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Una manovra sintetizzabile in due parole: macelleria sociale.


di Gio’ Chianta

In un Paese nel quale è piu’ facile vincere al Superenalotto piuttosto che trovare un posto di lavoro, portare le pensioni di anzianità (a qualsiasi età) a 42 anni contributivi per gli uomini e 41 per le donne è proprio cattiveria pura. Serve, piu’ che altro, a far capire ai giovani che loro, lavorando come precari o non lavorando proprio, potrebbero raggiungere la pensione di anzianità solamente se vivessero 150 anni. Sappiamo bene che i giovani precari di oggi non andranno in pensione nemmeno a 70 anni, probabilmente, come afferma con prudenza e timore anche l’INPS, non ci andranno mai.

L’ICI (ribattezzata IMU) sulla prima casa è vergognosa, perché è una tassa che va a gravare sull’80 % delle famiglie. Bisognerebbe ricordare che, molto spesso, proprio la prima casa è l’unico bene di proprietà per una famiglia. Bene pagato con durissimi sacrifici e anni di mutuo. Va anche detto che nemmeno un centesimo andrà ai Comuni dei 12 miliardi che lo Stato intascherà dal ritorno dell’ICI. Bene l’ICI dalla seconda casa in poi, in questo caso è una tassa giusta.

Una tassa bellissima è anche la patrimoniale, in un momento di grave crisi, andare a prendere i soldi da chi ne ha di piu’ non è affatto sbagliato. Circa 250 mila famiglie hanno un reddito annuo superiore a 2 milioni di euro, tassare redditi cosi’ alti del 3-4 % sarebbe una scelta equa e non manderebbe sul lastrico nessuno. Mentre è ingiusto aumentare l’IRPEF dal 43 % al 46 %  fino al 2014.

Bene le misure sulla tracciabilità, che verrà portata da 2500 a 1000 euro ma si poteva anche scendere a 500 euro.  Oltre alla patrimoniale, mancano alcune misure di fondamentale importanza. La lotta all’evasione fiscale deve essere il punto cardine nel paese piu’ corrotto al mondo. Tra le tante cose che si potevano fare,  si potevano tranquillamente aumentare le tasse e gli interessi per i capitali scudati e fatti rientrare in Italia dagli evasori fiscali. La tassazione delle rendite finanziarie risolverebbe tanti problemi e non è certo un caso che non piaccia ai poteri forti. Mancano, soprattutto, misure fondamentali per la crescita economica. Che senso puo’ avere fare una manovra da 24 miliardi di euro tutta tagli e tasse senza fare investimenti ? Fare investimenti significa creare nuovi posti di lavoro, significa aumentare il PIL. Ormai anche i bambini hanno capito che veniamo fuori da questa crisi non con tagli e tasse ma attuando norme che favoriscono un forte sviluppo economico.

Secondo Monti questa manovra è di rigore, equità e sviluppo. A mio avviso, questa manovra, concordando con il giudizio espresso dalle parti sociali, non è per nulla equa visto che va ha colpire i soliti noti: lavoratori, pensionati, famiglie, piccole imprese e via dicendo. Sullo Sviluppo non prevede nulla mentre sul rigore abbonda e molto.

E’ una manovra che è sintetizzabile in due parole: macelleria sociale.

Macelleria sociale parte 2

Alla luce della conferenza stampa di presentazione della manovra lacrime (di coccodrillo per la Fornero) e sangue, aggiungo alcune novità e considerazioni generali rispetto all’articolo di ieri.

Ieri ho scritto che era ingiusto aumentare l’Irpef, non ho pero’ specificato che il riferimento era ai redditi piu’ bassi, mentre trovo che sia giusto aumentarla  per i redditi piu’ alti.  Dalla conferenza ho appreso che la manovra non prevede l’aumento dell’Irpef.

Ho apprezzato (in parte) alcune misure. Vengono tassati i capitali scusati : ci sarà un prelievo una tantum aggiuntivo dell’1,5%. Trovo ridicolo anche il prelievo del 5 %, figuriamoci quello dell’1,5 %, in altri Paesi le tassazioni sui capitali scudati superano e di molto la doppia cifra.

 Finalmente è stata introdotta una tassa sullo stazionamento e il rimessaggio delle grandi imbarcazioni, una tassa di possesso sugli aerei ed elicotteri privati e poi ci sarà un superbollo aggiuntivo sulle auto con potenza superiore ai 170 cavalli.
Mentre l’imposta di bollo sui conti correnti bancari, viene estesa anche al deposito titoli e ad altri prodotti finanziari, come, per esempio,  le  polizze assicurative.

Ancora una volta, ma era scontato, non è stata introdotta l’Ici per gli immobili ecclesiastici. Dei 50 mila immobili ecclesiastici presenti in Italia, ben in 30 mila vengono svolte attività imprenditoriali, attività che non hanno nulla a che fare con il culto. Ed indovinate quanti soldi avrebbe intascato lo Stato dalla tassazione degli immobili ecclesiastici adibiti ad attività imprenditoriali ? Ben  2 miliardi di euro. Lo stesso Monti ha ammesso di non essersi nemmeno posto il problema  di far pagare l’Ici alla Chiesa. Strano, perché si è posto molti altri problemi, quelli che andavano a colpire i soliti noti e non portavano introiti cosi’ alti allo Stato. L’Italia morirà di fame, ma democristiana.

 

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Si nega l’esito del referendum sull’acqua? parte la campagna di obbedienza civile


Con la vittoria del 2° quesito referendario del 12 giugno 2011 è stata abrogata la norma che prevede la “remunerazione del capitale” pari al 7% del capitale investito. Tale cifra, indicata nei piani d’ambito, è calcolata sulla base degli investimenti realizzati e di quelli previsti nell’anno solare di riferimento.

Essa incide sulle bollette per una percentuale che oscilla, a seconda del Piano d’Ambito e del Piano degli Investimenti in esso contenuto, fra il 10% e il 25%, variando da un anno all’altro.

Il referendum è stato proposto per far valere un principio chiaro: nella gestione dell’acqua non si devono fare profitti. E la risposta dei cittadini (95,8% a favore della cancellazione del profitto) non può lasciare alcun dubbio sull’opinione, praticamente unanime, del popolo italiano.L’effetto di quel voto è scritto molto chiaramente nella sentenza di ammissibilità del 2° quesito referendario (26/2011), nella quale La Corte costituzionale afferma che “la normativa residua è immediatamente applicabile” e “non presenta elementi di contraddittorietà“.

Con la pubblicazione, in data 20 luglio 2011, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 116 è stata sancita ufficialmente e formalmente l’abrogazione, con effetto dal 21 luglio 2011, della norma che consentiva ai gestori di caricare nelle bollette anche la componente della “remunerazione del capitale investito”.

Oggi, a distanza di alcuni mesi tutti i gestori del servizio idrico italiano hanno ignorato con pretestuose argomentazioni l’esito referendario.

Per questo motivo è nata la campagna di “obbedienza civile”.

La campagna di “obbedienza civile” è semplice; essa consiste nel pagare le bollette relative ai periodi successivi al 21 luglio 2011 applicando una riduzione pari alla componente di costo della “remunerazione del capitale investito”.

La campagna è stata chiamata di “obbedienza civile” perché in realtà non si tratta di “disobbedire” ad una legge ingiusta, ma più semplicemente di avere comportamenti del tutto conformi alle vigenti leggi, così come modificate dagli esiti referendari.

Lo scopo principale della campagna di “obbedienza civile” è quello di ottenere l’applicazione di quello che è inequivocabilmente scaturito dai referendum, con il voto di 27 milioni di italiani: fuori il profitto dall’acqua.

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L’ORTICARIA ALLA PATRIMONIALE


di Lucia Del Grosso

Mario Monti ha frequentato buone letture e quindi questa la sa: “Quasi tutte le rivoluzioni che hanno mutato la fisionamia dei popoli sono state fatte per consacrare o per distruggere la disuguaglianza. Scartate le cause secondarie che hanno prodotto le grandi agitazioni, e arriverete sempre alla disuguaglianza”.  E quindi sa che se vuole onorare la sciabola che gli è stata appesa, che non è solo avviare il risanamento dei conti, non è solo avviare la crescita, ma iniziare la ricostruzione del Paese, questo deve fare: scrivere sulla cartellina che conterrà il documento con le misure da portare lunedì in Consiglio dei Ministri questa parola: PATRIMONIALE. Con caratteri grandi e pennarello rosso. Perché solo una robusta, equa, civile patrimoniale può muovere larga parte del Paese a rimboccarsi le maniche per tornare ad essere quella grande Nazione che eravamo. Ma Mario Monti ha frequentato anche i suoi connazionali. E quindi sa che questa parola è magica solo per  un consistente strato della popolazione italiana. Larga parte, appunto. Non tutta. C’è una parte che considera le parole di equità, giustizia sociale, solidarietà vuote, prive di senso. Sono gli impermeabili al fascino di queste parole che se si votasse domani tornerebbero a votare Berlusconi, magari senza dirlo (Io? Mai votato! Ma certo, neanche la Democrazia Cristiana la votava qualcuno, i voti si cambiavano per stregoneria dentro le urne!) Perché c’è quel 25% e pure di più (qualcuno che trasborda in altri lidi per varie ragioni, ma sempre di quel blocco sociale è, gratta gratta di quella materia è fatto) che pensa di cavarsela bene con l’estro e la fantasia nel truccare le carte, che ha abbastanza sagacia per trovare sempre corsie preferenziali per ottenere il lecito e l’illecito, che ritiene di potersi fare egregiamente gli affari propri. A questi qui quelle parole danno l’orticaria, tranne quando le devono invocare per loro stessi. Sono un intralcio perché vanno di pari passo con un’altra parola: responsabilità. Dove ci sono equità, giustizia sociale e solidarietà ci sono regole. Servono a farle rispettare. E sono queste che non vogliono digerire. Mario Monti ha frequentato le istituzioni e l’economia, sa fare analisi. E se sai fare analisi sai che se leggi i fenomeni sociali in termini moralistici non vai da nessuna parte: sali su un pulpito e fai le prediche, ma allora fai il prete, non l’uomo di stato. Mario Monti sa che questi qui non sono nati bastardi, sono il prodotto di trasformazioni sociali avviate 30 anni fa: il proliferare delle partite IVA, i partiti maggiori che non hanno saputo leggere questo fenomeno e stentavano a dare rappresentanza, lo sdoganamento da parte di Craxi, la Milano da bere, ecc. ecc. E anche adesso che non c’è più nulla da bere loro sono convinti che per loro ce ne sarà sempre, basta che non incominci questa trasformazione dell’Italia in un Paese serio. Ecco le remore di Monti a fare la cosa più saggia che si possa fare in una situazione del genere: introdurre la patrimoniale e incominciare a fare sul serio con l’evasione fiscale. Perchè Berlusconi è ancora lì: ammaccato, pesto, ma ancora con la forza di quel blocco sociale che gli ha permesso di fare scempio dell’Italia. Non lo rimuoverà lui quest’ostacolo alla trasformazione del Paese. E non si rimuoverà in pochi mesi: occorreranno riforme che devono andare ad incidere su questo cancro e la chemioterapia sarà lunga. Ma c’è l’altra parte del Paese che non ce la fa più a guardare i furbi che sfottono i poveri fessi e sono tanti pure loro. Questi sono pronti a fare il loro dovere per assicurare un domani ai loro figli, ma non lo faranno senza niente in cambio. E chiedono il minimo: equità. Ma che sia vera: questi stanno seduti alla riva del fiume e aspettano di vedere passare il cadavere della somma ingiustizia della mancata tassazione dei grandi patrimoni, non lo yacht del riccone sprecone che lascia qualche euro per il possesso della barca dove va a prendere il sole mentre l’Italia tira la carretta. Mario Monti è uomo di banche e sa fare i conti: sa che il suo governo rischia di cadere senza i voti di quelli che rappresentano i refrattari della giusta tassazione. Ma sa anche che se non fa una scelta coraggiosa non avrà più con sé né questa gente, che comunque non ha mai avuto, né gli altri, quelli dell’Italia che lavora e fa il suo dovere. Io sceglierei questa brava gente qui.