Morire di bici


Isa andava alla seduta di commissione delle Politiche Sociali al Comune di Lodi. Alle 18. Perché le commissioni nei comuni si fanno dopo avere terminato una giornata di lavoro. Isa Veluti era la presidente di commissione. Li conosceva bene quei temi, ci aveva lavorato anni. E anche il 16 luglio era puntuale. In bici. E in bici è stata l’ennesima persona travolta. Da un camion, come Laura, che aveva 36 anni e andava al lavoro da Desio verso Giussano. Lascia due figli e la bicicletta per terra. Oppure come Giorgia o Valerio.

Giorgia aveva 13 anni, è stata investita da un’auto mentre attraversava la strada in bicicletta per andare a scuola a controllare i risultati dell’anno appena trascorso. Il suo corpo è stato sbalzato a 15 metri dal luogo dell’impatto, poi la corsa verso l’ospedale, 13 giorni di agonia, finché non c’è stato più niente da fare. Valerio, invece aveva 18 anni, dopo essere caduto a terra è stato investito da un furgone che non ha fatto in tempo a frenare.

Succede che si continua a morire di bici. Ci si merita qualche riga di giornale e ci si va ad aggiungere alle statistiche. Che sono quelle di un primato tutto italiano: 2557 morti in bici in 10 anni.

2557 “danni collaterali” che fotografano l’arretratezza di un Paese che abbandona chi sceglie un’alternativa ecologica, sostenibile e umana alla motorizzazione per forza. Sono i temi che la campagna #salvaiciclisti ha proposto con forza in rete fino ad arrivare in Parlamento.

E’ che in fondo sembra che ci siamo abituati. All’eventualità di morire di bici.

Due giorni fa si è spenta Giorgia Graziano. Ieri è toccato a Valerio Zeffin.

Giorgia aveva 13 anni, è stata investita da un’auto mentre attraversava la strada in bicicletta per andare a scuola a controllare i risultati dell’anno appena trascorso. Il suo corpo è stato sbalzato a 15 metri dal luogo dell’impatto, poi la corsa verso l’ospedale, 13 giorni di agonia, finché non c’è stato più niente da fare.

Valerio, invece aveva 18 anni, dopo essere caduto a terra è stato investito da un furgone che non ha fatto in tempo a frenare.

Al di là della forma degli incidenti, di per se gravissimi, la cosa che sconcerta di più in assoluto è stato l’ampio silenzio degli organi di stampa riservato a questi eventi. I giornali italiani erano troppo occupati a parlare del cane Lennox, del presunto figlio di Balotelli e della Fico, dell’ultimo anticiclone infernale e del ritorno in politica di Berlusconi.

Mentre la parte migliore dell’Italia lascia la vita sulle nostre strade, buona parte della stampa, invece di informare, preferisce nascondere la testa sotto la sabbia continuando a raccontarci storielline per evitare di affrontare i problemi reali. Questo non può essere più tollerato.

Non possiamo non rivolgere un pensiero ai genitori di Giorgia e di Valerio in questo momento.

fonti :  http://www.milanox.eu/isa-unaltra-morta-in-bicicletta/

http://www.giuliocavalli.net/2012/07/17/isa-in-bicicletta/

http://www.salvaiciclisti.it/blog/2012/07/13/ciao-giorgia-ciao-valerio/#.UBeai2E0OfU

http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=207578&sez=NORDEST

http://www.quicomo.it/07/12/valerio-zeffin.html

Una replica a “Morire di bici”

  1. non dobbiamo piu’ tollerare che pazzi, ubriachi, drogati usino qualsiasi automezzo a danno di povera gente che ci rimette le penne e….dopo 48 ore essere in libertà perchè sotto l’effetto di droghe o altro essere giustificati e condannati per “omicidio colposo” …un bel C….. La cosa finirà quando a rimetterci le penne sarà un figlio/a/coniuge del Giudice che sarà chiamato a giudicare ed allora vedremo se sarà omicidio colposo o premeditato!!! Se mi ubriaco o mi drogo e so che dovrò mettermi alla giuda di un automezzo sono doppiamente colpevole, altro che “omicidio colposo”

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