al piede quanto quello che non è più capace di immaginarsi la libertà” .

 Mi dispiace  cara Signora De Nicolò il risveglio per lei sarà molto duro, solo allora si accorgerà della sua schiavitù, che la bellezza e le donne -e gli esseri umani in generale- non si comprano e non si usano come merce di scambio per sporchi e loschi giri di affari.

Faby

fonte : http://comunicazionedigenere.wordpress.com/2011/09/18/terry-de-nicolo-e-il-suo-discorso-tipico-da-schiava-3/

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Disoccupati…..



Luchino Galli, per Mai Più Disoccupati, intervista il Dottor Stefano Giusti.16 settembre 2011

Dottor Giusti, quando nasce l’associazione Atdal Over 40, e con che finalità e obiettivi? Quali  iniziative ed eventi avete realizzato e quali sono in programmazione?

 L’ass.ne Atdal Over 40 (Atdal sta per Associazione Tutela dei Diritti dei Lavoratori) nasce a Milano nel 2002 su iniziativa di Armando Rinaldi, con base volontaria, per sensibilizzare le istituzioni sul problema dell’espulsione dei lavoratori in età matura. Problema che ne porta un altro con sé, quello della difficilissima se non impossibile ricollocazione di queste persone. Il nostro slogan “Troppo vecchi per lavorare, troppo giovani per la pensione” riassume precisamente il cuore del problema e il nostro pensiero.

In questi anni abbiamo realizzato tante iniziative da quelle di pubblicizzazione del problema tramite convegni e seminari sul tema, a quelle più pratiche di servizio.

In tre occasioni ATDAL è stata ricevuta al Senato ed ha presentato relazioni sul fenomeno dei disoccupati over40 e una serie di proposte di intervento legislativo. Dalle nostre proposte in tema di diritto al lavoro è nato un Disegno di Legge a firma del Sen. Pizzinato, mai discusso nella passata legislatura e riproposto in seguito al Senato dal Senatore Giorgio Roilo e alla Camera dall’Onorevole Gloria Buffo.  Nel corso della sua attività ATDAL ha promosso raccolte di firme su specifiche Petizioni ai Presidenti di Camera e Senato. Le oltre 8.000 firme raccolte sono state consegnate nel Maggio del 2003, Aprile 2004 e Ottobre 2006.

Poi abbiamo attivato iniziative pratiche come gli sportelli di orientamento e sostegno, ed accordi con Enti e istituzioni per corsi di formazione mirati direttamente al ricollocamento degli over 40. Va detto che noi non siamo e non vogliamo essere un’agenzia di collocamento  ma un punto di riferimento per tutti coloro che, vivono questo problema e sono abbandonati dalle istituzioni e da chi, fino al giorno prima, ha usufruito di loro come forza lavoro sia manuale che intellettuale. In futuro ci riserviamo di continuare su questa strada che fino ad oggi ha ottenuto se non altro il risultato di aver fatto parlare di questo problema sempre nascosto. In programma abbiamo tante iniziative soprattutto pubbliche per sensibilizzare al problema.

La disoccupazione adulta è un fenomeno sociale che sconvolge la vita delle persone, e ne devasta le famiglie; quanti sono i disoccupati adulti in Italia?

 Nessun Ente di ricerca ha mai fatto una campionatura esatta su questo fenomeno. I dati Istat non contemplano questa fascia e quindi i numeri che circolano sono  quelli che vengono raccolti  da Enti e Istituzioni locali (soprattutto regionali) che cercano di definire quantitativamente il problema  e dai dati che faticosamente riusciamo a mettere insieme nelle nostre strutture territoriali. Si può tranquillamente affermare che la disoccupazione Over 40 riguarda almeno 1,5 milioni di persone. E ovviamente a cascata, dietro questo dato ci sono i nuclei familiari. Fare il calcolo di cosa significhi questo dramma sociale è abbastanza semplice anche se le Istituzioni non vogliono riconoscerlo ufficialmente…

Quali sono le dinamiche e i caratteri della disoccupazione adulta?

 

L’insorgere del problema della ricollocazione lavorativa degli “over 40” risale alla metà degli anni ’90, anche se la questione ha cominciato a farsi sentire in misura più grave e patologica con l’arrivo del nuovo millennio. Strutturalmente il fenomeno nasce come maldestra conseguenza di una delle varie e cicliche enunciazioni teoriche di organizzazione aziendale, volte a ridefinire equilibri economici sempre nuovi e spesso contrari ai precedenti. In questo caso la matrice del fenomeno è riconducibile alla teoria dell’ “Old Out Young In”, tradotto letteralmente “vecchi fuori, giovani dentro”. È una teoria organizzativa che viene dall’altra parte dell’Oceano, da aree economiche come quelle americane, giapponesi e sud-coreane e naturalmente prende piede in Europa con circa dieci anni di ritardo, quando in quei paesi viene già vista con sospetto e più volte rivisitata e modificata.

Come tutte le teorie importate belluinamente, non tiene conto della diversa situazione cultural-economica dell’Europa e nel nostro caso dell’Italia, ma diventa in breve tempo una moda, una parola d’ordine aziendale da tutti accettata e vista come funzionale a chissà quale sviluppo. Ovviamente mai nessuno spiega effettivamente perché debba funzionare e su quali basi oggettive, però la si accetta come indispensabile e funzionante e se ne giustifica l’uso con il solito gioco di prestigio tautologico per cui la si applica perché funziona e funziona in quanto si applica (!) ignorando completamente il salato prezzo sociale che porta con sé.   La sua conseguenza più grave, è la difficoltà (per non chiamarla impossibilità) di ricollocazione per tutta questa fascia di lavoratori discriminata in tutte le maniere. Basta guardare i giornali specializzati e scoprire che oltre il 60% degli annunci contiene limiti di età compresi tra i 25 e i 35 anni. Limiti che oltre ad essere pazzeschi da un punto di vista sociale sono anche fuorilegge. Esiste infatti un Decreto Legislativo del 9 luglio 2003, n. 216 “Attuazione della direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro” pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 187 del 13 agosto 2003 che all’articolo 3 recita:

Il principio di parità di trattamento senza distinzione di età si applica a tutte le persone sia nel settore pubblico che privato con specifico riferimento alle seguenti aree: accesso all’occupazione e al lavoro, sia autonomo che dipendente, compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione…”

Insomma è illegittimo discriminare in base all’età e mettere un limite nelle offerte di lavoro, ma lo fanno quasi tutti, aziende multinazionali o piccole società, agenzie per il lavoro e grandi società di head hunting. Naturalmente non esiste nessun garante o figura che faccia rispettare questa legge dello Stato. L’anno scorso il Senato della Repubblica ha bandito un concorso per l’assunzione di personale impiegatizio. Tale concorso, in barba alle leggi vigenti, conteneva il limite di età fissato tra i 18 ed i 40 anni.

È chiaro che non basta togliere una riga con scritto “età compresa tra x ed y” per eliminare il problema ma riuscire a far rispettare le leggi sarebbe già un buon punto di partenza per arrivare a considerare il lavoratore Over 40, sia uomo che donna, ancora un protagonista attivo. Oltretutto, paradosso nel paradosso, in Italia come in tutti i paesi industrializzati, la lunghezza del periodo scolastico formativo anche per le posizioni medie, si prolunga ormai fino quasi ai trent’anni (laurea, + master + stage), in presenza di una dichiarata obsolescenza professionale e conseguente rischio licenziamento, che si presenta non appena si toccano i 40!

In questo deserto sociale, le uniche forme di assistenza vengono da organizzazioni di volontariato, spesso costituite da persone che hanno vissuto questo dramma e che affrontano in prima istanza questo problema. Fino a quando le istituzioni continueranno a far finta di niente?

E’ un dato di fatto che la disoccupazione adulta sia misconosciuta: sottaciuta dai mass media, ignorata dalla politica e trascurata dagli stessi sindacati; quali le ragioni e i motivi?

 

Non c’è un’unica causa  ma diversi fattori concomitanti. I mass media spesso peccano di superficialità e non fanno lo sforzo di diversificare e approfondire i temi. Preferiscono cavalcare le mode e parlare di “disoccupazione giovanile” come se a 35 o 40 anni si fosse anziani. I sindacati hanno una visione del problema obsoleta: loro difendono principalmente il lavoro, chi lo perde esce fuori dai loro schemi e non viene troppo considerato. Oltretutto molti dei loro dirigenti pensano ancora al disoccupato over 40 su stereotipi superati: non sa usare il computer,  non conosce l’inglese. Non vedono o a volte fanno finta di non vedere la trasformazione del problema. La politica beh, che dire, ormai politici e gruppi di potere partitico ragionano solo per numeri: i disoccupati Over 40 per ora non riescono a fare lobby, a far capire il loro peso politico ed elettorale. Quando lo faranno i politici li inseguiranno col cappello in mano… Su quest’ultimo punto poi si inseriscono anche le “responsabilità” dei disoccupati. Spesso molte persone che hanno questo problema, specie quelle che non sono state estromesse da grandi ristrutturazioni  industriali tipo Alitalia ma hanno perso individualmente il lavoro, quasi si vergognano della loro situazione, ne fanno una colpa non si manifestano pubblicamente. Così facendo rendono quasi impossibile far emergere la reale portata del problema.

Le persone discriminate per motivi anagrafici nel mercato del lavoro sono sempre più giovani: over 50, over 40, ed ora anche over 35. Perché questa deriva, e dove ci porterà?

 

La deriva rischia di essere inarrestabile e di finire per travolgere tutta la popolazione lavorativa e rendere i luoghi di lavoro ingestibili . Questo principalmente per via di alcune scellerate politiche del lavoro che permettono sgravi fiscali per fasce di età giovanili rendendo così quasi impossibile la ricollocazione dopo i 35 anni, Le stesse politiche che hanno usato la flessibilità per destrutturare il Diritto del Lavoro creando un universo di precarietà che inizia in età giovanile e continua in maniera sempre più esasperata con l’aumentare dell’età, finendo per emarginare chi perde il lavoro dopo i 40 anni. Tutto questo mentre gli stessi politici su altri tavoli tentano in tutti i modi di allungare l’età pensionabile. Una contraddizione insanabile:  tanto per fare un esempio pratico citiamo Montezemolo che di Confindustria è stato presidente nel periodo 2005-2007. Da presidente  degli industriali si batteva  strenuamente  per alzare l’età pensionabile e quindi per trattenere più tempo possibile i lavoratori in azienda. Nello stesso periodo come membro del CdA della Fiat  si prodigava  altrettanto strenuamente per ottenere una serie di prepensionamenti per i lavoratori della suddetta azienda, quindi mandarli a casa il prima possibile!

Non manca all’appello delle contraddizioni l’attuale presidente di Confindustria Marcegaglia che ha recentemente dichiarato che “Sull’innalzamento dell’età pensionabile dobbiamo seguire gli altri paesi dell’Unione Europea”. Naturalmente nelle sue aziende la Marcegaglia se ne guarda bene dall’applicare le strategie nord europee di incentivazione all’occupazione e persegue invece la politica più in voga degli ultimi decenni, quella che vede estromettere i lavoratori in età matura a favore di quelli più giovani. Anche lei ci dovrebbe anche spiegare come pensa che queste persone possano arrivarci alla pensione, considerando che per loro è difficilissimo ritrovare lavoro e che quasi nessuno ha un qualche sostegno al reddito. Ma forse il piano è proprio questo; a forza di allungare l’età pensionabile si spera che il lavoratore alla pensione non ci arrivi proprio così da risolvere il problema dei conti alla radice, non pagandole proprio.

La disoccupazione, nella fascia d’età tra i 30 e i 49 anni, è in costante crescita; per l’economista Francesco Daveri “potremmo assistere a una nuova emergenza, quella di un forte aumento di disoccupazione tra gli over 50” (La Stampa, 24 maggio 2011). A Suo avviso, quali politiche vanno attuate per contrastare efficacemente la disoccupazione adulta?

 

Atdal su questo ha una politica propositiva ben chiara con proposte mirate a combattere questa situazione. Atdal 40 ritiene che il discorso di un reddito sganciato dal lavoro debba essere una delle soluzioni con cui affrontare  le nuove forme di occupazione precaria e disoccupazione strutturale. Per questo avanza alcune proposte operative:

A) Istituzione di una indennità di disoccupazione generalizzata per tutti coloro che si trovano privi di lavoro calcolata in percentuale su l’ultimo salario percepito e comunque tale da garantire un reddito dignitoso e per un periodo di tempo idoneo a sostenere la ricerca senza angoscia di un nuovo lavoro;

B) L’ indennità di disoccupazione deve entrare in vigore anche per coloro che svolgono lavori precari nei periodi di inattività e deve prevedere la corresponsione dei contributi previdenziali figurativi;

C) Accanto all’indennità di disoccupazione occorre prevedere un sostegno economico per la copertura dei versamenti previdenziali volontari per disoccupati over50 che abbiano maturato almeno 30 anni di versamenti contributivi o, in alternativa, prevedere percorsi di accesso anticipato alla pensione per disoccupati over50 di lunga durata, considerati non più ricollocabili, eventualmente prevedendo una trattenuta sulla pensione pari ai contributi che dovrebbero ancora versare fino al raggiungimento dei requisiti anagrafici o contributivi di legge.

Nell’attuale contesto economico, la disoccupazione non è una colpa: persone e famiglie la subiscono. Come Lei puntualizza: “la società del lavoro si è trasformata e il lavoro stesso in alcuni casi tende a scomparire o quanto meno a riguardare la vita di sempre meno persone”. Tuttavia, molti vivono la disoccupazione con rassegnazione e vergogna, rinunciando a denunciarla e combatterla, accentuando il proprio isolamento. Dottor Giusti, cosa può convincere il disoccupato a cambiare atteggiamento e modificare il proprio comportamento?

 

Come dicevamo anche prima, solo convincendosi sull’utilità di far emergere le proprie situazioni, le proprie storie. Se questa massa per ora composta solo di individui che tendono ad agire isolatamente, saprà identificarsi e sentire una sorta di coscienza collettiva allora verrà anche considerata all’esterno. Poi, in termini anche utilitaristici, “fare rete” con altre persone nella stessa situazione, significa avere più possibilità di avere accesso a fonti utili per la ricollocazione. Insomma solo uscendo fuori dall’isolamento si ha la possibilità di far sentire la propria voce.

Lei scrive: “nel nostro strano paese il 69% dei disoccupati non ha nessun accesso a forme di sostegno reddituale né di ammortizzatore sociale. Secondo l’ultimo monitoraggio del Ministero del Lavoro, gli ammortizzatori sociali italiani coprono solo il 31% dei disoccupati con sussidi di varia natura. Gli altri devono arrangiarsi da soli”. Infatti, come ha evidenziato la CGIA (Associazione Artigiani e Piccole Imprese) di Mestre, il welfare italiano è caratterizzato da un pacchetto di ammortizzatori sociali riservato a determinate categorie di lavoratori: cassa integrazione ordinaria, straordinaria, mobilità, etc.; questi ammortizzatori intervengono – osserva il segretario Giuseppe Bortolussi –  “prima della perdita definitiva del posto di lavoro”, “prima che il rapporto tra lavoratore e impresa sia compromesso definitivamente”. Inoltre, le stesse indennità di disoccupazione sono temporanee e il loro importo è inversamente proporzionale al tempo di durata dell’inattività lavorativa! Tuttavia in Italia, come Lei precisa, “tra coloro che perdono il lavoro, solo il 25% lo ritrova entro i primi sei mesi, per gli altri le attese oltrepassano anche l’anno, con esiti ovviamente disastrosi sotto tutti i punti di vista”. In un tessuto socio economico caratterizzato da alta disoccupazione e precarizzazione crescente, diffuse e strutturali, è ormai prioritaria la riforma del sistema degli ammortizzatori sociali, per assicurare protezione ai tanti (troppi) che oggi ne sono esclusi!  Come realizzarla, e con quali risorse?

In Italia ogni volta che si parla di reddito di sostegno, di cittadinanza, o di qualsiasi altra forma di supporto, ci si scontra subito col discorso del debito pubblico e con l’impossibilità di mettere mani a riforme strutturali. Recentemente la Banca Mondiale ha calcolato che il costo della corruzione in Italia si aggira intorno ai 50 miliardi di Euro. L’evasione fiscale, combattuta nel nostro paese sempre a parole ma raramente nei fatti se non con scudi e condoni tesi a favorire chi aveva già allegramente evaso o esportato capitali all’estero,  sfiora i 250 miliardi di Euro. Volendo, i soldi per una riforma veramente rivoluzionaria ci sarebbe dove prenderli, senza contare poi che in Italia la spesa sociale (al netto della spesa pensionistica e delle indennità di disoccupazione riservate a pochi) è una delle più basse d’Europa, pari al 9,6% del Pil. Il problema dei soldi è un falso problema.

Pubblicato in: economia, INGIUSTIZIE, LAVORO, politica, sociale, società

La classe precaria va in paradiso


Proletari? Magari. Neanche quello. Folla di uomini e donne senza discendenza, sterilizzata dal mercato del lavoro, atomizzata in nuclei familiari da una unità, domiciliata in case coabitate. Chi  ammazzò il futuro è già morto, ma ha vissuto bene. Chi vive male muore ogni minuto, ammazza il passato e non lascerà traccia di sé. Corre veloce il criceto, ma nella ruota. Pedala e pedala il lavoratore, sulla cyclette. Tappa una falla della diga, se ne aprono mille. Paga le tasse, perde il lavoro. Trova il lavoro, perde la casa. Finisce il contratto, perde l’amore. Ne firma uno nuovo, perde i diritti. Trova una strada nuova, muore la vecchia auto. Finalmente lo assumono, poco dopo è già vecchio e solo. Cosa fare? Uscire di casa con una pistola giocattolo per farsi sparare da una vera, dopo una rapina? Spacciare cocaina per farsi arrestare quando serve al clan la vittima di turno? Leccare piedi, portare borse, procurarsi una paresi facciale per il sorriso imbecille esibito per anni ai potenti? Iscriversi al partito, all’Opus, alla loggia massonica o alla fondazione giusta? Trovarsi coniugi ricchi e stronzi tanto che te ne frega? Stare zitti? Urlare? Arrendersi? Combattere? Farsi nuovi amici? Nuovi nemici? Assumere puttane e spedirle a Palazzo? Lavoratore, ascolta bene: tu, semplicemente, non esisti più. (Torto45)

fonte : http://torto45.wordpress.com/2011/09/15/la-classe-precaria-va-in-paradiso/

Pubblicato in: berlusconeide, cose da PDL, CRONACA, economia

12 SETTEMBRE 2011


 Dopo tanti tentativi andati a vuoto, il nostro Paese ha superato la famosa soglia del 4% di spread : sinceramente non c’e’ molto da rallegrarsi e anzi la preoccupazione in merito a cio’ dovrebbe essere un sentimento comune. Per coloro che non fossero informati sulle cose che accadono nel mondo ( la maggior parte delle persone purtroppo )  e non capissero bene cosa voglia dire la cosa in se’, provo a fare un esempio molto semplice …..Lo spread altro non e’ che il grado di affidabilita’  della solvenza debitoria di un Paese : quindi, per dirla molto terra terra , se lo Stato e’ un onesto e sicuro pagatore dei propri debiti. Il 4% rispetto ai bund tedeschi e’ il differenziale tra la fiducia che i mercati internazionali hanno per i nostri titoli di Stato in confronto a quelli della Germania . Sarebbe come se andaste in un’agenzia di scommesse x puntare su una partita di calcio tra le 2 nazionali e guardando le quote degli allibratori scopriste che la vittoria degli azzurri e’ data a 4 e che la vittoria dei ‘’ panzer ‘’ e’ data alla pari. Non c’e’ niente da fare….a livello internazionale non siamo credibili. Oh certo, anche io se fossi un investitore straniero andrei molto piano ad investire in un Paese governato da un malato di alzhaimer famoso x le sue figuraccie internazionali , sostenuto da uno xenofobo colpito da ictus e in cui il Ministro dell’ economia, colui che viene definito ‘’ la mente migliore del Governo ‘’ altro non e’ che un ragioniere laureato ( ma non in economia, forse unico caso al mondo ). Certo sarei preoccupato mettere i miei soldi in un Paese senza una benche’ minima politica industriale, in cui il divario tra nord e sud e’ allucinante, carente di tante moderne infrastrutture, in cui il debito invece di scendere sale ogni giorno…..Ma e’ possibile che nessuno si senta turbato da cio’ ? Che questo sia diventato un Paese di inetti e dormienti ? Che nessuno si indigni ? Ma lo spirito nazionale del nostro Paese dove e’ finito ?

 Presidente Napolitano, mi rivolgo a lei come primo e miglior rappresentante del nostro Paese….non per tirarla per la giacca ma per prendere le difese di un Stato di cui lei e’ Presidente…La prego, la smetta di parlare di coesione sociale e di governo di larghe intese….ormai a queste cose nessuno crede piu’. Faccia un discorso televisivo al mondo, senza grandi paroloni ma anzi pieno di quella italianeita’ che ci contraddistingue nel mondo ….Un discorso senza enfasi ma con verita’ che troppo spesso vengono dimenticate. Quanto ci piacerebbe vederla dietro la scrivania dello studio presidenziale , con alle spalle il tricolore , mentre fa’ un discorso di questo tipo:

‘’ A guaglio’……ma ce ne stiamo a usci’ pazzi ? L’ Italia a livello della Grecia ? Ricordo a tutti che l’Italia e’ ancora la 10a potenza mondiale e che, pur non avendo grandi risorse di materie prime, sia ancora un Paese industriale. Certo, non possiamo competere con colossi emergenti ma, riguardo alla trasformazione del prodotto grezzo in prodotto finito, riguardo alla cura dei particolari e del design, non abbiamo paragoni al mondo quando vogliamo. In Italia vigono ancora certe regole del vivere civile, quali la scuola pubblica , la sanita’ gratuita e la tutela dei lavoratori…..e non le perderemo certo per placare questo attacco economico sconsiderato verso il nostro Paese. Noi non abbiamo speso 3 trilioni di dollari in 10 anni per fare delle guerre fuori dai ns confini…..Da noi, il diverso non e’ qualcuno di cui aver paura ma qualcuno che ti accresce……Certi discorsi xenofobi e razzisti appartengono esclusivamente ad una esigua minoranza di idioti. Da noi le risorse economiche ci sono …..il problema e’ che sono mal distribuite, che vi e’ un’ evasione fiscale paurosa e che la mafia e’ collusa spesso col potere politico. Le nostre banche sono le piu’ sicure al mondo : hanno pochissimi titoli ‘’ tossici ‘’ a bilancio e crediti esterni sicuri, visto che per prestare 1 vogliono 10 di garanzia. Come vi permettete di indicarci come un Paese allo sbando ? L’ Italia RISORGERA’…..ne abbiamo le capacita’ !!!! Occorre solo che le menti si sveglino da questo letargo quasi ventennale in cui sono cadute e che i cittadini riprendano la consapevolezza che il potere appartiene a loro e a nessun altro !!! ‘’

Sarebbe forse un sogno,come quello che la classe politica attuale fosse spazzata via da un movimento popolare ma…cosa e’ poi la vita senza sogni ?

Gianluca Bellentani

 
 
 
Pubblicato in: antifascismo

11 settembre 1973


L’undici settembre è una data che ci rimarrà nel cuore per l’attacco al cuore del mondo occidentale da parte di pazzoidi che credevano di agire in nome di Dio così come i crociati che tanto odiano e odiamo. Come potrei dimenticare quel giorno, io che gioco di sopra con mia sorella, e mia madre che ci chiama e poi quelle immagini, il fumo che si alza dalle torri, la gente che grida, che si butta dai piani più alti nel isperato tentativo di salvarsi o morire più rapidamente. Ricordo della rabbia che mi ha pervaso nei giorni successivi, non verso l’intero islam come Orianna Fallaci ma contro i terroristi, quei misteriosi uomini che hanno drasticamente posto fine alla mia infanzia così come la foto della bambina vietnamita fuggita dai raid al napalm avrà segnato l’infanzia dei miei genitori. Ma il mio articolo non sarà  su questa terribile data, ma su un altro undici settembre, quello del 73 in Cile.

11/09/1973

La nostra storia inizia tre anni prima, nel 1970, in Cile ci sono le elezioni e il leader del partito socialista cileno, Salvador Allende è alla guida dell’Unidad Popular, un fronte che unisce socialisti, comunisti e radicali corre contro il partito conservatore e la Democrazia Cristiana ; il primo turno va a vuoto con Allende in leggero vantaggio sul candidato di destra. Gli elementi più radicali del partito non credono alla vittoria di Allende e si costituiscono i primi gruppi armati per combattere il neo presidente di destra ma il popolo da loro torto e il 4 settembre 1970 Salvador Allende viene nominato presidente della repubblica del Cile.

Allende aveva realizzato il suo sogno, che il socialismo era possibile anche utilizzano forme democratiche senza cioè un rovesciamento violento della situazione socio economica del Paese. Ciò che lascia più sconcertati è che il movimento di  destra perse nonostante i grandi finanziamenti degli USA (10.000.000 $).

Vengono subito nazionalizzate le ricche miniere di rame in possesso alla multinazionale americana Anaconda Cooper Mining Company un impresa che ha l’invidiabile record di essere stata di proprietà dei  Rothschilds (1890-1899 acquistata per 7.500.000$) e dei più famosi Rockefeller che persero la proprietà a causa di un controllo anti trust voluto dall’allora presidente Theodore Roosvelt (quello dell’invasione di Cuba e Filippine) e della Kennecot anch’essa americana. 

Un’altra grande mossa di Allende è stata la riforma agraria volta ad aiutare i contadini medio piccoli, la loro alfabetizzazione e il mantenimento di questi tramite l’acquisizione dell’intero raccolto. Un altro importante passo avanti fu compiuto nelle relazioni con il governo di Fidel finora vietate dal governo americano.

Ma Nixon e soprattutto Kissinger non potevano sopportare che un “erbaccia” crescesse nel giardino di casa, Kissinger addirittura disse “Non possiamo lasciare che il Cile vada in contro al comunismo per colpa dell’incompetenza dei suoi cittadini “ dimostrando una volta per tutte l’estrema ipocrisia che come la spada di Damocle o il pendolo ne “il pozzo e il pendolo” grava sulla nomenklatura yankee .

La CIA cercò di sabotare il Cile pagando sindacati di professionisti e di studenti fascisti che cercarono di sabotare il Paese con scioperi, sul campo militare la Cia fomentò sentimenti fascisti e eliminazione di apparati militari che si rifiutarono di colpire il governo. Ma nonostante i tentativi americani il popolo non rovesciò Allende, anzi il loro amore per lui crebbe.

 In aggiunta alle condizioni per favorire l’impiego discusse in precedenza, Allende alzò i salari in diverse occasioni durante il 1970 e il 1971. Questi aumenti venivano annullati dai continui rialzi nel prezzo degli alimentari. Anche se la crescita dei prezzi aveva avuto inizio sotto Frei (27% all’anno tra il 1967 e il 1970), un paniere base di beni di consumo crebbe del 120%, da 190 a 421 escudos, in un solo mese, nell’agosto 1972.

Il crollo delle esportazioni era dovuto principalmente al crollo del prezzo del rame. Il Cile era alla mercé delle fluttuazioni nel valore del suo più importante prodotto da esportazione. Come per quasi la metà dei paesi in via di sviluppo, più del 50 percento degli introiti delle esportazioni del Cile derivava da una singola materia prima[7]. Le fluttuazioni avverse nel prezzo internazionale del rame ebbero un’influenza negativa sull’economia cilena durante il 1971-2. Il prezzo del rame cadde da un massimo di 66$ a tonnellata nel 1970 a solo 48-9$ nel 1971 e 1972. Questo crollo nel valore del rame si sarebbe combinato ad una mancanza di aiuto economico, per creare le condizioni economiche che avrebbero in seguito portato agli eventi del 1973.

Il 29 giugno 1973, un reggimento corazzato al comando del colonnello Roberto Souper circondò il palazzo presidenziale (la Moneda) in un violento ma infruttuoso tentativo di golpe. Quel colpo fallito venne seguito da un ulteriore attacco alla fine di luglio, cui questa volta si aggiunsero anche i minatori di rame di El Teniente. Il 9 agosto, il generale Prats venne nominato Ministro della Difesa, ma questa decisione si rivelò così impopolare presso i militari che il 22 agosto fu costretto a dimettersi, non solo da quell’incarico, ma anche da quello di comandante in capo dell’esercito; venne sostituito in quest’ultimo ruolo da Pinochet.

L’undici settembre Allende si trovava alla Moneda con le sue guardie del corpo e ad alcuni ministri quando venne a conoscenza del colpo di stato e il suo primo pensiero fu per le sorti di Pinochet ignorando il fatto che a guidare il golpe era lo stesso generale. Dopo una serie di ultimatum, Allende si convinse che per lui era finita, fece allontanare le figlie e i suoi ministri e si barricò dentro il palazzo presidenziale dove  diramò il suo ultimo e commuovente discorso in cui chiedeva ai cileni di resistere civilmente, di non aiutarlo per paura che molti compatriotti che a lui avevano affidato le speranze e le loro vite, morissero. Un ultimo ultimatum fu lanciato ma Allende non uscì e, affacciatosi al un balcone urlò “Allende non si arrende”. L’assedio alla Moneda duro un giorno, quando ormai i militari traditori erano entrati nel palazzo, Allende si chiuse nella stanza del gabinetto, si puntò alla bocca il mitra regalatogli da Fidel e si uccise. Uno dei suoi collaboratori lo trovò ancora con il mitra in mano, lo avvolse in una bandiera cilena e tornò a combattere gridando “il presidente è morto, viva il Cile vaffanculo, viva Allende”. Quando le ultime resistenze si arresero i soldati trovarono il corpo di Allende avvolto nella bandiera nazionale. E così il sogno di Allende morì con lui, il sogno di un Paese in mano ai lavoratori, in cui i politici fossero al servizio del popolo era caduto. Se l’undici settembre 2001 è stato un attacco all’occidente, l’undici settembre 1973 è stato senza alcun dubbio un attacco contro la democrazia e il popolo cileno ma ahime, nessuno tra i politici sembra ricordarlo e quindi spetta a noi, i campesinos, gli estudiantes, i trabacadores de todo el mundo a ricordare il compagno Allende e i 5000 cileni uccisi dalla dittatura di Pinochet. Hasta siempre compagnero presidente

Pubblicato in: politica

J’ACCUSE


Dopo anni di sonnolenta “pace sociale “e sonno dei cuori e delle menti, un grande movimento, quello del No Berlusconi day 5 dicembre 2009, scuote l’italietta.

Un grande movimento trasversale politico  ma non partitico , gioioso ma fermo,movimento di cittadini decisi a prendere in mano le proprie sorti a dispetto dei partiti di destra e di sinistra.

Tanti i tentativi di appropriarsene.

Pochi, o nulli,  i tentativi di capire il perchè di questo successo.

Ma la disfatta di un movimento ancora in fasce che poteva avere la forza di cambiare  la politica e quindi le sorti del paese è venuta dall’interno.

Manie di protagonismo, ridicole nostalgie girotondine, profittatori dell’ultima ora, infiltrati dei partiti, incapacità politica di gestire questa grande novità…. di tutto e di più

Ma in particolare

j’accuse

Gianfranco Mascia ,parvenù di fine ottobre 2009, a cui è stato incautamente  affidato l’incarico di gestire localmente l’organizzazione della manifestazione a Roma…

Franz Mannino e Massimo Malerba  ( i finti San Precario ) e amiche intime per la gestione stalinista della pagina.Facebook….

Sotto i colpi di censure, liti,rappacificazioni ed ancora liti,  rivisitazione di girotondi  in chiave moderna e ridicola….il grande movimento ha ceduto, si è sbriciolato.

Coloro che furono tra i  primi promotori a diverso titolo ( tra cui  io ) abbiamo sofferto in silenzio, forse abbiamo anche pianto….dalla rabbia nella nostra  posizione di  estromessi ed isolati ….

Mascia, Malerba, Mannino io oggi vi accuso di aver ridotto in cenere il più grande movimento dell’Italia degli ultimi 150 anni.

Non è una battuta ,è la verità.

Ma alla verità occorre piegarsi, senza dolore, ma con l’animo sereno di aver fatto qualcosa di utile per l’Italia che muore.

Chi può ….chi l’animo l’ha sereno

Io , Giovanna Paschero , Freek, Giuseppe Grisorio, Anna Porta, Vittorio Faraoni, Roberta Passerini e molti altri ( che non ci cito ma sono ben presenti !) possiamo…

e so che non demorderemo tanto facilmente,anche se con strade  diverse…

Franca C.

Pubblicato in: berlusconeide, economia, LAVORO, politica

Il “Paese di merda”


Dal blog La Fuga dei Talenti.   Di Sergio Nava.

Quando questo blog è partito, oltre due anni fa, mai avremmo immaginato di trovare un giorno, quale testimonial d’eccezione, persino il premier Silvio Berlusconi. Lo stesso che quasi vent’anni fa proclamava, in un noto spot pubblicitario, “L’Italia è il Paese che amo”.

Ore 23.24, 13 luglio, Berlusconi parla con Valter Lavitola: “Tra qualche mese me ne vado, vado via da questo Paese di merda… di cui… sono nauseato… punto e basta…“.

Estrapolate per un attimo queste parole, facendo finta di non conoscere la persona che fa questa affermazione. Non vi sembrano le stesse, magari meno volgari, che avete sentito ripetere migliaia di volte dai giovani di questo Paese?

E’ questo che colpisce. La confusione è totale: i responsabili di questa situazione e gli innocenti ormai si mischiano e si confondono, in un calderone dove diventa sempre più difficile distinguere chi è onesto intellettualmente, e chi no.

Prendiamo Berlusconi: al di là delle non trascurabili vicende giudiziarie che lo vedono coinvolto (impensabili, per un premier straniero), quotidiani autorevoli come il Wall Street Journal e il Financial Times (per non parlare, in passato del settimanale The Economist”), lo hanno accusato di: 1) confondere i mercati con le continue sbandate sulla manovra economica, 2) non avere lo stomaco per varare misure impopolari (ma necessarie), 3) avere una forte inclinazione per i colpi di teatro, 4) essere alla guida di un Paese con i giorni contati sui mercati. Insomma, qui di chi sarebbe la colpa? Di una non meglio definita “Italia”, o di chi non ha uno straccio di idea su come governarla?

Onestà intellettuale: ecco una merce di cui avremmo bisogno in quantità industriali. Per il momento, chiunque abbia anche solamente un briciolo di responsabilità nei confronti dello sfascio ormai evidente di questo Paese, è pregato di starsene zitto.

E di lasciare certe affermazioni a chi è stato veramente tradito e preso per i fondelli da una classe dirigente provinciale, inetta, corporativa e da Terzo Mondo. La lista è lunga, proviamo a stilarla sulla base delle ultime notizie:

-i giovani imprenditori di prima generazione, che secondo Datagiovani si sono ridotti di circa 64mila unità, 7800 in meno solo nell’ultimo anno. L’area più colpita dalla moria di imprenditori under 30 è -pensate- il Nordest. Non ci credono più, a investire in questo Paese.

-il 60% di giovani che continua a pensare che si possa trovare lavoro senza spintarelle o raccomandazioni. Già, perché il dato scandaloso, secondo l’Isfol, è che ben 4 giovani su 10 hanno trovato così un impiego. Per intenderci, i contatti nell’ambiente lavorativo, vale a dire la cosiddetta “segnalazione all’anglosassone” (la norma in Usa e UK), contano solo per il 7,5%. Ridicola la percentuale che trova lavoro con i Centri per l’Impiego: il 3%!

-il 27,6% dei giovani, ancora disoccupati. Nel Primo Mondo, in Olanda e Austria, non arrivano al 10%.

-ancora i giovani, che nel 2008 ricevevano ancora 300mila offerte di lavoro dalle aziende del Belpaese. Nel 2011 saranno solo 208mila. Fate voi i conti sul calo percentuale (!). Le statistiche sono di Datagiovani.

tutti coloro che hanno studiato, investendo nella propria formazione: per le Acli, nel 2010 sono andate perse 70mila posizioni dirigenziali, 78mila impieghi da professionista della conoscenza, e oltre 100mila tecnici. Intanto il 45% dei disoccupati italiani vive in questa condizione da oltre due anni, mentre gli scoraggiati sono oltre il doppio della media europea.

-i ricercatori, che -sempre secondo le Acli- sono impiegati in quantità risibili dal settore privato: 105mila in tutto, con l’Italia fanalino di coda tra i Paesi più sviluppati. Sei volte in meno rispetto ai ricercatori del Giappone, tre volte e mezzo in meno rispetto a quelli della Germania (settore privato).

Sullo sfondo, un Paese dove i consumi sono fermi (in 17 regioni potrebbero risultare quest’anno inferiori rispetto a quelli del 2000), dove la crescita del Pil non raggiunge nemmeno più neppure la ridicola quota dell’1% (lo afferma l’Istat, confortata dalle stime di Bankitalia e dell’Fmi – +0,8% nel 2011).

Un Paese, per dirla con l’editorialista de Il Sole 24 Ore Carlo Carboni, alla ricerca disperata di un’élite con senso morale. Basterebbe -per cominciare- un’élite. Manco quella abbiamo… Ci bagna il naso persino la Turchia, che -come informa il portale Eurasianet.org, riesce a far rientrare tra gli 8000 e i 10mila giovani talenti all’anno.

Noi invece facciamo di tutto per farli scappare. Alla fine ci siamo talmente tafazzati, che se ne vuole andare persino il premier. Come sempre, la colpa sarà di nessuno. Tutti vittime, nessun colpevole. La solita Italia. Condannata non più al declino, ma all’estinzione.

FONTE :  http://fugadeitalenti.wordpress.com/2011/09/07/il-paese-di-merda/

Pubblicato in: economia, INGIUSTIZIE, LAVORO, magistratura, politica, sociale, società

L’abrogazione del lavoratore


Di Samanta di Persio

Dal 2006 ho cominciato a fare ricerche per poter scrivere il primo libro Morti bianche. Pensavo che il sindacato fosse il mio principale link per poter intervistare lavoratori e familiari, mi sbagliavo di grosso. Nella pagina dei ringraziamenti sono menzionati tutti quelli che mi hanno fornito materiale o messo in contatto con i testimoni, basta una mano per aiutarsi nei conti (sic!). Scrissi una mail a tutte le sedi Cgil non mi rispose nessuno, quando andai a L’Aquila, la città dove vivo, incontrai la segretaria della Fillea, non le dissi che stavo scrivendo un libro, mi finsi studentessa, la sua risposta fu: “Vai all’Inail” Incominciava la mia mutazione in palla da flipper. Ero contrastata fra due sensazioni: smarrimento e presa di coscienza. La seconda mi spaventava, per fortuna incontrai esponenti di sindacati autorganizzati, la maggior parte provenienti da sindacati di base. Un altro incontro fortunato fu quello con il dottor Luigi Carpentiero di Medicina Democratica. Mi parlò di un fenomeno diffusissimo sul lavoro: il mobbing. Cominciai a fare contemporaneamente due ricerche: infortuni sul lavoro e mobbing. Nel codice penale italiano il mobbing non è previsto come un reato, per questo il lavoratore che incappa in vessazioni sul luogo di lavoro, può soltanto intraprendere una causa civile e chiedere il risarcimento del danno. Fino a che il lavoratore mobbizzato non si ammala di mobbing, la tutela in ambito penalistico non può essere applicata perché è difficile dimostrare il nesso di casualità.  Questa pratica è spesso condotta con il fine di indurre la vittima ad abbandonare spontaneamente il lavoro, senza quindi ricorrere al licenziamento, per ritorsione a seguito di comportamenti non condivisi (ad esempio, denuncia ai superiori o all’esterno di irregolarità sul posto di lavoro), o per il rifiuto della vittima di sottostare a proposte o richieste immorali (sessuali, di eseguire operazioni contrarie a divieti deontologici o etici, etc.) o illegali. Tali comportamenti si verificano sia nel pubblico impiego che nel privato. Secondo l’Inail, che per prima in Italia ha definito il mobbing lavorativo qualificandolo come costrittività organizzativa, le possibili azioni traumatiche possono riguardare la marginalizzazione dalla attività lavorativa, lo svuotamento delle mansioni, la mancata assegnazione dei compiti lavorativi o degli strumenti di lavoro, i ripetuti trasferimenti ingiustificati, la prolungata attribuzione di compiti dequalificanti rispetto al profilo professionale posseduto o di compiti esorbitanti o eccessivi anche in relazione a eventuali condizioni di handicap psico-fisici, l’impedimento sistematico e strutturale all’accesso a notizie, la inadeguatezza strutturale e sistematica delle informazioni inerenti l’ordinaria attività di lavoro, l’esclusione reiterata da iniziative formative, il controllo esasperato ed eccessivo. Nella violenza attuata con la strategia delle sistemiche vessazioni morali, per un desiderio di onnipotenza, talvolta inconsciamente, di processi perversi che incatenano psicologicamente le vittime e impediscono loro di reagire. Questi stessi comportamenti, vere e proprie macchinazioni preparate per ingannare, mortificare ed indurre la vittima a fare un passo falso, sono classificabili in sei raggruppamenti: rifiuto della comunicazione diretta, svalutazione e squalifica della professionalità, discredito della persona, isolamento, oppressione mediante angherie, indirizzamento dell’altro all’errore. Ho raccolto molte testimonianze, persone demotivate, svuotate dell’identità, sull’orlo del suicidio, ma grazie ai pochi strumenti che li tutelano dopo vent’anni hanno vinto cause, dopo anni ce l’hanno ancora in piedi e sperano di poter avere un epilogo positivo. Se il governo Berlusconi, la favola del milione di posti di lavoro, (dal 1994 abbiamo perso milioni di lavoratori) concede la possibilità di poter licenziare in deroga all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, di fatto significa poter licenziare indiscriminatamente. In molte realtà aziendali esistono dei veri e propri reparti confino, a questo punto non hanno più motivo di esistere. Ancora una volta, in culo ai lavoratori!

http://sdp80.wordpress.com/2011/09/06/labrogazione-del-lavoratore/

Pubblicato in: economia, LAVORO, politica, sociale

Chi ha ancora bisogno del sindacato?


By Malafemmina

Io non li sopporto i sindacati, per esempio. Me lo ricordo, si, che sono fatti di lavoratori e lavoratrici. Almeno chi ha le tessere lo è, lavoratore e lavoratrice. Ma sono diventati enti parastatali, escrescenze istituzionali, prolungamenti di confindustria, erezioni dei membri del governo. Sono diventati qualcosa che non rappresentano me, precaria, lavoratrice, disoccupata a fasi alterne, con tre lavori tutti di cacca a fasi altrettanto alterne, anzi no, contemporaneamente, altrimenti non ci si fa a fine mese.

I sindacati sono questa cosa per cui il governo decide che tra una manovra finanziaria e l’altra mette dentro anche un paragrafo in cui si dice che con l’accordo dei sindacati quegli sfruttatori degli imprenditori possono licenziare chi gli pare. Come se i sindacati fossero diventati agenzie interinali.

Certo, io non so neppure che cos’è l’articolo 18, perché con i miei contratti non viene proprio applicato, ma un po’ ci credo al fatto che se sbraca anche quella parte di diritti a me non viene per nulla semplice recuperare lo svantaggio.

Si partiva dal presupposto che bisognava equiparare i diritti e si finisce per equiparare gli svantaggi. E la cosa mi rende profondamente scontenta e preoccupata, perché se vanno a picco anche gli articoli 18, e andiamo a picco noi, chi resta in piedi? Perché le cadute sono a precipizio, va giù uno e vengono giù tutti gli altri, e se il progetto è quello di buttare giù tutti dalla rupe, di rendere tutti più ricattabili, di lasciare che i padroni facciano il bello e il cattivo tempo, allora non hanno capito proprio niente.

A meno che il gioco tutti giù per terra significa che poi ci si rialza tutti assieme, perché siamo tutti sulla stessa barca e allora nessuno ha più niente da perdere. Fine della coesione sociale ma anche fine dell’illusione delle divisioni di classe tra quelli che hanno lavoro garantito e quelli che no.

Ci saranno solo padroni e schiavi, senza mediazioni di sorta a parte qualche kapo’ (i sindacalisti) come in tutti i lager che si rispettino e il mondo diventerà tutto (se non lo è già) come un enorme campo di concentramento.

Quasi quasi l’aspetto il momento in cui anche gli articoli 18 e i contrattualizzati a tempo indeterminato saranno licenziati senza alcuna ragione, con il benestare di quei paraculi dei sindacalisti che se gli fai bau poi urlano al terrorista. L’aspetto perché così finisce l’illusione, finiscono i mutui e l’economia che gira e quel poco che rimane a sostenere l’illusione di qualcosa che non c’è e tutto cola a picco perché non si potranno pagare le case, gli affitti, le bollette e allora le imprese potranno delocalizzare pure al polo nord per assumere le foche e i pinguini a costo zero ma poi comunque gli tocca rivendere servizi e prodotti agli extraterrestri di marte, che non è detto che nel frattempo non abbiano sviluppato un loro mercato e non stiano per colonizzarci.

Anzi quasi quasi ora mando lì un curriculum perché mi pare che il futuro sia altrove perché qui tutta l’economia implode e solo i grulli possono pensare che taglio dopo taglio resti ancora qualcosa da vedere. Si sa che le evirazioni, pezzo dopo pezzo, costano comunque l’efficienza del pezzo e se i testicoli (alias i coglioni) immaginano di poter esistere da soli hanno sbagliato proprio tutto.

Se non mi dai soldi io non compro e se non compro tu chiudi e se tu chiudi poi non venire da me a dirmi che è per colpa mia che licenzi perché se tu non mi paghi che mi licenzi a fare? Mi hai già messo in mezzo alla strada e tutto quello che dici sono balle.

I bambini lo sanno, fanno tutti giù per terra, si rialzano, si danno una mano, e il principio è lo stesso, non ci sono distinzioni e sanno bene che in un cerchio se qualcuno cade tira giù tutti gli altri e se si rialza troppo in fretta deve trascinare gli altri con se’, perché non siamo monadi solitarie e non funziona una economia pensata a compartimenti stagni.

Io so che un privilegio a me significa una linea di demarcazione tra me e chi invece rappresenta il mio punto di riferimento sociale. Io non voglio favori. Non voglio mantenermi il diritto al lavoro leccando il culo al padrone e non mi faccio rappresentare da un sindacalista idiota che mi toglie il diritto di rappresentare me stessa e di dire che no, il mio contratto non si tocca, e il tuo accordo con i ricchi dei piani alti puoi mettertelo dove sai tu.

Siamo quasi in autunno e io avanzo un botto di soldi da datori di lavoro che rubano energia e poi non vogliono pagare. Se vogliono sanare l’economia cominciassero col dire che i datori di lavoro devono pagare gli stipendi e devono pagare adeguatamente altrimenti quello che producono gli resterà sul groppone perché io, di sicuro, non lo comprerò.

Questa cosa che per licenziarmi tu devi accordarti con il sindacato, che rappresenta un potere fatto di niente perché se non ha la truppa di lavoratori da portare in piazza non ha alcun potere di rappresentanza, è completamente svuotato di senso, e allora suggerisco alle persone iscritte a questi sindacati che vanno sottobraccio coi padroni di ritirare le tessere, mettersi d’accordo e cominciare a organizzare altre forme di autorappresentazione.

Siamo noi che abbiamo il potere di scendere in piazza e chiamare altra gente a bloccare il paese intero. Siamo noi che se ci fermiamo non si muove più nessuno. Le donne, gli uomini, quelli che non hanno rappresentanza sindacale, quelli che se fanno sciopero (precario) va tutto in malora.

A partire da noi inizia l’autorganizzazione e l’autorappresentanza perché i datori di lavoro devono parlare con noi e non con soggetti che sono fantasmi di se stessi. Puttane istituzionali, pezzi di fango staccato dalle suole dei membri di confindustria, scarti di regime, lecchini del potere.

I sindacati non ci servono. Serviamo noi e noi ci siamo.

FONTE : http://malafemmina.wordpress.com/2011/09/04/chi-ha-ancora-bisogno-del-sindacato/

Pubblicato in: magistratura, MALAFFARE, pd, politica

Fatti di gente perbene


Di Lameduck dal blog Mente Critica
 
«È una vicenda dolorosa, ma è anche l’occasione per fare una riflessione ulteriore non solo sul nostro diverso modo di procedere rispetto alla maggioranza, fatto di fiducia nella magistratura, passi indietro, uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, ma anche sul fatto che dobbiamo mettere ogni impegno nel migliorare l’esigibilità dei nostri codici etici e del nostro Statuto. E ci stiamo lavorando. Ma la nostra gente ci chiede anche di reagire a teorie che vanno oltre le legittime critiche, e che descrivono il Pd come un corpo malato. Abbiamo fatto partire un po’ di denunce. Né accettiamo che si faccia di tutta l’erba un fascio e che si indebolisca per questa via l’unico strumento che gli italiani hanno per il cambiamento». (P. Bersani, intervista all’Unità, 3 settembre 2011.)

 C’è tutto Bersani e tutta la weltanschauung piddina in questo ragionamento. La pretesa della diversità per se e quasi come dogma, la riflessione – che si porta su tutto – e lo “stare lavorando” al posto del prendere un’iniziativa, dell’azione, del fare delle scelte; il farsi scudo dei militanti che “ci chiedono di reagire” e la dichiarazione finale, insopportabilmente ricattatoria, di autoinsostituibilità di una classe dirigente, l’ineluttabilità del cambiamento che può solo passare attraverso di essa o sul suo cadavere. Après nous le dèluge. Come B. che pensa di essere eterno.

Per Bersani, che il capo della sua segreteria politica dal 2009 Filippo Penati sia indagato per corruzione e finanziamento illecito al partito per vicende spalmatesi negli ultimi dieci anni è solo una “vicenda dolorosa”. Aggettivo che sarebbe congruo solo se si trattasse di uno sciagurato che si è arricchito alle spalle del partito ingannando cani e porci, compreso il suo segretario, ma che è assolutamente inadeguato se per caso la corruzione era parte di un sistema, di un modo per tenersi buoni gli uni gli altri tra imprenditori, politici e partiti al fine di avvantaggiarsene reciprocamente, con Penati a quel punto solo pedina fra le tante sulla scacchiera.
Sono tutti fatti da dimostrare in sede giudiziaria, è ovvio, però il sospetto è brutto e, più che di macchina del fango, ho paura che si tratti di cannoni sparaneve caricati a merda.
Per questo ci vorrebbe meno indecisione nel rendere conto di fatti precisi. Meno supponenza da “noi siamo diversi” e tendenza al risentimento quando qualcuno fa giustamente delle critiche. Invece Bersani continua solo ad incazzarsi, a fare il piangina e a minacciare querele invece di rispondere alle domande. Come il suo gemello settembrino in fondotinta. Sarà colpa del sole in Bilancia.
Basterebbe intanto che Bersani ci rassicurasse sullo scambio di telefonate – testimoniate da intercettazioni pubblicate fin dal 2006 –  tra lui, il gruppo Gavio e Penati.
Tutta la storia dell’affare Milano Serravalle è raccontata da Gianni Barbacetto in un libro del 2007, ma diciamo solo come si è conclusa: nel 2004 la Provincia di Milano guidata da Penati  acquisisce il 15% delle quote di proprietà del Gruppo di Marcellino Gavio della Milano-Serravalle, pagandole quasi quattro volte oltre il loro valore. Una cifra enorme, 238.000.000 di euro di denaro pubblico, contenenti quindi una plusvalenza per il venditore di € 179.000.000. Un amministratore pubblico che fa questi regali ai privati non pare molto auspicabile ma ciò che incuriosisce i magistrati è ciò che accade dopo. Nel 2005 Gavio partecipa a fianco di Consorte (Unipol) alla scalata di BNL, con una quota di € 50.000.000. Non sarà che quella partecipazione è un ringraziamento, un modo per sdebitarsi con il partito per l’affarone fatto con la Serravalle?
Si dirà, sono tutte maldicenze del centrodestra che aveva osteggiato l’affare nelle persone di Ombretta Colli e Gabriele Albertini. Sarà, tuttavia l’intermediario di Gavio è tale Binasco, nientemeno che colui che inguaiò Primo Greganti e il PCI nel corso delle indagini di Tangentopoli, e che videro alla fine dei relativi processi condannati sia il concusso che il concussore.
Un personaggio al quale un dirigente DS, visti i trascorsi tangentopolitani dell’interlocutore, non avrebbe dovuto nemmeno rivolgere la parola per paura di inguaiare di nuovo il partito.
Ecco, il punto è che Gavio ha bisogno di parlare con Penati per sbloccare l’affare Serravalle e telefona invece a Bersani il quale gli risponde che può parlare direttamente con Penati. Qualche giorno dopo Penati telefona a Gavio:
Penati: «Buon giorno, mi ha dato il suo numero l’onorevole Bersani…».
Gavio: «Sì, volevo fare due chiacchiere con lei quando era possibile…».
Penati: «Guardi, non so… Beviamo un caffè».
Gavio non poteva telefonare direttamente a Penati in Provincia? In ogni caso l’effetto “mi manda Bersani”, sarà un’illusione ottica ma è abbastanza evidente e meriterebbe una spiegazione da parte dell’interessato. Visto oltretutto che Penati fa carriera fino a diventare, nel 2009, capo della sua segreteria politica.
Ora, il problema di fronte a queste ombre ed insinuazioni sull’illibatezza del PD – e prima dei DS – sulla base di pesanti indizi, sono i militanti piddini, che non vogliono sentir parlare di questi fatti, si mettono le mani sulle orecchie facendo bla-bla-bla e reagiscono dicendo che Di Caterina e Pasini, gli accusatori di Penati, sono vicini al centrodestra, quindi non attendibili. Che tutte le maldicenze sulla vicenda Milano Serravalle sono una vendetta di Ombretta Colli. Che Bersani non deve rendere conto di alcunché a Sallusti che grufola nello scandalo scrivendo paginate e paginate sull’affaire Penati. E soprattutto, che parlare di queste cose è il solito autolesionismo tafazziano della sinistra e che in questi momenti bisogna essere uniti e che questa è antipolitica.
Vedete, amici, se Sallusti grufola è perché gli se ne dà modo.
Non si può nascondere la testa sotto la sabbia e negare a priori che possa esistere e non da oggi un sistema di gestione degli affari da parte della sinistra che assomiglia molto a quello della destra.
Ho l’impressione che, siccome la vittoria alle prossime elezioni pare probabile, visto il disastro berlusconiano, i piddini intesi come base non abbiano alcuna voglia di rifondarsi, dandosi finalmente una dirigenza nuova in vista della Terza Repubblica ma siano disposti a tenersi questa, anche se chiacchierata e più logora di un calzino bucato. Con i Bersani lanciaquerele, i D’Alema – e dicendo D’Alema si è già detto tutto, i Fassino abbiamo-una-banca e i Letta abbiamo-un-banchiere.*  Più le varie beghine che vorrebbero trasformare il Partito Democratico in Partito Democristiano.
I fans del PD sono talmente attaccati alla vecchia dirigenza che non riescono ad immaginarne un ricambio. In questi casi ti chiedono: “E chi ci mettiamo al posto di Bersani?” come se stessimo parlando di un Berlinguer. Renzi no, per carità, Ciwati nemmeno – i rottamatori, muhahaha!, Zingaretti – uhm si farà ma per ora lasciamolo dov’è, meglio Bersani; la Serracchiani – troppo inesperta povera cocca, meglio Bersani.
E’ così importante fare un nome piuttosto che un altro se l’unico che accetteranno mai è il segretario del partito perché pensano ancora che bisogna votare chi dice il partito? Non dite che non è così. Meno male che gli elettori di sinistra invece cominciano ad essere più autonomi nelle scelte e sempre più sovente eleggono nomi che non erano quelli designati dalla segreteria del PD. Vedi Pisapia e Zedda.
L’immobilismo, la tetraparesi da centralismo democratico di questo partito di mummie che credono di essere ancora vive, contagia anche la base,  che accetta tutto purché si vinca e si torni al governo. Non per mandar via Berlusconi, ma per mettersi al suo posto. Cambiar gestione ad un ristorante purché serva sempre le stesse polpette avvelenate. Polpette che mangiano tutti e che finiscono anche nei nostri piatti.
Non è qualunquismo ma più di un sospetto che possa trattarsi di una triste realtà. Pensare che un partito possa aver vissuto in un paese con la corruzione al posto del DNA senza farsi corrompere con fenomenali incentivi come potere e denaro è un ragionamento molto ingenuo. E’ come quando uno viene morsicato dal vampiro, si vampirizza anche lui.
Detto questo, io mi auguro di cuore che Penati abbia solo fatto la cresta come le colf disoneste che vanno a far la spesa all’Esselunga con il borsellino della padrona, e che Bersani e il PD siano puri siccome angeli, perché sentire gli sfottò e le prediche di Sallusti e di tutta la merda stampata e televisiva berlusconiana mi sarebbe ancora una volta, dopo la Commissione Mitrokhin, intollerabile.
Una preghiera, però, amici del PD. Se dovessero emergere responsabilità precise della dirigenza PD negli episodi di corruzione attualmente sotto indagine della magistratura, se venisse dimostrato il finanziamento illecito, non voglio sentire lagne che “noi siamo diversi” e “bisogna distinguere”. Se avete le palle dovete andare da Bersani e dirgli di levarsi dai coglioni e con lui tutti gli altri residuati bellici del partito sopravvissuti dalla prima repubblica. Anche se lì per lì non saprete chi mettere al loro posto.
Se vogliamo veramente cambiare e salvare questo paese dal cancro della corruzione, questa volta, a differenza degli anni novanta, non dovremo avere nessuna pietà. Tanto meno per quelli della nostra parte.
Ho paura però che gli elettori e simpatizzanti del PD siano come certi mariti innamorati ai quali portano le fotografie della moglie in atteggiamento inequivocabile con un altro e loro rispondono: “Non è possibile, lei non farebbe mai una cosa simile e poi questa qui nelle foto non è lei.”