I numeri che la Lega non ha


I numeri parlamentari sono importanti ma non dicono tutto. Noi siamo 60 deputati, ma dietro di noi ci sono milioni di famiglie, imprese, giovani e pensionati. Il suo rischio non è di avere la Lega all’opposizione ma è di trovarsi l’opposizione della Padania intera.

Marco Reguzzoni, capogruppo alla Camera della Lega Nord, dopo aver espresso il proprio timore che questo governo sia feroce come le banche – il che, detto da chi di banche se ne intende, deve far preoccupare – si è lanciato in queste dichiarazioni fantasiose, a prescindere dal fantasioso concetto di Padania.

In primo luogo, in una democrazia rappresentativa i deputati rappresentano cittadini, famiglie, imprese, giovani e pensionati. E’ così di default, non è stata la Lega a inventarsi questa cosa. Anzi, la Lega ha privato i cittadini del diritto di scegliere direttamente il proprio rappresentante grazie alla calderoliana legge porcellum, delegando alle segreterie dei partiti la scelta dei rappresentanti di cittadini, famiglie, imprese, giovani e pensionati.

In secondo luogo starei attento con l’arrogarsi il diritto di rappresentare la Padania intera. Alle elezioni politiche del 2008, le province in cui la Lega Nord ha ottenuto la maggioranza relativa sono quelle colorate in verde.

E’ poi interessante notare che nel 2008 la Lega ha ottenuto la fiducia di 2.501.516 cittadini di Piemonte, Lombardia e Veneto (per comodità ho considerato solamente le tre regioni più popolose del nord Italia), contro i 3.832.714 voti del Popolo della Libertà e i 3.425.602 voti del Partito Democratico. Alle regionali del 2010, pur essendo aumentati come quota sul totale, i voti della Lega in queste tre regioni sono scesi a 2.222.873. Per avere un’idea, i residenti nelle tre regioni considerate sono circa 20 milioni. Non 2 milioni – come i voti della Lega -, ma 20 milioni.

FONTE : http://onthenord.wordpress.com/2011/11/18/i-numeri-che-la-lega-non-ha/

9 risposte a “I numeri che la Lega non ha”

  1. […] E’ poi interessante notare che nel 2008 la Lega ha ottenuto la fiducia di 2.501.516 cittadini di Piemonte, Lombardia e Veneto (per comodità ho considerato solamente le tre regioni più popolose del nord Italia), contro i 3.832.714 voti del Popolo della Libertà e i 3.425.602 voti del Partito Democratico. Alle regionali del 2010, pur essendo aumentati come quota sul totale, i voti della Lega in queste tre regioni sono scesi a 2.222.873. Per avere un’idea, i residenti nelle tre regioni considerate sono circa 20 milioni. Non 2 milioni – come i voti della Lega -, ma 20 milioni. Fonte: Leggi l’articolo originale […]

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  2. Dal 2009 in poi i sondaggi tra gli abitanti del nord se sarebbero stati favorevoli all’adesione della loro regione a uno stato indipendente di nome Padania, danno risultati via via crescenti fino ad arrivare nel 2010 al 61% e all’80%, se interrogati sull’appoggio a una riforma dello stato italiano in senso federale.
    Pertanto, si ha ragione a dire che la Padania non esiste come entità politica. Essa, infatti, è un’entità politico-amministrativa ideale, esattamente com’era l’Italia nel cuore dei patrioti dell’ottocento, quando invece per il Metternich, “Penisola italica” era solo un’espressione geografica che s’incontrava nelle cartine fisiche dell’epoca e non in quelle politiche.
    E non è che quattro carbonari, nobili o letterati rappresentassero tutto il Lombardo-Veneto, dove la quasi totalità della popolazione non parlava neppure l’italiano letteraio. Non mi pare che i Savoia abbiano fatto un referendum per “liberare” il Lombardo-Veneto.
    E’ sicuro che la Lega sia molto più rappresentativa dei padani che non quelle elite di patrioti che pretendevano di rappresentare l’intero Lombardo-Veneto.

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    • Contano i voti in democrazia. Non ti autoeleggi rappresentante dei “padani” se poi non prendi nemmeno la maggioranza relativa…(solo in 2 province per la cronaca). Prende + voti il PD (per non parlare del Pdl). Per te i sondaggi valgono + dei voti?

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    • Il pdl (ma anche il pd) sono sensibili al federalismo ( ma non alla secessione che e’ roba solo leghista). E soprattutto il federalismo non rompe l’unità dell’italia (a differenza della secessione). Quindi in sintesi la maggioranza degli italiani al nord sono favorevoli al federalismo ma non alla secessione. E la maggioranza vota pdl e pd. La lega in tre regioni (con 20 milioni di residenti) rappresenta solo 2 milioni di persone (10% di residenti..un po poco per proclamarsi rappresentati del popolo padano).

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  3. Il risultato delle elezioni in Belgio e ora in Spagna mostra invece una tendenza all’aumento nei consensi dei partiti autonomisti o indipendentisti, mentre i dati evidenziati nel post sono del 2008.
    Nei Paesi Baschi, il partito Amaiur è di sinistra mentre il Partito Nazionalista Basco è d’ispirazione democratico-cristiana, ma entrambi sono per l’indipendenza (pacifica sancita e con un referendum) del popolo basco. La Catalogna è già territorio a forte autonomia e in Belgio i fiamminghi delle Fiandre vogliono staccarsi dai valloni francofoni.
    Io sono convinto che i risultati di un referendum nella Padania sarebbero sorprendenti ed è per questo che la sola idea, nonostante i numeri siano contrari, turba il sonno di molti.

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    • Lo vediamo alle prossime elezioni. A proposito quando criticavo l’alleanza della lega con il pdl te difendevi il berlusca. Osservo con sarcasmo come la Lega si sta dissociando dal nano …Maroni e Calderoli hanno detto che l’alleanza e’ rotta …

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      • Se non fosse per il “golpe dei mercati”, la Lega sarebbe ancora al governo, lottando con pervicacia per completare l’attuazione del federalismo fiscale, a fianco a fianco del Pdl e Berlusconi.
        Col suo voltafaccia, legittimo ma eticamente discutibile, Fini ha cambiato il proprio orientamento politico in corso di partita, tradito parte dei suoi ex-elettori di AN, scardinato il neonato PDL e la coalizione con la Lega, un’alleanza che aveva un ampio margine nei numeri per giungere al termine naturale della legislatura, completando ogni punto del programma elettorale nel quale erano già incluse, assieme al federalismo fiscale, molte di quelle riforme strutturali che ora l’Europa ci chiede.
        Già allora, la Lega avrebbe preferito le dimissioni del Cavaliere e il ricorso immediato a nuove elezioni.
        L’attenzione eccessiva di Berlusconi ai suoi problemi giudiziari, che l’ha fatto entrare in rotta di collisione con la magistratura, ha portato poi alla sconfitta del centro-destra a Milano.
        Questi sono errori che lasciano il segno e fanno pensare che forse è meglio agire da soli, se non altro in questo momento, in cui non c’è del resto bisogno della Lega, tanti sono i luminari e i volenterosi che accorrono al capezzale dell’Italia morente o in coma indotto dai mercati.
        “Rifarsi la verginità”, agli occhi di chi pensa la Lega si sia corrotta entrando in contatto con la dissolutezza dei costumi romani (trasferita poi agli enti locali) o nell’abbraccio riluttante col Cavaliere, è un modo di dire ed è una questione del tutto irrilevante.
        Primo.
        Quando la società civile d’interi territori è ostaggio dell’illegalità e della brutalità delle organizzazioni mafiose e non si fa niente per impedire che questo cancro si espanda anche al nord, quando il frutto del lavoro del nord è sperperato da un’amministrazione pubblica ipertrofica e ladrona e quando assistenzialismo e parassitismo sono spacciati per solidarietà, i padani hanno tutto il diritto di difendersi, organizzandosi, entrando nel governo a Roma con i propri rappresentanti, lavorando per la devoluzione e il federalismo fiscale e lottando senza quartiere contro le organizzazioni criminali anche nell’interesse degli stessi meridionali onesti.
        Questo ha fatto la Lega a Roma, quotidianamente e tenacemente in Parlamento e nel Governo, senza preclusioni o pregiudizi nei confronti di alcuna forza parlamentare di destra o sinistra che fosse, coerentemente alla sua natura regionale e interclassista, a tutela degli interessi economici, culturali e sociali dell’intera popolazione del nord e di riflesso dell’Italia intera.
        Pur non avendo nulla contro Monti, tuttavia la Lega non ha voluto partecipare né sarebbe stata necessaria a quest’ammucchiata centrista, a meno di non subentrare al terzo polo (e in compagnia del PDL o parte di esso).
        Il terzo polo di Casini e Fini, transfuga del centro-destra, non è sorto per ovviare alle difficoltà di un bipolarismo in crisi evolutiva, ma per distruggerlo e riportare indietro l’orologio della storia ai “fasti” della 1° Repubblica e con l’obiettivo malcelato di bloccare l’attuazione del federalismo fiscale.
        Secondo.
        La Lega non ha motivo per vergognarsi di Berlusconi.
        Tradito da Fini, ha poi dovuto affrontare varie situazioni di calamità naturali, la spazzatura di Napoli, l’ostruzione a priori e la demonizzazione da parte dei suoi oppositori, le invasioni della sua privacy, le campagne diffamatorie a mezzo stampa, la persecuzione di certa magistratura, la guerra in Libia e infine l’attacco della speculazione.
        Gli è mancato il tempo per occuparsi delle riforme e della crescita del paese (sebbene Tremonti sia riuscito comunque a ridurre la spesa e contenere il debito pubblico) ma è stato anche sistematicamente ostacolato dai suoi avversari.
        I suoi oppositori hanno bruciato due anni di legislatura occupati solo a impedirgli di governare, invece di entrare nel merito delle questioni poste dal centro-destra e alla fine ne ha rimesso l’Italia intera. Grazie Fini e Di Pietro, grazie Pd, grazie Scalfari, Santoro e Travaglio …

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  4. Il responsabile cultura degli Autonomisti Federalisti di Rovigo, Ettore Beggiato ha esordito evidenziando come il simbolo del leone di San Marco significhi l’affermazione dei veneti che lottano per la propria identità contro gli attacchi provenienti da Roma e Milano. “Il Veneto non ha nulla a che spartire con la Padania, nè storicamente nè culturalmente. C’è si una questione settentrionale ma questa riguarda il Veneto, che spesso e volentieri è penalizzato dai provvedimenti del Governo. La nostra alleanza con il Pd per certi versi è innovativa. Province e Comuni mettono mano nelle tasche dei cittadini a causa del governo Berlusconi. Al Comune di Catania sono stati assegnati 180 milioni di euro a fondo perduto, senza che la giunta sia stata rimossa come invece prevede la legge in caso di dissesto finanziario. Questo non si chiama federalismo ma irresponsabilità di governo”.

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    • Nel pacchetto di provvedimenti che il governo uscente ha fatto approvare dal parlamento alla vigilia delle dimissioni del cavaliere c’è una norma cosiddetta del “fallimento politico”, ossia gli amministratori di Enti locali che avranno portato al disseto finanziario i loro comuni non saranno più eleggibili. Quanto è successo a Catania ora non sarà più possibile.
      E’ chiaro che la Lega, pur di restare al governo per completare quel minimo di federalismo fiscale che è stato possibile fare, ha anche dovuto ingoiare bocconi amari. Invito Beggiato a unirsi alla Lega per formare un partito del nord forte e libero dai condizionamenti tanto del Pd che del Pdl.

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