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DAMASCO 2 (il caso Fondi)


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Nel 2011, una città della Provincia di Latina era salita agli onori della cronaca nazionale per una delle tante vicende di collusione tra criminalità organizzata e istituzioni che, purtroppo, sono ormai una parte integrante della nostra Italia. Non passa anno che nel nostro Paese non si sciolgano Comuni per infiltrazioni criminali.
Ci si viene da chiedere perchè, tra tante amministrazioni sciolte nel silenzio di televisioni e stampa, Fondi ha invece avuto un ruolo «privilegiato». Cosa aveva questo Comune del sud-pontino di così speciale da far chiacchierare per mesi l’Italia? Innanzitutto, non stiamo parlando di una città la cui amministrazione è stata sciolta per infiltrazioni criminali.
Meglio fare un piccolo riassunto: nel luglio 2009 Riccardo Izzi, ex assessore del Comune di Fondi, viene arrestato. Dalla sua bocca escono le prime parole riguardo una collusione tra amministrazione comunale e criminalità organizzata avente il suo centro nel mercato ortofrutticolo comunale, il più grande in Italia e tra i primi in Europa. La Procura di Latina avvia così l’inchiesta che prenderà il nome di “DAMASCO 2”. Ciò che ne esce è sconcertante: Fondi per anni è stata governata da un’ «alleanza» centrodestrà – ‘ndrine (la famiglia Tripodo negli ultimi anni si è radicata nella Provincia pontina).
Già a fine 2008, Bruno Frattasi aveva inviato una relazione di 500 pagine all’allora Ministro dell’Interno Roberto Maroni per chiedere lo scioglimento del Consiglio Comunale di Fondi. Maroni dichiarò:
«è da sciogliere». Da qui si avvia la fase «mediatica» della vicenda. Il C.d.M. rinvia più volte la decisione. Si cade nel tragicomico: il Governo si rende protagonista di una vicenda ove doveva solo esprimere il proprio parere. Dagli atteggiamenti di alcuni esponenti politici si capisce che Fondi rappresenta qualcosa di più grosso: Silvio Berlusconi, allora premier, motivò un ennesimo rinvio perchè non c’erano prove sufficienti; l’allora Ministro della Pubblica Istruzione Gelmini negò la risposta al senatore dell’ I.D.V. Pedica (eletto nel sud-pontino) riguardo il perchè il Consiglio dei Ministri non si pronunciava. Anzi, addirittura Maroni chiese a Frattasi una nuova relazione. Il procuratore si rimise dunque all’opera. Dopo il secondo invio finalmente il Consiglio dei Ministri decide di pronunciarsi. E’ la fine del 2009, 1 anno dopo. Ma c’è un colpo di scena. La mattina del giorno in cui è prevista la seduta del C.d.M. i consiglieri di maggioranza e Sindaco si dimettono: è il tentativo estremo per evitare il commissariamento per infiltrazioni criminali. Il C.d.M. ci ripensa: Fondi NON è da sciogliere.
E’ una sconfitta, un punto a favore del sistema politica – criminalità organizzata.
Come è potuto accadere tutto ciò? C’è una sola spiegazione: qualcuno è riuscito a tessere un filo tra l’amministrazione comunale sotto inchiesta e il Consiglio dei Ministri, qualcuno che per fare ciò, non poteva che essere un parlamentare. Quel qualcuno è Claudio Fazzone (allora senatore in quota PDL, coordinatore del partito in Provincia di Latina; durante la puntata di
«ANNOZERO» ha minacciato più volte di querela il direttore del quotidiano «Latina Oggi» per le notizie pubblicate riguardo l’inchiesta). Non ci ha impiegato molto – in quanto senatore di maggioranza – a stabilire un contatto diretto con il Governo e a guadagnare tempo con la speranza che si calmassero le acque. Alla fine, a giochi quasi fatti, ha lanciato l’ultima freccia: quella di far dimettere l’amministrazione di Fondi.
Lo scioglimento è 
stato così evitato. Il Comune è stato commissariato perchè i consiglieri hanno rimesso le deleghe. Il commissariamento per infiltrazioni criminali avrebbe invece permesso una maggior pulizia a livello legale.
Il prefetto Bruno Frattasi è stato spostato di competenza (mio pensiero: aveva lavorato
«troppo bene».
Il 19 dicembre 2011, il Tribunale di Latina ha inflitto oltre 100 anni di condanne così ripartiti:
15 anni per Venanzio e Carmelo Tripodo; 13 anni per Aldo Trani; 7 anni per Alessio Ferri; 7 anni e 5mila euro di multa per Vincenzo Bianchi; 5 anni per Antonio Schiappa, Giuseppe de Silva, Antonio d’Errigo, Franco Peppe, Igor Catalano; 6 anni per Riccardo Izzi; tante altre condanne minori. 

Il 26 giugno 2013 si è svolta la sentenza d’appello: 10 anni e 8 mesi per Carmelo e Venanzio Tripodo; 9 per Aldo Trani, 5 anni e 6 mesi per Antonino d’Errigo, 6 anni per Franco Peppe, 6 anni per Riccardo Izzi. Le condanne minori sono rimaste invariate.L’associazione per delinquere di stampo mafioso è stata riconosciuta a tutti coloro che l’avevano ricevuta in primo grado. Quindi, seppur con qualche riduzione, l’impianto accusatorio ha resistito.

Il 4 settembre i giudici hanno confermato in Cassazione le condanne per i promotori dell’assdciazione a delinquere, tra questi Carmelo e Venanzio Tripodo e Aldro Trani, annullando con rinvio la posizione di alcuni imputati: Riccardo Izzi, assistito dall’avvocato Renato Archidiacono, Antonio Schiappa, difesto da Giulio Mastrobattista e Vincenzo Biancò: per tutti loro servirà un nuovo processo in Corte d’Appello. Annullamento invece senza rinvio per Pasquale Peppe. Revocata infine la confisca dei beni per Tripodo e Trani con rinvio.

Ma da Fondi, la sentenza definitiva è questa:

  • la Provincia di Latina è ormai un terreno fertile per la criminalità organizzata. Purtroppo, non potrebbe essere altrimenti in una zona del centro – Italia dove sono previsti da anni grandi investimenti (Ospedale del Golfo, Bretella Cisterna – Valmontone…);

  • la politica locale e nazionale ha dimostrato una volta di più che, per tutelare il proprio interesse (Claudio Fazzone ha un grande bacino di voti nel sud – pontino, Latina e provincia per il centrodestra sono roccaforti indispensabili a livello soprattutto regionale), sull’illegalità ogni tanto ci si può passare sopra.

A Fondi lo Stato ha perso 2 volte: contro il sistema e contro la giustizia.

Fonte: http://elnuevodia.altervista.org/damasco-2-il-caso-fondi/

 

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Se la lobby entra a Palazzo


Il fronte politico anti-liberalizzazioni.

Farmacie. Taxi. Edicole. Negozi. Nelle ore decisive della scrittura della manovra di Mario Monti, le lobby professionali ed economiche italiane si sono fatte sentire. Stoppando buona parte delle liberalizzazioni che l’ex presidente della Bocconi aveva in mente. Generando nervosismo all’interno del governo. «Le lobby non ci fermeranno. Basta con le brutte figure. A gennaio ripresentiamo tutto. Interverremo su farmacie, taxi, professionisti, autostrade e servizi pubblici locali», ha detto un amareggiato Antonio Catricalà. Ma tant’è: Monti, l’uomo che da commissario europeo aveva osato dire no a Bill Gates, stavolta si è fermato davanti ai capetti dei tassisti romani e milanesi.
PDL E FLI: ONOREVOLI DA BANCO. Ma le lobby che si sono mosse per fermare le liberalizzazioni quali terminali vantano all’interno del Palazzo? Si prendano, per esempio, le farmacie, che sono riuscite a evitare la vendita dei farmaci di fascia C nei supermercati grazie a un vero e proprio blitz dei deputati Gianfranco Conte (Pdl) e Chiara Moroni (Fli, farmacista) in commissione Bilancio.
Il loro gioco di sponda è stato perfetto e l’emendamento del governo è stato bocciato.
ALLEATI DI FEDERFARMA. Ma Federfarma e le altre associazioni possono contare anche sull’appoggio di altri esponenti politici: il deputato Pietro Laffranco e il senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri, entrambi del Pdl. Ma anche Rocco Crimi, Massimo Corsaro e l’ex ministro Maurizio Sacconi (tutti del partito berlusconiano) la cui consorte è direttore generale di Farmindustria. Insomma, le 18 mila farmacie italiane (che con la fascia C fatturano 3 miliardi di euro l’anno) si sono fatte sentire. E sono riuscite a bloccare il governo.

Gasparri per i tassisti romani. Lega per i milanesi

Altra potente lobby è quella dei taxi. Specialmente a Roma e Milano, dove, con rispettivamente 7.500 e 5 mila licenze, da anni sono determinanti nell’elezione dei sindaci. E se nel capoluogo lombardo i tassisti hanno scelto come partito di riferimento la Lega, nella capitale sono legati al mondo degli ex An. Specialmente a Gianni Alemanno (che non avrebbe vinto senza di loro) e a Maurizio Gasparri. Ma soprattutto a Marco Marsilio (deputato “gasparriano” del Pdl), che ha contribuito a forza di emendamenti a fermare Monti. E lo stesso Fabrizio Cicchitto è apparso particolarmente sensibile ai problemi dei tassinari romani, che da anni conducono una strenua lotta contro l’emissione di nuove licenze e gli Ncc.
AUTOSTRADE ED EDICOLE. Un’altra categoria che gode di difensori nel Palazzo, specialmente in settori nordisti del Pdl, è quello delle Autostrade, che ha nell’Aiscat (associazione di 23 concessionari che hanno in gestione 5.600 chilometri di rete autostradale) il difensore d’ufficio.
Mentre gli edicolanti, che hanno proclamato una serrata di tre giorni contro la proposta di vendere i giornali in altri punti vendita, contano agganci con il Partito democratico e con l’Udc di Pier Ferdinando Casini.
EX AN PER IL PUBBLICO IMPIEGO. Poi c’è il pubblico impiego. Monti non ha messo i dipendenti pubblici nel mirino, ma quando l’ha fatto Silvio Berlusconi (Giulio Tremonti voleva diminuire i loro stipendi) sono subito insorti tramite gli ex An. Sia quelli che ora stanno nel Pdl, come Andrea Augello e Fabio Rampelli, sia i finiani, a partire dal presidente della Camera e dai suoi fedelissimi Italo Bocchino e Carmelo Briguglio.
Infine, naturalmente, ci sono le banche. Che per alcuni non hanno bisogno di essere difese, visto che hanno rappresentanti direttamente all’interno della squadra di governo (Corrado Passera e Mario Ciaccia). Anche tra i parlamentari, però, esistono terminali direttamente collegati al mondo bancario. Come i pidiellini Luigi Grillo (uno degli alleati dell’ex governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, e di Gianpiero Fiorani) e Giampiero Cantoni.
98 PARLAMENTARI AVVOCATI. Se poi apriamo il campo delle professioni, basti pensare che un parlamentare su due è iscritto a un ordine. E che 58 avvocati siedono sugli scranni di Montecitorio e 38 su quelli di Palazzo Madama. Infine, contro la liberalizzazione degli orari dei negozi si sono battuti i commercianti e le loro associazioni: Confcommercio e Confesercenti. Che nel mondo politico possono contare su diversi rappresentanti, tra cui l’ex ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, ex presidente dei giovani di Confcommercio..

FILIPPO CONTI

FONTE  http://www.lettera43.it/economia/macro/34338/se-la-lobby-entra-a-palazzo.htm