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Lo Stato e (è) l’antistato, verbo o congiunzione ?


di Gio’ Chianta

Ci sono delle attività altamente lucrative sulle  quali lo Stato lucra senza lasciare spazio ad intermediatori, come nel gioco d’azzardo, le sigarette e via dicendo. Poi ci sono altre attività altamente lucrative , come gli stupefacenti e la prostituzione, sulle quali lo Stato fa una scelta ben precisa: cede il passo all’antistato, ovvero alla criminalità organizzata.

Il gioco d’azzardo, come è ampiamente dimostrato, genera in molti soggetti dipendenza. Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità il gioco d’azzardo compulsivo è una malattia sociale. E’ altrettanto ampiamente dimostrato che fumare  esponga l’organismo ad essere potenzialmente piu’ vulnerabile. Insomma, il gioco d’azzardo e il fumo possono risultare, in tutti i soggetti che ne fanno uso, potenzialmente dannosi. A ben poco servono scritte del tipo “Gioca con prudenza” oppure “Il fumo uccide”, perché un soggetto che ha una dipendenza se ne frega altamente di quelle scritte ipocrite.

Perché allora lo Stato lucra su delle attività potenzialmente dannose per ogni cittadino che ne fa uso mentre decide di non lucrare su altre attività che sono ugualmente dannose ?  Se il principio è che anche se qualcosa è potenzialmente dannosa al singolo si lascia comunque la libertà individuale di “portersi fare male” in nome di un interesse comune (ovvero piu’ soldi nelle tasche dello Stato, piu’ servizi per la comunità) questo principio non dovrebbe valere, ad esempio, anche per droghe leggere e prostituzione ?

Perché lo Stato rinuncia a qualche miliardo di euro non legalizzando la prostituzione ? Fare sesso con una donna o con un uomo che tramite una propria libera scelta decide di prostituirsi fa male ? Puo’ essere moralmente non accettabile per taluni individui ( generalmente gli stessi che di giorno condannano pubblicamente la prostituzione e la sera si intrattengono con prostitute/i) ma non fa  male. Fa piu’ male lasciare la prostituzione in mano a gente senza scrupoli. Pensate quante cose di potrebbero fare con i soldi che lo Stato incasserebbe dalla legalizzazione della prostituzione: si potrebbero finanziare molti settori oggi in crisi. Ma lo Stato rinuncia e delega all’antistato. In Germania la legalizzazione della prostituzione ha portato 400 mila posti di lavoro e un indotto di poco inferiore ai 15 miliardi di euro.

Lo stesso identico discorso vale per la legalizzazione delle droghe leggere, una canna, per intenderci, non fa piu’ male di una sigaretta. I miliardi di euro che lo Stato incasserebbe sarebbero talmente tanti da rinunciare a folli manovre per mettere i conti in ordine.

Senza contare agli effetti collaterali che la legalizzazione di attività oggi illegali avrebbe. Ad esempio, tutti quei miliardi che oggi incassa illegalmente la malavita organizzata finirebbero  nelle tasche dello Stato: meno corruzione.

Lo so che a tutti voi è già venuto in mente “Ma il problema è il Vaticano, è notorio.” Infatti, bravi, il Vaticano è da sempre la terza camera dello Stato, influenza le scelte dei partiti. I politici, sono sempre ben contenti di assecondare il Vaticano perché rappresenta un caterva di voti. Non è certo un caso che la defunta ma sempre viva Democrazia cristiana ha dettato legge  in questo Paese.

Uno Stato laico (solo sulla carta) rinuncia a miliardi di euro utilissimi per la collettività perché i rappresentanti del popolo, da sempre, si mettono nella mani del Vaticano per loro convenienza.

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Pasolini e il movimento No TAV (di Lucio Garofalo)


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Una bieca circostanza, solo apparentemente marginale, che si inquadra nel profilo della vertenza sorta in Val di Susa e che ha destato in me una reazione di scandalo, al di là della dura repressione scatenata contro il movimento No TAV, si riferisce al tentativo di strumentalizzazione e mistificazione ideologica del pensiero di Pier Paolo Pasolini compiuto da alcuni esponenti prezzolati dell’informazione nazionale. Alludo a quanti hanno provato a distorcere e strumentalizzare in modo indegno e disonesto una posizione assunta da Pasolini molti anni fa, il 16 giugno 1968, quando pubblicò i famosi versi intitolati “Il Pci ai giovani”, sugli scontri di Valle Giulia a Roma. In quella occasione Pasolini si schierò dalla parte dei poliziotti, in quanto di estrazione proletaria, mentre si scagliò apertamente contro la “massa informe” degli studenti, figli di quella borghesia che egli detestava profondamente. Eppure Pasolini non ha mai rinnegato o esecrato i movimenti di contestazione come Lotta Continua o altre formazioni extraparlamentari, con cui ha persino collaborato attraverso esperienze di controinformazione. Si pensi solo alla controinchiesta condotta dal collettivo politico di Lotta Continua guidato da Giovanni Bonfanti e Goffredo Fofi, che si concretizzò nel film-documentario “12
dicembre”
, uscito nel 1972 e dedicato alla strage di Piazza Fontana. Un’opera la cui realizzazione coinvolse direttamente Pasolini, il quale contribuì pure alla sceneggiatura.

In altri termini, la disonestà intellettuale e la mistificazione ideologica di questi presunti operatori dell’informazione, in evidente mala fede, consistono nel fatto che essi espongono solo la versione dei fatti che fa loro comodo, mentre tacciono, o fingono di dimenticare, quella porzione di verità che non conviene (o non interessa) raccontare.

Tornando alla questione della TAV, è assai probabile che Pasolini avrebbe solidarizzato e simpatizzato nei confronti della mobilitazione popolare sorta in Val di Susa, conoscendo il rispetto quasi sacrale e la passione viscerale che nutriva per lo studio e la salvaguardia di ogni identità antropologica particolaristica, da intendersi in un’accezione tutt’altro che nostalgica o reazionaria, intimamente connessa ai valori più autentici e genuini dell’uomo, spazzati via dall’omologazione imposta dall’ideologia del “pensiero unico”.

In tal senso la vertenza scaturita in Val di Susa è paradigmatica, in quanto la TAV non è un progetto al servizio della modernità e del progresso dei popoli, bensì delle merci e dei profitti, ossia delle forze egemoni nel mondo capitalistico. Si tratta di una vicenda esemplare che smaschera il volto ipocrita, autoritario e affaristico dei sedicenti “stati democratici”, che dirottano soldi pubblici nelle tasche della grande imprenditoria privata, infiltrata dalla criminalità organizzata, per finanziare opere faraoniche prive di vantaggi sociali e molto discutibili a livello economico, in quanto costose ed inutili per rilanciare l’economia in crisi. Nel contempo si depotenziano le infrastrutture ferroviarie del Sud Italia, considerate di minore importanza, e si tagliano fondi ai settori pubblici che, oltre a creare opportunità di lavoro, forniscono beni e servizi utili alla collettività.

In questa ottica la TAV è una chiara testimonianza dell’assoluta subalternità del potere pubblico alla logica del profitto privato, l’ennesima conferma che certifica il primato della sfera economica sulla dimensione collettiva della politica, anteponendo le leggi ferree e spietate del mercato e la forza smisurata del capitale, agli interessi della comunità, del territorio e della sanità locale, della democrazia e della giustizia sociale.

Di fronte ad ingranaggi così folli e mostruosi, si erge in termini antagonistici il movimento No TAV che, a dispetto di quanti sostengono il contrario, denota un ruolo di protagonismo attivo delle popolazioni locali, che ormai oltrepassa i confini territoriali della Val di Susa e coinvolge gruppi di militanti provenienti da tutta l’Italia e persino dall’estero. Non è un caso che questa vertenza locale si allacci saldamente con le proteste e le rivolte globali che hanno sconvolto il mondo nell’anno appena trascorso.

Del resto, una lotta per la tutela dell’ambiente e della salute della gente, potrebbe configurarsi come una posizione di retroguardia, quindi di conservazione. E in un certo senso lo è. A tale proposito rammento una provocazione “corsara” che Pasolini lanciò oltre 35 anni fa, l’ennesima intuizione “profetica”: in una società consumistica di massa che promuove “rivoluzioni” ultraliberiste che potremmo facilmente definire “di destra”, i veri rivoluzionari sono (paradossalmente) i “conservatori”. I cambiamenti innescati nel quadro dell’economia capitalistica contemporanea, sono di natura liberticida e reazionaria, frutto di un’accelerazione storica improvvisa che ha determinato un processo di sviluppo abnorme ed irrazionale, di globalizzazione a senso unico, in ultima analisi sono “rivoluzioni conservatrici”. Il ricorso ad un ossimoro serve ad indicare la funzionalità ad un’istanza di stabilizzazione conservatrice dei rapporti di forza esistenti.

Quanti si battono per arginare la deriva autoritaria e destabilizzante provocata dallo strapotere delle oligarchie finanziarie, per contenere l’offensiva neocapitalista sferrata contro le conquiste dei lavoratori, per resistere agli assalti della destra più agguerrita e oltranzista (che non è tanto la destra berlusconiana o leghista, quanto quella più elegante e sofisticata delle tecnocrazie che fanno capo al governo Monti), coloro che si adoperano per mantenere le condizioni residuali di legalità democratica e le tutele costituzionali, sono indubbiamente “conservatori”, per cui oggi sono i veri rivoluzionari.

Ma essere contro la TAV non equivale ad essere contro il progresso, bensì contro un falso e aberrante modello di sviluppo che genera una perversa e fallace nozione di “modernità”. Gli esiti rovinosi di questa modernizzazione posticcia sono ravvisabili ovunque, soprattutto in un processo di perversione e degrado dei rapporti umani, improntati in maniera sempre più ossessiva ad un interesse esclusivo, la ricerca del profitto, quale unica ragione esistenziale da esibire e proporre alle nuove generazioni.

Questo paradigma ideologico è altamente diseducativo e deviante, poiché si assume come fine univoco uno stile di vita e di comportamento che diviene pervasivo e non è sorretto da una coscienza intellettuale sufficientemente critica, capace di sostituire, se occorre, quell’esigenza unilaterale e morbosa con valori etici e culturali più gratificanti.

L’imposizione di una visione  della vita che è perfettamente conforme all’ordinamento economico e politico dominante, non si esercita più attraverso strumenti di coercizione e di oppressione diretta, ma si esplica con procedimenti diversi rispetto al passato, ricorrendo a sistemi di alienazione subdola e strisciante che solo apparentemente sono democratici e pacifici, ma in effetti si rivelano più repressivi di una dittatura fascista. Il controllo degli stati e delle società tecnologicamente avanzate non si regge tanto sull’uso della forza militare, quanto sul ruolo di condizionamento, disinformazione e manipolazione ideologica svolto dalla televisione. Vale la pena di richiamare la tesi sostenuta da Pasolini in diverse circostanze a proposito della televisione, considerata come un mezzo di comunicazione antidemocratico, poiché non suscita e non consente uno scambio dialettico interattivo, ossia aperto e paritario, ma al contrario privilegia ed esalta un rapporto autoritario e paternalistico, che non ammette possibilità di replica.

In tal senso, la televisione incarna il nuovo fascismo, il vero Leviatano della modernità.

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Il partito vampiro


Nella politica italiana, si aggira uno strano partito che tutti credevano scomparso da molti anni ma che non è mai morto. Si tratta della misteriosa congrega della Margherita,  vivente e non vivente, morta e non morta, sopravvissuta nutrendosi come un parassita di quell’essenza vitale chiamato “rimborso elettorale”. Lontano dalla luce del sole e dai riflettori questo enigmatico partito inesistente ha continuato a succhiare il sangue del finanziamento pubblico fino a pochi mesi fa, vivendo all’ombra di altri partiti ancora in vita, forse anch’essi contagiati. Allo stesso modo i maggiori esponenti della Margherita, anch’essi “non morti” ed anzi immortali, fino a quando  riescono a rimanere vicino al misterioso colle Montecitorio a cui devono la loro sopravvivenza. Senza elettori, senza idee, senza ideali, questi vampiri, utilizzano i voti altrui e si aggirano tra i vari partiti mortali, cambiando spesso vittima. Il gran camerlengo Lusi e il Gran Visir Rutelli hanno finora assicurato sangue fresco a tutti loro.  Come possiamo fare ad eliminate questi pericolosi mostri invulnerabili? Forse infilzandoli con un paletto di frassino?

il Gran Visir di tutti i vampiri

Il Gran Visir di tutti i vampiri

Da: http://fugadigas.blogspot.com/