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Uno stillicidio di balzelli e sacrifici a senso unico


(di Lucio Garofalo)

Sono sempre più numerosi gli analisti ufficiali e gli esperti di economia che ipotizzano il caso, ovviamente deprecabile, in cui saremmo di nuovo costretti a sacrifici giustificati in virtù di circostanze di “emergenza nazionale” derivanti da una ripresa degli assalti speculativi dei mercati azionari, per cui non sarebbe valsa a nulla la manovra “salva Italia” varata da Monti, che attinge dalle tasche dei cittadini oltre 30 miliardi di euro, ma secondo le stime della Confartigianato gli introiti varrebbero addirittura 63 miliardi.

Le risorse estorte ai pensionati e ai lavoratori non sarebbero nemmeno sufficienti a pagare gli interessi accumulati, per cui è facile prevedere in anticipo l’eventualità in cui possa degenerare la crisi del debito pubblico, preannunciando l’approvazione quasi imminente di ulteriori piani di intervento, vale a dire nuovi sacrifici e nuove operazioni estorsive ad esclusivo discapito delle classi lavoratrici e dei ceti sociali meno abbienti.

Supposto che  Monti possa eseguire il lavoro sporco che gli è stato dettato dall’alta finanza mondiale, quanto tempo trascorrerà prima che si renda necessaria una nuova manovra? Persino un avvenimento apparentemente insignificante potrebbe rimettere in moto la spirale schizofrenica dei mercati azionari e saremmo di nuovo punto e daccapo.

Vi sono Paesi i cui titoli di stato sono valutati carta straccia e non sono marginali: il capitale finanziario internazionale sposta il denaro sulle economie più solide (si pensi ad esempio alla Germania) per garantirsi, per cui i titoli degli Stati più deboli sono costretti a pagare interessi crescenti e a spremere ulteriormente le masse popolari di quei Paesi.

Fino a che punto sarà possibile lo sfruttamento dei proletari prima che una violenta reazione di massa renda impraticabile il meccanismo architettato per l’espropriazione?

La cautela “democristiana” di Monti, l’invocazione di un’equità sostanzialmente falsa, il calmiere psicologico dell’eliminazione di alcuni odiosi privilegi di cui godono le cosiddette “caste”, non saranno sufficienti ad assicurare quell’atteggiamento di muta rassegnazione popolare di cui il potere ha bisogno per imporre la miseria obbligatoria. I sensori del potere sono in stato di allerta verso quanto affiora dalle viscere più profonde della società europea. La repressione potrà essere diffusa o parziale, ma non basterà.

L’Europa è il cuore del mondo: una rivolta delle masse popolari nel continente di più antica tradizione borghese scatenerebbe squilibri irreparabili, innescando una catena di azioni incontrollabili. Non possono evitare che ciò accada, possono solo cercare di rallentare o ritardare i prossimi avvenimenti, ma non hanno neanche il tempo per farlo.

Tutto ciò non sfugge al proconsole italiano dell’alta finanza internazionale, ossia Monti.

Ogni giorno si consuma un frammento dell’economia capitalista, sono chiusi o delocalizzati gli impianti produttivi, falliscono le fabbriche, crolla il potere d’acquisto dei salari. Oggi il capitalismo può solo provare a sopravvivere il più a lungo possibile, spegnendosi lentamente, ma non esistono le basi economico-sociali per una sua effettiva rinascita. Il processo ha un andamento diverso a seconda della struttura nazionale dei singoli Paesi in cui esplode la crisi. Quando la curia cattolica, con la millenaria sapienza del suo potere, suggerisce di sottrarre alle folli oscillazioni del mercato i beni di primaria importanza come cibo, medicine ed altro, è perché sente vacillare il mondo.

Ovviamente, non è ipotizzabile che il sistema collassi all’improvviso e nello stesso tempo in tutto il globo, ma la tendenza in atto è appunto una lenta, inesorabile, atroce agonia.

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“Mena, morire per un errore della camorra”


Riportiamo, sulla storia di Mena, quanto descritto dal Dott. Cantone alla pagina 128 del suo Best seller “Solo per Giustizia”, ringraziandolo, per averci fatto conoscere questo angelo:
“L’unica sua colpa era stata quella di essere uscita di casa nel momento sbagliato. Presumibillmente qualcuno se ne era fatto scudo durante un agguato contro un delinquente in soggiorno obbligato a Giugliano. A morire invece fu lei. L’obiettivo dei killer la fece franca e più tardi sarebbe diventato uno dei capi del clan dei Casalesi: Francesco Bidognetti, detto “Cicciott’ ‘e mezzanotte”. Il caso dell’omicidio di quella ragazza malgrado numerose indagini non ha mai avuto soluzione giudiziaria. E lentamente il suo ricordo si è sbiadito. I suoi genitori ne sono morti entrambi di crepacuore. Ma nessuna autorità si è mai preoccupata di ricordarla come meritava, e la sua bellezza fresca e il suo sorriso pulito riaffiorano soltanto nei ricordi amari dei suoi amici e familiari” (Mena Morlando nel ricordo di Raffaele Cantone, in “Solo per Giustizia”, pagina 128, Mondadori editore per la collana Strade blu, 2008).

E’ il 17 dicembre 1980; sono passati circa 20 giorni dal tremendo terremoto dell’Irpinia e a Giugliano – già un paesone al Nord di Napoli, forse con poco più di trentamila abitanti – è in atto da mesi uno scontro feroce fra le bande della camorra.
E’ in quel periodo che si pongono le basi dell’abnorme sviluppo demografico ed edilizio – oggi vi abitano in oltre centomila! – della trasformazione da paese a vocazione agricola a prevalente attività imprenditoriale nel ramo dell’edilizia; sono in molti, in primo luogo i camorristi, che intravedono nel sacco del territorio – oggi squassato anche dalle discariche – un enorme affare.
Mena Morlando è una ragazza di 25 anni; è figlia di un impiegato delle poste e di un’insegnante; ha studiato, così come i fratelli, si è diplomata e sta cominciando a fare supplenze nelle scuole private della zona.
Sono assolutamente sicuro che Mena nulla sapeva dei clan; certo non aveva potuto non accorgersi dei tanti morti ammazzati, ma come gran parte dei ragazzi della periferia avrà pensato che si trattava di cose che non la riguardavano.
Del resto all’epoca io avevo pochi anni meno di lei; mi era capitato di vedere i morti per strada, commentando con gli amici della piazza ciò che stava accadendo; la guerra in atto fra i rampolli del vecchio boss, defunto nel suo letto, che avevano deciso di parteggiare per il boss di Ottaviano ed i nuovi, il cui gruppo era identificato con il doppio nome di battesimo di un vecchio malavitoso ammazzato in paese, che parteggiavano per la Nuova Famiglia. E quante volte parlando degli omicidi con lo stesso interesse di cui si parlava di calcio, avevo sentito pronunciare la frase: “che ci importa, tanto si ammazzano fra loro!”.
Questa era una mentalità diffusa, da parte di chi – in buona fede ma clamorosamente sbagliando – pensava che la camorra fosse solo un problema criminale e non un cancro che stava erodendo la società dalle fondamenta.
Mena era uscita da casa – zona tranquilla del centro storico – vicino ad una chiesa di grande storia, per recarsi in una vicina lavanderia.
Alle 18,15, secondo il rapporto della polizia, era stata colpita da un proiettile, portata in ospedale, dove sempre secondo il linguaggio burocratico, giunse cadavere.
Quella sera la notizia fece il giro del paese; me ne ricordo benissimo perchè mio padre rientrando da una commissione, visibilmente scosso, ce la raccontò; conosceva il padre di Mena, con lui aveva lavorato all’Ufficio postale di Giugliano.

Fu una notizia che sconcertò tutti noi giovani e in tarda serata “radio piazza” aveva già dato la sentenza: Mena era morta per errore.
Alla disperazione dei familiari si aggiunse la beffa più crudele; il giorno dopo i giornali titolarono che Mena, definita in modo irrispettoso e superficiale come “la Maestrina”, era stata uccisa forse per motivi passionali.
Sarebbe bastata un pò più di attenzione; i bossoli trovati a terra erano calibro 9, ma di due pistole diverse; chiaro che era finita in una sparatoria fra camorristi.
Questa diversa ricostruzione venne ripresa nei giorni successivi nella cronaca locale, ma il patatrac era fatto.
Restava qualche schizzo su questa ragazza perbene e pulita.

A distanza di due anni, nella pagina di nera, si diede notizia di colui che sarebbe diventato uno dei capi dei Casalesi, francesco Bidognetti, era stato arrestato per quel delitto (ma poi assolto); era lui, stabilitosi a Giugliano per dar man forte ai nuovi vincenti, l’obiettivo della sparatoria e nel fuoco si era trovata l’incolpevole maestra.
Versione questa, confermata da vari pentiti. I genitori di Mena non si ripresero più e morirono a breve distanza di crepacuore.
Sono stati i fratelli, specie Francesco, che hanno continuato a tenere in vita il ricordo di Mena, cercando di non farla dimenticare da un paese che ha poca memoria.
Nel 1998 fu posta una lapide fuori casa per Mena uccisa dalla “criminalità”, parteciparono politici ed amministratori.
Quella pietra, davanti alla quale più volte mi sono fermato, mi ha sempre indignato; mancava la parola ancora oggi difficile da pronunciare in certi luoghi e cioè “camorra”. Di Mena abbiamo cominciato negli ultimi anni a parlare in tanti, perchè come diceva un famoso pensatore tedesco, solo chi è capace di guardare al passato può pensare di programmare il futuro.
L’amministrazione comunale le ha dedicato una strada, insieme a un’altra vittima innocente, pure ammazzata per errore (il dott. De Rosa), ma in una zona isolata dove pochi potranno accorgersene.
E’ poco… ma meglio di niente!

Oggi, però, i fratelli faranno apporre una nuova lapide, in cui sarà testualmente scritto che Mena è stata ammazzata dalla camorra, perchè chiunque passi davanti ad essa la smetta di pensare che questo cancro è un problema altrui.
Mena, del resto, non è una eroina e tantomeno voleva esserlo; è nostro dovere ricordarla perchè ha pagato anche per noi, per la nostra distrazione ed il nostro disinteresse rispetto a quanto ci accadeva (ed accade) intorno.

 

FONTI  http://controlemafie.wordpress.com/   

http://controlemafie.wordpress.com/2010/12/22/le-tue-ali-poco-prima-di-natale-per-mena-morlando-vittima-innocente-di-camorra-uccisa-a-giugliano-la-sera-del-17-dicembre-1980-scudo-umano-per-francesco-bidognetti/

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I FANTASMI DI TOM JOAD


Tom Joad è il protagonista del Romanzo Furore dello scrittore statunitense John Steinbeck, premio Nobel per la letteratura del 1962, romanzo pubblicato nel 1939 a New York e considerato il suo capolavoro.

Molti ritengono Furore il romanzo simbolo della grande depressione americana degli anni trenta.

La vicenda narra la storia della famiglia Joad, che costretta dalla siccità e dalla miseria, causata anche dalle manovre speculative delle banche, deve abbandonare l’Oklahoma per tentare la fortuna all’Ovest.

Costoro intraprendono a bordo di un autocarro un lungo viaggio verso la California, dopo aver letto un volantino di ricerca lavoro.

Durante il lungo ed estenuante viaggio incontrano altre famiglie di profughi e ogni tanto degli accampamenti e giungono finalmente alle soglie della California.

Ma la felicità di essere giunti durerà poco perché la California non è il paese che avevano sognato ma un luogo, almeno per loro, di miseria.

Al personaggio di Tom Joad si è ispirato Bruce Springsteen per il suo album “I Fantasmi di Tom Joad”.

I tempi che stiamo vivendo, il terrorismo mediatico che stiamo subendo, la depressione economica, l’avvicinamento ad uno stato di polizia sempre più vicino,  sono segnali evidenti di un percorso buio che da tempo è stato intrapreso dalla nostra nazione e dal nostro Pianeta, un percorso che rievoca sempre più i fantasmi di Tom Joad.

Se qualcuno di voi non lo avesse ancora notato, guardando ed osservando si vede chiaramente che  le fila di coloro che in precedenza potevano fruire di entrate che apparivano dal nulla o dalle bolle economiche stanno diventando sempre di meno ogni giorno che passa.

E se avete studiato in maniera approfondita la situazione economica e sociale avrete capito che i tempi del “avere senza produrre nulla” non torneranno più. Solo i grossi criminali che hanno utilizzato il Governo degli Stati Uniti per far sì che diventasse il loro braccio destro continueranno a trarre incredibili profitti.

E non sto facendo un discorso a favore della destra o della sinistra.

L’estrema destra sta facendo tutto quanto è in suo potere per trasformare l’America in un ghetto violenta e depredato da tutte le sue ricchezze e ridotto in una povertà assoluta. (Riferimento: Griftopia di Mat Tabbai).  E chi vi lavora non capisce nemmeno che sta lavorando direttamente contro il proprio interesse. L’estrema sinistra vuole invece creare una società completamente sostenuta dall’assistenza che strozzerebbe così l’iniziativa ed il sangue della gente. E loro non sono neppure consapevoli di quanto accadrà in futuro.

Nella politica, nella religione, nella filosofia, e nella vita stessa la pratica migliore è quella del Grande Sentiero di Mezzo.

Sfortunatamente in periodi come questi dove così tanta gente sente il bisogno di aggrapparsi alle misure estreme (“Tempi disperati richiedono misure disperate”), la minoranza, le persone semplici che danno valore all’integrità i principi ed alla umanità vengono etichettate da entrambi gli estremi come “estremisti”.

Tendo ad essere d’accordo con quanto dice Gesù e cioè che alla fine è il mansueto che dovrebbe ereditare la terra.

Ma comunque io penso che sarà la persona con dei saldi principi e che tiene vivi quegli stessi principi che vedrà quel giorno.

E’ mia opinione  che coloro che faranno la differenza alla fine saranno i Tom Joad del mondo. Il riferimento è “Furore” di John Steinbeck.

Il Fantasma di Tom Joad

Uomini che camminano lungo i binari 
Vanno in un posto dal quale non c’è ritorno 
Gli elicotteri della polizia stradale arrivano da dietro la collina 
Zuppa calda sul fuoco da campo sotto il ponte 
La fila per il ricovero arriva oltre l’angolo 
Benvenuti nel nuovo ordine mondiale 
Le famiglie dormono nelle loro macchine nel Sudovest 
Niente casa niente lavoro niente pace niente riposo 
L’autostrada è viva stanotte 
Ma nessuno persuade nessuno di come andrà a finire 
Sono seduto qui alla luce del fuoco da campo 
E sto cercando il fantasma di Tom Joad 
Tirò fuori il suo libro di preghiere dal bagaglio su cui dormiva Il reverendo accende un mozzicone e fa un tiro 
In attesa del giorno in cui gli ultimi saranno i primi e i primi saranno ultimi 
In una scatola di cartone sotto il cavalcavia 
Hai un biglietto di sola andata per la terra promessa 
Hai un buco nella pancia e una pistola in mano 
E dormi su un cuscino di dura roccia 
Ti Lavi nell’acquedotto cittadino 
L’autostrada è viva stanotte 
Dove sia diretta tutti già lo sanno 
Sono seduto qui alla luce del fuoco da campo 
E aspetto il fantasma di Tom Joad 
Adesso Tom dice “Mamma, dovunque c’è un poliziotto che picchia un ragazzo 
Dovunque c’è un neonato affamato che piange 
Dove c’è una lotta contro il sangue e l’odio nell’aria 
Cercami mamma, io sarò lì 
Dovunque c’è qualcuno che combatte per un posto in cui stare 
O per un lavoro decente o per una mano d’aiuto 
Dovunque qualcuno lotta per ottenere la libertà 
Guarda nei loro occhi, mamma, e vedrai me 
Bene l’autostrada è viva stanotte 
Ma nessuno persuade nessuno di come andrà a finire 
Sono seduto qui alla luce del fuoco da campo 
Con il fantasma del vecchio Tom Joad
FONTE http://indipendologo.wordpress.com/2011/12/19/i-fantasmi-di-tom-joad/