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La Libertà è sempre con la elle maiuscola !


di Gio’ Chianta

Quelli che un giorno si e l’altro pure si dicono liberali, fanno congressi e manifestazioni sulla libertà, fondano partiti come “Il Popolo della libertà”, ogni tre parole pronunciano la parola libertà, sono proprio gli stessi che sono contrari all’aborto, alla fecondazione assistita, alla possibilità di scegliere se curarsi o meno, alla legalizzazione della prostituzione (solo per gli altri pero’) e a mille altre Libertà. Libertà appunto, con la elle maiuscola: la Libertà di essere padroni di sè stessi. Mentre per loro la libertà non ha mai la elle maiuscola. Questi mistificatori, in nome della loro pseudo libertà, adottano provvedimenti che obbligano, imprigionano, costringono, vietano e sottomettono le Libertà  personali. Esiste una sola Libertà ed ha sempre la elle maiuscola.

A proposito di Libertà,  per Giogio Gaber la Libertà è partecipazione

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L’AMORE ASSASSINO


Quella che fu uccisa perché non le riuscivano più i biscotti al forno come una volta. Disse così il marito quando lo arrestarono, prima mi amava e ci metteva passione a farmi le cose, poi non le è importato più niente di me, bruciava i biscotti. Quella che finì al creatore per un quadro appeso storto. Lo sapeva, disse il marito, che io tutto sopporto, tranne i quadri appesi storti. Quella che finì all’obitorio per dieci minuti di ritardo. Mai una volta puntuale, disse il fidanzato mentre lo portavano via. E tutte le altre morti assurde, per un po’ di sale in più nell’insalata o per il tubetto del dentifricio vuoto. E tutte le morti per un NO. Mariti rifiutati nel letto e amanti rifiutati nella vita. Bambini di 90 chili che uccidono perché si è rotto o gli hanno tolto il giocattolo. Le passioni che si trasformano in capricci, ma non per questo sono meno furiose. Anzi deflagrano come bombe. Le passioni che non hanno più lo sfogo delle parole. I sentimenti covati in solitudine in case dalle pareti sempre più spesse, in città senza luoghi comunitari dove condividerle. Le emozioni soffocate dalla precarietà del lavoro e delle esistenze. A Tahiti parlano una lingua dove ci sono parole per esprimere il dolore fisico, ma non quello psichico: la percentuale dei suicidi nella popolazione è altissima. Non riescono a metabolizzare il dolore spirituale, lo sfogano irrazionalmente. Noi abbiamo quelle parole, ma non le usiamo più. O le usiamo male: le parole dell’amore stereotipate delle fiction che non insegnano l’amore. Ci vogliono parole per dire l’amore, ci vuole un vocabolario per raccontarlo, senza un lessico l’amore diventa assassino. Perché rimane infantile, non cresce, è banale nella maggior parte dei casi, scoppia brutale in alcuni frangenti. Che diventano sempre più numerosi: le donne uccise aumentano di anno in anno, in parallelo con l’imbarbarimento del lingiuaggio e delle relazioni sociali. E si riaffermano gerarchie primordiali, la sopraffazione del maschio, il primato della forza fisica sul ragionamento. E ne subiscono le conseguenze gli individui più deboli fisicamente, come nella giungla: le donne. Ma anche i bambini. Dove cessano le parole inizia il corpo a corpo. Te la prendi con il nemico più facile da battere a sberle: non hai fegato con il tuo capo, c’è tua moglie a casa a farti da punching ball. Fino a quando non la uccidi per una pasta scotta.

Lucia Del Grosso

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Padre Amorth: “Fare yoga è satanico”. Non pagare L’ICI ? L’otto per mille ? I preti pedofili ? Questo non è satanico ?


Proprio di recente ho letto una dichiarazione dell’esorcista padre Amorth: “Fare yoga è satanico. Porta al male come Harry Potter. Ora, ammettendo che cio’ possa avvicinarsi minimamente alla verità, verrebbe da chiedersi: se lo yoga è satanico perchè porta al male, non pagare  l’ICI, prendersi l’otto per mille e lasciare impuniti molti preti pedofili non è satanico ?

 Dal mio punto di vista anche il non pagamento dell’ICI per gli immobili della Chiesa (immobili destinati ad attività con scopo di lucro) è satanico. Porta molti meno soldi nelle tasche dello Stato ed è la piu’ grande forma di evasione fiscale legalizzata. 

Anche prendere l’otto per mille dell’IRPEF di chi non ha mai firmato nessun modulo per destinare l’otto per mille alla Chiesa Cattolica (il 60 % dei contribuenti) è satanico. Porta, con l’inganno legalizzato, tanti soldi nelle vostre tasche.

Anche destinare solamente il 20 % degli introiti provenienti dall’otto per mille in opere di carità in Italia e all’estero è satanico. Porta alla convinzione che quei soldi servano piu’ a voi che ai poveri cristi, anche perchè è un dato di fatto.

Anche vivere nel lusso della città del Vaticano è satanico. Perché un certo Gesu’ (ve lo ricordate ?) predicava la povertà.

Anche proibire l’uso del preservativo è satanico. Porta tanti morti per AIDS.

Anche lasciare impuniti i preti pedofili è satanico. Porta tante anime innocenti nella disperazione.

E qui mi fermo, perché l’elenco sarebbe davvero lungo.

Sono convinto che se Gesu’ potesse scendere da quella Croce vi denuncerebbe per sfruttamento illegale della sua immagine per fini commerciali e per diffamazione.

Ma non bisogna generalizzare, quindi grazie ai  Don Gallo, Don Ciotti, Padre Pino Puglisi, ai tanti preti che non mistificano il vero messaggio evangelico, grazie ai tanti missionari che operano nella zone piu’ povere del mondo.

Gio’ Chianta

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VOTO AI FIGLI DI IMMIGRATI : UNA QUESTIONE NON SOLO DI UMANITA’ MA DI LOGICA


Questa settimana, oltre ai soliti problemi della finanza, tengono banco i malcontenti della Lega Nord per le parole del Presidente Napolitano  riguardo al riconoscimento della cittadinanza italiana ai figli degli immigrati nati in Italia . Innanzitutto una considerazione : credo che solo una minoranza di italiani sapesse dell’ esistenza di questa anomalia. La Questione sarebbe dovuta essere posta dal precedente Capo del Governo che invece, per non scontentare il prezioso alleato, ha messo la cosa nel cassetto, per rimandarla a data da destinarsi. Proviamo per un attimo a reprimere il sentimento di disgusto e di schifo per chi sostiene certe teorie xenofobe e analizziamo la cosa….Cosa vuol dire essere un cittadino ? Vuol dire fare parte della comunita’, accettare le leggi dello Stato e avere diritti e doveri verso di esso . Ogni persona che nasce sul territorio Nazionale DEVE godere del  diritto la cittadinanza . Ora mettiamo che un figlio di immigrati diventi anch’esso genitore : cosa saranno i suoi figli ? Non certo cittadini italiani, se le cose rimangono cosi’… E nemmeno cittadini di uno Stato straniero, di cui magari non conoscono nemmeno la lingua e che il suddetto Stato non riconoscera’ come suoi appartenenti in quanto nati in territorio straniero. Saranno quindi degli eterni apolidi, senza alcun diritto come gli altri cittadini, pur avendo stesse abitudini e stessa lingua, in nome di una fantomatica stirpe italica. Ma poi, come si misura questa fantomatica stirpe ? Daglli anni passati sul territorio ? Io posso essere nato in Italia e aver sempre vissuto all’ estero ma saro’ sempre un cittadino italiano , magari con doppia nazionalita’ e fin quando e se lo desidero. Dal credo religioso ? Ricordo che nella nostra Costituzione vi e’ la liberta’ di culto e questa presa di posizione leghista nella difesa della religione cattolica e’ pura demagogia. Si misura dal come si parli la lingua nazionale ? Beh,, credo che gli stranieri la parlino sicuramente molto meglio di tanti buzzurri leghisti che al massimo arrivano al loro dialetto ….  e ne vanno pure fieri.Si potrebbe tirare in ballo un discorso autoctono, cioe’ la cittadinaza esclusivamente a coloro che sono da sempre, come genealogia, italiani : quanti allora lo sono ? Se risalissimo alle nostre progenie, vedremmo che piu’ si va’ indietro nel tempo e maggiore e’ la probabilita’ che abbiamo origini da popoli di altri Paesi, che hanno abitato le nostre odierne terre. Vi siete mai chiesti signori leghisti cosa e’ che ci rende unici , nel bene e nel male ? Da cosa derivi questa eterogenia riguardo alle tradizioni, ai prodotti e alle caratteristiche somatiche di ognuno di noi italiani ?? Semplice …… Siamo un misto di culture e di popoli che hanno lasciato il segno nel nostro Paese e che hanno fatto si che uno Stato piccolissimo diventasse famoso in tutto il mondo . Ricordatevelo quindi e smettela di rompere con queste logiche da osteria : la gente che abita nell’ Italia settentrionale si e’ davvero stufata di essere considerata leghista, cosi’ come al sud sono stanchi di essere considerati mafiosi e scansafatiche. P. S. Riguardo a considerazioni del tipo ” LA PADANIA ESISTE IN QUANTO ESISTE IL GRANA PADANO….” , credo che la frase non necessiti di alcun commento in merito se non una mera considerazione …..Se esiste l’ Atlante Geografico , esiste anche Atlantide !!!

Gianluca Bellentani

 

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Abitanti della fantomatica Padanialand,non vi sentite italiani ? Bene, ritiratevi e finitela di romperci i cabbasisi.


E’ certamente meschino, patetico e molto ipocrita l’atteggiamento di chi pur non sentendosi italiani (ma secessionisti padani) pretendono di fare le barricate qualora venisse data la cittadinanza italiana ai figli degli immigrati. Consiglio: compratevi due ettari di terreno con i soldi pubblici (stipendi, rimborsi elettorali ecc..) che intascate da una vita dallo Stato italiano, vi costruite un parco, chiamatelo pure Padanialand, se la cosa puo’ rendervi felici e con quei quattro gatti che credono ancora alle vostre balle andateci a stare non rompendo piu’ i cabbasisi a chi è orgoglioso di essere italiano.  

Gio’ Chianta

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Caro Casini, anche Tommaso Buscetta non era un santo.


 

Casini: “Chi ci accusa non è un santo”. Caro Pierferdinando Casini, anche Toto’ Riina venne accusato di essere il capo dei capi dal testimone di Giustizia Tommaso Buscetta, che santo non era ma mafioso, proprio come Riina. Se Giovanni Falcone si fosse fermato alle qualità morali di Buscetta oggi Riina sarebbe una bestia libera. Sappiamo tutti che proprio il maxiprocesso venne basato sulle testimonianze dei pentiti di mafia: criminali della peggiore specie.

Mi auguro che nessuna delle accuse, che il suo principale accusatore le rivolge, siano vere: avrà tempo e modo per difendersi nelle sedi opportune dimostrando la falsità delle accuse.  Sarebbe auspicabile pero’, da parte di un Onorevole, già terza carica dello Stato, un atteggiamento meno superficiale e banale nel giudicare le accuse che gli vengono rivolte: frasi come quella riportata sopra non le fanno certamente onore.

Gio’ Chianta

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Bossi: “apriamo il parlamento del Nord”. Ma è un ristorante e non hanno prenotato


Pochi giorni fa sono stati costretti a dimettersi, assieme a tutto il Governo Berlusconi, prima di condurre il Paese nel baratro. Definitivamente dico.

Poi il Governo Monti, e l’immediata presa di distanza della Lega Nord. E quell’annuncio solenne: “Riapriremo il Parlamento del Nord! Riapriremo il Parlamento Padano!”. Prima convocazione: 4 dicembre 2011.

Ex Ministri, Onorevoli ed aus organ rilanciano in pompamagna: “Il nostro vero Parlamento!”.

Pensavamo di aver già raggiunto l’apogeo tragicomico. Ci sbagliavamo, naturalmente.

Sentite cosa dice Mario Maistrello, proprietario della Villa/Ristorante/Parlamento-Padano:

Si sono dimenticati di prenotare, e da qui a Natale noi siamo pieni. Una telefonata questi signori potevano anche farla … Col mio legale abbiamo diffidato direttamente il signor Bossi, che io conosco bene, non solo dal venire, ma dall’usare in modo inopportuno il nome di Villa Bonin. Vorrei vedere lui, se mi presentassi io con gli amici per una festa a via Bellerio, all’improvviso … mi dispiace, ma le nostre porte sono chiuse, in quei giorni abbiamo un battesimo ed una cena aziendale, altroché Parlamento.

Insomma, la riscossa padana (dopo 10 anni di governo) riparte da qui:
Si sono dimenticati di prenotare…
                                                

FONTI :  http://www.agoravox.it/Bossi-apriamo-il-parlamento-del.html

http://nonleggerlo.blogspot.com/2011/11/comiche-padane.html

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“Shock economy” e “Chicago boys”, questa volta in Italia


Non occorre scomodare i complotti planetari, né l’epocale crisi del capitalismo. Quello che sta accadendo in Italia è semplicemente la riconferma di un’abitudine consolidata da almeno quarant’anni: l’economia dello shock, cui una delle più importanti giornaliste del pianeta ha dedicato il suo ultimo libro.

Naomi Klein, nel 2007, con il saggio Shock Economy ha raccontato come disastri naturali, crisi economiche e guerre rappresentino ormai da decenni una ghiotta occasione su cui si avventano gli avvoltoi della nuova finanza. Nel nostro piccolo avevamo già sperimentato un esempio casareccio di shock economy, con l’agghiacciante intercettazione durante la terribile notte del terremoto d’Abruzzo in cui due imprenditori ridevano e si complimentavano per i ghiotti affari in arrivo.

E’ una prassi consolidata, una prassi planetaria. La Klein fa risalire il primo caso alla sanguinosa caduta del governo Allende e all’avvento di Pinochet, in Cile, nel lontano 1973. Al Cile sono seguiti la Russia postcomunista, con i suoi morti per fame; Cina, Polonia, Bolivia, tigri asiatiche, Iraq e persino i paesi colpiti dallo tsunami del 2006 e la New Orleans post-Katrina.

In tutti questi casi a popolazioni sotto shock, terrorizzate, paralizzate dagli eventi è stata prontamente inflitta una cura economica radicale a cui mai avrebbero ceduto se non fossero state inebetite come un pugile suonato. Una cura turbocapitalista, iperliberista, che ha tolto loro welfare, diritti acquisiti e ceduto i beni dello Stato a entità spesso straniere. I loro governi sono finiti in mano ad “esperti”, a “tecnici”, che hanno regolarmente propinato la medesima ricetta a tutte le latitudini e in tutte le situazioni: liberalizzazioni, privatizzazioni, svendite. Ricetta che non ha mai funzionato.

Furono battezzati, in quel lontano 1973 a Santiago del Cile, “Chicago Boys”. Arrivarono in massa dagli Stati Uniti, nella loro veste di consulenti del governo golpista, a rimettere a posto i “guasti” prodotti dal precedente governo socialista regolarmente eletto. Cileni addestrati all’Università di Chicago e il loro mentore era quel professor Milton Friedman insignito dello pseudo Nobel per l’economia (il Nobel per l’economia viene attribuito ogni anno dalla Banca di Svezia e non è compreso nei premi istituiti da Alfred Nobel, è molto discusso e si medita di abolirlo), colui che ha tentato in ogni modo di accreditare come scienza esatta la famigerata “invisibile mano del mercato”, oltre allo “Stato leggero”.
 
E’ il mandante morale di tutti i tagli che stanno per caderci sulla testa. Non so se i nostri ministri siano seguaci di Friedman, anche se ne ho il forte sospetto. Ho sentito dire che non c’è neanche un keynesiano, nel nuovo governo di consulenti economisti: tutti Chicago Boys? Non una buona notizia. D’altronde, il nostro Paese è decisamente sotto shock: come accaduto a tanti altri prima di noi, siamo paralizzati dal terrore, dal baratro di un imminente default, dallo spettro della crisi che aleggia, dal conto alla rovescia dello spread, dalle minacce di finire come la Grecia, dal Titanic che affonda, presto chiamate l’ammiraglio.
 
Abbiamo subìto mesi di shock, siamo pronti ad accettare qualsiasi soluzione purché ci tiri fuori da questo incubo. Insomma, siamo i pazienti perfetti per la cura drastica: è arrivato il nostro turno di averli in casa. Sweet home, Chicago.
 

 

 

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ALMENO ABBIAMO CAPITO CHE LA SINISTRA (PARLAMENTARE) E’ MORTA.


 

Qualcuno deve spiegarmi perché la Sinistra italiana si è venduta alla Commissione trilaterale. In un Paese normale la Sinistra italiana dovrebbe stare all’opposizione di Monti, perchè deve fare la Sinistra, altrimenti non ha senso definirsi di Sinistra.
 
Questo è  il governo dei top manager, dei banchieri, di un Premier che fa parte di gruppi di discussione neoliberisti (commissione trilaterale) che siede accanto ai membri del gruppo Bilderberg (di ideologia mondialista).
 
Tutta  gente che sostiene interessi non di Sinistra e in questo senso non vedo molta differenza con la politica berlusconiana degli conflitti di interesse e delle politiche a divesa delle classi piu’ ricche, dei banchieri, dei poteri forti e delle cricche. 
 
Fino a qualche tempo fa quelli di Sinistra criticavano il neoliberismo, asserendo che tale ideologia “non ha portato benessere a tutta l’umanità, ma ha accentuato le disuguaglianze fra le differenti classi sociali all’interno dello stesso Paese e le sperequazioni esistenti tra i paesi ricchi ed il “sud” del mondo. Ovvero è aumentata la ricchezza di alcuni paesi e delle multinazionali a scapito della maggioranza delle popolazioni.”
 
Siccome io penso ancora tali cose sul neoliberismo vuol dire che: o questi che si definiscono di Sinistra sono dei millantatori, oppure io non sono piu’ di Sinistra.
 
Gio’ Chianta
 
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I numeri che la Lega non ha


I numeri parlamentari sono importanti ma non dicono tutto. Noi siamo 60 deputati, ma dietro di noi ci sono milioni di famiglie, imprese, giovani e pensionati. Il suo rischio non è di avere la Lega all’opposizione ma è di trovarsi l’opposizione della Padania intera.

Marco Reguzzoni, capogruppo alla Camera della Lega Nord, dopo aver espresso il proprio timore che questo governo sia feroce come le banche – il che, detto da chi di banche se ne intende, deve far preoccupare – si è lanciato in queste dichiarazioni fantasiose, a prescindere dal fantasioso concetto di Padania.

In primo luogo, in una democrazia rappresentativa i deputati rappresentano cittadini, famiglie, imprese, giovani e pensionati. E’ così di default, non è stata la Lega a inventarsi questa cosa. Anzi, la Lega ha privato i cittadini del diritto di scegliere direttamente il proprio rappresentante grazie alla calderoliana legge porcellum, delegando alle segreterie dei partiti la scelta dei rappresentanti di cittadini, famiglie, imprese, giovani e pensionati.

In secondo luogo starei attento con l’arrogarsi il diritto di rappresentare la Padania intera. Alle elezioni politiche del 2008, le province in cui la Lega Nord ha ottenuto la maggioranza relativa sono quelle colorate in verde.

E’ poi interessante notare che nel 2008 la Lega ha ottenuto la fiducia di 2.501.516 cittadini di Piemonte, Lombardia e Veneto (per comodità ho considerato solamente le tre regioni più popolose del nord Italia), contro i 3.832.714 voti del Popolo della Libertà e i 3.425.602 voti del Partito Democratico. Alle regionali del 2010, pur essendo aumentati come quota sul totale, i voti della Lega in queste tre regioni sono scesi a 2.222.873. Per avere un’idea, i residenti nelle tre regioni considerate sono circa 20 milioni. Non 2 milioni – come i voti della Lega -, ma 20 milioni.

FONTE : http://onthenord.wordpress.com/2011/11/18/i-numeri-che-la-lega-non-ha/

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CONSIDERAZIONI SU UNA INCREDIBILE SETTIMANA…


Sulle vicende di quest’ ultima, incredibile settimana credo che sia doveroso fare delle considerazioni riguardo ai fatti accaduti. Premetto che queste mie non sono considerazioni personali ma solo ed esclusivamente un’ immagine reale e distaccata, per quanto posso, della situazione creatasi e del causa -effetto degli avvenimenti che si sono succeduti.

 1 ) Innanzitutto la crisi in cui versa il Paese NON e’ dovuta a B. La crisi e’ globale e senza precedenti ed e’ dovuta ESCLUSIVAMENTE ad un attacco degli speculatori, in particolare da quelli oltreoceano,verso la moneta europea. Con o senza B. la crisi ci avrebbe toccato ugualmente. Sicuramente con un Governo piu’ affidabile, con un Premier che invece di cercare di mettere al riparo il Paese dalla tempesta che si stava scatenando prima l’ha negata, poi ha detto che era a noi estranea , poi ha detto che era gia’ passata e infine e’ stato costretto ad accettare senza riserve un diktat dai patners europei, probabilmente non avremmo dovuto avere tanta fretta nel fare le cose. 2 ) Il discorso via B.= Diminuzione dello spread e’ irreale . Se cosi’ non fosse,chiunque lo avesse tolto di mezzo anche fisicamente sarebbe stato dichiarato un salvatore della Patria anziche’ un omicida. 3 ) B. non e’ stato esautorato dal suo posto ma si e’ semplicemente dimesso. Martedi’ scorso e’ andato in minoranza alla Camera sul Decreto Sviluppo e pertanto, come da prassi, si e’ dovuto recare al Quirinale per il dovuto incontro col Presidente della Repubblica, come sempre avviene in questi casi. Il discorso ” Ho pensato al bene dell’ Italia …” equivale al suo ” Scendo in campo per il bene del Paese … ” e percio’ equivale ad una bugia colossale . B. e’ sceso in campo e si e’ dimesso solo ed esclusivamente per salvare il suo impero finanziario. Chi,come la Lega e Scilipoti parlano di un golpe alla democrazia popolare sbaglia, cosi’ come sbaglia chi chiedeva a Napolitano di sciogliere le Camere nonostante B. avesse la maggioranza : in quel caso si che parlare di golpe alla democrazia sarebbe stato giustificato.  4 ) Certamente la scelta del Governo Tecnico e non eletto dal popolo sovrano non e’ certo una bella cosa ma credo che, se si e’ arrivati a cio’, sia solo a causa dell’ incapacita’ dei politici di affontare i problemi del Paese . Quindi, invece di prendersela con Napolitano, sarebbe forse meglio che le attenzioni e le critiche fossero rivolte maggiormente a chi non ha saputo svolgere il compito a cui i cittadini lo avevano preposto. 5 ) Si e’ parlato a lungo del nome di Mario Monti e della sua squadra di Governo e del suo presunto conflitto di interessi, avendo lui lavorato per l’agenzia di rating Goldman- Sachs e di alcuni suoi Ministri, noti come manager di importanti aziende italiane -Qui pongo qualche domanda a chi sta’ leggendo : ma come si fa’ a parlare di conflitto di interessi quando x anni abbiamo avuto un Premier padrone di banche, assicurazioni e mass- media ? Come fate a dire che il Ministro della Giustizia e’ di parte avendo nella sua carriera difeso Geronzi ? Porreste un veto a farvi operare dallo stesso medico che ha operato Toto’ Riina ?? Cerchiamo di essere seri. Anche sulla nomina di personaggi tipo Gnudi, Passera e Profumo credo che possiamo anzi stare piu’ tranquilli…Il sapere della loro provenienza sara’ motivo in piu’ per tenere d’occhio il loro operato. 6 ) La scelta di tenere fuori dalla compagine governativa personaggi pseudo-politici quali Letta e Amatao non e’ stata una esautorazione della politica ma un atto di responsabilita’ : fallisca o riesca, questo Governo non potra’ scaricare le colpe o i meriti sui politici. 7 ) Qualcuno ha dichiarato che a capo delle’ Esecutivo sarebbe stato meglio mettere qualcun altro… Ma chi ? Almeno avremmo un Premier stimato e riconosciuto universalmente e vedrete che l’ Italia tornera’ ad avere il prestigio che deve avere come Paese fondatore della CEE e non sara’ piu’ lo zimbello di altri Presidenti….L’epoca del clown di Arcore nel contesto europeo e dei risolini di Sartkozy li lasceremo alle spalle con il Professor Monti. 8) Rammento a tutti che Napolitano ha dato a Monti il mandato per formare un nuovo Governo, che si dovra’ comportare come un qualsiasi altro Governo cioe’ ottenendo o non ottenendo il benestare per attuare certe riforme che potrebbero essere mal digerite da parte di alcune fascie di elettorato : questo non vuol dire quindi dare carta bianca al nuovo esecitivo. 9 ) Ricordiamoci che questi impegni per l’attuale Governo sono stati gia’ stati presi dal precedente Governo tramite la famosa letterina di B. 10 ) Non vi pare strano che il Governo Tecnico Monti sia osteggiato proprio da coloro che si auguravano che tutta la classe politica si dimettesse in blocco ?? Cerchiamo quindi di aiutare il Professor Monti nella sua titanica impresa e se non siamo disposti ad aiutarlo almeno non osteggiamolo prima ancora del tempo….Abbiamo fatto lavorare tranquillamente un piduista mafioso e credo che una certa fiducia possa quindi essere accordata a un personaggio stimato in tutto il mondo….. E se proprio vogliamo esser vigili, controlliamo il Caimano…Io di costui e della sua presunta disponibilita’ ad un nuovo Esecutivo non mi fido x niente !!!

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MONTI RAPPRESENTA 1 % DELLA POPOLAZIONE MONDIALE.


Io e molti altri utopisti, quelli che ancora credono che la politica debba servire principalmente per difendere gli interessi dei ceti piu’ poveri, perchè i ceti piu’ ricchi hanno tutte le risorse per poterseli difendere da soli gli interessi, non avrei dei dubbi sulle reali intenzioni di Monti se il professore non fosse stato advisor di Goldman Sachc, presidente della commissione trilaterale (gruppo di interessi neoliberista, fondato da David Rochefeller) membro del direttivo Bilderberg. Costretto a dimettersi come membro della Commissione europea in seguito ad accuse di frode, cattiva gestione e nepotismo (roba seria)
Da una vita combattiamo gli interessi delle banche, dei gruppi di affari e dei poteri forti (la stessa cosa): interessi che non hanno mai come interesse il benessere dei piu’ poveri, ma hanno come obiettivo il mantenimento della povertà, ovvero la ricchezza deve rimanere all’ 1% della popolazione mondiale e il restante 99 % puo’ anche andare a farsi fottere. Santificatori della prima ora di San Monti, scusate davvero se non riusciamo ad avere stima per chi rappresenta tutto cio’ che abbiamo sempre combattutto.
Gio’ Chianta
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Il programma “neodemocristiano” di Monti


Una volta i colpi di Stato li organizzavano ufficialmente i colonnelli, non a caso si chiamavano (giustamente) “golpe militari”. Oggi li ispirano e li eseguono direttamente i banchieri e i tecnocrati della finanza, affiancati anche da generali, emissari della Confindustria e referenti del Vaticano, ma ipocritamente sono definiti “governi tecnici”.

Non si tratta di analisi dietrologiche o complottiste, ma è la semplice presa d’atto di quanto accade sotto i nostri occhi. Nella migliore delle ipotesi, persino in Parlamento, si osa discutere di “sospensione della democrazia”. Ad insinuare simili accuse, che si preferisce liquidare molto comodamente come “farneticazioni ossessive”, non sono pericolosi sovversivi o bolscevichi, ma giornalisti prezzolati e burocrati al servizio dell’apparato berlusconiano, nonché alti funzionari di partito organicamente inseriti nei Palazzi del potere che agiscono da anni all’interno delle istituzioni rappresentative.

Viceversa, sorprende (ma non troppo) che esponenti storici del cosiddetto “centro-sinistra”, i quali fingevano di schierarsi all’opposizione e azzardavano ogni ingegnosa costruzione dialettica, parlando apertamente (non a torto) di “regime” e di “emergenza democratica” per criticare l’atteggiamento arrogante e semi-dispotico assunto da Berlusconi, oggi non hanno battuto ciglio e non hanno proferito verbo per denunciare l’intervento destabilizzante (poiché trattasi di eversione in piena regola) attuato per rovesciare il “sultanato” di Berlusconi (che non va assolutamente rimpianto) e insediare un esecutivo “tecnico” che si preannuncia più sinistro e funesto del governo precedente.

Il caricaturista Vauro ha recentemente disegnato una vignetta, pubblicata sul Manifesto, in cui un personaggio domanda: “E la democrazia?”, mentre un altro risponde: “L’hanno pignorata le banche!”. Una sintesi geniale e perfetta di quanto è accaduto nella realtà.

Anzitutto, la squadra del neonato governo concentra una serie di figure legate a doppio filo con i poteri forti che da sempre condizionano il destino del nostro Paese: le principali banche (UniCredit, Banca Intesa, Mediobanca e altri grossi istituti di credito), la Confindustria, il Vaticano, i vertici militari e la Nato. Tali poteri sono compresi e rappresentati nel governo presieduto da Monti, in cui figurano numerosi portavoce della Confindustria e del sistema economico dominante, ammiragli, esperti bocconiani e docenti di altre università private, fiduciari delle gerarchie ecclesiastiche e così via.

Il loro compito sarà essenzialmente tecnico-esecutivo, ossia tradurre in provvedimenti immediati le direttive politiche dettate dai vertici della BCE, la cui linea è sposata dalle più forti lobbies e istituzioni economiche mondiali, dal Fondo Monetario Internazionale ai centri più o meno occulti dell’establishment bancario e finanziario sovranazionale. Si potrebbe azzardare che Mario Monti è l’esecutore di un piano di commissariamento del governo italiano, il cui mandante è esattamente Mario Draghi alla guida della BCE. Da un governo composto da fascisti, piduisti, mafiosi e puttanieri, con a capo il satrapo e satiro di Arcore, autodefinitosi “premier a tempo perso”, si è passati direttamente ad un esecutivo formato da banchieri, autorità militari, tecnici confindustriali e referenti della curia pontificia. E’ quanto meno arduo e imbarazzante scegliere il “meno peggio”.

La concretizzazione dei punti politici prescritti dall’alto al governo del nostro Paese, da parte di quei soggetti che sono l’espressione e l’emanazione diretta delle oligarchie finanziarie di cui la BCE costituisce il supremo vertice istituzionale, detto in parole semplici ma veritiere, comporterà una vera e propria macelleria sociale, il massacro dei diritti democratici e sindacali, di quelle tutele sociali che hanno garantito finora il mondo del lavoro in Italia, o almeno una parte consistente di esso. Parlare, dunque, di “lacrime e sangue” potrebbe sembrare addirittura un eufemismo. Il professor Monti ha esplicitamente annunciato un piano di “sacrifici” accompagnati (a chiacchiere) da principi di “equità”. E’ facile presumere che incasseremo solo i sacrifici, senza equità.

Dalle enunciazioni programmatiche ancora piuttosto ambigue, vaghe e generiche, a tal punto che Monti è stato definito “democristiano”,  si evince una palese mancanza di rottura rispetto alla linea seguita dal precedente governo. Al contrario, si ravvisa un intimo legame di continuità con la politica adottata da Berlusconi e dai suoi ministri anzitutto sul fronte economico-sociale, in particolare sul tema dell’istruzione scolastica.

Non è un caso che, nel discorso di insediamento ufficiale, il professor Mario Monti abbia esplicitamente accennato all’istituto dell’INVALSI, individuato e indicato come il criterio alla base di un presunto meccanismo “meritocratico” da introdurre nel mondo della scuola italiana per determinare la carriera economica e professionale degli insegnanti.

Lucio Garofalo

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Il partito della Goldman Sachs


Si fa presto a dire “governissimo delle banche”. Sembra solo uno slogan efficace. Guardando dentro le cose, scopriamo invece… che è proprio così. Anzi, anche peggio.

 

 

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da “il manifesto”

 

In che mani siamo Tutti gli uomini di Goldman Sachs
 
Francesco Piccioni
I «padroni dell’universo». Un soprannome modesto per gli uomini di punta di Goldman Sachs (GS). Una banca d’affari con 142 anni di vita, più volte sull’orlo del baratro, da sempre creatrice di conflitti di interesse terrificanti, da far impallidire – per dimensione e pervasività – quelli berlusconiani.
Famosa per «prestare» i propri uomini alle istituzioni, quasi dei civil servants con il pessimo difetto di passare spesso dalla banca privata ai posti di governo. Come peraltro i membri della Trilaterale o del Bilderberg Group. Mario Monti è uomo accorto: è presente in tutti e tre. Per GS ha fatto finora l’international advisor, come anche Gianni Letta, dal 2007, nonostante il ruolo di governo. Cos’è un advisor? Beh, è un consigliere; una persona in grado di indicare a una banca internazionale i migliori affari in circolazione. Specie quando uno Stato deve privatizzate le società pubbliche. Sta nella buca del suggeritore, ma può diventare premier… E G&S ha comunicato ai mercati in tal caso lo spread per i Btp italiani calerebbe a 350 punti in un lampo.
È la banca che ha inventato (subito copiata dalle altre) i prodotti derivati, quei 600mila miliardi di dollari virtuali che stanno strangolando il mondo. Che ha aiutato i conservatori greci a nascondere lo stato reale dei conti pubblici davanti alla Ue. Che ha mandato l’amministratore delegato Henry Paulson, nel 2006, a fare il ministro del tesoro di Bush figlio. Dopo il crack di Lehmann Brothers inventò il piano Tarp: 700 miliardi di dollari statali per salvare le banche private anche a costo di far esplodere il debito pubblico Usa. G&S riuscì in quel caso a intascare buona parte dei 180 miliardi destinati al salvataggio di Aig, gruppo assicurativo. Prima di lui era stato su quella poltrona Robert Rubin, con Clinton presidente; c’era poi tornato molto vicino, con Obama, ma dovette lasciare quasi subito il team economico: troppo evidente il suo doppio ruolo. Robert Zoellick è invece partito da G&S per coprire decine di ruoli per conto dei repubblicani, fino a diventare 11° presidente della Banca Mondiale.
Ma anche gli italiani si difendono bene. Romano Prodi era stato lui advisor, prima di tornare all’Iri per privatizzarla e spiccare quindi il volo verso la presidenza del consiglio, per ben due volte. Al suo fianco, negli anni, Massimo Tononi, ex funzionario della sede di Londra e quindi sottosegretario all’economia tra il 2006 e il 2008.
Ma il più noto è certamente Mario Draghi. Dal 2002 al 2005 è stato vicepresidente e membro del management Committee Worldwide della Goldman Sachs; in pratica il responsabile per l’Europa. Ha lasciato l’incarico per diventare governatore della Banca d’Italia e prendere la presidenza del Financial Stability Forum (ora rinominato Board), incaricato di trovare e mettere a punto nuove regole per il sistema finanziario globale. Compito improbo, che ha partorito molte raccomandazioni ma nessun risultato operativo di rilievo (le regole di Basilea 3 sono tutto sommato a tutela della solidità delle banche, non certo limitative di certe «audacie» speculative).
Dall’inizio di questo mese siede alla presidenza della Banca Centrale Europea, ma prima ancora di entrarci aveva scritto e poi fatto co-firmare a Trichet – la lettera segreta con cui il governo veniva messo alle strette: o le «riforme consigliate» in tempi stretti o niente acquisti di Btp. Forse rimpiange di ver lasciato il Financial Stability Board. Ma non deve preoccuparsi: al suo posto Mark Carney, governatore della Banca centrale canadese. Anche lui, per 13 lunghi anni, al fianco dei «padroni dell’universo» targati Goldman Sachs.
 
Come siamo lenti a capire. La democrazia parlamentare con dove milioni di persone comuni hanno un voto ciascuno e lo usano per eleggere gente come Angelino Alfano, Umberto Bossi, Rosy Bindi, Tonino DiPietro, NIcki Vendola ecc… è un sistema superato. E’ stato rimpiazzato (senza sangue e colpi di stato) con un nuovo sistema tutto elettronico che ti evita la complicazione dei seggi, gli scrutatori, le campagne e le tribune elettorali.

Il nuovo sistema di votazione, molto più moderno ed efficiente, è quello online dove decine di migliaia di persone premono sul taso “Compra” o “Vendi” sui loro terminali. Operarori, trader e gestori del mercato finanziario bocciano o promuovono un governo o le sue politiche vendendone o comprandone i titoli. Le elezioni le si tengono ancora perchè c’è gente anziana che ormai è abituata e una parte della popolazione che non sa cos’è la “spread sui BTP” e il “rating” e va distratta ogni tanto con le campagne elettorali e le votazioni. Le elezioni sono una vecchia tradizione, come le processioni del santo patrono

David Cameron in Inghilterra ? Se il Mercato (sempre con la maiuscola) compra titoli inglesi è promosso e può stare al governo, anche se l’inflazione è raddoppiata, l’economia sta sprofondando, interi quartieri vengono saccheggiati e da una parte fa fare i sacrifici e dall’altra spende per la guerra in Libia. Ma chi se ne frega di queste faccende che riguardano la gente comune, quando il Mercato sta comprando i Gilt inglesi cioè lo sta votando. Cameron è OK.

Zapatero (ultima versione) ? All’inizio nicchiava e faceva pasticci, ma poi il Mercato ha dato alcuni scossoni ai titoli spagnoli e Zapatero si è messo a stangare per bene. Se il Mercato smette di vendere titoli spagnoli e la “spread” non si allarga ok… vuole dire che lo si può tollerare al governo un altro poco

Papandreu ? “Spread sui bond” esplosa, titoli di stato a picco, il voto contrario quindi. Si cambia e si mette un banchiere (senza la formalità dei seggi elettorali…) per stare nel sicuro

Sarkozi ? In Francia è sceso al 20% nei sondaggi è meno popolare di Berlusconi, Obama e Gheddafy nella Sirte, ma il mercato per ora compra ancora gli OAT francesi cioè lo vota. Promosso con la sufficienza (per ora)

Frau Merkel ? Perde un elezione dopo l’altra, i tedeschi nei sondaggi sono contro ogni sua decisione di invischiarli con questi salvataggi, ma non ti puoi fidare di farli votare su cose delicate che poi rischi l’olocausto. L’ìmportante è che il mercato compra Bund come se fossero d’oro per cui signora paffuta è ottima al governo

Obama ? E’ ora meno popolare di Nixon il giorno che si dimise per il Watergate, ha in America una disoccupazione sui 16 milioni di persone e serpeggia la rivolta, ma il mercato compra Treasury. Inutile stare a discutere, va tenuto

Berlusconi ? non faceva le stangate come gli altri per compensare tutti i suoi scandali di sesso, anche perchè aveva una maggioranza netta e in più sold suoi per finanziarsi e pure suoi media per cui se ne fotteva del Financial Times. Ma a New York e altri centri finanziari chiedevano che facesse le stangate e i sacrifici come gli altri. Per cui si sono tenute votazioni (sul mercato dei BTP e sulle quotazioni dei titoli bancari italiani) e si è dovuto fare un vero crac del mercato finanziario italiano per farlo sloggiare. Disfatta elettorale. Dimissioni ! Con il Mercato non si scherza.

 
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IL GOVERNO DEI BANCHIERI


Il nuovo esecutivo è formato da tecnici non eletti sui quali, poiché non rispondono ai cittadini, bisognerà vigilare il doppio. C’è Fabrizio Barca, fautore della “Nuova Politica Regionale”, fallimentare per sua stessa ammissione. Emerge anche il blocco di Banca Intesa, con due ministeri chiave affidati a Passera e Fornero.

Varato il Governo Monti. Passera allo Sviluppo, Elsa Fornero al Welfare. E’ il governo dei banchieri?

Può essere anche interpretato come il Governo dei Banchieri, io interpreto molto di più come il governo dei bravi, nel senso che sono tutte persone che non soltanto hanno un background tecnico nell’area nella quale sono stati chiamati a operare, ma ognuno nel proprio campo hanno raggiunto dei risultati importanti. Se sarà il governo dei banchieri lo vedremo, d’altra parte in questo momento mi sembra che le banche non abbiano la forza, il potere di imporre niente a nessuno, se alcuni di questi nuovi Ministri vengono dal mondo bancario è perché lì ci sono alcune professionalità.
Peraltro, la maggioranza dei Ministri viene piuttosto dal mondo dell’università e quindi non mi preoccuperei dello strapotere delle banche in questo governo.
Ciò di cui mi preoccuperei è però il fatto che continua a non essere un governo eletto e questo è molto importante. Occorrerà vigilare il doppio su questo governo di tecnici rispetto a quanto i cittadini normalmente fanno su un governo eletto, proprio perché non risponde a nessuno e tanto meno risponde ai partiti. Mi ha molto colpito la frase pronunciata da Monti: “E’ meglio che non ci siano politici nel governo”; in questa fase storica probabilmente questa frase ha una qualche verità, ma in linea generale ovviamente non è così.

Nutro anche una perplessità, che riguarda il nome di Fabrizio Barca, persona della quale mi sono occupato piuttosto diffusamente nel mio libro “Mani bucate”. Me ne sono occupato perché è l’inventore della Nuova Politica Regionale ossia di un metodo, concepito nel 1989 insieme a Ciampi e a Giuseppe De Rita, attraverso il quale spendere i fondi pubblici per lo sviluppo del mezzogiorno attraverso strumenti quali i patti territoriali e i contratti d’area. Lui stesso, nel 2009, ha ammesso il fallimento di quell’esperienza: Barca, che da oggi è il responsabile della Coesione territoriale, quindi dello sviluppo della crescita del sud sostanzialmente, solo pochi anni fa ha dunque ammesso che la sua invenzione, la Nuova Politica Regionale è stata un fallimento totale.
Mi colpisce la sua presenza nel governo e sono molto curioso di vedere attraverso quali meccanismi deciderà di spendere i soldi pubblici destinati sia alle imprese private del mezzogiorno, che per il mezzogiorno. Credo che il suo sia un Ministero molto importante e Barca è sostanzialmente l’uomo che prende il posto occupato da Raffaele Fitto nel precedente governo.

In linea generale, penso che quando Monti ha parlato di rigore, sviluppo ed equità, intendeva dire che sul rigore vigilerà lui, visto che ha assunto ad interim anche il Ministero dell’Economia; che sullo Sviluppo vigilerà Passera di Banca Intesa, Ministro dello Sviluppo economico e sull’Equità Elsa Fornero che è una Professoressa torinese.
Tra l’altro, Passera e la Fornero vengono tutti e due da Banca Intesa, perché la Fornero è Vicepresidente dei Consigli di Sorveglianza. Dunque, due Ministeri chiave dell’economia sono affidati a due persone che vengono dalla stessa banca: quando si forma la Nazionale si dice che c’è il blocco juventino, in questo caso si è formato il governo e c’è il blocco di Banca Intesa.    (Marco Cobianchi)

Accademici, banchieri e cattolici
Nasce il governo di Mario Monti

Nessun politico, ma diciotto tecnici che provengono da tutte le aree culturali del paese. Grande presenza di professori universitari e rappresentanti dell’azionismo religioso. Centrodestra e centrosinistra rappresentati in ugual misura. “Sgarro” alla Lega, con la nascita del ministero per la Coesione territoriale

Si scrive Governo Monti, si legge equilibrio del potere italiano. Accademici, banchieri, militari, funzionari di stato e cattolici. Nessun politico, ma tecnici ‘in quota’ alla politica. Di centrodestra, di centrosinistra e soprattutto di centro. Un esecutivo che in altri tempi avrebbe fatto storcere il naso per la sua natura politically correct, ma che oggi convince tutti. A cominciare dal Vaticano. Era il 17 ottobre scorso, del resto, quando il Forum delle associazioni cattoliche, riunito a Todi, si concluse con la richiesta di un nuovo governo, forte e sostenuto da tutti. Così è stato. Al seminario umbro, l’apertura dei ‘lavori’ fu ad opera del presidente Cei, cardinale Angelo Bagnasco, che solo una settimana prima si era reso protagonista di una dura reprimenda contro il governo Berlusconi. Il messaggio di Bagnasco? Diretto a sottolineare il rinnovato impegno dei cattolici nella politica del Paese. Dopo quella del presidente dei vescovi, però, vennero molto apprezzate dalla platea, tra le altre, le relazioni del rettore della Cattolica Lorenzo Ornaghi (da tutti considerato uomo di Bagnasco dopo esserlo stato di Ruini), del fondatore della Comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi e dell’amministratore delegato di Banca Intesa Corrado Passera.

Oggi, a distanza di un mese, i tre sono diventati rispettivamente ministro dei Beni Culturali, della Cooperazione internazionale e dell’integrazione e dello Sviluppo economico e Infrastrutture. Passera e Riccardi, inoltre, hanno anche un altro legame in comune: sono stati tra i fondatori di Italia Futura, la fondazione che fa capo a Luca Cordero di Montezemolo, altro esponente di quella società civile a cui guardava con interesse il cosiddetto ‘partito di Todi’. Dal cattolicesimo laico, invece, proviene il nuovo ministro della Salute, Renato Balduzzi, colui che con Stefano Ceccanti ha scritto la legge sui Dico, poi affossata dalle barricate “teo” dentro al Pd, con grande gioia dell’Udc di Pierferdinando Casini.

Quest’ultimo, nel nuovo governo Monti, può contare su un nome a lui molto caro: Piero Gnudi. Il neoministro al Turismo e Sport è un pezzo di storia della Seconda Repubblica. Già presidente di Enel, Iri e Rai Holding, é personaggio politicamente trasversale. In quota Udc, è il compagno di pedalata di Romano Prodi (di cui è ottimo amico), ma ha lavorato anche con De Benedetti e Berlusconi. Al cavaliere, del resto, non è sgradita la nomina di Paola Severino a Guardasigilli, visto che era proprio lei la candidata a prendere il posto di Angelino Alfano in via Arenula prima che la scelta confluisse su Francesco Nitto Palma. Il nuovo ministro della Giustizia è anche moglie di Paolo Di Benedetto, ex commissario Consob nominato da Silvio Berlusconi ed ex ad di BancoPosta Fondi Sgr. Chi lo nominò? Corrado Passera, all’epoca ad di Poste Italiane e ora ministro del governo Monti al pari della signora Severino, che da avvocato ha difeso Prodi, Formigoni, Geronzi, i fratelli Caltagirone e altre personalità del mondo politico, imprenditoriale italiano.

Il nuovo Guardasigilli, inoltre, è prorettore dell’università Luiss (dove insegna anche il nuovo sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, uomo gradito a Silvio Berlusconi), che è proprietà privata di quella Confindustria a cui era stato accostato il nome del nuovo ministro agli Affari europei, Enzo Moavero Milanesi, quando arrivò alla presidenza generale Emma Marcegaglia. Alla fine, a diventare vicedirettore fu Daniel Kraus, con buona pace del fedelissimo di Mario Monti.

Il presidente del Consiglio ha pescato a piene mani anche tra gli uomini graditi al centrosinistra. Il neoministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, è molto stimato dal Pd, specie da Arturo Parisi e Massimo D’Alema, che nel 2007 lo proposero come comandante militare dell’Alleanza Atlantica. Di Paola, tuttavia, è stato capo di gabinetto anche con il ministro della Difesa Carlo Scognamiglio, quindi in quota centrodestra. Discorso simile per Piero Giarda. Il ministro per i Rapporti col Parlamento (ed ex presidente del cda della Banca Popolare di Lodi) è stato sottosegretario al Tesoro dal 1995 al 2001: venne nominato per la prima volta da Dini, ma rimase in carica anche con Prodi, D’Alema e Amato. Bersaniano doc, invece, è Fabrizio Barca: il nuovo ministro per la Coesione Territoriale (dicitura di per sé sufficiente a fare imbestialire la Lega) è figlio di Luciano Barca, partigiano, deputato nelle fila del Pci, direttore dell’Unità ed economista. In quota Pd, ma trasversale alle varie anime interne partito, è Francesco Profumo. Il successore di Mariastella Gelmini dell’Istruzione era il candidato in pectore dei democratici per le amministrative di Torino. Sul più bello, tuttavia, fece un passo indietro. In maniera rumorosa: scrisse una lettera con cui denunciava gli accordi tra i “tavoli romani” per favorire la mozione Fassino.

Ciò che più colpisce della squadra di Mario Monti, inoltre, è la massiccia presenza di personalità del mondo universitario: dei 18 ministri ben 11 insegnano nelle più importanti università italiane, con larga rappresentanza di ‘bocconiani’ (Monti in primis), ‘luissini’ (il pro rettore Paola Saverino) e professori della Cattolica di Milano (il rettore Ornaghi). Importanti anche gli intrecci con il mondo editoriale, e non per il ruolo di commentatori che molti ministri rivestono con i maggiori quotidiani d’Italia. Esempio lampante quello di Corrado Passera (il ‘superministro’ è anche il rappresentante più influente del ‘partito’ dei banchieri), alfiere del gruppo De Benedetti per molti anni, con ruoli di assoluta responsabilità. Ma non solo. Profumo è stato consigliere de Il Sole 24 ore, Lorenzo Ornaghi è vice presidente di Avvenire, Elsa Fornero è moglie di Mario Deaglio, economista ed editorialista de La Stampa. Altro dato significativo che caratterizza il nuovo governo è l’età avanzata della ‘squadra Monti’: tutti insieme, i 18 ministri hanno 1135 anni, ovvero 63,5 primavere a testa di media. Il nuovo corso dell’Italia è in mani ‘esperte’.

fonte :  http://www.cadoinpiedi.it/2011/11/16/il_governo_dei_banchieri.html

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/16/accademici-banchieri-cattolici-nasce-governo-mario-monti/171159/

Pubblicato in: Il Malpaese

Il blog “Il Malpaese” compie un anno. Grazie a tutti i nostri lettori.


Non sono un giornalista e nemmeno un blogger, pero’ nel tempo libero mi piace “fare informazione.” Per tale motivo, il 30 ottobre 2010 fondai un blog e lo chiamai “Il Malpaese”. Volevo che “Il Malpaese” non fosse semplicemente un blog personale ma un blog collettivo. Iniziai a chiamare alcune persone invitandole a far parte del progetto, dicendo a tutti la stessa cosa: ho fondato un blog senza scopo di lucro, il blog nasce per fare controinformazione, si chiama “Il Malpaese”, si chiama cosi’ perché la linea editoriale del blog sarà quella di parlare della tante cose che non vanno nel Belpaese. A tanti è piaciuta l’idea ma nessuno inizialmente  ha accettato di scrivere gratuitamente per un blog senza scopo di lucro. Cosi’,  il progetto stava per finire ancor prima di iniziare. Pero’, proprio intorno a metà novembre dell’anno scorso sono arrivate le prime adesioni. I primi a collaborare con il blog sono stati Giulio Landolfo (oggi vice-direttore) e Franca Corradini. Successivamente sono arrivati Gianluca Bellentani, Angelo Cioeta e Alberto Forlini. A questi si aggiungono le tante persone che hanno collaborato con il blog.

Dopo un anno solo felice dei risultati ottenuti: 159 mila visitatori e 212 mila pagine lette.

Grazie a tutti i lettori che ci hanno seguito in questo nostro primo anno online.

Gio’ Chianta, fondatore del blog.

Pubblicato in: berlusconeide, cose da PDL, MARCELLO LONZI, pd, politica

Uno spettro si aggira per l’Italia


E’ lo spettro del berlusconismo. Credevamo che, rimosso il satraprìapo che ci ostacolava la respirazione e ci stringeva in una morsa i cabbasisi, potessimo accingerci ad iniziare una nuova vita, finalmente liberi dalla Dittatura della Protesi Peniena. Invece, tutto il populismo fascista genetico di questa nazione sta spurgando dalla ferita narcisistica del Papi insultato, del padre pedofilo della Patria ridotta a troietta in perizoma, dell’anarchia provocata dall’ossessione per il proprio particulare e del chissenefrega delle conseguenze dei propri atti, del muoia Katzone con tutti i Filistei.

Invece di gioire, hanno una paura fottuta di Monti, hanno riesumato direttamente dagli anni del ventennio il termine inequivocabilmente fascista di “demoplutocrazia” e si sentono perfino intellettuali di sinistra parlare come Blondet ed altri parlavano di Prodi e Tononi ai tempi del secondo governo di centrosinistra guidato dal professore. Anche loro, avendo avuto a che fare con Goldman Sachs, agenti del gomblotto demoplutogiudaicomassonico. Si sentono cose tipo “tedeschi geneticamente nazisti” ed altre facezie.

Scusate ma su questa storia mi ci sto amminchiando e comincio a pensare che questa reazione pavloviana contro il nuovo governo, dai toni così accesi e pregiudiziali, con una sfiducia che si basa oltretutto su argomenti propagandistici alcuni dei quali sembrano provenire dall’ufficio stampa della defunta Okhrana,  siano l’ennesima forma di manipolazione dell’opinione pubblica. La più subdola, quella che non avviene sui media mainstream dai mandanti facilmente riconoscibili ma nella “libera” Rete, affidata a voci cosiddette indipendenti. Un tam tam, una campagna virale che porta nel giro di pochissimi minuti migliaia di persone a ripetere gli stessi concetti di Borghezio senza che nessuno pensi di approfondirne la veridicità. Ad esempio che, se Monti e Draghi sono advisors di Goldman Sachs, lo sono anche Gianni Letta – nel governo B. fino all’altro giorno – e, come detto sopra, anche esponenti del centrosinistra. Se questo sarà un governo infame aspettiamo almeno che promulghi una legge ad personam o vergogna o profondamente iniqua, oppure ci affidiamo direttamente alla Precrimine?

Ancora, appena il nano è scivolato sul bananone, la prima cosa che gli italiani hanno pensato è che era avvenuto un golpe, non che qualcuno aveva dovuto rimediare alla cosmica cazzata da loro fatta eleggendo B. per ben quattro volte, ed hanno invocato le elezioni riparatrici subito, sul tamburo. Tra l’altro ignorandone il costo medio sui 3-400 milioni di euro.
Cioè, seguite bene il ragionamento: fino a cinque minuti prima B. li aveva delusi ed ingannati, e per ciò avrebbero voluto strozzarlo ma ora, cinque minuti dopo, B. in fondo era stato eletto dagli italiani e non si può andare contro la volontà popolare. Anzi, B. era un eroe perché si parava a petto nudo contro i poteri forti per difenderci tutti, anche i comunisti.

Eh si, in definitiva, gli italiani la caduta di B. l’hanno presa male. Preferivano il mafioso perché se l’erano scelto loro liberamente. Oddìo, c’erano voluti prima vent’anni di rimbambimento televisivo collettivo e robuste iniezioni di propaganda populista ma alla fine il popolo si era espresso. Alla cazzo ma si era espresso. Brutti banchieri schifosi, rispettate la volontà popolare di mandare i mafiosi al governo, please, e di farci continuare a sognare mentre il loro tetraplegico governo nulla fa e nulla cambia affinché tutto rimanga immobile e nessuno li disturbi mentre fanno i loro affari.
La democrazia piace agli italiani solo quando permette loro di eleggere un dittatore ridicolo che li diverta, che titilli di tanto in tanto il loro istinto predatorio e li consoli nascondendo loro la realtà, facendoli vivere alla giornata in un mondo di sogni. Se devono eleggere un parlamento di capaci ed onesti o se sono spinti all’azione, alla risoluzione forzata di problemi, dopo un po’ rimpiangono l’ultimo buffone che li ha oppressi ma tanto tanto divertiti, soprattutto lasciandoli liberi di non fare, di oziare e crogiolarsi nel tirare a campà.

Quindi, parafrasando il calciatore Eranio, sono completamente d’accordo a metà con Marco Travaglio.
Nel senso che, se è vero che Monti è l’unica soluzione probabile ad una situazione disperata, non condivido il suo ottimismo quando dice che con Monti proposto come premier e non imposto, andando alle urne subito, gli italiani sconfiggerebbero il caimano ferito sul campo, dandogli la mazzata finale ed eleggendo l’attuale opposizione allargata alle nuove formazioni di centro, al governo. E’ la convinzione anche di molti piddini, ingolositi dai sondaggi che li vedrebbero (il condizionale è d’obbligo), partito vincitore delle prossime elezioni.
Mi dispiace ma io degli elettori italiani non mi fido più. Dico apertamente che è meglio che non votino per un po’, che venga loro sospesa la patente elettorale. Il suffragio universale, in mano a gente che vota le Minetti e i Trota, elegge gli Scilipoti transumanti e gli uomini delle cosche, i sommersi e gli indagati, è una jattura.
Per votare bisogna meritarselo.
Di fronte a certi nomi e certe facce, un elettore serio avrebbe dovuto dire: io ‘sta zoccola non la mantengo a 10000 euro al mese e nemmeno questo somaro. Invece li hanno votati tutti. La criminalità di B. e dei suoi compagni di merende consiste da sempre nel fatto che ti impongono i loro candidati farlocchi, ma poi gli elettori, invece di stracciare la scheda, votano i candidati farsa, li accettano legittimandoli in pieno.
B. non avrebbe dovuto nemmeno essere candidato perché incompatibile a causa del conflitto di interessi, grazie ad una legge vecchissima degli anni ’50, cassata with a little help from my friends, grazie all’opposizione. Un candidato illegittimo che però arriva sulla scheda e viene votato, hai voglia poi di dire che non è legittimato dal voto popolare.

Prima che riprendano quella dannata matita copiativa in mano e facciano altri danni irreparabili sarebbe meglio che gli italiani fossero sottoposti ad una disintossicazione à la Muccioli dalle quintalate di propaganda che hanno assorbito in tutti questi anni. Dovrebbero rinunciare ai Minzolini quotidiani. Guardare meno televisione tette-culi ed essere informati in maniera un po’ più obiettiva. Riabilitati a riconoscere i fatti dalle pugnette.
E poi, amici piddini, non fidatevi mai dei sondaggi. Ricordatevi del fenomeno della “desiderabilità sociale” che, in questo momento, spinge le persone intervistate a rinnegare B. perché è caduto, perché è un perdente e a dichiarare che non lo voterebbero più nemmeno morti.
Ciò che molti fanno nella cabina elettorale però è un atto sessuale simile alla masturbazione, quando vengono fuori le perversioni più nascoste, e di solito ciò che risulta in termini di voto non è mai socialmente desiderabile.
Se andassimo alle urne ora, con gli elettori ipersensibilizzati al mantra strappamutande del “Monti uomo di Goldman Sachs” e tutti i media ancora  in mano sua  a propinare ogni giorno la triste storia del poverosilvio disarcionato dai poteri forti, dai massoni antipiduisti, dalle magie di Harry Potter e della Perfida Culona Nazista e ovviamente dai comunisti, con la Rete a fare il controcanto, il nano si prenderebbe la sua bella rivincita. Forse vincerebbe addirittura a man bassa, lasciando Bersani e gli altri dell’opposizione con l’uccello in mano. Per l’ennesima volta a dare la colpa a Veltroni che non si decide a partire per l’Africa.

fonte : http://www.mentecritica.net/uno-spettro-si-aggira-per-litalia/informazione/il-bello-della-politica/lameduck/22383/

Pubblicato in: CRONACA, INGIUSTIZIE, LAVORO, magistratura, politica, società

ThyssenKrupp, uccidere in nome del profitto


Lunedì sono state depositate le motivazioni della sentenza di condanna alla Thyssenkrup.

Le chiamano morti bianche. Ma il termine non rende l’idea. Vite spezzate e famiglie distrutte, spesso a causa di misure di sicurezza non adeguate o di noncuranza dei datori di lavoro. A volte, tragici incidenti.

Quello che accadde nel dicembre 2007 poteva sembrare proprio questo, un maledetto incidente, che causò la morte di sette operai della ThyssenKrupp. Ma non fu così. La sentenza pronunciata dalla Corte d’Assise di Torino stabilì che si trattava di omicidio volontario con dolo eventuale e condannò a pene molto pesanti dirigenti, responsabile della sicurezza e direttore dello stabilimento, oltre all’amministratore delegato. Una sentenza storica.

Le motivazioni depositate l’altroieri in cancelleria spiegano meglio quanto scritto nella sentenza dell’aprile di quest’anno. Harald Espenhahn, amministratore delegato della ThyssenKrupp in Italia, conosceva i rischi che si correvano in quello stabilimento, ma ha accettato il rischio che si verificasse un incidente “decidendo di azzerare qualsiasi intervento di ‘fire prevention’ e di continuare la produzione in quelle condizioni”, visto che lo era prevista la chiusura di quello stabilimento torinese e lo spostamento in quello di Terni.

Si legge nelle motivazioni che “gli elementi di conoscenza ed all’alto grado della consapevolezza” dell’ad tedesco inducono “la Corte a ritenere che certamente Espenhahn si fosse ‘rappresentato’ la concreta possibilità, la probabilità del verificarsi di un incendio, di un infortunio anche mortale sulla linea 5 di Torino, e che altrettanto certamente, omettendo qualsiasi intervento di ‘fire prevention’ in tutto lo stabilimento e anche sulla linea 5 e anche nella zona di entrata della linea 5, ne avesse effettivamente accettato il rischio”. Espenhahn conosceva il “fatto che lo stabilimento di Torino fosse privo del certificato di prevenzione incendi” sebbene rientrasse tra le industrie a “rischio di incidente rilevante”.

La decisione dell’ad di non effettuare interventi di prevenzione degli incendi nello stabilimento “non si può certo ritenere (…) sia stata presa con leggerezza o non meditata o in modo irrazionale”. Per questi motivi, i giudici ritengono che Herald Espenhahn, meriti “il minimo della pena” prevista per l’omicidio volontario che, in questo caso, calcolando le attenuanti, è di sedici anni e sei mesi di reclusione.

Questa sentenza e le sue motivazioni sono un passo storico nella giurisprudenza sugli incedenti sul posto di lavoro. Troppe volte abbiamo visto supermanager pagare somme minime alle famigliedelle vittime. Troppe volte i lavoratori hanno pagato con mutilazioni, infortuni gravissimi o addirittura con la vita le inadempienza dei loro datori di lavoro, la scarsa osservanza della normativa antinfortunistica. E quasi mai questi temi sono stati al centro dell’agenda politica, che non si è presa la briga di prevedere controlli seri e rigorosi sui posti di lavoro.

(Nella foto il pm Raffaele Guariniello)

Da tutti i soggetti in campo (lavoratori, imprenditori, sindacati, politica) ci si aspetta un futuro diverso, che forse questa sentenza ha contribuirà a disegnare.

(Il testo della sentenza)

FONTE :  http://www.agoravox.it/ThyssenKrupp-la-fabbrica-dei.html

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Ha vinto Berlusconi.


È finita ancora una volta con le monetine, come nel 1993. Allora su Craxi, oggi su Berlusconi: le monetine sugli sconfitti sono un genere che tira, in Italia. Ai lanciatori di oggi andrebbe ricordato che quelli del ’93 erano fascisti, fascisti del Movimento Sociale Italiano, e qualcosa vorrà pur dire.

Silvio Berlusconi si è dimesso sabato alle 21.42. Forse  si è chiusa un’era: lo si vedrà nei prossimi mesi. Forse no. L’effetto-Berlusconi è ancora ben visibile fra quelli che – al momento – si considerano e vengono raccontati come vincitori.

Silvio Berlusconi lascia Palazzo Chigi perché ha fallito. Nel 1994 si presentò promettendo la rivoluzione liberale, nei successivi diciassette anni i (quattro) governi da lui guidati sono stati statalisti, anticoncorrenziali e clericali come forse nemmeno quelli della Prima Repubblica a guida democristiana.

Berlusconi ha fallito come Presidente del Consiglio ma ha plasmato il Paese come nessun altro. A partire dai suoi stessi avversari, diventati nel tempo i migliori oppositori possibili per uno come lui. Berlusconi lascia ma non ha ancora perso. I vincitori di oggi, invece, sono ancora una volta i veri sconfitti.

Si pensi a Bersani e al suo Partito Democratico, costretti a sostenere quello che sarà forse il governo più sinceramente di destra della storia repubblicana, forse l’unico governo che potrà definirsi non solo liberale ma decisamente liberista. Mario Monti arriverà per fare quello che avrebbe dovuto fare Berlusconi, mettere in pratica le direttive della famosa lettera dell’Unione Europea. Ma la maggioranza del Cavaliere era ormai troppo esigua e forse troppo debole era la sua stessa volontà politica, perché con le elezioni comunque alle porte sarebbe stato un problema assumersi la responsabilità unica delle lacrime e del sangue.

Ci penserà il Pd, quindi, a mettere i numeri necessari. Si pensi poi a quelli che inneggiano alla caduta di Silvio e al Paese liberato e sono gli stessi che in queste settimane si accampavano con gli indignados contro la BCE e gli speculatori: da lunedì il loro Presidente del Consiglio sarà proprio l’uomo venuto dall’Europa, quel Mario Monti che ebbe a dire “Berlusconi va ringraziato, perché nel ’94 ci ha salvato dalla Sinistra di Occhetto aprendo alla rivoluzione liberale”. Quel Mario Monti che solo all’inizio dell’anno accusava la sinistra italiana di portare avanti un “arcaico stile di rivendicazione, che finisce spesso per fare il danno degli interessi tutelati” e che è “un grosso ostacolo alle riforme”. E che, a proposito di riforme, nello stesso intervento, lodava la Gelmini e Marchionne.

Berlusconi ha svuotato di identità e contenuti politici gli avversari, occupando con la sua figura ogni spazio. E ora che ha finalmente fatto il passo indietro richiesto, in prima fila restano i suoi oppositori – quelli seduti in Parlamento e quelli che festeggiano in piazza, con spumante e monetine – che si ritrovano con in mano il cerino di un programma di governo da mandare giù in silenzio, scritto dagli odiati banchieri e che parla di riduzione del costo del pubblico impiego, liberalizzazione dei servizi pubblici locali (con tanti saluti al referendum del giugno scorso), riforma del mercato del lavoro.
In definitiva, non c’è nessuna liberazione da festeggiare, perché Berlusconi ha vinto.

FONTE : http://subarralliccu.wordpress.com/2011/11/14/acidi-e-basi-ha-vinto-berlusconi/

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Senza un popolo


Di Antonio Menna

Il mio panettiere, stamattina, mi ha chiesto come andava lo spread. Ho detto non c’è male, grazie, quando c’è la salute…

Sui marciapiedi si parla di Bce, di Fmi, di Goldman Sachs, come quando una volta, il lunedì, con Biscardi, si commentava il moviolone. Il barista parlava del rigore dei conti, e ieri non c’era il campionato di calcio.

Una signora anziana del mio palazzo mi ferma : “lei che legge i giornali, che dice? Ci sarà il default?”. Penso di no, c’era il sole stamattina. Lo ha detto pure Monti: “è una splendida giornata”.

Mio padre mi confida che questo professore gli sembra una persona seria, gli ispira fiducia. “Dici che mi taglia la pensione? Sono diritti acquisiti, no?”

Mia mamma, invece, è rimasta colpita: “é andato a messa, e ha la stessa moglie da quarant’anni. Che brav’uomo”.

Su facebook ho visto la rinnovata cascata di link sulla casta: “Monti ha una pensione di millemila euro al mese, cominci da se stesso”.

Speriamo non lo becchino al ristorante del Senato a mangiare la spigola a due euro.

Pare che Travaglio abbia in mano una vecchia multa non pagata da Monti nel ’76, che sarebbe stata insabbiata dalla Tributaria.

Un vecchio amico di infanzia che gestisce una lavanderia con la moglie mi ha chiesto del differenziale tra Btp italiani e tedeschi. Quelli a sette anni, però. La suocera, che lo marca alla cassa, è intervenuta dicendo che bisogna prendersi i soldi dalle banche e metterseli a casa, perchè questi si pigliano tutto.

Sull’autobus, una signora chiede che cos’è questo debito pubblico. Risponde l’immancabile sotuttoio che comincia uno sproloquio su Craxi. Per fortuna sale il controllore, e scendono di corsa tutti e due.

Al bar c’era ottimismo: “Questo sistema tutto”, dice il proprietario. Quello che fa i caffè non è d’accordo, ma il cassiere ha fiducia in Napolitano.

“Piazza Affari va alla grande”: l’edicolante è euforico. “Lo spread scende, i rendimenti calano, stiamo ripartendo”.

Ne sono felice, davvero. Meno male. Fiuuuu. Tiro un sospiro di sollievo.

“Ma la prova del nove sarà nei prossimi giorni”. Smorza l’entusiasmo la mia vecchissima, arcigna, maestra delle elementari, che sta comprando Famiglia cristiana. “Questo governo deve avere la fiducia del Parlamento, e poi deve fare provvedimenti seri, altrimenti crolla tutto di nuovo”.

Dico “sì, sì”. Questa donna continua a farmi paura.

Ho un cugino che ha votato Berlusconi. Ho sempre cercato di capire, molto laicamente, le ragioni. Capire è importante. Capire è la prima cosa. Non smetto mai di chiedergli perchè, così capisco. Mi ha sempre fatto un elenco di motivi, mai uno solo: 1) è tutto un magna magna e almeno lui sa mangiare, e fa mangiare; 2) ha battuto i comunisti e io odio i comunisti; 3) ogni cosa che ha fatto, l’ha fatta alla grande: l’edilizia, le tv, il milan; vuol dire che è capace; 4) è un figlio di puttana; 5) alla fine uno vale l’altro, tutti rubano ma lui ci sa fare, è uno buono, non si fa beccare, se l’è sempre cavata.

Oggi l’ho visto triste, abbattuto. “Non doveva dimettersi”, dice. “Adesso se lo magnano. Si è rincoglionito”. Non si pronuncia su Monti, né su Bersani né su Casini né sul default. Dice solo che bisognava aspettarselo lo sgambetto da quel comunista di Napolitano.

Ah, già: Napolitano è comunista.

Un mio caro amico è un arancione fanatico. Non un Hare Krihsna. Un fan di de Magistris. Scassiamo, scassiamo, abbiamo scassato. Mi ha fatto una testa così per tutta l’estate, lui e la rivoluzione a Napoli. Oggi mi parla di dissesto del Bilancio comunale, di difficoltà strutturali a fare le cose, di piccoli passi. “Ci vuole pazienza”, mi dice. “Mica i cambiamenti si fanno da un giorno all’altro?”. Evito di dirgli che a dicembre dovevamo avere la differenziata al 70 % e che, a quanto pare, non siamo manco al 20, e che la città è la solita latrina, e che il traffico è stato spostato di strada ma sta sempre lì, il trasporto pubblico è peggiorato, la cultura è ferma, e che io non ho percepito il minimo cambiamento, se non che abbiamo preso un cantautore (e nemmeno Fossati, per dire) a presiedere il Forum delle culture. Non mi dico niente perchè finisce che mi attacca la pippa col fatto che sarei un nostalgico di Bassolino, e quindi un delinquente.

Comunque adesso arriva la Coppa America di Vela: dollari, soldi, sponsor, e Napoli rinasce.

Tutto a posto.

Oggi Monti incontra i partiti minori, domani incontra Pd, Pdl e terzo polo, e in serata i sindacati. Poi va da Napolitano e scioglie la riserva. Tutti gli dicono sì, sulla carta. Mercoledì fa il governo degli scienziati e va al Senato a chiedere la fiducia. Giovedì prende la fiducia alla Camera e poi parte.

Per fare che?

Le misure economiche chieste dai mercati. Patrimoniale, lotta all’evasione, pensioni, abbassamento del debito, crescita, innalzamento del Pil, risanamento. Tutte cose che in venti anni non sono state quasi fatte, né dal centrodestra né dal centrosinistra, e che SuperMario deve fare in tre mesi.

Poi deve fare le riforme strutturali: quella elettorale, quella del fisco, quella del mercato del lavoro, quella degli ammortizzatori sociali, magari quella del welfare, dell’istruzione, delle professioni, dei servizi, magari quella dell’innovazione, quella del merito, magari quella della legalità.

Magari, un Paese nuovo.

Il tutto, in un anno, senza una maggioranza e senza un popolo.

Con i bocconiani, con Napolitano, con il terrore del default.

Auguri, professore.

E si riduca la pensione, mi raccomando.

FONTE : http://antoniomenna.wordpress.com/2011/11/14/senza-un-popolo/

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I bocciati dalla storia


di Marcello Pirovano (lettera43)

Da Tremonti a Brunetta, il bilancio in rosso dei ministri uscenti.

E adesso giù dalla giostra, tutti, perché non c’è spazio né tempo per fare un altro giro. La fine di un’era – l’amaro epilogo di Silvio Berlusconi – ha trascinato con sé i protagonisti dell’ultima legislatura, senza possibilità di una prova d’appello: nessuno dei ministri uscenti è destinato a sopravvivere nel prossimo governo tecnico che Mario Monti è pronto a costituire.
Il tempo, smaltita la sbornia da festeggiamenti di chi aspettava questa caduta da 17 anni, è quello dei bilanci, delle valutazioni di fine mandato.
Nomi e facce che hanno fatto la storia, a braccetto col Cavaliere.

Giulio Tremonti – ministro dell’Economia

Il 2011 è stato vissuto all’insegna delle voci sui continui litigi con Berlusconi: uno scontro perenne, il grande gelo tra premier e titolare delle Finanze che ha caratterizzato l’azione di governo.
I due hanno sempre smentito («Solo favole»), ma l’insofferenza di Silvio nei confronti di Giulio è stata confermata da più fonti interne all’esecutivo: «Tremonti è uno che non sa fare squadra, che alla fine fa sempre di testa sua», è il pensiero più volte attribuito a Berlusconi.
GLI STORICI INSULTI A BRUNETTA. Memorabile, in tal senso, il video catturato durante la conferenza stampa di luglio, coi ministri riuniti per presentare la manovra finanziaria: «È scemo, è cretino», furono i commenti feroci rivolti da Tremonti al ministro Brunetta.
Politicamente, la sua figura è stata scalfita dal caso Marco Milanese, suo braccio destro, dallo scandalo dell’affitto in nero e dal boicottaggio della maggioranza durante la concitata fase finale, con l’immagine-simbolo del Cavaliere che sfilava in Aula, senza degnarlo di uno sguardo, dopo lo scivolone sul rendiconto dello Stato, quando Giulio non partecipò alla votazione e la maggioranza andò sotto per un voto.
LA CRISI C’È DAVVERO OPPURE NO? Ma la colpa più grande è stata quella di aver negato la crisi – se non in un contesto di recessione globale – fino a quando l’evidenza non ha lasciato scampo: «La crisi c’è, in America inizia e speriamo finisca», diceva.

Roberto Maroni – ministro dell’Interno

Ha passato tre anni a sventolare la bandiera dei suoi pacchetti Sicurezza, si è riempito la bocca a suon di arresti e colpi fatali inflitti alla mafia.
Numeri da record, contestati però dal Coisp, il sindacato della polizia, con una delle più banali contro-osservazioni: «La cattura dei latitanti è merito della polizia, non di un governo che taglia le risorse ostacolando la lotta alla criminalità organizzata».
POLIZIA IN PIAZZA? «NON MI RISULTA». Bobo ha sempre negato le polemiche sulle forze dell’ordine in piazza (anche) contro di lui: «Non mi risulta. So quali sono i problemi e il mio impegno è quello di azzerare i tagli. Poi c’è sempre chi non è contento», diceva.
In tre anni il governo avrebbe tagliato tre miliardi di euro. «Se qualcosa non va è sempre colpa mia», scherzava laconico Maroni.
L’importante è sempre stato sfoderare la statistica a effetto nel momento giusto: «Da quando sono ministro io, c’è una media di sei mafiosi arrestati al giorno. E non solo in quelli feriali».
SCONTRO CON SAVIANO, L’APPOGGIO DELL’OPPOSIZIONE. A fine 2010 fu protagonista di un diverbio con Roberto Saviano sui rapporti tra Lega Nord e ‘ndrangheta.
In parlamento l’opposizione l’ha spesso appoggiato, se non altro perché vedeva in lui una spina nel fianco del Popolo della libertà.

Renato Brunetta – ministro della Pubblica amministrazione

È stato lo storico nemico degli statali, bollati come fannulloni, contro cui ha scatenato la morsa della stretta sulle malattie, la guerra ai certificati medici falsi, le pagelle ai dipendenti e i tornelli nei ministeri.
DALLO «SCEMO CRETINO» AI PRECARI. Insultato a tradimento dal collega Tremonti (il celebre «scemo cretino», guarda il video), Brunetta finì nel ciclone della polemica a giugno 2011, quando il suo diverbio contro i precari fece il giro del web, e non solo: «Siete l’Italia peggiore», fu la frase incriminata a cui non seguirono mai le scuse, ma una ricostruzione fantasiosa dei fatti (documentati da un video).
Il suo tentativo di apparire come social ministro gli si ritorse contro, perché su Facebook il suo profilo fu invaso dagli insulti di precari da tutto il Paese che lo fecero balzare in testa alla graduatoria dei politici più odiati.
CHIUSURA CON LA GAFFE ANTI-MAFIA. Una delle sue ultime sparate si è trasformata in una gaffe anti-mafia: in nome della semplificazione voleva eliminare i certificati contro le cosche.
Il popolo di internet non ha perso l’occasione, dopo la grande crisi di governo, di ricordargli un piccolo, significativo particolare: «’Renato Brunetta ministro’? È ora che cambi nome alla tua pagina Facebook».

Franco Frattini – ministro degli Esteri

La sua immagine finale resterà quella che ha certificato il clima da ‘volano gli stracci’ dentro il centrodestra: il «Fascisti» rivolto agli ex Alleanza nazionale ha provocato la reazione piccata di Ignazio La Russa, che ha finto di non conoscere Frattini.
In Europa, e nel mondo, gli è toccato l’ingrato compito di rappresentare il Paese governato da Silvio Berlusconi, in un’emorragia di credibilità che ha relegato l’Italia a un posto sempre più marginale nella stanza dei bottoni. Un flop, insomma.
«L’ITALIA? NESSUNA SINDROME DA ESCLUSIONE». Quando a marzo si parlò di Libia, in videoconferenza si riunirono nel grande consulto a quattro Barack Obama, Nicolas Sarkozy, Angela Merkel e David Cameron, cioè Stati Uniti, Francia, Germania e Gran Bretagna. L’Italia? Non invitata. «Nessuno schiaffo», provò a difendersi il povero Frattini.
«L’Italia non sente affatto la sindrome dell’esclusione», fu la dichiarazione convinta.
L’ATTACCO ALL’ASSE BILATERALE MERKOZY. Più tardi, nella tempesta della crisi finanziaria continentale, il titolare della Farnesina tentò un’altra timida ribellione: «Una situazione globale non si risolve con assi bilaterali», disse criticando la prorompente discesa del duo ‘Merkozy’.
I celebri risolini di imbarazzo in mondovisione di Sarkò e Frau Merkel hanno seppellito anche lui.

Ignazio La Russa – ministro della Difesa

Essere titolari della Difesa in tempo di crisi? Brutto mestiere. La Russa lo è dal 2008, e in tre anni il refrain degli indignati è sempre stato lo stesso: «Tagliamo i fondi delle spese militari per recuperare le risorse della manovra. Non tocchiamo l’istruzione e garantiamo il futuro, costruiamo la pace».
DIFESA COSTOSA E SCANDALO MASERATI. Ignazio, da parte sua, non ha fatto granché in quella direzione: in piena recessione finanziaria il suo settore pubblico è stato uno dei pochi che ha scampato il ridimensionamento di costi.
Le spese militari in Italia, dati alla mano, continuano a rappresentare l’1,28% del Prodotto interno lordo.
Come se non bastasse, a fine ottobre 2011 si è aggiunto lo schiaffo rifilato agli italiani dopo l’acquisto di 19 Maserati per far viaggiare i dirigenti del suo ministero.
TROPPO CASUAL E POCO POLIGLOTTA… Provato dal caos libico e dal groviglio della guerra in Afghanistan, La Russa è inciampato anche su argomenti più soft: è stato rimproverato dai generali dell’aeronautica per l’abbigliamento troppo casual, è finito nell’occhio del ciclone per l’ironia usata sulla bellezza delle deputate («Non male detto da lui…», gli rispose Rosy Bindi) e ha lottato con tutte le sue forze (uscendone sconfitto) contro la lingua inglese in una comica conferenza stampa (guarda il video).

Maurizio Sacconi – ministro del Lavoro

Con gli ultimi colpi di coda dall’effetto mediatico ha manifestato l’intenzione di riformare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, perché era «un freno alle assunzioni, contro la flessibilità».
La chiave era nella possibilità di deroga prevista dall’articolo 8 della manovra finanziaria 2011, che aveva lo scopo di rendere attuabile il licenziamento senza una necessaria motivazione e tramite un accordo tra il datore di lavoro e un rappresentante sindacale.
LA POLEMICA SUL PERICOLO TERRORISMO. Susanna Camusso della Cgil non gli hai mai risparmiato attacchi al vetriolo, come quello sulla bufera scatenata dalle parole di Sacconi sul nuovo pericolo terrorismo e il rischio di attentati all’interno dell’accesa discussione sul lavoro: «Ho paura, ma non per me perché io sono protetto, bensì per le persone che potrebbero non essere protette e diventare bersaglio di violenza politica che nel nostro Paese non si è del tutto estinta», disse il ministro.
Ebbe anche la grande idea di spiegare la manovra finanziaria con una barzelletta sulle suore stuprate. Provocando una pioggia di critiche da parte dell’opposizione.

Mariastella Gelmini – ministro dell’Istruzione

Da quando è arrivata la ‘maestrina’ Mariastella il dibattito sulla scuola si è enormemente acuito: merito (o colpa?) dell’attuazione della sua riforma, tra il 2009 e il 2010.
RIVOLUZIONE O SOLTANTO TAGLI SELVAGGI? Rivoluzionaria per lei, un miscuglio di tagli selvaggi per i suoi detrattori. La Gelmini non ha mai fatto molto per attirarsi le simpatie di alunni, mamme, maestre e tutto ciò che ruotava intorno al suo ministero: chi protesta «va in piazza per la scuola ma poi manda i figli agli istituti privati», accusò una volta, difendendo le sue misure.
«I docenti? Sono sottopagati perché sono troppi», argomentò per la felicità di tutti i professori d’Italia.
Sul problema delle classi sovraffollate usò l’arma della negazione, sostenendo che fossero «solo lo 0,6% del totale».
Scivolata sui test Invalsi – pieni di errori nelle griglie di valutazione -, Mariastella è finita spesso al centro degli sfottò per qualche siparietto agitato negli studi di Ballarò e dopo certi obbrobri linguistici (tra cui «i carceri», al maschile).
LA FRAGOROSA CADUTA SUL TUNNEL DEI NEUTRINI. Ma il ‘meglio’ è arrivato in chiusura, col botto del tunnel dei neutrini: il ministro scoprì l’esistenza di un’enorme galleria (immaginaria) tra il Cern e i laboratori del Gran Sasso.
Il web non ha ancora smesso di ridere, lo strafalcione portò al licenziamento del portavoce Zennaro, prontamente riciclato come consulente culturale di Barbara Berlusconi
L’ultima dichiarazione da ministro potrebbe essere stata questa: «Roberto Benigni (guarda il video del suo intervento a Bruxelles, ndr) nuoce all’immagine dell’Italia

Saverio Romano – ministro delle Politiche agricole

Nel rimpastino del marzo 2011 comparve Saverio Romano: appoggiato dai Responsabili, dopo aver rotto con Pierferdinando Casini, corse in aiuto al claudicante esecutivo di Berlusconi e conquistò la poltrona da ministro delle Politiche agricole.
I DUBBI ESPRESSI DA NAPOLITANO. Ma la sua nomina, più che per i risvolti politici, è rimasta famosa per quelli giudiziari: Romano è indagato per mafia (concorso in corruzione aggravata dal favoreggiamento) e già ai tempi del suo ingresso nel governo il Colle espresse delle riserve: «Il presidente della Repubblica ha assunto informazioni sullo stato del procedimento a carico di Romano per gravi imputazioni», riportò il Quirinale.
LA MOZIONE DI SFIDUCIA E IL SALVATAGGIO. Lui non fece una piega, derubricò a «ragli d’asino» le accuse di vicinanza a Cosa nostra e incassò senza scomporsi anche la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni in parlamento.
La Camera gli salvò il posto, prima dell’inesorabile crisi che ha spazzato via anche lui.

FONTE: http://www.lettera43.it/politica/31268/i-bocciati-dalla-storia.htm

 

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La fine di niente


Berlusconi si è dimesso. Scusate se non sono sceso in piazza a festeggiare. Ma, francamente, la fine di un Impero è un’altra cosa. Silvio Berlusconi ha rassegnato le dimissioni a causa di un intervento condiviso e coordinato dei poteri forti. Banche, interessi, speculazione, Europa, Obama. L’ormai ex premier (sì, fa piacere dire “ex”, lo ammetto) ha fatto un passo indietro, niente di più.

Non è stata la volontà popolare, non è stato un voto democratico, non è stata la maggioranza degli italiani a dire “basta!”. Dunque Berlusconi, per come la vedo io, sarebbe ancora lì. Con i suoi parlamentari farlocchi e con i lettori del Giornale, di Libero, e i telespettatori del pomeriggio Mediaset o del Tg1. Con Emilio Fede. Con i giovani “azzurri”, certi pensionati barzotti, e le meravigliose messaline oggi convertite in deputate.

E’ l’amarezza, non la felicità, il sentimento che prevale oggi. Una splendida domenica di sole di metà novembre, che non riesce a conquistarmi. Ho provato sincera tristezza, ieri sera, nel vedere le scene davanti a Palazzo Grazioli e al Quirinale. Con il “popolo viola” (definizione approssimativa) che lanciava monetine. Ma che senso aveva? Le monetine le lanciarono a Craxi per poi ritrovarsi Berlusconi. E probabilmente tra quelli che lanciavano le monetine c’erano molti futuri elettori di “Forza Italia”. A Berlusconi, casomai, potevate lanciare telecomandi, copie dei suoi quotidiani, foto di Daniela Santanchè.

E non parlatemi, Di Pietro come Bersani, di “liberazione”. Perchè non è così. La liberazione avviene quando salta tutto quello che per anni opprimeva un popolo. Qua è saltato Berlusconi, che poi è ancora tutto da vedere. I suoi sono tutti lì. Dalla Gelmini a Letta, da Schifani a Scilipoti. E già che c’è Formigoni fa anche il dito medio.

Sono contento che Berlusconi sia finalmente dietro le quinte. Ha contaminato i miei anni migliori, costringendomi ad un utilizzo frequente di fiori di Bach, Geffer, Aulin e prodotti a base di thc. Ma è proprio questo “dietro le quinte” che mi preoccupa. Lui è ancora lì, quello che ha creato pure. E il suo “popolo” sono convinto sia ancora la maggioranza degli italiani.

Nel 2008 non avrebbe dovuto vincere le elezioni. Invece sì. E con una maggioranza inquietante. Oggi le vincerebbe ancora, ma con una maggioranza risicatissima. E sarebbe ancora il candidato ideale. Perchè – evidentemente – ognuno c’ha quello che si merita. E gli italiani l’hanno voluto, votato, sostenuto per anni. Si sono fatti viziare. Ed hanno chiuso gli occhi davanti all’evidenza.

La sinistra non ha fatto niente, è riuscita anzi a distruggere quel poco che era riuscita a fare. La sinistra ha fallito.

Mario Monti è un gentleman, una di quelle “eccellenze” italiane. Ma è anche sponsorizzato dai già citati “poteri forti”. Goldman Sachs, per esempio. L’impressione è che l’Italia sia tornata, ancora una volta, a raccontare la sua storia recente. Un intervento dall’esterno – dall’estero – nel momento in cui questo paese (che è, tutto sommato, anche una pseudo-colonia) stava diventando un problema (leggi, “un affare”.  Si sono fiondati tutti contro Berlusconi. Per approfittare del momento.

Mi piace pensare che non sia così. Che Mario Monti ci salverà, cambierà tutto, aiuterà il paese a crescere. Porterà una ventata di senso civico, di responsabilità, di senso dello Stato. Metterà gli italiani davanti a tutto. E riuscirà a rieducare un paese che ha visto per troppo tempo un reality che non era la realtà.

Berlusconi è finito? Non ne sono sicuro. Una cosa è certa: il berlusconismo ce lo porteremo addosso, nel senso che ce l’avremo incollato anche alle dita dei piedi, ancora per molto tempo. E ieri sera, nelle piazze come negli status di facebook, ne ho avuto la conferma.

Peggio di Berlusconi c’è l’eredità che c’ha lasciato. A cominciare da sua figlia, Marina. Pronta a prendere il suo posto. E da tutti quelli che la voteranno. Come se tutto questo non fosse mai accaduto.

FONTE : http://radiobreakfast.com/2011/11/13/la-fine-di-niente/

Pubblicato in: economia

La sovranità nella bancarotta del capitalismo


Si parla ormai abitualmente (e impropriamente) di “debito sovrano”. Ma non c’è nulla di più errato e fuorviante del concetto di “debito sovrano”, coniato non a caso in un momento storico in cui gli Stati nazionali hanno ceduto totalmente la loro sovranità e autonomia decisionale di fronte all’arroganza e allo strapotere dei mercati finanziari.

In un’assurda e perversa catena di domino, i bilanci degli Stati più esposti al debito pubblico sono a turno travolti e assorbiti nel dissesto finanziario, coinvolgendo le altre nazioni, per cui risulta sempre più complicato adottare le politiche di “austerità” che mirano ad intensificare oltremisura la pressione fiscale e ad inasprire l’offensiva contro le tutele sociali del mondo del lavoro, al fine di sottrarre ingenti risorse dirottate verso il capitale bancario e finanziario, poiché una simile prospettiva comporta la dissoluzione definitiva di ogni intesa sociale, causando e autorizzando la sollevazione del popolo.

Papandreu ha dovuto sottomettersi alle costrizioni delle oligarchie finanziarie e revocare il referendum appena poche ore dopo l’annuncio. Papandreou non è Lenin e non serviva una mente eccezionale per capirlo. Diversamente da Papandreou, Lenin avrebbe promosso il referendum dichiarando l’insolvenza del debito pubblico del suo Paese. D’altronde è esattamente ciò che fece nel 1917: denunciò il debito pubblico dell’impero zarista e promulgò un decreto che fece tremare il mondo, azzerando l’enorme debito accumulato dalla Russia nei confronti delle potenze occidentali. Invece Papandreou non ha affrontato la sfida, temendo che un default della Grecia avrebbe risucchiato nel baratro finanziario l’intera Europa: ha preferito demolire la democrazia piuttosto che contrastare ed eliminare l’accerchiamento usuraio del proprio popolo da parte del capitale finanziario. L’entità del debito pubblico greco è assai modesta, ma sufficiente a rompere i rapporti di forza vigenti negli assetti della finanza capitalista internazionale.

Salvare la Grecia è un’impresa già ardua per gli equilibri politici europei, ma salvare un mondo sull’orlo della bancarotta è un’impresa praticamente impossibile. In un sistema globale in cui si agita lo spauracchio della crisi e si pretende di usare l’arma del ricatto finanziario per costringere gli Stati nazionali a compiere scelte inique e impopolari, ogni governo rischia di trasformarsi in una mostruosa tirannide esercitata in nome delle banche, un abietto strumento di rapina ed estorsione che annienta ogni elemento di sovranità popolare. Solo pochi mesi fa la maggioranza degli Italiani non sapeva nemmeno che esistesse il Fondo Monetario Internazionale, mentre oggi lo scopre improvvisamente a tutela del Paese. Anche dopo l’imminente cacciata di Berlusconi il rapporto stretto con il FMI vincolerà l’azione dei futuri esecutivi nazionali. Nei periodi di assenza di credibilità e sovranità della politica, le tecnocrazie finanziarie hanno imposto direttamente i loro fiduciari alla guida di governi detti impropriamente “tecnici”. E’ già avvenuto in Italia negli anni ’90 con Ciampi, Dini, Amato. Accadrà di nuovo con Monti.

Chiudo con un episodio salito recentemente alla ribalta della cronaca, destando un certo scalpore: un negozio di gadget elettronici, situato nel centro di Roma, è stato assalito da un’enorme ressa di clienti attirati dall’offerta di prezzi stracciati. La notizia è la classica eccezione che conferma la regola, la riprova del delirio allucinante del capitalismo, una testimonianza ulteriore che certifica l’aberrazione consumistica di massa, una droga che procura demenza e assuefazione: chi non consuma, sprofonda in una crisi d’astinenza.

Lucio Garofalo

Pubblicato in: economia

Chi specula sulla crisi e perché



Sarà l’effetto contagioso prodotto dal ghigno beffardo di Sarkozy, irriso a sua volta dalle smorfie buffe e canzonatorie di Ferrara, ma non si intravedono validi motivi per ridere.

Se qualcuno ha interesse a nascondere il capo sotto la sabbia, alla stregua degli struzzi, è padrone di farlo, ma se ne deve assumere ogni responsabilità politica e personale. Chi è causa del suo mal pianga se stesso. E non addebiti ad altri colpe che sono proprie.

Analogamente, rispetto alle infamie che screditano l’Italia, è giusto additare al pubblico ludibrio qualche goliardico e disonorevole burlone (o buffone) che si autodefinisce “premier a tempo perso”, non il solito capro espiatorio dei “comunisti che infangano il proprio Paese”. E’ un alibi troppo comodo ed è un atto di grave disonestà intellettuale.

L’atteggiamento di chi persevera, con ottusa e colpevole ostinazione, nell’intento di negare l’evidenza della crisi, equivale a prolungarne e aggravarne gli strascichi dolorosi.

E’ indubbio che chi specula cinicamente sulle tragedie di una nazione può agire in mala fede affinché non si risolvano i problemi estirpandoli alla radice, per lucrare meglio.

Ma chi sta speculando sulla crisi del debito sovrano? Vediamo alcune ipotesi plausibili.

Tutti sanno che lo stato italiano detiene il controllo di grandi aziende pubbliche e dispone di quote azionarie consistenti di imprese private (si pensi a colossi come ENI, ENEL, ecc.), che sono bocconi assai appetitosi per il grande capitale multinazionale. Ma non tutti sanno che un’altra ricchezza economica è il vero, principale bersaglio dell’assalto speculativo messo in atto contro l’Italia, vale a dire le sue cospicue riserve auree, che ammontano a circa 2.451,80 tonnellate. Infatti, l’Italia possiede la terza maggior riserva d’oro al mondo, subito dopo gli Stati Uniti e la Germania. E non è poco.

Un’altra interpretazione potrebbe riguardare l’esistenza della moneta unica europea e le sue implicazioni più controverse. Non a caso, oggi è sotto attacco. Ma ciò che induce a riflettere è l’eccessivo allarmismo, fondato solo in parte, a cui stiamo assistendo.

Già in passato (si pensi, ad esempio, agli anni ’70) l’Italia ha conosciuto periodi di drammatica austerità e crisi economica, con un tasso di inflazione assai elevato, i BOT attesati oltre il 20% e lo spread, di cui all’epoca non si parlava, che aveva raggiunto cifre considerevoli. Il debito pubblico era già mostruoso, mentre il livello di crescita economica non ha mai oltrepassato il 3%. L’unica differenza era la presenza della lira al posto dell’euro, eppure non si è mai parlato di default. Cioè di fallimento di uno Stato.

Oggi i BTP sono al 6%, l’inflazione è sotto il 3%, e si paventa la bancarotta per l’Italia.

Ebbene, quale sarebbe la differenza? Qualcosa non convince e si avverte un intenso e micidiale odore di truffa. Una probabile spiegazione potrebbe essere che negli ultimi anni l’ascesa dell’euro abbia disturbato e minacciato lo strapotere del dollaro, per cui oggi l’euro è insidiato nei suoi “anelli più deboli”, vale a dire Grecia, Portogallo, Italia.

Non c’è dubbio che le analisi formulabili siano molteplici e forse controverse, magari complementari e integrabili tra loro, ma è altrettanto innegabile che sia in corso una spietata guerra monetaria tra il dollaro e l’euro. La crisi globale del capitalismo ha semplicemente acuito e accelerato le dinamiche conflittuali e le contraddizioni latenti.

Lucio Garofalo

Pubblicato in: LAVORO

Dalla DISOCCUPAZIONE ADULTA al REDDITO MINIMO DI CITTADINANZA


pubblicata su FB da Mai Più Disoccupati Due il giorno domenica 6 novembre 2011 alle ore 22.01

di Luchino Galli, per Mai Più Disoccupati

 In base ai dati Istat sulle forze lavoro del primo trimestre 2011, da gennaio a marzo di quest’anno sono cessati oltre 262mila rapporti di lavoro, di cui il 47% riguardava lavoratori di età inferiore ai 35 anni, e il 53% lavoratori over 35 (rielaborazione Datagiovani).

Si accentua la tendenza già evidenziata nel Rapporto annuale Istat, che rimarcava quanto la crescita più consistente di disoccupazione avesse riguardato la fascia tra i 30 e i 49 anni, e solo in seconda battuta quella dei più giovani (*).

La disoccupazione over 35 è misconosciuta dalla politica, trascurata dai sindacati e sottaciuta dai mass media nonostante abbia assunto, in Italia, rilievo di drammatico e dilagante fenomeno sociale che ha sconvolto – solo nel 2010 – la vita di oltre 2’100’000 (**) persone e dei loro nuclei familiari. Infatti, laddove il dramma della disoccupazione colpisce gli adulti, le famiglie coinvolte spesso non sono più in grado di “fare fronte” neanche alle scadenze economiche più impellenti: rate del mutuo, canone di locazione, bollette (acqua, luce e gas in primis), spese per la salute, per l’istruzione dei figli e le stesse spese alimentari!

 Quanti possibili disoccupati over 35 tra gli oltre 2milioni di lavoratori coinvolti nel 2010 da processi di cassa integrazione?

Quanti potenziali disoccupati over 35 tra i 576’455 lavoratori in cassa integrazione a zero ore per tutto il 2010?  

Cassa integrazione che è un ammortizzatore sociale comunque temporaneo e destinato ad esaurirsi…

Quanti futuri disoccupati over 35 tra i milioni di lavoratori precari, tanto esposti alla disoccupazione (***) ?

Milioni di vite sospese, interrotte, umiliate da una precarietà totalizzante che giorno dopo giorno annichilisce e avvelena l’esistenza, solo per i più fortunati alleviata da una rete di protezione informale – pilastro del welfare “all’italiana” – intessuta di rapporti parentali e amicali. Lo Stato italiano infatti non c’è!! I disoccupati italiani sono tra i meno aiutati dell’Unione Europea; solo il 31% è supportato da ammortizzatori sociali e mancano politiche organiche mirate al loro ricollocamento lavorativo.

Milioni di persone, già vittime – anche nel nostro Paese – di una crisi economica globale, ulteriormente colpite dall’incoerenza tutta italiana di un mondo imprenditoriale che da un lato reclama a gran voce l’innalzamento dell’età pensionabile – magari anche a 70 anni – in nome di una maggiore competitività dell’industria nazionale, e dall’altro non assume, proprio in quanto “anziani”, gli over 35 in cerca di occupazione…

La disoccupazione adulta è troppo spesso anticamera di un’indigenza assoluta e di emarginazione sociale.

Mario Furlan, fondatore dei City Angels che in tutta Italia aiutano i senzatetto, dichiara: “In 17 anni di attività umanitaria non abbiamo mai visto una situazione tanto difficile, in cui tante persone si sono rivolte a noi, persone che si presentano bene e che non diresti affatto si trovino in situazioni drammatiche,  che ci chiedono cibo, vestiti e addirittura coperte e sacchi a pelo […]. Per queste persone una spesa anche di pochi euro può essere proibitiva. Sono moltissime le persone laureate, qualificate, che passano da uno stato di relativo benessere a una situazione drammatica, di vera e propria indigenza”.

Nel nostro Paese, i senzatetto sono almeno 60’000 e sono in continuo aumento; tra questi cresce costantemente la percentuale di nazionalità italiana, prevalentemente uomini che hanno superato i 40 anni e che hanno perso il LAVORO!

Nel corso del 2010, in base al Report Istat – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora – Caritas Italiana, ci sono state oltre 2’600’000 richieste di aiuto da parte di persone in condizioni di grave emarginazione sociale; nella metà dei casi, la richiesta concerneva bisogni primari quali cibo, indumenti, farmaci, igiene personale.

L’Italia, in quanto “Repubblica democratica, fondata sul lavoro” (art. 1 della Costituzione), che” riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”(art. 4 della Costituzione)  viene meno ai propri principi fondativi quando abbandona i disoccupati al solo sostegno della famiglia, degli istituti caritatevoli e delle associazioni e organizzazioni di volontariato, rinunciando al proprio compito istituzionale  di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese” (art. 3 della Costituzione).

 Alla Repubblica competono  politiche sociali che prevengano e risolvano queste drammatiche situazioni di bisogno, a partire dall’introduzione del reddito minimo di cittadinanza, come richiesto dal Parlamento Europeo a tutti gli Stati membri dell’Unione e che ben 24 Paesi su 27 hanno da tempo già provveduto ad istituire (con eccezione di Italia, Grecia e Ungheria).

Reddito minimo di cittadinanza che ha il suo fondamento giuridico nella stessa Costituzione Italiana, all’art. 38, co. 2: “I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, DISOCCUPAZIONE INVOLONTARIA”.

 Le risorse non mancano di certo, e vanno recuperate contrastando efficacemente la corruzione capillarmente diffusa nel nostro Paese, l’evasione fiscale, il lavoro nero, gli assurdi sprechi e i privilegi corporativi che tutti insieme rappresentano la vera emorragia delle ricchezze nazionali; quella che manca, invece, è la volontà politica di intraprendere un simile percorso!

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(*) Nel momento in cui scrivo di disoccupazione adulta non intendo contrapporla a quella giovanile, ma denunciarne l’esistenza. Oggi più che mai, in un contesto socio-economico caratterizzato da una disoccupazione diffusa a carattere endemico e strutturale, il primo passo per affrontare questo drammatico fenomeno sociale è riconoscerne le effettive dinamiche e peculiarità, contrastandolo con interventi  qualificati e mirati.

(**) Il numero indicato è il risultato di una approssimazione per difetto ed è ottenuto mediante rielaborazione di dati Istat 2010, sommando  al numero dei disoccupati over 35 quello degli inoccupati over 35, gli scoraggiati che, pur essendo disponibili a lavorare, non cercano più attivamente un’occupazione, in quanto il mercato del lavoro nega loro qualsiasi opportunità di reinserimento lavorativo, discriminandoli  per motivi anagrafici.

(***) Nel 2009, il 63% di chi ha perso il lavoro era precario.

Pubblicato in: berlusconeide, cose da PDL, politica

Anche le tope fuggono


Un tocco di grottesco non manca mai nel dramma italiano. E cosa c’è di più patetico e triste delle soubrettine decerebrate che all’ultimo momento, dopo aver difeso Silvio con le unghie e qualcos’altro, gli voltano le spalle cercando di conservarsi la poltrona? Fino a qualche tempo facevano solo la mossa, ma adesso che i topi scappano, è naturale che lo facciano anche le tope.

Così Gabriella Carlucci, uno dei personaggi più beceri e ottusi del circo berlusconiano, è passata all’Udc grazie ai buoni uffici e alle insistenze di Pomicino che si narra avesse qualche affaire con l’intero corpo di ballo familiare. Certamente un buon acquisto perché  è quella che si faceva scrivere le proposte di legge per la repressione del web da qualche drudo, che non è mai riuscita a capire la differenza tra antipirateria e antipedofilia. La cara persona che disse a Gilioli: Le auguro che appena suo figlio avrà accesso a Facebook venga intercettato dai pedofili e che lo incontrino sotto scuola… glielo auguro.

E bisogna proprio dirlo, una sfacciata nuvola di niente che per obbedire agli ordini della scuderia degli asini, si permise di dire che il fisico Luciano Mariani non era un buon candidato alla presidenza del Cnr perché in una ricerca del’74 aveva commesso degli errori. Capite la Carlucci… è infatti fu sbertucciata  a sangue dalla comunità internazionale dei fisici. La stessa che posteggia la Porsche sul marciapiedi , la medesima secondo cui lo stipendio dei parlamentari è minimo, proprio quella condannata per pagare in nero la segretaria.

O quella che non più tardi di aprile ha detto alla radio: “Per i miei figli adolescenti Berlusconi è un mito perché parla una lingua che loro conoscono, racconta le barzellette ed è anche super potente da un punto di vista sessuale. I ragazzini lo ammirano, come la maggior parte degli italiani che vorrebbero essere come lui. Quanti italiani a 70 anni si sognano di andare con le donne dalla mattina alla sera?”

Ecco, questo è il personaggio che oggi è andato con Casini, forse perché pensa che sia il luogo aristotelicamente naturale dove andare. Ma a parte questo trasferimento di silicone che ha l’unico merito di dare un segnale di libera uscita, c’è da chiedersi di quanta altra feccia dovrà riempirsi l’Udc prima di convolare al governo di emergenza. E magari di fare un’alleanza con la sinistra?

Quanti ex adoratori di Berlusconi ci saranno nei prossimi governi, quanti testatori dell’impianto idraulico, quanti voltagabbana, quanta gente inutile, quanti mentecatti disposti a tutto?  Quel nuovo avanzato che è una nuova offesa al Paese.

FONTE :  http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2011/11/07/anche-le-tope-fuggono/

Pubblicato in: ambiente, cose da PDL, CRONACA, MEDIA, politica, Televisione pubblica

Alluvione: la tv prende in giro le vittime


La televisione è ormai così trash che finisce per  prendersi gioco dei drammi di questo Paese, per darla in pasto all’incompetenza e al cinismo degli squallidi personaggi che vivono di ospitate. Oggi su Rai Uno imperversava Giletti a parlare di Genova. E magari sarebbe stato interessante ascoltare assieme a Marta Vincenzi, un climatologo, un esperto di ambiente, un sociologo, un  qualche tecnico di opere idrauliche. Invece c’erano Maria Giovanna Maglie, l’ex idrovora di soldi rai, nota incompetente in qualsiasi campo, un meteorologo dell’areonautica (cosa ben diversa da chi studia il clima), un carabiniere e solo alla fine è comparso Mario Tozzi, subito sommerso dal berciare della Maglie e da Klaus Davi, il nullmediologo spazzolato che è una statua vivente alla futilità esangue del berlusconismo.

E Giletti che si beava della “discussione” da lui virilmente condotta, mentre in sottofondo scorrevano le immagini di repertorio dell’alluvione e le urla delle persone mentre l’acqua spazzava via tutto. Virilmente, proprio così:  secondo lui le donne sono inadatte a condurre talk show perché per tenere a bada gli ospiti “ci vuole una fisicità maschile”. E’ a gente di questa risma, che si affida l’informazione sulle tristi pagine di questa Italia. Infatti e durato poco: subito dopo il virile Giletti si è dedicato assieme a Fiorello a giocare con la carta igienica.

Ancor peggio è andata su Canale 5 che nel parterre aveva nientedimeno che straccio Liguori, notissima autorità in fatto di clima, aho che ffà ,piove? Cecchi Paone che, non si sa come, passa per divulgatore scientifico non sapendo nulla di scienza e nemmeno di divulgazione e lo psicologo – psicopatico Meluzzi, altro solerte collezionista di gettoni.

Insomma siparietti, spettacolini, vaniloqui di cialtroni e incompetenti ad ampio spettro, chiamati ad esercitarsi  su una tragedia che si porta dietro ampie e complesse responsabilità collettive oltre che una enorme massa di problemi per il futuro. Nell’attuale linguaggio politico si chiamerebbe una presa per il sedere, un’offesa alle vittime, un’ insulto all’informazione sia pure quella enfatica e un po’ vuota di oggi.

Anche  un affronto al buon gusto, ma questo è secondario: la turba che ha occupato la televisione sta lì proprio perché non ha idea di cosa sia.

FONTE :  http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2011/11/06/alluvione-la-tv-prende-in-giro-le-vittime/

Pubblicato in: ambiente, CRONACA, eventi, MALAFFARE, pd, politica

GENOVA, LA TRAGEDIA E LE COLPE


Tutto il mio cordoglio alle vittime dell’alluvione. Ma io sto dalla parte della natura cancellata per costruire strade e palazzi. Chi ha coperto il fiume sapeva quali erano i rischi: per tutti gli amministratori del territorio, l’accusa è di omicidio e danneggiamento.

Sono rispettoso delle persone morte, esprimo tutto il mio cordoglio ai loro familiari, e vorrei che non fossero finiti così, come topi in gabbia. Però io sto con il torrente, con il Bisagno. Io sto dalla parte di chi è stato violentato e represso, cancellato, e che si riprende il suo spazio. Quel fiume è il simbolo della natura vituperata di questo Paese, fatto a pezzi per costruire palazzi orrendi, per far correre macchine in eccesso, per gratificare della gente distratta, incurante, che ha dimenticato tutto. Io sto col Bisagno, anche e soprattutto perché quasi tutto il mio sangue è genovese.

Il giorno in cui iniziarono i lavori di copertura di quel torrente mio nonno Pietro Cantarella, genovese e marinaio, tornava a casa con la sua sacca sulla spalla. Era sbarcato da poco, qualche mese tra Mediterraneo e Atlantico, e saliva da Caricamento ben felice di tornarsene nel suo. Vide il cantiere e chiese in giro: “Ma che fate?”. Mia madre ricorda che entrò a casa col muso lungo: “Questi sono pazzi. Succederà qualcosa di grosso”. Anche mio padre ricorda bene il torrente Bisagno: “Da ragazzo ci passavo accanto, e guardavo giù. E’ in mezzo alla città. Era largo, con gli argini bassi, e sempre pieno di verde. Dentro c’era poca acqua. Poi veniva giù la piena e si portava via tutto fino alla Foce”. Andava così.

Quel torrente stagionale, silente per gran parte del tempo e tumultuoso quando serviva, è stato coperto. Non solo, l’hanno anche riempito di palazzi. Uno di essi prima o poi verrà giù e allora i morti saranno duecentosette, non solo quelli di ieri. Però quello era e resterà sempre un torrente, non un essere cattivo e sadico, che rincorre gli uomini per affogarli. Un torrente. Cioè l’alveo periodico dove le piogge che calano dalle valli alte possono, devono scorrere a mare. La Liguria è fatta così. La Terra è fatta così.

Chi ha coperto di cemento quel rio sapeva bene cosa si rischiava. Non l’ha coperto per uccidere qualcuno o per danneggiare qualcun altro, ma sapeva quel che poteva avvenire. Quando uno “vuole cagionare alla vittima l’evento minore (una lesione o una percossa), ma ottiene, per via di un comportamento colposo, la morte della stessa” si chiama omicidio preterintenzionale. E sul filo di questa ipotesi di reato il GIP deve indagare, tutti gli amministratori del territorio, dal comune alla Provincia, alla Regione, al Governo. Tutti. L’accusa è omicidio e danneggiamento. Come da me, in Val di Vara, come nella Valle del Magra, a Vernazza, qualche giorno fa.

Oggi come ieri, io non sto con gli assassini. Io sto col Bisagno. Voglio fare delle magliette, con questa scritta.

SIMONE PEROTTI

FONTE : http://www.cadoinpiedi.it/2011/11/05/genova_la_tragedia_e_le_colpe.html#anchor

Pubblicato in: CRONACA, economia

Tagliare di un terzo il numero dei parlamentari porterebbe dei notevoli benefici economici ai piu’ poveri.


di Gio’ Chianta

Buona parte della casta parlamentare è contraria al taglio del numero dei parlamentari. E’ difficile ipotizzare che una casta di privilegiati sia disposta a tagliare se stessa.. Le scuse sono sempre le stesse: tagliare il numero dei parlamentari non risolverebbe i problemi del Paese, parlare di riduzione dei parlamentari equivale a fare demagogia. Le cose, ovviamente, non stanno cosi’.

Confcommercio imprese ha effettuato uno studio sui costi della rappresentanza politica in Italia, nel documento si puo’ leggere: “Considerando i quasi 25 milioni di famiglie e gli oltre 60 milioni di abitanti, i costi della rappresentanza politica valgono circa 367 euro per nucleo familiare, pari a 152 euro a testa. Stando così le cose, e immaginando una vita media di 80 anni sia per le donne che per gli uomini, e un’indicizzazione dei costi della politica pari al tasso d’inflazione a sua volta pari al tasso d’interesse nominale, al momento della nascita ogni cittadina e cittadino italiano dovrebbero considerare un debito vitale per costi della rappresentanza pari a poco più di 12mila euro (152×80).

Il costo complessivo vale in termini medi poco più di 59mila euro per ciascun rappresentante eletto su base nazionale e locale (cioè 9.148,6 miliardi di euro diviso per gli oltre 154mila membri di organi collegiali).

 Stimando una proporzione di riduzione di eletti a qualsiasi livello pari a circa il 36,5%, valore che proviene dalla spesso ipotizzata operazione di passaggio dagli attuali 945 parlamentari a 600 rappresentanti, suddivisi in 400 deputali alla Camera e 200 senatori presso il costituendo Senato federale, si otterrebbe a regime un risparmio di oltre 3,3 miliardi di euro all’anno.

Per dare un senso a queste cifre, si può ricordare che quei circa 3,3 miliardi di risparmi consentirebbero una riduzione permanente di circa 7-8 decimi di punto della prima aliquota dell’Irpef (quella al 23%), con un beneficio generalizzato per circa 31 milioni di contribuenti capienti. In alternativa, per esempio, si disporrebbe di risorse pari a oltre 2.900 euro all’anno per ciascuna famiglia che in Italia versa in condizioni di povertà assoluta (un milione e 156mila famiglie nell’anno 2010, secondo l’ultima indagine Istat). Probabilmente la più grande, efficace e trasparente operazione di redistribuzione mirata mai effettuata in Italia. Ma quasi certamente priva, ad oggi, di condizioni politiche per essere effettuata.”

Ricordo che quella da me riportata sopra è soltanto una breve sintesi dell’intera nota sui costi della rappresentanza politica in Italia, la nota è molto piu’ articolata, complessa e ricca di dati molto interessanti, invito tutti a prenderne visione.

Appare evidente che il taglio di un terzo del numero dei parlamentari non è inutile, magari non risolve i problemi dei Paese, ma certamente risolve i problemi di milioni di cittadini in povertà assoluta. Ma la casta dei privilegiati è abituata a fregarsene dei piu’ poveri.

 

FONTI: NOTA SUI COSTI DELLA RAPPRESENTANZA POLITICA IN ITALIA http://www.confcommercio.it/home/Centro-stu/Costi-rappresentanza-politica_low.pdf

 

 

Pubblicato in: CRONACA

STAGE A PALAZZO CHIGI A 250 EURO AL MESE.


A Palazzo Chigi cercano stagisti/e di età inferiore a 30 anni, laureati da non piu’ di 12 mesi con votazione non inferiore a 105/110. Il tirocinio avrà una durata di 6 mesi non rinnovabili e il rimborso spese sarà di 350 euro per i residenti fuori Roma e di 250 euro per i residenti a Roma. 

Molti di coloro che hanno letto questa offerta di lavoro, anzi di stage non confondiamo, sono rimasti indignati. I giovani in cerca di lavoro, sanno bene che gli stage sono quasi sempre rimborsati con cifre ridicole, molto spesso un tirocinante non riesce nemmeno a pagarci le spese di viaggio con i soldi del rimborso, figuriamoci a vivere. Quindi, non stupisce piu’ di tanto il fatto che i partecipanti allo stage vengano rimborsati con solo 250 euro al mese, perché ormai è diventata prassi fare delle risorse umane degli schiavi al servizio delle società e tanto si potrebbe fare dal punto di vista legislativo per impedire tutto cio’. Stupisce e tanto sapere che chi offre lo stage è nientemeno che la Presidenza del Consiglio dei ministri.

Proprio coloro che si dovrebbero battere per migliorare le modalità di ingresso al mondo del lavoro dei giovani, magari impedendo che le società facciano dei giovani degli schiavi da sfruttare, si adeguano e anzi fanno peggio delle società private.

 Mentre il Governo vuole costruire opere inutili, dannose e costosissime come la Tav, mentre  spende soldi per un ponte che mai verrà costruito, mentre il Ministro della Difesa compra Maserati per portarci a passeggio i Generali, mentre vengono spesi milioni di euro per i vitalizi e si rinunciano a miliardi di euro di entrate fiscali perché  si adotta la linea morbidissima per gli evasori (e qui mi fermo, la lista degli sprechi è troppo lunga) il governo non trova piu’ di 250 euro mensili da offrire a dei giovani laureati con il massimo dei voti.

 La sensazione generale è che in Italia la vita è davvero dura per chi non è disposto a prostituisi (sia fisicamente che mentalmente) mentre è facilissima per chi vende il suo corpo o la sua mente o la sua dignità (spesso le cose coincidono). Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti.

Gio’ Chianta

Il bando e la domanda di partecipazione allo stage dal sito del Governo http://governo.it/Notizie/Presidenza/dettaglio.asp?d=65269