Come un gelato al lampone


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All’inizio della stagione estiva, i venditori di cocco camminavano spediti sulla spiaggia e urlavano: “Cocco! Cocco fresco”, poi a metà della stagione gridavano ancora, con minore convinzione. Qualche tempo dopo, semplicemente lo dicevano: Cocco fresco”. L’altro giorno uno di questi uomini con il frigo sulle spalle e la camicia sudata fino ai pantaloni, mi ha guardato, e ha mosso appena un po’ le labbra: “Cocco.”
Il ragazzo del Senegal che per primo mi disse: “Torno in Senegal a Settembre, che almeno là c’è lavoro”, non lo vedo più dalla fine di Luglio. Mi piace pensare che sia tornato prima al paese suo, e che ogni tanto pensi a noi, poveretti, a come siamo ridotti.

Eppure, a sentir le favole del telegiornale, questo per noi dovrebbe essere il momento della ripresa; hanno detto che mai la storia d’Italia aveva visto un consiglio dei ministri, ad Agosto, protrarsi così a lungo: ben otto ore. Era una cosa importante, e si parlava di noi e della nostra crescita. Per esempio finanziare le grandi opere, defiscalizzarle, il Ponte sullo stretto o la Salerno Reggio Calabria. Cose nuove e mai sentite, cose che davvero lasciano sperare. La mafia. Poi però non se ne è fatto più nulla per fortuna. In otto ore i ministri hanno deciso che per crescere bisogna privatizzare: le poste e la cultura. Bisogna fare un concorso per la scuola, con dodicimila nuovi disgraziati che staranno almeno trent’anni in una graduatoria che non si accorcia mai, e che anzi diverrà sempre più lunga visto che le scuole continueranno a chiudere.

Le favole son belle, perché lasciano in bocca un sapore dolce come il gelato di lampone.
La realtà è amara, quella sì, che non viene bene nemmeno a raccontarla.
Cosa sarà mai la privatizzazione della cultura?
La svendita dell’arte e dei musei, la chiusura delle scuole e il finanziamento alle scuole private che – cosa che non si dice mai – è libera di assumere il corpo docente e trattarlo come il corpo di uno schiavo, sottopangandolo, sfruttandolo e ricattandolo. Perché se vai da un preside di una scuola cattolica a protestare, quello ti mette alla porta, esattamente come accade in un call center o in un supermercato, o in uno di quei posti dove si vendono panini di merda con in regalo il giocattolino per il bambino.

Raccontavano la favola della finanza impegnata in operazioni anti evasione: le merci taroccate erano state sequestrate al porto di Palermo. Tutta merce che veniva dalla Cina, così simile all’originale da poter restare confusi. Gli orologi finto Rolex, dicevano, quelli che in questo periodo si vendono ai turisti sulle spiagge.
Raccontano la favola delle liberalizzazioni, senza dirti che nel mondo reale, quando ti svendi un paese al Fondo Monetario Internazionale, poi il debito lo devi pagare.
All’inizio della stagione, i senegalesi vendevano collanine colorate sulla spiaggia, e accendini, e cavigliere. La stagione, nonostante Beatrice, c’è ancora, ma i senegalesi non ci sono più. Siamo rimasti noi, ed è rimasta la campagna elettorale, son rimaste le elezioni e nessuno da votare.

FONTE: http://www.mentecritica.net/it/come-un-gelato-al-lampone/informazione/cronache-italiane/rita-pani/29322/

9 risposte a “Come un gelato al lampone”

  1. Complimenti per l’articolo: molto bello. Votare ? ….e per chi ? …dare la fiducia a…..non abbiamo piu’ la bussola nè un punto di riferimento, è tutto un affare ad accaparrarsi una poltrona anche se scomoda,per il momento. Avevo un buon conc, figuriamoci se in grado di controllare un Paese.etto per Bossi ma…non è stato in grado di guardare a chi gli era vicino

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    • ….segue per errore di battitura: Avevo un buon concetto per Bossi ma ha dimostrato di non essere in grado di controllare chi gli era a fianco o in famiglia, figuriamoci se in grado di controllare il Paese.

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      • elio come è stato mai possibile avere un buon concetto per bossi…..scusami ma non ho mai capito chi ha votato per lui e per il berlusca

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  2. Detto molto schiettamente: quest’anno ho girato un po’ l’Italia(e pure l’anno scorso) e dovunque sono andato alberghi pieni e spagge idem.Il mio sospetto-opterei per non crederci,ma temo sia così-è che molti idioti(chiamarli italiani mi riesce difficile) si sono indebitati per fare vacanze, magari(doppia idiozia) di lusso.E pure i venditori di cocco,presenti e assidui,comunque meno rispetto a quelli di granite e indumenti femminili o-un evergreen-gli asciugamani.E-sia chiaro-sono contento che gli extracomunitari arrivino,perchè questo mondo è di tutti, e ci ragiona per comparti stagni è un ignorante o-molto spesso-un razzista.
    ps:in simpatia:
    l’esatta invettiva del venditore di cocco è”cocco fresco, coccò…” reiterato e poi, dopo breve pausa,ripreso.

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    • Comunque rispetto agli anni scorsi in vacanza ci sono andate molte persone in meno. O + che altro parecchi hanno fatto le vacanze in famiglia, tranquille. In periodi di magra si tende al risparmio. Certo gli italiani non stanno alla fame. Io ho viaggiato e visto citta quasi piene.Ma forse la pacchia e’ finita.
      Anche i centri commerciali si vedono sempre pieni ma non vedo tanta gente a comprare …

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  3. Però,il mio timore è che coloro che non possono spendere,si indebitino,più che in passato,intendo:per una vacanza o magari per comperare l’ipad al figlio.Sia chiaro:massimo rispetto per un genitore che fa sacrifici per i propri bambini,ma(so che questo blog è molto letto) invito tutti a indebitarsi solo in casi necessari,e non pers sfizi passeggeri.

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