Pubblicato in: La biblioteca dei sogni

Ma quanto è dolce l’Emilia?


Andrea Biavardi – Emilia la dolce – emilia_la_dolce

187 pagine. Cairo Editore

Una maestra ultraottantenne in pensione, con tutti i problemi pressori legati all’eta’, muore per un ictus dopo aver partecipato ad un “disner” (pranzo) in un ristorante tra Modena e Bologna assieme ai parenti, dopo aver mangiato e bevuto di tutto e di piu’, come solo gli emiliani sanno fare. L’eredità va tutta al nipote prediletto che, oltre all’appartamento, i soldi e i gioielli della zia trova tra i lasciti anche un mazzo di carte da Mercante in Fiera e un quaderno scritto con calligrafia precisa e minuta. Ogni carta, assieme ad un numero, ritrae una figura intenta ad esercitare un mestiere. Sul quaderno invece vengono invece descritti i vari soggetti di ogni carta, assieme alle loro storie. Le varie vicende si svolgono in un Paese dal nome di fantasia, Lambertone, identificabile sicuramente con Spilamberto, un Paese tra Bologna e Modena, famoso per il suo Aceto Balsamico. I tempi sono i primi anni ’60, quelli del boom economico. Ecco allora la storia del Materassaio (tamaraser), uomo religioso e pio che per alleviare le sofferenze dei suoi compaesani, cuce all’interno di ogni materasso in lana un santino che possa dare conforto al proprietario (S. Lucia per chi ha problemi di vista, S. Antonio Abate per chi ha una bestia ammalata etc). Ecco i due fratelli abili restauratori, sempre assieme e che per colpa di un crocifisso non si parleranno mai più. Il meccanico, che grazie ad una scommessa impossibile riesce a vincere una grossa somma, che gli servirà per aprire una piccola fabbrica. Il dogarolo (colui che controlla le chiuse dei canali di irrigazione) che, per poter sposare la sua amata, irriga solo il podere del futuro suocero. Tanti personaggi che magari abbiamo visto e conosciuto con altri nomi ma le cui vite ci fanno tornare alla memoria situazioni già viste o sentite raccontare, come ad esempio il capitolo dedicato al barocciaio (baruzer) che perde il suo carico di sabbia nella piazza di Lambertone e i ragazzini si mettono lì a giocare, quasi fosse una spiaggia della costiera romagnola (e lì torna in mente quando a metà degli anni ’80 un barista ebbe la splendida idea di chiudere la piazza del Paese di Piumazzo, riempirla di sabbia e creare una sorta di Rimini senza il mare). Un libro divertente e frizzante, gustoso e spumeggiante come un buon bicchiere di Lambrusco. Uno spaccato di quella parte dell’Emilia tra il fiume Panaro e il fiume Reno, per conoscere ed amare questa bella terra abitata da gente cordiale e laboriosa. Ricordiamo ai lettori, che una parte delle entrate, derivanti dalla vendita di questo libro, saranno devolute all’associazione “Rock no war” per la costruzione di una scuola di musica per i bambini delle zone terremotate.

Gianluca Bellentani