Pubblicato in: Il Malpaese

Io provo orrore per il Paese alla rovescia.


Certo, Ingroia puo’ piacere o meno, ognuno ha le sue idee e convinzioni.
Lasciatemi dire pero’ che la guerra aperta, da tutti i fronti, verso la sua persona per finalità propagandistiche, è l’emblema del Paese alla rovescia.
Un Paese estremamente lassista verso i ladri, un Paese estremamente rigorista verso le guardie. 
Un Paese abituato a vedere le guardie che fanno anche i ladri (e viceversa) non puo’ accettare che una guardia faccia davvero solo la guardia ai ladri per cercare di ristabilire giustizia
sociale.
Verso questo Paese alla rovescia io provo orrore.
 
Gio’ Chianta
 
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Pubblicato in: CRONACA

LITE TRA MAGISTRATI


Se Antonio Ingroia abbia fatto bene o male ad entrare in politica lo stabiliranno i risultati elettorali e i posteri i quali non essendo emotivamente coinvolti nell’ attuale campagna elettorale saranno in grado di valutare i meriti o i demeriti del PM meglio di quanto non possiamo fare noi oggi. Io non so se le polemiche sorte tra Antonio Ingroia e Ilda Boccassini, nate ufficialmente da una dichiarazione di Ingroia a proposito di Giovanni Falcone, che secondo lui la Boccassini avrebbe forse non letto con la dovuta attenzione e comunque totalmente travisato,  nascondano invece antica ruggine già preesistente tra i due PM, oppure  siano state semplicemente generate dal disappunto della Boccassini per la decisione di Ingroia di lasciare il suo ruolo di PM per fare il politico. Fatto sta che due magistrati di un certo livello, entrambi sempre in prima linea nella lotta alla corruzione e alla malavita organizzata, si sono lasciati reciprocamente trascinare in una lite da bar e questo è già di per se un fatto assai sconcertante, qualunque sia stata la causa che l’abbia provocata.

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Pubblicato in: CRONACA

LETTERA A UN PROFESSORE


Egregio Professor Mario Monti,

si ricorda quando, poco piu’ di un anno fa, lei ricevette l’ incarico dal Presidente della Repubblica G. Napolitano di formare a sua completa discrezione un Esecutivo Tecnico per salvare il Paese da un imminente default a causa di uno spread che viaggiava deciso verso i 700 punti ? Il suo Governo Tecnico fu’ sostenuto da una strana maggioranza denominata A B C per indicare i vari leaders dei partiti di maggioranza. Naturalmente, piu’ che una maggioranza coesa si trattava di un accordo di non beligeranza ma l’importante era che la si sostenesse. Tutti sapevano che la A di Alfano era solo un paravento per un altra B. ma i tempi erano stretti e bisognava intervenire al piu’ presto. Il PDL era in caduta libera nei sondaggi, Berlusconi impresentabile agli occhi del mondo e i berlusconiani non poterono quindi opporsi alla sua nomina. Il 3° polo, che rischiava di essere cancellato dal bipolarismo, vide in Lei l’unica speranza di sopravvivenza e l’ appoggio’ in toto, sempre e comunque. Il PD invece si trovava di fronte a 2 scelte :

1 ) Andare alle Elezioni, dove avremmo sicuramente vinto ma che avrebbero comportato una campagna elettorale al veleno che ci avrebbe portato verso una ormai certa bancarotta.

2 ) Appoggiare le decisoni del suo Esecutivo che sapevamo sarebbero state durissime da far digerire al nostro elettorato.

Sciegliemmo la seconda soluzione, non per codardia ma per senso di responsabilta’. Certamente in questa sofferta decisione eravamo consapevoli che un Paese in certe condizioni sarebbe stato ingovernabile , non solo da noi ma da chiunque e se permette, siamo stanchi di governare non per fare quelle riforme e quei rinnovamenti di cui l’ Italia ha bisogno ma solo per ripianare i buchi di bilancio fatti da chi ci ha preceduto. Siamo sempre stati leali con Lei, sempre !! Abbiamo votato l’innalzamento dell’ eta’ pensionabile. la riforma dell’ Art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, l’ acquisto degli armamenti, i tagli alla scuola e alla sanita’, la reintroduzione della tassa sulla casa…Certo, abbiamo anche fatto proposte, in parte accettate ( non cancellazione completa dell’ Art. 18, riduzione della spesa per l’acquisto degli F 35, 223 milioni di euro dati ai Comuni per finanziare la costruzione di asili ). Molte altre, tipo una patrimoniale sui grandi patrimoni e una tassazione sui beni della Chiesa, bocciata sul nascere da chi ancova deteneva la maggioranza in Parlamento. Abbiamo chiesto di ridurre la pressione fiscale sulle famiglie in difficolta’ e sulle piccole e medie imprese, la cancellazione dell ‘ IMU sulla prima casa ma da Lei sempre le stesse parole : ” CE LO CHIEDE L’ EUROPA !! ”

Ai primi di agosto dell’ anno scorso, dopo che in tanti le chiedevano quale sarebbe stato il suo futuro in politica lei rispondeva testualmente davanti agli occhi del mondo ” CONSIDERO CHIUSA LA MIA ESPERIENZA GOVERNATIVA A FINE LEGISLATURA. SE QUALCUNO DI AUTOREVOLE CHIEDERA’ LA MIA COLLABORAZIONE PER SERVIRE IL PAESE , POTRO’ RIVEDERE LA MIA DECISIONE MA CREDO CHE IL MIO IMPEGNO IN POLITICA TERMINERA’ QUASI SICURAMENTE A FINE MANDATO. SULLE DECISIONI DEI MIEI COLLABORATORI NON MI ESPRIMO ” !! Parole di un vero servitore dello Stato a cui plaudimmo dopo anni di becero berlusconismo.

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Poi , a dicembre accadde qualcosa di inaspettato : Berlusconi, per bocca di Alfano, la sfiducia e fa’ cadere il suo Esecutivo. Lei rimane basito e incredulo verso questa decisione, visto che sino a pochi giorni prima entrambi tessevano lodi per il suo operato e la volevano come punto di riferimento per i ” moderati ” ( scusi le virgolette ma definire Berlusconi un moderato mi pare una bestemmia ). Tutti si aspettano che mandi a cagare i politici della maggioranza,, che non sono stati nemmeno in grado dopo un anno di cambiare questa schifosa legge elettorale o perlomeno che ritorni al ruolo di professore nella sua amata Bocconi, aspettando una qualche chiamata, magari per il Quirinale ma lei, sorprendendo tutti, ”sale ” in politica,entrando nel 3° polo con una sua lista. Questa e’ una sua scelta che noi del PD rispettiamo ma perche’ attaccarci ? Quale e’ stata la nostra colpa ? Si Professore, perche’ non passa giorno senza che lei ci sferri attacchi violenti. Una volta quando afferma che il PD dovrebbe ” mollare forze conservatrici e alleati conservatori ” , indicando in queste forze la CGIL e il nostro alleato Niki Vendola , poi se ne esce con promesse sull’abbattimento della pressione fiscale, quando sino a pochi mesi fa qualsiasi sgravio era impossibile. Quando esce la notizia del crac di MPS lei addita il PD come il vero colpevole, quando sa’ benissimo che e’ il sistema bancario che e’ malato. Infine, parole di pochi giorni fa, lei se ne esce con una frase sconcertante : ” IL RISANAMENTO DEL PAESE SARA’ FATTO SOLO SE A VINCERE SARANNO CERTE FORZE RIFORMATRICI ”. Scusi Professore ma questo promettere oggi quello che ieri era improponibile, questo suo ” O IO O IL DISASTRO ECONOMICO ‘ , questo suo ” IO SO’ IO E VOI NON SIETE UN C…..  ” non le ricorda qualcuno ? La sua famosa Agenda, che lei difende come Mose’ con le tavole dei 10 comandamenti , e’ poi cosi’ perfetta ? Perche’ vede Professore, per fare un piccolo esempio, con noi il problema esodati non si sarebbe posto, in quanto noi sappiamo che dietro ad ogni numero, dietro ad ogni spesa vi sono persone in carne ed ossa che non possono essere trattate come mere equazioni. Comunque Professore , rispettiamo la sua scelta, anche se non la condividiamo. Stia tranquillo comunque, almeno da parte nostra lei non rappresenta un pericolo col suo misero 10 %. Il nostro vero avversario e’ e rimane Berlusconi. Gli attacchi da sinistra caso mai le arriveranno da Ingroia. Ci doliamo davvero per la sua scelta ma comunque si tranquillizzi : noi del PD siamo europeisti e porteremo avanti le sue riforme, con lo stesso rigore ma con molta piu’ equita’. Nel ringraziarla per l’impegno profuso in questo anno passato, le porgo i miei piu’ sinceri auguri di buon proseguimento….

Firmato

Gianluca Bellentani ( suo ex sostenitore incredulo e deluso per le sue scelte )

Pubblicato in: berlusconeide

Tutte le dichiarazioni di Berlusconi su Mussolini.


Partiamo dall’ultima.

2013: “Le leggi razziali” sono state “la peggiore colpa di Mussolini, che per tanti altri versi invece aveva fatto bene”.

Ma le deliranti dichiarazioni di Berlusconi su  Mussolini e fascismo non sono una novità, potremmo dire che ha detto tutto e il contrario di tutto ma su certi temi è rimasto fermo, immobile perfino inconcepibilmente coerente.

2003: “Mussolini non ha mai ucciso nessuno: gli oppositori li mandava in vacanza al confino.”

2005: “Il fascismo in Italia non è mai stato una dottrina criminale. Ci furono le leggi razziali, orribili, ma perché si voleva vincere la guerra con Hitler. Il fascismo in Italia ha quella macchia, ma null’altro di paragonabile con il nazismo e il comunismo. Era una dittatura, però nata e finita con se stessa.”

2011: “È ingovernabile questo Paese. Mussolini diceva che è inutile governare l’Italia, poi un giorno ha detto “È impossibile governare l’Italia” e io lo ripeto. Sto leggendo, tra l’altro, i diari di Mussolini e le lettere della Petacci e devo dire che mi ci ritrovo in molte situazioni.”

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Pubblicato in: La biblioteca dei sogni

La vita è una soffocante campana di vetro


la campana vetro plathSylvia Plath – La campana di vetro – 232 pagine Oscar Mondadori

La vita è una campana di vetro che ci opprime. Questo è quello che Sylvia Plath, poetessa statunitense morta suicidia nel 1963, esprime in questo suo unico romanzo, nonchè testo strettamente autobiografico. Vale la pena girare tra gli scaffali della nostra “biblioteca dei sogni” per riscoprire autori del genere che molto hanno dato alla letteratura e che troppo spesso vengono dimenticati.

Questo è l’unico testo in prosa dell’autrice, uscito ad un mese dal suo tragico suicidio che ricordiamo, arriva dopo una serie di disavventure vissute (la morte del padre, il divorzio sofferto da Ted Huges) che la fanno letteralmente precipitare nel baratro della depressione. E’ un testo che aiuta molto a capire la sofferenza che Sylvia Plath viveva, in un’America spietata, borghese e maccartista degli anni Cinquanta. La storia tracciata è quella di una diciannovenne, brillante studentessa, che ha vinto un soggiorno a New York, offerto da una rivista di moda. Ma intorno a lei e sopra di lei, incombe un mondo alienato, una vera “campana di vetro” che pesa e soffoca. Cosa farà la protagonista, si abbandonerà al fascino della morte o si lascerà invadere dalle onde dell’elletroshock?

Questa è una storia autobiografica che narra, con uno stile chiaro, semplice e al contempo agghiacciante perchè non risparmia il lettore dai toni aspri e crudi, gli assurdi tabù capaci di spezzare qualsiasi adolescenza. Quello che emerge molto chiaro è la discrepanza tra un mondo che fa della normalità la sua ragion d’essere e la poesia incapace di invaderlo. Come se la poesia non riuscisse a lenire dal dolore di una vita vissuta facendosi, in un certo senso, travolgere da eventi che farebbero precipitare chiunque in un baratro. Il romanzo potrebbe essere diviso in tre grandi blocchi: nel primo si traccia il percorso educativo di una ragazza della media borghesia di provincia, nel secondo scatta un processo di devianza che sfiora la follia e l’anormalità (vista però da un punto di vista piccolo borghese) e nel terzo si avvia quella che potrebbe essere definita una sorta di riabilitazione dalla devianza, sempre secondo i canoni della piccola borghesia dell’epoca. Emerge evidente anche il rifiuto di un possibile compromesso con il mondo borghese e le sue regole. Vale davvero la pena rileggere queste pagine che seppur sono inserite in un contesto di oltre cinquanta anni fa, appaiono ancora attuali nel descrivere un disagio rispetto ad una società intollerante, che divide anzichè unire le persone, e non ammette nè variazioni nè repliche. Una società che non sembra cambiata di molto in questi anni. Con la sensibilità tipica di chi scrive in versi e non può accettare una realtà che non tiene conto di quel sentire. E che davvero poco ha di poetico.

Bianca Folino

Pubblicato in: CRONACA

NELLA GIORNATA DELLA MEMORIA, IL RICORDO DEI RAGAZZI DI VILLA EMMA..


552994_4165250260739_1296894284_n1° aprile 1933 : A. Hitler promulga le leggi razziali contro gli ebrei, colpevoli a suo dire di cospirazione contro la Germania. Tali leggi verranno in seguito estese anche verso comunisti, zingari e avversari politici, in nome di una fantomatica ”salvaguardia della razza ariana ”. Le leggi vengono applicate anche nelle varie nazioni che vengono via via conquistate.

18 settembre 1938 : l’ Italia fascista e’ alleata con la Germania nazista e Mussolini, per compiacere il forte alleato, promulga anche in Italia le leggi razziali. E’ un colpo tremendo verso tutti gli ebrei, tantissimi, che da sempre vivono nel Paese. Addirittura in tanti sono loro stessi iscritti al fascismo e non si raccapacitano di come sia possibile una tale presa di posizione nei loro confronti. La citta’ di Modena e’ da sempre patria di una nutrita schiera di famiglie di origine ebraica. Personaggi di rilievo della vita modenese si trovano cosi’, da un giorno all’ altro, ad essere ” colpevoli ” di fronte alla legge. Un noto scrittore satirico modenese, Angelo Fortunato Formiggini, meglio conosciuto come ” FURMAIN DA MODNA ”, dopo aver visto chiudere dal regime la propria casa editrice, compie un gesto eclattante : si veste con un elegantissimo frac e papillon, sale sulla Ghirlandina ( la torre campanaria a fianco del Duomo ) e si lancia nel vuoto.

La Santa Sede tace su tutto, in un silenzio assordante e cosi’ anche la societa’ civile, drogata dalla follia fascista. Vi sono pero’ 2 uomini, diversi tra loro per professione, che ancora si sdegnano e hanno ancora dentro di loro una coscienza ed in nome di questa sentono il bisogno di fare qualcosa di concreto. Sono un bonario parroco di campagna, Don Arrigo Beccari e il medico Dott. Giuseppe Moreali. I due vengono informati da una organizzazione umanitaria chiamata DELASEM che un gruppo di 30 ragazzi ebrei della Croazia cerca rifugio dalla persecuzione nazista. I due non si lasciano intimorire ne’ dalle difficolta’ logistiche ne’ dalle conseguenze che la cosa potrebbe avere ( ricordiamo che chi avesse dato aiuto agli ebrei era condannato a morte ) e si assumono la responsabilita’ di provvedere a questi ragazzi . Gli alloggi vengono individuati presso Villa Emma, nelle campagne modenesi,una grande villa di campagna da tempo dismessa e qui, con l’aiuto degli abitanti della zona, i ragazzi dimenticano per qualche tempo gli orrori della guerra e crescono lontani dalla tragedia. Il tempo pero’ passa e la situazione si fa’ insostenibile in quanto cominciano ad esserci voci sempre piu’ insistenti che minacciano  la loro permanenza. Don Beccari e il Dott. Malmusi si prodigano allora x cercare altri posti dove collocarli e nasconderli. Don Beccari riesce a convincere alcuni seminari mentre il Dott. Malmusi passa di casa in casa a chiedere aiuto. In pochi giorni i 30 ragazzi sono sistemati. Una parte in seminario e altri presso famiglie private che, alla domanda se sarebbero disposte ad ospitare uno di questi ragazzi ( con tutte le conseguenze che la cosa potrebbe avere ) rispondono in bel dialetto modenese ” AL TOGH, AL SRA’ COME AVER UN FIOL DE PIO’ ” ( lo prendo, sara’ come avere un figlio in piu’ ). I ragazzi saranno in seguito fatti passare al confine svizzero e solo 1 di essi, un ragazzo poliomielitico, sara’ arrestato e morira’ ad Auschwitz. Don Beccari, in seguito ad una delazione, verra’ arrestato e passera’ 7 mesi in carcere ma non svelera’ mai l’accaduto. Solo negli anni ’90 questo bellissimo atto di coraggio avra’ il suo eco e il nome di Don Arrigo Beccari sara’ inserito nel Viale dei Giusti, nel cortile dello Yad Vashem, il monumento all’ Olocausto di Israele. Dagli anni novanta, ogni anno, questi ragazzi si ritrovano assieme alle autorita’ cittadine e alle famiglie del luogo per ricordare quei momenti tragici che pero’ insegnarono a tutti che la solidarieta’ e’ un dovere di noi tutti, sempre, in ogni luogo e in ogni epoca .

Domenica 27 dicembre e’ la Giornata Mondiale della Memoria , la data in cui le truppe dell’ Armata Rossa sovietica abbatterono i cancelli di Auschwitz . Che questo giorno non venga ricordato solo per lo sterminio degli ebrei ma soprattutto a chi, ancor oggi , a tanti anni di distanza, inneggia ad una razza superiore, dimenticando che l’unica razza delle persone e’ quella umana !!

Gianluca Bellentani

Pubblicato in: DOSSIER

La verità sugli F35.


Bersani: «Bisogna assolutamente rivedere e limitare le spese militari degli F35 perché le nostre priorità sono altre. La nostra priorità non sono i caccia ma il lavoro»

E chi ha fatto partire il progetto ? La decisione venne presa nel 1996 dal Governo Prodi,  Ministro della Difesa Giulio Andreatta. Chi era il Ministro dell’Industria di quel governo ? Pierluigi Bersani.

Chi ha riconfermato l’accordo preso, due anni prima,  con gli Stati Uniti per il progetto F35 ? Il Governo D’Alema. Chi era il Ministro dell’Industria nel primo Governo D’Alema e Ministro dei Trasporti e della Navigazione nel secondo ? Pierluigi Bersani.

Chi ha preso la decisione definitiva di entrare nel progetto ? Nel 2007 , secondo Governo Prodi, venne siglato l’accordo tra il sottosegretario alla Difesa italiana Lorenzo Forcieri  e Gordon  England. L’accordo prevedeva che L’Italia si sarebbe impegnata economicamente fino al 2046.  Oggi Forcieri è membro del PD ma chi era il Ministro dello Sviluppo Economico nel secondo Governo Prodi ? Pierluigi Bersani.

 Tutti i governi Berlusconi (dal secondo in poi) hanno confermato e portato avanti questo progetto, quindi, ci sono responsabilità bipartisan ma è stata proprio la Sinistra a far partire il progetto e quello riportato sopra è l’iter delle  responsabilità politiche della Sinistra fino al 2007.

Ma veniamo al 2012, anno fondamentale per il progetto F35. Il 15 febbraio, il Ministro della Difesa Di Paola annuncia un ridimensionamento del programma: da 131 a 90 F35.

In marzo, vengono approvate e respinte dalla Camera alcune mozioni. La Camera respinge la mozione presentata dall’ Onorevole Di Stanislao ( IDV) ed altri che era “finalizzata ad impegnare il Governo a rivedere drasticamente la partecipazione dell’Italia al programma per la produzione e l’acquisto dei 131 cacciabombardieri Joint Strike Fighter e a valutare la possibilità di uscire definitivamente dal programma e di utilizzare tali risorse per il rilancio dell’economia e il sostegno all’occupazione giovanile”

Vengono invece approvate dalla Camera le mozioni presentate dagli Onorevoli Misiti ( Gruppo Misto) Rugghia (PD) e Cicu (PDL) che impegnano il governo, rispettivamente a:

 1- “Confermare la riduzione della commessa per la produzione e l’acquisto dei cacciabombardieri, secondo quanto annunciato dal Ministro della difesa, e cioè procedere all’acquisto di 90 F-35 in luogo dei 131 inizialmente previsti dal programma (mozione n. 1-00908, Testo modificato nel corso della seduta)”.

2- “Mantenere aperta e costante nel tempo una valutazione trasparente, attraverso i previsti passaggi parlamentari, sulla partecipazione italiana al programma JSF, lasciando aperta la valutazione sul numero effettivo dei velivoli da acquisire, così come stanno facendo gli altri Paesi coinvolti nel progetto, in primis gli Stati Uniti, in modo da poter considerare nel tempo le esigenze del nostro strumento militare, lo stato di avanzamento del progetto e dei costi ad esso collegati (mozione n. 1-00909, Testo modificato nel corso della seduta)”

3- “Riconsiderare, così come stanno facendo gli altri Paesi coinvolti nel progetto Joint Strike Fighter, in primis gli Stati Uniti, il numero effettivo di velivoli da ordinare, subordinando le decisioni alle esigenze operative, allo stato di avanzamento del progetto stesso ed ai costi ad esso collegati (mozione n. 1-00920)”

Le mozioni Gidoni (Lega), Porfidia (Misto), Moffa (PT) e la mozione Paglia, Bosi,Verdetti (rispettivamente: Fli, Udc e Misto) approvate dalla Camera, sono dirette a:

1- “Confermare la partecipazione nazionale a tutti i più importanti programmi multinazionali di progettazione, sviluppo e produzione di armamenti suscettibili di avere ripercussioni occupazionali e ricadute tecnologiche sul nostro Paese, oltreché sul livello di operatività dello strumento militare italiano” (mozione n. 1-00861, Testo modificato nel corso della seduta)

2- “Procedere ad un ribilanciamento delle risorse destinate ai settori del personale, nell’esercizio degli investimenti, che persegua la sostenibilità delle spese militari e la disponibilità di capacità operative, rispondenti al dettato costituzionale ed alla politica estera italiana, oltre che alla vocazione del nostro Paese all’integrazione europea e al ruolo delle Forze armate nei contesti multinazionali e multidisciplinari.” ( mozione n. 1-00862, Testo modificato nel corso della seduta);

3- “Assumere iniziative affinché qualsiasi nuovo programma di acquisizione e/o sviluppo, strategico per il Paese, veda il prioritario coinvolgimento dell’industria e dei lavoratori italiani, specie in quelle tecnologie e/o applicazioni dove è più alto il livello di sicurezza che il sistema Paese deve poter ottenere” (mozione n. 1-00907, Testo modificato nel corso della seduta);

4- “Presentare in Parlamento il progetto di revisione dello strumento militare italiano e con esso, il programma degli investimenti che ritiene si debbano realizzare, nel breve e nel medio periodo, per assicurare una più efficiente integrazione dello strumento militare italiano nel sistema di difesa euro-atlantica, anche con riferimento alla componente aerotattica ed a valutare, in questo quadro, come gli altri Paesi coinvolti nel progetto Joint Strike Fighter, il numero di F35 da acquisire, subordinato alle varie fasi di sviluppo del progetto, ai costi e alle esigenze operative, in linea con le disponibilità economiche del sistema di difesa italiano” (mozione 1-00963).

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Insomma, non mi pare che il PD possa dare lezioni di verità  sugli F35 a nessuno.

Gio’ Chianta

P.S. Questo articolo è una sintesi dei documenti presenti sul sito della Camera riguardanti il il programma Joint Strike Fighter – F35 con, ovviamente, l’aggiunta dei miei commenti.

Pubblicato in: canone rai

Canone Rai, chi sono gli esenti e come non pagarlo piu’.


La maggioranza degli italiani considera il canone Rai  la tassa piu’ ingiusta. Infatti, è anche la tassa piu’ evasa: il 41 % non paga, in alcune Regioni la percentuale degli evasori arriva all’86 %.

Chi deve pagare:

« Chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento”. E non valgono le scuse “ho la tv ma non la guardo mai”; “ Non guardo mai la Rai”.

Chi non deve pagare:

-I militari delle Forze dell’ordine limitatamente agli apparecchi di uso comune destinati a visione collettiva in ospedali militari, Case del soldato e Sale convegno dei militari delle Forze armate. La detenzione della televisore all’interno di un alloggio privato, anche se situato dentro le strutture militari, non esonera dal pagamento del canone.

-I militari appartenenti alla Forze Nato di cittadinanza straniera

-Gli agenti diplomatici e consolari dei Paesi che in condizione di reciprocità a loro volta esonerino i loro colleghi italiani da eventuali obblighi analoghi.

-Rivenditori e riparatori TV che esercitano l’attività di riparazione o commercializzazione di apparecchiature di ricezione radio televisiva

-Le imbarcazioni da diporto purché però non siano adibite all’esercizio di attività commerciali, che determina quindi il pagamento del canone speciale

-Le radio collocate esclusivamente presso abitazioni private

-Le autoradio non sono causa di soggezione alla norma; vengono versate provvigioni a favore della Rai a compensazione del mancato introito.

-Gli anziani con età pari o superiore a 75 anni, con reddito proprio e del coniuge non superiore complessivamente a 6713,98 euro annuali, senza conviventi, e detenzione di apparecchi televisivi solo nel luogo di residenza.

Chi non deve piu’ pagarlo (ma è necessaria una comunicazione con raccomandata A/R all’Agenzia delle Entrate. Cliccando sul seguente link troverete info utili e il modulo per la disdetta del canone:http://sosonline.aduc.it/modulo/disdetta+canone+rai_24.php )

-Il contribuente che si trasferisce in casa di riposo.

-Il contribuente che intende rinunciare all’abbonamento senza cedere ad altri gli apparecchi

-Il contribuente che dichiara di non avere piu’ gli apparecchi

-Il contribuente che cede tutti gli apparecchi che detiene

Ma non è cosi’ semplice, perché se è vero che molti italiani evadono il canone e anche vero che non mancano le segnalazioni riguardanti l’invio, da parte della Rai, del bollettino di pagamento anche a coloro che risultano esenti o a coloro che non devono piu’ pagarlo per uno dei motivi sopra elencati.

Sul canone ci sono varie teorie, io dico la mia.

Il costo non tiene conto del reddito del contribuente. Perché se è vero che gli over 75 sono esenti (leggi sopra) è anche vero che gli under 75 devono pagarlo a prescindere dal reddito. E l’art. 53 della Costituzione ?

Storicamente, la Rai appartiene ai partiti politici ed essendo politicizzata non puo’ garantire un servizio pubblico, ovvero, un servizio a servizio dei cittadini e non di questo o quel partito.

O la Rai diventa un servizio pubblico, cioè di tutti ma allo stesso tempo indipendente da tutti o la Rai va privatizzata e il canone abolito.

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Pubblicato in: berlusconeide, cose da PDL, libertà, MAFIA, MAFIA E ANTIMAFIA, magistratura, MALAFFARE, politica

Cosentino, Cosentino, Cosentino


Berlusconi alle prese con CosentinoStamattina, mentre leggevo il pezzo di Marino sulle elezioni regionali tedesche, ho sentito, riga dopo riga, salire l’inquietudine.
Non che abbia un particolare trasporto per la Germania. Quel che rimane dei miei palpiti notturni è giàoverbooked. E’ che leggendolo mi è ritornato in mente un concetto a cui sono disabituato: la politica è si questione di individualità, rappresentanze, alleanze e personalità, ma è anche aggregazione intorno a progetti reali, condivisione di obiettivi a medio e lungo termine, strategia di sviluppo, politica economica, salvaguardia dell’ambiente, innovazione. E’ intorno a concetti come questi che un aggregato casuale di persone, ognuna presa dai casi suoi, si trasforma in nazione.
Ed è proprio sul concetto di nazione che il paragone tra Germania e Italia non regge. Può essere vero che i tedeschi stiano cercando di fare quattrini alle spalle dell’Europa debole, è sicuramente vero che la Germania è un paese che tutela in primo luogo i suoi interessi, può darsi che su certe produzioni siamo in competizione, ma non c’è paragone tra la “nazione Italia” e la “nazione Germania”. E’ un po’ come confrontare un aquilone e un elicottero. Volano entrambi, è vero, ma le somiglianze finiscono qui.

Così, mentre in quel paese ci si divide sullo sviluppo di qui a un secolo della politica energetica, a Roma, nelle stanze delle consorterie del potere, si brigherà fino alle 20.00 di stasera per redigere le liste di quelli che diventeranno senatore o deputato per via del “posto sicuro” che riusciranno a guadagnarsi con la blandizie o la minaccia.

Fra tutti voglio ricordare il signor Cosentino. Non che lui sia più speciale degli altri, in fondo certi casi sono diventati una regola più che l’eccezione, ma per la meccanica attraverso la quale si è esplicitata la sua presenza o meno nelle liste del PDL. Da prima estromesso come “impresentabile” dallo stesso Berlusconi, poi esortato a “fare un passo indietro”, infine nuovamente “in pista” come lo definisce il Corriere della Sera.
Sembra che il signor Cosentino, potentemente radicato elettoralmente su un territorio sotto il controllo assoluto e totale della criminalità organizzata, abbia ripetutamente minacciato di far cadere diverse giunte sulle quali, evidentemente, esercita un potere trasversale e non trasparente che poco ha a che fare con la politica, la rappresentanza o la democrazia e somiglia maggiormente al controllo territoriale esercitato dalla camorra.

Le giunte, il potere, gli appalti, il controllo del territorio. Se si va oltre il parolone, se si riesce a non farsi stordire dalla retorica, si capisce immediatamente che è questo a fare il potere, il governo, l’equilibrio. Ma questo, come dicevo prima, non è nazione, è banditismo.
Forse, se tra 50 anni ci sarà ancora una Germania e non un’Italia, non si sarà consumata un’ingiustizia, ma una semplice ed asettica selezione naturale.

Cosentino, Cosentino, Cosentino

Pubblicato in: ambiente, berlusconeide, cose da PDL, Il Malpaese

IO NON VI VOTO


l43-bersani-monti-berlusconi-111205185611_bigCari leader politici, siete amici del carbone e del petrolio? Io non vi voto!

La nostra sfida alla politica fossile è partita.

Se il tuo voto non è disponibile a chi vuole fare dell’Italia un nuovo Texas petrolifero, firma la petizione.

La politica italiana e la sfida di Greenpeace: Io non vi voto! Contro le energie sporche come il carbone, pro energia rinnovabile, l’organizzazione ambientale denuncia Berlusconi, Monti e Bersani nella sua nuova campagna per la difesa terra

Greenpeace e la nuova campagna per la difesa dell’ambiente dal nome di: Io non vi voto.  Campagna che attacca direttamente la politica italiana e, in particolar modo, quelli che sono i principali partiti italiani ed i loro leader: Mario Monti, Pierluigi Bersani e Silvio Berlusconi. Da anni l’associazione non governativa ed ambientalista, fondata da Vancouver nel 1971, si occupa dei problemi ambientali e più volte si è opposta alla polita italiana: uno dei casi più accesi fu quello contro la campagna dell’energia nucleare nel 2011.
Riparte così l’ennesima battaglia di Greenpeace per la difesa dell’ambiente. Nella home page del sito italiano appaiono una serie d’informazioni in merito alla cattiva gestione che i tre leader principali, dell’attuale campagna elettorale italiana, porterebbero a termine in caso di vittoria secondo Greenpeace Italia:
“Monti vuole svendere l’Italia alle multinazionali del petrolio, piazzando trivelle a terra e in mare alla ricerca di poche gocce di oro nero.
Bersani è pienamente d’accordo. Il suo partito, inoltre, si è dimostrato in più occasioni favorevole all’espansione del carbone – la fonte fossile più sporca e dannosa – nella produzione elettrica.
Con Berlusconi poi, che ha provato in tutti i modi a riportare il nucleare in Italia, le lobby delle energie sporche hanno sempre fatto affari d’oro”. 
I sostenitori dell’organizzazione possono partecipare alla battaglia Io non vi voto, inserendo nome, cognome e indirizzo mail sul sito dove un messaggio standard di protesta giungerà alle mail di diversi parlamentari italiani.
Pubblicato in: La biblioteca dei sogni

Quando la musica racconta una generazione


Nick Hornby – Alta fedeltà – alta-fedelta

253 pagine. Edizioni Guanda

In una Londra caotica e vibrante, la storia di un negozio di dischi, di un personaggio incapace di vivere senza alcune liste precise, di una compilation musicale e di tre amici che spesso sono spietati, nel prendersi in giro. Un’intera generazione passa attraverso questo libro di Hornby, diventato anche un film, che vale sempre la pena di leggere per il suo linguaggio, in un certo senso, giovane e fresco. La parlata e dunque anche lo stile narrativo è colloquiale, come se la storia del protagonista fosse rappresentata da una lunga lettera al suo grande amore, Laura. E c’è proprio tutto di quella generazione degli anni Sessanta, dalle preferenze musicali fino ai film visti, dai libri letti ai locali frequentati, fino agli hobbies, alla ricerca dell’anima gemella, o forse solo dell’età adulta. Con tutti i sensi di colpa tipici di chi oggi è un cinquantenne un po’ deluso, anche da se stesso.

La voce narrante è in realtà un trentenne che si trova ad un bivio: scegliere se continuare a farsi vivere dalla vita o esserne il reale protagonista. Scegliere se legarsi veramente con la donna che ama (e la ama, perchè quando non c’è sta malissimo), oppure continuare a comportarsi come un eterno bambinone un po’ solitario e un po’ impaurito da un futuro che è diventato qui e ora, da un domani che si è fatto oggi.
La storia parte proprio da una lista, quelle delle ragazze che lo hanno lasciato o che lui ha lasciato e, attraverso la sua vecchia attività di Dj e quella nuova di titolare di un negozio di dischi il rapporto tra i sessi viene spiegato nelle percezione dei personaggi, compresi Dick e Barry, i due dipendenti-amici di Robert. Relazioni minime e tipico humor britannico fanno di questa storia una ricerca, un percorso di un trentenne che si accorge di non poter più aspettare e che deve lasciare da parte il suo infantile tono lamentoso per dedicarsi alla vita e viverla, anche se il suo negozio non va benissimo. Riallaccerà perciò la sua storia d’amore con Laura e sarà questa a suggerirgli, prima di tutto che lui non è l’inizio e la fine di ogni cosa, nè il centro del mondo e poi che con qualche buona idea, come il concerto o alcune promozioni, anche il suo negozio di dischi potrà rispolverarsi da un’aria di antico e reggere gli urti dei tempi. Scherzi tra amici, battute e un tono scanzonato dominano tutto il libro che si legge velocemente e piacevolmente, respirando le atmosfere tipiche londinesi degli anni Novanta. Un modo diverso, forse con un certa punta di rock and roll, per dire che quello che alla fine conta sono le piccole cose, gli affetti, un/a compagna con la quale condividere la vita e le cose di tutti i giorni, nel rispetto delle reciproche diversità. Così anche un antieroe come il protagonista di questo romanzo, potrà riuscire ad avere la sua vittoria e soprattutto il suo successo, magari non tanto a livello sociale, ma a livello personale e amoroso sì. Fino a realizzare, anche se con un piccolo aiuto, i propri sogni, con un grande ritorno alla musica da banco: Robert, con l’aiuto di Laura, tornerà da dove è partito riaprendo un vecchio locale dove una volta alla settimana farà il Dj. Nel perenne percorso, che tutti intraprendiamo, alla ricerca della felicità. Solo che in questo libro, viene messo ben in evidenza come quella felicità, alla fine, sia un concetto tutto personale.

Bianca Folino

Pubblicato in: opinioni, pd, politica

Non basta autodefinirsi di Sinistra per esserlo veramente.


In Italia non esiste piu’ la Sinistra ? No, in Italia un Popolo di Sinistra esiste ma esiste anche un partito che si autodefinisce di Sinistra senza esserlo veramente e con tutta la sua potenza mediatica delegittima ogni formazione politica che abbia un programma che piaccia al Popolo di Sinistra. Questo partito ha sostenuto e votato le politiche del governo Monti e sui temi fondamentali e decisivi per un Paese la pensa allo stesso modo “dell’ultraliberista difensore dell’1% della popolazione mondiale che detiene la gran parte della ricchezza” e del “populista venditore di sogni graziato dai DS sul tema del conflitto di interesse e non solo”.

Ma un partito di Sinistra non dovrebbe difendere gli interessi di quel 99 % della popolazione mondiale ?  Non mi pare che queste posizioni aiutino i ceti piu’ deboli, riducano le disuguaglianze o diffondano diritti finora negati…

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Ecco, per prendere voti a Sinistra non è sufficiente continuare a ripetere ossessivamente alla gente “noi siamo la Sinistra italiana” o sperare in desistenze e disgrazie altrui, bisognerebbe avere anche qualche merito, bisognerebbe “semplicemente” sforzarsi di dire e soprattutto fare qualche cosa che piaccia al Popolo di Sinistra. Ma è piu’ facile continuare ad abusare della credulità popolare.

Gio’ Chianta     

Pubblicato in: politica

Bersani chieda la desistenza a Monti, noi conosciamo solo la RESISTENZA !


Stando all’ultimo sondaggio SWG, troviamo in netta perdita di consensi sia il PD che SEL che si attestano al 32, 6 %, con una perdita di ben 7 punti percentuali rispetto a due mesi fa. Diciamo che la confusione mentale di Bersani e Vendola (Monti si, Monti no, patrimoniale si, patrimoniale no) sta dando i suoi frutti.

Al secondo posto troviamo la coalizione di centrodestra che si attesta al 27, 2 % con PDL in crescita (segno che la propaganda berlusconiana funziona ancora ma non certo come un tempo) e Lega in decrescita. L’effetto propaganda durerà poco e non credo il centrodestra possa andare oltre queste percentuali.

Al terzo posto, M5S e Rivoluzione Civile al 22, 2 %, questo è il dato piu’ significativo perché entrambi i movimenti sono in forte crescita. Non faranno alleanze pre-elettorali ma chi puo’ negare che i futuri parlamentari di questi due schieramenti abbiano programmi e idee piu’ similari rispetto ai programmi e alle idee dei futuri parlamentari degli schieramenti delle altre coalizioni ? Io credo che in Parlamento si troveranno d’accordo.

In ultima posizione Monti e il suo eterogeneo gruppo di sostenitori: 13, 7 %.  Che dire di Monti, corteggiato da tutti, sostenuto e finanziato dalle famiglie piu’ potenti d’Italia e sorretto dai poteri forti europei e mondiali vale poco o nulla rispetto alle aspettative: l’ombrello nel deretano, qualche volta, torna indietro.

Visti i numeri e le agende simili, mi sorge una domanda: perché Bersani non chiede il voto utile a Monti anziché chiedere la desistenza ad un partito il cui programma politico non c’azzecca niente (come direbbe Di Pietro) con il programma del PD ? Rivoluzione Civile chiede l’abrogazione della riforma Fornero sulle pensioni, il PD, dopo averla votata, la sostiene chiedendo solo una correzione sugli esodati. RC è contro il fiscal compact, il PD è a favore. RC è no Tav, PD si Tav. RC è per il ripristino dell’art. 18 , il PD non sa piu’ nemmeno cosa sia. Per il resto, siccome l’elenco delle differenze è lunghetto, vi invito a leggere i programmi di questi due partiti per scoprire le inconciliabili differenze, in nome delle quali ogni qualsiasi forma di desistenza sarebbe un gravissimo affronto nei confronti di un Popolo che crede sempre nei valori della Sinistra, quella per davvero e non surrogati

 Gio’ Chianta

MONTI

Pubblicato in: CRONACA

SUL ” VOTO UTILE ”, QUALCHE PRECISAZIONE…


Continuano sempre piu’ forti le proteste a sx ( e anche su questo blog ) per un presunto accordo bipartisan tra PD e PDL riguardo al ” voto utile”, chiesto sia da Berlusconi che da Bersani ( e aggiungo anche da Monti ). Credo che un po’ di chiarezza sia doverosa e spero chiarificatrice. Il PD ( e parlo da simpatizzante e da iscritto ma come sapete abbastanza critico quando le cose non vengono fatte per il verso giusto ) non vuole zittire nessuno, ne’ il Movimento Arancione di Ingroia ne’ altri partiti di sinistra !! Semplicemente dobbiamo essere realisti e la realta’ e’ che con questa Legge Elettorale porcata si rischia di riconsegnare il Paese alla coalizione PDL – Lega , se non alla Camera perlomeno al Senato, con tutti i problemi di impasse che ci saranno sempre e che non potranno essere superati se non con nuove elezioni. Qui il problema non e’ VOTARE IL PD E SEL O UN ALTRO PARTITO FUORI DALLA COALIZIONE DI CSX ma RICONSEGNARE IL PAESE NELLE MANI DI BERLUSCONI : ecco quale e’ la vera realta’. Naturalmente Berlusconi fa’ il medesimo discorso ma invertendo i ruoli. Ecco la vera ragione di questa ” desistenza ” al voto invocata da Bersani. Essere di sx non vuol dire solo non essere di dx ma anche capire quale e’ la vera realta’ delle cose e fare anche scelte che non ci piacciono. Certamente dopo il voto si potranno avere nuove alleanze…il PD e’ apertissimo a nuove idee e proposte : pero’ in politica contano i numeri e non solo le idee. Quindi se un domani la coalizione berlusconiana avra’ la prevalenza non date la colpa al PD….vi piaccia’ o no, sara’  anche per colpa vostra !!!

Gianluca Bellentani

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Pubblicato in: politica

“Voto utile” = ennesino inciucio bipartisan.


Che cos’è il voto utile nel linguaggio della politica italiana della seconda Repubblica ?

Il voto utile è quel voto dato dagli indecisi oppure dagli elettori dei piccoli partiti ai partiti piu’ grandi: un partito di Centrodestra ed uno di Centrosinistra. In questo modo i voti non si disperdono ma confluiscono in questi grandi partiti consentendo loro di essere o forza di  governo o prima forza di opposizione.

Che cos’è per PDL e PD il voto utile ?

Per Berlusconi il voto utile è quel voto dato al PDL o al PD: “Meglio votare il Pd che il “centrino’”.

Per Letta il voto utile è quel voto dato al PD o al PDL: “Preferisco che i voti vadano al Pdl piuttosto che disperdersi verso Grillo“.

Non ci sarebbe nessun problema se il Letta sopra citato facesse di nome Gianni e non Enrico, se fosse il braccio destro di Berlusconi e non di Bersani. Insomma, usando impropriamente la proprietà commutativa, potremmo dire che cambiando l’ordine degli addenti (nel nostro caso PD e PDL) il risultato non cambia. E’ chiaro che questo risultato va benissimo ai beneficiari del voto utile non potremmo dire la stessa cosa (visti i risultati delle politiche messe in campo da due partiti piu’ votati del Centrodestra e del Centrosinistra nell’ultimo ventennio) per i “donatori” del voto utile. 

Allora, che cos’è davvero il voto utile nel linguaggio della politica ? 

Traduzione dal politichese all’italiano: e’ un punto fondamentale della propaganda politica, viene utilizzato per continuare a garantire ai soliti partiti, ancora per molte legislature, un ruolo di primo piano o come forza di governo o come primo partito di opposizione. Questi partiti faranno finta di farsi opposizione ma in realtà lavoreranno per fare il modo che l’altro resti politicamente in vita: in nome di questa prassi occulta, ad esempio, vennero buttate nel cestino leggi sul conflitto di interesse già scritte e pronte per l’iter parlamentare oppure vennero salvaguardate determinate aziende.

In questo scenario i piccoli partiti non devono esistere, alcuni verranno inglobati e ai loro capi verrà tappata la bocca con qualche poltrona di rilievo. Coloro che non cedono devono essere distrutti politicamente dalla propaganda mediatica.

Facciamo qualche esempio. Monti rappresenta il terzo incomodo per PDL e PD e questi due partiti attuano due strategie completamente diverse per azzopparlo: Berlusconi, dopo averlo fintamente corteggiato, non perde occasione per ricordare tutta la mala politica montiana fingendo di dimenticarsi che Monti ha ereditato dal governo Berlusconi molte norme approvate poi dal governo tecnico e che le restanti hanno avuto il pieno appoggio da parte del PDL. Bersani corteggia Monti e non perde occasione per rinnovargli l’invito a collaborare con il PD.  Se Monti entrasse a far parte del PD il sogno terzo polista del professore rimarrebbe tale poiché il terzo polo ha un senso solo se vive in completa indipendenza dagli altri due poli.

Sul M5S c’è poco da dire, PDL e PD cercano di distruggerlo politicamente sin dalla sua nascita cercando di ridicolizzarlo, mettendo (mediaticamente) in evidenza i difetti (pochi)  e occultando i meriti (molti).

Berlusconi sta cercando di distruggere Rivoluzione Civile seguendo lo stesso copione che ha utilizzato fin dal 1994: mette in scena per l’ennesima volta l’eterna lotta tra il partito dei garantisti (leggasi inquisiti, indagati e condannati) e il partito dei giustizialisti (leggasi ex magistrati che vorrebbero far rispettare le leggi anche nelle vesti di politico). Bersani invece invita Rivoluzione Civile alla desistenza nelle Regioni decisive per il Senato ma visto che il suo invito verrà declinato punterà proprio sulla campagna propagandistica del voto utile per convincere gli indecisi a non votare Ingroia.

Quindi, che cos’è davvero il voto utile per i cittadini della Repubblica italiana ?

E’ quel voto dato a quel partito o movimento che rappresenta nel migliore dei modi possibile il vostro personalissimo programma politico. Tutto il resto è propaganda elettorale, non fatevi infinocchiare ancora una volta.

Gio’ Chianta

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Pubblicato in: berlusconeide, cose da PDL, cultura, opinioni, politica

MANUALE DI DEBERLUSCONIZZAZIONE


Silvio-Berlusconidi Oliviero Beha – 15 gennaio 2013

Per mettere la scritta “Paese deberlusconizzato” ai confini dell’Italia bisogna cambiare marcia e sistema: in questi vent’anni anche gli avversari politici sono stati complementari a Berlusconi. I media? Vendono e basta. Sono corresponsabili di questo pasticcio

Grazie alle innumerevoli comparsate televisive, Berlusconi è tornato a guadagnare consensi e sembra, secondo i sondaggi, aver ottenuto un significativo balzo in avanti nelle intenzioni di voto degli Italiani. Ma com’è possibile? Un uomo, un politico, che ha segnato per 20 anni la storia e la società italiane, la cui impresa personale sembrava inesorabilente avviata al declino, è invece tornato popolare e pronto a battersi, potendo contare su un qualche successo, nell’agone elettorale.
L’Italia dunque non riesce a fare a meno di Berlusconi? E come fare, dove trovare gli strumenti per deberlusconizzarla? Lo abbiamo chiesto a Oliviero Beha, che sul fenomeno della “berlusconizzazione” del Paese ha argomentato largamente nel libro “Il culo e lo Stivale”, di recente pubblicato da Chiarelettere.

Berlusconi fa il giro delle trasmissioni televisive e in pochi giorni guadagna punti percentuali importanti nei sondaggi, attestandosi addirittura primo in Lombardia con la Lega. Qual è la responsabilità dei cittadini in tutto questo? Sembra impossibile fare un esercizio di memoria collettiva?

“Certamente il rischio che Berlusconi, che sta guadagnando consensi, torni a galla, com’è già di fatto accaduto, c’è ed è concreto. Questo dipende da un Paese senza memoria, un Paese berlusconizzato, e da un sistema paludoso, la cosiddetta palude dove il caimano ha ricominciato a sguazzare, anche se stancamente, anche se dicendo continuamente un serie di corbellerie, di menzogne, perché sembra che tutto il teatrino non possa fare a meno di Berlusconi, sebbene non dichiaratamente. Mi allaccio all’ultima sceneggiata televisiva e alle tante sceneggiate televisive di Berlusconi: dai loro comportamenti, sembra che i politici non riescano a fare politica senza l’impresario principe dello spettacolo italiano, e quindi fanno oggettivamente il suo gioco.
Dire a Berlusconi: ‘Guarda hai fatto questo, questo e quest’altro’ e poi farsi ridere in faccia in televisione, significa che per la memoria incongrua e praticamente inesistente del pubblico italiano, (non sto parlando dell’opinione pubblica, perché il Paese è fatto di pubblico, purtroppo, non abbastanza, di opinione pubblica) la risata, lo sghignazzo di Berlusconi arriva più forte e chiaro delle eventuali domande sulle sue nefandezze.
In questa condizione si fa il gioco di Berlusconi.”

Lei ha proposto che il suo libro, “Il culo e lo Stivale” (Chiarelettere, 2012), possa rappresentare una sorta di manule di deberlusconizzazione…

Il culo e lo Stivale è un libro di qualche mese fa, scritto in un periodo in cui sembrava che Berlusconi fosse scomparso dai radar della politica italiana. Io comunque all’epoca, quando ho scritto il libro e adesso che ne parliamo, non mi sono mai riferito unicamente al Berlusconi della politica, ma mi riferivo alla berlusconizzazione di un paese, un paese che ha perso valori, che non riconosce più gerarchie di importanza, è un discorso apparentemente generico, ma chiunque può fare i conti con se stesso e stabilire se mi sbaglio o meno. Dunque, in questa berlusconizzazione, fenomeno che descrivo lungamente nel libro, ci sono tutti i crismi di un paese alla rovina.
Allora come fare per deberlusconizzare l’Italia? Come si denuclearizzano i Comuni, su molti dei quali campeggia la scritta Comune denuclearizzato, ecco, per mettere la scritta Paese deberlusconizzato ai confini dell’Italia bisogna cambiare assolutamente marcia e sistema, ma bisogna volerlo fare, perché in questi venti anni gli avversari di Berlusconi sono stati complementari a Berlusconi! Certo, da un’altra parte, da sinistra, perché è sempre sembrato molto più nobile essere dalla parte degli avversari di Berlusconi piuttosto che dalla sua parte, ma insieme, complementarmente, hanno combinato questo pasticcio.
Io da tanti anni ormai me la prendo con la sinistra onomatopeica, che in Italia è la sinistra a cui fa piacere sentirsi chiamare e autodefinirsi sinistra. È il suono onomatopeico, sinistra suona meglio che destra, ecco, in un Paese così Berlusconi fa quello che gli pare.”

C’è anche una responsabilità dei media, con la loro attenzione, diciamo così, assidua (e talora accondiscendente) nella resurrezione di Berlusconi?

“Si, e glielo dimostro con una battuta, anche se naturalmente il discorso potrebbe essere molto più lungo e approfondito. I media dovrebbero lavorare di partenza su un altro binario, quello del servizio, per cui uno dà informazioni e dunque realizza un prodotto, una merce, che poi tenta di vendere, perché diversamente questo prodotto (l’informazione) non circolerebbe. Qual è la differenza tra media informativi e una salumeria? Che la salumeria non dà un servizio, dà solo una merce, mentre invece un giornale dovrebbe essere un servizio che però è anche merce.
Partendo da questo presupposto, se noi prendiamo per buono il discorso su servizio e merce e ci accorgiamo che i media ormai da tempo non offrono più un servizio, ma vendono quasi esclusivamente merce, ecco che troviamo i media sullo stesso terreno di Berlusconi, che è un venditore nato. Quindi, i media venditori di una merce, si sposano perfettamente a Berlusconi venditore di un’altra merce, e le merci coincidono sullo stesso piano. Ecco perché i media hanno una grande responsabilità.”

fonte:  http://www.cadoinpiedi.it/2013/01/15/manuale_di_deberlusconizzazione.html#anchor

Pubblicato in: CRONACA

Virus 5 stelle: Consigli per farsi influenzare.


 

 

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Un virus che si diffonde e non fa ammalare
Ecco spiegato , in poche e semplici parole, cosa è il movimento 5 stelle. Ci vorrà ancora del tempo, forse anni, ma il cambiamento è iniziato. Perché questo è il vero obiettivo del movimento di Beppe Grillo. Chi dice il contrario, finge di non voler capire. Era l’ottobre 2012 , quando i consiglieri regionali del movimento 5 stelle, Giovanni Favia ( era ancora 5 stelle) e Andrea DeFranceschi, acquisirono le carte della Regione Emilia-Romagna e le consegnarono alla Guardia di Finanza. Da lì , la Procura di Bologna, aprì un’inchiesta che porto a processo Alberto Vecchi, consigliere regionale del PDL e fece finire sulla graticola anche Matteo Richetti, presidente del consiglio regionale dell’Emilia Romagna (Pd). Forse è la prima volta, che accade una cosa del genere. I due consiglieri 5 stelle dissero : “ siamo pubblici ufficiali d è nostro dovere collaborare con gli inquirenti”. Ma tornado ai giorni nostri, scorrendo la home di facebook, una notizia suscita la mia attenzione. L’assessore alle attività produttive della Regione Siciliana, Linda Vancheri, annuncia che restituirà parte della sua indennità per metterla al disposizione del fondo che verrà istituito per il micro-credito a favore delle piccole imprese. Pochi giorni fa, precisamente il 9 gennaio, i 15 deputati del 5 stelle all’Ars hanno restituito oltre la metà della loro stipendio, precisamente 123.495 € pari al 70,2% della somma iniziale. Questa somma sarà destinata al fondo regionale per le piccole e medie imprese. Ripetendo la pratica ogni mese, in un anno il Fondo per il Microcredito «5 Stelle» raccoglierà quasi 1 milione e mezzo di euro. Dite che l’annuncio di Vancheri è solo pura coincidenza o l’assessore sta seguendo il solco tracciato dai 5 stelle ? Come direbbe Quelo, “la seconda che hai detto”. D’altra parte i tentativi di farsi influenzare virus 5 stelle sono innumerevoli. Ma visti i risultati scarsi, farò un elenco dei consigli da seguire per beccarsi la febbre a 5 stelle :

1- Cittadini Incensurati. I candidati del Movimento 5 Stelle hanno la Fedina Penale pulita:  Non sono ammesse eccezioni per i c.d impresentabili che posseggono pacchetti di voti.

2- Politica a costo zero. Ovvero rifiuto dei rimborsi elettorali ed autoriduzione dello stipendio. Non c’è bisogno di fare una legge, basta un assegno.

3- Limite di due mandati. Non sono ammesse proroghe per i dirigenti. ( a proposito quest’ultimi non esistono, ma non voglio chiedere troppo)

4- Primarie per i candidati. Nel MoVimento 5 Stelle le primarie sono totali, non esistono quote riservate.

Provare per credere.

 

Francesco Migliore.

Pubblicato in: diritti

Il primo miracolo di Monti: mette insieme “l’omo” e la sua “fobica”.


 Alessio De Giorgi, direttore di Gay.it, ex Presidente Regionale di Arcigay e promotore di numerose iniziative contro le discriminazioni per orientamento sessuale ed identità di genere.

Paola Binetti, numeraria dell’Opus Dei, fondatrice dei Teodem. Alcune sue affermazioni sull’omosessualità:

“Non voterò nessuna normativa giuridica a tutela delle coppie gay”

 “L’omosessualità è una devianza della personalità”

“Ho spiegato che tendenze gay fortemente radicate possono portare alla pedofilia”.

“Per come era formulata la legge (legge sull’omofobia, ndr) le mie opinioni sull’omosessualità, e quelle di tante altre persone, potevano essere individuate come un reato”

I sani di mente penserebbero che i due non hanno nulla in comune, vi sbagliate.

Entrambi hanno abbandonato il PD, De Giorgi perché  “Se avesse vinto Matteo Renzi,  Berlusconi non sarebbe sceso in campo…Adesso il quadro politico è diverso”. Binetti perché appoggiando il Pd la candidatura di Emma Bonino alla Presidenza della Regione Lazio “ha fallito nell’affermare certi valori e principi.

I due faranno parte della stessa coalizione, De Giorgi è candidato nella Lista Monti, Binetti con l’UDC.

Che dire, è proprio vero che in politica, la logica, è la puttana di tutti”.

resizer

Pubblicato in: Rivoluzione Civile

Caro vendoliano, da che parte stai ?


Tutti i piddini e molti vendoliani affermano che votare per PD e SEL sarebbe “utile” mentre votare Rivoluzione Civile sarebbe un favore a Monti e a Berlusconi poiché farebbe disperdere molti voti.

Pur non condividendo la tesi dei piddini capisco che non potrebbero dire altrimenti mentre non capisco perché i vendoliani dicano certe cose, pur non credendoci nemmeno loro, e soprattutto perché stiano con il PD e non con Rivoluzione Civile essendo il loro programma, le loro idee e il loro background culturale  vicini a Rivoluzione Civile e lontani dal PD.

Mi permetto di dire due cose ai molti amici vendoliani. Primo:  l’elettorato di  Rivoluzione Civile è rappresentato dagli elettori dei partiti e dei movimenti che credono in questo nuovo progetto politico e da quei cittadini che non voterebbero Monti, Berlusconi o Bersani nemmeno se sottoposti a tortura, quindi, il voto dato a Rivoluzione civile è utile perchè sottratto all’astensione.   Secondo: pare che in nome di qualche posto al governo Vendola e i suoi  si siano già dimenticati che il PD ha governato con il PDL, prima in maniera occulta (gli inciuci di D’Alema, Violante e soci sono notori) e poi palesemente (appoggiando entrambi Monti e le sue riforme: lavoro, pensioni, Imu e via dicendo)  che Bersani un giorno si e l’altro pure dichiara tutto il suo desiderio nel voler coinvolgere Monti nel suo governo e che sempre Bersani ha piu’ volte detto che l’agenda Monti è in gran parte condivisa dal PD.

 Certamente, non è e non sarà mai Rivoluzione Civile a favorire Monti e Berlusconi, il nostro programma mira proprio a cercare di porre rimedio alle politiche berlusconiane prima e montiane poi.  

Noi non ci siamo mai mossi, perchè riteniamo di stare dalla parte giusta e tu, caro amico vendoliano, da che parte stai ? Riflettici bene… 

Gio’ Chianta

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Pubblicato in: berlusconeide

Mai parlare di Berlusconi con Berlusconi


Si potrebbero dire tante cose sulla partecipazione di Berlusconi a Servizio Pubblico, dal momento che ne sono state dette già tante, io ne dico una sola che spero valga come regola generale.

 Bisogna parlare il meno possibile di Berlusconi ma soprattutto mai parlare di Berlusconi con Berlusconi perché Silvio è il migliore teleimbonitore che il nostro Paese abbia mai avuto e per citare la prima legge di Hammond Mai discutere con un idiota: ti trascina al suo livello e poi ti batte con l’esperienza.

Basterebbe così poco per non resuscitare i morti viventi…

Gio’ Chianta

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Pubblicato in: CRONACA

Chi sono i veri fascisti ?


Oggi le Home dei social network sono intasati dai commenti sulla partecipazione di Berlusconi da Santoro e dalla c.d apertura di Grillo a Casa Pound. Per chi non conoscesse questa ultima associazione, essa è un associazione nata dopo l’occupazione di uno stabile nel rione romano Esquilino. I militanti di Casa Pound amano definirsi: “ Fascisti del terzo millennio”. Tra le loro attività c’è quella di prendersi a cinghiate durante i concerti al grido di :”cinghiamattanza”. (Non è una battuta). Ma oltre ai lividi e alla scomparsa della voce, fanno anche qualcosa di più serio. Famoso il progetto di legge “mutua sociale” come risposta all’emergenza abitativa che coinvolge numerosi cittadini. Tra il suo programma c’è anche la nazionalizzazione delle banche e la creazione di un fondo di micro-credito per le imprese. Tutta roba condivisibile ( tranne le auto cinghiate s’intende).

Rifacendosi al fascismo, Casa Pound è stata spesso oggetto di critica. Ieri, il quotidiano diretto da De Benedetti ha mandato in onda un video tagliato dal titolo “Beppe Grillo apre a casa POUND”. Basta vedersi il video integrale dell’intervento per capire che è stata riporta una falsa notizia. Il video, cliccatissimo , in rete riprende il confronto, dinanzi al portone del Viminale in occasione della presentazione dei simboli, tra il portavoce del Movimento 5 Stelle e Simone Di Stefano, vicepresidente di Casapound e candidato alla presidenza per la Regione Lazio. Quale miglior occasione gettare inutile fango? Cosa dice Beppe grillo nel video ? Afferma che ci sono punti di contatto tra i due movimenti sottolineando che non è di sua competenza impegnarsi in una lotta antifascista e confermando che, essendo il suo un movimento ecumenico, qualora qualcuno di Casapound volesse e possedesse i requisiti, le porte del Movimento 5 Stelle sono aperte. Il M5S non ha pregiudiziali nei confronti delle persone. Niente di nuovo. Ma in clima di elezioni tutto fa brodo. Quali sarebbero questi punti di contatto tra Grillo e Casa Pound ? Banca di Stato, credito alle micro imprese reddito di cittadinanza, gestione pubblica dell’energia, finanziamenti alla scuola pubblica. Tutti argomenti che la c.d sinistra ha dimenticato da tempo. Addirittura , sulla nazionalizzazione delle banche, la c.d sinistra è stata sorpassata anche da Giulio Tremonti. Questi non sono mica temi da destra o sinistra. Si può non essere d’accordo con i finanziamenti alla scuola pubblica, ma restano un confronto civile. Credere in questi obiettivi significa essere fascisti? Non diciamo idiozie. La stampa non è nuova a questo tipo di attacchi che cercano di trasformare un comico in un fascista. Ricorderete sicuramente l’articolo de Il giornale che riportava la fotografia di Grillo vestito da gerarca fascista.

 

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Ma esattamente cosa vuol dire fascismo ? Sandro Pertini diceva che il fascismo è : “ l’antitesi della fede politica, perché opprime tutti coloro che la pensano diversamente”. Prendendo spunto da quest’ultima frase, vorrei ricordare cosa hanno fatto i vari partiti per ostacolare il successo del movimento 5 stelle.

Dapprima hanno cercato di modificare la legge elettorale prima stabilendo la soglia del 42,5% come tetto per il premio di maggioranza tanto che Rutelli e Schifani dissero : “ Dobbiamo evitare che si prenda tutto Grillo”, poi l’emendamento di Enzo Bianco e Malan il quale prevedeva che “insieme ai simboli delle forze politiche siano depositate le copie degli statuti”, cosa che il 5 stelle non ha. Oggi è arrivato l’altro attacco, il più becero forse. Stamattina un contrassegno identico al logo del 5 stelle è stato depositato prima. Due contrassegni identici non possono coesistere. Qualora il ministero dell’ interno non dovesse ritenere di voler tutelare un simbolo che rappresenta centinaia di migliaia di cittadini , potrebbe imporre al movimento di modificare il logo .

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Attenzione le firme raccolte sarebbero valide, ma creerà  confusione e disorientamento tra gli elettori.
Visto e considerato che il fascismo tende ad opprimere ogni forma di opposizione, mi domando : chi sono i veri fascisti ?

 

Francesco Migliore.

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Sulla partecipazione di Berlusconi a Servizio Pubblico.


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Doveva essere lo scontro finale, il duello che da tempo tutti noi aspettavamo e per certi versi è andata proprio così. La prima parte del programma era interessante, dibattito vero con contradditorio serio. I più radicali si aspettavano qualche domanda sui processi o magari un atteggiamento più duro da parte di Santoro e Travaglio che avrebbe generato la cagnara da grande fratello. Alla fine sono stati accontentai , infatti , sebbene la puntata fosse iniziata con una stretta di mano è finita in “rissa”. Berlusconi , per più di vent’anni, ha diviso l’Italia, da una parte quelli che lo amavano dall’altra quelli che lo odiavano. E’ riuscito in una impresa davvero difficile : annullare, nella percezione collettiva, tutte le figure terze e a trascinarle in questo giochino “destra o sinistra” , “ Berlusconiano anti-berlusconiano”. Continua a farlo. Infatti , anche in questo caso, ognuno guarda le cose che vuole guardare e capisce ciò che vuole capire. Non a caso sul web si è scatenata la discussione su chi ha vinto il duello. Cerchiamo di analizzare la puntata di ieri sera, ma facciamolo in modo serio e oggettivo. Senza scendere nel giochino Berlusconiano della divisione.

Innanzitutto , bisogna dare atto al Cavaliere di Arcore che, piaccia o no, ha già dimostrato di avere enorme coraggio, di saper accettare le sfide più difficili, di scendere anche nella tana del leone, cosa che Mario Monti, per fare un esempio, non ha mai accettato di fare. Solo coraggio ? No, anche strategia elettorale. Berlusconi deve recuperare un distacco incolmabile e deve pareggiare al senato. Come spesso ci ha dimostrato, ogni qualvolta era spacciato, in qualche modo riusciva a risalire nei sondaggi. Di solito ci ha sempre pensato il PD a salvarlo dalla fine. Questa volta invece, sta conducendo la battaglia da solo. Sa benissimo che la Lega non conta più di tanto, come contano poco Miccichè e La Russa. Quindi occorre giocare il tutto per tutto. La partecipazione di Berlusconi nel programma di Santoro, va letta in questa chiave.

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Iniziata la puntata , Berlusconi stringe la mano ai suoi due avversari poi ascolta con strana pazienza il monologo iniziale di Santoro. La trasmissione ci sta un po’ a decollare. Passati circa 30 mininuti, i toni si accendano. Gli italiani alzano il volume del televisore. Infatti , terminato il servizio sulla crisi , Berlusconi inizia ad attaccare subito Monti. Perché, per chi non l’avesse ancora capito, l’ obiettivo è attaccare Monti , usando come spalla Santoro. Nei suoi discorsi non c’è neanche un riferimento a Bersani, infatti sa benissimo che essendo a Servizio Pubblico, è difficile cercare di portar via voti al PD. Continua i suoi interventi rispondendo alle provocazioni e punge, spesso scherza. L’errore di Santoro è stato proprio questo:  Impostare il programma sulla simpatia. Non puoi fare sorrisi e battute con uno come Berlusconi il quale essendo un esperto in questo campo, è ovvio che avrà la meglio. Berlusconi sembra proprio dominare la scena, ma arrivati agli argomenti più seri, ecco che il cavaliere di Arcore comincia a vacillare. Sull’Imu dice : “ Sono stato costretto a votarla”. E per mancanza di contrattacco da parte di Santoro, B. riesce a rispondere a questa domanda. Il dibattito si sposta sul “ complotto “ europeo ai danni dell’Italia. Essendo un argomento serio, Berlusconi vacilla anche qui e confonde la Deutsche Bank con la Bundesbank . Imperdonabile l’errore di Giulia Innocenzi che durante il suo intervento , inconsapevolmente ( o forse si ) presenta Berlusconi come il salvatore della patria dalle grinfie del Fondo Monetario Internazionale.
Si prosegue. Santoro manda il video che mostra Berlusconi al telefono e la Merkel infastidita. Mr Mi consenta giustifica l’accaduto dicendo : “ Ero al telefono con Erdogan (il premier turco)”. Grosse sono le figuracce che fa Berlusconi. E su facebook si scatena l’ironia e lo sfottò di molti. Ridicolo, Pagliaccio , Buffone. Purtroppo coloro che scrivono queste idiozie non sembrano capire che le figuracce sono state tutte studiate a tavolino. Berlusconi è un esperto di marketing. Vende aria fritta e la sa vendere bene. Per fare un esempio ? Verso la conclusione del programma, Berlusconi si siede nella scrivania dove di solito siede Travaglio, e con un primo piano che sembrava il discorso di fine anno, legge una lettera scritta dai suoi servi e indirizzata a Travaglio. E’ questa la goccia che fa traboccare il vaso. Berlusconi inizia infatti a elencare i processi civili di Travaglio, presentandoli come processi penali. Ovviamente Berlusconi è a conoscenza della differenza tra processo civile e penale, ed è anche a conoscenza della figuraccia che sta facendo. Si dice il fine giustifica i mezzi, e in questo caso il fine è quello di risvegliare l’elettore Berlusconiano medio. Quello che si berrebbe qualsiasi cazzata. Quello che la domenica guarda Barbara D’Urso per capirci. Provate a immaginare per un attimo la reazione dell’elettore berlusconiano medio che vede Berlusconi nella tana del lupo dare del condannato in faccia a Travaglio. Avrà avuto un orgasmo sicuramente. Provate a immaginare l’elettore Berlusconiano medio, quando Berlusconi dopo aver finito il suo show , si dirige verso la sedia dove era seduto Travaglio e con voce dura , intima al giornalista di alzarsi, pulendo la sedia con un fazzolettino. Vero teatro.

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Ma che ha il suo effetto nei sondaggi. Aumenteranno. Teoricamente dovrebbero essere le intenzioni di voto dei pochi Berlusconiani duri e puri che dormivano da novembre scorso, ma temo che gli italiani , essendo un popolo senza memoria, nel giro di un anno e mezzo si siano dimenticati tutto. Ci siamo forse dimenticati che il mondo ci rideva dietro? Ci siamo dimenticati i bunga bunga, le leggi ad personam , i gheddafi, i Bertolaso,i Cosentino, i Dell’Utri, stallieri, tangenti, L’Aquila, la scuola Diaz , la scuola in generale . Concludendo, sarei disposto anch’io a chiamarlo pareggio, ma considerando il contesto , Berlusconi ne esce vittorioso. Come era previsto d’altronde.
La partecipazione di Berlusconi a Servizio Pubblico è frutto di numerose trattative e taciti accordi. Non parlare di processi, di Ruby, e conoscendo Berlusconi, avrà messo anche il veto sulla partecipazioni di eventuali giornalisti. Tutti si aspettavano un Mentana o un Gianantonio Stella. Bastava inoltre la partecipazione alla puntata di economisti del calibro di Brancaccio il quale nel suo blog si domanda il motivo per cui a Berlusconi non è stato chiesto il motivo per cui lui (Mr.B) ha intrapreso “una tremenda accelerazione ai processi di precarizzazione del mercato del lavoro italiano” , “per aver contribuito più di altri al depotenziamento della contrattazione nazionale sui salari” e ancora “per avere ridotto la politica industriale nazionale a una scassata congerie di prebende, lassismo fiscale, riduzione dei controlli sulla sicurezza del lavoro”. Queste poche domande avrebbero messo al muro Berlusconi, ma purtroppo non è andata cosi. Santoro si sarebbe giocato la partecipazione del Caimano alla puntata.
Infine, voglio fare una piccola riflessione. La diatriba su chi ha vinto il duello Santoro- Berlusconi, può interessare a me e ai tanti malati di politica che affollano le home di facebook. Ma alla povera gente, cosa può importare di tutto questo ? Cosa può importare agli operai in cassa-integrazione, agli studenti precari che non avranno ne un lavoro ne una pensione, alle mogli e ai figli degli imprenditori morti suicidi ? Quello che colpisce in questa campagna elettorale appena iniziata è la mancanza di proposte e programmi. Si parla solo di accordi pre e post-elezioni, accordi per la presidenza della Lombardia, liste , primarie fatte mancate e non rispettate. Volete vincere le elezioni ? Vi do un consiglio : Cangiati discu !

Francesco Migliore.

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NIENTE DI NUOVO SOTTO IL CIELO PADANO…


L’ Epifania, che tutta le feste se le porta via, quest’ anno invece ci ha portato qualcosa : l’ alleanza tra il PDL di Berlusconi e la Lega Nord di Maroni. Era gia’ tutto previsto pero’, in cuor nostro, non volevamo crederci. E’ come quando nasci e sai che l’ unica certezza che avrai sara’ quella di morire ma al tempo stesso pensi in cuor tuo che questo non accadra’ mai o perlomeno il piu’ tardi possibile. Stupisce invece che ( permettemi il gioco di parole ) la gente si stupisca di questo accordo . Certamente sino alla sera prima tutti i vertici leghisti urlavano ” Mai piu’ con Berlusconi ”. Salvini intervistato minacciava scissioni e invece…..tutto come da copione. Niente di nuovo sotto il cielo padano ! Perche’ questo accordo che la base leghista non vuole assolutamente ? Per un motivo molto semplice : LA LEGA NORD NON PUO’ ESISTERE SENZA IL SOSTEGNO DI BERLUSCONI. Quale partito minimamente costituzionalista si allineerebbe con chi ha come obiettivo lo smembramento del Paese ? Chi andrebbe a braccetto con un partito che parla di un fantomatico stato indipendente e sovrano ? Che ha come slogan la frase ” NOI CE L’ABBIAMO DURO.. ” , molto piu’ adatto al partito del Viagra ? Che liquida la questione immigrati con un laconico ” FORA DI BALL ” ? Solo Berlusconi, che se ne serve per avere i voti necessari. I due, PDL e Lega, sono come il cieco e il paraplegico che hanno bisogno l’uno dell’ altro ma che sono sempre pronti a mollarsi alla prima occasione. Patetico il teatrino che e’ seguito a questa dichiarazione di alleanza ; Tremonti premier e Berlusconi Ministro dell’ economia, proprio i due che non si sono mai potuti vedere. Il falso diktat di Maroni che parla di accordo solo nel caso di una investitura a premier di Alfano, l’ uomo paravento del Cavaliere. Sara’ una alleanza che durera’ sino alle elezioni e poi, quando i risultati saranno noti e la loro coalizione sconfitta, ognuno per la sua strada, insultandosi a vicenda per l’ insuccesso ottenuto. Ecco la verita’ , nuda e cruda…. E non saranno le radiazioni di Belsito e della ” Nera ” a cambiare le cose ne’ le dimissioni di U. Bossi e del ” Trota ” a cambiarne la sostanza. Alle favole di tessere strappate e di insulti ai dirigenti nessuno crede piu’. Piaccia o no, la Lega non puo’ avere alcuno spazio nel panorama politico italiano senza l’ aiuto politico e soprattutto economico di Berlusconi. Voi leghisti, che parlate di ” Sud mafioso ” quando la criminalita’ organizzata e’ molto piu’ presente al nord che in meridone. Voi, che ” Roma Ladrona ” quando ogni giorno si scoprono nuovi scandali di tangenti e ruberie di danaro pubblico, questo accordo non siete nelle condizioni di rifiutarlo . Vi piaccia o no ……..VE DOVETE ADATTA’ !!

Gianluca Bellentani

fido

Pubblicato in: antifascismo, cose da PDL, CRONACA, libertà, magistratura, razzismo

La Svastica Sul Busto


manja-448x180Se si leggono le dichiarazioni dei dirigenti della Pro Patria e del sindaco di Busto Arsizio, i cori razzisti del 3 gennaio contro Kevin Boateng e i giocatori di colore del Milan sembrano dei fulmini saettati inspiegabilmente da un cielo limpidissimo. La narrativa post-incidente si è infatti concentrata sui Quattro Deficienti Allo Stadio Che Hanno Rovinato Tutto e infangato un’oasi pacifica e civile.

Danilo Castiglioni, dirigente del club dei tifosi della Pro Patria, ha detto: «Quello avvenuto ieri è stato un episodio inqualificabile e spero che i quattro deficienti autori dei cori vengano individuati e puniti come meritano». E ancora: «Gli autori dei cori non fanno parte del tifo organizzato della Pro Patria, non penso siano persone che frequentano abitualmente lo stadio». Opinione condivisa anche da un tifoso del Pro Patria Club: «È un gesto da condannare. Gli autori dei cori non fanno parte dei gruppi di tifosi abituali, ma con il loro gesto hanno messo in cattiva luce tutta la città».

Il patron della Pro Patria, Pietro Vavassori, si è sintonizzato sulla stessa linea d’onda: «Innanzitutto preciso che sono stati isolati quei signori che hanno fatto cori razzisti e non sono ultras della Pro Patria: sono persone che non vediamo mai allo stadio, persone che hanno utilizzato questo grande evento per rovinare la festa a tutti, che hanno rovinato la partita contro una delle squadra più prestigiose al mondo».

E Boateng? In fondo, il giocatore del Milan poteva essere più flessibile: doveva stare muto, non frignare, non scagliare la palla in tribuna a «200 all’ora» e continuare a giocare. Il sindaco di Busto Arsizio, Gianluigi Farioli (Pdl), si è lamentato della scarsa professionalità di arbitro e giocatori: «Se questi professionisti avessero svolto il loro ruolo non sarebbe stata rovinata una festa che a quel punto non poteva più continuare. Boateng ha tirato il pallone a 200 all’ora su di un tifoso, e sappiamo tutti che un fallo di reazione di un professionista è sanzionato molto peggio rispetto a un fallo di gioco e che in qualunque altro stadio d’Italia sarebbe stato espulso. Ma se fosse stato al Bernabeu o a San Siro non avrebbe avuto questa reazione impropria». Già.

Il deputato leghista Marco Reguzzoni ha scritto su Facebook:

Boateng lancia a 200 all’ora la palla su un tifoso perchè infastidito da “buuu” e cori sulla fidanzata. Tutta l’informazione contro il razzismo di Busto ??!! Ma quale razzismo, è il gesto di una “mammoletta” che guadagna milioni l’anno e non sa fare il professionista. Busto non è razzista, e chi aveva pagato aveva il diritto di vedersi la partita. Basta con il “politically correct” ad ogni costo!

In pratica, Boateng dev’essere grato ai tifosi per non essersi beccato una banana, come successe aRoberto Carlos in Russia. Francesco Iadonisi, segretario dell’Udc di Busto, sempre su Facebook se l’è presa con i giocatori del Milan, un presunto complotto digestivo e la lingua italiana:

Cari amici Milanisti, vi invito a stracciare gli abbonamenti nel caso ne abbiate, se questi signori dovessero tornare e spero di no, lo stadio li dovrebbe accogliere vuoto. Ieri hanno colto la “palla al balzo” per evitare di giocare, magari ancora appesantiti dal pranzo natalizio. Si vergognino di aver offeso una città, lo facessero durante Milan – Inter o Milan – Juve.

Dopo la partita, le autorità sportive e comunali di Busto Arsizio si sono fatte prendere da una certa smania solidaristica. Vavassori ha comunicato la decisione di «aprire lo stadio ‘Speroni’ a tutte le persone di colore ospitandole in tribuna d’onore per festeggiare insieme la gioia di una partita di calcio» 1. Il Sindaco ha proposto, in successione, la cittadinanza onoraria a Boateng, la costituzione di parte civile del comune di Busto Arsizio nel caso di un procedimento penale e la creazione di un «laboratorio permanente per l’estirpazione del razzismo dentro e fuori dagli stadi», eventualmente presieduto dall’ex calciatore francese Lilian Thuram.

Il messaggio che si vuole lanciare non potrebbe essere più chiaro: Busto Arsizio non è una città razzista. «Non è gente di qui – ha detto il Sindaco – non deve andarci di mezzo tutta la città, qui non siamo a Verona» 2. Tuttavia, le prime denunce contro i tifosi della Pro Patria mettono in discussione l’auto-narrazione bustocca. Cito da Repubblica:

Un tifoso della Pro Patria è stato già denunciato a piede libero. E’ un giovane di 20 anni: aveva la tessera del tifoso e l’abbonamento della Pro Patria, anche se non sarebbe legato a gruppi di tifoseria organizzata. Secondo quanto è emerso dalle indagini anche gli altri autori dei cori sarebbero giovani che frequentavano abitualmente lo stadio Speroni.

Il Fatto Quotidiano rende conto del primo identikit degli autori dei cori: «Hanno tutti tra i 20 e i 28 anni, sono tifosi abituali della Pro Patria e non appartengono alle frange estreme del tifo organizzato, sebbene gli elementi raccolti facciano pensare che abbiano quantomeno una marcata simpatia politica per l’ultradestra».

olimpico_incidentiInsomma, la tesi dei Quattro Deficienti/Non-Veri-Ultras Che Sbagliano non sta in piedi. In effetti, dietro i cori razzisti del 3 gennaio si agita un bell’ambientino in camicia scura e braccia spianate al cielo.

Nella stagione 2003-2004, l’ex direttore sportivo della Pro Patria Riccardo Guffanti portò in squadra l’attaccante di colore Ikechukwu Kalu. «La reazione fu agghiacciante», ricorda VareseNews:

I tifosi in questione accolsero l’attaccante Ikechukwu Kalu disertando prima la presentazione della squadra e poi non presentandosi per tutta la stagione 2003-2004 sugli spalti. Nel corso della stagione un numero ristretto di persone non ha lesinato delle minacce nei confronti del dirigente, reo di aver fatto questa scelta.

L’anno precedente (aprile 2002), la tifoseria del Pro Patria si meritò una citazione nel rapporto Racism, Football and the Internet stilato dallo European Monitoring Centre on Racism and Xenophobia:

The Pro Patria supporter group site shows more interest for football, but Fascist symbols and racist references are still abundant. What seems to be really alarming in this site is the area containing songs and chants (presented in a downloadable format). This section contains stadium chants as well as other slogans like “there are no Italian niggers” and the monkey imitation racist supporters make when a black player touches the ball.

Nel 2009, dopo una partita contro il Varese, la Pro Patria venne multata di 5000 euro per gli insulti ai calciatori avversari Osuji e Ebagua; nel novembre 2011, i cori nei confronti di Dimas del Montichiari vennero sanzionati con 7500 euro di multa; e nell’ottobre 2012, le frasi razziste rivolte ai giocatori Kanouté e Jidayi del Valle d’Aosta costarono alla società altri 5000 euro.

Fuori dagli spalti dello stadio “Speroni”, la situazione a Busto Arsizio (città a cui è stata conferita la Medaglia di Bronzo al Valor Militare per i meriti acquisiti durante la lotta di Liberazione) e dintorni non è certamente migliore. Nel settembre del 2007 la Digos fece un blitz contro il Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori, fondato nel 2002 dall’albergatore di Castano Primo (Milano) Pier Luigi Pagliuchi. Il movimento neonazista 1aveva presentato dei candidati in occasione delle amministrative del 2006-2007 in alcuni comuni delle province di Varese, Como, Lecco e Milano, riuscendo ad eleggere un consigliere a Nosate.

Dall’indagine spuntarono fuori «volantini di propaganda, quadri con Adolf Hitler, bandiere naziste, manifesti del periodo hitleriano, un pugnale, felpe con simboli», una raccolta fondi per terroristi neri ed una festa di compleanno di Adolf Hitler celebrata il 23 aprile 2007 in una birreria di Buguggiate. Secondo le carte dell’inchiesta, questo è quello che è successo 5 anni fa alla birreria “Centro del lago”:

[…] Quella notte furono storpiate alcune canzoni italiane famose con versi osceni. «Le bionde trecce e gli occhi azzurri e poi» diventò «…la stella gialla sui negozi ebrei». Di male in peggio: la bellissima «Azzurro» cantata da Celentano divenne una strofa crudele contro Anna Frank: «Cerco nel ghetto tutto l’anno e all’ improvviso eccola qua». Mentre l’inno al criminale nazista Erik Priebke fu cantato con la musica del cartone animato Jeeg robot d’acciao e divenne. «Priebke, cuore di acciaio». Persino la canzone «Donne» di Zucchero divenne un folle ritornello razzista: «Negri du du du…in cerca di guai».

Il 25 ottobre 2012 il pm Luca Petrucci ha notificato 22 avvisi di comparizione ad altrettante persone, indagate per istigazione all’odio razziale. Tra gli indagati, riporta VareseNews, c’è anche il consigliere comunale di Busto Arsizio Francesco Lattuada (ex capogruppo di An, ora Pdl), che all’epoca era il gestore del locale. Repubblica lo descrive così: «un signore che per gli ultrà “neri” della Pro Patria è una specie di totem».

Nel 2007, il partigiano e reduce dei lager nazisti Angioletto Castiglioni (scomparso nel 2011) venneaggredito verbalmente («sporco partigiano») da una ventina di neonazi nel pieno centro della città. Nel 2009, un cittadino segnalò che una bancarella al mercato dell’antiquariato di Busto «esponeva e vendeva esclusivamente oggetti ineggianti al fascismo e nazismo, come coltelli con svastiche, magliette con simboli e scritte nazifasciste, manganelli, busti del duce e quant’altro». Non mancano i raid razzisti: il 2 ottobre 2010, a Gallarate, tre estremisti di destra (armati di fido manganello) entrarono nel circolo Juventus di Sciarè e, al grido di «bastardi extracomunitari dovete andarvene dall’Italia», aggredirono cinque uomini originari del Bangladesh. Infine, negli scorsi mesi sui muri della città sono apparse diverse celtiche accompagnate da scritte concilianti quali «Calci in pancia a compagna incinta».

Dal 2009, inoltre, a Busto Arsizio è molto attiva l’associazione culturale Ardito Borgo («nata per offrire un’alternativa giovanile»), che periodicamente organizza concerti di band RAC (Rock Against Communism), “identitarie”, “non conformi” e qualsiasi altro aggettivo si possa tirare in ballo per non dire nazifasciste. Secondo Paolo Berizzi di Repubblica, molti iscritti all’Ardito Borgo «sono vicini a Forza Nuova, sono collegati con la Skinhouse di Bollate e con i duri di Militia Como, altri due avamposti dell’estremismo nero in Lombardia».

oltrenero_0039E non solo: il Borgo «è considerato, di fatto, un solo corpo con gli ultrà della Pro Patria». Il 4 giugno del 2011, l’associazione aveva organizzato una festa (intitolata “Avanti le pinte – atto II”) proprio insieme agli ultras della Pro Patria. «Tra sedi chiuse e altre vicende ben note legate alla Pro Patria 2 abbiamo deciso di unire le forze e dimostrare che nessuno dei due vuole mollare e continuare a testa alta con lo spirito di aggregazione giovanile che ci accomuna».

Secondo «il ragionamento informale» di un investigatore che segue le tifoserie più estreme e violente della provincia di Varese, i fatti del 3 gennaio fanno parte di una strategia premeditata e non estemporanea: «È vero che si giocava col Milan, ma 200 ultrà della Pro Patria schierati il 3 gennaio in un giorno feriale alle due e mezza del pomeriggio, non si vedevano dal ‘45…» La sensazione, scrive Berizzi

è che il pacchetto-Boateng […] sia deflagrato, in realtà, in modo tutt’altro che imprevisto da parte dei leader della curva. Un’esibizione organizzata, magari proprio con l’intenzione di «fare casino», sfruttando la visibilità offerta da una squadra blasonata, e seguita in tutto il mondo, come il Milan.

Missione compiuta, non c’è che dire. Con buona pace della consolatoria storiella dei Quattro Pirla che guastano la «festa».

Autore: Blicero

La Svastica Sul Busto

 

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BERSANI, ecco come il leader del Pd strizza l’occhio a Monti


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di Igor Riccelli

«Sono sposato e voglio che tutti lo sappiate». Sembra dire questo l’affissione elettorale che mi ha colpito oggi sul muro della metropolitana milanese. La prima cosa che ho notato è stata quella mano sinistra, appoggiata al mento, che finge di essere naturale abbracciando l’altra. In bella vista sull’anulare, la fede: simbolo di matrimonio, famiglia, integrità, affidabilità (almeno fino a qualche anno fa…).

Leggi il resto dell’articolo sul blog di controinformazione SoloSapere (clicca QUI).

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L’epopea dei perdenti in un viaggio surreale


Vinicio Capossela – non si muore tutte le mattineNon si muore tutte le mattine, 333 pagine. Feltrinelli edizioni

Il profumo della notte di città, quello dell’asfalto bagnato e il sapore dell’ultimo bicchiere bevuto, tra una nota e l’altra. Qualche motel e poche ore di riposo in un viaggio che è, prima di tutto, viaggio di un’anima che vive con un profondo senso di solitudine, quello esistenziale, che ci portiamo dentro un po’ tutti. Con i compagni di sempre, Nuttless e Chinasky. In sintesi, stiamo parlando di un’epopea di perdenti, che hanno però conosciuto la bellezza e la grandezza.

Sono questi gli ingredienti del romanzo del cantautore Capossela che ha scelto di mettere su carta non solo i propri pensieri, ma anche la genesi delle sue canzoni, le sonorità scelte e il suo privilegiare le melodie greche e balcaniche, come ha dimostrato anche di recente con la sua tourneè “Rebetiko Gymnastas” dove erano presenti molti musicisti greci. Il fascino di quel mare emerge da queste pagine, impastate anche di città vissute durante la notte, di amici e folli corse in macchine sbandate, quanto i giorni. “Non si muore tutte le mattine” non è diviso in capitoli veri e propri, la storia è proprio storia d’anima e già nel prologo, l’autore mette in luce come in lui ci sia il desiderio che venga letto “ad etti”, ovvero a parti, a seconda delle esigenze. Nessun filo conduttore, in questo linguaggio interiore dove le sbronze si alternano alle notti trascorse nei motel, talvolta un po’ squallidi, in compagnia di donne non sempre conosciute. La costante sono gli amici e la musica, le melodie e i temi che sono i suoi principali, legati alla quotidianità più interiore, al senso stesso delle cose. Con quella punta di ironia e capacità di non prendersi troppo seriamente che lo contraddistingue anche nella sua produzione musicale, Capossela convince il lettore a immergersi in quell’odore di asfalto, in qualche vita di personaggi alla deriva, come se fossero ai margini.

Non si muore tutte le mattine, per cui vale comunque la pena vivere e farselo tutto il viaggio, anche se talvolta i fumi dell’alcool tendono a distorcere le cose. Rimane addosso il fascino del viaggio, della scoperta di terre riconoscibili dagli odori, dai sapori, dai colori e dalle tradizioni di quei popoli. E la potenza della musica che tutto unisce, che non conosce confini geografici o politici e che è pura energia per poter andare avanti. Siamo soli a questo mondo, così nasciamo e così ce ne andiamo. Gli occhi che guardano quei giorni, sono quelli del cantautore che ha avuto i natali in Germania da genitori irpini e che sta riscuotendo un notevole successo, contando su un vasto pubblico femminile. Forse proprio perchè i suoi occhi sono capaci di guardare alle cose con una certa sensibilità, a volte un tocco femminile anche, che non nasconde o maschera sentimenti ed emozioni e che li indaga, anche se questo vuol dire fare i conti con le proprie insoddisfazioni. Un uomo che è capace di lasciarsi andare e piangere, per quello che ha perso, per ciò che non ha mai avuto.

E nonostante questi paesaggi notturni e le atmosfere da città invernale, da asfalto bagnato, da Milano di notte, svuotata da ogni presenza, c’è sempre la felicità della musica che alleggerisce il passo. Ovunque siamo diretti e qualsiasi sia la nostra meta. Come se la melodia, note e parole in composizione, fossero un abito da indossare, una seconda pelle.

Bianca Folino

Pubblicato in: cultura, diritti, economia, INGIUSTIZIE, LAVORO, lega, libertà, opinioni, sociale, società

LA DISEGUAGLIANZA ITALIANA


di Davide Reinafermata-diseguaglianza

Il nostro è un paese che viaggia a due velocità distinte: i ricchi che corrono e i poveri che arrancano. Un problema grave e tragicamente assente dall’agenda politica italiana.

 

I nostri treni sono la perfetta rappresentazione della nostra diseguaglianza. Da una parte l’alta velocità con i suoi treni modernissimi, immacolati, puntuali. Dall’altra i treni dei pendolari: vecchissimi, sporchissimi, sempre in ritardo. I ricchi da una parte e i poveri dall’altra. Due binari diversi e due mondi separati che, tra di loro, si stanno allontanando sempre di più. Due Italie. Populismo? Non credo.

E per questo mi sono divertito a ricalcolare il coefficiente di GINI (l’indice di disparità economica e sociale di una nazione) italiano, ma includendovi anche l’effetto dell’evasione fiscale. Eh sì, perché qui sta il problema. Infatti, secondo EUROSTAT l’indice di GINI ufficiale, e al netto delle tasse, per l’Italia sarebbe stato pari allo 0.32 nel 2011. In pratica, saremmo piuttosto vicini (circa 3 punti) a un paese come la Francia (0.29). Chiaramente, un dato di questo tipo non è credibile. E’ di tutta evidenza come la Francia sia un paese molto meno diseguale nella distribuzione dei redditi, rispetto all’Italia. Allora dove sta l’inghippo? Nel fatto che questo indice misura la diseguaglianza nella distribuzione dei redditi al netto delle tasse, ma dei redditi ufficialmente dichiarati. E qui casca l’asino. In primo luogo, perché il peso dell’evasione fiscale sul PIL è molto più elevato in Italia che in Francia. In secondo luogo perché la capacità di evadere cresce (e soprattutto, cresce in modo non lineare) con l’aumentare del reddito effettivo del dichiarante. In parole povere, più uno è ricco e più ha strumenti e mezzi per evadere (o per eludere). Di conseguenza i famosi 100 (c’è chi dice 140 miliardi) di redditi evasi in Italia ogni anno non si distribuiscono proporzionalmente tra ricchi e poveri, ma sono più concentrati nelle fasce abbienti (quelle effettivamente più ricche) della popolazione.

A tutto questo si aggiunga infine il fatto, non trascurabile, di professioni e attività che quando evadono (come dimostrano gli scontrini che aumentano del 50, 60 o anche del 200% se ci sono le ispezioni), non evadono del 20-30% ma almeno del 70-80%. Diversamente non si spiegherebbe come, in Italia, un ristoratore dichiari in media poco più di un maestro di scuola elementare. Di conseguenza, l’effetto paradossale è che vi sono molti ricchi italiani i quali, per le statistiche, sono poveri. In buona sostanza in Italia siamo tutti ufficialmente piuttosto poveri, e questo costituisce un terzo fenomeno che falsa il coefficiente di GINI. Perché in pratica, molti redditi che in realtà dovrebbero essere rilevati tra quelli elevati, vengono spostati invece drasticamente verso il basso e sotto il reddito medio dall’evasione, così abbattendo il reddito medio stesso da un lato, riducendo la distanza tra redditi minimi e redditi massimi dall’altro. Evidentemente, questo fenomeno riduce ulteriormente l’indice di GINI. Con ogni probabilità, se includiamo l’evasione fiscale e i relativi effetti distorsivi nel calcolo, allora il coefficiente di GINI italiano è superiore allo 0.40. Non solo, grazie alle ultime manovre, lo abbiamo peggiorato di almeno 2-3 punti. In soldoni: siamo più vicini allo 0.45 che non allo 0.40.

Numeri di questo tipo ci stanno allineando a paesi come la Turchia e, in prospettiva e se non invertiamo la nostra tendenza a diventare sempre più diseguali, ci avvicineranno a paesi come il Messico o il Cile di qui a cinque anni. Francamente, a me sfugge come questo problema non sia oggi al centro dell’agenda politica italiana. Soprattutto, mi è incomprensibile come nei tanti dibattiti si ponga spesso l’accento sul tema della diseguaglianza, ma non lo si traduca mai in cifre e dati precisi. Credo, infatti, che ci aiuterebbe come cittadini il poter chiedere conto ai nostri governi non solo del loro lavoro in termini di capacità di sostenere la crescita (punti di PIL), o di ridurre il rapporto debito/PIL, ma anche in termini di risultati nella riduzione della diseguaglianza (e quindi di diminuzione dell’indice di GINI, quello vero però…).

Diseguaglianza che è ormai al centro della discussione politica internazionale (basti pensare alla battaglia di Obama negli Stati Uniti per tassare di più i redditi dei ricchi ma non quelli del ceto medio, oppure al dibattito accesissimo in Francia per la “tassa sui ricchi”). Qui da noi però: niente. E’ un paradosso: il coefficiente di GINI fu inventato da un grande statistico italiano, Corrado Gini, nel lontano 1912. Nemo profeta in patria, verrebbe da dire. Dunque, la misura della diseguaglianza in una società è data da questo indice. Ma, si badi bene, questo coefficiente da solo non esaurisce il problema di capire quanto una società sia giusta o ingiusta. La misura dell’iniquità in una società, infatti, è data anche dal grado di mobilità sociale. E una società con un basso grado di mobilità sociale associato a un indice di GINI elevato è la più iniqua possibile. Perché associa a un’ingiusta distribuzione dei redditi (pochi possiedono tanto e molti possiedono ben poco) una disperazione (nel senso di “mancanza di speranza”) sociale. In poche parole: chi nasce povero sa che morirà povero.

Questa è la società italiana attuale. Secondo l’Economist, infatti, il nostro paese è il peggiore in Europa in termini di “inter-generational elasticity of income” (in pratica, l’indice che misura quanto il fatto di essere figlio di genitori ricchi fa sì che tu sia ricco da adulto, o viceversa quanto il fatto di essere figlio di genitori poveri fa sì che tu sia povero da adulto). Nell’Italia di oggi chi nasce ricco sarà ricco, e chi nasce povero sarà povero. Sarebbe ora che ce lo dicessimo forte e chiaro, e che vi ponessimo rimedio. Per dirla con le parole di Eugene Debs: “dobbiamo opporci a un ordine sociale in cui è possibile, per un uomo che non faccia nulla di veramente utile, l’ammassare una fortuna di centinaia di milioni di dollari in rendite, mentre milioni di uomini e donne devono lavorare tutti i giorni delle loro vite per assicurarsi a fatica i mezzi di un’esistenza stentata”. Per far questo, la via è obbligata ed è una sola: tassare pesantemente le rendite finanziarie, in misura crescente all’aumentare del loro valore, e detassare i redditi da lavoro e da capitale di rischio. Lo scriveva persino Thomas Jefferson (che certo non era di sinistra): “Un altro modo per ridurre la diseguaglianza è quello di diminuire fortemente la tassazione al di sotto di un certo livello del reddito, e tassare di più le rendite in progressione geometrica al loro crescere”.

http://www.cadoinpiedi.it/2013/01/06/la_diseguaglianza_italiana.html#anchor

 

Pubblicato in: abusi di potere, cultura, diritti, FORZE DELL'ORDINE, INGIUSTIZIE, libertà, magistratura, MARCELLO LONZI, politica, società, violenza

Le vittime di malapolizia: “Caro Ingroia, la verità è rivoluzionaria”


uva-aldrovandi-cucchiDal reato di tortura alle matricole per gli agenti, il prossimo Parlamento ha “l’obbligo morale prima che politico di approvare una serie di riforme non più prorogabili per un paese che vuole definirsi civile”. Familiari delle vittime e comitati scrivono al candidato premier di Rivoluzione civile per chiedere una “inequivocabile scelta di campo” contro repressione e abusi da parte delle forze dell’ordine.

Caro Ingroia,

l’attesa e la speranza che sta suscitando il suo progetto politico ci spinge a prendere parola e a scriverle questa lettera pubblica. Crediamo, infatti, che una vera “rivoluzione civile” non può prescindere dalle istanze e dalle proposte nate dalla società civile e dai movimenti degli ultimi dieci anni. E ci rivolgiamo a lei proprio nella sua veste di candidato alla presidenza del consiglio alle prossime elezioni.

Non le nascondiamo che negli ultimi giorni, accanto a simpatia e speranza per il nuovo soggetto politico, ha trovato posto la delusione, per l’assenza di molte questioni dai punti prioritari fin qui affrontati da “Rivoluzione Civile”. Assenza che si può spiegare solo parzialmente con la velocità impressa agli eventi, dalla crisi di governo in poi, e la conseguente e forzata fretta di queste ore.

Noi speravamo che il nuovo soggetto politico della sinistra, grazie alla sua novità ed autonomia, potesse permettersi uno slancio diverso e maggiore coraggio.

Lo speriamo ancora, e per questo siamo ancora a chiedere:

– il varo di una legge che preveda il reato di tortura (come fattispecie giuridica imprescrittibile quando commessa da pubblici ufficiali);

– l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti avvenuti nel 2001, durante il vertice G8 di Genova e, precedentemente, il Global Forum di Napoli;

– la definizione di regole per consentire la riconoscibilità degli operatori delle forze dell’ordine;

– l’istituzione di un organismo “terzo” che vigili sull’operato dei corpi di polizia;

– l’impegno alla esclusione dell’utilizzo nei servizi di ordine pubblico di sostanze chimiche incapacitanti e l’impegno circa una moratoria nell’utilizzo dei GAS CS;

– la revisione del Codice Rocco e dei reati, come l’introduzione dei siti militarizzati di interesse nazionale, costruiti per criminalizzare il conflitto sociale e le lotte per la ripubblicizzazione dei beni comuni. Nel Paese ci sono quasi ventimila fascicoli su reati come resistenza e oltraggio oppure devastazione e saccheggio applicabili con una insopportabile discrezionalità per infliggere pene sproporzionate agli attivisti politici;

– la revisione dei metodi di reclutamento e di addestramento per chi operi in ordine pubblico e la revisione delle funzioni di ordine pubblico per Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria e Corpo Forestale dello Stato, l’Italia è un’anomalia unica al mondo con cinque organi nazionali di Polizia con compiti di ordine pubblico;

– la revisione delle leggi proibizioniste che hanno riempito le carceri di povera gente aumentando a dismisura il Pil delle narcomafie e dei trafficanti di esseri umani.

Tutti punti, questi, richiesti in questi anni da decine e decine di migliaia di persone che hanno aderito alle petizioni lanciate dai comitati di memoria, verità e giustizia e dalle madri delle vittime di “malapolizia”. La legittimità di queste richieste, nel Paese, è stata spesso offuscata dal malcelato tentativo di derubricarle a questioni di ordine pubblico, producendo lesioni gravi nelle garanzie costituzionali e nello stato di diritto nel nostro paese, come molti esiti dei processi hanno dimostrato da Genova in poi. E per questo crediamo che il prossimo Parlamento abbia l’obbligo morale prima che politico di approvare una serie di riforme ed iniziative di legge non più prorogabili per un paese che vuole definirsi civile.

I numerosi riferimenti alla “questione Genova” non sono da intendersi come la semplice volontà, da parte nostra, di restare ancorati al passato, né di inquadrare quei fatti solo nella loro dimensione “da ordine pubblico”. Non possiamo ritenere che la storia di Genova sia stata scritta solo nelle aule di tribunale.

Questa parola di chiarezza non la chiediamo solo oggi, né ci basterebbe venisse espressa col solo intento di recuperare una parte di potenziale elettorato, ormai disorientato e disilluso. La chiediamo come inequivocabile scelta di campo, culturale e civile prima che politico-elettorale: questo, sì, sarebbe davvero rivoluzionario.

Patrizia Moretti e Lucia Uva (Associazione Federico Aldrovandi), Lorenzo Guadagnucci ed Enrica Bartesaghi (Comitato Verità e Giustizia per Genova), Haidi Gaggio Giuliani (Comitato Piazza Carlo Giuliani – Onlus), Italo Di Sabato e Checchino Antonini (Osservatorio sulla Repressione),Francesco “baro” Barilli e Marco Trotta (reti-invisibili.net)

http://temi.repubblica.it/micromega-online/le-vittime-di-malapolizia-caro-ingroia-la-verita-e-rivoluzionaria/

Pubblicato in: opinioni, politica

IL BELLO (l’Italia), IL BRUTTO (Monti), IL CATTIVO (la politica)


UN’ALTRA ITALIA è POSSIBILE?

 

Pasqua è ancor lontana, eppure questi sono già giorni di “Passione” per la nostra seconda Repubblica: partita di slancio, vent’anni or sono, col suo carico di promesse (una nuova etica pubblica, un rinnovamento della classe politica, riforme strutturali…), è rimasta praticamente ferma ai nastri di partenza.

Miracolosamente recitano ancora sul palco del teatrino politico italiano personaggi “evergreen”, quali Berlusconi, Fini, Casini, Bersani: se un paziente, caduto in coma nel ’94, si risvegliasse solo oggi, sarebbe assai difficile convincerlo che sono trascorsi invano diciotto anni!

La seconda Repubblica ha offerto solo il peggio di sé. Eppure rimpiangere la prima, come in voga tra i nostalgici, è un’operazione “ai limiti dell’irragionevolezza”: come dimenticare che la prima Repubblica è miseramente crollata travolta da un’ondata di corruzione e monetine? E come nascondere che quel fardello -chiamato debito pubblico- che gli italiani si caricano sulle spalle è stato riempito dalla politica clientelare ed affarista di quei favolosi anni ‘80?!

 

Nell’anno trascorso, il Capo dello Stato, affidando ad un tecnico il compito di traghettare l’Italia tra le onde burrascose della speculazione finanziaria, ha agito da “curatore fallimentare” della seconda Repubblica, non più fidandosi dei vari “Schettino” della politica nostrana. Ma dove dirigere, adesso, la nave Italia?

 

 

UN’ALTRA POLITICA è POSSIBILE?

 

Il Natale ha portato in dono agli italiani una campagna elettorale: non certo il regalo più ambito (c’è da scommettere che i più avrebbero preferito un meteorite su Montecitorio!). A cinquanta giorni dal voto, il quadro politico appare ancora confuso, indecifrabile: citando indegnamente Zarathustra, da questo “caos” non verrà certo fuori una “stella danzante”, per lo più un’Italia decadente!

 

Il centrosinistra, ancora una volta, ha cambiato contenitore pur di non cambiar contenuto: dopo i Progressisti, l’Ulivo e l’Unione, è arrivato il turno dell’“Italia Bene Comune”.

Questa coalizione parte favorita ai nastri di partenza, ma la probabile vittoria del Pd non dovrebbe entusiasmare più di tanto un partito che si conferma incapace da un lato di andar oltre quel 30% del suo massimo consenso storico (nonostante il “vuoto politico” lasciato dagli avversari), dall’altro di sciogliere il nodo della propria identità politica (fra i democratici, c’è persino chi si vergogna d’apparire Keynesiano!).

La vittoria del centrosinistra, inoltre, rischia di rivelarsi una “vittoria di Pirro” nel caso in cui non disponesse di una maggioranza assoluta al Senato. In quest’ipotesi, l’unico errore da non commettere sarebbe “porgere l’altra guancia” a Casini, offrendogli un’alleanze di legislatura. La via maestra, piuttosto, sarebbe battezzare un “governo di transizione” con un mandato di scopo: consentire al Parlamento di varare una nuova legge elettorale, con la quale ripresentarsi alle urne entro l’estate 2013.

 

Nel centrodestra Berlusconi sembra muoversi a ritmo di valzer, alternando passi “avanti” (l’annuncio della sua sesta ridiscesa in campo), poi “indietro” (la disponibilità a cedere il passo prima a Monti, poi ad un altro premier gradito alla Lega), poi ancora “laterali” (l’indicazione del fido Angelino alla successione).

Che il Cavaliere sia tornato dalle vacanze Keniote con idee più confuse che mai lo dimostrano le sue mosse: prima l’avallo delle primarie (con tanto di candidature e raccolta firme), poi la loro cancellazione; prima la sfiducia a Mario Monti, poi l’indicazione dello stesso come federatore dei moderati (in una colazione inclusiva della Lega e con al primo punto del programma l’abolizione dell’Imu!).

A tal punto, o il centrodestra avrà il coraggio di compiere il “regicidio” oppure rischia di lasciarsi trascinare inesorabilmente a fondo dal suo stesso fondatore!

 

La Lega, schiacciata dalla vergogna di dover giustificare i diamanti di Belsito, gli investimenti in Tanzania del partito e le “miracolose” lauree albanesi del Trota, ha oggi una sola priorità: non più entrare a Palazzo Chigi, quanto superare la fatidica soglia di sbarramento al Parlamento. Probabilmente Maroni e Tosi, i “barbari sognanti” del nord-est, riusciranno nell’impresa di rianimare un movimento indipendentista e legalitario scopertosi centralista e ladrone. Il dubbio è se il tempo sia oramai troppo stretto da qui alle prossime elezioni…

 

Il centro “naviga a vista”, sperando solo in capitan Monti, finalmente decisosi a prendere in mano il timone dei moderati. Anche se la nave del Pdl sembra guidata da capitan Schettino e quella del Pd non mostra segnali di ostilità, in acqua vi sono altre presenze ingombrati: i pirati grillini ed i rivoluzionari di Ingroia. Se non si ricostituisse l’asse Pdl-Lega, al Pd si aprirebbe lo spiraglio giusto per vincere anche in Lombardia e Piemonte, con tanto di “adieu” alle ambizioni centriste di porsi come ago della bilancia in un futuro Parlamento balcanizzato! Per la prima volta, così, Casini rischierebbe d’aver fatto i conti senza l’oste: il grande centro potrebbe rivelarsi solo un grande fiasco!

 

A Sinistra del centrosinistra si è affacciata una nuova formazione politica: “Rivoluzione Civile”, la lista guidata da Ingroia, sostenuta dai sindaci De Magistris ed Orlando. Le chance di successo (ovvero di superare la soglia di sbarramento) di questo nuovo soggetto politico dipenderanno da un solo fattore: la capacità di aprirsi alla società civile ed imporre ai partiti che lo sostengono (Idv, Prci, Pdci e Verdi) un profondo rinnovamento.

I primi segnali sono incoraggianti (i partiti hanno rinunciato al loro simbolo ed i loro segretari al ruolo di capolista). Vedremo se alle belle parole seguiranno fatti concreti: se si tratterà di tracciare un nuovo percorso per una Sinistra finalmente progressista e di governo oppure di un cartello elettorale: l’ennesimo “maquillage politico”!

Che dire? Se son rose… saran rosse!

 

In questo marasma, l’unica certezza è l’ingresso di una folta schiera di “grillini” nel prossimo Parlamento. Il Movimento Cinque Stelle è sbalorditivamente cresciuto puntando tutto sulla protesta: sullo smascheramento dell’ipocrisia di chi siede in Parlamento e sulla denuncia degli odiosi privilegi di un’intera classe politica. Ma le famose “Cinque Stelle” (acqua pubblica, mobilità sostenibile, sviluppo, connettività ed ambiente) non saranno certo sufficienti per una proposta seria di governo del Paese.

Tanti gli interrogativi irrisolti: il ruolo dei parlamentari grillini sarà quello di meri “portavoce” del Capo, il cui massimo grado d’autonomia sarà apporre un “Mi piace” ai suo post? E quale ruolo si ritaglierà Grillo? Quello di “padre nobile” del Movimento o di “padre padrone” dell’ennesimo partito personale?

A molte di queste domande credo nemmeno Grillo possa ancora dar risposta…

 

 

UN ALTRO MONTI (BIS)? NON E’ POSSIBILE!

 

In qualsiasi democrazia, chiunque miri alla più alta carica di governo può percorrere una sola strada: candidarsi alle elezioni ed ottenere “un voto in più” del proprio avversario. Non è concepibile, dopo la breve parentesi del governo tecnico, immaginare “un’altra eccezione” a questa basilare regola democratica! Mario Monti ha tutto il diritto di ambire alla premiership, ad una condizione: dimostrare di disporre di un’ampia legittimazione popolare. Fino a prova contraria, difatti, la sovranità appartiene ancora al popolo!

 

Senza voler apparire “portatore di sventura”, per una volta l’Economista della Bocconi potrebbe aver fatto male i conti: la sua scelta di “salire in politica” potrebbe rivelarsi un inaspettato boomerang!

Fino a pochi giorni fa, Mario Monti si presentava al Paese come un “deus ex machina”: un salvatore della Patria, capace di far uscire l’Italia da una situazione apparentemente senza più via d’uscita. Di contro, l’unica via d’uscita dalla sua esperienza di governo portava dritto al Quirinale (in qualità di successore di Napolitano) o di nuovo a Palazzo Chigi (in qualità di premier “super partes” indicato dai partiti) o in Europa (magari in veste di successore del presidente Barroso).

Una volta che il Professore si è tirato in mezzo all’agone politico, il quadro è profondamente cambiato: alle prossime elezioni, la coalizione Monti rischia di porsi come terzo, forse quarto polo del Paese (dato Bersani per favorito, Berlusconi e Grillo hanno le carte in regola per ambire a prendere un voto in più di Fini e Casini!).

A tal punto, a che titolo Mario Monti potrebbe contendere il posto a Bersani, ragionevolmente leader del primo partito d’Italia, per di più legittimato dalle primarie?

Se “è tanto più facile ricambiare un’offesa che un beneficio” (P.C.Tacito), perché mai il Cavaliere, dopo aver ricevuto il gran rifiuto dal Senatore, dovrebbe appoggiare una sua corsa al Quirinale? Se “non c’è vendetta più bella di quella che gli altri infliggono al tuo nemico” (C. Pavese), perché mai Berlusconi, dopo esser stato ridicolizzato dall’ironia british del Professore, non dovrebbe preferire al suo posto persino la Finocchiaro al Colle?

 

 

UN ALTRO PAESE, Più SEMPLICEMENTE “NORMALE”, è POSSIBILE?

 

Nel 2008, in piena campagna elettorale, Walter Veltroni pronunciò queste parole: “L’Italia è un Paese migliore della destra che lo governa”. In tutta onestà, come credere al mito degli “Italiani brava gente” o alla favola per cui il Paese reale sia fatto di tutt’altra pasta rispetto a chi lo governa?

Se gente come Raffaele Lombardo, Marcello Dell’Utri, Cesare Previti ed i vari Scilipoti di turno e De Gregorio d’Italia hanno assunto ruoli di responsabilità pubblica è perché non pochi italiani hanno riposto in loro la loro fiducia!

Si dirà che il Porcellum ha estromesso gli elettori della facoltà di scelta dei candidati. Ma nel Lazio, dove alle elezioni regionali sono previste le preferenze, Fiorito -meglio noto come “er Batman”- non è forse risultato il consigliere più votato?

Alle parlamentarie del Pd gli elettori non hanno forse candidato a furor di popolo anche personaggi condannati o indagati, quali Genovese, Crisafulli e Papania in Sicilia?

L’ex assessore regionale Zambetti pare aver “comprato” 4.000 preferenze dalla ‘ndrangheta per assicurarsi l’ingresso al Pirellone. Ma, dietro ad ogni voto comprato, non vi è forse un elettore “venduto”?

Totò Cuffaro, all’epoca già condannato in primo grado per favoreggiamento mafioso, è stato candidato dall’Udc al Senato. Gli elettori siciliani non l’hanno forse premiato con un consenso plebiscitario? Qualcuno ha interpretato la massiccia astensione dell’elettorato siciliano alle ultime regionali come la prova del disgusto nei confronti di un certo modo di fare politica. Ma non è più probabile che molti, essendo consapevoli di non poter più ottenere “nulla in cambio” dalla politica di questi tempi, abbiano preferito risparmiare il proprio voto, aspettando “nuovi acquirenti”?!

Il “vaccino del berlusconismo” -per citare Montanelli- è stato iniettato ripetutamente agli italiani, pur producendo pesanti “effetti collaterali” (colossali conflitti d’interessi, ripetute leggi “ad personam” -dal decreto “salva ladri” del ’94 alla legge sul legittimo impedimento del 2010-, soppressione delle voci dell’informazione sgradite al potere -ricordate l’editto bulgaro?-, cancellazione della facoltà degli elettori di scegliere i parlamentari -si veda il “Porcellum”-, abuso del ricorso alla fiducia ed alla decretazione d’urgenza…). Eppure gli elettori non hanno forse atteso la “sesta” ridiscesa in campo del Cavaliere prima di iniziare a provare qualche “intimo prurito”?!

Come poter credere, allora, che gli italiani siano davvero migliori della “Casta” che li governa?

 

Pubblicato in: INGIUSTIZIE, politica, razzismo, società

CASO-MARÒ, eroi o assassini?


marò

di Igor Riccelli

Ma chi ha detto che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono due eroi nazionali? Un po’ tutti i media tradizionali, è vero; ma siamo sicuri che sia davvero così? Persino l’anticonvenzionale, rispetto altri direttori di tg italiani, Mentana si è spinto in un «augurio di tutti – tutti chi? Gli amici e i parenti dei due, gli spettatori di La7? O l’Italia intera? Perché è questo che sono diventati i due marò: un caso nazionale attorno a cui stringersi, tirando fuori quella bandiera impolverata di patriottismo che – ma come si fa a dubitarne ancora?! – non ha nulla di onorevole.

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Pubblicato in: CRONACA

Verso le Politiche: Sicilia in subbuglio.


Si avvicina velocemente il giorno delle elezioni nazionali e la bedda Sicilia è in subbuglio. Infatti è di nuovo scoppiata la stagione pre-elettorale, ed è tempo di strategia e accordi elettorali , prodotti da innesti che si rivelano improbabili umanamente prima ancora che politicamente. Come diceva Pietrangelo Buttafuoco: «Ci vuole l’antitetanica a districarsi tra le vicende siciliane». Ma cerchiamo con calma di scoprire cosa sta succedendo nelle segreterie politiche siciliane. Innanzitutto è necessario partire dal partito di Miccichè il quale ha ottenuto un misero 6 % nelle ultime elezioni regionali. Gianfranco con un intervista rilasciata al quotidiano di De Benedetti , annuncia la ri-alleanza con il Cavaliere di Arcore. Gianfranco , cercando di spiegare l’ennesimo riavvicinamento a Berlusconi , ci fa sapere di “essersi pentito di essersi pentito” e quando viene affrontato l’argomento Dell’Utri, che ha trovato posto proprio nelle liste di Grande Sud, commenta così : “Nessuno mi ha mai parlato di una sua candidatura, neanche lo stesso Marcello. Credo sia Alfano a mettere in giro certe voci”. Forse nessuno lo aveva avvertito che Silvio avesse pensato di infilare l’impresentabile Marcello proprio nelle liste di Grande Sud.

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Neanche il tempo di chiudere l’accordo, che…boom! nel centrodestra esplodono i mal di pancia per il ritorno di Gianfranco Miccichè. Un fastidio che trova sfogo sui social network. “Allearsi alle politiche con chi ha concorso alla sconfitta del centrodestra alle regionali è davvero difficile da digerire per molti, scrive su Twitter l’ex presidente dell’Ars Francesco Cascio, i cui rapporti non idilliaci con Miccichè non sono certo un segreto. A fare eco a Cascio è Nello Musumeci, il quale più di tutti ha pagato la divisione del centro-destra. Il j’accuse su Facebook di Musumeci è durissimo: “Il giorno dopo la mancata vittoria mi sono assunto per intero la responsabilità di quel risultato. Oggi, dopo l’accordo raggiunto tra Berlusconi e Miccichè, diventa difficile nascondere ai siciliani un’amara verità: a Roma come a Palermo, ad alto e a medio livello, c’era chi aveva già deciso e voluto, prima del voto, che il centrodestra in Sicilia non vincesse. Che vergogna!”. Anche Nello ha capito quello che ho sempre sostenuto nei miei articoli: “U pisci feti da testa e a testa è Roma”. La crisi che attraversa il PDL è giunta anche a Siracusa. Questione di ore al massimo di giorni e Vinciullo lascerà il Pdl. Subito dopo la vittoria all’Ars , Vinciullo ha chiesto un congresso provinciale. A convocare l’adunanza dovrebbe spettare al coordinatore Angelo Bellucci, ma, fino ad ora si sono registrate delle “resistenze” tattiche. Qualora la direzione si riunisse, come richiede Enzo Vinciullo, dovrebbe prendere atto che gli equilibri interni al Pdl siracusano sono cambiati a favore proprio di quest’ultimo perchè dalla sua parte si sono spostati gli altri detentori del pacchetto azionario scaturito dalle urne congressuali. Infatti dalla parte di Vinciullo si sono schierati il senatore avolese Burgaretta, Tino Di Rosolini, Puccio Forestiere e altri. In Sicilia orientale sono già diversi ad avere lasciato il Pdl per rispondere alla chiamata dell’ex ministro della Difesa. Oltre a Raffaele Stancanelli, sindaco di Catania, ha lasciato il Pdl anche il vice coordinatore provinciale etneo Gianfranco Romano. In provincia di Siracusa se venisse confermato l’abbandono del deputato regionale Enzo Vinciullo e del suo gruppone per il Pdl sarebbe un disastro irrecuperabile.

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Continuando, non posso non citare la vicenda Visentin, ex sindaco di Siracusa, il quale dopo esser stato in contatto con Fratelli di Italia e dopo aver smentito se stesso e la Prestigiacomo, il pomeriggio del 31 dicembre , senza avvertire nessuno, si è dimesso da Sindaco di Siracusa e ha annunciato che sarà candidato nel listone di Monti. E arriviamo proprio allo schieramento del professore: La vera sorpresa di queste elezioni. Al centro c’è posto. E ci si affolla sgomitando per salire a bordo. L’Udc schiererà quasi il rettore dell’Università di Catania Antonio Recca, che si è sospeso dall’incarico. Probabile anche il ritorno in Parlamento dell’uscente Enzo Galioto, se le sue grane giudiziarie non ne impediranno la ricandidatura. In Sicilia orientale il partito di Casini schiererà la new entry Giovanni Pistorio, uscito nei giorni scorsi dall’MPA. Quanto alla terza lista, quella civica che farà capo direttamente a Monti, ci finiranno gli esponenti della società civile e i candidati di Italia Futura di Montezemolo. L’identikit del candidato ideale porta a Roberto Lagalla, rettore dell’Università di Palermo, che si era già fatto vedere un paio di volte a kermesse montezemoliane, anche se solo da osservatore. Si parla anche di Ettore Artioli, tra i leader di Italia Futura in Sicilia. Il 3 gennaio si è fatto sentire anche un altro deputato siracusano che da oggi era disperso. Granata, con marettiana voce dice : “Guiderò con Fini la lista Futuro e Libertà alla Camera e lo farò senza paracadute:la mia rielezione deve essere determinata dai siciliani e dai siracusani”. Il Vice coordinatore nazionale di Fli forse non poteva che dire quello che ha detto con un breve comunicato che mira a richiamare l’attenzione dei suoi sostenitori della prima ora: “In particolar modo da tutti coloro che in questi anni hanno sostenuto e apprezzato le mie battaglie di legalità, diritti, tutela dell’ambiente e valorizzazione della cultura hanno ora la possibilità di sostenermi votando la lista Fli”. Tradotto, Granata sarà il numero 2 (dopo Fini) della lista nella circoscrizione di pertinenza aretusea. A votarlo dovrebbero essere coloro che hanno apprezzato le sue battaglie ambientali e di legalità, le quali restano sconosciute. E dall’altra parte che si dice ? Nel PD vige la bufera delle primarie. L’ex presidente dell’Antimafia regionale, Lillo Speziale, giunto secondo per numero di voti dietro alla parlamentare uscente Daniela Cardinale, figlia dell’ex ministro Salvatore, denunciando una serie di regolarità, accusa : “”A Caltanissetta ha votato anche un morto”. Lupo ha ribadito al responsabile nazionale per gli Enti locali Zoggia, la necessità di restringere il numero dei candidati alle Politiche “calati” da Roma. I “magnifici undici” scelti da Bersani dovranno, se non scomparire, quantomeno diminuire. A cinque-sei nomi. Non di più. E tra quei nomi, uno dei requisiti dovrà essere anche quello della ‘sicilianità’ del candidato. È il caso di Carlo Vizzini, ex Forza Italia e leader del Psi, in Parlamento da otto legislature , sulla cui nomina però, c’è grande tensione all’interno del partito, e di Sergio D’Antoni, partecipante sì, alle primarie, ma giunto in una posizione tale da mettere seriamente a rischio la sua elezione. Circolano anche voci sul possibile inserimento in lista di Massimo Russo, ex assessore alla Sanità della giunta Lombardo. Chi vivrà vedrà ! Anche lo schieramento che sostiene la candidatura del pm palermitano Ingroia lavora alle liste. In pole position l’uscente di Idv Fabio Giambrone e Giovanna Marano. In campo dovrebbero scendere anche il segretario di Rifondazione Antonio Marotta, Franco La Torre e Tina Montinaro. Non è ancora chiaro il futuro di Ignazio Messina e di Pippo Russo.

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Adesso possiamo giungere all’Mpa. Il partito che ha trasformato più di tutti la nostra autonomia in una “buttanissima autonomia” (Buttafuoco). Raffaele Lombardo ha delegato Rino Piscitello e Agazio Loiero per decidere sulle alleanze. I due vedrebbero di buon occhio un accordo con il “Centro democratico” dell’ex dc Bruno Tabacci, ma nell’ Mpa c’è chi non si ritroverebbe sulle posizioni di Piscitello e Loiero. E così nelle ultime ore, oltre all’ipotesi Grande Sud, ha preso quota anche la pista che porta al “Mir” (Movimento italiani in rivoluzione”) dell’imprenditore Gianpiero Samorì, anch’egli vicino a Berlusconi. In Sicilia, la neonata formazione politica è guidata dal deputato regionale Paolo Ruggirello (Sicilia occidentale), eletto nella Lista Musumeci, e Natale Consoli (Sicilia orientale). Nelle liste del “Mir” potrebbe candidarsi l’ex deputato regionale siracusano del Mpa, Giuseppe Gennuso. Quest’ultimo, dato per vittorioso nelle ultime elezioni regionali ha dovuto cedere il seggio a Pippo Gianni il quale ha deciso di candidare alle nazionali il figlio Luciano. Ancora non è certo il partito che lo prenderà in carico – anche se con insistenza si parla del movimento ideato da Tabacci – ma, la sua candidatura appare tra le cose certe della campagna elettorale già iniziata. Il segnale è arrivato due settimane addietro dalle sue dimissioni da consigliere comunale nonché assessore del Comune di Priolo Gargallo. Non si spiegherebbe in nessun altro modo la decisione di lasciare i due ruoli contemporaneamente, anche perchè è risaputo l’impregno assunto dal gruppo gianniano di sostenere il sindaco priolese, Antonello Rizza.

Insomma Cari Amici e Care Amiche: Si ricomincia !

 

Francesco Migliore.

Pubblicato in: berlusconeide

AGENDA BERLUSCONI: la balla su Ruby, la rubrica della Conceicao in rete e la TeleCafonina


di Igor Riccelli

«Mai detto che Ruby fosse la nipote di Mubarak». E poi si smentisce da solo.

Queste le ultime affermazioni di Berlusconi durante l’intervista a Sky Tg24. Ma non c’era stato anche un voto in Parlamento (clicca QUI), di cui Pecorella, ex avvocato del Cavaliere, ha detto: «Con quel voto su Ruby si è toccato veramente il fondo»? (clicca QUI).

Ad aggiungere pepe e sapore alla vicenda, la notizia che da qualche ora sia finita in rete l’agenda telefonica di Michelle Conceicao, escort brasiliana protagonista dello scandalo Ruby.

Per vedere l’agenda telefonica della Conceicao in esclusiva, vai su SoloSapere (clicca QUI).

Pubblicato in: economia, opinioni, politica

CAMBIARE SI PUÒ, OLTRE LE ELEZIONI


cambiare-si-pu1-300x300di Piero Maestri su il Manifesto

L’assemblea del 22 dicembre al teatro Quirino ha rappresentato a mio avviso l’ultimo atto di una speranza che si era aperta a sinistra per una presenza elettorale alternativa al patto Pd-Sel, con caratteristiche davvero nuove di costruzione dal basso, facendo tesoro degli errori del passato per non ripeterli. In realtà già il giorno precedente un duro colpo al progetto di «Cambiare si può» era stato dato da Antonio Ingroia, con la sua assemblea nazionale che ha segnato una vera e propria Opa nei confronti di tutto il processo, con la sua idea di «dialogo» con il Pd che rappresenta una scelta non tattica ma di collocazione: esterni ma non alternativi al centrosinistra e «spina nel fianco» perché questo possa cambiare politica.
D’altra parte lo stesso «decalogo» presentato dal magistrato siciliano rappresenta un programma davvero poco di sinistra e contiene affermazioni imbarazzanti e inaccettabili per chi vorrebbe presentarsi come alternativo: pensiamo anche solamente all’idea reazionaria secondo la quale in Italia gli imprenditori subiscano ancora «lacci e laccioli» burocratici o di tasse. Per non parlare di quello che non dice sulle politiche di austerità, il «fiscal compact», i diktat dell’Unione Europea…
L’assemblea del 22 dicembre non è riuscita a difendersi dal ritorno di un ceto politico della sinistra già «radicale» che si ripresenta sulla scena senza aver mai davvero fatto i conti con le sue scelte degli anni passati. È in questo senso imbarazzante vedere che all’intervento di un’attivista contro la base Dal Molin come Cinzia Bottene seguano quelli di ministri, viceministri e sottosegretari del governo Prodi che quella base militare ha accettato e sottoscritto (così come l’acquisto degli F35) senza fare nemmeno un briciolo di autocritica e senza nemmeno chiedersi se in fondo l’assenza della «sinistra radicale» dal parlamento non sia avvenuta proprio per quella partecipazione al governo e l’incapacità di pensarsi davvero come alternativi al centrosinistra.
A questo punto la possibile lista degli arancioni si caratterizza come un «quarto polo» elettoralmente distinto dal centrosinistra, con il quale però si lasciano aperte le strade per accordi successivi, di governo o sostegno in qualche modo. E i partiti presenti sono disposti ad accettare questa conclusione perché per loro è l’ultima spiaggia per ritornare in parlamento con qualche deputato e rientrare così nei giochi della «politica alta»: vale per il Prc e ancor più per Di Pietro e la sua Italia dei Valori in piena crisi e per i decotti comunisti italiani di Diliberto, ai quali fornisce un’occasione per potersi presentare all’elettorato con un po’ di riverniciatura sfruttando l’autorevolezza di Ingroia. Insomma, tutti questi giochetti fanno rientrare dalla finestra quelle tanto aborrite manovre politiciste che si volevano far uscire dalla porta e ripropone logiche verticistiche che non rispettano in alcun modo le discussioni delle assemblee locali e le speranze suscitate dall’insieme del processo. Ma questo finale va bene al progetto di «Cambiare si può»?
Le assemblee del progetto «Cambiare si può», con molti limiti, hanno rappresentato un dato molto positivo per la partecipazione, per la discussione approfondita, per lo spirito unitario che le ha animate e per l’interesse e il consenso che hanno ricevuto contenuti di radicale alternativa alle politiche liberiste, al cappio del debito, alla distruzione del bene pubblico. Forse a questo punto dobbiamo prendere atto che questo spirito, queste speranze, questa disponibilità a ricostruire forme unitarie di partecipazione politica a sinistra – con caratteristiche nuove e di rottura con le esperienze del passato – non debbano essere sprecate in un imbuto elettorale e che invece si possa cominciare a costruire una Agenda alternativa al liberismo del centrosinistra e distinta dal decalogo di Ingoia; un’agenda dei movimenti e delle lotte sociali, con robuste dosi di anticapitalismo – oggi assente da questo dibattito – che non cerchi scorciatoie elettorali ma provi con «lenta impazienza» a ricostruire radicamento ed egemonia nella società.

http://www.lavorincorsoasinistra.it/wordpress/?p=5009

Pubblicato in: economia, INGIUSTIZIE, magistratura, MALAFFARE, opinioni, politica, società

Lista Ingroia, la legalità non basta


ingroia_legalita_NDi Giorgio Cremaschi

Siccome non son mai stato una vittima del nuovo in politica, di quel nuovismo attraverso il quale si sono perpetuate da trenta anni le stesse politiche e le stesse classi dirigenti, non mi scandalizza che la lista del cosiddetto quarto polo sia diventata l’ennesima lista personale, ove il leader è la sostanza della proposta. Né mi sconvolge che i partiti siano alla fine l’architrave della lista. I partiti esistono sempre e chi li rifiuta semplicemente ne sta fondando un altro.

Ciò che non mi convince della coalizione Ingroia è l’ordine delle priorità e il messaggio di fondo del programma annunciato dal suo leader.

L’Italia è un paese devastato dalla corruzione e dalle mafie, una parte della classe politica è soggetto contraente di questo sistema, i berlusconiani, una parte è debole o subalterna, Monti e anche il PD. Una lotta vera alle mafie e alla corruzione finora non si è fatta per colpa di questa classe politica e il paese ne paga i costi con la crisi economica. Mettere al governo una classe dirigente che distrugga davvero le mafie è condizione di giustizia e base per una ripresa economica non pagata dai più poveri.

Questa a me pare la sintesi del pensiero di Ingroia e non c’e dubbio che essa individui uno dei nodi della crisi italiana. Il peso della corruzione, della evasione fiscale, della criminalità nella nostra economia è da tempo documentato.

Tuttavia non mi pare che questo possa essere sufficiente a motivare una lista alternativa ai principali schieramenti ed in particolare a Monti. Il quale ha nella sua agenda temi e proposte molto vicine a quelle di Ingroia proprio su questo terreno.

L’attuale presidente del consiglio mette al centro del suo programma liberista l’idea che in Italia una buona economia emergerà dalla distruzione dell’economia corporativa e criminale. E non a caso individua in Marchionne l’esempio imprenditoriale da esaltare sulla via delle ”riforme’. Il liberismo è spesso criminale per i suoi risultati sociali, ma chi lo propugna può proporsi di combattere l’economia criminale.

Naturalmente Monti mette al primo posto della sua agenda la politica di austerità, così come viene definita dai vincoli del fiscal compact, del pareggio costituzionale di bilancio, dei trattati europei. La lotta alla criminalità economica e mafiosa sarebbe ancora più stimolata da questi vincoli, perché essi ci imporrebbero di trovare lì i soldi che servono per lo sviluppo. Ingroia afferma di combattere il montismo, ma perché allora non contesta questo punto che è il punto cardine di esso? Perché nel suo discorso d’investitura è assente la critica ai vincoli europei e del capitalismo internazionale, quello formalmente onesto?

A mio parere questo non avviene perché Ingroia pensa che la questione sociale ed economica siano una derivata della questione criminale e che basti essere rigorosi davvero e non a parole, per creare le condizioni economiche per la giustizia e lo sviluppo. No non è così.

Per affrontare questa crisi economica da una punto di vista alternativo a quello di Monti si deve programmare un gigantesco intervento pubblico nell’economia e la rottura di tutti i vincoli europei. O si segue questa strada oppure ci si deve affidare al mercato magari regolato.

Non è un caso che il PD sia spiazzato dalla candidatura di Monti. Perché ha sinora sostenuto una politica di mercato e non ha alcun programma realmente alternativo ad essa.

Una politica del pubblico e dell’eguaglianza sociale richiede un forte controllo democratico sull’economia. E qui diventa decisiva la lotta a mafie e corruzione. Perché il liberismo si è sempre alimentato con il corrompimento della classe politica.

Tutto il sistema delle partecipazioni statali è stato privatizzato sventolando le tangenti e le mazzette dei manager pubblici e dei politici che li controllavano. È lì che è nata la egemonia anche a sinistra della ideologia del mercato come antidoto alla corruzione. Ma come ci ha insegnato Bertold Brecht è più profittevole fondare una banca che rapinarla.

Nella crisi attuale la priorità è la lotta alla disoccupazione ed al super sfruttamento del lavoro e dell’ambiente. Questa la può fare davvero solo il pubblico, e per questo il potere pubblico dev’essere liberato dalla criminalità e dalla corruzione. Perché dobbiamo affidargli una nuova politica economica e sociale.

Per me l’alternativa a Monti nasce dalla rottura con le politiche liberiste Europee e con quella economia criminale amministrata dalla Troika internazionale che ha distrutto la Grecia. Dove oggi trionfa l’economia illegale. La questione sociale comanda sulla lotta alla criminalità e non viceversa. Questa è la differenza di fondo tra la lotta alle mafie dei liberali onesti e quella del movimento operaio socialista e comunista. Una differenza ancora più vera oggi, se davvero ci si vuol collocare su un fronte alternativo a tutto il quadro politico liberista dominante.

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/12/31/giorgio-cremaschi-lista-ingroia-la-legalita-non-basta/

Pubblicato in: berlusconeide, cose da PDL, CRONACA, cultura, diritti, economia, LAVORO, libertà, opinioni, pd, politica

L’Italia piange e la politica ride


lavoratori-di-massa-effetti-della-riforma-del-L-EWcK5WI posti di lavoro si bruciano ogni giorno, i giovani non riescono ad entrare nel mondo del lavoro, i meno giovani escono quotidianamente dal mondo del lavoro, senza sapere quando e se rientreranno. Una crisi senza precedenti che ha fortificato solo i grandi speculatori, gli sfruttatori di manodopera e di risorse e il sistema bancario. L’uomo si spoglia della dignità, la abbandona ogni giorno per continuare a sopravvivere. Di sopravvivenza si tratta quando si vive con meno di 1000 euro al mese nella migliore delle ipotesi. Come se nulla fosse tutto passa nel silenzio generale, se non qualche tira e molla nei talk-show, e che altro possiamo aspettarci da un sistema televisivo basato su parlare facendo spettacolo? I programmi di informazione sono sempre più messi alle strette, la gente ogni giorno più distratta e i giovani assenti e disinteressati. Tutto sembra normale, anche la rassegnazione di ognuno, oramai, appare una banale e lineare abitudine alla quale non è possibile opporsi. In questo silenzio di informazione non manca lo spazio agli scandali della politica che fomentano populismo e disaffezione dalla politica e dalla gestione degli interessi del pubblico e ivi del bene comune d una società.

La corsa sconsiderata dei partiti allapremiership e ai personalismi nel nome del cambiamento e delle imminenti elezioni politiche nazionali scoraggiano la speranza del  cambiamento. Le poliedriche dichiarazioni di Berlusconi e la vasta sfumatura di bugie dichiara una forte volontà di confondere le idee agli italiani e una spiccata probabilità di sentirsi oggi purificato dopo l’era Monti.L’elettore medio non dimentichi che Berlusconi è colui del ventennio di degrado sociale in cui siamo e colui che si è arricchito all’inverosimile non certo alla luce del giorno. Monti è una conseguenza fortemente voluta da PD e PDL e dalle forze politiche fallimentari di questo ventennio che avevano necessità di purificarsi e di far rispettare le direttive dell’Unione Europea, sotto scacco dalla BCE; a sua volta sotto scacco dai grossi gruppi bancari. E infine oggi Monti lascia il governo con la mancanza della maggioranza perchè i sostenitori inziali PD e PDL hanno riconosciuto, forse tardi, il fallimento di questo governo. Qualcosa non torna, perchè se è fallito, se tutti sono purificati perchè oggi vogliono in campo Monti? Per riunire e ricompattare cosa?
Mentre il Pd fa la guerra delle primarie con SEL, prima per la premiership e dopo per i deputati, e il PDL si continua a spaccare e nascono movimenti e partiti più piccoli come i funghi, l’unico a cavalcare l’onda del malcontento è il M5S del dittatore Grillo e cresce l‘astensionismo, forse il primo partito.

Il popolo italiano soffre e la politica ride: sig sob.

Concetto Barone

http://leggo.oltreblog.net/blog/litalia-piange-e-la-politica-ride/

Pubblicato in: abusi di potere, DOSSIER, estero, FORZE DELL'ORDINE, guerre, libertà, magistratura, MEDIA, PACIFISMO, politica

I «due marò»: quello che i media (e i politici) italiani non vi hanno detto


duemaro[Una delle più farsesche “narrazioni tossiche” degli ultimi tempi è senz’altro quella dei “due Marò” accusati di duplice omicidio in India. Fin dall’inizio della trista vicenda, le destre politiche e mediatiche di questo Paese si sono adoperate a seminare frottole e irrigare il campo con la solita miscela di vittimismo nazionale, provincialismo arrogante e luoghi comuni razzisti.
Il giornalista Matteo Miavaldi è uno dei pochissimi che nei mesi scorsi hanno fatto informazione vera sulla storiaccia. Miavaldi vive in Bengala ed è caporedattore per l’India del sito China Files, specializzato in notizie dal continente asiatico. A ben vedere, non ha fatto nulla di sovrumano: ha seguito gli sviluppi del caso leggendo in parallelo i resoconti giornalistici italiani e indiani, verificando e approfondendo ogni volta che notava forti discrepanze, cioè sempre. C’è da chiedersi perché quasi nessun altro l’abbia fatto: in fondo, con Internet, non c’è nemmeno bisogno di vivere in India!
Verso Natale, la narrazione tossica ha oltrepassato la soglia dello stomachevole, col presidente della repubblica intento a onorare due persone che comunque sono imputate di aver ammazzato due poveracci (vabbe’, di colore…), ma erano e sono celebrate come… eroi nazionali. “Eroi” per aver fatto cosa, esattamente?
Insomma, abbiamo chiesto a Miavaldi di scrivere per Giap una sintesi ragionata e aggiornata dei suoi interventi. L’articolo che segue – corredato da numerosi link che permettono di risalire alle fonti utilizzate – è il più completo scritto sinora sull’argomento.
Ricordiamo che in calce a ogni post di Giap ci sono due link molto utili: uno apre l’impaginazione ottimizzata per la stampa, l’altro converte il post in formato ePub. Buona lettura, su carta o su qualunque dispositivo.
N.B. Cercate di commentare senza fornire appigli per querele. Se dovete parlar male di un politico, un giornalista, un militare, un presidente di qualcosa, fatelo con intelligenza, grazie.
P.S. Grazie a Christian Raimo per la sporcatura romanaccia, cfr. didascalia su casa pau.]

di Matteo Miavaldi

Il 22 dicembre scorso Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due marò arrestati in Kerala quasi 11 mesi fa per l’omicidio di due pescatori indiani, erano in volo verso Ciampino grazie ad un permesso speciale accordato dalle autorità indiane. L’aereo non era ancora atterrato su suolo italiano che già i motori della propaganda sciovinista nostrana giravano a pieno regime, in fibrillazione per il ritorno a casa dei «nostri ragazzi”, promossi in meno di un anno al grado di eroi della patria.
La vicenda dell’Enrica Lexie, la petroliera italiana sulla quale i due militari del battaglione San Marco erano in servizio anti-pirateria, ha calcato insistentemente le pagine dei giornali italiani e occupato saltuariamente i telegiornali nazionali.
E a seguirla da qui, in un villaggio a tre ore da Calcutta, la narrazione dell’incidente diplomatico tra Italia e India iniziato a metà febbraio è stata – andiamo di eufemismi – parziale e unilaterale, piegata a una ricostruzione dei fatti distante non solo dalla realtà ma, a tratti, anche dalla verosimiglianza.

In un articolo pubblicato l’11 novembre scorso su China Files ho ricostruito il caso Enrica Lexie sfatando una serie di fandonie che una parte consistente dell’opinione pubblica italiana reputa verità assolute, prove della malafede indiana e tasselli del complotto indiano. Riprendo da lì il sunto dei fatti.

E’ il 15 febbraio 2012 e la petroliera italiana Enrica Lexie viaggia al largo della costa del Kerala, India sud occidentale, in rotta verso l’Egitto. A bordo ci sono 34 persone, tra cui sei marò del Reggimento San Marco col compito di proteggere l’imbarcazione dagli assalti dei pirati, un rischio concreto lungo la rotta che passa per le acque della Somalia. Poco lontano, il peschereccio indiano St. Antony trasporta 11 persone.
Intorno alle 16:30 locali si verifica l’incidente: l’Enrica Lexie è convinta di essere sotto un attacco pirata, i marò sparano contro la St. Antony ed uccidono Ajesh Pinky (25 anni) e Selestian Valentine (45 anni), due membri dell’equipaggio.
La St. Antony riporta l’incidente alla guardia costiera del distretto di Kollam che subito contatta via radio l’Enrica Lexie, chiedendo se fosse stata coinvolta in un attacco pirata. Dall’Enrica Lexie confermano e viene chiesto loro di attraccare al porto di Kochi.
La Marina Italiana ordina ad Umberto Vitelli, capitano della Enrica Lexie, di non dirigersi verso il porto e di non far scendere a terra i militari italiani. Il capitano – che è un civile e risponde agli ordini dell’armatore, non dell’Esercito – asseconda invece le richieste delle autorità indiane.
La notte del 15 febbraio, sui corpi delle due vittime viene effettuata l’autopsia. Il 17 mattina vengono entrambi sepolti.
Il 19 febbraio Massimiliano Latorre e Salvatore Girone vengono arrestati con l’accusa di omicidio. La Corte di Kollam dispone che i due militari siano tenuti in custodia presso una guesthouse della CISF (Central Industrial Security Force, il corpo di polizia indiano dedito alla protezione di infrastrutture industriali e potenziali obiettivi terroristici) invece che in un normale centro di detenzione.

Questi i fatti nudi e crudi. Da quel momento è partita una vergognosa campagna agiografica fascistoide, portata avanti in particolare da Il Giornale, quotidiano che, citando un’amica, «mi vergognerei di leggere anche se fossi di destra».
Che Il Giornale si sia lanciato in questa missione non stupisce, per almeno due motivi:

Ignazio La Russa

Ignazio La Russa

1) La fidelizzazione dei suoi (e)lettori passa obbligatoriamente per l’esaltazione acritica delle nostre – stavolta sì, nostre – forze armate, impegnate a «difendere la patria e rappresentare l’Italia nel mondo» anche quando, sotto contratto con armatori privati, prestano i loro servizi a difesa di interessi privati.
Anomalia, quest’ultima, per la quale dobbiamo ringraziare l’ex governo Berlusconi e in particolare l’ex ministro della Difesa Ignazio La Russa, che nell’agosto 2011 ha legalizzato la presenza di militari a difesa di imbarcazioni private. In teoria la legge prevede l’uso dell’esercito o di milizie private, senonché le regole di ingaggio di queste ultime sono ancora da ultimare, lasciando il monopolio all’Esercito italiano. Ma questa è – parzialmente – un’altra storia.

2) Il secondo motivo ha a che fare col governo Monti, per il quale il caso dei due marò ha rappresentato il primo grosso banco di prova davanti alla comunità internazionale, escludendo la missione impossibile di cancellare il ricordo dell’abbronzatura di Obama, della culona inchiavabile, letto di Putin, della nipote di Mubarak, dell’harem libico nel centro di Roma e tutto il resto del repertorio degli ultimi 20 anni.
Troppo presto per togliere l’appoggio a Monti per questioni interne, da marzo in poi Latorre e Girone sono stati l’occasione provvidenziale per attaccare l’esecutivo dei tecnici, mantenendo vivo il rapporto con un elettorato che tra poco sarà di nuovo chiamato alle urne. E’ il tritacarne elettorale preannunciato da Emanuele Giordana al quale i due marò, dopo la visita ufficiale al Quirinale del 22 dicembre, sono riusciti a sottrarsi chiudendosi letteralmente nelle loro case fino al 10 gennaio quando, secondo i patti, torneranno in Kerala in attesa del giudizio della Corte Suprema di Delhi.

Margherita Boniver

Margherita Boniver

Qualche esempio di strumentalizzazione?

Margherita Boniver, senatrice Pdl, il 19 dicembre riesce finalmente a fare notizia offrendosi come ostaggio per permettere a Latorre e Girone di tornare in Italia per Natale.

Ignazio La Russa, Pdl, il 21 dicembre annuncia di voler candidare i due marò nelle liste del suo nuovo partito Fratelli d’Italia (sic!).
L’escamotage, che serve a blindare i due militari entro i confini italiani, è rimandato al mittente dagli stessi Latorre e Girone, irremovibili nel mantenere la parola data alle autorità indiane.

LA QUERELLE SULLA POSIZIONE DELLA NAVE E UNA CURIOSA “CONTROPERIZIA”

La prima tesi portata avanti maldestramente dalla diplomazia italiana, puntellata dagli organi d’informazione, sosteneva che l’Enrica Lexie si trovasse in acque internazionali e, di conseguenza, la giurisdizione dovesse essere italiana. Ma le cose pare siano andate diversamente.
Il governo italiano ha sostenuto che l’Enrica Lexie si trovasse a 33 miglia nautiche dalla costa del Kerala, ovvero in acque internazionali, il che avrebbe dato diritto ai due marò ad un processo in Italia. La tesi è stata sviluppata basandosi sulle dichiarazioni dei marò e su non meglio specificate «rilevazioni satellitari”.
Secondo l’accusa indiana l’incidente si era invece verificato entro il limite delle acque nazionali: Girone e Latorre dovevano essere processati in India.

Nonostante la confusione causata dal campanilismo della stampa indiana ed italiana, la posizione della Enrica Lexie non è più un mistero ed è ufficialmente da considerare valida la perizia indiana.
La squadra d’investigazione speciale che si è occupata del caso lo scorso 18 maggio ha depositato presso il tribunale di Kollam l’elenco dei dati a sostegno dell’accusa di omicidio, citando i risultati dell’esame balistico e la posizione della petroliera italiana durante la sparatoria.
Secondo i dati recuperati dal GPS della petroliera italiana e le immagini satellitari raccolte dal Maritime Rescue Center di Mumbai, l’Enrica Lexie si trovava a 20,5 miglia nautiche dalla costa del Kerala, nella cosiddetta «zona contigua».
Il diritto marittimo internazionale considera «zona contigua» il tratto di mare che si estende fino alle 24 miglia nautiche dalla costa, entro le quali è diritto di uno Stato far valere la propria giurisdizione.

I fasci giocherellano con l'idea di essere in guerra con l'India. Poi toccherà alla Kamchatka.

Sti fasci de casa pau giocano a ffà ‘a guera coll’india. Più tardi aggredischeno la Kamciacca. – Seh, poi finisce che se fanno ‘e tre de notte e domattina so’ cazzi, svejasse pe’ andà a scola! Tipo che a forza de ffà sega, qui ce tocca ripete’ a prima media… – Pure quest’anno?!

A contrastare la versione ufficiale delle autorità indiane – che, ricordiamo, è stata accettata anche dai legali dei due marò e sarà la base sulla quale la Corte suprema indiana si pronuncerà – è apparsa in rete la ricca controperizia dell’ingegner Luigi di Stefano, già perito di parte civile per l’incidente di Ustica.
Di Stefano presenta una serie di dati ed analisi tecniche a supporto dell’innocenza dei due marò. Chi scrive non è esperto di balistica né perito legale – non è il mio mestiere – e davanti alla mole di dati sciorinati da Di Stefano rimane abbastanza impassibile. Tuttavia, è importante precisare che Di Stefano basa gran parte della sua controperizia su una porzione minima dei dati, quelli cioè divulgati alla stampa a poche settimane dall’incidente. Dati che, sappiamo ora, sono stati totalmente sbugiardati dalle rilevazioni satellitari del Maritime Rescue Center di Mumbai e dall’esame balistico effettuato dai periti indiani.
Nella perizia troviamo stralci di interviste tratti dal settimanale Oggi, fotogrammi ripresi da Youtube, fermi immagine di documenti mandati in onda da Tg1 e Tg2 (sui quali Di Stefano costruisce la sua teoria della falsificazione dei dati da parte della Marina indiana), altre foto estrapolate da un video della Bbc e una serie di complicatissimi calcoli vettoriali e simulazioni 3d.
Non si menziona mai, in tutta la perizia, nessuna fonte ufficiale dei tecnici indianiche, come abbiamo visto, hanno depositato in tribunale l’esito delle loro indagini il 18 maggio. Di Stefano aveva addirittura presentato il suo lavoro durante un convegno alla Camera dei deputati il 16 aprile, un mese prima che fossero disponibili i risultati delle perizie indiane!
In quell’occasione i Radicali hanno avanzato un’interrogazione parlamentare al ministro degli Esteri Terzi, chiedendo sostanzialmente: «Ma se abbiamo mandato i nostri tecnici in India e loro non hanno detto nulla, perché dobbiamo stare a sentire Di Stefano?»
Il lavoro di Di Stefano, in definitiva, è viziato sin dal principio dall’analisi di dati clamorosamente incompleti, costruito su dichiarazioni inattendibili e animato dal buon vecchio sentimento di superiorità occidentale nei confronti del cosiddetto Terzo mondo.
Se qualcuno ancora oggi ritiene che una simile perizia artigianale sia più attendibile di quella ufficiale indiana, cercare di spiegare perché non lo è potrebbe essere un inutile dispendio di energie.

UNGHIE SUI VETRI: «NON SONO STATI LORO A SPARARE!» 

Altra tesi particolarmente in voga: non sono stati i marò a sparare, c’era un’altra nave di pirati nelle vicinanze, sono stati loro.

Nel rapporto consegnato in un primo momento dai membri dell’equipaggio dell’Enrica Lexie alle autorità indiane e italiane (entrambi i Paesi hanno aperto un’inchiesta) si specifica che Latorre e Girone hanno sparato tre raffiche in acqua, come da protocollo, man mano che l’imbarcazione sospetta si avvicinava all’Enrica Lexie. Gli indiani sostengono invece che i colpi erano stati esplosi con l’intenzione di uccidere, come si vede dai 16 fori di proiettile sulla St. Antony.

Il 28 febbraio il governo italiano chiede che al momento dell’analisi delle armi da fuoco siano presenti anche degli esperti italiani. La Corte di Kollam respinge la richiesta, accordando però che un team di italiani possa presenziare agli esami balistici condotti da tecnici indiani.
Gli esami confermano che a sparare contro la St. Antony furono due fucili Beretta in dotazione ai marò, fatto supportato anche dalle dichiarazioni degli altri militari italiani e dei membri dell’equipaggio a bordo sia dell’Enrica Lexie che della St. Antony.
Staffan De Mistura, sottosegretario agli Esteri italiano, il 18 maggio ha dichiarato alla stampa indiana: «La morte dei due pescatori è stato un incidente fortuito, un omicidio colposo. I nostri marò non hanno mai voluto che ciò accadesse, ma purtroppo è successo».
I più cocciuti, pur davanti all’ammissione di colpa di De Mistura, citano ora il mistero della Olympic Flair, una nave mercantile greca attaccata dai pirati il 15 febbraio, sempre al largo delle coste del Kerala. La notizia, curiosamente, è stata pubblicata esclusivamente dalla stampa italiana, citando un comunicato della Camera di commercio internazionale inviato alla Marina militare italiana. Il 21 febbraio la Marina mercantile greca ha categoricamente escluso qualsiasi attacco subito dalla Olympic Flair.

A questo punto possiamo tranquillamente sostenere che:
1) l’Enrica Lexie non si trovava in acque internazionali;
2) i due marò hanno sparato
.
Sono due fatti supportati da prove consistenti e accettati anche dalla difesa italiana, che ora attende la sentenza della Corte suprema circa la giurisdizione.

Secondo la legge italiana ed i suoi protocolli extraterritoriali, in accordo con le risoluzioni dell’Onu che regolano la lotta alla pirateria internazionale, i marò a bordo della Enrica Lexie devono essere considerati personale militare in servizio su territorio italiano (la petroliera batteva bandiera italiana) e dovrebbero godere quindi dell’immunità giurisdizionale nei confronti di altri Stati.
La legge indiana dice invece che qualsiasi crimine commesso contro un cittadino indiano su una nave indiana – come la St. Antony – deve essere giudicato in territorio indiano, anche qualora gli accusati si fossero trovati in acque internazionali.
A livello internazionale vige la Convention for the Suppression of Unlawful Acts Against the Safety of Maritime Navigation (SUA Convention), adottata dall’International Maritime Organization (Imo) nel 1988, che a seconda delle interpretazioni, indicano gli esperti, potrebbe dare ragione sia all’Italia sia all’India.
La sentenza della Corte Suprema di New Delhi, prevista per l’8 novembre ma rimandata nuovamente a data da destinarsi, dovrebbe appunto regolare questa ambiguità, segnando un precedente legale per tutti i casi analoghi che dovessero verificarsi in futuro.
Il caso dei due marò, che dal mese di giugno sono in regime di libertà condizionata e non possono lasciare il Paese prima della sentenza, sarà una pietra miliare del diritto marittimo internazionale.

IMPRECISIONI, DIMENTICANZE, SAGRESTIE E ROMBI DI MOTORI

In oltre 10 mesi di copertura mediatica, la cronaca a macchie di leopardo di gran parte della stampa nazionale ha omesso dettagli significativi sul regime di detenzione dei marò, si è persa per strada alcuni passaggi della diplomazia italiana in India e ha glissato su una serie di comportamenti “al limite della legalità” che hanno contraddistinto gli sforzi ufficiali per «riportare a casa i nostri marò». In un altro articolo pubblicato su China Files il 7 novembre, avevo collezionato le mancanze più eclatanti. Riprendo qui quell’esposizione.

Descritti come «prigionieri di guerra in terra straniera» o militari italiani «dietro le sbarre», Massimiliano Latorre e Salvatore Girone in realtà non hanno speso un solo giorno nelle famigerate carceri indiane.
I due militari del Reggimento San Marco, in libertà condizionata dal mese di giugno, come scrive Paolo Cagnan su L’Espresso, in India sono trattati col massimo riguardo e, in oltre otto mesi, non hanno passato un solo giorno nelle famigerate celle indiane, alloggiando sempre in guesthouse o hotel di lusso con tanto di tv satellitare e cibo italiano in tavola. Tecnicamente, «dietro le sbarre» non ci sono stati mai.
Un trattamento di lusso accordato fin dall’inizio dalle autorità indiane che, comericordava Carola Lorea su China Files il 23 febbraio, si sono assicurate che il soggiorno dei marò fosse il meno doloroso possibile:

'a pizza«I due marò del Battaglione San Marco sospettati di aver erroneamente sparato a due pescatori disarmati al largo delle coste del Kerala, sono alloggiati presso il confortevole CISF Guest House di Cochin per meglio godere delle bellezze cittadine.
Secondo l’intervista rilasciata da un alto funzionario della polizia indiana al Times of India, i due sfortunati membri della marina militare italiana sarebbero trattati con grande rispetto e con tutti gli onori di casa, seppure accusati di omicidio.
La diplomazia italiana avrebbe infatti fornito alla polizia locale una lista di pietanze italiane da recapitare all’hotel per il periodo di fermo: pizza, pane, cappuccino e succhi di frutta fanno parte del menu finanziato dalla polizia regionale. Il danno e la beffa.»

Intanto, l’Italia cercava in ogni modo di evitare la sentenza dei giudici indiani, ricorrendo anche all’intercessione della Chiesa. Alcune iniziative discutibili portate avanti dalla diplomazia italiana, o da chi ne ha fatto tristemente le veci, hanno innervosito molto l’opinione pubblica indiana. Due di queste sono direttamente imputabili alle istituzioni italiane.

In primis, aver coinvolto il prelato cattolico locale nella mediazione con le famiglie delle due vittime, entrambe di fede cattolica. Il sottosegretario agli Esteri De Mistura si è più volte consultato con cardinali ed arcivescovi della Chiesa cattolica siro-malabarese, nel tentativo di aprire anche un canale “spirituale” con i parenti di Ajesh Pinky e Selestian Valentine, i due pescatori morti il pomeriggio del 15 febbraio.
L’ingerenza della Chiesa di Roma non è stata apprezzata dalla comunità locale che, secondo il quotidiano Tehelka, ha accusato i ministri della fede di «immischiarsi in un caso penale», convincendoli a dismettere il loro ruolo di mediatori.

Il 24 aprile, inoltre, il governo italiano e i legali dei parenti delle vittime hanno raggiunto un accordo economico extra-giudiziario. O meglio, secondo il ministro della Difesa Di Paola si è trattato di «una donazione», di «un atto di generosità slegato dal processo».
Alle due famiglie, col consenso dell’Alta Corte del Kerala, vanno 10 milioni di rupie ciascuna, in totale quasi 300mila euro. Dopo la firma, entrambe le famiglie hannoritirato la propria denuncia contro Latorre e Girone, lasciando solo lo Stato del Kerala dalla parte dell’accusa.
Raccontata dalla stampa italiana come un’azione caritatevole, la transazione economica è stata interpretata in India non solo come un’implicita ammissione di colpa, ma come un tentativo, nemmeno troppo velato, di comprarsi il silenzio delle famiglie dei pescatori.
Tanto che il 30 aprile la Corte Suprema di Delhi ha criticato la scelta del tribunale del Kerala di avallare un simile accordo tra le parti, dichiarando che la vicenda «va contro il sistema legale indiano, è inammissibile.»

Immagine tratta da "Libero"

Immagine tratta dal sito di Libero. Il giornale ha toni incazzati, ma i lettori sembrano di buon umore.

Ma il vero capolavoro di sciovinismo è arrivato lo scorso mese di ottobre durante il Gran Premio di Formula 1 in India. In un’inedita liaison governo-Il Giornale-Ferrari, in poco più di una settimana l’Italia è riuscita a far tornare in prima pagina il non-caso dei marò che in India, dopo 8 mesi dall’incidente, era stato ampiamente relegato nel dimenticatoio mediatico.
Rispondendo all’appello de Il Giornale ed alle «migliaia di lettere» che i lettori hanno inviato alla redazione del direttore Sallusti, la Ferrari ha accettato di correre il gran premio indiano di Greater Noida mostrando in bella vista sulle monoposto la bandiera della Marina Militare Italiana. Il primo comunicato ufficiale di Maranello recitava:

«[…] La Ferrari vuole così rendere omaggio a una delle migliori eccellenze del nostro Paese auspicando anche che le autorità indiane e italiane trovino presto una soluzione per la vicenda che vede coinvolti i due militari della Marina Italiana.»

La replica seccata del Ministero degli Esteri indiano non si fa attendere: «Utilizzare eventi sportivi per promuovere cause che non sono di quella natura significa non essere coerenti con lo spirito sportivo

Pur avendo incassato il plauso del ministro degli Esteri Terzi, che su Twitter ha gioito dell’iniziativa che «testimonia il sostegno di tutto il Paese ai nostri marò», la Scuderia Ferrari opta per un secondo comunicato. Sfidando ogni logica e l’intelligenza di italiani ed indiani, l’ufficio stampa della casa automobilistica specifica che esporre la bandiera della Marina «non ha e non vuole avere alcuna valenza politica

In mezzo al tira e molla di una strategia diplomatica improvvisata, così impegnata a non scontentare l’Italia più sciovinista al punto da appoggiare la pessima operazione d’immagine del duo Maranello-Il Giornale, accolta in India dapolemiche ampiamente giustificabili, il racconto dei marò – precedentemente «dietro le sbarre» –  è continuato imperterrito con toni a metà tra un romanzo di Dickens e una sagra di paese.
Il Giornale, ad esempio, esaltando la vittoria morale dell’endorsement Ferrari, confida ai propri lettori che

Friselle«i famigliari di Massimiliano Latorre, tutti con una piccola coccarda di colore giallo e il simbolo della Marina Militare al centro appuntata sugli abiti, hanno pensato di portare a Massimiliano e a Salvatore alcuni tipici prodotti locali della Puglia: dalle focacce ai dolci d’Altamura per proseguire poi con le orecchiette, le friselle di grano duro

L’operazione, qui in India, ha raggiunto esclusivamente un obiettivo: far inviperire ancora di più le schiere di fanatici nazionalisti indiani sparse in tutto il Paese.
Ma è lecito pensare che la mossa mediatica, ancora una volta, non sia stata messa a punto per il bene di Latorre e Girone, bensì per strizzare l’occhiolino a quell’Italia abbruttita dalla provincialità imposta dai propri politici di riferimento, maltrattata da un’informazione colpevolmente parziale che da tempo ha smesso di “informare” preferendo istruire, depistare, ammansire e rintuzzare gli istinti peggiori di una popolazione alla quale si rifiuta di dare gli strumenti e i dati per provare a capire e pensare con la propria testa.

PARLARE A CHI SI TAPPA LE ORECCHIE

In questi mesi, quando provavamo a raccontare la storia dei marò facendo due passi indietro e includendo doverosamente anche le fonti indiane, ci sono piovuti addosso decine di insulti. Quando citavamo fonti dai giornali indiani, ci accusavano di essere «come un fogliaccio del Kerala»; quando abbiamo provato a spiegare il problema della giurisdizione, ci hanno risposto «L’India è un paese di pezzenti appena meno pezzenti di prima che cerca di accreditarsi come potenza, ma sempre pezzenti restano. E un pezzente con soldi diventa arrogante. Da nuclearizzare!»; quando abbiamo cercato di smentire le falsità pubblicate in Italia (come la memorabile bufala di Latorre che salva un fotografo fermando una macchina con le mani e si guadagna le copertine indiane come “Eroe”) ci hanno dato degli anti-italiani, augurandoci di andare a vivere in India e vedere se là stavamo meglio. Ignorando il fatto che, a differenza di molti, noi in India ci abitiamo davvero.

I beduini del Kerala

I beduini del Kerala… Fottuti bastardi…

Quando tutta questa vicenda verrà archiviata e i marò saranno sottoposti a un giusto processo – in Italia o in India, speriamo che sia giusto – sarà bene ricordarci come non fare del cattivo giornalismo, come non condurre un confronto diplomatico con una potenza mondiale e, soprattutto, come non strumentalizzare le nostre forze armate per fini politici. Una cosa della quale, anche se fossi di destra, mi sarei vergognato.

FONTE http://www.wumingfoundation.com/giap/

Leggi anche “5 ragioni per un impeachment” https://ilmalpaese.wordpress.com/2014/02/09/5-ragioni-per-un-impeachment/

Pubblicato in: diritti, INGIUSTIZIE, lega, libertà, opinioni, politica, razzismo, sociale, società

23.000 Rifugiati a Rischio Espulsione dall’Italia


rifugiati_fdgdi Luca Fazio

La Caritas chiede di prolungare l’accoglienza per evitare l’emergenza umanitaria. L’Arci: «Lo stato si è svegliato tardi»

La conferma che per il governo Monti gli stranieri sono sempre stati «tecnicamente» invisibili è arrivata in questi primi giorni dell’anno con la decisione di prorogare di soli due mesi l’assistenza ai profughi delle «primavere arabe» presenti sul territorio italiano. Sono 23 mila persone, tra cui molte donne con bambini, che per la legge italiana – e per la polizia – il 28 febbraio diventeranno «clandestini».
Per la Caritas Ambrosiana si rischia una vera e propria «emergenza umanitaria», mentre il Comune di Milano parla addirittura di «bomba a orologeria». Spiega l’assessore ai servizi sociali Pierfrancesco Majorino: «L’emergenza è solo rinviata, queste persone quando rimarranno sulla strada e senza permesso di soggiorno cominceranno a protestare, dobbiamo prepararci a vederli arrivare tutti a Milano, dove le loro manifestazioni avranno più visibilità». E alla fine dell’inverno, col freddo, è improbabile che i soggetti più deboli, una volta usciti dalle strutture di accoglienza, riescano a trovare soluzioni autonome. Significa che chiederanno aiuto ai comuni in una situazione di emergenza, appoggiandosi a un welfare locale già boccheggiante grazie ai tagli imposti dal governo – e da chi lo ha sostenuto.
La gestione di questa nuova fase in più avrà regole nuove, passando dalla Protezione civile al Ministero degli Interni. Con alcune prevedibili ripercussioni negative, secondo la Caritas, che ha chiesto al governo almeno un prolungamento dell’assistenza fino alla prossima primavera, «anteponendo ad ogni valutazione il valore e il dovere della solidarietà». Un messaggio che dovrebbe trovare immediatamente ascolto anche al Quirinale, se non altro per dare un senso alle parole che il presidente Giorgio Napolitano ha riservato ai profughi nel suo ultimo discorso alla nazione. La situazione, infatti, potrebbe complicarsi ancora prima della nuova scadenza fissata dal Viminale.
Alcune strutture di accoglienza, come alberghi o pensionati, per esempio potrebbero decidere di non proseguire l’accoglienza nei termini stabiliti dalle nuove convenzioni che prevedono un costo giornaliero di circa 35 euro a persona (prima erano 46), e per di più contrattato singolarmente da ogni provincia – probabilmente al ribasso. La nuova fase, aggiunge la Caritas, prevede solo interventi per la sopravvivenza (vitto e alloggio), «ciò rischia di interrompere la continuità dei percorsi di integrazione intrapresi grazie ai corsi professionali, ai tirocini, all’accompagnamento sociale e alla mediazione legale, tutti servizi offerti fino ad oggi». Inoltre, le poche settimane rimaste per la permanenza in Italia, e le informazioni frammentarie, potrebbero alimentare tensioni tra i profughi, «e tale situazione potrebbe degenerare in aperte rivolte».
Per Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’Arci, «lo stato si è svegliato tardi». E piuttosto male. «Non credo che si riuscirà a risolvere il problema entro la data prevista – spiega – perché l’operazione di riconoscere uno status qualsiasi a queste persone andava fatta prima. Adesso è tardi. La procedura attraverso la quale vengono dati i permessi di soggiorno a 23 mila profughi che sono rimasti in Italia è stata avviata a fine novembre, adesso ci vorranno alcuni mesi».
Laurens Jolles, dell’Alto commissario delle Nazioni unite (Unhcr), forse pensando di avere che fare con un altro paese, suggerisce un altro percorso. «La cosa importante – spiega – non è la proproga ma trovare delle soluzioni, anche individuali, per tutte le persone che stanno aspettando di essere regolarizzate». Laurens Jolles chiede più tempo e lamenta una totale mancanza di strategia del governo italiano. «Non sono tutte persone con lo stesso profilo, ce ne sono alcune che potrebbero trovare lavoro e restare in Italia, mentre altri potrebbero tornare in patria con degli incentivi».
Ragionevolezza e buon senso a parte, purtroppo, se la situazione dovesse precipitare, è vero invece che non potrebbe capitare in un momento peggiore. In piena campagna elettorale, non sono questi gli argomenti che la classe politica italiana sa affrontare, come direbbero i preti, anteponendo ad ogni valutazione il dovere della solidarietà.

http://www.milanox.eu/

Pubblicato in: politica

ELEZIONI 2013, facciamo il punto insieme!


politica merda

Come ognuno di voi si sarà accorto negli ultimi giorni, la situazione politica italiana è parecchio lontana dal trovare un equilibrio soddisfacente, soprattutto dopo la recente salita in campo di Monti e la (ri)discesa di Berlusconi nell’agone – neanche troppo, visto che si tratta essenzialmente di lunghi e farneticanti monologhi – della televisione pubblica (gestita dalle forze politiche di maggioranza) e privata (di cui è proprietario). I tempi delle primarie del Pd, con quel vento di pseudo-rinnovamento che si respirava fresco-asfittico, sembrano ormai lontanissimi  e l’impressione è quella di essere ripiombati a capofitto nella piccola politica italiota degli ultimi vent’anni. Maproviamo a fare il punto della situazione – ardua impresa – sulle prossime elezioni, anche per avere dei punti di riferimento per decidere quale partito potrà rappresentarci:

I FATTI

  • Dopo un anno di governo tecnico calato dal Quirinale e dopo l’invito del Ppe (Partito Popolare Europeo) a Monti di candidarsi, un punto mi sembra incontestabile: la sovranità nazionale, per come la conosciamo, ne esce parecchio malconcia. Che sia un bene o un male è da dibattere, ma sicuramente lo stato Italia non può più essere considerato nella sua singolarità, ma solamente rapportato a un qualcosa di più grande, ossia l’Europa. Difficile capire cosa sia effettivamente questa Europa e chi ne stabilisca le linee guida economico-politiche: Draghi, la Merkel, la Bce, l’Fmi, la Finanza, le agenzie di rating? Tutti insieme?

Leggi il resto dell’articolo sul blog di SoloSapere (CLICCA QUI).

Pubblicato in: berlusconeide

E. Letta: “Meglio il PDL che Grillo”. B: “Meglio il PD che il centrino”.


Enrico Letta: “Preferisco che i voti vadano al Pdl piuttosto che disperdersi verso Grillo“.

Silvio Berlusconi: “Meglio votare il Pd che il “centrino'”.

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Credo che queste due dichiarazioni sintetizzino al meglio diciotto anni di  mancate norme sul conflitto di interesse. Anche se, a mio avviso, resta insuperabile “l’ammissione di colpevolezza” di Violante alla Camera.

Pubblicato in: CRONACA

LE VERE OPPOSIZIONI


Come disse Luciana Littizzetto, Berlu ha proprio rotto il cazzo. Tuttavia la sua ridiscesa in campo fa comodo a tutta la casta dei politici, alla massoneria, alle banche private, nonchè alla BCE e alla Bundesbank e naturalmente anche al Vaticano e allo IOR, perchè serve a far numero in parlamento contro il Movimento 5 Stelle di Grillo e quello degli Arancioni di Ingroia, entrambi composti nella loro stragrande maggioranza da persone veramente oneste, e le persone veramente oneste, si sa, alla fine riescono sempre ad accordarsi fra di loro per sbarrare la strada ai disonesti nell’interesse generale di un paese. Le cricche Bersani-Vendola e quella Monti, casini, fini, Bondi, Rutelli ecc ecc solo apparentemente antagoniste, sono in realtà quelle destinate a governare ( se naturalmente prenderanno abbastanza voti, il che non è poi così  scontato, come una certa stampa e TV di regime vorrebbero invece farci credere! ) quanto a Berlusconi, il quale avrebbe in ogni caso ben poche possibilità di ridiventare presidente del consiglio, potrebbe però sempre manovrare dall’opposizione barattando qualche legge ad personam che gli farebbe comodo con un suo voto favorevole a leggi e provvedimenti proposti dagli altri due schieramenti, mentre, totalmente isolate rimarrebbero appunto le vere opposizioni di Grillo e di Ingroia che tra l’altro non godono neanche delle simpatie di Giorgio Napolitano, che sarà ancora in carica come presidente della repubblica anche dopo le elezioni del prossimo Febbraio. Il vero motivo della recita di Berlusconi e delle dimissioni di Monti è stato quello di cercare di svantaggiare il più possibile le VERE opposizioni antIcipando le elezioni sia per rendere più difficile la raccolta delle firme autenticate per le forze politiche nuove come appunto il Movimento 5 Stelle ( ma quando si è appurato che la cosa avrebbe danneggiato anche altre formazioni amiche del regime montiano, allora è stato deciso di dimezzare il numero delle firme necessarie da raccogliere e autenticare ), sia perchè dopo le elezioni ci fosse ancora Giorgio Napolitano, il presidente amico di Mario Monti, di Berlusconi, di Bersani, della BCE, della Bundesbank, della massoneria e del Vaticano, ma nemico della Costituzione, come arbitro della situazione.

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