Quando la musica racconta una generazione


Nick Hornby – Alta fedeltà – alta-fedelta

253 pagine. Edizioni Guanda

In una Londra caotica e vibrante, la storia di un negozio di dischi, di un personaggio incapace di vivere senza alcune liste precise, di una compilation musicale e di tre amici che spesso sono spietati, nel prendersi in giro. Un’intera generazione passa attraverso questo libro di Hornby, diventato anche un film, che vale sempre la pena di leggere per il suo linguaggio, in un certo senso, giovane e fresco. La parlata e dunque anche lo stile narrativo è colloquiale, come se la storia del protagonista fosse rappresentata da una lunga lettera al suo grande amore, Laura. E c’è proprio tutto di quella generazione degli anni Sessanta, dalle preferenze musicali fino ai film visti, dai libri letti ai locali frequentati, fino agli hobbies, alla ricerca dell’anima gemella, o forse solo dell’età adulta. Con tutti i sensi di colpa tipici di chi oggi è un cinquantenne un po’ deluso, anche da se stesso.

La voce narrante è in realtà un trentenne che si trova ad un bivio: scegliere se continuare a farsi vivere dalla vita o esserne il reale protagonista. Scegliere se legarsi veramente con la donna che ama (e la ama, perchè quando non c’è sta malissimo), oppure continuare a comportarsi come un eterno bambinone un po’ solitario e un po’ impaurito da un futuro che è diventato qui e ora, da un domani che si è fatto oggi.
La storia parte proprio da una lista, quelle delle ragazze che lo hanno lasciato o che lui ha lasciato e, attraverso la sua vecchia attività di Dj e quella nuova di titolare di un negozio di dischi il rapporto tra i sessi viene spiegato nelle percezione dei personaggi, compresi Dick e Barry, i due dipendenti-amici di Robert. Relazioni minime e tipico humor britannico fanno di questa storia una ricerca, un percorso di un trentenne che si accorge di non poter più aspettare e che deve lasciare da parte il suo infantile tono lamentoso per dedicarsi alla vita e viverla, anche se il suo negozio non va benissimo. Riallaccerà perciò la sua storia d’amore con Laura e sarà questa a suggerirgli, prima di tutto che lui non è l’inizio e la fine di ogni cosa, nè il centro del mondo e poi che con qualche buona idea, come il concerto o alcune promozioni, anche il suo negozio di dischi potrà rispolverarsi da un’aria di antico e reggere gli urti dei tempi. Scherzi tra amici, battute e un tono scanzonato dominano tutto il libro che si legge velocemente e piacevolmente, respirando le atmosfere tipiche londinesi degli anni Novanta. Un modo diverso, forse con un certa punta di rock and roll, per dire che quello che alla fine conta sono le piccole cose, gli affetti, un/a compagna con la quale condividere la vita e le cose di tutti i giorni, nel rispetto delle reciproche diversità. Così anche un antieroe come il protagonista di questo romanzo, potrà riuscire ad avere la sua vittoria e soprattutto il suo successo, magari non tanto a livello sociale, ma a livello personale e amoroso sì. Fino a realizzare, anche se con un piccolo aiuto, i propri sogni, con un grande ritorno alla musica da banco: Robert, con l’aiuto di Laura, tornerà da dove è partito riaprendo un vecchio locale dove una volta alla settimana farà il Dj. Nel perenne percorso, che tutti intraprendiamo, alla ricerca della felicità. Solo che in questo libro, viene messo ben in evidenza come quella felicità, alla fine, sia un concetto tutto personale.

Bianca Folino

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