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In Italia 71 mila persone vivono in roulotte e baracche: il triplo rispetto a 10 anni fa.


Uno dei dati piu’ degni di nota rilasciato dall’Istat sui rilevamenti dell’ultimo Censimento sono quelle 71. 101 persone che nel modulo del censimento hanno dichiarato di vivere in tende, roulotte, baracche e accampamenti di fortuna vari. Questo dato risulta ancora piu’ sconvolgente se si pensa che nel 2001 le persone che dichiaravano la medesima cosa erano 23 mila.

Il dato si presta a molteplici letture e considerazioni. Molto maliziosamente si potrebbe dire che un conto è dichiarare di vivere in una baracca e un conto e’ viverci realmente. Paradossalmente, tra questi 71.101 ci potrebbero essere dei furbacchioni che dichiarano di vivere in baracche mentre in realtà vivono in lussuose ville intestate a società offshore di qualche paradiso fiscale e allo stesso tempo non ci potrebbero essere tante persone che realmente vivono in baracche perché non hanno compilato nessun censimento: fantasmi per lo Stato.

Detto questo, togliendo i furbacchioni e mettendo dentro quelli non censiti il risultato credo non cambierebbe di molto: in Italia circa 70 mila persone vivono in roulotte e baracche.

E dire che l’Italia è piena di abitazioni: 28. 863. 604 mentre gli edifici sono 14. 176. 371. Visti i numeri, non sembrerebbe un’ impresa titanica trovare una migliore sistemazione ai 70 mila.   

Credo che nei prossimi dieci anni si passerà da 70 a 200 mila. Questo perché il governi non solo non si occupano di trovare una sistemazione a chi non possiede una casa ma perseverano nel tassare sempre di piu’ chi ancora la possiede. Il risultato ? Molti, impossibilitati a pagare l’IMU,  saranno costretti  a vendere la seconda casa e altri anche la prima. E cosi’ come piace ai governi, la ricchezza “immobiliare” sarà detenuta da un numero sempre piu’ ristretto di persone.

Gio’ Chianta

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La disoccupazione adulta


di Luchino Galli – Mai Più Disoccupati
 

Attualmente in Italia si tende a identificare la disoccupazione con la disoccupazione giovanile.

Ma c’è anche un’altra disoccupazione: quella adulta, un drammatico fenomeno sociale in continua crescita, che coinvolge già milioni di persone!

Se la disoccupazione giovanile “tarpa le ali” ai nostri ragazzi, impedendo loro di progettare e costruire il proprio futuro, la disoccupazione adulta si abbatte sulle persone sradicando vite, devastando famiglie, dissolvendo percorsi esistenziali …

E se non si è supportati da una rete di salvataggio, da parenti e amici, se non si dispone di adeguate risorse proprie, è la morte civile, il nulla, l’annichilimento dello stesso diritto di vivere, in quanto la disoccupazione adulta precipita persone e famiglie in una spirale di povertà, anticamera di un’emarginazione ed esclusione sociale dalle quali può non esserci ritorno.

Troppo spesso ai disoccupati adulti il mercato del lavoro preclude qualsiasi opportunità di reinserimento lavorativo, discriminandoli per motivi anagrafici. Over 50, over 40, over 35… ormai è una deriva inarrestabile!

Nel momento in cui scrivo di disoccupazione adulta, non intendo contrapporla a quella giovanile, ma rimarcarne l’esistenza!

La disoccupazione giovanile e la disoccupazione adulta sono due facce della stessa bruttissima moneta, una moneta indesiderata che milioni di persone nel nostro Paese, loro malgrado, portano in tasca.

Vite sospese e interrotte, umiliate da una precarietà assoluta, totalizzante, che giorno dopo giorno annichilisce e avvelena l’esistenza, negando il presente e il futuro a intere generazioni: genitori e figli.

La disoccupazione adulta è la meno conosciuta, quella di cui più si tace!

Il primo passo per affrontare il drammatico fenomeno sociale della disoccupazione adulta è riconoscerne invece l’esistenza, analizzandone le dinamiche e le peculiarità, per contrastarla con interventi mirati e qualificati.

Ricordiamoci che essere disoccupati – da adulti – spesso vuol dire non riuscire a far fronte alle scadenze economiche più impellenti: rate del mutuo, canoni di locazione, bollette di acqua, luce, gas, spese per la salute della famiglia, per l’istruzione dei figli, le stesse spese alimentari…

Sono molti i disoccupati che per la mancanza di adeguati ammortizzatori sociali rischiano di finire letteralmente per strada. Mario Furlan, fondatore dei City Angels, lamenta una situazione sempre più angosciosa:Aumentano i clochard, ma l’aspetto più inquietante è l’incremento degli insospettabili, persone che si presentano bene e che non diresti affatto si trovino in situazioni drammatiche, che ci chiedono cibo, vestiti e addirittura coperte e sacchi a pelo per scaldarsi nel letto”.

I senzatetto sono in maggioranza uomini, soprattutto 40enni, che hanno perso il lavoro…

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Bersani e De Hollande.


Bersani, D’Alema, Veltroni, Bindi ecc.. esultano per i successi del socialista De Hollande in Francia. Quando andò a Parigi per il congresso europeo dei socialisti, Bersani si lanciò in una filippica contro la destra di Sarkozy e di Angela Merkel responsabili, a suo avviso, assieme alla Bundesbank di avere imposto alla BCE una massiccia politica antiinflazionistica nei confronti dell’€ che esclude la creazione di bond europei e che ha avuto il solo risultato pratico di impedire la crescita economica perchè ha alimentato la recessione dei mercati interni di molti paesi dell’UE. Bersani aveva inoltre espresso ufficialmente il suo apprezzamento per le idee di De Hollande il quale era totalmente contrario  alla politica svolta appunto da Sarkozy, dalla Merkel e dalla BCE. Ma allora, viene da chiedersi, come sia stato possibile che quello stesso Bersani così contrario alle politiche di destra abbia accolto assieme a Napolitano l’invito di Angela Merkel e di Sarkozy e della BCE-co-Bundesbank ad appoggiare, in caso di caduta del governo Berlusconi, un governo di tecnici presieduto da Mario Monti il quale, si poteva star ben certi, avrebbe portato avanti una politica economica del tutto in sintonia coi dettami di una BCE governata dalla destra, come infatti stà facendo . Nè può aver alcun credito la ” storiella ” raccontata da Bersani, Veltroni, Bindi, D’Alema ecc.. che l’emergenza spread causata da Berlusconi sia stato l’unico motivo che abbia indotto il PD, nonostante fosse in vantaggio su PDL e Lega Nord nei sondaggi, a rinunciare alle elezioni antecipate, che aveva buone possibilità di vincere, per alto senso di responsabilità nei confronti della nazione, perchè anche cani e porci sanno ormai che l’accordo stilato tra Bersani e Casini sotto l’egida di Napolitano, a sua volta spronato da Angela Merkel e da Sarkozy, per far subentrare il governo dei ” banchieri ” presieduto da Monti fino al 2013, risale a parecchi mesi prima delle dimissioni di Silvio Berlusconi avvenute in concomitanza con l’aumento frenetico  della speculazione sui nostri Bond e del conseguente aumento esorbitante dello spread con i bond tedeschi. La verità è che Napolitano, Bersani, Veltroni e tutti quelli che attualmente hanno in mano il PD, parteggiano solo a parole per quegli esponenti del socialismo europeo che, come De hollande, vorrebbero mettersi di traverso alla politica della destra e della BCE ma in realtà,  nella pratica, appoggiano quegli stessi poteri forti che hanno sempre appoggiato assieme a Berlusconi, come la massoneria destrofila che comprende tanto confindustria quanto faccendieri come Marchionne e i banchieri, come ad esempio Passera che è al governo e che è amico di Berlusconi, nonchè la Chiesa Cattolica e, più o meno direttamente, anche la malavita organizzata che in questo consociattivismo politico che si è creato in Italia tra maggioranza e opposizione ( se mai si possa chiamare opposizione quella che ha fatto Bersani a Berlusconi in tutti  questi anni !!? ), sotto il ” tetto ” del governo Monti, potrà trarne immensi vantaggi. (Bruno Zucca )
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Movimento fascismo e libertà si presenta alle elezioni.


A Santeramo in Colle, provincia di Bari, il candidato Sindaco Giuseppe Lassandro si presenta con il Movimento fascismo e libertà. L’ufficio elettorale aveva giustamente bloccato il simbolo ma per rimettere tutto a posto è bastato sostituire il nome con la sigla Mfl.

Ora, per capire il pensiero di Lassandro piu’ che ai simboli e ai nomi è sufficiente dare un’occhiata al suo blog.

Sul 27 gennaio, giorno della memoria, in un post dal titolo “ 27 gennaio, il giorno della menzogna” scrive:

“Anche quest’anno, i media di regime, assieme all’accozzaglia antifascista, ci hanno bombardato con le loro “memorie per la Shoah”.
E’ risaputo che quest’evento risulta essere l’unico “genocidio” (ma è avvenuto come lo descrivono?) ininterrottamente “ricordato” da oramai 80 anni… E allora perchè non ricordiamo anche il genocidio americano nei confronti degli indios d’America? O quello degli Armeni? O ancora, quello comunista in Cina, URSS e Cuba? Macchè quelle sono nullità… Il “male assoluto” E’ e DEVE RESTARE SOLO LA “SHOAH”.

Nel post “ Cosa fu realmente la razza ariana” dopo aver chiarito il significato di razza ariana, conclude il suo articolo scrivendo:

Giusto per completare il quadro di tipo “razziale”, non posso non spezzare anche una lancia a favore del nazionalsocialismo.
A chi parla di razzismo nazista consiglio vivamente di andare a vedersi le legioni SS africane, indiane, arabe ed ebree.
Così soltanto forse comprenderete che il concetto di “razza” sia stato esclusivamente spirituale e concenzional-vitale

In “riflessioni personali” parla del Duce:

“Ma chi fu veramente il Duce? Fu quell’uomo che rese grande l’Italia. La sviluppò economicamente e socialmente, infrastrutturalmente e tecnologicamente, ridandole finalmente la dignità che da secoli aveva perso. Eravamo invidiati per le nostre grandi imprese aeronautiche, navali, ferroviarie, scientifiche e socialitarie, oltre che per la nostra audacia di sputare in faccia la verità.”

 Ora, mi pare evidente che non ci voglia un esperto di storia del fascismo per capire che ci troviamo davanti ad un fascista, le prove sono talmente evidenti:  si definisce orgogliosamente fascista, considera i suoi colleghi di partito Camerata,  si presenta alle elezioni con il Movimento fascista e libertà e scrive certe cose sul suo blog avendo come testata del blog questi simboli 

 

Sfortunatamente ( perchè mi pare legislativamente un non senso) pero’ proprio il Movimento Fascismo e Liberta’ è stato sempre archiviato o assolto in processi che lo vedevano imputato per tentata ricostruzione del partito fascista perche’ il fatto non sussiste.

Perché ? La Legge vieta la ricostruione del partito fascista (PNF) ma non la fondazione di un partito di ideologia fascista.

E se poi quel partito di ideologia fascista entra in Parlamento e fa le stesse cose che fece PNF come la mettiamo ?

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Lo spot “da favola” sulla festa dell’Europa del 9 maggio.


Questo spot è una favola…

 

Grazie all’Europa hai vissuto “da favola” nella pace.

Grazie all’Europa unita hai studiato “una favola” e hai avuto moltissime offerte “da favola” di lavoro.

Grazie all’Europa unita puoi dare un futuro “da favola” ai tuoi figli.

Grazie all’Europa unita puoi farti viaggi da favola e vivere “da favola.”

Il messaggio dello spot è chiaro: l’Europa è una favola.

Evidentemente, questo spot è stato commissionato da grandi appassionati di favole moderne.

La realtà è un tantino diversa…

 L’europa è piena di disoccupati, gente senza futuro, gente che non ha i soldi per mangiare (altro che viaggiare) gente che vive nel timore di non potercela fare e gente che si toglie la vita perche’, ormai, la morte è diventata l’ultima speranza.

Colpa di coloro che, per salvare l’Europa, stanno ammazzando gli europei (ammesso che esistano questi europei)

Se lo scopo della Presidenza del Consiglio dei Ministri era quello di lanciare un messaggio ottimistico sull’Europa unita credo che si sia andato molto oltre l’ottimismo sconfinando ampiamente nella dissimulazione.

Gio’ Chianta

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Berlusconi pagava il pizzo alla mafia: deve essere espulso da Confindustria.


 

Riprendendo il ragionamento di Alessandro Gilioli su Piovono rane

Se uno piu’ uno facesse sempre due l’imprenditore Berlusconi dovrebbe essere espulso da Confindustria perché gli imprenditori che pagano il pizzo, da regolamento, devono essere automaticamente espulsi dalla Confederazione degli industriali.

Dopo aver letto la sentenza della Cassazione sul processo Dell’Utri sappiamo che Berlusconi, in “posizione di vittima” pagava il pizzo alla mafia ed utilizzava come “mediatore” per i pagamenti Marcello Dell’Utri. Insomma, Berlusconi al posto di andare a riferire delle intimidazioni mafiose a qualche commissario di Polizia preferi’ trovare un accordo con Cosa nostra.

Siccome in Italia raramente uno piu’ uno fa due ma anche zero, uno, cinque o mille, possiamo essere certi che nessuno in Confindustria farà nulla per mandare via uno che, tra meno di un anno, potrebbe essere, nella peggiore delle ipotesi (per lui) il capo del piu’ grande partito di opposizione e nella peggiore delle ipotesi (per noi) nuovamente premier o (peggio di sento !) il politico che prenderà il posto di Napolitano.

Ma anche se Confindustria volesse proprio stupirci, è molto probabile che B trovera’ un modo per non farsi cacciare: una bella legge ad personam sul pizzo.

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Quando la genialità non entra in parlamento.


Ecco il prototipo del politico medio italiano e il suo partito, L’UDC, puo’essere senz’altro classificato come la pattumiera della politica. Infatti in esso sono confluiti, e di tanto in tanto continuano ancora a confluire, gli scontenti di tutti gli altri partiti ed in particolare quelli del PDL e del PD. Casini è come il riso in bianco o la pasta senza condimento i quali possono assumere gusti totalmente diversi a seconda delle salse che uno ci versa sopra, infatti nel corso degli anni Casini è passato da fido alleato di Berlusconi e nemico del PD, all’andare a braccetto con Rosy Bindi e con Bersani, proclamandosi ( almeno a parole ) oppositore di Berlusconi. Casini è in realtà amico di tutti e vorrebbe fare un governo con tutti, la sua idea è quella di realizzare una grande coalizione di centro eliminando ufficialmente il bipolarismo per mantenere quell’immobilismo sociale, politico e culturale, sotto l’egida di Santa Madre Chiesa, che viene chiamato moderatismo cattolico e che garantirebbe una fetta di potere a ciascuna forza politica entrata in questa coalizione senza più bisogno, quindi, di dover rumoreggiare in parlamento ognuna per tirare l’acqua al proprio mulino. Casini è un fiero sostenitore della medicina amara di Monti anche più di quanto non lo siano Bersani e Berlusconi i quali, giusto per salvare la faccia con il proprio elettorato, ogni tanto elevano qualche blanda protesta pur continuando ad appoggiare l’esecutivo. L’ elettorato di Casini invece non ha neanche bisogno  di queste  ” sceneggiate”  perchè i suoi accoliti sono anche loro come dei risi bolliti e delle pastasciutte scondite , ossia, gente a cui non piace nessun genere di cambiamento, ultraclericali e qualcuno anche processato per concorso esterno alla mafia ( vedi Cuffaro! ), altrimenti non avrebbero certo lo stomaco di votare per lui.I politici come Casini, apparentemente insignificanti e che puntano al miglior offerente, sono quelli che grazie ai loro spostamenti di campo hanno sempre consentito l’immobilismo in Italia e, pertanto, sono anche molto amati dai poteri forti, siano essi Chiesa, confindustria, banche e, naturalmente, dalle logge massoniche che controllano  questi poteri, nonchè, dalla malavita organizzata che in questo paese rappresenta un potere alla pari con gli altri. In un altro paese una classe politica come la nostra sarebbe già stata deleggittimata da un pezzo e nessuno dei politici attuali, soprattutto quelli che sostengono il governo in carica ( mai votato da nessun cittadino elettore ), si azzarderebbe a candidarsi di nuovo  per le elezzioni del 2013 sapendo che in tal caso le urne rimarrebbero deserte, ma l’Italia è un paese ” speciale ” dal perdonismo facile e dalla memoria corta, ed è proprio per questo motivo che anche dei politici assai mediocri come ” l’onorevole ” Pier Ferdinando Casini riescono sempre ad entrare in parlamento!

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Giorgio Napolitano’s History


Napolitano viene da lontano. Era migliorista e berlusconiano. Gli articoli del suo settimanale “Il Moderno” (con pubblicità Finivest anni ’80) superano persino le poesie di Bondi al “caro leader”.
“Ad aprile del 1985 esce a Milano il primo numero de Il Moderno, mensile (poi settimanale) della corrente “migliorista” del Pci (la destra tecnocratica e filo-craxiana del partito, guidata da Giorgio Napolitano). Animato da Gianni Cervetti… all’insegna dello slogan “l’innovazione nella società, nell’economia, nella cultura” (p. 104).”
“Intanto a Milano il numero di febbraio 1986 de Il Moderno… scrive che “la rivoluzione Berlusconi [è] di gran lunga la più importante, cui ancora qualcuno si ostina a non portare il rispetto che merita per essere stato il principale agente di modernizzazione, nelle aziende, nelle agenzie, nei media concorrenti. Una rivoluzione che ha trasformato Milano in capitale televisiva e che ha fatto nascere, oltre a una cultura pubblicitaria nuova, mille strutture e capacità pro­duttive” (p. 115)” ( Dal Blog di Beppe Grillo ).                                                                                                                 . Giorgio Napolitano è sempre stato molto stimato anche da Henry Kissinger,( membro del Club Bilderberg come David Rockefeller ), il quale ebbe un ruolo primario, quando era segretario di stato U.S.A  durante la presidenza di Richard Nixon, nella gestione del colpo di stato in Cile da parte di Augusto Pinochet che portò alla deposizione del presidente socialista Salvador Allende, vincitore delle elezioni, ed al suo assassinio. Amico personale di Craxi, Napolitano ha sempre mantenuto un atteggiamento ambiguo nei suoi confronti e nonostante la posizione di Bettino Craxi per la Repubblica Italiana, della quale Napolitano è il presidente, fosse quella di un condannato per reati penali e di un ricercato , non ha esitato nel 2010 a ricevere al Quirinale i membri ufficiali della ” Fondazione Bettino Craxi “. All’inizi degli anni novanta, Giorgio Napolitano ha contribuito alla ” demolizione ” del vecchio PCI, unico partito italiano d’opposizione alla destra, assieme a D’Alema, Ochetto, Bersani, Veltroni, Fassino ecc. ed alla nascita prima del PDS e poi del PD in cui sono confluiti pure politici del vecchio PSI craxiano e della vecchia DC. Atteggiandosi all’apparenza come un buon padre di famiglia saggio e moderato in realtà Giorgio Napolitano ha notevolmente contribuito allo scippo di democrazia reale che  è stato progressivamente effettuato in Italia, ai danni del cittadino, dalle maggiori forze politiche, dalla massoneria, dalla chiesa cattolica e dalla malavita organizzata, dagli anni novanta ai giorni nostri, non soltanto simpatizzando per i piduisti Craxi e Berlusconi ma contribuendo anche, quando è stato ministro, a mantenere occultati i vari dossier sulle stragi di stato dei cosidetti ” anni di piombo “. Attualmente si è reso complice assieme ai suoi compagni di partito con in testa Bersani, ai centristi di Casini, ai finiani e ai pidiellini di Berlusconi e Alfano, di quest’altro grande scippo alla democrazia che è stato l’ insediamento dell’attuale governo Monti che ci stà massacrando, deciso e pianificato dal  ” Buon Giorgio ” circa un anno prima delle dimissioni di Berlusconi da presidente del consiglio, assieme a Bersani, Casini e Fini sotto l’ingerenza della Germania di Angela Merkel, della Bundesbank-co-BCE e della Francia di Sarkozy e a cui successivamente hanno aderito ufficialmente anche Berlusconi e Alfano.

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CAMBIARE SI PUO’. CONTINUARE E MIGLIORARE SI DEVE.


In una realtà in continuo divenire in cui oggi è già ieri, e in cui domani diventa oggi, non si capisce come possano ancora esserci oggi, nel mondo in cui viviamo, venditori di fumo. Chi promette cose che non potremmo mai avere, chi seduce gli animi corruttibili dei deboli. I deboli siamo noi. Un popolo vittima delle atroci scelte di chi governa o vorrebbe governare senza un minimo di morale. Ed oggi ci troviamo spiazzati difronte agli errori di una generazione che passa. Prima erano i figli della modernità. Poi sono diventate le vittime delle guerre e delle dittature. Poi i seguaci di un sogno ricostruttore che come ogni cosa potenzialmente degenerante, è degenerato. Nell’abusivismo. Si è abusato di tutto. Della dignità umana, della persona, della famiglia, del lavoro, dei sogni e ancor di più della “res publica”. Il disgregamento dell’unità della cosa pubblica, dello Stato, per seguire vigliacchi interessi personali. L’anteposizione della parte al tutto, del bene proprio al benessere generale ha riportato in luce quella profonda crisi di valori che caratterizzò il primo Novecento. Un periodo in cui tutto fu messo in discussione. In primis la condizione dell’uomo nelmondo. Un mondo ormai privo di certezze. Travolto dal caos dell’incertezza della metafisica, della religione, della morale stessa. L’uomo che cerca continuamente se stesso. Che perde la sua identità prima come individuo poi come “animale sociale”. In preda ad una profonda crisi esistenziale che lo pone al centro del mondo. Un mondo che danza sui piedi del caso. Un mondo privo di certezze assolute. Il nichilismo. L’inesistenza di valori e dogmi assoluti. Perché “Dio è morto”, disse Nietzsche. È caduto il mondo idealistico delle speranze promesse, del fare oggi in questo mondo per esserne ricompensati in un altro. Il momento è adesso.Tutta l’antica filosofia greca ruotava intorno ad unico fine. Quello di ricercare l’ αλήθεια (alèteia = la verità). Il bello delle parole è che nascondono un significato intrinseco. E l’ αλήθεια non è solo la verità, ma più precisamente è “ciò che non può essere nascosto”. In un mondo oramai in preda ad una profonda crisi ideologica ed esistenziale come quello in cui tutti noi oggi viviamo, è facile trovare conforto in buone promesse e parole vuote. Ma diffidiamo della distorsione della realtà, della mistificazione del mondo. Diamo concretezza alle parole senza abboccare come pesci all’amo.In un famoso mito, il mito della caverna, Platone racconta di uomini fatti prigionieri (prigionieri delle credenze dell’umanità) che vivono al buio in una caverna costretti a vedere proiettate su un muro davanti a loro soltanto ombre di uomini. Questi credono che quelli siano i veri uomini (ma non sono altro che le ombre di piccole statuette tenute dai portatori di simulacri, che non sono altro che “venditori di sogni”). Il problema sta nel fatto che gli uomini-prigionieri scambiano le ombre con la realtà. Ma se solo uno di loro riuscisse a liberarsi dalle catene (cioè a staccarsi dall’ignoranza e dalle credenze) si accorgerebbe delle statuette e capirebbe che la realtà sono le statue e non le ombre. Ma se in seguito il prigioniero liberato, riuscisse ad uscire dalla caverna scoprirebbe che la vera realtà non sono nemmeno quelle statuette. In un primo momento, avendo vissuto per anni nell’oscurità, abbagliato dalla luce non riuscirà a distinguere le cose reali e guarderà solo le costellazioni e il firmamento. Poi potrà guardare il sole e distinguere le cose reali godendo della loro bellezza. Quale uomo, dopo tutto questo, vorrebbe tornare alla vita precedente? Eppure, per salvare i propri compagni di schiavitù, se l’uomo tornasse nella caverna per “svegliare” i suoi compagni, i suoi occhi offuscati dall’oscurità non riuscirebbero a distinguere più le ombre e quindi verrebbe deriso dai suoi compagni, che lo prenderebbero per pazzo, finché infastiditi dal tentativo dell’uomo di portarli fuori dalla caverna, lo ucciderebbero (la stessa fine che fece Socrate per aver detto quella verità di cui si parlava prima).Ucciso per essere “tornato alla caverna”. E ritornare nella caverna significa per l’uomo mettere quello che ha visto, le proprie conoscenze a disposizione della comunità. “Così lo Stato potrà essere costituito e governato da gente sveglia e non già, come accade ora, da gente che sogna e che si combatte per delle ombre e si contende il potere come se fosse un gran bene” (Nicola Abbagnano).Una crisi culturale profonda contagia la politica, perché la politica siamo noi. La πόλεις (poleis) è la città. E parte da noi la riforma della nostra società. Soltanto superando la fase transitoria di una grave crisi morale di valori si può dare un nuovo senso alla nostra comunità e alla politica. Altrimenti una crisi politica, generata dalla perdita di valori e dal disinteresse collettivo genera una distorta analisi della realtà che inevitabilmente creerà politiche economiche altrettanto degenerative. A discapito della società stessa. E del mondo intero. Siamo cittadini del mondo ed è impensabile che pochi uomini al mondo possano arbitrare come un burattinaio, le vite di milioni di uomini. Esiste la politica buona. E tutti noi ci crediamo perché tutti noi contribuiamo in un modo o nell’altro a renderla migliore. Esiste una economia buona, uno strumento che può rendere migliore la vita di moltissimi uomini, nella sua essenziale funzione di scienza sociale. Ma tutto questo sarà possibile solo quando tutte le nostre teste saranno pronte ad accettare il nuovo, il diverso. Perché cambiare è possibile se solo tutti ci credessero. Keynes sosteneva che la difficoltà non sta nell’introdurre nuove idee, ma nello sradicare le vecchie, che si ramificano in tutti gli angoli del nostro cervello. Siamo noi la nuova generazione del cambiamento. E allora cambiamo. Nel rispetto dei nostri limiti perchè l’uomo, come pensava Rousseau, nel passaggio dal suo stato di natura allo stato di essere sociale, diviene inevitabilmente limitato, per rispetto delle regole sociali che una comunità impone, in vista del bene collettivo. Ma il bene generale, l’interesse generale, la “volontè generale” di cui Rousseau parlava, non è la volontà di tutti, del fare tutto per tutti anche se qualcosa fra queste è ingiusta o sbagliata, ma il fare tutto in vista del bene di tutti, del benessere della comunità intera. Soltanto quando l’interesse di tutti verrà anteposto al fine particolare verrà meno quell’abusivismo morale dell’approfittarsi dell’ altro, dello sfruttamento di chi non può, moralmente o materialmente, migliorare la propria condizione. Perché l’io ha bisogno dell’altro. Perché il due è il contrario di uno.Perché insieme si può cambiare.

by Gianmarco Mattoccia

Fonte: http://www.ilgrido.eu/index.php?set=102&blog_tool_id=&local_page=blog&left_local_page=&month=&year=&users_table=&dom_sld=ilgrido&dom_tld=eu&sito_gratis=&sito=&leggi_risposte=1420132

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La proposta della Ravetto: un fondo anti-suicidio.


 ”Non e’ piu’ accettabile restare inerti di fronte all’ennesimo suicidio da parte di industriali e lavoratori strozzati dalla crisi. Siamo di fronte ad una vera e propria emergenza sociale. Il governo istituisca un fondo per aiutare imprenditori e artigiani che si trovano in difficolta”’.  Lo dice Laura Ravetto, responsabile propaganda del Pdl dopo che ieri un artigiano si e’ ucciso in Sardegna.

(Ansa)

 

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REDDITO MINIMO DI CITTADINANZA – Intervista all’economista Andrea Fumagalli, vicepresidente di Bin Italia


Luchino Galli, blogger e mediattivista, intervista Andrea Fumagalli, professore associato di economia politica all’Università di Pavia.

Andrea, tra gli economisti italiani sei uno dei maggiori esperti di reddito minimo garantito; sei anche vicepresidente di BIN Italia. Di cosa si occupa e perché è nata quest’associazione?

Il Bin (Basic Income Network . Italia) è costituito da sociologi, economisti, filosofi, giuristi, ricercatori, liberi pensatori che da anni si occupano di studiare, progettare e promuovere interventi indirizzati a sostenere l’introduzione di un reddito garantito in Italia. A tal fine è stato ideato un sito come strumento per l’aggregazione delle idee (http://www.bin-italia.org). Ne è risultato un network di competenze diverse che muovono però nella medesima direzione, sotto un «logo comune», quello del “BIN Italia”, perché comune è l’obiettivo: giungere all’introduzione di un Basic Income per tutti.

Il confronto nazionale ed internazionale sul reddito di cittadinanza (Basic income) ha conosciuto un vibrante sviluppo ed al tempo stesso uno straordinario arricchimento. Il ragionamento collettivo sul tema ha trovato ulteriori connotazioni negli anni nei quali sono divenute egemoni condizioni e modalità produttive che in genere vengono riassunte nell’espressione “biocapitalismo cognitivo” o, più generalmente, “post-fordismo”. Il Basic income è diventato, in questo modo, il fulcro attorno al quale diveniva possibile ridisegnare il nuovo statuto delle garanzie non solo del lavoro, ma della cittadinanza. Il reddito di esistenza, come è stato spesso definito il Basic Income, pone la questione centrale su cosa siano oggi, a fronte delle trasformazioni sociali e globali, i diritti sociali, cosa significa garanzia di un livello socialmente decoroso di esistenza e della possibilità di scelta e di autodeterminazione dei soggetti sociali. Il dibattito italiano ha goduto di una forte varietà di riferimenti e di ottiche di lettura che bene fa comprendere la sua originalità e ricchezza. È stata centrale, in questo dibattito, proprio l’analisi delle trasformazioni produttive degli ultimi decenni, in particolare l’emergere della condizione precaria come condizione generale del lavoro, la cui indagine rappresenta il contributo forse più interessante che il dibattito italiano può offrire al contesto internazionale.

Cosa si intende per reddito minimo garantito? È possibile darne una definizione? Qual è la Tua idea di reddito minimo garantito per il nostro Paese?

Il reddito minimo garantito è un reddito di base incondizionato (RBI), dato a livello individuale, ai residenti (e non solo ai cittadini), incondizionato (ovvero non sottoposto a nessun obbligo), pagato dalla fiscalità generale e non dai contributi sociali. Non è una misura assistenziale, in quanto è reddito primario, cioè è reddito che remunera un’attività produttiva di valore, che è l’attività di vita, che solo in parte oggi, sulla base delle leggi vigenti, è certificata come lavoro e quindi remunerata. Il RBI remunera quella parte di vita produttiva che non viene considerata tale (apprendimento, formazione, mobilità/trasporto, riproduzione, consumo). È una misura di welfare (sicurezza sociale) che parzialmente esiste in tutti i paesi dell’Unione europea eccetto Italia e Grecia: un sostegno economico alle persone con un lavoro intermittente o disoccupate. Varia da poche centinaia di euro ai 1.200 al mese della Danimarca e Lussemburgo. In Italia dovrebbe essere come minimo di 720 euro al mese (20% in più della soglia di povertà relativa). Oggi, ammortizzatori sociali come la cassa integrazione o il sussidio di disoccupazione sono riservati a chi ha perso un lavoro a tempo indeterminato e determinato; il RBI invece dovrebbe essere dato a tutte le persone che hanno un reddito inferiore ai 720 euro/mese, per esempio ai precari tra un contratto e l’altro, ai disoccupati e ai lavoratori/trici che pur impiegati/e guadagno salari da fame, inferiori ai 720 euro/mese, in modo incondizionato, ovvero slegato sia dal tipo di contratto precedente che dall’obbligo di accettare qualsiasi impiego proposto o i programmi di inserimento lavorativo.

Il ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e dei Trasporti Corrado Passera ha dichiarato: “Se non si guarda solo ai disoccupati ma anche a chi non cerca più il lavoro o chi ha un lavoro, ma un reddito insufficiente, parliamo di 6-7 milioni di persone, e con i familiari forse si arriva alla metà del nostro Paese”.  Chi potrebbe beneficiare del reddito minimo garantito e come trovare le risorse per finanziarlo?

In realtà, secondo le indagini statistiche condotte dalla Caritas e dalla Commissione Parlamentare contro la povertà e l’esclusione sociale, coloro che si trovano nel 2011 ad avere un reddito individuale al di sotto della soglia di povertà relativa ammontano a circa 8 milioni e mezzo di persone.

Secondo i nostri calcoli, una misura di RBI di 720 euro/mese, necessita poco meno di 35 miliardi. Al netto dei sussidi oggi esistenti di uguale entità (pensioni sociali e di invalidità, sussidi di disoccupazione, indennità e casse integrazioni), le risorse da aggiungere sono pari a 15,7 miliardi. Una cifra abbordabile che dovrebbe essere a carico della collettività (e non finanziata dai contributi sociali dell’Inps, come avviene oggi). I dati sono contenuti nei Quaderni di San Precario e sul sito Bin.

Il sistema fiscale si basa sulla tassazione dei fattori produttivi. Oggi si tassano solo il lavoro dipendente (tanto), la proprietà delle macchine (poco) e il consumo (molto). Ma ci sono ben altri fattori produttivi: la finanziarizzazione, la conoscenza, lo spazio. Si potrebbero tassare le transazioni finanziarie, anche solo per lo 0,01%; i diritti di proprietà intellettuale; i grandi patrimoni immobiliari che lucrano sugli spazi delle città. Ma anche l’uso delle forme contrattuali atipiche: ad esempio, introducendo l’Iva sull’intermediazione di lavoro effettuato dalle agenzie interinali. E poi ci sono le spese da sopprimere come gli aerei da guerra F35 che la Difesa sta acquistando per 15 miliardi di euro. Si parla molto di patrimoniale. Una sua introduzione porterebbe da sola nelle casse dello Stato più di 10 miliardi. In altre parole, la questione non è di fattibilità ma di volontà politica. E non abbiamo nemmeno citato l’evasione fiscale… Comunque, per un approfondimento del tema fiscale e per un’analisi delle possibili proposte in materia, rimando al n. 3 dei Quaderni di San Precario che esce proprio in questi giorni e al sito del Bin – Italia.

Nell’Unione europea il reddito minimo garantito è una realtà consolidata, ma tre Stati membri non l’hanno istituito: Italia, Grecia e Ungheria.  A Tuo avviso, perché le forze politiche e sociali italiane sono così poco sensibili all’introduzione di questo istituto nel nostro ordinamento giuridico?

La ragione principale è che siamo in presenza di un deficit culturale. Una proposta di RBI viene ritenuta non a caso politicamente inaccettabile dalla classe imprenditoriale ma incontra difficoltà anche nel campo sindacale. I primi la considerano una misura sovversiva nella misura in cui essa è in grado di ridurre la ricattabilità dal bisogno e dalla dipendenza del lavoro, con la possibilità di mettere in crisi la subalternità del lavoro al capitale. Per i secondi, credo che purtroppo nella maggior parte dei casi vi sia ancora troppa diffidenza verso la proposta del reddito di base. Essa viene ritenuta politicamente inaccettabile in quanto proposta sovversiva nella misura in cui contraddice quell’etica del lavoro su cui parte dei sindacati stessi continua a basare la propria esistenza. La possibilità di rifondare una politica sindacale autonoma e adeguata ai processi di accumulazione di oggi sta nel comprendere che, nel contesto economico attuale, produzione e riproduzione sono interconnesse, la distinzione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale tende a essere meno rilevante, tempo di lavoro e tempo di vita tendono a mischiarsi: lo dimostra il fatto che dopo un secolo di riduzione, l’orario di lavoro negli ultimi trent’anni ha ricominciato a crescere. La lotta per il reddito e per un nuovo welfare interviene direttamente dentro le condizioni di lavoro come premessa per incidere sulla stessa organizzazione del lavoro, sul tempo di lavoro, sul livello di ricattabilità e subordinazione che fanno dipendere il lavoro dal capitale. Non c’è più separazione tra politiche del lavoro e politiche di welfare. Esse sono due facce della stessa medaglia. E oggi, più di ieri, la lotta per un nuovo welfare è strumento diretto di regolazione del mercato del lavoro e di miglioramento della condizione lavorativa.

Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Elsa Fornero ha dichiarato: “L’Italia è un paese ricco di contraddizioni, che ha il sole per nove mesi l’anno, e con un reddito di base la gente si adagerebbe, si siederebbe e mangerebbe pasta al pomodoro”. Andrea, non ritieni invece che il reddito minimo garantito possa costituire un elemento propulsivo e un’opportunità per l’economia e la società italiana?

Assolutamente sì. E ciò vale proprio per le condizioni del lavoro oggi, dove sempre più le facoltà cognitive e relazionali sono messe al lavoro (e a valore). Ciò darebbe impulso a quella cooperazione e produttività sociale che sta oggi alla base della creazione di valore, favorendo un miglior sfruttamento dell’economia di apprendimento e di rete.

Per un approfondimento al riguardo occorre inizialmente domandarsi il significato del termine “lavoro”.  L’idea di “lavoro” fa riferimento alla libera espressione della capacità e della creatività umana (nel qual caso sarebbe meglio usare il termine “opera”) o invece si fa riferimento a quel lavoro che si è costretti ad accettare (appunto “coercitivo”) perché non vi sono alternative se non il ricatto e la miseria (dal latino labor = fatica). Quando si parla di catena di montaggio, di lavoro in fabbrica o in un call center o in un ufficio a imputare dati su dati, non si parla di “opera”, ma più prosaicamente di “lavoro”: un lavoro che non dà nessuna dignità umana, ma solo asservimento. La favola del lavoro che nobilita l’uomo viene dall’antica Grecia, quando per lavoro (nel senso di opera) si intendeva otium, ovvero la possibilità di coltivare i propri interessi (il concetto di “gioco”).

Oggi è solo schiavitù, in quanto finalizzato a creare valore in modo alienato per pochi. Non è un caso che l’attività umana in quasi tutte le lingue e tradizioni dei popoli del mondo si esprime con due termini: uno significa fatica, dolore, tortura (travail, lavoro, trabajo, labour, arbeit, ecc.), l’altro significa scelta, vita activa, produzione artistica (opus, opera, ouvre, work, werke, ecc.).

E’ dal capitalismo (ma direi anche prima, dalla nascita del protestantesimo) che l’idea di attività umana come dolore, fatica, tortura, schiavismo, asservimento è diventata l’unica vera attività lavorativa (la cd. “etica del lavoro”), con la scusa che bisogna contribuire alla società (leggasi, ai profitti e alle rendite di pochi). A più di trent’anni dai movimenti degli anni Settanta che teorizzavano e predicavano il rifiuto del lavoro salariato (e che tanto hanno influito sulla mia formazione politica), è disperante osservare come l’attuale arretratezza culturale (presente anche all’interno della sinistra e della pratica sindacale) non sia in grado di fare questa distinzione fondamentale e si focalizzi ancora sulla richiesta di riconoscere la dignità dello stesso lavoro salariato.

Ridurre il grado di coercizione al lavoro, proprio perché si riduce la ricattabilità al bisogno, aumenta il diritto alla scelta e quindi la libertà e l’autonomia degli individui (diritto alla scelta del lavoro, non diritto al lavoro tout court!): due elementi che vanno a braccetto con l’ampliamento dei diritti sociali e delle stesse garanzie del lavoro. E farebbero bene anche al sistema economico, come antidoto per uscire dalla crisi attuale.

In Italia c’è chi sostiene sia più realistico, data l’attuale congiuntura economica, estendere e potenziare il sistema di ammortizzatori sociali esistenti piuttosto che introdurre il reddito minimo garantito. Cosa pensi di questo orientamento e qual è la Tua valutazione in merito al nuovo sistema di ammortizzatori sociali contemplati dalla riforma del mercato del lavoro Monti-Fornero?

Il giudizio è molto negativo. La riforma si muove in un’unica direzione: abolire quegli ammortizzatori sociali che sono a carico del bilancio dello Stato, con l’ovvio obiettivo di fare cassa. Indennità di disoccupazione e di mobilità e la Cassa Integrazione Straordinaria (dal 2014) saranno abolite a favore dell’introduzione dell’Assicurazione Sociale per l’Impiego (Aspi), che entrerà a regime ben nel 2017 e che verrà finanziata con i contributi sociali (in particolare con l’aumento dell’aliquota contributiva dell’1,4% a carico dei contratti a termine). Rimarranno in vigore, sino al 2017, la Cassa Integrazione Ordinaria (già oggi a carico della contribuzione sociale) e la Cassa in deroga, finché saranno esigibili i finanziamenti stanziati a livello europeo e oggi utilizzati dalle regioni (e che il governo si limita ad auspicare che diventino strutturali). La nuova assicurazione sociale potrà essere usufruita dai lavoratori dipendenti (quindi non dai parasubordinati e dagli “autonomi”), dagli apprendisti e dagli artisti, purché siano stati garantiti due anni di anzianità assicurativa e 52 settimane di lavoro nell’ultimo biennio (art. 23). Rimangono così inalterati quei parametri di accesso già oggi in vigore per il sussidio di disoccupazione e che tagliano fuori da qualsiasi forma di sostegno al reddito la maggior parte dei precari. Sarà pari al 75% della retribuzione fino a 1.150 euro e al 25% oltre questa soglia, per un tetto massimo, comunque, di 1119 euro lordi al mese. La durata dell’Aspi viene estesa dagli attuali 8 mesi (12 per gli over 50) a 12 mesi (18 per gli over 55), ma sarà a scalare con una riduzione nella misura del 15% dopo i primi sei mesi di fruizione e di un ulteriore 15% dopo il dodicesimo mese di fruizione (art. 24). Per rendere più digeribile questa pillola amara, nel periodo di transizione, è prevista una mini-Aspi, applicabile ai giovani lavoratori, con parametri di accesso più favorevoli: sono infatti necessarie almeno 13 settimane di contribuzione negli ultimi 12 mesi. L’indennità verrà calcolata in maniera analoga a quella prevista per l’Aspi. La durata massima dell’istituto sarà però pari alla metà delle settimane di contribuzione negli ultimi 12 mesi, ultimi 12 mesi, detratti i periodi di indennità eventualmente fruiti nel periodo (art. 28). Rimangono però esclusi le varie forme di collaborazioni e altre tipologie precarie di lavoro.

Personalmente penso che occorra una drastica rimessa in discussione degli attuali ammortizzatori sociali, che vada verso la creazione di un unico ammortizzatore sociale, appunto il RBI. Troppe sono le distorsioni, le iniquità e l’impraticabilità di accesso di quelli attuali. Alcune precondizioni potrebbero essere utili:

• La separazione tra assistenza e previdenza, ovvero tra fiscalità generale a carico della collettività e contributi sociali, a carico dei lavoratori e delle imprese (Inps). In altre parole, la somma che finanzia il reddito di base non deve derivare dai contributi sociali, ma piuttosto dal pagamento delle tasse dirette e indirette e dalle entrate fiscali generali dello Stato, relative ai diversi cespiti di reddito, qualunque sia la loro provenienza. Il reddito di base incorpora, sostituisce e universalizza gli attuali iniqui, parziali e distorsivi ammortizzatori sociali, non più da contabilizzare nel bilancio Inps ma all’interno del bilancio dello Stato (Legge Finanziaria nazionale e regionale). In tal modo, si riducono i contributi sociali (per la quota relativa agli ammortizzatori sociali), con l’effetto di far aumentare i salari e ridurre il costo del lavoro per le imprese.

• La costituzione di un bilancio autonomo di welfare. Occorre costituire e definire un bilancio suo proprio, dove vengono contabilizzate tutte le voci di entrata e di uscita, ovvero le fonti di finanziamento e le voci di spesa. La legge quadro 328/2000  di “riforma del welfare locale”, unitamente ad altre disposizioni legislative precedenti (in particolare il D.L. 31 marzo 1998, n. 112), consente tale innovazione, anche grazie alla possibile costituzione di un Osservatorio Regionale sul Welfare, che abbia come compito il monitoraggio della spesa sociale e la sua efficacia, l’analisi della composizione della ricchezza, della struttura del mercato del lavoro, della distribuzione del reddito e l’individuazione delle fasce sociali a rischio di povertà ed esclusione sociale. Tale bilancio è un sotto insieme del bilancio generale (regionale, nazionale o europeo). Tale operazione consente un processo di razionalizzazione, semplificazione e trasparenza, in grado di:

1. ridurre gli ambiti discrezionali di gestione del bilancio in materia di welfare, oggi suddivisi tra assessorati diversi (o centri di spesa) con bilanci separati, ognuno dei quali rappresenta un centro di potere;

2. ridurre le sovrapposizioni e le moltiplicazioni di spese e provvedimenti di protezione sociale, con un risparmio di bilancio, che si stima essere intorno al 5-7%;

3. snellire l’iter burocratico e centralizzare il processo di controllo e di monitoraggio, riducendo ulteriormente i costi della macchina statale.

• Ridefinizione, a fini fiscali, del concetto di attività lavorativa. Una definizione omogenea, seppur flessibile, di prestazione lavorativa, basata sul grado di dipendenza e di etero direzione, è necessaria per un equo trattamento nell’imposizione fiscale e nella contribuzione previdenziale.

Pubblicato in: CRONACA

Con la Fornero sarebbero in pericolo anche gli articoli 21 e 40 della Costituzione.


Vi diro’ la verità: questa ministra Fornero mi sta sempre piu’ antipatica. La mia antipatia nei suoi confronti comincio’ proprio con quelle famose lacrime in quella indimenticabile (per i pensionati) conferenza stampa. Alcuni videro in quelle lacrime la commozione di una donna che, molto a malincuore e senza alternativa alcuna, dovette optare per delle scelte drastiche, io vidi le lacrime (da coccodrillo) di una persona che sapeva benissimo che stava andando letteralmente a colpire un pugile già al tappeto: una vigliaccata, perché le alternative c’erano e come.

Poi arrivo’ l’art. 18. Pur non essendo per nulla “giustamente tutelato” dall’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, ritengo che, una norma che preveda che un datore di lavoro non possa licenziarti perché gli stai sulle palle ma solo in caso di giusta causa sia uno dei punti cardini di un Paese che voglia definirsi civile.

E poi, detto tra noi, la storia che l’art. 18 sia scoraggiante per gli investitori stranieri è una gran balla raccontata da noti ballisti. Gli investitori stranieri sono scoraggiati e molto nell’investire nel nostro paese per via dei costi sul lavoro terribilmente elevati, per via della criminalità organizzata e per via dell’eccessiva burocratizzazione.

 Come se non bastasse, arrivo’ l’attacco personale. Secondo la ministra solo al nord sono abituati a lavorare: “Io sono piemontese e sono abituata a lavorare”. Solo Borghezio avrebbe detto di peggio.

Io sono del sud, siciliano, nella mia vita ho visto tanti miei conterranei ammazzarsi di lavoro e altri ammazzarsi di partitelle a carte nei bar. Pur sapendo che al sud si lavora e molto non mi sognerei mai di dire che “Io sono siciliano e sono abituato a lavorare” come per dire che altri in altre parti sono abituati a non far nulla; perché so benissimo che la “nullafacenza” non è legata alle origini territoriali ma alla poca volonta’ del singolo individuo di sacrificarsi per raggiungere uno scopo.

Infine,  la simpaticissima ministra, riferendosi agli studenti, ai Cobas e ai sindacati di base che protestavano a Torino ha detto: ”In questo Paese c’e’ poco spirito costruttivo, ma anziche’ lamentarsi e protestare bisogna lavorare insieme. Forse ne avremmo tutti qualche beneficio”

La soluzione della Fornero è questa: tu, cittadino sempre piu’ in crisi, non devi protestare e lamentarti ma collaborare con il governo in modo tale che lo stesso possa prendere delle scelte  devastanti per la tua esistenza senza doversi sorbire le tue lamentele: tu chiamalo se vuoi…masochismo.

Qualcuno ha mai spiegato alla ministra che i membri dell’Assemblea costituente garantirono il diritto allo sciopero e la possibilità di manifestare liberamente il proprio pensiero proprio per evitare che certi governanti potessero imporre scelte non condivise dal Popolo ? Ho il vago sospetto che, se potesse, la Fornero eliminerebbe gli articoli 21 e 40 della Costituzione. Per fortuna, l’iter per modificare la Costituzione è molto lungo.

Gio’ Chianta

Pubblicato in: banche, economia, LAVORO, politica

Perchè pagare il debito?


Leggo dall’editoriale di Galapagos sul Manifesto, che nel 2009 il debito pubblico della Grecia era il 120% del Pil e dopo due anni di cure da cavallo è diventato il 180% del Pil. L’austerità non ha risanato i conti, ha depresso l’economia, quindi il Pil, costringendo la Grecia a indebitarsi ulteriormente e a decidere ulteriori sacrifici. Una spirale perversa fino fino alla bancarotta (default). L’Italia in recessione (Pil -0.7% ultimo trimestre 2011, più 55 miliardi di debito per il solo mese di dicembre) è sulla stessa strada?

* * *
Perchè non possiamo fare come l’Islanda ? Un paese molto più grande come l’Argentina lo ha fatto.

Se io faccio un debito, poi devo restituirlo. Perciò, evito di farne. Ma qualcuno può decidere di farne al posto mio, senza che io possa oppormi. La mia banca o il mio governo. E se le cose vanno male, le conseguenze ricadono su di me. Se la banca fallisce, magari devo salvarla come contribuente. Se lo stato si avvicina alla bancarotta, devo rimetterci salario, servizi sociali o pagare più tasse. Perchè, insieme con tanti altri che sono stati indebitati a loro insaputa, dovrei accettare questo sistema?

Può succedere che io sia obbligato dal bisogno a fare un debito. E mi rivolga alla banca, a istituti finanziari, a privati. E che il credito mi venga concesso con tassi di interesse esosi. Se anche riesco a ripagare il debito, devo continuare ad indebitarmi per pagare gli interessi. E’ immorale ribellarsi agli strozzini?

In Italia, una grande quantità di risorse è assorbita dall’evasione fiscale, dalla corruzione politica, dalla criminalità organizzata. Inoltre, il 45% della ricchezza nazionale è posseduto dal 10% delle famiglie. Pagando il prezzo del debito, di fatto, non continuo a finanziare ruberie e diseguaglianze?

So che la Cgil ha proposto una tassa straordinaria dell’1% sui redditi superiori agli 800 mila euro l’anno. Riguarderebbe il 5% della popolazione e raccoglierebbe 18 miliardi in un anno, quasi l’equivalente dell’intera manovra annuale. Ma, l’argomento, non è neanche discusso.

Perchè è meglio dissanguare l’economia nazionale, i redditi dei ceti medio e medio bassi, per pagare un debito che non finisce mai?

* * *
In una intervista Loretta Napoleoni propone: “L’Italia faccia come l’Islanda, scelga il ‘default pilotato’ ed esca dall’euro” .

La sua soluzione non sarà semplice e lei stessa dice che è impraticabile a causa dell’opposizione francese, ma rischia di dover prima o poi diventare obbligata, se anche le manovre di risanamento si riveleranno inutili. Potrà diminuire il debito, ma se diminuisce anche il PIL, o crescono i tassi di interesse, il rapporto debito/PIL resta invariato o può persino peggiorare. Qual’è allora la soluzione semplice?

Tagliare pensioni, sanità, enti locali? Ma non sono soluzioni semplici per chi ne deve pagare le conseguenze. Inoltre cosa è questa soluzione se non un prelevare soldi da lavoratori, pensionati, malati, per darli ai creditori banchieri. Il meccanismo del debito e del suo continuo risanamento funziona come una permanente redistribuzione alla rovescia.

I fautori più convinti del risanamento del debito, per interessi di classe o per facilità di soluzione, non si concentrano sull’evasione fiscale, sulla concentrazione delle ricchezze, sulle risorse assorbite da corruzione e criminalità organizzata. Si concentrano sullo stato sociale. Sui redditi, sulle pensioni. Che però sono anche una leva dello sviluppo. Anche lo stato sociale è reddito redistribuito. E come si concilia la riduzione dello stato sociale con l’emancipazione dal Welfare privato e familistico e la possibilità per le donne di andare a lavorare?

All’inizio degli anni ‘80 il debito pubblico era al 60% del PIL e fino al 1990 era sotto il 100%. Poi, oltre la spesa pubblica – e va bene tagliare gli sprechi – hanno inciso i tassi di interesse, l’evasione e l’economia sommersa.

Infine, mi sfugge la razionalità e la necessità di un sistema in cui ogni stato è creditore e debitore, e si deve dannare per farsi pagare il debito e per ripagarlo a sua volta. Tra governo, imprese e famiglie, la Francia arriva ad un debito del 175% sul PIL. L’Italia al 220%

Senza il debito non potremmo fare investimenti? Ma anche il risanamento del debito sottrae risorse agli investimenti.

Pubblicato in: CRONACA

FAMIGLIE, “DI FATTO”…


CONDIVERE CASA, AFFETTI, SENTIMENTI…

PERCHE’ NON ANCHE DIRITTI?

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Sono in continuo aumento le convivenze “more uxorio”, sia etero che omosessuali.

“Famiglie di fatto” a tutti gli effetti ma che, per lo Stato italiano, semplicemente “non esistono”, sono “invisibili”: individui che, pur condividendo stessa vita, stesso tetto e magari anche dei figli, sono considerati alla stregua di estranei (al massimo, coinquilini!).

 

Nel miglior dei casi il discrimine tra l’esser riconosciuti come famiglia o l’essere “coppie invisibili” risiede nella libera scelta della coppia etero di non convolare in nozze; nel peggiore, il discrimine sta, invece, nella diversità sessuale della coppia omosex, alla quale la scelta di sposarsi è in ogni caso preclusa.

Non va dimenticato, poi, come per molte coppie la convivenza risulta una scelta obbligata: nel caso di partner proveniente da una precedente esperienza matrimoniale e intenti a costruirsi una nuova vita, gli estenuanti tempi processuali per ottenere una sentenza di divorzio costringono spesso a convivere per anni in attesa dell’ottenimento dello “stato libero”.

 

 

FAMIGLIA O “FAMIGLIE”?

 

Cos’è la “famiglia” oggi?

Il modello familiare stile “Mulino bianco” sembra oramai la foto ingiallita di una società d’altri tempi

 

La realtà sociale italiana, difatti, è profondamente mutata, come conferma l’ultima ricerca del Censis (“I valori degli italiani”) dalla quale emergono dati sorprendenti:

–                      aumentano le coppie di fatto (se ne sono costituite 541mila nel periodo 1998/2009, raggiungendo un totale di “881mila”);

–                      aumentano le coppie non sposate con figli (nel periodo 2000/2010, ne sono sorte “274 mila”);

–                      aumentano le famiglie composte da un solo genitore (nello stesso periodo, se ne sono costituite “345mila”);

–                      aumentano le “famiglie ricostituite”, ovvero formate da partner con un matrimonio alle spalle (“1.070.000”);

–                      aumentano i componenti delle unioni formatesi al di fuori del matrimonio (le quali, includendo i figli, conterebbero oltre “2,5 milioni” di unità);

–                      aumentano le coppie omosex (oltre “100 mila”, su una popolazione stimata di circa “5 milioni” di omosessuali);

–                      aumentano gli italiani che hanno sperimentato almeno una volta nella vita una forma di convivenza libera o informale (“5,9 milioni”);

–                      aumentano i figli nati al di fuori del matrimonio (dei 500.000 bambini che ogni anno nascono nel nostro Paese, “100.000” appartengono a coppie di fatto, statisticamente più prolifiche di quelle sposate);

–                      ed aumentano i bambini cresciuti da coppie omosessuali (già oggi, secondo altre ricerche, circa “100 mila”).

 

A questa emergente realtà fa da contraltare:

–                      la diminuzione delle unioni matrimoniali (negli ultimi 40 anni, dalle 419.000 del 1972 alle 217.000 del 2010; tra il 2000 e il 2010, i matrimoni sono diminuiti ulteriormente del 23,7 per cento, ovvero di 67.334 unità);

–                      la diminuzione delle coppie coniugate con figli (nel periodo 2000/2010, “739mila in meno”);

–                      e la maggiore “instabilità” delle coppie sposate rispetto a quelle di fatto con prole (le statistiche sanciscono che le famiglie di fatto, quando nascono i figli, hanno una tenuta maggiore rispetto a quelle sposate, le quali più facilmente ricorrono a separazioni e divorzi).

 

Tutto ciò impone alla nostra attenzione -oserei dire, alla nostra “coscienza”- alcuni interrogativi:

 

1-                  Ha senso continuare a parlare di “famiglia” nel senso tradizionale del termine o, piuttosto, bisognerebbe parlare di “famiglie”?

 

2-                  Ha senso far discendere dal solo vincolo matrimoniale una serie di diritti, benefici, tutele, “privilegi” tassativamente preclusi ad ogni altra forma di stabile convivenza?

 

3-                  Fino a che punto la scelta dei genitori di sottrarsi ai doveri (dunque anche ai diritti) coniugali può esser penalizzante per chi è partecipe della loro scelta pur non avendo alcuna voce in capitolo, ovvero i figli?

(ancor oggi il nostro ordinamento prevede un’irragionevole “discriminazione di status” tra figli cd. legittimi e figli naturali!)

 

4-                  Se è nel pieno diritto di ogni coppia eterosessuale accedere al matrimonio, perché negare una pari opportunità a quelle coppie che hanno come unico carattere distintivo una diversa sessualità?

Come possono essere le scelte sessuali di una coppia (mere “questioni di letto”) il discrimine tra il poter assurgersi a “famiglia” e l’aver per sempre preclusa tale aspirazione?

 

 

COS’È “FAMIGLIA”?

 

Che cos’è “famiglia” oggi?

Ogni unione fondata sul vincolo formale e civilistico del matrimonio o, piuttosto, ogni legame tra due partner consacrato sull’altare informale dei sentimenti, fondato sul naturale “bisogno di amarsi”, di legarsi stabilmente per progettare una vita comune?

 

Appare mero buon senso, allora, riconoscere come famiglia “qualsiasi comunità fondata su vincoli affettivi e caratterizzata dal rapporto di convivenza” (come già stabilisce il DPR n. 223del 1989, ma solo ai fini anagrafici).

Famiglia, prescindendo da etichette, formalità e conformismi, non è tanto -o non è solo- ciò che è consacrato su un altare o registrato da un ufficiale di stato civile, bensì ogni unione capace di coniugare insieme “amore” e “responsabilità”: quella responsabilità necessaria per assumersi dei doveri, per crescere insieme, per superare incomprensioni, per affrontare i problemi quotidiani, per condividere con il proprio partner gioie e difficoltà della vita…

 

Viviamo in una “società multifamiliare”: di questo -prescindendo dai giudizi che ognuno può trarre- possiamo solo farcene una ragione…

Ma la diversità delle forme -per così dire, dei “format”- familiari non rappresenta necessariamente alcuna “degenerazione” dei valori della famiglia quando, alla base della scelta della convivenza, risiede un solido legame affettivo, un rapporto di profondo amore e rispetto reciproco.

La famiglia di fatto, in altri termini, può essere giudicata una famiglia “sui generis” senza per questo dover essere considerata una famiglia “de-genere”!

 

 

“LIVE AND LEFT LOVE!”

 

La libertà sessuale è ancora un “tabù” nel nostro Paese, causa di profonde divisioni politico-ideologiche.

Ma libertà sessuale è semplicemente “libertà di amare” e di comportarsi secondo le proprie inclinazioni.

Tra tutte le libertà individuali, poi, questa è quella più intima e inoffensiva, non potendo mai ledere la pari libertà degli altri.

“Amare” fuori dagli schemi potrà essere peccato per la Chiesa ma non può mai essere né reato (come ancora lo è in molte parti del mondo… in almeno 38 stati africani!) né causa di discriminazione.

In Italia, al contrario, cittadini gay, lesbiche e transgender sono condannati ad una condizione di “minorità di diritti” rispetto ai loro pari europei (basti ricordare l’assenza di norme generali antidiscriminatorie che condannino espressamente l’omofobia…).

Una ragione in più per continuare una battaglia culturale, di civiltà, per sensibilizzare l’opinione pubblica su temi (quali la libertà, la laicità, i diritti civili) che non riguardano né “gli altri” né “alcuni”, bensì tutti noi.

 

 

 

Leggi anche il dossier: “COPPIE, INVISIBILI

Pubblicato in: cose da PDL, elezioni amministrative, opinioni, pd, politica

Perché vincerà Grillo (e un modo per sconfiggerlo)


dal blog ilNichilista.

Non amo le profezie, ma credo che il Movimento 5 Stelle sia nelle condizioni sociali e politiche per fare un risultato clamoroso. Seconda profezia: credo che esista un modo, uno solo, per impedire che ciò avvenga. Mi spiego. Nel mondo, Italia compresa, la trasparenza radicale attraverso Internet – buona o cattiva che sia – sta diventando una richiesta di base della popolazione nei confronti del potere: il M5S ne fa un pilastro. Monta l’insoddisfazione contro gli eccessi della finanza e dell’iperliberismo: il M5S ne fa da sempre un cavallo di battaglia, e parla di decrescita. L’Europa e il suo rigore piacciono sempre meno: il M5S vuole uscire dall’euro e non pagare il debito. Il nucleare non piace: il M5S è contro. L’acqua si vuole pubblica: altro pilastro. Le sparate generano attenzione mediatica: servono per rimanere in vista, e Grillo assicura infinità di inutili dibattiti sul suo linguaggio. Poi c’è l’elefante nella stanza: la fine dei partiti. Che non è solo il taglio dei costi della politica, ma il taglio di un modo di fare politica. E’ la forza e la debolezza del Movimento: proporre un’idea radicalmente alternativa di società, che è anche e soprattutto un’alternativa nella gestione del potere. E’ la forza, perché in questo momento storico e politico il M5S è l’unico ad avere una visione progressista, una guida al cambiamento. La destra è incastrata al neoliberismo e alla conservazione dei valori della società tradizionale; la Lega ha un sogno che in vent’anni è diventato un incubo – ed è politicamente svanito; la sinistra è perfino più conservatrice della destra, e chiede – quando è in grado di chiedere qualcosa – semplicemente che la società e la gestione del potere e della cultura restino gli stessi di venti-trent’anni fa. Ma per il M5S è anche una debolezza: perché è una visione facilmente assimilabile, nei suoi punti più forti, da un qualsiasi partito abbastanza accorto. La trasparenza diventerà presto uno standard, non un di più. I tagli ai costi della politica, pure. E un qualche cedimento nella gestione del potere dovrà esserci – pena dare troppi consensi proprio a movimenti come quello di Grillo. Con un po’ di fantasia, e di cinismo elettorale, uno qualunque dei grossi sfidanti potrebbe rinnovarsi quanto basta per togliere il motore alla locomotiva a cinque stelle. Resterebbero l’opposizione alla finanza e all’Europa: ma non credo basterebbero per mantenere l’eccezionalità attuale del M5S, né l’interesse che sta montando nei suoi confronti. Per i partiti la strada è segnata, ed è un bivio. Una via porta alla conservazione, alla DC sotto falso nome, alle riforme per finta, e finisce in un burrone. L’altra al rinnovamento, inglobando il meglio del grillismo e ignorando, senza grosse difficoltà elettorali, il resto. Magari sostituendolo con una qualche visione di fondo dello stare insieme che non puzzi di morto. Questa strada è l’unica, credo, che li mantenga in vita, e lasci il M5S confinato alla storia di un successo, ma tutto sommato marginale – come adesso. E’ la strada più difficile, ma ha un pregio teorico: funziona. Nella prassi, beh, quello è un altro discorso.

fonte :  http://ilnichilista.wordpress.com/2012/04/19/perche-vincera-grillo-e-un-modo-per-sconfiggerlo/

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Mario Monti versus Maffeo Pantaleoni


Partiamo da Maffeo Pantaleoni. Fu professore ordinario di economia politica e Ministro delle Finanze tra il 1919 e il 1920 durante l’ amministrazione del Carnaro presieduta da D’annunzio a Fiume. Considerato un economista geniale ma anche un uomo dalle idee bizzarre , persona discontinua e incostante. Liberista per convinzione, fu anche socialista, poi la svolta nazionalista e infine quella fascista. Sicuramente un uomo criticabile per idee e scelte ma anche apprezzabile per altre idee e altre scelte.

Andiamo a Monti. Se a capo del governo Napolitano voleva mettere un ragioniere non era il caso di scomodare nientemeno che un professore della Bocconi nonche’ l’ international advisor di alcune tra le piu’ importanti organizzazioni di potere del Mondo.

Perché il professor Monti, in questi mesi di governo, si è mostrato come il freddo ragioniere per il quale uno piu’ uno fa due e nulla piu’. Ma in politica, nell’amministrazione dello Stato, uno piu’ uno non fa sempre due perche’ di mezzo non ci sono mele ma la sorte di milioni di italiani. Aumentare le tasse a chi già è super tartassato, a chi non ha un reddito per poterle pagare e a chi ha difficolta’ a mettere insieme il pranzo con la cena non equivale a mettere i conti in ordine, equivale semmai a buttare intere famiglie nella disperazione, equivale ad istigare al suicidio qualche cittadino per il quale la morte è diventata l’ultima speranza:ormai stiamo viaggiando alla media di un suicidio al giorno per motivazioni legate alla crisi economica, ne vogliamo parlare ?

L’italiano, quello che comunque resta molto perplesso sul fatto che lo stesso Monti non sia stato eletto da nessuno ma nominato dal Presidente della Repubblica con tanti saluti al concetto di Democrazia , una volta che il governo dei tecnici era stato nominato, credeva e sperava che delle persone teoricamente molto competenti nel loro settore potessero avere delle idee nuove per farci uscire dalla crisi senza aumentare a dismisura le tasse e senza distruggere lo Stato sociale.

Invece no, nessuna idea nuova, il governo dei tecnici ha fatto quello che qualsiasi altro governo, anche davvero poco competente, avrebbe fatto per risanare i conti: aumentare e di molto le tasse colpendo chi era già al tappeto e da tempo.

Il governo dei super-tecnici ha introdotto l’Imu (aumentando pure le tariffe) che adesso si paga anche sulla prima casa, ha innalzato l’eta’ pensionabile, ha buttato per la strada gli “esodati”, ha aumentato le accise praticamente su tutto e stanno già studiando nuove tasse. Cosa ancora piu’ grave, se possibile, stanno cercando si distruggere lo Stato sociale: niente art. 18 e (ma hanno detto che è stato un “refuso”) volevano persino togliere l’esenzione ticket ai disoccupati. Non oso immaginare quale sarà la prossima mossa.

Il governo dei supertecnici non ha fatto nulla per ridurre le spese inutili dello Stato con la motivazione che “è difficile farlo”. “Difficile”, a loro piacciono le cose semplici. Ma questi supercervelloni non sono super pagati per rendere facile e fattibile quello che per i non supercervelloni risulta impossibile ?

Torniamo a Pantaleoni, che di tasse si era molto occupato avendo delle idee molto chiare: 

Con il governo dei tecnici ci troviamo davanti a persone la cui abilità nel ridurre le spese non è pervenuta e della cui imbecillità Pantaloni non avrebbe avuto alcun dubbio.

Gio’ Chianta

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OGNI GIORNO DEVE ESSERE IL 25 APRILE…


Tra poco sara’ il 25 aprile, una data importante !! E’ la Festa della Liberazione : ma liberazione da cosa ?? Tanti tendono a pensare che quel giorno del lontano 1945 ( anche se la data e’ indicativa in quanto gli scontri cessarono formalmente il 2 Maggio ) venga ricordato come il giorno in cui le truppe naziste lasciarono il territorio italiano per tornare in una Germania distrutta dai bombardamenti alleati : la cosa e’ limitativa . Quel giorno gli italiani si liberarono dal nazifascismo per creare finalmente uno Stato democratico senza dittatori ne monarchia, che appunto venne ripudiata un mese dopo con un referendum. Purtroppo tanti, troppi , non capirono l’importanza di quell’ evento. Erano quelli a cui il fascismo non aveva poi portato tanti cambiamenti e che salirono sul carro del vincitore di turno, come spesso accade nel nostro Paese. Vi fu’ addirittura chi dal fascismo aveva tratto benefici e privilegi e in quei giorni si strappo’ dai vestiti i gagliardetti fascisti per mettersi al collo un fazzoletto rosso, diventando uno dei tanti ” partigiani dell’ ultima ora ”, non solo non espiando le proprie colpe ma addirittura avvalendosi di riconoscimenti che non gli erano certo dovuti. Nel nostro Paese, che per certe cose normale non e’, non vi furono processi come a Norimberga per stabilire le giuste pene ma vi furono solo episodi di giustizia sommaria, che ebbero come epilogo quella specie di ” macelleria messicana ” che fu’ Piazzale Loreto . Non vi fu’ quindi una vera analisi storica di quello che era stato il fascismo e si fece tutto in fretta e furia per cancellarlo. Quello fu’ davvero un marchiano e grossolano errore in quanto non venne davvero spiegato il perche’ la quasi totalita’ degli italiani vi aveva aderito, almeno nei primi tempi e come fosse stato possibile che ogni voce di dissenso fosse potuta essere soffocata nel sangue per un ventennio senza che nessuno ( tranne qualche rara voce come il povero Giacomo Matteotti ) muovesse un dito. Si fece come quelle indolenti domestiche che nascondono la polvere sotto il tappeto anziche’ toglierla e le parole d’ ordine furono DIMENTICARE e RICOSTRUIRE.

Sono passati quasi 70 anni da quei giorni ….Tanti partigiani sono morti o troppo vecchi per dare la loro testimonianza  e parole come Resistenza e Antifascismo stanno perdendo quella forza che avevano un tempo… Ultimamente assistiamo sgomenti ad episodi di un rivoltante revisonismo storico, se non addirittura di  capovolgimento della realta’, non solo da parte di gente ignorante ma anche da parte di persone che la storia dovrebbero conoscerla a fondo ( dico a lei dott. Pansa ) e addirittura da esponenti il cui partito di appartenenza e’ dichiaratamente antifascista ( dico a lei Sen. Violante ). Il Fascismo viene descritto come una dittatura da operetta, fatta solo di camicie nere, olio di ricino e qualche legnata. Mussolini , il suo creatore, come una persona che fece il bene dell’ Italia e che amava il proprio Paese e la cui unica vera colpa fu’ quella di essersi alleato con la persona sbagliata. I Partigiani come dei disperati che andarono in montagna solo per non essere imprigionati nei campi di concentramento nazisti e la cui differenza tra chi ando’ nella RSI fu’ solo quella di aver scelto la parte di chi alla fine vinse la guerra. Credo che quindi sia doveroso dare alcune delucidazioni in merito a queste errate considerazioni : delucidazioni che non sono opinioni personali ma fatti storici innegabili…

a ) Il Fascismo fu’ una dittatura in piena regola, feroce e sanguinaria, sotto cui si perpetrarono torture, esecuzioni sommarie e carneficine. Una dittatura che stermino’ coi gas asfisianti intere popolazioni di villaggi africani , che collaboro’ alla costruzione di campi di concentramento anche sul suolo italiano, che rase al suolo interi villaggi sul confine sloveno e che si rese complice e partecipe di una delle pagine piu’ turpi della storia : la deportazione di migliaia di ebrei verso i campi di concentramento nazisti , il tutto sotto ad un assordante silenzio della Santa Sede e di chi allora era Papa. Fascisti non furono solo quelli che aderirono all’ RSI ma anche tutti coloro che trassero giovamento e che si arricchirono sotto questo regime : e fascisti furono tutti quegli uomini di Chiesa che macchiarono di sangue le loro nere tonache denunciando chi era partigiano, tradendo persino l’obbligo del Segreto della Confessione. I Fascisti condussero, in particolare  in quella zona d’ Italia denominata Linea Gotica, la piu’ terribile delle guerre : la guerra  civile.

b ) Benito Mussolini fu’ sicuramente uno delle persone piu’ ipocrite a profittatrici che la storia ricordi. Da socialista della prima ora, trai sostenitori delle prime cooperative e Case del Popolo, le chiuse o le fece bruciare . Durante la 1a Guerra d’ Africa, si stese assieme a Pietro Nenni sulle rotaie per non far passare i convogli militari in partenza , salvo poi dichiarare guerra e sterminare intere popolazioni africane inermi in nome del ” Posto al Sole ”. Fu’ quello che da giovane predicava alle donne di non procreare per non dare allo Stato ” carne da cannone ” e che poi avrebbe premiato con danaro le ” madri della Lupa ” che ogni anno sfornavano un figlio. Fu’ colui che , grande bestemmiatore , ateo e mangiapreti firmo’ i Patti Lateranesi per avere l’ appoggio ecclesiastico….Quindi credo che la bonifica delle paludi laziali e toscane o qualche intervento di rifacimento della rete idrica pugliese non bastino certo a salvarlo dal giudizio della storia. Se una dote gli puo’ essere attribuita, e’ solo quella di essere stato sicuramente, con la sua oratoria, un trascinatore di italiche folle.

c ) I Partigiani non furono solo quelli che andarono in montagna a praticare una snervante e sanguinosa guerriglia contro i nazifascisti….Partigiani furono anche quelli che li nascosero e li aiutarono. Partigiani furono quelle donne che, a costo della vita, portavano i messaggi e le armi sulle loro biciclette, le famose ” staffette ” ; e partigiani lo furono quei religiosi che, disobbedendo agli ordini dall’ alto ma obbidendo alle loro coscenze , salvarono nelle loro parrocchie tante persone di religione diversa, obbedendo alla parola di Dio che vuole ogni uomo come suo figlio.

Chi scrive ha avuto due fortune: la prima di non aver vissuto per motivi anagrafici quelle tragiche vicende. La seconda di aver potuto parlare con coloro che partigiani lo furono davvero. Fin da piccolo mi sono appassionato ai racconti delle loro vicende. Mi pareva incredibile che quel tranquillo vecchietto che stava in disparte ad osservare una partita a carte fosse stato un temutissimo comandante partigiano o che quella donna dalle carni cadenti e con le gambe deformate dalle artriti fosse stata in gioventu’ una staffetta che ogni notte , con qualsiasi tempo, faceva 30 km in montagna per consegnare messaggi . Li vedevo come i bambini di oggi vedono i super-eroi….con la differenza che quelle erano persone reali e non raccontavano favole ma verita’. Quindi che il 25 aprile non sia solo un giorno di festa ma un giorno di ricordo per tutti coloro che diedero la loro gioventu’ e a volte anche la vita per un ‘ Italia migliore. Ricordiamo ai nostri figli e alle giovani generazioni che se possono dire , pensare, ascoltare e vedere cio’ che vogliono senza divieti non e’ per grazia divina ma per il sacrificio di tante persone. Facciamogliela studiare nelle scuole questa pagina della storia del nostro Paese. Ricordiamoglielo non solo in questo giorno ma ogni giorno perche’ la memoria non cancelli i ricordi . MAI PIU’ GUERRA ! MAI PIU’ DITTATURA ….CHE OGNI GIORNO DELL’ ANNO SIA IL 25 APRILE….

GIANLUCA BELLENTANI

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Ditemi se non è istigazione al suicidio…


“Refuso” o no, è drammatico il solo fatto che qualcuno nel governo abbia o stia ancora pensando di togliere l’esenzione ticket per i disoccupati e per i familiari a loro carico . Ed è ancora piu’ drammatico che, nell’ esatto momento in cui Monti afferma che in Italia non ci saranno gli oltre 1700 suicidi avvenuti in Grecia, lo stesso, si ostini a far pagare sempre piu’ tasse a chi non ha un reddito per pagarle. Questa, per me, è istigazione al suicidio.  

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Per non finire come la Grecia finiremo come la Grecia.


Anche oggi è stato citato da Monti il grande spauracchio della Grecia. Per “non finire come la Grecia” dobbiamo subire di tutto e di piu’ con il risultato che finiremo come la Grecia: un Paese pieno di disoccupati nel quale ogni giorno la gente si ammazza in preda alla disperazione, pensate che già adesso, in Italia, si ammazza almeno una persona al giorno. Nel frattempo, gli amici del “Monti international advisor” se la ridono di gusto: piu’ povertà per noi piu’ ricchezza per loro.

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Non vuoi abolire il finanziamento pubblico ? Nasce ” noi aboliamo chi non vuole abolire i rimborsi elettorali “


di Gio’ Chianta

Secondo ABC (Alfano, Bersani e Casini) “Cancellare del tutto i finanziamenti pubblici destinati ai partiti, gia’ drasticamente tagliati dalle manovre finanziarie del 2010-2011, sarebbe un errore drammatico, che punirebbe tutti allo stesso modo (compresi coloro che in questi anni hanno rispettato scrupolosamente le regole) e metterebbe la politica completamente nelle mani di lobbies, centri di potere e di interessi particolare”

 Se è pur vero che qualche taglio c’è nelle manovre del 2010- 2011 è anche vero che il finanziamento pubblico ai partiti è letteralmente lievitato nel momento in cui un governo decise di fregarsene altamente del volere del Popolo (il quale, attraverso un Referendum, senza alcun dubbio, disse che di soldi ai partiti non ne voleva piu’ dare) inventandosi il rimborso elettorale: la piu’ grande presa per i fondelli nei confronti dell’elettorato da quando in Italia esiste il diritto al voto.

A mio avviso, la scelta piu’ sensata sarebbe quella di lasciare al cittadino-contribuente-elettore la possibilità di scegliere autonomamente e liberamente se destinare o meno parte del suo reddito ai partiti.

Molto semplicemente, come scelta facoltativa, nella dichiarazione dei redditi si prevede un 5 per mille da destinare ai partiti. Se il problema è che cosi’ facendo nessuno darà quel 5 per mille ai partiti c’è ben poco da fare: chi è causa del suo mal pianga se stesso. Non è colpa degli italiani se la fiducia che gli stessi ripongono nei partiti è ai minimi storici: la fiducia e il conseguente contributo dell’elettore bisogna guadagnarselo perché in un momento come questo nessuno puo’ permettersi di campare di rendita sulle spalle di chi campa e male con il sudore delle fronte.

Andiamo alle lobbies. Per prima cosa esiste già una forma di donazione dei privati ai partiti, è necessario che le donazioni siano del tutto trasparenti a cominciare da piccole somme di denaro ed è necessario che la Corte dei Conti abbia carta bianca su tutti i conti dei partiti.

La domande semmai sono: perché ABC trovano cosi’ drammatico l’abolizione di un finanziamento già abolito nel 1993 e nuovamente introdotto abusivamente e illegalmente poco dopo ? Perché è cosi’ drammatico per ABC  e compagnia bella l’abolizione di qualcosa che è stato già abolito quando c’è chi dichiara e fa l’esatto opposto ? Secondo Di Pietro:  “In un momento cosi’ drammatico per il nostro paese, dove il Governo ha colpito le fasce sociali piu’ deboli, la politica deve dare il buon esempio cominciando a tagliare gli sprechi e le vagonate di soldi pubblici incassati. Il provvedimento all’acqua di rose proposto da Alfano, Bersani e Casini e’ una presa in giro. L’idv si battera’ in Parlamento per restituire agli italiani il maltolto”.

Da anni poi, il Movimento Cinque Stelle vive e anche molto bene senza ricevere alcuno finanziamento pubblico.

Sara’ un caso che l’elettorato stia premiando un movimento che non riceve alcun finanziamento pubblico ?

In ogni caso, la soluzione c’è ed è anche molto semplice: tu, caro partito, non vuoi abolire il finanziamento pubblico ? Nessun problema, io abolisco te non votandoti piu’ fino al momento in cui non riceverai piu’ fondi pubblici e  in alternativa votero’ per un partito che rinuncerà ai rimborsi.

Per citare Mogol “Tu chiamale se vuoi…minacce elettorali”.

Chi vuole aderire all’iniziativa ?

Come aderire ? Molto semplicemente, ognuno è libero di utilizzare il modo (mail, lettera, manifestazione ecc..) bisogna far sapere al proprio partito che non avrà il vostro voto fino al momento in cui non si impegnerà (ovvero farà una legge) ad abolire il finanziamento pubblico- rimborsi elettorali ai partiti.

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I 15 deputati piu’ assenteisti. (segnatevi nome e cognome)


Marco Airaghi (PDL) nel 2012 è subentrato come deputato ad Antonio Verro. Da quel momento ha partecipato ad una sola votazione saltandone 275, non partecipando cosi’ al 99, 69 % delle votazioni.

Antonio Gaglione ( Misto) non ha partecipato al 97, 63 % delle votazioni.

Niccolo’ Ghedini (PDL) non ha partecipato al 78, 35 % delle votazioni.

Santo Versace (Misto) non ha partecipato al  78, 23 % delle votazioni.

Giancarlo Pittelli (Misto) non ha partecipato al 74, 41 % delle votazioni.

Andrea Ronchi (Misto) non ha partecipato al 69,85 % delle votazioni.

Pier Luigi Bersani (PD) non ha partecipato al 69, 81 % delle votazioni.

Antonio Angelucci  (PDL) non ha partecipato al 69, 63 % delle votazioni.

Francesco Divella (FLI) non ha partecipato al 69, 21 % delle votazioni.

Gerando Soglia (Misto) non ha partecipato al 63, 77 % delle votazioni.

Luca Barbareschi (Misto) non ha partecipato al 63, 43 % delle votazioni.

Antonio Merlo ( UDCPTP) non ha partecipato al 61, 44 % delle votazioni.

Gianfranco Micciche’ non ha partecipato al 60, 74 % delle votazioni

Italo Tanoni (Misto) non ha partecipato al 59,56 % delle votazioni.

Stafania Craxi (Misto) non ha partecipato al 56, 07 % delle votazioni.

 Dati riepilogativi da inizio legislatura (29 Aprile 2008) al mese di Marzo 2012 relativi alle 9944 votazioni con procedimento elettronico

 I dati registrati dal sistema di voto non evidenziano quando la mancata partecipazione alle votazioni sia dovuta a malattie o altre cause giustificate.

Micciche’ come motivo di assenza (205) ha delle missioni in veste di deputato.

Dato che il sistema non evidenzia quando la mancata partecipazione alle votazioni sia dovuta a malattie o altre cause giustificate, mi auguro che tutti i deputati presenti nella lista forniscano delle adeguate giustificazioni a tali assenze, con tanto di certificati.  Qualora tali assenze non fossero giustificate i deputati in questione dovrebbero dimettersi. Sfortunatamente, non possiamo licenziarli per giusta causa essendo degli eletti, o per meglio dire dei nominati dalle segreterie di partito, ma segnatevi i nomi e ricordateveli quando li vedrete candidati da qualche parte.

Non esiste che un eletto, pagato con soldi pubblici per andare in Parlamento a votare, non ci vada quasi mai, in un periodo nel quale si stanno chiedendo sacrifici enormi agli italiani questa nullafacenza non è tollerabile. Qualcuno avrà delle giustificazioni ma altri, ed è noto, non vanno in Parlamento perché  difendono un altro parlamentare in Tribunale, altri non ci vanno perché troppo impegnati ad effettuare visite mediche.

Tutto cio’ è possibile solo per colpa della mancanza di regole: basterebbe semplicemente introdurre una norma che preveda il decadimento automatico dalla carica per quei deputati che superino il 30 % delle assenze nelle votazioni senza un giustificato motivo ed introdurre una norma che vieti ad un deputato di esercitare un’ altra professione nel periodo in cui fa il parlamentare.

Chi predica bene…

Dati e statistiche da: Camera.it

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Una strage per vecchi.


La verità su Piazza Della Loggia? Non possono raccontarla nè i terroristi né i mandanti responsabili, perchè  dovrebbero riconoscere oggi, da vecchi rincoglioniti biascicanti con la dentiera in mano e il pannolone sporco di piscio, di non aver compiuto altra rivoluzione, se non quella di procrastinare a sfinimento un sistema partitico che quarant’anni fa era già moribondo. Non possono raccontarla i politici dell’epoca, perchè in quello stesso piscio ci sono già affogati, oppure ci affogheranno nei prossimi – pochissimi – anni che gli restano da vegetare mentre perdono conoscenza  in diretta tv. Non possono spiegarlo i responsabili dell’epoca delle forze dell’ordine, altrettanto rioncoglioniti tra badanti e cateteri, per pagare i quali han forse dilapidato buona parte dei soldi truffati nel sequestro Soffiantini. Non la sapremo mai, la verità: perchè la verità su quella strage, su tutte le stragi, sarebbe dura da accettare. La verita è che l’Italia è da sempre un paese di scarsa importanza: capace non di organizzare un colpo di stato, bensì di far finire delle guardie forestali chiuse in un ascensore mentre lo eseguivano; capace non di condurre una politica estera univoca, ma di giocare un continuo tira-e-molla tra palestinesi e israeliani, accettando che il territorio nazionale fosse una sorta di loro campo di addestramento; capace sì di stare nel G8, ma di ridursi con le pezze al culo. Quelle pezze al culo che oggi si mostrano in modo atroce: con quella condanna alle spese processuali che grava, come è accaduto per Piazza Fontana, sugli eredi delle vittime. E che sembra un’applicazione estensiva del sistema previdenziale, retto  sempre da una sola morale: paga tu, giovane, il privilegio di avere avuto nonni e padri così bravi a rendere questo paese quel che è.

State bene.

Ghino La Ganga

fonte: http://anskijeghino.wordpress.com/2012/04/14/una-strage-per-vecchi/

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INTERVISTA “SCHOCK” A BERLUSCONI.


Partiamo da Bossi, cosa pensa delle sue recenti dichiarazioni ?

B: “Bossi, quando parla, sembra un ubriaco al bar.”

Un suo giudizio sugli avversari politici di questi anni ?

B: “Veltroni è un coglione.” “Prodi una foglia di fico.” “D’Alema è il più comunista di tutti: vuole andare al potere e mantenerlo senza la democrazia.”

Chi salva tra Dini, D’Alema, Prodi, Veltroni e Bertinotti ?

B: “Chi salvo fra Dini, D’Alema, Prodi, Veltroni e Bertinotti? Li butto tutti dalla torre e poi chiedo il Nobel per la pace.”

Parliamo di P2, lei è stato iscritto alla P2, tessera 1816, non pensa sia un titolo di demerito ?

B: “Essere un piduista non è un titolo di demerito.” “Quando ricevetti la tessera c’era scritto che ero apprendista muratore e io, che allora ero un grande costruttore di case, non potei fare a meno di farmi una grande risata.”

Senta, da anni si parla dei suoi presunti rapporti con la mafia, molto scalpore fece la difesa pubblica del mafioso Mangano, condannato all’ergastolo per crimini atroci.

B: “Per quanto riguarda Mangano, che non era uno stalliere, era il fattore che avemmo ad Arcore con tutta la sua famiglia, madre, moglie e due figli che lui accompagnava all’asilo tutte le mattine insieme ai miei bambini, era una persona che con noi si è comportata benissimo. Poi ha avuto delle disavventure nella vita che lo hanno messo un po’ in mano ad una organizzazione criminale. Lui eroicamente, sono d’accordo con Dell’Utri, pur essendo così malato non inventò mai nessuna cosa contro di me e lo lasciarono andare il giorno prima della sua morte. Stava morendo in carcere, ben quindi dice Dell’Utri nel considerare eroico un comportamento di questo genere.

Molti credono che lei sia il nuovo Mussolini, ci dia un suo giudizio sul Duce…

B: “Mussolini non ha mai ucciso nessuno: gli oppositori li mandava in vacanza al confino.”

Il suo rapporto con la Giustizia è a dir poco controverso, per lei la Legge è uguale per tutti ?

B: “Sì è vero la legge è uguale per tutti ma per me è più uguale che per gli altri perché mi ha votato la maggioranza degli italiani.”

Piu’ volte ha accusato i giudici di essere politicizzati…

B: “Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perché lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana.”

Cambiamo argomento, tra un anno si andrà ad elezioni, puo’ darci un giudizio sul suo elettorato ?

B: “Il pubblico italiano non è fatto solo di intellettuali, la media è un ragazzo di seconda media che nemmeno siede al primo banco… È a loro che devo parlare.”

Nel Paese molti la considerano un dittatore, lei si considera un dittatore ?

B: “Certe volte mi dispiace di non essere un dittatore ma, ahimè, non lo sono”

In ultimo, le chiedo se pensa che la Sinistra andrà al governo ?

B: “Se la sinistra andasse al governo il risultato sarebbe miseria, terrore e morte, come accade in tutti i posti dove governa il comunismo. “La sinistra sta sempre dalla parte sbagliata. È stata contro Hitler, ma non contro Stalin. Certo, non sono così cieco da non saper distinguere Stalin da Fassino… Fassino poi è così magro e non ha i baffi. “

B: “Non è vero che dopo tutte le interviste mi è venuta una voce più sexy?”

Decisamente no !

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ADDIO PIERMARIO.


Piermario Morosini oggi è  morto in campo per un arresto cardiaco. Se ne va un ragazzo di 25 anni la cui vita era stata funestata da lutti terribili: prima la morte della madre, poi quella del padre e in ultimo quella del fratello.

Da coetaneo, mi interrogo come degli atleti, teoricamente supercontrollati, possano morire per problemi cardiaci non prima evidenziati. So che puo’ accadere ma sarebbe meglio aumentare ancora i controlli.

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Stupidario politico popolare


Giusto per ridere, ho raccolto le discussioni più divertenti a cui ho avuto modo di partecipare.

Buon divertimento!

PRIME ESPERIENZE POLITICHE
A: a queste elezioni politiche chi voterai?;
B: voterò il centrodestra;
A: perchè?;
B:ho chiesto consiglio a mio padre;
A: voti centrodestra solo perchè te lo ha detto tuo padre?;
B: si, quando si va a votare la prima volta bisogna fare così.

UNA TRANQUILLA DISCUSSIONE POLITICA 

A: Prodi è un comunista!;
B: Stai dicendo una boiata clamorosa;
A: Sto dicendo la verità. Prodi è un comunista, ha fatto il governo con Bertinotti;
B: Bertinotti era l’alleato comunista di Prodi, ma Prodi non era comunista;
A: se non era comunista, Prodi non si sarebbe mai alleato con Bertinotti.

REFERENDUM 
A: sei andato a votare al referendum?;
B: ovvio!;
A: ti posso chiedere cosa hai votato?;
B: certo! Ho votato NO!;
A: sei a favore della privatizzazione dell’acqua, del nucleare e del legittimo impedimento quindi?;
B: ma cosa stai dicendo? Se fosse come dici te avrei votato SI!

Fonte: http://www.ilgrido.eu/index.php?set=102&blog_tool_id=&local_page=blog&left_local_page=&month=&year=&users_table=&dom_sld=ilgrido&dom_tld=eu&sito_gratis=&sito=&leggi_risposte=1416323

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Rimborso elettorale = pizzo legalizzato.


Per Rosi Bindi le prossime campagne elettorali sarebbero a rischio qualora i partiti non dovessero incassare l’ultima tranche dei rimborsi elettorali 2008. Secondo Di Pietro i partiti potrebbero tranquillamente rinunciare perché hanno i loro conti tutti in attivo, propone un referendum per l’abolizione del rimborso elettorale e dichiara di voler rinunciare alla tranche del 31 luglio.

Cari partiti, certo che ci vuole un bel coraggio a piangere miseria (Bindi docet) quando campate sulle spalle dei vostri elettori, i quali, nel 1993, attraverso un referendum, hanno detto che di soldi non volevano piu’ darvene. E voi, fottendovene altamente di quella stessa volontà popolare alla quale vi aggrappate quando siete senza argomenti, che avete fatto ? Vi siete comportati come i mafiosi.  I mafiosi quando chiedono il pizzo difficilmente dicono: “dammi il pizzo”, usano altri termini per convincervi. Voi, come loro, avete cambiato solo il termine. Non piu’ “dammi il finanziamento pubblico” ma “dammi il rimborso elettorale.” Quando qualcuno continua a chiedervi soldi, che voi non siete tenuti a dare,  questo si chiama pizzo. Quando qualcuno continua a chiedervi soldi, che un referendum ha stabilito che voi non dovete piu’ dare, questo si chiama pizzo legalizzato.

Cari partiti, ci vuole bel coraggio a piangere miseria quando il rimborso elettorale che prendete supera di gran lunga le spese realmente sostenute per le campagne elettorali. Ma i partiti non dovrebbero ri-rimborsare ai contribuenti i soldi che gli sono avanzati ?

Cari partiti, ci vuole anche un bel coraggio a piangere miseria quando i vostri bilanci sono i soli ad essere in attivo.

Molte aziende falliscono perché lo Stato, da una parte manda le cartelle esattoriali e dall’altra non paga le aziende per le commesse pubbliche. Per la serie: tu pagami, fallisci tranquillamente e io , con i miei porci comodi, ti paghero’.

Cari, partiti, ci vuole un bel coraggio a piangere miseria quando voi sieti gli unici che incassano soldi dallo Stato con una certa puntualità Svizzera.

Per tutti questi motivi e per molti altri, i partiti devono rinunciare all’ultima tranche dei rimborsi elettorali del 2008 e, al piu’ presto, riformulare il sistema dei rimborsi: abolendoli, riducendoli sensibilmente oppure reintroducendo unicamente il cinque per mille inteso come contributo volontario del contribuente ai partiti (ipotesi gradita dal sottoscritto)

 

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Napolitano e Monti denunciati per attentato alla Costituzione.


Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano? Denunciato. Il premier Mario Monti? Denunciato. I ministri? Denunciati anche loro, assieme a tutti i parlamentari. L’iniziativa è di quelle destinate a far discutere. Paola Musu, avvocato cagliaritano, il 2 aprile si è presentata nella Procura nella sua città e ha denunciato i vertici dello Stato e l’intero Parlamento. I reati citati non sono certo roba di poco conto: attentato contro l’integrità, l’indipendenza e l’unità dello Stato italiano; associazione sovversiva; attentato contro la Costituzione; usurpazione di potere politico; attentato contro gli organi costituzionali e i diritti del cittadino; cospirazione politica mediante accordo e mediante associazione. Secondo l’avvocato Musu, con l’avvento del governo tecnico si è violato il primo articolo della Costituzione italiana, quello che recita che «la sovranità appartiene al popolo».

http://it.notizie.yahoo.com/napolitano-e-monti-denunciati-per-attentato-alla-costituzione.html

 

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IL PATTO DI STABILITA’, OVVERO….QUANDO PENALIZZI I VIRTUOSI E PREMI I LESTOFANTI…


Modena, la mia citta’…..vero esempio di laboriosita’ e di vivere civile !! Quante sono le sue eccellenze , in tutti i campi…Dalle ciliegie di Vignola al Lambrusco, il vino piu’ venduto nel mondo . L’ Aceto balsamico tradizionale, il vero ” oro nero ” visto il suo prezzo derivato dal lungo invecchiamento. Dalle ceramiche, con il miglior design del mondo che hanno reso Sassuolo la patria delle piastrelle ; poi la Ferrari, l’ auto che tutti vorrebbero possedere . Anche nell’ arte siamo conosciuti, in quanto la nostra cattedrale e’ il piu’ bell’ esempio di romanico al mondo….C’e’ pero’ una cosa di cui andiamo davvero fieri e di cui pochi italiani conoscono l’esistenza : I NOSTRI ASILI , cioe’ quegli istituti comunali che tengono i bambini da 0 a 6 anni. Badate, non si tratta di mettere in paragone i nostri istituti dell’ infanzia con altri del meridione ma proprio di un’ eccellenza che non ha eguali. Dal Giappone al Canada, dalla Germania ai Paesi Scandinavi , delegazioni scolastiche vengono a Modena per vedere personalmente il modello modenese . Come sia stato possibile questa eccellenza non e’ risaputo …… Probabilmente da sempre le nostre donne hanno svolto lavori fuori casa e hanno quindi dovuto avere delle strutture adatte all’ accoglienza dei loro figli piccoli ; sicuramente pero’ le varie amministrazioni che si sono susseguite a Modena, tutte sempre di sinistra, hanno avuto a cuore il problema e hanno capito quanto sia importante un’ infanzia felice per colui che sarebbe diventato da grande un cittadino. Non si tratta tanto di strutture scolastiche nuovissime quanto di metodo di insegnamento, di percorsi formativi atti a creare nei bambini quella solidarieta’ verso chi e’ diverso per tratti somatici , quell’ amore verso la cosa pubblica, il rispetto della natura e degli animali….insomma, tutto cio’ che un genitore degno di questo nome vorrebbe fosse insegnato ai propri figli. Per il prossimo anno scolastico pero’, l’ Amministrazione Comunale ha deliberato che 4 di questi istituti saranno gestiti da personale esterno !!!! Qualcuno sicuramente dira’ ” Ma siamo impazziti ? Come mai ? ” Semplice : il Patto di Stabilita’, firmato tra Governo e ANCI ( Associazione Nazionale Comuni Italiani ) prevede che le assunzioni siano bloccate. Per cui il personale che andra in pensione non potra’ essere sostituito. Visto che su 5 maestre 4 sono andate in pensione, mancando il personale docente, sei obbligato in qualche modo a fare una scelta dolorosa ma necessaria. Qualcuno allora dira’ ” Beh certo, se le risorse economiche non ci sono, mica te le inventi ”…… Invece I SOLDI CI SONO !!! Il Comune di Modena e tanti altri della Provincia non solo sono in pareggio come bilancio ma hanno entrate maggiori delle uscite, pero’ queste risorse NON POSSONO ESSERE SPESE !! Vi pare questa una cosa normale ?? Posso capire che questo Patto di Stabilita’ sia stato fatto per evitare certe spese folli ed inutili da tanti Comuni del Sud ( e di questo malaffare principalmente meridionale me ne dolgo sinceramente ) ma non si puo’ al contempo penalizzare i Comuni virtuosi. Sarebbe come avere 2 figli, uno parsimonioso e oculato nelle spese e un altro spendaccione e dilapidatore. Al primo vieti di spendere i soldi risparmiati e al secondo presti soldi in quanto ne ha bisogno : vi pare logico ? Per chi non se lo ricordasse, nel 2009 vennero erogati dal Governo Berlusconi 140 milioni di euro a fondo perduto per il Comune di Catania, praticamente fallito e altri 100 milioni al Comune di Palermo, oltre ai 130 gia’ versatigli, sempre a fondo perduto. Come mai ?? Semplicemente perche’ Palermo e Catania sono degli inesauribili serbatoi di voti, prima della DC ed ora del PDL . Se la stessa situazione fosse stata ribaltata, ossia a Modena o a Reggio Emilia ( altro Comune virtuoso ) fosse accaduto quello che e’ accaduto coi Comuni siciliani , gli aiuti governativi sarebbero stati gli stessi ??? Non credo proprio, anzi, sarebbe stato il pretesto per attaccare queste citta’ governate da Amministrazioni ” rosse ” !! La Lega Nord, visto che l’ Emilia fa’ parte della fantomatica Padania, avrebbe dovuto fare ferro e fuoco contro Berlusconi per una simile porcheria verso i ” laboriosi padani ” e a favore dei ” tarun ” meridionali e invece….Silenzio !!! Troppo impegnati i leghisti ad arraffare il massimo possibile . Cambiamo quindi questo ingiusto Patto di Stabilita’ , e mettiamoci una sola regola : I COMUNI DEVONO AVERE IL PAREGGIO DI BILANCIO !! Se poi un’ amministrazione comunale sfora e non potra’ caso mai dare alla cittadinanza i servizi essenziali, cavoli suoi….se la dovra’ vedere coi cittadini incazzati : e non credo che questo piaccia a nessuno.

P.S . = Riguardo alla situazione modenese, i genitori sono in rivolta. E’ gia’ stato creato un comitato di genitori denominato ” Giu’lemanidagliasilimodenesi ” per difendere i diritti dei propri figli. Quindi cari amici, quando vedete che qualcosa non va’ , lottate sempre : chi e’ dalla parte del giusto e’ invincibile !!!

GIANLUCA BELLENTANI

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Renzo e Umberto hanno dato il buon esempio.


Proprio su questo blog ho scritto le peggiori cose sui Bossi e sicuramente potrei definirmi un antileghista, ma oggi, con le dimissioni di Renzo, per onestà intellettuale, devo ammettere che in un Paese nel quale NON SI DIMETTE MAI NESSUNO, nemmeno chi ha in corso un numero considerevole di processi a suo carico con accuse che vanno dal riciclaggio all’associazione mafiosa è meritorio il comportamento dei Bossi: si sono dimessi senza essere nemmeno iscritti (almeno per adesso) nel registro degli indagati.

Mi direte voi: ma si sono dimessi per far calmare le acque (anticipando un eventuale avviso di garanzia) ripresentandosi all’elettorato quando riusciranno a ricostruirsi una verginità politica (bella impresa).

E io concordo con voi, ma resta il fatto (anche se non ci fa piacere ammetterlo) che i Bossi hanno dato il buon esempio: un politico deve dimettersi quando il suo comportamento non è consono alla carica che riveste a prescindere dalla rilevanza penale dei suoi comportamenti. Un buon esempio che, qualora venisse preso ad esempio da tutti i politici, farebbe un bel po’ di pulizia.

Nel Paese alla rovescia, capita che il buon esempio venga dato da chi, per decenni, con i suoi comportamenti ha rappresentato il malpaese, pensate come siam messi…

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Misteri italiani: il diploma di Renzo Bossi. Dimissioni !


Renzo Bossi: «Mi sono diplomato quando non avevo la pressione dei giornalisti. Non ho vissuto bene gli anni della scuola con i giornalisti fuori per avere notizie su mio padre. Ho perso un anno quando papà era malato». «Non m’interessa dirti dove ho preso il diploma. Mi sono diplomato in una scuola padana. Sono sereno e tranquillo con i principi che la famiglia mi ha dato».

“Nessuno mi ha mai aiutato economicamente. Si, un aiuto c’è stato quando papà è venuto a Brescia per il comizio della campagna elettorale”.

In tempi ancora non sospetti, il 21 gennaio 2012, Leonardo Facco, giornalista de l’Indipendenza aveva scritto un articolo molto interessante dal titolo “Chi l’ha visto ? Il diploma di Renzo Bossi”:

“Qualcuno di voi si affiderebbe alle consulenze di Renzo Bossi? Chiederebbe a lui qualche consiglio sul proprio futuro economico, che ne so, sulla propria pensione? Se avete del fegato, potete provarci oggi stesso: “Il 21 gennaio si terrà a Monza un convegno su «Imprese, lavoro e pensioni: quale futuro?». Particolare attenzione sarà dedicata ai giovani, perché i giovani hanno davanti una vita di grosse difficoltà per quanto riguarda l’inserimento nel mondo del lavoro”. Oltre alla testimonianza di Renzo Bossi, nel parterre saranno presenti i parlamentari Carolina Lussana e Paolo Grimoldi (eterno giovane padano) e la consigliera regionale Monica Rizzi.

Quali sono le credenziali del rampollo di casa Marrone per spiegare a qualcuno come fare impresa, o come gestire le proprie sostanze per una serena vecchiaia? Ok, starete pensando che è solo poco più che ventenne Bossi jr, ma quanto titoli di studio avrà da dire la sua no?

Partiamo con la notizia del 12 luglio 2009, tratta da “la Repubblica”: “Diplomato con 69/100. Renzo Bossi, ventuno anni, il figlio del leader della Lega Nord Umberto ha preso la maturità. Lo ha raccontato lo stesso segretario dei lumbard arrivando ieri sera alla festa della Lega a Paderno Dugnano: «Oggi sono particolarmente in forma – ha detto ai militanti – perché mio figlio ha passato la maturità». Renzo, negli ultimi anni, era stato bocciato già 3 volte all’ esame finale del liceo scientifico”.

Dal giorno successivo, sul web s’è scatenato il finimondo e son nati persino gruppi su Facebook, per commentare l’impresa del giovane consigliere regionale. Tutti a sparare addosso a questo ragazzotto miracolato dalla politica, dando però per scontato che “il trota” fosse comunque diplomato, anche se dopo tre bocciature all’esame di maturità.

Vi porgo una domanda: chi di voi ha visto il diploma di Renzo Bossi? Un’altra: Come mai sul suo blog personale alla voce professione c’è ancora scritto un generico “studente” (senza alcuna specifica all’Università che starebbe frequentando)? Inoltre, come mai usando il pulsante “cerca” del suo blog se scrivete “diploma” o “maturità” vi compariranno solo alcune notizie sulla sua attività politica?

Da qualche tempo, sto cercando di capire se l’attestato di cui ha parlato Umberto Bossi a Paderno Dugnano esiste oppure no. Cercando in Google, fuorché notizie di stampa che genericamente riportano la contentezza del “senatur” per il superamento dell’esame di maturità del figlio, non v’è nulla di dettagliato su quel diploma: niente nome dell’Istituto frequentato da Renzo, nessun luogo in cui è avvenuto l’esame, zero dati di un documento che dovrebbe essere pubblico, trattandosi del famoso “pezzo di carta con valore legale”.

Un mio collega, che ha provato a scandagliare gli ambienti leghisti, di fronte alla sua richiesta di sapere dove si fosse diplomato il rampollo padano, ha solo ricevute porte in faccia e qualche risposta vaga del tipo “certe informazioni vengono coperte dalla privacy”. Che c’entra la “privacy” con un titolo di studio pubblico? Nulla.

Prima di continuare, permettetemi di ricordare i “precedenti” relativi a questo fantomatico diploma: Dal Tgcom: “A luglio 2008 Renzo Bossi era stato respinto (foto), la seconda volta dopo quella del 2007, all’esame di maturità. La famiglia presentò un ricorso al Tar contro la decisione del professori, perché il ragazzo sarebbe stato interrogato su una parte di programma che durante l’anno scolastico non era stata affrontata. Pare che ci sia stato davvero un errore formale di trasmissione del programma e così, prima che i giudici amministrativi avessero avuto il tempo di pronunciarsi, la commissione ha deciso di far ripetere al rampollo di casa Bossi l’esame orale, cui ha assistito anche un ispettore del ministero dell’Istruzione. Qualche giorno dopo il verdetto ufficiale: l’esame ha avuto nuovamente esito negativo”.

Tutto ciò è accaduto presso il Collegio Arcivescovile “F. Bentivoglio” di Tradate (Varese). Ho telefonato all’istituto chiedendo se, dopo le bocciature di cui sopra, Bossi junior si fosse diplomato lì. La risposta ottenuta è stata un no secco.

Non so a voi, ma a me qualche dubbio è sorto. Ecco perché ciò che vi racconterò di seguito – ripescando quella Monica Rizzi che lo ha seguito come un ombra durante le elezioni regionali del 2010 – non fa che ingigantire i miei sospetti.

Renzo Bossi, dopo la sua elezione bresciana, ha continuato a frequentare Monica Rizzi e la villona del fidanzato sul lago di Garda. Monica Rizzi, ancor prima dell’inchiesta per cui è ancora indagata – è scivolata nel tritacarne mediatico per aver millantato una laurea falsa in psicologia.

Altro personaggio assai vicino al “trota” è Francesco Belsito, segretario amministrativo del Carroccio, uno che fa parte della “Trimurti” del “cerchio magico”. Ebbene, anche lui – potente tesoriere che investe soldi in Tanzania – ha il vezzo di farsi chiamare dottore: in realtà sono ben due le lauree che millanta, ma che non ha. Due gli atenei indiziati, uno a Malta ed uno a Londra.

Infine, lupus in fabula, c’è ovviamente il plantageneta Umberto Bossi, noto alle cronache da tempo per aver festeggiato per ben due volte la laurea in medicina che non ha mai avuto e per aver dichiarato di essere un medico sin dal lontano 1975, quand’era iscritto al PCI.

I proverbi – distillato di saggezza popolare – ci insegnano che chi va con lo zoppo impara a zoppicare.

Altri due dettagli, però, meritano attenzione.

1-Il terzo figlio del fondatore della Lega (il secondo avuto da Manuela Marrone) si chiama Roberto Libertà ed è nato due anni dopo Renzo. Anche lui pare abbia la passione per la politica, stando a quanto apparso sulla stampa recentemente. Ora, essendo nato nel 1990, Roberto Libertà si dovrebbe essere diplomato nel 2009 che, guarda caso, è lo stesso anno in cui avrebbe superato l’esame di maturità anche Renzo. Mi chiedo: ma non è che al padre a Paderno Dugnano hanno annunciato il diploma del terzo figlio e lui lo ha confuso con quello (mai preso?) del secondo? Non sarebbe la sua prima gaffe del resto!

2-Poco sopra, ho ricordato che una delle lauree di Belsito sarebbe stata presa a Londra. Il 13 settembre 2009, su “ilpadano.com” è stata riportata una notizia con questo titolo: “Bossi: mando Renzo a studiare a Londra”. Il testo della news: “A Ferrara, incontrando la gente in occasione della tappa intermedia della Festa dei popoli padani che lo porterà a Venezia, Umberto Bossi ha rivelato l’intenzione di mandare il figlio Renzo all’estero. “I giornalisti attaccano me e mio figlio, che – ha detto – andrà via dall’Italia, perché qui non lo lasciano in pace”. Il Senatur ha quindi spiegato che Renzo “andrà a fare l’università in Inghilterra”. Nei confronti di Renzo Bossi si è scatenata una campagna denigratoria originata dalle difficoltà scolastiche del ragazzo che, come è noto, lo avevano costretto a ripetere per tre volte l’esame di maturità”. Come mai proprio a Londra?

Ho chiesto lumi anche a fonti molto vicine al Carroccio, ma le risposte che giuntemi sono state: “Il nome dell’università è avvolta nel mistero e neppure la scuola superiore la conosce nessuno. Rimane il mistero…”.

Chiudo domandandovi: secondo voi è lecito che io possa avere dei dubbi sul diploma del “team manager” della nazionale di calcio padana, personaggio pubblico e pagato coi soldi dei contribuenti?

Credo, tra l’altro, che sia interesse dello stesso Renzo Bossi – costantemente nel mirino dell’opinione pubblica – dissipare ogni dubbio. Ne va della sua reputazione, anche se qualche giorno fa, per la cronaca, è stato lo stesso padre a minarla nella fondamenta, dato che lo avrebbe definito una “capra”.

Da “trota” a “capra”. Un vero animale politico.”

Oggi sappiamo che, grazie ad un’ annotazione degli investigatori, che sono stati spesi soldi pubblici per il diploma di Bossi Jr.

Questa intercettazione spiega molte cose:

Belsito: soldi, soldi della campagna elettorale del fanciullo e del trota?

Nadia: Ma c’hai le carte di quello che hai pagato?

Belsito: eh no, perche’ gli davo a lui, alla Rizzi (l’assessore Monica Rizzi in passato coinvolta in una indagine di dossieraggio, si ipotizza anche per favorire l’elezione di Renzo) e a lei portavo cash.

Nadia: tu devi fare il conto di tutto quello che manca all’appello e come, cioe’ se anche tu hai speso 300 euro per fare la spesa a lei, devi avere lo scontrino

Belsito: eh, ma di tutto non posso averlo

Nadia: ho capito, ma sono 600 mila euro di quest’anno, sono una marea dell’anno scorso, ci sara’ qualche cosa

Belsito: Ma certo

Piu’ avanti i due proseguono sullo stesso tema.

Nadia: pero’ le voci, tre lauree non possono costare un milione di euro

Belsito: ma no… le macchine che ha affittato Riccardo, le Porsche, le cose

Belsito dice poi di avere “i decreti ingiuntivi con timbro dell’avvocato e che ha pagato in contanti perche’ cosi’ gli e’ stato ordinato e che non ha pagato tramite bonifico perche’ lui (Riccardo Bossi) non fa parte del partito”

Nadia: Gli affitti li paghiamo tutti cash Belsito: certo Altri soldi “glieli davo al Sinpa glieli davo – dice Belsito – quelli della campagna elettorale di Renzo, io li portavo li”‘ In altri stralci di conversazione Nadia dice: “del 2011 c’ho 670 mila euro non giustificati”, mentre Belsito chiede “i soldi della scuola, quelli li’ come li giustifico io? quelli ce li ho in cassetta”.

Parlando della scuola “la richiesta – dice Belsito – era un milione di euro, questo me lo ricordo benissimo. Gli ho detto no, non ce la faccio adesso, dovere darmi almeno tre anni. E invece quelli di Cald (ndv Calderoli) come li giustifico quelli?”.

Precisiamo che prima di poter giungere a conclusioni bisognerebbe aspettare che una sentenza stabilisca che tutto quello che viene detto in queste intercettazioni corrisponda a verità.

Pero’, in un Paese normale, un politico che prende di stipendio quanto 13 ricercatori, dovrebbe farsi in quattro, per dovere morale, per dimostrare:

1-Che esiste realmente questo diploma, mostrandone l’attestato, dove c’è scritto chiaramente giorno, mese e anno del conseguimento, votazione e sede della scuola.

2-Che il suo diploma non è stato comprato con soldi pubblici, mostrando anche, qualora di trattasse di scuola privata, tutte le ricevute delle rette pagate.

In altri paesi i politici, anche di fama, esperienza e capacità superiori a Bossi jr. si dimettono per aver copiato la tesi di laurea. Essersi comprato un diploma con i soldi dei contribuenti italiani è decisamente piu’ grave. Se Bossi Jr. proprio non riesce a dimostrare che il suo diploma è vero e  non pagato con soldi pubblici non deve far altro che dimettersi perché con i soldi che gli diamo ogni mese possiamo aumentare gli stipendi a molti ricercatori.

Fonti:http://www.lindipendenza.com/diploma-renzo/

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Ecco la lista delle vittime della crisi.


02/01/2012: Bari, 74 anni, pensionato si getta dal balcone Inps chiedeva rimborso
09/01/2012: Bari 64 e 69 anni, pensionati si suicidano in coppia
12/01/2012: Arzachena, 39 anni commerciante tenta di asfissiarsi, viene salvato
22/02/2012: Trento, 44 anni per i troppi debiti si getta sotto ad un treno…. è salvo
… 25/02/2012: San Remo, 47 anni, elettricista si spara
26/02/2012: Firenze, 65 anni, imprenditore si impicca
02/03/2012: Ragusa, commerciante tenta di darsi fuoco
02/03/2012: Pordenone, 46 anni, magazziniere si suicida
9/03/2012: Genova, 45 anni disoccupato, sale su un traliccio della corrente
9/03/2012: Taranto, 60 anni, commerciante trovato impiccato
10/03/2012: Torino, 59 anni, muratore si da fuoco
14/03/2012: Trieste, 40 anni, appena disoccupato si da fuoco
15/03/2012: Lucca, 37 anni, infermiera ingerisce acido
21/03/2012: Lecce, 29 anni, artigiano si impicca
21/03/2012: Cosenza, 47 anni, disoccupato si spara
23/03/2012: Pescara, 44 anni, imprenditore si impicca
27/03/2012: Trani: 49 anni, imbianchino disoccupato si getta dalla finestra
28/03/2012: Bologna: 58 anni, si da fuoco davanti all’Agenzia delle entrate
29/03/2012: Verona, 27 anni, operaio si da fuoco
01/04/2012: Sondrio: 57 anni, perde lavoro, cammina sui binari, salvato in tempo
02/04/2012: Roma: 57 anni, corniciaio, si impicca
03/04/2012: Catania, 58 anni, imprenditore si spara
03/04/2012: Gela,78 anni pensionata si getta dalla finestra,riduzione della pensione
03/04/2012: Roma, 59 anni, imprenditore, si spara con un fucile.
04/04/2012 Milano, 51 anni, disoccupato si impicca
04/04/2012 Roma Imprenditore si spara al petto col fucile La sua azienda stava fallendo.

Fonte: un copia-incolla che gira su Fb

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UNA COSA:

Oggi, vi prego, non auguratemi buona Pasqua, non solo perché non sono credente ma perché una trentina di persone da inizio anno “è stata ammazzata” dalla crisi economica. Una vera e propria mattanza i cui responsabili sono proprio coloro che fingono di adottare misure anti-crisi.  Poveri cristi dimenticati dai governi e da gran parte dell’opinione pubblica che, quando proprio finge di interessarsi, condivide qualche link come questo su qualche social network. In questo Paese si fanno manifestazioni su tutto ma sembra che non interessi a nessuno creare un grande mobilitazione per fermare questa mattanza. Ricordati che su quella corda oggi c’è uno della cui sorte te ne freghi ma domani potrebbe esserci un tuo caro, percio’ agisci adesso.

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Bossi e Rutelli, semplicemente fessi, complici o fessamente complici ?


Bossi e Rutelli, fessi o complici ?

Se Bossi e Rutelli non sono complici di due che, per i Pm, sono dei ladri, questo vuol dire che sono semplicemente due perfetti incapaci, gente che non riuscirebbe nemmeno ad amministrare il proprio condominio. Ora, siccome la politica dovrebbe essere l’arte di saper amministrare la cosa pubblica, mi sembra che sia ugualmente grave sia che siano due fessi prestati alla politica per far danni sia che siano complici di due ladri. Perché, alla fine della fiera, fessi o complici, parliamo sempre di soldi pubblici rubati.

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Padrini Padani


 

Ecco un estratto dell’epilogo del famoso film ambientato in Padania tra famiglie di origine siciliana, in lotta per il potere criminale.  Il vecchio Padrino ormai malato tenta inutilmente di trasmettere il comando al figlio incapace, ma gli eventi precipitano e prevale il crudele capo clan rivale.

 

Fonte: http://fugadigas.blogspot.it/

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Gli speculatori finanziari e i governi che li sostengono uccidono piu’ delle mafie.


Ho trovato questa foto  su Fb, se i dati corrispondono a verità c’è da fare una bella riflessione.

Prima pero’ una premessa: non mi auguro la morte di nessuno, nemmeno delle persone che mi fanno piu’ schifo, come coloro che giocano con i soldi dei poveri cristi  e il titolo di questo post vuole anche essere una provocazione.

Ma andiamo alla riflessione, in realtà avevo gia’ parlato di suicidi e cause in diversi articoli, come tutti sono rimasto scandalizzato dall’aumento vertiginoso dei suicidi motivati dalla crisi economica. In un Paese normale credo che i giornali dovrebbero parlare molto di piu’ di un problema cosi’ importante. Vi ripropongo un post dal titolo “Quei cittadini abbondonati dallo Stato che hanno visto nella morte l’ultima speranza”

“Dei 4.000 suicidi avvenuti negli ultimi 12 mesi, circa mille sono riconducibili a cause di natura economica.

Tu, cittadino dello Stato italiano, non riesci piu’ ad andare avanti, non hai piu’ un lavoro, per dare da mangiare ai tuoi figli sei stato costretto ad accedere ad un prestito ipotecando la casa, lo Stato si ricorda di te solo quando non hai pagato le tasse ed infatti casa tua (quella ipotecata) è piena di cartelle esattoriali e tu, di giorno in giorno, diventi sempre piu’ fragile, nonostante tutto continui a lottare perchè credi che una via di fuga ci possa essere, ci debba essere. Vivi mesi, anni, credendo che la speranza sia l’ultima a morire. Un giorno pero’, la tua fragilità, la tua disperazione, unitamente alla convinzione che lo Stato se ne fotte altamente dei tuoi problemi, ti porta ad un’altra convinzione ancora piu’ nefasta: per te morire è diventata l’ultima speranza.

Interroghiamoci sul fatto che viviamo in uno Stato che si interessa di noi nella misura in cui siamo utili (paghiamo le tasse) e ci abbandona nel momento in cui non riusciamo, per cause di forza maggiore determinate dall’incapacità dello stesso Stato di mettere il cittadino nella condizione di potere avere un reddito, a  pagarle piu’. Interroghiamoci sul fatto che viviamo in uno Stato che continua a tartassare i poveri cristi lasciando in pace gli evasori per scelta, hobby, lavoro e anche piacere. Interroghiamoci sul fatto che chi ha stretto il cappio, premuto il grilletto, spinto dal balcone… sono i rappresentanti di decenni di mala-politica.

Ora, mi sembra evidente che il Mondo sia sempre piu’ dominato dai grandi gruppi di potere della Finanza internazionale, come Goldman Sachs e Trilateral.

Capirete che da buon contadino non sono propriamente un esperto del settore finanziario ma piu’ o meno (correggetemi se sbaglio) funziona cosi: ci sono degli individui senza scrupoli che giocano a Monopoli con i soldi dei poveri cristi: pensionati, disoccupati, lavoratori e anche imprenditori sull’orlo di una crisi di nervi e non solo.

E i governi cosa fanno davanti a questa gentaglia ? Semplicemente, con la scusa di una crisi creata proprio da questa  gentaglia continuano a togliere i soldi ai poveri cristi per finanziare gli stessi speculatori.

Con Berlusconi abbiamo visto una politica al servizio di un uomo, dei suoi interessi e degli interessi degli amici suoi. Con Monti stiamo vedendo una politica che fa gli interessi degli amici di Monti e degli altri banchieri che siedono nel governo.

Cose che capitano quando il virus si fa antivirus per portare vantaggi (cioe’ distruggere il sistema: lo Stato sociale) all’antivirus. Fuori di metafora vuol dire che un uomo che per decenni ha rappresentato il virus, oggi siede sulla poltrona di primo ministro continuando a fare quello che faceva quando siedeva sulle poltrone dei consigli di amministrazione di Goldman Sachs e Trilateral: togliere i soldi ai poveri cristi per foraggiare i grandi gruppi di potere. Con la differenza che fino a qualche tempo fa Monti veniva considerato il virus mentre oggi è visto da gran parte dell’opinione pubblica come il salvatore della Patria.

A questo proposito andrebbe detto che salvare la Patria (ammettendo che la stia salvando) ammazzando i cittadini che in quella Patria ci vivono non mi sembra che sia una soluzione, puo’ al massimo essere la “soluzione finale “.

Giustamente, molto giustamente gli italiani perbene hanno fatto della lotta alle mafie una missione di vita. Sarebbe auspicabile che la gente cominciasse a svegliarsi anche per combattere la mafia istituzionalizzata che miete piu’ vittime della mafia vecchio stile. Perche vedete, la mafia vecchio stile agisce fuori e dentro le Istituzioni, la lupara e il tritolo li usano ancora ma non come prima e ti chiede ancora il pizzo. La mafia moderna non ha bisogno di chiederti il pizzo ma ti fa pagare il pizzo di Stato, aumentando a dismisura la pressione fiscale. Agisce sempre dentro le istituzioni e la vedi seduta sulle poltrone piu’ importanti e non ha bisogno di premere nessun grilletto perchè ti esaspera talmente tanto da indurti al suicidio.

Pubblicato in: CRONACA, donna, INGIUSTIZIE, MALAFFARE, opinioni, società, violenza

Il sorriso spento di una rapinatrice



Questa ragazza si chiamava Rosa Donzelli, aveva trentasei anni. Scusate se la chiamo ancora ragazza, ma a una certa età cambiano i termini di paragone. E’ morta per quattro colpi di pistola, l’ultimo decisivo al cuore. Il cuore in effetti è sempre stato il suo problema. Napoletana, da un pò di anni si era trasferita nel sud delle Marche trascinata da un amore sbagliato, un balordo che l’aveva portata alla droga. Anche l’ultima storia era con uno spacciatore. Era una ragazza dolce, dicono tutti, che lavorava come aiuto-cuoca in una pizzeria. Infilata di brutto dentro il tunnel una mattina va a fare una rapina. Gli altri con la scacciacani, lei addirittura disarmata. Per carità, non era una vittima, in ogni caso incarnava la parte del carnefice, nessuno la assolve. Il gioielliere ha reagito con una pistola vera: quattro colpi e il sorriso di Rosa è sparito per sempre insieme alla sua vita sballata, finalmente in pace. Le indagini dimostreranno se è stata legittima difesa o se la rapinatrice bionda è stata colpita alle spalle. Comunque c’è da capire la reazione. Quello che non riuscirò mai a capire sono gli applausi della gente. Non si festeggia mai una morte.   PINO SCACCIA

FONTE :  http://pinoscaccia.wordpress.com/2012/04/06/il-sorriso-spento-di-una-rapinatrice/

Pubblicato in: CRONACA

Io, il blogger contadino, in classifica davanti a gente come Messora, Chiusi e Lerner.


Per la prima volta Il Malpaese  entra nei primi 50 posti (esattamente alla posizione 34) nella speciale classifica “top blog Ebuzzing”. Sono il primo a dire che la qualità di un blog non si puo’ giudicare dalla sua posizione in classifica e da pessimista cronico penso già che il prossimo mese Il Malpaese sarà posizionato alla posizione 20 mila, ma per uno che fa il blogger tra un colpo di
zappa e l’altro e’ decisamente motivo di viva e vibrante soddisfazione essere in questa classifica posizionato poco dopo un superblogger come Gilioli, posizionato davanti a gente che stimo e leggo come Chiusi e Messora e a giornalisti da prima serata come Lerner. Per questo ottimo risultato ringrazio tutti i miei lettori e gli amici-collaboratori Giulio Landolfo e Gianluca Bellentani.
Pubblicato in: CRONACA

Quei cittadini abbondonati dallo Stato che hanno visto nella morte l’ultima speranza.


Dei 4.000 suicidi avvenuti negli ultimi 12 mesi, circa mille sono riconducibili a cause di natura economica.

Tu, cittadino dello Stato italiano, non riesci piu’ ad andare avanti, non hai piu’ un lavoro, per dare da mangiare ai tuoi figli sei stato costretto ad accedere ad un prestito ipotecando la casa, lo Stato si ricorda di te solo quando non hai pagato le tasse ed infatti casa tua (quella ipotecata) è piena di cartelle esattoriali e tu, di giorno in giorno, diventi sempre piu’ fragile, nonostante tutto continui a lottare perchè credi che una via di fuga ci possa essere, ci debba essere. Vivi mesi, anni, credendo che la speranza sia l’ultima a morire. Un giorno pero’, la tua fragilità, la tua disperazione, unitamente alla convinzione che lo Stato se ne fotte altamente dei tuoi problemi, ti porta ad un’altra convinzione ancora piu’ nefasta: per te morire è diventata l’ultima speranza.

Interroghiamoci sul fatto che viviamo in uno Stato che si interessa di noi nella misura in cui siamo utili (paghiamo le tasse) e ci abbandona nel momento in cui non riusciamo, per cause di forza maggiore determinate dall’incapacità dello stesso Stato di mettere il cittadino nella condizione di potere avere un reddito, a  pagarle piu’. Interroghiamoci sul fatto che viviamo in uno Stato che continua a tartassare i poveri cristi lasciando in pace gli evasori per scelta, hobby, lavoro e anche piacere. Interroghiamoci sul fatto che chi ha stretto il cappio, premuto il grilletto, spinto dal balcone… sono i rappresentanti di decenni di mala-politica.

Pubblicato in: CRONACA

UN NUOVO MARTIRE : S. MASSIMO CALEARO DA VICENZA


Dopo le sconcertanti dichiarazioni della settimana scorsa, l’imprenditore vicentino Massimo Calearo, eletto deputato nelle file del PD, poi passato all’ API di Rutelli e poi nel gruppo misto con Scilipoti ( della serie idee chiare e inattaccabile fede politica ) dichiara in un’ intervista al programma radiofonico ” La Zanzara ” che smettera’ di fare politica e tornera’ ad occuparsi della propria azienda. Riassumiamo brevemente le sue esternazioni. ” Le mie parole sono state fraintese … ( vi ricorda qualcuno ?) Ho dovuto assistere mia moglie gravemente ammalata che e’ deceduta in questi giorni. Sono stato vittima di un linciaggio mediatico da parte dei vari blog della rete che hanno minacciato di pestarmi. Tornero’ a fare l’imprenditore ” !!! A costui vorremmo dire alcune cose….Innanzitutto porgiamo le nostre piu’ sincere condoglianze per la perdita della di lui consorte : non la conoscevamo ma ci fa’ davvero tanta pena….morire prematuramente dopo aver passato la vita accanto ad una persona del genere..beh, e’ una cosa che non augureremmo nemmeno al nostro peggior nemico. Riguardo alle minaccie dei vari bloggers, Calearo stia tranquillo, almeno da parte nostra. Noi del Malpaese usiamo le parole per far valere le nostre opinioni e poi le merde non le pestiamo ma le evitiamo in quanto puzzano di marcio e lei Calearo in fatto di marcio esala un fetore nauseabondo. Non ci piace che lei smetta i panni di profittatore della politica ( che le calzano a pennello ) per auto – cucirsi addosso quelli di martire , che lei certo non e’. Certe sue dichiarazioni secondo cui ”andare una volta la settimana in Parlamento a spingere un bottone e’ una scocciatura … ” sono un pugno nello stomaco nei confronti di chi si fa’ il culo in fabbrica per prendere in un anno quanto lei in un mese. Fare politica non e’ certo fare del volontariato come lei ci vuol far credere. Lei poi afferma che e’ stato ” costretto ” a scendere in politica…. Chi e’ stato il deficiente che l’ha convinta lo sappiamo ma ci dica, sinceramente….Le ha puntato una pistola alla tempia ? Ha usato parole che l’hanno ipnotizzata ? Perche’ nel qual caso lo denunceremmo per minaccia a mano armata o per circonvenzione di incapace : ci libereremmo di 2 idioti in un colpo solo. Speriamo davvero che le sue parole non siano di circostanza ma veritiere. Torni a fare l’imprenditore e per farle capire che noi del Malpaese non portiamo rancore, le regaliamo anche un consiglio gratuito e disinteressato : cerchi di avere come imprenditore quella credibilita’ che non ha mai avuto in politica….noi da lei non compreremmo nemmeno uno spillo !!!

GIANLUCA BELLENTANI

Pubblicato in: abusi di potere, antifascismo, CRONACA, cultura, diritti, FORZE DELL'ORDINE, INGIUSTIZIE, magistratura, MALAFFARE, politica, società

ROMANZO DI UNA STRAGE


Il trailer di “Romanzo di una strage”, il film di Marco Tullio Giordana in uscita venerdì 30 marzo sulla strage di piazza Fontana

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RECENSIONI IN RETE

Mymovies

Romanzo di una strage

Un film di Marco Tullio Giordana. Con Valerio MastandreaPierfrancesco FavinoMichela CesconLaura ChiattiFabrizio Gifuni.

 Drammatico, durata 129 min. – Italia 2012.

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Ondacinema

Matteo De Simei Romanzo di una strage

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Film Scoop

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Cinema del Silenzio

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RASSEGNA STAMPA

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Corriere della Sera 25 marzo 2012

Romanzo di una strage visto da Mario Calabresi

Aldo Cazzullo

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L’Unità 27 marzo 2012

Un film fatto per la meglio Italia

Alberto Crespi

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L’Unità 27 marzo 2012

Il romanzo di una strage infinita

Gabriella Gallozzi

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Corriere della Sera 27 marzo 2012

L’anarchico e il commissario. I due protagonisti tra i poteri oscuri

Paolo Mereghetti

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La Repubblica 27 marzo 2012

Il romanzo di Piazza Fontana ma il finale bipartisan non regge

Curzio Maltese

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La Stampa 27 marzo 2012

Rivivono i fantasmi di un Paese che non ha memoria

Michele Brambilla

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Il Riformista 27 marzo 2012

Piazza Fontana, bugie e depistaggi. I giovani andranno?

Romanzo di una strage

di Michele Anselmi

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Secolo d’Italia  27 marzo 2012

Piazza Fontana, finalmente un film contro le vulgate

Maurizio Cabona

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Libero 27 marzo 2012

L’hanno ucciso un’altra volta

Giampaolo Pansa

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Il Messaggero 27 marzo 2012

Quella lotta tra Stato e antistato

Mario Ajello

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Corriere della Sera 28 marzo 2012

Dalle due bombe a Lotta Continua. Su Piazza Fontana buchi e forzature

 Nel film di Giordana episodi non verificabili. E manca la passione di quegli anni
Corrado Stajano
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Gli Altri  29 marzo 2012

Andrea Colombo

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L’Espresso 30 marzo 2012

Calabresi vittima non carnefice

intervista a Dario Fo

Roberto Di Caro

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Il Fatto Quotidiano 30 marzo 2012

La seconda bomba di piazza Fontana

Cucchiarelli con il suo libro ha ispirato il film di Giordana: «Lo dicono le perizie»

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Malcom Pagani

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Il Messaggero 31 marzo 2012

«A piazza Fontana una sola bomba» L’altra verità di Adriano Sofri

L’ex leader di Lotta Continua contesta la tesi del libro da cui è tratto il film di Giordana

Stefano Cappellini

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Il Fatto Quotidiano 1 aprile 2012
Gianni Barbacetto
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.L’Unità 1 aprile 2012
Lo scrittore Carlo Lucarelli smentisce la tesi sostenuta nel film di Giordana sulla strage di Piazza Fontana: «Nessuna prova. Si rischia di oscurare la verità»
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Il Sole 24 ore 1 aprile 2012
Goffredo Fofi
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La Repubblica 1 aprile 2012
Miguel Gotor
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LIBRI

Il Post  31 marzo 2012

43 anni. Piazza Fontana. Un libro, un film

Adriano Sofri
 si può scaricare qui.

Scrivo alla fine di marzo del 2012. Sono passati, dal 12 dicembre 1969, 43 anni, poco meno. 43 anni, poco più, è nel 2012 l’età media degli italiani.  (Però l’età media del governo in carica supera i 63 anni. Todo cambia, ma piano). Dunque si può ragionevolmente pensare che il 12 dicembre di piazza Fontana – la strage per antonomasia di una storia repubblicana che dovette coniare il tristo nome di stragismo – sia ormai affare di storici e perciò meno lacerante. Il suo ricordo vivo è riservato a una minoranza di cittadini. I più non erano ancora nati, o lo erano da troppo poco per averne memoria. Interrogati su che cosa sia successo quel 12 dicembre, e per opera di chi, danno risposte raccapriccianti. E però quella materia resta incandescente. Forse non occuperà, fra qualche anno, che un paragrafo modesto, di un tempo strano di guerra fredda, di spie infiltrati e provocatori, di golpisti e rivoluzionari, maschere da soffitta. Ma non ancora. “

Indice
43 anni 3
Gunhild 8
Perché comincio da qui 10
L’anonimo e il passeggero 16
Il raddoppio universale 18
Promemoria sugli errori più vistosi 28
I fratelli Erda 31
La toppa peggiore del buco 36
La cantonata del compagno misterioso 38
L’Italia di Maramaldo 42
L’alibi superfluo 43
La tredicesima in tasca 45
Ce l’hanno con Valpreda 52
Sottosanti 56
Sottosanti e la cassetta 58
Dovevamo interrogarlo su Sottosanti 69
Le due bombe “ritirate” 76
La cantonata del numero 7 78
L’altro ferroviere 83
Il treno impossibile 88
Altre illazioni131
Il confronto immaginario 90
Potenza del nazimaoismo 93
Il timer, la miccia e la logica 95
Le mani in tasca a Pinelli 100
Spoon River 103
Le fonti anonime 106
43 anni 108
Appendice
L’alibi di Pinelli 112
Cronologia 122
Persone 125

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Adriano Sofri “La notte che Pinelli” Sellerio 2009 .

la recensione di Valerio Evangelisti a “La notte che Pinelli”  roma.indymedia.it

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Camilla Cederna “Pinelli. Una finestra sulla strage

Nutopia [sergio falcone & co.]

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VIDEO  E TRASMISSIONI TV

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Carlo Lucarelli Piazza Fontana

Blu Notte

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Sergio Zavoli Piazza Fontana

La notte della Repubblica

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Piazza Fontana: una strage di Stato?

La morte di Giuseppe Pinelli

La prima vittima: storia di Luigi Calabresi

La Storia siamo noi

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Ipotesi su Pinelli

Documentario su Giuseppe Pinelli, Strage Piazza Fontana
Elio Petri, Nelo Risi

fonte http://foglianuova.wordpress.com/2012/03/31/romanzo-di-una-strage/

Pubblicato in: CRONACA, cultura, diritti, donna, INGIUSTIZIE, OMOFOBIA, politica, razzismo, sessismo, sociale, società, violenza

Quaresimale


Fakra Younas, giovane pachistana, ex ballerina, alle spalle un’infanzia cancellata dalla madre prostituta e tossicodipendente e da un marito vecchio, aveva creduto di trovare un riscatto in un secondo matrimonio, ricco, felice, appassionato. Cancellato anche quello, ben presto, da una sequela di violenze, umiliazioni, stupri. Fakra si oppone, resiste: non ha che sé stessa, e si raccoglie ai quattro stracci della sua anima violata ma viva, solida, l’unica presenza reale, quasi fisica, in quel suo mondo cancellato. Il marito acculturato e facoltoso non tollera quella che considera lesa maestà: la “sua” donna ha osato ribellarsi, si è sciolta dalle sue catene. Le rovescia addosso un odio ancestrale, possente, che sembra provenire dai secoli, come direbbe Primo Levi. La cancella, ancora. Il volto con l’acido. Non la sopporta come persona, come entità slegata da quel guinzaglio muto al quale lui la pretende “naturalmente” confinata. La brucia col liquido. Abrasivo ossimoro. Fakra sopravvive, fugge, il suo volto azzerato diventa simbolo della bestialità del potere. Scrive anche un libro: Il volto cancellato è il logico titolo. Ma non basta. E’ rimasto qualcosa d’incancellabile nella vita cancellata di Fakra, ed è quell’anima stuprata, che adesso è diventata fantasma, e grida, in un vorticoso salto all’indietro, reclama i suoi diritti di bambina mai sbocciata, e vuole tutto e tutti con sé per non finire inghiottita nel gorgo fatale dell’ossessione.

Poi, viene il giorno dell’abbandono. In un palazzone di Roma, dove si sente sola, insopportabilmente sola. Quel suo corpo cancellato è diventato catena. Peso. Lo getta letteralmente via, dalla finestra, come un rifiuto. E’ un volo cencioso, un’anima singola non può che appartenere all’aria e lì ritorna.La marocchina Amina Filali è ancor più giovane di Fakra: solo sedicenne. E’ stata abusata, picchiata e costretta a sposare il suo carnefice. Soffoca. Nel suo chiuso universo comprende che non può né deve tacere ma che, ancora, l’unica possibilità a lei concessa per urlare è tacere per sempre [l’articolo 475 del codice penale marocchino dà la possibilità allo stupratore di evitare il processo e il carcere sposando la sua vittima se questa è minorenne. ]. Lo fa. Tanto, quella non è vita. Non si tratta di suicidi, ma di omicidi per procura.

Daniel Zamudio è un ragazzo cileno di 24 anni, ma dalle foto ne dimostra quattro di meno. Ha uno sguardo tenerissimo e notturno, d’una inerme consapevolezza. Di quel che gli riserverà il destino. Sguardo di croci, di desideri e sospiri. Sguardo indagatore di segrete e vellutate gioie. Sguardo adolescente. Non so se i suoi coetanei aggressori abbiano occhi. Fatico a immaginarli, nei neonazisti. Sono occhi, i loro, che non guardano, ma vedono: la curiosità chirurgica e gelida dei criminali torturatori di Salò. Torturatori di ragazzi anch’essi, sadici sezionatori di occhi. Senza gioia, peraltro, senza nemmeno godimento sensuale. Seviziano Daniel, colpevole di essere omosessuale, per sei ore. Come accadde sette anni fa a un altro ragazzo gay, Matthew Shepard. Gli staccano un orecchio, gli massacrano il cranio, gli incidono svastiche sul corpo agonizzante. Forse non si divertono abbastanza, forse sono annoiati. Alla fine lo massacrano di botte e lo lasciano lì esanime sul selciato. Come quel Nazareno in croce col quale si era deciso di farla finita, e allora tanto valeva una lancia nel costato. Daniel defunge dopo breve agonia e senza aver ripreso conoscenza. Del resto, era impossibile. E i crocifissi moderni non hanno resurrezione.

Altrove. Nuova Delhi, India. Un giovane attivista tibetano, Ciampa Yeshj, 26 anni, muore dopo essersi dato fuoco per protesta contro la visita del leader cinese Hu Jintao, a capo di uno dei governi più tirannici del mondo, soprattutto verso la minoranza tibetana. Una dittatura con la quale il democratico Occidente, sensibile ai diritti umani, non ha scrupoli a intessere affari. A Bologna Giacomo, artigiano 58enne oberato dai debiti, compie lo stesso gesto davanti alla sede dell’Agenzia delle Entrate. Vittima d’un fascismo non meno spietato, quello del Mercato. Un ragazzo romeno cerca di soccorrerlo, ma senza successo. Lui glielo ripete, con ostinazione da martire perduto, prima di sprofondare nel buio: voglio morire. Nemmeno tanto per i soldi: per la vergogna. Chiede persino scusa del gesto di cui pure è convinto. Come annota acutamente Michele Serra (“Repubblica” di ieri), solo i galantuomini avvertono il peso del loro debito, solo gli onesti se ne lasciano travolgere, al contrario dell’evasore, che esibisce la propria filibusteria come un trofeo. E la lista non è conclusa. Contemporaneamente, a Verona, un operaio edile marocchino di 27 anni si brucia davanti al municipio di Verona. Non riceveva lo stipendio da quattro mesi.

Morti, tutte, che ardono. Quasi tutte accomunate dal fuoco: barbare, primitive, mattanze dell’ingiustizia, della discriminazione e del potere, politico ed economico. Solo all’apparenza maturate in contesti diversi, hanno in realtà un unico comun denominatore: la disumanizzazione. Ordalie, provocazioni, smembramenti, questi addii al calor bianco, quest’incenerimento grondante sangue, ci riporta al presente impassibile, ci rilascia alla pietra, all’urlo primordiale, spaventoso, immane. E colpevole. La lunga Quaresima sembra non aver fine.

FONTE : http://www.mentecritica.net/quaresimale/leggere/daniela-tuscano/24946/

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RIFIUTI… CHE PASSIONE!


 

Nota Facebook  di Margherita Pagliaro 

( foto di Margherita,Paul Connett è al centro  )

E’ domenica 25 marzo 2012, sto partendo per Paternò (CT), mille pensieri si affollano mentre la macchina scorre veloce sul manto sempre più sconnesso dell’autostrada, ad ogni sobbalzo i pensieri si fermano, ma poi riprendono come prima. Sono partita da Messina perchè Cristiano Scoto, di Catania, aveva tanto insistito perchè io andassi al convegno con Paul Connett, il massimo protagonista della crescente diffusione nel mondo di Rifiuti Zero. Da quel momento in poi un crescendo di emozioni, prima per l’organizzazione del viaggio, poi per convincere qualcuno ad accompagnarmi, infine parto da sola, forse doveva andare così.

A Misterbianco incontro per la prima volta Cristiano Scoto e Sebastiano Spina e l’empatia è immediata, ci si capisce al volo quasi senza parlare, loro saranno vicini a me per tutto il tempo, mi fanno conoscere diverse persone, tra le quali il professor Paul Connett, alcuni sono giovani, che bello,  tutti con un retroterra di grande rispetto, ma anche con un’umiltà che solo pochi riescono ad avere e con un’esperienza che solo l’azione nel merito dei Rifiuti Zero ancora troppo pochi hanno. Sono presenti al convegno alcuni delle istituzioni locali, invitate proprio per capire cosa possono fare di più, perché attraverso i rifiuti si possono creare posti di lavoro, i quali renderebbero le nostre città più vivibili, ma non solo! Il professore Paul Connett rende esaustiva la sua relazione in merito ai 10 punti con i quali la raccolta differenziata può essere la rivoluzione di cui tutti abbiamo bisogno, nel suo libro Rifiuti Zero- la rivoluzione in corso è tutto spiegato con la chiarezza di un bambino.

C’è anche l’avvocato Marisa Falcone, che racconta la sua esperienza con un problema di salute, si chiama MSC, che due anni fa l’ha costretta ad iniziare a vivere la sua vita con una mascherina, e non solo…perchè allora scopre che il contatto con altri esseri umani che lavano i propri indumenti con i detersivi in commercio, che usano prodotti, sempre in commercio, per l’igiene personale ed altro ancora, per lei diventa un pericolo costante alla sua salute… e non solo… così per un breve momento fa la sua apparizione per sensibilizzare i presenti, dimostrando così che la lotta non è inutile…come qualcuno continua a pensare!

L’ultima domanda nella biblioteca comunale di Paternò è la mia, la più semplice. Mi alzo e rivolgendomi al pubblico chiedo se qualcuno è di Messina, silenzio tombale, eppure non eravamo pochi, ma solo io sono presente, sia come associazione Onlus FIOR DI LOTO (Far rifiorire la società con il lavoro e la cultura) e sia come Margherita. A questo punto è inevitabile chiedere di poter presenziare ad un convegno che possa tenersi a Messina così com’è è inevitabile la risposta positiva del professore Paul Connett, il quale fu a Messina il giorno dell’alluvione nel 2009 a Giampilieri, per tal motivo, sembra, pochi furono presenti a quel convegno, ma credo che sia comprensibile.

Con la FIOR DI LOTO da poco meno di un mese abbiamo avviato il Progetto Ecoland, di cui l’artefice è Danilo Micelli, che ha studiato e messo a punto un nuovo modo di vivere in comunità, già, quel modo di vivere che abbiamo perso ormai da troppo tempo ma che abbiamo bisogno di riappropriarcelo, perché tutti insieme possiamo credere che il cambiamento sia possibile! Per questo sono convinta più che mai che sia arrivato il momento di mollare i personalismi ed unire idee, progetti ed intenti della massa di persone che si stanno muovendo, in Italia e non solo, per il cambiamento, ognuno mettendo un pezzo del suo, perché, come dice Paul Hawken, noi siamo la Moltitudine inarrestabile, e da qui non si torna più indietro!

A notte fonda, dopo la cena insieme agli organizzatori, con il professore e la sua consorte, arrivo finalmente a casa stanca ma con un’energia ancora più grande di quando sono partita, l’ultima occhiata a fb, Marisa mi offre la sua amicizia e mi aggiunge al gruppo in cui si parla dei problemi legati all’ambiente, lei fa parte di un’associazione, l’A.D.A.S., per la difesa dell’Ambiente e della Salute… ne conosco un’altra simile per l’impegno profuso nei luoghi intorno alla raffineria di Milazzo e nella Valle del Mela, dove la gente muore nel silenzio non solo della politica ma anche degli italiani tutti, tranne loro ed alcuni altri…

C’è ancora molto da fare, ma l’obiettivo è ormai fin troppo chiaro, l’unione del genere umano, seppur con le sue diversità!

Ringrazio tutti quelli che ho conosciuto e tutti coloro che mi leggeranno… la RIVOLUZIONE E’ IN CORSO!

Questo link vi darà l’idea di come sia semplice la soluzione, poi non smettete di saperne di più:

http://www.rifiutizerocapannori.it/i-10-passi-verso-rifiuti-zero.html 

Margherita Fiordiloto Pagliaro