MANUALE DI DEBERLUSCONIZZAZIONE


Silvio-Berlusconidi Oliviero Beha – 15 gennaio 2013

Per mettere la scritta “Paese deberlusconizzato” ai confini dell’Italia bisogna cambiare marcia e sistema: in questi vent’anni anche gli avversari politici sono stati complementari a Berlusconi. I media? Vendono e basta. Sono corresponsabili di questo pasticcio

Grazie alle innumerevoli comparsate televisive, Berlusconi è tornato a guadagnare consensi e sembra, secondo i sondaggi, aver ottenuto un significativo balzo in avanti nelle intenzioni di voto degli Italiani. Ma com’è possibile? Un uomo, un politico, che ha segnato per 20 anni la storia e la società italiane, la cui impresa personale sembrava inesorabilente avviata al declino, è invece tornato popolare e pronto a battersi, potendo contare su un qualche successo, nell’agone elettorale.
L’Italia dunque non riesce a fare a meno di Berlusconi? E come fare, dove trovare gli strumenti per deberlusconizzarla? Lo abbiamo chiesto a Oliviero Beha, che sul fenomeno della “berlusconizzazione” del Paese ha argomentato largamente nel libro “Il culo e lo Stivale”, di recente pubblicato da Chiarelettere.

Berlusconi fa il giro delle trasmissioni televisive e in pochi giorni guadagna punti percentuali importanti nei sondaggi, attestandosi addirittura primo in Lombardia con la Lega. Qual è la responsabilità dei cittadini in tutto questo? Sembra impossibile fare un esercizio di memoria collettiva?

“Certamente il rischio che Berlusconi, che sta guadagnando consensi, torni a galla, com’è già di fatto accaduto, c’è ed è concreto. Questo dipende da un Paese senza memoria, un Paese berlusconizzato, e da un sistema paludoso, la cosiddetta palude dove il caimano ha ricominciato a sguazzare, anche se stancamente, anche se dicendo continuamente un serie di corbellerie, di menzogne, perché sembra che tutto il teatrino non possa fare a meno di Berlusconi, sebbene non dichiaratamente. Mi allaccio all’ultima sceneggiata televisiva e alle tante sceneggiate televisive di Berlusconi: dai loro comportamenti, sembra che i politici non riescano a fare politica senza l’impresario principe dello spettacolo italiano, e quindi fanno oggettivamente il suo gioco.
Dire a Berlusconi: ‘Guarda hai fatto questo, questo e quest’altro’ e poi farsi ridere in faccia in televisione, significa che per la memoria incongrua e praticamente inesistente del pubblico italiano, (non sto parlando dell’opinione pubblica, perché il Paese è fatto di pubblico, purtroppo, non abbastanza, di opinione pubblica) la risata, lo sghignazzo di Berlusconi arriva più forte e chiaro delle eventuali domande sulle sue nefandezze.
In questa condizione si fa il gioco di Berlusconi.”

Lei ha proposto che il suo libro, “Il culo e lo Stivale” (Chiarelettere, 2012), possa rappresentare una sorta di manule di deberlusconizzazione…

Il culo e lo Stivale è un libro di qualche mese fa, scritto in un periodo in cui sembrava che Berlusconi fosse scomparso dai radar della politica italiana. Io comunque all’epoca, quando ho scritto il libro e adesso che ne parliamo, non mi sono mai riferito unicamente al Berlusconi della politica, ma mi riferivo alla berlusconizzazione di un paese, un paese che ha perso valori, che non riconosce più gerarchie di importanza, è un discorso apparentemente generico, ma chiunque può fare i conti con se stesso e stabilire se mi sbaglio o meno. Dunque, in questa berlusconizzazione, fenomeno che descrivo lungamente nel libro, ci sono tutti i crismi di un paese alla rovina.
Allora come fare per deberlusconizzare l’Italia? Come si denuclearizzano i Comuni, su molti dei quali campeggia la scritta Comune denuclearizzato, ecco, per mettere la scritta Paese deberlusconizzato ai confini dell’Italia bisogna cambiare assolutamente marcia e sistema, ma bisogna volerlo fare, perché in questi venti anni gli avversari di Berlusconi sono stati complementari a Berlusconi! Certo, da un’altra parte, da sinistra, perché è sempre sembrato molto più nobile essere dalla parte degli avversari di Berlusconi piuttosto che dalla sua parte, ma insieme, complementarmente, hanno combinato questo pasticcio.
Io da tanti anni ormai me la prendo con la sinistra onomatopeica, che in Italia è la sinistra a cui fa piacere sentirsi chiamare e autodefinirsi sinistra. È il suono onomatopeico, sinistra suona meglio che destra, ecco, in un Paese così Berlusconi fa quello che gli pare.”

C’è anche una responsabilità dei media, con la loro attenzione, diciamo così, assidua (e talora accondiscendente) nella resurrezione di Berlusconi?

“Si, e glielo dimostro con una battuta, anche se naturalmente il discorso potrebbe essere molto più lungo e approfondito. I media dovrebbero lavorare di partenza su un altro binario, quello del servizio, per cui uno dà informazioni e dunque realizza un prodotto, una merce, che poi tenta di vendere, perché diversamente questo prodotto (l’informazione) non circolerebbe. Qual è la differenza tra media informativi e una salumeria? Che la salumeria non dà un servizio, dà solo una merce, mentre invece un giornale dovrebbe essere un servizio che però è anche merce.
Partendo da questo presupposto, se noi prendiamo per buono il discorso su servizio e merce e ci accorgiamo che i media ormai da tempo non offrono più un servizio, ma vendono quasi esclusivamente merce, ecco che troviamo i media sullo stesso terreno di Berlusconi, che è un venditore nato. Quindi, i media venditori di una merce, si sposano perfettamente a Berlusconi venditore di un’altra merce, e le merci coincidono sullo stesso piano. Ecco perché i media hanno una grande responsabilità.”

fonte:  http://www.cadoinpiedi.it/2013/01/15/manuale_di_deberlusconizzazione.html#anchor

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