PAS E BAMBINI SOTTRATTI ALLE FAMIGLIE


FIGLI CONTESI, BIMBO PRELEVATO A SCUOLA DA FORZA PUBBLICA A CITTADELLA (DIRE) Roma, 10 ott. – Stamattina a Cittadella (Padova) un bambino di dieci anni, al centro di una causa di affidamento, e’ stato prelevato con la forza da scuola per essere collocato in una casa famiglia. Tre persone si sono presentate in classe intimando ai compagni di classe del piccolo Leonardo di uscire dall’aula. Una volta rimasto solo, Leonardo e’ stato prelevato con la forza, nonostante si tenesse disperatamente avvinghiato al suo banco, piangendo.

Poi e’ stato trascinato per la strada, urlante da una serie di persone tra cui il padre, gli assistenti sociali, e alcuni poliziotti guidati da un consulente tecnico d’ufficio che aveva diagnosticato in lui una malattia rifiutata dalla comunita’ scientifica internazionale, la PAS (Sindrome da Alienazione Parentale).

STRALCI SENTENZA:”ALLONTANARLO DALLA MADRE PER AIUTARLO A CRESCERE”

CRESCERE A DIECI ANNI?

di Roberta Lerici

Alle persone schoccate dal video mostrato a “Chi L’ha visto”, le motivazioni che hanno portato al barbaro prelevamento a scuola di un bambino di dieci anni, suonano come parole giunte dal più buio del nostro passato, eppure “prelevamenti” del genere si verificano spesso, e da anni, nel silenzio generale. Alcuni giornalisti hanno cercato di spiegare al pubblico concetti come, “al bambino serve un luogo neutro per decantare”, “la comunità servirà da camera di decompressione”, “il bambino va resettato”, e via così in un crescendo di immagini che vengono di solito usate per bevande o computer.

Ma qui parliamo di un bambino, e lo spettatore resta attonito, incredulo.Non sa se è lui a non essere abbastanza preparato da capire quello che “gli esperti” hanno stabilito, o se quello che sente sia il prodotto di menti marziane.Bene, vorrei tranquillizzare coloro che si sentono impreparati: siamo di fronte a vere e proprie assurdità che di scientifico non hanno nulla.Infatti non è mai stato dimostrato che l’amore di un figlio per la madre diminuisca se la mamma gli viene strappata via, nè è dimostrato che in questo modo cresca l’amore verso il padre con cui il figlio ha dei problemi di relazione.

Nonostante questo, un plotone di consulenti tecnici si ostina a considerare il distacco dal genitore più amato come una “terapia salvavita”. E il luogo deputato alla “rinascita dell’amore” è per costoro la casa famiglia, ovvero una istituzione nata per accogliere minori orfani o vittime di abusi e violenze. Ma questi minori che rifiutano uno dei due genitori non sono orfani, nè vittime di violenze.E allora perchè vengono sradicati dal loro mondo? Per “curarli” dalla “malattia” del poco amore per il padre o più raramente per la madre.

Troppo complicato cercare di capire i motivi che hanno provocato la frattura fra padri e figli, troppo impegnativo e lungo ascoltare le ragioni del bambino o forse troppo difficile trovare una soluzione.Molto meglio applicare alla lettera le teorie dell’americano Richard Gardner che negli anni ottanta, in alcuni testi che si è autopubblicato, ha teorizzato che quando i bambini rifiutano il padre la colpa è della madre che instilla in lui la disaffezione e in alcuni casi l’odio.

A quel punto, quando un bambino dice, “Non voglio vedere papà perchè mi fa paura”, la colpa è della mamma.Quando il bambino dice, “papà mi picchia”, non è vero, è la mamma che lo ha convinto a dirlo e lo ha convinto a tal punto da far ammalare il bambino di PAS. Dunque, per “guarirlo”, non c’è che una soluzione: allontanarlo, lasciarlo da solo insieme a degli sconosciuti in modo che il legame con la mamma si affievolisca e, nel frattempo, si riaffezioni al papà.

Richard Gardner , morto suicida, in America da tempo non è più considerato una star  ma noi, si sa, siamo sempre in ritardo e leggiamo poco. Non sappiamo che in America sono nate decine di associazioni delle vittime di Gardner, ovvero ex bambini affidati al genitore violento o abusante, che da grandi sono fuggiti e in molti casi hanno denunciato i giudici. Alcuni di loro non ce l’hanno fatta e si sono suicidati. Sono bambini che non sono stati mai creduti, nè ascoltati. Ma non sono soltanto i ragazzini a suicidarsi, a volte anche le mamme, private dei loro figli, non resistono al dolore e rinunciano alla vita.

Recentemente l’Apa (American psychiatric association), ovvero l’associazione americana i cui membri sono specializzati in diagnosi, trattamento, prevenzione e ricerca di malattie mentali, ha escluso la PAS (SINDROME DA ALIENAZIONE PARENTALE) dal DSM-5 (ovvero l’edizione aggiornata dal manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali).

Dunque il piccolo di Cittadella, è stato ritenuto affetto dalla PAS, una malattia che non è una malattia.E allora se si continuerà a considerarlo affetto da una malattia che non è una malattia, forse non ci sarà nessuno che lo curerà per il trauma subito a scuola, forse non ci sarà nessuno che lo conforterà se è triste e, se volesse la mamma, gli sarà vietato incontrarla in quanto lei è la causa della sua “malattia”.

Al posto del conforto materno, seguendo le teorie di Gardner, si potrebbe adottare per lui la “terapia della minaccia”, ovvero gli si potrebbe dire che se se non fa tutto ciò che gli viene richiesto, lui la mamma non la vedrà più. Azzerare le difese del bambino, in modo da ottenere un completo e totale asservimento che, sempre secondo Gardner, favorirebbe la ricostituzione del legame padre-figlio.”Deprogrammare il bambino”, per poi riprogrammarlo in modo più consono alle aspettative.

Gli stralci della sentenza che potrete leggere di seguito, riprende più o meno i principi che ho cercato di spiegare a chi non conosce questa triste e falsamente complicata materia.

Ascoltare i bambini, a mio avviso, rende molto più semplice giungere alla verità che rifarsi a teorie nate per non accettare verità scomode.

Cittadella, la sentenza: “Madre ambigua, non vuole che il bimbo stia col padre”

VENEZIA – Emergono dettagli sulla vicenda di Cittadella (Padova), del bambino portato via a forza dalla polizia per eseguire un’ordinanza del tribunale dei minori di Venezia. Secondo quanto pubblicato dal Mattino, nella sentenza della Corte d’Appello sull’affidamento al padre del bambino di dieci anni si sottolineava la necessità di “un avvio di un percorso personale di sostegno di genitorialità”, però mai compiuto. Era quindi emersa “una netta ostilità del minore che rifiuta i contatti con il padre e mal li sopporta anche se organizzati in un ambiente neutro e in forma protetta”.

E’ scritto nella sentenza, secondo quanto riporta il Mattino: “La signora è stata posta nelle condizioni di collaborare proficuamente e, con sufficiente convincimento personale, ha aderito al progetto comune proposto dal perito d’ufficio; i comportamenti del bambino, hanno assunto caratteri meno oppositivi nel processo di avvicinamento al padre” a fronte della possibile “involuzione svantaggiosa per la madre il bambino riprese, quasi di incanto e con la massima naturalezza, a frequentare il padre, ma lo fece per un tempo irrisorio e risibile, finché non fu scongiurato lo scampato pericolo”.

Sempre secondo la corte d’appello, riporta sempre il Mattino, i rapporti tra il padre e il figlio “erano stati del tutto sospesi per iniziativa della madre nel 2010 e da allora rifiutati sino alle operazioni di consulenza” e ripresi per qualche ora in ambiente neutro. La Corte ha altresì ricordato che il padre “ha sempre assolto con regolarità il suo obbligo di contribuzione al mantenimento del bambino” e che nel percorso terapeutico l’obiettivo era di far capire al minore che “il padre lo ama e per questo motivo che egli insiste nel volerlo vedere”.

I giudici hanno poi definito il comportamento della madre ambiguo: “in questa ambiguità continua a permettere al bambino comportamenti irrispettosi verso gli adulti, che arrivano ad essere inaccettabili nei confronti del padre”. In tutto questo, spiega il tribunale, la madre “non ha saputo tutelarlo fino ad assumere immotivati atteggiamenti di evidente maleducazione, disprezzo, minacce, aggressività e violenza fisica”. Dalle immagini registrate degli incontri il bambino “non individua in (omissis) la figura paterna e gli nega lo stesso termine “padre, papà”, che il bambino non pronuncia mai, definendo il padre con termine di profondo disprezzo ed evitamento, a fronte della assoluta adesione alla madre e della valorizzazione totalmente positiva della famiglia materna e inoltre non percepisce alcun vuoto della sua mancanza e ignora del tutto ogni senso di appartenenza al ramo paterno”.

Considerato, poi che nessuno degli altri componenti adulti della famiglia materna avrebbe cercato di mantenere i rapporti del minore con i parenti del ramo paterno, la corte ha ritenuto che “se per un verso l’adesione della madre al programma di riavvicinamento del figlio al padre è solo apparente è ancora più dannosamente altalenante, anche il padre non risulta attualmente preparato”. La Corte ha quindi evidenziato “la necessità di un allontanamento del minore dalla madre, fino ad aiutarlo a crescere, imparare, e non certo da ultimo, a resettare e riassestare i propri rapporti affettivi in ambiente consono al suo stile di vita, accogliente e specificatamente preparato a trattare le sue involontarie problematiche che, anche comportamentali, equidistanti dai genitori e nel contempo ad entrambi ugualmente vicino”.

Alla fine nella sentenza è scritto: “in mancanza di spontaneo accordo ed esecuzione le decisioni del caso e le attuazioni delle disposizioni saranno adottate dal padre affidatario, che potrà avvalersi, se strettamente necessario, dell’ausilio del servizio sociale e della forza pubblica”.

(fonte sentenza dazebao.org)

12 ottobre 2012 www. bambinicoraggiosi.com

Interrogazione scritta n. 4-08347 PEDICA – Ai Ministri della salute e della giustizia. – Premesso che: la sindrome di alienazione genitoriale (o PAS, parental alienation syndrome) è una controversa ed ipotetica dinamica psicologica disfunzionale che, secondo le teorie dello psichiatra statunitense Richard A. Gardner, si attiverebbe in alcune situazioni di separazione e divorzio conflittuali non adeguatamente mediate; la PAS è oggetto di dibattito e ricerca, in ambito scientifico e giuridico, da quando è stata originariamente proposta da Gardner nel 1985; la sindrome non è infatti riconosciuta come un disturbo psicopatologico da parte della grande maggioranza della comunità scientifica e legale; negli Stati Uniti il concetto sotteso dal costrutto PAS sta evolvendo e, per sottolineare questa nuova fase, è stata proposta una differente denominazione e concettualizzazione: il PAD, parental alienation disorder (in italiano disturbo da alienazione genitoriale); considerato che: il 25 giugno 2012, a Ginevra, è stato discusso il rapporto dell’ONU contro la violenza di genere. Nella replica del Governo italiano si sottolinea che al momento la letteratura scientifica ed i professionisti legali internazionali sono unanimi nell’affermare l’inesistenza della PAS, e la sua inammissibilità nelle sedi giudiziarie, e altresì sulla necessità di ulteriori approfondimenti su ricerche e studi prima che nuove teorie possano essere utilizzate in complesse e delicate questioni collegate alla cura dei figli nei casi di separazione. Non è tollerabile, ipocritamente, il tentativo di introdurre una simile teoria, visto che l’Italia si distingue per tradizione ponendo al centro dei suoi interessi i diritti del bambino; secondo quanto riferito all’interrogante si assiste sempre più frequentemente all’utilizzo, nella cause giudiziali, della PAS al fine di decidere sull’affidamento dei figli. Tale sindrome, tuttavia, non è comunemente riconosciuta come verificabile, né attendibile da ampia parte della comunità scientifica internazionale; sempre secondo quanto riferito all’interrogante, si è registrato un uso assiduo dell’utilizzo della PAS presso i tribunali veneti. In particolare è stato segnalato all’interrogante il caso del piccolo Leonardo D.,  per citare alcune importanti prese di posizione in materia, si evidenzia che nel marzo 2010 l’Associazione dei neuropsichiatri spagnoli ha criticato ufficialmente il suo uso, sia psichiatrico che giuridico, e lo stesso Governo spagnolo ha indirizzato una nota ai professionisti del settore, onde evitarne l’utilizzo; negli Stati Uniti d’America i procuratori di Stato hanno adottato, nel 2003, una risoluzione al fine di non utilizzare la PAS nelle cause di affidamento di minori. Il Dipartimento di giustizia del Canada, infine, ha emanato una direttiva suggerendo di ricorrere ai normali strumenti processuali già esistenti, che offrirebbero maggiori garanzie di scientificità; secondo quanto riferito all’interrogante risulta, ad oggi, che la PAS non sia stata mai ammessa tra i disturbi mentali ufficialmente riconosciuti dalla comunità scientifica, né, tantomeno, riconosciuta dalla classificazione internazionale delle malattie ICD (International classification of diseases); in data 21 settembre 2012 sul “Washington Times” è apparsa la notizia secondo la quale l’Apa (American psychiatric association), ovvero l’associazione americana i cui membri sono specializzati in diagnosi, trattamento, prevenzione e ricerca di malattie mentali, non ha incluso la PAS nel DSM-5 (edizione aggiornata dal manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; se e quali provvedimenti, nell’ambito delle rispettive competenze, intendano adottare in riferimento ai fatti esposti, tenendo conto, soprattutto, della rilevanza dei diritti coinvolti.

VideoCorriere

 

FONTI

http://www.bambinicoraggiosi.com/?q=node/2772

http://www.bambinicoraggiosi.com/?q=node/2773

16 risposte a “PAS E BAMBINI SOTTRATTI ALLE FAMIGLIE”

  1. Bellissimo articolo. Ed è tristissimo vedere come i “teorici della PAS” abbiano colonizzato gran parte delle reti informative. Su facebook, per esempio, c’è una pagina dal titolo “NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE” che ha oltre 45000 iscritti e che non fa che riferirsi alla PAS come malattia psichiatrica, al “femminismo” come male nel mondo e – in generale – alle donne come oggetti, o capri espiatori di qualsiasi situazione di disagio. Si scopre poi che dietro queste pagine c’è un’organizzazione forte e si tratta di ALCUNI padri separati che evidentemente sentono di doversi vendicare così dei “soprusi” subiti. Io non conosco queste persone, ma resto allibita, specie quando la PAS viene usata per “scusare” i comportamenti violenti di alcuni genitori. I bambini sono solo esseri umani molto giovani, non dei cretini. Ascoltarli è necessario, SEMPRE.

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    1. Totalmente d’accordo con te. Conosco la pagina di cui parli (purtroppo).

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  2. Triste tutto, non solo l’articolo…questo è perchè le vittime reali, ovvero i bambini, non vengono mai presi davvero in considerazione. Il Tribunale dei minori poteva sentire il bambino, è il suo ruolo…..nessuno pensa mai davvero ai bambini, nemmeno quando si parla di fido o adozione, in questo caso poi, si è davvero approfondito a sufficienza? Triste anche vedere che in queste diatribe tanto dipenda dal tribunale di competenza…triste che i bambini non vengano mai tutelati veramente e io ringrazio il cielo perchè i miei sono ormai grandi. E soprattutto, quando si parla di bambini i metodi dovrebbero cambiare, di fronte ad una decisione del genere, non era il modo di prelevarlo, non doveva accadere così…

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    1. il tuo articolo è fatto bene, complimenti ! L’unica cosa storta è il cervello dei presenti al misfatto!!!.

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  3. concordo con quanto scritto sopra, anch’io conosco quella pagina purtroppo….

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  4. … ma non sarebbe stato meglio chiamare il bambino in Direzione scolastica alla presenza dei genitori , assistenti sociali,polizia e spiegare al bambino ( con un adeguato linguaggio?cosa stava per accadergli e CONVINCERLO a seguire le ISTRUZIONI che gli sarebbero state date? Che bisogno c’era di fare tanto CASINO ??????????????????????????????????????? ma tutti i presenti hanno perduto il senno o sono degli emeriti ignoranti ?

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  5. Non serve ricorrere alla sindrome di PAS, basta solo farsi poche domande tipo:
    E’ normale che una madre voglia privare il figlio della presenza di un padre biologico che né si è mai disinteressato del figlio né l’ha abbandonato né l’ha mai picchiato?
    E’ normale che un nonno ne voglia fare le veci?
    E, soprattutto, è normale che un bambino di 10 anni non voglia rapportarsi col padre?
    Il plagio fatto dalla madre al figlio è una violenza fatta a quel padre, morto agli occhi del figlio e a quel figlio che ha il diritto di avere entrambi i genitori ed è infame la spettacolarizzazione programmata e messa in atto dalla famiglia materna che non ha esitato a manipolare tutti, servizi sociali, polizia, media e lo stesso bambino col solo obiettivo di reclamarne il possesso.

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    1. “Non serve ricorrere alla sindrome di PAS” ..dillo al tribunale e alla perizia. Sono loro che parlano di PAS, una sindrome non riconosciuta valida scientificamente. Come se un tribunale levasse il figlio ad una madre perchè la gente dice che e’ una strega. Sarebbe follia in quel caso….ma anche in questo.
      Non credo conosci bene la vicenda o non e’ totalmente vero quello che affermi. i 2 sono separati e il figlio era affidato alla madre. Il padre vedeva periodicamente il figlio. Ma ha chiesto di farselo affidare basandosi su questa perizia di PAS…. e’ proprio il contrario. E’ il padre che vuole privare il figlio della madre. I parenti di lei hanno solo preso le sue parti. Come farebbero tutti. Non e’ stato fatto nessun plagio. Certo che ha il diritto di avere entrambi i genitori ma e’ lui che ha chiesto il totale affidamento del figlio. Ha cominciato lui questa triste guerra. A farne le spese sarà (purtroppo) il figlio. Loro non hanno manipolato nessuno. Se mostrare un filmato dove un bambino di 10 anni viene trascinato come un sacco di patate e un ispettrice fà l’arrogante significa manipolare …

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    2. Sono d’accordo con Giuseppe. Il punto non è PAS o non PAS , secondo me non è una malattia ma piuttosto un reato, un plagio mentale, solo che doveva chiamarsi con il suo nome, cioè “plagio mentale nei confronti dei figli contro l’altro genitore” . Il fatto è che la madre faceva il comodo suo ( ed esistono centinaia di casi simili a questo ) e stanno facendo passare la madre come povera vittima quando il casino è partito per colpa sua e della sua famiglia , no commento per lo sciacallo della zia . @GiulioL : tu ti basi solo sul filmato e su quello che dice la famiglia materna .

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      1. Concordo anch’io con giuseppe..non per partito preso ma perchè in famiglia ho vissuto una storia simile. Mio padre aveva avuto da un precedente matrimonio un figlio di cui io e mio fratello ignoravamo completamente l’esistenza. L’abbiamo saputo ahimè al momento della sua morte da mia madre e abbiamo conosciuto tutti,o quasi , i dolorosi dettagli di questa vicenda famigliare . Ora il fatto si è verificato verso la fine degli anni 70′ quando cioè non esisteva pressocchè nessun diritto tutelare per la figura paterna . Così mio padre costretto dalle circostanze ( la moglie si chiudeva in casa con il piccolo quando mio padre veniva a cercarlo eppure lo sentiva strillare da dietro la porta , e aveva minacciato diverse volte di cambiare scuola al bambino se avesse tentato di avviciniarsi a lui ) decise di negarsi quello che era un suo diritto, vedere suo figlio e compiere , quello che ad oggi io considero un puro atto d’amore, ovvero lasciare incondizionatamente alla madre l’affido di suo figlio .Cominciò da allora una nuova vita, chiudendo per sempre quella porta dietro di sè. Mio padre non ha più visto suo figlio da allora e non avendone mai fatto parola con noi ,io non oso immaginare la sofferenza immensa che tutto questa storia gli sia costata. Oltretutto il muio fratellastro,che a tutt’oggi abbiamo dovuto contattare per questioni ereditarie, prova non poco rancore per il fatto di essere stato ( forzatamente ) abbandonato e con noi non vuole avere, comprensibilmente, nessun rapporto . Io ovviamente non conosco per certo le ragioni dell’uno o dell’altro,; quando c’è uno strappo in una relazione la colpa , se così si deve chiamare va sempre distribuita equamente a metà , senza ricadere in discussioni in cui nessuno ha pienamente ragione o pienamente torto, vedi attuali fatti di cronaca . Ma, in trent’anni in cui io ho avuto la fortuna di averlo, ho conosciuto la fermezza e l’onestà morale ed intellettuale di mio padre e credo che abbia preferito soffrire in silenzio con spirito di sacrificio ed abnegazione , come ha sempre fatto per via del suo carattere forte in primis e perchè così gli era stato insegnato a comportarsi e ad essere nel bene e nel male, senza compromessi e senza via di mezzo. E penso che ho avuto una gran fortuna e che davvero non riesco a concepire quale colpa così grave deve aver commesso, per non avere nemmeno il diritto di poter frequentare e crescere suo figlio. Certo erano altri tempi, oggi se uno ha le conoscenze giuste i figli si possono anche far ” sequestrare “.. e in questo tipo di violenza , come in quella sopracitata non sono per niente d’accordo. Oggi per fortuna esistono anche i diritti per i minori che dovrebbero venir prima di qualsiasi legge, psicologo o che dir si voglia assistente sociale. Un particolare però mi ha particolarmente colpito nella vicenda di mio padre : alla sentenza del giudice per l’affidamento, la ex moglie di mio padre dichiarò ” Il bambino non vuole neanche sentir nominare la parola padre ” e il giudice le rispose ” Lei non ha il diritto di chiamarsi madre “.

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    3. condivido in pieno, la famiglia della madre ha voluto spettacolarizzare il tutto. C’è da dire che pas o non pas questi bambini vengono usati dalle loro “dolci madri” senza il più piccolo scrupolo, per colpire i padri, e farli soffrire, per vendetta o semplicemente per crudeltà. La legge italiana però è completamente sbagliata, non togliere il figlio a nessuno. lo affidi al padre temporaneamente,mentre getti in una cella la dolce madre che imparerà presto che le ordinanze non si rispettano solo quando devi andare a prelevare i soldi del mantenimento.
      quando esce dalla cella dopo un paio di mesi le ridai il figlio e se lo fa ancora ce la rigetti.
      O se proprio le celle sono piene la metti a pulire le strade con una scopa spezzata almeno si rende utile, visto che ormai è moda usare i figli per far soffrire l’ex marito e parassitargli il portafoglio a più non posso. “Non sono sposato e separato… ma ho avuto modo di saggiare la cattiveria delle donne e la loro aridità d’animo. Un mio caro amico è stato picchiato più di una volta e senza motivo dall’ex moglie e dai familiari di lei perchè non volevano che lui andasse li ad esercitare un suo diritto, vedere il figlio che amava, e tanto anno fatto, ora lui non va più e il bimbo crescerà senza papà e lui ha un dolore dentro che si porterà a vita..”

      scusate se in tutto questo non riesco a provare compassione per quella mamma, perchè qualcosa mi dice che quando le telecamere si sono spente dopo aver fatto il pianto ipocrita da Barbara Durso le sono usciti i canini a modi vampiro.

      i figli si tutelano però loro sono vittime, Beh quindi non c’è nulla di male se si fanno 6 mesi a casa del padre e vedono la madre una volta a settimana ” inversione di ruoli” e la madre per punizione va a pulire qualche cesso pubblico.

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  6. X Silviapensiero : mi dispiace per il tuo fratellastro , ha avuto la sfortuna di avere un’ indegna chiamato “sua madre” , ossia la classica possessiva che pensa che basti un titolo di madre per fare i suoi comodi . E oggi esistono centinaia di casi simili, più o meno gravi . Una curiosità , cosa la risposto la ex moglie quando il giudice le ha fatto notare che lei non può chiamarsi madre ?

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  7. Quel padre deve amare proprio tanto il figlio, perché molti al suo posto, come la storia del padre di Silvia mostra, avrebbero mandato al diavolo quella madre isterica e dimenticato o meglio finto di dimenticare per amore quel povero figlio (disadattato e violento a causa del disagio familiare) per ricostruirsi una vita migliore con una nuova famiglia, ma bisognerebbe essere realmente nei suoi panni per sentire cosa si prova.
    Il fatto di essere un avvocato, rispetto al padre di Silvia, gli ha dato un vantaggio iniziale compensato dall’irrigidimento della famiglia materna, che non ha esitato a infrangere le decisioni del giudice, forse convinta di subire un’ingiustizia per il fatto di non poter competere in tribunale alla pari col padre.

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  8. La Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA), nelle sue Linee guida in tema di abuso sui minori, pubblicate nel 2007, ha incluso la PAS tra le forme di abuso psicologico:

    Fai clic per accedere a 154.pdf

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  9. Il DSM è un manuale redatto dall’ ”Associazione psichiatri americani”, e, per quanto prestigioso, le associazioni di altri paesi sono libere di fare valutazioni diverse. Come ha fatto, e non c’è motivo che non continui a fare , la “Società italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e adolescenza (SINPIA)” nelle sue LINEE GUIDA (fra i 600 e passa lavori scientifici per l’inclusione della Pas nel DSM c’erano anche autori italiani).

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