Report il monte dei fiaschi


Massoneria, clientelismo della politica, nomine di dirigenti fatte per soddisfare le voglie dei partiti, soldi a pioggia per tenere buono il popolino (di Siena), una banca che non concede prestiti per le imprese che fanno economia reale, ma che fa invece speculazioni e investimenti rischiosi.
Una banca piccola ma antica che si si crede grande e che, per le manie di gigantismo, ora si ritrova senza buona parte del patrimonio (venduto per fare cassa) e con una brutta situazione debitoria.

Ieri sera Report parlava di Siena e della sua banca Il Monte dei paschi, e della fondazione che la controlla. Ma sembrava che si stesse parlando dell’Italia e dei suoi problemi.

E per fortuna che nella sala dei nove del palazzo pubblico di Siena c’è il dipinto sulle allegorie del buono e del cattivo governo:

“La sapienza divina tiene la bilancia della giustizia da cui parte una corda che finisce
alla concordia che ha in grembo una pialla, simbolo di uguaglianza e livellatrice dei
contrasti. La corda passa per ventiquattro cittadini e finisce nella mano destra del
comune, rappresentato da un monarca. Ai suoi lati siedono la giustizia con la spada, la
corona e il capo mozzo; la temperanza con la clessidra segno di saggio impiego del
tempo, la prudenza con uno specchio per interpretare il passato e prevedere il futuro;
la fortezza con la mazza e lo scudo; la pace, sdraiata su un cumulo di armi, e la
magnanimità, dispensatrice di corone e denari”.

A Siena potrebbero essere ricchi, per il fatto di essere un vero museo all’aria aperta, per la cultura e la storia. E anche per questa banca che dovrebbe investire sul territorio i propri profitti: invece i cittadini senesi si sono risvegliati da questo sogno di ricchezza e grandiosità all’improvviso, il 16 marzo scorso, con i contratti di solidarietà decisi dal nuovo AD della banca Viola.

Il groviglio armonioso, per usare le parole del venerabile maestro Bisi, si è alla fine rivelato per quello che è: una lottizzazione da parte dei partiti, con operazioni che hanno portato all’indebitamento della banca.
Per gli stipendi del management:

Giuseppe Mussari da presidente guadagnava 700 mila euro l’anno, Antonio Vigni, direttore generale uscente, con la banca in piena crisi ha preso 1,9 milioni nel 2009, 1,4 milioni nel 2010 e 5,8 milioni nel 2011 compresa la buonuscita; Emilio Tonini, ex manager, tra stipendio e liquidazione ha incassato in tre anni 10 milioni e mezzo di euro e si è beccato una condanna a otto mesi di reclusione per aggiotaggio, poi salvato dalla prescrizione.

Per le operazione speculative fatte dal desk area finanze di Londra: tramite broker stranieri MPS si è lanciata nel business dei cdo (Alexandria Capital), che ha portato solo pedite al gruppo oggi difficilmente rintracciabili nel bilancio.

Oggi il passivo conta 8,4 miliardi di euro: MPS ha preso 34 miliardi dalla BCE, di questi 26 sono finiti in BTP: un investimento sicuro per la banca che però così non fa il suo mestiere che dovrebbe essere quello di prestare capitali alle imprese, non fare speculazioni. Come quella con la IMCO dei Ligresti, a Roma.

Non concedere prestiti alle imprese ha peggiorato le cose: il risultato ottenuto è stato mettere in crisi l’economia del posto; le imprese senza prestiti diventano insolventi (totale insolvenza, cioè soldi che la banca non recupererà più, ammmonta a 14 miliardi).
Poi ci sono stati i prestiti ai membri del cda che usavano la banca come un bancomat; le vendite degli immobili fatte per creare utili da distribuire.

Anche la Fondazione MPS, che controlla la banca, dal 2001 si è lanciata in spese superiori a quelle che si poteva permettere: la cattiva amministrazione è derivata anche dalle nomine dei suoi vertici, che hanno seguito più criteri clientelari che non meritocratici.

Il presidente delle fondazioni bancarie, Guzzetti, ha cercato di difendere Mancini, pres. fondazione MPS, impiegato della Asl, ma sembrava più un volersi arrampicare sugli specchi.

GIUSEPPE GUZZETTI – PRESIDENTE ASS. FONDAZIONI BANCARIE –
FONDAZIONE CARIPLO
No. Mah, le dico: intanto essere amministratore di Asl quantomeno la conoscenza dei problemi del sociale… Ma lei sa che tra i settori due dei nostri settori d’intervento c’è la sanità, quindi non mi pare proprio uno sprovveduto.

Forse, le nomine di Mussari e Mancini sono dovute alla loro tessera politica della DC.

Altri problemi per MPS sono arrivati dall’acquisizione di Banca Antonveneta:

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
e nel 2007 il Monte dei Paschi acquista Banca Antonveneta dal Banco Santander, la più
importante banca spagnola guidata da Emilio Botin, uomo dell’Opus Dei.

Una banca comprata a 10 miliardi, quando pochi mesi prima era stata acquistata da Santander a 6 miliardi e che oggi vale ancora meno. Un acquisto deciso da Mussari a scatola chiusa:

RENATO LUCCI – PENSIONATO MPS – AZIONISTA
Improvvisamente Mussari fa la grande operazione: compra la Banca Antonveneta. E la
compra senza più avere un soldo in cassa. Quindi che fa? Per spendere i 10 miliardi
che gli servono, di euro lui ricorre per la metà a indebitarsi e, per l’altra metà, li
chiede ai soci. E quindi la Fondazione che fa? Si libera di tutti i suoi investimenti
obbligazionari e compra tutte azioni Monte Paschi. Spende circa 2 miliardi e 9 della
sua liquidità, per sottoscrivere questo aumento di capitale che serve a comprare
Antonveneta.

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
La banca a questo punto è senza liquidità e per andare avanti è costretta a comprare
1,9 miliardi di euro di Tremonti Bond che la obbligano a riconoscere al Tesoro una
cedola annua di 160 milioni. E a pagare sono i risparmiatori. Ma siccome il debito è
troppo alto, l’anno scorso la banca chiede un nuovo aumento di capitale per oltre 2
miliardi di euro. E la Fondazione si svena.

RENATO LUCCI – PENSIONATO MPS – AZIONISTA
Quindi la Fondazione fa la sua parte per sottoscrivere il suo miliardo di capitale
sociale, perché è proprietaria per metà del Montepaschi , si indebita, dà in garanzia di
questo debito tutto il suo patrimonio di azioni Montepaschi, perché poco altro ha nel
suo portafoglio …

Risultato? 4,7 miliardi di perdita, il titolo di MPS che scende precipitosamente. Non è solo colpa della crisi o sfortuna.
Viene da chiedersi in che modo in Italia si viene nominati a capo di qualcosa, visto che lo stesso Mussari è stato presidente dell’Abi.

Ma tanto c’era il palio, a tenere occupata la gente: vince chi paga il fantino, e le contrade per pagare il migliore hanno chiesto soldi alla stessa banca (babbo Monte).
In questo modo si è cercato di tenere buone le voci critiche che ogni tanto si alzavano: coi soldi della banca.

“Il groviglio armonioso”, anzichè portare benessere, ha reso la città conformista, dove sinistra e destra (PD o PDL) erano uguali.
Tutti d’accordo, nessuno contrario, i soldi della banca fanno miracoli: soldi finiti anche agli amici del responsabile PDL Verdini (che ha messo nella fondazione un suo uomo, Pisaneschi), il costruttore Fusi. Che si è preso un finanziamento per la BTP, che oggi ha lasciato ad altri.

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Andrea Pisaneschi e Denis Verdini sono indagati dal tribunale di Firenze nell’ambito
delle indagini sul credito cooperativo fiorentino, la banca che, da presidente, Verdini
avrebbe spolpato per finanziare amici e soci. I magistrati stanno scavando sulla
procedura attraverso cui nel 2008 un pool di banche, in testa il Montepaschi,
concedevano un mutuo di 150 milioni di euro alla BTP, l’impresa in crisi di Riccardo
Fusi, già finito nelle indagini sui grandi eventi della protezione civile. Pisaneschi, amico di Verdini e manager Montepaschi, sarebbe stato l’uomo giusto del finanziamento che
la banca accorda a Fusi. Oggi l’inchiesta procede, ma nel frattempo fusi ha lasciato ad
altri la sua BTP dopo aver accumulato circa un miliardo di euro di debiti.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Insomma, nessuno controlla l’operato dell’altro perché fanno tutti più o meno la stessa
cosa, spartirsi la torta e il potere. Verdini, che è il capo del pdl nazionale, mette un
suo uomo Pisaneschi dentro il cda di Montepaschi e questo, secondo i magistrati,
avrebbe spinto Montepaschi a prestare tanti milioni ad un imprenditore, che ha in
mano una società fallita. Verdini conosce Fusi, e Fusi li restituirà quei milioni al Monte?
C’è da dire che a Siena quasi tutte le famiglie hanno qualcuno che lavora dentro al
Monte, visto che ci sono 22 filiali, praticamente una in ogni strada. E poi c’è la
massoneria che ha un suo tesoriere, che è stato dirigente della società di gestione
dell’aeroporto, che adesso aspira a diventare un aeroporto internazionale, nonostante
in zona ce ne siano altri 3. Si fa un po’ fatica a vedere quale sia il vantaggio
imprenditoriale, ma fondazione e banca pagano.

L’aeroporto di Ampugnano.
Altro affare della banca: un aeroporto gestito dal tesoriere della Massoneria; sotto i suoi terreni scorre la falda acquifera; il pubblico estromesso dal provato, un’inchiesta della magistratura, per un grande progetto strategico in una zona dove esistono già altri aeroporti.

Un privato che dovrebbe finanziare l’opera che però ha dietro il pubblico:

FERNANDO GIANNELLI COMITATO AEROPORTO AMPUGNANO
Questo fondo è un private equity con sede in Lussemburgo partecipato però, o meglio
finanziato, da 3 Casse depositi e prestiti, la italiana, la francese e la tedesca. Cassa
Depositi e Prestiti è partecipato dal ministero e finanziato dai risparmiatori, dai libretti
postali e non ultime dalle fondazioni bancarie che hanno investito in questa società.
Quindi i soldi che sarebbero arrivati qua non erano effettivamente soldi privati.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Per capire di chi sono i soldi basta guardare dentro la società che nel 2007 vince la
gara. Galaxy è partecipata dalla Cassa Depositi e Prestiti a sua volta partecipata dalla
fondazione Montepaschi. Quindi Galaxy risulta indirettamente partecipata anche dalla
banca. Il groviglio armonioso non sembra aver fatto attenzione alle forme: Mussari
guida la banca ed già presidente del comitato di indirizzo della Cassa Depositi e
Prestiti, mentre la professoressa Luisa Torchia, dominus del procedimento di
privatizzazione dello scalo, è nel cda della Cassa Depositi e Prestiti e consulente della
società aeroportuale, ma poco tempo prima era stata legale della Fondazione.
Insomma, più che una gara sembrava un matrimonio.

Un progetto naufragato in cui compare di tutto: dai soldi pubblici spesi male per l’università di Siena (membro della Fondazione) e delle pressioni sulla stampa locale, per le sue critiche a certe operazioni:

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
In realtà, non si è mai saputo quanto sarebbe costato l’aeroporto internazionale. E
oggi, in seguito all’inchiesta, Galaxy sta uscendo dalla società che gestisce lo scalo.
Resta però misterioso come un aeroporto pubblico sia passato a un privato contro il
parere del Ministero dei Trasporti. Forse per via del senatore Franco Mugnai, molto
legato all’allora ministro Matteoli e reclutato dalla società aeroportuale per 300 mila
euro. Ma tutto questo è davvero niente in confronto a quel che accade nel bilancio
dell’università.

GIOVANNI GRASSO, DOCENTE ANATOMIA UNIVERSITÀ SIENA
Si trova di tutto, consulenze dorate per gli amici, uso privato di mezzi e strutture
pubbliche, compensi in conto terzi senza controllo, rimborsi di missioni mai avvenute,
centro di servizi costituiti per macinare profitti per pochi, posti di ricercatori senza
copertura finanziaria per i figli e gli amici, compensi illimitati ai docenti dei master dei
corsi di perfezionamento, tasse del post laurea, cioè degli studenti del post laurea
senza alcun tetto in parte intascate da qualche furbo.

[..]
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Per migliorare il bilancio l’università vende il complesso del San Niccolò, sede della
facoltà di ingegneria e di lettere. Lo cede nel 2009 per 74 milioni alla società Fabrica
Immobiliare, partecipata da Montepaschi e Francesco Gaetano Caltagirone, che della
banca era azionista e vicepresidente. E Fabrica lo riaffitta subito all’università a 5
milioni l’anno per 24 anni. Ma in ateneo proprio nessuno controlla vendite e bilanci?
GIOVANNI GRASSO, DOCENTE ANATOMIA UNIVERSITÀ SIENA
Tenga conto che nel consiglio di amministrazione dell’università di Siena c’è un
rappresentante del comune, il rappresentante della regione, il rappresentante della
provincia, il rappresentante della camera di commercio, il rappresentante della regione
toscana, tutti potevano vedere e quindi capire cosa stava succedendo nell’università di
Siena.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
il piatto piange per tutti e quando i soldi finiscono si litiga. così il pd senese si divide. il
presidente della fondazione mancini, ex margherita, contro il sindaco Ceccuzzi, ex ds.
la fondazione che non ha un soldo, contro il comune che senza quei soldi chiude. uno
scontro che blocca il bilancio in consiglio comunale e quando finisce sui giornali ci
lascia le penne un direttore.
MAURO TEDESCHINI – EX DIRETTOER LA NAZIONE
Avevo un giornale che stava andando molto bene, in un mercato in grande calo.
All’improvviso ero sul Frecciarossa diretto a Bologna, ho ricevuto una telefonata
dall’editore che mi comunicava che un articolo uscito in cronaca di Siena, un articolo
in cui si riferiva di un comunicato ufficiale della fondazione Monte dei Paschi, aveva
fatto irritare profondamente il sindaco di Siena che è un po’ l’azionista di riferimento,
diciamo, del mondo bancario senese. E tutto questo ha fatto sì che l’editore mi
dicesse che dovevo passare dalla sede dell’azienda nel gruppo poligrafici, che
controlla anche la Nazione, a Bologna, dove c’era una cosa per me. E questa cosa per
me era una lettera di licenziamento in tronco, del tutto inusitata.
PAOLO MONDANI
Andrea Riffeser Monti, il suo editore, ha un rapporto col Monte dei Paschi?
MAURO TEDESCHINI – EX DIRETTORE LA NAZIONE
Questo non lo posso dire onestamente, so che essendo in Toscana la Nazione, ed
essendo il Monte dei Paschi la più grossa banca della Toscana, è una cosa
assolutamente normale che ci fossero dei rapporti economici. 

Il commento finale di Milena Gabanelli:

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Mussari ha lasciato la presidenza di Mps giusto una settimana fa, per dedicarsi a
tempo pieno all’Abi, l’associazione bancaria italiana, che si occupa di tutto il sistema
bancario. Significa che se il piccolo azionista non era adeguato, per il sistema invece
sì. Al suo posto è arrivato Alessandro Profumo, ha qualche sospeso per via di indagini
legate all’elusione fiscale di Unicredit, ma al governo una norma che prevede di
derubricare il reato, quindi è probabile che possono stare tutti tranquilli. Però Profumo
rinuncerà allo stipendio, lo ha detto il sindaco che lo ha scelto. Possiamo aggiungere
che essendo uscito da Unicredit con una quarantina di milioni, anche senza stipendio
la vita di Profumo non cambierà. Però il gesto è molto apprezzabile. Ci dispiace invece
di non esser in grado di fornire dei fatti anche la versione del presidente della banca,
del presidente della fondazione e del sindaco di Siena, perché purtroppo hanno
rinunciato ad intervenire.

Qui il pdf della puntata.
FONTE :   http://unoenessuno.blogspot.it/2012/05/report-il-monte-dei-fiaschi.html

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