Pubblicato in: MAFIA

1994- 2013: quando la mafia non ha un referente politico “certo” prima delle elezioni fa le stragi.


Negli anni 1992-93 la mafia era alla ricerca di un nuovo referente politico visto che la DC, in quel periodo, veniva falcidiata da Tangentopoli, cosi’ la mafia, in cerca di nuovi accordi con pezzi importanti dello Stato decise di mettere in atto una vera e propria strategia della tensione: le stragi di mafia di quel periodo non erano che un modo per dire che i referenti (ovvero i politici e i funzionari dello Stato utilizzati dalla mafia per difendere i suoi gli interessi all’interno dello Stato) dovevano saltare fuori, fu cosi’ e inizio’ la pax mafiosa.

Mi sembra che nel 2012 la situazione sia molto simile al periodo precedente alle Stragi di mafia. La mafia sta cercando un nuovo referente politico visto che i precedenti sono molto in crisi da tutti i punti di vista. Come allora, anche oggi, i partiti sono sotto la lente di ingrandimento di molte Procure e come allora, anche oggi, mi sembra che la mafia stia cercando di lanciare un messaggio ben preciso: la politica collusa deve organizzarsi e in fretta per far saltare fuori un nuovo referente. Non è un caso che piu’ si avvicinano le elezioni politiche del 2013 e piu’ la tensione cresce e con essa intimidazioni, messaggi occulti, gambizzazioni e stragi.  Tutti dobbiamo stare molto attenti  al modo in cui i partiti si riorganizzeranno perché tale riorganizzazione non sarà legata al caso.

Gio’ Chianta

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Puzza di morte, anzi di strategia della tensione


di Rosario Dello Iacovo

Prima il ritorno della violenza politica. “Gli anarchici”, “Le nuove BR”, “Il pericolo di un’escalation”. Un calderone nel quale finiscono tutte le forme di opposizione sociale alla durissima crisi che stiamo vivendo. Poi stamattina a Brindisi un ordigno esplode davanti a una scuola, la Morvillo-Falcone, uccidendo Melissa Bassi. Un’altra ragazza, Veronica Capodieci, è in condizioni gravi ma stabili. Entrambe di sedici anni. Proprio oggi, nel capoluogo pugliese si sarebbe dovuta svolgere la “Marcia della legalità”. Che si terrà comunque, alle ore 18, come ha confermato poco fa il coordinatore nazionale della Carovana antimafia, Alessandro Cobianchi. Sei i feriti, alcuni dei quali in gravissime condizioni. Una ragazza subirà l’amputazione degli arti. Altre sono completamente ustionate. Vite distrutte per sempre.

“Sacra Corona Unita”, ipotizza Roberto Saviano. Gi inquirenti sembrano confermare e le indagini partono proprio in quella direzione. Io ho molti dubbi. Non ne vedo il motivo, non vedo alcuna utilità pratica, dietro un gesto efferato che produrrà spietata repressione. Certo, il 9 maggio scorso gli investigatori avevano portato a segno un brutto colpo contro la criminalità organizzata arrestando, a Mesagne, uno dei centri chiave della mafia pugliese, 16 persone accusate di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, porto illegale di armi da fuoco, danneggiamento aggravato e incendio aggravato.

Tuttavia, non mi convince che il mandante sia un’organizzazione, certamente temibile, ma il cui profilo criminale appare storicamente inadeguato di fronte alla gravità dell’attentato, alla sfida che lancia. A confermare il mio scetticismo le parole del prefetto di Brindisi, per il quale: “La particolare tipologia fa di questo attentato un attentato anomalo. C’è solo un precedente a Genova, contro obiettivi istitituzionali. Mai colpita una scuola nella nostra storia”. Intanto arrivano in Puglia proprio i Ros di Genova, gli stessi che hanno effettuato rilievi dell’attentato all’Ansaldo.

Non so quello che sta accadendo, ma la memoria va, come il cane di Pavlov, alla storia nera e irrisolta delle stragi di Stato. Piazza Fontana, Brescia, Italicus, Ustica, Bologna, Georgofili, un filo che si spezza e riannoda nell’arco di oltre quarant’anni. Per il quale non ha mai pagato nessuno. Estendere la vigilanza democratica è oggi dovere di tutti. Così come tenere gli occhi ben aperti, nel comune cordoglio per Melissa, Veronica e gli altri giovanissimi segnati per sempre, perché non si faccia di un’erba un fascio. Perché lottare contro la crisi, la precarietà e le scelte inique non diventi automaticamente un atto di terrorismo.

Oggi è successa una cosa gravissima: è tornata la strategia della tensione.

FONTE : http://rosariodelloiacovo.wordpress.com/2012/05/19/puzza-di-morte-anzi-di-strategia-della-tensione/