Legislazione e politica disumane contro le donne


continuano le ricerche del bimbo di 16 mesi gettato nel Tevere dal papa’ 26enne

“Non e’ un pazzo, come lui stesso si definisce. E’ solo un uomo violento e un padre padrone. Massacrava di botte mia figlia“, così la nonna del bimbo gettato nelle acque del Tevere dal padre 26enne risponde indirettamente alla frase di Alemanno, secondo cui questo sarebbe stato “un gesto di follia”. Errore: si tratta di un “effetto collaterale” della pessima disciplina italiana sull’affido condiviso, che lascia le donne, in questo caso una madre, una nonna e una zia, prive di protezione alcuna, in balìa di un giovane “padre e padrone” che ha voluto vendicarsi della convivente che l’aveva lasciato per tornare a vivere con la mamma, sbarazzandosi del suo bebè di 16 mesi. Quale vendetta migliore per il suo orgoglio ferito?
E l’orgoglio ferito di un giovane padre, culturalmente, nei nostri media, giornali, pubblicità e “comunicazione politica” è tutelato, non importa la freddezza con cui l’omicida ha evocato l’orrore reale. Quando c’è un maschio violentemente punitivo nei confronti di donne e bambini, la “messaggistica” di massa ci riporta sempre, immancabilmente  ritratti di depressi, uomini socialmente sfigati, emarginati dalla famiglia e dalla vita, instabili nell’umore, drogati (notevole la strumentalizzazione che giovanardi fa della morte di questo bambino, a favore del partito proibizionista)

Nonostante le violenze familiari siano in Italia un numero intollerabile, che segna per davvero la scelta del matrimonio per le nostre figlie come un mettere a rischio l’incolumità, si continua a far valere la “bonta” di un disturbo femminile inesistente come la PAS nelle aule dei tribunali, quando si parla di affidamento. Ci sono padri che si vendicano delle loro ex, facendo sottrarre i figli da assistenti sociali che li portano nelle case-famiglia (spesso cattoliche). Atto che, volendo fare una “classifica”, è “eticamente migliore” che buttare la propria creatura nel Tevere a febbraio.

Qui non c’entra la droga, non c’entrano la depressione o la follia. C’entra una sottocultura sociale, voluta e alimentata dalla politica, che lascia immancabilmente le donne prive di tutela in ogni caso di persecuzione. Essere donne, esercitare il doppio lavoro come madri e come impiegate esterne, non vale piu’ nulla nel nostro tempo italiano-occidentale odierno. La “famiglia” è completamente sbilanciata, come istituzione, a favore di chi la puo’ colpire per ragioni economiche o per ragioni di pura meschinità personale, in questo caso la premeditazione di una vendetta per l’orgoglio ferito da parte di un “padre”.

Simbolica è la scena, riportata dalla nonna del bambino gettato nel fiume, secondo cui due donne, lei e la zia del piccolo, hanno dovuto subire la sua sopraffazione, tentando con la forza fisica di fermarlo dal suo infernale proposito, invano.

In un paese normale, quell’uomo avrebbe dovuto essere tirato su da una volante appena si fosse avvicinato -anche appena appena- alla casa della madre dell’ex convivente. Qui invece si giustifica: “non me lo facevano vedere!”

FONTE http://www.cloroalclero.com/?p=9376

Una replica a “Legislazione e politica disumane contro le donne”

  1. A rischio di sentirmi rispondere che non ci si comporta così, siamo persone civili che vivono in un paese civile, ecc…. riguardo a questi fatti la penso sempre alla stessa maniera: datelo in mano alla folla. Organi di Polizia, giratevi dall’altra parte per qualche minuto e datelo in mano alla folla. Inutile mandarlo in prigione, sono sovraffollate e il suo mantenimento lo paghiamo noi. Mi conforta pensare che se qualche secondino fà finta di non accorgersi che è rimasto solo con un paio di detenuti pronti a malmenarlo, che dire…. sono contenta. Se usassimo la legge del taglione che ovvio, non si può usare su tutto e tutti, bisogna essere certi del reato, le cose cambierebbero la nostra società stessa cambierebbe, ci sarebbe più rispetto verso le donne, i bambini e i cittadini in generale.

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