L’epopea dei perdenti in un viaggio surreale


Vinicio Capossela – non si muore tutte le mattineNon si muore tutte le mattine, 333 pagine. Feltrinelli edizioni

Il profumo della notte di città, quello dell’asfalto bagnato e il sapore dell’ultimo bicchiere bevuto, tra una nota e l’altra. Qualche motel e poche ore di riposo in un viaggio che è, prima di tutto, viaggio di un’anima che vive con un profondo senso di solitudine, quello esistenziale, che ci portiamo dentro un po’ tutti. Con i compagni di sempre, Nuttless e Chinasky. In sintesi, stiamo parlando di un’epopea di perdenti, che hanno però conosciuto la bellezza e la grandezza.

Sono questi gli ingredienti del romanzo del cantautore Capossela che ha scelto di mettere su carta non solo i propri pensieri, ma anche la genesi delle sue canzoni, le sonorità scelte e il suo privilegiare le melodie greche e balcaniche, come ha dimostrato anche di recente con la sua tourneè “Rebetiko Gymnastas” dove erano presenti molti musicisti greci. Il fascino di quel mare emerge da queste pagine, impastate anche di città vissute durante la notte, di amici e folli corse in macchine sbandate, quanto i giorni. “Non si muore tutte le mattine” non è diviso in capitoli veri e propri, la storia è proprio storia d’anima e già nel prologo, l’autore mette in luce come in lui ci sia il desiderio che venga letto “ad etti”, ovvero a parti, a seconda delle esigenze. Nessun filo conduttore, in questo linguaggio interiore dove le sbronze si alternano alle notti trascorse nei motel, talvolta un po’ squallidi, in compagnia di donne non sempre conosciute. La costante sono gli amici e la musica, le melodie e i temi che sono i suoi principali, legati alla quotidianità più interiore, al senso stesso delle cose. Con quella punta di ironia e capacità di non prendersi troppo seriamente che lo contraddistingue anche nella sua produzione musicale, Capossela convince il lettore a immergersi in quell’odore di asfalto, in qualche vita di personaggi alla deriva, come se fossero ai margini.

Non si muore tutte le mattine, per cui vale comunque la pena vivere e farselo tutto il viaggio, anche se talvolta i fumi dell’alcool tendono a distorcere le cose. Rimane addosso il fascino del viaggio, della scoperta di terre riconoscibili dagli odori, dai sapori, dai colori e dalle tradizioni di quei popoli. E la potenza della musica che tutto unisce, che non conosce confini geografici o politici e che è pura energia per poter andare avanti. Siamo soli a questo mondo, così nasciamo e così ce ne andiamo. Gli occhi che guardano quei giorni, sono quelli del cantautore che ha avuto i natali in Germania da genitori irpini e che sta riscuotendo un notevole successo, contando su un vasto pubblico femminile. Forse proprio perchè i suoi occhi sono capaci di guardare alle cose con una certa sensibilità, a volte un tocco femminile anche, che non nasconde o maschera sentimenti ed emozioni e che li indaga, anche se questo vuol dire fare i conti con le proprie insoddisfazioni. Un uomo che è capace di lasciarsi andare e piangere, per quello che ha perso, per ciò che non ha mai avuto.

E nonostante questi paesaggi notturni e le atmosfere da città invernale, da asfalto bagnato, da Milano di notte, svuotata da ogni presenza, c’è sempre la felicità della musica che alleggerisce il passo. Ovunque siamo diretti e qualsiasi sia la nostra meta. Come se la melodia, note e parole in composizione, fossero un abito da indossare, una seconda pelle.

Bianca Folino

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