Contro il revisionismo storico: noi ricordiamo tutto.


Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava, non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell’Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani

Benito Mussolini
1920

Da quanto nel 2004 l’allora governo Berlusconi introdusse per legge il “Giorno del ricordo” ogni anno il 10 febbraio si ripete lo stesso rituale.
La pressoché totalità del mondo politico svolge la funzione che fino a pochi anni fa era appannaggio esclusivo della destra missina, irredentista e neofascista: organizza seminari, convegni, commemorazioni, non di rado manifestazioni di piazza e mobilitazioni vere e proprie. Buona parte del mondo accademico e di quella che con molta presunzione si ritiene l’élite intellettuale – basta sfogliare in questi giorni i più letti quotidiani nazionali – sale sul carro del vincitore e di tanto in tanto, all’approssimarsi della ricorrenza, dà in pasto all’opinione pubblica nuovi dettagli, nuove cifre, nuove ricostruzioni. Poco importa che si tratti in larga misura di vere e proprie mistificazioni.
Quel che rileva è che il rituale del 10 febbraio, con tutto ciò che muove, è tutt’altro che un rituale stanco e statico. Si tratta al contrario di un rituale dinamico, gravido di conseguenze e di capacità di costruire e a sua volta descrivere un “senso comune” che progressivamente, in questi anni, ha conquistato e conquista forza, valenza e significati che vanno ben oltre le stesse previsioni politiche ipotizzate dai promotori dell’iniziativa di legge.
E allora forse conviene fermarsi a riflettere, e provare a ragionare intorno a questi pochi elementi, che a me paiono di una qualche rilevanza.
Il primo: il “Giorno del ricordo” sceglie di fare i conti con una porzione di storia artificiosamente estrapolata dalle vicende precedenti la Liberazione di Gorizia del 1° maggio 1945. Affronta il tema delle foibe come se fossero un evento sconnesso dalla Storia. Quale storia? Vent’anni di regime fascista che, sul confine orientale, ha corrisposto alla persecuzione nazionalista e razzista di oltre mezzo milione di sloveni e croati che abitavano nei territori divenuti italiani dopo la fine della Prima Guerra Mondiale (divieto di parlare la propria lingua, soppressione delle associazioni slovene e croate, incarcerazione e condanna a morte dei resistenti), con il lugubre epilogo (1941-45) della guerra di aggressione nazifascista alla Jugoslavia e la deportazione nei campi di concentramento (Arbe/Rab, Gonars e molti altri) di migliaia di persone.
Il secondo: lo stesso utilizzo massiccio delle foibe, esattamente all’opposto di quello che si vuole fare credere, è storicamente riconducibile alle persecuzioni e alle esecuzioni di antifascisti (soprattutto slavi ma anche italiani) messe in atto a partire dal 1942 dal fascistissimo e italianissimo Ispettorato Speciale di Polizia per la Venezia Giulia.
Il terzo: quando nel 1943 sono anche i partigiani titini ad eseguire esecuzioni e ad utilizzare le foibe come luogo di sepoltura, le vittime sono nella stragrande maggioranza dei casi uomini compromessi con il fascismo (collaborazionisti a diverso titolo, come nella segnalazione di ebrei, allo scopo dei rastrellamenti, al “Centro per lo studio del problema ebraico” aperto nel giugno del 1942 a Trieste) quando non militari dell’esercito italiano prima e dell’esercito occupante tedesco poi. Questa è la realtà dei fatti. I documenti storiografici a disposizione di chi volesse studiare il fenomeno in maniera seria e rigorosa parlano di poche centinaia di persone uccise in Istria dopo l’insurrezione dell’8 settembre e la successiva rioccupazione da parte dei nazifascisti e di poche decine tra Trieste e Gorizia dopo il 1945.
Una gigantesca operazione di mistificazione storica, dunque. Che passa attraverso l’utilizzo di fatti specifici e circostanziati, collocati all’interno di quello scenario di guerra e di resistenza, allo scopo di riscrivere a proprio uso e consumo la storia nazionale, legittimandone le pagine peggiori e, di conseguenza, una presunta memoria condivisa che, nei fatti, è l’apologia del peggiore nazionalismo.
Qual è la relazione tra questo revisionismo storico e l’Italia di questi mesi? Ve ne sono molte, perché la cultura storiografica delle classi dominanti è parte della cultura complessiva delle classi dominanti. E questo, come sappiamo, accompagna e in una certa misura motiva e legittima le stesse classi dominanti e le loro scelte.
Nel nostro caso, l’operazione-foibe è funzionale alla costruzione di una narrazione utile a sdoganare protagonisti altrimenti impresentabili e, insieme ad essi, una vocazione interventista ed espansionistica e un abnorme orgoglio nazionale, cresciuto ancor più in corrispondenza delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
Non stupiamoci se tra qualche mese, se non tra qualche settimana, questi ingredienti verranno utilizzati per sorreggere una nuova operazione di guerra, questa volta molto probabilmente contro la Siria.
Un motivo in più per ricordare e ricordare a noi stessi il senso di questo 10 febbraio. Per ricordare tutto.

SIMONE OGGIONI

 

FONTE : http://www.reblab.it/2012/02/contro-il-revisionismo-storico-noi-ricordiamo-tutto/

Pubblicato da GiulioL

napoletano verace :)

16 pensieri riguardo “Contro il revisionismo storico: noi ricordiamo tutto.

  1. grazie del post.
    ho sempre un grandissimo fastidio quando è “il giorno del ricordo”: questa giornata strumentale solo alla politica della nostra destra senza memoria storica.
    e gli argomenti che porti sono preziosi per riordinare il dialogo (se mai vi sarà dialogo….).
    io aggiungerei all’argomentazione anche il sopporto fornito agli Ustacia croati dal fascismo, Ustacia che si resero colpevoli di crimini di guerra, osteggiati dai Cetnici e dai comunisti di Tito (in prevalenza serbi).
    Tuttavia, eviterei il terzo argomento: immagino vi siano dati storici che effettivamente dimostrano un gran numero di vittime implicate col fascimo, ma pensare che fossero la maggioranza mi lascia qualche dubbio. e per puro scrupolo preferirei evitare di scoprire il contrario….

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    1. L’articolo e’ di Simone Oggioni. E’ sua l’opinione per cui la maggioranza delle vittime erano implicate con il fascismo. Onestamente qualche dubbio su questa affermazione l’avrei anch’io anche se lui sostiene che ci sono documenti storiografici che confermerebbero questa tesi. Comunque penso che il senso del post tu l’abbia capito. Nessuno vuole negare stragi. Ma vorrei che si parlasse di tutte le stragi anche se a commetterle sono stati italiani. Italiani brava gente e mai colpevole di nulla?

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  2. grazie per la precisazione.
    infatti non era oggetto di fraintendimento, solo un accorgimento retorico che avrei suggerito all’autore.

    “italiani brava gente” è stato lo slogan che abbiamo meglio coltivato dalla fine della guerra: siamo riusciti a nascondere le nostre responsabilità (senza neppure bisogno di coltivare un modello positivo come la francia gaullista con la resistenza e Vichy): niente processi, niente elaborazione della colpa…. come se i campi da noi non fossero mai esistiti
    questa è la vergogna più grande e la colpa originaria dell’italia del dopoguerra.

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  3. Un articolo rispettabilissimo… anche se non condivido del tutto…
    Ci tengo però a precisare che un titolo del genere “Contro il revisionismo storico…” cozza con quanto espresso dall’autrice…
    Il revisionismo è una forma di ricerca che intende accertare la verità storica, studiando documenti e fonti vari…

    Quindi, consiglio una modifica del titolo… ovviamente è un mio umilissimo consiglio… 🙂

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    1. “Una gigantesca operazione di mistificazione storica, dunque. Che passa attraverso l’utilizzo di fatti specifici e circostanziati, collocati all’interno di quello scenario di guerra e di resistenza, allo scopo di riscrivere a proprio uso e consumo la storia nazionale, legittimandone le pagine peggiori e, di conseguenza, una presunta memoria condivisa che, nei fatti, è l’apologia del peggiore nazionalismo.” SIMONE OGGIONI (DALL’ARTICOLO)

      Mi sembra che il pensiero dell’autore (e non autrice) dell’articolo sia chiaro.Lui considera “revisionismo” non la ricerca che accerta la verità storica e studia i documenti ma queste operazioni di mistificazione della storia ad uso e consumo della politica.

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    1. Comunque credo che sia la tua una considerazione che riprende un dibattito che leggo spesso tra chi appunto sostiene che la storiografia sia revisionismo per definizione e chi invece utilizza questo termine per definire chi invece come dici te effettua il rovescismo.
      Fino a che punto possiamo parlare di seria storiografia per quanto riguarda le foibe? tra giornate della memoria,manifestazioni, insulti ? mi sembra che sia speculare all’esaltazione apologetica della resistenza che si faceva magari negli anni 60. O da un lato o dall’altro si specula sulla Storia o sulla versione che fà + comodo a seconda della parte politica a cui si appartiene.

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  4. io vivo in questa terra di confine che è Trieste. Facilmente si dimenticano le violenze e le stragi italiane/fasciste ai danni delle popolazione autoctona di lingua slovena e croata. Fino al 1920 qui convivevano in armonia triestini di lingua slovena, triestina, croata, italiana, tedesca, greca e ungherese. Poi la borghesia mai contenta ha preferito l’italia. Un mito e un’utopia dissanguatrice.
    Violenze e scherno QUOTIDIANE DAL 1921 AL 1941 finchè sono tornati gli austriaci ( ricordiamo che le divisioni Wermacht arrivate in città erano austriache volutamente ) al loro arrivo sono state FESTEGGIATE dalla popolazione che rivedeva tornare la MADREPATRIA naturale, della convivenza e del progresso . Leggetevi ” Nemici per la pelle” di M.Coslovich . Testimonianze REALI e non revisionismo di triestini sloveni, fascisti, comunisti, partigiani ecc ognuno da la propria testimonianza.
    Bene : i violenti , almeno qui a Trieste, sono stati solo i fascisti, la popolazaione e i partigiani hanno fatto qualcosa d orrendo indescrivibile, ma ha un perchè. Non è violenza gratuita, ma violenza e umiliazione di 20 ANNI che sfocia in vendetta.
    I Massacri di San Daniele del Carso, di Postumia ecc ? Popolazioni STERMINATE e arse vive nelle loro case dopo violenza inaudita sulle donne e altro che non oso immaginare.
    Smettiamola con la favola di “italiani brava gente”, ricordando che nessun gerarca è mai stato processato in italia.
    Non è mai stata celebrata una “Norimberga” italiana come avvenuto per Germania e Giappone.

    Qui siamo dell’ idea che stavamo meglio quando eravamo Austriaci (il motto triestno ” Viva l’ A ” significa proprio questo ).
    Purtoppo l’iatalia nel 1921 ha portato il nazionalismo a TRieste
    Il Trattato di Rapallo è stato firmato il 19 novembre 1920, pertanto fino a quella data eravamo Austria e non nel1918 come Vi insegnano in Italia):

    Qu parliamo varie lingue ( triestino, tedesco, sloveno, italiano e croato ) e conviviamo perfettamente come una volta.
    Qui in tanti siamo dell’idea che o si ricorda TUTTO o è meglio DIMENTICARE e convivere per prosperità e felicità. Lo dimostrano le ricorrenze vuote del 27 gennaio e del 10 febbraio e del 25 aprile.

    PS : Trieste e la sua provincia ( privata del 70 % della provincia per dare sbocco al mare a quella di Gorizia ) in virtù del Trattato di Parigi del 10 febbraio 1947 è AMMINISTRATA dall’ Italia e NON territorio italiano. Il trattato bilaterale di Osimo ( Ita-Yu) è ILLEGALE in virtù del Diritto internazionale ( Un trattato multilaterale NON può essere sciolto da Paesi diversi da quelli firmatori e cmq NON da un numero inferiore ai firmatari originali ( 25).

    per approfondimenti visitate quasto sito : http://triestelibera.org/it/

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    1. PS : qqui si celebrano molto gli istriani , senza però ricordare che gran parte di loro, prima del 1920 non era residente in Istria o Dalmazia.

      da Wiki :
      Secondo il contestato censimento austriaco del 1910, su un totale di 229.510 abitanti del Comune di Trieste (comprendente anche una serie di località limitrofe al centro e dell’altopiano) si ebbe, a seguito di revisione, la seguente ripartizione sulla base della lingua d’uso:

      118.959 (51,8%) parlavano italiano
      56.916 (24,8%) parlavano sloveno
      11.856 (5,2%) parlavano tedesco
      2.403 (1,0%) parlavano serbocroato
      779 (0,3%) parlavano altre lingue
      38.597 (16,8%) erano cittadini stranieri a cui non era stato chiesta la lingua d’uso, tra i quali:
      29.639 (12,9%) erano cittadini italiani
      3.773 (1,6%) erano cittadini magiari.

      al seguente collegamento invece, i dati per tutte le aree, come vedrete, gli italiani eranmo STRANIERI e in minoranza. Strano che dopoo solo 10 anni siano la maggioranza se nn forzata dal governo italiano del tempo.. non trovate ?

      http://bora.la/2009/02/11/luoghi-e-numeri-il-censimento-austriaco-del-1910/

      Ci si dmentica pure volentieri dei 100.000 triestini e più che hanno LASCIATO Trieste nel 1954 PUR DI NON TORNARE a essere ITALIANI.

      così un tanto per essere obiettivi a Trieste siamo precisi, retaggio Asburgico.

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  5. questo articolo (e relativi commenti) dimostrano solo faziosità e soprattutti scarsissima conoscenza della storia della Venezia Giulia. In che modo le celebrazioni del 10 febbraio potrebbero sorreggere odierne operazioni tipo contro la Siria? Non ha senso!
    Gli storici seri che commemorano il giorno del ricordo (e sono la maggior parte checché voi ne diciate) contestualizzano eccome il fenomeno delle foibe: lo scontro nazionale tra Italiani e Slavi sorge nell’Ottocento, durante la dominazione austriaca, quando si diffonde il senso di appartenenza nazionale da parte italiana e da parte slovena e croata. In quel momento si sviluppano scontri e contrapposizioni violentissimi….che poi verranno raccolti ed amplificati dal fascismo… Ma voi, che usate la storia di noi giuliani a vostro uso e consumo, queste realtà storiche non le volete neanche sentire!

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    1. Gabri, premetto che io queste situazioni non le ho vissute neanche indirettamente.
      Me la hanno solo spiegate e raccontate a scuola. E proprio in tale contesto, per l’istituzione della giornata del ricordo venne invitato un giornalista istriano che era scampato dalle foibe: il suo racconto diverge su un punto importante dal tuo, ovvero sul nazionalismo.
      Secondo lui sotto la dominazione austriaca esistevano ovviamente differenze culturali, ma queste convivevano senza problemi (citava come esempio le celebrazioni per l’anniversario di Dante….)

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      1. si, anch’io a volte sento istriani o triestini che dicono cose simili, frutto di racconti dei loro nonni e bisnonni che non avevano avuto esperienza diretta di conflittualità. In effetti tanti italiani, sloveni e croati avevano rapporti cordiali tra di loro (peraltro anche durante il ventennio fascista). Eppure i partiti egemoni e spesso anche parte della popolazione finirono per scontrarsi. Quelli che ho citato nell’altro commento sono fatti reali storicamente documentati… e ce ne sarebbero molti altri.
        Del resto, per capire che l’Austria-Ungheria non era propriamente un idillio di nazionalità e culture, basti pensare ai forti conflitti che ai primi del novecento contrapponevano i tedeschi ai cechi della Boemia (che dal 1908 bloccarono addirittura il parlamento), gli Ungheresi ai croati, agli italiani ed ai rumeni ecc ecc…

        Se non credi a me leggi questo interessante articolo di un professore universitario che ha approfondito per anni il periodo asburgico in Dalmazia:
        http://www.corriere.it/cultura/speciali/2010/visioni-d-italia/notizie/23-zara-monzali-risorgimento-adriatico_ce63a196-d08e-11df-9b01-00144f02aabc.shtml

        a parte alcuni aspetti che condivido solo per la Dalmazia, sui nazionalismi in Austria riporta esattamente la realtà storica che ho descritto io…cito l’ultima frase:
        “il successivo affermarsi di regimi autoritari e ultranazionalisti come il fascismo italiano e la dittatura monarchica jugoslava aggravarono e radicalizzarono questi conflitti nazionali preesistenti, che riesplosero drammaticamente dopo il 1941.”

        Tra l’altro, ricordiamoci che tra le due guerre anche gli italiani che erano rimasti in Dalmazia se la passavano troppo bene.

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  6. Maximilian, sono anch’io triestino e proprio per questo ci tengo a replicare e far capire che da queste parti non molti la pensano come te. Guardando la storia con equilibrio, va detto che indubbiamente a Trieste c’erano tanti fedeli sudditi austro-ungarici, ma c’erano anche molti che invece anelavano ad unirsi all’italia, che sentivano come la loro Madre Patria e questo a prescindere dal rango sociale. Un esempio su tutti: Nazario Sauro, non era certo un borghese, come dici tu!

    Dici che fino al 1920 le varie componenti nazionali vivevano in armonia???? Non hai mai sentito parlare delle conflittualià italo-slave dal 1848 in poi?
    Mai sentito del primo scontro di piazza tra italiani e sloveni con 2 vittime (guarda caso italiane), che avvenne a Trieste nel 1868? Dei gravi scontri che si verificavano spesso nei decenni successivi, in particolare a Pisino? Mai sentito dell’acceso confronto politico italo-croato nei comuni e nella dieta provinciale istriana?? quest’ultima rimase addirittura paralizzata nei suoi ultimi anni di esistenza, proprio per i disordini in aula e l’ostruzionismo dei due schieramenti (italiano e croato). E non diciamo niente dei provvedimenti ai danni degli italiani della Dalmazia, dal 1866 in poi? E vogliamo parlare dell’ondata di violenza contro gli italiani di Trieste il 24 maggio del 1915?? Ma come, non erano stati i fascisti a far conoscere la violenza a Trieste??? Si potrebbe andare avanti a lungo ed approfondire ognuno di questi ed altri esempi.
    Se si vuole analizzare la storia ci vuole un po’ di equilibrio, magari evitando di andare a cercare da che parte stanno i cattivi o chi ha iniziato ad attaccare l’altro. Qui si tratta solo di capire che le radici dell’odio che nel ‘900 portò tanti lutti sia agli slavi che agli italiani della nostra regione, stanno proprio nel periodo di dominio austriaco, il quale evidentemente non seppe gestire i rapporti tra le molte nazionalità soggette, nel momento di rapida espansione del sentimento nazionale.

    Mi piacerebbe poi capire da che fonte evinci che le truppe della Wermacht furono festeggiate dai triestini nel ’41… mah!! Quel che è certo è che non è vero che nel ’41 “sono tornati gli austriaci”; fino a prova contraria, infatti, la sovranità italiana continuò di fatto sino all’8 settembre del ’43; a quel punto fu creato l’Adriatisches Kustenland, questo si considerabile una specie di riscatto austriaco a Trieste, soprattutto perché ne fu posto a capo Friederick Reiner, ex ufficiale austroungarico, che restituì in parte alcuni diritti agli sloveni e si comportò sempre da anti-italiano! Certamente più di qualcuno avrà visto di buon occhio quella evoluzione, ma non mi risultano tutte queste scene di giubilo popolare… ricordati poi che furono soprattutto i tedeschi a dar luogo a rappresaglie con incendi di villaggi ed esecuzioni di civili…ricordati anche che il braccio destro di Rainer era un certo Odilo Globocnik, sloveno di Trieste che gestiva la Risiera di San Sabba. Attenzione quindi a celebrare certi eventi!

    Poi dici che TS ha perso il 70% della sua provincia per dare sbocco sul mare a Gorizia? A parte che il motivo non fu affatto quello, ma guardati una cartina e dimmi se secondo te la stretta striscia di terra tra Monfalcone e Grado può costituire quel 70%. La gran parte della vecchia provincia (peraltro zona compattamente slovena) fu invece ceduta alla Jugoslavia col trattato di pace di Parigi….
    cari saluti!

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  7. Maximilian, sarai anche asburgico, ma sui censimenti non mi sembri affatto preciso!
    Dici che la maggior parte degli esuli istriani non era in Istria prima del 1920 (cosa assolutamente falsa!) ma poi incolli i censimenti di Trieste!! Cosa c’entra?

    Il link che hai indicato ci mostra i censimenti così come furono prodotti dall’Austria. Per quanto riguarda l’Istria, il riepilogo finale unisce a questa regione anche il comune di Castua e l’isola di Veglia, che non fecero mai parte dell’Istria, nè geograficamente nè culturalmente. Conteggiando quindi solo l’Istria propriamente detta (con le isole di Cherso e Lussino) questo è il risultato del 1910(arrotondo le cifre per rapidità):
    145.800 italiani
    137.700 croati
    55.000 sloveni

    Dunque qual’era la nazionalità più numerosa prima dell’annessione all’Italia???
    Il confronto di questi dati con quelli del censimento del ’21 e di quello segreto del ’39 dimostra che l’importazione di italiani dopo il 1918 non fu superiore alle 30.000 unità (comunque un numero notevole, ma non tale da capovolgere le proporzioni etniche come sostieni tu).

    Ma visto che parli di immigrazione forzata, chissà perchè non mostri il confronto tra censimento austriaco del 1900 e del 1910 per il Comune di Trieste? Eccolo qua:
    1900:
    116.800 italiani
    24.600 sloveni
    8.800 tedeschi
    —-
    1910:
    118.900 italiani
    56.900 sloveni
    11.800 tedeschi

    Dunque, chi è che ha importato gente non autoctona nella Venezia Giulia? Sarà mica stata la tua cara Austria?

    Concludo col dire che la cifra di 100.000 triestini emigrati da Trieste dal ’54 è assolutamente fantasiosa ed infondata…hai forse una fonte attendibile che lo certifica? Del resto, le ben note immagini delle rive triestine gremite di una folla festante per il ritorno dell’Italia smentiscono diverse delle cose che dici…
    ancora saluti!

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  8. ……..””I documenti storiografici a disposizione di chi volesse studiare il fenomeno in maniera seria e rigorosa parlano di poche centinaia di persone uccise in Istria dopo l’insurrezione dell’8 settembre e la successiva rioccupazione da parte dei nazifascisti e di poche decine tra Trieste e Gorizia dopo il 1945.”” ………..
    Desidererei avere informazioni maggiori sui documenti storiografici sopra accennati. Grazie
    Giuseppe

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