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CLIMA POST ELETTORALE


Non è vero che Berlusconi esulti di gioia per il risultato elettorale, al contrario è incazzatissimo perchè, sia pur di poco, è finito dietro a Bersani, il quale sarà quindi quello che avrà l’incarico da Napolitano di cercare di formare un governo e se è vero che Bersani è anche lui molto incazzato perchè deve fare a sua volta i conti col Movimento 5 Stelle, il quale pretende  che si apra un’inchiesta sulle responsabilità che i segretari del PDS-PD  hanno avuto nella gestione truffaldina del Monte Dei Paschi,  Berlusconi sa però benissimo cosa Grillo pretenderà inoltre da Bersani perchè i suoi non votino la sfiducia ad un governo da lui presieduto: tagli consistenti alle retribuzioni dei parlamentari e drastica riduzione del numero degli stessi, legge elettorale con preferenze, allontanamento dal parlamento dei pregiudicati, legge sul conflitto di interessi ecc… tutte cose che se passassero nuocerebbero sicuramente molto anche al PD ma che per il PDL e per Berlusconi personalmente potrebbero significare la rovina totale almeno per quanto riguarda la sua carriera politica. Svanirebbe così definitivamente il suo sogno di diventare il sommo capo di una repubblica presidenziale tutta cucita addosso a lui, come è sempre stato il suo Forza Italia-PDL. Berlusconi sa anche che un inciuccio con Bersani non sarebbe gradito ai suoi elettori così come a quelli di Bersani, entrambi gli schieramenti infatti hanno perso un elevato numero di elettori proprio perchè Bersani e Berlusconi si tennero per mano nel sostenere il governo Monti, odiato da entrambi gli elettorati, e quindi una alleanza Bersani-Berlusconi suonerebbe tanto come un Monti Bis, il quale Monti è peraltro stato a sua volta praticamente trombato in queste elezioni !

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Chi è piu’ berlusconiano di Bersani ? Nessuno.


Un Paese senza speranza ?
Non voglio rassegnarmi a questa affermazione,non ancora.
Agli italiani non vanno bene coloro che hanno combattuto la corruzione e che hanno fatto le uniche proposte valide e condivise da tutti gli organi competenti,come la magistratura,la corte dei conti o autorevoli conoscitori di tale piaga nonché fenomeno criminale in continua espansione. No. Antonio Di Pietro ha combattuto la corruzione per nulla e per nulla Antonio Ingroia ha indagato e studiato per conoscere la mafia,salvo poi scoprire che il punto di forza di questa associazione a delinquere sta a Montecitorio,sta nei consigli regionali,sta nelle giunte comunali composte dagli stessi malfattori ai quali oggi gli italiani hanno dato ancora tanti bei voti IN-utili.
Ma anche oggi,nonostante tutto,voglio spezzare una lancia per i miei connazionali,nonostante l’istinto mi porti alla rabbia,allo sconforto alla nausea di condividere la Patria con chi non riesce a sottrarsi all’ennesima acclamazione a Barabba.
Siamo in balia di giornalisti vergognosi;quelli che dovrebbero comportarsi come cani da guardia della democrazia sono sempre più cani da compagnia dei potenti,come dice Travaglio. Siamo in balia di un bombardamento mediatico frutto di un conflitto d’interesse mai risolto dal PD per mancanza di volontà e per totale complicità,come dimostra questo video :

http://www.youtube.com/watch?v=swntE1iWB5Y .

E la gente come fa a sottrarsi a continui messaggi propagandistici,spesso sotto mentite spoglie perché Berlusconi è il padrone della TV pubblica e privata,perché possiede giornali, televisioni e con esse,la capacità di far passare il nero per bianco e lo abbiamo scoperto tante di quelle volte che appariva inutile persino rammentarlo.

Siamo in balia di un Presidente della Repubblica,lo stesso che ha cercato di aiutare un indagato per falsa testimonianza in un processo cosi delicato per la nostra Repubblica,il processo per la trattativa Stato-mafia. In balia del suo endorsement subdolo verso il banchiere camuffato da tecnico che senza rispetto alcuno per le regole è passato da arbitro a giocatore,e la stampa lo ha venerato,vezzeggiato e protetto,perché il potente non si tocca.

In balia del più grande inganno che un popolo possa subire;la costituzione di un polo che si definisce di sinistra e persegue politiche di destra rendendosi complice corrotto come dimostra questo bel patto coi banchieri :

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=440808865996047&set=pb.163818167028453.-2207520000.1361830743&type=3&theater

Per queste ragioni concedo ancora attenuanti ai miei connazionali,per quanto,la riserva delle attenuanti si sta davvero esaurendo.

Le facce nuove di ragazzi perbene e volenterosi del M5S sono l’unica ragione per considerare epocale questo voto e l’unica ragione nella quale riporre un po’ di contentezza.

Sono orgogliosa di aver votato Rivoluzione civile,lo rifarei altre mille volte .Il Parlamento senza questa formazione è privo di baluardi di difesa verso la giustizia,lo stato sociale,diritti dei lavoratori,diritti civili, lotta alla corruzione,lotta alla mafia…

Abbiamo un bagaglio di battaglie scolpite nel marmo,soprattutto grazie ad Antonio Di Pietro che ha speso tempo e salute per cambiarlo davvero questo Paese con grande passione.La voglia di abbandonarle ancora non c’è,nonostante tutto.

Francesca Scoleri

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Pubblicato in: La biblioteca dei sogni

Il benessere ha radici antiche


mamani curanderosHernan Huaranche Mamani – Gli ultimi Curanderos – 172 pagine. Piemme edizioni

La malattia non è sempre un nemico, talvolta è il modo che la Natura ha per dirci che stiamo sbagliando strada e che dobbiamo solo cambiare direzione”, con queste parole Mamani sintetizza questo breve saggio che tratta dell’antica medicina dei curanderos peruviani, che affonda le proprie radici non solo nella civiltà Inca, ma anche in quelle preincaiche. Un diverso modo di intendere la patologie che ci colpiscono, ma anche la stessa vita che viviamo. Vale la pena prendersi il tempo per leggere questo libro se il nostro benessere ci sta a cuore.

E’ interessante notare come l’autore, laureato in economia e docente universitario, sia diventato un curandero a seguito di una patologia che la medicina tradizionale occidentale non è riuscita a curare. Ed è ancora più interessante notare le analogie riscontrabili in un’altra arte antica, meglio definita come “arte di lunga vita”: il Qi Kung (madre delle attuali arti marziali). Stessi suoni quelli scelti dai curanderos andini per stimolare alcuni tipi di guarigione e dai cinesi che prediligono la vibrazione del suono per avere effetti sul corpo. Stessa concezione della malattia sia per gli andini che per i cinesi, anche per gli antichi medici cinesi.

Mamani fa un escursus sui curanderi ancora in vita e che stanno nelle Ande, con i dovuti paralleli con la medicina occidentale. Sono guaritori dell’anima e del corpo quelli raccontati dall’autore, perchè l’Uomo è considerato indivisibile, anima-corpo, in sintonia con gli antichi medici cinesi che parlavano di mente-corpo.

Il lettore viene preso per mano in questo viaggio attraverso un’antica cultura ancora in vita e rimane indubbiamente affascinato da una civiltà che ha faticato a conservarsi e che merita di essere conosciuta per quel tesoro di saggezza e tradizione che ci vuole tramandare.

E’ un libro, fondato su fonti precise e sull’esperienza dell’autore in qualità di curandero, che indica una diversa via, un diverso benessere che passa anche attraverso la malattia. E che ci conferma che vivere in un altro modo, in una maggiore sintonia con la Natura, è possibile e ci porta solo al nostro benessere. Noi siamo il riflesso dell’Universo e per questo, tramite le osservazioni empiriche dei fenomeni, è possibile curare diverse patologie e disagi, anche mentali.

Dimostrando in modo logico e pratico che non si tratta affatto di magia, ma di un diverso modo di chiamare le cose e di arrivare a risultati sorprendenti in fatto di salute e benessere. Perchè per gli andini, siano essi considerati peruviani o incas, è uno dei valori della vita, da salvaguardare.

Forse varrebbe la pena soffermarsi a riflettere su quanto raccontato da Mamani, perchè se uomini diversi, a diverse latitudini, arrivano alle stesse conclusioni, c’è un fondamento di verità in ciò che dichiarano. E in questo caso, stiamo parlando di una reale dichiarazione d’amore alla vita e all’Uomo.

Bianca Folino

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Rivoluzionare “Rivoluzione Civile”.


383742_269690873156910_2052742240_nRivoluzione Civile era nata con l’obiettivo di puntare sia alla Camera che al Senato mentre è riuscita nell’impresa titanica di prendere appena la metà dei voti necessari per entrare alla Camera: 2,25%. Come sanno i lettoti di questo blog,  ho votato per RC alla Camera e per M5S al Senato. Perché ero certo che RC non sarebbe mai entrata al Senato, perchè molte scelte di RC non mi piacevano e quindi perché non dare una chance al M5S ?

Da semplice elettore, prima di puntare il dito e di addossare ad altri le responsabilità di questo mega flop, comincerei col fare autocritica. Il progetto è iniziato tardi, M5S ci insegna che ci vuole tempo per creare un progetto politico innovativo, un mese e mezzo è poco o niente. RC non è un vero movimento, visto che è sostenuto dai partiti,  non è neanche un vero partito visto che al suo interno c’è molta società civile, è un ibrido e agli italiani, come abbiamo visto, piacciono le scelte nette. Al prossimo giro si prega di fare una scelta netta.  Anche le liste sono state ibride, tanta società civile ma anche, ad esempio, Diliberto capolista al Senato.  Antonio Ingroia è stato e probabilmente sarà ancora un ottimo magistrato  ma non è un leader politico. Potrebbe essere un ottimo ministro della Giustizia ma non ha la capacità di mobilitare folle. Poi, nella parodia di Crozza, mi dispiace ammetterlo, c’è del vero frasi del tipo “Se va male torno in Guatemala” o “Non ho una passione per la politica” non invogliano propriamente l’elettore a votare per te.

Queste scelte hanno portato al flop ma ci sono anche altri aspetti da valutare. RC ha avuto gran parte dei media contro e  sappiamo bene quanto la visibilità sia importante. RC ha avuto, l’ormai secondo partito italiano contro, Bersani, sedicente uomo di Sinistra, doveva dialogare con RC, da questo dialogo entrambi avrebbero avuto dei benefici ma ha preferito puntare su Monti e la risposta del suo elettorato è stata eloquente.

Leggo che RC andrà avanti, ma per farlo veramente sarà necessario Rivoluzionare RC.

Gio’ Chianta

 

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Elezioni 2013, odissea nello spazio


SILVIOOre nove di mattina, le prime elezioni d’inverno della storia italiana hanno restituito i risultati definitivi da pochissimo. Un bello schiaffo per chi diceva che sarebbe stato il ritorno della Sinistra, che Berlusconi era finito, che il populismo di Beppe Grillo avrebbe catturato “solo” i voti di protesta. E invece, tanto per far un riassunto breve breve, ci troviamo in una quasi parità tra i tre: benvenuto, tripolarismo, mai visto prima nel Governo italiano, benvenuti Vendola, Berlusconi, Maroni, Bersani, Renzi, Storace, Meloni, tutti insieme in Parlamento a fare un’unico grande mappazzone (per dirla alla Masterchef).
Succede che oggi l’Italia di fatto non ha una maggioranza che garantisca stabilità. Succede che il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, non può sciogliere le camere, in modo da avere nuove elezioni, perché si trova alla fine del suo mandato.  Succede che senza un capo dello Stato non si possono fissare nuove elezioni, senza un governo stabile non si può eleggere il nuovo capo dello Stato. Succede che anche se andassimo a votare subito lo faremo con una legge elettorale, gentilmente nominata Porcellum dal suo stesso inventore, che ci riporterà nella stessa situazione di caos, dato che è fatta apposta.

I miei amici italiani che stanno all’estero non fanno che scriverci quanto sono felici di aver lasciato il paese, i miei amici italiani che sono rimasti qua invece sono molto arrabbiati. Tutti si chiedono, di volta in volta, dove la Sinistra ha sbagliato, se il risultato sarebbe stato lo stesso con Matteo Renzi e non con Bersani come leader, se le cose sarebbero andate diversamente senza Grillo e Ingroia a portar via voti alla sinistra.

Il mio dubbio di stamattina invece è un altro: dopo vent’anni di Berlusconismo (che per comodità riassumo in poche parole: quello delle battute infelici tipo l’abbronzatura di Obama o del nazismo al deputato tedesco, del cucù alla Merkel, della volgarità istituzionalizzata, delle condanne per corruzione, dei processi per prostituzione minorile, delle leggi ad personam, delle bugie dette col sorriso a reti unificate, degli imbroglietti, delle tangenti e delle amicizie mafiose, dei voti comprati e, in ultimo, della solenne cazzata della promessa sul rimborso IMU arrivata a casa nostra – perdonatemi se ho dimenticato qualcosa) dopo vent’anni di Berlusconismo, dicevo, ancora oggi, febbraio 2013, il trenta-per-cento degli elettori ancora gli da fiducia, lo vuole al governo.

Trenta-per-cento, ovvero quasi un italiano su quattro.

E’ un numero spaventoso, inquietante, tragico. Non voglio pensare che davvero uno su quattro creda ancora a Silvio Berlusconi (che la stampa internazionale, quella che ci guarda da lontano con tutta l’obiettività e la freddezza possibile, da tempo vede come un disastro di proporzioni mondiali). E allora passo la notte a chiedermi chi, e che cosa, possa aver portato a un risultato simile. Ecco le risposte che sommariamente mi sono data, senza alcuna valenza scientifica ma così, a sentimento.

La lettera sul rimborso IMU quacuno lo avrà pure convinto, immagino ultraottantenni colpiti da analfabetismo di ritorno, gli stessi che sono andati alle poste con la lettera in mano per avere l’assegno. Diciamo 1% degli elettori.

Quelli “della destra”, che hanno votato per le destre estreme coalizzate con Berlusca, tipo Lega, Storace: facciamo il 5% degli elettori?

Quelli dei vari partiti dei Pensionati, del Sud, il meraviglioso partito “Basta Tasse” (si merita solo un grande punto interrogativo, non un commento) degli AntiEquitalia. Saremo su un altro 2%, immagino.

E il restante 92%? Chi sono questi elettori della coalizione di Berlusconi? Persone che realmente credono in un programma politico che cambia di ora in ora a seconda di come tira il vento? Fedelissimi realmente affezionati al leader, ai suoi nobili ideali, alla gloriosa storia politica di Forza Italia?

E invece credo che tutta questa valanga di voti siano specchio dell’Italia: sfiduciata, ignorante, che crede nell’ora e subito, nella promessa di oggi, nella garanzia del poco istantaneo, nella furbata che premia chi è più scaltro. Gli elettori di Berlusconi sono acchiappati porta a porta grazie alle telefonate dei capetti da quartiere, quelli che ti promettono aiutini, che ti assicurano un posticino se darai loro una mano. Sono quelli conquistati con gli scambi, con le promesse da quattro soldi, attraverso una rete che ha tanti punti in comune con i sistemi mafiosi, tu mi voti e io ti assicuro che.

E’ l’unica spiegazione che mi viene in mente, davvero non voglio credere che milioni di Italiani oggi si fidano ancora, veramente, nel ghigno del nano di Arcore. O si?

http://francescamulas.wordpress.com/2013/02/26/elezioni-2013-odissea-nello-spazio/

FRANCESCAMULAS’S BLOG
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Questo non è un paese serio.


>>>ANSA/ELEZIONI: LA BATTAGLIA DELLE PIAZZEFMA (mentecritica)

Non voterò perché nessuno dei partiti in lizza mi pare credibile, non perché manchino le proposte allettanti. Anzi, il contrario. Si va dalla riduzione dell’IMU variamente declinata da Bersani e da Monti, all’abolizione con restituzione incorporata di Berlusconi, fino al reddito di cittadinanza di Grillo. Cose che non troverebbero credito in nessun paese serio, nelle nostre condizioni economiche; mentre qui da noi pare che i pensionati siano già in coda agli sportelli delle poste con la lettera di Berlusconi in bocca. Perché da noi il ragionevole non ha fortuna, anzi, non piace proprio. Meglio lagnarsi a posteriori dell’orribile iella d’essere nati circondati da stronzi, piuttosto che riconoscere che sarebbe stato facile evitarli con un minimo di onestà intellettuale. L’onestà intellettuale, per intenderci, è quella qualità che impedisce di credere a ciò che non è credibile, anche quando farebbe comodo crederci.

Faccio degli esempi.

Dovrebbe essere evidente, pure a chi è di destra ma non abbia le fette di salame sugli occhi, che Berlusconi, qualsiasi cosa dica o faccia, la dice o la fa, sempre e solo, pro domo sua. Dopo aver visto la sua nota spese soltanto i ciellini incalliti possono ancora pensare che il Celeste sia un dono del Signore. Come solo chi porta la camicia verde anche a letto può continuare a dire: meno male che c’è Bossi, che ci pensa lui. Berlusconi e la Lega hanno avuto vent’anni per mostrare ciò di cui sono capaci. Lo hanno mostrato. Non si capisce perché abbiano ancora un seguito.

I piddini hanno avuto anch’essi la loro bicicletta e hanno dimostrato, ogni volta, di non saper pedalare. Chi non sa pedalare, per esempio perché ha scelto di concertare con troppi portatori di interessi diversi, non va da nessuna parte. Anche se il programma è bellissimo, tipo pane e lavoro e la luce nei campi. Se non fosse così, l’avrebbero già realizzato da un pezzo. L’attuale amministratore della ditta, Bersani, spera per l’ennesima volta di salvarsi l’anima tenendo in pugno il passerotto Vendola, mirando in realtà al tacchino Monti che fa la ruota sul tetto. Non si può ripetere la stessa pièce all’infinito. Alla terza replica non ci si deve stupire se la platea dà segni di stanchezza.

Monti sta deludendo per un’altra questione: messo in sella ha dimostrato di saper pedalare, ma una volta salito in campo ha denunciato una mancanza di sagacia politica allarmante. Colpa del guru americano che lo consiglia male? O colpa sua che lo sta a sentire? Dimmi con chi vai e … . A un professore si possono perdonare tante cose, non la scelta dei compagni di viaggio. Fini e Casini gli sono e gli saranno esiziali comunque la si guardi, per il presente in termini di consensi, per il futuro in termini operativi. Se ti accompagni a due zoccole la tua fama di Maria Goretti non può non uscirne guasta; se poi la vorrai difendere le zoccole se ne adonteranno rendendoti la vita impossibile.

Quel che spera Ingroia, di creare la giustizia per via giudiziaria, affiancando i bravi magistrati al Quarto Stato in marcia sul sentiero della Storia, l’ha negato la Storia stessa, chiamandosene clamorosamente fuori, ormai è un quarto di secolo.

Mi resta da dire di Grillo, del perché non lo reputo credibile, al pari degli altri, o peggio. Tralascio argomenti pure importanti, quali l’assenza di democrazia interna, il culto della personalità, il populismo usato come una clava, le incoerenze di vario genere da Casa Pound alla negazione di cittadinanza ai figli degli immigrati, cito solo quello che a me pare il peccato mortale: il movimento5stelle non ha struttura, se per scelta o per necessità non lo so, ma non ha alcuna struttura. Ha solo un leader carismatico senza altro know how che non sia quello di comico e, forse, uno spin doctor. Essere un comico e saper intrattenere il pubblico va bene quando si tratta di raccogliere voti, ma non serve quando si tratta di governare un paese. E qui si tratta di amministrare un’azienda che macina 800 miliardi di euro l’anno, di rappresentare l’interesse di 60 milioni di persone nei consessi internazionali, di dare risposte interne ai problemi del sistema produttivo nazionale difendendone all’esterno gli interessi nel conflitto permanente tra nazioni, divenuto via via più acuto con l’imporsi della globalizzazione; la quale, tra parentesi, esiste senza bisogno del permesso di alcuno. Chi non è attrezzato per gestire il potere deve mettere in conto che lo faranno altri al posto suo e lui potrà solo raccoglierne i cocci. Non servirà a niente gridare al complotto. Chi si propone alla comitiva per guidare il pullman deve avere la patente e dimostrare con un giro di prova che sa guidare. Grillo e la stragrande maggioranza dei suoi, che io sappia, fin qui, non hanno mai guidato neppure la bicicletta. Mi auguro che mi smentiscano e si dimostrino bravissimi. Per ora lo vedo come un buonissimo motivo per non credergli.

Questo non è un paese serio.

Pubblicato in: cose da PDL, elezioni amministrative, libertà, pd, politica, satira

Grazie di tutto e alla prossima.


lotta-nel-fango23Siamo in grado di anticiparvi i discorsi di ringraziamento dei leader che vinceranno le prossime elezioni. E che aumenteranno la percentuale di suicidi nei prossimi mesi.

PD

Incredibile, non ci possiamo credere, siamo senza parole.
(dica: Grazie!)
Grazie!
(A tutti voi che ci avete votati)
A tutti voi che ci avete votati
(e ci avete mandato democraticamente al governo)
E ci avete democraticamente ROTTO I COGLIONI. Dico io ma come si fa?
Abbiamo fatto di tutto, anche ora che ci davano per spacciati per restare all’opposizione, che il babbo me lo diceva sempre: “Non andare al governo che si diventa capitalisti”.
Pensa te, abbiamo appoggiato tutta la merda di Monti per non vincere le elezioni, presentarci come il partito delle tasse e dei tagli e questi imbecilli ci votano.

Grazie un cazzo, vuol dire che ve lo meritate un paese così, perché voi siete così.
Avete bisogno dello spauracchio, “Se non ora quando!”, “Gomorra”, “Questo pomodoro avrà più fans di Silvio”.

Queste sono le vostre battaglie, queste sono le cose che abbiamo sempre evitato come la peste, noi non siamo per una società civile, siamo per l’opposizione a qualunque cosa. Basta che ci possa lasciare al calduccio ad aspettare lo Zio Baffone.
(é morto Baffone)
Ah sì? E quando?
(tanto tempo fa)
Ma perché cazzo nessuno mi dice mai niente in questo partito?

Bene, ricomponiamoci, ho un’idea: appena saremo al governo liberalizzerò le licenze dei taxi,.
(già fatto e ti hanno inculato)
Hai visto che non siamo buoni.

Brogli, ci sono stati dei brogli.
Silvio Berlusconi ha fatto si che noi vincessimo le elezioni per avere di fronte un paese dissestato dalle SUE politiche e quindi far fare a noi il lavoro sporco.

Per questo anche se abbiamo vinto con il 65% dei voti (guarda che bell’escamotage) ci dimettiamo.

Elezioni subito, per un’Italia democratica.

(Bravo Pierluigi, così mi piaci)
Grazie, baffetto.

Ringraziamenti elettorali 

PDL

Grazie, grazie, grazie! Sapevamo che il Governo Monti era solo una parentesi in mezzo ad una storia d’amore che dura da quasi un ventennio (e neanche una guerra all’orizzonte). Noi del PDL, ex Forza Italia, ex Centrodestra, ex Prima Repubblica,ex novo con taeg al 4,24%, vogliamo ricordarvi il nostro amore. Per la nostra gente. Per la nostra Italia. Per la nostra incolumità giudiziaria. Forse con altri 25 anni di governo riusciremo a mantenere tutte le nostre promesse.

-Meno Tasse

+ Lavoro

– Colesterolo

+ Salute e fighe giovani

+ Promesse

+ Governo

+ Emigrazioni

+ Spazio per gli italiani che restano.

Possiamo realizzare tutto questo proprio grazie a voi che ci avete votato.

Eravamo sicuri che un minimo di decenza non avrebbe intaccato il nostro legame, eravamo sicuri che i dettami dell’Europa fossero troppi per il nostro spirito africano, eravamo sicuri che troppi africani vi potessero spingere verso l’Europa, eravamo sicuri e confusi. Ma ora non lo siamo più.

Lista Monti

Sì Angela, tranquilla Angela, ti dico che non esiste nessun problema Angela.
Puoi venire quando vuoi.

Se ti faccio pagare l’IMU? Ahhahah, Che mattacchiona, mica sei cosi stupida da comprare una casa in Italia? O farlo col tuo nome.

Che dici? Le tue imprese pagano troppe tasse e pensi di riportarle in Germania?
Ma fai bene, guarda. Noi lasciamo andare FIAT, come potrei pensare di fermarti.

Ormai, ho la mia età, che cazzo me ne frega di stare qua a rendermi popolare, lacrime e sangue, tooo, come dice quel comico? ‘Nto culu!

(Presidente, La stanno aspettando per Il discorso di vittoria)

Checcazzo, sono al telefono.
Si, scusami Angela, mi hanno votato, stavolta quel filibustiere di Antonio non ha avuto bisogno di fare niente.

Si, poi ti chiamo, Cia, cia´Angela, sì ti aumento i pedaggi autostradali, sì ciao, ti voglio bene, anche io, ok, Cià.

Innanzitutto permettetemi di ringraziare tutte le italiane e gli italiani che hanno deciso di darci fiducia.

Sono sicuro che non fosse facile ritenere di confermare un Governo che, in quest’ultimo anno, per necessità ha dovuto imporre nuove tasse e riforme che hanno strangolato non solo l’economia, ma anche direttamente e indirettamente tutte le famiglie.
D’altronde, è evidente che avete ritenuto che le promesse elettorali di abbassare le tasse appena alzate avessero valore.
Grazie per esservi confermati i soliti italiani.
E capisco perché ci avete votato: non tanto perché stanchi di questo bipolarismo imperfetto, da una parte un Bersani Capitano di Ventura di un’accozzaglia di vecchi volti smunti della solita vetusta politica, e dall’altra un Berlusconi Presidente di Sventura di un’accozzaglia di volti gaudenti della solita vetusta politica. E sono anche sicuro che avete deciso di riconfermarmi non perché appoggiato da quei giganti della politica che sono Casini e Fini, compagni di Lista che mi sono ritrovato e che dovrò trombare il prima possibile prima che mi facciano fuori loro.
No, care italiane e cari italiani, vi voglio ringraziare perché il vero motivo per cui mi avete votato è che rivolevate un porto sicuro dove approdare, un’insenatura rassicurante a bassa conflittualità sociale. Insomma, rivolevate la Democrazia Cristiana.
E ora l’avete.
Grazie a tutti.
Amen.

(Presidente Monti, le avevamo preparato anche questo discorso, nel caso il primo non andasse bene)

(Uff…dai qua).

Italiane, italiani, gente di altri colori, passanti per caso e venditori di fazzoletti che avete rotto il cazzo.
Il vostro voto, denota una cosa sola: l’Italia può risorgere, tornare a brillare come negli anni’80, quando ognuno faceva quel cazzo che gli pareva e c’era il boom economico. Spero che ci crediate, così avrete sempre bisogno di qualcuno che vi rimetta i conti a posto.
Certo, avere una scuola migliore aiuterebbe a formare nuove generazioni pensanti, innovative e piene d’iniziative moderne, ma mi chiedo : “Cui prodest?”.
State bene dove state, non avete bisogno di sforzarvi.
Guardate, già si parla dell’iPhone 6, di cosa vi preoccupate.

Grazie per aver dato fiducia a chi vi ha dimostrato pugno di ferro e presa per il culo d’acciaio.
Mi meritate e ve lo dico con il cuore.
Grazie
Anche dai miei partner internazionali
Grazie.
E a buon rendere.
(Adoro avere due ghostwriters).

Movimento 5 Stelle

È una cosa pazzesca! Abbiamo vinto! Abbiamo finalmente macellato i vecchi maiali della politica! Addio psiconano, addio Rigor Montis, addio PD meno L, sarà davvero un piacere passarvi tutti per le armi. Da oggi potremo finalmente tutti vivere in una gioiosa dittatura della democrazia. Un Paese in cui qualsiasi fesso buono solo a dire “vaffanculo”, ma che appoggia il mio programma, può sedere in Parlamento, con la stessa espressione beata di chi lo visita in gita scolastica. Massì, chissenefrega se ho portato qui un manipolo di incompetenti che non ne sa un cazzo di come si governa: l’importante è essere qui, maggioranza in Parlamento e nel Paese, e la minoranza si metta in fila per la prossima lobotomia. Sappiamo dove siete. Invece per voi, cari cittadini che ci avete votato, si apre un’era prospera e telematica! Chi se ne fotte se non arrivate a fine mese: da oggi l’unico indicatore che deve interessarvi è la Felicità Interna Lorda, trombatevi la moglie e scorreggiate in libertà! Da oggi dovrete fare solo due cose: vivere felici & beoti e prostrarvi al vostro nuovo Primo Ed Unico Ministro, Giuseppe I (davvero vi eravate bevuti quella balla sulla mia incandidabilità? Bravi besughi!). Domani vi sveglierete affamati come prima, ma col belino barzotto: sarà il primo grande risultato del mio governo. E poi via col resto: lasceremo in Italia un unico inceneritore, a Parma, chiuderemo i centri storici anche ai pedoni, arresteremo Crozza, decideremo in rete il colore della mia prossima barca, indiremo le Condominiarie e ci ridurremo lo stipendio di almeno la metà di quanto ce lo siamo alzati ieri. E ridurre il numero dei parlamentari? Niente di più semplice: quelli dell’opposizione sono già stati portati a Rebibbia. E ora venite, neo-deputati e neo-senatori, venite ad assaggiare i corpi dei traditori Favia e Salsi, ce n’è un trancio per ognuno, non spingete.

Fermare il Declino

Italiane e Italiani, donne e uomini liberi, grazie, grazie, grazie.
Nessuno di noi, quando abbiamo fondato il movimento questa estate, credeva seriamente di poter arrivare ad un successo strepitoso come questo e in così poco tempo, ma all’epoca nessuno di noi sapeva che Oscar fosse una mezza sega in economia.
Un risultato talmente sorprendente che nessuno di noi ha pensato di scrivere qualcosa in merito.
Quindi grazie e ci sentiamo domani alle 9 su Radio24.

FONTE  http://www.umoremaligno.it/2013/02/grazieditutto/

Pubblicato in: sondaggio

SONDAGGIO, PER CHI HAI VOTATO ?


Sondaggio “in tempo reale” basato quindi sui voti reali. Si puo’ votare, come al seggio, sia per la Camera che per il Senato. Votate, commentate e condividete !

NOTE: sarebbe inutile sottolinearlo, ma visto che qualcuno ha mostrato dubbi, è bene ribadire che questo sondaggio non ha nessuna rilevanza statistica e scientifica.  Semplicemente, chi passa di qui, se vuole, dichiara il suo voto. Se i risultati sono questi vuol dire che il nostro blog è seguito da molti votanti di M5S e dei partiti piu’ votati in questo sondaggio. Abbiamo trovato davvero fuori luogo la polemica sui voti doppi visto che abbiamo piu’ volte ripetuto (in risposta ai commentatori) che i voti doppi non vengono considerati. Il primo voto viene calcolato mentre il secondo, terzo…millesimo no ed infatti dal secondo in poi appare la scritta: “Thank you, we have already counted your vote.” O non capite l’inglese o siete in malafede.

Elezioni-politiche-guida-al-voto_articleimage

Pubblicato in: CRONACA

Pericolosi estremisti


La campagna elettorale che si è appena conclusa ha visto all’opera una quantità di forze estremistiche come mai prima nella storia della Repubblica.
Sono infatti presenti nelle elezioni politiche diverse liste caratterizzate da deplorevoli teorie e proposte stravaganti, combattute dai partiti tradizionali e deplorate dai principali organi di stampa.

Vi sono coloro che, in modo provocatorio, affermano che i rifiuti sono costituiti da risorse recuperabili e non vanno bruciati.
Altri estremisti dicono che le spese militari devono cedere il passo a priorità più impellenti.
Altri affermano addirittura che gli stipendi di dirigenti pubblici e politici devono allinearsi a parametri internazionali e che tutti i renditi vanno tassati allo stesso modo anche quelli finanziari!
Addirittura si arriva ad affermare che il fondamento della nostra democrazia sia la Costituzione e che per continuare nella ricerca di un progresso civile occorre perseguire la legalità, con tutti i pericoli che conseguono.
Alcuni folli arrivano a teorizzare la riduzione degli sprechi, la parità di diritti delle persone, la necessità di salvaguardare la scuola pubblica e la sanità pubblica.
A minare l’intera economia nazionale ci pensano altri pazzi che prefigurano la separazione tra banche di affari e banche di risparmio.

Con tutte quelle forze, che percorrono questi pericolosi sentieri, i principali partiti rifiutano giustamente di parlare e le TV e i giornali, meritoriamente, cercano di ignorarle e, se necessario, di mettere in risalto la follia e l’incongruenze di tali pericolose ideologie.
Che Dio ci salvi da questi pericolosi estremisti che potrebbero minare il miracoloso sistema economico e politico della nostra felice e luminosa nazione.

Salvatore Gioitta http://fugadigas.altervista.org/

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LA PAURA DI BERSANI


Non è che Bersani abbia paura di Grillo perchè lo consideri veramente un fascista o comunque di destra, come afferma spesso nei suoi comunicati, ma al contrario teme invece che il suo movimento, se dovesse vincere, porti avanti  una politica assai più di sinistra di quella che  vorrebbe fare lui e il suo partito. Grillo parla non soltanto di togliere tutti i privilegi ai politici e di abolire il finanziamento pubblico ai partiti ma anche di tornare all’antica distinzione tra banche di risparmio e banche d’affari e soprattutto auspica la nascita di una banca pubblica nazionale e sovrana non più costituita da un consorzio di banche private quale è oggi Bankitalia, ma posta invece sotto il controllo del governo e del parlamento e che faccia gli interessi della stragrande maggioranza dei cittadini anche controllando realmente ed efficacemente l’operato delle banche private, e non più esclusivamente quelli delle oligarchie politiche e finanziarie che oggi hanno in pugno Bankitalia, la quale pertanto non esercita nessun controllo effettivo e non interviene certo a bloccare il malaffare nelle banche italiane e a rimuovere dai loro incarichi i banchieri responsabili di ciò. Se tutto questo accadesse davvero, per Bersani, come per D’Alema ma anche per altri politici non del PD, come Berlusconi, Casini ecc.., i cui profitti vengono in gran parte dalle speculazioni criminali tramite le banche ed effettuate coi soldi dei piccoli risparmiatori proprio come hanno fatto  col Monte dei Paschi di Siena, sarebbe la rovina totale!  

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L’ignoranza genera mostri.


Questa lettera è stata inviata anche a persone che non hanno mai votato Berlusconi in vita loro ma anche a persone che non sono proprio piu’ in vita e questo è già parecchio indecente. Ma è l’aspetto meno grave, perchè questa lettera viola almeno un paio di articoli del Codice penale.

Ma, paradossalmente, il vero problema non è la lettera.

Il vero problema non è colui che invia la lettera abusando ancora una volta della credulità popolare per fini personali ma coloro che credendo al contenuto di quella lettera andranno a fare inutili file presso gli sportelli dell’Agenzia delle Entrate e alla fine, per non saper ne’ leggere ne’ scrivere, voteranno Berlusconi.

 Il vero problema di questo Paese non è  Berlusconi ma i suoi elettori perchè senza i loro voti starebbe nel posto il cui dovrebbe stare uno come lui: la galera.

 Per cause di forza maggiore Berlusconi prima o poi cesserà di esistere ma ci sarà sempre gente disposta a votare per uno come Berlusconi. Perchè l’ignoranza genera mostri.

Gio’ Chianta

lettera berlusconi

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INTERVISTA ALL’ON. LARA COMI


 “BERLUSCONI, IL SOGNO & IL GRANDE INCUBO…”

 

Un altro governo Berlusconi è possibile? è credibile? è auspicabile?

Cosa verrà fuori dal “caos” politico pre-elettorale?

Ne parliamo con Lara Comi, europarlamentare del Pdl e volto emergente della politica italiana:

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(LA CRISI ECONOMIA E LE RICETTE DELLA POLITICA)

 

(Gaspare Serra) On. Comi, il Paese vive momenti difficili, per alcuni versi drammatici, senza che s’intraveda alcuna luce in fondo al tunnel.

Di chi è la responsabilità di questa crisi, prima puramente finanziaria, oggi economico-sociale?

(On. Lara Comi) “Questa crisi, la più grave dal ’29, ha avuto origine negli Usa. Da crisi finanziaria, poi, è divenuta crisi economica, investendo tutta l’Europa, in particolare chi era più vulnerabile a causa di un alto debito pubblico, tra questi l’Italia. Dunque è diventata guerra dei debiti sovrani, aprendo il fianco alla speculazione. Il macigno del debito pubblico italiano risale però agli anni 80, quando il rapporto debito/pil è raddoppiato. Le responsabilità, allora, sono di chi ci ha lasciato quasi 2 mila miliardi di debito, più di 30 mila euro a testa”.

 

Il premier Monti si è presentato per la prima volta in Parlamento, il 21 novembre 2011, inneggiando al rigore, allo sviluppo ed all’equità. Passato oltre un anno, i risultati economici del suo governo sono “impietosi” (Pil e produzione industriale in caduta libera, record di pressione fiscale e indebitamento pubblico, 100 mila imprese fallite, 500 mila nuovi disoccupati ed un numero ancora imprecisato di esodati…).

Tutta colpa del Professore o responsabilità di chi lo ha preceduto?

“Monti aveva detto che non si sarebbe impegnato in politica, poi ha cambiato idea: legittimo, per carità, ma l’inversione di rotta ha sorpreso. Oggi promette di abbassare le tasse ma in un anno le ha alzate di circa tre punti. Le indicazioni della Bce e del Fmi suggerivano un’azione in senso opposto. Risultato? Tutti gli indicatori economici sono in picchiata. È pur vero che si è trovato ad operare in un contesto molto difficile, con la pressione della speculazione finanziaria, ma obiettivamente ha messo troppe imposte a cominciare da quella sulla prima casa che ha avuto effetti recessivi in molti settori, penso all’edilizia. Alcuni ministri del suo governo, poi, non si sono dimostrati all’altezza: la legge Fornero è una riforma deludente e ha pesato il veto della Cgil; quella delle pensioni è stata molto importante ma ha determinato il grave problema degli esodati, oltre 300 mila. Non mi pare che in materia di liberalizzazioni e di privatizzazioni si siano prodotti grandi risultati. Lo spread è calato, ma è stata determinante l’azione di Draghi”.

 

Fino a poche settimane fa Mario Monti si presentava al Paese come un “deus ex machina”, destinato a venire accolto con tutti gli onori al Quirinale o ad esser implorato di ritornare a Palazzo Chigi. Tutti i sondaggi, invece, rivelano che oggi gli elettori preferirebbero al bocconiano più amato dai mercati persino un barzellettiere amatoriale (Berlusconi) o un comico professionista (Grillo)!

Il Professore rischia d’aver fatto male i conti con la sua “salita in campo”?

“I sondaggi dicono che la ‘salita in campo’ di Monti ha riscosso scarso successo. Lo stesso ‘Financial Times’ ha scritto che una delle previsioni più sicure che si possono fare sulle elezioni italiane è che la coalizione di Monti arriverà ultima tra i quattro principali contendenti”.

 

La ricetta economica del centrodestra storicamente si può riassumere in “meno Stato, più iniziativa privata”, ovvero riduzione della pressione fiscale, sburocratizzazione e liberalizzazioni.

Come spiegare ai vostri elettori che pressione fiscale e debito pubblico sono aumentati durante i governi Berlusconi, le uniche timide liberalizzazioni di questi anni sono state quelle di Bersani mentre l’unica grande riforma della pubblica amministrazione porta il nome di Bassanini?

“Negli ultimi 15 anni sinistra e centrodestra hanno governato circa 7 anni a testa. Berlusconi ha dovuto governare in periodi di recessione, nel  2011 dopo l’attacco alle Torri Gemelle e dal 2008 con la crisi innescata dai mutui subprime. Eppure ancora nel 2011 il Pil era positivo, + 0,4%, e le promesse fatte sono state mantenute. A cominciare dal milione di posti di lavoro creati dal 2001 al 2006, come confermano i dati Istat. Berlusconi ha iniziato l’ultimo mandato nel 2008 con la pressione fiscale al 42,6% e lo ha forzosamente terminato nel 2011 con la pressione fiscale al 42,5%: in 3 anni e mezzo sostanzialmente invariata. Mentre è stato il governo Monti a farla aumentare di oltre 3 punti. I dati dell’Istat dicono che è al 45,7%”.

 

La campagna elettorale del Cavaliere è monopolizzata dalla questione fiscale. Non crede sia controproducente, però, trascurare l’emergente questione sociale? E non ritiene imperdonabile come alcuni grandi temi (quali la scuola, l’università, la ricerca, il turismo, l’agricoltura, la green economy) siano del tutto assenti dal dibattito pubblico?

“Non credo che sia snobbata la questione sociale, tutt’altro. Sul lavoro il Pdl ha un programma ben preciso a cominciare dalla cancellazione della riforma Fornero, che ha contribuito a determinare mezzo milione di disoccupati nel 2012, e il ritorno alla legge Biagi. C’è la proposta poi di abolizione dell’Irap, gabella voluta dalla sinistra, l’incentivo ad assumere giovani a tempo indeterminato attraverso la detassazione dei contributi per i primi 5 anni. Sugli altri temi il Pdl ha idee precise, faccio l’esempio del turismo, con la proposta di ricondurlo tra le competenze concorrenti di Stato e Regioni, e dell’abbassamento dell’Iva. Purtroppo la campagna elettorale tende a privilegiare le questioni maggiori”.

 

(LA CASTA ED I TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA)

 

Ogni democrazia ha un costo, tanto fisiologico quanto insopprimibile. In Italia, però, questo ha raggiunto livelli “patologici”: la politica è divenuta il principale terreno fertile per sprechi e privilegi.

Cosa proponete per tagliare i costi della politica e la spesa pubblica improduttiva e parassitaria?

“Nel programma del Pdl c’è l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. Inoltre ogni candidato ha firmato un patto con cui si impegna a non restare in carica per più di due legislature e a votare per il dimezzamento degli emolumenti e del numero di parlamentari.  Sulla spesa pubblica, che è di 800 miliardi, proponiamo una riduzione del 10% in 5 anni, 16 miliardi all’anno”.

 

Per ridurre la pressione fiscale e realizzare un minimo di politiche industriali, tutti riconoscono l’improrogabilità di tagliare la spesa pubblica, pochi indicano dove e come attuare dei tagli. Le propongo qualche pillola di “spending review”:

– dimezzamento degli eletti ed accorpamento dei comuni minori;

– abolizione di province e prefetture;

– cancellazione di ogni finanziamento pubblico ai partiti ed ai gruppi politici;

– riduzione del peso delle società pubbliche e soppressione degli enti inutili (o “non indispensabili”);

– taglio alle spese militari (si vedano gli F-35 o le missioni di pace all’estero);

– razionalizzazione delle forze di pubblica sicurezza (l’Italia dispone di ben cinque distinti corpi di polizia);

– cancellazione di ogni forma di finanziamento in favore delle scuole ed università private (fatto salve le scuole materne);

– cancellazione dei privilegi fiscali concessi alla Chiesa (si veda l’ingannevole meccanismo di ripartizione dell’8X1000).

Quale di queste pillole il centrodestra sarebbe disposto a far ingerire ai suoi elettori?

“Come ho già specificato, alcuni punti sono nel programma del Pdl. Aggiungo l’abolizione delle province. Sul finanziamento alle scuole private c’è tanta demagogia: in realtà lo Stato italiano, in questo modo, risparmia circa 6 miliardi l’anno. Io sono per la libertà educativa”.

 

(GIUSTIZIA E QUESTIONE MORALE)

 

Nel ‘93 eravamo convinti di aver toccato il fondo del malcostume politico. Tutti gli scandali emersi in questi mesi, invece, dimostrano che ci siamo sbagliati: i casi Penati, Lusi, Belsito e Fiorito sono solo la punta di un iceberg dalle proporzioni ancora incalcolabili. Nel ‘95 l’Italia era 33sima nella classifica di Transparency International per grado di corruzione percepita: oggi siamo scesi al 72simo posto!

Non pensa che il centrodestra in questi anni abbia sottovalutato la “questione morale”, forse perché distratto o condizionato dagli scandali giudiziari di Silvio Berlusconi?

“La questione morale c’è e riguarda tutti i partiti, basti vedere  lo scandalo Mps che ha investito il Pd. Detto questo, c’è anche una questione giustizia che non funziona, basterebbe dire che ci sono 9 milioni di processi pendenti. L’Italia ha il più alto numero di condanne della Corte europea dei Diritti dell’uomo per l’irragionevole durata dei processi.  Ma le criticità sono tante, a cominciare dall’abuso della carcerazione preventiva”.

 

Il suo Partito, con l’operazione “liste pulite”, ha fatto fuori d’un colpo Cosentino. Spulciando le liste del Pdl, però, si scopre che permangono altre candidature discutibili (si veda Cesaro in Campania e Dalì in Sicilia). Secondo l’istituto Piepoli, il Pdl risulterebbe il partito con il più alto tasso (il 5%) di candidati “non immacolati” (indagati, con procedimenti penali pendenti o con condanne alle spalle).

Non crede che mere ragioni di “opportunità politica” sconsiglierebbero certe candidature? Facendo appello sempre al “garantismo”, poi, non si fa confusione tra il giudizio penale (che spetta solo alla magistratura) e quello politico (spettante ai partiti)?

Sull’incandidabilità c’è una legge ben precisa approvata dal Parlamento. Il Pdl ha istituito una commissione ad hoc che ha deciso caso per caso, ma senza sostituirsi al giudizio dei magistrati. Un avviso di garanzia non è una condanna. Noi siamo garantisti anche perché lo dicono i numeri: il 40% dei detenuti è ancora in attesa di giudizio e il 50% viene poi riconosciuto innocente”.

 

(MERITOCRAZIA E ROTTAMAZIONE)

 

In un’intervista concessami nel 2011, Sara Giudice dichiarava che “la candidatura della Minetti sarebbe stato un esempio estremamente negativo per i giovani, una dimostrazione di facile arrivismo, di ricorso a scorciatoie e compromessi per puntare alla scalata sociale”.

Gli sviluppi successivi sono noti: il Cavaliere ha difeso a spada tratta la Minetti, mentre il Pdl ha scaricato la giovane consigliera municipale fattasi interprete di un diffuso malessere della base. Un errore imperdonabile?

“La candidatura della Minetti è stata un errore, ma non facciamo di lei la causa di tutti i mali”.

 

Molti additano l’attuale legge elettorale, il “Porcellum”, di aver contribuito allo scadimento del livello della classe politica italiana, instaurando un sistema di “cooptazione” dei candidati.

E’ mai possibile che nessuno voglia oggi assumersi la paternità di una legge così illiberale? Per rimediare parzialmente al danno, non sarebbe un utile espediente anche per il Pdl il ricorso alle primarie?

“Io sono per le preferenze, perché è l’unico modo per avvicinarci al cittadino. Sono stata eletta al Parlamento europeo con 63 mila preferenze. È un peccato non avere trovato l’accordo tra i partiti per cambiare il ‘Porcellum’ ma non mi sembra che la sinistra si sia stracciata le vesti per riformarla… Sulle primarie ero favorevole, ma nel momento in cui Berlusconi è ritornato in pista sono diventate inutili. Non siamo il Pd che doveva chiarirsi sulla leadership. Nel Pdl la leadership è chiarissima”.

 

Non la mette in imbarazzo far campagna elettorale anche per la rielezione di Razzi e Scilipoti, due tra i personaggi politici più discussi degli ultimi anni (famosi per il “salto della quaglia” dall’Idv al Pdl)?

“Mi mettono più in imbarazzo le candidature di certe ‘parentele’. E ce ne sono…”.

 

Miracolosamente recitano ancora un ruolo da protagonista sul palcoscenico politico italiano personaggi “evergreen” quali Berlusconi, Tremonti, Fini, Casini, Bersani, Bindi…

Come convincerebbe un paziente in coma dal ’94 e risvegliatosi solo oggi che sono trascorsi diciannove anni?

“Mi pare che Fini e Casini stiano da trent’anni in Parlamento, dunque in questa classifica svettano. Vedo poi che la sinistra cerca di rispolverare Prodi. A proposito di nuovo che avanza…”.

 

(IL BIPOLARISMO ALL’ITALIANA)

 

Il più grande merito di Berlusconi è stato aver introdotto anche in Italia il bipolarismo e la democrazia dell’alternanza. Il più grande merito di Monti, invece, rischia di essere quello di distruggere queste conquiste, disgregando i due poli e ponendosi come forza d’attrazione per la costruzione di un grande Centro.

Il bipolarismo italiano ha già “fatto le ossa” o ha le ore contate?

“Se vogliamo mantenere il bipolarismo occorre votare le due colazioni che si contendono la vittoria e lasciare perdere gli altri partiti, come sostiene il nostro presidente Berlusconi”.

 

(BERLUSCONI E IL FUTURO DEL CENTRODESTRA)

 

In campagna elettorale Berlusconi è sembrato muoversi a ritmo di valzer, alternando passi “avanti” (l’annuncio della sua sesta ridiscesa in campo), poi “indietro” (la disponibilità a cedere il passo a Monti), poi ancora “laterali” (l’indicazione di Alfano alla successione): prima l’avallo delle primarie (con tanto di candidature e raccolta firme), poi la loro cancellazione…

Crede che il Cavaliere sia ancora una risorsa o sia divenuto una “zavorra” per il centrodestra?

“In pochi mesi, grazie a Berlusconi, il Pdl ha effettuato una straordinaria rimonta, ed oggi alcuni sondaggisti danno le due coalizioni maggiori sostanzialmente appaiate. Che altro dire?”.

 

Silvio Berlusconi è stato il Presidente del Consiglio più longevo della nostra storia repubblicana. In nove anni di governo, però, il centrodestra non è stato capace: di realizzare alcun “miracolo economico” (negli ultimi 10 anni, il Pil italiano nel mondo è cresciuto di più solo di Haiti!), di liberalizzare l’economia, di alleggerire il “carrozzone” della pubblica amministrazione, di ridurre la pressione fiscale, di sanare il gap infrastrutturale del nostro Paese, di ammodernare la Costituzione…

Perché mai, allora, un elettore deluso di centrodestra dovrebbe riporre la propria fiducia nel Cavaliere?

“Perché solo il centrodestra ha un programma concreto che si basa su meno spesa pubblica, meno tasse e riduzione del debito pubblico attraverso le privatizzazioni. La sinistra è senza idee e contraddittoria e va avanti a passi di gambero, come sulla patrimoniale e sull’Imu, mentre il governo dei tecnici si è visto cosa ha prodotto…”.

 

Nel caso in cui il 26 febbraio il centrodestra si ritrovi “vincitore azzoppato” delle elezioni, ossia privo di una maggioranza assoluta dei seggi al Senato, quali prospettive si aprono? Con quali partiti avversari, ed a quali condizioni, un’alleanza sarebbe possibile? In presenza di un Parlamento “balcanizzato”, poi, un governo di larghe intese con lo scopo di cambiare legge elettorale e tornare al più presto alle urne sarebbe auspicabile?

“Noi contiamo di vincere e a quel punto potremo fare quello che ci prefiggiamo. Monti e Bersani pensano all’inciucio senza fare i conti con l’oste, ovvero Vendola, che considera l’agenda Monti come fumo negli occhi e un’alleanza col premier un suicidio. Ciò significa che se dovesse vincere la sinistra ci sarà un’Italia ingovernabile. Nessun governo di larghe intese. Berlusconi ha solo detto che ci potrà essere un accordo per riformare la Costituzione, cosa che è assolutamente necessaria, visto, tanto per fare un esempio, che un premier non può nemmeno ‘licenziare’ un suo ministro”.

 

 

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FONTI:

 

Blog: “Panta Rei”: http://gaspareserra.blogspot.it

Pagina facebook: “Panta Rei”: http://www.facebook.com/blog.di.GaspareSerra

Gruppo facebook: “Terza Repubblica”: http://www.facebook.com/groups/62981451472

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Pubblicato in: antifascismo, cultura, INGIUSTIZIE, libertà, società, violenza

Mi chiamo Renato, non temo i fascisti ma gli indifferenti


renato_biagetti1_bigStefania Zuccari*

La lettera della mamma di un ragazzo ucciso dai fascisti a Roma per denunciare la normalità del male

Mi chiamo Renato Biagetti. A me i fascisti non fanno paura. Non mi hanno mai fatto paura. Nemmeno quando mi hanno ucciso.

Quelli che mi fanno paura sono quelli che non dicono nulla, non vedono nulla, non sanno nulla. Quelli che ancora pensano che sono ragazzate o che “quelli come me se la sono andati a cercare”. Quelli che dicono che è folklore. Bandiere nere, svastiche, saluti romani. Folklore, come i ballerini con il tamburello o le processioni con il santo con appesi i serpenti. Fenomeni marginali, sacche di delinquenza. Risse tra balordi. Tre righe in cronaca.

Intanto si riscrive la storia. Si mischiano i morti. Si dimenticano cause, ragioni. Io sono morto per loro. Non per voi. Sono morto per loro. E a loro continuo a pensare.

E’ tutto così assurdo. Un brutto film, uno di quelli in cui la sceneggiatura non gira. Eppure in quel film io ci abitavo, come ci abitate voi. Un Paese che ancora non si è stufato delle morti come la mia. Un Paese in cui tutto è normale. Anche morire fuori da una festa di musica reggae. 8 coltellate. Una è stata così forte che addosso mi è rimasto il segno del manico del coltello.

Tutto normale. Anzi normalissimo. Cosa c’è di strano? Si comincia sempre così. Di questo ho paura.

*Stefania è la mamma di Renato Biagetti ucciso dalle coltellate di due fascisti dopo una festa in spiaggia a Focene. E’ la fondatrice di Madri per Roma città aperta. Come le Madres de la Plaza de Mayo ha raccolto anche lei il testimone delle idee di suo figlio

http://www.lavorincorsoasinistra.it/wordpress/?p=6272

http://www.gliocchidi.it/persone/renato_biagetti

Pubblicato in: economia, politica

FARE al contrario: ridurre il debito pubblico aumentando la spesa


ImmagineSi può ridurre il debito pubblico (o meglio il rapporto debito/PIL) aumentando la spesa pubblica, finanziata con le tasse? Sì, si può.

E’ scritto su tutti i libri di testo di economia: a causa del moltiplicatore keynesiano,l’effetto depressivo dovuto all’aumento delle tasse è minore dell’effetto espansivo dovuto alla spesa pubblica. Pertanto è possibile, anche mantenendo il pareggio di bilancio, aumentare il prodotto interno lordo e così ridurre il rapporto debito/PIL.

Gli economisti Nicoletta BatiniGiovanni Callegari e Giovanni Melina hanno confermato empiricamente la differenza tra il moltiplicatore della spesa e quello delle tasse in un working paper del Fondo Monetario Internazionale di alcuni mesi addietro,del quale abbiamo già parlato.

Gustavo Piga, sul suo blog, mostra ora il risultato di una simulazione condotta dai tre ricercatori. Il primo grafico rappresenta l’andamento del debito pubblico con diversi livelli di manovra espansiva (0,5% – 1% – 3% e 5% del PIL) in una situazione non recessiva. I numeri sull’asse delle ascisse rappresentano i trimestri.

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Dopo 20 trimestri (5 anni) di stimolo fiscale del 5% si potrebbe ridurre il debito pubblico di quasi 20 punti. Più di quanto richiede il Fiscal Compact, per usare un parametro di riferimento. E, vale la pena precisarlo ancora, stiamo parlando di manovre in pareggio di bilancio, come lo stesso Fiscal Compact impone.

I tre autori, su richiesta di Piga, hanno anche effettuato la stessa simulazione in caso di recessione: in questo contesto si ha una riduzione fino al 33% del debito pubblico rispetto al suo (scongiurato) aumento, dovuto alla recessione.

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Si noti che questa ricetta è l’esatto opposto di quella proposta da Alesina e Giavazzi, FARE per fermare il declino, Scelta Civica – Mario Monti, che invece sostengono il taglio delle tasse e della spesa pubblica. Quest’ultimo tipo di manovra, nelle simulazioni di Batini – Callegari – Melina, avrebbe l’effetto opposto: fare aumentare il debito pubblico. Infatti l’effetto depressivo del taglio alla spesa pubblica supererebbe quello espansivo del taglio delle tasse.

Ripetiamo, ancora una volta, che non si tratta di nulla di esotico o eterodosso. Al contrario. Eppure nessuno, in Europa, suggerisce agli stati di effettuare manovre che prevedano maggiore spesa pubblica, in deficit o meno. Si lascia che i governi deprimano la domanda e così aggravino la crisi e i conti pubblici.

FONTE : http://keynesblog.com/2013/02/18/fare-al-contrario-ridurre-il-debito-pubblico-aumentando-la-spesa/

Pubblicato in: La biblioteca dei sogni

Ma quanto è dolce l’Emilia?


Andrea Biavardi – Emilia la dolce – emilia_la_dolce

187 pagine. Cairo Editore

Una maestra ultraottantenne in pensione, con tutti i problemi pressori legati all’eta’, muore per un ictus dopo aver partecipato ad un “disner” (pranzo) in un ristorante tra Modena e Bologna assieme ai parenti, dopo aver mangiato e bevuto di tutto e di piu’, come solo gli emiliani sanno fare. L’eredità va tutta al nipote prediletto che, oltre all’appartamento, i soldi e i gioielli della zia trova tra i lasciti anche un mazzo di carte da Mercante in Fiera e un quaderno scritto con calligrafia precisa e minuta. Ogni carta, assieme ad un numero, ritrae una figura intenta ad esercitare un mestiere. Sul quaderno invece vengono invece descritti i vari soggetti di ogni carta, assieme alle loro storie. Le varie vicende si svolgono in un Paese dal nome di fantasia, Lambertone, identificabile sicuramente con Spilamberto, un Paese tra Bologna e Modena, famoso per il suo Aceto Balsamico. I tempi sono i primi anni ’60, quelli del boom economico. Ecco allora la storia del Materassaio (tamaraser), uomo religioso e pio che per alleviare le sofferenze dei suoi compaesani, cuce all’interno di ogni materasso in lana un santino che possa dare conforto al proprietario (S. Lucia per chi ha problemi di vista, S. Antonio Abate per chi ha una bestia ammalata etc). Ecco i due fratelli abili restauratori, sempre assieme e che per colpa di un crocifisso non si parleranno mai più. Il meccanico, che grazie ad una scommessa impossibile riesce a vincere una grossa somma, che gli servirà per aprire una piccola fabbrica. Il dogarolo (colui che controlla le chiuse dei canali di irrigazione) che, per poter sposare la sua amata, irriga solo il podere del futuro suocero. Tanti personaggi che magari abbiamo visto e conosciuto con altri nomi ma le cui vite ci fanno tornare alla memoria situazioni già viste o sentite raccontare, come ad esempio il capitolo dedicato al barocciaio (baruzer) che perde il suo carico di sabbia nella piazza di Lambertone e i ragazzini si mettono lì a giocare, quasi fosse una spiaggia della costiera romagnola (e lì torna in mente quando a metà degli anni ’80 un barista ebbe la splendida idea di chiudere la piazza del Paese di Piumazzo, riempirla di sabbia e creare una sorta di Rimini senza il mare). Un libro divertente e frizzante, gustoso e spumeggiante come un buon bicchiere di Lambrusco. Uno spaccato di quella parte dell’Emilia tra il fiume Panaro e il fiume Reno, per conoscere ed amare questa bella terra abitata da gente cordiale e laboriosa. Ricordiamo ai lettori, che una parte delle entrate, derivanti dalla vendita di questo libro, saranno devolute all’associazione “Rock no war” per la costruzione di una scuola di musica per i bambini delle zone terremotate.

Gianluca Bellentani

Pubblicato in: agricoltura

Cosa fa la politica per i contadini italiani ?


imagesTra pochi giorni si andrà a votare a già da molto tempo sentiamo proposte e promesse. Ma nessun politico parla o ha mai parlato seriamente di agricoltura, un settore cruciale per ogni Paese e in particolare per il nostro. Nei programmi di tutti i partiti di ieri e di oggi  il termine “agricoltura” è sempre stato semi- inesistente.

Qui, non voglio parlarvi delle grandi aziende agricole ma degli ultimi: i contadini che coltivano il loro pezzetto di terra.

Nella nostra società il contadino è sempre stato considerato meno che zero, tanto che in alcune regioni, come la mia (Sicilia) viene chiamato “viddanu” (villano). Eppure il contadino ha, da sempre, un ruolo fondamentale nella  società essendo colui che fa mangiare la gente e cosa c’è di piu’ importante che far mangiare la gente ?

I costi di produzione per il contadino stanno diventando sempre piu’ insostenibili: per produrre dei meloni il contadino deve costruire delle serre o dei tunnel e per farlo servono ferro e plastica che, nel corso di questi ultimi anni, hanno visto letteralmente lievitare i prezzi. Sono anche aumentati i costi di concimi, fertilizzanti, sementi, gasolio e piu’ in generale  sono aumentati tutti i prezzi dei prodotti necessari per produrre.

Aumentano i costi di produzione ma non il prezzo del prodotto ortofrutticolo, solo per il produttore mentre aumentano per il consumatore. Le cause sono molteplici e complesse ma se tu chiedi a qualsiasi contadino perché non si venda piu’ niente lui ti risponderà molto piu’ chiaramente di qualsiasi pseudo tecnico:

-Quando c’era la lira riuscivo a vendere ad un prezzo accettabile.

 -Da quando importiamo prodotti ortofrutticoli da tutto il mondo, senza limiti, non riesco a vendere piu’ nulla ad un prezzo accettabile, provenendo questi prodotti da zone dove i costi di produzione sono infinitamente piu’ bassi rispetto all’Italia. Se la concorrenza si fa sul prezzo al ribasso muore chi ha i costi di produzione piu’ alti.

La filiera (dal produttore al consumatore) e’ troppo lunga e in troppi ci mangiano sopra e non tutti possiamo permetterci la rivendita a km zero. Perché se devo vendere una tonnellata di carciofi non posso farlo senza l’aiuto di un intermediario soprattutto nelle regioni dove il costo dei prodotti ortofrutticoli è piu’ basso e la gente non ha molta convenienza a comprare il prodotto sul mio campo rispetto che al mercato. Perché se devo pagare un operaio che mi venda la merce, visto che da solo non riesco a produrre e vendere non avendo il dono dell’ubiquità, il beneficio economico del km 0 svanisce.

Ma il prezzo (bassissimo) non è l’unico problema per il contadino che convive con un altro problema: il rischio d’impresa ma al quadrato. Rifacciamo l’esempio dei meloni prodotti nelle serre. L’anno scorso nella mia città ci fu un vento fortissimo che distrusse centinaia di serre e tunnel e con loro tutte le piantagioni.  Per alcuni contadini è stato il colpo di grazia finale. Ma non si pensi che le piantagioni muoiano solo in caso di eventi naturali di questa portata. E’ sufficiente che piova tanto, che ci siano gelate oppure che le piantagioni si ammalino per una delle mille cause per cui possano ammalarsi. Quindi, il rischio d’impresa in agricoltura è al quadrato perché al quadrato sono i rischi che un investimento, nel nostro caso una piantagione, possa andare male e con esso in fumo migliaia di euro di costi di produzione.

Che cosa sono gli orari di lavoro ? Il contadino non lo sa. Generalmente si lavora duramente dalla mattina alla sera, sotto il sole cocente, sotto la pioggia incessante oppure sotto la neve. Si lavora tanto e si guadagna pochissimo e ci fa molto incazzare vedere che chi lavora poco o nulla guadagna troppo.

Che cosa sono di diritti ? Il contadino non lo sa. Molti contadini lavorano senza contratto e conseguentemente senza nessun diritto.

Cosa si puo’ fare ? Molto, moltissimo. Servirebbe pero’ una classe politica che torni a pronunciare il termine agricoltura, che consideri il contadino non come un “viddanu” ma come un professionista, che metta al Ministero dell’Agricoltura un contadino, che faccia un piano straordinario per il rilancio del settore e soprattutto, servirebbe una politica che protegga i contadini italiani come se fossero dei panda perché come i panda, se non si fa nulla, rischiano l’estinzione e se muoiono loro muore il Paese.

Gio’ Chianta 

 

Pubblicato in: CRONACA

IL SALVATORE DELL’ EURO


L’ Italia sta affondando, la Spagna anche, la Grecia è già affondata ed è in piena guerra civile, ma la nostra stampa nazionale, se ne parla, cerca di minimizzare sdrammatizzando la realtà per non influenzare la campagna elettorale in corso.  Intanto questo sobrio, austero e attempato damerino bocconiano, frequentatore dei salotti Bilderberg, nonché di quelli vaticani e di quegli altri della massoneria nostrana e che fu anche un collaboratore dei Rockefeller e fu pure un consulente della Goldeman Suchs, ecc..ecc…va dicendo ancora di aver salvato l’Italia dalla catastrofe e di come la Grecia si sia salvata dal default grazie all’ intervento dell’UE. Evidentemente deve essersi comprato un paraocchi, a mo di quelli che si mettono ai cavalli, per non essere costretto a vedere le imprese che falliscono e i piccoli imprenditori che si tolgono la vita, i disoccupati che aumentano ad un ritmo da dopoguerra e i pensionati da fame sorpresi a rubacchiare nei supermercati per poter mangiare dopo una vita di onesto lavoro, e sto parlando dell’Italia mica della Grecia. A parte i capelli grigi e naturali, Monti somiglia tanto al cavaliere dai capelli tinti e trapiantati il quale sosteneva che in Italia i ristoranti erano sempre pieni !

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Pubblicato in: La biblioteca dei sogni

Quaderni di dolore e vita


Marguerite Duras – duras quaderniQuaderni della guerra e altri testi – 323 pagine.

Feltrinelli editore (I Narratori)

Ci sono autori capaci di parlarci dall’aldilà. Una di queste è senz’altro Marguerite Duras, donna attivissima anche nella vita politica francese oltre che in letteratura. Questo è un libro postumo, e per questo non si può parlare di romanzo in senso classico. Sono dei quaderni che la scrittrice francese, molto conosciuta per il suo romanzo “L’Amante” da cui è stato ricavato anche un film, teneva in un armadio. Essenzialmente un diario della fine della seconda guerra mondiale, dove si passa dal dolore profondo, anche fisico, per l’ipotetica morte del marito che invece arriverà salvo a casa, per quanto emaciato e in pessime condizioni di salute, fino ad arrivare alle considerazioni politiche piuttosto dure, marmoree quasi. Duras fa una disanima della fine della guerra, senza se e senza ma, dove i protagonisti celebrati non sono quelli che erano al fronte e quelli che sono stati i reali protagonisti, ma i grandi nomi che la storia ancora ci dà. A suo giudizio per esempio il lutto nazionale doveva essere proclamato per la morte e il sacrificio dei 600 mila francesi che hanno perso la vita in quella guerra e non certo per i funerali di Churchill. Sono posizioni antiimpopolari le sue, sicuramente scomode, dello stesso tono di quelle che l’hanno successivamente fatta espellere dal partito comunista francese, eppure come darle torto? Sono anche affermazioni attualissime per noi che oggi viviamo un periodo un po’ strano, forse troppo mediatico e poco informato, in piena crisi e recessione. Assunti di chi è capace, nonostante tutto, di mantenere un occhio e una visione critica sulle cose e sugli eventi del mondo, avendo cura di approfondire gli argomenti di cui si parla.

In questo libro troviamo anche diversi appunti e brevi racconti che sono il germoglio delle sue opere “future”, quelle che più facilmente troviamo in libreria per intenderci. Con lo stesso intenso linguaggio, tipico della scrittrice francese, quell’indagare emozioni e sentimenti senza abbellimenti, per quello che sono e fin dove portano. Un libro importante per i fan di Marguerite Duras, ma anche per chi vuole avere, di questa autrice, un’immagine diversa da quella passata attraverso “L’Amante”. Una scrittrice di spessore, pienamente inserita nel contesto e nel tempo storico in cui viveva, capace di essere severa nell’interpretazione degli eventi e che usa un linguaggio raffinato a volte, molto introspettivo. Una Marguerite Duras inedita forse, ma non certo sconosciuta ai suoi lettori che riusciranno ad apprezzare anche questi quaderni. Un libro anche piuttosto attuale, che vale la pena leggere e scovare negli scaffali di una libreria.

A volte è una fortuna che qualcuno apra i nostri armadi e tiri fuori ciò che abbiamo riposto con cura e che magari, abbiamo dimenticato lì. In questo caso, credo che sia stata una scelta, per non svelare troppo delle proprie opere e della loro genesi, quanto della propria vita privata.

Bianca Folino

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Di Lavoro si deve vivere, mai morire


di angelo bruscino

ricerca-di-lavoroPremetto. Quello del lavoro è un argomento difficile da trattare, ma sicuramente caratterizza fortemente il nostro tempo, e buona parte lo misura con il termometro della fiducia e della speranza.

In Italia è ormai più di un anno che si susseguono tristemente, nelle cronache delle nostre città, drammatici suicidi causati da questa tremenda crisi. Uomini di ogni esperienza, tanto lavoratori quanto imprenditori e professionisti che, messi di fronte alla perdita della loro dignità, magari dopo anni di sacrificio, di impegno, di onestà, crollano nel vedersi considerare dallo Stato, dalle Istituzioni, dal nostro sistema economico e sociale come meno di niente.

In questo paese, dove i mancati pagamenti del pubblico al privato raggiungono circa 100 miliardi di euro, dove le Banche preferiscono sempre più la finanza all’economia reale e alle piccole e medie imprese, dove la burocrazia da sola spesso condanna le migliori iniziative, dove lavorare e fare imprenditoria è di per sé un piccolo miracolo, oggi è mortalmente facile sentirsi soli, abbandonati, falliti nei nostri piccoli sogni per il domani, fino a considerare il presente solo un’altra terribile beffa. Un po’ come quando vedi diminuire la tua pensione di 400 euro, o quando diventi un “esodato”, o quando lo Stato, che ti deve tanto se ne frega, mentre ti sequestra o ti impone il pagamento di cartelle esattoriali e allo stesso tempo a fronte di un tuo credito verso la pubblica amministrazione non ti consente di riscuoterlo.

Insomma, in questo paese dove tutto è sbilanciato, dove l’uguaglianza è recitata solo sui testi, dove il welfare serve solo a garantire ruberie, dove l’unico vero merito esercitabile è quello delle raccomandazioni, è davvero difficile fidarsi ancora di qualcuno.

In questa campagna elettorale si dovrebbe urlare a squarciagola il bisogno di speranza, l’esigenza di proposte vere, sul lavoro prima di tutto. Bisognerebbe poi chiarire quali siano i modelli, le politiche, le nuove leggi che ognuno, crono-programma in mano agli elettori, vuole realizzare. Abbiamo tutti un disperato bisogno di ritrovare un nuovo orizzonte, tracciato sul coraggio, che ci dia nuovamente la consapevolezza di essere noi stessi questo Stato, questo paese che sempre più spesso ci sembra alieno e patrigno, un paese dove mancano spesso i buoni esempi.

Eppure siamo ancora qui, a scrutare le facce dei candidati, ad ascoltare spesso propositi vuoti o difficilmente realizzabili. Basti pensare a quei tagli promessi sulle Province, sulla politica, sui troppi privilegi dei pochi, che non si sono mai realmente attuati. Il tutto mentre noi abbiamo subito sacrificato qualcosa di importante: un nostro piccolo sogno, il nostro presente, le nostre aspettative. O addirittura, disgraziatamente, con atti estremi qualcuno ha sacrificato anche il proprio domani.

Allora nessuno dei candidati dimentichi che stanno giocando con le nostre vite, con il nostro futuro, e che niente si costruisce se non si dà priorità al tema del lavoro. Partendo prima di tutto da quello che da eletti dovranno svolgere con serietà e dedizione puntando a leggi giuste e a buone politiche. Presupposti irrinunciabili per rilanciare il lavoro di tutti altri, unico vero strumento che garantisce ad ogni cittadino, dignità e possibilità per conquistare con merito il proprio posto in questo paese. Perché il lavoro deve essere orgogliosamente la nostra vita, mai la nostra morte.

http://sostenibilita.org/2013/02/11/di-lavoro-si-deve-vivere-mai-morire/

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La corruzione tiene in pugno l’Italia: chiedi 5 impegni ai candidati politici


La corruzione è uno dei motivi principali per cui il futuro dell’Italia è bloccato nell’incertezza. Pochi in Europa vivono il problema in maniera così acuta (ci seguono solo Grecia e Bulgaria). Si tratta di un male profondo, fra le cause della disoccupazione, della crisi economica, dei disservizi del settore pubblico, degli sprechi e delle ineguaglianze sociali.

Il prossimo 24 e 25 febbraio verremo chiamati a eleggere i nostri rappresentanti in Parlamento. È il momento di chiedere che la trasparenza diventi una condizione e non una concessione, esercitando il nostro diritto di conoscere.

Per questo domandiamo adesso, a tutti i candidati, indipendentemente dal colore politico, di sottoscrivere 5 impegni stringenti contro la corruzione. Serviranno per potenziare la legge anticorruzione nei primi cento giorni di legislatura e per rendere trasparenti le candidature.

Con questa petizione chiediamo a tutti candidati di:

1) Inserire nella propria campagna elettorale la promessa di continuare il rafforzamento della legge anticorruzione iniziato con la riforma del novembre 2012. Concretamente, chiediamo sia modificata la norma sullo scambio elettorale politico-mafioso (416 ter) entro i primi cento giorni di attività parlamentare, con l’aggiunta della voce “altra utilità”

2) Pubblicare il proprio Curriculum Vitae con indicati tutti gli incarichi professionali ricoperti

3) Dichiarare la propria situazione giudiziaria e quindi eventuali procedimenti penali e civili in corso e/o passati in giudicato

4) Pubblicare la propria condizione patrimoniale e reddituale

5) Dichiarare potenziali conflitti di interesse personali e mediati, ovvero riguardanti congiunti e familiari

Grazie alla sottoscrizione di questi impegni si potrà sapere davvero quali candidati saranno disposti a lottare in Parlamento contro la corruzione. Su Riparteilfuturo.it pubblicheremo la lista di tutti i candidati che hanno aderito.

Più siamo a firmare questa petizione, più i candidati dovranno ascoltare le nostre richieste. Firma adesso per un futuro senza corruzione.

A:
Candidati alle Elezioni Politiche 2013
La corruzione è uno dei motivi principali per cui il futuro dell’Italia è bloccato nell’incertezza. Pochi in Europa vivono il problema in maniera così acuta (ci seguono solo Grecia e Bulgaria). Si tratta di un male profondo, fra le cause della disoccupazione, della crisi economica, dei disservizi del settore pubblico, degli sprechi e delle ineguaglianze sociali.

Il prossimo 24 e 25 febbraio verremo chiamati a eleggere i nostri rappresentanti in Parlamento. È il momento di chiedere che la trasparenza diventi una condizione e non una concessione, esercitando il nostro diritto di conoscere.

Per questo domandiamo adesso, a tutti i candidati, indipendentemente dal colore politico, di sottoscrivere 5 impegni stringenti contro la corruzione. Serviranno per potenziare la legge anticorruzione nei primi cento giorni di legislatura e per rendere trasparenti le candidature.

Con questa petizione chiediamo a tutti candidati di:

1) Inserire nella propria campagna elettorale la promessa di continuare il rafforzamento della legge anticorruzione iniziato con la riforma del novembre 2012. Concretamente, chiediamo sia modificata la norma sullo scambio elettorale politico-mafioso (416 ter) entro i primi cento giorni di attività parlamentare, con l’aggiunta della voce “altra utilità”

2) Pubblicare il proprio Curriculum Vitae con indicati tutti gli incarichi professionali ricoperti

3) Dichiarare la propria situazione giudiziaria e quindi eventuali procedimenti penali e civili in corso e/o passati in giudicato

4) Pubblicare la propria condizione patrimoniale e reddituale

5) Dichiarare potenziali conflitti di interesse personali e mediati, ovvero riguardanti congiunti e familiari

Grazie alla sottoscrizione di questi impegni si potrà sapere davvero quali candidati saranno disposti a lottare in Parlamento contro la corruzione. Su Riparteilfuturo.it pubblicheremo la lista di tutti i candidati che hanno aderito.

Più siamo a firmare questa petizione, più i candidati dovranno ascoltare le nostre richieste. Firma adesso per un futuro senza corruzione.

Cordiali saluti,
[Il tuo nome]

https://www.change.org/it/petizioni/la-corruzione-tiene-in-pugno-l-italia-chiedi-5-impegni-ai-candidati-politici?utm_source=action_alert&utm_medium=email&utm_campaign=18053&alert_id=ymtKlYHoXr_krImaQXaXi#share

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La “Grillonomics”. Analisi del programma economico del MoVimento 5 Stelle


monte-paschi-siena-beppe-grillo-9999-770x511 Quella che segue è una sintesi del saggio di Vladimiro Giacché sul programma del MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo.

Il Movimento 5 Stelle sarà un protagonista a tutti gli effetti della vita politica del nostro paese. Ecco perché le sue proposte vanno ‘prese sul serio’ ed esaminate con lo stesso rigore che si applica a quelle degli altri partiti. Purtroppo il programma della forza guidata da Beppe Grillo è spesso estremamente impreciso e vago, sopratutto in tema di economia. Ecco quel che dice, e sopratutto quel che non dice, la Grillonomics.

di Vladimiro Giacché

Nell’affrontare il programma economico del Movimento 5 Stelle è opportuno preliminarmente sgombrare il campo da possibili equivoci. Uno su tutti: chi scrive non appartiene al novero di chi ritiene il Movimento fondato da Beppe Grillo un pericoloso movimento eversivo con il quale non ha senso dialogare e le cui proposte non possono essere neppure prese in considerazione […] considererò il programma di Grillo come si fa (o si dovrebbe fare) col programma di ogni partito o movimento: discutendo nel merito di quello che propone. […] il Movimento 5 Stelle il programma ce l’ha. Anzi, ne ha due. L’uno, più articolato, è un documento di 15 pagine scaricabile dal blog di Beppe Grillo. L’altro, molto più sintetico e consistente in 16 punti, è stato proposto (e rilanciato dagli organi d’informazione) il 27 dicembre 2012, in una sorta di risposta alla cosiddetta Agenda Monti. Purtroppo, i due programmi non si sovrappongono perfettamente (in ciascuno dei due sono trattati anche temi non presenti nell’altro), e questo complica un po’ le cose.
In ogni caso procederò come segue: partirò dal programma economico che si può ricavare dai 16 punti, per poi verificarne più approfonditamente i contenuti con l’aiuto del documento programmatico vero e proprio.

Cosa c’è nel programma economico di Grillo

Nei 16 punti del 27 dicembre, per la verità, di economia non si parla troppo. Riproduco testualmente i punti di interesse sotto tale profilo: «reddito di cittadinanza» (punto 2), «misure immediate per il rilancio della piccola e media impresa sul modello francese» (13), «ripristino dei fondi tagliati alla sanità e alla scuola pubblica con tagli alle Grandi Opere Inutili come la Tav» (14).
Hanno inoltre implicazioni economiche anche altri punti del programma: «legge anticorruzione» (punto 1), «abolizione dei contributi pubblici ai partiti» (3), «abolizione immediata dei finanziamenti diretti e indiretti ai giornali» (4), «referendum sulla permanenza nell’euro» (6), «informatizzazione e semplificazione dello Stato» (15), «accesso gratuito alla Rete per cittadinanza» (16).
Per quanto riguarda il programma del movimento, esso approfondisce anche temi non presenti nei 16 punti. Lo ripercorro rapidamente seguendo i capitoli di cui si compone.

Energia. Assieme alla salute, l’unico altro caso in cui le proposte sono enunciate con un tentativo di ragionamento articolato – e non soltanto per cenni molto sintetici – è il tema dell’energia. Al riguardo il programma si sofferma in particolare sui temi del risparmio energetico e delle energie rinnovabili. Si propongono incentivazioni per fonti rinnovabili e biocombustibili, e si chiede (giustamente, anche se la cosa non sembra di competenza del parlamento) l’applicazione di norme già in essere, ma disattese, sul risparmio energetico. C’è anche qualche incoerenza. Ad esempio, prima si confrontano i rendimenti energetici attuali delle centrali termoelettriche dell’Enel con gli standard delle centrali di nuova generazione, poi però si dice che non bisogna costruire nuove centrali ma rendere più efficienti quelle già esistenti.

Informazione. Il tema dell’informazione, al quale il Movimento 5 Stelle è tradizionalmente molto sensibile, ha alcune implicazioni di natura economica. Sia in termini di risparmi per lo Stato (attraverso l’eliminazione dei contributi pubblici per il finanziamento delle testate giornalistiche: è anche il quarto dei 16 punti), sia in termini di maggiori spese: così è per la «cittadinanza digitale per nascita, accesso alla rete gratuito per ogni cittadino italiano» (una più chiara articolazione del sedicesimo punto) e per la «copertura completa dell’Adsl a livello di territorio nazionale»; così è, soprattutto, per la «statalizzazione della dorsale telefonica, con il suo riacquisto a prezzo di costo da Telecom Italia e l’impegno da parte dello Stato di fornire gli stessi servizi a prezzi competitivi a ogni operatore telefonico».

Economia. Il tema economia è comprensibilmente molto vasto. Possiamo raggruppare le proposte secondo l’ambito a cui si riferiscono.
Molte proposte concernono il funzionamento del mercato finanziario: introduzione della class action, abolizione delle scatole cinesi in Borsa, abolizione di cariche multiple da parte di consiglieri di amministrazione nei consigli di società quotate (questo per la verità è già avvenuto con il decreto legge 201/2011, che regolamenta il cosiddetto «divieto di interlocking», e che è già applicato in base al regolamento congiunto Consob-Banca d’Italia dell’aprile 2012), «introduzione di strutture di reale rappresentanza dei piccoli azionisti nelle società quotate», introduzione di un tetto per gli stipendi dei manager delle società quotate in Borsa e delle aziende con partecipazione rilevante dello Stato, divieto di nomina di persone condannate in via definitiva come amministratori in aziende partecipate dallo Stato o quotate in Borsa (come caso da non ripetere il programma cita Paolo Scaroni all’Eni), abolizione delle stock options, divieto di acquisto a debito di una società.
Altre riguardano più precisamente il settore bancario: questo vale per il divieto di incroci azionari tra sistema bancario e sistema industriale e per l’introduzione della responsabilità e compartecipazione alle perdite degli istituti finanziari per i prodotti finanziari che offrono alla clientela.
Quanto al mercato del lavoro, troviamo la proposta di abolizione della (cosiddetta) legge Biagi e quella di un «sussidio di disoccupazione garantito» (che a dire il vero è un concetto diverso dal «reddito di cittadinanza» menzionato al secondo dei 16 punti citati sopra).
Riguardano i grandi settori economici della produzione di merci e servizi altri obiettivi: «impedire lo smantellamento delle industrie alimentari e manifatturiere con un prevalente mercato interno» (si propone anche di «favorire le produzioni locali»), abolire i «monopoli di fatto, in particolare Telecom Italia, Autostrade, Eni, Enel, Mediaset e Ferrovie dello Stato» e mettere in opera «disincentivi alle aziende che generano un danno sociale (per esempio distributori di acqua in bottiglia)». Nessun cenno, invece, alle «misure immediate per il rilancio della piccola e media impresa sul modello francese» che rappresentano il tredicesimo dei 16 punti. Non conoscendo quale sia «il modello francese» a cui Grillo si riferisce, non è facile capire se questa lacuna del programma dettagliato sia grave o meno.
Infine, quanto alla riduzione del debito pubblico, si ritiene che essa possa essere conseguita «con forti interventi sui costi dello Stato con il taglio degli sprechi e con l’introduzione di nuove tecnologie per consentire al cittadino l’accesso alle informazioni e ai servizi senza bisogno di intermediari» (corrisponde grosso modo al quindicesimo punto).

Trasporti. Per quanto riguarda i trasporti, molti dei provvedimenti proposti vanno nella direzione di un disincentivo all’uso dell’automobile nei centri urbani. Quanto alle ferrovie, si propone il «blocco immediato della Tav in Val di Susa» e per contro lo «sviluppo delle tratte ferroviarie legate al pendolarismo». Più in generale, si propone una riduzione della mobilità lavorativa attraverso incentivi al telelavoro e, ancora una volta, alla copertura dell’intero paese con la banda larga.

Salute. Anche sul tema della salute, come su quello dell’ambiente, troviamo punti sviluppati in maniera più argomentata di quanto accada per gli altri temi. Qui il programma di Grillo parte da una constatazione corretta, e assai sgradita alle diverse destre nostrane (tanto Berlusconi/Lega, quanto Monti): «L’Italia è uno dei pochi paesi con un sistema sanitario pubblico ad accesso universale». Questa caratteristica è però minacciata da un lato dal federalismo e dall’attribuzione alle regioni dell’assistenza sanitaria (il testo parla di devolution, ma il concetto è questo), dall’altro al fatto che «si tende a organizzare la sanità come un’azienda», facendo prevalere gli obiettivi economici sulla salute e sulla gratuità dei servizi. La risposta enunciata nel programma è l’imposizione di un ticket progressivo e proporzionale al reddito sulle prestazioni non essenziali e la possibilità di destinare l’8 per mille alla ricerca medico-scientifica.

Istruzione. Infine, l’istruzione. Qui si chiede l’abolizione della legge Gelmini, il finanziamento pubblico esclusivamente per la scuola pubblica e investimenti nella ricerca universitaria. Per il finanziamento alla scuola (e anche alla sanità) si può fare riferimento al quattordicesimo dei 16 punti: «ripristino dei fondi tagliati alla sanità e alla scuola pubblica con tagli alle Grandi Opere Inutili come la Tav». A occhio sembra un po’ poco… Ma la parte di programma sull’istruzione che suscita maggiori perplessità è quella relativa agli strumenti e alle modalità di studio: se si può condividere l’obiettivo di una «diffusione obbligatoria di internet», la «graduale abolizione dei libri di scuola stampati» non è affatto condivisibile. Lo stesso «accesso pubblico via Internet alle lezioni universitarie» non sembra un obiettivo confortato dai risultati (in genere tutt’altro che brillanti) ottenuti dalle cosiddette «università a distanza». Infine, due obiettivi francamente bizzarri, anche se molto di moda, sono le proposte di insegnamento obbligatorio dell’inglese dall’asilo e di abolizione del valore legale dei titoli di studio.

Cosa non c’è nel programma economico di Grillo

[…]

Euro. Nel programma in 16 punti troviamo l’unico accenno all’euro e all’Europa che sia dato rinvenire nei programmi del Movimento.
Non a caso, esso non riguarda un giudizio sui pro e contro della moneta unica, né sui processi che attualmente interessano l’Unione monetaria (balcanizzazione finanziaria e progressiva divergenza tra le economie dell’Eurozona, processi entrambi molto negativi per l’Italia e potenzialmente catastrofici per la stessa sopravvivenza della moneta unica), né sulle conseguenze per il nostro paese del cosiddetto fiscal compact e delle misure di austerity depressiva decise a livello europeo (con alcune tra esse, su tutte la riduzione del 5 per cento annuo del debito in eccesso rispetto al 60 per cento del pil, che colpiscono in misura particolarmente grave il nostro paese).
Si tratta invece della proposta di lanciare un «referendum sulla permanenza nell’euro». È un obiettivo che parla direttamente alla necessità, molto avvertita dai cittadini, di decidere del proprio destino e del ruolo dell’Italia in Europa. Ma è un obiettivo sbagliato: anche i critici dell’euro più feroci e conseguenti (si pensi ad Alberto Bagnai) hanno infatti ben chiaro che uno dei presupposti essenziali per un’eventuale uscita non catastrofica di un paese dalla moneta unica consiste nell’avvenire in maniera rapida e inattesa, ponendo altrettanto tempestivamente vincoli sui movimenti dei capitali (in caso contrario, infatti, sarebbero pressoché certi un’enorme fuoriuscita di capitali e il fallimento in serie delle banche del paese interessato). Per questo motivo, è evidente che una campagna referendaria sull’euro condurrebbe l’Italia alla bancarotta ancora prima dell’eventuale uscita dall’euro. In ogni caso, è evidente che quest’unico accenno all’euro, slegato da ogni ragionamento sulla situazione europea (e sulle condizioni italiane in questo contesto), è molto debole e scarsamente persuasivo.
Ma a ben vedere non è questa l’unica, e neppure la principale lacuna del programma del Movimento 5 Stelle. Il punto è che mancano i capitoli cruciali di un ragionamento sulla situazione economica nazionale.

Lavoro. Come abbiamo visto sopra, gli unici cenni che riguardano il lavoro sono relativi all’abolizione della legge Biagi e all’indennità di disoccupazione. Un po’ poco in un paese che negli ultimi due anni ha conosciuto un vero e proprio smantellamento delle tutele del lavoro consolidate da oltre quarant’anni. L’abolizione di fatto del diritto di reintegro per i lavoratori licenziati non per giusta causa (art. 18 dello Statuto dei lavoratori) e lo smantellamento del presidio rappresentato dalla contrattazione nazionale (grazie all’articolo 8 del DL 138/2011 e alla libertà di deroga in peggio a livello aziendale delle condizioni stabilite nel contratto nazionale) rappresentano, molto semplicemente, una regressione di quasi mezzo secolo per i diritti dei lavoratori. Ma non rappresentano soltanto questo. Essi sono altrettanti tasselli di un modello di competitività che oltre ad essere ingiusto è perdente ed economicamente fallimentare. […]
Fisco. Anche il tema del fisco è completamente trascurato. E dire che si tratta di uno dei nodi chiave per la finanza pubblica italiana. E quindi anche dal punto di vista del reperimento delle risorse necessarie a realizzare svariati punti del programma di Beppe Grillo. Non si può ragionevolmente pensare che la riduzione del debito pubblico possa essere conseguita – come si afferma nel programma del Movimento 5 Stelle – soltanto «con forti interventi sui costi dello Stato con il taglio degli sprechi e con l’introduzione di nuove tecnologie» (le quali ultime, anzi, abbisognano di ingenti investimenti che potranno essere ammortizzati in tempi non brevissimi).
Stando ad alcuni interventi pubblici dei mesi scorsi, si direbbe che Beppe Grillo negli ultimi mesi abbia scelto la strada più facile sui temi della fiscalità: quella dell’attacco a Equitalia (comodo capro espiatorio delle leggi sbagliate di questi anni), anziché quella della rivendicazione dell’equità fiscale e del rispetto della legge da parte di tutti i cittadini, a cominciare da chi da sempre scarica sugli altri (soprattutto sui lavoratori dipendenti) l’onere di pagare le tasse. […]

Politica industriale. Le indicazioni del programma del Movimento 5 Stelle in tema di economia, come abbiamo visto, sono molto focalizzate sui mercati finanziari, ed esprimono abbastanza chiaramente gli interessi dei piccoli risparmiatori. Significative al riguardo la proposta di introdurre una vera class action e anche la suggestiva idea (purtroppo non meglio precisata) di introdurre «strutture di reale rappresentanza dei piccoli azionisti nelle società quotate».
Il problema nasce quando si passa a proposte di politica economica più generale. Il divieto di incrocio azionario tra banche e industria, ad esempio, in una situazione di crisi come l’attuale inasprirebbe la crisi (impedendo la trasformazione di crediti bancari inesigibili – e come è noto in giro ce ne sono parecchi – in partecipazioni azionarie nelle società debitrici). Quanto all’abolizione dei «monopoli di fatto», essa per diversi settori è priva di senso: quando si tratta di monopoli naturali (come nel caso delle autostrade) l’abolizione della condizione di monopolio è, infatti, impossibile. Quello su cui invece varrebbe la pena di ragionare, e seriamente, è se questi monopoli – proprio per la loro ineliminabilità – non siano da riportare sotto un controllo pubblico: solo così, infatti, la connessa rendita di monopolio potrebbe essere ripartita socialmente (anziché intascata dall’azionista privato).
Ma è evidente che il tema della proprietà pubblica delle imprese di interesse strategico, anche per Grillo, come per la stragrande maggioranza dei partiti che si presentano a queste elezioni, è tabù. L’unica eccezione riguarda la dorsale telefonica, di cui Grillo propone il riacquisto da parte dello Stato «al prezzo di costo».
Del pari è ignorata la necessità che lo Stato faccia politiche industriali: ossia elabori piani strategici di sviluppo dei settori principali dell’economia, con chiare politiche di incentivo e di disincentivo. L’unico accenno a politiche di questo genere presente nel programma riguarda i «disincentivi alle aziende che generano un danno sociale»: ben poca cosa rispetto a quanto troviamo nella nostra Costituzione, la quale all’articolo 41 prevede che l’iniziativa economica privata non possa «svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana», e all’articolo 43 dichiara che «a fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio e abbiano carattere di preminente interesse generale».
Il tema qui sollevato è di importanza cruciale. È infatti ben difficile pensare che l’Italia possa risollevarsi dalla crisi attuale ampliando ulteriormente a spese dello Stato il peso della componente privata nell’economia o, come si dice, del «mercato». L’intervento pubblico è oggi necessario sia sotto un profilo strategico che da un punto di vista più immediato: per affrontare e risolvere le numerosissime crisi aziendali oggi aperte in Italia. Senza questo intervento, l’Italia è destinata a perdere pezzi rilevanti del suo apparato industriale, bruciando irrimediabilmente una quantità difficilmente calcolabile di posti di lavoro. Occorre un intervento pubblico, e occorre che esso sia coordinato e non confusamente decentrato secondo il modello «federalistico» attuale, tanto insostenibile economicamente quanto iniquo e fonte di corruzione. Il programma di Grillo sfiora questo problema, quando, in relazione alla sanità, individua una fonte di pericolo nel federalismo di questi anni. Ma è un giudizio che andrebbe approfondito e soprattutto generalizzato: si pensi alle politiche pubbliche di incentivazione alle imprese, che il federalismo ha disperso in mille rivoli e privato di efficacia, impedendone ogni sensata programmazione sul piano nazionale. Non è un caso se persino Confindustria oggi – un po’ tardivamente – sembra giunta alla conclusione che sia indispensabile una riforma del Titolo V della Costituzione (quello che è stato stravolto in senso «federalista»).

* * *

Uno Stato che non sia spettatore passivo di ciò che si muove nell’economia, e che non si limiti a socializzare le perdite dei privati. Un fisco realmente equo, che premi chi ha sempre pagato e faccia pagare chi può e deve. Una politica per la competitività basata su formazione pubblica di qualità (e non strangolata dai tagli lineari) e su maggiori investimenti (pubblici e privati) in ricerca e sviluppo tecnologico, anziché continuare a comprimere il costo del lavoro. Un’Italia in grado di far sentire la propria voce nel consesso europeo, e di rifiutare il cappio del fiscal compact. Sono queste le priorità di una politica economica in grado di ridare speranza a questo paese e a chi ci abita. Purtroppo, su nessuno di questi punti il programma di Grillo è di qualche aiuto.

http://keynesblog.com/2013/02/07/la-grillonomics-analisi-del-programma-economico-del-movimento-5-stelle/

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51 e 49 non sono un ambo….


bersani-ilva-email-770x507Vi sono cose che in un Paese normale non dovrebbero essere ne’ dette ne’ tantomeno scritte essendo delle semplici ovvieta’. Pero’ il nostro non e’ un Paese normale e le persone continuano a parlare di politica senza nemmeno capirne i linguaggi, in nome di una fantomatica ” democrazia partecipata e alla portata di tutti ”. Questo articolo si ripropone di dare una qualche semplice spiegazione del perche’ di certe parole ( nda )….

Il Segretario del PD Bersani, ogni qualvolta gli viene chiesto con quali forze governera’ in caso di vittoria alla Camera e al Senato, ripete sempre le stesse parole, come un mantra ” NOI GOVERNEREMO COL 51  COME SE AVESSIMO IL 49 ( % ) ” !!! Tralasciando i commenti dei berlusconiani e dei grillini che parlano di un ” GARGAMELLA CHE DA’ I NUMERI ”, spiace davvero che tanti nell’ estrema sx parlino di Bersani come un Giano bifronte, che stringe l’occhio a Monti ma che non vuole rinunciare all’ appoggio di Vendola…..insomma, un leader che vuole tenere il piede in due scarpe, dando una volta un colpo al cerchio e uno alla botte. Proviamo ad analizzare per bene questi due numeri, 51 e 49, lasciandoli cosi’, col piu’ alto davanti. Innanzitutto non sono due numeri a caso : pur essendo vicinissimi hanno una grande differenza tra di loro , che e’ quella di indicare rispettivamente LA MAGGIORANZA e LA MINORANZA . 51 e’ il numero piu’ basso per avere una maggioranza e 49 e’ il numero piu’ alto che puo’ avere una minoranza, cioe’ L’ OPPOSIZIONE . Bersani sa’ benissimo che con una maggioranza risicata e con una opposizione tanto forte difficilmente fare il programma della coalizione sara’ possibile quindi cerchera’ un accordo con altri partners della minoranza. Adesso proviamo a fare una semplice operazione matematica, togliendo un numero a caso ( 19 ) al 49 e aggiungiamolo invece al 51. Si otterra’ quindi una MINORANZA al 30% e una MAGGIORANZA al 70 % : secondo voi, Bersani farebbe lo stesso discorso ? Io credo che le sue parole sarebbero molto diverse e il suo discorso sarebbe del tipo ” UEI RAGAZZI, SE SIETE D’ACCORDO COL MIO PROGRAMMA E MI APPOGGIATE BENE, SE NO ANDATE ALL’ OPPOSIZIONE ” !! Ecco del perche’ e’ importante che la coalizione di centrosx  abbia una maggioranza ampia sia alla Camera che al Senato se si vuole davvero avere un Governo che possa governare tranquillamente senza avere una Spada di Damocle ad ogni votazione. Se non si vuole riavere l’ asse PDL – LEGA o non si vuole un Monti nel nuovo Esecutivo o ancor peggio l’ ingovernabilita’ del Paese votare la coalizione PD – SEL e’ basilare !!!

Gianluca Bellentani

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Pubblicato in: Rivoluzione Civile

Voto Movimento Cinque Stelle al Senato e Rivoluzione Civile alla Camera


Se non fosse nato il movimento guidato da Ingroia avrei votato Movimento Cinque Stelle sia alla Camera che al Senato e se non fosse mai esistito il Movimento Cinque Stelle avrei votato per Rivoluzione Civile sia alla Camera che al Senato.

Insomma, ci sono molte cose che rispecchiano il mio modo di vedere la politica sia nel M5S che in Rivoluzione e alcune cose che non mi piacciono in entrambi i movimenti.

Visto che Rivoluzione non raggiungerà l’8% necessario per entrare al Senato non è stato difficile trovare una soluzione al mio dilemma: voto Movimento Cinque Stelle al Senato e Rivoluzione Civile alla Camera.

Post del 09-02-2013. Oggi, 24-02-2013 ore 17, 35,  ho votato M5S al Senato e Rivoluzione Civile alla Camera.

grillo-ingroia

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I Fini ed i Casini di Bersani.


berlusconi-fini-casini_JPG_415368877Fini e Casini  hanno dato un apporto fondamentale alla diffusione del berlusconismo, appoggiando, per anni, ogni legge porcata varata dai vari governi Berlusconi. Poi, folgorati sulla via di Damasco, hanno abbandonato il cavaliere. Ma nessuno potrà ma cancellare anni ed anni di sostegno a Berlusconi.

Due così, dovrebbero essere considerati come appestati dal piu’ grande partito di Sinistra. E invece no, l’ormai sicura alleanza di governo Bersani-Monti include nel pacchetto promozionale anche i due ex discepoli del Cavaliere, pronti a diffondere la nuova religione.  Mentre per il PD, come abbiamo visto, gli appestati sono quelli di Rivoluzione Civile. Una sorta di Mondo alla rovescia. Fini-Casini-Bersani

A me non stupiscono tanto le discutibilissime alleanze del PD , a me fanno davvero paura coloro che voterebbero Partito Democratico anche se quest’ultimo annunciasse l’intenzione di volersi alleare con Hannibal Lecter.

Gio’ Chianta

Pubblicato in: CRONACA

I DIRITTI COSTITUZIONALI DEL CITTADINO FANNO LA DEMOCRAZIA, DOTT. INGROIA


Avrei approvato se Ingroia avesse  detto di voler rendere già esecutiva la sentenza di primo grado in caso di condanna dell’imputato per reati gravi, così come sarei d’accordo nel bloccare la prescrizione di un reato dal momento in cui questo venga portato in dibattimento e soprattutto nel far si che i tempi che intercorrono tra il rinvio a giudizio  ed il processo e tra un grado di giudizio e l’altro si riducano il più possibile, ma proporre l’abolizione del giudizio d’appello significa cancellare un diritto costituzionale del cittadino ed involversi in un giustizialismo da medioevo. Credevo che Ingroia oltre che un nemico della Mafia e della corruzione fosse però anche un garante dei diritti costituzionali del cittadino, evidentemente mi sbagliavo! 

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Pubblicato in: berlusconeide, Il Malpaese, Il punto di vista di Gio'.

Bersaneide


l43-bersani-monti-berlusconi-111205185611_bigBersani, per sostenere il governo Monti, è stato alleato di Berlusconi. Questo ha permesso a Berlusconi di avere tutto il tempo necessario a disposizione per risorgere politicamente. Se fosse andato ad elezioni quando il PDL era ai minimi storici, l’Italia non sarebbe fallita, perchè i mercati avrebbero visto di buon occhio la sicura sconfitta di Berlusconi alle successive elezioni e oggi non rischieremmo di ritrovarci B nuovamente al governo.

Bersani sarà alleato di governo di Monti, nella prossima legislatura, per sconfiggere colui che ha aiutato a risorgere e così facendo dovrà accollarsi l’agenda Monti aiutando un personaggio che, altrimenti, non governerebbe mai piu’ visto lo scarso peso elettorale della sua lista e  considerati i danni che ha fatto in appena un anno di governo.

 Bersani ha aiutato e votato la fiducia al governo Monti, ha aiutato B a tornare in corsa e aiuterà Monti ad avere un ruolo di primissimo piano nel prossimo governo Bersani-Monti.

Bersani, dopo aver messo in scena questo colossale maxi inciucio, ripudiato la Sinistra radicale e messo in un angolo Vendola,  si permette pure di fare appelli al voto utile. Ma utile a chi ? Al salvataggio del BBM (Berlusconi, Bersani e Monti)

Gio’ Chianta 

Pubblicato in: CRONACA

L’UOMO PACATO NEL PAESE DEGLI ECCESSI


bersaniSalgono sempre piu’ alti i mugugni tra le file degli elettori del PD per la linea politica adottata dal Segretario P.Bersani. Non solo di qualche elettore della base ma anche di giornalisti preparati e attenti. Se poi anche il navigato D’ Alema parla di ” DARSI UNA MOSSA ”…beh, credo che qualche avvisaglia di pericolo venga sentita. Certamente la ” salita ” in campo del Professore ha scombussolato lo scenario e anche la ridiscesa in campo del Cavaliere  che in poche settimane ha guadagnato 8 punti in percentuale e l’ exploit di Ingroia possono dare adito a qualche timore ma credo che la cosa sia ingiustificata, analizzando i numeri. La Coalizione del CSX perde qualche punto, soprattutto in SEL, dopo che diversi suoi elettori si sono spostati verso Rivoluzione Civile, in nome di una fantomatica ” vera sinistra ”. Il PD naviga tranquillamente su un 30%, ribadendo essere il maggior partito. Sapevamo che quel fantomatico 38 % che ci veniva accreditato dopo la bella esperienza delle primarie era qualcosa di effimero e passeggero. Anche prima eravamo sicuri alla Camera e anche prima eravamo incerti al Senato, forse ancora piu’ incerti di adesso. Cosa e’ cambiato quindi ? Perche’ di questo comune sentire ? Francamente credo che agli elettori del PD sia venuto quello strano sentimento che nel gioco del biliardo prende il nome di ” BRACCINO ”. E’ quella sorta di paura di vincere che viene a tanti giocatori, magari anche bravissimi che, dopo una partita condotta sempre davanti, verso la fine, in prossimita’ della meta finale, perdono la bussola e fanno sbagli incredibili, regalando una vittoria ormai sicura all’ avversario. Veniamo quindi a parlare del Segretario e della sua linea di comportamento….

Bersani, uomo inattaccabile dal punto di vista umano e morale, mai sfiorato da alcuno scandalo e mai toccato da alcuna indagine ( cosa non da poco di questi tempi ) e’ una persona intelligente e come tale e’ conscio dei propri limiti. Sa’ bene di non essere  un personaggio che buca il video come M. Renzi , di non possedere quell’ oratoria che scalda i cuori come Veltroni ne’ di avere quella sorta di ” scaltrezza ” politica alla D’ Alema per intenderci : pero’ e’ anche coscente di quali siano i suoi punti di forza e li usa al meglio. Non si considera il PD ma UN UOMO DEL PARTITO. E’ l’unico, in tutto lo scenario politico, che non ha messo il proprio nome sul simbolo. La sua leadership non gli e’ stata data dai vertici del partito ma dagli elettori, per ben 2 volte e la seconda, anche grazie alla sua apertura ( che non era certo scontata ) ad altri competitori del suo stesso partito. E’ conscio che gli italiani sono stanchi di promesse irrealizzabili e non cade in false demagogie o promesse irrealizzabili. Non mette come priorita’ l’abbassamento o la cancellazione di qualche tassa ma il lavoro, senza il quale le persone e il Paese non hanno futuro. E’ ancora uno dei pochi che difende la moneta unica ed esalta l’europeismo e l’ Europa, che non deve essere una zavorra ma una opportunita’ per tutti. Uno dei pochi che ancora combatte per avere una jus solis al posto di questa barbarie che e’ la jus sanguinis e che ci fa’ vergognare agli occhi di tutti i Paesi civili. Egli sa’ benissimo che senza una larga maggioranza il Paese non potra’ essere governabile ed apre anche ad altre forze, sempre tenendo presente che il programma dovra’ essere sostanzialmente quello del PD in quanto maggiore partito. Ecco i suoi veri punti di forza e del perche’ reputo la sua strategia giusta e non condivido il pensiero di tanti compagni ( si, COMPAGNI, perche’ nel PD lo siamo ) che vorrebbero un ” ruggito ” da parte del Segretario . Non so’ voi, ma io francamente sono stanco di questa politica urlata nei vari salotti televisivi, di personaggi che promettono cose irrealizzabili o che parlano di programmi anacronistici e che sbandierano un pericoloso quanto dannoso populismo. Proposte serie e fattibili, poche ma urgenti da fare e se il Paese e gli elettori si lasceranno ancora ammaliare dal pifferaio di turno o ragioneranno col cuore o ancor peggio con la pancia….. beh, allora ci meritiamo davvero Berlusconi !!!

Gianluca Bellentani

Pubblicato in: La biblioteca dei sogni

Quando i fumetti facilitano la vita


Abraham J. Twerski – su con la vita charlie

Su con la vita Charlie Brown!

136 pagine Edizioni Mondadori

I fumetti possono facilitare la vita o sono solo un passatempo per bambini? A parere del rabbino e psichiatra Twerski sicuramente alcuni fumetti possono rendere più leggero il nostro passo e soprattutto possono aiutare a comprendere alcune dinamiche che inevitabilmente ci troviamo ad affrontare durante il nostro percorso. E’ il caso delle strisce, apparse su diversi quotidiani nazionali, non solo statunitensi o stranieri e dei libri di Charles M. Schulz, meglio conosciuto come il papà di Charlie Brown, Linus, Snoopy, Lucy e tutta una serie di personaggi che spiegano in modo ironico, spesso semplificando, alcuni stati psicologici, dal disagio alla gioia che caratterizzano la vita dei suoi personaggi quanto la nostra. Meglio ancora, quel mondo dell’infanzia che è anche il nostro, i processi di crescita e la motivazione di alcuni schemi mentali che continuamo ad adottare anche in età adulta. Twerski in particolare analizza in questo libro l’utilità di questi fumetti e delle caratterizzazioni dei personaggi che ci possono far comprendere alcuni passi della nostra crescita, alcune dinamiche infantili. Non si tratta di un vero e proprio manuale, piuttosto di un libro che attraverso le strisce ci spiega alcune dinamiche psicologiche, al fine di renderci maggiormente consapevoli di ciò che accade nella nostra mente e anche al di fuori di noi. Del perchè abbiamo alcune reazioni piuttosto che altre di fronte agli eventi della vita.

Twerski ha esaminato anche le conflittualità familiari in un altro libro intitolato “Parliamone Charlie Brown”, dove si sofferma sul rapporto tra familiari e in particolare tra fratelli. Il inguaggio è volutamente semplice per rendere la materia accessibile a tutti, alla maniera di Schulz appunto.

Charlie Brown ci parla di noi” dice l’autore e allora una rilettura più attenta di questi fumetti molto ci può spiegare di noi, delle dinamiche che mettiamo in atto alla ricerca della soddisfazione personale e del nostro benessere. E la risata che la vita di questi personaggi suscita in noi, può alleggerire molto il processo di consapevolezza e cambiamento che richiede un notevole impegno. Lo psichiatra, nel trattare questo argomento, parte da alcuni pazienti, dalle analogie tra i loro comportamenti e alcune strisce di Schulz. Charlie Brown, Lucy, Linus e Snoopy sono comici indubbiamente, ma ognuno di loro porta in sè una grande verità: Charlie ha il problema dell’autostima ma cerca di crescere da questa mancanza di autostima, mentre Lucy non vuole crescere e la sua mancanza di autostima viene rafforzata nell’arroccarsi dietro ad una una rigida sicurezza che diventa posticcia nel momento in cui la ragazzina viene a contatto con il piccolo pianista dei suoi sogni. E se Linus si rifugia nella sua coperta per affrontare la realtà e le frustrazioni insite in essa, Snoopy si rifugia nella proria immaginazione creando una realtà quasi parallela. Chi di noi non può dire di ritrovarsi in alcune battute, in qualche atteggiamento, di questi bambini che ci somigliano davvero? Chi di noi non ha mai pensato ad una fuga dalla realtà, magari anche solo momentanea, che ci permettesse di riprendere il fiato? E allora forse è proprio da loro che possiamo trarre una lezione di consapevolezza che ci aiuti ad affrontare al meglio la vita.

Bianca Folino

Pubblicato in: berlusconeide, pd

Sulle “proposte shock” Bersani prenda esempio da Berlusconi.


Che Berlusconi dica bugia dalla mattina alla sera è notorio ed è evidente che le sue ultime proposte “shock” (restituzione Imu 2012 e “condono tombale”) siano una trovata per comprare voti sfruttando, come sempre, la credulità popolare e la grave forma di allergia alla Legge di molti suoi elettori.

Detto questo, Berlusconi ha un gran merito: proporre cose che piacciono al proprio potenziale elettorato. Sfortunatamente per noi italiani, il suo elettorato sembra uscito fuori dall’Inferno dantesco e questo “inferno” è stato e rischia di essere ancora maggioranza nel Paese.

Siccome, secondo me, l’elettorato di Sinistra sarebbe stato collocato da Dante almeno in Purgatorio, credo voglia cose ben diverse “dall’Inferno berlusconiano” e percio’ sarebbe compito del PD proporre cose che piacciono al proprio elettorato.

Il PD, invece, rischia di perdere anche questa volta non per colpa dei suoi avversari politici ma per la storica incapacità di proporre qualcosa che piaccia al Popolo di Sinistra. Si diano una svegliata. 

bersani