Pubblicato in: satira

Parte il concorso ” fornisci anche tu una scusa impossibile ad Alemanno”. Per la serie: E’ tutta colpa della neve comunista.


Da sempre, certa gente, per non ammettere le proprie responsabilità, comincia a prendersela un po’ con tutti.

Prendete ad esempio il Sindaco di Roma Gianni Alemanno, sta riuscendo nella difficile impresa di addossare le sue incapacità come Sindaco a: Governo, Viminale e Protezione civile.

La prossima mossa di Alemanno ? Finite le Istituzioni, non potrà che addossare la colpa del disastro romano al fato maligno e funesto, poi se la prenderà con quei cattivoni degli alieni e infine se la prenderà con quella complottista della neve comunista.

Parte il concorso “fornisci anche tu una scusa impossibile ad Alemanno”. Come partecipare: basta semplicemente inviare un commento a questo post scrivendo la vostra scusa impossibile da fornire ad Alemanno.

Si vince qualche cosa ? Si, un bel weekend nella Roma innevata dalla neve comunista.

 

 

Pubblicato in: cultura, diritti, donna, INGIUSTIZIE, libertà, politica, sessismo, sociale, società

Noi uomini dobbiamo parlare, adesso


“Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre”.

Ho voluto riprendere queste belle parole di Oriana Fallaci perché sono a mio avviso lo specchio più fedele della situazione in cui si trovano gli uomini di oggi dinanzi alle problematiche legate al loro rapporto con le donne.

Nella storia ci si trova spesso davanti a dei bivi, e a quel punto si è obbligati a scegliere una strada. Le donne, o quantomeno alcune, sono già passate per questo bivio. Sono donne che hanno scelto di lottare, di ribaltare una visione e un sistema dai connotati fortemente maschilisti.
Ora però ci troviamo ad una svolta. Sono convinto che queste donne abbiano fatto molto, ma adesso è doveroso che anche gli uomini prendano la parola.

Una società più giusta, basata sull’uguaglianza e sulla parità, ha necessariamente bisogno di donne e di uomini capaci di collaborare e di progettare un futuro comune. Il fenomeno della violenza sulle donne è purtroppo da sempre presente nella società. Oggi però sta esplodendo in tutta la sua drammaticità. Gli uomini, anche i non violenti, non possono più dire “questa cosa non mi riguarda”. Non possono, perché il fenomeno non si può ricacciare nell’ambito delle faccende private, in un comodo quanto menefreghista “tra moglie e marito non mettere il dito”.

La violenza sulle donne produce effetti su tutta la società. Non parlo solo delle donne uccise o ferite nel corpo. Parlo delle donne ferite nella psiche e nell’anima, spesso impossibilitate a ricostruirsi una vita sia essa lavorativa, sentimentale o di amicizia dopo anni di angherie subite.

C’è chi obietta che ci siano anche donne violente verso gli uomini. Questo è vero, ma le proporzioni numeriche non sono lontanamente paragonabili. Non sto dicendo che la violenza esercitata da una donna verso un uomo sia meno grave. La violenza è sempre e comunque da condannare. Dico semplicemente che la violenza femminile sugli uomini non ha un urgente portata sociale come quella maschile sulle donne. Non è un’affermazione ideologica, ma semplicemente un dato di fatto basato sull’osservazione della società. Un dato che chiunque abbia la mente sgombra da pregiudizi può verificare.

I tempi non sono facili. Un uomo che voglia far sentire la propria voce in questo senso corre il rischio di essere guardato male da altri uomini o di essere considerato uno “zerbino”. Ma questo uomo non è affatto uno zerbino! È un uomo che pretende invece di essere compiutamente uomo, prendendo le distanze da chi agisce in maniera violenta.

Qui arrivano altre obiezioni. “Ma se esistono uomini violenti non è colpa di tutti gli uomini indistintamente!”, dirà qualcuno. La risposta è che è sbagliato parlare di colpe, quanto di responsabilità. La colpa è individuale ma la responsabilità è collettiva. Faccio un paragone terra-terra con una questione molto dibattuta ultimamente: l’evasione fiscale. Se io dicessi “è l’evasore fiscale che sbaglia, lui deve essere punito e io non c’entro niente”, commetterei un errore. È chiaro che sarà l’evasore fiscale a dover rispondere della sua condotta davanti al fisco ma io, cittadino che paga regolarmente le tasse, ho il dovere, oltre che il diritto, di denunciare quella situazione, di prenderne le distanze e di operare a favore della giustizia e della legalità.

La chiave è sempre quella: viviamo in una società. Anni di individualismo spinto e di indifferenza ci hanno molte volte portato fuori strada, modificando il nostro modo di vedere il mondo. Ma rimane il fatto che nessuno può chiamarsi fuori dall’urgenza di questo tema.

Non è, come qualcuno accusa, un’acritica accondiscendenza a certe teorie femministe (alle quali, sia chiaro, ognuno/a è libero/a di aderirvi o meno). La mia vuole piuttosto essere una riflessione totalmente al maschile, sviluppata per invitare tutti quanti ad un dibattito serio, pacato e proficuo.

fonte : http://dallapartedelledonne.wordpress.com/2012/02/05/noi-uomini-dobbiamo-parlare-adesso/

Pubblicato in: CRONACA, cultura, diritti, donna, INGIUSTIZIE, sessismo, sociale, società

Legislazione e politica disumane contro le donne


continuano le ricerche del bimbo di 16 mesi gettato nel Tevere dal papa’ 26enne

“Non e’ un pazzo, come lui stesso si definisce. E’ solo un uomo violento e un padre padrone. Massacrava di botte mia figlia“, così la nonna del bimbo gettato nelle acque del Tevere dal padre 26enne risponde indirettamente alla frase di Alemanno, secondo cui questo sarebbe stato “un gesto di follia”. Errore: si tratta di un “effetto collaterale” della pessima disciplina italiana sull’affido condiviso, che lascia le donne, in questo caso una madre, una nonna e una zia, prive di protezione alcuna, in balìa di un giovane “padre e padrone” che ha voluto vendicarsi della convivente che l’aveva lasciato per tornare a vivere con la mamma, sbarazzandosi del suo bebè di 16 mesi. Quale vendetta migliore per il suo orgoglio ferito?
E l’orgoglio ferito di un giovane padre, culturalmente, nei nostri media, giornali, pubblicità e “comunicazione politica” è tutelato, non importa la freddezza con cui l’omicida ha evocato l’orrore reale. Quando c’è un maschio violentemente punitivo nei confronti di donne e bambini, la “messaggistica” di massa ci riporta sempre, immancabilmente  ritratti di depressi, uomini socialmente sfigati, emarginati dalla famiglia e dalla vita, instabili nell’umore, drogati (notevole la strumentalizzazione che giovanardi fa della morte di questo bambino, a favore del partito proibizionista)

Nonostante le violenze familiari siano in Italia un numero intollerabile, che segna per davvero la scelta del matrimonio per le nostre figlie come un mettere a rischio l’incolumità, si continua a far valere la “bonta” di un disturbo femminile inesistente come la PAS nelle aule dei tribunali, quando si parla di affidamento. Ci sono padri che si vendicano delle loro ex, facendo sottrarre i figli da assistenti sociali che li portano nelle case-famiglia (spesso cattoliche). Atto che, volendo fare una “classifica”, è “eticamente migliore” che buttare la propria creatura nel Tevere a febbraio.

Qui non c’entra la droga, non c’entrano la depressione o la follia. C’entra una sottocultura sociale, voluta e alimentata dalla politica, che lascia immancabilmente le donne prive di tutela in ogni caso di persecuzione. Essere donne, esercitare il doppio lavoro come madri e come impiegate esterne, non vale piu’ nulla nel nostro tempo italiano-occidentale odierno. La “famiglia” è completamente sbilanciata, come istituzione, a favore di chi la puo’ colpire per ragioni economiche o per ragioni di pura meschinità personale, in questo caso la premeditazione di una vendetta per l’orgoglio ferito da parte di un “padre”.

Simbolica è la scena, riportata dalla nonna del bambino gettato nel fiume, secondo cui due donne, lei e la zia del piccolo, hanno dovuto subire la sua sopraffazione, tentando con la forza fisica di fermarlo dal suo infernale proposito, invano.

In un paese normale, quell’uomo avrebbe dovuto essere tirato su da una volante appena si fosse avvicinato -anche appena appena- alla casa della madre dell’ex convivente. Qui invece si giustifica: “non me lo facevano vedere!”

FONTE http://www.cloroalclero.com/?p=9376