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ASPI, ecco da dove prendere i soldi: legalizzazione di prostituzione e droghe leggere.


L’obiettivo del governo sarebbe quello di fornire una copertura per tutti i lavoratori nel periodo di disoccupazione. Naturalmente non tutti potranno accedervi ma solamente i soggetti con determinati requisiti: 52 settimane lavorative nei due anni precedenti alla richiesta e due anni di assicurazione contributiva. Dovrebbe essere prevista anche una copertura per coloro che hanno lavorato nei due anni precedenti alla richiesta meno di 52 settimane, con un minimo di 13 settimane lavorative. La durata dell’ Aspi per questi lavoratori sarà della metà.

Chi non possiede i requisiti è tagliato fuori e saranno in tanti. Ma c’è un altro problema: la copertura finanziaria che ha il governo per l’Aspi non supera 1,7 miliardi di euro e secondo gli esperti ne servirebbero 15 miliardi.

Ora, se l’obiettivo di Monti è aumentare notevolmente le tasse sui contribuenti già tartassatissimi (comprese le odiose accise) per trovare i fondi necessari, sappia che questi fondi si possono cercare altrove.

Qualche giorno fa ho scritto un articolo dal titolo Lo Stato e (e’) l’antistato, verbo o congiunzione ?

Ci sono delle attività altamente lucrative sulle  quali lo Stato lucra senza lasciare spazio ad intermediatori, come nel gioco d’azzardo, le sigarette e via dicendo. Poi ci sono altre attività altamente lucrative , come gli stupefacenti e la prostituzione, sulle quali lo Stato fa una scelta ben precisa: cede il passo all’antistato, ovvero alla criminalità organizzata.

Il gioco d’azzardo, come è ampiamente dimostrato, genera in molti soggetti dipendenza. Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità il gioco d’azzardo compulsivo è una malattia sociale. E’ altrettanto ampiamente dimostrato che fumare  esponga l’organismo ad essere potenzialmente piu’ vulnerabile. Insomma, il gioco d’azzardo e il fumo possono risultare, in tutti i soggetti che ne fanno uso, potenzialmente dannosi. A ben poco servono scritte del tipo “Gioca con prudenza” oppure “Il fumo uccide”, perché un soggetto che ha una dipendenza se ne frega altamente di quelle scritte ipocrite.

Perché allora lo Stato lucra su delle attività potenzialmente dannose per ogni cittadino che ne fa uso mentre decide di non lucrare su altre attività che sono ugualmente dannose ?  Se il principio è che anche se qualcosa è potenzialmente dannosa al singolo si lascia comunque la libertà individuale di “potersi fare male” in nome di un interesse comune (ovvero piu’ soldi nelle tasche dello Stato, piu’ servizi per la comunità) questo principio non dovrebbe valere, ad esempio, anche per droghe leggere e prostituzione ?

Perché lo Stato rinuncia a qualche miliardo di euro non legalizzando la prostituzione ? Fare sesso con una donna o con un uomo che tramite una propria libera scelta decide di prostituirsi fa male ? Puo’ essere moralmente non accettabile per taluni individui ( generalmente gli stessi che di giorno condannano pubblicamente la prostituzione e la sera si intrattengono con prostitute/i) ma non fa  male. Fa piu’ male lasciare la prostituzione in mano a gente senza scrupoli. Pensate quante cose di potrebbero fare con i soldi che lo Stato incasserebbe dalla legalizzazione della prostituzione: si potrebbero finanziare molti settori oggi in crisi. Ma lo Stato rinuncia e delega all’antistato.

Lo stesso identico discorso vale per la legalizzazione delle droghe leggere, una canna, per intenderci, non fa piu’ male di una sigaretta. I miliardi di euro che lo Stato incasserebbe sarebbero talmente tanti da rinunciare a folli manovre per mettere i conti in ordine.”

Senza contare agli effetti collaterali che la legalizzazione di attività oggi illegali avrebbe. Ad esempio, tutti quei miliardi che oggi incassa illegalmente la malavita organizzata finirebbero  nelle tasche dello Stato: meno corruzione.

Lo so che a tutti voi è già venuto in mente ”Ma il problema è il Vaticano, è notorio.” Infatti, bravi, il Vaticano è da sempre la terza camera dello Stato, influenza le scelte dei partiti. I politici, sono sempre ben contenti di assecondare il Vaticano perché rappresenta un caterva di voti. Non è certo un caso che la defunta ma sempre viva Democrazia cristiana ha dettato legge  in questo Paese.

Uno Stato laico (solo sulla carta) rinuncia a miliardi di euro utilissimi per la collettività perché i rappresentanti del popolo, da sempre, si mettono nella mani del Vaticano per loro convenienza.”

Legalizzando questi due settori (sulle cifre precise lascio la parola agli esperti) si potrebbe pagare l’Aspi a tutti i disoccupati anche a quelli che oggi ne sono tagliati fuori perché privi di requisiti andando a colpire due settori che non conoscono crisi.

Gio’ Chianta

Pubblicato in: berlusconeide

Le agghiaccianti dichiarazioni di Cecchi Gori su Berlusconi.


Con Berlusconi parla mai?
Sa chi è davvero Berlusconi? Il giorno del funerale di mio padre Mario, Silvio scrisse una bella lettera, venne al funerale e sostenne persino la bara. La mattina dopo, chiuse d’imperio le società Penta che avevamo costruito insieme.

Però.
Le racconto una storia. Un giorno mi telefona Bernasconi, mio caro amico, capo di Retitalia, l’uomo che nel processo Mills secondo l’accusa pagò l’avvocato inglese. Siamo nel 2001. Bernasconi disse: “Sono ricoverato al San Raffaele, ma non mi curano”. Era disperato. Contatto immediatamente Berlusconi: “Guarda che l’amico Carlo non sta bene”. Lo trasferirono al Niguarda e gli misero un cuore elettrico. Dopo tre giorni morì.
Cosa vuole dire?
Niente di particolare. Mi spiegate cosa è successo realmente a Bernasconi?

Questi sono solo due passaggi della lunga intervista rilasciata da Vittorio Cecchi Gori al Fatto Quotidiano.

“Mi spiegate cosa è successo realmente a Bernasconi ?” Caro Vittorio, quello che tu lasci intendere è agghiacciante, non sarebbe il caso di riferire ai magistrati ?

Fonte:http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/23/vittorio-cecchi-gori-mi-hanno-anche-messo-la-cocaina-dentro-casa/199542/

 

Pubblicato in: CRONACA

MANI PULITE E L’ECONOMIA


 

“MANI PULITE”:
Storia di una rivoluzione <<italiana>>

E’ una <<rivoluzione italiana>>, che inciderà negli anni futuri della storia politica nazionale. “Mani Pulite” è un po’ come la rivoluzione francese: fino al 1789 le cose vanno in un modo, poi, drammaticamente, tutto cambia fino a quando non arriva la Restaurazione a rimettere le cose a posto. Come tante rivoluzioni, anche <<questa>> è piena di eroi, tradimenti, contraddizioni, morti, misteri…
9° PARTE: I SUICIDI

10° PARTE: <<ECONOMIA>>

Ad essere travolta dalla Rivoluzione di “Mani Pulite” è soprattutto la politica, a tutti i livelli e di tutti i partiti. E’ là che vanno a finire tutti i soldi delle tangenti. In quegli anni la politica costa moltissimo.
Giuseppe Turani: << 1) bisognava tenere molta gente sul territorio a tempo pieno. Più gente hai sul territorio a tempo pieno più controlli i tuoi soldi, la tua presenza, la tua forza. Poi, bisogna anche dire che i gruppi dirigenti si erano abituati bene, a contatto con il mondo imprenditoriale, che viveva bene: jet privati, elicotteri ecc.. Ogni tanto si telefonava all’amico imprenditore che gli prestava l’aereo per un week-end o due per andare in giro a far comizi. Quando poi non c’era si affittava. Avevano poi i loro giornali di partito che non vendevano mezza copia. E poi per la campagna elettorale i soldi volavano>>.
Costa la politica: bisogna mantenere la presenza sul territorio dei partiti di massa come la DC e il PCI, ci sono i congressi faraonici del PSI, ci sono i giornali di partito, le sedi locali, quelle nazionali, il personale, le relazioni da coltivare, le clientele. Costa la politica, costa tantissimo. Soltanto l’apparato nazionale della Democrazia Cristiana costa dai 60 ai 70 miliardi di lire all’anno. Miliardi di allora. Siamo negli anni ’90. Soltanto l’apparato della DC a Milano costa 4 miliardi all’anno. Il PSI, per l’apparato nazionale, ha bisogno di 50 miliardi all’anno. Il finanziamento pubblico dei partiti, quello legale, non riesce a trovarli tutti.
Roberto Mongini: << Chi faceva il segretario del partito sapeva che bisognava pagare gli stipendi. E i stipendi chi li pagava? Li pagava il finanziamento illecito, perchè il finanziamento bianco serviva si e no per pagarne uno>>.
Sono tanti, tantissimi soldi, un fiume di denaro che riempie le valigette 24ore e gonfia piccole buste bianche e grandi buste gialle formato A4, che riempie sacchetti per fare la spesa, che si arrotola in tasca e a volte anche dentro le mutande, e che di nascosto, ma spesso alla luce del sole finisce nelle tasche dei politici, nei cassetti delle segreterie amministrative, nei conti cifrati in Svizzera.
Una prima quantificazione di questo fiume di soldi lo stima attorno a 10mila miliardi di lire all’anno, miliardi di allora. Sono tantissimi soldi, e non sempre finiscono proprio nelle casse dei partiti.

Tutto questo non è gratis, lo pagano gli imprenditori naturalmente. Però non finisce lì, perchè i soldi escono fisicamente dalle tasche delle imprese. Ma poi, alla fine, i costi veri ricadono sui cittadini sotto forma di maggiori tasse, di maggiori costi dei servizi, di debito pubblico. Opere pubbliche che servono solo per motivi politici, vere e proprie cattedrali nel deserto che non vengono mai finite ma costano. E non solo gli appalti per le costruzioni, ma anche i servizi, come la sanità, che fra tangenti e mazzette finisce per costare molto di più allo Stato e quindi ai cittadini. E anche quei lavori che effettivamente servono, alla fine costano molto di più di quello che dovrebbero. La metropolitana di Milano nel 1992 costa 120 miliardi di lire al km, quella di Amburgo 45; i lavori per il passante ferroviario della metropolitana prevedono 100 miliardi al km per 12 anni, quello di Zurigo ne costa 50 in 7 anni . E comunque, dopo la tempesta di MANI PULITE, anche i costi del passante ferroviario di Milano si abbassano della metà. Così il debito pubblico aumenta: nel 1980 il rapporto tra il PIL e il debito pubblico è del 60%, nel 1992 è salito al 118%. Sono 250mila miliardi di lire con un interesse annuo di 25mila miliardi. Sono un sacco di soldi per cose che si fanno male e in più tempo, e che a volte non servono a niente.

 

fonte: http://www.ilgrido.eu/index.php?set=102&blog_tool_id=&local_page=blog&left_local_page=&month=&year=&users_table=&dom_sld=ilgrido&dom_tld=eu&sito_gratis=&sito=&leggi_risposte=1409069


“IL GRIDO FAN’S PAGE”


ADESSOITALIA

Pubblicato in: cultura, diritti, INGIUSTIZIE, LAVORO, politica, sociale, società

La nuova Costituzione


By ilsimplicissimus

La Costituzione
della Repubblica Italiana

Principi fondamentali
Art. 1

L’Italia è una Repubblica  fondata sul lavoro precario.

La sovranità appartiene alle Banche e alle Fondazioni, che la esercitan0 informalmente e senza i limiti della Costituzione.

Art. 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili di chi ha il potere, sia come singoli sia nelle formazioni sociali ove si svolge la loro personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di egoismo politico, economico e sociale.

Art. 3

Tutti i cittadini hanno diversa dignità sociale e non sono eguali davanti alla legge, con distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la diseguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo dello sfruttamento e l’effettiva esclusione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto alla disoccupazione e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra all’arricchimento materiale della classe dirigente.

Art. 5

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le cricche locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio trasferimento di fondi pubblici; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia di potenti, aziende e mafie.

Art. 6

La Repubblica tutela con apposite norme la minoranza linguistica italiana.

Art.7

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, dipendenti e correlati.

I loro rapporti sono regolati dal governo e dalla Cei. Le modificazioni dei patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

Art. 8

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con la chiesa cattolica.

I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con il Vaticano.

Art. 9

La Repubblica promuove lo repressione della cultura e della ricerca scientifica e tecnica.

Tutela l’abuso edilizio e svende il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art. 10

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle lettere della Bce.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e del trattato internazionale sulla tratta degli schiavi del 1768.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche non ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.

E’ ammessa l’estradizione dello straniero e del cittadino per reati politici.

Art. 11

L’Italia ripudia la pace come strumento di offesa alla libertà dell’industria bellica e come antieconomico mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri l’ingiustizia  fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 12

La bandiera della Repubblica è il monocolore italiano:  bianco a bande verticali di ogni tipo.

fonte : http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/03/22/la-nuova-costituzione/