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Cosa fa la politica per i contadini italiani ?


imagesTra pochi giorni si andrà a votare a già da molto tempo sentiamo proposte e promesse. Ma nessun politico parla o ha mai parlato seriamente di agricoltura, un settore cruciale per ogni Paese e in particolare per il nostro. Nei programmi di tutti i partiti di ieri e di oggi  il termine “agricoltura” è sempre stato semi- inesistente.

Qui, non voglio parlarvi delle grandi aziende agricole ma degli ultimi: i contadini che coltivano il loro pezzetto di terra.

Nella nostra società il contadino è sempre stato considerato meno che zero, tanto che in alcune regioni, come la mia (Sicilia) viene chiamato “viddanu” (villano). Eppure il contadino ha, da sempre, un ruolo fondamentale nella  società essendo colui che fa mangiare la gente e cosa c’è di piu’ importante che far mangiare la gente ?

I costi di produzione per il contadino stanno diventando sempre piu’ insostenibili: per produrre dei meloni il contadino deve costruire delle serre o dei tunnel e per farlo servono ferro e plastica che, nel corso di questi ultimi anni, hanno visto letteralmente lievitare i prezzi. Sono anche aumentati i costi di concimi, fertilizzanti, sementi, gasolio e piu’ in generale  sono aumentati tutti i prezzi dei prodotti necessari per produrre.

Aumentano i costi di produzione ma non il prezzo del prodotto ortofrutticolo, solo per il produttore mentre aumentano per il consumatore. Le cause sono molteplici e complesse ma se tu chiedi a qualsiasi contadino perché non si venda piu’ niente lui ti risponderà molto piu’ chiaramente di qualsiasi pseudo tecnico:

-Quando c’era la lira riuscivo a vendere ad un prezzo accettabile.

 -Da quando importiamo prodotti ortofrutticoli da tutto il mondo, senza limiti, non riesco a vendere piu’ nulla ad un prezzo accettabile, provenendo questi prodotti da zone dove i costi di produzione sono infinitamente piu’ bassi rispetto all’Italia. Se la concorrenza si fa sul prezzo al ribasso muore chi ha i costi di produzione piu’ alti.

La filiera (dal produttore al consumatore) e’ troppo lunga e in troppi ci mangiano sopra e non tutti possiamo permetterci la rivendita a km zero. Perché se devo vendere una tonnellata di carciofi non posso farlo senza l’aiuto di un intermediario soprattutto nelle regioni dove il costo dei prodotti ortofrutticoli è piu’ basso e la gente non ha molta convenienza a comprare il prodotto sul mio campo rispetto che al mercato. Perché se devo pagare un operaio che mi venda la merce, visto che da solo non riesco a produrre e vendere non avendo il dono dell’ubiquità, il beneficio economico del km 0 svanisce.

Ma il prezzo (bassissimo) non è l’unico problema per il contadino che convive con un altro problema: il rischio d’impresa ma al quadrato. Rifacciamo l’esempio dei meloni prodotti nelle serre. L’anno scorso nella mia città ci fu un vento fortissimo che distrusse centinaia di serre e tunnel e con loro tutte le piantagioni.  Per alcuni contadini è stato il colpo di grazia finale. Ma non si pensi che le piantagioni muoiano solo in caso di eventi naturali di questa portata. E’ sufficiente che piova tanto, che ci siano gelate oppure che le piantagioni si ammalino per una delle mille cause per cui possano ammalarsi. Quindi, il rischio d’impresa in agricoltura è al quadrato perché al quadrato sono i rischi che un investimento, nel nostro caso una piantagione, possa andare male e con esso in fumo migliaia di euro di costi di produzione.

Che cosa sono gli orari di lavoro ? Il contadino non lo sa. Generalmente si lavora duramente dalla mattina alla sera, sotto il sole cocente, sotto la pioggia incessante oppure sotto la neve. Si lavora tanto e si guadagna pochissimo e ci fa molto incazzare vedere che chi lavora poco o nulla guadagna troppo.

Che cosa sono di diritti ? Il contadino non lo sa. Molti contadini lavorano senza contratto e conseguentemente senza nessun diritto.

Cosa si puo’ fare ? Molto, moltissimo. Servirebbe pero’ una classe politica che torni a pronunciare il termine agricoltura, che consideri il contadino non come un “viddanu” ma come un professionista, che metta al Ministero dell’Agricoltura un contadino, che faccia un piano straordinario per il rilancio del settore e soprattutto, servirebbe una politica che protegga i contadini italiani come se fossero dei panda perché come i panda, se non si fa nulla, rischiano l’estinzione e se muoiono loro muore il Paese.

Gio’ Chianta