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LA VIOLENZA (ANCHE QUELLA DI STATO) GENERA VIOLENZA.


 

Su questo blog, io e i miei collaboratori, abbiamo pubblicato numerosi post per spiegare le ragioni dei no Tav. Alcuni post pubblicati da Il Malpaese sull’argomento:
 

CORRUZIONE AD ALTA VELOCITA’
https://ilmalpaese.wordpress.com/2011/07/03/corruzione-ad-alta-velocita/

Naturalmente abbiamo sempre cercato di dare spazio a tutti coloro che sono favorevoli alla Tav. Per dirla tutta, finora (ma probabilmente siamo sfortunati noi) abbiamo ricevuto piu’ insulti, perchè sosteniamo le tesi no Tav, che argomentazioni valide, da chi sostiene tesi a favore della Tav. Per dirla diversamente, chi ci ha scritto ha sottolineato l’importanza dell’opera, non facendosi scappare l’occasione per insultare i No tav, non spiegando pero’ perchè l’opera in questione abbia cosi’ tanta importanza e debba essere costruita ad ogni costo.
A me è venuto il sospetto che queste grandi tesi a favore della Tav non vengano espresse perchè sono talmente risibili da generare vergogna.
 
In fondo, per far capire le  ragioni di chi protesta in Val di Susa,  basterebbe semplicemente porre una domanda a tutti gli italiani: se un giorno lo Stato venisse a casa vostra e vi comunicasse che, per costruire una nuova strada sarà necessario abbattere la vostra casa, voi come reagireste ? Probabilmente, fareste di tutto per difendere la vostra casa, il vostro territorio, il luogo in cui trascorre la vostra vita. Il problema è proprio questo, è facile fare i pacifisti filo-istituzionali con il deretano altrui, quando il problema ci tocca da vicino è piu’ facile abbandonare il pacifismo. Ecco, i no Tav stanno facendo di tutto per difendere la loro vita nel loro territorio. Sia chiaro, la violenza è sempre condannabile, sia quella dei manifestanti che quella che viene spacciata per forza legittima, percio’ bisognerebbe porsi un’altra domanda: se lo Stato vuole costruire una Tav altamente inutile, devastante per una Valle (che dovrebbe invece rappresentare un patrimonio per l’Italia e l’umanita’) senza interpellare chi vive in quella valle concedendo loro la possibilità di scegliere, rovinando cosi’ la vita a migliaia di persone e per legittima difesa queste persone si trovano nella condizione di usare violenza, chi è stato il primo ad usare violenza ? Qualsiasi cosa venga imposta con la forza, con la violenza di Stato, puo’ generare reazioni di violenza da parte di chi ritiene ingiusto rimanere inerme davanti a certe ingiustizie.
La violenza, anche quella di Stato, genera violenza, per non generarla basterebbe dare il buon esempio: fare un referendum in Val di Susa concedendo la possibilità agli abitanti della Valle di essere artefici del proprio destino.
 
Pubblicato in: CRONACA

MANI PULITE: TANGENTOPOLI (5° PARTE)


 

“MANI PULITE”:
Storia di una rivoluzione <<italiana>>

4° parte: IL POOL
E’ una <<rivoluzione italiana>>, che inciderà negli anni futuri della storia politica nazionale. “Mani Pulite” è un po’ come la rivoluzione francese: fino al 1789 le cose vanno in un modo, poi, drammaticamente, tutto cambia fino a quando non arriva la Restaurazione a rimettere le cose a posto. Come tante rivoluzioni, anche <<questa>> è piena di eroi, tradimenti, contraddizioni, morti, misteri…

5° parte: <<TANGENTOPOLI>>
In questo sistema, se sei un imprenditore e vuoi lavorare, sei già pronto a pagare. E cerchi un politico prima ancora che qualcuno ti chieda niente. E, se sei un politico, ti aspetti che qualcuno ti paghi per fare qualcosa, e ti stupiresti del contrario.

  • Antonio Di Pietro: << interrogai un ragazzo di 29 anni, appena laureato. Lui da 3 mesi faceva il mestiere del padre perché lui non c’era più. Quindi, aveva sostituito il padre. Non 8 ore, 8 secondi e aveva già confessato. Io, proprio per non chiudere il verbale troppo presto cercai di capire. Vabbè,hai pagato: hai fatto solo queste tre gare, quale hai pagato? A tutte e tre. Ma perché hai pagato? Questo che mi guardava così… Allora io ho cercato di invogliarlo a parlare e gli ho detto: ma, te li ha chiesti? No. Gliel’hai offerti? No. E perché l’hai pagato allora? Perché così faceva papà Ecco, è il meccanismo dell’ “azione ambientale”>>.

Quello che emerge dalle prime indagini e poi dall’effetto domino delle confessioni a catena è proprio questo: il sistema.

  • Roberto Mongini, ex vice-presidente SEA, DC: << Chi era alla SEA doveva far questo, chi era alla metropolitana doveva far questo… Era un meccanismo>>.

Nasce una definizione, una parola nuova per chiamare quel sistema. La inventa un giornalista di Repubblica che si chiama Piero Colaprico, che l’ha usata un anno prima per un altro scandalo di tangenti: TANGENTOPOLI, come PAPEROPOLI, la città dei paperi. Ecco, tangentopoli, la città delle tangenti.

  • Gherardo Colombo: << chi riceveva i soldi distribuiva questo denaro dando la stessa cifra, mi pare che fosse una percentuale intorno al 30% più o meno, adesso non ricordo esattamente, al Partito Socialista e alla Democrazia Cristiana. Il Partito Comunista prendeva, se mi ricordo bene, la metà di quel che prendevano gli altri. E il resto andava a partiti minori, esclusi i partiti che stavano agli estremi: il Movimento Sociale e un altro partito che ora non ricordo. Non so se non contassero niente o perché invece fossero diversi dagli altri>>.

Non c’è concorrenza tra i partiti, che si spartiscono i soldi tra le tangenti secondo il loro peso politico e secondo percentuali che sembrano corrispondere ad un tacito contratto. Nella zona di Milano, per esempio: 1/5 al PSI, 1/5 alla DC, 1/5 al Partito Comunista e il resto ai partiti minori.

E non c’è concorrenza neanche tra gli imprenditori, che sanno già quanto dovranno pagare, dal 3 al 4% per gli appalti sulle costruzioni, il 13,5% per quelli che riguardano gli impianti. E sanno anche a chi toccherò il prossimo lavoro, secondo una rotazione stabilita sulla capacità di pagare e quindi di avere peso politico. A volte gli imprenditori si consorziano in CARTELLI e mandano un rappresentante a pagare la tangente per portarsi a casa l’affare e poi dividerlo in parti prestabilite.

  • Piercamillo Davigo: << ma io non credo che gli imprenditori siano stati vittime di un sistema. Certo, ci sono stati casi di concussione, ma è una storia a se. Però complessivamente ci guadagnavano, si tenevano al riparo dalla concorrenza. O meglio, ci guadagnavano in modo miope perché tenendosi al riparo dalla concorrenza le loro imprese erano diventate inefficienti. Praticavano prezzi più alti, avevano un trattamento privilegiato. Oltretutto, il fatto che avessero fondi neri per pagare le tangenti dimostra che i loro bilanci erano falsi, con quel che ne segue anche in tema di evasione fiscale. Certo, io ho sempre pensato che fossero meno colpevoli perché, benchè il codice penale preveda la stessa pena per corrotto e corruttore, la Costituzione della Repubblica stabilisce che tutti i cittadini devono essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. Però poi dice che i cittadini a cui sono affidate pubbliche funzioni devono adempiere ad essa con disciplina ed onore, prestando il giuramento nei casi prestabiliti dalla legge. Nessun imprenditore aveva giurato fedeltà alla Repubblica, quelli che prendevano le mazzette invece si. Erano persone che avevano pubbliche funzioni e quindi avevano doveri maggiori, e quindi secondo me responsabilità maggiori>>.

5° PARTE disponibile dal 1° marzo

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Gratteri ci fa capire perchè Berlusconi e Mills sono colpevoli: gli innocenti si assolvono, i colpevoli si prescrivono.


Nel video “Gli innocenti si assolvono, i colpevoli si prescrivono”  il magistrato Nicola Gratteri ospite di Augias parla di prescrizione, in riferimento al processo Mills. Il giorno prima di questa intervista, il 25 febbraio 2010, la Corte di cassazione ha accolto la richiesta del procuratore generale, annullando senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato la sentenza di condanna ma riconoscendo colpevole Mills di danno di immagine allo stato e rigettando quindi il ricorso della difesa contro il risarcimento danni di 250.000 euro alla Presidenza del Consiglio (parte civile nel processo), imposto nei due gradi di giudizio precedenti. La prescrizione è stata prodotta da una differenza di circa tre mesi nel calcolo della data di compimento del reatoe dalla riduzione dei termini di prescrizione data dalla legge ex Cirielli.

Dalle parole di Gratteri  ho capito che se un giudice legge le carte e si accorge che un imputato è innocente lo assolve anche se il fascicolo è arrivato fuori tempo massimo. Se si accorge che è colpevole e il fascicolo è arrivato fuori tempo massimo prescrive il reato.

In questo video di due anni fa, uno dei piu’ importanti magistrati italiani ci fa capire quello che è accaduto qualche giorno fa.

Dalle parole di Gratteri si puo’ facilmente capire perchè il reato contestato all’imputato Silvio Berlusconi è stato prescritto. L’imputato non è stato  ritenuto innocente (altrimenti sarebbe stato assolto) ma colpevole ed essendo trascorsi i termini di prescrizione (grazie ad una legge scritta dallo stesso imputato) per legge, il reato doveva cadere in prescrizione. Traduzione: Mills e Berlusconi sono colpevoli dei reati a loro contestati ma rimarrano impuniti.

 

 

 

 

Pubblicato in: pd, politica

Il girone degli Ignavi


Se Dante fosse un nostro contemporaneo, oppure un profeta come Nostradamus, chi avrebbe rappresentato dei personaggi moderni, nella  Divina Commedia e chi avrebbe posto all’Inferno ?
Dopo lunghi studi esoterici, ecco i primi risultati della nostra ricerca. Il girone degli ignavi, coloro che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo, che non ebbero grandi ideali, che per viltade non presero iniziative , che non furon ribelli, ma per sé fuoro e ‘nvidïosi d’ogne altra sorte, che non ebbero parte attiva in alcun ché.
Fama di loro il mondo esser non lassa, non ragioniam di lor, ma guarda e passa. 
A chi si riferiva dunque?
Gli ignavi del Partito Democratico
Le ricerche filologiche indicano pertanto che Dante, parlando degli ignavi, si riferisse profeticamente al gruppo dirigente dei Democratici di Sinistra.
Tutti tranne D’Alema come vedremo.
Pubblicato in: diritti, economia, LAVORO, politica

Italia, paese dai bassi salari: una lettura ragionata


Siamo tra i paesi europei che pagano meno i lavoratori, mentre abbiamo gli orari di lavoro più lunghi. Nonostante ciò la competitività delle nostre imprese è tra le più basse. Il quadro di un paese che ha sbagliato obiettivi e che si appresta a commettere ulteriori errori.

 

Ieri e oggi i quotidiani hanno riferito la diffusione dei dati Eurostat sui salari medi lordi nei paesi dell’Unione. Tuttavia i dati diffusi, per ciò che riguarda l’Italia, si riferiscono al 2006, mentre per altri paesi si arriva al 2009. Inoltre i dati italiani riguardano le aziende con più di 10 dipendenti, mentre per altri paesi il campione è l’intero mondo del lavoro. Evitiamo quindi di riportare statistiche così disomogenee e ci affidiamo invece all’OCSE che fornisce dati più aggiornati e uniformi.

Salari medi lordi

Questo grafico rappresenta la situazione al 2002:

OCSE: salari medi anno 2002, in US$ 2009 a parità di potere d’acquisto, prezzi correnti

Come si può notare l’Italia è una posizione defilata, ben lontana dal “centro” dell’Europa e vicina ai paesi meno ricchi.

La situazione al 2010 è invece questa:

OCSE: salari medi anno 2010, in US$ 2009 a parità di potere d’acquisto, prezzi correnti

Si può notare che la situazione è peggiorata negli 8 anni trascorsi. L’Italia viene scavalcata dalla Spagna e dalla Finlandia e viene avvicinata dalla Slovenia. In sostanza, l’Italia da ultimo paese dell’Europa “ricca” nel 2002 passa ad essere il secondo dell’Europa “povera”. Da notare anche il modesto incremento dei redditi da lavoro in Germania, paese che ha adottato una politica di stabilità salariale, ma che continua a mantenere un differenziale importante con l’Italia e il resto dei “Pigs”.

Ore lavorate

Mentre i lavoratori italiani sono tra i peggio pagati d’Europa, il numero di ore di lavoro per anno per addeto risulta fra i più alti.

OCSE: ore lavorate per addetto in un anno, anno 2010

Anche qui, si può notare come il nostro paese risulti vicino alle nazioni meno sviluppate d’Europa, piuttosto che alle maggiori economie. Si noti inoltre come la Grecia, spesso dipinta come paese di “fannulloni” risulti invece in testa tra i paesi considerati.

Costo del lavoro

Il costo del lavoro in Italia, inteso come retribuzione, oneri sociali e altre spese, risulta minore rispetto alle grandi economie europee, come si evince da questo grafico:

Eurostat: costo del lavoro totale orario, anno 2010

L’Italia si colloca al di sotto della media della zona Euro. E’ quindi privo di fondamento l’assunto che le imprese italiane paghino il lavoro più di quelle delle economie avanzate europee, ad eccezione della sola Gran Bretagna (dove è particolarmente bassa la componente degli oneri sociali).

Produttività

Il quadro è ribaltato invece quando si considera la produttività. Qui mostreremo la produttività come calcolata dall’OCSE, Prodotto interno lordo (in Euro) per ora lavorata:

OCSE: Produttività (Pil in euro / ore di lavoro) a prezzi costanti

Come si può notare, la produttività italiana risulta bassa in valore assoluto e stagnante, quella Greca è addirittura calante, mentre tutte le altre sono crescenti, sia pure con inclinazioni differenti.

In altre parole, l’Italia è un paese fermo da molti anni. La sua produzione, intesa nel senso più generale, è rimasta poco remunerativa, mentre i partner europei hanno saputo migliorare la capacità di produrre reddito.

Da notare che nel 2003 è intervenuta una significativa modifica del mercato del lavoro, con l’introduzione di nuove forme di lavoro flessibile, ampiamente sfruttate dalle imprese. Ciò però non ha avuto effetti significativi sulla produttività del lavoro.

Conclusioni

Mentre il dibattito pubblico appare tutto concentrato sulla riduzione delle tutele del lavoro, le cui conseguenze più immediate sono il contenimento salariale e l’aumento delle ore di lavoro effettive, i dati mostrano invece che le politiche sinora adottate in questa stessa direzione non hanno avuto l’effetto di ridurre il gap di produttività rispetto alle potenze economiche europee e si sono pertanto dimostrate del tutto inefficaci rispetto agli obiettivi enunciati.

Come abbiamo già evidenziato, il problema della bassa produttività italiana non può addebitarsi al fattore lavoro, che anzi risulta maggiormente a buon mercato che altrove.

Secondo l’UE “la crescita della produttività dipende dalla qualità del capitale fisico, dal miglioramento delle competenze e della manodopera, dai progressi tecnologici e dalle nuove forme di organizzazione.”

Le cause probabili delle scarse performance italiane andrebbero ricercate nella scarsa “produttività del capitale”, vale a dire dei mezzi di produzione, intesi nel senso più ampio, obsoleti o sottoutilizzati, così come nella frammentazione del capitale in moltissime microimprese che non riescono a realizzare quelle economie di scala e quell’innovazione di processo e di prodotto che permettono una maggiore competitività delle stesse e nella specializzazione produttiva. Non sorprende quindi la bassa qualificazione dei lavoratori richiesta nel nostro paese dal tessuto produttivo, che abbiamo già evidenziato in passato.

La discussione pubblica si sta quindi svolgendo sul lato sbagliato dei fattori produttivi. Riforme che tendessero a precarizzare ulteriormente il lavoro e/o ridurre i salari effettivamente percepiti, non avrebbero probabilmente impatti positivi sulla produttività, come non li hanno avuti in passato, mentre risulterebbero nocive sul lato della domanda aggregata.

FONTE :  http://keynesblog.wordpress.com/2012/02/27/italia-paese-dai-bassi-salari-una-lettura-ragionata/

Pubblicato in: CRONACA

Il vergognoso sondaggio di Libero: Luca Abba’ fulminato mentre protestava se l’è meritata ?


 Non solo è gravissimo che un giornale metta online certi sondaggi ma è ancor piu’ grave che, nel momento in cui vi scrivo, quasi il 60 % dei votanti abbia votato che se l’è meritata.

Questo è il link del sondaggio: http://www.liberoquotidiano.it/sondaggio.jsp?idsondaggio=624&idvoto=1814

Naturalmente, quelli de Il Giornale, invidiosissimi di cotanto cretinismo, non hanno voluto essere meno cretini dei cugini di Libero

Pubblicato in: berlusconeide

Ecco perchè Berlusconi non andrà mai in galera.


di Gio’ Chianta

 

-6 reati estinti per avvenuta prescrizione.

-2 amnistie

-2 assoluzioni perché il fatto non costituisce piu’ reato

-7 assoluzioni

-8-archiviazioni

-2 condanne in primo grado (per anni totali 8 di reclusione)

– 1 condanna in secondo grado (per anni 4 di reclusione)

-2 procedimenti in corso non ancora arrivati a sentenza di primo grado 

 Silvio Berlusconi non andrà mai in galera, perché in Italia, un uomo capace di potersi fare delle leggi per non finire in galera, inevitabilmente, non andrà mai in galera.

L’avvenuta prescrizione sul caso Mills rappresenta la vittoria delle leggi ad personam, esattamente della ex Cirielli, che ha abbassato i termini di prescrizione. E’ pur vero che la prescrizione di un reato non vuol dire che un imputato sia ne’ colpevole ne’ innocente, vuol dire semplicemente che un reato, dopo un determinato periodo di tempo, si estingue. Nel caso di specie pero’, la Cassazione ha stabilito che l’avvocato inglese Mills è stato corrotto per favorire Berlusconi, da cio’ ne consegue che il corruttore sia Berlusconi. Ma la ex Cirielli ha salvato B, il quale potrebbe pure rinunciare alla prescrizione. Ma credete mica che uno che ha messo su tutto questo casino per non finire in galera rinunci alla prescrizione in un procedimento penale nel quale ha la certezza di essere condannato ? Smettiamola di credere alle favole.

Altre leggi ad personam hanno salvato B, come la riforma degli illeciti penali ed amministrativi delle società commerciali decisa col Dlgs 61/2002 emanato dal governo Berlusconi II. Detta piu’ semplicemente, il falso in bilancio venne depenalizzato dallo stesso Berlusconi e conseguentemente nei processi in cui B era imputato per falso in bilancio venne assolto per intervenuta modifica della legge, il fatto non costituisce piu’ reato.

Come ho riportato sopra, B è stato piu’ volte assolto. In un procedimento penale grazie anche alla falsa testimonianza di Mills. Tante archiviazioni e poi ci sono le falle del sistema giudiziario: indulti e amnistie.

Io, da sempre, sono contrario all’estinzione dei reati e/o delle pene perché credo che la certezza delle pena dovrebbe essere il punto cardine di ogni sistema giudiziario. L’amnistia è normata non solo dall’art. 151 del c.p. ma anche prevista dalla Costituzione. Percio’, piaccia o non piaccia è la stessa Costituzione che in due occasioni ha salvato l’imputato B.

 In Italia, il sistema giudiziario non funziona: perché la Giustizia è lenta, lentissima ad arrivare ad una sentenza, è la colpa non è dei magistrati ma della politica che non ha mai voluto attuare una riforma della Giustizia che potesse rendere piu’ veloci i processi: con piu’ risorse, piu’ personale e con meno reati ridicoli che vanno a bloccare i Tribunali. Evidentemente una Giustizia che funziona non piace a molti, soprattutto a coloro che temono di andare dietro le sbarre.

Le vicende giudiziare di B sono molto importanti perché rappresentano benissimo le tante storie di ingiustizia che si verificano ogni giorno in questo Paese. Sarebbe stato importante  condannarne uno, il piu’ noto, per educarne milioni al rispetto della legalità. L’impunità di B è invece altamente diseducativa e come abbiamo visto non è solo “merito” di B ma anche della Giustizia che non funziona, delle pseudo opposizioni sempre molto permissive, passive e a volte colluse, colpa dei tanti italiani che hanno sempre sostenuto B sempre e comunque, colpiti da una sorta si rara forma di Sindrome di Stoccolma e perfino della Costituzione italiana.

 Due cose sono certe nella vita, la certezza che prima o poi dobbiamo morire e la certezza che l’impunito  Berlusconi non andrà mai in galera. Alla certezza della morte, in quanto fenomeno naturale, è piu’ facile rassegnarsi, rassegnarsi alla certezza che vivere onestamente sia inutile è molto piu’ difficile.

Pubblicato in: CRONACA

PELLEGATTI: “CONTE MALATO MENTALE”; “TESTA DI CAZZO”.


Premesso che il tiro di testa di Muntari era entrato di un metro,  che il gol di Matri non doveva essere annullato e premesso che se fosse stato un incontro di pugilato ( e non ci siamo andati molto lontano) avrebbe vinto sicuramente il Milan ai punti, diciamo pure che nulla giustifica certe esternazioni. Pellegatti, il telecronista ufficiale di casa Berlusconi, non brilla ne’ per stile ne’ per eleganza. In quanto giornalista dovrebbe un tantino vergognarsi lui, dovendo avere una certa deontologia professionale, deontologia che non sa nemmeno dove stia di casa comportandosi come il peggiore degli ultras.

Pubblicato in: CRONACA

IMU


Nonostante le posizioni possibiliste espresse da alti esponenti della Chiesa italiana, cresce il malcontento negli ambienti ecclesiastici per l’imposizione dell’IMU sugli innumerevoli immobili di proprietà della Chiesa.

Trapela, da fonti vaticane, anche una risentita presa di posizione del pontefice:

Pubblicato in: berlusconeide

Berlusconi prescritto grazie ad una legge ad personam ma non assolto= colpevole ma impunito, come sempre.


Stupirsi di questa sentenza ? Direi di no, perchè se uno con diversi procedimenti penali a suo carico “scende in campo” per salvare le sue aziende dal fallimento e soprattutto per non finire in galera scrivendo una miriade di leggi ad personam necessariamente non finirà in galera. La sentenza di oggi è molto emblematica: se tu pensi di essere innocente non senti la necessità di dover fare delle leggi per difenderti da altre leggi, viceversa, se tu pensi di essere colpevole farai di tutto per sfuggire alla Giustizia. Silvio Berlusconi sarebbe stato dichiarato colpevole se un Parlamento di corrotti non avesse scritto una legge come la ex Cirielli. Oggi non ha vinto la Giustizia ma la legge ad personam. Di questo dobbiamo sentitamente ringraziare le pseudo opposizioni ai governi Berlusconi e tutti gli italioti che hanno votato, votano e voteranno sempre per Berlusconi, la prossima volta magari per mandarlo al Quirinale.

Pubblicato in: abusi di potere, cultura, diritti, libertà, violenza

Imputata


La madre di Aldrovandi da vittima a imputata

Federico Aldrovandi, morì a 18 anni, il 25 settembre 2005, dopo una colluttazione con quattro agenti di polizia, già condannati per la sua morte. La madre Patrizia Moretti il 1 marzo sarà in un’aula del tribunale di Mantova come imputata di diffamazione nei confronti della pm che condusse le prime indagini. A processo anche i giornalisti della Nuova Ferrara che seguirono il caso.

http://lanuovaferrara.gelocal.it/cronaca/2012/02/24/news/processo-per-le-critiche-alla-pm-guerra-1.3214406

DAL SUO BLOG

il primo marzo inizia il processo a Mantova.  Ho già avuto diverse querele da parte dei responsabili della morte di Federico.  Finora sono state archiviate.

Molte querele partite da funzionari della questura di Ferrara hanno investito persone che commentavano sul blog.  Querele provenienti  da taluni funzionari di polizia responsabili delle indagini. Questore Elio Graziano incluso. In molti per la paura di un processo hanno patteggiato e pagato loro dei soldi. La gente normalmente teme i Tribunali, si sa.

I miei avvocati hanno dovuto rispondere al loro Ordine per richiami partiti dal vertice della Procura ferrarese.

La stessa procura che chiese l’identificazione dei giornalisti e dei direttori di quelle testate che parlavano del caso Aldrovandi.

Poi nel 2010, dopo due gradi di giudizio e condanna per omicidio, dopo le sentenze per i depistaggi e, in tutte queste, il riconoscimento che indagini e prove sono state sottratte alla giustizia nei primi mesi dopo la morte di Federico, arriva la querela della dott.ssa Mariaemanuela Guerra, primo pm incaricato del caso Aldrovandi,  a La Nuova Ferrara e a me : diffamazione. E richiesta di risarcimento milionario al giornale.

Iter fulmineo della querela e rinvio a giudizio.

Le medesime dichiarazioni le ho rilasciate a 100 giornali e siti web, radio, tv e documentari. Solo la Nuova è sotto processo. Come mai?

Basta guardare gli articoli che la querelante ha allegato.  Gli argomenti sono due distinti: il caso Aldrovandi, il caso Bad Boys: giovani della Ferrara bene accusati di spaccio di stupefacenti, uno di questi è il figlio della pm.  Condanne in primo grado, non so a che punto siano i gradi di giudizio ad oggi.

Quasi non riesco neanche più ad essere arrabbiata, sono soprattutto triste, delusa, affranta da tutto questo. Ma questo è niente rispetto all’assenza di Federico.

ma che cosa si vuole dimostrare con questa querela? Ormai tutti sanno come sono andate le cose.  E’ scritto su almeno 3 sentenze e in 6 anni di cronaca.

Basta.

Non capisco, davvero non capisco dove si voglia arrivare con le querele per diffamazione a carico della famiglia della vittima, a carico di chi scrive un commento o di chi pubblica un articolo.  Forse cambierà la realtà dei fatti? No. L’unico morto è Federico. Vorrei che si avesse rispetto per lui e per la sua giovane vita perduta. Per il dolore di tutti noi.  Per un omicidio che ha assunto una rilevanza sociale proprio perchè insabbiato.

Chi querela ora è un magistrato. Ma cosa si sta cercando? quale giustizia? Non vedo nessuna giustizia in una sua assenza durata mesi.

Amaramente penso che chi querela le vittime non cerchi giustizia, ma affermazione di potere.

http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/

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MAMADOU VA A MORIRE : L’ITALIA CONDANNATA PER I RESPINGIMENTI


La Corte europea dei diritti umani (Cedu) di Strasburgo ha condannato l’Italia per i respingimenti verso la Libia. Era il 6 maggio del 2009, e alle motovedette italiane venne dato per la prima volta l’ordine di invertire la rotta. E di riportare in Libia i naufraghi che avevano intercettato in mare 35 miglia a sud di Lampedusa. Sul molo di Tripoli li aspettava la polizia libica, con i camion container pronti a caricarli, come carri bestiame, per poi smistarli nelle varie prigioni del paese. A bordo di quelle motovedette c’era un fotogiornalista, Enrico Dagnino, che ha raccontato la violenza di quell’operazione. Poi fu censura. In Libia vennero respinte altre mille persone in un anno. Ma nessuno vide. E nessuno si indignò. Fortuna che a Roma uno studio di avvocati non ha mai smesso di crederci, e tramite alcuni buoni contatti in Libia, è riuscito a raccogliere le procure di 24 di quei respinti, undici eritrei e tredici somali. Sono stati loro a denunciare il governo italiano di fronte alla Corte europea. Per essere stati espulsi collettivamente e senza identificazione, per non aver avuto il diritto a un ricorso effettivo davanti a un tribunale, e per essere stati respinti in un paese terzo, la Libia di Gheddafi, dove sono stati incarcerati in condizioni inumane e degradanti e in alcuni casi sottoposti a torture.

Quei due avvocati sono Anton Giulio Lana e Andrea Saccucci. Oggi raccolgono il frutto del lavoro di quasi tre anni di processo. La Corte europea ha riconosciuto la colpevolezza dell’Italia e ha condannato il governo a risarcire con 15.000 euro di danni i ricorrenti, due dei quali nel frattempo sono morti annegati tentando di nuovo la traversata. Una condanna importante, che però lascia senza risposta due domande fondamentali. Che fine hanno fatto i mille respinti del 2009? E che conseguenze politiche avrà la sentenza, visto che in Libia è cambiato tutto?

Le storie dei 24 ricorrenti le avevamo già raccontate due anni fa. Ma nel frattempo in Libia c’è stata una guerra e oggi c’è da chiedersi dove si trovino loro e gli altri mille respinti. La stessa domanda che si sono fatti Andrea Segre e Stefano Liberti, autori del nuovo documentario “Mare chiuso“, che sarà presto distribuito in tutta Italia con la sperimentata diffusione dal basso che in passato ha permesso di far circolare il film “Come un uomo sulla terra“. In “Mare chiuso”, sono andati a cercare i respinti di un altro respingimento, quello effettuato dalla Marina militare il 30 agosto 2009. E hanno scoperto che alcuni di loro sono nei campi profughi di Shousha, al confine tra Tunisia e Libia. Altri sono arrivati in Italia con gli sbarchi di metà 2011, mentre a Tripoli c’era la guerra. Altri ancora sono morti annegati, nei tanti, troppi naufragi che sono accaduti quest’anno in frontiera.

L’Italia non è l’unico Stato ad avere effettuato respingimenti. La Grecia respinge in Turchia, la Spagna respinge in Marocco e in Mauritania. Eppure l’Italia è l’unico paese ad aver collezionato una condanna così forte. Sarebbe banale dire che è la giusta condanna alle politiche xenofobe dei Berlusconi e dei Maroni. Sia perché l’accordo sui respingimenti porta la firma del governo Prodi e dell’allora ministro dell’interno Amato. Sia perché fino alla fine del 2010 la Commissione europea e Frontex stavano lavorando a un accordo quadro con Gheddafi proprio sul tema dell’immigrazione. Tutto questo in realtà dà un peso politico ancora maggiore alla sentenza della Cedu, che di fatto boccerebbe tutte le politiche europee di controllo delle frontiere. Se non fosse che…

Se non fosse che nel frattempo Gheddafi è stato ucciso e il suo regime sostituito da un governo transitorio tutt’altro che ostile verso le Nazioni Unite e le convenzioni internazionali. La Libia di oggi non è la Libia di ieri. Certo ci sono ancora episodi di torture in carcere e di morti sospette. Ma a differenza di prima iniziano a diventare l’eccezione anziché la regola. Tutta la società lavora per la costruzione di un paese fondato su uno Stato di diritto. E lo svolgimento delle elezioni amministrative a Misrata la settimana scorsa sono un buon esempio in questa direzione, come pure la formazione di decine di partiti politici, centinaia di testate giornalistiche e di associazioni culturali e sociali. In questo quadro di rinnovamento, c’è da aspettarsi che cambierà anche l’approccio al tema immigrazione. 

Sono stato un mese fa a Tripoli e a Kufra ed ho avuto modo di verificare di persona come per la prima volta in Libia le Nazioni Unite hanno accesso regolare nelle prigioni, e come per la prima volta in Libia si stia distinguendo tra richiedenti asilo politico e non. A Tripoli un’associazione caritatevole libica gestisce un centro di accoglienza ricavato nelle casette abbandonate degli operai del cantiere della stazione del treno di Tripoli, bloccato da quando è iniziata la guerra. Ci vivono circa 700 somali, sono tutti entrati dal deserto di Kufra negli ultimi mesi, senza documenti, e da Kufra sono stati rilasciati in quanto ritenuti rifugiati politici. Così con una sorta di attestato rilasciato dall’associazione che gestisce il campo, sono lasciati liberi di circolare e di lavorare in Libia.

Gli stessi funzionari delle Nazioni Unite ci hanno detto che il governo transitorio è molto più disponibile a collaborare di quanto non fosse il regime. E allora c’è da aspettarsi che presto la nuova Libia firmi la Convenzione di Ginevra sui rifugiati, probabilmente appena ci sarà un governo legittimato dal voto popolare, le elezioni sono previste a giugno 2012. E a quel punto sarà ritenuta tecnicamente un paese terzo sicuro. Con lo stesso ragionamento che si applica oggi alla Turchia quando la Grecia vi respinge qualcuno. E con qualche accortezza i respingimenti potranno riprendere. Ad esempio basterà non prendere i naufraghi a bordo delle motovedette italiane, e lasciare fare il tutto ai mezzi libici purché in acque internazionali, restando così fuori dalla giurisdizione europea. 

Insomma la sentenza della Corte europea rischia di avere un valore più storico che politico. Di condannare una pratica del passato, mentre tutti sono al lavoro per ripetere le stesse politiche nel presente. Con un soggetto politico nuovo, la Libia del dopo Gheddafi, e con condizioni materiali migliori. Perché non c’è dubbio che con l’apertura delle prigioni libiche alla stampa, alle organizzazioni internazionali e alle ong, le condizioni di detenzioni stanno migliorando molto.

L’ho visto personalmente anche a Kufra, dove il vecchio infernale campo di detenzione è stato sostituito da una sorta di centro di accoglienza, con le camerate ricavate nei vecchi uffici di un commissariato dato alle fiamme durante la rivolta, e le sbarre sostituite dalle tendine, con la porta aperta ogni mattina per chi vuole andare in strada a cercarsi un lavoro alla giornata. Il tutto in attesa che da Benghazi arrivi l’ordine di trasferire tutti al nord. I somali, e in alcuni casi gli eritrei, per essere rilasciati come rifugiati tramite le Nazioni Unite. Gli altri per essere rimpatriati. Perché è vero che c’è un trattamento migliore per i somali. Ma per tutti gli altri non ci sono eccezioni. Nigerini, sudanesi, maliani, nigeriani, ghanesi, chadiani, tutti vengono sistematicamente detenuti fino al giorno dell’espulsione, di cui per ora si occupa l’Oim (Organizzazione internazionale delle migrazioni), ai cui programmi di rimpatrio volontario assistito partecipano anche i detenuti arrestati in frontiera senza documenti. 

E questo è il punto. Che cambierà la forma ma non la sostanza. Ovvero che anche una prigione libica con degli standard di detenzione dignitosi, resta una prigione, nella migliore delle ipotesi assomiglierà ai nostri centri di identificazione e espulsione (Cie). E nel ventunesimo secolo non è accettabile privare qualcuno della libertà, sia per una settimana o per un anno, sia in un carcere o in un Cie, perché colpevole di viaggio.

Viaggi che, a dire il vero, non è affatto certo che ricominceranno. Perché è bene sapere che esiste anche questa possibilità. Che dalla Libia non riprendano più le partenze, o almeno non con la consistenza degli anni passati. Certo è vero che in Libia stanno rientrando molti lavoratori da tutta l’Africa, con e senza documenti. Ma l’economia libica ha un grande bisogno della loro manodopera in questo momento di ripresa e di annunciato boom economico per gli anni a venire. Mentre i racconti telefonici che arrivano a Tripoli dall’Italia, degli amici e dei parenti partiti durante la guerra, sono racconti di amarezza e delusione. L’Europa non è più quella di una volta. La crisi, la disoccupazione, il razzismo. Tutti fattori che di certo non incoraggiano a rischiare la propria vita in mare, almeno finché in Libia c’è lavoro.

E in più c’è da dire che, mai come adesso, le autorità libiche stanno puntando a azzerare le reti degli organizzatori delle traversate. E a fermare le imbarcazioni in partenza per l’Italia. Dalla liberazione di Tripoli, ad agosto, fino a dicembre, praticamente non ci sono stati sbarchi, salvo un paio di imbarcazioni soccorse nel canale di Sicilia. A gennaio sono stati fermati circa duecento somali in partenza, tanti quanti quelli giunti a Malta e in Italia nello stesso mese, mentre altri 55 sono morti in un naufragio. E a febbraio non è ancora arrivato nessuno. Sembrano finiti i tempi in cui il regime incoraggiava le reti del contrabbando quando doveva presentarsi al tavolo del negoziato con l’Italia e con l’Europa. Anche se le mafie del contrabbando sanno sempre riciclarsi, se le opportunità di guadagno valgono il rischio. Ad ogni modo sarà la primavera a svelarci i risultati di queste operazioni di contrasto. Quando il mare sarà buono capiremo se la Libia è ancora un corridoio di ingresso sull’Europa. Quel che è certo è che i giovani del sud continueranno a viaggiare, magari su altre rotte verso l’Europa, o magari – sempre di più – verso altre mete in questo mondo di cui l’Europa è sempre meno una centralità e sempre più una periferia decadente.

Il testo della sentenza può essere scaricato qui

MAMADOU VA A MORIRE

Una vera e propria fortezza con dentro, però, un tesoro che può trasformare la sopravvivenza più becera in vita dignitosa. Questa è l’Europa come la vedono migliaia di immigrati clandestini che ogni anno tentano il tutto e per tutto affrontando viaggi che spesso rasentano le file più basse della disperazione. A raccontarlo è chi è andato a trovarli di persona nei loro paesi di origine, per ricostruirne rotte, percorsi, ricatti e naufragi, dato che molte di quelle storie non hanno avuto e continuano a non avere un lieto fine. È questo il meritevole lavoro, quasi certosino, di Gabriele Del Grande, giornalista, fondatore di Fortress Europe, l’osservatorio mediatico sulle vittime dell’immigrazione clandestina. Con il suo Mamadou va a morire (Infinito edizioni), l’occhio del reporter si mescola alla realtà nuda e cruda che l’Europa spesso si rifiuta di vedere. E così, dai deserti della Libia alla miseria del Maghreb con un salto in Senegal e in Turchia, le mappe si sovrappongono unificate da un unico comune denominatore: la miseria. Che dà il coraggio di affrontare viaggi disumani, a bordo di barche inconsistenti o dentro carichi stipati di merci e di uomini.

Dal 1988 più di 12.000 giovani sono morti, così, tentando di espugnare la fortezza Europa. Morire di frontiera, come è stato definito questo stillicidio pressocché quotidiano, è diventata una delle cause di morte più alta dei paesi in via di sviluppo che si affacciano sul Mediterraneo. Il titolo del volume scritto da Del Grande trae spunto da una delle tante storie narrate nel libro, quella di Mamadou appunto ma non si fa in tempo a scorgere il suo volto che subito si sovrappone a quello di migliaia di altri. Una generazione in viaggio. Il più delle volte, però, senza ritorno.

Italiani Brava Gente

Le foto di Enrico Dagnino, pubblicate dal magazine parigino Paris Match, sono un reportage straordinario sulla nostra gentile strategia di ‘respingimento’ dei Migranti.

In ossequio a tutti i trattati internazionali, come assicurava  L’ex ministro Maroni. 

Eccoli qui, i pericolosi criminali che assediano le nostre coste e vanno ad ingrossare le fila della malavita che mette a repentaglio la sicurezza dei cittadini italiani (o quella degli anacronistici e generosi padani?).

Bossi, con voce stentorea (avete fatto caso che tutti i leghisti hanno un tono da duri del Far West?), ghigna che lui va tra la gente e sa quali sono le reali esigenze del Paese; mica come quelli della sinistra, arroccati nella loro turris eburnea a registrare la continua perdita di voti, rei di aver aperto indiscriminatamente le porte a tutti i clandestini dell’universo, .

Mi chiedo come mai, in una nazione che compatta chiede sicurezza (da chi, da cosa?), una nazione che negli ultimi 15 anni ha goduto soprattutto delle strategie politiche di Berlusconi&Company, a colpi di sondaggi popolari a pagamento, tema lo spauracchio – vero o indotto – dell’orda clandestina che giunge a depredare le nostre ricchezze e stuprare le nostre donne, e non si preoccupi di combattere la vera criminalità organizzata? Qualcuno, prima o poi, dovrà spiegare perché le mafie mondiali abbiano eletto l’Italia a perfetta sede per il riciclaggio del denaro sporco globalizzato, perché l’esecutivo   continuava ad affossare o rinviare la class action o il vero contrasto ai grandi truffatori ed evasori? Chissà… Credo che combattere questi reati e questi criminali siano azioni molte più concrete per la ‘sicurezza’ dei cittadini.

Poi, se davvero il paese reale, chiede questo tipo di trattamento per i disperati che vengono fatti passare per ‘feroci saladini’, se davvero la maggioranza degli italiani approva il razzismo mascherato da legalità, allora rinuncio volentieri alla cittadinanza italiana per diventare apolide e clandestino.

Sul sito di Paris Match si leggono i commenti dei lettori a queste immagini terribili: “Ignobile”, “Inquietante”, ecco gli aggettivi più gettonati. Anche qualche nostro compatriota lascia la propria testimonianza e dice: “Mi vergogno di essere italiano”.

Se le ‘attenzioni’ rivolte ai migranti rispecchiano il sentimento attuale del Belpaese popolato dalla ex brava gente, allora, come Gaber e Prezzolini, non mi sento, non voglio più essere, non sono italiano.

FONTI  :  http://fortresseurope.blogspot.com/2012/02/la-corte-europea-condanna-litalia-per-i.html#more

http://blog.panorama.it/libri/2008/08/02/mamadou-va-a-morire-rotte-ricatti-e-naufragi-di-migranti/

http://pensierosuperficiale.ilcannocchiale.it/?TAG=paris%20match

Pubblicato in: abusi di potere, ambiente, CRONACA, diritti, libertà, magistratura, politica

Lo Stato contro la Val Susa, con l’alibi degli “anarchici”


di  Dante Barontini

C’è un salto di qualità nella preparazione delle repressione del dissenso. Lo si vede nel linguaggio usato da certe istituzioni, dall’invito esplicito ai media a conformarsi alle direttive che vengono dal Viminale, dall’individuazione di movimenti popolari alla luce del sole come “nemici” da battere e dall’evocazione di “nemici invisibili” per criminalizzare quelli che altimenti non si riuscirebbe proprio ad incriminare.

«Ne discutono tra di loro, vogliono fare il salto di qualità, si parla di assassinio». Antonio Manganelli, capo della polizia, parla per esempio così degli “anarco-insurrezionalisti” per preparare meglio l’assalto alla Val di Susa. E il procuratore generale di Torino, Giancarlo Caselli, ha già fatto sentire il peso di una maxi-inchiesta in stile “anni di piombo” per arrestare un po’ di manifestanti in base a foto che li ritraevano nell’atto di lanciare un sasso. Con la novità – una vera “innovazione”, sul piano giuridico – di teorizzare l’inutilità di verificare se quel sasso avesse poi effettivamente colpito qualcuno. Una sottigliezza da azzeccagarbugli che aggira il nodo fondamentale di ogni accusa penale: la responsabilità è individuale. Caselli inventa invece una specie di “reato associativo” – far parte di un movimento, resistendo a una carica di polizia – consegnando così a qualsiasi repressore una nuova arma. Come se ce ne fossero poche…

 

Ma torniamo ai cosiddetti “anarco insurrezionalisti”. Da un lato la polizia dichiara di mantenere aperta un’attività gigantesca di intelligence. La “Direzione centrale della polizia di prevenzione”, l’ex Ucigos, monitora da 15 anni in maniera capillare qualsiasi movimento. Alcuni giornali mainstream spiegano con dovizia di particolari cosa faccia: “attività di intercettazione, di infiltrazione nei centri sociali, di intelligence con esponenti del movimento che hanno deciso di collaborare dall’interno” (più volte diversi compagni hanno denunciato queste infiltrazioni. In alcuni casi indicando anche per nome e cognome gli “agenti”. Ora arriva la conferma ufficiale, se così si può dire). Più, ovviamente, il web.

Dall’altra, però non si vede un solo arresto, una sola indicazione di “area” riferibile a questo peresunto movimento “organizzatissimo”. I pochi nomi buttati lì (“il centro sociale Askatasuna a Torino e Acrobax a Roma») non c’entrano chiaramente nulla, essendo tutt’altra la loro ispirazione culturale.

Quindi?

Non resta che registrare un’intenzione politica repressiva che lancia una serie di segnali diversivi per giustificare qualsiasi operaazione venga ritenuta “necessaria”. E la resistenza della Val di Susa, per il momento, resta in cima alla lista.

C’è anche un timing da rispettare, spiega lo stesso Manganelli. “Finora per la Tav ci siamo confrontati con forme di dissenso generalizzato, ma siamo alla vigilia delle prime azioni davvero invasive, quelle che porteranno agli espropri. Ora andremo a togliere i terreni, che peraltro sono stati venduti a centinaia di acquirenti, aumentando i destinatari delle notifiche e del dissenso”.

Una nuova fase dei lavori in valle, che prevede appunto l’esproprio dei terreni privati, spesso comprati da persone solidali con la resistenza dei valligiani, viene “accompagnata” da un innalzamento dell’”allarme” in modo da giustificare un attacco (già deciso, probabilmente) contro chi si oppone.

Il pensiero non può che andare alla manifestazione di sabato, in valle. La nostra solidarietà ai valligiani non può che crescere in proporzione.

FONTE http://www.contropiano.org/it/news-politica/item/6998-lo-stato-contro-la-val-susa-con-lalibi-degli-anarchici

Pubblicato in: berlusconeide, cose da PDL, elezioni amministrative, magistratura, MALAFFARE, pd, politica

Il tizio e Uolter: ritorno al futuro


(Rita Pani dal blog Mente Critica)

Così, ieri notte, prima di andare a letto ho dato l’ultimo sguardo ai giornali, e dopo aver letto questo meraviglioso articolo sulla CRONACA POLITICA del Corriere della Sera  mi sono rincuorata. Yuppi! Mi son detta. Si torna alla politica reale, quella vera fatta di passione e di popolo. Sono imminenti le elezioni amministrative, i partiti si ricompattano, contano i danni e riordinano i fili delle nostre esistenze.
 
Reduce dalle numerose giornate della tournee nel tribunale di Milano, con addosso la richiesta di cinque anni di galera, dopo aver nuovamente sputato addosso ai giudici, dopo aver avuto la faccia di culo di chiedere l’intervento del Presidente Napolitano, per impedire l’ennesima persecuzione giudiziaria da parte del Partito dei Giudici Comunisti, dopo aver depredato le ultime risorse dalle casse dello stato, dopo aver demolito tutti i cardini della macchina dello stato, dopo aver devastato la scuola, la cultura, la sanità e il lavoro, dopo aver portato l’Italia in recessione e dopo averla fatta regredire ai livelli medioevali, dopo aver abolito la libertà di stampa e di pensiero, torna il Pdl in tutto il suo splendore, e con delle novità che difficilmente non riusciranno ad irretire il popolo italiano stremato dalla fatica di vivere: “Il nuovo inno!”
 
Mavaffanculo!
 
Niente. Nulla serve a niente. Avete presente una lavatrice in centrifuga, quando il cestello si appresta a compiere gli ultimi giri, prima di fermarsi, e il rumore come un fischio diventa un sibilo e poi si fa silenzio? Ecco, è così che me lo immagino, uscire dalla lavatrice, rimettersi a posto i peli di pube femmineo che gli ricoprono la calotta cranica, scuotersi un po’ per riassestare il grasso posticcio delle guance: “Ed eccomi qua. Son tornato!” tanto ci sarà chi gli batterà le mani.
 
Diciamo la verità – che non guasta mai: non si è messi meglio dall’altra parte, visto che è persino spuntato Uolter che con le sue dichiarazioni ha fatto sorgere nel popolo che attende, dubbi amletici di difficile soluzione: “Monti è una cosa di destra o di sinistra?” Non è ancora dato sapersi, ma quel che si sa è che ora, la politica italiana si impegnerà per conquistare Monti, che ad oggi secondo i sondaggisti, rappresenterebbe la sicura vittoria delle prossime – ipotetiche – elezioni. Uolter quindi, che non è un fesso, ha giocato d’anticipo: “Il governo Monti è di sinistra.” (Puzza! Puzza! Tana libera tutti!)
 
Mavedideannàfanculo!
 
Tornando a bomba: «Noi siamo il Popolo della Libertà, gente che spera, che lotta e che crede nel sogno della libertà»
 
Tuttavia da scrittrice e amante della semantica, quale io sono, non potevo esimermi dal fermarmi a riflettere sulla strofa resa nota dall’articolista del Corriere – uno scoop esagerato –  e trovo che in effetti, il testo sia davvero rappresentativo del momento storico vissuto dal padrone del pdl: gente che spera, che lotta e che crede nel sogno della libertà. Non fa una grinza. Il PM ha chiesto cinque anni di galera, dopo i processo Ruby e quello Mediatrade che vede implicato anche Piertizio… Ci sarebbe la mafia e dell’utri …  sognare la libertà è normale.
 
Pubblicato in: CRONACA

I Nostri figli


La pubblicazione dei redditi dei ministri getta una luce sinistra sul governo, sulle dichiarazione di alcuni suoi membri relativi ai giovani italiani (bamboccioni, mammoni, sfigati) e sulla polemica degli scorsi giorni sulle carriere dei figli dei ministri stessi. Ora mi sembra tutto chiaro e non necessita commentare altro.

 


Pubblicato in: CRONACA

L’ultima trovata di mafiolo per salvare il partito degli impresentabili. Una canzonetta. Un’altra patacca per gli italioti.


 

di Gugliemo Maccione

Mentre tutti i sondaggi lo danno a picco, buona parte degli elettori gli ha voltato le spalle, la stragrande maggioranza degli italiani (dopo averne subito per ben 8 degli ultimi 10 anni il fallimentare modo di governare) ne ha decretato la fine politica, Lui, Mafiolo, che fà, si arrende all’evidenza ? Si avvia dignitosamente verso il viale del Tramonto ?

NO. Assolutamente NO. I suoi interessi economici ed i suoi guai giudiziari non glielo consentono.

Ed allora che fà ?

Se ne inventa una delle sue e tenta disperatamente di risalire la china per conquistare nuovamente lo scettro del potere abbandonato a furor di popolo nel novembre scorso, lasciando l’Italia sul baratro della bancarotta, derisa nel Mondo e gli italiani in uno stato di disperazione assai simile a quello del primo dopoguerra.

E come, con quale strategia pensa ancora di riproporsi ? Con quel faccia, con quale stratagemma ?

Ricorrendo nuovamente a degli interventi plastici ? Facendosi rinfoltire il cranio con il crine di cavallo ? Utilizzando tacchi più alti e magari un abbigliamento intimo più ammiccante ?

Oppure, moralizzando il partito, imponendo a se stesso ed alla sua banda di ladri, nani e ballerine, il rispetto delle regole democratiche e della legalità, chiedendo scusa agli italiani per i danni economici e morali arrecatigli, definendo un programma di governo che rilanci l’economia, lo sviluppo e l’occupazione  e/o, magari, facendo voto di castità  e giurando nuovamente sulla testa dei propri figli che questa volta rispetterà davvero la Costituzione Repubblicana, il Parlamento, forse anche l’Opposizione, la Magistratura, le Istituzioni, la satira e la libertà di stampa ?

Neanche per sogno. Tutto questo non gli passa nemmeno per la testa. Non è nel suo DNA.

Ed allora, come ? In che modo e con quale argomenti pensa di riproporsi senza rischiare il linciaggio e/o, più benevolmente, una marea di pernacchie ?

Con un colpo di genio. Con una di quelle tante mosse ad effetto di cui, da buon imbonitore televisivo. è maestro. Cambiando cioè semplicemente … l’inno del suo partito, che a tanti, ormai, ha rotto i coglioni ed al solo sentirlo si accappona la pelle.

Insomma, con una …. nuova canzonetta.

Se non fosse vero, sarebbe da riderci su. Ed invece, dopo averci meditato per mesi, dopo essersi rinchiuso a riflettere per settimanein una delle sue tante ville insieme al fido Apicella canticchiando e facendo prove sino a tarda notte, è stata proprio questa l’incredibile proposta che ieri, dopo aver radunato i suoi sclerotici e più servili luogotenenti in un castello della Brianza (Alfano, Cicchitto, Gasparri, Verdini, La Russa ed altri) ha loro illustrato, lasciandoli di… stucco.

Naturalmente, di fronte a quello che sembrava uno scherzo, nessuno ha fiatato. Nessuno l’ha contraddetto. Anzi, camuffando sapientemente la loro incredulità, tutti hanno accolto la “straoirdinaria” notizia con sorrisi smaglianti ed inneggiando alla creatività del Capo come pazzi..

Da quel che raccontyano, lo hanno sommerso con i complimenti e, sembra che i più intimi, alcuni biricchini, si sono addirittura permessi di complimentarsi allungandogli delle sonore pacche sulle spalle. Insomma, dando luogo ad uno scenario surreale, a cose dell’altro Mondo.

Ci sono stati i brindisi, le congratulazioni, le foto di famiglia, qualche ripresina televisiva e tante, tantissime risate insieme alla promessa di un nuovo afflato del gruppo dirigente della Cricca, nonchè il rinnovato, giurato impegno dei suo luogotenenti di mettercela tutta per riprendersi al più presto Palazzo Chigi (quindi il potere) ed una nuova, grande rivincita poltica a cominciare dalle prossime elezioni amministrative.

Tutto questo tra caviale, aragoste e fiumi di champagne, mentre altrove, nel Paese reale, migliaia di lavoratori continuano a perdere il posto, rischiano la cassa integrazione, i giovani non lo trovano, i pensionati sono alla frutta e gli esponenti dei partiti dell’ex opposizione, nonostante le loro insufficienze e contraddizioni, cercano di dare soluzione ai problemi più urgenti e gravi del Paese.

Tutto questo, mentre Monti continua a girare per il Mondo per rassicurlo che l’Italia è cambiata (?), e la Fornero continua, senza piangere, a minacciare lo spauracchio dell’art. 18, la Fiom dichiara lo sciopero generale ed i suoi iscritti vengono discriminati dalla Fiat di Marchionne senza che nessuno alzi la voce.

Tutto questo, infine, mentre il Paese è in piena recessione, la stragrande maggioranza delle famiglie italiane è sempre più povera ed arranca per arrivare alla fine del mese, i giovani sono disperati, i pensionati boccheggiano, la Grecia vacilla  tra la salvezza condizionata ed il default ed i suoi cittadini, giustamente esasperati, si ribellano nelle strade delle città e mettono a ferro e fuoco Atene.

Tutto ciò è desolante. Ma questo ed altro LORO sono, quelli del Partito degli “onesti”.

Eppure, incredibilmente, molti degli italioti, magari pure qualche nostro Amico o parente, per anni questi delinquenti  li ha votati, eletti ed incaricati di governare per oltre 10 anni. Mondo boia. Paese di merda.

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20 ANNI FA… “MANI PULITE”


 

“MANI PULITE”:
Storia di una rivoluzione <<italiana>>

3°parte: la <<Repubblica delle Banane>>

4°parte: IL POOL

E’ una <<rivoluzione italiana>>, che inciderà negli anni futuri della storia politica nazionale. “Mani Pulite” è un po’ come la rivoluzione francese: fino al 1789 le cose vanno in un modo, poi, drammaticamente, tutto cambia fino a quando non arriva la Restaurazione a rimettere le cose a posto. Come tante rivoluzioni, anche <<questa>> è piena di eroi, tradimenti, contraddizioni, morti, misteri…

  • Vittorio d’Aiello, avvocato difensore di Clemente Rovati: << volevano sapere: con quale ditta aveva lavorato la sua impresa, quanti lavori aveva fatto, con quali amministrazioni li aveva fatti. Ho capito da quel modo di interrogare, che l’inchiesta si sarebbe sviluppata a cascata>>.

Il primo a presentarsi spontaneamente alla Procura della Repubblica di Milano è Alfredo Mosini, assessore socialista ai Lavori Pubblici di Milano, ex segretario del sindaco Tonioli ed ex presidente dell’ospedale “Fate Bene Fratelli”. Racconta di alcune tangenti per gli appalti di alcuni ospedali milanesi. Dopo di lui, la lista di quelli che parlano si allunga praticamente all’infinito. Le inchieste si moltiplicano, gli affari a Milano e Lombardia sono tanti, come i lavori pubblici. Da molti salta fuori un problema di tangenti, qualcosa di illegale, qualcosa di criminale. Gli appalti del Pio Albergo Trivulzio e di altri ospedali milanesi, per la metropolitana di Milano, per il terzo anello dello stadio di San Siro, la SEA, la società che gestisce gli aeroporti milanesi. L’inchiesta ha un nome vocativo: <<Mani Pulite>>, dalle iniziali dei nomi in codice con cui comunicano via radio il capitano dei carabinieri Zuliani e il sostituto procuratore Antonio Di Pietro: Mike (il capitano dei carabinieri), Papa (il magistrato). Il magistrato da solo non basta, e così il 27 aprile, il procuratore capo di Milano Francesco Saverio Borrelli e il procuratore aggiunto Gerrardo d’Ambrosio creano un pool, un gruppo di magistrati che accentrano un certo tipo di indagini su un certo territorio e condividere informazioni.
Lo stesso sistema che aveva inventato il giudice istruttore Giancarlo Caselli per le indagini sul terrorismo a Torino e che poi aveva applicato il consigliere – capo dell’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo Antonino Caponnetto, per l’indagine su Cosa Nostra. A far parte del pool di Mani Pulite arrivano due sostituti procuratori: uno si chiama PierCamillo Davigo.

  • Pier Camillo Davigo: <<io all’epoca ero già un sostituto anziano, consideravo quasi conclusa la mia esperienza alla Procura della Repubblica. Intendevo chiedere il trasferimento, ed ero molto perplesso anche perché leggendo gli atti mi resi conto subito che le conseguenze immediate del processo sarebbero state esplosive e, di conseguenza, i magistrati che lo trattavano avrebbero passato un sacco di guai. Era una facile profezia. Accadde però che in concomitanza con la mia risposta ci fosse la strage di Capaci, allora io mi vergognai anche solo di aver pensato che potevo passare dei guai. Quindi diedi la mia disponibilità e poi ho passato i guai conseguenti>>.

Il sostituto procuratore Davigo si aggiunge ad un altro magistrato affiancato dal dottor Di Pietro nell’inchiesta di “Mani Pulite”: il sostituto procuratore Gherardo Colombo, che di indagini sulla politica se ne intende. Si è già occupato infatti della P2 di Licio Gelli, una loggia massonica segreta che comprendeva ministri, politici e giornalisti e vertici delle Forze Armate e dei servizi segreti, e dello scandalo dei fondi neri dell’IRI, un’importante azienda di Stato che secondo l’inchiesta sarebbero finiti nelle casse dei partiti di governo. Tutte e due le inchieste erano state trasferite dalla procura di Milano a quella di Roma. Ma questa è un’altra storia.

  • Gherardo Colombo: << Io credo di essere stato in una posizione abbastanza privilegiata per riuscire ad intuire quali sarebbero potuti essere gli sviluppi dell’indagine. Però devo dire che mai e poi mai mi sarei immaginato, alla fine di aprile quando sono entrato, che avremmo scoperto così tanto, che avremmo scoperto un vero e proprio sistema della corruzione>>.

Il sostituto procuratore Di Pietro ne aveva già parlato nel 1991, in una serie di articoli pubblicati da un mensile milanese, <<Società civile>>. Lo aveva chiamato in un modo particolare, il sistema della corruzione che già cominciava ad emergere da allora, prima dell’inchiesta <<Mani pulite>> : l’<<azione ambientale>>. Come se il fatto di pagare, di corrompere e di essere corrotto non fosse più fatto eccezionale in seguito ad una richiesta, ma un fatto normale, come quasi fosse nell’aria,nelle usanze, nei costumi di un certo ambiente.

QUINTA PARTE disponibile dal 23 febbraio

FONTE: http://www.ilgrido.eu/index.php?set=102&blog_tool_id=&local_page=blog&left_local_page=&month=&year=&users_table=&dom_sld=ilgrido&dom_tld=eu&sito_gratis=&sito=&leggi_risposte=1397433


“IL GRIDO FAN’S PAGE”


ADESSOITALIA

Pubblicato in: CRONACA

Il nuovo gioco della Casta: “attacco i piu’ disagiati per difendere i piu’ agiati, cioe’ me stesso”


di Gio’ Chianta

Negli ultimi mesi abbiamo letto diverse dichiarazioni di alcuni rappresentanti del popolo, o per meglio dire, di gente nominata dalle segreterie dei partiti  per ragioni che spesso nulla hanno a che fare con l’impegno politico, a dir poco raccapriccianti.

Tutte queste raccapriccianti dichiarazioni hanno autori diversi ma un unico destinatario: tutte quelle persone che, per colpa della mala politica, sono rimaste ai margini della società, senza prospettive, senza un futuro. Un po’ come se il Sig. Tizio Politico azzoppasse senza alcun motivo il Sig. Sempronio Precario  e poi anziché pentirsi dello scellerato gesto lo prendesse pure per il culo per il suo andamento zoppicante.

Tal Michel Martone ha avuto il coraggio da coniglio di dire: “Chi si laurea dopo i 28 anni è uno sfigato”.

Come prima dichiarazione da vice ministro tale Michel va ad attaccare chi non ha santi in paradiso e percio’ deve mantenersi da solo all’università facendo uno- due lavori. Siccome mentre studi non puoi lavorare e viceversa capita che molti prendano la laurea dopo i 28 anni.

Perche’ non ha detto che gli sfigati dovrebbero essere coloro che si laureano a 22 anni grazie al fatto che il potente papà gli compra tutti gli esami universitari ? Perché non ha detto che non ha senso laurearsi in tempi record se poi il tuo titolo non è spendibile nel mondo del lavoro? Un laureato giovane, oggi, a meno che non sia raccomandato, sarà necessariamente un disoccupato giovane, la laurea è quasi diventata una corsa verso la disoccupazione.

Tal Stracquadanio, diventato noto non per la sue proposte di legge ma per dichiarazioni molto spesso risibili, proprio di recente ha avuto il coraggio da coniglio di dire: “Chi guadagna 500 euro al mese è uno sfigato.”

E’ notorio che, in questo paese alla rovescia, chi guadagna di meno lavora di piu’. Lo testimoniamo i tanti morti sul lavoro che venivano sottoposti a turni massacranti guadagnando 3 euro l’ora.

 E’ assurdo vedere certi soggetti dotati di un grande coraggio da coniglio, che lavorano poco o nulla (andate a vedere le ore che passa un parlamentare in Parlamento) ma guadagnano moltissimo  attaccare chi lavora davvero ed è sottopagato per colpa di una classe politica che non ha mai saputo fare una riforma del lavoro favorevole ai lavoratori.

Capisco che il povero (non certo economicamente parlando) Stracquadanio non possa attaccare chi lavora poco ma guadagna tanto, sarebbe in conflitto di interessi.

E poi c’è il coretto dei “La tutela dei lavoratori non è un tabu’. Anche in questo caso ci vuol proprio un gran coraggio da coniglio per prendersela con chi lavora davvero. Ho come la netta impressione che il termine tabu’, nel caso di specie, si traduca: meno diritti per tutti.

Mentre i veri tabu’, ovvero gli argomenti dei quali non si parla davvero mai sono altri. E’ un tabu’ la lotta all’evasione fiscale.  E’ un tabu’ il taglio dei costi della Casta. E’ un tabu’ la legalità in Parlamento. E’ un tabu’ la concessione per legge di certi diritti a determinati cittadini (per es. le coppie di fatto) e tante altri sono i tabu’.

Piu’ in generale possiamo dire che certa gente dotata di grande coraggio da coniglio sta giocando al gioco “ Attacco i piu’ disagiati per difendere i piu’ agiati, cioè me stesso”

Pubblicato in: cultura, INGIUSTIZIE, LAVORO, politica, scuola, sociale, società

Il massacro dei poveri cristi


I precari sono la razza peggiore del paese
Chi prende una laurea dopo i 28 anni è uno sfigato
La tutela dei lavoratori non è un tabù
“Possiamo anche togliere la cassa integrazione e sostituirla con…
Io non ho mai preso 500 euro al mese; mi sono fatto un mazzo così e chi prende 500 euro al mese è uno che sfigato
Il lavoro fisso è una noia mortale; bisogna cambiare
Quali opportunità? Quale osare? Neppure ci si sposa più per paura di mettere su famiglia, di avere una casa e rischiare di mettere al mondo dei figli. Quale lavoro fisso noioso? Forse quello di alcuni viziosi del potere finanziario? O dei figli di mamma e papà che hanno potuto prendersi (o pagarsi) una laurea e che adesso possono vivere tranquillamente accanto a mamma e papà che sono o sono stati ministri e sottosegretari? Forse quello di alcuni piduisti cicchittari che dal 1976 (in Russia c’era ancora Breznev) non schiodano il culo dalla poltrona? Forse quello dei tanti complici di stragi e assassini di ieri, oggi e domani? Forse quello dei tanti De Pedis? Questi avvoltoi che in nome del profitto politico e finanziario non esitano a massacrare facendosi poi beffe delle loro vittime meritano forse pietà?”. Ermanno Bartoli (barlow), Reggio Emilia

FONTE : http://www.beppegrillo.it/2012/02/il_massacro_dei.html

Pubblicato in: CRONACA, diritti, donna, estero, guerre, INGIUSTIZIE, libertà, PACIFISMO, politica, società

Rossella Urru e i Marò Italiani: Due i Pesi e Due le Misure


Di Rita Pani  (dal blog Mente Critica)

La vita umana? Non sia più un tabù

Forse domani si alzerà qualcuno di quelli che non hanno vergogna, e davanti a un microfono decreteranno la caduta di un altro tabù: la vita umana.

La notte del 22 Ottobre scorso, Rossella Urru, cooperante italiana (sarda) è stata sequestrata nel sudest dell’Algeria da un commando armato. Dopo la rivendicazione del gesto da parte del gruppo che la tiene in ostaggio, avvenuta a Dicembre, della giovane donna, ufficialmente, non si è più parlato. Ufficialmente significa sui giornali o sui telegiornali, perché tranne che nell’immediatezza del fatto, la Farnesina ha sempre taciuto, fedele al vuoto politico e istituzionale che ci circonda.
C’è da dire, o è bene ricordare, che la ragazza in Algeria si occupava della distribuzione del cibo in un campo profughi che trabocca miserabili vite umane. Era andata là in pace, a portare il suo tangibile contributo pacifico.

L’altro giorno, nello svolgimento del loro dovere di guerra in tempo di pace, due militari italiani, pacificamente addetti alla scorta del Dio Petrolio a bordo di una nave battente bandiera italiana, hanno sparato uccidendo due pescatori indiani. Arrestati dalle autorità indiane per omicidio, è scoppiato subito il caso diplomatico, con ben due ministeri impegnati strenuamente giorno e notte per riportare a casa i due eroi. A detta della politica istituzionale italiana, i due militari avevano l’immunità, ed essendo a bordo di una nave italiana, la competenza delle indagini sarebbe della nostra nazione. Ufficialmente se ne parla, sui giornali e sui telegiornali spuntano le foto dei due militari con le loro barbe, la diplomazia fibrilla, e non si lascerà nulla di intentato. Certo rischiano la morte i due, ed è grave.

I due ci erano stati mandati a scortare il petrolio, questo bene così prezioso che ci dà vita. Rossella Urru, invece c’era andata di sua spontanea volontà a dar da mangiare a chi, senza, la vita l’avrebbe persa. Questo probabilmente è il limite che segna il peso e il valore delle vite umane, che non sono tutte uguali – non più – nemmeno rispetto alla morte, che per inciso è il rischio uguale che accomuna i due episodi così diversamente pesanti in questo nostro piccolo e mostruoso paese.

Ed oggi, a guardar bene, altre tre vite se ne sono andate per nulla. Sui social network e sui giornali, rimbalza la morte di tre militari italiani in Afghanistan, anche loro diversi da Rossella Urru, anche loro impegnati in questa strana e inutile operazione di pacificazione attraverso i blindati, le armi e le bombe. Morti per un incidente stradale non saranno fatti eroi, solo disgraziati morti di lavoro. Come tanti di cui presto non si ricorderà né un nome né un volto, che saranno sui giornali solo mezz’ora, per essere poi ingoiati da altre notizie da altri fatti.

So che sono facili parallelismi, che sembra retorica demagogica, ma in fondo è con questo nulla che da molto controllano le menti deboli di chi non ha più voglia di guardarsi intorno. Sui giornali, ancora oggi scrivono parole sulla farfallina inguinale di Belen a Sanremo, che per far vedere le sue mutande invisibili (che vanno a ruba su Internet) ha preso più soldi di quelli che ce ne stanno nel bilancio di un piccolo paese africano. Ma pare che fosse una mossa studiata, per provocare. Che bella provocazione sarebbe stata, quella di mostrare, invece, la foto di una ragazza che la sua vita la rischia in pace. La foto di una donna italiana, che evidentemente non merita l’interesse delle istituzioni perché anziché uccidere dava vita.

FONTE : http://www.mentecritica.net/rossella-urru-e-i-maro-italiani-due-i-pesi-e-due-le-misure/informazione/democrazia-e-diritti/rita-pani/23938/

La storia di Rossella è quella dell’Italia migliore, dei tanti italiani che lasciano il nostro Paese e decidono di dedicarsi agli altri in ogni parte del mondo. Senza guadagnarci nulla: per amore, per passione nei confronti dell’altro e lontani da ogni clamore mediatico.

Con questo appello chiediamo ai media di dedicare spazio alla storia di Rossella, di renderla nota all’opinione pubblica. Chiediamo al governo e al mondo politico di attivarsi per la sua liberazione. E la stessa richiesta la rivolgiamo alla Rai, agli autori e ai conduttori di Sanremo 2012 affinché, anche dal palco del Festival, venga rilanciato un messaggio di attenzione e sostegno nei confronti di questa nostra concittadina: Rossella libera.

MassimoMalerba

L’appello di Geppi Cucciari dal palco di Sanremo

Spazio del Tg3 dedicato a Rossella Urru

Altre info sul sequestro di Rossella sul sito di Articolo 21

FONTE :  http://violapost.wordpress.com/2012/02/17/siamo-tutti-rossella-urru-diffondete-importante/

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MA CHI LO HA DETTO CHE LE PERSONE ONESTE NON ESISTONO ?


Sabato 18 febbraio ho ascoltato alla trasmissione di F. Fazio ” CHE TEMPO CHE FA”  l’ intervista al giornalista Marco Travaglio, che denunciava apertamente la corruzione dell’ attuale classe politica di tutti gli schieramenti. Concordo sul fatto che debbano essere fatte leggi per punire chi delinque, con pene di natura fiscale e anche penale , in quanto ormai la corruzione nel nostro Paese ha raggiunto livelli insostenibili , in particolare in un momento di recessione come quello attuale , ancor piu’ verso coloro che , occupando cariche pubbliche, dovrebbero quanto meno dare il buon esempio. Non concordo invece con la frase di Travaglio che diceva testualmente ” OCCORRE FARE DELLE LEGGI AD HOC PERCHE’ QUANDO SEI IN MEZZO A TANTO DANARO CHE CIRCOLA , SE NON HAI UNA DOPPIA CORAZZA DI ONESTA’ SEI PER FORZA ISTIGATO A RUBARE ….. ” Beh, pensatela come volete ma io mi sento non lusingato ma offeso da questa considerazione, che giudico sbagliata e inveritiera. Personalmente mi ritengo una persona onesta, che paga le tasse che gli spettano, che bestemmia quando prende una multa ma che poi la paga , che non si approprierebbe mai di qualcosa che appartiene ad altri in quanto sa’ che questo sarebbe un furto , cosa che i miei genitori mi hanno sempre insegnato come un qualcosa da non farsi. Se passasse questo ragionamento, allora potremmo dire che chi lavora in banca e’ per forza un ladro, che chi lavora a contatto coi bambini e’ un pedofilo, che chi lavora in un’ enoteca e’ per forza un etilista etc…. Chi e’ onesto lo e’ nel piccolo come nel grande e altrettanto chi non e’ corruttibile. Personalmente non mi sento un ufo e nemmeno una rarita’ , in quanto conosco tantissime persone come me , con difficolta’ economiche ancora maggiori delle mie che stentano nella vita di ogni giorno e che mai si sognerebbero di delinquere. Il peccato deve SEMPRE essere l’anomalia e mai il contrario !!!

GIANLUCA BELLENTANI

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20 ANNI FA… MANI PULITE: LA “REPUBBLICA DELLE BANANE>>


 

“MANI PULITE”:
Storia di una rivoluzione <<italiana>>

2° PARTE:l’acqua minerale e la pallina ghiacciata

E’ una <<rivoluzione italiana>>, che inciderà negli anni futuri della storia politica nazionale. “Mani Pulite” è un po’ come la rivoluzione francese: fino al 1789 le cose vanno in un modo, poi, drammaticamente, tutto cambia fino a quando non arriva la Restaurazione a rimettere le cose a posto. Come tante rivoluzioni, anche <<questa>> è piena di eroi, tradimenti, contraddizioni, morti, misteri…

3°parte: la <<Repubblica delle Banane>>

27 marzo 1992: ancora però non è successo niente. La rivoluzione deve ancora arrivare. La procura di Milano si muove con lentezza e senza chiasso  perché proprio in quei giorni ci sono le elezioni.

  • Antonio Di Pietro: << l’indagine il primo mese e mezzo viaggiò in sordina perché c’erano le elezioni, e quindi cercammo tutti di buttare acqua sul fuoco e di non scoprirci prima delle elezioni per essere accusati di fare una scena politica. Questo a proposito di chi dice che quell’indagine è a fini politici. Noi fino al giorno dopo le elezioni non procedemmo in alcun modo. E’ il giorno dopo le elezioni che procedemmo, non il giorno prima>>.

E’ un’Italia particolare quella in cui sta per scoppiare la rivoluzione. Intanto è il mondo stesso che è cambiato. Nel 1989 è crollato il Muro di Berlino, simbolo della divisione del mondo in due blocchi: quello occidentale e quello sovietico. Quella contrapposizione adesso non c’è più, l’Unione Sovietica non c’è più. Il mondo deve riorganizzarsi: vanno ripensati gli assetti politici ed economici che fino a quel momento avevano garantito l’equilibrio di quel mondo. Cosa Nostra per esempio, che era stata anche un’artefice di quell’equilibrio, si trova ad attraversare un momento di grandi cambiamenti e di crisi. La conclusione del maxiprocesso di Palermo che nel 1992 manda all’ergastolo con sentenza definitiva la Cupola fa capire la Mafia che deve cambiare il suo rapporto con la politica, riorganizzarsi, inventarsi qualcosa. La prima reazione di Cosa Nostra è perfettamente in linea con lo stile dei Corleonesi di Totò Rina che comandano l’organizzazione: la violenza. Il 12 marzo 1992, in piena campagna elettorale, viene ucciso a Mondello, vicino Palermo, uno dei principali esponenti della corrente andreottiana in Sicilia: Salvo Lima. Salvo Lima, definito  in atti giudiziari come un referente politico di Cosa Nostra, viene ucciso da un gruppo di fuoco di Cosa Nostra dei Corleonesi.

  • Claudio Martelli, ex ministro della giustizia: <<perché la svolta è l’assassinio di Salvo Lima? Perché Salvo Lima in qualche modo rappresentava un punto di compromesso, di mediazione, una sorta di ruolo di cerniera che si può aprire ma anche chiudere nei rapporti tra politica, istituzioni siciliane e Cosa Nostra. L’assassinio di Salvo Lima, Falcone lo commentò con me dicendo “adesso può succedere di tutto. Se la Mafia, se Cosa Nostra rompe questo clima omertoso con lo Stato può succedere di tutto.” E difatti è successo di tutto >> .

Uno stato di guerra, di guerra allo Stato, che fa scrivere al settimanale inglese <<The Observer>> che l’Italia sta rapidamente diventando la Repubblica delle Banane in Europa.Le Repubbliche delle banane sono quei Stati sudamericani dove regnano la violenza e il caos. Ma non c’è soltanto Cosa Nostra in quel periodo ad entrare in crisi e a sentire la necessità di ripensare il tutto. C’è l’economia, l’Italia in quegli anni sta attraversando una crisi economica senza precedenti: ad un passo dalla bancarotta, rischia l’esclusione dall’Europa e, per un certo periodo, in settembre, la lira esce dal sistema monetario europeo.
E poi entra in crisi anche la politica, il sistema dei partiti che aveva governato l’Italia fin dal dopoguerra. La DC, il Partito Socialista, il Partito Comunista, il pentapartito, il CAF (l’asse Andreotti – Craxi – Forlani), i governi <<balneari>> che durano una sola estate, il fattore K (escluderebbe i comunisti dal governo perché troppo vicini al blocco sovietico). Insomma, quella che verrà chiamata la 1° Repubblica.
Il 5 aprile del 1992 si tengono le elezioni politiche. Il <<Corriere della Sera>> le chiama le “elezioni terremoto”. L’astensione, che testimonia la disaffezione dei cittadini nei confronti della politica dei partiti, raggiunge il 17,4%. Perdono voti i principali protagonisti della vita politica italiana: la Democrazia Cristiana, tutti i partiti di governo e il PDS ( che ha preso il posto del PCI). Ma, si affermano due partiti nuovi  totalmente estranei al vecchio sistema politico: <<La Rete>>, un movimento politico che ha al centro i temi della legalità e la questione morale, e la Lega Nord, che dallo 0,5% balza all’8,7% su scala nazionale e in Lombardia, con il 25,1% dei voti diventa il primo partito. Le elezioni si tengono il 5 aprile. Il 6 aprile, dalla Procura della Repubblica di Milano, ricominciano a partire gli avvisi di garanzia per gli amministratori ed imprenditori. E’ a questo punto che succede qualcosa, qualcosa di particolare. Perché l’inchiesta potrebbe ancora fermarsi. E’già successo con altre inchieste sulla pubblica amministrazione. Ma questa volta è diverso. L’hanno chiamato l’ <<effetto domino>>: gli imprenditori sanno che i politici stanno parlando oppure  temono che possano farlo, e allora si presentano spontaneamente dal magistrato. E i politici, che vedono gli imprenditori parlare, fanno lo stesso.

QUARTA PARTE disponibile dal 21 febbraio


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FONTE: http://www.ilgrido.eu/index.php?set=102&blog_tool_id=&local_page=blog&left_local_page=&month=&year=&users_table=&dom_sld=ilgrido&dom_tld=eu&sito_gratis=&sito=&leggi_risposte=1396583

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Adriano Celentano forever !


Che dire dei monologhi di Adriano Celentano a Sanremo ? In un mondo artistico italiano dominato da artisti (o presunti tali) “conigli”, tutta gente che non prende mai una posizione per pavidità ed è sempre ruffiana, ruffianissima con tutti, attaccare uno dei pochissimi artisti che ha il coraggio di dire cio’ che pensa sarebbe stato insensato se ci fossimo trovati in un Paese di gente che ha il coraggio di dire cio’ che pensa ma  sensatissimo nel Paese dei ruffiani e dei pavidi per natura o per convenienza: nel “Paese alla rovescia” tutto funziona alla rovescia.  Adriano Celentano è uno dei pochissimi artisti italiani degni di potersi fregiare del titolo di Artista,  non è necessario essere dei suoi seguaci per capirlo, bastava semplicemente ascoltare le canzoni che ha cantato all’Ariston, musiche e testi belli, intensi e coinvolgenti. Quello che ha detto su quel palco puo’ essere condivisibile o meno (per me è condivisibilissimo) ma già il fatto che abbia espresso la sua opinione fregandosene del giudizio di coloro che lo guadavano ci deve indurre a rispettare il Celentano uomo e il Celentano artista.

Sarebbe curioso sapere cosa ne pensate sul contenuto dei monologhi di Adriano…

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20 ANNI FA… “MANI PULITE”: L’ACQUA MINERALE E LA PALLINA GHIACCIATA


                                                                                                               

 

 

 

 

 

 

 

 

“MANI PULITE”:

Storia di una rivoluzione <<italiana>>

1°PARTE: l’arresto di Mario Chiesa

E’ una <<rivoluzione italiana>>, che inciderà negli anni futuri della storia politica nazionale. “Mani Pulite” è un po’ come la rivoluzione francese: fino al 1789 le cose vanno in un modo, poi, drammaticamente, tutto cambia fino a quando non arriva la Restaurazione a rimettere le cose a posto. Come tante rivoluzioni, anche <<questa>> è piena di eroi, tradimenti, contraddizioni, morti, misteri…

2° parte: l’acqua minerale e la pallina ghiacciata

Che tra imprenditori e politici girano soldi e mazzette questo si sa. E si sa anche che ne girano tanti. E questo succede a Milano, dove gli affari ci sono e la gente lavora.
E’ la Milano della fine degli anni ’80, la <<Milano da bere>>. Ma, non solo a Milano, anche nel resto d’Italia c’erano già state incriminazioni di politici ed imprenditori per questioni di soldi . Nell’immaginario della gente, esteso fino a luogo comune, c’era ormai il concetto che la politica fosse una cosa sporca. Ma nessuno immagina quanto e come lo sia. E soprattutto che ci si possa fare qualcosa, che si possa fare la rivoluzione. Perchè se l’episodio di corruzione al Pio Albergo Trivulzio è soltanto un fatto isolato, un caso di malapolitica e riguarda soltanto l’ingegner Mario Chiesa, allora non investe la politica che è sana e pulita. Investe i partiti come il PSI, di cui Mario Chiesa fa parte e di cui allora segretario è Bettino Craxi.
Da un programma televisivo inizio anni ’90:

  • Giornalista: << un ascoltatore chiede: che conseguenze ci saranno alle prossime elezioni dopo la vicenda Chiesa?>>. Bettino Craxi: <<Bè, in questa vicenda purtroppo una delle vittime sono proprio io. Mi preoccupo di creare le condizioni perchè il Paese abbia un governo che affronti gli anni difficili che abbiamo davanti e mi trovo un mariuolo che getta l’ombra su tutta l’immagine di un partito che mai in cinquant’anni nell’amministrazione del Comune di Milano, nell’amministrazione degli enti cittadini non ha mai avuto un amministratore condannato per reati gravi commessi contro la pubblica amministrazione>>.

Intanto il sostituto procuratore Antonio Di Pietro va avanti. Ha esperienza di indagini, esperienza da poliziotto, perchè prima di entrare in magistratura è stato commissario presso la Polizia di Stato. E ha già avuto esperienza di indagini come quella sulla pubblica amministrazione. Così, il sostituto procuratore Di Pietro mette sotto sequestro tutti i conti correnti intestati all’ingegner Chiesa, ai suoi genitori, alla sua segretaria. Anche i conti correnti segreti. Su un paio di questi i carabinieri trovano una decina di miliardi.
Ha metodi da poliziotto Di Pietro, allusivi, ammiccanti ma efficaci. Per far sapere all’ingegner Chiesa che ha scoperto anche i suoi conti segreti in Svizzera gli fa dire dall’avvocato che è finita l’acqua minerale. I conti infatti hanno il nome in codice di LEVISSIMA e FIUGGI. E’ un braccio di ferro quello tra il sostituto procuratore e l’indagato, tra Antonio Di Pietro e Mario Chiesa, che dura per cinque settimane, dal 17 febbraio al 23 marzo. L’ingegner Chiesa è in carcere, ma sa tutto quello che succede fuori: il partito che prende le distanze, i conti segreti che saltano fuori, imprenditori che sembrano disposti a parlare. Non è del tutto vero, ma il sostituto procuratore Di Pietro gli fa credere che sia così. Alla fine, a cedere, è lui: l’ingegner Chiesa.
Per uscire di galera, l’ingegner Chiesa deve parlare. E, infatti parla, e di cose ne racconta parecchie. L’interrogatorio, condotto dal sostituto procuratore Antonio Di Pietro e dal giudice per le indagini preliminari Italo Vitti dura 5 giorni. L’ingegner Chiesa parla del Pio Albergo Trivulzio e degli appalti ottenuti attraverso gare truccate. Anche i metodi per truccare gare d’appalto, per esempio quello della “pallina ghiacciata”: bisogna estrarre a sorte i nomi dei componenti di una commissione che deve giudicare di un affare importante. Ogni nome ha un numero, e sta dentro una pallina contenuta assieme alle altre in un vasetto. La pallina giusta però, quella col nome di un amico, prima di essere messa nel vasetto è stata tenuta in frigorifero, così chi deve estrarla, che è anche lui un amico, la potrà riconoscere e prendere. L’ingegner Chiesa parla anche di altri affari e di altri soldi, e anche di altri amministratori che hanno preso dei soldi per altri affari. Soprattutto però fa il nome di imprenditori e di politici del suo partito, il PSI, ma anche di altri partiti, come la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano che nel frattempo è diventato PDS.
Spiega anche il significato di uno strano registro sequestrato nel suo studio. E’ una specie di libro mastro delle tangenti, e dentro ci sono anche i nomi di due sindaci di Milano: Carlo Tognoli e Paolo Pillitteri, tutti e due del PSI.

TERZA PARTE disponibile dal 19 febbraio

Fonte: http://www.ilgrido.eu


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Parlamento


I tempi attuali sollecitano qualche interrogativo:

Se la Finanza è più efficiente ed efficace della Politica nel governo della nazione, che fine farà il potere legislativo? Perderemo poco considerando la qualità della maggior parte dei nostri politici, ma le nostre istituzioni come ne usciranno modificate?

Dunque, dopo questo governo che fa a meno del parlamento,  sarà ancora possibile parlare di Repubblica Parlamentare?  Probabilmente no,  e dovremo ringraziare per questo Berlusconi,  i suoi tanti elettori e il grande Scilipoti.
E nella prossima legislatura, che ruolo avrà Monti?  Sarà ancora un tecnico portavoce dei “mercati” o assumerà un ruolo più politico?
Salvatore Gioitta
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20 ANNI FA… “MANI PULITE”


  

Oggi, 17 febbraio 2012, a vent’anni dall’avvio dell’inchiesta “MANI PULITE”, iniziamo una ricostruzione dei fatti di uno degli eventi che più hanno influito sulla futura storia della politica italiana.

“MANI PULITE”:
Storia di una rivoluzione <<italiana>>

E’ una <<rivoluzione italiana>>, che inciderà negli anni futuri della storia politica nazionale. “Mani Pulite” è un po’ come la rivoluzione francese: fino al 1789 le cose vanno in un modo, poi, drammaticamente, tutto cambia fino a quando non arriva la Restaurazione a rimettere le cose a posto. Come tante rivoluzioni, anche <<questa>> è piena di eroi, tradimenti, contraddizioni, morti, misteri…

1° parte: l’arresto di Mario Chiesa]/center]

Lunedì 17 febbraio 1992, verso le ore 17:30, a Milano, Luca Magni (giovane imprenditore titolare di una imprese di pulizie di Monza si dirige verso un ufficio interno al Pio Albergo Trivulzio (istituto di ricovero per anziani indigenti della metà del ‘700, che conta migliaia di dipendenti ed è un patrimonio storico – immobiliare della città). L’ufficio è quello del Presidente della struttura. Magni è nervoso, qualcosa lo inquieta. A mezz’ora dal suo arrivo viene ricevuto dal Presidente dell’Istituto, Mario Chiesa, esponente del Partito Socialista a Milano, a lungo assessore del Comune. Ancora una decina di minuti (Chiesa è al telefono) e il colloquio potrà poi iniziare. Ma, intanto Magni si innervosisce sempre più. Finalmente l’ingegner Chiesa posa il telefono e lo riceve. Magni gli consegna una busta con dentro 7 milioni di lire, e comunica a Chiesa che il resto (7 milioni di lire, dunque in totale 14) arriverà <<fra una settimana>>. <<Bene, a posto così>> dice Chiesa.
A questo punto il signor Magni tira un sospiro di sollievo. Ciò che doveva fare l’ha fatto. Ma non per i soldi, quello l’ha già fatto altre volte. Nella tasca ha una penna molto particolare: è un registratore, mentre la valigetta che si era portato con sé ha una telecamera.
Appena esce dall’ufficio del Presidente dell’Istituto fanno irruzione i carabinieri che sequestrano la busta con i soldi: << questi soldi sono i miei>>, dice l’ingegner Chiesa. <<No>>, dicono i carabinieri, <<questi soldi sono nostri>>.
Cosa era successo? Il signor Magni si era stancato di pagare per lavorare. O meglio, non ce la faceva più. Per ottenere l’appalto delle pulizie al Pio Albergo Trivulzio, il signor Magni aveva versato all’ingegner Chiesa una quarantina di milioni in due anni dentro buste bianche. Il 10% dell’appalto. Troppo.

  • Luca Magni: <<ho denunciato quel fatto per un motivo. La mia azienda non ha possibilità di lavorare in nero perchè abbiamo appalti in cui dobbiamo solo fatturare per cui mi ero trovato nella condizione di dover tirare fuori dalla cassa della azienda dei soldi in nero per poter “lavorare”>>.

Così il signor Magni va dai carabinieri, che lo portano dal magistrato che lo convince a collaborare. Lo riempiono di microfoni e videocamere, gli danno 7 milioni in banconote firmate sia dal capitano dei carabinieri sia dal magistrato (vogliono essere sicuri), e lo mandano dall’ingegner Chiesa, che cade nella trappola e finisce a San Vittore, in carcere (concussione).
A coordinare l’inchiesta che ha portato all’arresto di Mario Chiesa è un sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Milano, che si chiama Antonio di Pietro. All’operazione non ci è arrivato per caso, soltanto con la denuncia del signor Magni. Stava già indagando da tempo sul Pio Albergo Trivulzio, e anche su Mario Chiesa, per una querela per diffamazione contro un giornalista che aveva pagato di affari sporchi all’istituto Di strani affari, di storie di tangenti, il sostituto procuratore Di Pietro se n’era già occupato anche prima.

  • Antonio Di Pietro: << lo so, che la vulgata popolare racconta di un sequestro di 7 milioni di lire, preso al mariuolo Mario Chiesa mentre lo riceva da un certo Magni, imprenditore delle pulizie del monzese. In realtà, quel fatto, quella sorpresa in flagranza, è la chiavetta di accensione di una macchina d’indagine che, è stata costruita, artigianalmente ma professionalmente, nel corso degli anni, nel corso del tempo, modellata e modulata per comprenderne la carenatura migliore. Costruita la macchina dell’indagine si cercava la chiavetta di accensione. Tradotto, che la Milano da bere fosse un insieme di grande potenzialità, di grande prospettiva e sporchi affari, lo si sapeva da tanto>>.

SECONDA PARTE disponibile dal 18 febbraio…

FONTE: http://www.ilgrido.eu


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Vivere da Partigiani


 

“Io vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.” (A.  Gramsci)

Io sono ribelle per nascita, non e’ un merito o un atteggiamento che ho ottenuto vivendo o entrando nell’adolescenza. Ero ribelle a due anni, lo sono adesso e lo sarò a sessanta, se essere ribelli significa cercare giustizia, benessere e progresso. E’ una mia proprietà intrinseca presente dalla nascita, presente nel mio corpo e in ogni sua cellula che istante dopo istante si rigenera a suon di ciò che mi circonda.

Ciò che mi circonda, perlopiù, e’ l’indifferenza della gente che giorno dopo giorno si adatta ai dettami di una società come fosse una religione, dimenticando se stessa e dove voleva andare, lasciandosi oziosamente guidare dai voleri di chi (per nascita o per fortuna) si e’ ritrovato a gestire un paese a suo completo interesse e comodità. E più trovo indifferenza sul mio cammino, più le mie cellule si ribellano, si contorcono, mi ordinano di agire e cambiare il mondo, che cambiarlo può farlo chiunque, che la storia ne e’ piena di esempi.

Gli indifferenti, invece, nella storia trovano altri esempi, quelli che fanno comodo a loro. Forse le loro cellule non sono ribelli quanto le mie, perche’ sembrano cogliere sempre e solo ciò che la storia ha di negativo da insegnarci: che i padroni ci sono sempre stati, i poveri anche, e ringraziamo Dio se oggi abbiamo il Parlamento e il Suffragio Universale… come se poi certe cose facciano realmente la differenza.

Io anche ho notato certe cose, perche’ non sono ne’ cieca ne’ ignorante ne’ totalmente sprovveduta. Però le mie cellule tendono a dare maggior importanza a Giordano Bruno e Galileo, Newton e Tesla, Freud, Marx, Nietzsche… a tutti quei personaggi che con impegno e costanza hanno portato avanti le loro idee. Tendo a dare importanza a tutte quelle persone che hanno deviato il corso della storia perche’ lo ritenevano più giusto, alla consapevolezza che nulla succede se non per azione diretta di qualcuno. E saranno le mie cellule, sarà che sono nata in febbraio… ma sento la febbrile necessità di cambiare ciò che mi circonda, di non adattarmi a quello che ho trovato. Sarei una dis-adattata sociale? E’ questa la mia colpa? Il mio merito? La mia incapacità? La mia forza?

Il mio cervello non può fare a meno di pensare alla natura dell’uomo, alla sua caratteristica principale: l’uomo non si e’ adattato al mondo, ma lo ha plasmato e sfruttato secondo il suo bisogno. La mia colpa, il mio merito, e’ dunque quello di essere troppo umana? E gli indifferenti a quale astrusa specie a me sconosciuta appartengono? Sono io ad essere troppo umana o sono loro ad aver perso la loro principale caratteristica? Sono stati loro ad averla buttata o qualcuno gliel’ha voluta rubare?

A me hanno provato a rubarla un sacco di volte. E continuano, continuano, ogni volta una persona e un evento diversi, ogni volta con una scusa diversa. E prima perche’ devo finire la scuola e prendere il diploma (chissà poi perche’), e quindi “taci, ignora tutto e stringi i denti” (o, come tradurrebbe qualcuno qui dentro “zitta e continua a prenderlo in culo”). Poi perche’ non e’ possibile combattere tutte le battaglie, a volte bisogna perdere, e chissenefrega se sono tutte vitali, l’importante e’ partecipare. E poi, suvvia, bisogna imparare a rapportarsi con il mondo e adattarsi alla società in cui si vive. Ma e’ proprio un umano chi mi dice tutto ciò? Lo stesso umano che se nella preistoria non avesse trovato un modo per plasmare il mondo, si sarebbe estinto in un batter d’occhi, da un giorno all’altro, senza lasciare traccia della sua esistenza?

No grazie, io non mi adatto. Non mi adatto a questa scenografia da società oligarchica che vuole spacciarsi come l’unica possibile. Non mi adatto al dovere di delegare, no, tanto vale allora che deleghi la mia stessa vita, le mie stesse scelte, le mie stesse passioni, ai capricci del governo di turno. Che mi sparino, allora!

Bergson, nel 1907, scriveva che l’umanità “non sa abbastanza che il suo divenire dipende da lei. A lei vedere prima di tutto se vuole soltanto vivere, o fornire anche lo sforzo perche’ si compia, anche sul nostro pianeta refrattario, la funzione essenziale dell’universo, che e’ una macchina destinata a creare delle divinità.”

Io ho fatto la mia scelta, quella di voler perfezionare questa macchina costi quel che costi. Stringo un patto con me stessa, un patto che probabilmente ho già stretto alla nascita, o in una qualche eventuale vita passata: il patto di non piegarmi, per nessuna ragione al mondo, qualunque fosse il prezzo della mia ribellione. Da oggi sono in guerra, in guerra contro il potere e contro chi gli e’ indifferente. In guerra perche’ l’unico valore su cui posso contare e’ la mia vita, ed e’ questa la posta in gioco di questa guerra: un bene troppo prezioso per accettare compromessi.

N.B. la scrivente e’ consapevole che su tutte le “e” e “perche” del testo non va l’apostrofo ma l’accento. Causa tastiera che fa i capricci, mi devo accontentare dell’apostrofo.

GILDA

FONTE :  http://www.mentecritica.net/vivere-da-partigiani/meccanica-delle-cose/il-futuro-e-nei-giovani/gilda/23797/

Pubblicato in: diritti, economia, INGIUSTIZIE, magistratura, politica, sociale, società

20 anni da Mani Pulite. La democrazia rubata


Corruzione, concussione, finanziamento illecito ai partiti: il sistema di illegalità diffusa che minacciava l’Italia del ’92 è ancora forte, anzi fortissimo. A lanciare l’allarme gli stessi magistrati allora protagonisti di una vicenda giudiziaria clamorosa. Ma se l’emergenza non è affatto finita e occorre tenere alta la guardia, come si fa a ridare legalità e trasparenza all’Italia?

“Mario Chiesa lo sorprendemmo mentre intascava una mazzetta di 7 milioni di vecchie lire. Non era un “mariuolo isolato” come provò a raccontare Bettino Craxi, ma la rotellina di un ingranaggio, Tangentopoli.
Era il 17 febbraio di venti anni fa, iniziava Mani Pulite.
 
In questi vent’anni molti grandi imbonitori della politica e della stampa hanno cercato in tutti i modi di rovesciare la frittata e di far passare quei furfanti per vittime, e quelli che li avevano acciuffati per mostri e cospiratori.
Io non credo che il gioco sia loro riuscito. I politici fanno finta di non sapere chi erano gli onesti e chi i disonesti. I cittadini invece se lo ricordano benissimo e sanno che quella di Mani pulite è stata la più grande occasione persa dal nostro Paese. Già allora l’Italia poteva liberarsi dal cancro della corruzione ma per colpa della politica non ci è riuscita.
Il prossimo 17 febbraio a Milano l’Italia dei Valori organizzerà una grande iniziativa insieme a giornalisti, magistrati, esponenti della società civile per ricordare quegli eventi: l’inizio di Mani pulite.
Non lo faremo per celebrare il passato, ma perché l’Italia ha bisogno di ritrovare nuova energia per cambiare strada e liberarsi dalla malattia della corruzione che la sta distruggendo.”
 
ANTONIO DI PIETRO  
 
 

Intervista a Piercamillo Davigo di Rossella Guadagnini

“E’ l’oblio dei misfatti che lentamente consuma la libertà delle istituzioni”. A dirlo è Piercamillo Davigo, dal 2005 giudice di Corte di Cassazione, nel ’92 pm del pool milanese di Mani Pulite, guidato da Francesco Saverio Borrelli, con Gerardo D’Ambrosio, Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo e Francesco Greco. A vent’anni di distanza contro l’oblio dei misfatti, di quello che è stato, si susseguono dichiarazioni e bilanci dei protagonisti di allora sull’inchiesta che scosse l’Italia e il sistema dei partiti dalle fondamenta. Lo stesso capo dello Stato, Giorgio Napolitano, in questi giorni ha detto che nella lotta alla corruzione occorre “un impegno legislativo, politico e culturale che deve essere innanzitutto profuso dalle autorità centrali e locali. Sono certo – ha poi aggiunto – che il governo si muoverà con decisione e convinzione”.

In quegli anni furono cinque le formazioni che letteralmente scomparvero dalla scena politica. Il partito di maggioranza relativa dei democristiani e altri quattro: socialisti, socialdemocratici, repubblicani e liberali. Tre di queste formazioni avevano più di cento anni, ricorda Davigo nella prefazione al volume “Mani Pulite. La vera storia, 20 anni dopo” di Gianni Barbacetto, Peter Gomez e MarcoTravaglio, riedito per l’occasione da Chiarelettere. Un terremoto dalle cui macerie nacque la Seconda Repubblica. E ora?

“Ora viviamo una fase di restaurazione. Il sistema politico si è rapidamente ricomposto in forme nuove – risponde il magistrato – pur continuando a calpestare sia la volontà dell’opinione pubblica (aggirando, ad esempio, l’esito del referendum sull’abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti), che le esigenze imposte da istanze istituzionali (come Onu, Consiglio d’Europa, Unione Europea, Fondo Monetario Internazionale, Ocse) di ridare legalità e trasparenza alle istituzioni e al mercato”. La crisi economica che oggi come nel 1992 grava sul Paese probabilmente “ridarà slancio a iniziative serie per ridurre la corruzione e, di conseguenza, a una repressione più incisiva. Ma tanti anni sono passati invano ed è necessario ricominciare dall’inizio a fronteggiare questi fenomeni”.

Davigo lei sottolinea l’importanza della memoria, che ci permette di ricordare quanto è accaduto. Mani Pulite è una ricorrenza ‘celebrativa’ o qualcosa più di un anniversario?
E’ soprattutto un’occasione per ricordare quali dimensioni ha realmente la corruzione e quali danni ha fatto e continua ad arrecare all’Italia. Secondo gli indici di percezione della corruzione il nostro continua a essere un Paese gravemente corrotto, ma le condanne sono scese a un decimo, rispetto al passato. E’ questo il frutto dell’attività della politica, che non solo non ha cercato di contrastare la corruzione, ma spesso ha contrastato indagini e processi.

Lei di recente ha detto che “la corruzione non può essere il costo della democrazia. E’ una balla. Così la democrazia ce l’hanno rubata”.
“In Italia ci sono meno condanne per corruzione che in Finlandia, il Paese meno corrotto del mondo secondo una classifica di Transparency International, mentre noi siamo in fondo alla lista. La corruzione è simile alla mafia, un fenomeno seriale e diffusivo. Quando qualcuno viene trovato con le mani nel sacco, di solito non e’ la prima volta che lo fa. Della mafia ha tre caratteristiche: la sommersione, il contesto omertoso, una cifra ‘nera’, ossia la differenza tra delitti commessi e quelli denunziati. In più le leggi vigenti rendono difficile scoprirla e reprimerla.

Tutti i dati indicano che nel 2012 la corruzione non è inferiore a quella di 20 anni fa: anzi, probabilmente è cresciuta. Eppure una ‘Mani Pulite 2’ non c’è: come mai?
Non basta la corruzione diffusa a far reagire l’opinione pubblica. Le indagini giudiziarie hanno maggior impatto nei periodi di recessione. Peraltro ciò che accadde nel 1992 era anche frutto di un forte scollamento tra il mondo della politica e l’opinione pubblica. Anche oggi sembra esserci questo scollamento e infatti vi è un governo tecnico. L’opinione pubblica invece sembra rassegnata.

Chi sono oggi i corrotti e chi i corruttori?
In parte gli stessi, in parte sono mutati. I partiti politici oggi, da un lato, hanno ingenti disponibilità erogate dallo Stato, dall’altro sono molto più fluidi che in passato: vi sono continue separazioni, fusioni, passaggi dall’uno all’altro schieramento. Quanto agli imprenditori, accanto ad aziende strutturate, ve ne sono altre che sembrano ruotare solo intorno all’imprenditore, affidando poi quasi tutta l’attività produttiva in subappalto. Inoltre, molta parte dell’attività amministrativa è affidata a società di diritto privato, con la sostituzione del contratto all’atto amministrativo. Tutto questo rende ancora più difficile la scoperta e la repressione della corruzione.

In commissione alla Camera c’e’ un disegno di legge anticorruzione, ritenuto da molti insufficiente. Quali elementi, a suo avviso, dovrebbero essere rafforzati?
Quel disegno di legge ha poco a che vedere con i veri problemi relativi alla repressione della corruzione. E’ necessario riscrivere le fattispecie penali, abolire la concussione per induzione -come ci chiede l’Ocse- che permette a molti corruttori di evitare la condanna, presentandosi come concussi anche quando traggono vantaggi da patti illeciti. Occorre ratificare la convenzione penale sulla corruzione del Consiglio d’Europa, firmata nel 1999, ma a oggi non ratificata, e infine introdurre i reati da questa previsti come il traffico di influenza e la corruzione privata. E’ indispensabile inserire l’autoriciclaggio e ripristinare norme serie sulle falsità contabili. Tuttavia, data la situazione, forse neppure questo è più sufficiente. Un rimedio potrebbe essere la previsione di operazioni sotto copertura in materia di corruzione, in cui un ufficiale di polizia giudiziaria, simulandosi corrotto o corruttore, potrebbe individuare chi offre o accetta denaro. Negli Usa chiamano queste operazioni “test di integrità”.

Perché in Italia le Authority, preposte al controllo di settori nevralgici dalla finanza alla concorrenza, non hanno ‘scoperto’ alcunché, una funzione assolta invece dalla magistratura inquirente?
Le autorità indipendenti sono organi amministrativi. Possono servire a prevenire reati, non a scoprirli. La scoperta di reati richiede atti intrusivi, quali perquisizioni, sequestri, accertamenti bancari, intercettazioni, rogatorie internazionali, che di solito non sono consentiti agli organi amministrativi, ma richiedono, in base alla Costituzione, alle leggi ed alle convenzioni internazionali, l’intervento dell’autorità giudiziaria.

Lei adesso è giudice di Corte di Cassazione: si sente parte della casta?
Escludo che i magistrati in generale siano membri di una casta. È sufficiente un’osservazione: i magistrati che rubano o colludono con il crimine organizzato, quando scoperti, finiscono in carcere. A mandarceli sono altri magistrati e, abitualmente, i provvedimenti sono confermati proprio dalla Corte di Cassazione.

FONTI :  http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-democrazia-rubata-perche-una-mani-pulite-2-oggi-e-impossibile-intervista-a-piercamillo-davigo/

http://www.italiadeivalori.it/mani-pulite/

Pubblicato in: antifascismo, cultura, guerre, opinioni, pd, politica

Contro il revisionismo storico: noi ricordiamo tutto.


Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava, non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell’Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani

Benito Mussolini
1920

Da quanto nel 2004 l’allora governo Berlusconi introdusse per legge il “Giorno del ricordo” ogni anno il 10 febbraio si ripete lo stesso rituale.
La pressoché totalità del mondo politico svolge la funzione che fino a pochi anni fa era appannaggio esclusivo della destra missina, irredentista e neofascista: organizza seminari, convegni, commemorazioni, non di rado manifestazioni di piazza e mobilitazioni vere e proprie. Buona parte del mondo accademico e di quella che con molta presunzione si ritiene l’élite intellettuale – basta sfogliare in questi giorni i più letti quotidiani nazionali – sale sul carro del vincitore e di tanto in tanto, all’approssimarsi della ricorrenza, dà in pasto all’opinione pubblica nuovi dettagli, nuove cifre, nuove ricostruzioni. Poco importa che si tratti in larga misura di vere e proprie mistificazioni.
Quel che rileva è che il rituale del 10 febbraio, con tutto ciò che muove, è tutt’altro che un rituale stanco e statico. Si tratta al contrario di un rituale dinamico, gravido di conseguenze e di capacità di costruire e a sua volta descrivere un “senso comune” che progressivamente, in questi anni, ha conquistato e conquista forza, valenza e significati che vanno ben oltre le stesse previsioni politiche ipotizzate dai promotori dell’iniziativa di legge.
E allora forse conviene fermarsi a riflettere, e provare a ragionare intorno a questi pochi elementi, che a me paiono di una qualche rilevanza.
Il primo: il “Giorno del ricordo” sceglie di fare i conti con una porzione di storia artificiosamente estrapolata dalle vicende precedenti la Liberazione di Gorizia del 1° maggio 1945. Affronta il tema delle foibe come se fossero un evento sconnesso dalla Storia. Quale storia? Vent’anni di regime fascista che, sul confine orientale, ha corrisposto alla persecuzione nazionalista e razzista di oltre mezzo milione di sloveni e croati che abitavano nei territori divenuti italiani dopo la fine della Prima Guerra Mondiale (divieto di parlare la propria lingua, soppressione delle associazioni slovene e croate, incarcerazione e condanna a morte dei resistenti), con il lugubre epilogo (1941-45) della guerra di aggressione nazifascista alla Jugoslavia e la deportazione nei campi di concentramento (Arbe/Rab, Gonars e molti altri) di migliaia di persone.
Il secondo: lo stesso utilizzo massiccio delle foibe, esattamente all’opposto di quello che si vuole fare credere, è storicamente riconducibile alle persecuzioni e alle esecuzioni di antifascisti (soprattutto slavi ma anche italiani) messe in atto a partire dal 1942 dal fascistissimo e italianissimo Ispettorato Speciale di Polizia per la Venezia Giulia.
Il terzo: quando nel 1943 sono anche i partigiani titini ad eseguire esecuzioni e ad utilizzare le foibe come luogo di sepoltura, le vittime sono nella stragrande maggioranza dei casi uomini compromessi con il fascismo (collaborazionisti a diverso titolo, come nella segnalazione di ebrei, allo scopo dei rastrellamenti, al “Centro per lo studio del problema ebraico” aperto nel giugno del 1942 a Trieste) quando non militari dell’esercito italiano prima e dell’esercito occupante tedesco poi. Questa è la realtà dei fatti. I documenti storiografici a disposizione di chi volesse studiare il fenomeno in maniera seria e rigorosa parlano di poche centinaia di persone uccise in Istria dopo l’insurrezione dell’8 settembre e la successiva rioccupazione da parte dei nazifascisti e di poche decine tra Trieste e Gorizia dopo il 1945.
Una gigantesca operazione di mistificazione storica, dunque. Che passa attraverso l’utilizzo di fatti specifici e circostanziati, collocati all’interno di quello scenario di guerra e di resistenza, allo scopo di riscrivere a proprio uso e consumo la storia nazionale, legittimandone le pagine peggiori e, di conseguenza, una presunta memoria condivisa che, nei fatti, è l’apologia del peggiore nazionalismo.
Qual è la relazione tra questo revisionismo storico e l’Italia di questi mesi? Ve ne sono molte, perché la cultura storiografica delle classi dominanti è parte della cultura complessiva delle classi dominanti. E questo, come sappiamo, accompagna e in una certa misura motiva e legittima le stesse classi dominanti e le loro scelte.
Nel nostro caso, l’operazione-foibe è funzionale alla costruzione di una narrazione utile a sdoganare protagonisti altrimenti impresentabili e, insieme ad essi, una vocazione interventista ed espansionistica e un abnorme orgoglio nazionale, cresciuto ancor più in corrispondenza delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
Non stupiamoci se tra qualche mese, se non tra qualche settimana, questi ingredienti verranno utilizzati per sorreggere una nuova operazione di guerra, questa volta molto probabilmente contro la Siria.
Un motivo in più per ricordare e ricordare a noi stessi il senso di questo 10 febbraio. Per ricordare tutto.

SIMONE OGGIONI

 

FONTE : http://www.reblab.it/2012/02/contro-il-revisionismo-storico-noi-ricordiamo-tutto/

Pubblicato in: abusi di potere, cose da PDL, INGIUSTIZIE, magistratura, politica, sociale, società, violenza

Santanchè Shock: I poliziotti non sono assassini nemmeno quando uccidono


Ieri la Cassazione ha confermato la condanna a nove anni di reclusione per l’agente di polizia Spaccatorella, quello che ha sparato senza motivo e a sangue freddo al tifoso della Lazio, Gabriele Sandri. II poliziotto è stato condannato per omicidio volontario. Significa che è tecnicamente un assassino. Ma per la Santanché non vale nemmeno la sentenza della Cassazione: secondo lei, un poliziotto non è mai un assassino, nemmeno quando sbaglia, nemmeno quando uccide volontariamente.  Guardate cosa ha scritto sulla sua pagina Facebook.

FONTE :  http://violapost.wordpress.com/2012/02/15/santanche-shock-i-poliziotti-non-sono-assassini-nemmeno-quando-uccidono-foto/

Pubblicato in: CRONACA

Perche’ Monti fa politica? Perchè è “sceso in campo” ?


di Gio’ Chianta

PREMESSA, MONTI TECNICO- MONTI POLITICO

Monti è l’unico uomo al Mondo che pur non essendo considerato un politico, ma un tecnico, ha fatto e sta facendo piu’ scelte politiche di quanto Destra e Sinistra abbiano fatto negli ultimi 18 anni: liberalizzazioni, pensioni, tasse, articolo 18… sono tutte scelte politiche altro che tecniche. E poi, chi accetta di diventare senatore a vita e poi accetta pure di andare a governare un Paese, ovvero accetta di fare delle scelte politiche, per logica, è un politico.

PERCHE’ MONTI E’ “SCESO IN CAMPO”

Ma il punto di questo post è un altro: perché  un uomo di 68 anni, un giorno decide di scendere in campo rischiando, in caso di scelte non condivise dalla popolazione, di passare dalla figura del rispettabilissimo supertecnico a quella di odiatissimo Premier ? Cui prodest ?

Facciamo un passo indietro. Nel 1994 un imprenditore brianzolo scese in campo, a suo dire, per salvare l’Italia da una fantomatica dittatura comunista, a suo dire, per “fare la rivoluzione liberale.” Ci fu chi si fido’  fin da subito, chi prima si fido’ e poi apri gli occhi e chi ancora oggi gli crede. Oggi, possiamo dire con ragionevole certezza che B. non scese in campo per i motivi sopra elencati ma per non finire in galera e conseguentemente per salvare le sue aziende dal fallimento: insomma, è sceso in campo per interessi personali.

Le differenze tra i due soggetti è enorme e non possono essere fatti paragoni, a cominciare proprio dalla discesa in campo: nel caso di Monti dettata dal Capo dello Stato, nel caso dell’imprenditore brianzolo dettata da altri capi.

Pero’, noi italiani, visti i precedenti, dovremmo fare una bella risonanza magnetica a chi decide di scendere in campo per salvare l’Italia e gli italiani, salvo poi scoprire tutta un’altra storia.

Proviamo a fare alcune ipotesi sulle vere motivazioni che hanno condotto Monti a fare politica.

Ipotesi 1: bravo, buono e onesto.

 Monti, bravissima persona e capace professionista, resosi conto che la situazione dell’Italia e degli italiani era gravissima, con grande umanità e con grande senso patriottico, senza nessun tornaconto personale, è sceso in campo per salvare il Paese.

Ipotesi 2: già che c’era !

Monti, vista la gravissima situazione italiana, con grande umanità e con grande senso patriottico è sceso in campo per salvare il Paese, ma già che c’era, visti i suoi trascorsi tra le fila dei grandi poteri forti europei e mondiali, non poteva non fare anche i loro interessi.

Ipotesi 3: una mente diabolica.

Monti, se ne frega altamente della gravissima situazione dell’Italia e degli italiani, ha preso la palla al balzo per continuare a fare gli interessi dei poteri forti che rappresentava:

 -presidente europeo della Commissione Trilaterale

-membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg

-international advisor per Goldman Sachs

-advisor della Coca Cola Company

-membro del “Senior European Advisory Council” di Moody’s

-uno dei presidenti del “Business and Economics Advisors Group” dell’Atlantic Council

Ovvero, il virus si spaccia antivirus per fare gli interessi del virus.

Un sondaggio per capire cosa ne pensate:

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IL PD E’ L’UNICO PARTITO IN ITALIA CHE VUOLE LE PRIMARIE E L’UNICO AL MONDO A PERDERLE


Nella citta’ di Genova si sono svolte le primarie della sinistra per   scegliere  il candidato da presentare al posto del sindaco uscente Marta Vincenzi del PD. Visto i vari mugugni che l’ex Sindaco ha scatenato tra i genovesi, soprattutto riguardo alla gestione della tragica alluvione, il PD ha pensato bene di mettere anche un altro candidato , e di spessore : la Senatrice Roberta Pinotti. Vengono fatte le primarie e…..vince il candidato appoggiato da SEL , l’ avvocato Marco Doria. Addirittura la Pinotti prende meno preferenze ( 26,3 % ) della tanto bersagliata Vincenzi ( 27,5 ) . Certo puo’ sempre capitare un incidente di percorso ; talvolta si appoggia un candidato che magari non e’ la persona giusta…..ma e’ mai possibile che questo errore si ripeta tanto spesso ? Perche’ e’ accaduto altrettanto con De Magistris a Napoli, con Zedda a Cagliari e con Pisapia a Milano. Cosa si puo’ dire in merito a cio’ ? Che il PD sceglie sempre il candidato perdente ? Che al proprio interno non trova alcuna figura che piaccia ai cittadini ? Che la ” sponsorizzazione ” del candidato prescelto e’ debole ? Personalmente, credo che il problema sia un altro…… Vedete, le votazioni per eleggere un Sindaco sono da sempre quelle che hanno il maggior numero di votanti . Questo e’ normale , in quanto il primo cittadino lo puoi vedere tranquillamente in giro per la citta’, lo puoi sempre incontrare di persona….. insomma,lo senti vicino e non come un personaggio che nella vita vedrai solo in televisione. Sara’ lui quello con cui confrontarsi nella vita di tutti i giorni e il suo operato ti riguardera’ sino a quando sara’ in carica o abiterai in quel Comune. Addirittura puo’ capitare ( e non e’ infrequente ) che il Sindaco faccia parte di uno schieramento e gli abitanti del Comune diano la preferenza ad un’ altra coalizione : e’ insomma un’ elezione della persona ancor prima che del partito di appartenenza. Proprio per questa ragione , la gente vota sempre qualcuno che sente vicino, che partecipa alla vita della collettivita’ e ascolta le proposte e le lamentele dei cittadini. Da troppo tempo ormai, la politica ( e il PD in primis ) ha smesso di scendere in mezzo alla gente e di dialogare coi cittadini. Solo quando la politica tornera’ a riprendersi questo modello comportamentale, tanto caro al vecchio PCI , si potranno avere risultati concreti, altroche’ campagne elettorali in stile Holliwoodiano.  La frase del titolo non e’ di chi scrive ma di C. Guzzanti , un campione della satira : gia’, la satira , che ti fa’ sorridere ma che poi ti fa’ pensare che davvero c’e’ qualcosa che non va’ in certi comportamenti…..Speriamo che il PD  faccia tesoro di questi sbagli e ne tragga insegnamento !!! 

GIANLUCA BELLENTANI

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BLACK BLOC STO CAZZO !


Evidentemente il Popolo, secondo taluni, parliamo dei creatori di crisi ammazza 99 % della popolazione mondiale a favore dell’ 1 %, parliamo dei grandi media venduti a quell’ 1 %, dovrebbe semplicemente subire ad oltranza fino alla morte e chiama black bloc chi si ribella utilizzando anche la violenza, che non è mai la soluzione al problema ma molto spesso il palliativo inevitabile utilizzato dai popoli per far notare il proprio stato di disperazione. I veri black bloc sono coloro che chiamano black blok chi con il cappio al collo cerca disperatamente di sfuggire alla morte.

Pubblicato in: CRONACA

MI DISSOCIO DAL GIOCO AL MASSACRO


Guglielmo Maccione per Il Malpaese

Le recenti, gravi gaffe sui problemi del lavoro e, particolarmente, sulla disoccupazione giovanile (posto fisso o meno), prima di Monti eppoi delle sue due Ministre, hanno giustamente scatenato l’ironia e la critica della rete. Se la sono andati a cercare e quindi ben gli sta.

Sarebbe bene, infatti, che sia Monti che i componenti del suo Esecutivo Tecnico, riassumessero rapidamente quello stile comportamentale dei primissimi giorni che tanto li aveva fatti apprezzare dalla popolazione all’inizio del loro incarico. Insomma, che di qui in avanti tornino a presentarsi più sobri di fronte al grande pubblico, specie davanti alle telecamere dei salotti televisi e dei telegiornali, senza scadere in quel protagonismo sciatto di cui sono stati penosi maestri i loro squallidi predecessori politici

Inesperienza e reazioni a parte, quindi, quello che tuttavia a me è sembrato fuori posto nel comportamento dei mass-media è la caccia alle streghe alla quale tutti, senza distinzione alcuna, hanno dato corso in questi giorni.

Li stanno letteralmente massacrando, senza rispetto, andando a scovare tutto il possibile, ed anche di più, all’interno delle loro famiglie: quanti figli hanno, chi sono, di cosa si occupano e soprattutto quale lavoro e/o professione che svolgono.

E lo stanno sciorinano in prima pagina sui giornali come se fosse un delitto, quindi, un reato avere un figlio e/o una figlia “occupato”.

Francamente, questo a me non piace e non lo trovo nemmeno giustificato dal fatto che siamo in piena crisi economica. Per tale ragione da ciò mi dissocio in maniera ferma e netta.

Qualcuno sostiene genericamente che ci si ritrova di fronte alla solita, vecchia questione: la nostra dirigenza politica predica bene e razzola male. Ma questo, a mio giudizio, è profondamente ingiusto e strumentale.

Infatti, mi chiedo: per essere credibili i nostri governanti cosa dovrebbero fare, andare a chiedere l’elemosina davanti alle chiese, indossare abiti stracciati, mangiare un piatto caldo alla Caritas e magari vivere in baracche ?

Suvvia, non commettiamo errori del genere. I sacrifici che siamo chiamati a sopportare per uscire fuori dalla crisi di cui gran parte della responsabilità è adducibile a Mafiolo ed alla sua Cricca, sono tanti, tosti, persino iniqui. Ma questi non debbono condizionarci al punto da impedirci di continuare a riflettere e comportarci da persone intelligenti e ragionevoli, quali sicuramente, in larga parte, siamo. Eppoi, ricordiamoci del… Puzzone. Di quello con quale sino a due mesi fa avevamo a che fare.

Pubblicato in: CRONACA

BERLUSCONI HA CAMBIATO IDEA


 

Berlusconi e i suoi scudieri sembrano aver cambiato idea sul governo Monti.  Questo è comprensibile: Monti,  sembra perseguire lo stesso programma di Berlusconi, seppure con metodi molto più soffusi.

Il governo spazzerà via l’art. 18 che a Sacconi sembrava una montagna insormontabile. Il ministro Fornero ha fatto una pesantissima  riforma delle pensioni in pochi giorni e senza praticamente nessuna concreta opposizione.   Sono state imposti tagli e tasse in misura tale che Tremonti non avrebbe neppure avuto l’ardire di pensare.

Nel frattempo nessun intervento su leggi a persona, conflitti d’interesse, spese militari, posizioni di monopolio, spese della politica. Berlusconi dunque ha cambiato idea: questo è il suo governo, con il vantaggio, un giorno non lontano, di poter dire che lui non c’era, non sapeva, non voleva e che il governo Monti è stato il governo di Napolitano e Bersani.

fonte: http://fugadigas.blogspot.com/

 

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L’UNICA CERTEZZA E’ IL MAXI INCIUCIO.


Chi sta capendo qualcosa sulle strane dinamiche parlamentari ? Chi sta capendo qualcosa su come i partiti vogliano cambiare la legge elettorale ?

di Gio’ Chianta

 Chi segue la cronaca parlamentare ha poche certezze e tanti dubbi, probabilmente l’unica certezza che abbiamo è il vecchissimo ma sempre di molto di moda inciucio, questa volta pero’ sara’ maxi. E come non potrebbe essere altrimenti ? I vecchi inciucioni sono sempre li’ al loro posto, cosi’ coloro che: non hanno mai fatto una legge un conflitto di interessi, sono riusciti  nella clamorosa impresa di resuscitare politicamente Berlusconi per ben due volte e hanno perfino ammesso in Parlamento di aver favorito le aziende di B. sono sempre gli stessi che oggi stanno in maggioranza con coloro ai quali facevano una fantomatica opposizione, diciamo che hanno solo smesso di fingere.

Non solo, si propongono di cambiare la legge elettorale con chi un giorno si e l’altro no sottolinea la bontà del Porcellum. Nessuno, compresi gli stessi parlamentari, ha capito nulla su come debba essere cambiata questa benedetta legge elettorale. Sappiamo pero’ che ne uscirà fuori una schifezza, non potrebbe essere altrimenti visti i possibili autori. Sappiamo che pur non sapendo ancora dove andare a mettere le mani, PD, PDL e Terzo Polo si sono subito mostrati disponibilissimi a lavorare insieme per lo stesso obiettivo. Fosse almeno una novità.

L’obiettivo, per chi ancora non l’avesse capito, non è certo la legge elettorale, quella serve solo per distrarre i già distrattissimi elettori, ma: mandare Berlusconi al Quirinale, Passera o Alfano a fare il Premier e il nuovo Governo sarà sostenuto dal Terzo Polo e dal PD, non è dato sapere se i democratici sosterranno il governo in forma palese o come al solito, in forma occulta.

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NEVICAVA A ROMA……


Venerdi’ 3 febbraio 2012, la perturbazione che da alcuni giorni flagellava il settentrione  si e’ spostata verso il centro investendo anche la Capitale con fenomeni nevosi . Evento insolito a Roma ma sicuramente molto meno strano dei 18° gradi dell’ Appennino Tosco – Emiliano a fine novembre o dei 10° in Pianura Padana il giorno di Capodanno. Sono caduti circa 30 cm di neve ma la Citta’ e’ rimasta paralizzata. Qualcuno al nord ha sorriso e scosso la testa….. Da noi in  Emilia ne sono caduti il doppio e nelle zone interne della Riviera Romagnola si e’ abbondantemente superato il metro e…..non e’ finita, almeno secondo le previsioni. Gia’, le previsoni metereologiche che al giorno d’oggi segnalano esattamente e senza alcuna ombra di dubbio quale sara’ il tempo nelle prossime 48 ore. Quindi la nevicata romana era imprevista come il fatto che il 25 dicembre sia Natale. Cosa e’ successo allora ? Semplicemente che il Sindaco G. Alemanno non ha dato peso alla cosa e se ne e’ infischiato dell’ allarme meteo. Una persona perbene si sarebbe scusato coi cittadini e avrebbe chiesto loro scusa….ma Alemanno viene da quella scuola fascista secondo cui chi domanda scusa e’ un perdente per cui ha invitato i romani ad armarsi di badili e spalare ( locuzione che si potrebbe ridurre nella parola ARRANGIATEVI ) ! Non  contento, ha addossato la colpa di tutto alla cattiva informativa del Capo della Protezione Civile Gabrielli . Reputandomi ( a torto o a ragione ) una persona intelligente e di altro stampo, non cavalco il malcontento e non attacco le scelte del Sindaco di Roma…..Sarebbe troppo facile ricordargli di quando attacco’ Veltroni per il black – out durante la prima notte bianca con accuse di incompetenza o quando fece una campagna elettorale basata sulla sicurezza della citta’ dopo l’aggressione mortale ad una professoressa ( oggigiorno Roma, in certe zone, e’ piu’ simile ad una citta’ di frontiera del Far-West che alla culla della civilta’ latina )..Una domanda pero’ credo sia doveroso porre ai nostri governanti , di qualsiasi colore politico : E’ MAI POSSIBILE CHE OGNI VOLTA CHE ACCADONO EVENTI ATMOSFERICI LEGGERMENTE PIU’ FORTI DELLA NORMA IL PAESE VADA IN TILT ???? Perche’ vedete, da sempre nevica e fa’ freddo d’inverno, fa’ caldo d’estate e piove in primavera e in autunno. Ci siamo forse dimenticati della normalita’ o piuttosto non riusciamo mai a fare un vero piano di intervento sul territorio ? Vi pare possibile che in un Paese che si vanta di essere tra le 10 potenze mondiali vi sia ancora gente che muoia di caldo, di freddo o per un violento acquazzone ? Certo che i vari paesini e frazioni sono sparsi sul territorio a macchia di leopardo ma e’ possibile che ancora nel 2012 vi siano persone senza acqua, riscaldamento e generi alimentari ?? La Protezione Civile deve tornare ad essere quella per cui e’ stata creata , vale a dire la protezione della cittadinanza e i vari Comuni, nessuno escluso, devono adottarsi di tutte quelle strutture e tecnologie atte ad aiutare il cittadino nel momento del bisogno….Questa e’ la vera prova di civilta’ e di responsabilita’ che i nostri governanti devono avere in capo alla lista degli interventi da mettere in atto. Due messaggi, uno al Sindaco Alemanno e uno ai romani..

1 ) Sig. Sindaco Alemanno, mi dia retta..lasci perdere questa polemica con la Protezione Civile : davvero, non le conviene. Avrebbe solo da perderci in quanto TUTTI gli italiani , pur non essendo dei tecnici , credono molto di piu’ alle parole di gente esperta e preparata che alla versione di un fascistello che occupa la carica di Sindaco solo grazie all’ incompetenza del duo Rutelli – Veltroni. Se vuole aprire una Commissione d’ Inchiesta , lo faccia per sapere come sia possibile che ancora i cittadini romani non l’abbiano cacciata a calci nel sedere.

2 ) Amici romani ….avete tutto la mia solidarieta’ per quello che vi e’ capitato…Qui al nord certi fenomeni atmosferici e certi disagi capitano molto piu’ di frequente ma capisco benissimo che non siate abituati a certe cose. Come capisco che vi siate incazzati di brutto quando avete visto le vie della vostra bellissima citta’ ridotte come viottoli di campagna e lo Stadio Olimpico tirato a lucido tipo Prater di Vienna… Pero’ avete avuto anche lo spettacolo dell’ Urbe imbiancata e credo che, almeno questo, vi possa almeno un po’ far dimenticare queste ultime traversie.

GIANLUCA BELLENTANI

 

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Parte il concorso ” fornisci anche tu una scusa impossibile ad Alemanno”. Per la serie: E’ tutta colpa della neve comunista.


Da sempre, certa gente, per non ammettere le proprie responsabilità, comincia a prendersela un po’ con tutti.

Prendete ad esempio il Sindaco di Roma Gianni Alemanno, sta riuscendo nella difficile impresa di addossare le sue incapacità come Sindaco a: Governo, Viminale e Protezione civile.

La prossima mossa di Alemanno ? Finite le Istituzioni, non potrà che addossare la colpa del disastro romano al fato maligno e funesto, poi se la prenderà con quei cattivoni degli alieni e infine se la prenderà con quella complottista della neve comunista.

Parte il concorso “fornisci anche tu una scusa impossibile ad Alemanno”. Come partecipare: basta semplicemente inviare un commento a questo post scrivendo la vostra scusa impossibile da fornire ad Alemanno.

Si vince qualche cosa ? Si, un bel weekend nella Roma innevata dalla neve comunista.

 

 

Pubblicato in: cultura, diritti, donna, INGIUSTIZIE, libertà, politica, sessismo, sociale, società

Noi uomini dobbiamo parlare, adesso


“Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre”.

Ho voluto riprendere queste belle parole di Oriana Fallaci perché sono a mio avviso lo specchio più fedele della situazione in cui si trovano gli uomini di oggi dinanzi alle problematiche legate al loro rapporto con le donne.

Nella storia ci si trova spesso davanti a dei bivi, e a quel punto si è obbligati a scegliere una strada. Le donne, o quantomeno alcune, sono già passate per questo bivio. Sono donne che hanno scelto di lottare, di ribaltare una visione e un sistema dai connotati fortemente maschilisti.
Ora però ci troviamo ad una svolta. Sono convinto che queste donne abbiano fatto molto, ma adesso è doveroso che anche gli uomini prendano la parola.

Una società più giusta, basata sull’uguaglianza e sulla parità, ha necessariamente bisogno di donne e di uomini capaci di collaborare e di progettare un futuro comune. Il fenomeno della violenza sulle donne è purtroppo da sempre presente nella società. Oggi però sta esplodendo in tutta la sua drammaticità. Gli uomini, anche i non violenti, non possono più dire “questa cosa non mi riguarda”. Non possono, perché il fenomeno non si può ricacciare nell’ambito delle faccende private, in un comodo quanto menefreghista “tra moglie e marito non mettere il dito”.

La violenza sulle donne produce effetti su tutta la società. Non parlo solo delle donne uccise o ferite nel corpo. Parlo delle donne ferite nella psiche e nell’anima, spesso impossibilitate a ricostruirsi una vita sia essa lavorativa, sentimentale o di amicizia dopo anni di angherie subite.

C’è chi obietta che ci siano anche donne violente verso gli uomini. Questo è vero, ma le proporzioni numeriche non sono lontanamente paragonabili. Non sto dicendo che la violenza esercitata da una donna verso un uomo sia meno grave. La violenza è sempre e comunque da condannare. Dico semplicemente che la violenza femminile sugli uomini non ha un urgente portata sociale come quella maschile sulle donne. Non è un’affermazione ideologica, ma semplicemente un dato di fatto basato sull’osservazione della società. Un dato che chiunque abbia la mente sgombra da pregiudizi può verificare.

I tempi non sono facili. Un uomo che voglia far sentire la propria voce in questo senso corre il rischio di essere guardato male da altri uomini o di essere considerato uno “zerbino”. Ma questo uomo non è affatto uno zerbino! È un uomo che pretende invece di essere compiutamente uomo, prendendo le distanze da chi agisce in maniera violenta.

Qui arrivano altre obiezioni. “Ma se esistono uomini violenti non è colpa di tutti gli uomini indistintamente!”, dirà qualcuno. La risposta è che è sbagliato parlare di colpe, quanto di responsabilità. La colpa è individuale ma la responsabilità è collettiva. Faccio un paragone terra-terra con una questione molto dibattuta ultimamente: l’evasione fiscale. Se io dicessi “è l’evasore fiscale che sbaglia, lui deve essere punito e io non c’entro niente”, commetterei un errore. È chiaro che sarà l’evasore fiscale a dover rispondere della sua condotta davanti al fisco ma io, cittadino che paga regolarmente le tasse, ho il dovere, oltre che il diritto, di denunciare quella situazione, di prenderne le distanze e di operare a favore della giustizia e della legalità.

La chiave è sempre quella: viviamo in una società. Anni di individualismo spinto e di indifferenza ci hanno molte volte portato fuori strada, modificando il nostro modo di vedere il mondo. Ma rimane il fatto che nessuno può chiamarsi fuori dall’urgenza di questo tema.

Non è, come qualcuno accusa, un’acritica accondiscendenza a certe teorie femministe (alle quali, sia chiaro, ognuno/a è libero/a di aderirvi o meno). La mia vuole piuttosto essere una riflessione totalmente al maschile, sviluppata per invitare tutti quanti ad un dibattito serio, pacato e proficuo.

fonte : http://dallapartedelledonne.wordpress.com/2012/02/05/noi-uomini-dobbiamo-parlare-adesso/

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Legislazione e politica disumane contro le donne


continuano le ricerche del bimbo di 16 mesi gettato nel Tevere dal papa’ 26enne

“Non e’ un pazzo, come lui stesso si definisce. E’ solo un uomo violento e un padre padrone. Massacrava di botte mia figlia“, così la nonna del bimbo gettato nelle acque del Tevere dal padre 26enne risponde indirettamente alla frase di Alemanno, secondo cui questo sarebbe stato “un gesto di follia”. Errore: si tratta di un “effetto collaterale” della pessima disciplina italiana sull’affido condiviso, che lascia le donne, in questo caso una madre, una nonna e una zia, prive di protezione alcuna, in balìa di un giovane “padre e padrone” che ha voluto vendicarsi della convivente che l’aveva lasciato per tornare a vivere con la mamma, sbarazzandosi del suo bebè di 16 mesi. Quale vendetta migliore per il suo orgoglio ferito?
E l’orgoglio ferito di un giovane padre, culturalmente, nei nostri media, giornali, pubblicità e “comunicazione politica” è tutelato, non importa la freddezza con cui l’omicida ha evocato l’orrore reale. Quando c’è un maschio violentemente punitivo nei confronti di donne e bambini, la “messaggistica” di massa ci riporta sempre, immancabilmente  ritratti di depressi, uomini socialmente sfigati, emarginati dalla famiglia e dalla vita, instabili nell’umore, drogati (notevole la strumentalizzazione che giovanardi fa della morte di questo bambino, a favore del partito proibizionista)

Nonostante le violenze familiari siano in Italia un numero intollerabile, che segna per davvero la scelta del matrimonio per le nostre figlie come un mettere a rischio l’incolumità, si continua a far valere la “bonta” di un disturbo femminile inesistente come la PAS nelle aule dei tribunali, quando si parla di affidamento. Ci sono padri che si vendicano delle loro ex, facendo sottrarre i figli da assistenti sociali che li portano nelle case-famiglia (spesso cattoliche). Atto che, volendo fare una “classifica”, è “eticamente migliore” che buttare la propria creatura nel Tevere a febbraio.

Qui non c’entra la droga, non c’entrano la depressione o la follia. C’entra una sottocultura sociale, voluta e alimentata dalla politica, che lascia immancabilmente le donne prive di tutela in ogni caso di persecuzione. Essere donne, esercitare il doppio lavoro come madri e come impiegate esterne, non vale piu’ nulla nel nostro tempo italiano-occidentale odierno. La “famiglia” è completamente sbilanciata, come istituzione, a favore di chi la puo’ colpire per ragioni economiche o per ragioni di pura meschinità personale, in questo caso la premeditazione di una vendetta per l’orgoglio ferito da parte di un “padre”.

Simbolica è la scena, riportata dalla nonna del bambino gettato nel fiume, secondo cui due donne, lei e la zia del piccolo, hanno dovuto subire la sua sopraffazione, tentando con la forza fisica di fermarlo dal suo infernale proposito, invano.

In un paese normale, quell’uomo avrebbe dovuto essere tirato su da una volante appena si fosse avvicinato -anche appena appena- alla casa della madre dell’ex convivente. Qui invece si giustifica: “non me lo facevano vedere!”

FONTE http://www.cloroalclero.com/?p=9376

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LA DIFFERENZA TRA PRODI E BERLUSCONI, QUANDO I NUMERI PARLANO CHIARO.


Per la serie: quando voleva metterli Prodi i conti a posto è stato “trombato” un po’ da tutti, gli pseudo comunisti di Rifondazione e D’Alema nel 1998, Mastella e mezza Unione (incluso il solito D’Alema) nel 2008, adesso che i conti vuole metterli a posto il sobrio Monti tutti a tessere le lodi. Le politiche economiche prodiane sono state  meno lacrime e sangue di quelle montiane. Non sono mai stato un prodiano e nemmeno un sostenitore delle politiche lacrime e sangue in nome di crisi inventate per far arricchire l’1% della popolazione mondiale a scapito del 99 %, pero’ mi faccio e vi faccio una domanda: se avessero lasciato governare Prodi in santa pace e se non ci fosse stato poi sempre Berlusconi a distruggere tutto il suo lavoro, oggi, Monti non starebbe ancora a fare gli affari di Trilaterale senza pero’ governare uno Stato ?

FONTE DELLA TABELLA: http://a1.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash4/428297_294557960592759_100001156716327_719636_317520157_n.jpg

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LA BATTAGLIA CHE IL PD NON PUO’ PERDERE……


In questi giorni tiene banco la questione del tesoriere della Margherita Luigi Lusi , che ha indebitamente sottratto ( locuzione usata in politica per definire un furto vero e proprio ) alle casse del partito la somma di 13 milioni di euro per fini personali. I commenti e le giuste indignazioni si sono sprecati come pure gli interventi di Rutelli, che ha parlato di sconcerto e meraviglia, di Dottor Jekill e Mister Hide di fronte al comportamento di un uomo di cui ( testuali parole ) ” SI FIDAVA CIECAMENTE ” . Al di la’ delle parole di Rutelli e delle accuse che gli sono state mosse ( di essere uno sprovveduto o addirittura consenziente ) credo che siano da sottolineare anche altre cose…

1 ) Visto che il PD e’ formato dalla fusione dei 2 partiti DS e Margherita, come e’ possibile che quest’ ultimo partito detenga ancora questo patrimonio ? Questo finanziamento avrebbe dovuto confluire nella cassa comune del PD.

2 ) Rutelli parla di non sapere….Ammesso ( e non concesso ) che le sue parole siano sincere , visto che da tempo si mormorava sulle varie iniziative della Margherita in stile holliwoodiano , sul tenore di vita di Lusi etc.. come mai nessuno ha ascoltato le voci che venivano dalla base ?

3 ) Quando ti circondi di collaboratori in cui poni la tua piu’ totale fiducia , sei obbligato ANCHE a rispondere del loro operato . Lusi ha sbagliato ? Che paghi, economicamente e penalmente ma Rutelli, come capo di partito , non si puo’ dichiarare solo parte lesa … E anche ivari Letta e Bindi . ex Margherita , spieghino il come questo strapotere di Lusi senza alcun controllo sia stato possibile. Qualcuno ha parlato di togliere ai partiti i finanziamenti statali….Vi siete mai chiesti a cosa servano questi finanziamenti ? Servono a fare in modo che tutte le varie voci della politica abbiano lo spazio per essere ascoltate. Quindi i finanziamenti ai partiti devono esserci ma i bilanci devono sempre essere cristallini e visibili a tutti. Aggiungo anche che le risorse non devono essere spese esclusivamente per mantenere l’apparato centrale ma anche per sostenere i vari circoli del territorio che, pur essendo l’anima trainante dell ‘elettorato, troppe volte sopravvivono solo grazie all’ impegno temporale ed economico dei singoli iscritti. Un merito al PD questa volta credo vada davvero riconosciuto …..l’aver immediatamente espulso Lusi dal partito , cosi’ come era stato fatto per Penati ( anche se lasua vicenda sia molto diversa e ancora da capire ) e con Tedesco ( salvato dai voti della maggioranza e da alcuni franchi – tiratori ). Perche’ vedete , la diversita’ col PDL che fa’ carte false per difendere il camorrista Cosentino , che attacca la Magistratura che chiama a processo B. , che difende Scajola per l’ appartamento ” regalato” e’ proprio questa : l’ ESSERE DIVERSI . La Questione Morale deve essere al centro del programma del PD, ancor piu’ delle varie strategie. Lo chiede la base, che vuole un partito con una certa ETICA di pensiero e di comportamenti. Questa e’ la vera battaglia che il PD non puo’ permettersi di perdere, ne’ ora ne’ mai ….  Perche’ se passasse il discorso del ” SONO TUTTI EGUALMENTE CORROTTI ” gli italiani voterebbero ancora l’originale, cioe’ B.

GIANLUCA BELLENTANI

 

 

 

Pubblicato in: CRONACA

LA POLITICA DEI (FINTI) FESSI


Rutelli non mi è mai stato simpatico, sarà perché è difficile che ti stia simpatico uno che sta in Parlamento dal 1983, è riuscito ad iniziare il suo percorso politico nei Radicali, dove sosteneva un antimilitarismo non violento e aveva posizioni anticlericali,  per andare a finire nel piu’ democristiano dei partiti, dove sostiene posizioni clericali e vota favorevolmente al rifinanziamento delle missioni militari, passando per i Verdi, la Margherita, il PD. Nel caso di Rutelli, per il mio modo di vedere la politica, c’è stata un’ involuzione. E poi, non posso non ricordare la sua assoluta incapacità di fare opposizione a Berlusconi. Se D’Alema è l’inciucione, lui appartiene alla stessa scuola.

Detto questo, parliamo del caso Lusi. Lusi si assume tutta la responsabilità “di tutto e di tutti”. Nella migliore delle ipotesi (per Rutelli) ,ovvero, se la responsabilità fosse davvero tutta di Lusi, se davvero Rutelli e compagnia bella non si fossero mai accorti che uno gli stava rubando 13 milioni di euro, vuol dire che sono stati dei gran fessi e in un Paese normale i fessi non si dovrebbero occupare dell’amministrazione dello Stato. Percio’, Rutelli e tutti coloro che avevano le chiavi di quel partito dovrebbero semplicemente dimettersi.

Però, questo non è un Paese normale e la classe politica è l’emblema del Paese alla rovescia. Cosi’ troviamo politici a cui vengono comprate case a loro insaputa, politici a cui vengono tolti milioni di euro a loro insaputa, politici giudicati dalle procure di mezza Italia  della metà dei reati presenti nel Codice penale a loro insaputa. Tutto a loro insaputa, tutti dei gran (finti) fessi.

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Lisa, due anni e mezzo, risponde: “Ho visto il nonno Mario (Monti), quello che dice le cose giuste per il futuro”.


 «Lisa, una bambina di due anni e mezzo, alla domanda “che cosa hai visto in TV?”, risponde “Ho visto il nonno Mario, quello che dice le cose giuste per il futuro».

 Firmato: “una coordinatrice pedagogica di una cooperativa sociale.”

Questo commento è apparso nientemeno che nel sito del Governo italiano, nella rubrica Dialogo con il cittadino.

Il primo a notare il commento è stato Luca Sappino ed è stato poi oggetto di discussione.

Come giustamente osserva Metilparaben: “Bisogna dire la verità: se quello che Luca Sappino ha pizzicato sul sito del governo fosse stato concepito da Berlusconi, sarebbe stato tutto un fiorire di scompisciamenti collettivi, di accigliate considerazioni sul livello raggiunto dalla propaganda e di roventi polemiche per l’uso inappropriato e demagogico di un sito istituzionale.”(http://metilparaben.blogspot.com/2012/01/e-se-lavesse-fatto-berlusconi.html)

Ed è vero, molto probabilmente se l’avesse fatto Berlusconi (che per la cronaca, ha fatto molto di peggio) blog, siti e giornali avrebbero parlato di propaganda berlusconiana. Con Monti è diverso, lui è sobrio.

Mi preoccupa la lucidità di coloro che dovrebbero moderare questi commenti sul mega-sito istituzionale. E, ammesso che bambina, educatrice e commento non siano un fake,  mi preoccupa pure la bambina di due e mezzo, perché solitamente i bambini a quell’età non solo non riconoscono il Presidente del Consiglio ma non capiscono nemmeno nulla di politiche per il futuro. Ma questa sobria bambina di due anni e mezzo sarà sicuramente un genio, oppure, non sarà davvero la nipote di nonno Mario ?

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IL RITORNO DEL CAVALIERE : INCUBO O PERICOLO REALE ?


In queste giornate fredde e imbiancate da una coltre purificatrice di neve, un fetore insopportabile sta’ salendo dalle fogne : e’ il paventato  ritorno di Berlusconi sulla scena politica. Incubo di fredde notti dopo pesanti libagioni o pericolo reale ? Proviamo come sempre a guardare i fatti, quelli passati e quelli attuali senza farci prendere dal panico . Torniamo a quel fatidico 9 Novembre 2011, quando B. non ebbe la maggioranza in Parlamento. Un uomo politico normale si sarebbe presentato la sera stessa dal Presidente della Repubblica per consegnare il mandato ma B. non e’ ( e mai sara’ ) un uomo di Stato e passarono 2 giorni prima della sua salita al colle. Che successe in quei giorni e’ noto ormai a tutti ma credo sia doveroso ricordarlo. Era gia’ pronta la Macchina del fango per punire i Giuda che avevano osato tradire e gia’ il Cavaliere aveva in mente quale sarebbe stata la campagna elettorale da farsi quando verso sera arrivo’ la telefonata di E. Doris che disse testualmente ” Silvio, qui salta tutto, dimettiti ”. A quel punto B. fu’ preso da un dubbio tremendo : salvare le proprie aziende o perdere il proprio potere politico ? Furono le parole di G. Letta e di F. Cicchitto a fugare ogni dubbio sul da farsi. Probabilmente il dialogo fu’ di questo tipo : ” Silvio, dimettiti…sfrutta la situazione a tuo vantaggio ; fai fare il lavoro sporco a Monti che vedrai fara’ misure economiche impopolari e a cui la gente si ribellera’. Tu allora, tornerai in campo come il vero salvatore della Patria. Non preoccuparti nemmeno dei vari processi in corso….vedrai che gli italiani avranno altro a cui pensare. Diamo la nostra fiducia a Monti con Alfano portavoce del PDL ma alla fine quello che muovera’ le corde sarai tu.  Tieniti fuori dalla partita ma allo stesso tempo fai capire che ci sei ancora e che la vita del Governo Tecnico dipende solo dal tuo assenso. Quando quei 4 professorini faranno qualcosa che lede i ns interessi daremo il nostro veto. Lascia che Umberto ( Bossi ) si schieri all’opposizione …. sono problemi suoi ; ma non mollarlo, ricorda che ti serve. Poi sai che facciamo ? Proponiamo Gianni come componente della squadra di Governo cosi’ sapremo sempre per tempo cosa bolle in pentola ” ! Era la soluzione ideale:far fare il lavoro sporco ad altri ed eventualmente prendersi i meriti . Il poter giocare contemporaneamente su 2 tavoli, la cosa che B. sa’ fare meglio. Credo che la sua famosa frase ”  Lascio responsabilmente per il bene del Paese .. ” faccia molto piu’ ridere di mille delle sue laide barzellette da caserma. Subito qualcosa va’ storto : ne’ Amato ne’ G. Letta vengono messi come componenti della nuova squadra di Governo. ” Che deficienti ! Cosi’ si assumeranno tutte le colpe ” !!! ( Dedicato a chi crede che B. e Monti siano uguali ).  Poi pero’ accade qualcosa che ne’ B. e i suoi accoliti ne’ tantomeno La Lega Nord avevano messo in preventivo : il pensiero della maggioranza degli italiani. Per una volta almeno il popolo ” sembra ” aver capito che le colpe sono di chi ha fatto il male e non di chi ti cura e la fiducia in Monti e’ andata via via cresciendo, fino ad arrivare ad un 57 % di consenso, percentuale altissima che credo debba far riflettere TUTTO il mondo politico, nessuno escluso. Accade quindi che il Governo Tecnico proceda spedito e vari quelle riforme che Berlusconi in tanti anni di Governo e con maggioranze bulgare non era riuscito a fare. Monti si dimostra addirittura ( cosa impensabile pure dal sottoscritto ) un eccellente politico, non attaccando mai chi lo ostacola ma anzi sostenendo che le proteste siano una logica conseguenza per i provvedimenti presi ed elogiando pubblicamente i partiti che lo sostengono, tra cui appunto il PDL con Alfano. Ma che sta’ succedendo ? Qualcosa non funziona e stravolge la strategia del Cavaliere. Bossi spacca il proprio partito per sostenere il PDL nella difesa del camorrista Cosentino ma chiede una contropartita in cambio, quella di far cadere il Governo. Dalla Sicilia, Micciche’ e Lombardo fanno partire la ” Rivolta dei Forconi ” che pero’ appare da subito cio’ che e’ realmente : non una protesta di popolo ma un movimento pilotato. Anche loro pretendono il loro tornaconto. A tutto cio’ si aggiungono i cosidetti Falchi, quelli che all’interno del PDL vorrebbero scrollarsi di dosso la zavorra di Berlusconi, ora come ora piu’ peso che vantaggio. Che fare quindi ? Bisogna aspettare ma tenendo sempre sull’ Esecutivo una Spada di Damocle che pero’ piu’ passa il tempo piu’ si dimostra ben salda . I processi contro B. vanno pero’ avanti …..La Magistratura ne ha abbastanza di essere presa in giro e procede a tappe forzate per non far cadere alcun procedimento a carico di B. in prescrizione. Il Cavaliere urla al complotto, minaccia ma il suo potere non e’ piu’ quello di 4 mesi fa e anche lui se ne accorge…..Mai nella sua storia politica e’ stato tanto vulnerabile . Questo vorrebbe dire che B. non e’ pericoloso e che le sue sfuriate altro non sono che sclerate da vecchio rincoglionito ? Al contrario…Credo che proprio perche’ questo viscido e pericoloso essere si trovi ora al palo, ancor maggiore debba essere l’ osservazione del suo operato in quanto non avrebbe scrupoli ad adoperare tutti i mezzi leciti e non per ritornare al posto che aveva. Quindi teniamolo sotto osservazione senza MAI darlo per finito ma non facciamoci condizionare dalla minaccia di un suo malaugurato e nefausto ritorno. P. S.  Per quel gruppo di Indignados che ha tirato a Bologna le uova contro il Presidente della Repubblica = Visto che il 20 febbraio e’ prevista davanti al Tribunale di Milano una manifestazione di figuranti pagati per manifestare contro la Procura milanese e in favore del ” passerottino ”….. credo e spero che vi siano avanzati molti altri cartoni di uova…. Le proteste sono giuste ma verso chi davvero le merita !!!

GIANLUCA BELLENTANI