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Maschilismo 2.0


Nel web, è risaputo, si può trovare di tutto e di più e, di conseguenza, si trovano anche svariati siti dediti al diffondere le parole d’ordine dell’odio contro le donne. 

E spesso sono siti che per diffondere il loro messaggio misogino, e in genere anche omofobo, si mascherano dietro nomi che evocano l’antisessimo. E di conseguenza abbiamo gruppi facebook che dietro il nome “contro ogni violenza in famiglia” veicolano giustificazioni all’omicidio delle donne da parte dei mariti o, per ricordarci che una volta toccato il fondo si può sempre iniziare a scavare, che sono intitolati alla memoria di Stefania Noce, ragazza attiva nei movimenti uccisa dall’ex fidanzato qualche settimana fa, e veicolano infamie nei confronti dei movimenti femministi e antisessisti.

E ci sono anche casi clonazioni di siti web: il sito di Femminismo a Sud, blog di riferimento per molte lotte antissessite, è stato clonato in diverse versioni da personaggi che gettano fango e confusione sulle compagne di FaS, oramai sottoposte ad un vero e proprio stalking virtuale, e propugnano iniziative di legge che rendano obbligatorio l’affido condiviso anche quando uno dei due genitori ha avuto reiterati comportamenti violenti.

E tutto questo in nome della PAS, Parent Alienation Syndrome, che partendo dal banale concetto che un bambino
soffre per per la separazione dei genitori finisce per creare una vera e propria malattia psichica. Tra l’altro si può vedere il tentativo di oggettivizzare tramite medicalizzazione (in questo caso nell’ambito psichiatrico) una teoria con ben poche basi.

Poi c’è anche chi ha clonato il dominio della rete dei Centri Anti Violenza, per altro già violentemente colpiti dai tagli alla spesa pubblica e da crociate di vari politici, per creare siti in cui si dice chiaramente che gli omicidi in famiglia avvengono per colpa di perfide femministe che, incapaci di farsi gli affari propri, istigano le donne a divorziare dai mariti che, poverini, finiscono per essere costretti a diventare degli assassini.

È interessante notare che per fare passare i loro contenuti impresentabili questa gentaglia sia usi nascondersi dietro nomi di comodo, probabilmente per ottenere un duplice scopo: da un lato darsi una veste rispettabile con l’uso di nomi altisonanti e dall’altro attuare delle vere e proprie operazioni di intossicazione informativa, ovvero immettere nei canali di informazioni dati falsi con il preciso scopo di confondere e mistificare. E per fare entrambe le cose cosa c’è di meglio che copiare i nomi altrui?

Questi gruppi, in genere collegati ad una vera e propria lobby dei padri separati, che ottiene spesso attenzione dai media e conta appoggi trasversali in parlamento, propagano alcuni semplici concetti: il femminismo non è altro che un rovesciamento dell’ordine naturale delle cose ed è quindi naturalmente portatore di una volontà di dominio delle donne nei confronti delle donne (quando basta leggersi un qualsiasi testo femminista per sapere che il femminismo vuole portare a galla una visione femminile del mondo, da tempo nascosta dal dominio maschile, e che sul piano dei diritti vuole l’equità) l’identità sociale e il ruolo del maschio sono minacciati dall’aggressività femminile e questo porterà ad una disgregazione dei valori su cui si regge la nostra cultura il ruolo di una persona è biologicamente determinato, in questo caso dagli attributi sessuali, e indirizza verso un destino ineluttabile al maschio spetta il ruolo di pater familias

Questi argomenti sono più o meno esasperati dai vari gruppi (c’è chi vede il grande complotto plutogiudomassonicobolscevico dietro i femminismi). Le idee portate avanti sono piuttosto insidiose e trovano un facile terreno dove radicarsi dovuto sia alla cultura italiana, di suo già sessista e basata sul mito del maschio italico, sia al modo in cui vengono divulgate ovvero nascondendole dietro una facciata, quella di essere contro tutte le violenze, che ha facile presa da un punto di vista emotivo. Peccato che l’emotività sia il contrario dell’analisi critica e quindi ci sono utenti che, in perfetta buona fede, finisco per divulgare, tramite i vari social network, teorie sessiste.

Ci sarebbe da fare anche un’ampia riflessione sull’incapacità dei movimenti di fare proprie le tematiche femministe spesso ghettizzate (e imprigionate nello stereotipo della femminista rompicoglioni) e ridotte a folklore o banalizzate tramite semplici slogan lanciati mentre nel concreto si attuano pratiche alquanto machiste. La questione di genere non è assolutamente secondaria se si vuole creare una società, o delle società, autogestita e che lasci spazio al divenire di ogni individuo. Anche perché una questione spesso dimenticata è che il maschilismo colpisce anche l’individuo di sesso maschile, che viene imprigionato in un ruolo sociale visto come naturale per ovvi motivi biologici, e cooptato in una pretesa guerra tra sessi, generalmente combattuta unilaterlmente, per il predominio.

lorcon

FONTE : http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2012/01/29/maschilismo-2-0/

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MATTATOIO ITALIA:137 DONNE AMMAZZATE NEL 2011


137 donne uccise in un anno, quasi dodici il mese, circa tre alla settimana,1 ogni due giorni più o meno…..è come dire che un giorno si e uno no in Italia muore una donna ammazzata da un uomo…..strangolata,pugnalata,soffocata,sparata,decapitata,fatta a pezzi,massacrata di botte.

Ma per qualche strano e oscuro motivo tutto questo non fa scalpore… pare che la popolazione femminile sia anestetizzata… pare che quelle che muoiono appartengano a un’altra dimensione.pare che non abbiano un nome… pare che non siano figlie, sorelle, madri, di qualcuno… pare che non abbiano amato, lavorato, procreato, pianto… e invece no… sono di Bergamo, di Roma, Napoli o Palermo… si chiamano Anna o Maria, rosa o Melania… avevano madri, sorelle e figli… hanno lavorato, amato, studiato, sofferto … e sono morte; non per il cancro. per un incidente…non per un cataclisma naturale…non per vecchiaia…ma per mano di un uomo.

Lo troviamo naturale? Lo troviamo accettabile? Lo troviamo giustificabile? Certamente no… e allora… da dove nasce questo silenzio? Da dove nasce questa incapacità a farsi sentire. A reagire. A pretendere che si affronti urgentemente, politicamente e legislativamente il problema?

Perché le donne non sentono l’insopprimibile necessità’ di ribellarsi? Perché non riempiono le piazze contro il femminicidio come hanno fatto in difesa della dignità? Quale assurdo e patologico “pudore” impediscono loro di contrastare violentemente la colpevole indifferenza della politica, dei media, della società?l’apatia femminile nutre e rinforza l’arroganza maschile e la cultura patriarcale…non si sente forse in diritto di contrapporsi ?non si sentono capaci?o non si rende conto che quando muore Anna. franca…per mano di un uomo..sono le donne che muoiono per mano di un sistema,di una cultura che le condanna in quanto donne?quante altre donne e per quanto tempo ancora dovranno essere ammazzate affinché tutte le donne comprendano che il femminicidio e’ un eccidio di genere? Il più trasversale, massiccio, infinito massacro che vi sia nella storia … senza limiti di tempo o di confini… dove non si muore per motivi etnici, politici, religiosi, (ma tutti questi sono opportunamente utilizzati secondo l’epoca storica, del luogo e della cultura) ma solamente perché non si appartiene al genere maschile. Quando sorgerà in loro la consapevolezza di essere oppresse e la chiara determinazione a ribellarsi agli oppressori?non esiste categoria umana che non abbia combattuto contro chi lo opprimeva…per la propria libertà… i neri contro i bianchi. indiani contro gli americani…gli invasi contro gli invasori….eppure la più vasta e universale categoria oppressa che esiste e sia mai esistita..continua a non ravvisare la specificità della propria posizione…continua a non volersi rendere conto che gli uomini(a parte poche eccezioni)sono padri e figli del loro stesso sistema…e costituiscono l’ossatura della cultura endocentrica(insieme alla maggioranza delle donne che la tramandano e difendono…purtroppo).gli uomini che uccidono le donne non sono pazzi..non sono isolate mine vaganti..non sono eccezioni nel sistema…essi sono prodotti del sistema…sono la parte eclatante di una massa silente…sono l’escrescenza tumorale di un tessuto malato…a quelli fra loro che volessero diventare uomini nuovi la responsabilità di trainare verso un nuovo umanesimo il loro genere….(ma la vedo dura…e con tempi geologici…)a noi il dovere e la responsabilità di un percorso di autocoscienza e di lotta ….un sentiero di sensibilizzazione delle donne …un cammino di autodeterminazione politica…una rete di resistenza attiva mondiale .Lo dobbiamo innanzitutto a noi stesse, alle nostre madri, alle nostre figlie… ma anche e sopratutto a tutte le donne ammazzate nel mondo… a quelle che nessuno ha ascoltato… a quelle che erano sole… a quelle che credevano di scamparla ancora una volta.a quelle che non credevano sarebbero mai successe a loro. A quelle che si erano chiuse nel silenzio… a quelle che hanno guardato incredule il loro assassino mentre spiravano… a quelle che hanno pregato il loro carnefice di risparmiarle. a quelle che hanno invocato pietà inutilmente…a quelle che hanno guardato l’ultima volta verso la cameretta dei bimbi….a quelle che hanno chiuso gli occhi dopo un ultimo sguardo al loro “folle amore”….a quelle che mentre morivano hanno trovato un filo di voce per chiedere “perché?” (Barbara spada)

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Emilio Fede costretto a fare il parlamentare per non finire in galera ? Silvio docet !


Emilio Fede, il miglior giornalista degli ultimi 150 anni, in un’intervista alla Zanzara su Radio 24 ha dichiarato: «Mi piacerebbe fare un’esperienza in Parlamento, magari insieme a mia moglie che è già senatrice»

Ora, riprendetevi dallo shock che tale dichiarazione vi ha probabilmente creato e leggetevi la seguente storiella.

Tanti anni fa, un imprenditore brianzolo, pieno di debiti e processi a suo carico ebbe una trovata geniale: al posto di darsi alla latitanza classica preferi’ optare per una nuova forma di latitanza, quella parlamentare. La latitanza parlamentare, in tutti questi anni, gli ha permesso di non far fallire le sue aziende e di non finire in galera, tutto questo grazie a decine di leggi ad personam.

Ora, non vorrei giungere a conclusioni affrettate, ma non sarà che Emilio Fede conosca vagamente questo imprenditore e la sua storia da latitante parlamentare e voglia seguire il suo esempio ?

Non farebbe davvero comodo ad Emilio, ora che è indagato per favoreggiamento alla prostituzione, godere di tutti quei privilegi parlamentari che lo terrebbero ben lontano dalle patrie galere ?

Emilio dirà che chi mette in giro queste voci è un malpensante- comunista- giustizialista- antiberlusconiano. Forse ha ragione Emilio, ma è difficile credere che un ottantenne voglia scendere in campo per portare una ventata di aria fresca in politica, sarebbe un po’ come credere che gli asini volino. Quella è roba da berluscones !

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AMNISTIE+INDULTI+PRESCRIZIONI+FUMUS PERSECUTIONIS+LEGGI AD PERSONAM=IMPUNITA’


di Gio’ Chianta

La politica è incapace di attuare una riforma della Giustizia che renda piu’ veloci i processi ? Cosa fa ? Prescrizioni a tutto gas. Ovvero, si ammazza un processo. Evidentemente, a qualcuno conviene che determinati processi non giungano mai al termine, alla faccia delle parti lese. Non è un caso che i primi ad essere contrari alle prescrizioni siano i magistrati, i quali, in questi anni, ci hanno spiegato come sia realmente possibile velocizzare i processi, la loro ricetta: piu’ tecnologia, piu’ magistrati, piu’ personale nei Tribunali, meno leggi inutili che intasano i Tribunali costringendo i magistrati ad occuparsi di cause ridicole, perché le leggi inutili indeboliscono quelle necessarie. Alcuni diranno, dove prendere i soldi ? E’ notorio che una Giustizia che funziona porta nelle casse dello Stato miliardi di euro, una Giustizia che funziona è capace di autofinanziarsi.

La politica non sa come risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri ? Cosa fa ? E vai con gli indulti e le amnistie. Ovvero, tu Stato, metti a piede libero dei detenuti senza che questi abbiano finito di scontare la propria pena detentiva, alla faccia della certezza della pena. Eppure, in questi anni, sempre i magistrati ci hanno spiegato che indulti e amnistie non sono la soluzione al problema ma un semplice palliativo. Ci hanno spiegato che si potrebbe investire sull’edilizia carceraria, aumentando il numero dei penitenziari, ristrutturando e mettendo in funzione quelli inutilizzati. Ci hanno spiegato che è possibile studiare forme di detenzione alternative. Ci hanno spiegato che esistono tutta una serie di leggi che portano in carcere, ad esempio, uno che ha rubato una mela perché altrimenti sarebbe morto di fame, oppure chi ha la sola colpa di non essere nato in questo Paese.

La legge è uguale per tutti ? Non scherziamo. Perché è la stessa Legge che prevede che dei cittadini siano piu’ uguali di altri cittadini. Se un Pm chiede il tuo ( tu, normale cittadino dello Stato) arresto perché ti ritiene colpevole di un determinato reato, la procedura è semplice: nel cuore della notte gli agenti della Squadra mobile ti arrestano. Diversa è la procedura se il sospetto criminale è un parlamentare della Repubblica. In questo caso, è proprio la Legge a prevedere che questo cittadino sia privilegiato. Non solo non lo catturano nel cuore della notte senza preavviso ma sarà addirittura una commissione prima e tutto il Parlamento poi a decidere se deve essere arrestato o no. E’ chiaro che i parlamentari  vadano oltre la norma poiche’ l’arresto deve essere negato solo se si accertasse un fumus persecutionis. Ma, proprio di recente ( piu’ in generale sempre) il Parlamento si è espresso contro l’arresto del deputato Nicola Cosentino, accusato dai magistrati di essere il referente politico dei casalesi (una bazzecola !). Le motivazioni di chi ha votato contro l’arresto: c’è  fumus persecutionis. Peccato che nella relazione Samperi ci sia chiaramente scritto che questo fumus persecutionis non esista.

Le leggi ad personam sono la vergogna di questo Paese. Credo di aver scritto centinaia di pagine per esprimere tutto il mio disgusto. Non mi sono mai stupito che uno che non voleva andare in galera abbia preferito alla latitanza classica quella parlamentare. Invece, mi sono sempre stupito di chi ha permesso l’elezione di un soggetto ineleggibile, di chi non ha mai fatto una legge un conflitto di interessi, di chi ha firmato leggi palesemente incostituzionali: sono stati collusi con in latitante parlamentare.

In questo Paese, alla rovescia, da anni, si è aperta una polemica tra presunti giustizialisti e presunti garantisti. Per i presunti garantisti, io, ad esempio sarei un giustizialista. Peccato che il termine “giustizialista” non esista ed è una balla creata ad hot per giustificare “la propensione all’illegalità”

Infatti, in Italia non esistono ne’ giustizialisti ne’ garantisti ma gente con la cultura della legalità e gente con la propensione all’illegalità.

I politici, gran parte di essi, non sono incapaci nell’amministrare la Giustizia, anzi, sono molto capaci.  Il problema è che sono guidati nella loro azione dalla propensione all’illegalità, percio’…

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SOFFRIRE, LOTTARE ? SI, PERO’, SEMPRE LUCIDAMENTE E MAI DIMENTICARE


Guglielmo Maccione per ” Il Malpaese”.

Tosta è tosta, non c’è dubbio. E sicuramente, tra qualche mese lo sarà ancor di più. Lo sarà soprattutto  quando, anzichè sfilarceli dalle tasche, centesimo dopo centesimo come sin quì hanno fatto, saremo costretti a mettere le mani nel portafoglio e sganciare centinaia di euro per pagare, ad esempio, la nuova ICI e le bollete (già maggiorate) dell’energia elettrica, del gas, dell’assicurazione, del bollo-auto, ecc. ecc. 

Agli attuali mal di pancia, quindi, tra non molto se ne aggiungeranno altri e probabilmente saranno in molti coloro che non ce la faranno.

Questa previsione, apparentemente pessimistica, non mi sembra azzardata. Non c’è da illudersi: in primavera cominceremo a contare i … feriti ed a fasciarci davvero la testa.

Dolenti o meno, dovremo cominciare a  fare i conti con la vera realtà economica del Paese , cambiare abitudini e sottoporci anche a non poche “privazioni”.

Il crescente disagio sociale, ormai apertamente manifestato da tante categorie di lavoratori in tutta la Penisola, quindi, è motivato ed assai preoccupante.

La grave crisi economica nella quale siamo immersi fino al collo sembra tutt’altro che sotto controllo ed i suoi morsi, che già avvertiamo nella carne, sono sempre più profondi e laceranti.

Sembra non risparmiare nessuno, anche se, naturalmente, quelli che la subiscono maggiormente sono i soliti noti: cassaintegrati, disocuppati, precari, pensionati e lavoratori a basso e mono reddito.

Il quadro che ne viene fuori è drammatico. Mentre vi sottopongo queste mie riflessioni, continuano a chiudere decine e decine di fabbriche ogni giorno, altre delocalizzano la loro attività, altre ancora arrancano e si indebitano sempre più nel tentativo estremo di recuperare un po di mercato, pure in presenza della notevole contrazione della domanda.

Languono persino i supermercati e si stanno riducendo sensibilmente gli stessi consumi essenziali: quelli dei generi alimentari. Insomma, stiamo tirando tutti la cinghia. Siamo in piena recessione.

Se questo è vero, e lo possiamo testimoniare tutti, quello che trovo inaccettabile in un contesto simile è l’atteggiamento di coloro che della crisi, perlomeno della sua drammatica gravità nel nostro Paese, ne sono stati i responsabili.

Mi riferisco al comportamento di coloro, tanto per intenderci, che sino a due mesi fà –  dopo averci governato per 14 degli ultimi 17 anni, e per ben 8 degli ultimi 10 – ne negavano l’esistenza e sostenevano baldanzosamente che la nostra era solo una “percezione emotiva”, persino esagerata, ei che comunque ne saremmo usciti meglio e prima degli altri.

Di quei miserabili delinquenti, ora, perlomeno, sembra, ce ne siamo fortunatamente liberati.

Per necessità di forza maggiore –  e non con il voto o la rivoluzione, come sarebbe stato necessario se il nostro fosse stato un Paese normale – Napolitano, i Mercati e l’Europa ce li hanno “levati dai coglionii”. Messi alla porta,  senza però interdirli dai Palazzi del potere e prenderli a calci nel culo, come avrebbero più che meritato.

Infatti, sono tutti lì, al loro posto. Arroganti ed imperterriti come sempre. Seduti nelle loro poltrone d’oro, pronti a rientrare spavaldamente in gioco alla prima occasione favorevole. Aggufati come porci nelle loro stanze vellutate, intenti a sentenziare, condizionare ed impedire, sia in Parlamento con i loro sherpa che attraverso le minacce pubblicate sui loro mass-media, ai loro sostituti “… tecnici” di tentare di raddrizzare la barca, mettere le toppe alle numerose falle con la quale l’hanno lasciata e, financhè, pronti a manipolare, come stanno facendo attraverso i loro intermediari (talvolta occulti), i più ingenui di quei tanti cittadini disperati che ora rischiano di affogare, immersi come sono nel gigantesco, lurido mare di cacca nel quale ci hanno lasciato.

Che questo sia il quadro veritiero della situazione è incontestabile e non può, o meglio, non dovrebbe sfuggire a nessuno. Sta sotto gli occhi di tutti e solo coloro che non lo vogliono riescono a non vederlo.

Per questo mi rammarico nel constatare, anche in larghi strati degli elettori di sinistra – storicamente, più accorti e preparati politicamente  rispetto ad altri –  atteggiamenti al limite del qualunquismo, critiche generiche e non mirate (a Monti anzichè a Berlusconi) nonchè, persino la voglia di buttare quel poco di buono che si sta facendo per salvare il Paese dalla bancarotta definitiva, affidandosi e/o seguendo – come sta accadendo in Sicilia (ma non solo) – taluni emergenti capi-popolo, di dubbia provenienza politica e fors’anche con stretti legami malavitosi, intenti a … riclicarsi.

E questo, francamente, è grave.

Guglielmo Maccione

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IL VOCABOLARIO LEGHISTA (dedicato al leghista Castelli)


E’ notorio, i leghisti sono gli esseri piu’ incoerenti del Mondo: basterebbe semplicemente ricordare che hanno detto le peggiori cose su B per poi andare a governare con lui, si sono autoproclamati i paladini dell’antimafia per poi salvare piu’ di una volta dei parlamentari in odore di mafia e la lista delle incoerenze è  lunga, non vorrei tediarvi.

 Ieri sera, Castelli, durante la puntata di “Servizio Pubblico” ha abbandonato lo studio perchè un manifestante gli ha detto: “Non mi devi rompere i coglioni”.

 Per prima cosa bisogna dire che anche Castelli non aveva rispettato quel manifestante e i manifestanti in generale, interrompendoli di continuo e non mostrando alcuna sensibilità nei confronti delle loro istanze, anzi, aveva cominciato, da vero leghista, a recitare il monologo: ” E’ tutta colpa del sud”.

Non aveva mai rispettato quei manifestanti nemmeno quando era al governo. Le politiche economiche, di sviluppo e crescita non sono un disastro per colpa di Monti, questa è una fesseria, una mistificazione per ricostruirsi una verginità politica, ma è colpa di chi è stato al governo per tanti anni insieme a Berlusconi, quindi è colpa anche di Castelli se quel manifestante è incazzato come una bestia perché è stato privato di ogni diritto.

Detto questo, stupisce e tanto l’atteggiamento di Castelli. Per la serie: è diventato di colpo gran maestro di bon ton e censore della scurrilità in tv ?

I suoi colleghi di partito è una vita che vanno in giro (piazze, tv, Parlamento ecc..) a  insultare con parole irripetibili: Presidenti della Repubblica, italiani, meridionali, immigrati e piu’ in generale la gente che non condivide le loro posizioni.

Da 23 anni non hanno fatto altro che portare in politica un vocabolario volgare, scurrile, rozzo, sboccato, trogloditico, cavernicolo… 

Con tale vocabolario, alzando i toni, ridicolizzando le Istituzioni, facendo credere ai loro elettori cose fantascientifiche, tra tutte, la secessione di terre inesistenti, hanno esasperato gli animi dei loro elettori rendendoli irosi e nevrastenici: il povero inviato di Santoro ha rischiato di essere malmenato durante la manifestazione leghista che seguiva in veste di inviato. La sua colpa: fare domande non precedentemente passate al vaglio della censura leghista  e in Lega questo è severamente vietato.

Come sapete bene in Rete circolano moltissimi video sulle mostruosità dette dai leghisti, io ne ho scelti tre.  E’ sconsigliata la visione di questi video a chi:  ha appena mangiato, è allergico all’ignoranza produttrice di razzismo, xenofobia e omofobia.

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ITALIANI….UN POPOLO INESISTENTE AMMALATO DI QUALUNQUISMO


Innanzitutto diamo una spiegazione di cio’ che si intende con la parola QUALUNQUISMO . Cito da Wilkipedia : ” Con il termine qualunquismo si indica un atteggiamento vagamente ispirato alle azioni del movimento dell’uomo qualunque, che rinnega o intenzionalmente ignora l’aspetto politico del vivere associato . Comparve in Italia nell’ immediato dopoguerra ad opera del suo ideologo, Guglielmo Giannini. E’ caratterizzato da una generica sfiducia delle istituzioni, viste come distanti, perniciose o comunque di disturbo, di intralcio nell’autonomo proseguimento delle scelte soggettive individuali. Questo atteggiamento e’ considerato negativamente dagli uomini politicamente attenti, che ne sottolineano i rischi connessi al rifiuto della partecipazione in un sistema democratico ” !!!! Questa E’ la vera malattia degli italiani , di tutti i ceti sociali e di ogni credo politico. Perche ‘ vedete, non si spiegherebbero altrimenti certe frasi , esternazioni e luogi comuni che ogni giorno sentiamo in ogni luogo e situazione. Fa’ anche stupore sentire certe affermazioni da persone che credavamo fossero, per cultura e intelligenza immuni da questo qualunquismo. Mi sono spesso domandato come sia possibile che un popolo antico come il nostro, che abita una terra meravigliosa , che e’ stata la culla di una delle civilta’ piu’ evolute, abbia potuto subire questa regressione culturale e ideologica. Come sia possibile che, pur non avendo zavorre di monarchi e dittature, non si riesca ad avere nel Paese quell’idea di appartenenza allo Stato, visto sempre come nemico e mai come un qualcosa che ci appartiene e a cui noi apparteniamo. Come non si riesca a capire che ognuno di noi sia un CIVES che debba avere come unico scopo l’interesse della POLIS . Sono quindi giunto ad un’ amara considerazione : GLI ITALIANI NON SONO UN POPOLO MA UNA SOMMA DI TANTE TRIBU’ , che si ribellano solo quando il sacrificio tocca loro stessi e che ritrovano sotto la stessa bandiera solo in occasione di vittorie sportive. I rappresentanti  dello Stato vengono visti come nemici da cui difendersi, dimenticando da chi sono stati eletti . Lo Stato diventa quindi una sorta di debitore – creditore da cui esigere e a cui ribellarsi, secondo la famosa formula del CHIAGNI E FOTTI . Pure il nostro vedere sempre il marcio in ogni cosa , il sospetto sempre vivo verso tutto e tutti e’ lo  specchio riflettente che mostra l’ immagine di come siamo realmente.  Non abbiamo al nostro interno alcuna capacita’ di critica, di senso civico e siamo quindi portati a sfogare sullo Stato tutti i nostri malumori e a dargli la colpa delle nostre carenze. Siamo come topi, incantati da  un qualche pifferaio di turno che ci annebbia le menti e ci toglie ogni capacita’ di ragionamento. Quando finalmente capiremo che un popolo, per definirsi tale, deve avere come unico obiettivo il bene comune prima ancora di quello personale, allora e solo allora potremmo davvero costruire un Grande Paese.

 

GIANLUCA BELLENTANI

 

 

 

 

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LA POLITICA DEL RICATTO MAFIOSO


 

“Se tu non paghi il pizzo ti brucio il negozio”

Questa è la classica minaccia subita da centinaia di migliaia di poveri negozianti.

Quando la minaccia mafiosa viene utilizzata dai politici cambiano le parole e le conseguenze di quelle parole ma non la sostanza.

Bossi: “Berlusconi faccia cadere Monti
o la giunta Formigoni è a rischio”

Bossi vuol far cadere Formigoni non per desiderio di legalità: perché nella sua giunta “ne arrestano uno al giorno”

No, chiede semplicemente il pizzo politico a Berlusconi: se tu non fai cadere Monti (il pizzo) io faccio cadere Formigoni (la minaccia).

E il PDL cosa fa ? Risponde alla minaccia con un’altra minaccia:

Alfano: “La Lega e’ determinante per il governo della Lombardia quanto il Pdl lo e’ per Veneto e Piemonte che sono guidati da governatori leghisti”.

Capito ? Se tu mi chiedi il pizzo io ti ricordo che non sei nella posizione di poterlo fare, perchè io potrei chiedertelo due volte.

Parlano come i mafiosi, difendono dall’arresto chi è giudicato dalla Magistratura il referente politico dei Casalesi e poi vorrebbero pure che li prendessimo sul serio quando parlano di lotta alla mafia ?

Pubblicato in: CRONACA

Ancora una volta, i partiti non pagheranno le multe sulle affissioni abusive.


Nel Decreto Milleproroghe è presente un emendamento, una sanatoria su tutte le affissioni abusive fino al 29 febbraio 2012. I partiti se la caveranno pagando una piccola somma di denaro, anziché le multe salatissime previste dalla Legge per le affissioni abusive. Insomma, se ci fate caso è un condono ad castam: degli evasori non pagano quanto dovuto e se la cavano con somme ridicole, un film già visto.

Per tutti coloro che hanno passato dei guai per non aver pagato una multa che dire, potevate farvi eleggere in Parlamento, in Italia funziona cosi’…

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Forconi in Sicilia


L’unica cosa che è possibile dire sui forconi in Sicilia è che non si capisce niente. Prendere posizione risulta difficile per due motivi in stretta relazione tra loro:

– Manca il punto di vista dei media “istituzionali” (tv e stampa nazionale hanno omesso o declassato a trafiletto la notizia, spesso relegata addirittura fra le informazioni sul traffico) che di solito orienta l’opinione pubblica con nettezza: se il tg 1 dice una cosa, ti fai comunque un’idea, o perché credi che dica la verità o perché sai che tipo di minchiate dice di solito.

–  L’informazione via social network, rete, blog e videofonini – utilizzata come unica fonte – dimostra tutti i suoi limiti, primo tra tutti la confusionarietà. È plurale, libera, ma è frammentata e non è orientata da niente. Sembra un pregio e invece è un difetto. Chi mette in circolo le informazioni è “illegibile”: non se ne conoscono l’affidabilità, le idee generali, la credibilità di portavoce.

La cosa potrebbe perfino essere voluta. I forconi magari hanno deciso di non vendere il servizio ai soliti giornalisti proprio per non alienarsi le simpatie di nessuno, oppure per fare antipatia a tutti. Oppure per costringere chi vuole farsi un’idea a indagare per conto proprio, rivolgendosi quindi a fonti “dal basso”, molto più manovrabili perché in pratica  costituite dai manifestanti stessi.

Le obiezioni al movimento che più circolano in rete sono due:

1) Che dietro ci siano forza nuova, Scilipoti, Micciché e Pippo Gianni e, conseguentemente al deficit informativo di cui sopra, che nessuno abbia smentito la cosa. Ecco: come si fa a smentire o a confermare? Un conto è smentire il tg 3, un conto è smentire twitter. Smentire (o confermare) il tg3 ha un ritorno, smentire twitter, intanto non si può, e poi sarebbe pure da scemi. Chi smentisci? O quanti smentisci? Uno per uno? E ti conviene? No, perché più circola il tweet, per quanto infondato o pilotato, più tu forcone stai facendo bingo.

 2) Che il movimento dei forconi sia composto da quella stessa maggioranza che ha eletto l’assemblea regionale contro la quale protesta. È un ragionamento che non tiene.  Non è che se la maggioranza ha agito da clientela poi non può morire di fame. Anche le clientele muoiono di fame. E la fame è fame per il cliente come per l’elettore.

Il quadro è incasinato al punto che anche chi va a dare un’occhiata di persona si smarrisce. I presidi davanti alle autostrade sono composti in prevalenza da gente umile, che probabilmente forza nuova e Scillipoti non sa neanche chi o che siano. Gli umili stanno subito simpatici, siamo noi. Però in Sicilia la gente umile è spesso quella che beneficia dalle politiche clientelari e dei finanziamenti utilizzati come elemosina o come busta della spesa compravoto. Motivo per cui è facile interpretare il movimento come la rivolta di chi si è visto tagliare quell’elemosina che fa sopravvivere lui e affossa il resto dell’isola, e che non  appena qualche spiccio pioverà sulla sua mano tesa, tutto tornerà come prima. E rieccoci all’obiezione 2.

L’interrogativo che rimbalza su facebook è: perché ci sono gli agricoltori? Gli agricoltori sono l’equivalente siciliano dei pastori sardi: una corporazione stritolata da interessi più grandi (la cosiddetta grande distribuzione), che tentano di trascinarsi dietro nella protesta tutte le  corporazioni che hanno a che vedere col suo indotto, in primis gli autotrasportatori, esasperati dal caro gasolio.

Con chi stare? Con i forconi che protestano? Con chi,  impossibilitato dal loro blocco a guadagnarsi la giornata da precario o da prestatore d’opera occasionale in un cantiere, protesta contro i forconi? Boh. Qua può succedere tutto come niente. Può scoppiare una bolla di sapone come una bomba H. Questa è un’isola paradossale. Le sue proteste lo sono altrettanto.

Ieri i paradossi si intuivano, oggi  si palesano. A Rosolini, centro agricolo-senile del siracusano dall’economia finto-depressa, c’è Pippo Gennuso che si incatena coi forconi perché le rivendicazioni del movimento vengano ascoltate. Ma ascoltate da chi? Gennuso, appartiene all’Mpa, l’unico partito stabilmente al governo di quella Ars che il movimento sollecita a colpi di badile affinché abbassi le accise sul gasolio e attui lo statuto siciliano. Quindi forse Gennuso si sta incatenando per curarsi la sordità. Ma la sordità si cura dall’otorino, con gli apparecchi acustici, non sulle rotaie del treno, con le catene. Che poi treni da Rosolini ormai ne passano pochi, mannaggia. E quelli del movimento, visto che Gennuso è là con loro, bello che incatenato, perché non gli infilzano le orecchie con un dente del forcone, che magari gliele stuppano dal cerume? Non volevano mandare a morte la classe politica come nei vespri siciliani? Ora che c’è? Si spaventano pure a fargli un cotton fioc?

Gennuso ieri se ne è uscito con dichiarazioni simili a quelle degli scilipotiani: la colpa di tutto questo bordello è del governo nazionale. E il paradosso è risolto. La guerra tra Ars e Roma, cominciata ai tempi della scissione di forza italia siciliana, oggi si combatte sul terreno della sommossa popolare. Prima l’interlocutore era Berlusconi, e ci andavano un po’ più leggeri. Oggi è Monti e ci possono andare giù pesante. Il senso è sempre lo stesso. Un reminder, un post-it giallo fosforescente dove c’è scritto: l’avete capito o no che il serbatoio dei voti è qua, e che se non ci sbloccate gli stessi soldi che ci davate prima, ve lo prosciughiamo? La protesta è più che trasversale o trasformista: è camaleontica, non riesci a stargli dietro. Perché qualche giorno prima si era dimesso Cammarata da sindaco di Palermo. Per protesta. Contro Lombardo, governatore della Sicilia, reo di trascurare il capoluogo siciliano, tagliandogli le risorse. E Lombardo, che protestava contro Tremonti, ora protesta contro Monti. Sempre per lo stesso motivo di Cammarata: taglio di risorse. Alla Sicilia. Quindi alla fine protestano tutti per riavere indietro i soldi che gli hanno consentito di avere clienti al posto di elettori. Che se ai clienti non gli vendi niente, quelli che si devono comprare? Vuoi vedere che poi il voto glielo danno gratis a qualcuno che non siamo noi? E vuoi vedere che così vi ritrovate senza voti pure a Roma?

Nel mezzo ci sono gli esponenti di Forza Nuova (se qualcuno ancora non l’ha capito, guardi la loro pagina facebook), che siccome sono uno dei pochissimi gruppi abbastanza attivi da scendere in piazza, fanno numero e colore. E danno visibilità. Con loro basta usare qualche termine vintage tipo “autarchia” o “localismo”, e subito si infilano il bomber e si allacciano gli anfibi, come quando fai vedere il guinzaglio al cane e quello capisce che finalmente si esce a fare la passeggiata. Insomma i forconi sono lo spot sul territorio della destra populista e scissionista siciliana.

È rassicurante vivere qua. Nel resto d’Italia, i politici e la classe dirigente si guardano attorno tutti smarriti, tra un poco si vota e nessuno sa che pesci pigliare. Qua li prendono per scemi, la calma non la perdono mai, dubbi non ne hanno per principio. Ma veramente non sapete che fare? Si fa come sempre, no? E cos’altro vorreste fare? Guardate, ora vi facciamo vedere. E organizzano subito una bella rivoluzione. Di cui però non c’è da preoccuparsi. Perché tanto ha per obiettivo il restauro dello status quo. Che ci vuole?

L’Appello-manifesto del Movimento

Le Cinque giornate della Sicilia che si aprono oggi con l’occupazione pacifica di tutti i punti strategici dell’Isola coincidono con la possibile realizzazione di un obiettivo ambizioso: la riunificazione, sotto un unico ‘cartello’, di tutti i movimenti che si battono per difendere gli interessi reali della Sicilia.
Nell’ ‘Appello alla Sicilia tutta’, che già ieri sera a mezzanotte campeggiava, con tanto di cartelloni in tutti i punti da dove è iniziata la manifestazione, c’è un invito all’unità di intenti.
“Una grande forza ha detto no! – si legge nell’appello -. Basta! è ora di smetterla di mortificare e razziare la Sicilia: è il Movimento dei Forconi! Dal 16 al 20 gennaio nell’Isola si ferma tutto. Finalmente dimostreremo, che la Sicilia è Viva! E che non tollererà più abusi e ingiustizia. Riprendiamoci la nostra dignità! Una dignità che questi parolai della politica, ladri e ascari al servizio del potere e dei propri interessi, ci hanno tolto”.
Quindi l’appello “alla Sicilia Tutta a Partiti Sicilianisti a Gruppi a Movimenti ad Associazioni etc. E’ arrivata l’ora di dare vita ad una Costituente del Popolo Siciliano atta a dare una svolta forte, per un riscatto vero della nostra terra. Basta con le divisioni, Basta con gli orticelli, L’elezione di un consigliere comunale non serve a nulla! Miriamo più in alto e alziamo la testa, accontentarsi di poco fa gli uomini schiavi! Sono più le cose che ci uniscono che quelle che ci dividono!”.
Si’ un omu camina calatu torci la schina, se un populu torci la storia”
“UNITA’ è la parola, FORZA è il risultato. La Sicilia è nostra!!! Riprendiamocela!”.

Chi sono? A firmare la chiamata alle armi, il ‘Movimento dei Forconi’, un’associazioni di agricoltori, allevatori ed ora anche di autotrasportatori “stanchi del disinteresse quanto del maltrattamento da parte delle istituzioni” e, cosa non di poco conto, da quell’arcipelago di movimenti che difendono gli interessi reali della Sicilia e del suo Statuto (dalla protesta che si è chiamato fuori solo il Fronte nazionale siciliano).

“Tutti possono partecipare, basta che siano apartitici”, dicono gli organizzatori. Sui social network la febbre è altissima. Tutto fa pensare che la forza d’urto di questa protesta sarà dirompente.

L’obiettivo è far capire che la Sicilia non può continuare ad essere terra di conquista. Non a caso si ipotizza di bloccare i Tir che trasportano la benzina raffinata in Sicilla nel resto d’Italia (per la cronaca, nelle raffinerie dell’Isola si produce oltre il 50 per cento delle benzine utilizzate nel nostro Paese).

“Stanotte alle ore 00 del 15 gennaio – leggiamo – si muoveranno i Tir degli autotrasportatori siciliani presso i presidi stabiliti in tutte le province, accompagnati da manifestanti provenienti da tutta I’Isola per gridare forte l’indignazione contro una classe politica di ladroni e nepotisti. Il sistema politico istituzionale è al collasso, i politici rubano a doppie mani ,la stessa cosa fanno i burocrati, non c’e… spazio di discussione per risolvere il problemi della gente. Lombardo presidente della Regione siciliana si dichiara incapace d’intervenire, mentre l’economia del’Isola è ferma e le aziende e le famiglie sono al fallimento.

Tutti ci aspettiamo delle risposte, ma non sappiamo da chi. Questo è il momento cruciale per intervenire, per cambiare le regole democratiche ed istituzionali: la rivolta dei siciliani è necessaria ed urgente. A morte questa classe politica come si è fatto contro i francesi con il vespro”.

Qui sotto alcuni dei presidi. Per i politici è tempo di tremare. Link Sicilia seguirà passo dopo passo questa manifestazione.

Adesioni:

  • Autotrasportatori aderenti all’AIAS
  • Movimento dei Forconi
  • Commercianti
  • Pescatori
  • IGP Pomodoro di Pachino
  • IGP Limoni di Avola
  • A.P.M.P.

Ecco chi sono i leader della protesta dei forconi – Nomi,  storie

Imprenditori agricoltori, autotrasportatori, armatori: insomma padroni e padroncini. A guidare la protesta che sta animando la Sicilia in questi  giorni sono i nomi e le storie politiche controverse di uomini cresciuti all’ombra dei poteri forti, ascari di una classe dirigente fallimentare (da Cuffaro in giù) che hanno deciso di mettersi in proprio sfruttando il malcontento popolare nella migliore tradizione gattopardista e con una passione comune:  la morbosa aspirazione ad una poltrona. Ecco chi sono i leader di Forza D’Urto e dei Forconi al netto di miti e leggende:

Martino Morsello

Martino Morsello, 57 anni  di Marsala, ex imprenditore, già deus ex machina di Altragricoltura’. E’ stato consigliere comunale a Marsala dal 1980 al 1993 e più volte Assessore per conto del Partito Socialista Italiano di Bettino Craxi. Nel 2008 candidato all’Assemblea Regionale Siciliana per la lista degli autonomisti a sostegno dell’attuale governatore della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo. Tra i punti del suo programma figurano anche i condoni previdenziali per le attività agricole artigianali ed industriali. Ultimamente si è avvicinato a Forza Nuova partecipando, lo scorso 10 gennaio al congresso nazionale del movimento neofascista dove ha dichiarato: “Forza Nuova, unico partito con cui interloquiamo”. E’ titolare del dominio internet “movimentoforconi.it” e gestisce, assieme alla figlia Antonella, dipendente di Forza Nuova di Terni, la pagina Facebook del movimento.

MARIANO FERRO

Mariano Ferro, imprenditore agricolo di Avola, ex Forza Italia, ex Mpa con ambizioni in politica, candidato in passato alle amministrative, a sindaco di Avola e poi alla Camera, ma senza successo. E’ intervenuto all’assemblea regionale del Mpa di Raffaele Lombardo (che ha sostenuto alle ultime regionali), svoltasi al Palaghiaccio di Catania il 25 e 26 giugno 2011.

GIUSEPPE RICHICHI

Giuseppe Richichi, 62 anni, da un ventennio alla guida degli autotrasportatori dell’Aias: ex trasportatore, è tra i responsabili di un consorzio che gestisce un autoparco a Catania realizzato con fondi pubblici. Fu proprio Richichi, dodici anni fa, a mettersi a capo della protesta che per una settimana mise in ginocchio la Sicilia. In quell’occasione Richichi, molto abile a tenere i rapporti con la politica tanto ottenere consulenze che  all’assessorato regionale ai Trasporti col governo Cuffaro, finì in carcere con l’accusa di avere tagliato le gomme ad alcuni tir per impedire che aggirassero la protesta, all’epoca ribattezzata ‘tir selvaggio”. Assieme a lui furono arrestati altri due membri dell’associazione, tra cui Nunzio Di Bella, 49 anni, altro storico leader degli autotrasportatori.

Se questa è rivoluzione.

FONTI  http://aciribiceci.com/2012/01/17/forconi-in-sicilia-edizione-straordinaria/

http://aciribiceci.com/2012/01/18/forconi-in-sicilia-parte-2-edizione-regolare/

http://pensareliberi.com/2012/01/16/la-forza-durto-della-rivolta-in-sicilia-operazione-vespri-siciliani-le-cinque-giornate-della-sicilia-e-i-forconi-quando-la-rivoluzione-parte-dalla-sicilia/

http://violapost.wordpress.com/2012/01/19/ecco-chi-sono-i-leader-della-protesta-dei-forconi-nomi-foto-storie/

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Area C: a volte serve il guinzaglio


Voi non capite. Ma mica ci arrabbiamo, ci mancherebbe. Non capite.

Quando il mio cane da piccolo faceva la cacca in salotto, io arrotolavo un giornale e gli davo dei colpetti sul culo. Non erano forti, per carità. Piccoli colpetti. Però lui non capiva. E per un po’ ha continuato a fare la cacca in salotto, nonostante io lo portassi al parco, nonostante non lo privassi dei suoi bisogni. Lui doveva fare la cacca, solo che quello era il modo sbagliato. Ed io per un po’ ho continuato a dare colpetti sul culo con il mio giornale. Dopo qualche settimana qualcosa è cambiato: il mio cane ha iniziato a fare la cacca nel parco senza più farla in casa. E’ stato un momento importante. Lo è stato per lui che ha potuto usufruire del parco in maniera nuova ed utile, lo è stato per me che con gioia non ho più avuto fastidiose complicazioni.

Voi siete un po’ come il mio cane. Un giorno capirete e, tutto sommato, l’idea di un bel parco non vi dispiacerà.

Una precisazione necessaria. Non c’è alcun cecchino posizionato all’ingresso dell’Area C. Non c’è alcun immigrato munito di coltello pronto a tagliarvi le gomme. E soprattutto, nessuno vi vieta di ritornare nelle vostre case. Vi rassicuriamo: potete entrare, potete uscire. L’unica cosa è che dovrete risarcire chi ha optato per l’evoluzione civica della specie.  Non ci interessa l’inquinamento, ci interessa bastonare l’abitudine a rimanere mediocri.

FONTE  http://radiobreakfast.com/2012/01/16/area-c-a-volte-serve-il-guinzaglio/

DAL SITO DEL COMUNE DI MILANO LA SPIEGAZIONE SU COSA E’ L’AREA C

Area C è entrata in vigore il 16 gennaio 2012 e sarà attiva in via sperimentale per 18 mesi dal lunedì al venerdì (feriali), dalle 7.30 alle 19.30. I veicoli privati e commerciali saranno soggetti a nuove regole per accedere alla ZTL Cerchia dei Bastioni.

Il provvedimento che istituisce Area C è stato approvato dalla Giunta con deliberazione n° 2526/2011 (vedi sezione allegati)  il 4 novembre 2011.

Gli obiettivi

Area C vuole migliorare le condizioni di vita per chi vive, lavora, studia e visita la città.
I suoi obiettivi sono:

  • ridurre il traffico nella ZTL Cerchia dei Bastioni

  • rendere più efficaci le reti di trasporto pubblico e favorirne lo sviluppo

  • salvaguardare il diritto alla mobilità individuale nel rispetto dell’interesse comune

  • reperire risorse da destinare alla mobilità sostenibile: pedonalità, ciclabilità e traffico a velocità moderata

  • migliorare la qualità urbana riducendo il numero di incidenti, la sosta selvaggia, l’inquinamento acustico e atmosferico

 

Il referendum

 Area C nasce anche per rispettare la volontà espressa dai cittadini milanesi durante il referendum  del 12-13 giugno 2011. Il testo del quesito numero 1, approvato dal 79,1% dei votanti, chiedeva:

“un piano di interventi per potenziare il trasporto pubblico e la mobilità pulita alternativa all’auto, attraverso l’estensione a tutti gli autoveicoli (esclusi quelli ad emissione zero) e l’allargamento progressivo fino alla cerchia filoviaria del sistema di accesso a pagamento, con l’obiettivo di dimezzare il traffico e le emissioni inquinanti”.

 

Informazioni importanti

Dal 1° gennaio 2012 sono revocati i provvedimenti relativi al divieto di transito e sosta, tutti i giorni dalle 7.30 alle 21.00, per veicoli o complesso di veicoli di lunghezza superiore a 7 metri.

Gli accessi effettuati tra il 16 gennaio e il 16 marzo 2012 potranno essere regolarizzati entro e non oltre il 17 marzo 2012.

I residenti ed equiparati nella ZTL Cerchia dei Bastioni e i veicoli di servizio, per accedere alle agevolazioni a loro riservate, devono obbligatoriamente registrarsi. La registrazione può essere effettuata dal 13 gennaio on line  (dalle ore 10.00 alle ore 18.00) e dal 16 gennaio tramite call center o presso l’ufficio dedicato. Anche in questo caso, la regolarizzazione può avvenire entro, e non oltre, il 17 marzo 2012.

FONTE : http://www.comune.milano.it/portale/wps/portal/CDM?WCM_GLOBAL_CONTEXT=/wps/wcm/connect/ContentLibrary/per+saperne/per+saperne/area+c

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UN PROFESSORE IN UNA CLASSE DI CIECHI, SORDI E ……SMEMORATI


Era chiaro che questo Governo Tecnico avrebbe avuto pochi consensi…. Troppe tasse, troppe nuove disposizioni  impopolari e soprattutto repentine in questo Paese lento ,sonnacchioso e diffidente verso tutto cio’ che e’ nuovo e diverso. Lo avevo gia’ scritto in tempi non sospetti e, per chi non lo credesse, puo’ tranquillamente consultare sull’ archivio del blog Il Malpaese . Non occorreva certo essere delle moderne Cassandre per capirlo : quello che invece ogni giorno mi stupisce sono le critiche che vengono mosse a questo Governo , critiche che mi sarei aspettato venissero dalla Lega, da giornali fedeli a Berlusconi e anche da partiti che fanno del populismo la loro bandiera ma MAI da quel popolo della sx di cui faccio orgogliosamente parte. Perche’ essere di sx non vuol dire difendere solo i propri interessi ( altrimenti saremmo uguali al PDL ) ma anche avere una certa maturita’ ed una certa capacita’ di analisi che, seppure a malincuore , devo dire non esiste a sx. Come sostengo da tempo, il berlusconismo ha inquinato le menti e anche il popolo della sx non ne e’ stato immune. Poniamoci innanzitutto una domanda : come mai il Professor Monti non ci piace ? Eppure e’ una persona garbata nei toni e nei modi , nella postura, lontano anni luce dal suo predecessore…..Probabilmente non piace perche’ ci ricorda quei professori che avevamo al liceo, integerrimi e tutto d’ un pezzo che non ci perdonovano alcun errore o comportamento non consono e che consideravano i nostri buoni risultati come normalita’ e gli errori come sbagli da correggere sempre e comunque. Berlusconi invece e’ molto piu’ simile a quei ” bauscia ” che possiamo incontrare in un qualsiasi bar della Pianura Padana, quelli che sorridono sempre, che si vantano delle loro avventure sentimentali e che misurano gli altri dalla griffe degli abiti che portano e dall’ automobile che guidano. Monti invece e’ del tutto piu’ simile ad un Lord d’oltremanica, col suo aplomb ed anche il suo umorismo inglese. Su di lui e sulla sua squadra di Governo sono piovute critiche di ogni sorta, a volte infondate , a volte calunniose ed infamanti ed anche ridicole ( vedi la polemica di Calderoli sulla cena di Capodanno ). Non voglio soffermarmi su ogni accusa mossagli ma credo sia doveroso ricordare qualche particolare, che probabilmente pochi hanno colto. Il suo rinunciare allo stipendio e’ stato bollato come un atto demagogico…. Avete mai visto un politico, negli ultimi anni, rinunciare al proprio stipendio ? NO, nemmeno dai componenti dell’ IDV ( Scilipoti e Razzi compresi ) che fecero questa proposta in Parlamento, destando tanta ammirazione. Molti sostengono che il Ministro delle Sviluppo Corrado Passera, possedendo milioni in azioni Intesa- S. Paolo , sia in conflitto d’ interessi.Il Ministro le sta’ vendendo in quanto non vuole essere macchiato da questa accusa : scusate ma, quello che c’era prima non lo era mille volte di piu’ essendo proprietarie di diverse emittenti televisive ? Avete mai visto nel precedente Governo un Ministro o un sottosegretario ” costretto ” dal Premier a dimettersi per fatti accaduti 4 anni prima ? Gia’ queste poche cose ci dovrebbero dare l’idea del livelllo morale di questa squadra di Governo. Basterebbe riascoltarsi l’ultimo discorso alla Camera del Premier x fugare ogni dubbio ….

” LA MANOVRA CHE ABBIAMO IMPOSTO  AL PAESE NON E’ NOSTRA. SONO ACCORDI FATTI DAL PRECEDENTE GOVERNO CON GLI ALTRI PARTNERS EUROPEI E L’ ITALIA DEVE RISPETTARE GLI IMPEGNI PRESI PERCHE’ NE VA’ DELLA CREDIBILITA’ DEL PAESE.  SIAMO STATI CHIAMATI PER FARE QUELLE RIFORME CHE IL PRECEDENTE GOVERNO NON E’ STATO IN GRADO DI FARE. LA MANOVRA NON E’ MIA MA LO E’ LA SQUADRA DI GOVERNO CHE HO CREATO : SE VOLETE POTETE CRITICARMI SU QUELLA ”…Piu’ chiaro di cosi’….. Forse la gente avrebbe capito meglio se il discorso fosse stato del tipo ..

” MA CHE C…. AVETE DA PROTESTARE ? LE RIFORME PRESE SONO STATE DETTATE DALLA BCE A QUEL DEFICIENTE CHE SIEDEVA PRIMA AL MIO POSTO E LUI LE HA SOTTOSCRITTE. LUI FA’ SOLO PROMESSE A VANVERA E IO INVECE LE PROMESSE LE MANTENGO. SIAMO STATI CHIAMATI DA NAPOLITANO PER SALVARE IL PAESE DA UN DISASTRO ECONOMICO CHE CI AVREBBE FATTO FINIRE COME LA POVERA GRECIA. QUINDI PIANTATELA DI CRITICARE QUESTA MANOVRA CHE NON CI APPARTIENE E AL MASSIMO CRITICATE CHI HO PRESO AD AIUTARMI ”…… Ormai, dopo anni di confronti politici urlati e sempre sopra le righe, la gente non capisce chi parla pacatamente ma in modo chiarissimo. Basterebbe confrontare i curriculum-vitae dei componenti dell’ attuale Esecutivo con quelli dei predecessori per capire quale e’ la caratura di questi tenici. Purtroppo il Paese tutto e’ impregnato non solo di berlusconismo ma pure di un qualunquismo becero e volgare, che porta a considerare chi fa’ politica come un ladro legalizzato, che esercita il potere solo per fini personali. A nessuno viene in mente che esistono ancora persone, non solo idealmente, che ad un certo punto della loro vita si sentano in dovere di dare un contributo al Paese. infischiandosene del danaro ma esclusivamente per una questione di orgoglio personale….E questa idea che ci si e’ fatta dei politici e’ PERICOLOSISSIMA in quanto e’ focolaio di violenza e spiana la strada alla dittatura. Siamo tutti ammalati di una sorta di Sindrome di Stoccolma, che ci porta ad odiare chi ci cura facendoci del male ancor di piu’ di chi e’ stata la causa vera della nostra malattia. Quindi Egregio Professor Monti, da una persona di sx , con ancora una buona memoria e che, a torto o a ragione non si considera ne’ sordo ne’ cieco, che quest’anno fara’ piu’ fatica ad arrivare alla fine del mese ma non per colpa sua di Lei, le auguro sinceramente un BUON LAVORO !!!!

 

Gianluca Bellentani

 

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Ecco come Emma Bonino si arrampica sugli specchi per giustificare il voto dei Radicali su Cosentino.


Bonino: “Io sono contro l’immunità parlamentare”; “Abbiamo ben letto le carte, non giustificavano l’arresto”; “Io non sono garantista, non sono colpevolista, non conosco le carte”

Ricapitoliamo: Emma Bonino è contraria all’immunità parlamentare pero’ nei fatti dimostra di essere favorevole, dichiara di conoscere bene le carte ma qualche secondo dopo dice l’esatto contrario. Se non si tratta di lapsus la cosa direi che è molto preoccupante.

Ma siamo sicuri che la Bonino abbia letto le carte ? Perchè la relazione Samperi dice che Cosentino non è un perseguitato politico e percio’ deve essere arrestato.

Ecco il testo della relazione:


 Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la brevità del tempo a mia disposizione a fronte di un’ordinanza cautelare molto complessa mi impone di darla per letta e adesso la riassumerò brevemente. L’inchiesta napoletana si inserisce in un quadro socioeconomico e politico assai degradato dove impera la camorra, quadro peraltro ben noto al Parlamento per essere stato rappresentato nel documento conclusivo della Commissione di inchiesta sulla mafia votato all’unanimità nel 2008. Il contesto è quello delle relazioni tra il ceto politico operante nel comune di Casal di Principe e l’organizzazione camorristica dei casalesi, un’osmosi – come si afferma nell’ordinanza – che genera effetti patologici nei settori più rilevanti della vita sociale e politica di quel territorio: quello elettorale, quello economico, e quello istituzionale.

 Intorno a questo intreccio si muovono enormi interessi economici che si saldano con quelli dei politici nel momento elettorale. I principali protagonisti dell’inchiesta in esame, secondo l’autorità giudiziaria, sono l’allora sindaco di Casal di Principe, Cipriano Cristiano, i fratelli Corvino, Nicola Di Caterino, prima funzionario dell’ufficio tecnico di quello stesso comune e successivamente promotore della realizzazione della costruzione del centro commerciale Il Principe.

 Il Corvino insieme a Cipriano Cristiano e a Di Caterino, tutti imparentati tra di loro e tutti inseriti nel tessuto amministrativo di Casal di Principe, intendono costruire un centro commerciale, ma il terreno non ha i requisiti richiesti per l’edificabilità e occorre un ingente finanziamento. L’iniziativa è volta in effetti a favorire il clan dei Casalesi e segnatamente le famiglie Schiavone e Russo. La mafiosità dell’iniziativa economica è certificata da un imponente quadro probatorio. La realizzazione del centro e i reati commessi per realizzarlo risultano essere finalizzati ad agevolare gli interessi del clan camorristico cui in definitiva, al di là del paravento della società a responsabilità limitata la Vian, il centro stesso era riferibile.

 L’attività di indagine compiuta ha permesso di ricostruire le molteplici condotte illecite concernenti il rilascio del provvedimento di autorizzazione compiute nel corso della lunga e articolata procedura amministrativa che nel 2007 ha portato al rilascio del permesso per costruire: un permesso palesemente irregolare non solo perché si attesta falsamente che la Vian è già proprietaria del terreno ma anche perché adottato in difformità da quanto previsto nel piano regolatore generale. L’altro grosso ostacolo alla realizzazione dell’investimento consiste nella necessità per la Vian di ottenere un finanziamento legale. Si tratta di un affidamento fortemente a rischio perché richiesto in violazione di tutte le prescrizioni imposte dalla Banca d’Italia al fine di evitare infiltrazioni mafiose. Il ricorso al finanziamento ponte bancario è però indispensabile per dare all’operazione un’apparenza lecita. Ma la concessione del finanziamento bancario è quasi impossibile per l’impresa richiedente proprio perché avrebbe dovuto offrire solide garanzie, la dimostrazione di un consistente movimento di affari, una struttura produttiva funzionante. Al contrario la Vian aveva un capitale sociale di diecimila euro, nessun giro di affari, una fideiussione palesemente falsa a fronte di un investimento complessivo di 40 milioni di euro.

 Ciò che viene contestato all’onorevole Cosentino sono proprio due interventi che si rileveranno determinanti per l’avvio del progetto di costruzione del centro commerciale Il Principe e che faranno superare resistenze altrimenti insuperabili. Uno riguarda il rilascio dell’autorizzazione amministrativa, l’altro il finanziamento bancario da parte di Unicredit per 5,5 milioni di euro. Mario Cacciapuoti, dirigente dell’UTC di Casal di Principe che avrebbe dovuto rilasciare il permesso a costruire, era interessato ad ottenere un appoggio politico per garantirsi il rinnovo dell’incarico al momento della scadenza. L’ordinanza del GIP, confermata dal tribunale del riesame sulla scorta di dichiarazioni, intercettazioni telefoniche e ambientali, considera provato l’avvenuto scambio corruttivo tra Mario Cacciapuoti e gli altri indagati avente ad oggetto lo scambio tra la riconferma al posto di dirigente dell’UTC dello stesso Cacciapuoti e gli illegittimi atti amministrativi relativi al costruendo centro commerciale.

 Cipriano Cristiano pone all’onorevole Cosentino la nomina del Cacciapuoti come condizione essenziale. E Cacciapuoti, nel luglio 2006, viene rassicurato dallo stesso Cipriano, dopo un incontro con l’onorevole Cosentino, che tutto è a posto. Effettivamente Mario Cacciapuoti sarà nominato dirigente dell’UTC. Trovano così riscontro le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Raffaele Piccolo, Francesco Della Corte, Vargas, che individuano nell’onorevole Cosentino il referente politico di questa iniziativa.

 Il secondo intervento contestato all’onorevole Cosentino è quello intervenuto sull’Unicredit per favorire l’erogazione del finanziamento in favore della Vian. Tale affidamento, basato su una fideiussione apparentemente concessa dal Monte dei Paschi di Siena e invece acquistata dal mediatore Flavio Pelliccioni in cambio di rilevanti somme di denaro e assegni postdatati, era, come si dice negli atti, palesemente falso, come risulta poi dai documenti sequestrati presso Unicredit. Il 14 febbraio 2007, una settimana dopo l’incontro tra l’onorevole Cosentino e i funzionari della filiale di Unicredit, Di Caterino ottiene il finanziamento. I riscontri sono costituiti da relazioni della polizia giudiziaria, dichiarazioni di collaboratori di giustizia, accertamenti bancari, intercettazioni e documenti sequestrati.

 Il GIP prima ed il giudice collegiale successivamente concordano nel ritenere che l’erogazione del finanziamento ha ricevuto l’avallo dell’onorevole Cosentino, che ha accettato di recarsi personalmente nell’oscura filiale romana dell’Unicredit per fornire garanzie politiche che fossero più affidabili di quelle economico-finanziarie, assolutamente inesistenti.

 Sul fumus: dai fatti narrati emerge che gli indizi di colpevolezza nei confronti dell’onorevole Cosentino sono gravi e riscontrati, ma se ciò non bastasse, la pronunzia del tribunale del riesame avverso il ricorso proposto dall’onorevole Cosentino costituisce la pietra tombale su ogni e qualsiasi ipotesi di fumus persecutionis, giacché viene chiarito come la magistratura napoletana, ora nelle vesti del giudice per le indagini preliminari, ora nella veste del tribunale collegiale, esamina esclusivamente elementi oggettivi raccolti dagli inquirenti e non mostra alcuna animosità soggettiva nei confronti del collega Cosentino.

 Concludo, signor Presidente: si deve quindi escludere che l’onorevole Cosentino possa essere considerato un perseguitato politico ed è per questo che la Giunta, nella sua maggioranza, chiede all’Aula di poter autorizzare la richiesta fatta dai giudici.

 
Pubblicato in: CRONACA

Perche’ Patrizia Saccone (IDV), forse a sua insaputa, deve copiare un articolo di Gio’ Chianta per attaccare il PD ?


Un mio lettore mi ha segnalato un fatto decisamente curioso, sul sito “CITTA DELLA SPEZIA” hanno copiato un mio articolo, attribuendo l’articolo alla redazione e spacciando parte dei contenuti come se fossero affermazioni dell’esponente IDV Patrizia Saccone. Nessun riferimento al sottoscritto.

QUESTO E’ IL MIO ARTICOLO

TITOLO: DANTE METTEREBBE QUELLI DEL PD NEL VESTIBOLO, TRAGLI IGNAVI  https://ilmalpaese.wordpress.com/2012/01/14/dante-metterebbe-quelli-del-pd-nel-vestibolo-tra-gli-ignavi/

DATA E ORA DI PUBBLICAZIONE: 14 GENNAIO 2012 ORE 17:47

TESTO:

di Gio’ Chianta

“Sicuramente i più coraggiosi sono coloro che hanno la visione più chiara di ciò che li aspetta, così della gioia come del pericolo, e tuttavia l’affrontano.”
(Tucidide)

  Secondo questa “visione” del coraggio di Tucidide, potremmo dire che i politici del PD non hanno coraggio perché non riescono a capire cio’ che li aspetta e di conseguenza non affrontano nulla ma “tirano a campare”.

Sono sicuro che, se Dante avesse conosciuto i politici del PD, li avrebbe messi nel Vestibolo, tra gli ignavi: nella Divina Commedia questi dannati sono coloro che durante la loro vita non agirono mai né nel bene né nel male, senza mai osare avere una idea propria, ma limitandosi ad adeguarsi sempre a quella del più forte.

Tucidide e Dante ci possono aiutare a comprendere l’atteggiamento del PD nei confronti dei referendum. Come anche i minus habens hanno capito, il PD non ha mai davvero sostenuto i 4 quesiti referendari di Giugno. Poi, ad avvenuta vittoria dei si, i coraggiosissimi esponenti del PD hanno cominciato a metterci il cappello sopra: ad un certo punto sembrava quasi che era tutto merito loro, chiamarla dissimulazione è  davvero riduttivo, qui si tratta proprio di avere la faccia come un’altra parte del corpo posta piu’ in basso.

Forse, anche se far peggio era impresa ardua, sono stati ancora piu’ ignavi sul referendum sulla legge elettorale, ammazzato proprio dai partiti piu’ che dalla Consulta. Tanto per cominciare potevano pure cambiarla i coraggiosissimi amici del PD la legge elettorale, nei due anni in cui sono stati al governo,  in quel Parlamento rappresentavano pure il partito piu’ votato. Guai a ricordarglielo pero’,  anche perché sarebbe inutile.

Nel  momento in cui sono state depositate le firme per chiedere il referendum per l’eliminazione del Porcellum, i coraggiosi esponenti del PD si sono mostrati disponibili ad appoggiare la causa dei referendari. Parole, questo fantomatico appoggio non è mai arrivato.

Nel giro di qualche mese, sempre i coraggiosissimi amici del PD, sono passati dal fantomatico appoggio mai concretamente arrivato alla causa dei referendari alle prese di distanza nel momento in cui la Consulta ha bocciato il referendum.

Infatti, gli ignavi del PD, un minuto dopo il verdetto della Consulta, hanno fatto a gara a chi prendeva prima le distanze: per la cronaca, la gara è stata vinta da Bersani, il quale ha una velocità da Schumacher dei tempi belli quando si tratta si mettere il cappello sulle vittorie altrui ma è ancor piu’ veloce quando si tratta di togliere il cappello quando arrivano le sconfitte.

QUESTO E’ L’ARTICOLO COPIATO:

TITOLO: SACCONE (IDV): SE DANTE AVESSE CONOSCIUTO I POLITICI DEL PD, LI AVREBBE MESSI TRA GLI IGNAVI. http://www.cittadellaspezia.com/La-Spezia/Politica/Saccone-Idv-Se-Dante-avesse-conosciuto-101118.aspx

DATA  E ORA DI PUBBLICAZIONE: 16 GENNAIO 2012 ORE 10.24

TESTO: La Spezia“Sicuramente i più coraggiosi sono coloro che hanno la visione più chiara di ciò che li aspetta, così della gioia come del pericolo, e tuttavia l’affrontano.” Secondo questa “visione” del coraggio di Tucidide, potremmo dire che i politici del PD non hanno coraggio perché non riescono a capire cio’ che li aspetta e di conseguenza non affrontano nulla ma “tirano a campare”. Sono sicuro che, se Dante avesse conosciuto i politici del PD, li avrebbe messi nel Vestibolo, tra gli ignavi: nella Divina Commedia sono coloro che durante la loro vita non agirono mai né nel bene né nel male, senza mai osare avere una idea propria, ma limitandosi ad adeguarsi sempre a quella del più forte”.
Patrizia Saccone, dalla Direzione provinciale Italia dei Valori la Spezia, non le manda certo a dire e scomoda perfino Dante, per spiegare l’atteggiamento del PD nei confronti dei referendum: “Come anche i minus habens hanno capito, il PD non ha mai davvero sostenuto i 4 quesiti referendari di Giugno. Poi, ad avvenuta vittoria dei si, i coraggiosissimi esponenti del PD hanno cominciato a metterci il cappello sopra: ad un certo punto sembrava quasi che era tutto merito loro. Chiamarla dissimulazione è davvero riduttivo”.
“Forse, anche se far peggio era impresa ardua, sono stati ancora piu’ ignavi sul referendum sulla legge elettorale, ammazzato proprio dai partiti piu’ che dalla Consulta. Tanto per cominciare potevano pure cambiarla la legge elettorale, nei due anni in cui sono stati al governo. In quel Parlamento rappresentavano pure il partito piu’ votato. Guai a ricordarglielo pero’, anche perché sarebbe inutile. Nel momento in cui sono state depositate le firme per chiedere il referendum per l’eliminazione del Porcellum, gli esponenti del PD si sono mostrati disponibili ad appoggiare la causa dei referendari. Parole, questo fantomatico appoggio non è mai arrivato”.
“Nel giro di qualche mese sono passati dal fantomatico appoggio mai concretamente arrivato alla causa dei referendari alle prese di distanza nel momento in cui la Consulta ha bocciato il referendum. Infatti, un minuto dopo il verdetto della Consulta, hanno fatto a gara a chi prendeva prima le distanze: per la cronaca, la gara è stata vinta da Bersani, il quale ha una velocità da Schumacher dei tempi belli quando si tratta si mettere il cappello sulle vittorie altrui ma è ancor piu’ veloce quando si tratta di togliere il cappello quando arrivano le sconfitte”.

RICAPITOLIAMO: Appare evidente come qualcuno abbia commesso una grossa scorrettezza nei miei confronti, la redazione del giornale all’insaputa della Saccone oppure la redazione con l’ausilio della stessa Saccone, spero che sia la redazione che la stessa Saccone mi facciano sapere qualcosa.

  Partiamo dalla data di pubblicazione: Il mio articolo è stato pubblicato due giorni prima rispetto a quello della redazione di “CITTA’ DELLA SPEZIA”. E se volessero fare in qualche modo i “furbetti del sitino”, avviso sia la redazione che la Sacconi che il mio articolo  non è stato solamente pubblicato sul mio blog il 14 gennaio, ma anche sulle bacheche di centinaia di iscritti a Facebook, twitter, e poi: su OK notizie, paperblog, Liquida e altri social network. Senza contare le numerose pagine e gruppi Facebook che hanno postato il mio articolo. Insomma, questo per dire che ho un bel po’ di testimoni.

Il titolo: hanno copiato il mio titolo attribuendone le parole alla Saccone.

Il contenuto: qui mi son fatto quattro risate, come cavolo piu’ la Saccone aver dichiarato interi periodi scritti da me due giorni prima ? Per il resto, le non dichiarazioni per capirci, sono tutte parole, comprese punti e virgole del mio articolo.

UN’ ALTRA RISATA: Non solo mi copiano un articolo, lo dissimulano come se fossero dichiarazioni di Patrizia Saccone, che detto tra noi, spero vivamente sia estranea alla vicenda, ma hanno pure il coraggio di mettere “riproduzione riservata” su un articolo che non gli appartiene.

Pensate che io metto sempre “riproduzione consigliata”. Come tutti i miei lettori sanno, io sono contento quando qualcuno fa dei copia-incolla dei miei pezzi. E sarei stato contento anche in questo caso: se non avessero attribuito le mie parole a Patrizia Saccone, se avessero citato la fonte.

Gio’ Chianta

SVILUPPI

 La redazione di CDS mi ha chiesto scusa per l’episodio:

Chiediamo scusa, abbiamo interpretato male. Cancelliamo immediatamente l’articolo.Grazie della segnalazione.”

 Lugarini
Pubblicato in: CRONACA

Costa Concordia, ovvero il Titanic italiano, alcune domande…


In attesa di capire quali saranno gli sviluppi giudiziari sulla tragedia della Costa Concordia, ci poniamo alcune  domande:

1-E’ mai possibile che nel 2012 una nave di quelle dimensioni, tecnologicamente all’avanguardia, possa essere affondata da una scogliera ?

2-E’ mai possibile che il comandante di una nave possa andare fuori rotta di cinque miglia senza che nessuno se ne accorga in tempo e gli ordini di tornare sulla rotta giusta ? Pare che in quella zona non esistesse una vera e propria rotta, ovvero la rotta giusta è stabilita dal comandante in base ad alcuni parametri: forza del mare, profondità, dimensioni della nave ecc.. Detto questo, anche se fosse vero, sembra strano che nessuno si fosse accorto che una nave di quelle dimensioni stesse navigando a qualche centinaio di metri dalla costa.

3-E’ mai possibile che il comandante abbia cambiato rotta mettendo a rischio la vita di 4 mila persone per “salutare” gli abitanti del Giglio ? Se è cosi’, se era una sorta di tradizione, era a conoscenza di molte persone e percio’ in molti sapevano di quella tradizione pericolosa.

4- E’ mai possibile che anziché far scendere tutti immediatamente dalla nave, il comandante avrebbe aspettato diverso tempo ? A quel punto le lance poste sul lato destro avrebbero iniziato a sbattere sul lato della stessa nave, poiché già inclinata, arrivando in acqua semi-distrutte.

5-E’ mai possibile che una nave da crociera non abbia un sistema di sicurezza interno ben collaudato in caso di inabissamento ? Le cronache e le testimonianze parlano di un totale caos all’interno della nave, generato anche dalla incapacità del personale di bordo di saper rispondere tempestivamente allo stato di pericolo.

6-A questo proposito, e’ mai possibile che una nave battente bandiera italiana abbia uno staff completamente composto da asiatici che non parlano una parola di italiano ma parlano un pessimo inglese? Molti sopravvissuti al disastro hanno proprio testimoniato il fatto che il personale di bordo non sapeva dare indicazioni sulle procedure di sicurezza anche per problemi di comunicazione.

Pubblicato in: pd

Dante metterebbe quelli del PD nel Vestibolo, tra gli ignavi.


di Gio’ Chianta

“Sicuramente i più coraggiosi sono coloro che hanno la visione più chiara di ciò che li aspetta, così della gioia come del pericolo, e tuttavia l’affrontano.”
(Tucidide)

  Secondo questa “visione” del coraggio di Tucidide, potremmo dire che i politici del PD non hanno coraggio perché non riescono a capire cio’ che li aspetta e di conseguenza non affrontano nulla ma “tirano a campare”.

Sono sicuro che, se Dante avesse conosciuto i politici del PD, li avrebbe messi nel Vestibolo, tra gli ignavi: nella Divina Commedia questi dannati sono coloro che durante la loro vita non agirono mai né nel bene né nel male, senza mai osare avere una idea propria, ma limitandosi ad adeguarsi sempre a quella del più forte.

Tucidide e Dante ci possono aiutare a comprendere l’atteggiamento del PD nei confronti dei referendum. Come anche i minus habens hanno capito, il PD non ha mai davvero sostenuto i 4 quesiti referendari di Giugno. Poi, ad avvenuta vittoria dei si, i coraggiosissimi esponenti del PD hanno cominciato a metterci il cappello sopra: ad un certo punto sembrava quasi che era tutto merito loro, chiamarla dissimulazione è  davvero riduttivo, qui si tratta proprio di avere la faccia come un’altra parte del corpo posta piu’ in basso.

Forse, anche se far peggio era impresa ardua, sono stati ancora piu’ ignavi sul referendum sulla legge elettorale, ammazzato proprio dai partiti piu’ che dalla Consulta. Tanto per cominciare potevano pure cambiarla i coraggiosissimi amici del PD la legge elettorale, nei due anni in cui sono stati al governo,  in quel Parlamento rappresentavano pure il partito piu’ votato. Guai a ricordarglielo pero’,  anche perché sarebbe inutile.

Nel  momento in cui sono state depositate le firme per chiedere il referendum per l’eliminazione del Porcellum, i coraggiosi esponenti del PD si sono mostrati disponibili ad appoggiare la causa dei referendari. Parole, questo fantomatico appoggio non è mai arrivato.

Nel giro di qualche mese, sempre i coraggiosissimi amici del PD, sono passati dal fantomatico appoggio mai concretamente arrivato alla causa dei referendari alle prese di distanza nel momento in cui la Consulta ha bocciato il referendum.

Infatti, gli ignavi del PD, un minuto dopo il verdetto della Consulta, hanno fatto a gara a chi prendeva prima le distanze: per la cronaca, la gara è stata vinta da Bersani, il quale ha una velocità da Schumacher dei tempi belli quando si tratta si mettere il cappello sulle vittorie altrui ma è ancor piu’ veloce quando si tratta di togliere il cappello quando arrivano le sconfitte.

Pubblicato in: CRONACA

GIU’ LA MASCHERA !!!!


Dopo gli accadimenti del 12 Gennaio 2012 , credo che si possano tranquillamente affermare alcune cose, senza timore di essere smentiti…-GIU’ LA MASCHERA gente del PDL …..il vostro non e’ un partito ma il braccio della criminalita’ organizzata all’ interno della politica e quindi dello Stato !!!! Non si spiegherebbe altrimenti quest’ ansia di salvare un singolo individuo dalla giusta pena se non fosse per un preciso ordine della cupola camorristica. Qui non si tratta di persecuzione ( qualcuno spieghi alla ” donna di gomma ” Santanche’ che la persecutio non e’ la fellatio ) ma di attenersi all’ articolo 3 della Costituzione secondo cui ogni cittadino e’ uguale di fronte alla legge. Qui si tratta di una invasione di campo del Potere Giudiziario, Organo autonomo, da parte del potere Legislativo. Qui non si tratta di difendere una persona da un’ accusa piu’ o meno fondata ma di delegittimare l’ operato della Magistratura che ha gia’ condannato, dopo accurate indagini , il deputato Cosentino. Due domande ai rappresentanti del PDL……

1 ) Come vi sentite nei confronti di Alfonso Papa, il solo che non avete potuto salvare ?

2 ) Visto che per un rapporto di causa – effetto se tra i due contendenti uno viene dichiarato innocente l’altro e’ per logica colpevole, per quale ragione non incriminate i Giudici che hanno emesso la sentenza ? Forse volete essere solidali col vostro nuovo alleato, il Partito Radicale ?

GIU’ LA MASCHERA vertici della Lega Nord … Voi non siete un partito ma un movimento di buzzurri a libro paga di Berlusconi. Non si spiegherebbero altrimenti questi voltafaccia a cui da anni ci avete abituato. Stavolta, come nel caso della marocchina Ruby, non si tratta di avallare la favola che una mignotta extracomunitaria fosse la nipote del premier egiziano Mubarak ma di salvare un camorrista dalla giusta pena … E credo non ci siano parole per descrivere chi usa la giustizia come mera merce di scambio . Da voi l’unica nota positiva della giornata : col vostro comportamento avete messo probabilmente la parola fine alla vostra esistenza : non ci mancherete di certo !!

Visto che questa giornata ha visto anche la bocciatura da parte della Consulta del Referendum per l’abolizione del Porcellum, credo sia doveroso anche un GIU’ LA MASCHERA all’ Onorevole Di Pietro…Quest’ uomo, prestato prima alla Magistratura e poi alla politica, che ha fatto dell’ antiberlusconismo il suo cavallo di battaglia e che cavalca il malcontento popolare, spacciandosi come il vero paladino degli italiani. Vede Onorevole Di Pietro, anche io ho firmato il suo referendum. Anche io sono rimasto deluso dalla decisione della Consulta e come lei mi sono anche incazzato….Ma non mi sono certo permesso di attaccare la Consulta ne tantomeno il Presidente della Repubblica con frasi irriguardose e ingiustificate. Il ruolo che lei ricopre dovrebbe farle avere un comportamento assai diverso e piu’ consono. Probabilmente il suo contrapporsi sempre a Berlusconi l’ha contagiata : le decisioni del massimo Ordine dello Stato vanno rispettate, anche quando non sono a nostro favore. Si ricordi che il magnificare chi ti da’ ragione e l’ insultare chi non ti e’ favorevole sono una prerogativa berlusconiana. Nel suo caso, speriamo in un di lei ravvedimento….Se non per la sua persona, almeno per tutte quelle brave persone che credono in lei !!!

GIANLUCA BELLENTANI

Pubblicato in: cose da PDL, lega, MAFIA, MAFIA E ANTIMAFIA, magistratura, MALAFFARE, politica

Cosentino e la faida leghista


Quello di Nicola Cosentino è un caso politico prima che giudiziario. E’ il limes su cui si misurano la faida interna alla Lega e la reale lontananza del Carroccio dal PdL. La frase pronunciata ieri sera dal Senatùr –  “penso che lascerò libertà di coscienza. Nelle carte non c’è nulla” – fa capire che una parte del partito della Padania non è così distante da Berlusconi. Anzi, degli amici non ci si scorda mai. Tanto che nonostante il via libera dalla Giunta per le Autorizzazioni, Umberto Bossi ha impartito un ordine di scuderia: libertà di coscienza, ma sappiate che nelle carte non c’è nulla.

Prima che in Parlamento, però, la battaglia è interna alla Lega: i fedeli al Senatùr contro i maroniani. Con i secondi poco inclini a compromessi sulla giustizia e a “salvataggi” di deputati inquisiti. In gioco – secondo alcuni – c’è addirittura la guida del partito.

In caso di voto segreto – contro cui si batterà l’Italia dei Valori – i dubbi su eventuali deputati sono anche al centro, dove gli indecisi potrebbero giocare una parte importante se sommati ad eventuali defiance leghiste. Senza dimenticare i garantisti dell’ultim’ora a sinistra. Berlusconi, inoltre, avrebbe detto a Cosentino di “stare tranquillo”, frasi e accenti che potrebbero far sperare l’ex sottosegretario. E questa mattina – nella telefonata durante la trasmissione di Maurizio Belpietro su Canale5, Cosentino ha sottolineato: «vorrei far notare che uno dei pm che mi ha indagato oggi fa politica attiva perchè è assessore alla giunta del sindaco De Magistris. Se dovessi venire considerato colpevole almeno da un giudice naturale del tribunale – ha aggiunto – non esiterò a fare un passo indietro e a scomparire dalla politica».

Sul caso Cosentino è intervenuto ieri anche l’ex capo procuratore di Napoli, Giandomenico Lepore, a ‘Rapporto Carelli’ su Sky Tg 24: “Quello che si sostiene, ovvero che la nostra attività giudiziaria nei confronti di Cosentino è iniziata immediatamente dopo la sua nomina a sottosegretario o capogruppo del Pdl non mi pare esatto. Risale a molto prima, al 2007, quando ancora Cosentino non ricopriva queste cariche”.

”Inoltre – ha proseguito Lepore – la Costituzione offre questa prerogativa per quanto riguarda gli onorevoli solo in base al ‘fumus persecutionis’. Ma dov’è, in questo caso, questo ‘fumus persecutionis’? In questo caso anche se si dovesse pensare al ‘fumus persecutionis’ da parte dei pubblici ministeri ci sono ben sette pubblici ministeri che attaccano Cosentino? Non credo proprio. Oggi, con l’ordinanza ottenuta, abbiamo non soltanto i tre pubblici ministeri ma anche il procuratore aggiunto coordinatore e ci sono anche io che ho firmato la richiesta. Oltre questi ci sono i giudici. Tutta questa gente avrebbe qualcosa contro Cosentino? Io con Cosentino ho degli ottimi rapporti”.

FONTE:  http://www.dirittodicritica.com/2012/01/12/cosentino-lega-maroni-berlusconi-33071/

Pubblicato in: lega, politica, satira

Ieri Esaù contro Giacobbe. Oggi Calderoli contro Monti. Ovvero la politica della lenticchia.


Tutti conoscono la vicenda biblica di Esaù che vendette la primogenitura a Giacobbe per un piatto di lenticchie.

Le bibliche lenticchie – per di più unite al cotechino – sembrano oggi scandalizzare il leghista Calderoli. Costui, contravvenendo alla logica e al buon gusto siede in Parlamento, dove ha ricoperto la carica di Ministro alla Semplificazione Normativa e addirittura di vicepresidente del Senato. Che, per chi non lo sapesse, sarebbe come dire la quarta carica dello Stato.

Ora il sen.Calderoli, cui il buon Dio ha dato inopinatamente il dono della parola ma ha negato quello della logica e della coerenza, se la prende con Monti, del quale pretende le dimissioni perché l’ultimo dell’anno si è permesso di mangiare lenticchie e cotechino a Palazzo Chigi – udite udite – con i suoi stretti familiari.

Calderoli non solo parla, ma scrive : “Se corrispondesse al vero la notizia secondo cui la notte del 31 dicembre si sono tenuti festeggiamenti di natura privata per il nuovo anno a Palazzo Chigi, Monti dovrebbe rassegnare immediatamente le dimissioni e chiedere scusa al paese e ai cittadini“.

Calderoli vuole sapere se la festa avesse caratteristiche di natura privata, chi erano gli invitati, chi ne abbia sostenuto gli oneri. Inaspettatamente non ha chiesto la marca del cotechino e i tempi di cottura delle lenticchie. Fattore, quest’ultimo, che potrebbe intaccare le riserve energetiche del Paese.

Il prof. Monti, la cui classe è distante anni luce da quella del suo predecessore, per non dire di quello del suo interrogante, ha risposto con una nota elegantissima :

…si è tenuta presso l’appartamento… di servizio del presidente del Consiglio, una semplice cena di natura privata, dalle ore 20 del 31 dicembre 2011 alle ore 00.15 del 1 gennaio 2012, alla quale hanno partecipato: Mario Monti e la moglie, a titolo di residenti pro tempore nell’appartamento suddetto, nonché quali invitati la figlia e il figlio, con i rispettivi coniugi, una sorella della signora Monti con il coniuge, quattro bambini, nipoti dei coniugi Monti, di età compresa tra un anno e mezzo e i sei anni. 

Tutti gli invitati alla cena, che hanno trascorso a Roma il periodo dal 27 dicembre al 2 gennaio, risiedevano all’Hotel Nazionale, ovviamente a loro spese.

Gli oneri della serata sono stati sostenuti personalmente da Mario Monti…”. 

“Gli acquisti … sono stati effettuati dalla signora Monti a proprie spese presso alcuni negozi siti in Piazza Santa Emerenziana (tortellini e dolce) e in via Cola di Rienzo (cotechino e lenticchie). La cena è stata preparata e servita in tavola dalla signora Monti“.

La nota prosegue con la stoccata finale : “Non vi è perciò stato alcun onere diretto o indiretto per spese di personale. Il presidente Monti non si sente tuttavia di escludere che, in relazione al numero relativamente elevato degli invitati (10 ospiti), possano esservi stati per l’Amministrazione di Palazzo Chigi oneri lievemente superiori a quelli abituali per quanto riguarda il consumo di energia elettrica, gas e acqua corrente.”.

Grande Monti, la classe non è acqua! Lo “sciagurato” , cioè il Calderoli, “rispose”, insistendo nelle accuse, non rendendosi conto di coprirsi ulteriormente di ridicolo.

Fa piacere constatare che l’autore del Porcellum, la “legge porcata”, abbia tanto a cuore le casse dello stato, da voler indagare se Monti – che notoriamente ha rinunciato a tutte le indennità relative alla sua carica e ritorna in treno a casa per i fine settimana – carichi di nascosto un piatto di lenticchie sul bilancio dello stato. 

Calderoli, il mutante, fondamentale contributo leghista alla biodiversità del genere umano.

Probabilmente la mutante sensibilità di Calderoli cambia con le mutazioni di governo : per esempio non ci risulta che il senatore – ai tempi in cui “la patonza doveva girare”, per dirla con Berlusconi – abbia mai fatto interrogazioni scritte per contestare :

  • il pagamento  all’Unione Europea, da parte di tutti i contribuenti italiani, di una multa di diversi milioni di euro per le quote latte che poche centinaia di allevatori padani hanno sistematicamente sforato : le multe invece di pagarle loro le abbiamo pagate noi. 
  • la talora disinvolta gestione di miliardi di euro da parte della Protezione Civile che sono finiti alla “cricca”.
  • che le frequenze per il digitale terrestre venissero affidate dallo stato con un beauty contest a titolo gratuito (ovvero ad aziendam – cioè Mediaset e RAI);
  • i fondi sprecati per tenere aperto l’aeroporto di Malpensa;
  • i 3 miliardi e mezzo di euro di debiti Alitalia appioppati a noi contribuenti;
  • che su aerei di stato c’erano altri presidenti del Consiglio che si portavano le “veline” e Apicella nella villa in Sardegna, oltre a Ministri del suo governo che li utilizzavano per andare a vedere le partite di calcio;
  • i fondi (misteriosi, ma non troppo) che sono serviti al salvataggio della banca leghista andata in bancarotta; 
  • il grottesco decentramento dei ministeri al Nord;
  • il costoso e inutile mantenimento delle province, alla cui abolizione il suo partito si oppone.
  • il nepotismo leghista che fa eleggere un ragazzo di venti anni pluribocciato alla maturità in Consiglio Regionale, solo perchè figlio del boss;
  • lo scudo fiscale per gli evasori che hanno portato fondi all’estero, condonati con una tassa di solo il 5%.

Si potrebbe continuare all’infinito, chiedendo conto al Sen.Calderoli anche di tutte le leggi ad personam da lui votate durante il vari governi Berlusconi, che hanno prodotto danni non solo alle casse dello stato, ma soprattutto all’etica pubblica.

Ma il mutante sen.Calderoli, mutatis mutandis – che lui probabilmente tradurrebbe come “cambiate le mutande” –  cioè cambiato il governo, è improvvisamente mutato anche lui: come Esaù,contesta addirittura delle misere lenticchie di fine d’anno all’austero prof.Monti. 

Forse Calderoli non voleva essere ricordato dai posteri solo per il Maiale Day e la “Legge Porcata”, ma anche per le lenticchie e il cotechino. Che, detto fra noi, è pur sempre un piatto padano.

fonte : http://svistasocialclub.wordpress.com/2012/01/11/ieri-esau-contro-giacobbe-oggi-calderoli-contro-monti-ovvero-la-politica-della-lenticchia/

Pubblicato in: CRONACA, cultura, economia, LAVORO, MALAFFARE, politica

Evasione: il parassita ha camicia e cravatta


Nella rete i responsabili del sito http://evasori.info hanno fotografato una realtà dell’evasione che consente alcune riflessioni di natura culturale, prima ancora che statistiche. Il parassita non veste, per forza, Prada, ma indossa camicia e cravatta.

La nota pubblicità televisiva anti evasione che ritrae il “parassita della società” si conclude con un’immagine maschile ben precisa: barba incolta, basettoni alla Elvis, camicia sbottonata, senza colletto, e sguardo poco raccomandabile.

La scelta del messaggio e della comunicazione – soprattutto visiva – non è casuale ed è bene rammentare che lo spot venne commissionato dal precedente Governo.

Sullo schermo, poi, sfilano le fotografie di una serie di batteri (raccapriccianti nella forma) definiti quali “parassiti” di alcuni animali.

Viene così data una rappresentazione del fenomeno evasione (i batteri) e degli evasori (l’ultimo fotogramma del soggetto) di anormalità, se non estraneità, al tessuto sociale. Un qualcosa ed un qualcuno diverso e non omogeneo alla società; in altri termini: alieno se non mostruoso. In effetti è assai improbabile avere occasione di incontrare per strada persone somiglianti, anche solo per look ed immagine, all’attore dello spot.

Certamente il rapporto tra cultura, legalità ed evasione è sempre stato complesso e giocato su una serie di equivoci ed ambiguità che hanno, inevitabilmente, distorto il significato di “devianza” e di rottura della regola di convivenza che dovrebbe invece essere associata al comportamento di chi evade o elude le tasse.

Non si tratta del solo comune sentire secondo il quale l’evasore è un furbo: l’argomento è molto più profondo. Come se fosse stata cucita nel DNA del tessuto sociale un’impronta culturale che non consente, nemmeno al singolo, di apprezzarne il reale disvalore. Il professionista e l’imprenditore che sottraggono anche solo una piccola parte dei loro utili al fisco e pure l’operaio o l’impiegato (costretti al lavoro nero) sono addirittura “assolti” o giustificati dall’opinione pubblica. Analoga sorte non spetta al borseggiatore, ad esempio, per il quale si reclama ad alta voce severità e certezza della pena. Molti provano anche senso di disagio o imbarazzo – seppure consapevoli della violazione – a richiedere la ricevuta, la fattura o lo scontrino fiscale.

Per rendersi conto quanto sia vero questo atteggiamento psicologico e, quindi, quanto sia esteso (e tollerato) il fenomeno dell’evasione è sufficiente visitare il sito http://evasori.info che raccoglie le segnalazioni degli utenti, anche per piccole somme, riguardanti il mancato rilascio di ricevute o scontrini fiscali. I segnalatori ed i segnalati rimangono anonimi, ad eccezione di una generica individuazione per provincia o città di competenza.

Ciascuna comunicazione viene riportata in tempo reale su una mappa dell’Italia ove viene “taggata” la somma evasa (ad esempio un omesso scontrino per una consumazione) e la provincia o la città ove l’episodio si è verificato. E’ assai impressionante constatare il continuo e ininterrotto fluire delle segnalazioni che nell’ambito di una sola giornata raggiungono somme complessivamente molto elevate.

 responsabili del sito così giustificano la scelta dell’anonimato per chi denuncia e per chi è denunciato: “Gli utenti possono segnalare la categoria di evasione, ma non informazioni specifiche che possano servire ad identificare l’evasore. L’anonimato è essenziale per eliminare incentivi all’abuso, per esempio l’uso di segnalazioni fasulle a scopo di diffamazione. Per assicurare che sia impossibile risalire all’identità degli evasori anche nei piccoli comuni, tutti i dati sono aggregati in zone geografiche”.

Viene poi precisato: “Per chi voglia far seguito alla segnalazione anonima con un esposto ufficiale, identificando l’evasore ma anche fornendo le proprie generalità, può rivolgersi al 117 della Guardia di Finanza, chiamando dal posto dell’evasione. Evasori.info fornisce anche un modulo pronto per essere stampato e portato ad un comando provinciale della GdF”.

Il maggior numero di segnalazioni riguarda esercizi commerciali e servizi per la persona, seguiti da medici, avvocati e professionisti.

Naturalmente questo non fornisce alcun dato effettivo e reale sul fenomeno e tanto meno è possibile costruire una mappa territoriale degli evasori e dell’evasione. Ma l’esperimento, come ogni ricerca empirica, fornisce elementi di riflessione.

Il corretto fluire dei dati è assicurato dall’anonimato. Evidentemente un diverso presupposto di indagine renderebbe del tutto inattendibili i dati. Questo non solo per fenomeni di diffamazione – come osservato dai responsabili del sito – ma perché sarebbero davvero poche le persone disposte a segnalare un fatto di evasione anche minimo nell’entità della somma sottratta all’erario. Non c’è il coraggio di richiedere la ricevuta, ma “se nessuno sa come risalire al nominativo” qualcuno si rende disponibile alla comunicazione in rete.

Se venisse introdotta una legge di abrogazione della ritenuta di acconto sugli stipendi e sui salari (così che il dipendente dovesse dichiarare il proprio reddito e pagare direttamente le imposte) il fenomeno dell’evasione aumenterebbe in misura geometrica.

Gli accertamenti eseguiti di recente a Portofino e, prima ancora, a Cortina non hanno scatenato sentimenti di approvazione nella maggior parte della popolazione, quanto reazioni di soddisfazione “vendicativa”: chi non può evadere lamenta di non poterlo fare a dispetto di coloro che ne hanno invece l’opportunità.

Nell’immaginario collettivo vi è poi la rappresentazione dell’evasore come di colui che sottrae milioni di euro al fisco, ha lo yacht e conduce una vita da Vip.

Mentre nessuno riflette – o è indotto a riflettere – sul fatto che è sufficiente non dichiarare al fisco ricavi per 60.000,00 euro annui per avere un lucro illecito di circa 30.000,00 euro ogni anno. Ciò che consente di avere un auto di grossa cilindrata, permettersi una vacanza alle Maldive, trascorrere un fine settimana a Cortina, regalare alla moglie la pelliccia o il diamante e condurre una vita agiata.

Per non dichiarare 60.000 euro di ricavi è poi sufficiente che un ristoratore ometta una ricevuta per 300 giorni in un anno per un pranzo od una cena di sei persone.

L’esempio non è finalizzato a criminalizzare la categoria dei ristoratori (qualsiasi generalizzazione è espressione di un errore e di una ingiustizia), ma semplicemente ad una più consapevole comprensione di quanto l’evasione sia una realtà molto meno distante di quanto si immagini.

Ciò che dovrebbe indurre politici, intellettuali e più in generali le classi dirigenti a riflettere sul concetto e sul significato di legalità.

Una riforma del sistema vigente – anche in una prospettiva più efficacemente sanzionatoria – non può prescindere dallo sviluppo di una nuova cultura e del senso etico della responsabilità del singolo verso gli altri consociati.

L’adempimento dei doveri civici deve trovare espressione, innanzitutto, nella scuola e davvero costituire il DNA di una diversa società.

MAURIZIO VECCHIO

FONTE : http://www.agoravox.it/Evasione-il-parassita-ha-camicia-e.html?

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DELUSIONI 1


nella mia vita ho avuto forti convinzioni.
ed ho cercato di supportarle con la conoscenza e l’informazione.
Sono stato a pelle anticomunista, ma prima di lanciarmi lancia in resta contro quella idea, ho letto IL CAPITALE e poi ho tratto le mie conclusioni, ovvero che il Comunismo assomiglia al Cristianesimo, e sono due idee belle ma folli destinate a scontrarsi con la natura umana, che è cinica e spietata.
Mi hanno colpito i valori di patria, onore, coraggio, d’altronde se inizi a fare arti marziali ad 8 anni è anche ovvio, e mi ha affascinato l’idea di ordine dell’estrema destra.
Mi sono letto il MEIN KAMPF, l’ho trovato delirante nell’antisemitismo e nell’associazione ebraismo – comunismo, ma ampiamente condivisibile per il disprezzo dei politici, del malaffare e la ricerca di ordine e riscatto.
Quindi a 18 anni voti MSI.
Poi, inizi a vedere che non è tutto oro quello che luccica e ti fai ingannare dal grande venditore, Silvione.
Che a parole è bravissimo e nei fatti non fa nulla.
Quindi, speri che almeno la Lega, che dice le cose giuste le faccia.
La Lega è stata la delusione peggiore.
A parole dice le ricette economiche giuste, nei fatti è il partito più inetto e corrotto.
Quindi impari.
Che i valori non esistono, se non per i soldati che muoiono per una bandiera che i politici offendono solo con la loro presenza.
Ti domandi: ma gli altri?
Improponibili.
Nel 2012 propongono soluzioni vecchie a problemi nuovi.
Quindi, uno come me, non vota +.
Perchè gli ideali esistono solo sulla carta, la classe dirigente italiana è indegna e non vale il mio tempo la domenica pomeriggio.
E come me siamo in tanti, ritengo significativo che uno come me non voti +, visto che se non vota uno che non si è appassionato di politica lo capisco, se non vota uno che aveva forte idee, ribadisco AVEVA, è significativo.
Ed è significativo che questo branco di politicanti non si renda conto che l’atmosfera è la stessa che precedette l’avvento del Nazismo, quando la gente si è rotta talmente tanto i coglioni dei politici incompetenti ed ha scelto, visto che Hitler è stato eletto, l’Uomo forte che li ha spazzati via.
In Italia si salvano perchè non c’è una persona con un simile carisma, ma le persone sono disilluse ed incazzate, ed a partire dal Re Sole, passando per gli Zar, quando la gente non ne può più cambia drasticamente.

JD

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I fondi neri della Lega


La Padania rischia di chiudere, le sezioni locali non sanno più come pagare gli affitti, la crisi morde un po’ tutti quanti, e la Lega Nord, dopo 20 anni di fallimenti politici e finanziari, sapete che fa? Investimenti finanziari esteri per milioni di euro, tutto in pochissimi giorni, tra valuta norvegese, fondo “Krispa Enterprise ltd” di base a Larnaca, nell’isola di Cipro, e fetta più grossa riservata ad un fondo della Tanzania, Africa.

Otto milioni di euro in tutto, soldi di “Roma ladrona”, giunti nelle casse del Carroccio via rimborso elettorale. A gestire questa intricata serie di operazioni l’ex Sottosegretario Francesco Belsito, personaggio ambiguo, discusso, fedelissimo di Umberto Bossi (eccoli nella foto) e tesoriere del partito, in un’operazione che tirerebbe in mezzo anche “il consulente finanziario Stefano Bonet, coinvolto in un rocambolesco fallimento societario nel 2010 e in affari con l’ex ministro “meteora” Aldo Brancher”.

E meno male che questi erano quelli “radicati sul territorio”, attenti all’economia reale, quelli dei manifesti “i nostri soldi restino in Padania!”. Quelli vicini agli imprenditori del Nord e grandi nemici dei “banchieri”, nonché profeti del demonio-finanza. Quelli che gli africani “fuori dalle palle”, però se c’è da fare un po’ di soldi dalle loro parti, perché no.
 
FONTI : 
 
Pubblicato in: antifascismo, facebook, lega, OMOFOBIA, politica, razzismo

Ti odio su Facebook, due anni dopo.


Quando nel 2010 ho pubblicato ‘Ti odio su Facebook’ ero convinto che il libro sarebbe diventato presto obsoleto. I gruppi inneggianti al Duce o alle Br, le miriadi di manifestazioni di violenza e intolleranza di personaggi anche pubblici a livello locale: pensavo che tutto questo, raccontato nelle sue pagine, sarebbe scomparso da bacheche e giornali, sopraffatto dalla graduale presa di consapevolezza da parte degli utenti della pubblicità del mezzo, da un lato, e delle dinamiche del trolling, dall’altro.

Impossibile stabilire un confronto quantitativo, naturalmente, che permetta di tirare delle conclusioni statisticamente fondate sulla diffusione dell’odio sul social network di Mark Zuckerberg. Eppure le cronache di questi giorni sembrano indicare che mi sbagliavo. Con 20 milioni di italiani iscritti, e un fenomeno che  a livello planetario riguarda ormai 800 milioni di individui, ci sono ancora docenti che su Facebook non fanno mistero delle proprie posizioni antisemite, consiglieri che sostengono che contro gli immigrati «servono i forni» e assessori che dichiarano candidamente che a loro avviso l’omosessualità è una «turba psichica».

Posizioni in certi casi degni del ‘miglior’ trolling: manca solo il tiro al bersaglio contro i bambini down. Con la differenza che, in tutti questi casi, non c’è nemmeno l’intento (per quanto maldestro, azzardato o sopra le righe) di far ridere, farsi notare o denunciare ipocrisie: è pura e semplice idiozia messa in bella mostra, senza alcuna remora, davanti a milioni di concittadini.

Due anni fa ho scritto quel libro per raccontare come molti giornalisti avessero travisato alcune dinamiche dell’odio in rete, finendo mani e piedi nelle trappole di buontemponi e provocatori – con la conseguenza, per fortuna finora sventata, di legittimare strette repressive della libera espressione sul web. Oggi mi viene da pensare che, mentre la gran parte dei professionisti dell’informazione ha colmato in breve tempo la lacuna, altrettanto non si possa dire di alcuni personaggi pubblici.

O forse hanno capito, ma se ne infischiano. Il che sarebbe anche più grave.

FONTE http://ilnichilista.wordpress.com/2012/01/08/ti-odio-su-facebook-due-anni-dopo/

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I CONTROLLORI NON SONO I MALFATTORI


Riguardo ai fatti accaduti a Cortina durante le feste natalizie, credo sia doveroso raccontare cio’ che e’ realmente avvenuto, senza enfasi e senza retorica alcuna. Non e’ che un esercito di finanzieri si sia paracadutato nella Perla delle Dolomiti e abbia fatto un controllo a tappeto su tutti gli esercizi commerciali, ristoranti e alberghi e abbia fermato ogni auto di grossa cilindrata in entrata e in uscita. Sono stati fatti semplicemente dei controlli, come avviene anche da parte dei vigili urbani sulle strade o dalle Guardie Forestali nelle zone venatorie. I controlli sono stati effettuati sul 3% degli esercizi e poco piu’ sulle automobili e i suv. Magari vi sara’ stato qualche finanziere in piu’, magari i controlli in certi periodi dell’ anno sono di solito minori ma si tratta pur sempre di normali controlli di routine. Non e’ neppure vero che tutti i controllati siano stati trovati in dolo ……Chi e’ stato fermato e controllato ed era in regola non ha avuto alcuna segnalazione. L’ unica novita’ e’ stata quella di rendere noti i dati dei controlli. Probabilmente il Direttore dell ‘ Agenzia delle Entrate Befera si e’ voluto togliere un qualche sassolino dalla scarpa, dopo essere stato dipinto come il Dracula dei portafogli degli italiani e dopo gli ordigni alle sedi Equitalia. Stupiscono invece le parole di certi personaggi che, per i ruoli istituzionali che hanno ricoperto o ricoprono, dovrebbero avere un comportamento piu’ consono e usare parole molto meno scellerate. Il Sottosegretario D. Santanche’ parla apertamente di Stato di Polizia : qualcuno potrebbe spiegare alla ” donna di gomma” che in uno Stato di questo tipo ella sarebbe eternamente agli arresti in quanto ogni volta che apre bocca reca offesa all’ intelligenza dell’ universo femminile ? Il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia leghista, parla di un attacco al Nord e alla Padania : Presidente Zaia, stia tranquillo , i controlli li faranno anche a latitudini piu’ basse….Certo pero’ che se devo controllare dei ricchi che presumo evadano piu’ di chi e’ in cassa integrazione o svolge un lavoro dipendente li vado a cercare in inverno a Cortina o in altre localita’ sciistiche …. Vuole scommettere che se i controlli fossero stati fatti a Ferragosto sarebbero stati fatti in localita’ diverse tipo Capri o Portocervo ? Il Sindaco di Cortina parla di un danno per l’immagine del paese…..Scusi Sig. Sindaco, ma non e’ molto piu’ dannosa l’immagine che lei da’ ? Quella di un paese in cui i turisti sono degli evasori che non devono essere disturbati ? Altra cosa che stupisce e’ il comportamento della gente a questa notizia …. In un Paese normale gli evasori penserebbero ” Accidenti, qui il Governo fa’ sul serio….meglio che mi metta in regola ”. In un Paese normale chi paga puntualmente le tasse dovrebbe dire ” Cavolo….allora e’ proprio vero che l’aria e’ cambiata ”……. Questo se fossimo un Paese normale, cosa che non siamo. Quindi accade che gli evasori si sentano infastiditi da chi li controlla e chi paga regolarmente maledica chi e’ ricco, quasi che la ricchezza fosse una colpa, anziche’ una fortuna. Qualcuno ricorda il grande economista Padoa – Schioppa , il Ministro dell’ Economia dell’ ultimo Governo Prodi ? Come tanti economisti, era bravissimo nel suo campo ma un pessimo comunicatore. Celebre la sua frase ” Le tasse sono bellissime e pagarle e’ meraviglioso … ”  Non e’ vero : pagare le tasse non e’ bello, in quanto non ci piace dover perdere una parte del danaro che guadagnamo ogni giorno con fatica, ma e’ una cosa necessaria, come andare dal dentista, come farci bucare per fare le analisi del sangue, come andare a defecare…. Non sono cose poi’ cosi’ belle e poetiche ma sono necessarie e soprattutto doverose. Quindi, quando ci incazziamo con lo Stato, facciamolo quando esso non ci corrisponde i servizi che ci spettano, quando le tasse sono ingiuste o inique , quando la burocrazia ci rende difficile la vita di tutti i giorni…..Smettiamola di vedere sempre lo Stato come un nemico da combattere con ogni mezzo e proviamo noi, per primi, ad essere dalla parte della legalita’, sempre e comunque, perche’ lo Stato siamo NOI . Se passa il discorso ” Io evado e sono furbo, tu paghi sei un pirla ” la legalita’ non ha piu’ alcun senso , cosi’ come ogni altra forma di civilta’. Quindi chi controlla non puo’ essere MAI considerato un delinquente : lo e’ molto di piu’ chi gli muove certe accuse !!!!

Gianluca Bellentani

 

 

 

Pubblicato in: lega, politica, razzismo

I baschi non riconoscono la Padania


L’atto d’amore della Lega, all’indomani delle elezioni spagnole, verso il movimento indipendentista basco (che ha ottenuto un eccellente risultato), non è affatto ricambiato: «La Padania è un territorio immaginario nella valle del Po e solo la Lega ci vede un passato glorioso di radici celtiche, di druidi e forse anche uno gnomo… Ma quando sono al governo i leghisti abbandonano la cravatta verde e i costumi di Asterix e Obelix».
I baschi sono separatisti, ma non certo dalla realtà

http://www.diariovasco.com/v/20111115/mundo/liga-norte-convoca-parlamento-20111115.html

IL CASO

Il Carroccio scivola in basco

Alla dimostrazione di affetto del Carroccio, il partito basco ha risposto picche. Dalle pagine di diariovasco.com gli indipendentisti iberici hanno definito l’esperienza della Lega come quella di «un’operetta italiana», confermata dalla decisione del Carroccio di piantare in asso il nuovo primo ministro Mario Monti (chissà che scriveranno ora che Umberto Bossi ha detto addirittura «che fa schifo»!).
IL PREZZO DELL’INCOERENZA. Ma il sito non si ferma qui e prosegue col colore: «Il meglio si è avuto quando hanno deciso di riaprire il parlamento padano, invenzione del 1997, quando erano all’opposizione e volevano fare la secessione. Poi l’esperienza si è conclusa nel 2001 dopo aver vinto le elezioni con Berlusconi. Stavano abbandonando l’idea dell’indipendenza per il federalismo fiscale. Ora vorrebbero riconquistare la verginità, lavandosi il viso dall’alleanza con Berlusconi per riconquistare il proprio elettorato».
PADANIA IMMAGINARIA. E anche sulla Padania come entità territoriale ed etnica hanno espresso qualche dubbio: «La Padania è un territorio immaginario nella valle del Po e solo la Lega ci vede un passato glorioso di radici celtiche, di druidi e forse anche uno gnomo… Ma quando sono al governo i leghisti abbandonano la cravatta verde e i costumi di Asterix e Obelix».
La verità è che l’anelito indipendentista basco non ammette sacrifici di opportunità politica.
COMPROMESSO IMPENSABILE. «Tutti i partiti, dalla sinistra estrema al partito nazionale basco sono indipendentisti. Qui non andrebbero mai a sedersi in un parlamento nazionale», ha spiegato a Lettera43.it Laura, valtellinese di nascita, ma basca d’adozione in quanto Phd student a San Sebastian, capitale della provincia basca di Gipuzkoa. «Sono allibiti», ha continuato la ricercatrice, «di come sia possibile che un partito indipendentista sieda al Parlamento di Roma».
Insomma, questi baschi sono duri e puri per davvero. La Lega di Varese è avvisata. E non solo quella.

“Noi baschi offesi dalla bandiera leghista”

All’attenzione del Sig. Roberto Rotondo
Le scrivono due cittadini baschi residenti in Lombardia. Ci sentiamo molto offesi e sconcertati dopo aver letto il suo articolo “Addio Lega di governo. Si torna ruvidi” apparso sulla testata Varese News il 23 novembre 2011 (http://www3.varesenews.it/politica/articolo.php?id=219343). Abbiamo visto la nostra bandiera appesa sul balcone della sede della Lega Nord di Varese. Doppiamente offesi. Da un lato come baschi per l’insulto e affronto della Lega Nord di Varese che, strumentalizzando la lotta basca, millanta somiglianze e affinità inesistenti; non siamo come loro, non lo siamo mai stati e non lo saremo mai. Dall’altro lato, come lettori per la continua manipolazione dei media italiani e la totale disinformazione e impreparazione dei giornalisti italiani.
Il movimento della sinistra abertzale (nazionalista) basca nasce con la finalità di “unire”: unire le nostre terre e unire le popolazioni basche sparse in territori spagnoli e francesi. Il Paese Basco era uno Stato tanti anni fa, il celebre Regno di Navarra, e ha poi subito una dura invasione. L’anno prossimo ricorrono i 500 anni di questa invasione; un’invasione militare, che non è riuscita però a cancellare il nostro sentimento di popolo, e nemmeno a zittire la nostra bocca né la nostra lingua. Euskaldun (basco in lingua basca), vuol dire portatore dell’euskera (lingua basca). Qualunque immigrato che parli l’euskera può essere riconosciuto tanto basco quanto noi. Siamo orgogliosi e felici di avere una componente di immigrati così alta nelle nostre terre, vera e propria ricchezza sociale e culturale. Questa è una delle grandi differenze con la Lega Nord: l’inclusione da una parte e l’esclusione dall’altra. Per questo siamo fieri di sottolineare ogni volta ciò che ci differenzia da chi costantemente fa campagne di odio e razzismo, dentro e fuori le istituzioni.
Lo stato spagnolo ci ha invaso militarmente, perché questo è l’unico campo in cui sono forti. Per questo noi baschi vinceremo con la parola, con le idee, con le nostre azioni quotidiane, per far fronte ad un assedio che è quotidiano, da 500 anni, e ad una persecuzione diretta verso qualunque traccia che odori di basco, sia politica che culturale. E quotidiana è stata anche la nostra resistenza. In questo contesto, 50 anni fa, è nata E.T.A., organizzazione armata, nata dalla volontà di molti studenti universitari che, durante la dittatura fascista di Franco, si sono espressi a difesa popolare e contro il fascismo. ETA ha però terminato pochi mesi fa la lotta militare perché il popolo basco ha chiesto questo. Recentemente tutte le organizzazioni, partiti, collettivi, associazioni che hanno fatto o fanno parte del Movimento di Liberazione Nazionale Basco hanno deciso, con convinzione, di far confluire la lotta ideologica e politica della popolazione in organizzazioni politiche come quella, per esempio, di Amaiur, una coalizione formata da numerosi partiti che rivendicano la sovranità popolare e la difesa dei diritti di base, tutt’altro che scontati in Euskal Herria (Paese Basco). Il nuovo panorama politico evidenzia come Euskal Herria rappresenti un’anomalia nel contesto europeo: una sinistra reale che compete alla pari con forze politiche il cui riferimento sociale e politico è quello dominante attualmente in crisi. Il Paese Basco sta lanciando un chiaro messaggio all’Europa: un’altra democrazia è possibile. La proposta e l’azione della sinistra indipendentista non è per una nuova gestione del presente ma per il cambio delle gerarchie di potere sociale e per una democrazia realmente partecipativa. I neo eletti della coalizione Amaiur, rappresentanti politici eletti democraticamente dai cittadini, porteranno le rivendicazioni di giustizia e libertà fino a Madrid, utilizzando solo l’arma della politica. Definire la coalizione politica di Amaiur “terrorista” vuol dire non conoscere e non sapere leggere e analizzare gli accadimenti che poco lontano dall’Italia accadono.
Avevamo detto di essere doppiamente offesi. Sappiamo che la manipolazione dell’informazione negli stati francesi e spagnolo è una cosa sistematica, ma non capiamo come paesi che non hanno interessi in questo conflitto si facciano complici, sia con il silenzio che con la manipolazione. Un silenzio che occulta le denunce delle torture subite dai cittadini baschi nelle carceri spagnole, torture che anche organismi come Amnesty International e relatori internazionali per i diritti umani riportano e smascherano costantemente. In Italia la manipolazione è addirittura doppia, visto che la Lega utilizza, sempre a sproposito, il conflitto basco-spagnolo, per il proprio interesse.
Siamo quindi offesi sia come cittadini baschi sia come lettori. Ci auguriamo che, almeno nel secondo caso, si debba ad un errore o a semplice ignoranza. Capiamo che chi non è informato sull’indipendentismo basco possa fare confusione con la Lega Nord, ed è per questo motivo che vorremmo invitare il Sig. Rotondo ed i lettori del giornale in cui scrive ad essere maggiormente attenti, interessati e curiosi, con la voglia di capire cosa sta loro intorno, con la voglia di capire cosa accade a un migliaio di km da casa loro, nel territorio basco.
Vorremmo invitar loro anche alla lettura dell’opuscolo “Lega chi la conosce la evita, chi la capisce la combatte” a cura del Comitato Autonomo Varesino dove si spiegano le differenze che abbiamo prima citato (inclusione/esclusione per fare un esempio) ed alle iniziative dei diversi comitati Euskal Herriaren Lagunak / Amici e amiche dei Paesi Baschi, sparsi in tutta Italia. A febbraio, da numerosi anni, si organizza una settimana di solidarietà con il Paese Basco con dibattiti, proiezioni, conferenze con rappresentanti baschi, a Milano e dintorni. Vi invitiamo calorosamente a queste iniziative, sperando che siate numerosi e numerose, perché siamo convinti che se per noi vale la frase “Lega, se la conosci la combatti”, allo stesso modo per voi potrebbe valere la frase “Sinistra Abertzale, se la conosci la condividi”.
Lucia Ezker, Mikel Leyun

fonti :

http://www.meridionalismo.it/2011/12/02/i-baschi-non-riconoscono-la-padania/

LINK SITO DIARIOVASCO
NOVITA’, “DOMANDE E RISPOSTE SULL’ARTICOLO 18 DELLO STATUTO DEI LAVORATORI”. Aspettiamo i vostri commenti: punti di vista, opinioni, idee per modificarlo e via dicendo…https://ilmalpaese.wordpress.com/2014/09/23/domande-e-risposte-sullarticolo-18-dello-statuto-dei-lavoratori/
Pubblicato in: banche

Un blocco sociale contro il regime dei banchieri


La crisi odierna è inequivocabilmente dovuta a fenomeni di sovrapproduzione e sottoconsumo, in sostanza deriva da una restrizione dei mercati che è un effetto della variazione della morfologia sociale. L’enorme rigonfiamento della massa proletarizzata, con la riduzione di gran parte dei ceti medi alla condizione salariata, significa che non ci sono abbastanza compratori per le merci: il proletariato non può ricomprare tutte le merci che esso stesso ha prodotto. Ma ciò rappresenta un’antinomia del capitalismo, dato che non può esistere una società composta esclusivamente da borghesi e proletari.

La razione di miseria obbligatoria imposta a paesi come Portogallo, Grecia, Italia, Spagna e progressivamente a tutti i popoli europei, non basterà a fermare la caduta di rendimento del capitale finanziario, per cui serviranno altre manovre finanziarie che spingeranno sempre di più verso una condizione di insopportabilità dei sacrifici imposti ai proletari. Ormai il capitalismo non ha più nulla con cui tacitare la protesta sociale, anzi, per sopravvivere è costretto ad estorcere sempre di più e in dosi sempre maggiori.

Se Obama è costretto a raddoppiare i fondi sociali di assistenza con cui vengono finanziati sottobanco i grandi supermercati dei distretti popolari al fine di non fare esplodere rivolte, se in Europa si procede all’abolizione di ogni copertura di welfare (pensioni, sanità, scuola, ecc.), se neppure uno solo dei grandi economisti borghesi è stato in grado di prospettare un modo per uscire dalla crisi e stabilizzare l’economia, tutto questo procedere verso il disfacimento totale del capitalismo ha una sua ragione d’essere ed è l’irrazionalità del capitalismo rispetto alle ragioni dell’intera umanità.

Oggi la miseria obbligatoria imposta dal proconsole della BCE per l’Italia, Mario Monti, al solo fine di garantire il pagamento degli interessi del debito pubblico italiano al capitale finanziario internazionale può valere qualche settimana di ripresa dei titoli italiani. Più del 97% di questi titoli sono incettati dalle banche che esigono i pagamenti, pena il default: sono le grandi banche mondiali, a cui la BCE e le banche italiane sono consociate. Di ripresa nemmeno l’ombra, anzi prosegue la liquidazione sistematica dell’industria e del piccolo commercio. La crisi abbatte chi non è abbastanza forte da resisterle: si contano già 60-70 mila piccoli esercizi commerciali chiusi con relativo numero di disoccupati, per lo più clandestini, dato che erano clandestini anche come lavoratori. Questa ecatombe forza il mercato in direzione dei grandi gruppi commerciali, cioè dei grandi supermercati nei quali i prezzi sono stabiliti nell’ambito dei commerci internazionali. Ci avviamo verso un commercio con forti connotazioni autocratiche, verso cui i consumatori non dispongono di alcun mezzo di influenza e di contrattazione.

Al momento i grandi centri commerciali mantengono i prezzi al di sotto di quelli del piccolo commercio, fa parte della strategia per liquidare quest’ultimo e la quantità di merci vendute assicura ai grandi gruppi margini soddisfacenti di profitto, dato anche che possono servirsi di lavoro precario a basso costo. Quando essi avranno imposto condizioni di monopolio, allora potranno esercitare tutta la loro forza per spremere i consumatori.

Il piccolo commercio è stata una delle attività fondamentali della piccola borghesia urbana. Le sue attuali condizioni di reddito non sono dissimili da quelle dei proletari. Ma molta della sua sopravvivenza dipende dall’evasione fiscale sistematica, da essa  concepita come lotta di sopravvivenza contro lo Stato e la concorrenza. Essa è oggi un rimasuglio di ciò che era quando il fascismo la mobilitò contro il movimento operaio.

Crollata l’illusione berlusconiana in cui essa si riconosceva completamente, oggi la piccola borghesia urbana si trova sul baratro della sua scomparsa come ceto sociale. Il capitale finanziario la sacrifica per acquisire il potere enorme di monopolizzare i commerci e utilizzarlo come forma di controllo e pressione sociale. E’ noto che i capitali dei grandi gruppi commerciali sono consociazioni internazionali gestite dalle banche.

E’ evidente che per gli ultimi residui della piccola borghesia urbana e commerciale le prospettive future sono uno status di proletarizzazione, disoccupazione e precarietà. Ma bisogna stare attenti poiché è proprio da questi ambienti sociali che stanno riemergendo le tesi complottiste, l’antisemitismo di ritorno, il razzismo contro gli extra-comunitari.

 Di fronte alla proletarizzazione forzata della piccola borghesia urbana, il proletariato non può più combattere con gli strumenti, ormai anacronistici, della democrazia parlamentare borghese, un nemico di classe che ha finalmente gettato la maschera, uscendo allo scoperto e ponendosi direttamente al vertice di Stati come Italia e Grecia.

Un’analisi della situazione che sia attendibile, onesta e coerente, non può non generare una presa di posizione ferma ed intransigente di fronte all’inasprimento della crisi e alle soluzioni “lacrime e sangue” adottate dai governi in un quadro capitalistico. Governi che non sono più condizionati in modo occulto e latente, come succedeva all’interno dei precedenti scenari parlamentari, da lobby che fanno capo alle grandi banche d’affari e all’alta finanza, ma sono un’emanazione diretta e palese del potere capitalistico, poiché al vertice degli Stati, in Grecia e in Italia, si sono insediati ufficialmente dei regimi guidati da tecnocrati e alti funzionari del sistema bancario e finanziario internazionale.

Su questo punto non si può non concordare, a meno che non si voglia negare l’evidenza.

In un quadro di crescenti ingiustizie e diseguaglianze sociali, è inevitabile che le proteste, frutto della disperazione dilagante, non saranno più facilmente gestibili con gli strumenti tipici della legalità costituzionale e della democrazia liberale borghese, e da semplici movimenti di indignazione e contestazione pacifica e non violenta, potranno assumere la forma delle rivolte o dei tumulti di massa, ovvero una veste insurrezionale.

Pertanto, serve la formazione di un blocco sociale e popolare, di impronta classista, che sia in grado di esercitare un ruolo antagonista, intransigente e deciso, contro il regime dei banchieri, che è (per l’appunto) un’emanazione diretta e palese, persino dichiarata, di un blocco economico molto agguerrito che fa capo agli affari (di classe) del sistema bancario e dell’alta finanza internazionale, che sono evidentemente contrapposti in maniera irriducibile agli interessi del mondo del lavoro produttivo e salariato, precisamente a quelli delle classi operaie e, più in generale, delle masse proletarizzate.

Ma come e con quale durata temporale si potrebbe conseguire un simile obiettivo? E con quali metodi di lotta è possibile, oltre che necessario, agire per concretizzare tale progetto? Ed è un traguardo di breve termine, o di medio e lungo periodo? Sempre che sia realizzabile. Inoltre, ammesso che lo sia, il processo dovrà e potrà svilupparsi dal basso, quindi compiersi in modo spontaneo ed auto-organizzato, o dovrà essere diretto dall’alto, cioè da un soggetto politico che si configuri come avanguardia rivoluzionaria?

A tutti questi interrogativi, che non sono affatto accademici, astrusi o peregrini, bensì estremamente pratici, occorrerebbe dare una risposta. Una risposta che eventualmente può giungere solo dal basso, ovvero dal magma ribollente delle lotte sociali e materiali.

Lucio Garofalo

Pubblicato in: CRONACA

Le cifre parlano chiaro, il Parlamento è sempre stato una sede per la latitanza istituzionalizzata. Non sarebbe ora di dire basta ?


Leggendo alcuni dati sul “Portale storico della Camera”  la cosa piu’ impressionate credo siano i dati riguardanti le richieste d’arresto per i deputati. Pensate che, dal 1946 ad oggi, ogni quattro documenti arrivati alla Camera, uno era una richiesta d’arresto. Nello specifico, sono stati ben 5.851 i documenti inviati  dalla Magistratura alla Camera per chiedere l’autorizzazione ad arrestare, perquisire o a intercettare un deputato.

In tutti questi anni la Camera ha autorizzato solamente cinque richieste d’arresto . Possiamo tranquillamente dire che il Parlamento italiano è stato considerato da molti politici una sorta di “sede per la latitanza istituzionalizzata”. La cosa ancora piu’ impressionante pero’,  a mio avviso, sta nel fatto che ancora oggi esiste questa benedetta (per i deputati) o maledetta (per i cittadini) richiesta di autorizzazione a procedere. Mentre un delinquente qualsiasi viene arrestato, senza ovviamente nessun preavviso, alle tre di notte, un delinquente parlamentare ha il privilegio di potere votare e far votare il suo arresto.

In 65 anni abbiamo subito la presenza di mafiosi e delinquenti vari in Parlamento, non sarebbe di eliminare questo privilegio ?

Per esempio, uno dei casi piu’ eclatanti di questi ultimi anni riguarda Nicola Cosentino.

Nel novembre 2009, dai magistrati inquirenti fu inviata alla Camera dei deputati una richiesta di autorizzazione a procedere per l’esecuzione della custodia cautelare per il reato di concorso esterno in associazione camorristica. Il testo del mandato di arresto riportava le seguenti motivazioni:

  « Cosentino contribuiva con continuità e stabilità, sin dagli anni ’90, a rafforzare vertici e attività del gruppo camorrista che faceva capo alle famiglie Bidognetti e Schiavone, dal quale sodalizio riceveva puntuale sostegno elettorale […] creando e co-gestendo monopoli d’impresa in attività controllate dalle famiglie mafiose, quali l’Eco4 spa, e nella quale Cosentino esercitava il reale potere direttivo e di gestione, consentendo lo stabile reimpiego dei proventi illeciti, sfruttando dette attività di impresa per scopi elettorali»
   

Tuttavia la richiesta fu respinta dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera.

Il 22 settembre 2010 la Camera dei Deputati ha negato, con scrutinio segreto, l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni telefoniche di Cosentino, richiesta dai pm di Napoli (308 no contro 285 sì).

Il nome di Nicola Cosentino è comparso in un’inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Napoli sulla camorra. Il tribunale emette una seconda ordinanza di custodia cautelare in carcere nei suoi confronti, che dovrà essere approvata dalla Camera. Il giudice delle indagini preliminari Egle Pilla lo definisce «il referente nazionale» delle cosche casalesi.

Pubblicato in: DOSSIER

Come ti cambio il mercato del lavoro italiano… con l’immigrazione! ( 1 parte )


Nel nostro Paese, la crisi economica sta producendo effetti contraddittori nel mercato del lavoro: ad una drammatica caduta del tasso di occupazione degli italiani corrisponde una consistente crescita del tasso di occupazione dei lavoratori stranieri: in soli tre anni, gli immigrati che lavorano regolarmente sono aumentati del 40%, passando dal milione e mezzo del 2007 agli oltre 2’200’000 del 2010, occupati prevalentemente in aziende di piccole dimensioni del settore terziario, e per lo più inquadrati con la qualifica professionale di operaio.

 Dalla sintesi del rapporto 2011 “L’immigrazione per lavoro in Italia: evoluzione e prospettive” a cura del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali: “In Italia, secondo i dati Istat, il bilancio nei due anni della crisi (2009-2010) indica una perdita di 554 mila posti di lavoro, […] ripartiti tra un calo degli occupati italiani pari a circa 863 mila unità (- 4%) ed una crescita dell’occupazione immigrata di 309 mila unità (+ 17.6%); occupazione immigrata che contribuisce in misura sempre più significativa all’occupazione complessiva (dal 7.5% del 2008 al 9.1% del 2010). Ai lavoratori stranieri in regola si aggiungono, secondo stime alquanto prudenziali della Fondazione ISMU (Iniziative e Studi sulla Multietnicità), oltre 500’000 lavoratori stranieri utilizzati – in nero – prevalentemente in agricoltura, nell’edilizia e nel settore dei servizi.

 Questa tendenza è confermata per il 2011 dai dati Istat: nel primo trimestre 2011 continua il calo dell’occupazione italiana (- 160’000 unità), mentre aumenta significativamente l’occupazione straniera (+ 276’000 unità); nel secondo trimestre si è accentuato il trend (- 81’000 occupati italiani; + 168’000 occupati stranieri); nel terzo trimestre 2011 a una modesta crescita dell’occupazione italiana (+ 39’000 unità) si associa un significativo incremento di quella straniera (+ 120’000 unità).

Una società civile non può che essere cosmopolita, interrazziale e – soprattutto – fondata sull’accoglienza, e l’accoglienza è una delle questioni sensibili su cui si misura la democraticità di una società.

Ma davvero possiamo parlare di un’effettiva integrazione del cittadino straniero nel nostro Paese in base a principi di uguaglianza e pari dignità sociale, solidarietà, libertà personale?

 Insigni accademici e blasonati esperti sostengono – supportati dai mass media – che milioni di immigrati svolgono in prevalenza lavori manuali faticosi e umili, snobbati e rifiutati sdegnosamente da tanti italiani che possono permettersi di “non fare”, e sottolineano come senza il fondamentale apporto della manodopera straniera interi settori produttivi – ormai senza addetti – rischierebbero il collasso.

 E’ corretta e soprattutto veritiera una simile interpretazione?

A Lucca, al bando di “Sistema Ambiente S.P.A.” promosso per selezionare 4 addetti allo spazzamento e tre conducenti dei relativi veicoli e mezzi d’opera, hanno risposto 1’400 persone; in provincia di Caltanisetta, per tre posti a tempo determinato di tre mesi nella discarica di Timpazzo, tra Gela e Mazzarino, le domande presentate sono state oltre 1’300; migliaia di candidature, nella quasi totalità di nostri concittadini, tra i quali tanti diplomati e laureati!

In particolare, per quanto riguarda i giovani, i dati Istat smentiscono clamorosamente quanto dichiarato a suo tempo alla presentazione del “Piano di azione per l’occupabilità dei giovani” – dal ministro della Gioventù dell’ultimo governo Berlusconi, Giorgia Meloni, la quale aveva sostenuto che i giovani italiani soffrono di “inattitudine all’umiltà”; secondo l’Istat, invece, ben il 47.1% dei giovani fino ai 34 anni d’età già nel secondo trimestre 2009 svolgeva un lavoro con uno titolo di studio superiore a quello richiesto per le mansioni espletate, non disdegnando – pur di lavorare – impieghi umili, anche manuali.

 Italiani, dunque, per niente “indolenti bamboccioni”, ma caparbi, combattivi e determinati a non gettare la spugna; disponibili anche ad emigrare: solo negli ultimi 4 anni, un milione di nostri connazionali under 40 ha lasciato stabilmente il nostro Paese, non rassegnandosi alla mancanza di opportunità occupazionali, alla realtà di un mercato del lavoro che li condanna a un presente di precarietà e a un futuro di disoccupazione; tant’è che solo 1 su 4 intenderebbe ritornare in Italia… gli altri si dicono pienamente soddisfatti della loro scelta.

La realtà è che agli italiani tanti lavori sono sempre meno proposti ed offerti!

Nel nostro Paese, infatti, è in atto una deriva del mercato del lavoro (accelerata ed accentuata dalla crisi economica) che ha determinato un vero e proprio processo di sostituzione dei lavoratori italiani, svolgenti le mansioni meno qualificate, con lavoratori stranieri; forza lavoro “low cost” – a basso costo – con ridotti, pochi o nessun diritto!

Dal comunicato stampa relativo al capitolo “Lavoro, professionalità, rappresentanze” del 45° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese 2011: “Tra il 2005 e il 2010, a fronte di un crollo dei lavoratori italiani occupati in professioni manuali (- 842’000, -11%), si registra un aumento praticamente identico dei lavoratori stranieri (+ 725’000, +83.8%) la cui incidenza passa dal 10.2% al 19% del totale”.

Manodopera ideale – quella straniera – perché generalmente più ricattabile, incline a subire situazioni di grave sfruttamento lavorativo, spremuta impunemente da imprenditori che non di rado – in violazione alle leggi vigenti a partire da quelle in materia fiscale, contributiva e di sicurezza sul lavoro – offrono “occupazione” a condizioni economiche e modalità di svolgimento tali che ritengono prudente e opportuno non proporre ai cittadini italiani… per quanto tempo, infatti, questi le subirebbero passivamente?

 E i nostri Governi, che conoscono bene la realtà di un Paese stravolto dalla disoccupazione crescente – ormai endemica e strutturale – sollecitati da una classe imprenditoriale sempre più cinica e ingorda, continuano a predisporre anno dopo anno nuovi decreti di flussi migratori, nonostante – dati Istat 2010 alla mano – 266’000 disoccupati stranieri, 1’811’000 disoccupati italiani (come riportato nella tabella 3 della sintesi del rapporto 2011 “L’immigrazione per lavoro in Italia: evoluzione e prospettive” a cura del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali), 2’890’000 inattivi (tra i quali circa 1’500’000, in base al Report novembre 2011 dell’Istituto di Ricerche Economiche e Sociali, sono gli scoraggiati che hanno rinunciato a cercare lavoro viste le tante ricerche infruttuose già effettuate), e oltre 2’000’000 di lavoratori coinvolti in processi di cassa integrazione (dei quali 576’455 in cassa integrazione a zero ore per l’intero 2010, secondo i dati dell’Osservatorio CIG del dipartimento Settori produttivi della CGIL Nazionale), rendendosi così complici dello sfruttamento perpetuato ai danni degli anelli più deboli della nostra società!

Questi “decreti flussi” regolamentano l’arrivo di nuovi immigrati fissando il numero di stranieri non comunitari (per i cittadini comunitari è prevista infatti la libera circolazione all’interno dei Paesi membri dell’Unione europea) ammessi ogni anno in Italia; esseri umani che saranno disposti a tutto pur di lavorare, e in tanti casi andranno a sostituire sia i lavoratori italiani che quelli stranieri a condizioni ancora più vantaggiose per i datori di lavoro.

In soli 5 anni, gli stranieri residenti in Italia sono quasi raddoppiati, passando dai 2’402’157 del 1° gennaio 2005 ai 4’570’317 del 1° gennaio 2011 (dati Istat). Senza contare i cittadini non comunitari presenti irregolarmente sul territorio nazionale, in quanto sprovvisti di permesso di soggiorno, stimati tra le 500’000 e le 750’000 unità (dati Ocse).

 Molti italiani, va detto, si sono rassegnati a salari miseri, a condizioni, carichi e ritmi lavorativi indecorosi, indegni di una società civile, nell’ambito di una triste competizione “tra poveri” con i lavoratori immigrati, in particolare i non comunitari che, necessitando di un contratto di lavoro per regolarizzare la propria posizione con l’agognato permesso di soggiorno, sono – tra gli stranieri – i più esposti e vulnerabili!

Imprenditori privi di coscienza ne approfittano annichilendo l’esistenza di donne e uomini, italiani e stranieri, accomunati da identiche storie di bisogno, povertà e sfruttamento!

Angela, cittadina italiana residente in una città toscana, ha quasi quarant’anni e un disperato bisogno di lavorare. Su segnalazione di un conoscente, si propone ad un imprenditore commerciale del posto che l’assume in qualità di lavoratore a chiamata. In realtà, Angela svolge un lavoro stagionale continuativo di 40 ore settimanali, retribuite 2.88 euro all’ora, con un forfettario complessivo di 500 euro mensili. Compenso mensile ritenuto dall’imprenditore “esoso”, dato l’orario ridotto (!!) per cui viene corrisposto; “un compenso che può essere pagato solo in alta stagione, per massimizzare la produttività dell’azienda”… Per Angela, sola ed emarginata – condizioni comuni a tanti poveri – quei 500 euro mensili sono comunque una piccola boccata d’ossigeno, visto che non è riuscita a trovare altro lavoro: per quattro mesi potrà in qualche modo tirare avanti e forse, anche quest’anno, non finirà in strada…

Nella stessa impresa lavorano da anni due giovani cittadini non comunitari, Dinesh e Jedda. Ad Angela, Jedda e Dinesh è affidata la cucina; improvvisati operatori professionali del settore, senza alcuna preparazione specifica, sono sprovvisti persino del patentino haccp obbligatorio per il personale addetto alla produzione, preparazione, somministrazione e distribuzione di alimenti…

 In anni, mai un controllo del personale da parte delle autorità preposte!! Istituzioni a volte indifferenti e sorde alle stesse denunce dei dipendenti!

 Jedda e Dinesh hanno un contratto part-time a tempo indeterminato; in realtà entrambi lavorano a tempo pieno, anzi pienissimo: Jedda per almeno dieci ore giornaliere; Dinesh – in qualità di factotum e svolgendo saltuariamente diverse incombenze presso l’abitazione del titolare – anche fino a quattordici ore giornaliere; entrambi sono retribuiti con un forfettario di 650 euro mensili. La busta paga è una mera formalità… che non valga niente quello che c’è scritto lo ripete spesso il titolare!

Dinesh, il collaboratore di fiducia, non riuscendo a trovare un alloggio, è ospitato per la notte da amici o dorme nello scantinato (non attrezzato all’uso) dei locali sede dell’impresa…

 Italiani e stranieri… esseri umani mortificati e offesi; cittadini del mondo abbandonati, dimenticati, traditi! Persone in esubero diventate avanzi, scarti umani… trasformate in merci a basso costo, in strumenti di produzione a perdere, usa e getta.

di Luchino Galli, per Mai Più Disoccupati

Pubblicato in: cultura, MAFIA, MAFIA E ANTIMAFIA, poesie, politica

Buon compleanno Peppino Impastato


Autore Giulio Cavalli

Buon compleanno Peppino Impastato. Qui le autostrade le fanno ancora a m… e curve e vogliono aggiungere una nuova pista all’aeroporto.

Chissà cosa penseresti del ponte di Messina o delle migliaia di inutili autostrade che tagliano tutta l’Italia come se fosse una Cinisi qualunque da addentare finché la carne è ancora fresca. Chissà come rideresti a vedere Malpensa onnivora che chiede cemento e nuove piste mentre è vuota come un tempio di riti pagani in un giorno feriale.

Chissà se avresti mai pensato che le finestre chiuse non sono più solo un male della tua strada ma, come una varicella qualsiasi, hanno infettato le città più a nord. Finestre chiuse di quelli “che non vogliono sapere”, di quelli “che non vogliono guai” e, troppo spesso, dei palazzi di Governo, di sindaci, prefetti e alti graduati. Chissà come ti saresti incazzato nel vedere i politici a braccetto, con il cappotto buono, di personaggi che tutti sanno essere padroni di pezzi nostri, rubati alla chetichella mentre si cerca di non avere troppa fame.

Chissà cosa penseresti di questa sinistra che assomiglia troppo spesso al partito delle mediazioni volendo insistere a smussare piuttosto che appuntirsi. Chissà se avresti mai pensato che la poesia e la politica sono diventate avversarie su campi opposti di bellezza recintata contro una palude che non vuole dare spiegazioni.

Però avresti qualche sorriso. Sicuro. A guardare i tanti e giovani che in piazza continuano a starci per davvero a Palermo, Reggio Calabria, Milano, Brescia e in giro per il Paese: un esercito di scassam… che crede davvero all’obbligo morale di costruire bellezza contro le mafie e che sta nei volantini, nelle manifestazioni, nei comitati.

Buon compleanno Peppino. Tutto é così terribilmente uguale che sei lo stesso Peppino di 34 anni fa.

Lunga è la notte
e senza tempo.
Il cielo gonfio di pioggia
non consente agli occhi
di vedere le stelle.
Non sarà il gelido vento
a riportare la luce,
nè il canto del gallo,
nè il pianto di un bimbo.
Troppo lunga è la notte,
senza tempo,
infinita.

(Peppino Impastato)

FONTE : http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/05/buon-compleanno-peppino-impastato/181736/

Pubblicato in: politica

Il vero fine delle teorie complottiste (di Lucio Garofalo)


Il “manuale” delle concezioni complottiste è il Mein Kampf di Hitler, nonché le opere di Alfred Rosenberg, l’ideologo ufficiale del nazional-socialismo. In particolare, il Mein Kampf rappresenta una sorta di “bibbia” contemporanea per i suoi epigoni. Senza correre il rischio di esagerare si potrebbe definire il Mein Kampf come il “testo sacro” dei sostenitori più fanatici del complottismo, il modello teorico e la principale fonte d’ispirazione a cui attingono le più assurde dietrologie esoteriche di matrice nazista o cripto-nazista. Ma lo stesso Hitler si ispirò a sua volta ad un libro intitolato L’ebreo internazionale, scritto da Henry Ford, il noto imprenditore americano. Nel Mein Kampf Hitler cita testualmente frasi deliranti tratte da questo libro che influenzò notevolmente l’ideologia antisemita alla base della propaganda hitleriana. Tutta la dottrina nazista era ossessionata dalla retorica incentrata sulla teoria esoterica del complotto giudaico per il dominio del mondo (gli Illuminati). La tesi della cospirazione giudaica discende dagli scritti di Rosenberg, il quale era convinto di rinvenire prove a favore delle sue idee nei famosi Protocolli di Sion. Non a caso Hitler (come gran parte dell’élite nazista) nutriva una passione viscerale per l’occultismo e l’esoterismo, l’astrologia e l’alchimia (gli stessi colori ufficiali del vessillo nazista sono i colori sacri dell’alchimia: nero, rosso e bianco), la magia e il mondo del paranormale. Ma al di là delle visioni mistiche e deliranti di Hitler e Rosenberg, il fascino delle ideologie esoteriche si spiega in virtù della loro ingenuità farisaica e semplicistica, del conservatorismo codino e forcaiolo, nella misura in cui offrono all’immaginario collettivo una sorta di comodo e rassicurante capro espiatorio identificabile in “cospiratori” che agiscono per corrompere e dominare il sistema, che siano gli Ebrei piuttosto che i massoni, o gli untori di manzoniana memoria.

In materia di complotti e trame segrete, la storia offre numerosi esempi di congiure di palazzo, tradimenti ed episodi cospirativi, dai tempi degli antichi imperatori romani, dall’assassinio ordito contro Giulio Cesare ai casi di regicidio più recenti, ai tentativi falliti contro lo stesso Hitler, ma le trame “oscure” del potere non sono riducibili a vicende che servono solo a mistificare la realtà delle cose, a banalizzare la narrazione storica sul potere. La cui natura è più articolata, estesa e complessa di quanto le farneticanti dietrologie esoteriche lascino supporre. Il potere vigente nel quadro capitalistico, si pensi alle grandi banche d’affari, alle multinazionali, alle famigerate agenzie di rating, alle società assicurative, e ai “mostruosi” comitati d’affari e di potere che fanno capo al capitale finanziario cosmopolita, al di là dei nomi delle singole soggettività, a prescindere da ogni comoda narrazione mistica o esoterica, è costituito da un’entità anonima estremamente complessa e articolata, difficilmente identificabile in una sola, “onnipotente” personalità, o in un blocco compatto di individui criminali e privi di scrupoli, ed è tantomeno rappresentabile come un’associazione segreta e cospirativa su scala mondiale, come si tende a fantasticare nell’immaginario collettivo.

Oggi, il fine ultimo di queste dietrologie è di camuffare o mistificare la reale natura delle crisi capitalistiche, e di questa crisi in particolare, per non scaricare le colpe sul sistema. Il quale, a seguire queste ipotesi fino in fondo, potrebbe funzionare benissimo se non fosse corrotto e sabotato da presunti cospiratori, ovvero da congiure giudaiche, piuttosto che massoniche, o di altra origine. Siamo ancora agli “untori” di Manzoni e simili congetture sono pericolosissime poiché distolgono l’attenzione dalle vere e irrisolvibili (almeno all’interno del quadro capitalistico) cause della crisi. Il capitale finanziario cosmopolita è un’entità anonima e impersonale. E’ vero che vi sono personaggi che fanno praticamente parte di quasi tutti i consigli d’amministrazione delle principali banche d’affari del mondo, e ciò può appunto ingannare il giudizio, ed è vero che le banche riescono in qualche modo ad imporre un indirizzo uniforme alla finanza globale, ma questo dato reale è più un prodotto dei complessi meccanismi che esse gestiscono e non possono cambiare, anziché il risultato di una cospirazione planetaria vera e propria. Non a caso, le banche per coordinarsi sono costrette a stipulare accordi su accordi, a condurre trattative estenuanti. Le banche hanno interessi comuni che gestiscono insieme, ma non funzionano come un centro cospirativo: ricordano invece una banda di ladri che si mettono d’accordo su chi derubare, ma poi ciascuno tenta di accaparrarsi la parte più cospicua del bottino. E nell’attuale crisi del capitale finanziario esse stesse provocano rimedi che finiscono per aggravare il male medesimo. Dunque, se è giusto parlare di capitale finanziario globale, considerando l’insieme dei fenomeni e le loro concatenazioni, non significa affatto che esista un disegno cospirativo unificato ed organico, come credeva Hitler. E come sostengono i suoi epigoni sparsi, di ieri e di oggi.

Il sottoscritto non nega l’esistenza del regime dei banchieri, in Italia e in Grecia, di tecnocrati quali Monti, Draghi e via discorrendo, che sono funzionari ed esecutori del capitale finanziario internazionale. Sin dal primo momento mi sono impegnato per denunciare pubblicamente, con vari articoli, la natura autoritaria e antidemocratica, golpista e criminale, di questi regimi politici. Nel contempo cerco di far capire che, malgrado il salto di qualità compiuto a livello politico-organizzativo dal capitale finanziario cosmopolita, un’entità anonima che si incarna ovviamente in alcune figure che fanno capo alle grandi banche d’affari, alla BCE, al FMI, alle agenzie di rating e così via, tuttavia ciò non mi impedisce di andare oltre questa elementare evidenza che è sotto gli occhi di tutti e che il sottoscritto non è così sciocco da negare, visto che esiste un regime dei banchieri che si è ufficialmente insediato al vertice delle gerarchie statali in Italia e in Grecia. Quello che fino a ieri era un potere “occulto” che agiva “dietro le quinte”, giusto per usare una terminologia cara ai fanatici dei complotti, oggi è uscito allo scoperto, perciò nessuno, tranne chi è cieco o in malafede, si azzarda a negarne l’esistenza. Eppure, la struttura del potere capitalistico è molto più vasta, articolata e profonda di quanto appaia e di quanto gli ottusi simpatizzanti o fautori delle dietrologie esoteriche vogliono farci credere. Ed è superfluo ripetere ancora quanto ho già precisato a proposito della complessità e della natura impersonale del capitalismo finanziario.

Il punto critico dell’analisi che bisogna elaborare, è la proletarizzazione massiva che porta ad un sottoconsumo sempre più esiguo, ovvero alla miseria di massa, ma questa è (per l’appunto) l’irreversibile conseguenza del dominio del capitale finanziario, che non equivale ad una congiura. Il problema  è capire se di fronte all’insorgere della protesta di massa dei proletari, il complesso del capitale finanziario è o meno in grado di coordinarsi, oppure se una iniziativa forte del proletariato può accentuarne le divisioni e le contraddizioni interne. Se si trattasse di un centro cospirativo unitario e coeso la domanda non avrebbe senso e, per vincerlo, servirebbe allearsi con alcuni settori della borghesia. Conviene mettere in luce quella che è l’implicazione pratica più interessante e notevole dell’intero discorso, portando alle estreme conseguenze il sillogismo implicitamente contenuto nelle dietrologie occultiste: se il potere, nella fattispecie il capitale finanziario cosmopolita, fosse realmente una struttura compatta e monolitica, priva cioè di contraddizioni e divisioni interne, una sorta di centro cospirativo chiuso e settario, come pretendono di credere e farci credere i fautori delle concezioni complottiste, allora temo che questo tipo di potere sarebbe assolutamente invincibile ed inviolabile e non esisterebbero possibilità di salvezza, o di riscatto, per il genere umano. E’ questa la conseguenza finale, ovviamente implicita, che scaturisce dal ragionamento insito nelle concezioni complottiste oggi tanto in voga. Ed ecco svelato il loro “trucco”.

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Gianni Rivera va a ballare in tv per tornare in politica ?


Leggendo sul Corriere della Sera un ‘intervista di Beppe Severgnini a Gianni Rivera, sono rimasto particolarmente stupito di questo botta e risposta:

 Severgnini chiede: “La popolarità che le verrà dalla Tv potrebbe tornar utile in politica.”
Rivera risponde: «Non so. Ma è vero che con un gruppo di amici stiamo pensando di riorganizzarci. La gente è molto delusa. Bisogna rifare il centrodestra, che è il centrosinistra del passato».

E’ questa la parte piu’ tragicomica dell’Italia, gente che a 68 anni, in età pensionabile, spera dubbiosamente (“Non so”) di poter sfruttare la popolarità televisiva per poter far politica.

Ma si trattasse almeno di gente che non ha mai fatto politica in vita sua, no, nel caso di Rivera e in moltissimi altri casi parliamo di gente che ha cambiato un numero considerevole di posizioni e schieramenti politici.

Prendiamo proprio il caso di Rivera. Esponente della DC fino al suo scioglimento, a metà anni novanta  aderisce al Patto Segni, divenendo Deputato alla Camera. E’ stato sottosegretario alla Difesa nei governi dell’Ulivo, durante i quali ha cambiato diverse compagini politiche: lascia il Patto Segni per aderire a Rinnovamento italiano, poi passa ai democratici di Prodi per aderire alla Margherita. Successivamente ha aderito al movimento centrista Rosa per l’Italia. In ultimo, alle elezioni per scegliere il Sindaco di Milano, ha sostenuto la candidatura di Letizia Moratti.

La gente è molto delusa? Vero, percio’, secondo Rivera, dovrebbe mettersi nelle mani di settantenni, con piu’ di 20 anni di carriera politica alla spalle, che è passata da posizioni centriste a posizioni di centrosinistra, per tornare a posizioni centriste e per finire su posizioni di centrodestra. Capisco che il masochismo italico è ben noto ma a tutto c’è un limite.

Chissà perchè i giovani non trovano spazio ?

FONTI:http://www.corriere.it/sport/12_gennaio_04/milan-berlusconi-e-tango-perche-ballo-da-solo-beppe-severgnini_0e8226fc-36c4-11e1-9e16-04ae59d99677.shtml

Pubblicato in: CRONACA

UN’ EREDITA’ PERICOLOSA…….


Nell’ ultimo mese di questo tremendo 2011 appena passato, sono accaduti tre fatti che, pur diversi tra loro, sono lo specchio del nostro tempo e di quello che e’ diventato il nostro martoriato Paese : ricordiamoli brevemente… 1) Il giocatore Cristiano Doni, gia’ sospettato di aver truccato i risultati di diverse partite , gia’ squalificato e causa della  penalizzazione della propria squadra, viene arrestato grazie alla denuncia del giocatore del Gubbio Farina che denuncia tutto, guadagnandosi la chiamata in Nazionale ( bravo Prandelli ) . 2 ) Nel giorno di S. Stefano un elicottero atterra tranquillamente sul lungomare di Ansedonia e carica una tranquilla vecchietta per portarla in un costoso ristorante….La notizia fa’ molta eco solo quando si viene a sapere che l’ ideatore della ” bravata ” e’ il costruttore Piscicelli, noto per essere uno dei 2 delinquenti che la notte del sisma all’ Aquila ridevano per telefono pensando ai futuri affari che avrebbero fatto con la ricostruzione  3 ) Due giorni dopo il leader della Lega Nord Umberrto Bossi, ex Ministro del precedente Governo, gia’ condannato per vilipendio al Tricolore, durante una festa leghista in stile Sagra della Polenta Taragna da’ del ” TARUN ” al Presidente della Repubblica Napolitano ….. Questi 3 episodi, differenti tra loro per gravita’ , modalita e protagonisti, hanno un comune denominatore tra loro : L ‘ INSOFFERENZA VERSO LO STATO E LA LEGALITA’ . Perche’ vedete, qui non si tratta piu’ di vedere, come spesso accade, lo Stato come un nemico da cui difendersi ( cosa bruttissima ma in qualche caso ampiamente giustificata ) ma proprio di un fastidio per la legalita’ in genere . Le istituzioni vengono considerate come zanzare nelle noti estive che danno fastidio e nulla piu’. Si e’ passati da chi commetteva un reato e , preso con le dita nella marmellata diceva tranquillamente ” Ci ho provato, e’ andata male , paghero’ le mie colpe … ” al ” MA CHE PALLE , SEMPRE IN MEZZO AI PIEDI CON QUESTI CONTROLLI ”.  passata l’idea che col potere e il danaro ogni cosa, legale o illegale, sia possibile . Che se vieni colto in flagrante, avrai sempre un avvocato supercapace e superpagato che ti salvera’ dalla galera. Quando invece non basteranno neppure soldi e bravi aiutanti, allora avrai un’ informazione che stravolgera’ completamente la realta’, facendo sembrare i giudicanti giudicati e viceversa. Questa e’ la pericolosa eredita’ che 2o anni di berlusconismo hanno lasciato al Paese ..non solo una situazione economica e istituzionale drammatica ma quanto un intorbidimento mentale, un’ apatia del ragionamento ma soprattutto il distorcimento della realta’, il far apparire sempre l’avversario come un nemico, il bollare sempre le altrui idee come eversive e prive di contenuti. Ci vorranno anni e sforzi terribili per risollevare il Paese, non solo dal punto di vista economico ma principalmente da quello morale. Per questo non ho paura ad affermare che il Cav. Silvio Berlusconi sia stato un cancro per l’ Italia …..e’ stato fermato e cerchiamo di fare in modo di non averlo piu’ alla guida del Paese. Qualcuno potra’ dire che esagero, che anche prima di B. i ricchi e i potenti facevano il bello e il cattivo tempo…. Certamente : ma credo anche che nel 2012 certe cose non possano piu’ essere tollerate.

Gianluca Bellentani

Pubblicato in: guerre

Se solo gli Stati mettessero dei pacifisti al Ministero della Difesa


Vedo che, a parte il titolare delle carica, si è passati dal collezionista di soldatini e incazzatissimo La Russa al tecnicissimo e graduatissimo ammiraglio Di Paola, non è cambiato nulla, per quanto concerne la spesa militare, al Ministero della Difesa.  Non è stato tagliato proprio nulla, anzi, l’acquisto degli F-35 è stato confermato e non contento, Di Paola ha chiesto anche l’acquisto di dieci fregate. E’ evidente che, tecnici o non tecnici, è sbagliato proprio l’approccio ideologico degli Stati al “concetto di difesa.” Per i quali, non è mezzo di difesa alla popolazione da eventuali rischi ma unicamente business. Ormai dire cio’ è diventato anche banale, anche perchè se non fosse cosi’, non avrebbe molto senso per gli Stati armarsi fino ai denti, ma dato che è cosi’, ha molto senso per gli Stati armarsi fino ai denti e armare anche il nemico fino ai denti. Se gli Stati avessero dei pacifisti nei vari Ministeri della difesa… ma questa non è roba di questo Mondo.

Pubblicato in: auguri

Tanti auguri di buon anno ! ( e leggete il comunicato)


Lo staff de Il Malpaese auguri ai suoi lettori un buon 2012.

Dopo avervi fatto gli auguri e ringraziandovi per aver contribuito agli ottimi risultati del blog nel 2011, vi ricordiamo che:

Questo blog, come sapete bene, non accetta donazioni di nessun tipo. Il motivo è ben chiaro: è’ un blog senza scopo di lucro, gestito nel tempo libero da gente che, nella vita, per campare fa un altro mestiere. Insomma,  è una nostra libera scelta quella di dedicare parte del nostro tempo libero a questo blog e non vediamo il motivo per il quale dovremmo chiedervi delle donazioni: ovvero, far pagare ai lettori un nostro hobby, inpensabile !

Però, proprio perché nella vita facciamo altro, vorremo che i nostri lettori ci dessero una mano a gestire il blog. Come ?

Inviandoci un vostro articolo, una foto, un video o materiale di altro tipo.

Segnalandoci notizie, raccontandoci ingiustizie subite o qualcosa che vi è capitato.

Indicandoci dei suggerimenti su come migliorare il blog.

Inviandoci delle critiche sul modo in cui gestiamo il blog.

Proponendovi come autori del blog

Nel 2011 questa collaborazione tra Il Malpaese e i suoi lettori è stata molto fruttuosa, ci avete aiutato molto a migliorare il blog, continuate a farlo anche nel 2012.

Il tramite tra Il Malpaese e i suoi lettori è principalmente la e-mail del blog  ilmalpaese@yahoo.it . Inoltre, avete modo di contattare singolarmente ogni autore del blog, per maggiori info andate nella sezione Autori del blog.