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Verso le Politiche: Sicilia in subbuglio.


Si avvicina velocemente il giorno delle elezioni nazionali e la bedda Sicilia è in subbuglio. Infatti è di nuovo scoppiata la stagione pre-elettorale, ed è tempo di strategia e accordi elettorali , prodotti da innesti che si rivelano improbabili umanamente prima ancora che politicamente. Come diceva Pietrangelo Buttafuoco: «Ci vuole l’antitetanica a districarsi tra le vicende siciliane». Ma cerchiamo con calma di scoprire cosa sta succedendo nelle segreterie politiche siciliane. Innanzitutto è necessario partire dal partito di Miccichè il quale ha ottenuto un misero 6 % nelle ultime elezioni regionali. Gianfranco con un intervista rilasciata al quotidiano di De Benedetti , annuncia la ri-alleanza con il Cavaliere di Arcore. Gianfranco , cercando di spiegare l’ennesimo riavvicinamento a Berlusconi , ci fa sapere di “essersi pentito di essersi pentito” e quando viene affrontato l’argomento Dell’Utri, che ha trovato posto proprio nelle liste di Grande Sud, commenta così : “Nessuno mi ha mai parlato di una sua candidatura, neanche lo stesso Marcello. Credo sia Alfano a mettere in giro certe voci”. Forse nessuno lo aveva avvertito che Silvio avesse pensato di infilare l’impresentabile Marcello proprio nelle liste di Grande Sud.

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Neanche il tempo di chiudere l’accordo, che…boom! nel centrodestra esplodono i mal di pancia per il ritorno di Gianfranco Miccichè. Un fastidio che trova sfogo sui social network. “Allearsi alle politiche con chi ha concorso alla sconfitta del centrodestra alle regionali è davvero difficile da digerire per molti, scrive su Twitter l’ex presidente dell’Ars Francesco Cascio, i cui rapporti non idilliaci con Miccichè non sono certo un segreto. A fare eco a Cascio è Nello Musumeci, il quale più di tutti ha pagato la divisione del centro-destra. Il j’accuse su Facebook di Musumeci è durissimo: “Il giorno dopo la mancata vittoria mi sono assunto per intero la responsabilità di quel risultato. Oggi, dopo l’accordo raggiunto tra Berlusconi e Miccichè, diventa difficile nascondere ai siciliani un’amara verità: a Roma come a Palermo, ad alto e a medio livello, c’era chi aveva già deciso e voluto, prima del voto, che il centrodestra in Sicilia non vincesse. Che vergogna!”. Anche Nello ha capito quello che ho sempre sostenuto nei miei articoli: “U pisci feti da testa e a testa è Roma”. La crisi che attraversa il PDL è giunta anche a Siracusa. Questione di ore al massimo di giorni e Vinciullo lascerà il Pdl. Subito dopo la vittoria all’Ars , Vinciullo ha chiesto un congresso provinciale. A convocare l’adunanza dovrebbe spettare al coordinatore Angelo Bellucci, ma, fino ad ora si sono registrate delle “resistenze” tattiche. Qualora la direzione si riunisse, come richiede Enzo Vinciullo, dovrebbe prendere atto che gli equilibri interni al Pdl siracusano sono cambiati a favore proprio di quest’ultimo perchè dalla sua parte si sono spostati gli altri detentori del pacchetto azionario scaturito dalle urne congressuali. Infatti dalla parte di Vinciullo si sono schierati il senatore avolese Burgaretta, Tino Di Rosolini, Puccio Forestiere e altri. In Sicilia orientale sono già diversi ad avere lasciato il Pdl per rispondere alla chiamata dell’ex ministro della Difesa. Oltre a Raffaele Stancanelli, sindaco di Catania, ha lasciato il Pdl anche il vice coordinatore provinciale etneo Gianfranco Romano. In provincia di Siracusa se venisse confermato l’abbandono del deputato regionale Enzo Vinciullo e del suo gruppone per il Pdl sarebbe un disastro irrecuperabile.

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Continuando, non posso non citare la vicenda Visentin, ex sindaco di Siracusa, il quale dopo esser stato in contatto con Fratelli di Italia e dopo aver smentito se stesso e la Prestigiacomo, il pomeriggio del 31 dicembre , senza avvertire nessuno, si è dimesso da Sindaco di Siracusa e ha annunciato che sarà candidato nel listone di Monti. E arriviamo proprio allo schieramento del professore: La vera sorpresa di queste elezioni. Al centro c’è posto. E ci si affolla sgomitando per salire a bordo. L’Udc schiererà quasi il rettore dell’Università di Catania Antonio Recca, che si è sospeso dall’incarico. Probabile anche il ritorno in Parlamento dell’uscente Enzo Galioto, se le sue grane giudiziarie non ne impediranno la ricandidatura. In Sicilia orientale il partito di Casini schiererà la new entry Giovanni Pistorio, uscito nei giorni scorsi dall’MPA. Quanto alla terza lista, quella civica che farà capo direttamente a Monti, ci finiranno gli esponenti della società civile e i candidati di Italia Futura di Montezemolo. L’identikit del candidato ideale porta a Roberto Lagalla, rettore dell’Università di Palermo, che si era già fatto vedere un paio di volte a kermesse montezemoliane, anche se solo da osservatore. Si parla anche di Ettore Artioli, tra i leader di Italia Futura in Sicilia. Il 3 gennaio si è fatto sentire anche un altro deputato siracusano che da oggi era disperso. Granata, con marettiana voce dice : “Guiderò con Fini la lista Futuro e Libertà alla Camera e lo farò senza paracadute:la mia rielezione deve essere determinata dai siciliani e dai siracusani”. Il Vice coordinatore nazionale di Fli forse non poteva che dire quello che ha detto con un breve comunicato che mira a richiamare l’attenzione dei suoi sostenitori della prima ora: “In particolar modo da tutti coloro che in questi anni hanno sostenuto e apprezzato le mie battaglie di legalità, diritti, tutela dell’ambiente e valorizzazione della cultura hanno ora la possibilità di sostenermi votando la lista Fli”. Tradotto, Granata sarà il numero 2 (dopo Fini) della lista nella circoscrizione di pertinenza aretusea. A votarlo dovrebbero essere coloro che hanno apprezzato le sue battaglie ambientali e di legalità, le quali restano sconosciute. E dall’altra parte che si dice ? Nel PD vige la bufera delle primarie. L’ex presidente dell’Antimafia regionale, Lillo Speziale, giunto secondo per numero di voti dietro alla parlamentare uscente Daniela Cardinale, figlia dell’ex ministro Salvatore, denunciando una serie di regolarità, accusa : “”A Caltanissetta ha votato anche un morto”. Lupo ha ribadito al responsabile nazionale per gli Enti locali Zoggia, la necessità di restringere il numero dei candidati alle Politiche “calati” da Roma. I “magnifici undici” scelti da Bersani dovranno, se non scomparire, quantomeno diminuire. A cinque-sei nomi. Non di più. E tra quei nomi, uno dei requisiti dovrà essere anche quello della ‘sicilianità’ del candidato. È il caso di Carlo Vizzini, ex Forza Italia e leader del Psi, in Parlamento da otto legislature , sulla cui nomina però, c’è grande tensione all’interno del partito, e di Sergio D’Antoni, partecipante sì, alle primarie, ma giunto in una posizione tale da mettere seriamente a rischio la sua elezione. Circolano anche voci sul possibile inserimento in lista di Massimo Russo, ex assessore alla Sanità della giunta Lombardo. Chi vivrà vedrà ! Anche lo schieramento che sostiene la candidatura del pm palermitano Ingroia lavora alle liste. In pole position l’uscente di Idv Fabio Giambrone e Giovanna Marano. In campo dovrebbero scendere anche il segretario di Rifondazione Antonio Marotta, Franco La Torre e Tina Montinaro. Non è ancora chiaro il futuro di Ignazio Messina e di Pippo Russo.

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Adesso possiamo giungere all’Mpa. Il partito che ha trasformato più di tutti la nostra autonomia in una “buttanissima autonomia” (Buttafuoco). Raffaele Lombardo ha delegato Rino Piscitello e Agazio Loiero per decidere sulle alleanze. I due vedrebbero di buon occhio un accordo con il “Centro democratico” dell’ex dc Bruno Tabacci, ma nell’ Mpa c’è chi non si ritroverebbe sulle posizioni di Piscitello e Loiero. E così nelle ultime ore, oltre all’ipotesi Grande Sud, ha preso quota anche la pista che porta al “Mir” (Movimento italiani in rivoluzione”) dell’imprenditore Gianpiero Samorì, anch’egli vicino a Berlusconi. In Sicilia, la neonata formazione politica è guidata dal deputato regionale Paolo Ruggirello (Sicilia occidentale), eletto nella Lista Musumeci, e Natale Consoli (Sicilia orientale). Nelle liste del “Mir” potrebbe candidarsi l’ex deputato regionale siracusano del Mpa, Giuseppe Gennuso. Quest’ultimo, dato per vittorioso nelle ultime elezioni regionali ha dovuto cedere il seggio a Pippo Gianni il quale ha deciso di candidare alle nazionali il figlio Luciano. Ancora non è certo il partito che lo prenderà in carico – anche se con insistenza si parla del movimento ideato da Tabacci – ma, la sua candidatura appare tra le cose certe della campagna elettorale già iniziata. Il segnale è arrivato due settimane addietro dalle sue dimissioni da consigliere comunale nonché assessore del Comune di Priolo Gargallo. Non si spiegherebbe in nessun altro modo la decisione di lasciare i due ruoli contemporaneamente, anche perchè è risaputo l’impregno assunto dal gruppo gianniano di sostenere il sindaco priolese, Antonello Rizza.

Insomma Cari Amici e Care Amiche: Si ricomincia !

 

Francesco Migliore.

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AGENDA BERLUSCONI: la balla su Ruby, la rubrica della Conceicao in rete e la TeleCafonina


di Igor Riccelli

«Mai detto che Ruby fosse la nipote di Mubarak». E poi si smentisce da solo.

Queste le ultime affermazioni di Berlusconi durante l’intervista a Sky Tg24. Ma non c’era stato anche un voto in Parlamento (clicca QUI), di cui Pecorella, ex avvocato del Cavaliere, ha detto: «Con quel voto su Ruby si è toccato veramente il fondo»? (clicca QUI).

Ad aggiungere pepe e sapore alla vicenda, la notizia che da qualche ora sia finita in rete l’agenda telefonica di Michelle Conceicao, escort brasiliana protagonista dello scandalo Ruby.

Per vedere l’agenda telefonica della Conceicao in esclusiva, vai su SoloSapere (clicca QUI).